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	<title>emissioni &#8211; Ecoseven &#8211; Saper Vivere</title>
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	<description>Economia del Benessere e della Salute</description>
	<lastBuildDate>Thu, 30 Sep 2021 09:49:24 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Il più grave problema di salute pubblica del mondo!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Sep 2021 09:49:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[appello di 120 riviste]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[emissioni]]></category>
		<category><![CDATA[grave problema di salute pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[pandemia]]></category>
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					<description><![CDATA[L’appello congiunto di più di 220 riviste mediche del mondo Più di 220 delle principali riviste mediche del mondo hanno pubblicato un appello congiunto affinché la popolazione globale riduca immediatamente le emissioni di carbonio, sancendo che il cambiamento climatico è il più grave problema di salute pubblica al mondo. Come sappiamo, l&#8217;umanità sta già affrontando [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: left;" align="center"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-120451" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/09/demonstration-on-the-city-protesting-against-clima-86VGTUK.jpg" alt="grave problema " width="900" height="600" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/09/demonstration-on-the-city-protesting-against-clima-86VGTUK.jpg 900w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/09/demonstration-on-the-city-protesting-against-clima-86VGTUK-300x200.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/09/demonstration-on-the-city-protesting-against-clima-86VGTUK-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></h3>
<h3 style="text-align: left;" align="center">L’appello congiunto di più di 220 riviste mediche del mondo</h3>
<p><span id="more-120449"></span></p>
<p align="justify">Più di 220 delle principali riviste mediche del mondo hanno pubblicato un <strong>appello congiunto affinché la popolazione globale riduca immediatamente le emissioni di carbonio</strong>, sancendo che il cambiamento climatico è il più grave problema di salute pubblica al mondo.</p>
<p align="justify">Come sappiamo, l&#8217;umanità sta già affrontando minacce irreversibili per la salute pubblica, ma non fa che tenersi lontana dalla questione principale, ovvero che si devono iniziare a ridurre le emissioni per sperare di trovare una maniera di affrontare il problema del riscaldamento globale.</p>
<h4 align="justify">Anche la pandemia, seppure sia un problema mondiale gravissimo, ha aggravato la questione delle emissioni e dell&#8217;inquinamento, peggiorando lo stato del problema.</h4>
<p align="justify">Come racconta l&#8217;<a href="https://www.huffpost.com/entry/climate-change-threat-medical-journals_n_6135b3fce4b0f1b970631768" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Huffington Post</a>, l&#8217;appello delle riviste spiega che <strong>non possiamo aspettare la fine della pandemia per iniziare a ridurre le emissioni</strong>: la salute mondiale è stata già danneggiata dall&#8217;aumento della temperatura globale e dalla distruzione del mondo naturale e della biodiversità, il rischio è di arrivare al momento in cui sarà impossibile invertire la rotta.</p>
<p align="justify">Il nome completo dell&#8217;appello, pubblicato su <a href="https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMe2113200?query=featured_home" target="_blank" rel="noopener noreferrer">The England Journal of Medicine</a>, è &#8220;<em>Invito per un&#8217;azione di emergenza per limitare l&#8217;aumento della temperatura globale, ripristinare la biodiversità e proteggere la salute</em>&#8221; ed elenca alcuni dei problemi di salute che le temperature più elevate esacerbano, come la perdita della funzione renale, le complicazioni della gravidanza, le infezioni tropicali e le neoplasie dermatologiche.</p>
<h4 align="justify">Negli ultimi due decenni, i decessi legati al caldo sono aumentati di oltre il 50% nelle persone di età superiore ai 65 anni.</h4>
<p align="justify">Il <strong>riscaldamento globale sta anche minacciando la produzione agricola</strong>, portando all&#8217;insicurezza alimentare, alla malnutrizione nei paesi più poveri e nei quartieri più poveri all&#8217;interno dei paesi più sviluppati – che sono, tra l&#8217;altro, quelli che hanno contribuito meno al cambiamento climatico.</p>
<p align="justify">Le riviste mediche hanno chiesto equità, affermando che <strong>i paesi più ricchi maggiormente responsabili della nostra attuale crisi</strong> dovrebbero fare di più per sostenere i paesi a basso reddito.</p>
<h4 align="justify">Dopotutto, siamo tutti sulla stessa barca e &#8220;siamo globalmente forti quanto il nostro membro più debole&#8221;, dice l&#8217;invito all&#8217;azione.</h4>
<p align="justify">&#8220;<em>La più grande minaccia per la salute pubblica globale è il continuo fallimento dei leader mondiali nel mantenere l&#8217;aumento della temperatura globale al di sotto di 1,5° C e nel ripristinare la natura</em>&#8220;, hanno scritto.</p>
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		<title>I primi stivali al mondo realizzati con i fondi di caffè</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/canali/eco-invenzioni/i-primi-stivali-al-mondo-realizzati-con-i-fondi-di-caffe/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Aug 2021 18:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eco-invenzioni]]></category>
		<category><![CDATA[emissioni]]></category>
		<category><![CDATA[fondi di caffè]]></category>
		<category><![CDATA[fondi di caffè riciclati]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[scarpe da fondi di caffe]]></category>
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					<description><![CDATA[Arriva una linea di stivali impermeabili, realizzati con fondi di caffè e altri materiali eco-compatibili Anche le calzature, come altri capi di moda, sono fonte di rifiuti. Se solo ci mettessimo a pensare a tutte le paia di scarpe che possediamo e a quelle che buttiamo forse ci renderemmo conto di come sia possibile che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 align="center"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-114627" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/08/coffee-2124970_1280.jpg" alt="fondi di caffè" width="900" height="599" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/08/coffee-2124970_1280.jpg 900w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/08/coffee-2124970_1280-300x200.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/08/coffee-2124970_1280-768x511.jpg 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></h3>
<h3 style="text-align: left;" align="center">Arriva una linea di stivali impermeabili, realizzati con fondi di caffè e altri materiali eco-compatibili</h3>
<p><span id="more-114625"></span></p>
<p align="justify">Anche le calzature, come altri capi di moda, sono fonte di rifiuti. Se solo ci mettessimo a pensare a tutte le paia di scarpe che possediamo e a quelle che buttiamo forse ci renderemmo conto di come sia possibile che <strong>le discariche siano piene di calzature a base di petrolio scartate</strong>.</p>
<h4 align="justify">Il caffè, dal canto suo, non si esime dal contribuire allo spreco ambientale e non solo quello.</h4>
<p align="justify">I fondi di caffè – che sembrano innocui – quando sono in discarica rilasciano <strong>gas metano, che ha un effetto serra 28 volte superiore all&#8217;anidride carbonica</strong> e quindi inquinano molto anche loro.</p>
<p align="justify">Date queste informazioni, è molto interessante che il marchio di scarpe sostenibili <a href="https://ccilu.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Ccilu </a>abbia sviluppato una <strong>linea di stivali impermeabili e altamente resistenti allo sporco</strong> chiamata <a href="https://www.xpresolepanto.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">XpreSole Panto</a> e <strong>realizzata con fondi di caffè riciclati nelle caffetterie locali di Taiwan</strong> e altri materiali eco-compatibili.</p>
<p align="justify">La tecnologia sviluppata dall&#8217;azienda si traduce in un materiale brevettato per calzature ad alta tecnologia che viene utilizzato per realizzare questi stivali vegani certificati.</p>
<h4 align="justify">Il processo riduce al minimo lo spreco di caffè deviandolo dal flusso di rifiuti e riduce le emissioni di anidride carbonica e metano.</h4>
<p align="justify">Su una scala più ampia, l&#8217;innovazione ha anche il potenziale per ridurre sostanzialmente l&#8217;impatto ambientale, considerando che <strong>ogni paio di stivali accoglie il riciclo dei fondi di 15 tazze di caffè</strong>, che vengono deumidificati e macinati, quindi pellettizzati utilizzando la tecnologia brevettata XpreSole.</p>
<h4 align="justify">Il materiale viene quindi trasformato in tessuto utilizzato nella fodera e nella soletta degli stivali.</h4>
<p align="justify">Utilizzando la tecnologia di stampaggio a iniezione, il caffè pellettizzato viene utilizzato anche nell&#8217;intelaiatura e nella suola. In tutto, circa un terzo di ogni scarpa è costituito da fondi di caffè scartati.</p>
<p align="justify">Per completare il tema ecologico, l&#8217;azienda seleziona accuratamente i materiali aggiuntivi. Ad esempio, la soletta incorpora schiuma Ortholite realizzata con gomma riciclata e i lacci sono realizzati con bottiglie di plastica riciclate.</p>
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		<title>Che cos&#8217;è la &#8220;corrente del golfo&#8221; e perché dobbiamo temere la sua fine?</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/che-cose-la-corrente-del-golfo-e-perche-dobbiamo-temere-la-sua-fine/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Aug 2021 11:12:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[corrente del golfo]]></category>
		<category><![CDATA[emissioni]]></category>
		<category><![CDATA[fine della corrente del golfo]]></category>
		<category><![CDATA[golfo del messico]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[Oceano Atlantico]]></category>
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					<description><![CDATA[La corrente oceanica nota come &#8220;corrente del golfo&#8221; sta arrivando a un punto di non ritorno Secondo un articolo pubblicato sulla rivista Nature Climate Change, la corrente oceanica comunemente nota come Corrente del Golfo sta precipitando verso un terrificante punto di non ritorno. Come spiega The Guardian, questa corrente ha subito una quasi completa perdita di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: left;" align="center"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-114529" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/08/beach-5346146_1280.jpg" alt="corrente del golfo" width="800" height="533" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/08/beach-5346146_1280.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/08/beach-5346146_1280-300x200.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/08/beach-5346146_1280-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></h3>
<h3 style="text-align: left;" align="center">La corrente oceanica nota come &#8220;corrente del golfo&#8221; sta arrivando a un punto di non ritorno</h3>
<p><span id="more-114528"></span></p>
<p align="justify">Secondo un <a href="https://www.nature.com/articles/s41558-021-01097-4.epdf" target="_blank" rel="noopener">articolo</a> pubblicato sulla rivista Nature Climate Change, la corrente oceanica comunemente nota come Corrente del Golfo sta precipitando verso un terrificante punto di non ritorno.</p>
<p align="justify">Come spiega <a href="https://www.theguardian.com/environment/2021/aug/05/climate-crisis-scientists-spot-warning-signs-of-gulf-stream-collapse" target="_blank" rel="noopener noreferrer">The Guardian</a>, questa corrente <strong>ha subito una quasi completa perdita di stabilità nell&#8217;ultimo secolo</strong> e potrebbe essere vicina a un collasso che potrebbe minacciare la civiltà per come la conosciamo.</p>
<p align="justify">La forte corrente, che gli scienziati chiamano<strong> Atlantic Meridional Overturning Circulation</strong> (AMOC) porta acqua calda di superficie dal Golfo del Messico al nord dell&#8217;Oceano Atlantico e invia verso sud acqua fredda, profonda e a bassa salinità.</p>
<h4 align="justify">In sostanza, influenza il clima della costa orientale del Nord America e delle coste dell&#8217;Africa nordoccidentale e dell&#8217;Europa occidentale.</h4>
<p align="justify">Se si interrompesse, <strong>il livello del mare si alzerebbe sulla costa atlantica degli Stati Uniti, minacciando le città</strong>. Ciò potrebbe anche a <strong>decimare l&#8217;approvvigionamento alimentare mondiale</strong>, poiché influenzerebbe le precipitazioni dal Sud America all&#8217;India e all&#8217;Africa occidentale. Inoltre, <strong>le calotte glaciali antartiche e la foresta pluviale amazzonica sarebbero ancora più in difficoltà di quanto non siano già</strong>.</p>
<p align="justify">Come spiega l&#8217;articolo di Niklas Boers, grazie all&#8217;analisi dei dati di carotaggio del ghiaccio degli ultimi 100.000 anni, <strong>si è scoperto che l&#8217;AMOC ha uno stato veloce e forte e uno stato lento e debole</strong>.</p>
<h4 align="justify">Per millenni, si è mossa velocemente, ma con l&#8217;aumento delle temperature globali, potrebbe improvvisamente rallentare.</h4>
<p align="justify">Questo potrebbe accadere tra 10 anni o tra 50, nessuno sa quando perché non si sa quanta CO<sub>2 </sub>sia necessaria per distruggere l&#8217;AMOC.</p>
<p align="justify">Anche se questo studio non ci dà una data in cui potrebbe esserci il collasso della Corrente del Golfo, mostra che <strong>la sua destabilizzazione è già avvenuta e che siamo vicini a questa fine spaventosa</strong>. Anche in questo caso, l&#8217;unica cosa che possiamo fare per evitare che accada è <strong>tenere le emissioni più basse possibili</strong> perché più inquiniamo più aumentano le possibilità che questo terribile evento accada prima.</p>
<p align="justify">
]]></content:encoded>
					
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		<title>La svolta green di Google</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/la-svolta-green-di-google/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2020 18:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Amazon]]></category>
		<category><![CDATA[carbon free]]></category>
		<category><![CDATA[emissioni]]></category>
		<category><![CDATA[emissioni zero]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[green]]></category>
		<category><![CDATA[Microsoft]]></category>
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					<description><![CDATA[Compensando tutto il carbonio che abbia mai emesso, Google annuncia di aver saldato il suo conto con il pianeta Google ha annunciato di aver ora investito in un numero sufficiente di compensazioni di carbonio di alta qualità per eliminare completamente la sua impronta di carbonio. A quanto pare, infatti, l&#8217;azienda ha compensato tutto il carbonio che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-68118" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/google-485611_1280-e1601547812670.png" alt="google green" width="800" height="565" /></h3>
<h3>Compensando tutto il carbonio che abbia mai emesso, Google annuncia di aver saldato il suo conto con il pianeta</h3>
<p><span id="more-68117"></span></p>
<p><a href="https://sustainability.google/commitments/" target="_blank" rel="noopener">Google ha annunciato</a> di aver ora investito in un numero sufficiente di compensazioni di carbonio di alta qualità per eliminare completamente la sua impronta di carbonio. A quanto pare, infatti, l&#8217;azienda ha compensato tutto il carbonio che abbia mai emesso, dall&#8217;inizio della sua storia.</p>
<h4>Google è riuscita ad avere zero emissioni per la prima volta nel 2007.</h4>
<p>Ora l&#8217;obiettivo è che tutti gli uffici e i data center di Google funzionino con energia senza emissioni di carbonio entro il 2030.</p>
<p>&#8220;Faremo cose come accoppiare fonti di energia eolica e solare insieme e aumentare il nostro uso della batteria&#8221;, ha detto l&#8217;amministratore delegato Sundar Pichai, secondo la <a href="https://www.bbc.com/news/technology-54141899" target="_blank" rel="noopener">BBC</a>. &#8220;E stiamo lavorando a modi per applicare l&#8217;intelligenza artificiale per ottimizzare la nostra domanda di elettricità e le previsioni&#8221;.</p>
<h4>Il piano di Pichai potrebbe creare 12.000 posti di lavoro in più nei prossimi cinque anni.</h4>
<p>&#8220;L&#8217;annuncio di oggi, combinato con la promessa di Google a maggio di non creare più soluzioni di intelligenza artificiale per l&#8217;esplorazione di petrolio e gas a monte, mostra che <strong>Google prende sul serio il proprio ruolo nella lotta al cambiamento climatico</strong>&#8220;, ha affermato Elizabeth Jardim, senior corporate campaigner per Greenpeace USA.</p>
<p>Questa è ovviamente una buona notizia. Tuttavia, <strong>l&#8217;idea di compensare tutto l&#8217;uso passato di carbonio da parte dell&#8217;azienda potrebbe non reggere se la si guarda più da vicino</strong>. Finora gli offset di Google si sono concentrati sulla cattura del gas naturale che fuoriesce dalle discariche e dagli allevamenti di suini.</p>
<h4>Come sottolinea la BBC, non è qualcosa che i governi dovrebbero già fare?</h4>
<p>Inoltre, anche piantare gli alberi per catturare l&#8217;anidride carbonica – una popolare strategia di compensazione – ha i suoi problemi, come garantire che quegli alberi non brucino mai o non vengano mai abbattuti.</p>
<p>In ogni caso, <strong>anche gli altri giganti della tecnologia hanno annunciato piani per ridurre o eliminare il loro utilizzo di carbonio</strong>.</p>
<h4>Microsoft prevede di essere carbon-negative entro il 2030.</h4>
<p>Amazon ha detto che sarà a impatto zero entro il 2040 e Apple prevede di avere un business e una catena di fornitura manifatturiera completamente carbon neutral entro il 2030.</p>
<p>La speranza, ovviamente, è che tutto questo generi ispirazione ed emulazione.</p>
<p>Speriamo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Come sarà il futuro della Terra?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2020 18:00:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[emissioni]]></category>
		<category><![CDATA[futuro della terra]]></category>
		<category><![CDATA[green]]></category>
		<category><![CDATA[lockdown]]></category>
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					<description><![CDATA[Secondo gli esperti i 6 mesi dopo il lockdown determineranno il futuro della Terra Ci sono state grandi discussioni sia durante il lockdown che dopo, in merito a quello che siamo riusciti a vedere del mondo mentre eravamo bloccati dentro casa. La quarantena e il conseguente blocco del traffico e di molte industrie ha fatto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-61065" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/06/earth-1617121_1280.jpg" alt="futuro della terra" width="800" height="449" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/06/earth-1617121_1280.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/06/earth-1617121_1280-300x168.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/06/earth-1617121_1280-768x431.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></h3>
<h3>Secondo gli esperti i 6 mesi dopo il lockdown determineranno il futuro della Terra</h3>
<p><span id="more-61063"></span></p>
<p>Ci sono state grandi discussioni sia durante il lockdown che dopo, in merito a quello che siamo riusciti a vedere del mondo mentre eravamo bloccati dentro casa.</p>
<p><strong>La quarantena e il conseguente blocco del traffico e di molte industrie ha fatto prendere una grande respiro alla Terra</strong>: le emissioni sono diminuite, le immagini satellitari ci hanno mostrato un pianeta per come non lo vedevamo da decenni e gli animali selvatici sono venuti a farci visita nelle città.</p>
<h4>Secondo gli scienziati, però, i livelli di anidride carbonica potrebbero riaumentare in un batter d&#8217;occhio geologico.</h4>
<p>A <a href="https://www.theguardian.com/environment/2020/jun/18/world-has-six-months-to-avert-climate-crisis-says-energy-expert" target="_blank" rel="noopener"><em>The Guardian</em></a>, Fatih Birol, il direttore esecutivo della International Energy Agency (<a href="https://www.iea.org/" target="_blank" rel="noopener">IEA</a>), ha detto che dà al mondo <strong>sei mesi per rimettersi in carreggiata dopo il lockdown ed evitare che il danno che stiamo provocando al pianeta diventi irreversibile</strong>.</p>
<p>«Quest&#8217;anno è l&#8217;ultima occasione che abbiamo, se non vogliamo vedere un rimbalzo del carbonio», ha detto Birol al giornale. «<strong>I prossimi tre anni determineranno il corso dei prossimi 30 e oltre</strong>».</p>
<h4>È questo è il motivo per cui gli esperti stanno esortando i governi a disporre di pacchetti di recupero sostenibili.</h4>
<p>L&#8217;IEA ha pubblicato un report su queste tematiche spiegando che,<strong> per poter arrivare a una ripresa green, si deve privilegiare la creazione di più posti di lavoro ecologici</strong> anziché il ritorno all&#8217;economia a basse emissioni di carbonio, cercando di riformare la generazione e il consumo di energia con la costruzione di parchi eolici e solari e l&#8217;adeguamento degli edifici esistenti per migliorarne l&#8217;efficienza energetica.</p>
<h4>Ad aprile, le emissioni globali di biossido di carbonio erano scese in media del 17%. Sfortunatamente, sono già schizzate al 5% rispetto ai livelli del 2019.</h4>
<p>Birol non è il solo a chiedere una ripresa green: <strong>gli esperti di tutto il mondo stanno sollecitando una riforma</strong>. Speriamo che vengano ascoltati.</p>
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		<title>Il Coronavirus e il calo delle emissioni di carbonio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2020 06:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[abbassamento]]></category>
		<category><![CDATA[CO2]]></category>
		<category><![CDATA[COVID19]]></category>
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					<description><![CDATA[Secondo un nuovo studio, la pandemia ha fatto calare del 17% le emissioni giornaliere globali di carbonio Si è parlato quasi immediatamente di come la pandemia causata dal Coronavirus abbia permesso al pianeta di prendersi una pausa dall&#8217;inquinamento costante che viene prodotto dalle attività umane. Ovviamente, non era questa la maniera in cui ci immaginavamo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-57977" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/05/pollution-4796858_1280.jpg" alt="emissioni" width="795" height="397" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/05/pollution-4796858_1280.jpg 795w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/05/pollution-4796858_1280-300x150.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/05/pollution-4796858_1280-768x384.jpg 768w" sizes="(max-width: 795px) 100vw, 795px" /></h3>
<h3>Secondo un nuovo studio, la pandemia ha fatto calare del 17% le emissioni giornaliere globali di carbonio</h3>
<p><span id="more-57975"></span></p>
<p>Si è parlato quasi immediatamente di come<strong> la pandemia causata dal Coronavirus abbia permesso al pianeta di prendersi una pausa dall&#8217;inquinamento costante</strong> che viene prodotto dalle attività umane. Ovviamente, non era questa la maniera in cui ci immaginavamo di fare qualcosa per il pianeta.</p>
<p>Eppure, secondo un <a href="https://www.nature.com/articles/s41558-020-0797-x" target="_blank" rel="noopener">nuovo studio</a> condotto dagli scienziati della University of East Anglia nel Regno Unito,<strong> le emissioni giornaliere di carbonio sono diminuite di un sorprendente 17%</strong> proprio a causa della pandemia di Coronavirus.</p>
<h4>L&#8217;ultima volta che sono stati rivelati livelli così bassi è stato nel 2006.</h4>
<p>«Il confinamento della popolazione ha portato a drastici cambiamenti nel consumo di energia e nelle emissioni di CO<sub>2</sub>», ha detto in un <a href="https://phys.org/news/2020-05-covid-crisis-global-carbon-emissions.html" target="_blank" rel="noopener">comunicato stampa</a> Corinne Le Quéré, professoressa presso la University of East Anglia e autrice principale dello studio pubblicato sulla rivista <em>Nature Climate Change</em>.</p>
<p>Secondo lo studio, i cambiamenti più significativi nelle emissioni sono stati osservati in Cina, negli Stati Uniti e in Europa.</p>
<p><strong>Il calo è stato così sostanziale che metterebbe le nazioni del mondo su una buona traiettoria per raggiungere gli obiettivi climatici</strong> che sono stati delineati nell&#8217;accordo di Parigi delle Nazioni Unite.</p>
<p>Sfortunatamente, però, è molto improbabile che questo calo duri.</p>
<p>«È probabile che queste riduzioni estreme siano temporanee, poiché non riflettono cambiamenti strutturali nei sistemi economici, di trasporto o energetici», ha detto Le Quéré. Aggiungendo che «la misura in cui i leader mondiali considerano i cambiamenti climatici quando pianificano le loro risposte economiche post COVID-19 influenzerà i percorsi globali delle emissioni di CO<sub>2</sub> per i decenni a venire».</p>
<p><strong>Per mantenere basse le emissioni di carbonio, gli amministratori locali potrebbero incoraggiare cose come camminare, andare in bicicletta e usare biciclette elettriche</strong>, che tendono anche ad essere «molto più economiche e migliori per il benessere e la qualità dell&#8217;aria rispetto alla costruzione di strade, e preservano il distanziamento sociale», secondo Le Quéré.</p>
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		<title>E se fosse il deserto del Sahara il nostro futuro climatico?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2020 18:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[emissioni]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>
		<category><![CDATA[gas serra]]></category>
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					<description><![CDATA[Secondo un nuovo modello climatico, nel 2070 un quinto della Terra potrebbe essere caldo come il Sahara Racconta The Earther che, entro il 2070, circa tre miliardi di persone potrebbero essere costrette a fuggire dalle proprie case per tentare di sopravvivere a delle temperature infernali che vedrebbero un quinto della Terra essere caldo come il deserto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-57622" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/05/desert-1748462_1280.jpg" alt="sahara" width="800" height="450" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/05/desert-1748462_1280.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/05/desert-1748462_1280-300x169.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/05/desert-1748462_1280-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></h3>
<h3>Secondo un nuovo modello climatico, nel 2070 un quinto della Terra potrebbe essere caldo come il Sahara</h3>
<p><span id="more-57621"></span></p>
<p>Racconta <a href="https://earther.gizmodo.com/a-third-of-the-worlds-population-could-be-blanketed-in-1843244829" target="_blank" rel="noopener">The Earther</a> che, entro il 2070, <strong>circa tre miliardi di persone potrebbero essere costrette a fuggire dalle proprie case per tentare di sopravvivere a delle temperature infernali</strong> che vedrebbero un quinto della Terra essere caldo come il deserto del Sahara.</p>
<p>È una prospettiva particolarmente terribile per l&#8217;umanità. Soprattutto perché <strong>renderebbe i terreni agricoli incapaci di coltivare le colture di base</strong> su cui facciamo affidamento, ma anche perché renderebbe invivibile parte del mondo così per come lo conosciamo.</p>
<p>La previsione si basa su un modello climatico che racconta <strong>un&#8217;umanità che</strong> non solo non riesce ad affrontare i cambiamenti climatici, ma <strong>continua ad aumentare le emissioni di gas serra nel tempo</strong>.</p>
<p>Lo <a href="https://www.pnas.org/content/early/2020/04/28/1910114117" target="_blank" rel="noopener">studio</a>, pubblicato su <em>Proceedings of the National Academy of Sciences, </em>mostra come le regioni di alcuni continenti abitati diventeranno totalmente inospitali, specialmente in Brasile, Nord Africa e India. Nel frattempo, vaste aree della Russia, del Canada e dell&#8217;Artico svilupperanno gradualmente climi temperati.</p>
<p>Questo, ovviamente innescherà un grande esodo e, mentre diverse parti del mondo supereranno la soglia di temperatura abitabile, un numero enorme di rifugiati climatici dovrà fuggire verso paesi che presentano un ambiente più accogliente.</p>
<p>Ciò significa che, a meno che il cambiamento climatico non sia completamente combattuto su scala internazionale, <strong>quasi la metà delle persone sulla Terra dovrà sradicarsi e trovare una nuova casa nei prossimi decenni</strong>.</p>
<p>Dobbiamo stare molto attenti, in mezzo a questo pandemia, a non dimenticarci, c<a href="https://www.ecoseven.net/ambiente/clima-vs-covid-19/">ome ha detto il segretario delle Nazioni Unite</a>, che abbiamo anche un&#8217;altra grande battaglia da combattere.</p>
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		<title>Cosa succederà al nostro mare se non ridurremo le emissioni di CO2?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2020 18:00:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[acidificazione mare]]></category>
		<category><![CDATA[CO2]]></category>
		<category><![CDATA[emissioni]]></category>
		<category><![CDATA[ischia]]></category>
		<category><![CDATA[mare]]></category>
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					<description><![CDATA[Uno studio italiano ha valutato gli effetti dell’acidificazione delle acque analizzando una pianta di mare delle coste di Ischia Un nuovo studio italiano, frutto della collaborazione scientifica tra il Dipartimento di Biologia ambientale della Sapienza e la Stazione zoologica Anton Dohrn di Napoli, ha osservato e valutato gli effetti della acidificazione delle acque su una [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-52313" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/05/plants-691608_1280.jpg" alt="mare" width="798" height="424" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/05/plants-691608_1280.jpg 798w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/05/plants-691608_1280-300x159.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/05/plants-691608_1280-768x408.jpg 768w" sizes="(max-width: 798px) 100vw, 798px" /></h3>
<h3>Uno studio italiano ha valutato gli effetti dell’acidificazione delle acque analizzando una pianta di mare delle coste di Ischia</h3>
<p><span id="more-52312"></span></p>
<p>Un nuovo studio italiano, frutto della collaborazione scientifica tra il <strong>Dipartimento di Biologia ambientale della Sapienza</strong> e la <a href="http://www.szn.it/index.php/en/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Stazione zoologica Anton Dohrn</strong></a> di Napoli, ha osservato e valutato gli effetti della acidificazione delle acque su una pianta marina delle coste di Ischia.</p>
<p><strong>L’aumento dell’anidride carbonica</strong> (CO2) <strong>nell’atmosfera</strong> a causa principalmente della deforestazione operata dall’uomo, dell’uso di combustili fossili e di altre emissioni di natura antropica, <strong>produce effetti devastanti anche sugli oceani. </strong></p>
<p>Per sua natura il mare assorbe CO2 dall&#8217;atmosfera. Ma una maggiore concentrazione di questo composto innesca una serie di reazioni chimiche che riducono il pH dell’acqua, aumentandone l’acidità.</p>
<p><strong>Ciò causa impatti diffusi che potrebbero compromettere il ruolo ecologico e le funzionalità di interi ecosistemi. </strong></p>
<p>Intorno alle coste di Ischia sono presenti alcuni siti, chiamati <em>vents</em>, con emissioni di CO2 naturale di origine vulcanica. Questi acidificano localmente le acque e rappresentano dei “laboratori naturali” per studiare l’adattamento di singole specie, comunità ed ecosistemi all’acidificazione marina.</p>
<h4><strong>Questo studio ha interessato due sistemi di vents (Castello e Vullatura) e una zona di controllo lungo le stesse coste. </strong></h4>
<p>Qui i ricercatori hanno messo sotto la lente d’ingrandimento le praterie sottomarine formate dalla Posidonia. <strong>Hanno dimostrato come il ridotto livello di pH influisca negativamente</strong> non tanto sulla crescita della pianta (anzi le praterie risultano addirittura più dense nei siti acidificati rispetto a quelli caratterizzati da pH naturali) quanto sull’intero ecosistema associato.</p>
<p>“<em>Abbiamo riscontrato i segni dell’acidificazione nelle foglie, che si presentano significativamente più corte rispetto a quelle che si formano in condizioni di acidità normale</em>. <em>Questo perché</em> &#8211; spiega <strong>Edoardo Casoli</strong> del gruppo Sapienza &#8211; <em>i ridotti livelli di pH influiscono sulla comunità epifita che vive sulle foglie della Posidonia, causando, da una parte, la scomparsa di alghe rosse, molluschi, echinodermi e di tutti gli organismi capaci di fissare il carbonato di calcio nei loro gusci e scheletri, e favorendo, dall’altra, l’adattamento di organismi non calcificanti, come alghe brune filamentose, idrozoi e tunicati</em>”.</p>
<p>I ricercatori hanno quindi analizzato la frequenza dei morsi delle salpe sulle foglie, confermando che la loro ridotta lunghezza è dovuta a una più intensa attività di pascolo di questi pesci, che trovano in questi siti una risorsa in maggiore quantità e più appetibile.</p>
<p>Lo studio mette in evidenza come <strong>una sostanziale alterazione dei livelli di acidità delle acque generi una serie di effetti a cascata che potrebbero compromettere l’intero ecosistema</strong>. Per il Mare Nostrum, la perdita di biodiversità delle praterie di Posidonia potrebbe avere ricadute sociali ed economiche importanti.</p>
<p>“Il vantaggio di questi risultati &#8211; conclude Giandomenico Ardizzone, coordinatore del team Sapienza &#8211; consiste nel fatto che questi siti sono delle vere e proprie “finestre sul futuro” per osservare i possibili scenari ecologici dei mari, sulla base dei valori di pH previsti da alcuni modelli geochimici per il non lontano 2100”.</p>
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		<title>L&#8217;impatto ambientale dell&#8217;industria della moda</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/inquinamento/limpatto-ambientale-dellindustria-della-moda/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2020 06:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[emissioni]]></category>
		<category><![CDATA[fast fashion]]></category>
		<category><![CDATA[gas serra]]></category>
		<category><![CDATA[industria della moda]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
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					<description><![CDATA[Abbiamo bisogno di un nuovo approccio per fare e comprare vestiti perché l&#8217;attuale sistema dell&#8217;industria della moda è insostenibile Rivedere il nostro approccio ai vestiti dovrebbe essere una priorità assoluta, secondo un nuovo report, pubblicato sulla rivista Nature Reviews Earth &#38; Environment, che ci offre una panoramica degli impatti ambientali dell&#8217;industria della moda. Lo scopo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-52227" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/04/store-984393_1280.jpg" alt="industria della moda" width="796" height="434" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/04/store-984393_1280.jpg 796w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/04/store-984393_1280-300x164.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/04/store-984393_1280-768x419.jpg 768w" sizes="(max-width: 796px) 100vw, 796px" /></h3>
<h3>Abbiamo bisogno di un nuovo approccio per fare e comprare vestiti perché l&#8217;attuale sistema dell&#8217;industria della moda è insostenibile</h3>
<p><span id="more-52226"></span></p>
<p>Rivedere il nostro approccio ai vestiti dovrebbe essere una priorità assoluta, secondo un nuovo <a href="https://www.nature.com/articles/s43017-020-0039-9" target="_blank" rel="noopener">report</a>, pubblicato sulla rivista <em>Nature Reviews Earth &amp; Environment, </em>che ci offre una panoramica degli impatti ambientali dell&#8217;industria della moda.</p>
<p>Lo scopo è di esortare le aziende, i governi e i consumatori a riesaminare il modello attuale di fare affari.</p>
<p>E ad abbracciare alternative come produzione, rivendita, riparazione e riciclaggio più lenti e di qualità superiore, nonché processi di produzione più sicuri.</p>
<p>Anche se il numero è stato molto discusso, il gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (<a href="https://www.ipcc.ch/" target="_blank" rel="noopener">IPCC</a>) afferma che <strong>l&#8217;industria della moda è responsabile del 10% delle emissioni globali di gas serra.</strong></p>
<h4>Secondo gli autori dello studio, è seconda in questo solo al settore dell&#8217;aviazione.</h4>
<p>I vestiti sono prodotti da una lunga e complessa catena di fornitura che inizia con l&#8217;agricoltura. Prosegue con la produzione petrolchimica (per le fibre sintetiche), la lavorazione chimica dei tessuti e la produzione di capi di abbigliamento e termina con la consegna ai negozi e alle successive vendite.</p>
<h4>Coinvolge circa 300 milioni di persone lungo la strada, dagli agricoltori agli addetti all&#8217;abbigliamento, fino al personale della vendita al dettaglio.</h4>
<p>La quantità di risorse consumate è enorme. <strong>Sono necessarie in media 200 tonnellate di acqua per produrre una tonnellata di tessuto</strong>. Il cotone è il raccolto più piccolo, che richiede il 95% dell&#8217;acqua utilizzata per l&#8217;irrigazione delle colture tessili. Ciò ha comportato carenze idriche in molti paesi.</p>
<h4>Gran parte dell&#8217;acqua sporca utilizzata nella lavorazione tessile viene scaricata negli stessi corsi d&#8217;acqua che forniscono cibo e sostentamento a molti locali.</h4>
<p>Inoltre <strong>è un&#8217;industria ad alta intensità chimica. </strong>Usa pesantemente pesticidi e altri prodotti chimici, ed emette moltissimo con le sue catene di approvvigionamento, produzione e trasporto.</p>
<p>Gli autori spiegano che «sia i processi di produzione che gli atteggiamenti di consumo devono essere modificati», creando nuovi paradigmi e facendo nuove scelte, se non vogliamo che la distruzione del pianeta dipenda (anche) dai nostri armadi strapieni di vestiti.</p>
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		<title>Il Coronavirus e l&#8217;aria inquinata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Mar 2020 09:00:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[carbonio]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
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		<category><![CDATA[fumo]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;inquinamento atmosferico potrebbe rendere il Covid-19 ancora più pericoloso. Alcuni esperti climatici stanno ipotizzando che vivere in aree ad alto inquinamento atmosferico potrebbe peggiorare i casi di Covid-19. E anche che il fumo potrebbe peggiorare gli effetti del virus. «Dato quello che sappiamo ora, è molto probabile che per le persone che sono esposte a [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-49855" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/03/power-plant-4685972_1280.jpg" alt="inquinamento atmosferico coronavirus" width="799" height="436" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/03/power-plant-4685972_1280.jpg 799w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/03/power-plant-4685972_1280-300x164.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/03/power-plant-4685972_1280-768x419.jpg 768w" sizes="(max-width: 799px) 100vw, 799px" /></h3>
<h3>L&#8217;inquinamento atmosferico potrebbe rendere il Covid-19 ancora più pericoloso.</h3>
<p><span id="more-49854"></span></p>
<p>Alcuni esperti climatici stanno ipotizzando che vivere in aree ad alto <strong>inquinamento atmosferico</strong> potrebbe peggiorare i casi di Covid-19. E <strong>anche che il fumo potrebbe peggiorare gli effetti del virus</strong>.</p>
<p>«Dato quello che sappiamo ora, è molto probabile che per <strong>le persone che sono esposte a più inquinamento atmosferico e che fumano prodotti del tabacco sia peggio se vengono infettate dal Covid-19 rispetto a quelle che respirano aria più pulita e che non fumano</strong>», ha detto al <a href="https://www.washingtonpost.com/climate-environment/2020/03/15/smoking-air-pollution-coronavirus/" target="_blank" rel="noopener">Washington Post</a> Aaron Bernstein, direttore ad interim del Center for Climate, Health and the Global Environment della Harvard T.H. Chan School of Public Health.</p>
<p>Poiché non sono stati ancora condotti studi su larga scala per collegare l&#8217;inquinamento atmosferico al virus, l&#8217;opinione di Bernstein rimane solo un&#8217;ipotesi, sulla quale però vale la pena ragionare.</p>
<p><strong>Alcune delle regioni più inquinate del mondo</strong>, infatti, <strong>hanno visto il maggior numero di vittime di Coronavirus</strong> – per esempio, le aree urbane densamente popolate di Iran e Cina, dove la qualità dell&#8217;aria, racconta <a href="https://www.usnews.com/news/best-countries/articles/2020-03-16/commentary-pollution-in-italy-china-and-iran-worsens-the-coronavirus-impact" target="_blank" rel="noopener">US News</a>, è così pessima che le persone che vivono a Teheran o nella provincia cinese di Hebei inalano abitualmente una quantità di inquinamento atmosferico equivalente al fumare un pacchetto di sigarette al giorno.</p>
<p>Anche se non siamo a quegli stessi livelli, un altro luogo che è stato fortemente colpito, ovvero il Nord Italia, è una delle aree più inquinate d&#8217;Europa.</p>
<p>Per quanto riguarda invece la possibile correlazione tra fumo e mortalità causata dal Covid-19, <strong>i ricercatori hanno trovato i risultati peggiori tra i fumatori che soffrivano di sindrome respiratori</strong>a, sia in Medio Oriente che in Corea del Sud.</p>
<p>La polmonite, a cui i fumatori sono spesso molto sensibili, infatti, è risultata essere a volte parte dei gravi casi di coronavirus.</p>
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