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	<title>Oxfam &#8211; Ecoseven</title>
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	<description>Notizie sulla mobilità ecosostenibile</description>
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		<title>La toilette che produce energia dall&#8217;urina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2015 13:59:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Bio Energy Centre Bristol]]></category>
		<category><![CDATA[Oxfam]]></category>
		<category><![CDATA[Rifugiati]]></category>
		<category><![CDATA[toilette]]></category>
		<category><![CDATA[West of England]]></category>
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					<description><![CDATA[La toilette energicamente autosufficiente potrebbe essere utile per scopi umanitari I bagni dell&#8217;università del West of England possono generare da soli l&#8217;elettricità di cui hanno bisogno per illuminarsi e l&#8217;ong Oxfam ne considera l&#8217;uso nei campi profughi. È un prototipo di toilette che dimostra come l&#8217;urina possa generare elettricità. Questo bagno è una pila a combustione [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" size-full wp-image-24465" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2015/03/images_igallery_resized_ambientetest_th__4_-14474-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p><span style="font-size: 12.1599998474121px; line-height: 1.3em;">La toilette energicamente autosufficiente potrebbe essere utile per scopi umanitari<br /></span></p>
<p>  <span id="more-24466"></span>  </p>
<p><span style="font-size: 12.1599998474121px; line-height: 1.3em;">I bagni dell&#8217;università del West of England possono generare da soli l&#8217;elettricità di cui hanno bisogno per illuminarsi e l&#8217;ong Oxfam ne considera l&#8217;uso nei campi profughi. </span><span style="font-size: 12.1599998474121px; line-height: 1.3em;">È un prototipo di toilette che dimostra come l&#8217;urina possa generare elettricità.</span></p>
<p>Questo bagno è una<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pila_a_combustibile_microbiologica" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> pila a combustione microbiologica</a> alimentata dai &#8216;bisogni&#8217; delle persone; al momento è a servizio degli studenti dell&#8217;Università del West of England di Bristol. Si basa su un sistema bio-elettrochimico che genera corrente imitando le interazioni batteriche che si trovano in natura.</p>
<p>&#8216;È provato che questo sistema per generare energia funziona&#8217; ha dichiarato al Guardian il prof. Ioannis Ieropoulos, direttore del <a href="http://www.brl.ac.uk/researchthemes/bioenergyself-sustaining.aspx" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Bio Energy Centre di Bristol</a>, convinto che questo progetto possa avere un grande impatto umanitario per i rifugiati.</p>
<p>La tecnologia si basa sui microbi che si nutrono dell&#8217;urina ed è totalmente verde dato che non serve energia creata da fonti fossili per illuminare le toilette.</p>
<p>L&#8217;urina prodotta ogni anno nel mondo sarebbe una fonte di energia economica e la fonte e &#8211; va da sé &#8211; non sarebbe difficile da reperire. <span style="font-size: 12.1599998474121px; line-height: 1.3em;">Il costo di questo bagno è di 830 euro.</span></p>
<p><span style="font-size: 12.1599998474121px; line-height: 1.3em;">Recentemente abbiamo trattato anche un&#8217;altra soluzione per il campi profughi:<a href="https://www.ecoseven.net//?p=23348" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> le casette IKEA per i rifugiati</a>.</span></p>
<p>a.po</p>
<p> </p>
<p> </p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Classifica: le nazioni in cui il cibo è più ricco, sano, nutriente e accessibile</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/news-ambiente/classifica-le-nazioni-in-cui-il-cibo-e-piu-ricco-sano-nutriente-e-accessibile/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Mar 2015 12:00:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[cibo]]></category>
		<category><![CDATA[classifica]]></category>
		<category><![CDATA[Oxfam]]></category>
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					<description><![CDATA[Nell&#8217;anno dell&#8217;expo dedicato al cibo diamo un&#8217;occhiata alla situazione nel pianeta. Bene l&#8217;Europa, male l&#8217;Africa Secondo la classifica stilata da Oxfam, i Paesi Bassi sono il paese dove si mangia meglio, cioè dove l&#8217;alimentazione è più ricca, sana, nutriente e accessibile. Maglia nera al Ciad, ultimo su 125 paesi presi in esame dall&#8217;indice Good enough [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-24364" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2015/03/images_igallery_resized_ambientetest_Classifica_cibo_nel_mondo-14421-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p><span style="font-size: 12.1599998474121px; line-height: 1.3em;">Nell&#8217;anno dell&#8217;expo dedicato al cibo diamo un&#8217;occhiata alla situazione nel pianeta. Bene l&#8217;Europa, male l&#8217;Africa<br /></span></p>
<p>  <span id="more-24365"></span>  </p>
<p><span style="font-size: 12.1599998474121px; line-height: 1.3em;">Secondo la <a href="http://www.oxfam.org.uk/what-we-do/good-enough-to-eat" target="_blank" rel="noopener noreferrer">classifica stilata da Oxfam</a>, i Paesi Bassi sono il paese dove si mangia meglio, cioè dove l&#8217;alimentazione è più ricca, sana, nutriente e accessibile. Maglia nera al Ciad, ultimo su 125 paesi presi in esame dall&#8217;indice Good enough to eat.</span></p>
<p>Il rapporto prende in considerazioni i dati di diverse organizzazioni, dalla Fao alla Banca Mondiale, all&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità.</p>
<p>I paesi europei sono quelli dove la disponibilità di cibo, il suon prezzo e la sua qualità sono migliori. Dopo i Paesi Bassi troviamo Francia e Svizzera; poi Austria, Danimarca, Svezia e Belgio. L’Italia è in ottava posizione. Secondo Elisa Bacciotti, direttrice delle campagne di Oxfam Italia, il nostro paese &#8216;potrebbe essere al primo posto, ma sempre più persone fanno fatica a mangiar sano e a far quadrare il bilancio: il costo della vita in generale è alto rispetto al reddito medio degli italiani&#8217;. </p>
<p>Tra le nazioni europee magra figura per il Regno Unito (tredicesimo); fuori dalle prime venti Stati Uniti e Giappone.</p>
<p><span style="font-size: 12.1599998474121px; line-height: 1.3em;">Purtroppo, come prevedibile, nelle ultime posizioni sono relegati i paesi africani: in coda alla classifica troviamo Burundi (119), Yemen (121) e Madagascar (122); qui la malnutrizione colpisce larga parte della popolazione.</span></p>
<p>Secondo Oxfam, il cibo nel mondo sarebbe sufficiente per sfamare tutti, ma la fame rimane una piaga. Per questo andrebbe cambiato il modo in cui il cibo viene distribuito. Bisogna considerare anche un&#8217;altra minaccia: il <a href="https://www.ecoseven.net//?p=23729" target="_blank" rel="noopener noreferrer">riscaldamento globale</a> che potrebbe far precipitare la situazione.</p>
<p>a.po</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Ebola, il virus contagia anche l&#8217;economia dei paesi coinvolti</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/canali/scienze/ebola-il-virus-contagia-anche-l-economia-dei-paesi-coinvolti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Nov 2014 13:40:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupazione]]></category>
		<category><![CDATA[ebola]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[guinea]]></category>
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		<category><![CDATA[Oxfam]]></category>
		<category><![CDATA[Oxfamitalia]]></category>
		<category><![CDATA[Sierra Leone]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;Ebola contagia anche le economie dei paesi coinvolti: dati allarmanti per povertà e disoccupazione in Africa occidentale Il dramma della malattia sta mettendo k.o. anche le fragili economie dei paesi africani vittime del contagio. &#8216;Secondo le stime della Banca Mondiale la diffusione dell&#8217;ebola costerà alla Sierra Leone 163 milioni di dollari (il 3,3% del Pil) e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-21865" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2014/11/images_igallery_resized_ambientetest_ebola-13158-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>L&#8217;Ebola contagia anche le economie dei paesi coinvolti: dati allarmanti per povertà e disoccupazione in Africa occidentale</p>
<p>  <span id="more-21866"></span>  </p>
<p><span style="line-height: 1.3em;">Il dramma della malattia sta mettendo k.o. anche le fragili economie dei paesi africani vittime del contagio. </span><span style="line-height: 1.3em;">&#8216;Secondo le stime della Banca Mondiale la diffusione dell&#8217;ebola costerà alla Sierra Leone 163 milioni di dollari (il 3,3% del Pil) e alla Liberia 66 milioni (il 12% del Pil)&#8221;, spiega Silvia Testi, responsabile dell&#8217;ufficio Africa di <a href="http://www.oxfamitalia.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Oxfam Italia</a>. &#8216;La chiusura </span><span style="line-height: 1.3em;">dei confini ha ridotto drasticamente il commercio transnazionale, mentre il lavoro agricolo è stato interrotto. Ne consegue che c&#8217;è meno cibo nei mercati locali e quello che c&#8217;è è molto più costoso. In alcune aree questo significa che le persone stanno già fronteggiando una grave scarsità di cibo, soprattutto in Liberia e Sierra Leone, due paesi dove l&#8217;agricoltura è più diffusa&#8217;.</span></p>
<p><span style="line-height: 1.3em;">In Liberia ad esempio la disoccupazione è cresciuta a dismisura, le scuole sono chiuse e i servizi sanitari sono interrotti. Questo significa ulteriore povertà, mancanza di lavoro e occasioni disviluppo che sfumano. Sempre secondo Oxfam, per contenere l&#8217;epidemia servirebbe un investimento da parte della comunità internazionale di un miliardo di dollari, una cifrà già stimata anche dalle Nazioni Unite. Senza fondi la situazione rischia di peggiorare perché non è possibile lavorare sulla prevenzione.</span></p>
<p>Sono oltre 13.700 i casi accertati di Ebola in Africa occidentale, di cui 5.235 in Sierra Leone, 6.535 in <span style="line-height: 1.3em;">Liberia e 1906 in Guinea. L&#8217;epidemia, con un tasso di mortalità intorno al 70%, ha già provocato oltre 5.000 vittime. Oxfam guarda al dramma anche sul medio-lungo periodo e i dati che rende noti sono allarmanti: &#8216;In Sierra Leone, Liberia e Guinea, dove si contano oltre 30 focolai epidemici, nel medio-lungo termine gli effetti dell&#8217;epidemia sui sistemi socio economici saranno infatti devastanti: sia a livello economico e quindi di sicurezza alimentare, che di stabilità sociale in una regione uscita di recente dalla guerra civile&#8217;</span></p>
<p>Nel frattempo è finito il periodo di isolamento per i due cooperanti rientrati il mese scorso dalla Sierra Leone. Il medico Paolo Setti Carraro e l&#8217;ostetrica Chiara Maretti stanno bene. Sono passati i 21 giorni di osservazione previsti dalle linee guida del Ministero della Salute, comunica l&#8217;associazione Medici con l&#8217;Africa Cuamm. I due erano stati rimpatriati il mese scorso: per cause non dipendenti dalla loro volontà erano a rischio contagio.  </p>
<p>a.po</p>
]]></content:encoded>
					
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