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	<title>emilia romagna &#8211; Ecoseven &#8211; Saper Vivere</title>
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		<title>I borghi più belli d’Italia: Emilia Romagna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Apr 2024 10:08:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggiare]]></category>
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					<description><![CDATA[Tradizione e sapori ma anche accoglienza e motori Terra di sapori e di motori, di tradizioni e accoglienza consolidate nel tempo. Peculiarità che si presentano anche nei borghi dell’Emilia- Romagna, a cominciare proprio dalla Riviera Romagnola, uno degli esempi più significativi dello sviluppo turistico di questa regione. E proprio da qui, quasi al confine con [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 align="center"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/08/san-leo-6236281_1280.jpg" alt="san leo emilia romagna" width="800" height="450" /></h3>
<h2 style="text-align: left;" align="center">Tradizione e sapori ma anche accoglienza e motori</h2>
<p><span id="more-114324"></span></p>
<p align="justify">Terra di sapori e di motori, di tradizioni e accoglienza consolidate nel tempo. Peculiarità che si presentano anche nei borghi dell’Emilia- Romagna, a cominciare proprio dalla Riviera Romagnola, uno degli esempi più significativi dello sviluppo turistico di questa regione.</p>
<h3 align="justify">E proprio da qui, quasi al confine con le Marche, ecco <a href="https://borghipiubelliditalia.it/borgo/san-giovanni-in-marignano/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">San Giovanni in Marignano</a>.</h3>
<p align="justify">Borgo fortificato, è sorto per difendere il tesoro della dea Cerere, protettrice dei raccolti, in cui grano e cereali venivano ammassati nei depositi sotterranei.</p>
<p align="justify">Ma i campi pulsano ancora intorno al paese e il vecchio borgo sta sempre dentro le antiche colline dei Malatesta alle spalle e la brezza del mare di fronte, uno splendido recinto che gli ha creato la storia.</p>
<p align="justify">Mietitura, trebbiatura, falciatura, oggi, sono riti dimenticati: rimane solo il ricordo della <strong>Notte delle Streghe</strong>, dal <strong>19</strong> al <strong>23 giugno</strong> che rievoca le tradizioni popolari, i riti della <strong>Notte di San Giovanni</strong> e le celebrazioni legate al solstizio d’estate, quando le streghe facevano sosta a <strong>San Giovanni in Marignano</strong> nel loro viaggio verso B<strong>enevento</strong>. Spettacoli, animazioni, scenografie, punti ristoro e mercatino per rivivere antiche fascinazioni.</p>
<p align="justify">San Giovanni è Città del Vino e fa parte del <strong>Consorzio Strada dei Vini e dei Sapori dei Colli di Rimini</strong>. E proprio con il <strong>Capodanno del Vino</strong>, la quarta domenica di settembre, si dà il benvenuto al vino nuovo recuperando le tradizioni popolari campestri come la gara della pigiatura, la “rustida” di pesce, il mercatino e la degustazione di vini e prodotti tipici</p>
<h3 align="justify">Entrati nel borgo fortificato si attraversa la “via di mezzo” sulla quale si affacciano pregevoli edifici sette-ottocenteschi.</h3>
<p align="justify">La via principale è asse di simmetria per le vie secondarie che l’intersecano o le corrono in parallelo, dividendosi in lato mare e lato monte, secondo un disegno geometrico che risale al <strong>Quattrocento</strong>, quando i <strong>Malatesta</strong> ristrutturarono l’originario impianto urbano duecentesco.</p>
<p align="justify">Nel borgo si incontrano tre notevoli edifici: la chiesa di San Pietro, citata dal 1348, ma dovrebbe essere coeva alla fondazione del castello, quindi duecentesca e si presenta oggi nell’ultima ristrutturazione, avvenuta a metà Settecento.</p>
<p align="justify">Il teatro Massari, uno degli splendidi edifici ottocenteschi così frequenti in Romagna. In origine oratorio della Confraternita del Rosario, fu adibito alle scene nel 1821 e radicalmente restaurato nel 1855 fino a trasformarlo nel tipico teatro all’italiana a ferro di cavallo con due ordini di palchi.</p>
<p align="justify">E poi <strong>Palazzo Corbucci</strong> che fu <strong>residenza </strong>di<strong> Malatesta</strong> <strong>de’ Malatesti</strong>, signore di Pesaro, nella seconda metà del Trecento. Dopo vari passaggi di proprietà, fu acquistato da Pietro Corbucci nel 1812 e recentemente passato all’Amministrazione comunale.</p>
<p align="justify"><strong>San Giovanni</strong> è la porta della <strong>Valle del Conca</strong> che presenta un paesaggio ancora prevalentemente agricolo, con intere colline coltivate e case rurali sparse, emblema delle terre malatestiane, che comprendono anche la vicina <strong>Valle del Marecchia</strong>.</p>
<p align="justify">Qui si trova la Romagna più vera, ricca di castelli, rocche, tradizioni. Un territorio di colline morbide e arrotondate a due passi dal mare, dove natura, cultura e gastronomia trovano la perfetta sintesi.</p>
<h3 align="justify">Poco distante <a href="https://borghipiubelliditalia.it/borgo/montegridolfo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Montegridolfo</a> estremo lembo di Romagna un tempo baluardo a guardia del crinale che separa il versante romagnolo da quello marchigiano.</h3>
<p align="justify">Storicamente conteso da <strong>Malatesta</strong>, <strong>Montefeltro</strong>, <strong>Borgia</strong>, ha conservato orgogliosamente la parlata e i costumi della bassa Romagna.</p>
<p align="justify">L’impianto urbanistico è ancora quello medievale: il terrapieno è circondato da forti mura fiancheggiate da torrioni, e dentro le mura vi sono strette stradine su cui si affacciano le casette, alcune abitate come residenza principale, altre utilizzate come strutture ricettive.</p>
<p align="justify"><strong>Palazzo Viviani</strong>, infatti, antica dimora signorile, è oggi un apprezzato albergo-ristorante. Nella piazzetta, la cappellina Viviani e una “<strong>Madonnina nera</strong>”, collocata nella parete della casa a fianco, sono quanto resta della duecentesca chiesa di Sant’Agostino distrutta dagli eventi bellici del <strong>1944</strong>.</p>
<p align="justify">Verso valle si incontra la chiesa di <strong>San Pietro</strong>, le cui origini sono anteriori all’anno Mille, ma che è stata ricostruita nel secondo dopoguerra, mentre nella frazione <strong>Trebbio</strong> sorge il <strong>santuario</strong> della <strong>Beata Vergine delle Grazie</strong>, eretto dopo l’apparizione della <strong>Madonna</strong> nel <strong>1548</strong> e ristrutturata nel <strong>1740</strong> e da allora è meta di pellegrinaggi dalla Romagna e dalle vicine Marche.</p>
<p align="justify">Circondato da oliveti, il borgo offre anche l’attrattiva e la quiete di percorsi naturalistici e passeggiate sulle colline come alternativa alla vita di mare. Passa per Montegridolfo la “Strada delle colline di Romagna”, istituita dalla Provincia di Rimini con percorsi segnalati e aree di sosta.</p>
<p align="justify">Tra gli eventi principali sicuramente si ricorda la <strong>Festa dell’Olio Novello</strong> in tavola, la seconda domenica di dicembre. Un punto di riferimento per tutti gli appassionati dell’olio di qualità e per i produttori locali e del circondario.</p>
<p align="justify">E proprio grazie all’olio che si gustano le specialità gastronomiche quali tagliatelle al ragù e ai funghi, strozzapreti pasticciati e al sugo, polenta al sugo. E poi agnello, coniglio, pollo e piccione cucinati al forno, da accompagnare con il<strong> Trebbiano</strong> e il <strong>Sangiovese di Romagna</strong>, vini che ottimamente si sposano con i sapori della collina.</p>
<h3 align="justify">Proseguendo per <a href="https://borghipiubelliditalia.it/borgo/montefiore-conca/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Montefiore Conca</a> si incontrano atmosfere cariche di suggestione offerte dalla Rocca Malatestiana che racchiude metaforicamente i misteri della vita del tempo che scorre, dell’origine e della fine delle cose.</h3>
<p align="justify">Proprio la <strong>Rocca Malatestiana</strong> è il più potente simbolo del potere di questa famiglia in tutta la Valconca. La forma attuale, pur con le modifiche apportate nel XV e XVI secolo, non si discosta molto nella planimetria da quella originaria.</p>
<p align="justify">Pandolfo Malatesta si adoperò per rendere la Rocca più bella e accogliente, ma fu sotto il dominio di Sigismondo, signore illuminato e amante delle arti, che essa raggiunse il massimo splendore. In questo periodo la Rocca ricevette la definitiva sistemazione: baluardo imprendibile e dimora gentilizia, dove il signore rigenerava nell’ozio e nelle battute di caccia le forze spese nelle continue guerre.</p>
<p align="justify">Tre lunghe notti durante il plenilunio di luglio, quando il bianco astro celeste illumina morbidamente la rocca e le vie del borgo, piene di ombre e luci soffuse, caratterizzano l’evento Rocca di Luna in cui suoni, visioni, profumi, degustazioni e amori sono dedicati alla Luna.</p>
<p align="justify">Tutte le domeniche di ottobre, invece, ha luogo una delle più antiche fiere del Riminese, la Sagra della Castagna, imperniata su questo frutto che ha la particolarità di crescere a quote basse in secolari castagneti confinanti con uliveti come i due grandi boschi del Faggeto e del Monte Auro.</p>
<p align="justify">Oltre alla meraviglia della Rocca, nel borgo vi sono altri luoghi da visitare come la chiesa parrocchiale di San Paolo, di origine trecentesca, dal bel portale gotico che conserva all’interno un crocifisso in legno di scuola riminese.</p>
<p align="justify">Il santuario della Madonna di Bonora, immerso nel verde appena fuori del borgo, è uno dei luoghi di culto più importanti del Riminese: vi si venera l’immagine della Madonna che allatta, risalente al XV secolo, alla quale tanti fedeli portano in dono ex voto per le grazie ricevute.</p>
<h3 align="justify">Vicino Rimini, quasi al confine con la Repubblica di San Marino, si trova <a href="https://borghipiubelliditalia.it/borgo/san-leo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">San Leo </a>.</h3>
<p><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/08/san-leo-6236281_1280.jpg" alt="" width="800" height="450" /></p>
<p align="justify">Un borgo da godere ed ammirare con calma. La sua rocca è la più misteriosa tra tutte quelle del Montefeltro, e tale appare sotto i mutevoli cieli contro i quali si staglia, corteggiata dalle nuvole o illuminata da luci crepuscolari.</p>
<p align="justify">Dai suoi quasi 600 metri d’altezza, la rocca di San Leo domina la vallata del Marecchia e un panorama di boschi che si spinge fino al mare. Più sotto, il piccolo borgo è raccolto e compatto, ancora lastricato in pietra e pervaso di una rilassante atmosfera.</p>
<p align="justify">L’edificio più antico di San Leo, però, è la pieve, che raccoglie intorno a sé il nucleo della città medievale. Costruita in epoca carolingia e rimodernata in età romanica, tutta in conci di pietra, la pieve sarebbe sorta tra VIII e X secolo nel luogo dell’originaria celletta in cui San Leone si ritirava in preghiera.</p>
<p align="justify">In quello stesso secolo, accanto alla pieve fu eretta la cattedrale, consacrata al culto del Santo Leone, mentre a partire dal 1173 la cattedrale fu completamente rinnovata nelle forme romanico-lombarde in cui si può ammirare oggi, e unita alla possente torre campanaria di probabile origine bizantina.</p>
<p align="justify">Il nucleo romanico del borgo, costituito da pieve, cattedrale e torre, si confronta in piazza Dante Alighieri con gli edifici civili, quali il palazzo Della Rovere, residenza dei conti di Montefeltro e duchi di Urbino, ora sede municipale, il palazzo Nardini, dove fu ospite San Francesco nel 1213, e il palazzo Mediceo, costruito dai Della Rovere e rimodernato dai Medici.</p>
<p align="justify">Due balconi sono presenti nel territorio di San Leo: il primo in località Varco Biforca-Tausano dove, nel panorama che guarda verso la Toscana, si ritrova il paesaggio del ritratto di Battista Sforza, sposa di Federico da Montefeltro, come appare nel famoso “Dittico dei Duchi” conservato agli Uffizi. Il secondo balcone, rivolto verso il mare, svela il paesaggio che fa da sfondo al dipinto di Piero “San Girolamo e il Devoto” (Venezia, Galleria dell’Accademia).</p>
<h3 align="justify">Si prosegue per <a href="https://borghipiubelliditalia.it/borgo/verucchio/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Verucchio</a> situato su un rilievo nella bassa valle del Marecchia, al confine con il Montefeltro e la Repubblica di San Marino.</h3>
<p><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/08/verucchio-2114099_1280.jpg" alt="" width="800" height="533" /></p>
<p align="justify">La straordinaria conformazione del luogo ne ha determinato la storia, perché fin dall’età del ferro è stata sfruttata la sua caratteristica di fortezza naturale.</p>
<p align="justify">I resti di un villaggio villanoviano-etrusco risalenti al periodo compreso tra <strong>IX-VII secolo a.C.</strong> sono ancora visibili nelle necropoli scoperte in queste terre segnate dalla presenza del fiume <strong>Marecchia</strong>. Le sue sorgenti, vicine alla valle del Tevere, consentivano il collegamento tra l’<strong>Adriatico e il Tirreno</strong>.</p>
<p align="justify">Con il passaggio dall’età romana a quella medievale, Verucchio sale alla ribalta della storia per essere la culla e il luogo di provenienza della celebre famiglia Malatesta. Ed è proprio sotto la loro signoria che assume la struttura urbanistica che conserva tuttora.</p>
<p align="justify">Dall’ariosa piazza Malatesta, sulla quale si affacciano eleganti palazzi sette-ottocenteschi tra cui quello che ospita il Municipio, può iniziare la visita del paese. Salendo per via San Martino, si raggiunge la chiesa Collegiata, edificata nel 1863 e contenente pregevoli opere d’arte, quali il crocifisso del <strong>“Maestro di Verucchio”</strong> della prima metà del XIV secolo e il crocifisso di Nicola del Paradiso di inizio XIV secolo.</p>
<p align="justify">Sulle due cime del monte si ergono ancora le fortificazioni malatestiane: la rocca di Passerello nell’omonimo borgo, trasformata nel Seicento in austero convento femminile, e la rocca del Sasso, costruita a partire dal XIII secolo dal fondatore della dinastia, Malatesta da Verucchio detto “Mastin Vecchio”, citato anche da Dante nella Commedia.</p>
<p align="justify">Due sono gli emblemi di Verucchio: la rosa canina, simbolo dei Malatesta, e la fibula d’ambra, che richiama il Museo Civico Archeologico. Quest’ultimo racconta la storia del villaggio villanoviano-etrusco che sorse sulla rupe di Verucchio nella prima età del ferro.</p>
<p align="justify">Dal IX al VII secolo a.C. le famiglie aristocratiche, la cui ricchezza derivava dagli scambi commerciali verso il Tirreno, il Piceno, il Veneto e il nord Europa, seppellirono i loro defunti nelle necropoli.</p>
<p align="justify">Da lì provengono i corredi funerari esposti: armi, strumenti per filatura e tessitura, raffinati gioielli in ambra o in oro, tavolini e troni, tra cui il pezzo forte è il trono ligneo intagliato della fine dell’VIII secolo a.C.</p>
<p align="justify">Le mura, i torrioni, le prigioni, la terrazza panoramica con vista sulla valle del Marecchia e i tetti di Verucchio, fanno oggi da sfondo a convegni, mostre ed eventi come il Verucchio Music Festival che si svolge nella seconda metà di luglio con un cartellone ricco di artisti nazionali e internazionali.</p>
<p align="justify">Quanto ai piatti tipici, spiccano i cappelletti in brodo e, in inverno, la “zavardona”, sorta di maltagliati grossi conditi con stracchino e sugo. Ampia la scelta gastronomica: olio extravergine della Valmarecchia, riscoperta del vitigno rosso “Veruccese” (Sangiovese) all’interno della Dop Colli di Rimini e prodotti suini di razza mora romagnola.</p>
<h3 align="justify">Arrivando nel territorio di Ravenna si visita <a href="https://borghipiubelliditalia.it/borgo/brisighella/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Brisighella</a> un paesino che accoglie nei suoi vicoli silenziosi e nelle sue atmosfere nebbiose.</h3>
<p align="justify">Brisighella è il mondo di luce tenue rappresentato da Giuseppe Ugonia, faentino di nascita, che del borgo fece la sua patria e la fonte ispiratrice del suo lavoro d’artista.</p>
<p align="justify">Attraverso acquerelli, incisioni e litografie, Ugonia ha raffigurato questo angolo di Romagna, trasfigurando poeticamente e con una tecnica raffinata i paesaggi in cui aveva deciso di vivere e dai quali non si sarebbe più allontanato, nonostante la fama internazionale acquisita. I suoi lavori, infatti, sono conservati al British Museum di Londra, a Washington, Ginevra, Roma, Firenze e, in numero di circa 400, presso il Museo Civico di Brisighella a lui dedicato.</p>
<p align="justify">Il borgo è addossato a una rupe gessosa e sovrastato da tre scogli di selenite sui quali si ergono la Rocca e il Santuario del Monticino. All’interno della parte storica, l’atmosfera medievale è conservata nel saliscendi di strade e viuzze, negli angoli nascosti e negli edifici maestosi come nelle case basse e arroccate.</p>
<p align="justify">Il cuore del borgo, magico nella quiete notturna, è piazza Marconi, sulla quale si affacciano palazzo Maghinardo, sede del municipio, e l’originalissima via del Borgo, detta anche via degli Asini, una strada sopraelevata, coperta, illuminata da archi a forma di mezzaluna di differente ampiezza, unica al mondo.</p>
<p align="justify">Nel vicinissimo scoglio di selenite si erge la Rocca Manfrediana, sorta per il controllo della valle del Lamone. Il complesso di questa fortezza si compone del cosiddetto Torrione veneziano degli inizi secolo XVI e del trecentesco Torricino, edificato dai Manfredi di Faenza. Oggi, riportata a nuovo splendore, la Rocca costituisce un pregevole esempio dell’arte militare del Medioevo.</p>
<p align="justify">Dagli spalti della fortezza si ammira un bellissimo paesaggio, così come dal santuario del Monticino, risalente al XVIII secolo, posto sul terzo colle, un tempo noto come Calvario. Da lì, la vista spazia sul borgo sottostante e sull’intera valle, fino ai confini con la Toscana.</p>
<h3 align="justify">Proseguendo lungo la strada per Firenze, poco fuori dal paese, si trova la pieve del Tho.</h3>
<p align="justify">Le sue origini sono comprese tra VIII e X secolo. Dedicata a San Giovanni Battista, è detta più brevemente del Tho, perché collocata all’ottavo miglio della strada romana che congiungeva Faenza con la Toscana.</p>
<p align="justify">Brisighella ha inoltre fama di buona cucina, grazie all’uso sapiente dei prodotti del territorio. Il piatto tradizionale è una minestra ripiena. Su una sfoglia di pasta fresca all’uovo viene steso un velo di ripieno, da qui il nome popolaresco di spoja lorda, a base di ricotta, raveggiolo, parmigiano, uova, noce moscata. La sfoglia viene quindi ripiegata su se stessa, compressa e tagliata a quadrucci da cuocere nel brodo di manzo e gallina.</p>
<p align="justify">Il prodotto principale è l’olio extravergine di oliva che si fregia della Dop europea, ma non si possono dimenticare il formaggio conciato con stagionatura nelle grotte di gesso, la carne di Mora romagnola, antica razza suina autoctona, e il carciofo Moretto, tipico della zona dei calanchi.</p>
<h3 align="justify">Adagiato sulle prime colline che dominano la via Emilia, fra Bologna e Imola, ecco <a href="https://borghipiubelliditalia.it/borgo/dozza/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Dozza</a></h3>
<p align="justify">Piccolo borgo emiliano dalla forte identità che assume anche la forma dell’arte e fa vibrare nel segno della bellezza il paesaggio urbano.</p>
<p align="justify">Il “Muro Dipinto”, qui, è una singolare manifestazione settembrina di pittura sui muri che ha trasformato il borgo medievale in una galleria d’arte a cielo aperto. Segno di una vitalità che, seguendo il filo di un racconto antico, trova e propone nuove storie da ascoltare con gli occhi.</p>
<p align="justify">Dal grifo che si abbevera, raffigurato nello stemma, al nettare dorato dell’Albana coltivata in un paesaggio che sembra quasi toscano, Dozza si apre discreto con le sue stradine selciate fino alla Rocca Sforzesca, potente, massiccia, eppure ben armonizzata con il resto dell’abitato.</p>
<p align="justify">La Rocca, punto di convergenza delle due strade che attraversano longitudinalmente il paese, è a pianta esagonale con due torrioni e un perimetro di 530 metri. L’aspetto attuale è il frutto delle trasformazioni in palazzo signorile, completate dai Malvezzi nel 1594.</p>
<p align="justify">Al piano terra vi è la cucina, con fuochi, camini, pozzo e utensili d’epoca, mentre il cuore della residenza è al piano nobile, con la sala di rappresentanza arredata con mobili e dipinti del ‘700 e aperta sul grande terrazzo. Da vedere inoltre la Camera di Pio VII, la sala delle armi, le prigioni e i camminamenti di guardia che offrono un magnifico panorama sulle valli sottostanti coltivate a vigneti.</p>
<p align="justify">Nelle cantine con i soffitti a volta trova posto l’Enoteca Regionale dell’Emilia Romagna, dove sono a disposizione per la degustazione e l’acquisto oltre 800 etichette, in rappresentanza dei circa 200 migliori produttori presenti sul territorio regionale. L’Enoteca organizza degustazioni guidate con sommelier in abbinamento ai prodotti tipici della regione, incontri e serate a tema.</p>
<p align="justify">Ma vero prodotto del borgo è l’Albana, il primo bianco ad aver ottenuto in Italia il marchio Docg (denominazione di origine controllata e garantita). Questo vino affonda le radici in un passato remoto e conobbe il suo periodo di gloria ai tempi della Repubblica di Venezia, essendo al tempo molto apprezzato dai dogi.</p>
<p align="justify">L’appuntamento a tavola si rinnova il primo fine settimana di settembre con la Festa delle Arzdore, con i piatti tipici preparati dalle arzdore, le “reggitrici della casa”, le mogli dei contadini, cui spettava l’organizzazione della vita domestica.</p>
<p align="justify">Ma qui sono anche ottimi i salumi. E per i primi piatti, rigorosamente con la sfoglia tirata a mano, si va dalle tagliatelle ai garganelli, maccheroni al pettine, arrotolati su un apposito telaio, ai tortelli di ricotta al profumo di salvia, mentre il ragù è di carne, a base di prosciutto o di magro. Fra i secondi dominano le carni ai ferri, come fiorentina e castrato, poi i formaggi, molli come il freschissimo squacquerone o stagionati come il pecorino di fossa.</p>
<h3 align="justify">Nella provincia modenese, invece, si visita il borgo di <a href="https://borghipiubelliditalia.it/borgo/fiumalbo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Fiumalbo </a></h3>
<p align="justify">in cui lo spirito dei Celti è custodito nei boschi dell’Appennino tosco-emiliano dove, in una valle dominata dal Monte Cimone, si nascondono le pietre, i sassi, le acque e la purezza d’aria di Fiumalbo.</p>
<p align="justify">Le misteriose marcolfe rappresentano importanti memorie celtiche, sculture in pietra che ritraggono volti sgraziati, poste sulla facciata della casa per intimorire gli spiriti maligni. Le due più note sono quella dal volto di lupo, scolpita su un muro a Ca’ de Gabani, e quella ancor più straniante in località Danda, in questo luogo ricco d’arte, sulle cui antiche mulattiere si sono incrociate la Toscana e l’Emilia.</p>
<p align="justify">Influssi toscani sono evidenti nello stile delle chiese, nei nomi e nel dialetto, che è quasi un’enclave linguistica, differente da tutti gli altri idiomi della zona, con inflessioni anche liguri e venete, morbidamente avvolte nell’accento modenese.</p>
<p align="justify">Vecchie case in pietra, per lo più ristrutturate, si affacciano su stradine in pendenza, nella tipica conformazione medievale dei paesi d’Appennino, mentre i boschi intorno formano una corona naturale su cui si impongono le vette del Frignano e il monte Cimone in particolare.</p>
<p align="justify">Il borgo ha origini lontane nel tempo, come testimoniano i “casoni”, o capanne celtiche, edifici rurali a pianta rettangolare in muratura di sasso e malta di terra, alcuni dei quali conservano la copertura di paglia di segala.</p>
<p align="justify">Queste costruzioni, molto simili a strutture rurali presenti in Irlanda e Scozia, sono perfettamente inserite nell’ambiente appenninico, hanno il tetto a gradoni protetto da lastre di arenaria e potrebbero risalire alla discesa dei Celti in Italia nel IV secolo a.C.</p>
<p align="justify">Ma lasciando i Celti e visitando il centro storico si incontra, nella piazza centrale, la chiesa di San Bartolomeo Apostolo. La parrocchiale di Fiumalbo si presenta nel suo rifacimento del 1592, mentre della primitiva costruzione del 1220, che era più piccola, a una sola navata e interamente in pietra, restano le sculture del portale e del fonte battesimale.</p>
<p align="justify">Sempre in piazza, si trova la chiesa dell’Immacolata Concezione, o “dei Bianchi”, perché sede dell’omonima confraternita. Terminata nel 1516, le pareti affrescate dal Saccaccino nel 1534 sono sparite con la ristrutturazione ottocentesca.</p>
<p align="justify">Nella piazza a fianco della cattedrale, la chiesa di Santa Caterina, consacrata nel 1601, è detta “dei Rossi” antica sede dell’omonima confraternita che oggi ospita il museo di arte sacra. La confraternita si è spostata nell’oratorio di Sant’Antonio, ampliato nel 1708 ma coevo alla chiesa parrocchiale.</p>
<h3 align="justify">Fiumalbo è uno dei due ingressi al Parco del Frignano.</h3>
<p align="justify">Il centro visita di Ca’ Silvestro è situato in un fabbricato d’inizio Novecento a un km dal borgo. Il parco protegge un’area di oltre 15mila ettari che va dai 500 metri d’altitudine dei prati da fieno ai 2.165 del monte Cimone, il maggior rilievo dell’Appennino tosco-emiliano.</p>
<p align="justify">Tra gli eventi si segnala la Festa di San Bartolomeo, il 23 agosto. Il borgo, per celebrare il suo patrono, si illumina con torce, fiaccole, candele. Il santo, invece, viene accompagnato in processione dalle confraternite dei Bianchi e dei Rossi, che indossano i tradizionali costumi e portano antichi stendardi. Il giorno seguente si svolge la fiera, con l’allestimento delle bancarelle per le strade del paese.</p>
<p align="justify">Il crinale che divide l’Emilia e la Toscana, è anche fonte di unione tra le cucine delle due regioni. così sulle tavole di Fiumalbo si possono gustare tortellini e tortelloni di ricotta, zuppa di cavolo nero, il piatto più tradizionale, e tagliata di manzo. Tipici sono i borlenghi farciti con lardo e salumi, e le tigelle, sul cui dischetto è spesso stampata la rosa celtica, a indicarne la probabile origine.</p>
<p align="justify">E se nei secondi piatti trionfano funghi e cacciagione accompagnati da polenta, il re dei dolci è il croccante, inventato a Fiumalbo, con ingredienti naturali come miele di castagno, mandorle bianche, zucchero e caramello.</p>
<h3 align="justify">Procedendo quasi al confine con la Liguria, la provincia di Parma ospita il borgo di <a href="https://borghipiubelliditalia.it/borgo/compiano/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Compiano</a> piccolo paesino dai vicoli lastricati in salita sui quali si affacciano palazzi nobiliari e case torri.</h3>
<p align="justify">Per la sua particolare conformazione strutturale, compreso in una cinta muraria ben conservata con il sovrastante castello, il borgo è chiamato la “<strong>San Marino della provincia di Parma</strong>”.</p>
<p align="justify">Seguendo le vie lastricate si arriva alla Piazza, una suggestiva terrazza sul<strong> Taro</strong>, vicino la quale si trova la <strong>Chiesa di San Giovanni Battista</strong>, che risale probabilmente al periodo longobardo, sulla quale sono stati eseguiti restauri importanti nel 1700.</p>
<p align="justify">All’apice del Borgo si staglia il Castello, la cui costruzione è probabilmente cominciata da una antica torre carolingia intorno alla quale, nello scorrere dei secoli, si è sviluppato l’intero maniero che oggi si presenta come possente struttura quattrocentesca con ampliamenti sei-settecenteschi.</p>
<p align="justify">Una particolarità in questa zona è il “passaporto della leggera” il nome che i Girovaghi davano al misero bagaglio che portavano con sé durante i loro viaggi. Le loro attività erano diverse: venditori d’inchiostro, lumini o pomate “miracolose”, burattinai, musicanti.</p>
<p align="justify">L’epicentro originario dei Girovaghi era la zona del monte Pelpi, nell’Appennino parmense tra Bedonia e Compiano. Da queste zone partivano alla volta dell’Europa per vendere le proprie creazioni, suonare nelle fiere di paese ed esibirsi con orsi, scimmie e cammelli.</p>
<p align="justify">Maria Teresa Alpi, appassionata raccoglitrice, aveva fatto nascere a <strong>Compiano il Museo</strong> degli <strong>Orsanti</strong> e il <strong>Festival dei Girovaghi</strong>, dedicato agli artisti di strada e a chi ha fatto della vita nomade ed errante uno stile di vita, a chi gira il mondo a piedi o in bicicletta, a chi scala montagne o va a meditare nel deserto, a chi gira i paesi per vendere le cose più strane.</p>
<p align="justify">In seguito alla morte dell’ideatrice, il Festival fu sospeso per qualche anno, ma un gruppo di volontari ricominciò l’organizzazione di un nuovo “Festival degli Orsanti”, che dal 2021 per iniziativa dell’Amministrazione Comunale diventerà il “Festival degli artisti di strada”.</p>
<p align="justify">Un’altra particolarità di Compiano riguarda la sua offerta gastronomica. Tra i primi piatti si distinguono gli gnocchi di castagna con la ricotta e i tradizionali tagliolini ai funghi porcini IGP. Nei secondi piatti sono invece annoverati il vitello alla Valtarese, vitello arrosto con contorno di funghi porcini IGP, e la faraona alla castellana, in umido con sapori dell’orto, ma per la tradizione non si deve dimenticare la selvaggina locale, come il classico spezzatino di cinghiale. E per concludere, il dolce tipico è il latte in piedi, una sorta di crema di latte cotta a bagnomaria e cosparsa di caramello.</p>
<h3 align="justify">Attraversando Reggio Emilia e sostando nel suo territorio si scopre <a href="https://borghipiubelliditalia.it/borgo/gualtieri/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Gualtieri </a>una piccola località disegnata come una minuscola corte ben attrezzata dai marchesi Bentivoglio, signori delle acque e delle bonifiche.</h3>
<p align="justify">Il complesso urbano di <strong>Gualtieri</strong> è stato progettato, come altre città nuove del Rinascimento, integrando il vecchio borgo nella nuova sistemazione. Partendo da piazza Cavallotti e percorrendo via <strong>Vittorio Emanuele II</strong>, ci si ritrova in un lungo cannocchiale prospettico chiuso in fondo dalla torre civica.</p>
<p align="justify">Man mano che ci si avvicina alla piazza principale, l’arco d’ingresso della torre lascia intravedere la facciata di Palazzo Bentivoglio, dando l’impressione di uno spazio vasto quanto quello di una fortezza.</p>
<p align="justify">Avanzando ancora, ecco che, superata la soglia della torre civica, si apre, in tutta la sua potenza simbolica, il magnifico e luminoso spazio quadrato di <strong>Piazza Bentivoglio</strong>, una delle piazze più belle d’Italia che doveva già apparire ai suoi tempi, quando aveva contemporaneamente la funzione di piazza pubblica e cortile d’onore del palazzo.</p>
<p align="justify">Nella piazza confluiscono tre strade che aprono la prospettiva sulle tre emergenze principali: il palazzo, la chiesa e la torre. Il palazzo Bentivoglio, voluto da Ippolito, figlio del marchese <strong>Cornelio</strong>, fu realizzato dall’<strong>Aleotti</strong> contemporaneamente alla piazza. Nella parte retrostante vi era un grande giardino che arrivava fino al Po ed era l’approdo per gli ospiti che giungevano a <strong>Gualtieri</strong> via acqua.</p>
<p align="justify">Notevoli i cicli pittorici che si sono conservati a palazzo: si tratta di un affresco al piano terra e diverse sale al piano nobile. Decorazioni, stucchi e pitture raccontano una mitologia padana cresciuta all’ombra della storia di Roma, dell’Eneide e dei poemi cavallereschi.</p>
<p align="justify">Come i <strong>Gonzaga</strong> a palazzo Te, anche i <strong>Bentivoglio</strong>, in piccolo, vollero il loro Salone dei Giganti, affrescato con il ciclo della<strong> Gerusalemme Liberata da Pier Francesco Battistelli</strong> e i suoi aiuti.</p>
<p align="justify">A Palazzo Bentivoglio, inoltre, è possibile una visita guidata alle sale e ai cicli pittorici. All’interno sono allestiti il Museo Documentario Antonio Ligabue e la Donazione Umberto Tirelli. Nel primo è ricostruita con materiale bibliografico e iconografico la vicenda del pittore naïf, la cui arte, sospesa tra primitivismo ed espressionismo, non poggia su basi culturali ma sul genio contadino e su una forte componente psicanalitica.</p>
<h3 align="justify">Ligabue visse isolato come un selvaggio a Gualtieri, nei boschi e nelle golene del Po.</h3>
<p align="justify">Umberto Tirelli, invece, è stato, invece, un grande sarto teatrale, punto di riferimento per i maggiori registi di cinema e teatro.</p>
<p align="justify">In questo paesaggio di terra e acque è da vedere, infine, la botte Bentivoglio, costruita nel 1576 sotto il torrente Crostolo da argine a argine, come parte delle bonifiche con cui gli antichi marchesi trasformarono il territorio per garantire lo scolo delle acque piovane e l’irrigazione.</p>
<p align="justify">Cascine, poderi, pioppeti, ponti, canali, strade, disegnano un paesaggio in cui è protagonista l’acqua: Gualtieri si trova a ridosso della riva destra del Po e della sponda sinistra del torrente Crostolo. Basta percorrere il viale Po, dall’argine maestro al fiume, per cogliere il fascino di un ambiente costruito bonificando i terreni che ristagnavano d’acqua.</p>
<p align="justify">Nella parte alta conserva terreni coltivati a vite e prati. Dietro l’argine maestro, che si alza quasi alle spalle di piazza Bentivoglio, tra due strade aperte nel Cinquecento è stata creata un’area protetta, il Caldarèn, dove tra i recessi ombrosi e i chiaroscuri resistono la flora e la fauna della pianura.</p>
<p align="justify">Ma di particolare importanza, a Gualtieri, è anche l’uva fogarina , che proviene da un antico vitigno recuperato nel 2007. Da quest’uva, protagonista di una celebre canzone della tradizione popolare, si ricavano il vino rosato, il passito e la grappa.</p>
<h3 align="justify">Il viaggio continua nella zona di Piacenza con un affascinante paesino come <a href="https://borghipiubelliditalia.it/borgo/bobbio/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Bobbio </a></h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/08/roman-bridge-2983960_1280.jpg" alt="" width="800" height="531" /></p>
<p align="justify">Bobbio appare in lontananza, nell’alta valle, tra la linea sinuosa del Ponte Gobbo e i campanili del Duomo e della basilica di San Colombano.</p>
<p align="justify">Fu proprio Colombano a dare inizio alla sua storia. Monaco irlandese che vi costruì, nel luogo dove ora sorge il castello, il primo nucleo di quello che sarebbe diventato un grande complesso monastico, faro di cultura per le sue scuole, lo scriptorium e la biblioteca più importante dell’alto Medioevo.</p>
<p align="justify">Intorno all’abbazia benedettina di San Colombano, la Montecassino del nord, che fu spostata nel luogo odierno intorno al IX secolo dall’abate Agilulfo, si sviluppò un borgo che poi crebbe diventando il polo economico della <strong>Val Trebbia</strong>.</p>
<p align="justify">Nel chiostro dell’abbazia, in estate, hanno luogo una serie di eventi tra cui il Festival del Cinema e la Freccia Azzurra, festival di letteratura per infanzia, mentre in piazza San Colombano si svolge, a fine giugno, Irlanda in Musica, rassegna di musica celtica.</p>
<p align="justify">In piazza Santa Fara ha sede il Museo dell’abbazia, recentemente riallestito nei locali dell’antico scriptorium, presenta interessanti reperti legati sia alle vicende del monastero sia a quelle della città. E inoltre magnifiche pietre longobarde e carolingie, artistici capitelli, colonnine in marmo e in arenaria che costituivano l’arredo dell’antica basilica di Agilulfo. E ancora il busto in argento di San Colombano e la pinacoteca che comprende il bellissimo polittico di Bernardino Luini raffigurante l’Assunzione di Maria.</p>
<p align="justify">La contrada di Porta Nuova conduce al piccolo salotto di piazza Duomo, coronata di portici, al di sopra dei quali si ergono antichi palazzi. Il duomo, innalzato nell’XI secolo e ampliato tra il 1450 e il 1475, presenta una facciata semplice affiancata da due campanili risalente a quest’ultimo periodo.</p>
<p align="justify">Un altro simbolo di Bobbio è il famoso ponte Vecchio, detto anche Gobbo o del Diavolo per il particolare profilo ondulato e contorto. Di età romanica con rifacimenti successivi e sovrastrutture barocche, è lungo 280 metri e presenta undici arcate diseguali tra loro. Le prime notizie risalgono al 1196, ma poi fu distrutto dalle piene del fiume e ricostruito più volte.</p>
<h3 align="justify">Segue <a href="https://borghipiubelliditalia.it/borgo/vigoleno/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vigoleno, frazione di Vernasca</a> che presenta una particolare custode delle millenarie vicende del borgo, ovvero la sua fontana, fatta erigere nel ‘500 dai feudatari conti Scotti “a beneficio umano”.</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/08/vigoleno-3852582_1280.jpg" alt="" width="800" height="500" /></p>
<p align="justify">La fontana è costituita da due vasche circolari. Quella superiore, a forma conca, ha dei beccucci che lasciano cadere l’acqua nella più ampia vasca sottostante, delimitata da un muretto. Attorno ad essa gravitava la vita del villaggio.</p>
<p align="justify">E oggi la fontana rende la piazzetta di Vigoleno un luogo intimo, raccolto, dove poter chiudere gli occhi beandosi d’infinito. Poi basta guardare nell’antica pieve, che sta di fronte, il cavallo bianco di San Giorgio che emerge dalla mistica penombra in cui è avvolto, per ricordare i lontani tempi dei paladini e dei cavalieri.</p>
<p align="justify">Vigoleno è un borgo-castello dove tutto sembra, pur nella ristrettezza dello spazio, un labirinto in cui non sai mai dove ti trovi, se nel borgo medievale o nel castello, tanto si specchia l’uno nell´altro. Ciò che più impressiona, a guardare dalla pianura, sono le ampie distese di pietra del borgo arroccato.</p>
<p align="justify">Su questa pietra si riflettono, a ogni ora del giorno, le varie condizioni di luce creando atmosfere indefinibili. Le suggestioni iniziano subito dopo aver superato il portone d´ingresso al borgo, entrando nella piazza della fontana, con le sue visuali chiuse, la frammentazione dello spazio, le prospettive oblique.</p>
<p align="justify">Sul lato est della piazza si nota la volta esterna a botte, in muratura, di un ampio vano sotterraneo: è la cisterna, collegata alle cantine del castello, utilizzata nei secoli passati per le necessità d´acqua degli abitanti. L´acqua, il forno, il pozzo, i depositi delle farine e del vino: Vigoleno è un esempio perfetto della logica abitativa del medioevo.</p>
<p align="justify">Sull´altro lato della piazza sorge la chiesa di San Giorgio, in stile romanico, completata nel 1223 ma iniziata probabilmente intorno alla metà del XII secolo. La pieve ha un bellissimo portale che si fa ammirare per i fregi dell´arco e la lunetta con il bassorilievo del santo. La facciata è in pietra locale grigia dai riflessi dorati, mentre l´interno è austero, pervaso dalla penombra da cui emergono i meravigliosi capitelli delle colonne con decorazioni proprie dell´arte romanica.</p>
<p align="justify">Nella piazza del borgo e sotto il cielo stellato, nella prima decade di agosto, si svolge la Cena del Vin Santo, che servito fresco a 8-9 gradi si accompagna bene, per armonico contrasto, ai formaggi piccanti Vino passito di delicata finezza, il vin santo di Vigoleno è prodotto secondo un’antica tradizione.</p>
<p align="justify">A determinare il suo particolare profumo concorrono le caratteristiche del terreno, l’esposizione al sole e i vitigni impiegati, esclusivamente bianchi non aromatici. Di queste uve vengono raccolti solo i grappoli migliori e la conservazione in botte dura almeno 5 anni.</p>
<h3 align="justify">Il tour all’interno dei borghi dell’Emilia Romagna si conclude nello splendido<a href="https://borghipiubelliditalia.it/borgo/castel-arquato/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> Castell&#8217;Arquato </a>disegnato da belle strade rurali che si snodano tra le colline e proseguono verso i monti dell’Appennino.</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/08/piacenza-2771649_1920.jpg" alt="" width="800" height="532" /></p>
<p align="justify"><strong>Castell’Arquato</strong>, da qualunque parte lo si osservi, sorprende per la sua medievalità. Le antiche case color terra scendono da un pendio che le rende visibili da lontano. Fuori, la natura mescola i suoi colori con i vecchi tufi e laterizi. Dentro, gli stretti vicoli ciottolati, i voltoni e le rampe creano, mattone dopo mattone, il piccolo spazio segreto di un paese costruito su un terrazzo di conchiglie fossili.</p>
<p align="justify"><strong>Castell’Arquato</strong> è un borgo d’arte di rara bellezza pervaso di atmosfere d’altri tempi con una ricchissima parte monumentale. La <strong>Rocca Viscontea</strong>, eretta da <strong>Luchino Visconti</strong> tra 1342 e 1349, è una delle più notevoli fabbriche militari del Nord Italia.</p>
<p align="justify">Oltre ai muri esterni oggi restano le quattro torri difensive, di cui solo quella orientale è integra. Su tutto il complesso domina la mole del dongione, che vale la salita per lo splendido panorama e il museo medievale che vi è allestito.</p>
<p align="justify">Nella piazza si resta affascinati anche dal gruppo absidale della collegiata, una delle chiese più antiche del territorio, già esistente nel 756 con funzione di pieve battesimale. Sul lato sinistro della chiesa scorre il portico tre-quattrocentesco detto “del Paradiso” perché ospita le tombe di personaggi illustri.</p>
<p align="justify">Il 1292 è l’anno di costruzione del <strong>Palazzo del Podestà</strong>, sul lato nord della piazza monumentale. L’anima più antica è data dal mastio rettangolare, al quale dal quattrocento sono stati aggiunti corpi successivi, come la <strong>Loggetta dei Notari</strong>.</p>
<p align="justify">Da vedere, inoltre, nel quartiere di<strong> Monteguzzo</strong>, il <strong>Torrione Farnese</strong>, eretto intorno al 1530 e rimasto incompiuto, pare, per la morte del <strong>duca Bosio II Sforza</strong>. Costruito interamente in laterizio, faceva parte del sistema difensivo del borgo con funzioni militari, anche se nel complesso ha una certa grazia che lo rende attraente e misterioso, per via dei passaggi segreti di cui si favoleggia.</p>
<p align="justify">Di epoca cinquecentesca è l’ospedale di Santo Spirito, che ospita il Museo Geologico. Poco distante il Museo Illica, dedicato al librettista di Puccini nato e vissuto qui, che raccoglie spartiti, manoscritti, abiti di scena, lettere e testimonianze.</p>
<p align="justify">Perdendosi nella trama dei vicoli e delle stradine che rendono così piacevole passeggiare per <strong>Castell’Arquato</strong> si può partecipare a <strong>Monterosso Festival</strong>, a <strong>metà aprile</strong>. Al vino bianco da aperitivo prodotto nella zona di Castell’Arquato, è dedicata una manifestazione che riunisce l’eccellenza dei produttori della<strong> Val d’Arda</strong>.</p>
<p align="justify"><a name="_GoBack"></a> Il <strong>Monterosso Valdarda Doc Colli Piacentini</strong> prende il nome da una collina accanto al borgo, si produce solo nelle valli circostanti ed è, perciò, il vino locale per definizione. Giallo paglierino, profumo delicato, secco, ideale con salumi e risotti.</p>
<p align="justify">A questi poi si aggiungono gli anolini in brodo (anvein in dialetto) che, mentre nel resto del Piacentino si fanno con un ripieno di stracotto, qui il ripieno è di grana padano amalgamato con pane grattato e odori. Il brodo è rigorosamente di gallina, manzo e vitello.</p>
<p align="justify"><em><strong>Alessandro Campa</strong></em></p>
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		<title>Foliage: 3 mete italiane in cui ammirarlo</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Oct 2022 06:00:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L’autunno porta con sé questo prodigioso fenomeno naturale. Ecco dove ammirarlo in Italia Vuoi organizzare una vacanza autunnale ma non sai dove dirigerti? Nei luoghi che potrai scoprire leggendo questo articolo, potrai assistere allo spettacolo autunnale del foliage. Se sei un amante della natura potrai considerare di metterti lo zaino in spalla e partire per [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-169473" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/11/foliage.jpg" alt="" width="1280" height="748" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/11/foliage.jpg 1280w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/11/foliage-300x175.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/11/foliage-1024x598.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/11/foliage-768x449.jpg 768w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></h3>
<h3>L’autunno porta con sé questo prodigioso fenomeno naturale. Ecco dove ammirarlo in Italia</h3>
<p><span id="more-169472"></span></p>
<p>Vuoi organizzare una vacanza autunnale ma non sai dove dirigerti? Nei luoghi che potrai scoprire leggendo questo articolo, potrai assistere allo <strong>spettacolo autunnale del foliage</strong>. Se sei un amante della natura potrai considerare di metterti lo zaino in spalla e partire per ricongiungerti con essa in boschi dai colori mozzafiato.</p>
<p><strong>Il foliage è un fenomeno naturale</strong> per il quale le foglie in autunno cambiano colore. Le foglie contengono un pigmento verde, la <strong>clorofilla</strong>, fondamentale nella fotosintesi, processo in cui l’energia della luce solare (insieme all’acqua e all’anidride carbonica) viene utilizzata per produrre zuccheri che alimentano la pianta.</p>
<p>In autunno le foglie si trovano a corto di luce solare e anche l’aria è più fredda, e quindi la fotosintesi è soppressa. La clorofilla si deteriora e non trova modo di essere sostituita. Dopo il primo gelo il tasso di deterioramento aumenta notevolmente.</p>
<p>Vengono alla luce i <strong>pigmenti gialli e arancioni</strong> del fogliame, che sono chiamati carotenoidi: in alcuni alberi come gli aceri rossi e da zucchero, oltre a questi pigmenti sono presenti anche quelli rossi e violacei degli antociani.</p>
<p>Questa è la magia dell’autunno, che grazie a questo fenomeno (o meglio all’interruzione momentanea della fotosintesi) crea paesaggi dalle tinte entusiasmanti e che scalderanno il cuore dei viaggiatori.</p>
<h4>1.     Il parco nazionale della Sila in Calabria</h4>
<p>Il <strong>Parco Nazionale della Sila</strong> è l&#8217;unico habitat naturale rimasto per i lupi selvatici in Italia. La sua varietà di paesaggi montuosi che si intervallano a colorate e rigogliose pianure ne fanno una destinazione unica.</p>
<p>Alcuni dei colori autunnali più spettacolari del Parco Nazionale della Sila sono rappresentati da una varietà di alberi come <strong>acero, faggio, pioppo e castagno</strong>. Fra i percorsi più popolari ci sono la <strong>Sila Piccola</strong> a Trivolo, il paese con la migliore aria di tutta l&#8217;Europa e il cammino dei <strong>Giganti della Sila</strong>, un parco che conserva 58 esemplari di pini larici ultracentenari.</p>
<h4>2.     La foresta Umbra nel Gargano in Puglia</h4>
<p>La <strong>Foresta Umbra</strong> fa parte del <strong>Parco Nazionale del Gargano</strong> ed è un&#8217;attrazione pugliese molto apprezzata durante l&#8217;autunno. Una varietà di sentieri si snodano nella foresta, <strong>consentendo al viaggiatore di godere di un senso di solitudine e di ammirare i colori del fogliame autunnale</strong>. È importante notare che alcune aree della foresta sono chiuse per mantenere il loro aspetto incontaminato e la loro bellezza naturale.</p>
<p>Alcuni degli alberi più comuni della foresta sono <strong>acero, agrifoglio, faggio, lepri e carpino</strong>, ma uno degli esemplari più magnifici è il pino di 700 anni noto come <strong>Zeppino dello Scorzone</strong>. Ci sono diversi esempi di alberi giganteschi in tutta la Foresta Umbra, e anche il sottobosco, la vegetazione e la fauna autoctona in autunno sono meravigliosi.</p>
<h4>3.     Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi in Emilia-Romagna-Toscana</h4>
<p>Il <strong>Parco delle Foreste Casentinesi</strong> è un antico bosco situato ai confini tra Toscana e Romagna. Questa foresta meravigliosa e tranquilla è una delle destinazioni più popolari per ammirare il fogliame in Italia in qualsiasi periodo dell&#8217;anno. A fare da sottofondo sonoro i suoni costanti dell&#8217;acqua provocati dall&#8217;abbondanza di ruscelli e cascate. Questo antico bosco ha una spiritualità che è stata preservata dai monaci del locale monastero dell&#8217;<strong>Eremo di Camaldoli</strong> che hanno trascorso centinaia di anni a curare e preservare il suo ambiente naturale.</p>
<p>Fra gli alberi della foresta ci sono <strong>il carpino nero, la cenere di manna, il corniolo, il salice bianco e l&#8217;acero italiano</strong>. Ci sono moltissimi percorsi e sentieri nella foresta, e un museo all&#8217;aperto.</p>
<p><strong><em>Luna Riillo</em></strong></p>
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		<title>Patrimoni Unesco: 1997, Modena: Cattedrale, Torre Civica e Piazza Grande</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Jul 2021 06:00:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Siti Unesco]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro campa]]></category>
		<category><![CDATA[cattedrale di modena]]></category>
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					<description><![CDATA[Viaggio tra i Patrimoni Unesco in Italia La Via Emilia, una delle arterie stradali più importanti della regione Emilia Romagna. Proprio lungo questo percorso di grande interesse, nel 187 a.C. venne fondata la città romana di di Mutina, oggi Modena, che tra il IX e il XIII secolo si sviluppò come importante centro medievale. A [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: left;" align="center"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-112528" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/07/modena-2324333_1280.jpg" alt="duomo di modena" width="800" height="599" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/07/modena-2324333_1280.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/07/modena-2324333_1280-300x225.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/07/modena-2324333_1280-768x575.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></h3>
<h3 style="text-align: left;" align="center"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Viaggio tra i Patrimoni Unesco in Italia</span></span></h3>
<p><span id="more-112527"></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La Via Emilia, una delle arterie stradali più importanti della regione <a href="https://www.ecoseven.net/viaggiare/itinerari/ricomincio-da-te-italia-itinerari-di-viaggio-tra-le-regioni-della-penisola-l-emilia-romagna/">Emilia Romagna</a>. </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Proprio lungo questo percorso di grande interesse, nel 187 a.C. venne fondata la città romana di di <strong>Mutina</strong>, oggi <strong>Modena</strong>, che tra il IX e il XIII secolo si sviluppò come importante centro medievale. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">A questo periodo appartengono tre particolari edifici distintivi della città: la Cattedrale, la Torre Civica e la Piazza Grande. Un’ intera proprietà, divenuta <a href="http://whc.unesco.org/en/list/827" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Patrimonio UNESCO nel 1997</a>, </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">che ricopre un’area di 1, 2 ettari. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Cattedrale,</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> o Duomo, di Modena fu fondata nel 1099 ed è una delle prime importanti costruzioni, frutto dell’attività congiunta dell’architetto </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Lanfranco</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> e dello scultore </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Wiligelmo</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">. Un edificio che testimonia la fede dei suoi costruttori e la potenza della dinastia Canossa che la commissionò.</span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il Duomo di Modena rappresenta uno dei più alti esempi dell’arte romanica in Italia, che stupì i contemporanei e che continua ancora oggi a sorprendere per la sua straordinaria bellezza e originalità.</span></span></h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-112529" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/07/duomo-di-modena-348486_1280.jpg" alt="modena" width="800" height="531" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/07/duomo-di-modena-348486_1280.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/07/duomo-di-modena-348486_1280-300x199.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/07/duomo-di-modena-348486_1280-768x510.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La struttura è rivestita di antiche pietre romane, che la collegano allo splendore dei templi dell&#8217;antichità, mentre le ricche sculture di Wiligelmo si trovano sia sui muri esterni che sui capitelli interni.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Sulla struttura architettonica del Duomo ideata da Lanfranco si innestò, in uno straordinario rapporto di armonia, la scultura di Wiligelmo, che rappresenta in modo efficace ciò che temevano e ciò in cui credevano gli uomini dell’epoca medievale.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Wiligelmo, attivo nella Cattedrale dal 1099 al 1115, sviluppò nella facciata principale un ambizioso programma iconografico. La sua arte sintetica è documentata dalle figure dei profeti nel portale maggiore e da quelle ispirate a storie della Genesi nei rilievi, popolati da uomini, animali e creature fantastiche tratti dai bestiari dell’epoca.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il tema della salvezza, della lotta tra bene e male, ma anche delle difficoltà della vita quotidiana sono narrati attraverso forme che rimandano a complessi significati cosmologici, biblici e teologici, come era tipico nel Medioevo. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">A partire dalla metà del XII secolo i lavori per il completamento vennero affidati ai Campionesi, maestranze specializzate provenienti da Lugano, che diressero i lavori modificando la struttura e definendone l&#8217;apparato scultoreo.</span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Torre Civica</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, conosciuta come “Ghirlandina” forse per le due balconate simili a ghirlande che circondano la cuspide, fu innalzata assieme alla Cattedrale e fu collegata ad essa da due archi. </span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La torre è alta circa 86 metri e caratterizza il profilo della città</span></span>, <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">mentre la costruzione avvenne in due momenti successivi. I sei ordini inferiori, infatti, furono realizzati da Lanfranco e Wiligelmo, il tamburo ottagonale e la cuspide, invece, furono realizzati da Arrigo da Campione tra il 1261 e il 1319.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Originariamente fu progetta come struttura a cinque piani e fu completata nel 1319 con una sezione ottagonale e decorazioni aggiuntive.</span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Particolare interesse suscitano i capitelli scolpiti</span></span> <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">nella </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Stanza dei Torresani</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, situata a circa 45 metri da terra e trasformata parzialmente in belvedere alla fine del XVI secolo. </span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Un luogo abitato dai custodi che vegliavano sulla città, davano il segnale per l‘apertura e la chiusura delle porte e suonavano le campane.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La cattedrale e la torre “Ghirlandina” si presentano come un complesso coerente per criteri materiali e strutturali, e la costruzione dei due edifici mantenne impegnata la città di Modena per oltre due secoli, dal 1099 al 1319.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La Piazza del Duomo, fondata nella seconda metà del XII secolo, ha assunto l’appellativo di Grande dalla seconda metà del XVII secolo. Situata lungo la storica Via Emilia, nel centro medievale della città, per secoli è stata lo scenario del potere e da sempre rappresenta il cuore pulsante di Modena. La piazza era il luogo dove si amministrava la giustizia, ma era anche lo spazio delle feste, dei giochi e del mercato.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Sul lato occidentale di</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b> Piazza Grande</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> si presenta la parte posteriore dell&#8217;Arcivescovado, strettamente legato alla Cattedrale e unito ad essa da un passaggio privato, mentre</span></span> <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">sul lato orientale della piazza si erge il Palazzo Comunale, edificio seicentesco a portici che ha collegato gli antichi palazzi medievali del Comune e della Ragione. </span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La forte vocazione civile della piazza è ancora oggi testimoniata dalla presenza </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Preda Ringadora</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, che in dialetto modenese significa &#8220;pietra dell&#8217;arringa&#8221;. </span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Un grosso masso marmoreo di forma rettangolare lungo oltre tre metri che, durante il Medioevo, veniva utilizzato come palco degli oratori, ma anche come luogo in cui eseguire sentenze di morte, oltre ad essere usata come pietra del disonore per i debitori insolventi.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il complesso monumentale costituito dalla Cattedrale, dalla Torre Civica e dalla Piazza Grande offre un esempio di sviluppo urbano strettamente collegato ai valori della vita civica, specialmente nelle relazioni tra l’economia, la religione e la vita politica della città.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Una testimonianza eccezionale delle tradizioni culturali nella società urbana</span></span> <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">dell’Italia settentrionale tra il XII e XIII secolo dove la sua organizzazione, le sue credenze e i suoi valori si riflettono nella storia degli edifici.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Le grandi innovazioni di Wiligelmo avrebbero avuto un&#8217;influenza di vasta portata sulla scultura medievale italiana, rappresentando una delle principali scuole di un nuovo linguaggio figurativo destinato un’ enorme importanza sullo sviluppo dell’arte romanica nella pianura padana.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.patrimoniomondiale.it/?p=25" target="_blank" rel="noopener noreferrer">La Cattedrale di Modena e la Torre</a>, con le straordinarie sculture e l’originale struttura architettonica, sono un capolavoro del genio creativo umano, grazie all’attività congiunta di due straordinari artisti, Lanfranco e Wiligelmo, che con il loro lavoro hanno reso possibile un nuovo rapporto dialettico tra architettura e scultura nell&#8217;arte romanica. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il complesso è situato nel centro storico di Modena, soggetto a restrizioni preventive di conservazione archeologica e, secondo lo strumento urbanistico modenese, qualsiasi lavoro consentito sul complesso monumentale, al fine di garantire la conservazione del suo eccezionale valore universale, deve essere rigorosamente supervisionato e selezionato.</span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il patrimonio dell’umanità di Modena ha mantenuto nel tempo le sue caratteristiche storiche, sociali e artistiche che ne definiscono il suo eccezionale valore universale. </span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">I lavori effettuati sul complesso monumentale, nel corso dei secoli, sono sempre stati finalizzati a mantenere gli edifici efficienti e utili, preservandone le proporzioni spaziali e prolungandone la vita senza alterarne la fisionomia e le funzioni.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Le minacce all&#8217;immobile sono principalmente legate al rischio sismico dovuto ad una linea di faglia che si estende da est-ovest a sud del fiume Po. A seguito del terremoto del 1996 è stato effettuato un intervento di restauro sul complesso. Di conseguenza, il recente evento sismico verificatosi nella regione Emilia nel maggio 2012 ha causato solo piccole crepe alla cattedrale e nessun danno significativo agli altri edifici inscritti nella proprietà. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Dal punto di vista del restauro e della conservazione, il Duomo di Modena rappresenta un caso esemplare, che mostra una storia centenaria di interventi e iniziative, meritandosi un capitolo di rilievo nella storia della conservazione del patrimonio italiano.</span></span></p>
<p align="justify"><a name="_GoBack"></a><em><strong><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Alessandro Campa</span></span></strong></em></p>
<p align="justify">
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		<title>Patrimoni Unesco: 1996, Monumenti paleocristiani di Ravenna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 May 2021 06:00:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Siti Unesco]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro campa]]></category>
		<category><![CDATA[emilia romagna]]></category>
		<category><![CDATA[monumenti paleocristiani]]></category>
		<category><![CDATA[monumenti paleocristiani di ravenna]]></category>
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		<category><![CDATA[patrimoni Unesco]]></category>
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					<description><![CDATA[Viaggio tra i Patrimoni Unesco in Italia Ravenna, antica città d’arte e cultura, città del mosaico, testimone del suo ruolo nella storia, prima come capitale dell&#8217;Impero Romano d&#8217;Occidente nel 402 d.C., poi attraverso il V e il VI secolo, come residenza degli Ostrogoti di Teodorico,  ed in seguito capitale dell&#8217;Esarcato di Bisanzio in Italia. La [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-103239" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/05/basilica-1949089_1280-e1621954987750.jpg" alt="monumenti paleocristiani a ravenna" width="800" height="600" /></h3>
<h3>Viaggio tra i Patrimoni Unesco in Italia</h3>
<p><span id="more-103228"></span></p>
<p>Ravenna, antica città d’arte e cultura, città del mosaico, testimone del suo ruolo nella storia, prima come <strong>capitale dell&#8217;Impero Romano d&#8217;Occidente</strong> nel 402 d.C., poi attraverso il V e il VI secolo, come <strong>residenza degli Ostrogoti di Teodorico</strong>,  ed in seguito <strong>capitale dell&#8217;Esarcato di Bisanzio </strong>in Italia.</p>
<p>La magnificenza di quei periodi ha lasciato a Ravenna un’ eredità di opere che mostrano una grande abilità artistica ed una meravigliosa miscela di tradizione greco-romana, iconografia cristiana e stili orientali e occidentali.</p>
<h4>Sono proprio i monumenti paleocristiani di Ravenna ad essere divenuti un sito seriale annoverato tra i <a href="http://whc.unesco.org/en/list/788" target="_blank" rel="noopener noreferrer">patrimoni dell’umanità dell’UNESCO nel 1996</a>.</h4>
<p>La città conserva un complesso di <strong>otto monumenti</strong> tardo antichi unici al mondo per ricchezza e qualità artistica delle decorazioni.</p>
<p>Questi forniscono una notevole testimonianza delle relazioni e dei contatti artistici e religiosi di un importante periodo della storia culturale europea. Edifici di culto decorati con marmi pregiati, stucchi e mosaici, riflettono i principali eventi storici, politici e religiosi che hanno avuto luogo a Ravenna.</p>
<p>Al fine di comprendere lo straordinario valore della città dei Ravenna e dei suoi otto monumenti patrimonio dell’Umanità, è necessario conoscerli nel dettaglio.</p>
<p>A partire dal <strong>Mausoleo di Galla Placidia</strong>, una piccola costruzione in cotto che risale alla prima metà del V secolo, riccamente decorata all&#8217;interno con mosaici suggestivi su uno sfondo blu scuro che  riflettono la tradizione architettonica romana occidentale.</p>
<p>Questo mausoleo, molto simile alle grandi tombe monumentali pagane, é interamente rivestito all’interno dai simboli cristiani dell’immortalità e della vita eterna. La struttura e le immagini del mausoleo sono rievocative della vita e della morte della principessa imperiale Galla Placidia coinvolta nella storia dell’impero del padre Teodosio il Grande.</p>
<p>Il <strong>Battistero Neoniano</strong> risale al V secolo e costituisce un esempio raffinato e perfettamente conservato di battistero paleocristiano decorato con marmi intarsiati, stucchi e mosaici multicolori nella cupola. Il Battistero prende il nome dal vescovo Neone che fece decorare a mosaico tutta la cupola interna, arricchendola con meravigliosi stucchi che rappresentavano i profeti. Questi elementi di pregio, per perfezione musiva e conservazione monumentale, rendono il Battistero Neoniano uno dei più importanti dell’antichità cristiana.</p>
<p>Il <strong>Battistero degli Ariani</strong> fu costruito verso la fine del  V secolo, durante il periodo più splendente del regno dei Goti. Il Battistero presenta una pianta ottagonale  e conserva splendidi mosaici, tra cui il Battesimo di Cristo, e dettagli iconografici che riflettono i principi della fede ariana.</p>
<h4>Il <strong>Mausoleo di Teodorico</strong> è la più celebre costruzione funeraria degli Ostrogoti.</h4>
<p>Il misterioso edificio fu fatto realizzare dal re goto Teodorico nel 520 d.C. nei pressi della necropoli per farne il proprio sepolcro. Grande esempio di arte della tarda antichità, venne costruito con grandi blocchi di pietra d’Istria e si sviluppa su due piani, coperto da un unico grande masso tra i più grandi monoliti al mondo usato come cupola. Al piano superiore si presenta un grande sarcofago a vasca di porfido che probabilmente  conteneva le spoglie di Teodorico, rimosse durante il dominio bizantino.</p>
<p>La <strong>Cappella Arcivescovile</strong>, costruita verso la metà del 400 d.C., è l’unico monumento di natura ortodossa ad essere stato realizzato durante il regno di Teodorico.  Conosciuta anche come Cappella di Sant&#8217;Andrea, è l&#8217;antico oratorio dell&#8217;Episcopio ravennate,  e si presenta con una pianta a forma di croce, dotata di un vestibolo completamente marmoreo nella parte inferiore e ricco di mosaici di straordinaria unicità in quella superiore.</p>
<p>Nell’opera musiva dell’atrio risulta molto evidente il messaggio anti-ariano, che rappresenta il Cristo Guerriero, con la Croce sulla spalla, nell&#8217;atto di schiacciare le belve dell&#8217;eresia, atto di rivendicazione ideologica contro l&#8217;allora dominante governo politico dell&#8217;ariano Teodorico.</p>
<h4>Sempre sotto il regno di Teodorico, per la pratica del culto ariano, venne costruita la <strong>Basilica di Sant&#8217;Apollinare Nuovo.</strong></h4>
<p>Tra le Basiliche di Ravenna è quella più carica di storia, sintesi del regno ostrogoto di Teodorico e dell’impero di Giustiniano. Un monumento artisticamente sublime, i cui mosaici appartengono alla tradizione stilistica romana e allo stesso tempo mostrano il forte influsso bizantino.</p>
<p>La <strong>Basilica di San Vitale</strong>, invece, fu  iniziata sotto il dominio dei Goti nel 527, ma fu consacrata nel 548 sotto il dominio bizantino, nell’epoca di Giustiniano. La Basilica, a pianta ottagonale, rappresenta una delle più alte realizzazioni dell&#8217;architettura bizantina in Italia e combina elementi della tradizione occidentale e orientale. I mosaici rappresentano certamente il complesso musivo più importante dell’arte cristiana del periodo tardo-antico.</p>
<p>A cinque chilometri da Ravenna, fuori dalle mura dell’antico centro portuale, si presenta la <strong>Basilica di Sant’Apollinare in Classe</strong>, un edificio di culto del 549 tra i più illustri della chiesa ravvenate. L’imponente monumento si erge a dominare la pianura con le sue grandiose forme basilicali, il suo campanile cilindrico e  la spazialità degli interni.</p>
<p>Il centro di questa basilica ecclesiale è occupato da una delle più splendide manifestazioni divine dell’antichità cristiana, la grande trasfigurazione simbolica che occupa l’intero catino absidale in tessere di mosaico dove la croce della resurrezione emerge in posizione dominante.</p>
<p>Gli edifici paleocristiani di Ravenna sono testimonianze uniche dei contatti e degli sviluppi artistici in un periodo altamente significativo dello sviluppo culturale in Europa. Costituiscono una magnifica sintesi di arte e architettura religiosa e funeraria tra il V e il VI secolo d.C.</p>
<p>I mosaici sono tra i migliori esempi sopravvissuti di questa forma d&#8217;arte in Europa ed il loro notevole significato si riscontra nella fusione di motivi e tecniche occidentali e orientali.</p>
<h4>La particolare bellezza ed importanza di questi monumenti è stata una caratteristica che ha conferito a <a href="https://www.ecoseven.net/viaggiare/ravenna-capitale-italiana-della-cultura-2015/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Ravenna anche il titolo di capitale italiana della cultura nel 2015</a>.</h4>
<p>I <a href="https://www.patrimoniomondiale.it/?p=26" target="_blank" rel="noopener noreferrer">monumenti paleocristiani di Ravenna</a>  rappresentano un capolavoro del genio creativo dell’uomo e mostrano un importante interscambio di valori umani, in un lungo arco temporale, sugli sviluppi dell’architettura e delle arti monumentali. In più sono una traccia unica di una civiltà scomparsa e costituiscono uno straordinario esempio di un insieme architettonico che illustra  importanti fasi nella storia umana.</p>
<p>L&#8217;autenticità degli otto monumenti che compongono questo sito è elevata, nonostante tutti abbiano subito varie modifiche nel corso dei secoli dalla loro costruzione originaria. Ma questi cambiamenti  hanno un loro intrinseco valore storico e come tali non incidono negativamente sulla loro autenticità complessiva.</p>
<h4>La proprietà seriale include tutti gli elementi necessari per dimostrare il suo eccezionale valore universale.</h4>
<p>Il gruppo di otto monumenti che costituisce il sito comprende gli esempi più rappresentativi dello sviluppo architettonico e artistico tra il V e il VI secolo d.C., in particolare per quanto riguarda l&#8217;arte musiva.</p>
<p>Proprio la tradizione culturale e la tecnica del mosaico, che svolgono un ruolo attivo nell&#8217;identità culturale della città, vengono mantenute vive attraverso una serie di attività volte a promuovere la conoscenza, la formazione, la conservazione e la valorizzazione dell&#8217;arte musiva.</p>
<p><em><strong>Alessandro Campa</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Patrimoni Unesco: 1995, Ferrara città del Rinascimento e il suo Delta del Po</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Apr 2021 06:00:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Siti Unesco]]></category>
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		<category><![CDATA[cassonetti Ferrara]]></category>
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					<description><![CDATA[Viaggio tra i Patrimoni Unesco in Italia Ferrara, piccola ed elegante città dell’Emilia Romagna, importante centro commerciale e politico  in epoca medievale, raggiunse i più alti vertici dell’architettura e del prestigio rinascimentale con l’inizio della reggenza della famiglia Este. Proprio questa dinastia, infatti, ne fece una delle capitali più illuminate e affascinanti d’Europa, trasformando la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-98155" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/04/ferrara-1684751_1280-e1619532377655.jpg" alt="ferrara" width="800" height="450" /></h3>
<h3>Viaggio tra i Patrimoni Unesco in Italia</h3>
<p><span id="more-98154"></span></p>
<p>Ferrara, piccola ed elegante città dell’<a href="https://www.ecoseven.net/viaggiare/itinerari/ricomincio-da-te-italia-itinerari-di-viaggio-tra-le-regioni-della-penisola-l-emilia-romagna/">Emilia Romagna</a>, importante centro commerciale e politico  in epoca medievale, raggiunse i più alti vertici dell’architettura e del prestigio rinascimentale con l’inizio della reggenza della <strong>famiglia Este</strong>.</p>
<p>Proprio questa dinastia, infatti, ne fece una delle capitali più illuminate e affascinanti d’Europa, trasformando la città di Ferrara in un <strong>centro intellettuale e artistico che attrasse le più grandi menti del Rinascimento italiano</strong> del XV e XVI secolo, come Piero della Francesca, Jacopo Bellini e Andrea Mantegna.</p>
<p>Ferrara, città del Rinascimento, e il suo Delta del Po vennero dichiarate <a href="http://whc.unesco.org/en/list/733" target="_blank" rel="noopener noreferrer">patrimonio UNESCO nel 1995</a> rappresentando un notevole paesaggio culturale che comprende il centro urbano della città ed i terreni agricoli vicini all&#8217;interno dell&#8217;antico e vasto Delta del fiume Po.</p>
<p>La disposizione urbana interna alla prima cinta di mura difensive, secondo la visione della famiglia Este, era inadatta a rappresentare la propria grandezza e il proprio predominio sul territorio.</p>
<h4>Perciò, dal XIV al XVI secolo, furono attuate una serie di modifiche che fecero di Ferrara la prima città rinascimentale e moderna ad essere sviluppata secondo un complesso piano urbanistico.</h4>
<p>Ferrara diventò così uno dei massimi centri del Rinascimento italiano, costituito dai suoi elementi principali come il <strong>Castello Estense,</strong> considerato il monumento più rappresentativo della città, il <strong>Palazzo dei Diamanti</strong>, con i suoi particolari 8.500 blocchi di marmo a forma di punta di diamante, la <strong>Porta degli Angeli</strong>, il <strong>Tempio di San Cristoforo alla Certosa</strong> e la  <strong>Piazza Ariostea</strong>.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-98157" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/04/50321994416_37a4bdb735_b-e1619532533951.jpg" alt="" width="800" height="534" /></p>
<p>Questi rappresentano i monumenti più rilevanti della cosiddetta <strong>Addizione Erculea</strong>, l’ampliamento quattrocentesco della città voluto da <strong>Ercole I d’Este</strong> e realizzato dall’architetto <strong>Biagio Rossetti</strong> a partire dal 1492.</p>
<p>L’Addizione Erculea modificò la forma originale della città, creando un sistema urbano complessivo attraverso l’unione della zona medievale a quella nuova rinascimentale. Lo stesso Castello Estense, da severa fortezza trecentesca, nel corso dei due secoli successivi, si trasformò in fastosa dimora di una delle più splendide e celebri corti d’Europa.</p>
<p>In questo schema urbano, la rete di strade e mura era strettamente collegata con i palazzi, le chiese e i giardini come parte di un modello che dava la precedenza alla disposizione armoniosa delle prospettive urbane, piuttosto che accentuare la bellezza dei singoli edifici. Il completamento di questo progetto segnò la nascita dell&#8217;urbanistica moderna e ne influenzò il successivo sviluppo.</p>
<h4>Gli Este vollero replicare l’immagine della corte al di fuori del contesto urbano, proseguendo un  processo di integrazione e continuità tra città e territorio.</h4>
<p>Un lavoro che portò ad un nuovo tessuto di produzione agricola e alla costruzione di residenze ducali come segno politico di magnificenza.</p>
<p>Le acque del fiume Po, alla fine del loro corso, sfociano nel Mare Adriatico e depositano il loro contenuto di sabbie e limo generando nuovi terreni e provocando la suddivisione del fiume in rami minori che, prima di entrare in mare, danno origine alla foce del Delta.</p>
<p>Proprio questa zona è stata abitata per millenni e, tra il XIV e il XVI secolo, la famiglia degli Este realizzò qui vaste opere di bonifica e di edilizia che conferirono all’area un caratteristico collegamento con Ferrara.</p>
<p>Le trasformazioni della campagna intorno alla città, oltre alla creazione di nuovi canali e strade, inclusero l’istituzione di <strong>“castalderie</strong>”, grandi tenute agricole dotate di palazzi di pregio e ampi giardini, collegate alla città attraverso il reticolo di vie d’acqua fra loro comunicanti che si ramificava nel bacini del basso Po.</p>
<h4>A queste si aggiunse la costruzione di una rete di residenze nobiliari conosciute come <strong>“delizie estensi”.</strong></h4>
<p>Ovvero  palazzi, ville e padiglioni destinati a rappresentare luoghi di svago e divertimento, che vennero celebrati per le loro qualità ambientali ed architettoniche, ma che in realtà costituivano lo specchio del potere e della magnificenza della famiglia d’Este.</p>
<p>Le residenze ducali estensi, edificate ai margini della città o disseminate nei loro possedimenti fino al Delta del Po, illustrano in modo eccezionale l&#8217;influenza della cultura rinascimentale sul paesaggio naturale.</p>
<p>Tra queste spicca sicuramente la <strong>Delizia di Schifanoia</strong>, a Ferrara, fatta edificare da Alberto V d’Este nel 1385 come luogo di svago appartato dalla città per “schivar la noia”.  Al piano nobile si conserva il celebre ciclo di affreschi del Salone dei Mesi, realizzato tra il 1469 e il 1470 dai maestri dell’Officina ferrarese, come Ercole de’ Roberti e Francesco del Cossa.</p>
<p>Il ciclo di affreschi, voluto dal duca Borso d’Este per esaltare la sua attività di governo, traduce in immagini le idee di Pellegrino Prisciani, astrologo di Corte, e rappresenta una delle più grandi testimonianze della cultura rinascimentale italiana.</p>
<p>La<strong> Delizia di Belriguardo</strong>, in località Voghiera, fu la prima ad essere costruita fuori dalle mura cittadine e fu utilizzata come residenza estiva per tutta la corte con splendidi giardini all’italiana tra i più belli mai esistiti. Iniziata da Niccolò III nel 1435, il palazzo del Belriguardo presenta notevoli affreschi nella Sala della Vigna, unici superstiti dello splendore del palazzo definito poi la “Versailles degli Estensi”.</p>
<p>In località San Nicolò<strong>, la Delizia di Benvignante, </strong>nel comune di Argenta, fu fatta costruire da Borso d’Este nel 1464 e donata a Teofilo Calcagnini, suo segretario e consigliere di fiducia, mentre la <strong>Delizia di Medelana</strong> fu realizzata intorno al 1450, sempre per volontà di Borso d’Este, come sede autunnale durante le battute di caccia con il falco e le reti.</p>
<h4>La <strong>Delizia del Verginese</strong> venne costruita, alla fine del XV secolo, presso il fiume Sandolo, ramo meridionale del Po di Volano.</h4>
<p>Dall’aspetto iniziale di semplice casale agricolo, divenne in seguito una villa rettangolare di due piani, costruita in mattoni intonacati di bianco,  delimitata ai vertici da quattro torri merlate e raggiungibile da Ferrara via acqua. Il diamante, invece, emblema di casa d’Este, diede il nome alla <strong>Delizia della Diamantina</strong>, una tenuta acquistata da Ercole I nel 1506 per farne una residenza di caccia, completa di stalle, orti, granai e torre colombaia.</p>
<p>L’ultima delle delizie estensi fu il <strong>Castello della Mesola</strong>, progettato nel 1578 da Alfonso I come avamposto degli Estensi nell’area del Delta del Po, ma allo stesso tempo residenza di lusso e riserva di caccia. L’intero complesso è circondato da una cinta muraria e da una corona ottagonale di portici, mentre il Castello ospita al suo interno il <strong>Museo del Cervo</strong> e il <strong>Centro di Educazione Ambientale.</strong></p>
<p>Il paesaggio rinascimentale di Ferrara e del Delta del Po forma un insieme storico e culturale eccezionalmente ben conservato, autentico nella forma, nei materiali e nell&#8217;ambiente, mentre l’integrità del <a href="https://www.patrimoniomondiale.it/?p=24" target="_blank" rel="noopener noreferrer">centro storico di Ferrara</a> è caratterizzata principalmente dalle mura medievali, dai modelli urbanistici e dagli edifici superstiti in gran parte originali.</p>
<p>Gli sviluppi a livello di pianificazione urbana, realizzati nella Ferrara rinascimentale, ebbero una profonda influenza sullo sviluppo e sui processi di conservazione programmati nel corso dei secoli.</p>
<p>La “scuola di architettura” ferrarese, infatti, con Biagio Rossetti, Girolamo da Carpi e Giambattista Aleotti, esportò metodi ed elementi di progettazione urbanistica, come mura e fortezze, anche nella pianificazione di altre città italiane ed europee.</p>
<p><em><strong>Alessandro Campa</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>PARMA, Capitale Italiana della Cultura 2020- 2021</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jan 2021 07:00:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Parma, incantevole scrigno di arte e sapori unici La città di Parma è stata eletta Capitale Italiana della Cultura per l’anno 2020. Il governo italiano, con il Decreto Legge n. 34 del 19 maggio 2020 ( DL Rilancio), emanato per supportare la ripresa del Paese di fronte all’emergenza sanitaria internazionale dovuta al diffondersi del COVID-19, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-80926" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/01/Duomo_e_Battistero_di_Parma-scaled-e1611050517570.jpg" alt="Parma" width="800" height="600" /></h3>
<h3>Parma, incantevole scrigno di arte e sapori unici</h3>
<p><span id="more-80779"></span></p>
<p>La città di Parma è stata eletta Capitale Italiana della Cultura per l’anno 2020. Il governo italiano, con il <strong>Decreto Legge n. 34 del 19 maggio 2020</strong> ( DL Rilancio), emanato per supportare la ripresa del Paese di fronte all’emergenza sanitaria internazionale dovuta al diffondersi del COVID-19, ha deciso di estendere la nomina anche per l’anno 2021.</p>
<p>Parma, elegante e raffinata città dell’<a href="https://www.ecoseven.net/viaggiare/itinerari/ricomincio-da-te-italia-itinerari-di-viaggio-tra-le-regioni-della-penisola-l-emilia-romagna/">Emilia-Romagna</a> sorprende per i suoi incantevoli monumenti, le sue chiese ed i suoi centri, ricchi di capolavori artistici e tesori di epoche diverse.</p>
<p>Una città policentrica, appunto. Sono tre, infatti, i luoghi di maggior interesse che racchiudono le tracce culturali e le bellezze di Parma.</p>
<h4>Il primo è <strong>Piazza Duomo</strong>, cuore artistico e capolavoro architettonico del Medioevo.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-80908" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/01/Piazza_Duomo_Parma_2009-08-scaled-e1611048298985.jpg" alt="" width="800" height="533" /></p>
<p>Qui si affaccia la <strong>Cattedrale di Santa Maria Assunta</strong>, Duomo di Parma, luogo di arte, storia e sacralità e uno dei più preziosi tesori della città. La Cattedrale fu edificata a partire dal 1074 dal Vescovo-Conte Guibodo a seguito del terribile incendio che distrusse la precedente basilica paleocristiana.</p>
<p>Da allora è sempre stato simbolo della viva tradizione religiosa di Parma, dove il rigore della scultura romanica convive con la magnificenza della pittura rinascimentale, dando vita ad uno dei più suggestivi luoghi di fede dell’Emilia.</p>
<p>L’interno del Duomo, a croce latina, è  suddiviso in tre navate da grandi pilastri a forma di croce. Lungo tutta la navata centrale si viene accompagnati da un imponente ciclo affrescato ad opera di Lattanzio Gambara. Un racconto dipinto della Vita di Cristo e di episodi tratti dal Vecchio Testamento.</p>
<p>Ma si resta estasiati dall’ Assunzione della Vergine di Antonio Allegri detto il Correggio,  dipinta sulla cupola della cattedrale. Una grandiosa opera prospettica, dove luce, composizione e movimento si fondono in un capolavoro di illusionismo visivo. Un insieme di figure che accompagnano la Vergine verso il cerchio dei beati con il Cristo al centro della cupola.</p>
<p>Un’altra particolarità del Duomo di Parma riguarda la sua cripta, circondata da una fitta serie  di colonne a crociera. Qui sono conservate le reliquie di San Bernardo degli Uberti, patrono della Diocesi.</p>
<h4>Dalla cripta si accede inoltre a due preziose cappelle rinascimentali, la <strong>cappella Rusconi</strong> e la <strong>cappella Ravacaldi</strong>.</h4>
<p>La prima è la cappella laterale di destra della cripta e conserva gli eleganti affreschi voluti dal Vescovo Giovanni Rusconi nel 1398, tra cui lo splendido affresco votivo che rappresenta il Vescovo inginocchiato accanto al trono della Vergine e raccolto in preghiera.</p>
<p>La seconda è l’altra cappella laterale della cripta, dove è conservato l’affresco dell’Annunciazione e il ciclo pittorico delle storie della Vergine, testimonianze del fine gusto narrativo e artistico di Bertolino de’ Grossi.</p>
<p>Sempre su Piazza Duomo ecco il meraviglioso<strong> Battistero di San Giovanni, </strong>uno dei monumenti più significativi della città e il più grande esempio di passaggio dallo stile romanico al gotico per  l’armonica fusione di stili architettonici e scultorei tra quelli edificati in Italia.</p>
<p>Un vero e proprio capolavoro d’arte progettato da Benedetto Antelami e costruito tra il 1196 e il 1216.</p>
<h4>Un edificio in marmo rosa di Verona che spicca sulla piazza per la sua caratteristica pianta ottagonale.</h4>
<p>All’esterno è decorato da archi, colonne e bassorilievi che rendono l’enorme struttura molto elegante. All’interno la struttura muta con le sedici arcate e le nicchie completamente affrescate che costituiscono un repertorio di raffigurazione di santi e di racconti delle loro vite, rari episodi della tradizione pittorica emiliana del XIV e XV secolo.</p>
<p>La cupola del Battistero è stata affrescata nel terzo decennio del XIII secolo da maestranze padane, influenzate da modelli iconografici bizantini. La volta è divisa in sei fasce orizzontali concentriche che rivestono totalmente la cupola. Risalgono al XII- XII secolo, illustrano personaggi biblici e sono l’unica testimonianza rimasta a Parma della cultura bizantina.</p>
<p>A fine 1200 al centro del Battistero fu collocata la grande vasca ottagonale in pietra di Verona, sopraelevata su doppio gradino che ne segue la forma. La vasca, che veniva riempita d’acqua per il battesimo per immersione, racchiude un’altra vasca di dimensioni più piccole a forma di quadrifoglio, simbolico richiamo alla croce.</p>
<h4>In Piazza Duomo si trova anche il <strong>Palazzo Vescovile</strong> di Parma risalente all’XI secolo.</h4>
<p>Il primo nucleo del Palazzo è sorto fra il 1045 e il 1055 per iniziativa del vescovo filo imperiale Cadalo. L’edificio è stato ristrutturato più volte, ma si possono ancora ammirare elementi medievali e rinascimentali.</p>
<p>A partire dal 1172 il vescovo Bernardo II iniziò una campagna di lavori di ampliamento, ma le modifiche più rilevanti alle strutture del palazzo sono da attribuire al vescovo Grazia che, fra il 1232 e il 1234, fece erigere la grande facciata su piazza Duomo,  riportata alla luce negli anni ‘20 del secolo scorso.</p>
<p>Nel XVIII secolo, il vescovo Camillo Marazzani trasformò definitivamente l’edificio in un’ imponente architettura barocca, modificando il fronte principale. Il cortile interno, invece, nel corso dei restauri degli anni’50, fu riportato alla forma in chiave umanistica che gli era stata data dal vescovo Sangiorgio tra il 1499 e il 1509, pur mantenendo sul lato nord le colonne duecentesche.</p>
<p>Un’ala del palazzo ospita oggi il <strong>Museo Diocesano</strong> dove si possono ammirare opere d’arte provenienti dalle Cattedrale e dal Battistero assieme a  preziosi mosaici romani risalenti al V secolo e reperti ancora più antichi emersi durante i lavori di scavo e restauro.</p>
<h4>Proprio dietro al Duomo si presenta l<strong>’Abbazia di San Giovanni Evangelista</strong>, complesso benedettino nel centro storico di Parma.</h4>
<p>Un vasto insieme di edifici che comprende la chiesa, il monastero e l&#8217;antica spezieria.</p>
<p>La basilica abbaziale venne edificata nel 1519, con la facciata e il campanile sul lato destro risalenti ai primi del Seicento. La chiesa ha un impianto originario romanico, pianta a croce latina, e tre navate sulle quali si aprono sei cappelle.</p>
<p>Lungo la navata centrale della chiesa si può ammirare il fregio del Sacrificio Ebraico e Pagano, disegnato dal Correggio, mentre la navata sinistra presenta interessanti lavori del Parmigianino. Nel monastero benedettino si presentano tre chiostri, il primo con leggere colonne ioniche, il secondo cui si accede dalla sala capitolare, dove si trovano due affreschi del Correggio, e il terzo, o di San Benedetto, con affreschi del 1510 circa.</p>
<p>In un complesso tanto ricco non poteva mancare la Biblioteca, dove in ambienti cinquecenteschi affrescati sono ospitati circa 20.000 volumi, tra cui codici miniati del Quattrocento e del Cinquecento.</p>
<h4>Sul retro del monastero si ha accesso direttamente all&#8217;<strong>Antica Spezieria </strong>di San Giovanni, storica farmacia fondata dai monaci benedettini.</h4>
<p>Le prime fonti della sua esistenza sono databili al 1201, ma è probabile che essa sia molto più antica e che in origine non fosse aperta alla cittadinanza, ma solo ai frati dell&#8217;abbazia.</p>
<p>L’Antica Spezieria è costituita da tre sale con scaffalature risalenti al XVI e XVII secolo, in cui sono collocati piccoli e grandi vasi, fiaschette, boccali e mortai. La <strong>Sala del Fuoco</strong> presenta il Banco delle Consegne con bilancia di precisione e un piccolo locale dotato di pozzo, alambicchi e vari oggetti che servivano per la preparazione dei farmaci.</p>
<p>Nella <strong>Sala dei Mortai</strong> si possono ammirare gli affreschi nelle lunette che raffigurano maestri della Medicina Antica come Ippocrate ed Esculapio, mentre la <strong>Sala delle Sirene</strong> custodisce una raccolta di documenti di illustri maestri parmensi della medicina e dell’antica arte di preparazione dei farmaci. Acquistata nel 1896 dal Demanio, nel 1951 la farmacia fu trasformata in museo aperto al pubblico</p>
<h4>Il secondo importante centro della città di Parma è <strong>Piazzale della Pace.</strong></h4>
<p>Un tempo chiamato <strong>Piazza della Pilotta</strong> per la presenza del meraviglioso <strong>Complesso Monumentale della Pilotta</strong>, imponente palazzo simbolo del potere ducale dei Farnese.</p>
<p>Il nome proviene dal gioco della pelota basca, uno sport derivato dalla pallacorda praticato dai soldati spagnoli nel cortile del Guazzatoio. Il committente del palazzo fu Ranuccio I Farnese che desiderava realizzare un edificio che ospitasse sia gli appartamenti ducali che molte delle istituzioni cittadine.</p>
<p>Oggi, il Complesso Monumentale della Pilotta accoglie al suo interno la bellissima Biblioteca Palatina, il Teatro Farnese, la Galleria Nazionale ed il Museo Archeologico.</p>
<h4>La <strong>Biblioteca Palatina</strong> fu fondata nel 1761 da Filippo di Borbone e aperta al pubblico nel 1769.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-80909" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/01/Parma_biblioteca_palatina_03-scaled-e1611048908518.jpg" alt="" width="800" height="533" /></p>
<p>Collocata al primo piano del Palazzo della Pilotta è un luogo appositamente creato per lo studio grazie all’opera del bibliotecario Paolo Maria Paciaudi che adottò, primo in Italia, il catalogo per autori a schede mobili.</p>
<p>La Biblioteca è divisa in tre sale: la <strong>Sala di Maria Luigia</strong>, la <strong>Sala Dante</strong>, affrescata da Scaramuzza con scene dalla Divina Commedia dantesca e la <strong>Galleria del Petitot</strong> che ancora conserva scaffalature d’epoca.</p>
<p>Dotata in origine di 40.000 volumi, fu ampliata attraverso donazioni e acquisti, tra i quali il Fondo Orientale De Rossi, la Biblioteca privata dei Duchi di Borbone-Parma e la Raccolta di stampe Ortalli.</p>
<p>La Biblioteca Palatina, attualmente, raccoglie più di 700.000 volumi, 6.600 manoscritti, 50.000 stampe, codici miniati dell’XI-XII secolo e il Fondo Tarchioni che comprende 11.500 volumi di carattere letterario, linguistico, filosofico e religioso con testi compresi tra il XVI e il XX secolo.</p>
<p>Il <strong>Teatro Farnese</strong>, opera lignea di Giovan Battista Aleotti del 1618, fu un desiderio di Ranuccio I Farnese per festeggiare la sosta a Parma di Cosimo II de’ Medici e venne collocato nel Palazzo della Pilotta trasformando l’originaria Sala d’Armi.</p>
<p>A causa di problemi di salute, Cosimo rinviò il viaggio e così fu posticipata anche l’ inaugurazione del teatro che avvenne nel 1628 per il matrimonio tra Margherita de’ Medici ed il duca Odoardo Farnese.</p>
<h4>Il teatro divenne un esempio per l’unicità di alcune delle sue soluzioni,  dalla struttura ad impianto scenico mobile alle macchine per lo spostamento dall’alto di personaggi.</h4>
<p>La novità che fa del Teatro Farnese un modello per la successiva scenografia teatrale barocca risiede nella vastità e nella particolare conformazione degli spazi, oltre che nella ricca decorazione plastica e pittorica che riveste la struttura architettonica.</p>
<p>A causa della complessità degli allestimenti scenici e i loro altissimi costi, il Teatro fu utilizzato soltanto nove volte, in occasione di matrimoni ducali o importanti visite di stato. L’ultimo spettacolo risale al 1732 e in seguito il teatro si avviò verso un lento declino, fino ad arrivare alla quasi totale distruzione durante la seconda guerra mondiale.</p>
<p>La ricostruzione operata negli anni ’50 avvenne secondo disegni originali. Le parti lignee, un tempo completamente decorate, vennero lasciate al naturale per evidenziare le poche strutture originali superstiti.</p>
<h4>Il Teatro Farnese, dal 1986, è l’ingresso scenografico della <strong>Galleria Nazionale di Parma.</strong></h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-80914" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/01/Parma_Teatro_Farnese_7-scaled-e1611049285846.jpg" alt="" width="800" height="600" /></p>
<p>Il percorso espositivo, risultato di un ampio e complesso progetto di ristrutturazione avviato nel 1979 e concluso nel 1993, offre un itinerario ricco di curiosità ed emozioni, sviluppato secondo un percorso cronologico e per aree geografiche di produzione.</p>
<p>Istituita dai Duchi di Parma, Don Filippo e Don Ferdinando di Borbone, le collezioni della Galleria Nazionale di Parma traggono origine dalla Ducale Accademia di Belle Arti, istituita nel 1752 dal duca don Filippo di Borbone  all’interno del Palazzo della Pilotta.</p>
<p>La nascita di una vera e propria istituzione museale pubblica, avvenuta nei primi decenni dell’Ottocento ad opera di Maria Luigia d’Austria, duchessa di Parma e Piacenza dal 1816 al 1847, coincise con un ulteriore ampliamento e una definitiva sistemazione delle collezioni ducali.</p>
<h4>Il percorso di visita si apre oggi nell’ala ovest della Pilotta.</h4>
<p>Si sviluppa poi in una lunga galleria con un nucleo di opere scultoree appartenenti al XI-XII secolo, tra cui spiccano alcuni pezzi provenienti dalla cattedrale di Parma eseguiti da Benedetto Antelami.</p>
<p>La pittura rinascimentale, che costituisce una presenza di grande rilievo nella Galleria Nazionale, propone, oltre ad alcune opere del Quattrocento locale, <strong>testimonianze importanti di scuole pittoriche italiane</strong>. Particolare rilevanza hanno la scuola emiliana del XV e XVI secolo con opere del Correggio e del  Parmigianino, la pittura emiliana e fiamminga dal XV al XVII secolo con Annibale e Lodovico Caracci e le opere venete del ‘700 di Tiepolo, Canaletto e  Bellotto.</p>
<h4>Prodotti artistici di notevole importanza sono la Testa di Fanciulla, detta Scapigliata, attribuita a Leonardo da Vinci, e il Ritratto di Erasmo da Rotterdam di Hans Holbein il Giovane.</h4>
<p>L’itinerario prosegue nell’ala nord, dove opere di diversa matrice collezionistica si inseriscono nello spazio monumentale di quello che nel Seicento era il grande fienile della corte farnesiana.</p>
<p>Attraverso una passerella che corre a ritroso lungo gli ambienti espositivi dell’ala ovest, dove trovano posto vetrine con immagini storiche e piante della città di Parma, si arriva al grande <strong>Salone di Maria Luigia</strong>, che insieme alle sale della Rocchetta ospitò la prima Galleria pubblica cittadina.</p>
<p>Nell’ampia e luminosa sala ottocentesca, divisa dalle imponenti colonne corinzie, trovano posto, distribuiti su più file, i saggi accademici premiati tra 1761 e 1795 e i ritratti dei maestri francesi di cultura illuminista legati alla corte del duca Filippo e del figlio Ferdinando di Borbone.</p>
<p>Al centro di questo grande ambiente, definito da una nicchia che inquadra la celebre statua di Canova della duchessa Maria Luigia, è collocato l’imponente Trionfo da tavola dello scultore catalano Damià Campeny  del 1803, straordinaria opera di gusto neoclassico.</p>
<p>Passando per la sala ovale, dove sono collocate le due colossali statue del II secolo d.C. raffiguranti Ercole e Dioniso e provenienti dagli Orti Farnesiani sul Palatino, si giunge, infine, al salone in cui sono esposti una serie di busti-ritratto settecenteschi.</p>
<p>Il percorso si conclude nei raccolti ambienti dell’antica Rocchetta, originariamente una fortezza di epoca viscontea, scelti da Maria Luigia per accogliere i massimi capolavori del Cinquecento parmense e della Galleria Nazionale, ovvero le opere di Correggio, tra cui la celebre Madonna del San Gerolamo e la bellissima Schiava turca del Parmigianino.</p>
<p>Il<strong> Museo Archeologico Nazionale, </strong> nell’ala sud-occidentale del Palazzo della Pilotta, fu fondato a Parma nel 1760 da Don Filippo di Borbone ai fini della conservazione dei reperti degli scavi compiuti a Veleia, una piccola città romana sull’Appennino piacentino.</p>
<p>Durante il dominio francese, agli inizi del XIX secolo, venne spogliato dei pezzi più prestigiosi, che saranno restituiti solo dopo il Congresso di Vienna. Ma è soprattutto grazie alla duchessa Maria Luigia che, dopo avergli assegnato una nuova sede, il museo diventò ancora più ricco grazie all’acquisto di collezioni numismatiche, di ceramica greca, etrusca e di oggetti egizi.</p>
<h4>L’attuale allestimento museale, che si articola su due piani, risale al 1965.</h4>
<p>Nelle sale del primo piano sono esposti i marmi della raccolta dei Gonzaga e quelli della raccolta dei Farnese. Tra questi ultimi risaltano la testa di Zeus proveniente dagli scavi di Francesco Farnese sul Palatino e una splendida replica dell’Eros di Prassitele.</p>
<p>Nella sezione dedicata a Veleia, invece, si trova la  celebre Tabula alimentare traianea, ricomposta da numerosi frammenti. Attualmente la più grande iscrizione su bronzo giunta a noi del mondo romano, elenca, con intenti pubblicitari, i nominativi di proprietari fondiari del Veleiate e di territori confinanti che sostengono finanziariamente la politica umanitaria imperiale.</p>
<p>A questa si aggiunge una tavola della lex de Gallia Cisalpina, sulle competenze giudiziarie dei magistrati operanti nella provincia, le dodici statue del ciclo giulio-claudio  e alcuni bronzi figurati. Al piano terra è possibile visitare la sezione protostorica, con materiali provenienti dagli insediamenti dell’età del Bronzo nel territorio di Parma a cui si aggiungono quelli di età romana, con le sculture del foro e del teatro, i marmi architettonici, le iscrizioni e i monumenti funerari.</p>
<h4>Terzo luogo rappresentativo di Parma è <strong>Piazza Garibaldi</strong>, o <strong>Piazza del Comune</strong>, oggi cuore pulsante e luogo di ritrovo preferito dei cittadini.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-80915" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/01/italy-5226982_1280-e1611049599527.jpg" alt="" width="800" height="471" /></p>
<p>L’ex Piazza Grande che, nel 1893, venne  dedicata a Giuseppe Garibaldi, presenta il suo aspetto più moderno grazie all’opera di Petitot, architetto francese chiamato a Parma dal Duca Filippo I di Borbone nel 1753 che impostò l’attuale volto di Parma, modificandone il suo assetto.</p>
<p>Il lato sud-orientale di Piazza Garibaldi ospita il <strong>Palazzo del Comune</strong>, massiccio edificio in laterizi, alleggerito da una loggia al pian terreno. Disegnato dall’architetto parmense Gian Battista Magnani nel 1623 e completato nel 1673, ricorda il prospetto interno del tardo rinascimentale Palazzo Farnese di Piacenza con l’aggiunta di un ampio portico.</p>
<p>Il suo precedente aspetto medievale con le antiche merlature venne in gran parte trasformato in stile rinascimentale, quando fu necessaria una ristrutturazione per riparare i gravi danni causati dal crollo della vicina torre civica.</p>
<p>Al lato dell’antico edificio si erge un monumento al Correggio, realizzato nel 1870 da Agostino Ferrarini, mentre dalla parte opposta si trova una fontana ottocentesca disegnata da Paolo Toschi e sormontata da un gruppo in bronzo del XVII secolo, con le figure di Ercole e Anteo, opera dello scultore fiammingo Teodoro Vandersturck.</p>
<p>Al primo piano del Palazzo del Comune ha sede la <strong>Sala del Consiglio Comunale</strong> decorata da Girolamo Magnani, mentre al piano terra si trovano i <strong>Portici del Grano</strong>, chiamati così perché un tempo ospitavano il mercato del grano.</p>
<h4>Il <strong>Palazzo del Governatore</strong>, invece, si trova sul lato settentrionale di Piazza Garibaldi e unisce, nel lungo prospetto di linee classicheggianti, due corpi di fabbrica di origini duecentesche.</h4>
<p>Sede del Capitano del Popolo alla fine del XII secolo,  il palazzo subì numerosi rifacimenti fino al 1760, anno in cui fu modificato nell’attuale aspetto sempre ad opera di Petitot, cui si deve gran parte dell’urbanistica della città.</p>
<p>La torre barocca, risalente al 1763, conserva ancora, nella cella campanaria, la campana dell’altissima torre civica crollata nel 1606. La Vergine incoronata nella nicchia del campanile è opera dello scultore francese Boudard, mentre sono degne di nota  le due meridiane risalenti al 1829.</p>
<p>Il palazzo è un prestigioso luogo d’arte moderna e contemporanea dove, oltre alla programmazione di mostre temporanee, si tengono importanti iniziative come laboratori e workshop.</p>
<h4>Un’altra importante residenza che racconta la storia di Parma è il<strong> Palazzo Ducale, </strong>edificio voluto da Ottavio Farnese nel 1561 e costruito su progetto del Vignola.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-80916" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/01/Palazzo_Ducale_di_Parma_da_unaltra_prospettiva-scaled-e1611049904648.jpg" alt="" width="800" height="510" /></p>
<p>Nei primi decenni del Seicento, all’intero edificio verrà dato un aspetto maestoso, con logge e cortili laterali che saranno modificati successivamente, mentre nel corso del ‘700 venne ritoccato dal Petitot che aggiunse quattro padiglioni angolari e mutò decorazioni e stucchi.</p>
<p>All’interno l’avvicendarsi di pittori diede vita ad un vario programma decorativo parzialmente conservato. Entrando nel palazzo, uno scalone settecentesco conduce alla <strong>Sala degli Uccelli</strong>, curiosa e riccamente decorata con 224 figure di volatili.</p>
<p>Si accede quindi alla <strong>Sala di Alcina</strong> che contiene gli affreschi più antichi del palazzo, un ciclo datato intorno al 1568 e ispirato al libro settimo dell’Orlando Furioso. Le figure presenti nella <strong>Sala del Bacio</strong>, invece, affrescata dal Bertoja verso il 1570, si ispirano alla novella dell’Orlando Innamorato del Boiardo.</p>
<p>La piccola <strong>Sala di Erminia</strong>, opera di Alessandro Tiarini del 1628 circa, illustra vicende della Gerusalemme Liberata, mentre ad Agostino Carracci nel 1602 si deve la volta della <strong>Sala dell’Amore </strong>con scene dipinte che raffigurano le allegorie dell’amore.</p>
<h4>La <strong>Basilica di Santa Maria della Steccata </strong>è un meraviglioso esempio di architettura  rinascimentale della città di Parma.</h4>
<p>Con pianta centrale a croce greca, la Basilica Santa Maria della Steccata venne eretta ad opera di Bernardino e Giovanni Francesco Zaccagni  tra il 1521 e il 1539.</p>
<p>Verso la fine del Trecento, sulla facciata dell&#8217;oratorio che esisteva in precedenza sul sito della chiesa attuale, venne realizzato il dipinto di una Madonna allattante, divenuta presto oggetto di particolare devozione da parte dei parmigiani.</p>
<p>A causa del regolare ed intenso afflusso di numerosi pellegrini, l’edificio venne protetto da uno steccato che diede poi origine al nome attuale, invocando quella Vergine col titolo di Madonna della Steccata. Ecco che, per custodire al meglio la preziosa immagine della Madonna, venne quindi eretto il grande santuario, ad opera di Antonio da Sangallo il Giovane tra il 1526 ed il 1527.</p>
<p>All&#8217;esterno è stata posta particolare attenzione alla posizione delle finestre, studiata in funzione dei dipinti interni, con la luce che si diffonde in maniera graduale in tutta la chiesa. Le campate intermedie si trovano leggermente in penombra, l&#8217;abside riceve un&#8217;illuminazione diffusa ed abbondante, ma è la cupola che viene colpita più intensamente dalla luce.</p>
<h4>L’interno è impreziosito da affreschi di scuola parmense del XVII secolo.</h4>
<p>Il Parmigianino, al quale inizialmente venne affidata l’intera opera pittorica, realizzò solo gli affreschi del sottarco orientale, proseguiti in seguito da Michelangelo Anselmi e  Bernardino Gatti.</p>
<p>Nel 1823, per volontà di Maria Luigia d’Austria, venne realizzata una cripta per conservare i sepolcri dei duchi e dei principi delle case Farnese e Borbone. Proprio in memoria della duchessa, presso l&#8217;ingresso della chiesa, venne collocato il gruppo con la Pietà di Tommaso Bandini.</p>
<h4>Una menzione a parte merita il<strong> Teatro Regio</strong> di Parma, considerato una delle strutture di eccellenza della grande tradizione operistica italiana.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-80917" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/01/Interior_of_Teatro_Regio_Parma_2014-09-16-scaled-e1611050055523.jpg" alt="" width="800" height="534" /></p>
<p>Costruito nel 1821-29 su commissione di Maria Luigia e su progetto di Bettoli, il teatro d’opera di Parma presenta una facciata neoclassica divisa orizzontalmente in quattro parti.</p>
<p>Partendo dal basso, la prima è formata da un portico architravato sorretto da dieci colonne ioniche, la seconda presenta cinque finestre con timpani triangolari, mentre al centro della terza parte è situato un finestrone &#8220;termale&#8221; affiancato da due Fame a bassorilievo, opera di Tommaso Bandini. La quarta ed ultima parte è occupata da un timpano con al centro una lira e due antiche maschere.</p>
<p>Dall’atrio neoclassico si accede alla platea ellittica, decorata da Magnani nel 1853, e circondata da quattro ordini di palchi e dal loggione che occupa il quinto ordine del teatro. Di notevole interesse la visita alla struttura interna tra attrezzature, scenografie, sale, soffitti e il bellissimo sipario.</p>
<h4>Il soffitto della sala fu decorato nel 1828 da Giovan Battista Borghesi con figure dei più grandi drammaturghi come Seneca, Plauto, Goldoni e Alfieri.</h4>
<p>Borghesi dipinse anche il sipario con l&#8217;allegoria &#8220;Trionfo della Sapienza&#8221;, rappresentazione del governo di Maria Luigia, la cui figura appare nell&#8217;immagine centrale di Minerva.</p>
<p>L&#8217;illuminazione è assicurata da un lampadario realizzato a Parigi e montato nel 1853 in sostituzione del precedente neoclassico. La platea è illuminata anche da piccoli lampadari ad applique in corrispondenza di ogni palco, con luminosità ed intensità regolabile e crescente, in modo da attribuire suggestivi effetti scenografici durante le rappresentazioni.</p>
<p>Al Teatro Regio, ogni anno, si svolgono la Stagione Lirica ed il Festival Verdi, ai quali prendono parte artisti di fama internazionale. Il teatro, inoltre, offre i balletti di Parma Danza tra la tarda primavera e l&#8217;estate e concerti di musica classica e sinfonica durante tutto l&#8217;arco dell&#8217;anno.</p>
<h4>La  visita a Parma non può dirsi ancora conclusa. Una tappa alla celebre <strong>Certosa</strong> è quasi d’obbligo.</h4>
<p>Poco fuori dalla città, la <strong>Certosa di San Girolamo</strong>, detta appunto Certosa di Parma, si presenta come un complesso di edifici fondato nel 1285 e che per circa 500 anni fu sede di un monastero di Certosini.</p>
<p>L’imponente complesso architettonico si configurò completamente a fine ‘400, includendo una chiesa, i due chiostri e le celle dei monaci, circondato da mura perimetrali esterne. Nel suo primo periodo la Certosa era rinomata per le attività scolastiche che si svolgevano al suo interno.</p>
<p><strong>I monaci studiavano astronomia, matematica e fisica</strong> e ospitarono per diversi anni una delle prime stamperie dell&#8217;Italia Settentrionale. Verso la metà del Cinquecento parte del complesso venne distrutto e tra il 1673 e il 1722 venne costruita, su progetto di Francesco Pescaroli, l&#8217;attuale chiesa barocca ed un nuovo chiostro, ancora ben conservati.</p>
<p>Nel 1769 il monastero certosino fu soppresso e il complesso fu drasticamente ristrutturato per accogliere una manifattura di tabacchi, la &#8220;Fabbrica Ducale dei Tabacchi di Parma&#8221;, una delle più importanti del nord Italia, che iniziò l&#8217;attività nel 1805. Lo stabilimento fu chiuso nel 1891 e verso il 1910 nuove modifiche comportarono la distruzione delle celle monastiche.</p>
<p>Il complesso attuale comprende la chiesa dedicata a San Girolamo, una sagrestia e un chiostro maggiore, entrambi del XVI secolo, e restano ancora gli arredi rinascimentali con affreschi, capitelli e altari, mentre nulla rimane delle antiche decorazioni medievali.</p>
<h4>Il fermento culturale di Parma è caratterizzato da una serie di appuntamenti di rilievo.</h4>
<p>Uno dei più importanti è il <strong>Festival Verdi</strong>, notevole evento musicale italiano di opera lirica. Il Festival è stato fondato a metà degli anni ottanta ed ha avuto luogo fino al 1993.</p>
<p>Nel 2001 è stato reintrodotto in occasione delle Celebrazioni Nazionali del Centenario Verdiano e proposto annualmente nel periodo tardo-primaverile, mentre dal 2007 ha luogo in ottobre, mese di nascita di Giuseppe Verdi.</p>
<p>Il programma generale si sviluppa con un calendario di concerti, un tour didattico all&#8217;interno delle scuole provinciali, tra dibattiti, proiezioni ed esecuzioni musicali didattiche, un concorso rivolto agli studenti sul tema “ Giueseppe Verdi ed il Risorgimento”, ed una rassegna di formazioni corali e polifoniche presenti nell&#8217;area provinciale.</p>
<h4>Il <strong>Palio di Parma</strong>, invece, è una rievocazione storica dell&#8217;antica <strong>Corsa dello Scarlatto. </strong></h4>
<p>La manifestazione trecentesca si svolgeva ogni 15 agosto, e prevedeva delle giostrate a cavallo con armi cortesi e una corsa dalla porta detta Nova fino alla piazza del Comune.</p>
<p>Nel corso dei secoli il Palio fu identificato in una corsa equestre con i bàrberi, alla quale venivano invitate a partecipare le maggiori famiglie regnanti dell&#8217;epoca. Nel 1490 la manifestazione cessò ogni attività a causa delle guerre con i francesi e fino agli inizi del XIX secolo non fu più disputata.</p>
<p>Dal 1978 il Palio è stato riorganizzato dal Centro Sportivo Italiano di Parma. Sono previste tre gare di velocità, una con asini, una corsa delle donne, e una corsa degli uomini, in ognuna delle quali  si compete per il palio, un telo dipinto a olio.</p>
<p>Quest’ultimo viene scelto ogni anno tramite un concorso indetto tra gli allievi dell&#8217;istituto superiore d&#8217;arte Paolo Toschi di Parma. Nel dipinto deve apparire la Madonna, protettrice di Parma, ed un elemento architettonico identificativo della città, oltre  agli stemmi delle cinque porte cittadine.</p>
<p>Cortei in costume, battaglie di guerrieri medievali, danze, e spettacoli tipici dell&#8217;epoca si aggiungono parallelamente alla manifestazione. Ognuna delle cinque porte della città è inoltre rappresentata da un gruppo diverso di sbandieratori che si esibiscono più volte nei due giorni dei festeggiamenti.</p>
<p>Il Palio vero e proprio si tiene nel pomeriggio, dopo che i figuranti delle cinque porte, partendo dalla propria, raggiungono in corteo il centro, Piazza della Pilotta o Piazza Duomo a seconda degli anni. Dopo l&#8217;esibizione, in successione dei cinque gruppi di sbandieratori, i festeggiamenti si spostano nel luogo delle corse, in piazza Garibaldi e via Mazzini.</p>
<h4>Parma è celebre anche per la sua tradizione gastronomica.</h4>
<p>Sapori unici che contraddistinguono la qualità dei prodotti di questo territorio. Grandi protagonisti della gastronomia parmigiana sono sicuramente il celebre <strong>prosciutto di Parma</strong> ed il <strong>parmigiano reggiano</strong>. Ma a questi seguono altre delizie come il <strong>Culatello di Zibello</strong>, la <strong>Spalla di San Secondo</strong>  e la <strong>Mariola</strong>.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-80925" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/01/ham-709724_1280-e1611050220765.jpg" alt="" width="800" height="450" /></p>
<p>Quest’ultima viene preparata in due differenti versioni, sia cruda che cotta. Dall&#8217;aspetto di un grosso salame da una forma particolarmente tozza, la mariola cruda si produce partendo da un misto di carni di maiale magre che vengono tritate molto finemente con aggiunta di sale, pepe nero, aglio e vino bianco.</p>
<p>L&#8217;impasto ottenuto e aromatizzato viene inserito in un budello di intestino cieco particolarmente grosso e spesso, adatto a mantenere la morbidezza del prodotto anche a fronte di lunghissime stagionature che arrivano talvolta oltre i 12 mesi.</p>
<p>La mariola cotta, invece, si ottiene dagli scarti del maiale ed è arricchita da un po&#8217; di cotenna accuratamente sminuzzata. Molto simile ad un grosso cotechino viene consumata dopo una cottura di circa tre ore.</p>
<h4>Tra gli antipasti della cucina parmigiana si presentano la <strong>Torta fritta.</strong></h4>
<p>Variante parmense dello gnocco fritto che si accompagna generalmente al Prosciutto di Parma e al Culatello di Zibello. Poi il <strong>Pesto di Cavallo, </strong>ovvero carne macinata di cavallo generalmente servita cruda con diversi condimenti.</p>
<p>I primi non sono da meno con i <strong>Tortél Dóls, </strong>tortelli tipici con ripieno agrodolce, formato da pan grattato, vino cotto e mostarda rigorosamente fatta in casa. Seguono<strong> i Tortelli di erbette alla parmigiana, </strong>rettangoli di pasta ripiegati, contenenti un ripieno a base di erbette, ricotta, uova e parmigiano reggiano conditi con burro e salvia</p>
<p><strong>Riz e tridura, </strong>invece, è una minestra in brodo con riso al quale, poco prima della fine della cottura,  viene aggiunto un composto a base di uova battute con sale, noce moscata e parmigiano reggiano, mentre  <strong>lo sformato di maccheroni </strong>si presenta con un ripieno di frattaglie in un involucro di pasta frolla dolce.</p>
<h4>Nei secondi risalta lo <strong>stracotto </strong>di carne bovina, marinato con verdure e  vino per 24 ore e poi cotto a lungo nella marinatura.</h4>
<p>La<strong> trippa alla parmigiana</strong> è una ricetta antica e povera costituita dalle diverse parti dello stomaco bovino, ed in questa variante locale, dopo essere stata cotta, viene servita con Parmigiano Reggiano.</p>
<p>Da assaggiare anche la<strong> rosa di Parma, </strong>filetto di vitello arrotolato e cotto con all&#8217;interno fette di prosciutto di Parma e formaggio parmigiano a scaglie, mentre la<strong> vécia al cavàl pist</strong> è una ricetta della tradizione povera, a base di verdure stufate, carne cruda di cavallo macinata e patate fritte.</p>
<p>Per ciò che riguarda i vini la <strong>Malvasia Colli di Parma</strong> è un bianco frizzante che si sposa benissimo con i salumi tipici parmensi e con i primi piatti tradizionali, come gli anolini o i tortelli d’erbette. Il <strong>Sauvignon,</strong> servito fresco, è un bianco che accompagna elegantemente il Prosciutto di Parma, mentre il <strong>Rosso Colli di Parma</strong> si abbina splendidamente con gli arrosti, i brasati, il Parmigiano-Reggiano e, soprattutto, i bolliti tipici della cucina parmense.</p>
<h4>La tradizione dolciaria parmigiana non è particolarmente ricca, ma ce ne sono alcuni che sono sicuramente da provare.</h4>
<p>Le<strong> Scarpette di Sant&#8217;Ilario</strong>, biscotti di pasta frolla a forma di scarpe, in ricordo del passaggio di Sant&#8217;Ilario a Parma, dove si fece rifare le scarpe da un ciabattino. Un dolce che viene preparato il 13 gennaio, in occasione della ricorrenza del santo patrono della città.</p>
<p>La<strong> Torta Maria Luigia </strong>presenta un pan di spagna arricchito di polvere di mandorla e cioccolato, farcito da cioccolato e crema di fragoline di bosco e ricoperto con cioccolato fondente, mentre la <strong>Torta Ungherese</strong> è costituita da cinque strati di torta margherita farciti con una crema al cioccolato e spolverata di cacao.</p>
<p>La<strong> Spongata di Busseto</strong> è una pasta sfoglia farcita di marmellata di mele e pere, frutta candita, pinoli e mandorle, e ricoperta da un secondo strato di sfoglia. La<strong> Torta nera di San Secondo</strong>, invece, è un dolce composto da una sottile fodera di pasta frolla che serve da contenitore per un ripieno composto da cacao dolce, mandorle tostate, zucchero e uova.</p>
<p><em><strong>Alessandro Campa</strong></em></p>
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		<title>RICOMINCIO DA TE, ITALIA: ITINERARI DI VIAGGIO TRA LE REGIONI DELLA PENISOLA. L’ EMILIA ROMAGNA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2020 06:00:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
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					<description><![CDATA[L’Emilia Romagna come non l’avete mai vista. Un rombo di motori e un’ esplosione di sapori  descrivono una regione dalle meravigliose caratteristiche Un desiderio di rinascita. La voglia di ripartire dalle piccole abitudini quotidiane, ma anche di realizzare scelte più ragionate ed impegnative. Tra queste l’organizzazione di un viaggio, di una vacanza o di un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-68609" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/bologna-2630373_1280-e1601983185209.jpg" alt="" width="800" height="450" /></h3>
<h3>L’Emilia Romagna come non l’avete mai vista. Un rombo di motori e un’ esplosione di sapori  descrivono una regione dalle meravigliose caratteristiche</h3>
<p><span id="more-68598"></span></p>
<p><strong>Un desiderio di rinascita</strong>. La voglia di ripartire dalle piccole abitudini quotidiane, ma anche di realizzare scelte più ragionate ed impegnative. Tra queste l’organizzazione di un viaggio, di una vacanza o di un semplice weekend per staccare la spina.</p>
<p>Quest’anno l’approccio al turismo sarà diverso, ma non per questo meno coinvolgente e stimolante.</p>
<p>Da situazioni difficili, a volte, possono nascere occasioni inaspettate. Ancora di più se si vive in Italia che, con la sua immensa varietà, offre degli scenari incantevoli.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>EMILIA- ROMAGNA</strong></p>
<p>Tradizioni, gusto e accoglienza. Una combinazione perfetta in un territorio dove trovare qualità di vita e comunità di valori.</p>
<p>L’itinerario in Emilia Romagna inizia dalla celebre <strong>Riviera Romagnola</strong>.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-68602" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/mariana-sandulovych-a62GSkn9yC4-unsplash-scaled-e1601982345963.jpg" alt="" width="800" height="600" /></p>
<p>Da queste parti il mare rappresenta uno stile di vita. Divertimento e cordialità sono gli elementi che hanno reso la zona una punta di diamante della regione. <strong>Piadina e vino Sangiovese</strong> i simboli che la contraddistinguono a tavola.</p>
<p>La piadina, appunto, il pane dei romagnoli con le sue varianti più gustose. In Romagna viene spesso farcite con erbe cotte o crude, come il crescione o la rucola, e accompagnata a salumi e formaggi freschi, come prosciutto, salame, squacquerone e stracchino.</p>
<p>La Riviera Romagnola, un’ importante porzione di territorio affacciata sul mare Adriatico che da anni, specialmente durante la stagione estiva, è una delle mete preferite per vacanze adatte ad ogni esigenza, dallo svago giovanile alle famiglie. Qui le giornate sono scandite tra attività e sport in riva al mare e movida serale tra i numerosi locali.</p>
<h4><strong>Riccione </strong>è un autorevole esempio di questa tendenza.</h4>
<p>La <strong>Perla Verde dell’Adriatico</strong>, così definita per i suoi parchi e viali alberati, mostra il suo aspetto migliore a partire dalla stagione primaverile per poi esplodere meravigliosamente in estate. Tante le occasioni di divertimento al ritmo della musica più varia sia nelle famose discoteche sulle colline che nei vari locali notturni sulla spiaggia nella zona del Marano. A rendere Riccione così unica è proprio l’intensità della sua vita notturna.</p>
<p>La città, però, soddisfa anche l’interesse culturale. Ad esempio con <strong>Villa Franceschi</strong>, elegante residenza balneare sorta nei primi del Novecento, ospita la <strong>Galleria di arte moderna e contemporanea. </strong>La visita al <strong>Museo del Territorio</strong>, invece, regala un intrigante viaggio nel tempo geologico<strong>. </strong>Qui vengono illustrate le più importanti testimonianze relative all’evoluzione umana e territoriale di Riccione e i suoi dintorni che vanno dalla preistoria all&#8217;età romana.</p>
<p>A pochi chilometri di distanza, gli appassionati di motori possono trovare in <strong>Misano Adriatico</strong> un importante punto di riferimento. Il <strong>Misano World Circuit Marco Simoncelli</strong>, infatti, ospita ogni anno spettacolari ed entusiasmanti competizioni sportive a due e quattro ruote, come la <strong>Superbike</strong> a giugno e la <strong>MotoGP </strong>a settembre, mentre a maggio gare singolari come le sfide tra camion <strong>nell’European Truck Racing Championship.</strong></p>
<h4>La Romagna rivela pian piano i suo tesori artistici e culturali.</h4>
<p>E lo fa nei dintorni di Riccione con una località situata in mezzo a verdi colline. Si tratta del borgo di <strong>Montefiore Conca, </strong>uno degli esempi più affascinanti di quella che un tempo era la <strong>Signoria dei Malatesta</strong>. Un luogo in cui storia e natura hanno trovato una perfetta sinfonia.</p>
<p>Un’atmosfera tutta particolare creata in primo luogo dall’imponente <strong>Rocca Malatestiana</strong>, fortificazione difensiva e dimora estiva della famiglia. Dal  terrazzo più alto si riescono a intravedere  i monti dell’Appennino marchigiano e la Repubblica di San Marino appare sempre più vicina.</p>
<p>Il centro storico è cinto dalle mura e circondato da boschi e campagne in cui trovare castagneti secolari, il cui frutto viene celebrato con sagre dedicate nelle domeniche di ottobre. A queste si aggiungono una serie di manifestazioni a partire dai celebri eventi religiosi come il <strong>Natale</strong> <strong>con il suo presepe vivente</strong>. Un ambiente tutto particolare in cui le antiche mura, i personaggi in costume e la luce delle torce fanno da sfondo ad una suggestiva rievocazione della nascita di Gesù.</p>
<h4>Poi la <strong>Pasqua con la Processione del Venerdì Santo</strong>.</h4>
<p>Antica e tradizionale cerimonia religiosa dove sfilano in processione le varie figure della passione di Cristo accompagnate dalle Confraternite con le loro vesti e cappucci e dalla banda cittadina.</p>
<p>In estate si svolge <strong>Rocca di Luna</strong>, due lunghe notti durante il plenilunio di luglio che danno vita a numerosi spettacoli, mostre, mercatini e degustazioni nell’affascinante cornice della Rocca e delle vie del borgo piene di ombre e luci soffuse.</p>
<h4>Continuando il percorso lungo la costa adriatica romagnola si incontra <strong>Rimini</strong>.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-68603" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/rimini-3744291_1280-e1601982482752.jpg" alt="" width="800" height="449" /></p>
<p>Situato nella parte meridionale della Romagna compresa fra il mare Adriatico e le colline dell&#8217;Appennino, il territorio di Rimini si presenta con le sue distese di spiagge, i variopinti stabilimenti balneari e le sue bellezze artistiche testimoni di una storia lontana.</p>
<p>A partire dall’età romana con il maestoso <strong>Arco di Augusto</strong>, il più antico tra gli archi trionfali, seguito dal <strong>Ponte di Tiberio</strong>. Anche qui la Signoria dei Malatesta ha lasciato i suoi tratti distintivi con <strong>Castel Sismondo</strong>, fortezza nel centro di Rimini utilizzata per spettacoli e mostre, e il <strong>Tempio Malatestiano</strong>, duomo della città e meraviglioso esempio di architettura rinascimentale.</p>
<p>Un giro nel centro storico porta alla scoperta di <strong>Piazza Tre Martiri</strong>, uno dei luoghi di ritrovo più importanti, ma anche del <strong>Museo della Città</strong>, che illustra la storia di Rimini tramite oltre 1500 opere, e il sito archeologico della ‘<strong>Domus del Chirurgo’</strong> con lo straordinario patrimonio chirurgico-farmaceutico, rimasto ancora intatto dall&#8217;età romana.</p>
<p>Una parte tradizionale e autentica di Rimini si può conoscere a <strong>Borgo San Giuliano</strong>, vecchio quartiere di pescatori con casette colorate e murales in cui si alternano cantinette e ristorantini tipici. Lo stesso si può dire per la <strong>Vecchia Pescheria</strong> che si affaccia su <strong>Piazza Cavour</strong>, centro della vita cittadina  e custode di <strong>Palazzo Garampi</strong>, sede del comune, e di <strong>Palazzo dell’Arengo</strong>, imponente edificio in stile romanico- gotico merlato. Anche nelle piazzette e nei vicoli intorno alla Vecchia Pescheria si trovano enoteche e ristoranti in cui gustare le specialità della cucina romagnola, mentre  durante il periodo natalizio l’antico mercato del pesce si trasforma nella location perfetta per i tipici mercatini.</p>
<p>La serie di eventi che si svolgono durante tutto l’anno all’insegna del divertimento, della cultura, dello sport, della musica, della tradizione e dell&#8217;enogastronomia, fanno di Rimini una città in continuo fermento e costante sperimentazione che  riesce a soddisfare tutte le aspettative.</p>
<h4>Poco distante <strong>Santarcangelo di Romagna</strong>, un borgo adagiato su colle di Giove con il tipico impianto medievale fortificato, rimasto praticamente invariato nel tempo.</h4>
<p>Il <strong>colle Giove</strong> è attraversato da particolari <strong>grotte tufacee</strong> che, secondo alcuni studi, potevano avere sia la funzione di cantine dove conservare il Sangiovese, che rappresentare luoghi di culto. Alcune di queste grotte sono oggi visitabili per scoprire il suggestivo fascino che le caratterizza.</p>
<p>Uno dei simboli di Santarcangelo si trova in <strong>Piazza Ganganelli</strong> ed è un grande <strong>Arco trionfale</strong> eretto in onore di Papa Clemente XIV, nato proprio in questa graziosa località. Altro emblema cittadino si trova in <strong>Piazza delle Monach</strong>e e si tratta della <strong>Torre del Campanone</strong>, alta 25 metri. La <strong>Pieve di San Michele Arcangelo</strong>, invece, è l’edificio di culto più antico e più importante della cittadina.</p>
<p>Anche i musei presenti a Santarcangelo rappresentano grande motivo di interesse. Notevoli opere sono conservate al <strong>Museo Storico Archeologico MUSAS</strong>, un grande patrimonio di arte e cultura, testimonianza unica della storia del territorio. Allo stesso modo ha la sua importanza anche il <strong>MET &#8211; Museo Etnografico degli Usi e Costumi della Gente di Romagna</strong>, dedicato alle tradizioni popolari e all’identità culturale del luogo.</p>
<p>Tre eventi rendono Santarcangelo una località viva, oltre che graziosa. A luglio si svolge il   prestigioso <strong>Festival Internazionale del Teatro in Piazza</strong> con un ricco calendario di eventi all’aperto e ospiti internazionali. A fine settembre la <strong>Fiera di San Michele</strong>, dedicata all’ambiente, agli animali e alla gastronomia, mentre l’11 novembre, la <strong>Fiera di San Martino</strong> si anima con il mercato dei prodotti autunnali e l’originale &#8220;<strong>Palio della piadina</strong>&#8220;.</p>
<h4>Si prosegue nel cuore della Romagna, facendo visita a  <strong>Cesena, </strong>una delle più importanti mete d’arte della zona.</h4>
<p>La scoperta della città inizia dalle animate strade del centro storico e da <strong>Piazza del Popolo</strong>, caratterizzata dalla <strong>Fontana Masini</strong>, da <strong>Palazzo del Ridotto</strong>, in cui domina una statua bronzea di papa Pio VI,  e dalla <strong>Cattedrale di S. Giovanni Battista</strong>, con la Cappella della Madonna del Popolo e il <strong>Museo della Cattedrale.</strong></p>
<p>A Cesena si trova anche la <strong>Biblioteca Malatestiana</strong>, prima Biblioteca Civica d’Italia. Rimasta inalterata dall’inaugurazione del 1454, la struttura architettonica e i codici in essa conservati la rendono un caso unico al mondo. Sempre la Signoria dei Malatesta ha lasciato in eredità la sua imponente <strong>Rocca,</strong> con la &#8220;corte&#8221; e due torrioni centrali, il &#8220;maschio&#8221; e la &#8220;femmina&#8221;. Molto particolare la visita al percorso lungo i camminamenti interni alla cinta muraria, alle antiche prigioni e all&#8217;esposizione delle armi da giostra.</p>
<p>A pochi chilometri dal centro storico, in località Lizzano, si trova la settecentesca <strong>Villa Silvia-Carducci</strong> che ospita <strong>&#8220;Musicalia</strong>&#8220;, museo unico in Italia dedicato alla musica meccanica. La Villa era dimora  del poeta  Giosuè Carducci, in cui rimane ancora intatta e visitabile la sua camera personale.</p>
<p>La tipica cucina cesenate offre l’onnipresente e gustosa piadina, primi piatti come  i cappelletti in brodo, soprattutto nei  giorni di festa, e minestre e carni che ben si accompagnano sia al popolare vino rosso Sangiovese che ai bianchi <strong>Albana e Trebbiano</strong>. In tema di sapori un appuntamento a cui non poter mancare è <strong>Cesena a Tavola</strong>, rassegna gastronomica ed enologica che presenta un travolgente viaggio tra i profumi della Romagna.</p>
<h4>A questo si aggiunge il <strong>Festival Internazionale del Cibo di Strada</strong> nel primo fine settimana di ottobre e la <strong>Fiera di San Giovanni</strong> il 24 giugno.</h4>
<p>Visitare Cesena significa anche scoprire un intero territorio dove, assieme alle consolidate offerte balneari, sono di grande valore anche borghi storici o piccole città come <strong>Bertinoro. </strong>Un tipico esempio di cittadella medievale ricca di mura, torri e case antiche, dalla cui centrale Piazza della Libertà si gode uno splendido panorama che si estende fino al mare, definendola così &#8220;<strong>Balcone di Romagna”.</strong></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-68606" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/Balcone_di_Romagna_-_Bertinoro_10-scaled-e1601982698405.jpg" alt="" width="800" height="600" /></p>
<h4>La <strong>Rocca </strong>millenaria regna sulla cittadella dalla cima del <strong>Monte Cesubeo</strong>.</h4>
<p>Un edificio precedente al X secolo che divenne in seguito sede vescovile. La sua struttura difensiva mantiene ancora inalterato  il suo aspetto medievale e al suo interno si trovano gli uffici e gli appartamenti dell&#8217;antica residenza vescovile, un ampio terrazzo rivolto verso il borgo e la grande sala seicentesca decorata con affreschi barocchi.</p>
<p>L’incantevole borgo medievale vanta un&#8217;altra caratteristica. Bertinoro, infatti, viene considerata <strong>‘Città dell’ospitalità’</strong> per eccellenza grazie alla tradizione della <strong>Colonna dai dodici anelli</strong>, ognuno corrispondente a una delle dodici famiglie un tempo incaricate ad ospitare il forestiero che, arrivando, vi legava il cavallo.</p>
<p>Una tradizione che viene rievocata ancora oggi con la <strong>Festa dell&#8217;Ospitalità</strong> la prima settimana di settembre e per l&#8217;occasione numerosi  eventi culturali e gastronomici animano il centro storico, Bertinoro è anche celebre per i suoi vini e la sua gastronomia. Oltre all&#8217;enoteca regionale <strong>&#8216;Cà de Bé</strong>, sono tante le altre cantine che aderiscono alla <strong>Strada dei Vini e dei Sapori di Forlì-Cesena</strong> dove lasciarsi andare a piacevoli degustazioni.</p>
<h4>Segue <strong>Forlimpopoli, </strong>la <strong>Città Artusiana</strong>, così chiamata per aver dato i natali al famoso letterato e gastronomo Pellegrino Artusi.</h4>
<p>A fine giugno il paese gli rende omaggio con la grande &#8220;<strong>Festa Artusiana&#8221;</strong>. Una manifestazione che anima per un&#8217;intera settimana il centro storico, presentando  rassegne, degustazioni e incontri. <strong>Casa Artusi</strong>, invece, è il primo centro di cultura gastronomica dedicato alla cucina domestica italiana. Qui si può degustare la cucina tradizionale e, grazie ai corsi della celebre <strong>Scuola di Cucina</strong>, perfezionare le proprie tecniche culinarie.</p>
<p>Ma Forlimpopoli presenta anche un passato ricco di storia con la <strong>Rocca Albornoziana</strong>, a pianta quadrata che regna sulla piazza principale. La Rocca tutt&#8217;ora ospita il municipio, ma sono i suoi sotterranei a mostrare la storia della cittadina ospitando le sale del <strong>Museo Archeologico</strong> con manufatti e reperti paleolitici, romani e  medioevali  ritrovati nel territorio circostante.</p>
<p>A ridosso della piazza principale sorge anche la <strong>Chiesa dei Servi</strong>, edificio caratterizzato da una serie di costruzioni alla cui sommità spicca il torrione settecentesco, che supera in altezza anche il campanile. La <strong>Collegiata di San Ruffillo</strong>, invece, è un esempio di architettura del VI secolo e al suo interno conserva le reliquie del Santo, primo vescovo di Forlimpopoli.</p>
<h4>Si arriva a<strong> Forlì, </strong>situata a pochi chilometri dalle località balneari della riviera adriatica e ai piedi delle verdi colline dell’Appennino Tosco-Romagnolo.</h4>
<p>Il centro storico è suddiviso nei quattro assi principali, ovvero Corso della Repubblica, Mazzini, Garibaldi e Diaz, che si incontrano nella centrale <strong>Piazza Saffi.</strong></p>
<p>Qui si affacciano alcuni importanti edifici che testimoniano le varie epoche cittadine. Prima fra tutti la <strong>Basilica romanica di San Mercuriale</strong> con l&#8217;imponente campanile originale del XII secolo. Poi il <strong>Palazzo Comunale,</strong> sede del Municipio, risalente al XIV assieme alla Torre Civica e i quattrocenteschi <strong>Palazzo del Podestà e Palazzo Albertini</strong>, sedi  di interessanti eventi e rassegne.</p>
<p>Poco distante da Piazza Saffi si presenta il <strong>Parco Urbano Franco</strong> Agosto, zona di grande vivacità e polmone verde cittadino. Un’area che ricopre una superficie di 26 ettari delimitata dal fiume Montone e luogo ideale per praticare sport, dedicarsi al relax in compagnia o fare aperitivi durante la primavera.</p>
<p>Nel cuore del centro storico, merita sicuramente una visita il <strong>Complesso museale di San Domenico</strong>, che ospita la celebre Ebe di Canova ed è sede della sezione più antica della <strong>Pinacoteca,</strong> luogo di importanti mostre che negli anni hanno accolto numerosi visitatori.</p>
<h4>A breve distanza dai Musei San Domenico ecco <strong>Palazzo Romagnoli </strong>che conserva le <strong>Collezioni civiche del Novecento</strong>.</h4>
<p>Al piano terra si può trovare l&#8217;esposizione permanente dell’autorevole <strong>Collezione Verzocchi</strong>, mentre al primo piano sono disposte una selezione di opere di importanti artisti.</p>
<p>Lasciata Forlì si procede in direzione di <strong>Ravenna,</strong> un’altra perla della regione che dalle colline si distende fino al mare. Ravenna è la città del mosaico, piena di arte e cultura. La <strong>Basilica di Sant’Apollinare Nuovo</strong> rappresenta in modo singolare la sua principale caratteristica.</p>
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<p>Al suo interno, infatti, è presente il più grande ciclo di mosaici al mondo con rappresentazioni sulla vita di Cristo ed episodi delle vite di santi e profeti. Poco distante dal centro di Ravenna si trova invece la Basilica di <strong>Sant’Apollinare in classe</strong>, uno dei più grandi esempi di basilica paleocristiana.</p>
<p>Restando in tema di edifici religiosi la <strong>Basilica di San Vitale</strong> è un capolavoro di arte bizantina dall’aspetto sobrio, ma con interni decorati da  affreschi barocchi e mosaici colorati. A questa segue la <strong>Basilica di San Francesco</strong> che al suo interno nasconde una meravigliosa cripta che in realtà è una particolare piscina dove nuotano pesci colorati.</p>
<h4>A fianco alla Basilica si trova la <strong>Tomba di Dante</strong> e vicino a questa il giardino con il <strong>Quadrarco di Braccioforte,</strong> antico oratorio.</h4>
<p>La Tomba di Dante, il giardino, il Quadrarco e i chiostri francescani costituiscono la <strong>Zona del Silenzio</strong>, area di sepoltura e rispetto dedicata al Sommo Poeta Dante Alighieri. Durante il mese di settembre la città di Ravenna celebra il padre della lingua italiana con appuntamenti culturali e letture internazionali della Divina Commedia.</p>
<p>Particolare interesse suscita anche il <strong>MAR &#8211; Museo d’Arte della città</strong> che presenta esposizioni periodiche di alto profilo e ospita diverse collezioni permanenti, tra cui la <strong>Collezione dei Mosaici Contemporane</strong>i. Il <strong>Museo Tamo</strong>, nel Complesso di San Nicolò, con <strong>Tutta L&#8217;Avventura del Mosaico</strong> propone una mostra permanente, interattiva e multimediale, dedicata all’arte del mosaico in tutte le sue forme espressive, mentre il <strong>Parco della Pace</strong> è una galleria a cielo aperto di opere musive realizzate da artisti di fama internazionale.</p>
<h4>In estate è tempo di <strong>Ravenna Festival</strong>, un evento che vede esibirsi i migliori artisti e direttori d’orchestra a livello internazionale.</h4>
<p>Tra luglio e agosto, invece, si svolge <strong>Mosaico di Notte</strong>, che propone l’apertura dei monumenti fino alle 23.00 e altre rassegne parallele.</p>
<p>Il secondo fine settimana di ottobre Ravenna si illumina con la <strong>Notte d&#8217;Oro</strong>, ovvero la notte bianca della città con spettacoli all&#8217;insegna della cultura e del divertimento, mentre a cadenza biennale, da ottobre a novembre, ha luogo <strong>Ravenna Mosaico</strong>, il primo Festival Internazionale dedicato al mosaico contemporaneo.</p>
<h4>Si raggiunge <strong>Imola, </strong>sulle rive del fiume Santerno, all’incrocio tra l’Appennino Tosco-Romagnolo e la Pianura Padana.</h4>
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<p>La città è sicuramente famosa per l <strong>Autodromo Enzo e Dino Ferrari</strong>. Costruito nei primi anni ’50, ospita ancora oggi eventi sportivi di importanza internazionale ed è una tappa quasi obbligata per tutti gli amanti dei motori.</p>
<p>Imola presenta anche altri elementi preziosi nel suo centro storico. Tra i numerosi palazzi nobiliari <strong>Palazzo Tozzoni</strong> si distingue per gli splendidi arredi e il perfetto stato di conservazione. Molto particolari sono le cantine della dimora in cui è custodita una ricca collezione di strumenti e attrezzi della civiltà contadina locale. Immerso nei suoi giardini si trova il <strong>Museo di San Domenico</strong> che ospita la <strong>Pinacoteca Civica</strong> e il <strong>Museo “Giuseppe Scarabelli”-Sezione Archeologica</strong></p>
<p>La struttura che spicca maggiormente nel panorama cittadino è la <strong>Rocca Sforzesca</strong> di origine duecentesca. Un complesso visitabile dove poter ammirare una rara collezione di armi antiche ed un importante allestimento di ceramiche medievali. Dai particolari camminamenti della Rocca, inoltre, è possibile avere uno sguardo a tutto tondo sul territorio imolese, che si espande  dalla pianura all’Appennino.</p>
<h4>Un altro edificio di particolare interesse è la <strong>Farmacia dell’Ospedale</strong>.</h4>
<p>Inaugurata a fine 1700 e rimasta in gran parte inalterata, restituisce l’immagine affascinante di una farmacia settecentesca, impreziosita negli arredi e nelle decorazioni dall’ampio soffitto a volta affrescato e dall’esposizione di oltre 400 vasi d’epoca in maiolica.</p>
<p>A settembre, la città conferma la sua attitudine come Terra dei Motori con il <strong>CRAME</strong>, la mostra scambio di auto, moto e bici d’epoca, e la <strong>Superbike</strong>, il campionato mondiale per moto derivate di serie, che si svolgono entrambe all’autodromo Enzo e Dino Ferrari. A novembre, <strong>il Baccanale</strong> propone invece mostre, spettacoli teatrali, mercati e degustazioni in tutta la città, mentre <strong>Imola in Musica</strong> ha luogo a giugno in giugno con eventi culturali ed esibizioni di artisti lungo le strade del centro storico.</p>
<p>Poco distante da Imola, a <strong>Borgo Tossignano</strong>, si trova il <strong>Parco Regionale della Vena del Gesso Romagnola</strong>, che ospita una spettacolare muraglia naturale ricca di grotte, cunicoli e singolari camminamenti. Questa particolare catena di gesso lunga una quindicina di chilometri regna sulla Vallata del Santerno regalando paesaggi incantevoli. Gli amanti del cicloturismo possono trovare nella <strong>Vallata del Santerno, del Sillaro e della Val Sellustra</strong> scorci paesaggistici di notevole bellezza.</p>
<h4>Sempre vicino Imola si trova <strong>Dozza.</strong></h4>
<p>Borgo medievale in cui l’arte si fa paesaggio urbano e colora  i muri delle case, delle strade e delle piazze, riempiendo di luce e stili diversi ogni angolo della cittadina.  Un vero e proprio museo a cielo aperto, in cui ammirare oltre un centinaio di opere realizzate da nomi celebri dell’arte contemporanea.</p>
<p>Nella terza settimana di settembre la <strong>Biennale d’Arte Contemporanea del &#8220;Muro Dipinto</strong> è un evento da non perdere. Nata nel 1960 dalla tradizione italiana del muro dipinto e da esempi di rassegne di pittura estemporanea, in questa manifestazione gli artisti dipingono a diretto contatto con il pubblico e in relazione con il contesto urbano.</p>
<p>Il centro storico di Dozza conserva ancora intatta l’originale struttura cittadina di stampo medievale. L’imponente <strong>Rocca Sforzesca</strong>, situata sulla sommità del paese, si trova in perfetto equilibrio con il resto dell’abitato, che segue il percorso delle antiche mura. Nella Rocca si possono visitare gli  appartamenti del piano nobile, il salone, le camere da letto, le prigioni e  i camminamenti sulle torri. Al secondo piano, invece, si trovano il <strong>Centro Studi e Documentazione del Muro Dipinto</strong> e la <strong>Collezione Mascellani,</strong> mentre i sotterranei accolgono <strong>l&#8217;Enoteca Regionale dell&#8217; Emilia Romagna</strong>.</p>
<p>Qui si trovano esposte e in vendita oltre 800 etichette selezionate. Il percorso è organizzato utilizzando il criterio degli abbinamenti con i cibi e la presenza di un wine bar propone degustazioni guidate da sommeliers professionisti.</p>
<h4>Da Dozza si arriva alla <strong>“Dotta”,</strong> ovvero la città di <strong> Bologna, </strong>così chiamata perché sede <strong>dell’Alma Mater Studiorum</strong>, la più antica Università d’Occidente.</h4>
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<p>Proprio gli studenti animano la città nelle serate e nei locali tra <strong>Piazza Verdi</strong> e <strong>via del Pratello</strong>. Ma Bologna è piena di attività ed eventi durante tutto l’anno. Una programmazione culturale ricca di mostre, rassegne di musica jazz e contemporanea e manifestazioni di ogni tipo. Tra questi il <strong>Bologna Festival</strong> e i vari festival di cinema,  <strong>BilBolBul Festival del Fumetto, la Fiera del Libro per Ragazzi, ArteFiera e Arte Libro</strong>.<strong> </strong></p>
<p>Una delle città più vive e spettacolari d’Italia, unica e incantevole nel suo genere. La sua particolarità viene rappresentata dai quasi 40 km di <strong>portici</strong>, i più lunghi del mondo. Ma anche dalle celebri porte, che separano le antiche mura dal resto della città. Da <strong>Porta San Donato a Porta Mascarella o da Porta San Felice a Porta Saragozza,</strong> le differenti anime ed identità di Bologna si racchiudono oltrepassando questi singolari varchi.</p>
<h4>Bologna è anche patria di grandi artisti.</h4>
<p>Guido Reni, i Carracci, Guercino, ma anche dei più moderni Francesco Guccini e Lucio Dalla che, a volte, si ritrovavano nelle tipiche osterie bolognesi per comporre alcune tra le loro canzoni più famose. Le osterie di Bologna, appunto, luogo conviviale dove gustare le deliziose specialità locali come <strong>le tagliatelle col ragù, le lasagne, i tortellini</strong>, nati dalla pasta fresca stesa rigorosamente a mano dalle abili <strong>sfogline</strong>,  i cui corsi di cucina sono frequentati da visitatori di ogni parte del mondo.</p>
<p>L’aspetto culturale di Bologna parte da un primo sguardo alla città con la bella <strong>Piazza Maggiore</strong> dove palazzi medievali, testimoni di un fiorente passato, incontrano la modernità pur conservando il loro antico fascino. Un esempio è sicuramente <strong>Palazzo D&#8217;Accursio</strong>, sede del Comune, all’interno del quale si trova la moderna <strong>Biblioteca multimediale Salaborsa</strong> in stile liberty e gli scavi archeologici romani visibili da un moderno pavimento in vetro.</p>
<p>Ecco poi i simboli di Bologna, le <strong>due Torri</strong>, quella degli <strong>Asinelli</strong> di 98 metri e la sua “gemella” <strong>Garisenda</strong>.</p>
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<p>Si trovano all’incrocio tra via Zamboni, fulcro della vita universitaria e Strada Maggiore, in cui si viene catapultati nel Medioevo e in luoghi dal fascino singolare. Un  altro simbolo della città è la <strong>Fontana del Nettuno</strong>, a due passi da Piazza Maggiore e dalla <strong>Basilica di San Petronio.</strong></p>
<p>Proprio quest’ultimo è uno degli edifici religiosi più importanti di Bologna, dedicato al santo patrono, si mostra con una facciata particolare e conserva al suo interno delle splendide cappelle.  A questo si aggiunge <strong>Piazza Santo Stefano</strong>, in cui si presenta il complesso più singolare di Bologna, vero santuario cittadino e culla della fede, noto soprattutto come “<strong>sette chiese”</strong> perché composto dall’unione di più edifici sorti in epoche diverse.</p>
<h4>I colli bolognesi rappresentano una splendida area verde a pochi minuti dal centro storico da cui ammirare la città.</h4>
<p>Anche qui si possono scoprire gioielli architettonici monumentali come ville, chiese e monasteri. Tra questi, a poco più di un chilometro dal centro storico, risalta il <strong>Santuario della Beata Vergine di San Luca,</strong> sul Colle della Guardia. Il Santuario, luogo caro e venerato dai bolognesi si può raggiungere sia con una navetta che a piedi, percorrendo il più lungo portico della città di circa quattro chilometri.</p>
<h4>Un po’ a malincuore si lascia Bologna, ma per fortuna si viene subito consolati da un’altra città d’arte come <strong>Ferrara</strong>.</h4>
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<p>Una piacevole scoperta da fare passeggiando in bicicletta per le sue strade ed esplorando ogni angolo le magiche atmosfere del passato. Qui sono stati gli <strong>Estensi</strong> a lasciare meravigliosi segni che uniscono Medioevo e Rinascimento e conservano ancora oggi l’eredità della famiglia che la governò per tre secoli.</p>
<p>Le mura cittadine sono il luogo preferito dai ferraresi per correre o fare attività sportiva. Nove chilometri quasi ininterrotti da percorrere sul terrapieno, tra il verde di tigli e platani e il rosso dei mattoni della cortina. Chi preferisce la bicicletta, invece, può seguire il circuito alla base delle mura, che può essere prolungato fino alla ciclabile “Destra Po” con un percorso attraverso il parco urbano a nord della città.</p>
<h4>La visita inizia dal <strong>Castello Estense</strong>, simbolo di Ferrara, fortezza al centro della città e una delle più importanti testimonianze del potere della famiglia d&#8217;Este nel Rinascimento.</h4>
<p>Nelle vicinanze ecco il <strong>Palazzo del Teatro Comunale</strong>, uno degli edifici storici più importanti della città realizzato verso la fine del &#8216;700. Poi un&#8217;altra bellezza cittadina, <strong>Palazzo dei Diamanti</strong>, un capolavoro rinascimentale che deve il suo nome agli oltre 8000 blocchi di marmo bianco e rosa sulla facciata. Il Palazzo è anche sede della <strong>Pinacoteca Nazionale di Ferrara</strong> ed ospita numerose mostre ed eventi.</p>
<p>Un altro edificio costruito per lo svago della nobiltà è <strong>Palazzo Schifanoia</strong>, al cui interno si può ammirare il <strong>salone dei Mesi</strong>, il più grande ciclo rinascimentale di affreschi pagani. Procedendo nella zona medievale si scoprono gioielli di arte religiosa, come il <strong>Monastero di Sant’Antonio in Polesine </strong>con i suoi affreschi di scuola giottesca, o la <strong>Chiesa di Santa Maria in Vado</strong>, meta di pellegrinaggi in seguito al miracolo eucaristico che qui ebbe luogo nel XII secolo. Una delle testimonianze medievali più vive è <strong>via delle Volte</strong>, una strada con le arcate sospese ed un tempo antica via del commercio di Ferrara.</p>
<p>Le stradine medievali sono i luoghi perfetti in cui potersi accomodare nei locali e gustare le specialità tipiche. Molto famosa la “<strong>coppia</strong>”, il saporito pane ferrarese dalla forma elaborata, che ha ottenuto il marchio IGP. I celebri  <strong>“cappellacci</strong>”, tortelli ripieni di zucca e parmigiano e il <strong>“pasticcio di maccheroni</strong>”. E come tocco finale il “<strong>pampepato</strong>”, un pan di spezie rivestito da una crosta di cioccolato fuso</p>
<h4>A Ferrara il mese di maggio è periodo di festeggiamenti, legati in particolar modo al <strong>Palio di San Giorgio,</strong> il più antico del mondo.</h4>
<p>L’ultima domenica di maggio, infatti, più  di mille figuranti sfilano in costume rinascimentale per raggiungere la Piazza Ariostea, dove si disputano le gare tra le otto contrade. Durante l’ultima settimana di agosto ha invece luogo il <strong>Ferrara Buskers Festival</strong> rassegna di artisti di strada che riempiono le vie di musica e colori, mentre a fine settembre al <strong>Ferrara Balloons Festival</strong> va in scena il più grande festival turistico in Europa dedicato alle mongolfiere</p>
<p>I dintorni di Ferrara racchiudono particolari realtà. E lo può confermare <strong>Comacchio, </strong>località a tre chilometri dal mare, sulla costa nord dell’Emilia-Romagna. Definita “la “piccola Venezia”, è una città lagunare che incanta. Un tesoro di particolari bellezze naturalistiche e testimonianze storiche che nasce e vive tra terra e acqua.</p>
<p>Un panorama incantevole si ammira dal <strong>Ponte degli Sbirri</strong>, da una parte <strong>l’Antico Ospedale degli Inferm</strong>i, dall’altra l’ottocentesco <strong>Palazzo Bellini</strong> e il celebre <strong>Trepponti</strong>, simbolo di Comacchio. Dal <strong>Porticato dei Cappuccini</strong>, che conduce al Santuario di Santa Maria in Aula Regia, si arriva all&#8217;antica <strong>Manifattura dei Marinati</strong>,  dove è possibile visitare la “<strong>Sala dei fuochi</strong>”, con 12 camini per la cottura allo spiedo delle anguille prima della marinatura.</p>
<p>Testimonianza dell’attività marinara è <strong>l’Antica Pescheria</strong>, un bellissimo edificio del XVII secolo, oggi sede del mercato giornaliero del pesce. Edifici storici di rilievo sono poi l&#8217;antica <strong>Cattedrale di San Cassiano, la Loggia del Grano e la Torre dell’Orologio</strong></p>
<p>Specialità della tavola è proprio l’<strong>anguilla </strong>cucinata in svariati modi. Antipasti gustosi a base di <strong>capesante, canocchie, vongole</strong>, mentre tra i primi piatti, i risotti di mare e gli spaghetti ai crostacei. Poi le deliziose grigliate con anguilla accompagnata dalla polenta, insieme a sogliole, cefali,  orate e seppie ripiene, assieme agli ottimi <strong>vini D.O.C del Bosco Elice</strong>o. La sagra dell’anguilla, invece, si svolge i primi due weekend di ottobre  con degustazioni e spettacoli di strada.</p>
<h4>I <strong>sette Lidi di Comacchio</strong> sono meta ideale per una vacanza.</h4>
<p>Da <strong>Porto Garibaldi</strong>, il più antico degli insediamenti balneari, al <strong>lido degli Estensi</strong>, passando per i <strong>lido di Spina o il lido delle Nazioni</strong>. Tutti hanno le loro caratteristiche e soddisfano qualsiasi tipo di esigenza. Le <strong>Valli di Comacchio </strong>si possono scoprire in bicicletta, ma anche un percorso storico in motonave permette di conoscere in modo approfondito questi luoghi attraverso i casoni e le tabarre, gli attrezzi per la cattura del pesce, e una vegetazione incredibile.</p>
<p>Comacchio è circondata dal <strong>Parco del Delta del Po</strong> una delle oasi più suggestive d&#8217;Italia e la seconda zona umida più vasta d’Europa. Un paradiso naturale in un variabile paesaggio di terre e acque. Boschi e verdi pinete, valli d’acqua dolce e salmastra e fiumi che confluiscono  nell’Adriatico compongono la natura del Parco.</p>
<p>Qui ritrovano i relitti della primitiva macchia mediterranea, delle lagune litoranee e delle zone umide di acqua dolce che vanno a confondersi con le antiche vestigia di insediamenti etruschi e romani, con i mosaici bizantini e le particolarità dell’architettura benedettina ed estense.</p>
<p>La sorpresa maggiore che regala il parco del Delta del Po riguarda le <strong>oltre 300 specie di uccelli</strong> hanno eletto questo territorio come loro area di sosta e riproduzione. Un ecosistema unico in cui ogni anno tornano a nidificare cormorani, gabbiani corallini e sterne, che hanno trasformato l’area in una zona a forte richiamo per tutti gli appassionati di birdwatching con itinerari specifici, aree attrezzate e siti di osservazione. A piedi, in barca, in bicicletta o a cavallo, in base alle diverse stagioni sono tanti i modi per vivere questo particolare ecosistema naturale Le numerose specie di uccelli</p>
<p>Visitare il Parco del Delta significa avere la possibilità di confrontarsi e instaurare un contatto diretto con la cultura, le tradizioni locali e le specialità gastronomiche. Eventi come il <strong>Primavera Slow,</strong> che si ripetono ogni anno da marzo a giugno, aiutano gli amanti della vita all’aria aperta a confrontarsi con il territorio del Delta all’insegna di un turismo lento e sostenibile..</p>
<h4>Poco distante da Ferrara si incontra<strong> Pieve di Cento</strong>, in passato denominata anche “<strong>piccola Bologna”</strong> per i suoi lunghi portici.</h4>
<p>Il <strong>Palazzo Comunale</strong> ospita l&#8217;antico <strong>Archivio Notarile e il Teatro Zeppilli</strong>, che include un piccolo <strong>Museo della Musica</strong> con testimonianze della vita del soprano Alice Zeppilli. La lunga tradizione musicale di Pieve di Cento vive  ancora oggi tra le aule della <strong>Scuola di Artigianato Artistico del Centopievese</strong>, dove l’arte della Liuteria è tramandata da maestri liutai.</p>
<p>La <strong>Chiesa della Collegiata</strong>, e, soprattutto, <strong>l&#8217;Oratorio della Santissima Trinità</strong> sono annoverati tra i capolavori d&#8217;arte della regione. Al suo interno sono conservati capolavori di Guercino, Guido Reni, Scarsellino e il famoso Crocifisso del &#8216;300 venerato come miracoloso. Il <strong>Museo d&#8217;Arte MAGI &#8216;900</strong> espone una raccolta di arte italiana del Novecento, con sale dedicate ai maestri  come Modigliani e  de Chirico e alle successive generazioni. Numerose mostre temporanee e sale tematiche approfondiscono l’opera di artisti contemporanei italiani e stranieri.</p>
<p>Le ricette tipiche pievesi, pur rientrando nella tradizione gastronomica bolognese ed emiliana, sono per lo più piatti semplici, tra cui spiccano i <strong>maccheroni al pettine</strong>, pasta fresca preparata a mano dalla caratteristica striatura, a cui viene dedicata una sagra a fine giugno. Poi la <strong>bagia</strong>, piatto a base di fagioli e  polenta, i <strong>sassi di Pieve,</strong> dolcetti a base di farina, uova e mandorle, e i <strong>sabadon</strong>i , dolci con castagne e mostarda.</p>
<p>Ogni anno è imperdibile il <strong>Carnevale di Pieve di Cento</strong> , chiamato “Carnevel a La Piv”, che prevede tre domeniche di festa per bambini e famiglie con sfilate di colorati carri allegorici guidate dalla maschera locale, il divertente Berba-Spein.</p>
<h4>Si arriva nel centro dell’Emilia Romagna e più precisamente a<strong> Modena.</strong></h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-68620" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/modena-2324333_1280-e1601985196597.jpg" alt="" width="800" height="599" /></p>
<p>Piacevole in ogni stagione, la città offre  straordinarie bellezze, tutte concentrate nel suo grazioso centro storico. <strong>Piazza Grande</strong> è il cuore della vita modenese e il luogo in cui sono riuniti i monumenti più significativi. Il <strong>Duomo</strong>, opera del grande architetto Lanfranco e del maestro scultore Wiligelmo, uno dei massimi capolavori del Romanico europeo. Il <strong>Palazzo Comunale</strong>, la cui costruzione ha conosciuto diverse fasi a partire dal Medioevo.</p>
<p>Risalendo lungo <strong>via Emilia,</strong> la grande arteria romana che attraversa la città, si arriva in <strong>Piazza Sant&#8217;Agostino</strong>, sulla quale si affacciano l&#8217;omonima Chiesa e il <strong>Palazzo dei Musei</strong>, sede di numerosi istituti culturali tra cui il <strong>Museo Civico d&#8217;Arte e quello Archeologico – Etnologico</strong>.</p>
<h4>Ad impreziosire la città si presenta il bellissimo <strong>MEF-Museo Enzo Ferrari</strong>.</h4>
<p>Inaugurato nel marzo 2012, d il complesso museale dedicato a Enzo Ferrari e all&#8217;automobilismo sportivo ospita la <strong>Casa Natale </strong>e la galleria espositiva con mostre temporanee che  rappresentano le vicende, gli attori e le competizioni dell’automobilismo modenese. Nella prestigiosa sede del <strong>Palazzo Santa Margherita</strong>, è ospitato inoltre il Museo della Figurina, nato dall’ appassionata opera collezionistica di Giuseppe Panini.</p>
<p>A tavola si conosce uno dei famosi prodotti tipici di Modena, ovvero <strong>l&#8217;aceto balsamico</strong>. Delizioso condimento ottenuto dal mosto d’uva cotto, invecchiato a lungo in botti di legno. Un’occasione imperdibile per scoprire alcuni segreti della sua produzione è quella di visitare una delle tante aziende agricole che aprono le loro acetaie su appuntamento.</p>
<p>Poi le specialità della cucina modenese. <strong>Tigelle e gnocco fritto</strong> sono prelibatezze tutte da gustare.  I <strong>tortellini</strong> regnano tra i primi, mentre i secondi vedono protagonista lo <strong>zampone</strong>, un impasto di carni di suino macinate e insaccate nella pelle della zampa del maiale. Ad accompagnare il pranzo, un buon bicchiere di <strong>Lambrusco</strong>, vino rosso frizzante. E come frutta, le prelibate <strong>ciliegie di Vignola.</strong></p>
<p>I dintorni di Modena sono anche noti come zona delle grandi case automobilistiche. Anche a <strong>Maranello,</strong> poco distante da Modena, è presente il <strong>Museo Ferrari</strong>, il museo aziendale della famosa casa automobilistica fondata nel 1947. Oltre ad una esposizione di Ferrari granturismo, da F1 e da competizione sportiva, si possono ammirare trofei, modellini, immagini e video legati alla storia della fabbrica Ferrari. Ma a questa se ne aggiungono altre di grande valore come <strong>Maserati</strong> e <strong>Lamborghini</strong> che regalano un tour in una preziosa valle dei motori per gli appassionati di emozioni forti.</p>
<h4>Non molto lontano da Modena merita una visita <strong>Carpi, </strong>piccola località che custodisce un notevole patrimonio artistico.</h4>
<p><strong>Piazzale Re Astolfo</strong> è tuttora il cuore della città medievale, con <strong>La Sagra</strong>, inserita nel circuito europeo degli edifici romanici. Ma sono le testimonianze di età rinascimentale a dare importanza alla città come il <strong>Palazzo dei Pio</strong>, al cui interno si presentano il <strong>Museo del Palazzo</strong> e il <strong>Museo della Città</strong>.</p>
<p>Il primo è dedicato all’arte e alla storia del Palazzo dei Pio e della corte rinascimentale, dove sono collocati i nuclei più importanti della collezione museale come  dipinti, legni antichi e ceramiche decorate. Il secondo racconta la storia del territorio di Carpi, della nascita e dello sviluppo della città, dai primi insediamenti dell’età del Bronzo fino al Novecento, tracciandone lo sviluppo ambientale, economico e culturale.</p>
<p>Il <strong>Duomo di Carpi</strong>, dedicato a Santa Maria Assunta, rappresenta il simbolo della città. Un’ imponente cattedrale, in stile rinascimentale, che regna su <strong>Piazza dei Martiri</strong>, una delle piazze più vaste e belle d&#8217;Italia. Poi il <strong>Castello di piazza Martiri e Palazzo Foresti</strong> sono altrettanti simboli  culturali. Il palazzo, situato al fianco della centralissima <strong>chiesa di San Francesco</strong>, ospita il celebre <strong>Salotto Liberty</strong>, uno dei pochi salotti d’epoca che ancora presenta tutte le caratteristiche originali, e la <strong>raccolta Marri</strong> dedicata alla pittura dell’Ottocento e primo Novecento italiano.</p>
<p>Un importante evento culturale si svolge a Carpi un fine settimana di settembre di ogni anno. Si tratta del <strong>Festival della Filosofia</strong>, durante il quale si alternano lezioni che vengono tenute nelle piazze pubbliche, nei teatri e nelle chiese di tutta la città. A queste seguono mostre, film, concerti e cene di impronta filosofica.</p>
<h4>Ed ecco<strong> Reggio Emilia, la Città del Tricolore, </strong>dato che qui nel 1797, fu adottato lo stendardo che divenne poi bandiera nazionale.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-68631" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/Reggio_Emilia_profilo_panorama-scaled-e1601985284537.jpg" alt="" width="800" height="411" /></p>
<p>La scoperta del centro inizia dalla <strong>Sala del Tricolore</strong> e dal suo Museo, che ripercorre i fatti storici con cimeli napoleonici e risorgimentali, per continuare nell’ antistante <strong>Piazza Prampolini</strong>, più nota come Piazza Grande, su cui si affacciano la <strong>Cattedrale </strong>e il <strong>Palazzo Municipale.</strong></p>
<p>Proseguendo lungo i portici del Broletto si raggiunge la piccola <strong>Piazza San Prospero</strong>, sede del tradizionale mercato, per proseguire fino a <strong>Piazza Fontanesi</strong>, un vero e proprio salotto all’aperto circondato da alberi. Da vedere, poi, la <strong>Basilica della Madonna della Ghiara</strong>, testimonianza del barocco emiliano, che custodisce preziose opere d’arte, come la Crocifissione del Guercino, oltre ad un ciclo di affreschi sulle figure femminili dell’antico testamento</p>
<h4><strong>Palazzo Magnani</strong>, principale sede espositiva cittadina, ospita mostre durante tutto l’anno con particolare interesse per la fotografia e l’arte moderna.</h4>
<p>I bellissimi <strong>Chiostri di San Pietro</strong>, insieme ad altre sedi sparse per la città, sono la location che ospita ogni anno il <strong>festival della Fotografia Europea</strong> che porta migliaia di appassionati di fotografia, mentre da fine settembre a novembre <strong>&#8220;Aperto Festival</strong>&#8221; è una rassegna dedicata alla danza e alla contemporaneità. A metà maggio, invece, favole e storie animate trasformano la città in <strong>ReggioNarra,</strong> un evento tutto dedicato all’infanzia.</p>
<p>Da non perdere le specialità della cucina reggiana. Nei forni si possono trovare l’<strong>erbazzone</strong>,  torta salata ripiena con un impasto di bietole lesse e insaporite da uovo, scalogno, cipolla, aglio e tanto Parmigiano-Reggiano, e le <strong>chizze,</strong> fatte con la pasta dello gnocco fritto, ripiegata a tortello, vengono farcite con scaglie di Parmigiano Reggiano e la cottura avviene in abbondante strutto oppure olio bollente.</p>
<p>Nelle pasticcerie, invece, si può assaggiare la <strong>spongata</strong>, una torta con una base di pasta brisée, farcita con marmellata di mele e pere, frutta candita, pinoli e mandorle, e ricoperta da un secondo strato di sfoglia, oppure il <strong>biscione,</strong> dolce composto da  mandorle, zucchero, uova, canditi. Cotto al forno, viene prodotto in forma di serpente ne può essere anche molto lungo, arrotolato su più piani di una tortiera. La superficie è ricoperta di meringa che deve mantenere il colore bianco e una consistenza friabile</p>
<p>Un itinerario frizzante come il vino Lambrusco indica la “<strong>Strada dei Vini e Sapori dei Colli di Scandiano e Canossa” e la “Strada dei Vini e Sapori delle Corti Reggiane”</strong> come le giuste direzioni da seguire.</p>
<h4>Segue <strong>Parma </strong>con il suo centro ricco di capolavori artistici e piccoli e grandi tesori di epoche diverse, che  accoglie in un&#8217;atmosfera raffinata.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-68632" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/parma-1866383_1280-e1601985368215.jpg" alt="" width="800" height="533" /></p>
<p>Il centro storico di Parma è caratterizzato da tre grandi poli. <strong>Piazza Garibaldi</strong>, centro della vita comunale dove sorge il <strong>Palazzo del Governatore</strong>, con la sua torre barocca, che conserva la campana dell&#8217;altissima torre civica crollata nel 1606.</p>
<p><strong>Piazza Duomo</strong>, dove si presentano le massime espressioni artistico-religiose della città con la <strong>Cattedrale dedicata all&#8217;Assunta</strong>, tra gli edifici romanico-padani più rappresentativi del periodo, <strong>il Battistero,</strong> edificio simbolo del passaggio dal tardo romanico al gotico, rivestito di marmo rosa di Verona, ed <strong>il Vescovado</strong>, risalente al XI-XII secolo, ma più volte rimaneggiato con l&#8217;attuale versione che risale all&#8217;inizio del Novecento.</p>
<p>E alla fine <strong>Piazzale della Pace</strong>, simbolo del potere ducale con il <strong>Palazzo della Pilotta</strong>, antico palazzo di servizio della famiglia Farnese. Al suo interno si trova il <strong>Museo Archeologico</strong>, la bellissima <strong>biblioteca Palatina</strong> ed il <strong>Teatro Farnese</strong>, il cui cortile esterno ogni estate è luogo di spettacoli e concerti.</p>
<h4>La violetta è il fiore simbolo della città, oggi divenuto un profumo celebre e anche una deliziosa caramellina glassata.</h4>
<p>Ideato e lanciato nel 1870 da Lodovico Borsari che ha dato il nome ad una famosa ditta di profumi, <strong>la violetta di Parma</strong>, nel tempo è diventata parte integrante della moda e dell’immagine della città.</p>
<p>Il maiale, invece, è il grande protagonista della gastronomia parmigiana, dal  quale si ricava tra tutti il delizioso <strong>Prosciutto di Parma</strong>. Un grande ruolo svolge anche il <strong>Parmigiano Reggiano</strong> assieme a  primi piatti come i <strong>cappelletti o anolini</strong>, pasta fresca ripiena di stracotto e cotti in brodo di carne, serviti specialmente durante le festività natalizie.</p>
<p>Un’ esperienza da vivere è sicuramente una serata al <strong>Teatro Regio</strong> nella stagione d’opera invernale o in occasione del <strong>Festival Verdi</strong>, che si tiene in ottobre. A settembre invece sono le delizie del maiale con il <strong>Festival del Prosciutto</strong> a soddisfare  il palato dei buongustai.</p>
<p>Un soggiorno nel territorio vicino alla città di Parma offre la possibilità di scoprire i gioielli sparsi nei dintorni, tra cui la <strong>Rocca Sanvitale</strong> di Fontanellato,  il <strong>Castello di Torrechiara</strong> e la <strong>Reggia di Colorno</strong>, raggiungibili anche con i mezzi pubblici. Per assaporare ancora di più questa terra è quasi obbligatoria una sosta ad uno o <strong>più Musei del cibo</strong>, come <strong>quello del formaggio</strong> a Soragna, <strong>del prosciutto</strong> a Langhirano oppure del <strong>salame </strong>a Felino.</p>
<h4>Il percorso prosegue con <strong>Fidenza, </strong>l’antico Borgo San Donnino, città d&#8217;arte e cultura e centro maggiore della provincia dopo Parma.</h4>
<p>La <strong>Granfiera di Borgo San Donnino</strong>, che si svolge in autunno, è la principale fiera del borgo, che propone appuntamenti e iniziative per adulti e bambini.</p>
<p>La <strong>Cattedrale,</strong> dedicata a San Donnino, le cui ossa sono custodite nella cripta sottostante l’altare maggiore, è un prezioso esempio di architettura romanico-padana. La parte di maggior valore è la facciata, dove si possono ammirare interessanti statue e bassorilievi.</p>
<p>Fidenza fu per parecchi secoli una città fortificata e la sua antica origine si può osservare la <strong>Porta di San Donnino,</strong> composta da una torre merlata e la vicina <strong>Casa Cremonini</strong>, sede del museo Antiquarium. Il <strong>Palazzo delle Orsoline</strong> non ha più la sua funzione religiosa da fine Novecento, divenuto così <strong>Palazzo della Cultura e delle Arti di Fidenza</strong>, dotato di una biblioteca, di una pinacoteca e del <strong>Museo Civico del Risorgimento</strong>. Un altro importante polo culturale della cittadina è il <strong>Teatro Magagni</strong>, esemplare architettonico neoclassico finemente decorato.</p>
<h4>Non molto lontano si raggiunge <strong>Castell’Arquato, </strong>borgo medievale di rara bellezza e di grande impatto scenografico.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-68633" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/26876509516_b4079f6b46_b-e1601985894319.jpg" alt="" width="800" height="459" /></p>
<p>Il suo fascino conquista tanto chi lo osserva da lontano dominare la vallata, quanto chi lo esplora da vicino aggirandosi fra le sue viuzze e le sue case medioevali in sasso, splendidamente conservate.</p>
<p>Un centro storico monumentale rappresentato dalla piazza municipale situata nella parte alta del paese,  dove si affacciano la <strong>Rocca Viscontea</strong>, imponente opera a difesa del borgo, la <strong>Collegiata di Santa Maria Assunta</strong>, splendida struttura romanica con parti gotiche e rinascimentali, e il duecentesco <strong>Palazzo del Podestà</strong>, che ospita nelle sue sale <strong>l’Enoteca Comunale</strong>, dove poter gustare prodotti tipici in un ambiente curato e accogliente o acquistare i vini piacentini ottenuti dai vigneti delle colline circostanti.</p>
<p>Oltre alle prelibatezze della tradizione, nella zona di Castell’Arquato, posta sulla <strong>Strada dei Vini e dei Sapori dei Colli Piacentini</strong>, si gusta il tradizionale piatto degli anolini, interpretato però in maniera diversa. Il ripieno non prevede lo stracotto, rendendo così gli anolini più leggeri.</p>
<h4>Una grande nota culturale è rappresentata dal <strong>Museo Illica.</strong></h4>
<p>Dedicato al celebre drammaturgo e librettista che scrisse per Puccini opere come La Bohème, Tosca e Madama Butterfly e per  Mascagni, Isabeau, Iris, Le Maschere. Il museo conserva spartiti, libretti in antiche edizioni, costumi di scena, fotografie che ritraggono Illica insieme ai grandi compositori con cui collaborò nella sua intensa e avventurosa vita.</p>
<p>La conclusione del viaggio in Emilia Romagna segna un’importante tappa nella città di <strong>Piacenza, </strong>punto terminale della grandiosa via Emilia che attraversa tutta la regione e terra di mezzo tra due territori, quello emiliano e quello lombardo.</p>
<p>Una tranquilla città di provincia adornata da piccoli tesori. A partire dalla <strong>Cattedrale di Santa Maria Assunta e Santa Giustina,</strong> il Duomo di Piacenza, principale luogo religioso della città in stile romanico alla cui facciata si accede con una scalinata in marmo rosa e arenaria. Altri edifici religiosi da ammirare sono la romanica <strong>Basilica di Sant’Antonino</strong>, tappa dei pellegrini sulla Via Francigena, con la Porta del Paradiso, e la <strong>Basilica di San Savino</strong> con i mosaici del XII secolo raffiguranti il ciclo dei mesi.</p>
<p><strong>Piazza Cavalli</strong> deve il suo nome all’esistenza dell’inconfondibile monumento costituito da due sculture equestri di Alessandro e Ranuccio Farnese, realizzate da Francesco Mochi in stile barocco. La piazza  rappresenta ancora oggi un grande punto di riferimento,  in cui si svolge il mercato e per  la presenza di alcuni edifici storici, come il <strong>Palazzo Comunale</strong>, detto Il Gotico,e il <strong>Palazzo del Governatore</strong>.</p>
<h4>Una menzione particolare meritano i <strong>Musei Civici di Palazzo Farnese</strong>.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-68634" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/24220552214_148c340ae3_b-e1601986063814.jpg" alt="" width="800" height="385" /></p>
<p>Raggruppati e divisi per tema, offrono ad ognuno la possibilità di visitarli in base alla propria predisposizione Tra questi il <strong>Museo Archeologico</strong>, con ritrovamenti anche preistorici e il <strong>Fegato Etrusco</strong>, un modello in bronzo che riproduce il fegato di una pecora. Il <strong>Museo delle Carrozze</strong>, con numerosi pezzi esposti, tra cui carrozzine dei bambini ma anche esemplari da viaggio o da eventi di gala. L’<strong>Armeria</strong> con 400 pezzi di armi assortite, risalenti a vari periodi storici. Ed infine la <strong>Pinacoteca</strong> con una raccolta di dipinti dal XIV secolo al XIX secolo, che comprendono la collezione Rizzi-Vaccari e il Tondo della Madonna con Bambino eseguito da Botticelli.</p>
<p>Un’altra visita assolutamente da fare riguarda la <strong>Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi</strong>, che vanta 400 opere e alcune sale monografiche. Contiene dipinti di Hayez, Fattori, Pellizza da Volpedo, Boccioni, Carrà. Una tappa artistica per conoscere e scoprire i dipinti delle eccellenze italiane del Romanticismo e dell’arte moderna.</p>
<h4>Anche a Piacenza, però, il palato vuole la sua parte.</h4>
<p>Ed ecco sfilare sulla tavola prodotti tipici come <strong>la coppa, il salame e la pancetta</strong>. Da non perdere <strong>la bomba di riso</strong>, pasticcio di riso e carne di piccione con funghi, animelle o tartufi, era il piatto tradizionalmente preparato a Ferragosto nella provincia piacentina, e la <strong>pìcula &#8216;d cavall</strong>, ricetta a base di carne di cavallo tritata finemente che può essere accompagnata alla polenta e a vini rigorosamente piacentini tra cui spicca il rosso Gutturnio.</p>
<p>Una volta soddisfatte le papille gustative e lo stomaco, partendo da Piacenza si può vivere un’esperienza altrettanto unica, raggiungendo facilmente e visitando tutta la magnifica <strong>rete dei Castelli del Ducato di Parma e Piacenza</strong> presenti sul territorio.</p>
<p><em><strong>Alessandro Campa</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Crisi idrica nel Nord Italia: cresce la preoccupazione per i prossimi mesi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Apr 2017 07:54:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[A fronte di un emergente stato di siccità aumenta anche il rischio idrogeologico: i terreni aridi saranno incapaci di assorbire eventuali copiose piogge Abbiamo attraversato nel Nord Italia un inverno stabile senza periodi piovosi significativi; lo spiega una nota dall’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-33646" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2017/04/images_Siccita_Nord_Italia.jpeg" alt="" width="512" height="341" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/04/images_Siccita_Nord_Italia.jpeg 512w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/04/images_Siccita_Nord_Italia-300x200.jpeg 300w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /></p>
<p>A fronte di un emergente stato di siccità aumenta anche il rischio idrogeologico: i terreni aridi saranno incapaci di assorbire eventuali copiose piogge</p>
<p>  <span id="more-33647"></span>  </p>
<p>Abbiamo attraversato nel Nord Italia un inverno stabile senza periodi piovosi significativi; lo spiega una nota dall’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (<a href="http://www.anbi.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ANBI</a>), i cui Consorzi di bonifica monitorano costantemente l’evolversi della situazione, partecipando attivamente ai “tavoli di concertazione” attivati dalle Regioni per contemperare i diversi interessi gravanti sulla risorsa idrica, ferme restando le priorità normative: dopo l’uso umano c’è quello agricolo.</p>
<p><strong>Emilia-Romagna<br /></strong>Purtroppo ormai si può iniziare a parlare di crisi idrica. L&#8217;ultimo espemio è Piacenza.&nbsp;Di fronte alla preoccupante situazione nei bacini delle dighe di Mignano (oggi è al 29% della capacità d’invaso) e di Molato (al 18% della capacità di invaso), il locale Consorzio di bonifica ha invitato gli agricoltori a riprogrammare semine e trapianti, poichè il livello delle falde pregiudica anche la possibilità di emungere dai pozzi in alcune zone del comprensorio. La piovosità registrata in corrispondenza delle dighe piacentine, nel primo trimestre 2017, è stata di circa 70 millimetri contro una piovosità media nello stesso periodo di oltre 300 millimetri a Mignano e di oltre 200 millimetri a Molato. Complessivamente le anomale condizioni climatiche, con il perdurare della siccità invernale e primaverile, hanno portato la disponibilità idrica nei terreni dell’Emilia Romagna a livelli talmente bassi da compromettere, soprattutto nei territori occidentali della regione, la crescita delle piante e addirittura, in taluni casi, la germinazione.</p>
<p><strong>Veneto<br /></strong>Situazione preoccupante anche in Veneto: nel mese di marzo, sono caduti 24 millimetri di pioggia contro una media di mm. 69 (- 66%). Nei sei mesi tra ottobre e marzo si sono registrate sul Veneto precipitazioni per circa 352 millimetri, mentre la media del periodo 1994-2016 è di mm. 524: gli apporti del periodo risultano quindi inferiori del 33% sulla media. I principali invasi del fiume Piave trattengono attualmente circa il 63% del volume massimo invasabile così come l’invaso del Corlo lungo il fiume Brenta. I livelli delle falde, nell’area centrale del Veneto (storicamente uno degli acquiferi più ricchi d’Europa) sono prossimi o inferiori ai minimi assoluti degli ultimi 20 anni, mentre sono già in fase di esaurimento gli apporti ristoratori, derivanti dallo scioglimento delle nevi. Su tutti i principali fiumi veneti le portate registrate si mantengono nettamente inferiori alle medie storiche ed ormai prossime a quelle minime delle recenti annate siccitose. Sorvegliato speciale è il fiume Adige, la cui portata è ridotta di circa il 60%, creando preoccupazione anche per le conseguenze della risalita del cuneo salino.</p>
<p><strong>Lombardia<br /></strong>Anche i dati della Lombardia evidenziano un netto deficit idrologico per l’area prealpina ed alpina, che può contare su una riserva pari a 1.086 milioni di metri cubi d’acqua, fornita dal manto nevoso e dai laghi. Il totale della riserva, invasata nei grandi laghi, risulta inferiore sia alla media del periodo (- 45,7%), sia ai quantitativi dell’anno critico 2007. Tutti i grandi laghi si trovano in deficit idrico, ma la situazione peggiore si registra per i laghi di Como e d’Iseo largamente al di sotto delle medie stagionali. Il contributo della neve risulta inferiore del 62% rispetto alla media annua di riferimento e del 30% rispetto a quanto registrato nell’anno critico 2007. Per quanto riguarda gli invasi artificiali, si registra una diminuzione del 31% , sulla media stagionale, nel volume d’acqua presente nei serbatoi del bacino dell’Oglio mentre, per gli invasi artificiali afferenti al bacino del fiume Adda, la diminuzione è del 5%.</p>
<p>“Si ripete ancora una volta il paradosso delle situazioni di crisi idrica – avverte Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI &#8211; A fronte di un emergente stato di siccità aumenta il rischio idrogeologico, derivato da terreni aridi, incapaci di assorbire eventuali, copiose piogge, la cui aumentata violenza e ricorrenza è conseguenza acclarata dei cambiamenti climatici, che qualcuno si ostina a negare. Possiamo, quindi, solo sperare che le auspicate precipitazioni non accentuino le criticità di territori già in difficoltà. Purtroppo, solo negli anni più recenti sono stati avviati progetti di sistemazione idrogeologica ad iniziare dai grandi centri urbani.”</p>
<p>“Ora, però, c’è bisogno che gli investimenti che il Paese ha scelto di fare non vengano bloccati dalle burocrazie e che le stesse si rendano concretamente disponibili verso una scelta di ammodernamento infrastrutturale, di reddito delle imprese e di occupazione che rischia di essere negata all’interesse generale della collettività tutta per l’indifferenza di pochi &#8211; conclude il Direttore Generale di ANBI, Massimo Gargano &#8211; Bisogna rendere concreta la fondamentale scelta di fare del reticolo idraulico una delle grandi opere infrastrutturali per il Paese.”</p>
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		<title>Coldiretti contro le nutrie: &#8216;vanno abbattute&#8217;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jan 2016 10:57:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[coldiretti]]></category>
		<category><![CDATA[emilia romagna]]></category>
		<category><![CDATA[lombardia]]></category>
		<category><![CDATA[Nutrie]]></category>
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					<description><![CDATA[Secondo l&#8217;associazione degli agricoltori, le nutrie causano danni per milioni di euro e vanno fermate Coldiretti dichiara guerra alle nutrie. Questi roditori avrebbero causato danni all&#8217;agricoltura per 2,5 milioni di euro tra il 2003 e il 2014, oltre ad altri 2 milioni di danni a canali e strutture. &#8216;Dopo la declassificazione delle nutrie a specie [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-30556" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2016/01/images_igallery_resized_ambientetest_Coldiretti_contro_le_nutrie-17562-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>Secondo l&#8217;associazione degli agricoltori, le nutrie causano danni per milioni di euro e vanno fermate</p>
<p>  <span id="more-30557"></span>  </p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">Coldiretti dichiara guerra alle nutrie. Questi roditori avrebbero causato danni all&#8217;agricoltura per 2,5 milioni di euro tra il 2003 e il 2014, oltre ad altri 2 milioni di danni a canali e strutture.</span></p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">&#8216;Dopo la declassificazione delle nutrie a specie infestante &#8211; spiega Coldiretti &#8211; la lotta contro questi animali è passata dal livello regionale a quello dei Comuni, con grandi difficoltà anche finanziarie per i piani di abbattimento&#8217;. Questa sarebbe una delle cause della proliferazione dei roditori.</span></p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">&#8216;Le nutrie &#8211; prosegue Coldiretti &#8211; hanno invaso già metà del territorio dell&#8217;Emilia Romagna: oltre un milione di ettari sui 2,2 milioni di superficie totale. Per quanto riguarda le colture, danneggiano soprattutto mais, cereali, orticole e barbabietola da zucchero&#8217;.</span></p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">&#8216;È necessario &#8211; conclude il presidente di Coldiretti Emilia Romagna Mauro Tonello &#8211; ripartire con un piano di eradicazione adeguato per liberare fiumi, canali e campagne. Oltre ai danni all&#8217;agricoltura, che non vengono più risarciti da quando è stata classificata come specie infestante, la nutria è dannosa anche per la biodiversità perché fa sparire altre specie animali&#8217;.</span></p>
<p>No si è fatta attendere la risposta dell&#8217;assessore regionale dell&#8217;Emilia Romagna all&#8217;Agricoltura, caccia e pesca, Simona Caselli: &#8216;Stiamo già lavorando alla redazione del Piano regionale per il contenimento delle nutrie sul territorio emiliano-romagnolo, strumento introdotto dal Collegato ambientale alla legge di Stabilità con cui potremo operare in modo organico e omogeneo, ovviando alle inevitabili difficoltà operative riscontrate specialmente dai piccoli Comuni&#8217;.</p>
<p>&#8216;Tuttavia &#8211; conclude l&#8217;assessore &#8211; prima di arrivare all&#8217;adozione del Piano occorre rispettare alcuni passaggi, in particolare va acquisito il parere Ispra e va effettuata la valutazione d&#8217;incidenza con l&#8217;esame delle misure specifiche di conservazione nei Siti di importanza Comunitaria e nelle Zone di protezione Speciale&#8217;.</p>
<p>L&#8217;Emilia Romagna non è certo la prima regione ad annunciare guerra alla nutrie; <a href="ambiente/news-ambiente/lombardia-shock-ok-a-legge-per-uccidere-le-nutrie-in-qualsiasi-modo-e-tempo%20" target="_blank" rel="noopener noreferrer">in Lombardia possono essere uccise in qualsiasi modo e anche nelle zone dove è vietata la caccia</a>. Una decisione del 2014 che ha avuto uno strascico di polemiche. Ma ora la la Corte Costituzionale ha dato ragione alla Regione Lombardia sul ricorso che era stato presentato dal Governo. L&#8217;esecutivo infatti aveva sollevato eccezioni di costituzionalità sulla Legge regionale che ne consentiva il controllo e l’eradicazione.</p>
<p>La battaglia alle nutrie rischia di diventare anche una battaglia tra organi dello stato.</p>
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		<title>Nuovi fondi economici per giovani agricoltori</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jul 2015 06:14:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Biologia e agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[emilia romagna]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani agricoltori]]></category>
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					<description><![CDATA[La Regione Emilia Romagna mette a disposizione dei contributi economici per chi vuole insediare una nuova azienda o ammodernare quella esistente   Nuovi e grandi aiuti per i giovani agricoltori. La Regione Emilia Romagna mette in campo ben 38 milioni di euro per tutti gli under 40 che vogliono investire nel valore della tera. I [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-27569" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2015/07/images_igallery_resized_ambientetest_Impresa_agricola_generica-16020-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p align="JUSTIFY">La Regione Emilia Romagna mette a disposizione dei contributi economici per chi vuole insediare una nuova azienda o ammodernare quella esistente</p>
<p>  <span id="more-27570"></span>  </p>
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<p align="JUSTIFY">Nuovi e grandi aiuti per i giovani <a href="alimentazione/agricoltura" target="_blank" rel="noopener noreferrer">agricoltori</a>. La Regione Emilia Romagna mette in campo ben 38 milioni di euro per tutti gli under 40 che vogliono investire nel valore della tera. I fondi serviranno a sostenere l’insediamento di nuove imprese agricole (19.057.328 euro le risorse disponibili) e il loro ammodernamento (18.828.640 euro).</p>
<p align="JUSTIFY">Il sostegno economico per il primo insediamento aziendale è di 30 mila euro per ogni giovane, ma il premio può salire a 50 mila euro se l’azienda si trova in una zona svantaggiata. Il contributo per gli investimenti di ammodernamento aziendale può arrivare  fino al 50% della spesa ammissibile.</p>
<p>Le domande potranno essere presentate dal 15 settembre al 16 novembre 2015. e potranno accedere tutti i giovani che non hanno compito 40 anni al momento della domanda.</p>
<p>&#8216;Esclusivamente per chi compie 40 anni prima del 15 settembre 2015 o per chi &#8211; a tale data &#8211; risulterà insediato da 12 mesi o più, c’è la possibilità di presentare già dal prossimo 11 luglio una domanda &#8220;semplificata&#8221;, che nel periodo di apertura ordinario andrà poi perfezionata sul sistema operativo di Agrea. <br />Tra i criteri di priorità per la concessione dei premi: l’insediamento in zone con vincoli naturali o il possesso di un titolo di studio ad <a href="https://www.ecoseven.net//?p=27474" target="_blank" rel="noopener noreferrer">indirizzo agricolo</a>&#8216;, tranquillizza la Regione.</p>
<p> </p>
<p>&#8216;Saranno ammissibili al contributo le spese sostenute per investimenti realizzati sul territorio per: costruzione o ristrutturazione di immobili produttivi; miglioramenti fondiari; macchinari, attrezzature funzionali al processo innovativo aziendale; impianti lavorazione o trasformazione dei prodotti aziendali; investimenti funzionali alla vendita diretta delle produzioni aziendali; onorari di professionisti e studi di fattibilità per investimenti connessi alle precedenti voci di spesa (entro il limite massimo del 10 % delle stesse) e spese per programmi informatici, acquisizione di brevetti o licenze. Il bando è già disponibile sul Bollettino ufficiale telematico della Regione&#8217;, si legge sul sito dell&#8217;Emilia Romagna.</p>
<p>gc</p>
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