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	<title>paura &#8211; Ecoseven &#8211; Saper Vivere</title>
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	<description>Economia del Benessere e della Salute</description>
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		<title>Cosa c&#8217;entra la genetica con la passione per gli horror?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Oct 2021 18:45:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze]]></category>
		<category><![CDATA[film horror]]></category>
		<category><![CDATA[genetica]]></category>
		<category><![CDATA[ossitocina]]></category>
		<category><![CDATA[passione per gli horror]]></category>
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					<description><![CDATA[La passione sembra scritta nei nostri geni In un articolo di WebMD, Margaret Etudo racconta che spaventarsi per un rumore, una scena di un film, un&#8217;atmosfera notturna da vicolo buio è una reazione del tutto normale che ha dietro delle motivazioni genetiche che portano a sentire quella paura come se fosse quasi fisica. È nel nostro [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: left;" align="center"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-124198" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/10/scared-parents-with-two-kids-watching-horror-movie-2021-09-04-08-13-34-utc.jpg" alt="passione per gli horror " width="900" height="600" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/10/scared-parents-with-two-kids-watching-horror-movie-2021-09-04-08-13-34-utc.jpg 900w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/10/scared-parents-with-two-kids-watching-horror-movie-2021-09-04-08-13-34-utc-300x200.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/10/scared-parents-with-two-kids-watching-horror-movie-2021-09-04-08-13-34-utc-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></h3>
<h3 style="text-align: left;" align="center">La passione sembra scritta nei nostri geni</h3>
<p><span id="more-124197"></span></p>
<p align="justify">In un <a href="https://www.webmd.com/anxiety-panic/news/20211008/how-genetics-make-some-fans-of-fear?src=RSS_PUBLIC" target="_blank" rel="noopener noreferrer">articolo </a>di WebMD, Margaret Etudo racconta che spaventarsi per un rumore, una scena di un film, un&#8217;atmosfera notturna da vicolo buio è una reazione del tutto normale che ha dietro delle <strong>motivazioni genetiche che portano a sentire quella paura come se fosse quasi fisica</strong>.</p>
<p align="justify">È nel nostro DNA, infatti, l&#8217;informazione genetica che divide le persone in due categorie: <strong>quelle che amano spaventarsi e quelle che lo detestano</strong> – di conseguenza, le prime amano la visione dei film horror mentre alle seconde viene un brivido sulla schiena al solo pensiero.</p>
<p align="justify">&#8220;<em>L&#8217;epinefrina, nota anche come adrenalina, viene secreta nel sangue quando qualcuno sta guardando un film spaventoso</em>&#8220;, ha detto Shana Feibel, psichiatra presso il Lindner Center of HOPE vicino a Cincinnati.</p>
<h4 align="justify">“Fa sì che il sistema nervoso simpatico prenda il sopravvento e crea una sensazione di lotta o fuga, che prepara il corpo a rispondere a una minaccia percepita”.</h4>
<p align="justify">La reazione fisica generata da uno spavento, infatti, ci fa iperventilare e ci porta a un aumento rapido del battito cardiaco che dà alle nostre gambe più energia per correre a tutta velocità velocemente in una situazione reale di pericolo. Il motivo per cui alcuni amano provare questa sensazione mentre altri no sta nel nostro <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ossitocina" target="_blank" rel="noopener noreferrer">livello di ossitocina</a>, un ormone e neurotrasmettitore secreto dall&#8217;ipotalamo del cervello che ci calma.</p>
<h4 align="justify">Un livello più alto di ossitocina significa che avremo meno paura, mentre un livello più basso significa che avremo facilmente paura.</h4>
<p align="justify">Il gene che contiene il recettore per l&#8217;ossitocina è OXTR e meno è sensibile più è probabile che abbiamo<strong> ansia, attacchi di panico e paura, spaventandoci anche per una porta che sbatte</strong>. Ci sono anche altri ormoni, come sappiamo, che sono legati allo stress, ma di base il discorso è lo stesso: sono innati, possiamo lavorare a ricalibrarli ed equilibrarli, ma ce li portiamo dentro.</p>
<h4 align="justify">La paura, infatti, è anche un tratto ereditario, il che significa che può essere tramandata da genitore a figlio.</h4>
<p align="justify">Ci sono diversi modi per prendersene cura, sapere questo è già un buon punto di partenza da cui muoversi.</p>
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		<title>I robot devono avere paura della morte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Dec 2019 20:37:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze della salute]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[paura]]></category>
		<category><![CDATA[resilienza]]></category>
		<category><![CDATA[robot]]></category>
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					<description><![CDATA[Secondo gli scienziati, per migliorare le prestazioni dei robot, bisogna fargli temere costantemente la fine Secondo le ricerche dei neuroscienziati dell&#8217;Università della California del Sud, i robot hanno bisogno di uno stimolo per lavorare meglio, quindi quello che suggeriscono di fare è programmarli per temere la morte. Il ricercatore capo di questa ricerca, Antonio Damasio, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-38798" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2019/12/images_dicembre_2019_death_robot.jpg" alt="" width="797" height="448" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/12/images_dicembre_2019_death_robot.jpg 797w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/12/images_dicembre_2019_death_robot-300x169.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/12/images_dicembre_2019_death_robot-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 797px) 100vw, 797px" /></p>
<h2>Secondo gli scienziati, per migliorare le prestazioni dei robot, bisogna fargli temere costantemente la fine</h2>
<p>  <span id="more-38799"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Secondo le ricerche dei neuroscienziati dell&#8217;Università della California del Sud, i robot hanno bisogno di uno stimolo per lavorare meglio, quindi quello che suggeriscono di fare è programmarli per temere la morte.</p>
<p style="text-align: justify;">Il ricercatore capo di questa ricerca, Antonio Damasio, un luminare nel campo dell&#8217;intelligenza e del cervello, e il ricercatore Kingson Man suggeriscono che il modo di creare robot resilienti non è renderli impenetrabilmente forti, ma piuttosto renderli vulnerabili, al fine di introdurre idee come la moderazione e la strategia di autoconservazione. In questo modo, si otterranno scelte migliori una produttività maggiorata.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;obiettivo finale, secondo l&#8217;<a href="https://www.nature.com/articles/s42256-019-0103-7" target="_blank" rel="noopener noreferrer">articolo</a>&nbsp;redatto da questi due ricercatori e pubblicato su Nature Machine Intelligence, è quello di costruire robot e sistemi di intelligenza artificiale in grado di valutare il proprio comportamento e in questo senso, apprendere che le loro stesse azioni potrebbero portarli alla loro morte: in questo modo, possono imparare – come facciamo noi mortali – a esercitare moderazione quando è appropriato.</p>
<p style="text-align: justify;">Le conseguenze di questa metodologia sono quelle che possiamo immaginare: sentimenti simulati, o almeno qualunque sia l&#8217;equivalente robotico dei nostri sentimenti – che ci permetterebbe, finalmente, di condividere con i nostri aiutanti meccanici quell&#8217;incubo esistenziale che è la mortalità e commiserarci insieme.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, la paura della morte potrebbe davvero essere un importante tassello di crescita lungo la strada che porta alla «vera» intelligenza artificiale: una maniera innovativa con cui materiali e computer sempre più complessi potrebbero portare le macchine verso di noi.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Che cos&#8217;è l&#8217;eco-ansia?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Oct 2019 20:35:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze naturali]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[Greta Thumberg]]></category>
		<category><![CDATA[paura]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Uk]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel Regno Unito aumentano i casi di bambini trattati per un crescente senso di paura per i cambiamenti climatici e le imminenti catastrofi ambientali L&#8217;aumento delle emissioni globali, i roghi nella foresta amazzonica, la diminuzione delle forniture alimentari, l&#8217;aumento del livello delle acque, il dramma delle plastiche e delle microplastiche, il mondo invaso dai rifiuti: [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-38464" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_Eco_ansia.jpg" alt="" width="800" height="401" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_Eco_ansia.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_Eco_ansia-300x150.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_Eco_ansia-768x385.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<h3>Nel Regno Unito aumentano i casi di bambini trattati per un crescente senso di paura per i cambiamenti climatici e le imminenti catastrofi ambientali</h3>
<p><span id="more-38465"></span></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;aumento delle emissioni globali, i roghi nella foresta amazzonica, la diminuzione delle forniture alimentari, l&#8217;aumento del livello delle acque, il dramma delle plastiche e delle microplastiche, il mondo invaso dai rifiuti: sono queste (parte del)le motivazioni che hanno spinto alla nascita di gruppi d&#8217;azione e iniziative singole (come quella della sedicenne Greta Thunberg), che poi sono diventate movimenti globali.</p>
<p style="text-align: justify;">Il futuro si prospetta molto difficile ed è giusto combattere: come è noto, avere consapevolezza è un&#8217;arma davvero potente. Un&#8217;arma, però, che come tutte le armi, ha le sue conseguenze negative: in questo caso, aumentare lo stress psicologico sui più giovani.<br />
Nel Regno Unito, addirittura, un numero crescente di bambini viene curato per una «eco-ansia», ovvero una paura del destino ambientale e delle conseguenze che questo avrà sulle nostre vite.</p>
<p style="text-align: justify;">Un gruppo di psicologi che lavora con la <a href="https://www.bath.ac.uk/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>University of Bath</em></a> afferma che sta ricevendo un volume crescente di richieste da parte di insegnanti, medici e terapisti, incapaci di far fronte a questa situazione. E la <a href="https://www.climatepsychologyalliance.org/~cpa/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Climate Psychology Alliance</em></a> ha riferito al <a href="https://www.telegraph.co.uk/news/2019/09/15/parents-told-not-terrify-children-climate-change-rising-numbers/?WT.mc_id=tmg_share_tw" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Daily Telegraph</em></a> che alcuni bambini sono stati addirittura trattati con farmaci psichiatrici.</p>
<p style="text-align: justify;">Dice il <em>Daily Telegraph</em> che la CPA e la <em>University of Bath</em> <span style="text-align: justify;">«promuovono una </span>campagna, perché l&#8217;ansia causata specificamente dalla paura per il futuro del pianeta sia riconosciuta come un fenomeno psicologico. Tuttavia, non vogliono che sia classificata come una malattia mentale perché, a differenza dell&#8217;ansia standard, la causa della preoccupazione è &#8220;razionale&#8221;».</p>
<p style="text-align: justify;">Non si conosce ancora il numero esatto di quante persone si sentano sopraffatte dall&#8217;eco-ansia, ma intanto esistono e sono lì e vanno sicuramente valutate come il fenomeno sociale che sono.</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Il ritmo del respiro influenza la memoria e la paura</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/canali/scienze/il-ritmo-del-respiro-influenza-la-memoria-e-la-paura/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Apr 2018 06:56:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze]]></category>
		<category><![CDATA[cervello]]></category>
		<category><![CDATA[espirazione]]></category>
		<category><![CDATA[inspirazione]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[paura]]></category>
		<category><![CDATA[respirazione]]></category>
		<category><![CDATA[Sistema limbico]]></category>
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					<description><![CDATA[Esaminato per la prima volta il rapporto tra respirazione e attivazione delle aree cerebrali legate alle emozioni Un nuovo studio&#160;riporta che il ritmo della respirazione può influenzare l&#8217;attività neurale, che migliora il ricordo e la consapevolezza emotiva. Gli scienziati dalla scuola di medicina della Northwestern University hanno scoperto cha il ritmo del respiro crea un’attività [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-36073" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/04/images_happiness-1866081_1920.jpg" alt="" width="800" height="400" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/04/images_happiness-1866081_1920.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/04/images_happiness-1866081_1920-300x150.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/04/images_happiness-1866081_1920-768x384.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Esaminato per la prima volta il rapporto tra respirazione e attivazione delle aree cerebrali legate alle emozioni</p>
<p>  <span id="more-36074"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://neurosciencenews.com/memory-fear-breathing-5699/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Un nuovo studio</a>&nbsp;riporta che il ritmo della respirazione può influenzare l&#8217;attività neurale, che migliora il ricordo e la consapevolezza emotiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli scienziati dalla scuola di medicina della Northwestern University hanno scoperto cha il ritmo del respiro crea un’attività elettrica nel cervello, che influisce sulla memoria e sulla gestione delle emozioni, migliorandole. Le variabili che intervengono sono l’utilizzo della bocca o del naso e il fatto di inspirare piuttosto che espirare.</p>
<p style="text-align: justify;">Nello studio, le persone son state in grado di identificare una faccia timorosa più rapidamente se questo accadeva durante un’ inspirazione compiuta attraverso il naso. In queste stesse condizioni, i soggetti erano anche più propensi a ricordare un oggetto. L’effetto scompariva se la respirazione avveniva attraverso la bocca.<br />“C’è una grande differenza nell’attività cerebrale, nell’amigdala e nell’ippocampo, durante l’inspirazione”, ha dichiarato Christina Zelano, assistente di neurologia e autrice principale della ricerca. “Quando inspiri, stimoli i neuroni nella corteccia olfattiva, nell’amigdala e nell’ippocampo, in tutto il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sistema_limbico" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sistema limbico</a>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa scoperta arriva durante lo studio di sette pazienti epilettici, che erano in lista per un intervento al cervello. Una settimana prima dell’entrata in sala operatoria, un chirurgo ha impiantato elettrodi nel cervello dei pazienti, per identificare l’origine della crisi. Questo ha permesso agli scienziati di acquisire dati elettrofisiologici direttamente dal cervello. I segnali elettrici registrati hanno mostrato un’attività cerebrale nelle aree in cui vengono elaborate le emozioni, la memoria e gli odori.<br />Di qui il desiderio di esplorare le funzioni cognitive come la paura e la memoria e il loro possibile rapporto con la respirazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo yoga e altre antiche discipline olistiche hanno sempre dato per assodato l’esistenza di questo rapporto. Per questo, la maggior parte delle tecniche si fondano sull’inspirazione e sull’espirazione. <a href="https://www.ecoseven.net//?p=26893" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Nel caso in cui non riuscissimo a entrare in confidenza con questo mondo, possiamo lo stesso prenderci cura della nostra respirazione, anche attraverso l’utilizzo di erbe.</a></p>
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			</item>
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		<title>Dormire per combattere la paura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Nov 2017 16:47:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
		<category><![CDATA[dormire]]></category>
		<category><![CDATA[paura]]></category>
		<category><![CDATA[sonno]]></category>
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					<description><![CDATA[Un nuova ricerca suggerisce che le persone che dormono meglio possono costruire una migliore resilienza emotiva ed essere meno sensibili alle cose spaventose Gli autori di un nuovo studio&#160;pubblicato sul «Journal of Neuroscience» affermano di aver portato avanti uno dei primi studi che dimostrano che un sonno sano potrebbe proteggere le persone dalla paura e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-35127" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2017/11/images_Sonno_e_paura.jpg" alt="" width="800" height="415" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/11/images_Sonno_e_paura.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/11/images_Sonno_e_paura-300x156.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/11/images_Sonno_e_paura-768x398.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Un nuova ricerca suggerisce che le persone che dormono meglio possono costruire una migliore resilienza emotiva ed essere meno sensibili alle cose spaventose</p>
<p>  <span id="more-35128"></span>  </p>
<p>Gli autori di un nuovo <a href="https://doi.org/10.1523/JNEUROSCI.0578-17.2017" target="_blank" rel="noopener noreferrer">studio</a>&nbsp;pubblicato sul «Journal of Neuroscience» affermano di aver portato avanti uno dei primi studi che dimostrano che un sonno sano potrebbe proteggere le persone dalla paura e dall&#8217;angoscia, mentre la tendenza a dormire irregolarmente potrebbe renderle più probabilmente traumatizzate in seguito.</p>
<p>Per lo studio, un team di ricercatori della <a href="https://www.rutgers.edu/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Rutgers University</a>&nbsp;ha spedito a casa di 17 persone scelte dei dispositivi di controllo del sonno – ovvero delle fasce che monitorano le onde cerebrali, dei braccialetti che seguono i movimenti delle braccia e dei registratori di sonno – e gli ha chiesto di dormire come avrebbero fatto normalmente, per una settimana. In questo modo hanno potuto controllare il loro sonno in tutte le fasi, specialmente quella REM.</p>
<p>Ogni notte, la maggior parte delle persone dorme circa sette o otto ore, di cui circa due sono di sonno REM, ovvero la fase del sonno in cui il corpo si rilassa completamente e si sogna.<br />I ricercatori hanno quindi condizionato i partecipanti rispetto ad alcune immagini: hanno mostrato loro degli ambienti ordinari, illuminati da lampade di varie tonalità e ad alcuni di questi colori hanno accoppiato un leggero shock al dito, in modo che i partecipanti temessero le stanze illuminate da certi colori.</p>
<p>Durante l&#8217;apprendimento di questa paura, i soggetti che hanno trascorso più tempo nella fase REM hanno avuto meno connettività tra la loro amigdala (o centro di paura del cervello) e la corteccia prefrontale ventromediale e l&#8217;ippocampo (regioni del cervello responsabili della codifica dei ricordi); inoltre hanno avuto anche meno attività in quelle aree del cervello, cosa che suggerisce che i soggetti più riposati potrebbero non aver collegato tali paure nel loro cervello in modo così forte.</p>
<p>I ricercatori hanno quindi replicato l&#8217;esperimento con un dispositivo di studio del sonno che di solito viene usato per misurare l&#8217;apnea, ottenendo gli stessi risultati. <br />Se questi risultati verranno confermati, sapendo che il sonno REM ci rende meno inclini a codificare le emozioni traumatiche, potremmo interagire in maniera diversa con il mondo reale, cercando di arrestare i traumi prima che questi possano comparire.</p>
<p>In ogni caso, quello che dovremmo iniziare a fare comunque è ridurre lo stress e cercare di dormire meglio perché, di certo, male non ci farà.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Riprogrammare il nostro cervello eliminando le paure</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/alimentazione/bellezza/riprogrammare-il-nostro-cervello-eliminando-le-paure/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Dec 2016 10:22:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bellezza e salute]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[Neurofeedback decodificato]]></category>
		<category><![CDATA[paura]]></category>
		<category><![CDATA[paure]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[I ricercatori hanno utilizzato l&#8217;intelligenza artificiale per identificare gli schemi cerebrali causati dall&#8217;esposizione alla paura e cercare di risolvere il problema Tradizionalmente, le terapie per ridurre la paura hanno comportato una sovraesposizione a ciò che provocava la paura stessa, ma ora è arrivato un nuovo metodo che utilizza un algoritmo presente in una intelligenza artificiale [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-33094" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2016/12/images_bambina-urlo.jpg" alt="" width="720" height="480" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2016/12/images_bambina-urlo.jpg 720w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2016/12/images_bambina-urlo-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></p>
<p>I ricercatori hanno utilizzato l&#8217;intelligenza artificiale per identificare gli schemi cerebrali causati dall&#8217;esposizione alla paura e cercare di risolvere il problema</p>
<p>  <span id="more-33095"></span>  </p>
<p>Tradizionalmente, le terapie per ridurre la paura hanno comportato una sovraesposizione a ciò che provocava la paura stessa, ma ora è arrivato un nuovo metodo che utilizza un algoritmo presente in una intelligenza artificiale (IA) per liberare le persone delle proprie fobie senza costringerle ad esporsi ad esse, almeno non letteralmente.</p>
<p>Questa metodologia è stata sviluppata dai ricercatori della University of California, Los Angeles (<a href="http://www.ucla.edu/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">UCLA</a>), della <a href="http://www.columbia.edu/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Columbia University</a>&nbsp;e del <a href="http://www.naist.jp/en/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Nara Institute of Science and Technology</a>&nbsp;del Giappone e le scoperte sono state pubblicate sulla rivista <a href="http://www.nature.com/articles/s41562-016-0006" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Nature Behavior Human</a>.</p>
<p>La tecnica che è stata utilizzata comprendeva un processo chiamato «neurofeedback decodificato», con il quale è stato possibile identificare la paure, grazie a un sistema di assegnazione legato al mostrare linee verticali di diverso colore con scosse elettriche legate a un colore in particolare. Col tempo, quel colore è diventato «spaventoso» per i partecipanti. Le informazioni sono poi state date ad un algoritmo di riconoscimento visivo di una intelligenza artificiale che è stato in grado di estrarre un modello – l&#8217;intelligenza artificiale ha osservato l&#8217;attività cerebrale anche mentre il soggetto era a riposo, per cercare altri modelli simili.</p>
<p>Una volta che ha ottenuto queste informazioni, il sistema è stato utilizzato per deprogrammare la paura, innescando uno stimolo di ricondizionamento positivo e, una volta che i soggetti sono stati «riprogrammati», i loro soliti segni di paura di fronte al colore spaventoso, sono diminuiti.</p>
<p>Questa ricerca è particolarmente interessante perché paure specifiche generano la stessa attività cerebrale in persone diverse, pertanto si potrebbe creare una libreria di paure che permetterebbe all&#8217;algoritmo di conoscere i modelli senza dover effettivamente esaminare il cervello di tutte quelle persone. Inoltre, l&#8217;algoritmo non ha usi nefasti perché le paure possono solo essere rimosse, non possono essere inserite.</p>
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		<title>Temi di avere il cancro? Ecco cosa fare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2015 13:16:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alimentazione e Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[cancro]]></category>
		<category><![CDATA[consigli]]></category>
		<category><![CDATA[paura]]></category>
		<category><![CDATA[tumore]]></category>
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					<description><![CDATA[Hai paura della malattia? Stai aspettando l&#8217;esito degli esami? Ecco alcuni consigli per mantenere la situazione sotto controllo Il mese scorso ha avuto grande eco la notizia che Angelina Jolie si è fatta asportare le ovaie e le tube di Falloppio con l&#8217;obiettivo di ridurre il rischio di ammalarsi di cancro. Aveva paura del tumore: [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-25199" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2015/04/images_igallery_resized_ambientetest_Paura_cancro-14845-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>Hai paura della malattia? Stai aspettando l&#8217;esito degli esami? Ecco alcuni consigli per mantenere la situazione sotto controllo</p>
<p>  <span id="more-25200"></span>  </p>
<p><span style="font-size: 12.1599998474121px; line-height: 1.3em;">Il mese scorso ha avuto grande eco la notizia che Angelina Jolie si è fatta asportare le ovaie e le tube di Falloppio con l&#8217;obiettivo di ridurre il rischio di ammalarsi di cancro. Aveva paura del tumore: il suo medico era preoccupato per degli esami del sangue che presentavano dei valori anomali e la aveva invitata ad approfondire con ulteriori esami.</span></p>
<p>&#8216;Sono passata attraverso quello che penso migliaia di donne abbiano già provato&#8217;, ha scritto l&#8217;attrice. &#8216;Mi sono detta di stare calma, di essere forte e che non c&#8217;era nessuna ragione per pensare che non avrei visto i miei figli crescere e conosciuto i miei nipoti&#8217;. Fortunatamente le analisi di approfondimento non hanno poi evidenziato un rischio di tumore.</p>
<p>Può succedere nella vita di aver paura della malattia; può essere a causa di un neo sospetto che deve essere sottoposto a biopsia, di una mammografia da ripetere, di un pap test dagli esiti poco chiari. Nella maggior parte dei casi non è nulla di cui preoccuparsi, ma è difficile rimanere calmi quando ci succede. In questi casi è bene tenere in mente questi cinque consigli:</p>
<h2>Fai un passo indietro</h2>
<p>Esami dagli esiti sospetti succedono frequentemente. La media è del 35% per le donne sopra ai 40 anni. La ragione per cui escono risultati sospetti è che gli esami sono approfonditi e tengono conto di ogni dettaglio sospetto.</p>
<h2>Parla con il medico </h2>
<p>Spesso quando il medico ci illustra i risultati di un test siamo così ansiosi che in realtà non riusciamo a seguire bene ciò che ci dice. È una reazione emotiva comprensibile, però se abbiamo l&#8217;impressione di non aver capito bene chiediamo delucidazioni. Alla stessa maniera se ci sentiamo a nostro agio facciamo stare con noi anche un&#8217;amico o un parente che possa ascoltare il medico.</p>
<h2>Non stressarti per l&#8217;attesa</h2>
<p>Se dobbiamo attendere qualche settimana per chiarire alcuni sospetti è normale, confrontiamoci con il nostro medico e con le sue richieste. Allo stesso modo se il dottore suggerisce uno screening qualche mese dopo non significa che siamo a rischio. Magari è un saggio eccesso di scrupolo.</p>
<h2>Non metterti a cercare su google</h2>
<p>Sul popolare motore di ricerca troverai tutto e il contrario di tutto quindi non è il caso di dar retta a ogni cosa che c&#8217;è, farebbe solo sorgere ansie e paure immotivate.</p>
<h2>Fai molte domande</h2>
<p>Se hai tante paure è naturale, non aver paura anche di chiedere. Consulta il tuo medico e chiedigli tutto quello che vuoi sapere, molto meglio parlare con lui che cercare sul web o parlare con persone non competenti della materia.</p>
<p>Secondo l&#8217;oncologo Umberto Veronesi <a href="https://www.ecoseven.net//?p=24490" target="_blank" rel="noopener noreferrer">la dieta vegetariana aiuterebbe a prevenire il cancro</a>.</p>
<p>a.po</p>
<p> </p>
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		<title>Come si generano i sogni?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Aug 2014 12:14:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[cervello]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[paura]]></category>
		<category><![CDATA[sogni]]></category>
		<category><![CDATA[sonno]]></category>
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					<description><![CDATA[Non esiste ancora una definizione biologica universalmente accettata dei sogni, ma gli scienziati ritengono che la maggior parte di essi si verifichi durante la fase REM del sonno.. Anche se non esiste ancora una definizione biologica universalmente accettata dei sogni, gli scienziati ritengono che, in generale, la maggior parte del processo onirico sia associabile alla [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-20051" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2014/08/images_igallery_resized_ambiente_sogni.cervello-12258-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>Non esiste ancora una definizione biologica universalmente accettata dei sogni, ma gli scienziati ritengono che la maggior parte di essi si verifichi durante la fase REM del sonno..</p>
<p>  <span id="more-20052"></span>  </p>
<p>Anche se non esiste ancora una definizione biologica universalmente accettata dei <strong>sogni</strong>, gli scienziati ritengono che, in generale, la maggior parte del processo onirico sia associabile alla fase REM del <strong>sonno</strong>, durante la quale un elettroencefalogramma rileva un&#8217;attività cerebrale paragonabile a quella della veglia. Ed è proprio questa particolare condizione del <strong>cervello</strong> che gli scienziati hanno analizzato maggiormente: si tratta infatti di una parte del ciclo <strong>sonno</strong>-veglia controllata  da un complesso di neuroni del sistema nervoso centrale, chiamato &#8216;sistema reticolare attivatore&#8217;.</p>
<p>I circuiti di questa rete neuronale, si estendono da tronco encefalico del <strong>cervello</strong>, e attraverso il talamo, arrivano fino alla corteccia cerebrale. Il sistema limbico nel mesencefalo, in particolare, gestisce le emozioni durante veglia e <strong>sonno</strong>, ed include l&#8217;amigdala, che è associata soprattutto alla <strong>paura</strong> ed è particolarmente attiva durante i <a href="https://www.ecoseven.net//?p=16562" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>sogni</strong></a>. La corteccia è invece responsabile del contenuto dei <strong>sogni</strong>. Infine, la corteccia visiva, situata nella parte posteriore del nostro <strong>cervello</strong> è molto attiva (così come altre parti della corteccia) durante la fase onirica e ci permette di focalizzare le immagini dei <strong>sogni</strong>.</p>
<p>Le uniche parti del <strong>cervello</strong> poco &#8216;attente&#8217; sono quelle dei lobi frontali, ossia quelle &#8216;zone&#8217; celebrali specializzate per programmare ed eseguire i movimenti fisici, percepire sensazioni somatiche e caratterizzazioni temporali, oltre che ad essere importanti per udito apprendimento e <strong>memoria</strong>. L&#8217;attività pressoché nulla dei lobi frontali del <a href="https://www.ecoseven.net//?p=13458" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>cervello</strong></a> durante la fase onirica, spiegherebbe quindi perché siamo così poco critici durante i <strong>sogni</strong>, accettando gli eventi più strani come se fossero reali.</p>
<p>(ml)</p>
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		<title>Salute: scoperti i meccanismi che regolano lo stress post traumatico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Jul 2014 11:43:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[animali]]></category>
		<category><![CDATA[cervello]]></category>
		<category><![CDATA[paura]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
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					<description><![CDATA[Un team di scienziati francesi dell&#8217;Inserm Magendie Neurocentre, avrebbe identificato parte di quei meccanismi del cervello che regolano la paura derivata da uno stress post traumatico Sono stati scoperti recentemente i meccanismi del cervello che regolano la paura derivata da uno stress post traumatico. Uno stress post traumatico, per intenderci, è quella profonda paura che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-19005" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2014/07/images_igallery_resized_benessere_paura.stress.post_.traumatico-11744-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>Un team di scienziati francesi dell&#8217;Inserm Magendie Neurocentre, avrebbe identificato parte di quei meccanismi del cervello che regolano la paura derivata da uno stress post traumatico</p>
<p>  <span id="more-19006"></span>  </p>
<p>Sono stati scoperti recentemente i meccanismi del <strong>cervello</strong> che regolano la <strong>paura</strong> derivata da uno <strong>stress</strong> post traumatico. Uno <strong>stress</strong> post traumatico, per intenderci, è quella profonda <strong>paura</strong> che proviamo di fronte a situazioni che rievocano nel nostro <strong>cervello</strong> eventi minacciosi o &#8216;scioccanti&#8217; provati nel passato. Ora, un gruppo scienziati francesi dell&#8217;Inserm Magendie Neurocentre, a Bordeaux, avrebbe identificato parte di quei meccanismi cerebrali alla base di questa espressione della <strong>paura</strong>. Con l&#8217;obiettivo di arrivare, un giorno, a &#8216;disinnescarla&#8217;.</p>
<p>I ricercatori infatti, grazie alla tecnica optogenetica (ossia quella scienza moderna che combina tecniche ottiche e genetiche di rilevazione, allo scopo di comprendere le modalità di elaborazione e trasformazione delle informazioni tra neuroni) avrebbe individuato degli schemi celebrali ricorrenti nei topi, in relazione a dei meccanismi di <strong>stress</strong> post traumatico &#8216;indotto&#8217;.</p>
<p>L&#8217;obiettivo della <strong>ricerca</strong>, in particolare, è stato quello di analizzare i comportamenti generati dalla <a href="https://www.ecoseven.net//?p=18915" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>paura</strong></a> e dalla memoria emotiva. Il team ha quindi utilizzato la luce artificiale per indurre l&#8217;attività delle cellule cerebrali degli <strong>animali</strong>. In questo modo gli scienziati hanno potuto stimolare gli impulsi del <strong>cervello</strong>, ed esaminare nel dettaglio come i circuiti neurali comunichino tra loro in situazioni di pericolo e forte stress emotivo. Nello specifico, è stato rilevato che l&#8217;inibizione di particolari neuroni in una zona della corteccia prefrontale dei topi determina la risposta alla <strong>paura</strong>. Si tratta di una reazione a catena, in cui l&#8217;inibizione di alcune cellule ne attiva altre, che a loro volta attivano le aree del <strong>cervello</strong> che poi portano all&#8217;espressione della <strong>paura</strong> negli individui.</p>
<p>Secondo gli scienziati, &#8216;la combinazione di diverse tecniche optogenetiche saranno in grado di spiegare meglio come le risposte alla <strong>paura</strong> si manifestano nel <a href="https://www.ecoseven.net//?p=13458" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>cervello</strong></a>, chiarendo quali circuiti celebrali le generano&#8217;. Questi studi, in poche parole, potrebbero facilitare lo sviluppo di nuovi trattamenti per i disturbi da stress post traumatico ed altre condizioni psichiatriche correlate.</p>
<p>(ml)</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Dolcetto o scherzetto? Tutto pronto per Halloween questa notte</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/news-ambiente/dolcetto-o-scherzetto-tutto-pronto-per-halloween-questa-notte/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Oct 2011 15:37:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[dolcetto]]></category>
		<category><![CDATA[dolcetto o scherzetto?]]></category>
		<category><![CDATA[Halloween]]></category>
		<category><![CDATA[notte delle streghe]]></category>
		<category><![CDATA[notte di Halloween]]></category>
		<category><![CDATA[paura]]></category>
		<category><![CDATA[scherzetto]]></category>
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					<description><![CDATA[Siete pronti per questa notte? Halloween è ormai diffusissima anche da noi. Le sue radici si perdono nella tradizione celtica ma oggi è solo un modo per festeggiare e dare spazio alla fantasia Festeggiare Halloween &#232; ormai diventata moda diffusa anche&#160;in Italia. Ma la festa, da molti considerata tradizione d&#8217;Oltreoceano,&#160;ha in realt&#224;&#160;origini che affondano nel [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-3503" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2011/10/images_igallery_resized_ambiente_zucca-di-halloween-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p class='sommario'>Siete pronti per questa notte? Halloween è ormai diffusissima anche da noi. Le sue radici si perdono nella tradizione celtica ma oggi è solo un modo per festeggiare e dare spazio alla fantasia</p>
<p> <span id="more-3504"></span>   </p>
<p>Festeggiare Halloween &egrave; ormai diventata moda diffusa anche&nbsp;in Italia. Ma la festa, da molti considerata tradizione d&rsquo;Oltreoceano,&nbsp;ha in realt&agrave;&nbsp;origini che affondano nel vecchio Continente.&nbsp;Il mondo celtico festeggiava la notte fra il 31 ottobre e il 1&deg; novembre come&nbsp;passaggio dall&rsquo;estate all&rsquo;inverno. In questa notte e solo in questa i morti&nbsp;tornavano ad avere contatto con il mondo dei vivi, ma i celti non ne avevano paura e&nbsp;lasciavano loro del cibo sulla tavola. Da qui la&nbsp;tradizione che vuole i bambini presentarsi alle porte dei vicini e chiedere &quot;dolcetto o scherzetto&quot; impersonando gli spiriti. E proprio gli emigranti, soprattutto irlandesi, portarono la loro &quot;festa&quot; negli Stati Uniti.</p>
<p>Usanze simili si ritrovano comunque in molte&nbsp;regioni del Mezzogiorno d&rsquo;Italia. In Sardegna, per esempio, in Sicilia o in Basilicata. questo&nbsp;stretto legame con&nbsp;le anime dei morti ha portato Halloween a diventare la notte delle streghe,&nbsp;la pi&ugrave; terrificante dell&rsquo;anno. Anche l&rsquo;usanza moderna di traverstirsi&nbsp;nasce dalla tradizione che i Celti avevano di festeggiare per 3 giorni mascherandosi con le pelli degli animali uccisi per esorcizzare e spaventare gli spiriti.</p>
<p>Ormai la notte di Halloween &egrave; pi&ugrave; che altro un&rsquo;occasione di festa. Si pu&ograve; dare spazio alla fantasia per realizzare abiti e dolcetti, organizzare una festa a tema e divertirsi in compagnia.</p>
<p> Per conoscere tutti gli appuntamenti nelle varie regioni italiane:</p>
<p><a href="http://www.regioni-italiane.com/notte-di-halloween.htm" target="_blank" rel="noopener">http://www.regioni-italiane.com/notte-di-halloween.htm</a></p>
<p>(alessandra severini)</p>
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