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	<title>anbi &#8211; Ecoseven &#8211; Saper Vivere</title>
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	<description>Economia del Benessere e della Salute</description>
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		<title>Siccità del Po: cosa sta succedendo e perché (i dati)</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/siccita-del-po-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Jul 2026 11:07:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[di Redazione Ecoseven – 11/07/2026 E&#8217; nuovamente allerta siccità del po. A luglio 2026 la portata del Grande Fiume alla stazione di Pontelagoscuro, sul Delta, è scesa intorno ai 323 metri cubi al secondo, oltre il 70% sotto la media del periodo e ben lontana dai 450 metri cubi al secondo che servirebbero a tenere lontana l&#8217;acqua [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <a href="https://www.ecoseven.net/author/redazione-ecoseven/" target="_blank" rel="noopener">Redazione Ecosev</a><a href="https://www.ecoseven.net/author/redazione-ecoseven/" target="_blank" rel="noopener">en</a> – 11/07/2026</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-320710 size-full" title="siccità Po 2026 portata bassa Nord Italia crisi idrica cuneo salino" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/07/siccita-nel-po.webp" alt="Siccità del Po a luglio 2026" width="1036" height="691" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/07/siccita-nel-po.webp 1036w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/07/siccita-nel-po-300x200.webp 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/07/siccita-nel-po-1024x683.webp 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/07/siccita-nel-po-768x512.webp 768w" sizes="(max-width: 1036px) 100vw, 1036px" /></p>
<p><strong>E&#8217; nuovamente allerta siccità del po. A luglio 2026 la portata del Grande Fiume alla stazione di Pontelagoscuro, sul Delta, è scesa intorno ai 323 metri cubi al secondo, oltre il 70% sotto la media del periodo e ben lontana dai 450 metri cubi al secondo che servirebbero a tenere lontana l&#8217;acqua di mare dall&#8217;entroterra. I grandi laghi alpini si stanno svuotando rapidamente e il cuneo salino risale il Delta per chilometri. Ma il quadro non è quello del disastro annunciato: gli enti tecnici parlano di severità &#8220;media&#8221;, non estrema, e ricordano che il Po ha oggi una portata doppia rispetto alla grande siccità del 2022. Il paradosso è che tutto questo accade dopo un inverno nevoso. Ecco cosa sta succedendo davvero, con i numeri, e perché.</strong></p>
<h2>Qual è la situazione siccità del Po oggi</h2>
<p>I dati più recenti, diffusi dall&#8217;Osservatorio sulle Risorse Idriche dell&#8217;ANBI e dall&#8217;<a href="https://www.adbpo.it/osservatorio-permanente/" target="_blank" rel="noopener">Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po</a>, fotografano un fiume in forte deficit. Alla stazione di Pontelagoscuro la portata si aggira intorno ai 323 metri cubi al secondo, oltre il 70% sotto la media stagionale, nonostante un lieve recupero dovuto ad alcuni temporali di inizio luglio. La soglia critica è nota: sotto i 450 metri cubi al secondo il fiume non ha più la forza di contrastare la risalita dell&#8217;acqua marina.</p>
<p>Lungo l&#8217;asta del fiume i valori sono ovunque bassi: alle stazioni di riferimento come Piacenza, Cremona e Borgoforte le portate sono ridotte, e diversi affluenti sono in condizioni ancora peggiori. In Piemonte il Tanaro, in alcuni tratti, è ridotto a un rigagnolo, con una portata inferiore di oltre il 90% rispetto alla norma.</p>
<h2>Perché il Po è in secca dopo un inverno nevoso</h2>
<p>Qui sta il punto più interessante, e meno intuitivo. A differenza del 2022, l&#8217;inverno 2026 non è stato avaro di neve: le Alpi hanno accumulato un buon manto nevoso, che a inizio stagione lasciava prevedere riserve idriche più solide. Il problema non è stato quanto ha nevicato, ma quanto in fretta <a href="https://www.ecoseven.net/ambiente/ghiacciai-alpini-2026/" target="_blank" rel="noopener">quella neve si è sciolta</a>.</p>
<p>Le ondate di calore anomalo di giugno e luglio, con temperature fino a 3 °C sopra la media sulle Dolomiti, hanno accelerato la fusione del manto nevoso, trasformandolo in acqua in poche settimane invece che gradualmente durante la primavera e l&#8217;estate. A questo si è aggiunta una primavera avara di piogge: l&#8217;anno idrologico 2025-2026 ha accumulato un ammanco di precipitazioni stimato intorno al 26%. Il risultato è che la &#8220;riserva&#8221; di neve, che avrebbe dovuto alimentare i fiumi lentamente nei mesi caldi, si è esaurita troppo presto.</p>
<p>È un meccanismo che riguarda da vicino anche i ghiacciai alpini, la cui fusione accelerata sta modificando la disponibilità d&#8217;acqua dei fiumi di pianura nel medio periodo. In altre parole, il Po soffre non per un inverno secco, ma per un&#8217;estate troppo calda arrivata su riserve già consumate in fretta.</p>
<h2>La siccità del Po 2026 è come quella del 2022</h2>
<p>È la domanda che molti si pongono, e la risposta corretta è: non ancora, e non allo stesso modo. Qui le voci divergono, ed è utile distinguerle.</p>
<p>Da un lato l&#8217;ANBI, l&#8217;associazione dei consorzi di gestione delle acque irrigue, lancia l&#8217;allarme: il Lago Maggiore è sceso di due centimetri sotto il livello della grande siccità del 2022, i grandi laghi si stanno svuotando rapidamente (il Verbano è passato in due settimane da oltre il 61% al 30% di riempimento, l&#8217;Iseo dal 71% al 23%) e il rischio, secondo l&#8217;associazione, è di avvicinarsi ai momenti più critici di quell&#8217;anno.</p>
<p>Dall&#8217;altro l&#8217;Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po, l&#8217;ente istituzionale che coordina la gestione, classifica la severità idrica del distretto come &#8220;media in assenza di precipitazioni&#8221; — non estrema — e osserva che il Po ha oggi una portata doppia rispetto allo stesso periodo del 2022. La differenza di toni non è una contraddizione: riflette punti di vista diversi, quello di chi gestisce l&#8217;irrigazione e teme per i raccolti, e quello di chi misura lo stato complessivo del bacino. Il quadro reale è di un&#8217;emergenza in costruzione, seria ma non ancora ai livelli del 2022.</p>
<h2>Cosa rischia chi vive lungo il Po: agricoltura, acqua, cuneo salino</h2>
<p>Gli effetti della siccità non sono astratti. Il primo a farne le spese è il comparto agricolo: con meno acqua nei canali irrigui, in Piemonte e in altre aree i coltivatori devono già scegliere quali colture portare a maturazione, sacrificandone altre.</p>
<p>Il secondo effetto, più insidioso, è il cuneo salino: quando la portata del fiume cala sotto la soglia critica, l&#8217;acqua salata dell&#8217;Adriatico risale il Delta verso l&#8217;interno. Nel 2026 l&#8217;intrusione salina ha raggiunto i 25 chilometri dalla foce, rendendo l&#8217;acqua inutilizzabile per l&#8217;irrigazione e minacciando le falde. È il fenomeno che, come avvertono gli esperti, diventa &#8220;consapevolezza diffusa&#8221; solo quando arriva a intaccare <a href="https://www.ecoseven.net/ambiente/acqua/latte-macchiato-impronta-idrica-200-litri/" target="_blank" rel="noopener">l&#8217;uso potabile dell&#8217;acqua.</a></p>
<p>Infine c&#8217;è la dimensione idroelettrica ed economica: meno acqua significa meno produzione dalle centrali idroelettriche del Nord e potenziali tensioni sugli usi concorrenti della risorsa.</p>
<h2>In pratica: come leggere questa emergenza della siccità del Po</h2>
<p>Di fronte alle notizie sulla siccità, qualche criterio aiuta a distinguere l&#8217;informazione dall&#8217;allarme.</p>
<p><strong>Da tenere presente</strong></p>
<ul>
<li>Il confronto con il 2022 va preso con cautela: il Po ha oggi portata doppia rispetto ad allora, anche se laghi e affluenti mostrano segnali critici.</li>
<li>I dati più affidabili vengono dagli enti tecnici (Autorità di Bacino del Po, ARPA regionali), che pubblicano bollettini periodici; le associazioni di categoria offrono un punto di vista legittimo ma orientato a un settore.</li>
<li>La causa immediata non è la mancanza di neve invernale, ma il caldo estremo che ne accelera la fusione: è un effetto della crisi climatica sul regime dei fiumi.</li>
<li>Il segnale più serio da monitorare è la risalita del cuneo salino nel Delta, perché tocca acqua potabile e falde.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<h2>FAQ – Domande frequenti</h2>
<h3>Qual è oggi la portata del Po?</h3>
<p>Alla stazione di Pontelagoscuro, sul Delta, la portata del Po a luglio 2026 è intorno ai 323 metri cubi al secondo, oltre il 70% sotto la media del periodo. La soglia critica è di 450 metri cubi al secondo: sotto questo valore il fiume non riesce a contrastare la risalita dell&#8217;acqua di mare (cuneo salino).</p>
<h3>Perché il Po è in secca se l&#8217;inverno era stato nevoso?</h3>
<p>Perché il problema non è stato la quantità di neve, ma la velocità con cui si è sciolta. Le ondate di caldo di giugno e luglio, con temperature fino a 3 °C sopra la media sulle Dolomiti, hanno fuso il manto nevoso troppo in fretta, unite a una primavera con circa il 26% di piogge in meno. Le riserve si sono così esaurite prima del previsto.</p>
<h3>La siccità del Po 2026 è grave come quella del 2022?</h3>
<p>Non ancora e non allo stesso modo. L&#8217;ANBI segnala un avvicinamento ai livelli critici del 2022, con i grandi laghi in rapido svuotamento. Ma l&#8217;Autorità di Bacino del Po classifica la severità come &#8220;media&#8221; e rileva che il fiume ha oggi una portata doppia rispetto al 2022. È un&#8217;emergenza in costruzione, seria ma non ancora ai livelli di quell&#8217;anno.</p>
<h3>Cos&#8217;è il cuneo salino e perché è pericoloso?</h3>
<p>Il cuneo salino è la risalita dell&#8217;acqua marina lungo il corso del fiume verso l&#8217;entroterra, che avviene quando la portata scende sotto la soglia critica. Nel 2026 l&#8217;intrusione salina ha raggiunto 25 chilometri dalla foce del Po. Rende l&#8217;acqua inutilizzabile per l&#8217;irrigazione, danneggia i terreni agricoli e minaccia le falde da cui si attinge acqua potabile.</p>
<h3>Quali sono le conseguenze della siccità del Po?</h3>
<p>Le principali sono la crisi dell&#8217;agricoltura (meno acqua per l&#8217;irrigazione, con colture a rischio), la risalita del cuneo salino che compromette acqua e terreni del Delta, e la riduzione della produzione idroelettrica. A queste si aggiunge la pressione sugli usi concorrenti dell&#8217;acqua, dall&#8217;agricoltura al consumo civile.</p>
<h2>In breve</h2>
<p>A luglio 2026 il Po è di nuovo in forte sofferenza: la portata a Pontelagoscuro è intorno ai 323 metri cubi al secondo, oltre il 70% sotto la media e ben sotto la soglia di 450 che tiene lontano il cuneo salino, risalito a 25 chilometri dalla foce. I grandi laghi alpini si svuotano rapidamente e l&#8217;agricoltura del Nord è già in difficoltà. La causa non è un inverno secco — la neve c&#8217;era — ma il caldo estremo che l&#8217;ha fusa troppo in fretta, su una primavera avara di piogge. Sul confronto con la drammatica siccità del 2022 le voci divergono: l&#8217;ANBI parla di avvicinamento ai livelli critici, mentre l&#8217;Autorità di Bacino del Po classifica la severità come &#8220;media&#8221; e ricorda che il fiume ha oggi portata doppia rispetto ad allora. Un&#8217;emergenza reale e da monitorare, dunque, ma da leggere con i numeri in mano più che con gli allarmi.</p>
<hr />
<p><em>ATTENZIONE: Questo articolo sulla siccità del Po 2026 ha finalità informative e divulgative. I dati idrologici (portate, livelli dei laghi, avanzamento del cuneo salino) sono aggiornati alla data di pubblicazione e variano di giorno in giorno in base alle precipitazioni e alle temperature: per il quadro aggiornato si rimanda ai bollettini ufficiali. </em></p>
<p><em>Fonti principali: Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po (Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici, portate alle stazioni di riferimento, classificazione della severità idrica); ANBI – Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (Osservatorio sulle Risorse Idriche, livelli dei grandi laghi e portate degli affluenti); <a href="https://www.arpae.it/it/notizie/cuneo-salino-nel-delta-del-po-stato-attuale-e-prospettive" target="_blank" rel="noopener">ARPAE Emilia-Romagna (avanzamento dell&#8217;intrusione salina nel Delta)</a>; <a href="https://meteo.arpa.veneto.it/?page=dati_oggi" target="_blank" rel="noopener">ARPAV (dati su temperature e riserva nivale)</a>. Le divergenze di lettura tra le fonti citate (associazioni di categoria ed enti di bacino) sono state riportate distintamente per restituire un quadro equilibrato. Siccità del Po 2026.</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Acqua: è deficit idrico in Italia. Solo 140 litri a testa</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/acqua/acqua-e-deficit-idrico-in-italia-solo-140-litri-a-testa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jul 2013 05:57:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[acqua Italia]]></category>
		<category><![CDATA[anbi]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
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					<description><![CDATA[In Italia è emergenza idrica: ogni italiano ha a disposizione solo 140 litri di acqua al giorno, a fronte dei 180 consumati   In Italia è crisi idrica: ogni italiano consuma circa 180 litri di acqua al giorno ma ha una riserva idrica di 140 litri, quindi ha un deficit di 40 litri. Le riserve [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-12765" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2013/07/images_igallery_resized_ambientetest_acqua_rubinetto41-8421-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p class="MsoNormal">In Italia è emergenza idrica: ogni italiano ha a disposizione solo 140 litri di acqua al giorno, a fronte dei 180 consumati</p>
<p>  <span id="more-12766"></span>  </p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p class="MsoNormal">In<strong> Italia è crisi idrica</strong>: ogni italiano consuma circa 180 litri di acqua al giorno ma ha una riserva idrica di 140 litri, quindi ha un deficit di 40 litri. Le riserve d’acqua sono davvero piccole, meno del 10%, rispetto a quella di 2.200 litri di uno statunitense, 3.300 litri di un australiano e 1.100 litri di uno spagnolo. A lanciare l&#8217;allarme è l&#8217;Anbi, l&#8217;Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni. Rifacendosi ad una ricerca Kinsey &amp; Company, il presidente dell&#8217;Anbi, Massimo Gargano, rileva che i dati ‘<span style="background-position: initial initial; background-repeat: initial initial;">confermano non solo il deficit idrico, che è testimoniato dal generalizzato abbassamento delle falde registrato nel Paese, ma la persistente fragilità del nostro ecosistema</span>’. ‘Nonostante le nostre ripetute e preoccupate richieste la dotazione infrastrutturale di invasi in Italia non è sostanzialmente cambiata e così si riesce ad utilizzare solo il 15% delle acque piovane, che bagnano il nostro territorio’.</p>
<p> </p>
<p class="MsoNormal">Per evitare delle <strong>gravi <a href="https://www.ecoseven.net//?p=12661">crisi idriche</a></strong>, che si ripercuoteranno su produzione agricola ed economia italiana, è necessario, secondo l&#8217;Anbi, un Piano Nazionale degli Invasi, attraverso cui creare  ‘invasi collinari e di pianura, capaci di immagazzinare le acque piovane per utilizzarle nei momenti di necessità, riducendo nel contempo il rischio di alluvioni’.</p>
<p> <span style="background-position: initial initial; background-repeat: initial initial;">Per far fronte al problema <a href="https://www.ecoseven.net//?p=4735"><strong>acqua</strong></a>, accanto alla necessità di un Piano nazionale degli Invasi, l&#8217;Anbi suggerisce ‘l&#8217;uso del sistema Irriframe per ottimizzare l&#8217;irrigazione’. Con Irriframe, l&#8217;Anbi e i Consorzi di Bonifica forniscono ‘tutte le informazioni per uno uso oculato ed efficiente dell&#8217;acqua, con l&#8217;obiettivo di giungere a consistenti risparmi mantenendo elevata, o addirittura migliorando, la produttività delle colture’.</span></p>
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		<item>
		<title>Acqua, il piano per salvaguardare un bene prezioso per il made in Italy</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/alimentazione/news-alimentazione/anbi-piano-programmatico-per-tutelare-territorio-e-rilanciare-paese/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 12:13:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[acqua bene prezioso]]></category>
		<category><![CDATA[agroalimentare]]></category>
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		<category><![CDATA[progetto Anbi salvare acqua]]></category>
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					<description><![CDATA[Salvare l&#8217;acqua a rischio e&#8217; l’obiettivo di Anbi. Il 70 % del made in Italy agroalimentare dipende dalla rete idrica nazionale, ecco i dati dei danni e dei rischi nel settore idrico Salvare l’acqua prima che manchi. Prevenire è meglio che curare: L’Anbi (l’associazione nazionale di bonifiche italiane) ha messo a punto il Piano contro [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-5106" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2012/02/images_igallery_resized_enogastronomia_campo_irrigato-3883-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>Salvare l&#8217;acqua a rischio e&#8217; l’obiettivo di Anbi. Il 70 % del made in Italy agroalimentare dipende dalla rete idrica nazionale, ecco i dati dei danni e dei rischi nel settore idrico</p>
<p>  <span id="more-5107"></span>  </p>
<p class="MsoNormal">Salvare l’acqua prima che manchi. Prevenire è meglio che curare: L’Anbi (l’associazione nazionale di bonifiche italiane) ha messo a punto il Piano contro il rischio idrogeologico al fine di definire delle linee programmatiche di spesa evitando di correre dietro le emergenza. Con i danni che sono già fatti. Stando ai dati del ministero dell’Ambiente il dieci per cento del territorio nazionale è a rischio: sono 6.633, pari all’82 per cento sul totale, i comuni in pericolo per il dissesto idrogeologico e interessano 2.951.700 ettari pari al 9,8 per cento del territorio nazionale.</p>
<p class="MsoNormal">Oltre la metà degli italiani vive in aree soggette ad alluvioni, frane, smottamenti, terremoti, fenomeni vulcanici e persino maremoti. Negli ultimi 80 anni si sono verificati circa 5400 alluvioni e 11mila frane. L’Italia è un Paese fortemente antropizzato con una densità media di 189 abitanti per chilometro quadrato (la Francia ne conta 114 e la Spagna 89). A questo si aggiunge che il consumo del suolo – tra il 1990 e il 2005 – è stato di oltre 244mila ettari l’anno, vale a dire 668 ettari al giorno.</p>
<p class="MsoNormal">E lo Stato spende due miliardi di euro l’anno per rimediare ai danni. Per questo l’Anbi ha firmato un accordo con l’Associazione nazionale dei comuni italiani, l’Anci, per tutelare in modo capillare il territorio e per dare risposte pronte e immediate. Nel 2011 la proposta prevedeva 2.519 interventi immediatamente cantierabili per un importo di circa 5.728 milioni di euro. Nel 2012 gli interventi sono diventati 2.943 per un importo complessivo di 6.812 milioni di euro.</p>
<p class="MsoNormal">Ma “le risorse ci sono” ha spiegato il presidente Anbi Massimo Gargano riferendosi agli stanziamenti previsti dal Cipe e confluiti nel bilancio del ministero dell’Ambiente. “Vanno spese per piani e progetti concreti”, insiste. Tutela del territorio e della rete idrica non significa solo “manutenzione”, ma anche “rilanciare un modello di sviluppo”. Basti pensare che circa il 70 per cento del made in Italy agroalimentare, secondo Pil nazionale con un giro di affari da 165 miliardi di euro, dipende proprio dall’approvvigionamento di acqua. E l&#8217;acqua in sè è un bene troppo prezioso.</p>
<p class="MsoNormal">(Nereo Brancusi)</p>
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		<title>Gargano (Anbi) ad Ecoseven.net, dove ci sono gli ulivi la terra non frana</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/news-ambiente/gargano-anbi-ad-ecoseven-net-dove-ci-sono-gli-ulivi-la-terra-non-frana/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 13:17:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[anbi]]></category>
		<category><![CDATA[dissesto idrogeologico]]></category>
		<category><![CDATA[Gargano]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;Italia appare un paese distratto in fatto di agricoltura e ambiente. In agricoltura contribuiamo in Europa al 14 % della ricchezza ma riceviamo solo il 10% degli aiuti, per l&#8217;ambiente invece è bene che nel riformare la Pac si tenga conto della tutela del nostro territorio già martoriato dal dissesto idrogeologico Dissesto idrogeologico, difesa del [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-4191" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2011/12/images_igallery_resized_ambiente_oliveto-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p class='sommario'>L&#8217;Italia appare un paese distratto in fatto di agricoltura e ambiente. In agricoltura contribuiamo in Europa al 14 % della ricchezza ma riceviamo solo il 10% degli aiuti, per l&#8217;ambiente invece è bene che nel riformare la Pac si tenga conto della tutela del nostro territorio già martoriato dal dissesto idrogeologico</p>
<p> <span id="more-4192"></span>  </p>
<p>Dissesto idrogeologico, difesa del suolo, ruolo dell&rsquo;agricoltura. Temi che devono essere costantemente all&rsquo;ordine del giorno in un Paese dalle grandi tradizioni agricole come l&rsquo;Italia. E invece, la tragedia delle Cinque Terre, patrimonio dell&rsquo;umanit&agrave; riconosciuto dall&rsquo;Unesco devastato dalle esondazioni e le frane, e il ripetersi ogni anno di tragedie come quelle di Giampilieri, in Sicilia, ci colgono sempre impreparati. Mostrano l&rsquo;Italia come un paese distratto, che si ricorda di avere un territorio sotto costante minaccia di dissesto idrogeologico solo quando scatta l&rsquo;emergenza.</p>
<p> &nbsp;<br /> Ecoseven.net ne ha parlato con Massimo Gargano, presidente, dell&rsquo;Anbi, l&rsquo;associazione italiana dei consorzi di Bonifica.</p>
<p> &nbsp;<br /> <strong>Presidente Gargano, quanto &egrave; importante oggi in Italia prendersi cura del territorio, e qual&rsquo;&egrave; l&rsquo;impegno di Anbi in questo campo</strong></p>
<p> &nbsp;<br /> Il 2011 non si &egrave; ancora concluso e in Italia dobbiamo gi&agrave; contare 30 morti, danni e ferite al territorio per decine di milioni di euro, ed economie &ndash; principalmente a vocazione turistica &ndash; in ginocchio, che avranno bisogno di anni per rimettersi in piedi.<br /> E tutto a causa della mancanza di una vera cultura delle prevenzione dal rischio idrogeologica, che trova eternamente il proprio alibi della mancanza di fondi, mancanza che &egrave; falsa, tanto &egrave; vero che poi in emergenza si interviene e si spende. Ma si spende male.</p>
<p> &nbsp;<br /> Anbi, e quindi i consorzi di bonifica, vogliono proporsi in questo quadro come portatori di un progetto per la cura e la difesa del nostro territorio. Un progetto vero ed immediatamente cantierabile, che non ha bisogno di risorse spropositate, ed &egrave; costituito da innumerevoli azioni che danno risposte immediate al bisogno di messa in sicurezza del territorio. Risposte che certamente mitigherebbero il rischio idrogeologico. Un rischio che purtroppo &egrave; destinato ad aumentare, cos&igrave; come sono destinate ad aumentare a dismisura antropizzazione e cementificazione.</p>
<p> &nbsp;<br /> Bisognerebbe riflettere su quanto ha dichiarato all&rsquo;indomani della tragedia delle Cinque Terre il Presidente della regione Liguria, secondo il quale se al posto del cemento ci fossero stati ancora gli ulivi, si sarebbero evitati gran parte dei danni.<br /> &nbsp;</p>
<p> <strong>Presidente ci spieghi perch&egrave; intorno alla nuovo concetto di Greening, introdotto dalla riforma della politica agricola europea, nel nostro paese si &egrave; attirato tante critiche, e qual&rsquo;&egrave; il ruolo dell&rsquo;agricoltura della difesa del territorio</strong></p>
<p> &nbsp;<br /> Quello a cui stiamo assistendo &egrave; il risultato della distrazione di un Paese come l&rsquo;Italia. L&rsquo;Italia contribuisce alla ricchezza agricola europea per il 14%, ma riceve solo il 10% dei sostegni dall&rsquo;Ue. La nostra distrazione non ci ha fatto solo perdere 1.4 miliardi di euro, ma ha favorito un modello di agricoltura che non appartiene all&rsquo;Italia, ovvero quello dei prati e dei pascoli, a danno dell&rsquo;agricoltura dei vigneti, dei frutteti, degli uliveti. Insomma a danno dell&rsquo;agricoltura del made in Italy, quella che caratterizza i nostri paesaggi e difende il nostro territorio, grazie appunto algli ulivi, alle vigne, agli alberi da frutto, che lo mantengono vivo ed in salute.<br /> &nbsp;<br /> In questo l&rsquo;Italia gioca una partita importantissima, in gioco c&rsquo;&egrave; la difesa della nostra identit&agrave; sui mercati. L&rsquo;Italia vince solo se vince il modello tradizionale che dall&rsquo;arte e la cultura arriva al buon cibo, alle tradizioni enogastronomiche. L&rsquo;Italia vince se vince l&rsquo;ambiente.</p>
<p> (VG)</p>
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		<title>Pac, il paradaosso delle misure verdi che finiscono per aumentare le frane</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 10:11:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La misura verde europea pensata per tutelare l’ambiente rischia di diventare un paradosso: costa di più, aumenta le emissioni di Co2, induce all’abbandono della produzione. E il territorio ne risente Si discute della nuova Politica agricola comune in Italia, ovvero dei fondi da destinare ai vari paesi europei dal 2013 in poi per promuovere il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-4036" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2011/12/images_igallery_resized_enogastronomia_agricoltura_279-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p class='sommario'>La misura verde europea pensata per tutelare l’ambiente rischia di diventare un paradosso: costa di più, aumenta le emissioni di Co2, induce all’abbandono della produzione. E il territorio ne risente</p>
<p> <span id="more-4037"></span>   </p>
<p>Si  discute della nuova Politica agricola comune in Italia, ovvero dei  fondi da destinare ai vari paesi europei dal 2013 in poi per promuovere  il settore primario.</p>
<p>Ma la &ldquo;misura verde&rdquo; introdotta nella proposta di  Pac dal commissario Ue all&rsquo;Agricoltura Dacian Ciolos pensata per  tutelare l&rsquo;ambiente sotto il termine &ldquo;Greening&rdquo; &ndash; e che dovrebbe  premiare gli agricoltori che rispettano l&rsquo;ambiente con un premio del 30  per cento dei fondi comunitari &#8211; non piace a nessuno. Costa di pi&ugrave; per  chi &egrave; intenzionato a produrre, &egrave; improntata a una rendita fondiaria  lontana dal valore aggiunto delle produzioni, secondo gli operatori del  settore inquina di pi&ugrave;, ed &egrave; causa anche di frane e smottamenti.</p>
<p>Insomma, invece che sconfiggere la Co2, tutelare la biodiversit&agrave; e il  paesaggio, sembra proprio che faccia tutto il contrario: aumenta i costi  aziendali e gestionali, triplica l&rsquo;inquinamento dovuto alla  meccanizzazione agricola a causa della rotazione delle colture &ndash; una  mietitrebbia consuma 75 chili di gasolio per ettaro &ndash; e incita  all&rsquo;abbandono della produzione. E di conseguenza, mette a rischio frane  il paesaggio. Il lavoro degli agricoltori infatti &egrave; il &ldquo;guardiano&rdquo; del  territorio.</p>
<p>Senza il presidio agricolo i rischi idrogeologici  crescerebbero notevolmente. &ldquo;Il paesaggio &egrave; un prodotto agricolo&rdquo;, aveva  dichiarato il presidente di Confagricoltura Mario Guidi qualche giorno  fa. Ricordando l&rsquo;apposita Convenzione europea del 2000 che sancisce il  fatto che il paesaggio svolge importanti funzioni di interesse generale,  sul piano culturale, ecologico, ambientale e sociale; costituisce una  risorsa favorevole all&rsquo;attivit&agrave; economica e, se salvaguardato, gestito e  pianificato, pu&ograve; contribuire ad incrementare l&rsquo;occupazione. &ldquo;In  quest&rsquo;ottica, il ruolo degli agricoltori &#8211; ha rimarcato &#8211; &egrave; strategico&rdquo;,  aveva proseguito. &ldquo;Il paesaggio nelle aree antropizzate non &egrave; opera  della natura ma dell&rsquo;agricoltura&rdquo;. Ed &egrave; preoccupante che la superficie  agricola stia calando in Italia, mentre aumenta nel mondo.</p>
<p>Secondo Guidi  occorre &ldquo;riconoscere in maniera ferma e decisa agli agricoltori il  ruolo di &lsquo;custodi del territorio&rsquo;&rdquo;. Basti pensare ai disastri ambientali  degli ultimi giorni. Per questo &ldquo;devono restare prioritari gli  interventi che favoriscono l&rsquo;innovazione e la competitivit&agrave;, perch&eacute; gli  agricoltori restano sul territorio se &egrave; possibile un&rsquo;attivit&agrave; economica  che garantisce un reddito equo e stabile nel tempo. Solo cos&igrave; si possono  evitare, o quanto meno limitare, i troppi episodi di frane,  smottamenti, esondazioni, allagamenti che devastano l&rsquo;Italia&rdquo;. Della  stessa opinione &egrave; il presidente dell&rsquo;Anbi Massimo Gargano, secondo il  quale il Greening, con l&rsquo;abbandono delle pratiche agronomiche, sarebbe  causa di maggiori rischi idrogeologici.<br /> &nbsp;</p>
<p>(Nereo Brancusi)</p>
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		<title>Le frane d&#8217; Europa sono made in Italy. Nell&#8217; ultimo inverno danni per 3 miliardi</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Oct 2011 14:21:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La metà delle frane europee è italiana. Il dato allarmante è dell&#8217;Ispra, Istituto superiore protezione e ricerca ambientale. Le cause? Estati troppo lunghe e inverni troppo piovosi. Le ricadute si avvertono anche sul nostro made in Italy, come anche da valutare il ruolo dei consorzi di bonifica Oltre la met&#224; delle frane censite in Europa [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-3161" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2011/10/images_igallery_resized_ambiente_frana-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p class='sommario'>La metà delle frane europee è italiana. Il dato allarmante è dell&#8217;Ispra, Istituto superiore protezione e ricerca ambientale. Le cause? Estati troppo lunghe e inverni troppo piovosi. Le ricadute si avvertono anche sul nostro made in Italy, come anche da valutare il ruolo dei consorzi di bonifica</p>
<p> <span id="more-3162"></span> </p>
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<p style="text-align: justify; line-height: 150%;" class="MsoNormal"><b><span style=""><br /> </span></b><span style=""><br /> </span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 150%;" class="MsoNormal">Oltre la met&agrave; delle frane censite in Europa avvengono in Italia. Il dato &egrave; dell&rsquo;Istituto superiore protezione e ricerca ambientale, Ispra, che ha rilevato che su 712mila smottamenti, circa 486mila sono &ldquo;made in Italy&rdquo;. Estati troppo lunghe e calde, inverni troppo piovosi, fatto sta che il terreno diventa arido a tal punto da non riuscire ad assorbire l&rsquo;acqua che scivola cos&igrave; sulla superficie creando vere e proprie esondazioni. &Egrave; per questo che l&rsquo;Anbi, l&rsquo;Associazione nazionale dei consorzi di bonifica, richiama l&rsquo;attenzione sulla necessit&agrave; di mettere a punto un piano programmatico per ridurre il rischio idrogeologico.</p>
<p style="text-align: justify; line-height: 150%;" class="MsoNormal">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify; line-height: 150%;" class="MsoNormal">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify; line-height: 150%;" class="MsoNormal">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify; line-height: 150%;" class="MsoNormal">Si tratta di una lista di 2,519 interventi su tutto il territorio nazionale per un investimento di 5,723 milioni di euro a fronte di danni provocati dalle catastrofi idrogeologiche stimati nel solo inverno scorso in oltre 3 miliardi di euro. I consorzi aderenti all&rsquo;Anbi sono in tutto 178 e provvedono alla gestione del reticolo idraulico minore e alla distribuzione delle risorse irrigue che coprono una superficie di 17.919.838 ettari, ovvero il 59,47 per cento del territorio nazionale.</p>
<p style="text-align: justify; line-height: 150%;" class="MsoNormal">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify; line-height: 150%;" class="MsoNormal">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify; line-height: 150%;" class="MsoNormal">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify; line-height: 150%;" class="MsoNormal">Il reticolo di canali gestito &egrave; di 181.312,66 chilometri e su questo sono attive ben 116 centrali elettriche, capaci di produrre 111.340,8 kw. Ma non solo questo: Dal lavoro dei consorzi di bonifica, che consentono alla terra di essere raggiunta dall&rsquo;acqua, dipende anche l&rsquo;84% per cento del made in Italy agroalimentare, il cui giro di affari &egrave; di 165 miliardi di euro l&rsquo;anno. E che rappresenta il secondo Pil nazionale. (Nereo Brancusi)</p>
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		<title>Agricoltori soddisfatti della gestione idrica. Ma acqua significa anche energia pulita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Jul 2011 23:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Biologia e agricoltura]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;Anbi ha commissionato una ricerca statistica per fare il punto della situazione sulla rete idrica nazionale gestita dai Consorzi di bonifica. Due agricoltori su tre si ritengono soddisfatti e pensano che i costi siano adeguati. Ma vogliono più irrigazione per il futuro Due agricoltori su tre sono contenti e soddisfatti della gestione nazionale delle risorse [&#8230;]]]></description>
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<p class='sommario'>L&#8217;Anbi ha commissionato una ricerca statistica per fare il punto della situazione sulla rete idrica nazionale gestita dai Consorzi di bonifica. Due agricoltori su tre si ritengono soddisfatti e pensano che i costi siano adeguati. Ma vogliono più irrigazione per il futuro </p>
<p> <span id="more-2261"></span> </p>
<p>Due  agricoltori su tre sono contenti e soddisfatti della gestione nazionale  delle risorse idriche. Sia per quanto riguarda i volumi che per quanto  riguarda i costi. Emerge da una ricerca condotta da Swg per conto  dell&rsquo;Associazione nazionale delle Bonifiche italiane, l&rsquo;Anbi. Il 95 per  cento delle aziende agricole interpellate crede che la distribuzione sia  &ldquo;efficiente&rdquo; mentre per il 66 per cento &ldquo;i costi sono adeguati&rdquo;.</p>
<p>Ma  dalla ricerca statistica emerge anche che gli agricoltori vogliono pi&ugrave;  acqua per assicurare l&rsquo;irrigazione per un periodo pi&ugrave; lungo. Anche  perch&eacute;, non solo &#8211; come spiega il presidente Anbi Massimo Gargano, di  provenienza Coldiretti &#8211; &ldquo;il made in Italy dipende dall&rsquo;acqua&rdquo;, ma anche  perch&eacute; &#8211; come dice il presidente di Confagricoltura Mario Guidi &#8211; con  l&rsquo;agricoltura l&rsquo;acqua si trasfroma in cibo.</p>
<p>Ma non solo questo. Acqua  vuol dire anche energia pulita. I Consorzi di bonifica aderenti all&rsquo;Anbi  mettono a disposizione 180 mila chilometri di canali per la sfida del  &ldquo;mini idroelettrico&rdquo;, cos&igrave; come i bacini di raccolta idrica per gli  impianti fotovoltaici. Perch&eacute; dall&rsquo;acqua, in un modo o nell&rsquo;altro,  dipende il futuro.</p>
<p> Nereo Brancusi</p>
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