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	<title>videogioco &#8211; Ecoseven &#8211; Saper Vivere</title>
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	<description>Economia del Benessere e della Salute</description>
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		<title>Anche l’Intelligenza Artificiale gioca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Dec 2020 19:00:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[gioco di ruolo]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[videogioco]]></category>
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					<description><![CDATA[A quale gioco gli scienziati hanno fatto giocare la I.A. per insegnargli a perseguire obiettivi? Gli strumenti di intelligenza artificiale come GPT-3 possono imitare la scrittura umana in una maniera molto convincente, ma procedendo nella loro educazione attraverso l&#8217;imparare alcuni modelli e poi emularli, non capiscono cosa stanno effettivamente facendo. Al fine di addestrare l&#8217;intelligenza artificiale [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-74436" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/12/fortnite-4129124_1280.jpg" alt="intelligenza artificiale gioco" width="1280" height="852" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/12/fortnite-4129124_1280.jpg 1280w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/12/fortnite-4129124_1280-300x200.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/12/fortnite-4129124_1280-1024x682.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/12/fortnite-4129124_1280-768x511.jpg 768w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></h3>
<h3>A quale gioco gli scienziati hanno fatto giocare la I.A. per insegnargli a perseguire obiettivi?</h3>
<p><span id="more-74434"></span></p>
<p>Gli strumenti di intelligenza artificiale come <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/GPT-3" target="_blank" rel="noopener noreferrer">GPT-3</a> possono <strong>imitare la scrittura umana in una maniera molto convincente</strong>, ma procedendo nella loro educazione attraverso l&#8217;imparare alcuni modelli e poi emularli, non capiscono cosa stanno effettivamente facendo.</p>
<p>Al fine di addestrare l&#8217;intelligenza artificiale a usare il linguaggio con intenzione, <strong>gli scienziati di Facebook e del Georgia Institute of Technology hanno inserito un algoritmo nel mezzo di un gioco di ruolo</strong>.</p>
<p>Come racconta la <a href="https://www.technologyreview.com/2020/11/20/1012400/games-role-playing-teach-ai-nlp-language-tool-chatbots-facebook/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">MIT Technology Review</a>, l&#8217;idea era che, dando all&#8217;intelligenza artificiale una missione specifica da completare, avrebbero potuto insegnarle a perseguire obiettivi come un giocatore umano e forse anche a muoversi verso una comprensione più profonda del linguaggio.</p>
<h4>Nel gioco, l&#8217;intelligenza artificiale era nei panni di un drago incaricato di missioni specifiche – per esempio, l&#8217;accumulo di oro.</h4>
<p>Per avere successo, doveva parlare con altre intelligenze artificiali o con umani che partecipavano al gioco inserendo comandi specifici, proprio come in qualsiasi altra avventura basata sul testo.</p>
<p>I <strong>risultati sono stati un po&#8217; goffi</strong> – per esempio, il drago avrebbe minacciato i personaggi senza senso per fargli fare quello che voleva – <strong>ma alla fine è comunque riuscito nel suo intento</strong>, secondo la <a href="https://arxiv.org/pdf/2010.00685.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ricerca </a>del team.</p>
<p>Siccome il drago aveva bisogno di aiuto lungo la strada, i ricercatori l&#8217;hanno preprogrammato con una comprensione di come i diversi personaggi avrebbe potuto aiutarlo in modo da permettergli di agire sulla base del buon senso. Nonostante questo aiuto, <strong>i risultati rimangono uno scorcio davvero interessante delle possibilità offerte da un&#8217;intelligenza artificiale</strong> che, in futuro, potrebbe essere in grado di elaborare ciò che le parole significano effettivamente e quale impatto potrebbero avere nel mondo reale.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Fortnite da dipendenza?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Jun 2018 08:06:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze naturali]]></category>
		<category><![CDATA[adolescenti]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenza da gioco]]></category>
		<category><![CDATA[fornite]]></category>
		<category><![CDATA[videogiochi]]></category>
		<category><![CDATA[videogioco]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;OMS dice sì, il videogioco dedicato alla sopravvivenza da una forma di dipendenza, ma altri non sono d&#8217;accordo Nonostante l’Organizzazione Mondiale della Sanità abbia dato l’allarme, i ricercatori dicono che solo l’1% dei soggetti soddisfa i criteri per una diagnosi di dipendenza clinica. Ma andiamo con ordine. L’OMS ha da poco riconosciuto la “dipendenza da [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-36668" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/06/images_dipendenza_fornite.jpg" alt="" width="800" height="399" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/06/images_dipendenza_fornite.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/06/images_dipendenza_fornite-300x150.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/06/images_dipendenza_fornite-768x383.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>L&#8217;OMS dice sì, il videogioco dedicato alla sopravvivenza da una forma di dipendenza, ma altri non sono d&#8217;accordo</p>
<p>  <span id="more-36669"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante l’Organizzazione Mondiale della Sanità abbia dato l’allarme, i ricercatori dicono che solo l’1% dei soggetti soddisfa i criteri per una diagnosi di dipendenza clinica. Ma andiamo con ordine.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://neurosciencenews.com/fornite-who-gaming-addiction-9433/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">L’OMS ha da poco riconosciuto la “dipendenza da videogioco”</a>, identificandola con la riproduzione compulsiva e ossessiva di videogiochi. Per questo, sarà inclusa nella 11esima edizione della classificazione mondiale delle malattie dell’OMS che sarà resa nota a breve.</p>
<p style="text-align: justify;">La “dipendenza da videogioco” è la compromissione del controllo sui giochi (video), l’attribuzione di una priorità o precedenza ai giochi rispetto alle altre attività e il desiderio di procedere, nonostante l’insorgenza di problemi o criticità legati al videogioco. Per una diagnosi positiva, tutto questo dovrebbe durare almeno 12 mesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma perché si fa il nome di “Fornite”? Questo gioco è l’ultimo must-play online e ci giocano contemporaneamente fino a 2 milioni di bambini distribuiti in tutto il mondo. Questo, ovviamente, ha destato la preoccupazione dei genitori. Tuttavia l’American Psychiatric Association ha affermato che c’è una mancanza di prove a supporto dell’idea che la dipendenza da videogioco sia un disturbo mentale identificabile chiaramente: i sintomi non sono chiari e sono necessarie ulteriori ricerche.</p>
<p style="text-align: justify;">The Society for Media Psychology and Technology, una divisione dell’ American Psychological Association, vede nella decisione dell’OMS il frutto del panico più che della scienza. I ragazzi vedono nella tecnologia un modo per soddisfare i bisogni sociali, dal momento che <a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0272494417300932" target="_blank" rel="noopener noreferrer">si incontrano sempre meno all’aperto</a>. E’ chiaro che i videogiochi vengono utilizzati dai giovani in risposta alla perdita di altre forme di gioco e connessione sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">La verità probabilmente sta nel mezzo. In ogni caso, occorreranno ulteriori studi per comprendere il fenomeno e la scienza è certa: <a href="https://www.ecoseven.net//?p=33451" target="_blank" rel="noopener noreferrer">internet rischia di farci solamente sentire più soli</a>.</p>
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