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	<title>prodotti tipici &#8211; Ecoseven</title>
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	<description>Notizie sulla mobilità ecosostenibile</description>
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		<title>a San Martino Vino novello tra riti e tradizioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Nov 2020 09:06:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[prodotti tipici]]></category>
		<category><![CDATA[festa del vino Novello]]></category>
		<category><![CDATA[mosto]]></category>
		<category><![CDATA[San Martino]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[&#160; La festa di San Martino tra riti religiosi e tradizioni popolari. E’ tempo di aprire le botti di vino novello perchè&#8230; a San Martino ogni mosto diventa vino! A San Martino ogni mosto diventa vino. Come spesso accade nella cultura popolare, tante feste religiose evocano e ricordano anche tradizioni e feste pagane. L’11 Novembre, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal">La festa di San Martino tra riti religiosi e tradizioni popolari. E’ tempo di aprire le botti di vino novello perchè&#8230; a San Martino ogni mosto diventa vino!</p>
<p><span id="more-14478"></span></p>
<p class="MsoNormal">A <strong>San Martino</strong> ogni mosto diventa vino. Come spesso accade nella cultura popolare, tante feste religiose evocano e ricordano anche tradizioni e feste pagane.</p>
<p class="MsoNormal">L’11 Novembre, il giorno che la Chiesa dedica al Santo che donò,  narra la leggenda, il suo prezioso mantello ad un povero infreddolito, è anche il giorno in cui si assapora il vino novello che ha reso ancora più famosa la località.</p>
<p class="MsoNormal">Nella tradizione pagana l’11 Novembre è anche legato alla Festa del Ringraziamento per la fine dei lavori agricoli:</p>
<p class="MsoNormal">questa era la data dei traslochi e dei rinnovi dei contratti di affitto dei fondi rustici, dei pascoli e dei boschi.</p>
<h2>A San Martino vino e tradizioni antiche:</h2>
<p class="MsoNormal">In molte località <strong>San Martino</strong> si festeggia con sagre e fiere dedicate al <a href="https://www.ecoseven.net/categoria/alimentazione/prodotti-tipici/">vino</a> novello, con degustazioni gratuite della bevanda. Tante sono anche le cantine che aprono le porte ai visitatori, facendo conoscere a tutti il mondo del vino.</p>
<p class="MsoNormal">Solitamente il vino novello si accompagna alle castagne, frutto tipico della stagione autunnale, anch&#8217;esso molto apprezzato e versatile da sempre parte della tradizione popolare.</p>
<p class="MsoNormal">A San Martino vino novello tra riti e tradizioni, non è una semplice filastrocca, ma ha radici molto più profonde. Si narra infatti che il giorno di San Martino sui paesi dovrebbe splendere il sole e  le temperature dovrebbero essere quasi estive, ricordando a tutti il gesto del Santo. La leggenda narra che <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Festa_di_san_Martino" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Martino</a>, l&#8217;11 novembre si trovasse ad Amiens in Gallia nel cammino di ritorno verso casa. Nel bel mezzo di una bufera incontrò un mendicante rattrappito dal freddo e con un moto di generosità gli offrì metà del suo mantello. Dopo pochi attimi la pioggia smise di cadere, il vento si placò ed un bel sole fuoriuscì a riscaldare la temperatura.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-72884 size-full" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/San_Martino_Vino.jpg" alt="San Martino Vino e feste religiose" width="400" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/San_Martino_Vino.jpg 640w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/San_Martino_Vino-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>Una cosa è certa, non potete perdervi la festa San Martino con i suoi colori, i suoi profumi e la cultura che ancora queste tradizioni popolari cercano di mantenere vivo.</p>
<p class="MsoNormal">
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		<title>Un cioccolato di vera origine africana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Oct 2019 19:54:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[prodotti tipici]]></category>
		<category><![CDATA[africa]]></category>
		<category><![CDATA[caffè]]></category>
		<category><![CDATA[cioccolato]]></category>
		<category><![CDATA[De Villiers Chocolate]]></category>
		<category><![CDATA[Fairtrade]]></category>
		<category><![CDATA[impresa e sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[produzione etica]]></category>
		<category><![CDATA[produzione locale]]></category>
		<category><![CDATA[Rainforest Alliance]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[Sudafrica]]></category>
		<category><![CDATA[UTZ]]></category>
		<category><![CDATA[vegan]]></category>
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					<description><![CDATA[Esiste un marchio di cioccolato che viene prodotto in Africa in maniera sostenibile e che vuole essere il primo a sbarcare negli Stati Uniti Anche se l&#8217;Africa coltiva il 70% del cacao del mondo, nel continente viene prodotta pochissima cioccolata: la maggior parte della materia prima viene spedita in altri paesi che si prendono poi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" size-full wp-image-38529" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_Cacao_africano_CUT.jpg" alt="" width="810" height="403" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_Cacao_africano_CUT.jpg 810w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_Cacao_africano_CUT-300x149.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_Cacao_africano_CUT-768x382.jpg 768w" sizes="(max-width: 810px) 100vw, 810px" /></p>
<p>Esiste un marchio di cioccolato che viene prodotto in Africa in maniera sostenibile e che vuole essere il primo a sbarcare negli Stati Uniti</p>
<p>  <span id="more-38530"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Anche se l&#8217;Africa coltiva il 70% del cacao del mondo, nel continente viene prodotta pochissima cioccolata: la maggior parte della materia prima viene spedita in altri paesi che si prendono poi l&#8217;onere (e l&#8217;onore) di produrre cioccolatini e barrette. Esiste un marchio, però, che da tempo sta lavorando in un&#8217;altra maniera: si chiama <strong><em>De Villiers Chocolate&nbsp;</em></strong>ed è <strong>produttore di un cioccolato di origine africana e di produzione sostenibile</strong>, con la missione di creare un marchio fedele a se stesso, alla sua provenienza e al suo gusto.</p>
<p style="text-align: justify;">La società, attualmente, vende i suoi prodotti nel suo negozio in una storica tenuta di Cape Dutch, online e attraverso una catena di negozi di alto livello in Sudafrica. Recentemente, però, ha deciso di volersi allargare oltreoceano e quindi ha lanciato una <a href="https://www.kickstarter.com/projects/devillierschocolate/chocolate-ethically-sourced-in-africa-and-crafted-in-cape-town/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">campagna<em> Kickstarter</em></a>&nbsp;per raccoglier 10.000 dollari per aiutare a portare il suo cioccolato negli Stati Uniti.</p>
<p style="text-align: justify;">Iniziata umilmente in un garage 10 anni fa, la <em>De Villiers Chocolate</em> ormai è una realtà ben avviata: una società con sede a Capetown, in Sudafrica, che produce cioccolato, gelati e caffè nella regione di Cape Winelands in Sudafrica. <br />Il suo cacao e il suo caffè si qualificano per tre standard sostenibili: <a href="https://www.fairtrade.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Fairtrade</em></a>, <a href="https://www.rainforest-alliance.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Rainforest Alliance</em></a>&nbsp;e <a href="https://utz.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">UTZ</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">I suoi ingredienti sono forniti tutti eticamente. Non viene utilizzato olio di palma, per rispettare la salute delle foreste pluviali e del pianeta in generale. Non vengono aggiunti al cioccolato aromi artificiali, coloranti, stabilizzanti, conservanti o oli vegetali idrogenati. Viene usato lo zucchero di canna non raffinato come dolcificante e il cioccolato fondente <em>De Villiers</em> è vegano.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>La più antica birra in Grecia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cecilia Maria Ferraro]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Feb 2018 15:07:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[prodotti tipici]]></category>
		<category><![CDATA[acheologia]]></category>
		<category><![CDATA[antica grecia]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[birra]]></category>
		<category><![CDATA[Birrifici ellenici]]></category>
		<category><![CDATA[età del bronzo]]></category>
		<category><![CDATA[Grecia]]></category>
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					<description><![CDATA[Uno studio scopre due potenziali birrifici ellenici nell&#8217;età del bronzo Gli antichi greci amavano il vino, ma non solo. A quanto pare, secondo un nuovo studio&#160;pubblicato sulla rivista «Vegetation History and Archaeobotany», amavano molto anche la birra. La ricerca, infatti, descrive la scoperta di due potenziali birrifici risalenti all&#8217;età del bronzo, una notizia che designa [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-35569" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/02/images_birra_in_Grecia.jpg" alt="" width="758" height="452" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/02/images_birra_in_Grecia.jpg 758w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/02/images_birra_in_Grecia-300x179.jpg 300w" sizes="(max-width: 758px) 100vw, 758px" /></p>
<p>Uno studio scopre due potenziali birrifici ellenici nell&#8217;età del bronzo</p>
<p>  <span id="more-35570"></span>  </p>
<p>Gli antichi greci amavano il vino, ma non solo. A quanto pare, secondo un nuovo <a href="https://link.springer.com/article/10.1007/s00334-017-0661-8" target="_blank" rel="noopener noreferrer">studio</a>&nbsp;pubblicato sulla rivista «Vegetation History and Archaeobotany», amavano molto anche la birra. La ricerca, infatti, descrive la scoperta di due potenziali birrifici risalenti all&#8217;età del bronzo, una notizia che designa quella che potrebbe essere la più antica fabbrica di birra in Grecia e smentisce l&#8217;idea che l&#8217;antica bevanda della regione fosse solo il vino.</p>
<p>Gli archeologi hanno trovato i resti di diversi edifici che potrebbero essere stati utilizzati per la produzione della birra: alcuni ad Archondiko, nel nord della Grecia, e un altro ad Agrissa, un sito a sud di Archondiko, sul lato orientale della penisola. Entrambi i siti erano stati distrutti da un incendio, il che li aveva lasciati cristallizzati nel tempo. Dopo l&#8217;incendio, avvenuto nella preistoria, le persone si erano evidentemente trasferite, lasciando dietro di sé innumerevoli artefatti bruciati, tra cui i resti di chicchi di cereali germogliati.</p>
<p>Ad Archondiko, gli archeologi ne hanno trovati circa 100 di chicchi di cereali germogliati e li hanno trovati essere risalenti alla prima età del bronzo, dal 2100 al 2000 a.C. Ad Agrissa, invece, ne hanno trovati circa 3.500 risalenti all&#8217;età del bronzo medio, dal 2100 al 1700 a.C. Circa.<br />Una scoperta significativa visto che per produrre la birra, un birraio è proprio questo che fa, fa germogliare i chicchi di cereali per trasforma l&#8217;amido del grano in zuccheri. Questa ed altre scoperte – una struttura di due camere ad Archodiko che sembrava essere fatta a posta per i processi di produzione della birra e alcune tazze speciali (molto complesse) – hanno spinto i ricercatori a pensare che questi uomini producessero (una qualche forma di) birra.</p>
<p>Non è la birra più antica del mondo, ma è sicuramente la birra più antica della Grecia e, a quanto pare, come in altri casi, veniva bevuta con l&#8217;aiuto di una cannuccia – ecco perché le tazze avevano una forma così strana.</p>
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		<title>Un altro vino è possibile? Un giorno a Vinitaly alla scoperta del “vino artigianale”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Apr 2017 18:41:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[prodotti tipici]]></category>
		<category><![CDATA[2017]]></category>
		<category><![CDATA[bio]]></category>
		<category><![CDATA[biodinamico]]></category>
		<category><![CDATA[Vi Vi T]]></category>
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		<category><![CDATA[Vini artigianali]]></category>
		<category><![CDATA[Vini naturli]]></category>
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		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[Anfore, fermentazioni spontanee, metodi ancestrali, biologico, biodinamico… Ma il vino “come una volta” è buono da bere? Un altro vino è possibile? La sfida tra Davide e Golia si combatte anche in vigna: da una parte i piccoli produttori che rivendicano la volontà di “esprimersi nella trasparenza, autenticità e individualità”, dall’altra i colossi da milioni [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-33650" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2017/04/images_Vinitaly_2017_Bio.jpg" alt="" width="800" height="600" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/04/images_Vinitaly_2017_Bio.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/04/images_Vinitaly_2017_Bio-300x225.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/04/images_Vinitaly_2017_Bio-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Anfore, fermentazioni spontanee, metodi ancestrali, biologico, biodinamico… Ma il vino “come una volta” è buono da bere?</p>
<p>  <span id="more-33651"></span>  </p>
<p>Un altro vino è possibile? La sfida tra Davide e Golia si combatte anche in vigna: da una parte i piccoli produttori che rivendicano la volontà di “esprimersi nella trasparenza, autenticità e individualità”, dall’altra i colossi da milioni di bottiglie che cercano di assecondare il gusto del grande pubblico.</p>
<p>L’<a href="http://vignaiolieterritori.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">associazione Vi.Te</a>, Vignaioli e Territori, ha schierato oltre cento dei suoi produttori in un padiglione di Vinitaly 2017 dedicato al vino “artigianale”; quello che “esprime il sapore della terra in cui nasce, che si genera nella diversità, nella consapevolezza e nella presenza” e si lega a doppio filo con chi sceglie l’agricoltura biologica e biodinamica.&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.ecoseven.net//?p=24680" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Quando un vino può definirsi &#8216;bio&#8217;?</a></p>
<p>Iniziamo dal ricordo più dolce della giornata: il Vino Santo trentino dell’<a href="http://rauten.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">azienda agricola Salvetta</a>. Spiccano sentori di frutta secca, albicocca su tutti, morbidezza al palato e una piacevole freschezza, fondamentale per la beva di un passito dolce come questo. Meno a fuoco l’altro classico trentino proposto, la nosiola: pecca per un naso non molto fine.</p>
<p>Rimaniamo sempre in Trentino e incontriamo l’<a href="http://www.elisabettaforadori.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">azienda agricola Foradori</a> di Mezzolombardo che si dedica alla coltivazione dei tipici vigneti dell’area: oltre alla già citata Nosiola, troviamo anche il Teroldego. Alcune produzioni, come lo “Sgarzon” e il “More”, a base Teroldego, fermentano e affinano in tinajas (anfore) con permanenza sulle bucce per otto mesi. I diversi terroir di origine riescono a regalare caratteristiche distintive a ogni declinazione del Teroldego dell’azienda. <br />Tra le proposte più interessanti della cantina segnaliamo il “Perciso”, prodotto con una varietà autoctona del trentino meridionale, il “Lambrusco a foglia frastagliata”, conosciuto anche come “Enantio”. Colpisce alla visiva il bel rubino acceso, sinonimo di gioventù. Infatti è un vino fresco, caratterizzato da un tannino ancora verde; risulta un po’ ruvido alla beva, ma è una caratteristica da ascrivere più al campo della tipicità che dei difetti.</p>
<p>Ci spostiamo poi in Lombardia alla ricerca di bollicine alternative: l’azienda “<a href="http://www.castellodistefanago.it/page" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Castello di Stefanago</a>” propone spumanti metodo classico “ancestrale”. Siamo sulle colline a sud del fiume Po, tra i 350 e i 500 metri sul livello del mare. Le uve vengono raccolte a “piena maturazione” e la fermentazione (con lieviti autoctoni) si arresta ai primi freddi. In questo modo non si trasformano in alcol tutti gli zuccheri presenti nel mosto. Quando arriva la primavera e aumentano le temperature, la seconda fermentazione in bottiglia riparte in modo spontaneo. Rispetto ad altri spumanti metodo classico, non vengono aggiunti zuccheri esterni per la ottenere la rifermentazione, ma si utilizzano quelli presenti nell’uva.<br />Gli spumanti &#8220;Stefanago Ancestrale (bianco)&#8221;, &#8220;Stefanago Ancestrale Rosé&#8221; e &#8220;Stefanago Cruasé&#8221; DOCG dell&#8217;Oltrepò Pavese sono tutti a base Pinot Nero e vantano grande eleganza e morbidezza, con diversi gradi di complessità a seconda della permanenza sui lieviti. Sono tutti caratterizzati dalla “firma” della cantina: frutta &#8211; anche tropicale &#8211; al naso e cremosità in bocca. La freschezza, rispetto ad altri spumanti, è in secondo piano. Un prodotto comunque molto morbido, versatile, da abbinare a tutto pasto.</p>
<p>Scendendo in Sicilia incontriamo il signor <a href="http://vinibadalucco.it/it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Badalucco</a>, dell’omonima azienda, che con la moglie Beatriz, spagnola di Siviglia, gestisce il vigneto di famiglia. L’unione siculo-spagnola è stata declinata anche in vigna: Tempranillo, Verdejo e Pedro Ximenez vengono coltivati insieme a Grillo e Nero d’Avola. Nella brochure aziendale celebrano questa intuizione con le parole del grande Leonardo Sciascia: &#8220;Se la Spagna, è come qualcuno ha detto, più che una nazione un modo di essere, è un modo di essere anche la Sicilia; e il più vicino che si possa immaginare al modo di essere spagnolo”.<br />In vigna puntano a preservare la biodiversità e limitano i trattamenti il più possibile: “solo se necessario, mai preventivi e comunque secondo la filosofia biodinamica”.<br />Parte delle uve sono diraspate a mano, la fermentazione è naturale e la pressatura avviene esclusivamente con i piedi, come si faceva un tempo. A questo punto potrebbe sembrare scontato ricordare che il loro vino non viene modificato in alcuna fase e non subisce filtrazioni.<br />I loro prodotti sono schietti, talvolta spigolosi e potrebbero non incontrare il gusto dei palati più delicati, soprattutto per i tannini estremamente ruspanti che caratterizzano i rossi prodotti con uve Tempranillo e Nero d’Avola.<br />Molto interessante invece il “Grillo Verde”, un bianco da uve Grillo e Verdejo che macera sulle bucce per sette giorni. Giallo paglierino intenso, leggermente ossidato &#8211; sia alla visiva che all’olfattiva &#8211; si contraddistingue per piacevolissimi sentori fruttati di mela verde, grande freschezza e una mineralità marcatamente “salina” che ricorda il vicino mar Mediterraneo.</p>
<p>Ancora più ostici i vini della fattoria umbra “<a href="http://www.fattoriamanidiluna.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Mani di Luna</a>”. Anche in questo caso le uve vengono pigiate con i piedi e le fermentazioni sono rigorosamente “naturali e senza controllo della temperatura”. Nel “Baratto” (85% Trebbiano 15% Malvasie e Riesling) emerge la sapidità tipica del territorio e al naso il riesling arricchisce il bouquet; purtroppo il resto della produzione, sempre molto “schietta”, perde in finezza.</p>
<p>Coltivazione biologica e fermentazione spontanee possono comunque regalare vini di grande classe. Un esempio lo troviamo a Romena di Pratovecchio, in Toscana. Siamo a 500 metri sul livello del mare, in un clima più fresco del resto della toscana si coltiva il Pinot Nero con il quale il Podere della Civettaja produce un rosso di grande finezza ed eleganza: al naso i frutti rossi si sposano a meraviglia con la spaziatura pepata e le eleganti note balsamiche per regalare un Pinot Nero di grande beva e assoluta eleganza.</p>
<p>Il mondo dei vini cosiddetti “naturali” &#8211; una definizione che in sé non vuol dire nulla &#8211; nasconde molte scoperte, tantissimi produttori appassionati del loro lavoro e un altalena in termini qualitativi. L’unico modo per scoprire è assaggiare, senza farsi condizionare dalle mode, ma cercando le espressioni più tipiche che ogni territorio sa offrire, con grande curiosità, ma altrettanto spirito critico, perché giustificare difetti o esperimenti poco riusciti con l’attenuante del “naturale” è una scorciatoia. Ma le sorprese, anche positive, non mancano per chi è pronto a cogliere le sfumature.</p>
<p>PS.<br />Per chi cerca vini senza solfiti (anche al di fuori del mondo dei vini “artigianali”), segnaliamo la linea “<a href="http://www.winewas.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">WAS</a>”, un marchio di qualità collettivo di vino “without added sulfites”. “Agli inizi degli anni 2000 &#8211; spiegano i promotori di WAS &#8211; alcune società hanno messo in commercio molecole di origine vegetale che avessero efficacia antisettica e antiossidativa, e dal 2007 hanno iniziato ad utilizzare un estratto di vinacciolo dell&#8217;uva e proteine vegetali che aggiunto al vino al posto della anidride solforosa, non solo ha permesso di avere vini microbiologicamente sani, ma anche stabili rispetto alle ossidazioni e, soprattutto senza la devastante interferenza organolettica dei solfiti”.</p>
<p>In occasione di Vinitaly 2015 abbiamo anche incontrato le <a href="https://www.ecoseven.net//?p=24969" target="_blank" rel="noopener noreferrer">cantine della Valpolicella che hanno deciso di puntare sul vino biologico e biodinamico.</a></p>
<p>Andrea Pontara</p>
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		<title>Vino, un italiano su quattro sceglie il biologico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Apr 2017 19:29:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[prodotti tipici]]></category>
		<category><![CDATA[bio]]></category>
		<category><![CDATA[vinitaly]]></category>
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		<category><![CDATA[vino bio]]></category>
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					<description><![CDATA[Il nostro paese vanta&#160;il primato mondiale per incidenza di superficie vitata biologica Gli italiani amano sempre di più il vino bio: secondo l&#8217;analisi Wine Monitor Nomisma su dati Fibl, resa nota in occasione di Vinitaly 2017,&#160;raddoppiano le vendite nella grande distribuzione e 1 consumatore di vino su 4 apprezza il vino bio. Tutto il continente [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-33638" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2017/04/images_vino_bio.jpg" alt="" width="1000" height="700" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/04/images_vino_bio.jpg 1000w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/04/images_vino_bio-300x210.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/04/images_vino_bio-768x538.jpg 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>Il nostro paese vanta&nbsp;il primato mondiale per incidenza di superficie vitata biologica</p>
<p>  <span id="more-33639"></span>  </p>
<p>Gli italiani amano sempre di più il vino bio: secondo l&#8217;analisi <a href="http://www.winemonitor.it/it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Wine Monitor</a> Nomisma su dati Fibl, resa nota in occasione di Vinitaly 2017,&nbsp;raddoppiano le vendite nella grande distribuzione e 1 consumatore di vino su 4 apprezza il vino bio.</p>
<p>Tutto il continente europeo è sempre più votato al biologico: con 293 mila ettari, la viticoltura biologica europea ha un ruolo di primo piano: rappresenta l&#8217;88% della superficie vitata bio del mondo.</p>
<p>Il nostro paese, grazie a 83 mila ettari di vite coltivati con metodo biologico, ha il primato mondiale per incidenza di superficie vitata biologica (11,9% della vite coltivata è bio). Seguono Austria con l’11,7% e Spagna con il 10,2%. In Italia nel 2016 le vendite di vino bio hanno raggiunto 11,5 milioni di euro nella sola gdo, registrando un +51% rispetto al 2015.</p>
<p>Gli amanti del vino biologico sono disposti a spendere di più per acquistare un vino bio (il differenziale medio di prezzo in gdo è superiore al 20%). I canali preferiti per l’acquisto di vino bio rimangono iper e supermercati (33%) e gli acquisti diretti dal produttore/in cantina (23%), seguiti da enoteche (19%) e negozi alimentari specializzati in prodotti biologici (18%); la quota di consumatori che acquista vino bio soprattutto online raggiunge il 6%.</p>
<p><a href="https://www.ecoseven.net//?p=24680" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Quando un vino può definirsi &#8216;bio&#8217;? Facciamo luce sul boom dei vini biologici.</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Mille vini bio si sfidano a bioweinpreis</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Mar 2017 11:31:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[prodotti tipici]]></category>
		<category><![CDATA[bio]]></category>
		<category><![CDATA[biologico]]></category>
		<category><![CDATA[Bioweinpreis]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[Al via l’ottava edizione del Premio internazionale dei vini biologici.&#160;In Germania si sfideranno oltre mille vini da più di venti paesi Il vino biologico negli ultimi anni ha acquistato quote di mercato sempre più rilevanti e il trend è in continua crescita. I migliori si sfideranno in una della più importanti degustazioni del settore: il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-33487" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2017/03/images_bioweinpreis.jpg" alt="" width="700" height="467" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/03/images_bioweinpreis.jpg 700w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/03/images_bioweinpreis-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Al via l’ottava edizione del Premio internazionale dei vini biologici.&nbsp;In Germania si sfideranno oltre mille vini da più di venti paesi</p>
<p>  <span id="more-33488"></span>  </p>
<p>Il vino biologico negli ultimi anni ha acquistato quote di mercato sempre più rilevanti e il trend è in continua crescita. I migliori si sfideranno in una della più importanti degustazioni del settore: il Concorso Internazionale per Vini Biologici (<a href="https://www.bioweinpreis.de/it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">bioweinpreis</a>). Lo scorso anno la manifestazione, che si svolge in Germania, ha visto la partecipazione di 1063 vini da 23 paesi differenti.</p>
<p>Vini di alta qualità, una giuria di professionisti e il sistema di valutazione “PAR”, creato dall’enologo Martin Darting, forniscono una valutazione oggettiva dei vini selezionati generalmente riconosciuta. I risultati saranno utili ai produttori e ai consumatori come guida di orientamento.</p>
<p><a href="https://www.ecoseven.net//?p=24680" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Quando un vino può definirsi bio? </a>Possiamo parlare legalmente di vino biologico solo da 2012, anno in cui è entrato in vigore il regolamento europeo del settore. La normativa ha stabilito le regole per quanto riguarda la produzione di prodotti vitivinicoli biologici, delineando anche le modalità di vinificazione, approvate dallo Standing Committee on Organic Farming (SCOF), il Comitato permanente per l’agricoltura biologica. Le aziende certificate possono infatti ora riportare in etichetta il logo europeo.</p>
<p>La valutazione dei vini avverrà in base alla rispettiva categoria, origine, livello qualitativo e orientamento del gusto secondo lo schema PAR. I risultati saranno consultabili e riportati nello schema internazionale a 100 punti. I riconoscimenti veerranno assegnati nelle rispettive categorie a seconda del punteggio conseguito. Gli organizzatori si riservano il diritto di assegnare premi speciali.</p>
<p>Ovviamente al concorso possono partecipare solo vini realizzati con uve biologiche; il termine per l’iscrizione al concorso è il 9 giugno e le degustazioni avverranno dal 30 giugno al 3 luglio.</p>
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		<title>Anche il vino diventa “vegan” e il mercato cresce. Scopriamo la differenza con il prodotto tradizionale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Feb 2017 11:42:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[prodotti tipici]]></category>
		<category><![CDATA[bio]]></category>
		<category><![CDATA[biodinamico]]></category>
		<category><![CDATA[vegan]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[Qual è la differenza tra un vino vegan e uno tradizionale? Come riconoscerlo? Il vino è un alimento adatto ai vegani? Dipende. Perché nel processo di produzione, and esempio per la chiarificazione e la stabilizzazione, si possono usare albumina, caseina, colla di pesce, gelatine animali ecc. Per questo alcuni produttori che non utilizzano nessun prodotto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-33414" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2017/02/images_vino_vegan.jpg" alt="" width="620" height="388" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/02/images_vino_vegan.jpg 620w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/02/images_vino_vegan-300x188.jpg 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /></p>
<p>Qual è la differenza tra un vino vegan e uno tradizionale? Come riconoscerlo?</p>
<p>  <span id="more-33415"></span>  </p>
<p>Il vino è un alimento adatto ai vegani? Dipende. Perché nel processo di produzione, and esempio per la chiarificazione e la stabilizzazione, si possono usare albumina, caseina, colla di pesce, gelatine animali ecc.</p>
<p>Per questo alcuni produttori che non utilizzano nessun prodotto di origine animale nel processo di produzione del vino sono certificati <a href="https://www.veganok.com/it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">“VeganOK”</a>. Nel 2016 le aziende vinicole vegane sono aumentate del 35% per un giro d’affari stimato di circa sei milioni di euro.</p>
<p>Le aziende vitivinicole certificate VeganOk si localizzano in Toscana 28%, Abruzzo 20% e Piemonte 17%, con una buona presenza di vini del Trentino e della Sicilia. Per quanto riguarda le denominazioni di appartenenza, le etichette certificate VeganOk sono 54% Igt, 17% Doc/Dop e 1% Docg.</p>
<p>Quasi la metà dei vini vegani sono anche biologici o biodinamnici. Quindi riportano una doppia certificazione.</p>
<p><a href="https://www.ecoseven.net//?p=24680" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Scopriamo anche quando un vino può definirsi &#8216;bio&#8217;</a>.</p>
<p>Il marchio di autocertificazione VeganOk é riconosciuto e approvato da Associazione Vegani Italiani. Per quanto riguarda il vino, oltre alla fase di produzione, non è consentito l&#8217;uso di colle, inchiostri, lubrificanti o qualsiasi altro prodotto di origine animale. I consigli per l&#8217;abbinamento suggeriti dal produttore non devono contenere indicazioni che fanno riferimento a cibi di origine animale.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>L’Italia diventa astemia? In 5 anni persi 2 milioni di consumatori bevande alcoliche secondo Federvini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 May 2016 09:41:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[prodotti tipici]]></category>
		<category><![CDATA[alcol]]></category>
		<category><![CDATA[Federvini]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[Cala il consumo interno di alcolici (tranne quelli da aperitivo), ma l&#8217;export traina il settore vini In Italia si beve sempre meno: a dirlo è un nuovo studio realizzato da Nielsen per Federvini. Nel quinquennio 2011-2015 il totale dei consumatori di bevande alcoliche è calato di 1,8 milioni. Si tratta di un 5% in meno. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-31491" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2016/05/images_igallery_resized_ambientetest_Alcol_in_calo_in_Italia-18045-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>Cala il consumo interno di alcolici (tranne quelli da aperitivo), ma l&#8217;export traina il settore vini</p>
<p>  <span id="more-31492"></span>  </p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">In Italia si beve sempre meno: a dirlo è un nuovo studio realizzato da Nielsen per Federvini.</span></p>
<p>Nel quinquennio 2011-2015 il totale dei consumatori di bevande alcoliche è calato di 1,8 milioni. Si tratta di un 5% in meno.</p>
<p>Anche la frequenza delle bevute diminuisce: chi consuma alcolici lo fa in media 3,6 volte a settimana e non più 4.</p>
<p>Ma se i consumi interni sono in calo, i produttori di vino si consolano con l’export: lo scorso anno l’Italia ha esportato vini e mosti per 5,5 miliardi di euro (+4,8% sull’anno precedente). Parliamo di 21 milioni di ettolitri (-2,3%). Tr ai mercati esteri gli Stati Uniti sono quello extra Ue migliore con 1,2 miliardi di euro (+13,8%) e 3,2 miliardi di ettolitri (+6,6%).</p>
<p>Tra le bevande alcoliche che non alano troviamo Champagne, spumante, prosecco e aperitivi alcolici; sempre più consumati negli aperitivi fuori casa.</p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">‘Sebbene le esportazioni abbiano indubbiamente rappresentato una valida boccata di ossigeno per l’intero settore, occorre ridare dignità al mercato interno e ai consumi domestici &#8211; spiega Sandro Boscaini, presidente di Federvini &#8211; e riconoscere alle produzioni di vini, di spiriti e di aceti un ruolo strategico nell’economia nazionale’.</span></p>
<p> </p>
<p><a href="https://www.ecoseven.net//?p=24680" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Si parla sempre più di vino bio:</a> le vendite sono in crescita, i grandi marchi si convertono e Vinitaly gli dedica un intero padiglione</p>
<p> </p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Olio d&#8217;oliva: cosa significa extravergine e quanto dovrebbe costare?</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/alimentazione/prodotti-tipici/olio-d-oliva-cosa-significa-extravergine-e-quanto-dovrebbe-costare/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Feb 2016 10:23:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[prodotti tipici]]></category>
		<category><![CDATA[extravergine]]></category>
		<category><![CDATA[olio]]></category>
		<category><![CDATA[oliva]]></category>
		<category><![CDATA[Prezzo]]></category>
		<category><![CDATA[truffe]]></category>
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					<description><![CDATA[Dopo le truffe dello scorso autunno facciamo luce su uno dei prodotti tipici del nostro paese Sull’olio extravergine abbiamo un parametro fissato dalla legge: l’olio deve avere una acidità inferiore a 0,80 ed essere ottenuto tramite estrazione con soli metodi meccanici, ma su altri parametri non ci sono obblighi: età delle olive tempistiche di produzione [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-30748" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2016/02/images_olive-oil-3326703_960_720.jpg" alt="" width="960" height="640" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2016/02/images_olive-oil-3326703_960_720.jpg 960w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2016/02/images_olive-oil-3326703_960_720-300x200.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2016/02/images_olive-oil-3326703_960_720-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt;">Dopo le truffe dello scorso autunno facciamo luce su uno dei prodotti tipici del nostro paese</span></p>
<p>  <span id="more-30749"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 1.3em;">Sull’olio extravergine abbiamo un parametro fissato dalla legge: l’olio deve avere una acidità inferiore a 0,80 ed essere ottenuto tramite estrazione con soli metodi meccanici, ma su altri parametri non ci sono obblighi:</span></p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><span style="font-size: 12pt; line-height: 1.3em;">età delle olive</span></li>
<li><span style="font-size: 12pt; line-height: 1.3em;">tempistiche di produzione</span></li>
<li><span style="font-size: 12pt; line-height: 1.3em;">relazione tra produttore e imbottigliatore</span></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 1.3em;">Purtroppo le frodi non mancano: <a href="https://www.ecoseven.net//?p=29585" target="_blank" rel="noopener noreferrer">a novembre sono finite nel registro degli indagati molti marchi noti</a>: Carapelli, Santa Sabina, Bertolli, Coricelli, Sasso, Primadonna (nella versione confezionata per la Lidl) eAntica Badia (per Eurospin).</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt;">Spiega il produttore Giulio Di Gropello a <a href="http://www.lafucina.it/2016/02/08/gropello-olio/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">lafucina.it</a>: ‘quando tu fai uscire una bottiglia dal frantoio devi fare la comunicazione online al Ministero dell’agricoltura attraverso un software che siamo stati obbligati a comprare, che questa bottiglia è uscita dal frantoio, quindi in linea di principio dovrebbe essere una filiera controllata. Il problema è che il prodotto considerato extravergine venduto come Made in Italy negli scaffali della grande distribuzione viene venduto sulla base di leggi esistenti che permettono di fare un prodotto che non è di gamma, non è interessante, non è neanche curativo l’olio d’oliva, perché forse l’olio d’oliva è il più grande medicina che esiste in natura, però è legalissimo farlo’.&nbsp;<span style="line-height: 1.3em;">Il produttore come parametri ‘plausibili’ ha stabilito per le proprie produzioni acidità inferiore allo 0,3 e poliennali superiori a 300.&nbsp;</span><span style="line-height: 1.3em;">Pe ottenere questi risultati serve un processo produttivo di alta qualità che unisca precisione, cura e rapidità: ad esempio le olive vanno spremute subito e non dopo giorni&nbsp;</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 1.3em;">L&#8217;Italia è il secondo produttore, dopo la Spagna, nel nostro continente e nel mondo di olio di oliva. In Italia si producono oltre 464 000 tonnellate, due terzi dei quali extravergine e con ben 41 denominazioni DOP e un&#8217;IGP riconosciute dall&#8217;Unione europea. Alcuni consigli per i consumatori:</span></p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><span style="font-size: 12pt; line-height: 1.3em;">La denominazione di origine DOP significa che l’olio è stato ottenuto al 100% da olive italiane;</span></li>
<li><span style="font-size: 12pt; line-height: 1.3em;">la bottiglia deve essere scura, ciò consente una migliore conservazione;</span></li>
<li><span style="font-size: 12pt; line-height: 1.3em;">l’olio filtrato durerà più a lungo;</span></li>
<li><span style="font-size: 12pt; line-height: 1.3em;">un olio extravergine italiano di qualità costa tra i 10 e i 15 euro al litro secondo Coldiretti;</span></li>
<li><span style="font-size: 12pt; line-height: 1.3em;">prodotti a 6-7 euro il litro, sempre secondo Coldiretti, non coprono nemmeno i cost di produzione. Quindi difficilmente sono italiani.</span></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt;"><a href="https://www.ecoseven.net//?p=11090" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="line-height: 1.3em;">L’olio extra vergine d’oliva è ricco di vitamina E, potente antiossidante che contrasta i radicali liberi, primi responsabili dell’invecchiamento delle cellule, protegge dalle malattie cardiovascolari e svolge un’azione benefica nello sviluppo del sistema nervoso.</span></a></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt;"></span></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>La carica dei vignaioli naturali: la sfida del gusto nel rispetto della natura</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/alimentazione/prodotti-tipici/la-carica-dei-vignaioli-naturali-la-sfida-del-gusto-nel-rispetto-della-natura/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Feb 2016 14:29:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[prodotti tipici]]></category>
		<category><![CDATA[Ais]]></category>
		<category><![CDATA[Ais Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Pontara]]></category>
		<category><![CDATA[Danilo Jesus Giglio]]></category>
		<category><![CDATA[Tiziana Gallo]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
		<category><![CDATA[vino bio]]></category>
		<category><![CDATA[Vino Biodinamico]]></category>
		<category><![CDATA[vino biologico]]></category>
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					<description><![CDATA[Siamo stati alla rassegna Vignaioli naturali a Roma per incontrare i produttori dei vini biologici e biodinamici Il vino naturale è buono? Ha difetti? Costa troppo? Qualcuno ancora se lo chiede e per fugare ogni dubbio abbiamo visitato, sabato 6 febbraio, &#8216;Vignaioli naturali&#8217;, rassegna organizzata da Tiziana Gallo al Westin Excelsior Hotel di Roma. &#8216;Tutti [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-30697" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2016/02/images_igallery_resized_ambientetest_Vignaioli_Naturali_Roma-17637-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">Siamo stati alla rassegna Vignaioli naturali a Roma per incontrare i produttori dei vini biologici e biodinamici<br /></span></p>
<p>  <span id="more-30698"></span>  </p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">Il vino naturale è buono? Ha difetti? Costa troppo? <br />Qualcuno ancora se lo chiede e per fugare ogni dubbio abbiamo visitato, sabato 6 febbraio, &#8216;Vignaioli naturali&#8217;, rassegna organizzata da Tiziana Gallo al Westin Excelsior Hotel di Roma. </span></p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">&#8216;Tutti i vignaioli presenti sapranno stupirvi e accompagnarvi con passione alla ricerca di profumi, sentori, equilibri e sfumature eccellenti dei loro sogni racchiusi in bottiglia&#8217;, spiegava l&#8217;organizzatrice presentando la manifestazione.</span></p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">Il vino naturale è sempre più popolare: secondo Ismea, nella prima metà del 2015, le vendite di vino bio nella grande distribuzione sono cresciute del 91%. Parliamo quindi di un fenomeno, un tempo di nicchia, che si sta allargando a fasce di consumatori sempre più ampie. </span></p>
<p><a href="https://www.ecoseven.net//?p=24680" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">Ecco quando un vino può definirsi &#8216;Bio&#8217;. </span></a></p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">Iniziamo il nostro percorso incontrando Diego Mirabella, dell&#8217;<a href="http://www.sangiovenale.it/scheda_vino.php" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Azienda agricola Sangiovenale</a>. Presenta &#8216;Habemus&#8217;, un rosso del Lazio che ha un legame particolare con la Valle del Rodano in Francia. &#8216;Abbiamo riscontrato a Blera, in provincia di Viterbo, condizioni pedoclimatiche simili a quell&#8217;area del sud-est della Francia e per questo abbiamo puntato su un blend di tre diversi vitigni: grenache, syrah, carignan. Lo schema tipico dei rossi della valle del Rodano&#8217;. Ne è uscito un vino corposo molto mediterraneo, impreziosito da una piacevole speziatura dolce e contraddistinto per la morbidezza e la buona beva. <br />Ma la filosofia &#8216;bio&#8217; non si ferma solo al vitigno: la stessa cantina è stata costruita seguendo i criteri dell&#8217;architettura sostenibile. A Sangiovenale hanno messo in campo una serie di soluzioni dedicate alla conservazione dell’energia: tetti giardino, pareti e coperture ventilate e un sistema di controllo della temperatura innovativo &#8211; senza l’impiego di alcun combustibile fossile &#8211; mediante la captazione di calore geotermico. </span></p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">Quando si parla di biologico si parla anche di certificazioni, il lato &#8216;burocratico&#8217; della faccenda che rischia di mettere in difficoltà i più piccoli. È il caso di <a href="http://www.damianociolli.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Damiano Ciolli</a>, produttore di Olevano romano che produce un piacevole Cesanese biologico e lamenta: &#8216;le grandi aziende hanno uffici appositi, ma per noi tutta questa burocrazia è un peso. E poi diciamolo, la certificazione vale fino a un certo punto&#8230;&#8217;. </span></p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">Erano presenti anche produttori provenienti da diversi paesi d&#8217;Europa. Abbiamo colto l&#8217;occasione per gustare la freschezza e la sapidità dell&#8217;<a href="http://www.bodegasalbamar.es/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Albamar 2014</a>, un vino a base di albariño che nasce di fronte all&#8217;Oceano, in Galizia, nella zona delle &#8216;Rias Baixas&#8217; . </span></p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">Sul fronte italiano invece segnaliamo la piacevole mineralità del <a href="https://www.vivino.com/wineries/poggiolella-149431/wines/vermentino-toscana-bianco-2013" target="_blank" rel="noopener noreferrer">vermentino toscano Poggiolella</a>, armonico e godibilissimo.  </span></p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">A tener alta la bandiera tedesca c&#8217;era il <a href="http://markusmolitor.com/en/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Riesling di Markus Molitor</a>. Ci ha offerto una piccola verticale, dalle annate più recenti, come il 2013, segnata da una marcata acidità e da note minerali non ancora pienamente sviluppate, alla complessità del 1998 che passa con eleganza dalla frutta esotica matura al classico idrocarburo. </span></p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">L&#8217;unico vino &#8216;ostico&#8217; (il classico &#8216;sentore di stalla&#8217; al naso) che abbiamo incontrato è il cabernet franc biodinamico in purezza della Valle della Loira di <a href="http://www.vinbourgueil.com/chateau.php?id=53ac37894d003d4a5800001e" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Laurent Herlin</a>.  </span></p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">Discorso diverso per il bianco dell&#8217;azienda agricola &#8216;<a href="http://www.terredimate.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Terre di Matè</a>&#8216;, un Cortese di Gavi senza solfiti aggiunti. In questo caso i lieviti donano una fragranza particolare al vino, aumentandone la personalità.  </span></p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">E, a riprova che vini naturali ed eleganza gustativa possono andare a braccetto, ricordiamo il Barbaresco della<a href="http://www.cascinadellerose.it/agriturismo-cascina-delle-rose-barbaresco/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> Casina delle Rose</a>, ottimo per finezza ed equilibrio.  </span></p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">&#8216;Il vino naturale &#8211; spiega Danilo Jesus Giglio, delegato dell&#8217;<a href="http://www.aislazio.it/%20" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Associazione italiana sommelier di Roma</a> &#8211; riesce a esprimere al meglio l&#8217;anima di un territorio, ma è indispensabile fare attenzione alla qualità in tutta le fasi della produzione&#8217;. </span></p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">Quindi il naturale, se si lavora bene, non presenta difetti, anzi, può esaltare quelle specificità del vino che alcuni grandi marchi tendono a standardizzare. </span></p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">&#8216;Ovviamente &#8211; sottolinea Giglio &#8211; la qualità ha un suo prezzo e il rispetto della natura parte anche dalle scelte a monte del consumatore&#8217;. </span></p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">La tecnologia non è il male, va controllata e utilizzata con sapienza, non per mascherare difetti, ma per migliorare la qualità nel rispetto della natura. </span></p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">All&#8217;interno del &#8216;naturale&#8217; ci sono diversi approcci: dal biologico, al biodinamico a chi storce il naso di fronte alle certificazioni e vorrebbe che la garanzia di un buon lavoro fosse demandata solo alla piacevolezza dell&#8217;assaggio. </span></p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">Comunque sia, abbiamo degustato tutti vini di livello che non devono temere nulla al confronto con quelli &#8216;tradizionali&#8217;.</span></p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">a.po</span></p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;"><a href="alimentazione/vino/vino-biodinamico-e-biologico-scopriamo-le-differenza-intervista-con-marco-serventi%20" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> Le differenze tra vino biologico e biodinamico</a></span></p>
<p><a href="https://www.ecoseven.net//?p=24969" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;"> In occasione di Vinitaly 2015 abbiamo incontrato le cantine della Valpolicella che hanno deciso di puntare sul vino biologico e biodinamico </span></a></p>
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