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	<title>università &#8211; Ecoseven</title>
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	<description>Notizie sulla mobilità ecosostenibile</description>
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		<title>L’elettronica 100% riciclabile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Apr 2018 06:43:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze della salute]]></category>
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					<description><![CDATA[Presto dall’Università di Pisa un progetto di ricerca per realizzare tecnologie con un foglio di carta e una stampante a getto d’inchiostro Un giorno, per fabbricare dispositivi elettronici alla portata di tutti, potrebbero bastare un foglio di carta e una stampante a getto di inchiostro. Ad affermarlo, Gianluca Fiori, docente di Elettronica al dipartimento di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" size-full wp-image-35894" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/04/images_stampante_pisa.jpg" alt="" width="800" height="505" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/04/images_stampante_pisa.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/04/images_stampante_pisa-300x189.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/04/images_stampante_pisa-768x485.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Presto dall’Università di Pisa un progetto di ricerca per realizzare tecnologie con un foglio di carta e una stampante a getto d’inchiostro</p>
<p>  <span id="more-35895"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Un giorno, per fabbricare dispositivi elettronici alla portata di tutti, potrebbero bastare un foglio di carta e una stampante a getto di inchiostro. Ad affermarlo, Gianluca Fiori, docente di Elettronica al dipartimento di Ingegneria dell’informazione dell’<a href="https://www.unipi.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Università di Pisa</a>, responsabile di un progetto di ricerca finanziato dall’Europa con un ERC Consolidator Grant, che si svolgerà nei prossimi cinque anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo potrebbe aprire la porta alla realizzazione di qualcosa che un tempo sarebbe appartenuto solo a film di fantascienza: sistemi “personalizzati”, ad esempio telefonini o radio, a basso impatto ambientale, facilmente smaltibili e riciclabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla base, uno studio condotto in collaborazione con l’Università di Manchester, sulle applicazioni di materiali bidimensionali, come il grafene, per la costruzione di circuiti elettronici contenuti in computer e smartphone.</p>
<p style="text-align: justify;">“Grazie alla collaborazione con l’Università di Manchester, insignita del premio Nobel 2010 per le ricerche sul grafene – spiega Fiori – possediamo degli inchiostri ricavati da questo materiale del tutto simili agli inchiostri delle nostre stampanti, ma con proprietà elettroniche eccellenti. Questa tecnologia può aprire la porta a innumerevoli applicazioni, che vanno da etichette intelligenti per l’industria 4.0 a dispositivi biomedicali per l’analisi dei segnali biometrici, a metodi smart anti contraffazione, giusto per citarne alcune”.</p>
<p style="text-align: justify;">La ricerca è stata presentata a Pisa, in occasione della conferenza internazionale dedicata al Programma Quadro europeo per la Ricerca e l’Innovazione (6 aprile 2018) che dal 2021 subentrerà a Horizon 2020, dedicata al ruolo della ricerca di base per lo sviluppo delle società e delle economie dei Paesi europei.</p>
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		<title>Sperimentazione animale responsabile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Mar 2018 11:13:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze della salute]]></category>
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					<description><![CDATA[Nasce il centro interuniversitario dedicato alla sensibilizzazione di docenti e ricercatori agli aspetti etici nell&#8217;utilizzo degli animali nelle sperimentazioni scientifiche E’ stato inaugurato a metà marzo il Centro 3R, “Centro interuniversitario per la promozione dei principi delle 3R nella didattica e nella ricerca”, una novità assoluta nel panorama accademico italiano, nato dalla sinergia tra l’Università [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-35704" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/03/images_SperimentazioneAnimale.jpg" alt="" width="798" height="499" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/03/images_SperimentazioneAnimale.jpg 798w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/03/images_SperimentazioneAnimale-300x188.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/03/images_SperimentazioneAnimale-768x480.jpg 768w" sizes="(max-width: 798px) 100vw, 798px" /></p>
<p>Nasce il centro interuniversitario dedicato alla sensibilizzazione di docenti e ricercatori agli aspetti etici nell&#8217;utilizzo degli animali nelle sperimentazioni scientifiche</p>
<p>  <span id="more-35705"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">E’ stato inaugurato a metà marzo il Centro 3R, “Centro interuniversitario per la promozione dei principi delle 3R nella didattica e nella ricerca”, una novità assoluta nel panorama accademico italiano, nato dalla sinergia tra l’Università di Pisa e di Genova. Il <a href="http://www.centro3r.it/wp/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Centro 3R</a>, che non ha una sede fisica ma solo una sede amministrativa al Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Pisa, si prefigge di avviare un processo di sensibilizzazione di studenti, ricercatori e docenti alla sperimentazione responsabile e ai metodi alternativi all’uso degli animali, in ottemperanza alla direttiva UE 2010/63 sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici, recepita in Italia con il <a href="http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2014/03/14/14G00036/sg" target="_blank" rel="noopener noreferrer">D.Lgs. 26 del 4 marzo 2014</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il concetto delle 3R venne introdotto per la prima volta da W. Russel e R. Burch nel 1959, in “The Principles of Humane Experimental Techniques”, e si fonda su:<br />&#8211; Replacement, sostituzione delle sperimentazioni sugli animali con metodi alternativi ogni qual volta questo sia possibile;<br />&#8211; Reduction, riduzione al minimo indispensabile del numero di animali utilizzati;<br />&#8211; Refinement, continuo perfezionamento dei metodi impiegati allo scopo di ridurre la sofferenza degli animali.</p>
<p style="text-align: justify;">“La direttiva Europea stabilisce che gli stati membri assicurino che, ove possibile, un metodo o una strategia di sperimentazione, scientificamente soddisfacente, che non comporti l’uso di animali vivi, possa essere utilizzato in sostituzione di una procedura sugli animali – spiega la professoressa Arti Ahluwalia, direttrice del Centro 3R e responsabile per l’Università di Pisa – L’implementazione della D.L. 26 richiede uno sforzo puntato alla diffusione di informazione e formazione, in un contesto che possa favorire lo sviluppo di tecnologie sempre più adeguate per studi scientificamente validi”.</p>
<p style="text-align: justify;">Hanno già aderito al progetto 60 docenti e ricercatori delle due università coinvolte.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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		<title>Un campus universitario che sembra una montagna alberata</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/news-ambiente/un-campus-universitario-che-sembra-una-montagna-alberata/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2015 06:05:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Campus]]></category>
		<category><![CDATA[campus universitario]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
		<category><![CDATA[Vo Trong Nghia Architects]]></category>
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					<description><![CDATA[A Ho Chi Minh City, in Vietnam, il nuovo progetto di Vo Trong Nghia per un&#8217;architettura verde, elegante e innovativa   La Vo Trong Nghia Architects, studio di architettura vietnamita che impiegando materiali naturali ed economici riesce da tempo a stupire con un&#8217;architettura green molto contemporanea ma basata sulla tradizione espressiva asiatica, ha svelato i [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-28813" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2015/09/images_igallery_resized_ambientetest_5870887_vo_trong_nghia_unveils_tree_covered_university_c001982e_m-16650-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p dir="ltr">A Ho Chi Minh City, in Vietnam, il nuovo progetto di Vo Trong Nghia per un&#8217;architettura verde, elegante e innovativa</p>
<p>  <span id="more-28814"></span>  </p>
<p> </p>
<p dir="ltr">La <a href="http://votrongnghia.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vo Trong Nghia Architects</a>, studio di architettura vietnamita che impiegando materiali naturali ed economici riesce da tempo a stupire con un&#8217;architettura green molto contemporanea ma basata sulla tradizione espressiva asiatica, ha svelato i disegni per il suo nuovo progetto: un edificio del campus della FPT University a Ho Chi Minh City.</p>
<p dir="ltr">Dopo aver precedentemente progettato un altro campus a Hanoi, gli architetti della Vo Trong Nghia hanno ideato un&#8217;oasi, in un contesto urbano in cui solo lo 0,25 per cento della città è coperto di verde, per contrastare lo stress ambientale e fornire a questo luogo una nuova icona per la sostenibilità -il tutto in pieno stile con gli altri progetti dello studio.</p>
<p dir="ltr">Si tratta di 22.500 metri quadrati a forma di montagna boscosa ondulata, con un albero su ognuno dei numerosi balconi, piscine e un cortile verde al centro della costruzione che ha l&#8217;intento di migliorare la qualità dell&#8217;aria, riducendo la dipendenza del campus dall&#8217;aria condizionata dei climatizzatori e fornendo ai 5.000 studenti ospitati un luogo per fare riunioni, eventi o semplicemente pranzare, in qualsiasi momento del giorno. Il lussureggiante paesaggio del cortile, inoltre, sembra allargarsi verso l&#8217;esterno, crescere dal centro e superare i piani sfalsati e i balconi in cemento dell&#8217;edificio. A creare la forma dolce e ondulata della montagna ci pensano i piani che aumentano agli angoli e diminuiscono a caduta sui fianchi dell&#8217;edificio</p>
<p dir="ltr">Questo studio di architettura si distingue da tempo per come crea combinazioni eleganti tra edifici e natura, migliorando il rapporto dell&#8217;uomo con quest&#8217;ultima e poi con la luce, il vento e l&#8217;acqua; tra i progetti più recenti, spiccano un asilo nido con un <a href="http://votrongnghia.com/projects/farming-kindergarten-2/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">orto sul tetto</a> e il padiglione vietnamita all&#8217;<a href="http://votrongnghia.com/projects/milan-expo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Expo di Milano 2015</a>.</p>
<p>EC</p>
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		<title>Le piante in ufficio permettono di lavorare meglio</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/canali/speciali/le-piante-in-ufficio-permettono-di-lavorare-meglio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Nov 2014 16:44:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Speciali]]></category>
		<category><![CDATA[piante]]></category>
		<category><![CDATA[piante in ufficio]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[Una ricerca dimostra che arredare l’ufficio con delle piante aiuta a lavorare meglio   Ditelo al vostro capo: le piante in ufficio aumentano la produttività. Gli uffici verdi rendono i dipendenti più allegri e li permettono di lavorare meglio. A dirlo è la guida di Marlon Nieuwenhuis, della Cardiff University’s School of Psychology: ‘La nostra ricerca [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-22267" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2014/11/images_igallery_resized_ambientetest_th__7_-13357-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>Una ricerca dimostra che arredare l’ufficio con delle piante aiuta a lavorare meglio</p>
<p>  <span id="more-22268"></span>  </p>
<p> </p>
<p>Ditelo al vostro capo: le piante in ufficio aumentano la produttività. Gli uffici verdi rendono i dipendenti più allegri e li permettono di lavorare meglio. A dirlo è la guida di Marlon Nieuwenhuis, della <a href="http://psych.cf.ac.uk/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Cardiff University’s School of Psychology</strong></a>: ‘La nostra ricerca suggerisce che investire nell’arredamento dell’ufficio con delle piante ripagherà con un aumento della produttività e della qualità della vita dei lavoratori. Sebbene ricerche precedenti condotte in laboratorio puntassero in questa direzione, la nostra ricerca è la prima ad esaminare ciò in un ufficio reale, mostrando i benefici a lungo termine. Mette in discussione la filosofia secondo cui un ufficio spoglio e ordinato renda più produttivi’.</p>
<p>In particolare, secondo la ricerca, riempire l’ufficio di <a href="https://www.ecoseven.net//?p=21988"><strong>piante</strong></a> incrementa la produttività del 15%: il verde rende più allegri gli impiegati e li coinvolge nel proprio lavoro a livello fisico, cognitivo e emotivo. L’arredamento in ufficio, quindi, è un investimento: il dottor Craig Knight, co-autore della ricerca, ha fatto sapere che gli esperti stanno sviluppando un sistema per migliorare il design degli uffici e incrementare l’efficienza degli impiegati.</p>
<p> </p>
<p>Addio minimalismo e addio uffici semplici e vuoti: per lavorare meglio ci vuole colore (verde)!</p>
<p>gc</p>
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		<title>Come diventare imprenditore bio?</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/news-ambiente/come-diventare-imprenditore-bio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Nov 2014 14:33:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[bio]]></category>
		<category><![CDATA[ecologi]]></category>
		<category><![CDATA[imprenditore]]></category>
		<category><![CDATA[imprenditore bio]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
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					<description><![CDATA[Vediamo insieme come fare  per diventare imprenditore-bio, partendo dall’università   Fare l’imprenditore bio è un percorso che inizia dall’Università. L’80% delle imprese che si occupano di biotecnologie e bioeconomia in Italia sono microimprese o start-ups, il mezzo più potente che i giovani laureati hanno per costruire il loro successo professionale. La bioeconomia ha in Europa [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-22216" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2014/11/images_igallery_resized_ambientetest_th__5_-13332-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p class="MsoNormal">Vediamo insieme come fare  per diventare imprenditore-bio, partendo dall’università</p>
<p>  <span id="more-22217"></span>  </p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p class="MsoNormal">Fare l’imprenditore bio è un percorso che inizia dall’Università. L’80% delle imprese che si occupano di biotecnologie e bioeconomia in Italia sono microimprese o start-ups, il mezzo più potente che i giovani laureati hanno per costruire il loro successo professionale. La bioeconomia ha in Europa un giro d’affari di 2.000 miliardi di euro l’anno e rappresenta un settore produttivo in crescita con circa 22 milioni di posti di lavoro.</p>
<p class="MsoNormal">Proprio per formare imprenditori, si è tenuto che presso il Dipartimento per la Innovazione nei sistemi Biologici, Agroalimentari e Forestali (DIBAF) dell’Università della Tuscia, nell’ambito del progetto europeo “<a href="http://www.ontuscia.it/cronaca/alluniversita-della-tuscia-per-diventare-un-bio-imprenditore-161952" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>BIOINNO &#8211; Alleanze per la conoscenza</strong></a>”, un corso intensivo della durata di una settimana sul tema dell’imprenditorialità nel settore biotecnologico attraverso approcci innovativi e multi-disciplinari di insegnamento e di apprendimento. Al corso hanno partecipato più di 40 studenti, insieme ad imprenditori di successo, legali specializzati in brevetti, esperti di trasferimento tecnologico e docenti universitari provenienti da nove Paesi (Belgio, Bulgaria, Inghilterra, Francia, Irlanda, Italia, Kosovo, Scozia e Stati Uniti). Gli studenti, affiancati da esperti di business, sono stati guidati attraverso tutto il processo di avvio di un&#8217;impresa bio ed avvicinati, inoltre, alle più note start-ups del settore per comprendere il modo in cui operano e stimolarli ad apprendere la loro cultura d&#8217;impresa.</p>
<p class="MsoNormal">Per chi se lo fosse perso, il percorso ‘accademico-imprenditoriale’ proseguirà anche il prossimo anno. All’interno del progetto BIOINNO, infatti, verranno offerte sei borse di mobilità che permetteranno a studenti con spiccate attitudini all’innovazione, accuratamente selezionati tra tre Università europee (Università della Tuscia, Università di Antwerp e Università di Cambridge), di intraprendere tirocini lavorativi (Entrepreneurship-labs) presso le aziende partners coinvolte nei settori delle biotecnologie al fine di sviluppare capacità manageriali e di gestione di impresa ed aiutare a formare i leader creativi del futuro. Il progetto BIOINNO continuerà nei prossimi anni a dedicare notevoli risorse all&#8217;insegnamento dell’imprenditorialità nel settore biotech mediante nuove tecnologie di comunicazione ed insegnamento a distanza.</p>
<p> </p>
<p class="MsoNormal">‘L’educazione alla Bio-imprenditorialità svolge un ruolo cruciale nello spronare gli studenti a perseguire l&#8217;imprenditorialità e nel fornire conoscenze e competenze che facilitino lo sviluppo di spin-off di sicuro successo nel settore biotech’ ha detto Antoine Harfouche, coordinatore del progetto BIOINNO e Professore di Biotecnologia e<a href="https://www.ecoseven.net//?p=22030"><strong> Bioimprenditorialità</strong> </a>del programma Rientro dei Cervelli-MIUR, all’Università della Tuscia. ‘I talenti formati nell’ambito di BIOINNO costituiranno un valido esempio di ciò che i nostri studenti potranno realizzare nella loro vita e carriera professionale. Essi incarnano la nostra missione di formare giovani imprenditori capaci di fare la differenza nel mondo del lavoro.’</p>
<p class="MsoNormal">gc</p>
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		<title>Università, un diritto anche per disabili</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/alimentazione/news-alimentazione/universita-un-diritto-anche-per-disabili/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Nov 2014 14:39:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[centro disabili]]></category>
		<category><![CDATA[disabili]]></category>
		<category><![CDATA[terapia]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
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					<description><![CDATA[  Il centro “Sinapsi” dell&#8217;Università Federico II di Napoliassiste nel percorso di studi gli studenti affetti da disabilità, disturbi specifici dell&#8217;apprendimento o soltanto difficoltà temporanee         Laura si è laureata in matematica con lode. La sua malattia, latetraparesi spastica, che dalla nascita le impedisce di usare braccia, gambe e parola, non le [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-21949" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2014/11/images_igallery_resized_ambientetest_th-13199-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><em><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span lang="it-IT"><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;">Il centro “Sinapsi” dell&#8217;Università Federico II di Napoli</span></span></span></span></em><em><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span lang="it-IT"><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;">assiste nel percorso di studi gli studenti affetti da disabilità, disturbi specifici dell&#8217;apprendimento o soltanto difficoltà temporanee</span></span></span></span></em></p>
<p>  <span id="more-21950"></span>  </p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"> </p>
<p> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"> </p>
<p> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Laura si è laureata in matematica con lode. La sua malattia, la</span><em><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span lang="it-IT"><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;">tetraparesi spastica, che dalla nascita le impedisce di usare braccia, gambe e parola, non le ha impedito di laurearsi con il massimo dei voti nell&#8217;<a href="http://www.unina.it/index.jsp" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Università Federico II di Napoli</strong></a>, rispondendo alle domande della commissione d&#8217;esame con gli occhi. </span></span></span></span></em><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Accanto a lei, per tutto il percorso universitario, c&#8217;è stato il Centro di Ateneo “Sinapsi” nato a sostegno di tutti gli studenti che si sentono esclusi dalla vita universitaria a causa di disabilità, disturbi specifici dell&#8217;apprendimento (dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia) o difficoltà temporanee. Il Centro offre servizi nelle aree psicologica, pedagogica e tecnologica, in forma integrata e interdisciplinare e collabora con le strutture dell&#8217;Ateneo per favorire l&#8217;inclusione e le pari opportunità degli studenti. Il Centro “Sinapsi” ha avviato una serie di progetti diretti ad abbattere le barriere. “Non solo quelle architettoniche ma anche e soprattutto culturali” tengono a precisare.</span></p>
<p> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Lo studente con difficoltà, anche temporanee, fisiche o psicologiche che siano, viene affiancato da tutor specializzati ed insieme vengono individuate le soluzioni più efficaci per proseguire nel percorso di studi. Si comincia con un servizio di accoglienza, con cui allo studente viene offerta la possibilità di ripensare insieme all&#8217;operatore le difficoltà che incontra nel proprio percorso di studio, gli eventuali ostacoli e le opportune soluzioni atte a superarli. Poi un&#8217;attività di counselling che fornisce agli studenti l&#8217;opportunità di avvalersi di percorsi di riflessione sulle dinamiche emozionali, in modo da sostenerli nelle varie fasi del percorso universitario. Le attività di intervento pedagogico &#8211; didattico si propongono di individuare strategie didattiche individualizzate per consentire una partecipazione piena e attiva alla vita universitaria. Infine l&#8217;attività di supporto tecnologico per individuare, proporre e formare all&#8217;utilizzo degli strumenti compensativi più innovativi (attrezzature informatiche e software specifici), utili per raggiungere il più alto livello di autonomia e di successo nelle attività di studio. </span></p>
<p> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">A questo indirizzo trovate tutte le informazioni per accedere ai servizi <a href="http://www.sinapsi.unina.it/home" target="_blank" rel="noopener noreferrer">http://www.sinapsi.unina.it/home</a> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">gc<br /></span></p>
<p> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"> </p>
<p> </p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>In Italia università e ricerca soffrono, ma rimangono di qualità</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Mar 2014 13:46:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il rapporto biennale dell’Anvur fotografa una situazione ancora lontana dai livelli più alti dei maggiori paesi della Ue. Ma laddove si investe la ricerca è di eccellenza     Università e ricerca in Italia, si sa, non godono di ottima salute. Tagli ripetuti, nepotismo e corruzione fanno spesso dell’università uno di quei luoghi simbolo di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-16377" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2014/03/images_igallery_resized_ambientetest_images__8_-10405-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p class="MsoNormal">Il rapporto biennale dell’Anvur fotografa una situazione ancora lontana dai livelli più alti dei maggiori paesi della Ue. Ma laddove si investe la ricerca è di eccellenza</p>
<p>  <span id="more-16378"></span>  </p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p class="MsoNormal"><strong>Università e ricerca</strong> in Italia, si sa, non godono di ottima salute. Tagli ripetuti, nepotismo e corruzione fanno spesso dell’università uno di quei luoghi simbolo di un paese con grandi difficoltà di crescita. Eppure proprio dalle università e dai centri di ricerca emergono altrettanto spesso eccellenze e innovazioni che portano il nostro paese all’attenzione mondiale.</p>
<p class="MsoNormal">Lo stato di salute delle università italiane è ben fotografato nel corposo studio presentato dall’<strong>Anvur</strong> (Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca): il Rapporto biennale sullo stato del sistema dell&#8217;Università e della Ricerca.</p>
<p class="MsoNormal">Il Rapporto dimostra per esempio che il numero di laureati in Italia rimane molto basso. <span style="line-height: 1.3em;">Con il 13,8% di laureati nella popolazione in età compresa tra i 15 e i 64 anni, il Belpaese si posiziona al terzultimo posto tra i paesi della Ue (media del 24,5%). Il ritardo è netto rispetto a tutti i principali paesi europei (Regno Unito 34,7%, Spagna 29,6%, Francia 27,9% e Germania 24,1%). Considerando la popolazione più giovane (25-34 anni) la posizione dell’Italia non migliora, e nonostante i significativi incrementi registrati tra il 2000 e il 2012, anche per questa fascia della popolazione non si registra un avvicinamento alla media europea: l’Italia con il 22,3% di laureati si colloca al penultimo posto tra i paesi considerati.</span></p>
<p class="MsoNormal">Quali sono le cause? Secondo l&#8217;Anvur, uno dei problemi principali è che in Italia, a differenza di altri paesi, non ci sono corsi di laurea professionalizzanti, il che – unito alla disoccupazione e alla crisi – scoraggia i giovani ad iscriversi negli atenei.</p>
<p class="MsoNormal">La buona notizia almeno è la crescita di donne sia fra gli iscritti sia fra i laureati. Tra il 2001 e il 2011 si assiste ad un progressivo e costante incremento dei laureati di genere femminile, che nel 2011 arriva a rappresentare quasi il 59% del totale dei laureati.<span style="line-height: 1.3em;"> </span></p>
<p class="MsoNormal">Non migliora la fotografia nel campo della <strong>Ricerca</strong>. Rispetto alla media dell&#8217;area Ocse, l’Italia spende in media il 30% in meno e i fondi a disposizione del Miur sono diminuiti di un miliardo rispetto al 2009.</p>
<p class="MsoNormal">Tuttavia, la qualità della Ricerca italiana rimane alta. I livelli, misurati in termini di pubblicazioni e citazioni, restano comunque di eccellenza e non hanno niente da invidiare a quelli di grandi paesi come Germania, Francia e Giappone. In termini di produzione scientifica, l&#8217;Italia ha una maggiore specializzazione nelle scienze matematiche e fisiche, nelle scienze della terra e nelle scienze mediche. Rimane, purtroppo, netta la differenza territoriale: le università del Mezzogiorno hanno risultati meno soddisfacenti di quelle del centro-nord. Anche qui i dati dimostrano ancora una volta che, per ottenere livelli alti c’è bisogno di risorse e non si può prescindere dagli investimenti.</p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p class="MsoNormal">Il rapporto integrale si può leggere qui:</p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://www.anvur.org/attachments/article/644/Rapporto%20ANVUR%202013_UNIVERSITA%20e%20RICERCA_integrale.pdf">http://www.anvur.org/attachments/article/644/Rapporto%20ANVUR%202013_UNIVERSITA%20e%20RICERCA_integrale.pdf</a></p>
<p> </p>
<p class="MsoNormal"> </p>
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		<title>A Benevento energia pulita da microreti intelligenti</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Apr 2013 05:35:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Produrre energia distribuita sul territorio e gestirla n maniera intelligente utilizzando impianti che sfruttano le rinnovabili: nel Sannio parte l’innovativo progetto e-Gotham  Produrre energia distribuita sul territorio e gestirla in maniera intelligente, regolando le dinamiche di domanda ed offerta, riducendo al minimo le perdite ed utilizzando per lo più impianti che sfruttano fonti rinnovabili. Sono [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-5897" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2012/04/images_igallery_resized_energia_rinnovabili-nuove-regole-entro-aprile-sara-vero-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>Produrre energia distribuita sul territorio e gestirla n maniera intelligente utilizzando impianti che sfruttano le rinnovabili: nel Sannio parte l’innovativo progetto e-Gotham<br /> </p>
<p>  <span id="more-11795"></span>  </p>
<p>Produrre energia distribuita sul territorio e gestirla in maniera intelligente, regolando le dinamiche di domanda ed offerta, riducendo al minimo le perdite ed utilizzando per lo più impianti che sfruttano <a href="https://www.ecoseven.net//?p=11644"><strong>fonti rinnovabili</strong>.</a> Sono questi gli obiettivi che si propone di realizzare, attraverso le <strong>microreti</strong> (microgrid), il progetto e-GOTHAM a cui partecipa il Dipartimento di Ingegneria dell’Università degli Studi del Sannio insieme a 17 partner europei, tra i quali gli Oleifici Mataluni di Montesarchio (Benevento). Il complesso agroindustriale oleario sannita è già da anni impegnato in un percorso virtuoso, volto a coniugare sostenibilità ambientale e sviluppo del territorio. Una sfida con cui misurarsi per aumentare la competitività sui mercati. Il progetto e-GOTHAM, nell’ambito del programma Artemis sui sistemi &#8220;embedded&#8221;, è giunto alla seconda riunione di verifica sullo stato d’avanzamento dei lavori del gruppo di ricerca. Gli incontri si sono svolti nei giorni scorsi a Benevento, presso l’Università degli Studi del Sannio. Tra gli scopi del progetto e-GOTHAM, che avrà una durata di tre anni, quello di implementare un nuovo modello di domanda aggregata di energia, integrare efficacemente le fonti energetiche, aumentare l&#8217;efficienza di gestione e ridurre le emissioni di carbonio, accrescendo la consapevolezza dei consumi. “Il nostro Dipartimento di Ingegneria &#8211; dichiarano i professori Carmen Del Vecchio e Luigi Glielmo, che coordinano il gruppo di ricerca dell’Ateneo sannita impegnato in e-GOTHAM &#8211; contribuisce a realizzare una piattaforma informatica per una migliore gestione di microreti energetiche nei settori residenziale, terziario ed industriale, collaborando per la sperimentazione nel settore industriale con la Enemont, una società degli Oleifici Mataluni specializzata nel risparmio energetico e nello sviluppo di sistemi di energia pulita”.</p>
<p><strong>Il mercato delle tecnologie pulite</strong>, secondo i più accreditati studi di settore, entro il 2018 vedrà quintuplicare l’apporto energetico delle microreti. Si calcola, infatti, che in sei anni si passerà dai 764 MW del 2012 a quasi 4000 MW. “Per un complesso industriale quale quello degli Oleifici Mataluni &#8211; commenta l’Ingegnere Francesco Fuccio, Responsabile Area Impianti degli Oleifici Mataluni &#8211; i consumi energetici incidono in maniera significativa sul costo economico ed ambientale. Per questo, il tema dell’efficienza energetica va messo ai primi posti nella lista delle esigenze di innovazione aziendali. Tradizionalmente, i consumi energetici industriali sono considerati come un costo inevitabile, una bolletta da pagare ed una spesa da tenere sotto controllo. L’obiettivo degli Oleifici Mataluni è quello di passare ad una gestione attiva dell’elettricità come input della produzione, proprio come i materiali e la manodopera. Abbiamo creduto nelle microreti intelligenti per il miglioramento della gestione energetica e la conseguente riduzione dei costi e dell’impatto ambientale delle produzioni. Il progetto e-GOTHAM &#8211; conclude Fuccio &#8211; grazie anche alle collaborazioni con i numerosi partner internazionali, ci ha confermato le potenzialità delle microreti, in cui l’energia è generata vicino alle utilities (spesso da fonti rinnovabili, come nel caso del nostro impianto fotovoltaico), con riduzione al minimo delle perdite e possibilità di gestione attraverso un sistema intelligente, come quello che stiamo sviluppando nell’ambito del progetto, in grado di ottimizzare il bilancio tra produzione e consumo di energia a livello locale”. <br />Grande soddisfazione, dunque, per i risultati conseguiti da parte del gruppo di ricerca dell’Ateneo sannita. “La riunione di verifica del primo anno di lavori &#8211; dice la professoressa Carmen Del Vecchio &#8211; ha avuto un esito molto positivo. Al meeting hanno partecipato i 17 partner di e-GOTHAM, dei quali cinque sono italiani (di questi ben quattro, tra università ed aziende, appartengono al territorio campano), mentre gli altri sono spagnoli, norvegesi, finlandesi ed estoni. L’Università del Sannio è stata presente all&#8217;incontro con noi docenti, con i dottorandi Daniela Meola e Giovanni Gambino, l’assegnista di ricerca Giovanni Palmieri ed Andrea Mongillo, Amministratore Unico di KES (Knowledge Security Environment), una spin-off dell’Università del Sannio”. <br />Il prossimo appuntamento è previsto nel mese di giugno a Bruxelles, per la prima valutazione del progetto da parte della Comunità Europea.</p>
<p>(g.cat.)</p>
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		<title>Bioedilizia: nasce la prima casa di rifiuti</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Dec 2012 18:57:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Eco-House, la prima casa costruita con i rifiuti e i materiali avanzati dei cantieri vicini nasce in Inghilterra, nel cuore di un campus universitario Di case costruite con materiali ecosostenibili se ne stanno realizzando tante in tutto il mondo. Ma nell&#8217;era dei consumi, mancava una abitazione costruita con i rifiuti. La prima casa di questo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-9678" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2012/12/images_igallery_resized_ambientetest_uks_first_prefab_made_of_waste_house_that_kevin_built-6536-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>Eco-House, la prima casa costruita con i rifiuti e i materiali avanzati dei cantieri vicini nasce in Inghilterra, nel cuore di un campus universitario</p>
<p>  <span id="more-9681"></span>  </p>
<p>Di <a target="_blank" href="http://casa.ecoseven.net/bioedilizia/nasce-in-giappone-la-kofunaki-house-leco-villaggio-a-cielo-aperto" rel="noopener noreferrer"><strong>case</strong></a> costruite con <strong>materiali ecosostenibili</strong> se ne stanno realizzando tante in tutto il mondo. Ma nell&#8217;era dei consumi, mancava una abitazione costruita con i <a target="_blank" href="http://ambiente.ecoseven.net/rifiuti/anche-a-milano-parte-la-raccolta-dellumido" rel="noopener noreferrer"><strong>rifiuti</strong></a>. La prima <a target="_blank" href="http://casa.ecoseven.net/bioedilizia/dalla-germania-arriva-la-casa-di-alghe" rel="noopener noreferrer">casa </a>di questo tipo, chiamata Eco House, è nata nella città inglese di Brighton, all&#8217;interno del <strong>campus universitario</strong>, dalla mente di Kevin McCloud che già nel 2008 ne costruì un primo prototipo: il progetto è stato poi ripreso dall&#8217;architetto Duncan Baker-Brown che ha curato anche un live-blog dell’opera.</p>
<p>Fatta al 100% con rifiuti e materiali in eccesso provenienti da <strong>cantieri</strong> e da industrie vicini, l&#8217;Eco-House inglese (che sta per essere ultimata) favorisce in questo modo il minor<strong> impatto ambientale</strong>.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-9679" style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" alt="EcoHouse" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2012/12/images_TheHouseThatKevinBuilt6.jpg" align="middle" border="1" height="348" width="524" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2012/12/images_TheHouseThatKevinBuilt6.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2012/12/images_TheHouseThatKevinBuilt6-300x200.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2012/12/images_TheHouseThatKevinBuilt6-768x511.jpg 768w" sizes="(max-width: 524px) 100vw, 524px" /></p>
<p>Baker-Brown, fondatore e proprietario dello studio di architettura BBM Sustainable Design, per renderla totalmente ecologica, ha pensato di dotarla, inoltre, di <strong>pannelli solari</strong> integrati nella struttura e di un sistema di ventilazione e di recupero del calore altamente sostenibile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-9680" style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" alt="TheHouseThatKevinBuilt2" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2012/12/images_TheHouseThatKevinBuilt2.jpg" align="middle" border="1" height="415" width="624" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2012/12/images_TheHouseThatKevinBuilt2.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2012/12/images_TheHouseThatKevinBuilt2-300x200.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2012/12/images_TheHouseThatKevinBuilt2-768x511.jpg 768w" sizes="(max-width: 624px) 100vw, 624px" /></p>
<p>Una volta conclusi i lavori &#8211; secondo il piano, entro il maggio 2013 -, EcoHouse ospiterà uno spazio espositivo ed un laboratorio, oltre a costituire un modello di&nbsp; sostenibilità per le altre costruzioni future. Il costo totale? 300.000 sterline (poco più di 370.000 euro), a cui ognuno ha potuto offrire il proprio contributo grazie ad una raccolta fondi all’interno del sito dell’Università.</p>
<p>fd</p>
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		<title>Salvate l&#8217;erasmus, opportunita&#8217; per milioni di studenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Oct 2012 12:06:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il Fondo sociale europeo e’ a secco. A rischio tra i programmi europei vi e’ anche l’Erasmus, l’opportunita’ di studio fuori dai confini nazionali Di Antonio Galdo &#160; L’Europa che non c’è continua a fare vittime. Il Fondo sociale europeo è a secco, come ha denunciato qualche giorno fa il presidente delle commissione Bilancio del [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-2058" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2011/06/images_igallery_resized_ambiente_non-sprecare-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>Il Fondo sociale europeo e’ a secco. A rischio tra i programmi europei vi e’ anche l’Erasmus, l’opportunita’ di studio fuori dai confini nazionali</p>
<p>  <span id="more-8720"></span>  </p>
<p class="MsoNormal">Di Antonio Galdo</p>
<p class="MsoNormal"><o:p>&nbsp;</o:p></p>
<p class="MsoNormal">L’Europa che non c’è continua a fare vittime. Il <a href="http://www.fondosocialeuropeo.it/fse.shtml" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Fondo sociale europeo</a> è a secco, come ha denunciato qualche giorno fa il presidente delle commissione Bilancio del Parlamento europeo, il francese Alain Lamassoure, e adesso apprendiamo che tra i programmi che rischiano di saltare per mancanza di fondi c’è l’Erasmus. Introdotto nel 1987, l’<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Progetto_Erasmus" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Erasmus</a> è stato un grande volano, per centinaia di migliaia di studenti europei, per conoscere altri paesi dell’Unione e formarsi attraverso studi incrociati. Un meccanismo semplice quanto efficace: lo studente ammesso al programma può frequentare corsi universitari in altri paesi dell’Unione, per un periodo da 2 a 12 mesi, e fare esami poi riconosciuti dalla propria facoltà.</p>
<p class="MsoNormal">Un’ autentica spinta, dal basso, all’integrazione. E anche una fondamentale opportunità per i giovani di allargare competenze, conoscenze, apprendimenti, innanzitutto di natura linguistica. Per gli italiani, in particolare, in questi 25 anni l’Erasmus ha significato la possibilità di studiare all’estero (una possibilità, di solito, riconosciuta solo alle famiglie benestanti), di conoscere gli stili di vita degli altri cittadini europei, di rompere il cordone ombelicale con le proprie famiglie, dove spesso si resta fino alla soglia dei 40 anni e si esce solo per sposarsi. Se c’è stato un terreno sul quale l’integrazione europea non si è ridotta a una chimera, è stato proprio quello della formazione universitaria, grazie allo sforzo condiviso per finanziare il progetto Erasmus. Non a caso, in questo momento abbiamo circa 25mila ragazzi italiani, in gran parte meridionali, che studiano in altre città europee (al programma partecipano 4mila istituzioni universitarie e 31 paesi) e 20mila studenti europei che invece frequentano corsi in Italia.</p>
<p class="MsoNormal">Continua a leggere su <a href="http://www.nonsprecare.it">www.nonsprecare.it</a> &nbsp;</p>
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