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	<title>vodka &#8211; Ecoseven</title>
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	<description>Notizie sulla mobilità ecosostenibile</description>
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		<title>Lo spumante Gancia passa ai russi. Un altro caso di made in Italy che cambia nazionalita&#8217;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Dec 2011 13:27:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[prodotti tipici]]></category>
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					<description><![CDATA[La storica industria Gancia è stata acquistata per il 70% dall’imprenditore russo Tariko. E non è l’unico esempio di italian food passato in mani straniere, leggi quali altre aziende del settore sono passate sotto l&#8217;egida straniera, dall&#8217;olio d&#8217;oliva alle acque minerali Dopo Martini e Cinzano, un altro marchio doc del bere made in Italy cambia [&#8230;]]]></description>
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<p class='sommario'>La storica industria Gancia è stata acquistata per il 70% dall’imprenditore russo Tariko. E non è l’unico esempio di italian food passato in mani straniere, leggi quali altre aziende del settore sono passate sotto l&#8217;egida straniera, dall&#8217;olio d&#8217;oliva alle acque minerali</p>
<p> <span id="more-4214"></span>   </p>
<p>Dopo Martini e Cinzano, un altro marchio doc del bere made in Italy cambia nazionalit&agrave;. L&rsquo;imprenditore russo Tariko &ndash; il re della vodka per intenderci &ndash; con la sua Russian Standard Corporation ha acquistato il 70% della Gancia spa, la storica casa piemontese dello spumante. Una scelta che in realt&agrave; mira a salvaguardare l&rsquo;azienda e a renderla competitiva sui mercati internazionali, per una produzione che comunque continuer&agrave; ad avvenire in Italia. La Gancia conta 100 dipendenti, produce 25 milioni di bottiglie tra spumanti, vini e aperitivi (l&rsquo;obiettivo &egrave; raggiungere i 40 milioni entro tre anni) ed &egrave; presente in oltre 60 Paesi.</p>
<p>La Gancia non &egrave; per&ograve; l&rsquo;unico esempio di italian food passato oltreconfine. Basta pensare all&rsquo;olio d&rsquo;oliva Bertolli, comprato prima dalla multinazionale anglo-olandese Unilever (che possiede anche i gelati Algida) e poi ceduto al gruppo spagnolo Deoleo, gi&agrave; proprietario di Carapelli, Sasso, Minerva. E poi lo shopping francese di Lactalis su Parmalat, i &lsquo;mitici&rsquo; baci Perugina che passano a Nestl&egrave;, proprietaria anche di molte acque minerali italiane.</p>
<p>Al di l&agrave; di una difesa miope e un po&rsquo; antiquata dell&rsquo;italianit&agrave;, ci chiediamo per&ograve; perch&eacute; in Italia cos&igrave; tanti &ldquo;gioielli&rdquo; debbano finire in mani straniere pur di rimanere competitivi sul mercato. Non vorremmo apparire nazionalisti ma &egrave; preoccupante vedere che non esistono, tranne rare eccezioni, manager e imprenditori capaci di fare impresa in modo lungimirante e innovativo. (alessandra severini)</p>
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