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	<title>vista &#8211; Ecoseven &#8211; Saper Vivere</title>
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	<description>Economia del Benessere e della Salute</description>
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		<title>Maculopatia e microchip retinico: chi può tornare a vedere e chi no</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/canali/scienze/maculopatia-chip-retinico-vista/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 18:39:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze]]></category>
		<category><![CDATA[Scienze della salute]]></category>
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					<description><![CDATA[di Redazione Ecoseven – 16/07/2026 In breve, contro la maculopatia esiste, da ottobre 2025, il primo dispositivo che non rallenta la malattia ma restituisce una parte di vista centrale a chi l&#8217;aveva persa. È un chip di 2 millimetri per 2, spesso 30 micron, che si impianta sotto la retina in circa un&#8217;ora e mezza. I dati [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <a href="https://www.ecoseven.net/author/redazione-ecoseven/" target="_blank" rel="noopener">Redazione Ecosev</a><a href="https://www.ecoseven.net/author/redazione-ecoseven/" target="_blank" rel="noopener">en</a> – 16/07/2026</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-320886 size-full" title="Maculopatia e microchip retinico: il chip PRIMA da 2 millimetri impiantato sotto la retina per il recupero della vista centrale" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/07/maculopatia-e-microchip.webp" alt="Maculopatia: il chip retinico che ridà la vista centrale" width="1236" height="824" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/07/maculopatia-e-microchip.webp 1236w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/07/maculopatia-e-microchip-300x200.webp 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/07/maculopatia-e-microchip-1024x683.webp 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/07/maculopatia-e-microchip-768x512.webp 768w" sizes="(max-width: 1236px) 100vw, 1236px" /></p>
<p><strong>In breve,</strong></p>
<p><strong>contro la maculopatia esiste, da ottobre 2025, il primo dispositivo che non rallenta la malattia ma restituisce una parte di vista centrale a chi l&#8217;aveva persa. È un chip di 2 millimetri per 2, spesso 30 micron, che si impianta sotto la retina in circa un&#8217;ora e mezza. I dati sono usciti sul New England Journal of Medicine e l&#8217;Italia era tra i Paesi coinvolti. Ma prima di sperare — o di far sperare qualcuno — bisogna sapere una cosa che quasi nessun articolo italiano ha scritto: i criteri per entrare in quello studio escludevano la stragrande maggioranza delle persone che oggi hanno una diagnosi di maculopatia.</strong></p>
<p>Se siete arrivati qui dopo una diagnosi, vostra o di un familiare, la risposta breve è questa: la tecnologia è reale, i risultati sono veri, ma riguarda una condizione molto specifica e molto avanzata. Vale la pena capire quale, perché la differenza tra &#8220;c&#8217;è una speranza&#8221; e &#8220;c&#8217;è una speranza per me&#8221; è tutta lì.</p>
<p>Vediamo i dati, senza toglierne e senza aggiungerne.</p>
<h2>Cos&#8217;è il chip PRIMA e come funziona</h2>
<p>PRIMA sta per <em>Photovoltaic Retina Implant MicroArray</em>. È un microarray in silicone di 2&#215;2 millimetri e 30 micron di spessore — più sottile di un capello — che contiene <strong>378 celle fotovoltaiche</strong>. Funziona come un pannello solare in miniatura.</p>
<p>Viene impiantato <strong>sotto la retina</strong>, nell&#8217;area già atrofizzata, e va accompagnato da occhiali speciali dotati di telecamera. Gli occhiali catturano l&#8217;immagine e la proiettano sul chip sotto forma di luce infrarossa; il chip la converte in impulsi elettrici e stimola le cellule retiniche ancora vive, che portano il segnale al cervello. C&#8217;è anche una funzione di zoom per ingrandire le lettere.</p>
<p>Il punto cruciale — e la ragione di quasi tutte le esclusioni — è che il dispositivo <strong>non ricrea la retina</strong>: sostituisce i fotorecettori morti, ma ha bisogno che gli strati retinici interni siano ancora intatti per trasportare il segnale.</p>
<p>Il chip nasce da ricerche condotte alla <strong>Stanford University</strong>, è stato sviluppato dall&#8217;azienda francese <strong>Pixium Vision</strong> e oggi appartiene a <strong>Science Corporation</strong>, società di neurotecnologie di San Francisco.</p>
<p>Vale la pena notare una cosa: di questa tecnologia, ai suoi primissimi test sui tessuti, <a href="https://www.ecoseven.net/energia/fotovoltaico/in-arrivo-locchio-fotovoltaico-curera-la-cecita/">su EcoSeven avevamo scritto nel 2012</a>. Quattordici anni per arrivare da un esperimento di laboratorio a uno studio clinico pubblicato. È utile ricordarlo quando si legge di svolte imminenti.</p>
<h2>Cosa dice davvero lo studio: i numeri esatti</h2>
<p>I risultati sono stati pubblicati il <strong>20 ottobre 2025 sul New England Journal of Medicine</strong>, firmati da Frank G. Holz (direttore del Dipartimento di Oftalmologia dell&#8217;Università di Bonn) insieme a Yannick Le Mer, Mahiul M. K. Muqit e colleghi. Lo studio si chiama <strong>PRIMAvera</strong> (ClinicalTrials.gov NCT04676854), condotto in <strong>17 centri clinici di cinque Paesi europei</strong>.</p>
<p>Qui i numeri vanno riportati con precisione, perché diverse testate italiane li hanno riportati male.</p>
<table>
<thead>
<tr>
<th>Dato</th>
<th>Valore reale</th>
</tr>
</thead>
<tbody>
<tr>
<td>Pazienti che hanno ricevuto l&#8217;impianto</td>
<td><strong>38</strong></td>
</tr>
<tr>
<td>Pazienti valutati a 12 mesi</td>
<td><strong>32</strong></td>
</tr>
<tr>
<td>Miglioramento clinicamente significativo dell&#8217;acuità visiva</td>
<td><strong>26 su 32 (81%)</strong></td>
</tr>
<tr>
<td>Miglioramento medio</td>
<td><strong>25,5 lettere ETDRS</strong> (oltre 5 righe)</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Due precisazioni che cambiano la lettura.</p>
<p><strong>L&#8217;81% è calcolato su 32, non su 38.</strong> Rapportato a tutti i pazienti impiantati, la percentuale scende a circa il 68%. Non è una manipolazione: è la prassi negli studi clinici contare chi ha completato il follow-up. Ma è un&#8217;informazione che il lettore merita di avere.</p>
<p><strong>Dei 6 pazienti non valutati a 12 mesi, 3 sono deceduti</strong>, 1 ha ritirato il consenso e 2 non erano disponibili per i test. I decessi non sono attribuiti al dispositivo — si tratta di una popolazione anziana — ma nessun articolo italiano li ha menzionati, e omettere i morti da un bilancio non è mai una buona pratica.</p>
<p>Un&#8217;ultima nota sui numeri: alcune testate italiane hanno scritto &#8220;27 pazienti su 32&#8221;. Il dato pubblicato sul NEJM è <strong>26 su 32</strong>.</p>
<h2>Chi può ricevere il chip retinico: i criteri che escludono quasi tutti</h2>
<p>Questa è la sezione che conta più di ogni altra, e quella che manca ovunque.</p>
<p>Per entrare nello studio PRIMAvera i pazienti dovevano avere <strong>tutti</strong> questi requisiti:</p>
<ul>
<li><strong>atrofia geografica</strong> dovuta a degenerazione maculare legata all&#8217;età — cioè la forma <strong>secca</strong> in stadio terminale, non quella umida;</li>
<li>lesione atrofica <strong>coinvolgente la fovea</strong>, il centro esatto della visione;</li>
<li>lesione di <strong>diametro superiore a 2,4 mm</strong> — più grande del chip stesso;</li>
<li><strong>acuità visiva pari o peggiore di 1,2 logMAR</strong>, che corrisponde a circa 20/300: vista centrale sostanzialmente perduta;</li>
<li><strong>strati retinici interni ancora intatti</strong>, verificabili solo con esami strumentali.</li>
</ul>
<p>Tradotto in termini pratici: il chip è per chi ha già perso la visione centrale in modo grave e definitivo per maculopatia secca avanzata. Non è per chi ha ricevuto una diagnosi di maculopatia iniziale. Non è per la maculopatia umida, che ha altre terapie. Non è per chi conserva ancora una vista centrale utile.</p>
<p>Se avete una diagnosi recente e state leggendo sperando in una soluzione, la notizia — per quanto suoni paradossale — è che probabilmente <strong>non siete candidabili, ed è un bene</strong>: significa che siete in una fase in cui esistono altre strade.</p>
<h2>Cosa si vede davvero con il chip</h2>
<p>Anche per chi rientra nei criteri, è importante capire cosa restituisce il dispositivo. Non la vista di prima.</p>
<p>Gli stessi autori riconoscono i limiti: la <strong>visione è in bianco e nero</strong> e la <strong>lettura è rallentata</strong>. Il campo visivo restituito è ridotto. Serve un percorso di <strong>riabilitazione di mesi</strong>, perché il cervello deve imparare a interpretare segnali di natura completamente diversa da quelli naturali.</p>
<p>Quello che i pazienti riescono a fare, secondo i risultati pubblicati, è leggere lettere, numeri e parole: etichette, cruciverba, testi. Non è poco per chi non vedeva più nulla al centro del campo visivo. Ma è un&#8217;altra cosa rispetto a &#8220;tornare a vedere&#8221;.</p>
<p>Science Corporation sta lavorando a una versione con circa <strong>10.000 elettrodi</strong> contro le 378 celle attuali, e a un sistema a colori. Sono progetti, non prodotti.</p>
<h2>Cosa è successo a chi ci ha già provato: il caso Argus II</h2>
<p>Nessun articolo italiano su PRIMA racconta questa storia. È la ragione principale per cui vale la pena leggere fino in fondo prima di entusiasmarsi.</p>
<p><strong>Argus II</strong> era il primo impianto retinico ad aver ottenuto un&#8217;approvazione commerciale ampia, prodotto dall&#8217;azienda americana <strong>Second Sight Medical Products</strong>. Funzionava con un principio diverso (elettrodi sulla superficie della retina, non sotto) ed era destinato a pazienti con retinite pigmentosa. Era offerto in centri autorizzati in numerosi Paesi, <strong>Italia compresa</strong>.</p>
<p>Nel <strong>2019</strong> Second Sight decide di interrompere la produzione, travolta da una crisi finanziaria che la porta a licenziare circa 80 dei suoi 108 dipendenti. L&#8217;azienda smette di effettuare riparazioni. L&#8217;assistenza si riduce a un &#8220;supporto virtuale&#8221; rivolto ai medici. Diversi pazienti apprendono da fonti secondarie il rilascio dell&#8217;ultimo aggiornamento software, nel marzo 2020: la dismissione del prodotto non viene mai comunicata loro ufficialmente.</p>
<p>Il caso più citato è quello di <strong>Barbara Campbell</strong>, paziente americana: si trovava nella metropolitana di New York quando il suo impianto ha emesso un suono flebile e si è spento. Definitivamente.</p>
<p>Un altro paziente, Ross Doerr, ha riassunto la vicenda in una frase che vale più di molte analisi: la tecnologia è fantastica, l&#8217;azienda è pessima.</p>
<p>I pazienti si sono trovati davanti a una scelta che nessuno aveva prospettato loro: <strong>tenere in corpo un dispositivo obsoleto e inerte, oppure sottoporsi a un intervento chirurgico per rimuoverlo</strong>.</p>
<p>Second Sight è poi confluita in altre operazioni societarie, orientandosi verso gli impianti cerebrali. Chi aveva l&#8217;Argus II è rimasto con l&#8217;Argus II.</p>
<p>Questo non è un argomento contro PRIMA. È un argomento a favore di una domanda precisa da fare in sede di consulto: <strong>cosa succede a questo impianto se l&#8217;azienda che lo produce chiude?</strong></p>
<h2>A che punto siamo in Italia</h2>
<p>L&#8217;Italia ha partecipato allo studio PRIMAvera. I centri coinvolti secondo la documentazione disponibile sono l&#8217;<strong>Università di Roma Tor Vergata</strong> e l&#8217;<strong>Ospedale Britannico di Roma</strong>.</p>
<p>Il percorso regolatorio è in corso sia in Europa sia negli Stati Uniti, con una possibile disponibilità sul mercato indicata nel 2026. &#8220;Possibile&#8221; e &#8220;indicata&#8221; sono le parole giuste: un&#8217;approvazione non è un fatto compiuto finché non è compiuto, e la disponibilità sul mercato non coincide con la rimborsabilità da parte del Servizio Sanitario Nazionale — che è la variabile che deciderà quante persone potranno effettivamente accedervi.</p>
<h2>Cosa fare concretamente</h2>
<p><strong>Da fare:</strong></p>
<ul>
<li>Partire dalla diagnosi esatta: chiedere al proprio oculista se si tratta di maculopatia <strong>secca o umida</strong>, e in quale stadio. È il primo discrimine</li>
<li>Chiedere esplicitamente se rientrate nei criteri dello studio PRIMAvera: atrofia geografica coinvolgente la fovea, lesione oltre 2,4 mm, acuità 1,2 logMAR o peggiore, strati retinici interni intatti</li>
<li>Se avete una maculopatia iniziale o intermedia, concentrarvi su ciò che è disponibile <strong>ora</strong>: controlli regolari, terapie esistenti per la forma umida, gestione dei fattori di rischio, tra cui <a href="https://www.ecoseven.net/alimentazione/proteggi-i-tuoi-occhi-sole/">la protezione degli occhi dai danni del sole</a></li>
<li>Rivolgersi a centri di riferimento oftalmologico, non a informazioni trovate online (compresa questa pagina)</li>
<li>Se un giorno vi venisse proposto un impianto, chiedere per iscritto cosa prevede il produttore in caso di cessazione del prodotto</li>
</ul>
<p><strong>Da evitare:</strong></p>
<ul>
<li>Interpretare &#8220;il chip esiste&#8221; come &#8220;il chip è per me&#8221;: nella maggior parte dei casi non lo è</li>
<li>Sospendere o modificare terapie in corso sulla base di notizie su tecnologie sperimentali</li>
<li>Confondere maculopatia secca e umida: sono condizioni diverse con percorsi diversi</li>
<li>Affidarsi a percentuali lette nei titoli senza conoscerne il denominatore</li>
<li>Rivolgersi a strutture che promettono l&#8217;impianto al di fuori di un percorso clinico regolamentato</li>
</ul>
<h2>FAQ – Domande frequenti</h2>
<h3>Il chip retinico può curare la maculopatia?</h3>
<p>No. Il chip PRIMA non cura la maculopatia e non arresta la malattia: sostituisce la funzione dei fotorecettori morti nell&#8217;area centrale, restituendo una percezione visiva parziale e in bianco e nero. La degenerazione retinica resta. È un dispositivo di sostituzione funzionale, non una terapia.</p>
<h3>Chi può ricevere il microchip sotto la retina?</h3>
<p>Nello studio PRIMAvera erano candidabili solo pazienti con atrofia geografica da degenerazione maculare legata all&#8217;età (forma secca avanzata), con lesione coinvolgente la fovea e di diametro superiore a 2,4 mm, acuità visiva pari o peggiore a 1,2 logMAR (circa 20/300) e strati retinici interni intatti. Chi ha una maculopatia iniziale, intermedia o di forma umida non rientra in questi criteri.</p>
<h3>Con il chip retinico si torna a vedere come prima?</h3>
<p>No. La visione restituita è in bianco e nero, con lettura rallentata e campo visivo ridotto, e richiede mesi di riabilitazione perché il cervello impari a interpretare i nuovi segnali. I pazienti dello studio sono tornati a leggere lettere, numeri e parole — risultato rilevante per chi aveva perso la visione centrale, ma diverso dalla vista naturale.</p>
<h3>Il chip per la maculopatia è disponibile in Italia?</h3>
<p>Non ancora come trattamento di routine. L&#8217;Italia ha partecipato allo studio clinico con centri a Roma. Il percorso di approvazione regolatoria è in corso in Europa e negli Stati Uniti, con disponibilità sul mercato indicata come possibile nel 2026. La disponibilità commerciale, va ricordato, è cosa diversa dalla rimborsabilità da parte del Servizio Sanitario Nazionale.</p>
<h3>Cosa succede se l&#8217;azienda che produce l&#8217;impianto chiude?</h3>
<p>È una domanda legittima e ha un precedente concreto. Nel 2019 Second Sight ha interrotto produzione e assistenza dell&#8217;impianto retinico Argus II, lasciando i pazienti già operati — anche in Italia — con un dispositivo destinato all&#8217;obsolescenza e senza riparazioni possibili. Alcuni hanno dovuto scegliere se tenerlo inerte o rimuoverlo chirurgicamente. È una domanda da porre esplicitamente prima di qualsiasi impianto.</p>
<hr />
<p><em>ATTENZIONE: questo articolo ha finalità informative e divulgative e non sostituisce in alcun modo il parere dell&#8217;oculista o del centro di riferimento. Non contiene indicazioni terapeutiche e non deve essere usato per valutare la propria candidabilità a un trattamento: solo un oftalmologo, sulla base di esami strumentali, può stabilire lo stadio e la forma di una maculopatia. Nessuno deve modificare o sospendere terapie in corso sulla base di quanto letto qui. Il dispositivo PRIMA descritto in questo articolo non è, alla data di pubblicazione, un trattamento approvato e disponibile di routine in Italia: i dati riportati provengono da uno studio clinico su un numero limitato di pazienti selezionati secondo criteri molto stringenti, e i risultati a 12 mesi non consentono di trarre conclusioni sull&#8217;efficacia e la sicurezza a lungo termine. Chi ha ricevuto una diagnosi di maculopatia è invitato a rivolgersi al proprio oculista e ai centri oftalmologici di riferimento.</em></p>
<p><em>Fonti ufficiali:</em></p>
<p><em>Holz F.G., Le Mer Y., Muqit M.M.K. et al., &#8220;Subretinal Photovoltaic Implant to Restore Vision in Geographic Atrophy Due to AMD&#8221;, New England Journal of Medicine, pubblicato online il 20 ottobre 2025.<a href="https://doi.org/10.1056/NEJMoa2501396" target="_blank" rel="noopener"> DOI: 10.1056/NEJMoa2501396</a>. Studio PRIMAvera, ClinicalTrials.gov NCT04676854. Studio in aperto, multicentrico, prospettico, a gruppo singolo, condotto in 17 centri di cinque Paesi europei su 38 pazienti; 32 valutati a 12 mesi; miglioramento clinicamente significativo dell&#8217;acuità visiva (definito come ≥0,2 logMAR) in 26 partecipanti su 32 (81%; IC 95%: 64-93; P&lt;0,001). Dei 6 pazienti non valutati: 3 deceduti, 1 ritirato, 2 non disponibili. Finanziamento: Science Corporation e Moorfields National Institute for Health and Care Research Biomedical Research Centre. Primo autore: Frank G. Holz, Dipartimento di Oftalmologia, Università di Bonn.</em></p>
<p><em>American Academy of Ophthalmology, scheda &#8220;<a href="https://www.aao.org/education/editors-choice/photovoltaic-implant-may-restore-functional-vision" target="_blank" rel="noopener">A Photovoltaic Implant May Restore Functional Vision in Patients With Advanced AMD</a>&#8220;. Fonte per i criteri di inclusione: lesioni di atrofia geografica coinvolgenti la fovea di diametro superiore a 2,4 mm e acuità visiva pari o peggiore a 1,2 logMAR (~20/300).</em></p>
<p><em>Retinal Physician, analisi dello studio Holz et al. (edizione maggio-giugno 2026). Fonte per le caratteristiche tecniche dell&#8217;impianto: microarray in silicone 2&#215;2 mm con 378 celle fotovoltaiche, posizionamento subretinico in pazienti con strati retinici interni intatti; 32 pazienti su 38 hanno completato il follow-up a 12 mesi.</em></p>
<p><em><a href="https://science.xyz/news/new-england-journal-of-medicine-prima/" target="_blank" rel="noopener">Science Corporation, comunicato del 20 ottobre 2025</a>. Fonte per il miglioramento medio di 25,5 lettere ETDRS, per le dimensioni dell&#8217;impianto (2mm x 2mm x 30µm) e per le dichiarazioni di Frank Holz e Max Hodak. Va segnalato che si tratta della società che produce il dispositivo e ha finanziato lo studio.</em></p>
<p><em>Osservatorio Terapie Avanzate, novembre 2025. Fonte per la partecipazione italiana allo studio (Università di Roma Tor Vergata e Ospedale Britannico di Roma) e per i limiti riconosciuti dagli stessi autori: lettura rallentata e visione in bianco e nero.</em></p>
<p><em>Ophthalmology Times, aggiornamenti sullo studio PRIMAvera e sull&#8217;editoriale del New England Journal of Medicine a firma di Jacque L. Duncan (professoressa di oftalmologia, University of California San Francisco), non coinvolta nello studio. Fonte per lo stato dei processi di approvazione regolatoria in Europa e negli Stati Uniti.</em></p>
<p><em>Sul caso Argus II: ricostruzione basata sulle cronache pubblicate da CUENEWS (Biomedical Cue) e The Edge/Wallife, relative all&#8217;interruzione della produzione da parte di Second Sight Medical Products nel 2019, alla riduzione dell&#8217;assistenza, al caso della paziente Barbara Campbell e alle testimonianze raccolte originariamente da IEEE Spectrum. La disponibilità dell&#8217;Argus II in centri autorizzati italiani è documentata nei comunicati aziendali di Second Sight Medical Products.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La vista a luci rosse… dei topi</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/animali/la-vista-a-luci-rosse-dei-topi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Sep 2021 06:00:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[luce rossa]]></category>
		<category><![CDATA[topi]]></category>
		<category><![CDATA[vista]]></category>
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					<description><![CDATA[Contrariamente a quanto si credeva Si è sempre pensato che i roditori siano funzionalmente ciechi quando i loro dintorni sono illuminati con luce di lunghezze d&#8217;onda più lunghe – quelle che noi umani percepiamo come rosse. Invece, adesso è arrivato un nuovo studio di Nader Nikbakht del Massachusetts Institute of Technology e Matthew Diamond della SISSA [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 align="center"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-118462" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/09/rodent-3177373_1280.jpg" alt="topi" width="800" height="623" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/09/rodent-3177373_1280.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/09/rodent-3177373_1280-300x234.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/09/rodent-3177373_1280-768x598.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></h3>
<h3 style="text-align: left;" align="center">Contrariamente a quanto si credeva</h3>
<p><span id="more-118461"></span></p>
<p align="justify">Si è sempre pensato che i roditori siano funzionalmente ciechi quando i loro dintorni sono illuminati con luce di lunghezze d&#8217;onda più lunghe – quelle che noi umani percepiamo come rosse.</p>
<p align="justify">Invece, adesso è arrivato un nuovo <a href="https://elifesciences.org/articles/66429" target="_blank" rel="noopener noreferrer">studio</a> di Nader Nikbakht del Massachusetts Institute of Technology e Matthew Diamond della SISSA (Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati), pubblicato su eLifedi, che sfida questa ipotesi e mostra che <strong>i topi possono discriminare accuratamente gli oggetti che sono illuminati solo dalla luce rossa</strong>, anche in condizione di debole attivazione dei fotorecettori retinici.</p>
<h4 align="justify">I ratti, come molti roditori, sono in gran parte crepuscolari e, anche durante il giorno, si trovano solitamente in ambienti scarsamente illuminati.</h4>
<p align="justify">La loro retina è dominata da bastoncelli con coni – ovvero le cellule che danno origine alla percezione del colore – e mancano dei coni rossi. Potrebbe essere per questo che per lungo tempo si è pensato che non percepissero la luce rossa, ma secondo lo studio non è così.</p>
<p align="justify">Per la ricerca, ai ratti è stato richiesto di riconoscere l&#8217;orientamento di un oggetto solido simile a un disco con barre parallele, colorate alternativamente in bianco e nero, formando così un reticolo ad onda quadra.</p>
<h4 align="justify">Ogni prova è stata eseguita con sorgenti luminose di varie lunghezze d&#8217;onda.</h4>
<p align="justify">Quello che si è scoperto è che gli animali si comportavano bene anche con lunghezze d&#8217;onda percepite come rosse dagli umani.</p>
<p align="justify">È uno studio davvero molto interessante visto che i risultati avranno implicazioni immediate nella progettazione di esperimenti e nell&#8217;alloggiamento dei roditori poiché adesso sappiamo che la condizione che prima veniva rubricata come buio totale – ovvero la luce rossa notturna – non lo è.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Occhio bionico</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/canali/scienze/scienze-della-salute/occhio-bionico/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Nov 2019 17:44:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze della salute]]></category>
		<category><![CDATA[cieco]]></category>
		<category><![CDATA[impianto neurale]]></category>
		<category><![CDATA[occhio bionico]]></category>
		<category><![CDATA[vista]]></category>
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					<description><![CDATA[Grazie a una telecamera collegata a un impianto neurale, un uomo torna a vedere dopo che un incidente lo aveva accecato Ci sono voluti mesi prima che Jason Esterhuizen, fornito di un occhio bionico tornasse a vedere. Un incidente d&#8217;auto gli aveva fatto perdere la vista e, dopo l&#8217;intervento che ha collegato una telecamera a [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-38734" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2019/11/images_dicembre_2019_woman-1654540_1280.jpg" alt="" width="800" height="493" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/11/images_dicembre_2019_woman-1654540_1280.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/11/images_dicembre_2019_woman-1654540_1280-300x185.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/11/images_dicembre_2019_woman-1654540_1280-768x473.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<h2>Grazie a una telecamera collegata a un impianto neurale, un uomo torna a vedere dopo che un incidente lo aveva accecato</h2>
<p>  <span id="more-38735"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono voluti mesi prima che Jason Esterhuizen, fornito di un occhio bionico tornasse a vedere.</p>
<p style="text-align: justify;">Un incidente d&#8217;auto gli aveva fatto perdere la vista e, dopo l&#8217;intervento che ha collegato una telecamera a un suo impianto neurale è dovuto passare del tempo prima che tornasse a vedere. Ma è successo.</p>
<p style="text-align: justify;">Esterhuizen è una delle sei persone al mondo ad usufruire di Orion, un dispositivo sperimentale che cattura un video, lo converte in attività elettrica e stimola il modello nei centri di elaborazione visiva del cervello, secondo <a href="https://www.ecoseven.net/(https:/onezero.medium.com/a-blind-man-sees-his-birthday-candles-again-thanks-to-a-bionic-eye-be0d3d987e48)" target="_blank" rel="noopener noreferrer">OneZero</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che l&#8217;uomo ha raccontato è che grazie a Orion è riuscito a vedere le candeline sulla sua torta di compleanno e a individuare il traffico fuori da casa sua per la prima volta in sette anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Orion è l&#8217;ultima creazione della startup biotecnologica <a href="https://www.ecoseven.net/(http:/secondsight.com/)" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Second Sight</a> che lavora da tempo al <a href="https://www.ecoseven.net/(https:/www.ecoseven.net/canali/scienze/tecnologia/stanno-arrivando-gli-occhi-bionici-ci-renderanno-dei-sovrumani.html)" target="_blank" rel="noopener noreferrer">progetto degli occhi bionici</a> e che, con questo prodotto, risolve un problema chiave che aveva con i precedenti modelli, ovvero il fatto che quasi nessuno poteva usarli. Succedeva perché gli elettrodi di queste protesi visive si trovavano in genere nella parte posteriore della cavità oculare, il che significava che funzionavano solo se alcune delle cellule dell&#8217;occhio biologico erano ancora vive.</p>
<p style="text-align: justify;">Con Orion però il problema è stato superato, visto che Second Sight lo ha collegato direttamente al cervello, tanto che «non è nemmeno necessario avere gli occhi per far funzionare il dispositivo», ha detto a OneZero Nader Pouratian, il neurochirurgo di Los Angeles che ha impiantato Orion su Esterhuizen.</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente, scegliere di farsi impiantare questo dispositivo significa sottoporsi a un intervento chirurgico al cervello e affrontare tutti i rischi che la procedura introduce e poi sapere che il sistema non aiuta a diventare indipendenti, ma solo a stare un po&#8217; meglio.</p>
<p style="text-align: justify;">Esterhuizen ha detto a OneZero che per lui ne è valsa la pena e che è contento dei risultati che sta vedendo.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Per vederci chiaro occorre una dieta sana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Apr 2019 12:54:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bellezza e salute]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[occhi]]></category>
		<category><![CDATA[vista]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;alimentazione influisce anche sulla vista Alcune vitamine e minerali presenti in diversi tipi di alimenti possono aiutare a prevenire le due cause più comuni di problemi alla vista: la cataratta e la degenerazione maculare legata all&#8217;età (AMD), una condizione che causa la perdita della vista nel macula, la parte del tuo occhio che controlla la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-37729" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2019/04/images_breakfast-1804457_960_720.jpg" alt="" width="960" height="640" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/04/images_breakfast-1804457_960_720.jpg 960w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/04/images_breakfast-1804457_960_720-300x200.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/04/images_breakfast-1804457_960_720-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p>L&#8217;alimentazione influisce anche sulla vista</p>
<p>  <span id="more-37730"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Alcune vitamine e minerali presenti in diversi tipi di alimenti possono aiutare a prevenire le due cause più comuni di problemi alla vista: la cataratta e la degenerazione maculare legata all&#8217;età (AMD), una condizione che causa la perdita della vista nel macula, la parte del tuo occhio che controlla la visione centrale.</p>
<p style="text-align: justify;">La dott.ssa Ivana Kim, professore associato di <a href="https://www.health.harvard.edu/staying-healthy/top-foods-to-help-protect-your-vision" target="_blank" rel="noopener noreferrer">oftalmologia presso la Harvard Medical School</a>, ha spiegato che, sebbene non vi sia una prova certa, diversi studi mostrano che seguire una dieta ricca di determinati nutrienti può aiutare a ridurre il rischio di problemi agli occhi.</p>
<p style="text-align: justify;">La ricerca suggerisce che vitamine e minerali antiossidanti,<a href="https://www.ecoseven.net//?p=37434" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> come le vitamine A, C</a> ed E e lo zinco minerale, possono aiutare a prevenire la progressione della degenerazione maculare.</p>
<p style="text-align: justify;">Kim ha osservato che la retina, in particolare la macula, è considerata un ambiente con elevato stress ossidativo. Ciò significa che ci sono molti radicali liberi, molecole che danneggiano le proteine e il DNA all&#8217;interno delle cellule, nella macula.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli antiossidanti combattono i radicali liberi e possono proteggere la retina da questo danno.</p>
<p style="text-align: justify;">La luteina e la zeaxantina sono carotenoidi trovati nella retina. Gli esperti suggeriscono che l&#8217;apporto alimentare di questi composti potrebbe avere proprietà antiossidanti. Questi carotenoidi possono anche aiutare a migliorare la densità del pigmento nella macula. Questo pigmento protegge le cellule nella zona maculare attraverso l&#8217;assorbimento della luce blu e ultravioletta in eccesso. Il pigmento aiuta anche a neutralizzare i radicali liberi.</p>
<p style="text-align: justify;">Kim ha aggiunto che l&#8217;assunzione dietetica dell&#8217;acido docosaesaenoico (DHA) degli acidi grassi omega-3 potrebbe essere cruciale per la salute della retina. I segmenti esterni dei fotorecettori retinici contengono un&#8217;alta concentrazione di DHA. Inoltre, gli acidi grassi omega-3 hanno proprietà anti-infiammatorie, fondamentali per prevenire l&#8217;AMD.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>I poteri dell&#8217;occhio umano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Jan 2019 10:45:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bellezza e salute]]></category>
		<category><![CDATA[occhio]]></category>
		<category><![CDATA[uomo]]></category>
		<category><![CDATA[vista]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;occhio dell&#8217;uomo può rilevare le &#8220;immagini fantasma&#8221; Alcune persone affermano di poter vedere apparizioni. Nonostante queste affermazioni facciano sorridere, potrebbe esserci un fondo di verità. Secondo un articolo pubblicato su arXiv, gli scienziati della Heriot-Watt University di Edimburgo e dell&#8217;Università di Glasgow hanno scoperto&#160;che l&#8217;occhio umano può effettivamente rilevare &#8220;immagini fantasma&#8221;. Queste immagini sono lontane [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-37490" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2019/01/images_eye-113253.jpg" alt="" width="800" height="400" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/01/images_eye-113253.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/01/images_eye-113253-300x150.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/01/images_eye-113253-768x384.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>L&#8217;occhio dell&#8217;uomo può rilevare le &#8220;immagini fantasma&#8221;</p>
<p>  <span id="more-37491"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Alcune persone affermano di poter <a href="https://www.ecoseven.net//?p=36263" target="_blank" rel="noopener noreferrer">vedere</a> apparizioni. Nonostante queste affermazioni facciano sorridere, potrebbe esserci un fondo di verità. Secondo un articolo pubblicato su arXiv, <a href="https://www.livescience.com/63590-human-eye-ghost-images.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">gli scienziati della Heriot-Watt University di Edimburgo e dell&#8217;Università di Glasgow hanno scoperto</a>&nbsp;che l&#8217;occhio umano può effettivamente rilevare &#8220;immagini fantasma&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste immagini sono lontane dal concetto di entità paranormali: appaiono come pixel grigi, nati dalla proiezione di immagini originali, attraverso la luce riflessa. La lettura di queste si basa su algoritmi così complessi che, fino a poco tempo fa, si pensava fossero troppo complicati per l&#8217;occhio umano.</p>
<p style="text-align: justify;">La lettura funziona come un LiDAR (rilevamento e variazione della luce), un metodo di rilevamento che misura la distanza da un obiettivo, utilizzando un laser a punto singolo. Il rilevatore rimbalza su ogni punto della scena, ricostruendo un&#8217;immagine 3D del bersaglio.</p>
<p style="text-align: justify;">I passaggi matematici nell&#8217;imaging fantasma implicano la combinazione dei pattern originali e dei pattern proiettati sul bersaglio. I punti vanno quindi registrati e combinati, per ricomporre l&#8217;immagine.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli scienziati hanno esplorato l&#8217;idea che il cervello umano possa replicare questo processo.</p>
<p style="text-align: justify;">I ricercatori hanno proiettato pattern a scacchiera, chiamato pattern di Hadamard, contro l&#8217;immagine di Albert Einstein che sporge la lingua. Hanno quindi usato un rivelatore a pixel singolo per raccogliere i pattern luminosi proiettati, che sono stati poi inseriti in un proiettore a LED.</p>
<p style="text-align: justify;">Il proiettore a LED illuminava l&#8217;immagine di Einstein su Hadamard su uno schermo che mostrava i modelli originali di Hadamard, combinandoli insieme. I ricercatori hanno mostrato l&#8217;immagine risultante ai partecipanti e hanno chiesto loro cosa vedessero.</p>
<p style="text-align: justify;">I ricercatori hanno scoperto che quando i pattern riassunti venivano proiettati lentamente &#8211; attraverso impulsi di un secondo o più &#8211; i partecipanti vedevano solo schemi a scacchi bianchi e neri. Quando acceleravano le proiezioni, tuttavia, l&#8217;immagine di Einstein veniva percepita.</p>
<p style="text-align: justify;">I ricercatori hanno quindi usato immagini più semplici, come numeri e lettere, scoprendo che risultavano leggibili anche nelle versioni &#8220;fantasma&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Un&#8217;arancia al giorno toglie l&#8217;oculista di torno</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/canali/scienze/un-arancia-al-giorno-toglie-l-oculista-di-torno/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Dec 2018 06:36:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze]]></category>
		<category><![CDATA[arance]]></category>
		<category><![CDATA[arancia]]></category>
		<category><![CDATA[occhi]]></category>
		<category><![CDATA[vista]]></category>
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					<description><![CDATA[Mangiando arance si riduce il rischio di degenerazione maculare del 61% Negli Stati Uniti, la degenerazione maculare legata all&#8217;età è una delle principali cause di perdita di vista. Si tratta di qualcosa di irreversibile, ma si può fare tanta prevenzione, a partire dal consumo di arance. Uno studio australiano, pubblicato sull&#8217;American Journal of Clinical Nutrition, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-37433" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/12/images_fresh-orange-juice-16occhi.jpg" alt="" width="798" height="405" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/12/images_fresh-orange-juice-16occhi.jpg 798w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/12/images_fresh-orange-juice-16occhi-300x152.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/12/images_fresh-orange-juice-16occhi-768x390.jpg 768w" sizes="(max-width: 798px) 100vw, 798px" /></p>
<p>Mangiando arance si riduce il rischio di degenerazione maculare del 61%</p>
<p>  <span id="more-37434"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Negli Stati Uniti, la degenerazione maculare legata all&#8217;età è una delle principali cause di perdita di vista. Si tratta di qualcosa di irreversibile, ma si può fare tanta prevenzione, <a href="https://www.naturalhealth365.com/macular-degeneration-eye-health-2706.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">a partire dal consumo di arance</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno studio australiano, pubblicato sull&#8217;American Journal of Clinical Nutrition, ha confermato che mangiare arance può aiutare ad abbassare il rischio di degenerazione maculare. Lo studio ha coinvolto 2.000 adulti australiani anziani e ha scoperto che mangiare almeno una porzione di arancia al giorno può ridurre il rischio di sviluppare la patologia fino al 61%. I benefici erano così grandi che anche solo un&#8217;arancia a settimana prometteva miglioramenti significativi per la salute degli occhi.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli autori hanno attribuito inizialmente questi effetti ai flavonoidi antiossidanti e anti-infiammatori presenti nelle arance. È interessante notare che non hanno trovato dati a sostegno della capacità di mele, tè e vino rosso &#8211; tutti ricchi di flavonoidi &#8211; di proteggere gli occhi dalla degenerazione maculare.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle arance, infatti, ci sono anche elevate concentrazioni di luteina e zeaxantina. Questi sono carotenoidi, pigmenti vegetali, che conferiscono la loro caratteristica tonalità giallognola e arancione. Sia la luteina che la zeaxantina si trovano anche nella macula dell&#8217;occhio, la parte centrale della retina, e le danno il classico colore giallastro.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli studi hanno dimostrato che il consumo di alimenti ricchi di luteina e zeaxantina aiuta a mantenere la densità del pigmento della macula, proteggendolo dalla degenerazione e dalla disfunzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre a questi nutrienti, le arance contengono esperidina, naringen, quercetina e limonene. Come altri agrumi, sono anche una buona fonte di vitamina C, uno dei più potenti antiossidanti in natura. Gli antiossidanti neutralizzano i radicali liberi che danneggiano le cellule e causano una varietà di effetti negativi sulla salute, tra cui l&#8217;esordio precoce e la progressione della degenerazione maculare.</p>
<p style="text-align: justify;">Per prendersi cura del propri occhi basterebbe, quindi, iniziare la giornata con arance e <a href="https://www.ecoseven.net//?p=34968" target="_blank" rel="noopener noreferrer">mirtilli</a>.<a href="https://www.ecoseven.net//?p=34968"><br /></a></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Cibi per gli occhi</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/alimentazione/rimedi-naturali/cibi-per-gli-occhi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Dec 2018 06:35:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rimedi naturali ed Erboristeria]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[occhi]]></category>
		<category><![CDATA[vista]]></category>
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					<description><![CDATA[Come sostenere il benessere degli occhi con l&#8217;alimentazione Per la maggior parte delle persone, la vista è il senso dominante. Gli occhi sono organi molto sensibili e devono essere curati per garantire un funzionamento ottimale. Seguire una dieta sana è molto importante. Ecco alcuni alimenti che dovremmo consumare con regolarità: Pesce &#8211; I pesci grassi, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-37429" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/12/images_cibopergliocchi1.jpg" alt="" width="797" height="396" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/12/images_cibopergliocchi1.jpg 797w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/12/images_cibopergliocchi1-300x149.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/12/images_cibopergliocchi1-768x382.jpg 768w" sizes="(max-width: 797px) 100vw, 797px" /></p>
<p>Come sostenere il benessere degli occhi con l&#8217;alimentazione</p>
<p>  <span id="more-37430"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Per la maggior parte delle persone, la vista è il senso dominante. Gli occhi sono organi molto sensibili e devono essere curati per garantire un funzionamento ottimale. Seguire una dieta sana è molto importante. Ecco alcuni alimenti che dovremmo consumare con regolarità:</p>
<p style="text-align: justify;">Pesce &#8211; I pesci grassi, come il salmone, sono una buona fonte di proteine, il componente basilare dei tessuti del corpo. Contengono anche acidi grassi omega-3, che assicurano un corretto sviluppo visivo e aiutano a mantenere in salute la retina. <a href="https://www.naturalnews.com/024894_macular_degeneration_risk_omega-3.htm" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Gli Omega-3 agiscono anche come lubrificante</a>.&nbsp;<a href="https://www.naturalnews.com/024894_macular_degeneration_risk_omega-3.html" target="_blank" rel="noopener"><br /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Uova &#8211; Come il pesce, le uova contengono molte proteine e un sacco di altri nutrienti che fanno bene agli occhi, tra cui luteina e zeaxantina. I tuorli d&#8217;uovo sono anche ricchi di vitamina A, che mantiene la cornea sana, e zinco, che protegge la retina e migliora la visione notturna.</p>
<p style="text-align: justify;">Mandorle &#8211; Queste noci nutrienti sono piene di vitamina E, un altro nutriente fondamentale per gli occhi. La vitamina E è una delle sostanze nutritive necessarie per ritardare la degenerazione maculare legata all&#8217;età e persino la cataratta.</p>
<p style="text-align: justify;">Carote &#8211; Queste deliziose verdure sono tra le migliori fonti di vitamina A e beta-carotene. Entrambe proteggono la superficie dell&#8217;occhio e aiutano a prevenire le infezioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Kale, il cavolo riccio – E&#8217; una delle verdure più nutrienti. Contiene luteina e zeaxantina, oltre a importanti vitamine, minerali e altri nutrienti necessari per la salute degli occhi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.ecoseven.net//?p=34379" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Nel frattempo, in campo oculistico, la ricerca sta compiendo passi da gigante</a>. Tra prevenzione e cura, presto ci vedremo tutti più chiaro!</p>
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		<title>Un robot che vede quello che non sa</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/canali/scienze/scienze-della-salute/un-robot-che-vede-quello-che-non-sa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Sep 2018 06:09:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze della salute]]></category>
		<category><![CDATA[robot]]></category>
		<category><![CDATA[sensori]]></category>
		<category><![CDATA[vista]]></category>
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					<description><![CDATA[Un nuovo automa creato dal MIT può visualizzare e riconoscere oggetti che non gli sono stati ancora mai mostrati e che, quindi, per lui, è come se non esistessero L&#8217;abilità di una macchina di «vedere» oggetti o immagini e capire qualcosa su di essi si chiama visione artificiale e di solito funziona più come un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-37203" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/09/images_integrated-circudit-441292_1920.jpg" alt="" width="800" height="408" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/09/images_integrated-circudit-441292_1920.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/09/images_integrated-circudit-441292_1920-300x153.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/09/images_integrated-circudit-441292_1920-768x392.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Un nuovo automa creato dal MIT può visualizzare e riconoscere oggetti che non gli sono stati ancora mai mostrati e che, quindi, per lui, è come se non esistessero</p>
<p>  <span id="more-37204"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;abilità di una macchina di «vedere» oggetti o immagini e capire qualcosa su di essi si chiama visione artificiale e di solito funziona più come un riconoscimento che come una «vista» perché la macchina deve aver già visualizzato quello che sta guardando prima di sapere di cosa si tratta.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, però, i ricercatori del Computer Science and Artificial Intelligence Laboratory (<a href="https://www.csail.mit.edu/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">CSAIL</a>) del MIT hanno sviluppato un sistema di visione artificiale in grado di identificare oggetti mai visti prima dal robot: un passo davvero importante se lo si guarda dal punto di vista della possibilità di far arrivare gli automi a muoversi e a pensare come gli umani.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sistema si chiama «Dense Object Nets» (DON). DON può «vedere» perché visualizza gli oggetti come una insieme di punti che il robot raccoglie ed elabora per formare una mappa visiva tridimensionale. Quando DON vede un oggetto che assomiglia a un altro oggetto con cui ha già familiarità, può identificare le varie parti di quel nuovo oggetto e riconoscerlo, trattarlo come deve essere trattato. Ad esempio, dopo che i ricercatori hanno mostrato a DON una scarpa e gli hanno insegnato a prendere la scarpa per la sua linguetta, il sistema poteva quindi prendere altre scarpe dalle loro linguette, anche se non aveva visto quelle scarpe in precedenza o se erano in posizioni diverse rispetto a l&#8217;originale.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa innovazione potrebbe portare i computer del futuro a riuscire a fare cose che oggi ancora non riescono a fare, spostando ancora avanti di un altro passo l&#8217;avvicinamento delle macchine agli umani. Staremo a vedere e, a quanto pare, anche loro staranno a «vedere».</p>
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		<title>Tre modi per stupire il tuo oculista</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Jul 2018 11:28:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze]]></category>
		<category><![CDATA[miglioramento]]></category>
		<category><![CDATA[Miopia]]></category>
		<category><![CDATA[vista]]></category>
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					<description><![CDATA[Oggi conosciamo alcuni semplici metodi per migliorare la vista Negli Stati Uniti 6 persone su 10 utilizzano lenti correttive. Molti decidono di affidarsi alla chirurgia laser, una procedura non priva di rischi. Esistono però metodi naturali per sostenere la vista, che scopriremo oggi insieme, come fossero tre imperativi. &#160; Allena gli occhi Lo scopo degli [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-36881" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/07/images_beautifulocchivista.jpg" alt="" width="797" height="400" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/07/images_beautifulocchivista.jpg 797w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/07/images_beautifulocchivista-300x151.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/07/images_beautifulocchivista-768x385.jpg 768w" sizes="(max-width: 797px) 100vw, 797px" /></p>
<h3 style="text-align: justify;">Oggi conosciamo alcuni semplici metodi per migliorare la vista</h3>
<p><span id="more-36882"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Negli Stati Uniti 6 persone su 10 utilizzano lenti correttive. Molti decidono di affidarsi alla chirurgia laser, una procedura non priva di rischi. Esistono però metodi naturali per sostenere la vista, che scopriremo oggi insieme, come fossero tre imperativi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Allena gli occhi</strong><br />
Lo scopo degli esercizi oculari è quello di rafforzare i muscoli oculari. Questo non può essere fatto quando si hanno lenti correttive che &#8220;sostengono&#8221; gli stessi muscoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno degli esercizi è quello del sole. Consiste nel fissare un&#8217;alba o un tramonto per lunghi periodi di tempo, per rafforzare il &#8220;sistema oculo-endocrino&#8221;. Mentre le bande di luce visibili stimolano il cono e le aste della retina che producono la visione, la banda invisibile presente in quei momenti stimola le cellule epiteliali adiacenti, che trasmettono lo stimolo come un potente impulso nervoso attraverso il nervo ottico direttamente alle ghiandole pituitaria e pineale.</p>
<p style="text-align: justify;">Fa’ attenzione a non guardare direttamente il sole, poiché la parte della retina che vogliamo attivare con i raggi è sui lati e non al centro.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro modo per sostenere la salute degli occhi è indossare occhiali stenopeici. Questi occhiali hanno centinaia di minuscoli fori che alterano la luce che entra negli occhi, trasformandola da una massa opprimente di raggi luminosi in una collezione di raggi luminosi di intensità inferiore che effettivamente danno agli occhi un modello visivo più &#8220;organizzato&#8221; su cui basare messa a fuoco.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nutri occhi e cervello</strong><br />
In generale, introdurre antiossidanti e carotenoidi è una buona strategia per migliorare la salute degli occhi. Ciò è dovuto alle maggiori concentrazioni di luteina e zeaxantina, due antiossidanti presenti in grandi quantità intorno alla lente e alla retina dell&#8217;occhio, che partecipano alla salute dell’occhio stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">I cibi ad alto contenuto di carotenoidi sono: carote, patate dolci, zucca, broccoli, bacche di Goji, cantalupo, albicocche, aglio, spinaci, pomodori.</p>
<p style="text-align: justify;">Un alimento dalle straordinarie proprietà antiossidanti è, inoltre, <a href="https://www.ecoseven.net//?p=34968" target="_blank" rel="noopener noreferrer">il mirtillo</a>.<a href="https://www.ecoseven.net//?p=34968"><br />
</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Purifica il tuo fegato</strong><br />
Nella medicina tradizionale cinese (TCM), fegato e occhi sono strettamente legati. Il fegato è il principale centro di disintossicazione del corpo. Se le sue funzioni vengono compromesse, nella retina e nella macula degli occhi ci può essere un deterioramento dei tessuti a causa dei radicali liberi.</p>
<p style="text-align: justify;">La carenza di sangue del fegato, inoltre, può causare visione offuscata, miopia, occhi asciutti e floater.</p>
<p style="text-align: justify;">Per comprendere l&#8217;entità di eventuali <a href="https://healingthebody.ca/signs-of-liver-damage/#gs.yhXqcuE" target="_blank" rel="noopener noreferrer">danni al fegato</a> è importante non trascurare i segnali che il corpo ci da, come nausea, dolore, febbre, ittero e lividi.</p>
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		<title>La retina, un potente computer biologico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Jun 2018 06:38:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze della salute]]></category>
		<category><![CDATA[computer]]></category>
		<category><![CDATA[funzionamento]]></category>
		<category><![CDATA[occhio]]></category>
		<category><![CDATA[retina]]></category>
		<category><![CDATA[vista]]></category>
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					<description><![CDATA[Capire come la retina trasforma le immagini in segnali potrebbe essere fondamentale per la medicina Con lo sviluppo dell&#8217;apprendimento automatico e dell&#8217;intelligenza artificiale, le malattie degli occhi saranno presto descritte come un errore dei calcoli eseguiti dalla retina. Un team internazionale di scienziati ha affrontato questo aspetto attraverso una serie esperimenti che combinano genetica, strumenti [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-36656" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/06/images_retinacomputer.jpg" alt="" width="801" height="398" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/06/images_retinacomputer.jpg 801w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/06/images_retinacomputer-300x149.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/06/images_retinacomputer-768x382.jpg 768w" sizes="(max-width: 801px) 100vw, 801px" /></p>
<p>Capire come la retina trasforma le immagini in segnali potrebbe essere fondamentale per la medicina</p>
<p>  <span id="more-36657"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Con lo sviluppo dell&#8217;apprendimento automatico e dell&#8217;intelligenza artificiale, le malattie degli occhi saranno presto descritte come un errore dei calcoli eseguiti dalla retina. Un team internazionale di scienziati ha affrontato questo aspetto attraverso una serie esperimenti che combinano genetica, strumenti virali e molecolari, circuiti di microelettrodi ad alta densità e modelli computazionali.</p>
<p style="text-align: justify;">Il loro nuovo modello di retina può prevedere con alta precisione l&#8217;esito di un’alterazione, un passo importante verso un modello informatico della retina in grado di prevedere l&#8217;esito di qualsiasi malattia retinica, <a href="https://www.ecoseven.net//?p=32961" target="_blank" rel="noopener noreferrer">prima di essere costretti a subire un intervento o sperare siano presto pronti ausili altamente tecnologici</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">La vista inizia nella retina, dove le cellule dei fotorecettori catturano la luce che cade sull&#8217;occhio e la trasducono in attività neuronale. Le cellule gangliari, i neuroni di uscita della retina, inviano i segnali visivi al cervello. Tuttavia, la retina è molto più di una semplice macchina fotografica con un cavo: tra i fotoricettori e le cellule gangliari, la retina contiene circuiti neuronali complessi, che elaborano i segnati in arrivo ed estrapolano importanti caratteristiche dell’immagine. I calcoli dei circuiti retinici determinano quasi 30 diverse rappresentazioni neuronali della scena visiva, trasmesse contemporaneamente al cervello. Pertanto, la retina si comporta come un potente dispositivo di calcolo, <a href="https://www.cell.com/neuron/fulltext/S0896-6273(18)30469-0" target="_blank" rel="noopener noreferrer">modellando la rappresentazione visiva in modo profondo</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Un gruppo di scienziati del Friedrich Miescher Institute (FMI), l&#8217;Istituto di Molecolare e Clinica Oftalmologia di Basilea (IOB), ETH di Zurigo e l&#8217;Ecole Normale Supérieure ha alterato uno specifico elemento del circuito retinico, osservando poi le cellule orizzontali, un elemento del circuito che fornisce l’inibizione del feedback alla prima sinapsi visiva, tra fotorecettori e cellule bipolari. Per esaminare gli effetti, ha usato matrici di microelettrodi ad alta densità e ha registrato i segnali elettrici di centinaia di cellule gangliari contemporaneamente. Sorprendentemente, l’alterazione ha causato una serie di cambiamenti nell&#8217;output della retina.</p>
<p style="text-align: justify;">Successivamente Felix Franke, uno dei principali autori con Rava A. Silveira, ha costruito un modello computerizzato della retina. Questo ha simulato i diversi percorsi che il segnale può affrontare attraverso la retina e ha permesso al team di investigare se la nostra attuale comprensione dei circuiti retinici potesse spiegare gli effetti osservati durante gli esperimenti. Il team ha scoperto che il modello ha effettuato cinque previsioni sul ruolo delle cellule orizzontali che non avevano mai intuito dai dati.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Siamo rimasti sorpresi nel vedere che il modello è andato oltre quello che avevamo in mente al momento della costruzione&#8221;, afferma Franke. &#8220;Tutte le previsioni aggiuntive si sono rivelate corrette quando abbiamo condotto ulteriori esperimenti per testarle.&#8221;</p>
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