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L’Europa chiede conto all’Italia delle procedure sull’idroelettrico

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Il commissario europeo alla concorrenza ha scritto al governo italiano per sapere come funziona il meccanismo di concessioni per lo sfruttamento ai fini elettrici dei bacini idrici. L’idroelettrico fa parte del novero delle rinnovabili e sarebbe auspicabile non produrre incertezze

La notizia non è ancora stata confermata da fonti ufficiali dal governo italiano. Il rischio, se si dovesse arrivare ad una procedura di infrazione sarebbe un duro colpo ad un settore importante per la produzione di energia elettrica attraverso lo sfruttamento dei bacini idrici e dunque qualificata come rinnovabile. Al centro delle attenzioni di Bruxelles e del commissario europeo alla concorrenza, Michel Barnier, è finito il meccanismo italiano di concessione a gruppi industriali delle concessioni per produrre energia da dighe e bacini idrici. Il meccanismo in questione avrebbe dovuto prevedere gare di carattere europeo, che invece sono state prorogate agli attuali assegnatari. In Italia la potenza idroelettrica, con centrali principalmente lungo l’arco alpino, installata e’ di circa 30 mila megawatt, di cui quasi la meta’ fanno capo a Enel, ma molto attive nel settore ci sono anche, ad esempio, A2A, Acea, Hera e Tirreno Power con impianti sparsi in tutta l’Italia. In particolare da Bruxelles hanno chiesto al governo italiano conto di una norma (legge 122/2010) che estende di cinque o sette anni i diritti di sfruttamento dei grandi bacini idrici da parte dei gruppi elettrici. Dal governo italiano però ancora non si hanno notizie circa una possibile risposta verso la Ue. Ma questa volta se le risposte di Roma non saranno soddisfacenti, la Ue potrebbe arrivare fino in fondo aprendo una vera procedura d’infrazione che creerebbe un danno al sistema energetico italiano causando incertezza su un delicato settore delle rinnovabili. (ltf)

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