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	<title>terreni &#8211; Ecoseven</title>
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	<description>Notizie sulla mobilità ecosostenibile</description>
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		<title>Ambiente: la pianta che si nutre di metalli e bonifica i terreni inquinati</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Mar 2022 07:00:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#160; La pianta Rinorea Niccolifera è in grado di mangiare una quantità di metallo migliaia di volte superiore a quella che assorbono normalmente dal terreno le altre specie vegetali Una pianta che si nutre di metalli in grado di bonificare i terreni inquinati. Stiamo parlando di una nuova specie di vegetale scoperta recentemente nelle Filippine [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-141326" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/03/leaf-g162996160_1280.jpg" alt="" width="800" height="533" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/03/leaf-g162996160_1280.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/03/leaf-g162996160_1280-300x200.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/03/leaf-g162996160_1280-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<h3>La pianta Rinorea Niccolifera è in grado di mangiare una quantità di metallo migliaia di volte superiore a quella che assorbono normalmente dal terreno le altre specie vegetali</h3>
<p><span id="more-17272"></span></p>
<p>Una <strong>pianta</strong> che si nutre di <strong>metalli</strong> in grado di bonificare i <strong>terreni</strong> inquinati. Stiamo parlando di una nuova specie di vegetale scoperta recentemente nelle Filippine e capace di ‘mangiare’ una quantità di <strong>metallo</strong> (in particolare nichel) migliaia di volte superiore a quella che assorbono normalmente dal terreno le altre piante.</p>
<p>La nuova <a href="https://www.ecoseven.net//?p=9774" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>pianta</strong></a>, nello specifico, appartiene alla famiglia delle Violacee ed è stata chiamata  ‘Rinorea Niccolifera’: un nome che riflette proprio la sua capacità di accumulare ingenti quantità di nichel nelle sue <strong>foglie</strong>, dove il <strong>metallo</strong> accumulato raggiunge l’1,8%. Sui possibili utilizzi ‘ambientali’ della <strong>pianta</strong>, si sono ovviamente concentrati alcuni ricercatori dell’Università filippina ‘Los Banos’, appoggiati finanziariamente da un progetto del dipartimento di scienza e tecnologia del Consiglio filippino per industria, l’<a href="https://www.ecoseven.net//?p=6" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>energia</strong></a> e lo sviluppo di tecnologie emergenti. L’obiettivo è quello di impiegare la <strong>pianta</strong> sia per bonificare <strong>terreni</strong> inquinati dal <strong>metallo</strong>, sia per recuperare il nichel dalle foglie per fini commerciali.</p>
<p>La <strong>pianta</strong> ‘Rinorea Niccolifera’ d’altronde è una sorta di &#8216;iperaccumulatore naturale&#8217; di <strong>metalli</strong> pesanti. Una caratteristica, questa, estremamente rara tra le varie specie vegetali. Per maggiori informazioni sullo studio è possibile consultare questo <a href="http://www.pensoft.net/journals/phytokeys/article/7136/rinorea-niccolifera-violaceae-a-new-nickel-hyperaccumulating-species-from%C2%A0luzon%C2%A0island-%C2%A0philippines" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sito</a>.</p>
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		<title>150 nuovi orti urbani per le case di Roma</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Oct 2014 07:52:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il Gruppo Batelli sta portando avanti un progetto che prevede di realizzare 150 nuovi orti urbani ai bordi della tenuta della Marcigliana, sulla Salaria Le zone verdi della città di Roma sono destinate ad aumentare, grazie allo sfruttamento di alcune aree da dedicare alla realizzazione di 150 nuovi orti urbani. Il progetto che prevede la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-21063" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2014/10/images_igallery_resized_abitare_orti_urbani_Roma-12756-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>Il Gruppo Batelli sta portando avanti un progetto che prevede di realizzare 150 nuovi orti urbani ai bordi della tenuta della Marcigliana, sulla Salaria</p>
<p>  <span id="more-21064"></span>  </p>
<p>Le zone verdi della città di Roma sono destinate ad aumentare, grazie allo sfruttamento di alcune aree da dedicare alla realizzazione di 150 nuovi orti urbani. Il <a href="https://www.ecoseven.net//?p=17443" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>progetto</strong></a> che prevede la realizzazione dei nuovi orti, viene portato avanti dall’azienda ‘Gruppo Batelli’, con l’obiettivo di riqualificare la zona ai bordi della tenuta della Marcigliana sulla Salaria.</p>
<p>L’iniziativa è stata ribattezzata con il nome ‘Horti della Marcigliana’ e vedrà la riqualificazione di un primo lotto di terreni di 56 mq, destinati ad essere coltivati e pronti per essere lasciati a disposizione dei nuovi abitanti delle case a Marcigliana.</p>
<p>I nuovi <a href="https://www.ecoseven.net//?p=14667" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>orti</strong></a>, in particolare, verranno assegnati agli ‘inquilini’ della Marcigliana attraverso un apposito bando e saranno tutti già dotati di impianto di innaffiamento e gabbiotto degli attrezzi. I futuri agricoltori riceveranno l’aiuto della Facoltà agraria di Perugia che ha realizzato un manuale di ‘Linee guida per la progettazione l’allestimento e la gestione di orti urbani’.</p>
<p>(ml)</p>
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		<title>Ambiente: in Italia, diminuita la capacita&#8217; di ritenzione idrica dei terreni</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jul 2014 14:06:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Secondo il Consiglio Nazionale dei Geologi, l&#8217;aumento del rischio idrogeologico in Italia sarebbe direttamente collegato ai fenomeni di espansione urbana incontrollata In Italia sta diminuendo la capacità di ritenzione idrica dei terreni. Parola di Gian Vito Graziano, presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi. ‘In Italia – sottolinea Graziani – continuiamo a impermeabilizzare e a far [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-18984" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2014/07/images_igallery_resized_ambiente_rischio_idrogeologico_Italia-11731-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>Secondo il Consiglio Nazionale dei Geologi, l&#8217;aumento del rischio idrogeologico in Italia sarebbe direttamente collegato ai fenomeni di espansione urbana incontrollata</p>
<p>  <span id="more-18985"></span>  </p>
<p>In Italia sta diminuendo la capacità di ritenzione idrica dei <strong>terreni</strong>. Parola di Gian Vito Graziano, presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi. ‘In Italia – sottolinea Graziani – continuiamo a impermeabilizzare e a far perdere ai nostri <strong>terreni</strong> la loro capacità di ritenzione idrica con le conseguenti immense difficoltà di dover gestire quantitativi sempre maggiori di <strong>acqua</strong> che non può più infiltrarsi.’<br />‘Non è un caso – continua Graziani –  se ad ogni pioggia intensa larghe parti del nostro territorio si allagano.’</p>
<p>Stando ai dati riportati dal Consiglio Nazionale dei Geologi, in Italia il territorio edificato, sottratto all’<a href="https://www.ecoseven.net//?p=12696" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>agricoltura</strong></a>, è aumentato del 166% a partire dagli anni &#8217;50 con un consumo di <strong>suolo</strong> non distribuito omogeneamente. Le regioni più interessate al fenomeno, sono soprattutto Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. L&#8217;eccessivo consumo di <strong>suolo</strong> naturale, ovvero il passaggio da coperture agricole e naturali a coperture urbane, insieme alla progressiva impermeabilizzazione dei <strong>terreni</strong>, oltre a riguardare la sfera squisitamente ecologica, sta esponendo le aree urbanizzate a rischi idrogeologici sempre più gravi.</p>
<p>Secondo il geologo infine, la causa è da ricercare nei fenomeni di espansione urbana incontrollata, che ormai da molto tempo caratterizzano il nostro Paese. Si tratta quindi di cambiare ‘paradigma’ a favore di un approccio più sostenibile e consapevole di politica per il territorio, che tenga anche conto delle esigenze ambientali. ‘Il controllo del consumo di <a href="https://www.ecoseven.net//?p=17284" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>suolo</strong></a>, la messa in sicurezza, la manutenzione del territorio, il riuso del territorio e delle <strong>città</strong> sono azioni &#8211; ha concluso Graziano &#8211; che non si fanno per decreto, ma attraverso una politica economica virtuosa e sostenibile.’</p>
<p>(ml)</p>
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		<title>Eco-invenzioni: lo spray che combatte la desertificazione dei suoli</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/canali/eco-invenzioni/eco-invenzioni-lo-spray-che-combatte-la-desertificazione-dei-suoli/</link>
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		<pubDate>Mon, 20 Jan 2014 20:44:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un nuovo spray costituito da cianobatteri fotosintetici potrebbe presto essere impiegato per proteggere i terreni coltivati dal fenomeno della desertificazione Un nuovo spray batterico potrebbe presto essere impiegato per aiutare l&#8217;ambiente e combattere la desertificazione dei suoli. Si tratta, in pratica, di un&#8217;interessante progetto sviluppato recentemente da un team di ricercatori dell&#8217;Istituto di Idrobiologia dell’Accademia [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-15342" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2014/01/images_igallery_resized_ambiente_spray_ambiente_desertificazione-9830-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>Un nuovo spray costituito da cianobatteri fotosintetici potrebbe presto essere impiegato per proteggere i terreni coltivati dal fenomeno della desertificazione</p>
<p>  <span id="more-15343"></span>  </p>
<p>Un nuovo <strong>spray</strong> batterico potrebbe presto essere impiegato per aiutare l&#8217;<strong>ambiente</strong> e combattere la <strong>desertificazione</strong> dei suoli. Si tratta, in pratica, di un&#8217;interessante progetto sviluppato recentemente da un team di ricercatori dell&#8217;Istituto di Idrobiologia dell’Accademia Cinese delle Scienze, allo scopo di contrastare e ridurre il crescente fenomeno dell&#8217;aridità dei <strong>terreni</strong> causato dall&#8217;intensificarsi dei cambiamenti climatici e del riscaldamento globale.</p>
<p>Lo <strong>spray</strong> anti desertificazione, in particolare, dovrebbe essere costituito di &#8216;cianobatteri fotosintetici&#8217;, ossia degli speciali batteri acquatici produttori di ossigeno (simili ad alghe), che in natura si possono trovare in mare, nei laghi, nelle correnti fredde di alta montagna o persino nelle acque termali. Il progetto, prevede infatti di sviluppare delle colture cianobatteriche all&#8217;interno di appositi stagni artificiali, e di sintetizzarli (grazie ad un particolare processo chimico) in una sostanza in grado di essere spruzzata su quei <strong>terreni</strong> coltivati che vengono costantemente minacciati dal fenomeno della <a href="https://www.ecoseven.net//?p=13110"><strong>desertificazione</strong></a>.</p>
<p>Il nuovo <strong>spray</strong> anti <strong>desertificazione</strong>, assicurano i ricercatori dell&#8217;Accademia Cinese, dovrebbe quindi essere capace di rilasciare istantaneamente i cianobatteri sottoforma di &#8216;filamenti appiccicosi&#8217;, in modo da mantenere unite le particelle del <strong>terreno</strong> ed evitare, ad esempio, che vengano spazzate via da una tempesta di sabbia. Inoltre, grazie alle reazioni chimiche prodotte naturalmente dal loro metabolismo, i cianobatteri dovrebbero anche mantenere la capacità di assorbire CO2 dall’atmosfera, fornendo la materia organica necessaria al <strong>suolo</strong> per essere fertile e produttivo.</p>
<p>Lo <a href="https://www.ecoseven.net//?p=13624"><strong>spray</strong></a> cianobatterico, per adesso, è ancora vincolato ad una fase sperimentale, anche se nel corso dei prossimi anni, una volta ultimati gli ultimi i test, si prevede un&#8217;applicazione graduale del &#8216;prodotto biotecnologico&#8217; sui <strong>terreni</strong> agricoli di tutta la Cina.</p>
<p>Per chi fosse interessato ad un approfondimento, la pubblicazione on-line dello studio è visualizzabile su questo <a href="%20http:/pubs.acs.org/doi/abs/10.1021/es403785j">sito</a>.</p>
<p>(Matteo Ludovisi)</p>
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		<title>Dissesto idrogeologico: quasi tutto il territorio italiano in pericolo</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/news-ambiente/dissesto-idrogeologico-quasi-tutto-il-territorio-italiano-in-pericolo/</link>
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		<pubDate>Tue, 09 Jul 2013 06:33:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La troppa urbanizzazione mette a rischio il territorio italiano. L’82% dei Comuni e’ interessato dal dissesto idrogeologico   Troppa cementificazione e troppi manufatti abusivi, che mettono a rischio la vita di chi li abita e di chi risiede attorno. In Italia, in qualsiasi posto ci si trovi, tracciando un raggio di 5 chilometri, comunque si [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-12856" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2013/07/images_igallery_resized_ambientetest_frana-8474-250-200-90-c.jpeg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p class="MsoNormal">La troppa urbanizzazione mette a rischio il territorio italiano. L’82% dei Comuni e’ interessato dal dissesto idrogeologico</p>
<p>  <span id="more-12857"></span>  </p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p class="MsoNormal">Troppa<strong> cementificazione</strong> e troppi manufatti abusivi, che mettono a rischio la vita di chi li abita e di chi risiede attorno. In Italia, in qualsiasi posto ci si trovi, tracciando un raggio di 5 chilometri, comunque si individuerà un manufatto. A tracciare questa situazione è Massimo Gargano, presidente Anbi, proponendo alcuni dati utili a fotografare la situazione ambientale della Penisola a pochi giorni dall&#8217;Assemblea dell&#8217;Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni.</p>
<p class="MsoNormal">Il territorio italiano è fragile e la <a href="https://www.ecoseven.net//?p=12586"><strong>cementificazione</strong></a> senza freni, talvolta abusiva, aggrava la situazione. Per l&#8217;Anbi è quindi prioritario limitare e compensare l&#8217;impermeabilizzazione del suolo, impedendo l&#8217;occupazione di altre aree verdi. I fenomeni da contrastare sono la cementificazione selvaggia e l&#8217;abbandono delle terre marginali da parte degli agricoltori: negli ultimi 40 anni, infatti, la superficie coltivata si è ridotta di circa il 28%, arrivando a meno di 13 milioni di ettari.</p>
<p class="MsoNormal">Un territorio fortemente urbanizzato, infatti, impermeabilizza il suolo, facendo pressione sulle <a href="https://www.ecoseven.net//?p=4735"><strong>risorse idriche</strong></a>. Ci spieghiamo meglio, un terreno agricolo può incamerare anche 200 millimetri di precipitazioni, pari a 2000 tonnellate di acqua per ettaro. L&#8217;impermeabilizzazione, invece, riduce l&#8217;assorbimento di pioggia nel suolo, in casi estremi impedendolo completamente. L&#8217;infiltrazione di acqua piovana nei terreni fa sì che essa impieghi più tempo per raggiungere i fiumi, riducendo la portata e quindi il rischio di inondazioni.</p>
<p class="MsoNormal">Il <strong>dissesto idrogeologico</strong> in Italia risulta diffuso: interessa, secondo i dati ufficiali, l&#8217;82% dei Comuni, ovvero 6 milioni di persone abitino in un territorio ad alto rischio idrogeologico e 22 milioni in zone a rischio medio. Si calcola che 1.260.000 edifici siano a rischio di frane ed alluvioni e, di questi, oltre 6.000 sono scuole, mentre le strutture sanitarie sono più di 500.</p>
<p class="MsoNormal">(gc)</p>
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		<item>
		<title>I rifiuti organici del biogas? Si convertono in fertilizzante ecologico</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/inquinamento/i-rifiuti-organici-del-biogas-si-convertono-in-fertilizzante-ecologico/</link>
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		<pubDate>Wed, 27 Mar 2013 13:58:04 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[I rifiuti organici del biogas verranno presto convertiti in fertilizzante ecologico di alta qualita&#8217;, grazie alla realizzazione, nei Paesi Baschi, di un impianto pilota per il trattamento del digestato I rifiuti organici derivanti dalla produzione di biogas, possono convertirsi in fertilizzante ecologico di alta qualità. Ne è convinto l’Istituto basco per la ricerca agricola e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-11379" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2013/03/images_igallery_resized_ambientetest_digestato_biogas_per_terreni_agricoli-7673-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>I rifiuti organici del biogas verranno presto convertiti in fertilizzante ecologico di alta qualita&#8217;, grazie alla realizzazione, nei Paesi Baschi, di un impianto pilota per il trattamento del digestato</p>
<p>  <span id="more-11380"></span>  </p>
<p>I <strong>rifiuti organici</strong> derivanti dalla produzione di <strong>biogas</strong>, possono convertirsi in fertilizzante ecologico di alta qualità. Ne è convinto l’Istituto basco per la ricerca agricola e lo sviluppo che, insieme al centro indipendente agrario Neiker-Tecnalia, e la società ‘Guipuzkoa Ekonek’, ha promosso la realizzazione di un impianto pilota per il trattamento dei rifiuti organici del <strong>biogas</strong>, da convertire in fertilizzanti ad alto valore aggiunto per i <strong>terreni agricoli</strong>.</p>
<p>I <strong>rifiuti organici</strong> ottenuti dal processo di lavorazione del <strong>biogas</strong>, rappresenterebbero però (secondo alcuni studi scientifici) un sottoprodotto di scarto che, in fase di smaltimento, emetterebbe in atmosfera un certo quantitativo di ammoniaca (gas ad effetto serra) e di altre sostanze inquinanti, con gravi danni per l’<strong>ambiente</strong>. Per questa ragione, l’Istituto basco, ha ritenuto opportuno trattare chimicamente tali <strong><a href="http://ambiente.ecoseven.net/rifiuti" target="_blank" rel="noopener noreferrer">rifiuti</a></strong>, (classificati con il nome di ‘digestato’), allo scopo di riconvertirli in fertilizzanti ecologici di alta qualità da impiegare nei <strong>terreni agricoli</strong>.</p>
<p>I <strong>rifiuti organici</strong> del <strong><a href="http://casa.ecoseven.net/risparmio-energetico/pulizia-casa-arriva-bio-clean-laspirapolvere-a-biogas" target="_blank" rel="noopener noreferrer">biogas</a></strong>, verranno in questo modo recuperati dopo il processo di produzione bioenergetica, che consiste, in pratica, nella fermentazione batterica ‘anaerobica’ (ossia in assenza di ossigeno) dei residui vegetali, dei liquami zootecnici o dei fanghi di depurazione.</p>
<p>I <strong>rifiuti organici</strong> del <strong>biogas</strong>, grazie alla realizzazione di un nuovo impianto per il trattamento del digestato, saranno in questo modo riconvertiti in un fertilizzante organico di alta qualità che potrebbe essere addirittura dieci volte più produttivo rispetto ai normali concimi agricoli, senza alcun tipo di impatto con l’<strong><a href="http://ambiente.ecoseven.net/ambiente" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ambiente</a></strong>.</p>
<p>I <strong>rifiuti organici</strong> del <strong>biogas</strong> convertiti in fertilizzante ecologico, subiranno, in particolare, un processo di trattamento noto come ‘idrolisi chimica’ (in cui le molecole del materiale vengono scisse in due o più parti per effetto dell&#8217;acqua), seguito da un processo di ‘granulazione’ (che permette di trasformare le polveri cristalline o amorfe in aggregati solidi). Un’esperienza, questa, replicabile anche in Italia, visto che soltanto un anno fa Legambiente denunciava un riversamento improprio del digestato da parte di alcune aziende agricole, smaltito sui <strong>terreni agricoli</strong> senza alcun tipo di pre-trattamento ‘ecologico’.</p>
<p>(Matteo Ludovisi)</p>
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		<title>Desertificazione, se diminuiscono i suoli agricoli aumenta il pericolo</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 22:24:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non pensate alle palme, ai beduini e alle scorpacciate, spesso cinematografiche, di datteri nelle oasi. Quando si parla di &#8216;desertificazione&#8217; la cosa è molto più seria e il rischio è che arrivi anche in Italia Non pensate alle palme, ai beduini e alle scorpacciate (spesso cinematografiche) di datteri nelle oasi. Quando si parla di &#8220;desertificazione&#8221; [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-4026" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2011/12/images_igallery_resized_ambiente_desertificazione-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p class='sommario'>Non pensate alle palme, ai beduini e alle scorpacciate, spesso cinematografiche, di datteri nelle oasi. Quando si parla di &#8216;desertificazione&#8217; la cosa è molto più seria e il rischio è che arrivi anche in Italia</p>
<p> <span id="more-4027"></span>   </p>
<div>Non pensate alle palme, ai beduini e alle scorpacciate (spesso cinematografiche) di datteri nelle oasi. Quando si parla di &ldquo;desertificazione&rdquo; la cosa &egrave; molto pi&ugrave; seria e ci si riferisce ai fenomeni di degradazione del suolo, come la perdita delle potenzialit&agrave; agricole di un terreno. Un flagello che colpisce gi&agrave; molte aree del Terzo mondo, ma che potrebbe coinvolgere anche il territorio italiano.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Nessun allarmismo, per carit&agrave;, almeno per ora. Ma bisogna stare attenti: i dati contenuti nel &ldquo;Manifesto per la difesa del suolo&rdquo;, realizzato dal Centro di Ricerca EuroSapienza, parlano chiaro: il 21,3 per cento del suolo italiano &egrave; a rischio, il 41,1 per cento nel Mezzogiorno. Le cause sono molteplici, ma tutte con un unico comune denominatore: la mancata cura del territorio e la riduzione delle zone della loro capacit&agrave; di trattenere le acque.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Negli ultimi 10 anni la superficie agricola si &egrave; ridotta dell&rsquo;11,7 per cento, mentre quella occupata dalle aziende del 32,2 per cento.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Se si va ancora indietro nel tempo, ad esempio negli ultimi 50 anni, vediamo come sia stato perso il 30 per cento della superficie agricola e il 63 per cento di quella occupata dalle aziende. Il fatto che l&rsquo;Italia sia molto vulnerabile dal punto di vista della &ldquo;desertificazione&rdquo; deriva da due fattori: il 92 per cento del nostro territorio &egrave; considerato &ldquo;rurale&rdquo; e l&rsquo;agricoltura &egrave; uno dei pilastri fondamentali della nostra economia. Meglio preservarlo, no?</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Giacomo Gallo</div>
<div><span style="line-height: 18px; font-size: 12pt; "><font face="Calibri" style="line-height: normal; ">&nbsp;</font></span></div>
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		<title>TERRENI PUBBLICI AI GIOVANI, NORMA NELLA LEGGE DI STABILITA&#8217;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Nov 2011 11:20:55 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Stato]]></category>
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					<description><![CDATA[Doveva essere inserita nel decreto Sviluppo, ma ora la misura che stabilisce la vendita di terreni agricoli di proprietà pubblica è contenuta nel maxiemendamento alla Legge di Stabilità, all’esame del Parlamento. I maggiori beneficiari saranno i giovani under 40 338.127,51 ettari. A tanto ammonta la superficie agricola utilizzata in Italia di propriet&#224; pubblica. Un patrimonio [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-3695" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2011/11/images_igallery_resized_ambiente_terreni-agricoli-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p class='sommario'>Doveva essere inserita nel decreto Sviluppo, ma ora la misura che stabilisce la vendita di terreni agricoli di proprietà pubblica è contenuta nel maxiemendamento alla Legge di Stabilità, all’esame del Parlamento. I maggiori beneficiari saranno i giovani under 40</p>
<p> <span id="more-3696"></span> </p>
<p>338.127,51 ettari. A tanto ammonta la superficie agricola utilizzata in Italia di propriet&agrave; pubblica. Un patrimonio dello Stato che, in caso di dismissione, frutterebbe alle casse circa 6 miliardi di euro. La proposta, lanciata qualche settimana fa dal presidente della Coldiretti, Sergio Marini, doveva essere inserita nel decreto Sviluppo, ma ora ha preso la forma di un comma contenuto nel maxiemendamento alla Legge di Stabilit&agrave;. Il provvedimento &egrave; in corso di esame in Parlamento e, naturalmente, bisogner&agrave; attendere gli sviluppi politici di questi giorni convulsi.</p>
<p>L&rsquo;intenzione &egrave; quella di far fruttare i terreni di propriet&agrave; dello Stato e, contemporaneamente, far ripartire le attivit&agrave; imprenditoriali. Non a caso, la norma prevede che il 50 per cento delle vendite sia destinato a tre tipologie di &ldquo;under 40&rdquo;: giovani agricoltori che non hanno ancora compiuto 40 anni, in possesso della qualifica di imprenditore agricolo o coltivatore diretto; giovani agricoltori under 40 che assumano, entro 24 mesi dall&rsquo;acquisto del terreno, la qualifica di imprenditore agricolo o coltivatore diretto; giovani agricoltori under 40 che siano subentrati per successione nella titolarit&agrave; di aziende a seguito della liquidazione agli altri aventi diritto delle relative quote. Ora bisogna solo vedere se ci sar&agrave; la forza politica (e parlamentare) di raggiungere questi obiettivi.<br /> &nbsp;<br /> Giacomo Gallo<br /> &nbsp;</p>
<p> &nbsp;</p>
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		<title>Vendere i terreni agricoli dello Stato? Porterebbe 6 miliardi di entrate</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/alimentazione/biologia-dell-alimentazione/vendere-i-terreni-agricoli-dello-stato-porterebbe-6-miliardi-di-entrate/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Oct 2011 14:39:11 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[coldiretti]]></category>
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					<description><![CDATA[La proposta di vendere agli agricoltori i terreni coltivabili di proprietà dello Stato è stata lanciata al Forum di Cernobbio dal presidente della Coldiretti, Sergio Marini. Il Ministro dell’Agricoltura l’ha portata al premier per valutare l&#8217;opportunità di un provvedimento legislativo Vendere agli agricoltori i terreni coltivabili di propriet&#224; dello Stato. L&#8217;idea &#232; stata lanciata dal [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-3533" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2011/10/images_igallery_resized_enogastronomia_agricoltura_595-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p class='sommario'>La proposta di vendere agli agricoltori i terreni coltivabili di proprietà dello Stato è stata lanciata al Forum di Cernobbio dal presidente della Coldiretti, Sergio Marini. Il Ministro dell’Agricoltura l’ha portata al premier per valutare l&#8217;opportunità di un provvedimento legislativo</p>
<p> <span id="more-3534"></span>   </p>
<p>Vendere agli agricoltori i terreni coltivabili di propriet&agrave; dello Stato. L&rsquo;idea &egrave; stata lanciata dal presidente della Coldiretti, Sergio Marini, nel corso del Forum internazionale che si &egrave; tenuto a Cernobbio. A essere interessati sarebbero tutte quelle zone agricole di dominio pubblico, ma gestite dalle amministrazioni locali. La cifra che lo Stato potrebbe ricavare da una simile operazione &egrave; di circa 6 miliardi di euro (sono stati calcolati circa 18 mila euro per ettaro), soldi che in tempo di crisi potrebbero essere utilizzati per sostenere i consumi. Naturalmente l&rsquo;obiettivo della vendita sarebbe duplice: reperire risorse, ma anche rilanciare le coltivazioni, mettendo a disposizione degli agricoltori nuovi terreni.</p>
<p>L&rsquo;idea &egrave; piaciuta immediatamente al Ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Saverio Romano, che ha partecipato ai lavori del Forum di Cernobbio. &Egrave; piaciuta talmente tanto che &egrave; stata subito portata all&rsquo;attenzione del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nel corso di un incontro a Palazzo Grazioli per discutere della possibilit&agrave; che prenda corpo un provvedimento legislativo che contenga questa misura. &ldquo;&Egrave; un&rsquo;idea &ndash; ha spiegato il titolare del dicastero dell&rsquo;Agricoltura &ndash; che aiuterebbe anche l&rsquo;occupazione giovanile&rdquo;. Con ogni probabilit&agrave; la misura non sar&agrave; contenuta nel decreto sviluppo, ma verr&agrave; inserita in un provvedimento legislativo a parte.<o:p></o:p></p>
<p><o:p></o:p></p>
<p>Giacomo Gallo<o:p></o:p></p>
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		<title>L&#8217;agricoltura nel blu, dipinto di blu &#8230;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Oct 2011 12:03:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Biologia e agricoltura]]></category>
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					<description><![CDATA[In cosa consiste l&#8217;agricoltura blu? In una serie di tecniche di lavorazione dei terreni a basso impatto energetico, più veloci, e meno dispendiose. E che rispettano l’ambiente. Storia di una pratica da conoscere sempre più per eliminare sprechi di forze e di risorse &#160; Un tempo l&#8217;agricoltura era &#8220;verde&#8221; per definizione. Ora, in alcuni casi, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-3223" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2011/10/images_igallery_resized_enogastronomia_matite-blu-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p class='sommario'>In cosa consiste l&#8217;agricoltura blu? In una serie di tecniche di lavorazione dei terreni a basso impatto energetico, più veloci, e meno dispendiose. E che rispettano l’ambiente. Storia di una pratica da conoscere sempre più per eliminare sprechi di forze e di risorse</p>
<p> <span id="more-3224"></span> </p>
<p><!--[if gte mso 9]><xml> <w:WordDocument> <w:View>Normal</w:View> <w:Zoom>0</w:Zoom> <w:TrackMoves /> <w:TrackFormatting /> <w:HyphenationZone>14</w:HyphenationZone> <w:PunctuationKerning /> <w:ValidateAgainstSchemas /> <w:SaveIfXMLInvalid>false</w:SaveIfXMLInvalid> <w:IgnoreMixedContent>false</w:IgnoreMixedContent> <w:AlwaysShowPlaceholderText>false</w:AlwaysShowPlaceholderText> <w:DoNotPromoteQF /> <w:LidThemeOther>IT</w:LidThemeOther> <w:LidThemeAsian>X-NONE</w:LidThemeAsian> <w:LidThemeComplexScript>X-NONE</w:LidThemeComplexScript> <w:Compatibility> <w:BreakWrappedTables /> <w:SnapToGridInCell /> <w:WrapTextWithPunct /> <w:UseAsianBreakRules /> <w:DontGrowAutofit /> <w:SplitPgBreakAndParaMark /> <w:DontVertAlignCellWithSp /> <w:DontBreakConstrainedForcedTables /> <w:DontVertAlignInTxbx /> <w:Word11KerningPairs /> <w:CachedColBalance /> </w:Compatibility> <w:BrowserLevel>MicrosoftInternetExplorer4</w:BrowserLevel> <m:mathPr> <m:mathFont m:val="Cambria Math" /> <m:brkBin 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<p class="MsoNormal" style="">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style=""> Un tempo l&rsquo;agricoltura era &ldquo;verde&rdquo; per definizione. Ora, in alcuni casi, si parla di &ldquo;agricoltura blu&rdquo;. Se pu&ograve; sembrare qualche cosa di spaziale, in realt&agrave; &egrave; esattamente il contrario: un ritorno alla semplicit&agrave; attraverso tecniche innovative che tendono ad eliminare gli sprechi. In sostanza si tratta di una metodologia che &ndash; come spiega Marino Berton, presidente del settore agro energetico della Confederazione italiana agricoltori, &ldquo;riassume le tecniche di lavorazione dei terreni a basso impatto energetico&rdquo;.</p>
<p class="MsoNormal" style="">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="">Esempio: &ldquo;per arare il terreno si pu&ograve; scegliere se prendere un grosso trattore &ndash; i cui costi oscillano dai 35mila euro ai 350mila euro &#8211; che rivolta la terra per cinquanta centimetri; oppure seminare sul sodo, &ldquo;ovvero &ndash; precisa Berton &ndash; scavando solchi pi&ugrave; piccoli senza dispendio di tempo ed energia&rdquo;. Praticamente gli sprechi si riducono al minimo, come si riduce la quantit&agrave; di energia impiegata e i costi di gestione aziendale.</p>
<p class="MsoNormal" style="">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="">Senza contare l&rsquo;impatto ambientale che si azzera. &ldquo;Basti pensare al minore impegno energetico e alla minore quantit&agrave; di gasolio necessaria. Insomma, si massimizzano i costi cui le imprese devono far fronte&rdquo;. Tutto sta nella capacit&agrave; di utilizzare al meglio i fattori tecnici di lavorazione del territorio. E non solo: &ldquo;le coltivazioni blu sono molto pi&ugrave; rapide&rdquo;, insiste il presidente Aiel-Cia. E non &egrave; cosa da poco se &egrave; vero che il tempo &egrave; denaro. Ma per fare questo &ldquo;bisogna avere anche un&rsquo;attrezzatura adeguata&rdquo;. Come i puntatori che servono a seminare senza dover arare. Attraverso una piccola fenditura del terreno che permette di inserire i semi. Gli stessi da cui &#8211; in un modo o nell&rsquo;altro &#8211; dipende il made in Italy agroalimentare da 165 miliardi di euro.</p>
<p class="MsoNormal" style="">
<p> Nereo Brancusi</p>
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