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	<title>spreco &#8211; Ecoseven &#8211; Saper Vivere</title>
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	<description>Economia del Benessere e della Salute</description>
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		<title>Lo stoccaggio dei pomodori nigeriani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Dec 2019 09:20:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ecoseven]]></category>
		<category><![CDATA[Nigeria]]></category>
		<category><![CDATA[pomodori]]></category>
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					<description><![CDATA[Un gruppo di studenti propone una soluzione ispirata alla natura per evitare lo spreco dei pomodori in Nigeria Essendo uno dei maggiori produttori di pomodori dell&#8217;Africa sub-sahariana, la Nigeria ne cresce ogni anno fino a 1,5 milioni di tonnellate, ma quasi la metà di quel raccolto non riesce a raggiungere il mercato. Nel tentativo di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" size-full wp-image-38820" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2019/12/images_dicembre_2019_tomatoes-1280859_1280.jpg" alt="" width="796" height="476" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/12/images_dicembre_2019_tomatoes-1280859_1280.jpg 796w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/12/images_dicembre_2019_tomatoes-1280859_1280-300x179.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/12/images_dicembre_2019_tomatoes-1280859_1280-768x459.jpg 768w" sizes="(max-width: 796px) 100vw, 796px" /></p>
<h2>Un gruppo di studenti propone una soluzione ispirata alla natura per evitare lo spreco dei pomodori in Nigeria</h2>
<p>  <span id="more-38821"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Essendo uno dei maggiori produttori di pomodori dell&#8217;Africa sub-sahariana, la Nigeria ne cresce ogni anno fino a 1,5 milioni di tonnellate, ma quasi la metà di quel raccolto non riesce a raggiungere il mercato.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel tentativo di fornire una soluzione allo spreco alimentare, <strong>un team di studenti</strong> del <a href="https://www.pratt.edu/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Pratt Institute</a>&nbsp;<strong>ha progettato una struttura per lo stoccaggio che prende ispirazione dal sistema respiratorio dei grilli e dalle costole dei cactus</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il progetto, che si chiama <a href="https://challenge.biomimicry.org/en/custom/gallery/view/38378" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Tomato&#8217;s Home,</a> è stato recentemente finalista nella <a href="https://biomimicry.org/design-challenges/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Biomimicry Global Design Challenge</a> che lo ha portato al Biomimicry Launchpad, un programma acceleratore che aiuta gli imprenditori a introdurre sul mercato soluzioni ispirate alla natura.</p>
<p style="text-align: justify;">A differenza degli sprechi che affliggono il mondo sviluppato e che provengono principalmente dai rifiuti post (mancato o parziale) consumo, nei paesi in via di sviluppo come la Nigeria il problema dello spreco si verifica durante la fase di post-elaborazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo, la proposta degli studenti si concentra sulle piccole aziende agricole intorno a Kano, nel nord della Nigeria, dove viene coltivata la maggior parte dei pomodori del paese.</p>
<p style="text-align: justify;">La Tomato&#8217;s Home inizia con un cestino di stoccaggio realizzato con materiali naturali (ispirato a come i piselli sono protetti e disposti nel loro guscio) per prevenire le ammaccature nei singoli pomodori. Poi, per conservare i cestini di pomodoro, gli studenti hanno proposto un edificio modulare costruito con materiali naturali, tra cui mattoni di argilla e paglia (ispirati alle costole dei cactus), e progettato per avere una ventilazione e un isolamento naturali (ispirati al sistema respiratorio dei grilli).</p>
<p style="text-align: justify;">I colori chiari sulla facciata, poi, aiutano a riflettere il calore proprio come i gusci bianchi di alcune lumache del deserto, mentre il tetto di paglia (spirato ai nidi di paglia di alcune formiche) offre benefici isolanti senza compromettere la ventilazione.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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		<title>Riciclare? Sì, ma a che pro?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Oct 2019 13:14:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rifiuti e riciclo]]></category>
		<category><![CDATA[comportamenti sociali]]></category>
		<category><![CDATA[pianeta]]></category>
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					<description><![CDATA[Uno studio spiega che i tassi di riciclaggio aumentano quando le persone sanno in cosa verranno trasformati i loro rifiuti «Tanto poi buttano tutto insieme». «Guarda che fare la raccolta differenziata è inutile». «Ma davvero pensi che tutte queste bottiglie che impili con pazienza saranno riciclate?». Quante volte ci siamo sentiti dire queste frasi, quando [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-38555" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_Riciclare.jpg" alt="" width="799" height="401" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_Riciclare.jpg 799w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_Riciclare-300x151.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_Riciclare-768x385.jpg 768w" sizes="(max-width: 799px) 100vw, 799px" /></p>
<p>Uno studio spiega che i tassi di riciclaggio aumentano quando le persone sanno in cosa verranno trasformati i loro rifiuti</p>
<p>  <span id="more-38556"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">«Tanto poi buttano tutto insieme». «Guarda che fare la raccolta differenziata è inutile». «Ma davvero pensi che tutte queste bottiglie che impili con pazienza saranno riciclate?». Quante volte ci siamo sentiti dire queste frasi, quando abbiamo parlato delle nostre abitudini di differenziazione dei nostri scarti? Molte, perché le persone tendono a non fidarsi di quello che succede ai propri rifiuti una volta che sono stati buttati.&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">E infatti secondo uno <a href="https://journals.sagepub.com/doi/abs/10.1177/0022242919842167?journalCode=jmxa&amp;" target="_blank" rel="noopener noreferrer">studio</a>&nbsp;ideato da un gruppo di psicologi, spiegare alle persone in cosa si trasformano i loro rifiuti contribuirebbe ad aumentare i tassi di riciclaggio.<br />Fino a questo momento, la retorica sul riciclaggio si è mossa a partire dall&#8217;instillare un senso di colpa riguardo all&#8217;ambiente e alle risorse sprecate, si è concentrata più che altro sul descrivere quanto sia meschino fregarsene del destino del pianeta ma, secondo gli psicologi, questo, anche se aiuta a pensare in potenza a quello che si dovrebbe fare, non sempre si risolve in delle azioni concrete. Per questo i ricercatori hanno deciso di indagare meglio su cosa potesse spingere le persone a riciclare.</p>
<p style="text-align: justify;">Hanno iniziato con un gruppo di 111 studenti universitari, a cui hanno chiesto di scarabocchiare su una carta straccia prima di guardare tre diverse pubblicità: una era un messaggio generico che mostrava dove dovevano buttare la carta e le altre due mostravano due cose diverse in cui quella carta sarebbe stata trasformata. Dopo aver completato il sondaggio, gli studenti sono stati invitati a smaltire la carta straccia: la metà di quelli che avevano letto il messaggio generico l&#8217;ha riciclata, mentre il tasso di riciclaggio è salito all&#8217;80% tra coloro che avevano visto gli annunci, che indicavano cosa quella carta sarebbe diventata.</p>
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		<title>Nel Pacifico, il primo divieto contro i pannolini usa e getta</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/inquinamento/nel-pacifico-il-primo-divieto-contro-i-pannolini-usa-e-getta/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jun 2019 17:11:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[pannolini]]></category>
		<category><![CDATA[spreco]]></category>
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					<description><![CDATA[Vanuatu sarà la prima nazione al mondo che vieterà l&#8217;uso dei pannolini non riutilizzabili La reazione dei genitori non è stata positiva, eppure il governo di Vanuatu, nazione australiana di 250.000 abitanti, ha annunciato che la decisione è presa: entro la fine dell&#8217;anno sarà ratificato il divieto di utilizzare pannolini usa e getta. Si tratta [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-37805" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2019/06/images_baby-19261_1280.jpg" alt="" width="1280" height="853" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/06/images_baby-19261_1280.jpg 1280w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/06/images_baby-19261_1280-300x200.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/06/images_baby-19261_1280-1024x682.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/06/images_baby-19261_1280-768x512.jpg 768w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/06/images_baby-19261_1280-1200x800.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Vanuatu sarà la prima nazione al mondo che vieterà l&#8217;uso dei pannolini non riutilizzabili</p>
<p>  <span id="more-37806"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">La reazione dei genitori non è stata positiva, eppure il governo di Vanuatu, nazione australiana di 250.000 abitanti, ha annunciato che la decisione è presa: entro la fine dell&#8217;anno sarà ratificato il divieto di utilizzare pannolini usa e getta. Si tratta del primo paese al mondo che lo fa.<br />Vanuatu è molto sensibile alle tematiche ambientali, tanto da avere uno delle politiche più severe in materia di plastiche monouso – sono vietati, tra le altre cose: piatti, tazze, cartoni per uova, fiori in plastica, contenitori per alimenti.<br />Sebbene il governo ammetta che è stata una decisione difficile e che è conscio di quanto il divieto avrà un impatto sproporzionato sulle madri, i ministri sostengono che non avevano scelta: le isole basse di Vanuatu stanno già affogando a causa dell&#8217;inquinamento causato dalla plastica e dell&#8217;innalzamento del livello del mare.<br /><a href="https://www.rnz.co.nz/international/pacific-news/382916/vanuatu-looks-to-promote-reusable-nappies" target="_blank" rel="noopener noreferrer">A seguito</a> di uno studio condotto dal <a href="https://www.cefas.co.uk/clip/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Commonwealth Litter Program</a> che indicava che i rifiuti compostabili e i pannolini usa e getta costituivano quasi l&#8217;80% di tutti i rifiuti di plastica nel paese, il governo si è sentito obbligato non solo a ideare programmi di compostaggio, ma anche a vietare i pannolini non riutilizzabili.<br />Thomas Maes, del Commonwealth Litter Program , ha dichiarato che sebbene le isole del Pacifico producano una frazione minima rispetto allo <a href="i-7-alimenti-piu-buttati-dai-supermercati&amp;catid=8&amp;Itemid=2429" target="_blank" rel="noopener noreferrer">spreco</a> degli altri paesi, le cattive pratiche di gestione dei rifiuti potrebbero contribuire al problema delle microplastiche negli oceani e quindi è giusto agire. <br />Una decisione forte: chissà se altri paesi decideranno di seguire questo esempio.</p>
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		<title>I 7 alimenti più buttati dai supermercati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Aug 2018 06:44:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[alimenti]]></category>
		<category><![CDATA[spreco]]></category>
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					<description><![CDATA[Uno studio svedese racconta quali sono i cibi, tra frutta e verdura, che finiscono maggiormente nell&#8217;immondizia poiché invenduti Gli sprechi sono odiosi ad ogni livello. Quante volte ci capita di passare vicino a un banco di verdura di un mercato a fine giornata o ai secchioni dell&#8217;immondizia di un supermercato e di vedere tantissimo cibo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-37100" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/08/images_frutateverduraspreco.jpg" alt="" width="799" height="399" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/08/images_frutateverduraspreco.jpg 799w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/08/images_frutateverduraspreco-300x150.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/08/images_frutateverduraspreco-768x384.jpg 768w" sizes="(max-width: 799px) 100vw, 799px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Uno studio svedese racconta quali sono i cibi, tra frutta e verdura, che finiscono maggiormente nell&#8217;immondizia poiché invenduti</p>
<p>  <span id="more-37101"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Gli sprechi sono odiosi ad ogni livello. Quante volte ci capita di passare vicino a un banco di verdura di un mercato a fine giornata o ai secchioni dell&#8217;immondizia di un supermercato e di vedere tantissimo cibo sprecato? Frutta e verdura marce, ammaccate, invendibili.<br /><a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0921344917303737" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Uno studio svedese</a>&nbsp;ha cercato di scoprire quali sono gli alimenti più sprecati, in modo da poter capire meglio la dinamica e anche l&#8217;impatto che questo ha su chi produce, chi vende e chi compra.</p>
<p style="text-align: justify;">I ricercatori hanno studiato i dati di tre grandi supermercati in Svezia, tutti appartenenti a una catena di negozi denominata <a href="https://www.icagruppen.se/en/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ICA</a>&nbsp;– poiché i dipendenti sono soliti tenere traccia di tutto l&#8217;inventario, ottenere i dati al fine di ottenere un quadro completo sugli sprechi è stato semplice.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che lo studio ha scoperto è che i 7 alimenti più comunemente sprecati sono: <br />&#8211; banane;<br />&#8211; mele;<br />&#8211; pomodori;<br />&#8211; lattuga;<br />&#8211; peperoni;<br />&#8211; pere;<br />&#8211; uva.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi, sono state misurate, per questi alimenti, tre conseguenze: perdita economica per il rivenditore, impatto sul clima e volume totale di rifiuti.</p>
<p style="text-align: justify;">Le banane hanno guadagnato la cima della classifica per quanto riguarda il più grande volume di spreco e il maggior impatto climatico – essendo un frutto tropicale che viene trasportato nei mercati di tutto il mondo, la sua impronta di carbonio è elevata, così come il suo fatturato (le persone comprano molte banane perché sono economiche e facili da mangiare), ma avendo una finestra di maturazione corta risentono di molti rifiuti quando diventano marroni e quindi, nei rifiuti, ci finiscono. I peperoni e i pomodori hanno un grande impatto sul clima a causa del modo in cui sono cresciuti, ma sono arrivati al terzo e al quarto posto in termini di perdite economiche per il rivenditore; mentre la lattuga e le erbe fresche hanno rappresentato le maggiori perdite finanziarie per i rivenditori, con la sola lattuga che occupa il 17% del totale spreco dei prodotti.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti dati molto interessanti, che potrebbero aiutare i rivenditori a concentrasi su questi alimenti per tagliare i rifiuti e che potrebbero aiutare noi a modellare le nostre abitudini di acquisto, spingendo ad acquistare maggiormento questi alimenti, in modo da ridurre gli sprechi e l&#8217;impatto che questi hanno sull&#8217;ambiente.</p>
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		<title>Un terzo del pesce pescato non viene mangiato</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ecoseven/un-terzo-del-pesce-pescato-non-viene-mangiato/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Jul 2018 13:48:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ecoseven]]></category>
		<category><![CDATA[esce]]></category>
		<category><![CDATA[fao]]></category>
		<category><![CDATA[pesce]]></category>
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					<description><![CDATA[Secondo un nuovo report della FAO sullo stato della pesca, il 35% del pesce catturato viene «sprecato» Secondo l&#8217;ultimo rapporto&#160;sullo stato della pesca nel mondo, pubblicato dalla FAO (Food and Agricolture Organization of the United Nations), ben un terzo del pescato non arriva mai su un piatto. In pratica, uno scioccante 35% delle catture mondiali [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-36969" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/07/images_sprecopeschefao.jpg" alt="" width="799" height="400" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/07/images_sprecopeschefao.jpg 799w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/07/images_sprecopeschefao-300x150.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/07/images_sprecopeschefao-768x384.jpg 768w" sizes="(max-width: 799px) 100vw, 799px" /></p>
<p>Secondo un nuovo report della FAO sullo stato della pesca, il 35% del pesce catturato viene «sprecato»</p>
<p>  <span id="more-36970"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Secondo l&#8217;<a href="http://www.fao.org/state-of-fisheries-aquaculture/en/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ultimo rapporto</a>&nbsp;sullo stato della pesca nel mondo, pubblicato dalla FAO (Food and Agricolture Organization of the United Nations), ben un terzo del pescato non arriva mai su un piatto. In pratica, uno scioccante 35% delle catture mondiali viene buttato fuori bordo o marcisce prima di essere mangiato – che banalmente è il motivo per cui viene pescato. Si tratta di un numero che fa riflettere, considerando l&#8217;enorme impatto ambientale causato da gran parte della pesca mondiale, così come le molte persone che soffrono per la mancanza di cibo.</p>
<p style="text-align: justify;">La FAO ha lavorato in vari modi per ridurre tali perdite – per esempio introducendo delle rastrelliere per l&#8217;essiccazione del pesce che riducevano della metà i rifiuti nel Lago Tanganica in Africa oppure costruendo strutture migliori nell&#8217;Oceano Indiano per ridurre le perdite dei granchi del 40% – perché, di fatto, delle opzioni esistono ma non sempre sono facili ed economiche, quindi non tutti i pescatori se le possono permettere.</p>
<p style="text-align: justify;">Altri dati negativi forniti dal report sono che il numero di specie sovrasfruttate è aumentato di tre volte negli ultimi 40 anni e che il cambiamento climatico sta spingendo molte specie fuori dalle calde acque tropicali verso acque più fredde al nord – un problema che aumenta l&#8217;insicurezza alimentare poiché quelle che ne stanno perdendo sono proprio le popolazioni umane che tendono a fare affidamento su di esse più.</p>
<p style="text-align: justify;">Il numero di pesci catturati in natura è rimasto sostanzialmente stabile dagli anni &#8217;80, afferma il rapporto, ma il pesce d&#8217;allevamento rappresenta ora il 53% di tutti i pesci consumati in tutto il mondo e il problema con le coltivazioni ittiche è che sono altamente inefficienti e anche variamente pericolose.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, dobbiamo cercare di fare quanto in nostro potere per combattere la pesca eccessiva, quella illegale e gli sprechi colossali per evitare di andare a fare inutili danni dove ne facciamo già tanti altri.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Stop allo spreco alimentare con la doggy bag</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Oct 2017 14:01:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ogni anno i ristoranti buttano 185mila tonnellate di cibo. La soluzione si chiama doggy bag Perché buttare il cibo che non finiamo al ristoarante invece di portarcelo a casa? È&#160;una usanza già diffusa in altri paesi, come gli Stati Uniti ad esempio. Lunedì è stato presentato, durante la fiera Host di Milano, l&#8217;accordo tra Comieco [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-34767" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2017/10/images_doggy-bag-ristorante.jpg" alt="" width="600" height="384" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/10/images_doggy-bag-ristorante.jpg 600w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/10/images_doggy-bag-ristorante-300x192.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>Ogni anno i ristoranti buttano 185mila tonnellate di cibo. La soluzione si chiama doggy bag</p>
<p>  <span id="more-34768"></span>  </p>
<p>Perché buttare il cibo che non finiamo al ristoarante invece di portarcelo a casa? È&nbsp;una usanza già diffusa in altri paesi, come gli Stati Uniti ad esempio.</p>
<p>Lunedì è stato presentato, durante la fiera Host di Milano, l&#8217;accordo tra Comieco (Consorzio Nazionale pre Recupero e Riciclo di imballaggi a base cellulosica) e Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) contro lo spreco alimentare.</p>
<p>Il progetto &#8220;Doggy Bag &#8211; se avanzo mangiatemi&#8221; verrà lanciato su scala nazionale. In un primo step le doggy bag d&#8217;autore saranno presenti in 1000 ristoranti italiani. <br />Obiettivo per il futuro sarà quello di allargare ulteriormente il raggio di azione.</p>
<p>“La norma antisprechi sta contribuendo ad accrescere la sensibilità dei cittadini verso il cibo e il suo utilizzo consapevole specie nella prevenzione e nel recupero delle eccedenze. Le nostre scelte quotidiane di acquisto e di consumo degli alimenti sono importanti &#8211; afferma l’onorevole Maria Chiara Gadda – generare eccedenze può contribuire allo spreco oppure creare nuove opportunità che con la legge 166 vengono sostenute e valorizzate attraverso la filiera del dono finalizzato alla solidarietà sociale. La doggy bag può avere un ruolo strategico per vincere questa sfida dal punto di vista culturale e accompagna il cittadino in nuovo percorso di consapevolezza allungando la vita di un prodotto altrimenti destinato a finire nella spazzatura. Comieco ha realizzato un contenitore funzionale e accattivante che grazie a Fipe e al progetto <a href="https://www.ecoseven.net//?p=19795" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Doggy bag</a> se avanzo mangiatemi sarà veicolato nei ristoranti raggiungendo tanti cittadini e famiglie per dare un nuovo valore del cibo”.</p>
<p>&#8220;Nei ristoranti del Belpaese si sprecano ancora ogni anno 185mila tonnellate di cibo: sono numeri sempre più difficili da accettare, ma in parallelo si sta facendo strada una nuova sensibilità, sia nei clienti che nei ristoratori, nel prevenire e contrastare questo problema &#8211; dichiara Giancarlo Deidda, Vicepresidente di Fipe -. Nel mondo dei pubblici esercizi l&#8217;impegno contro lo spreco alimentare si traduce in un percorso complesso che inizia a monte della catena e comprende azioni di controllo in fase di acquisto, preparazione e conservazione degli alimenti. La doggy bag è l&#8217;ultimo, importante anello di questa catena: non si tratta solo di una pratica che fa bene all&#8217;ambiente, ma che permette di consumare del buon cibo preparato al ristorante anche nelle proprie case, prolungando il piacere di un&#8217;esperienza di qualità. Ci sono ristoranti e trattorie in cui le porzioni sono più abbondanti rispetto agli ultimi standard: la doggy bag è un&#8217;importante espressione di educazione, sia ambientale che di rispetto nei confronti di ciò che viene preparato e servito. I ristoratori sono pronti a recepire questa nuova cultura, e con il contributo di un partner importante come Comieco, e grazie alla legge entrata in vigore sul tema dello spreco alimentare, si potrà contribuire a recuperare una quantità sempre più significativa di derrate alimentari&#8221;.</p>
<p>Dichiara Carlo Montalbetti, Direttore Generale di Comieco: “Il progetto Doggy Bag – Se avanzo mangiatemi, nato nell’anno di Expo 2015, ha riscontrato positive esperienze in oltre 50 ristoranti di Slow Food Italia e in più di 200 locali tra Milano, Bergamo, Varese e Roma; ha trovato un più che positivo gradimento in tutta Italia da un sondaggio effettuato con Last Minute Market e se in Italia ben il 58% degli imballaggi cellulosici immessi al consumo è legato al settore alimentare, la doggy bag è perfetta espressione del valore anti spreco che un packaging può rappresentare. Ecco perché con Fipe siamo pronti a siglare un accordo che darà dimensione nazionale ad una pratica virtuosa che sta prendendo sempre più piede nella nostra cultura”.</p>
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		<title>Sprechiamo cibo per 15,5 miliardi, quasi tutto a casa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Sep 2017 12:55:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[cibo]]></category>
		<category><![CDATA[rifiuti]]></category>
		<category><![CDATA[spreco]]></category>
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					<description><![CDATA[Quasi un punto di PIL se ne va nella spazzatura. Ed è cibo Sprechiamo un sacco di cibo, in termini economici parliamo di 15 miliardi e mezzo di euro di alimenti buttati nella spazzatura, un cifra che vale lo 0,94% del Pil. La maggior parte del cibo buttato, i quattro quinti, finisce nella spazzatura di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-34511" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2017/09/images_Spreco_cibo.jpg" alt="" width="636" height="422" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/09/images_Spreco_cibo.jpg 636w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/09/images_Spreco_cibo-300x199.jpg 300w" sizes="(max-width: 636px) 100vw, 636px" /></p>
<p>Quasi un punto di PIL se ne va nella spazzatura. Ed è cibo</p>
<p>  <span id="more-34512"></span>  </p>
<p>Sprechiamo un sacco di cibo, in termini economici parliamo di 15 miliardi e mezzo di euro di alimenti buttati nella spazzatura, un cifra che vale lo 0,94% del Pil.</p>
<p>La maggior parte del cibo buttato, i quattro quinti, finisce nella spazzatura di casa, come spiegano le stime elaborate sulla base dei test &#8216;Diari di Famiglia&#8217; eseguiti dal ministero dell’Ambiente con il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari dell’Università di Bologna e con Swg, nell’ambito del progetto Reduce 2017, a un anno dall’entrata in vigore della Legge per la limitazione degli sprechi, l&#8217;uso consapevole delle risorse e la sostenibilità ambientale, la cosiddetta Legge Gadda.</p>
<p>Solo nella filiera alimentare, prima che il cibo arrivi sulla nostra tavola, si calcola uno spreco di 3,5 miliardi annui ripartito tra campi (946.229.325 euro), produzione industriale (1.111.916.133 euro), distribuzione (1.444.189.543 euro).</p>
<p>&#8220;Lo spreco alimentare è un tema su cui sensibilizzare innanzitutto i giovani, dai bimbi ai millennials della generazione Z: perché saranno loro a guidare il mondo &#8211; spiega il direttore scientifico della Campagna europea di sensibilizzazione &#8216;Spreco Zero&#8217; di Last Minute Market Andrea Segrè &#8211; Fra gli obiettivi prioritari di Spreco Zero permane la proclamazione di un Anno Europeo sullo Spreco alimentare, una questione globale richiede campagne capillari per lo meno a livello dei paesi Ue&#8221;.</p>
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		<title>Un supermercato di cibi scaduti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Dec 2016 09:45:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[cibo]]></category>
		<category><![CDATA[copenaghen]]></category>
		<category><![CDATA[riciclo]]></category>
		<category><![CDATA[riuso]]></category>
		<category><![CDATA[solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[spreco]]></category>
		<category><![CDATA[Startup]]></category>
		<category><![CDATA[wefood]]></category>
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					<description><![CDATA[Il primo negozio ha funzionato e quindi, in Danimarca, apre il secondo rivenditore di cibi che stanno per essere buttati Amare i cibi che non hanno ricevuto amore, a quanto pare, oltre che un modo per combattere la discriminazione&#160;è anche un business molto interessante. Di certo, lo è in Danimarca, dove poco meno di un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-33078" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2016/12/images_12411862-wefood.jpg" alt="" width="620" height="320" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2016/12/images_12411862-wefood.jpg 620w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2016/12/images_12411862-wefood-300x155.jpg 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /></p>
<p>Il primo negozio ha funzionato e quindi, in Danimarca, apre il secondo rivenditore di cibi che stanno per essere buttati</p>
<p>  <span id="more-33079"></span>  </p>
<p>Amare i cibi che non hanno ricevuto amore, a quanto pare, oltre che un modo per combattere la <a href="https://www.ecoseven.net//?p=28050" target="_blank" rel="noopener noreferrer">discriminazione</a>&nbsp;è anche un business molto interessante. Di certo, lo è in Danimarca, dove poco meno di un anno fa è stato aperto il primo supermercato dei cibi «non amati», ovvero alimenti scaduti, etichettati male, danneggiati o comunque destinati a diventare rifiuti.&nbsp;</p>
<p>Si chiama <a href="https://www.facebook.com/WefoodOverskudsmad/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Wefood</a>, quella che, ormai, si può definire una catena popolare e di successo, visto che la sua fortuna ha spinto verso l&#8217;apertura di un secondo supermercato – sempre a Copenaghen, ma questa volta in un quartiere molto alla moda che si chiama Nørrebro e che ha aperto le sue porte al risparmio i primi di novembre.</p>
<p><a href="https://www.noedhjaelp.dk/vaer-med/wefood-danmarks-foerste-butik-med-overskudsmad" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Wefood</a>&nbsp;è diverso dagli altri fornitori di alimenti scaduti perché non è orientato verso i residenti a basso reddito; piuttosto, i suoi clienti tendono ad essere individui politicamente impegnati, che credono fortemente nell&#8217;importanza di non permettere al cibo utilizzabile di finire nei rifiuti.</p>
<p>Le leggi alimentari della Danimarca, ovviamente, fanno la loro parte, visto che sanciscono che, fino a quando il cibo scaduto è chiaramente etichettato e non mostra alcun segno di rischio per la salute, è legale venderlo. I prezzi sono circa la metà di quelli che si trovano nei negozi normali, ma non si sa mai cosa si troverà perché tutto quello che è nel supermercato dipende dalle donazioni, che variano su base giornaliera.</p>
<p>Ci sono tanti motivi per combattere lo spreco alimentare: migliorare la vita e il benessere di 800 milioni di persone che vanno a letto affamate ogni sera, risparmiare denaro, aiutare a combattere i cambiamenti climatici – visto che il cibo sprecato ha un costo ambientale di 3,3 miliardi di tonnellate di gas serra rilasciate nell&#8217;atmosfera ogni anno. Wefood è un modo per farlo.</p>
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		<title>Arriva l&#8217;app contro gli sprechi: Too Good To Go</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Oct 2016 12:44:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze della salute]]></category>
		<category><![CDATA[app]]></category>
		<category><![CDATA[cibo]]></category>
		<category><![CDATA[spreco]]></category>
		<category><![CDATA[Too good to go]]></category>
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					<description><![CDATA[Comprare dai ristoranti il cibo non servito che sarebbe buttato a fine giornata? Ora si può, grazie ad un&#8217;applicazione per smartphone e PC Quella sui rifiuti alimentari è una discussione sempre molto importante, visti gli enormi sprechi di cibo che vengono perpetrati costantemente a casa e negli esercizi commerciali. Mentre sono sempre tante le modalità [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-32509" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2016/10/images_TGTG-Co-Founders-Jamie-Crummie-and-Chris-Wilson.jpg" alt="" width="2048" height="1365" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2016/10/images_TGTG-Co-Founders-Jamie-Crummie-and-Chris-Wilson.jpg 2048w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2016/10/images_TGTG-Co-Founders-Jamie-Crummie-and-Chris-Wilson-300x200.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2016/10/images_TGTG-Co-Founders-Jamie-Crummie-and-Chris-Wilson-1024x683.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2016/10/images_TGTG-Co-Founders-Jamie-Crummie-and-Chris-Wilson-768x512.jpg 768w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2016/10/images_TGTG-Co-Founders-Jamie-Crummie-and-Chris-Wilson-1536x1024.jpg 1536w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2016/10/images_TGTG-Co-Founders-Jamie-Crummie-and-Chris-Wilson-1200x800.jpg 1200w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2016/10/images_TGTG-Co-Founders-Jamie-Crummie-and-Chris-Wilson-1980x1320.jpg 1980w" sizes="(max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<p>Comprare dai ristoranti il cibo non servito che sarebbe buttato a fine giornata? Ora si può, grazie ad un&#8217;applicazione per smartphone e PC</p>
<p>  <span id="more-32510"></span>  </p>
<p>Quella sui rifiuti alimentari è una discussione sempre molto importante, visti gli enormi sprechi di cibo che vengono perpetrati costantemente a casa e negli esercizi commerciali. Mentre sono sempre tante le modalità che vengono consigliate per ridurre gli sprechi nel privato, è molto più difficile che ci siano tentativi di soluzione per i ristoranti o i servizi pubblici. O almeno fino ad ora.</p>
<p>Da qualche tempo si sta diffondendo un&#8217;applicazione che prende di mira questo tipo di rifiuti, consentendo agli utenti di acquistare gli «avanzi» da ristoranti, caffè e panetterie scontati nel prezzo. Si parla ovviamente non degli avanzi dei piatti degli altri clienti, ma del cibo intonso, quello che non è stato servito. <br />Questa applicazione prima è sbarcata a Parigi Berlino, ora è arrivata anche a Londra.</p>
<p>Si chiama «Too Good To Go» (<a href="http://toogoodtogo.co.uk/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">TGTG</a>) ed è stata ideata e creata in Danimarca l&#8217;anno scorso: un&#8217;app che permette ai ristoranti e alle altre strutture di servizio ristoro di elencare le loro scorte di cibo invenduto, in modo che gli utenti – sia quelli in possesso di <a href="https://itunes.apple.com/gb/app/too-good-to-go/id1060683933?mt=8" target="_blank" rel="noopener noreferrer">iOS</a>&nbsp;che <a href="https://play.google.com/store/apps/details?id=com.app.tgtg&amp;hl=en_GB" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Android</a> – possano acquistarlo direttamente dai loro dispositivi a un costo a partire dalla metà del prezzo originale.</p>
<p>TGTG, oltre che contribuire al taglio dei rifiuti, permette ai ristoranti un&#8217;entrata in più, grazie alla vendita di risorse che altrimenti rimarrebbero sul groppone delle cucine e che sarebbero gettate a fine giornata. Inoltre, fornisce ai ristoranti contenitori riciclabili dove mettere il cibo in esubero che verrà venduto attraverso l&#8217;applicazione.<br />La società ha anche una versione web dell&#8217;app, per chi desidera acquistare dal PC e dà la possibilità di fare donazioni per chi vuole regalare pasti a più bisognosi. A quanto raccontato sul sito, da ottobre 2015 già 100.000 pasti sono stati «salvati» dallo spreco.</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/6Bi7eGIrEF0" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Lo spreco di cibo vale 16 miliardi all’anno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Oct 2016 09:57:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[cibo]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[spreco]]></category>
		<category><![CDATA[spreco alimentare]]></category>
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					<description><![CDATA[Ogni anno nel nostro paese buttiamo l’equivalente di 16miliardi di cibo. È il dato che si ottiene sommando il cibo che si perde nella filiera alimentare insieme a quello che si butta in casa Il 16 ottobre si celebra il World Food Day e in occasione di questa data arrivano i dati aggiornati dell’Osservatorio Waste [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-32499" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2016/10/images_spreco_alimentare.jpg" alt="" width="740" height="416" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2016/10/images_spreco_alimentare.jpg 740w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2016/10/images_spreco_alimentare-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 740px) 100vw, 740px" /></p>
<p>Ogni anno nel nostro paese buttiamo l’equivalente di 16miliardi di cibo. È il dato che si ottiene sommando il cibo che si perde nella filiera alimentare insieme a quello che si butta in casa</p>
<p>  <span id="more-32500"></span>  </p>
<p>Il 16 ottobre si celebra il World Food Day e in occasione di questa data arrivano i dati aggiornati dell’Osservatorio Waste Watcher di Last Minute Market/Swg e del progetto Reduce (Università di Bologna/ministero dell’Ambiente) che per la campagna Spreco Zero 2016 hanno riunito i monitoraggi sulle perdite e spreco del cibo nella filiera (agricoltura, industria, distribuzione) sommandoli allo spreco alimentare domestico.</p>
<p>Lo spreco nelle nostre case ammonta a 8 miliardi di euro ogni anno; significa 30 euro al mese per famiglia.<br />A questa cifra vanno sommate:</p>
<ul>
<li>la perdita in campo (circa 1 miliardo e 25 milioni)</li>
<li>gli sprechi nell’industria (circa 1 miliardo e 160 milioni)</li>
<li>sprechi nella distribuzione (circa 1 miliardo e 430 milioni)</li>
</ul>
<p>Il conto fa 15 miliardi e 615 milioni di spreco alimentare annuo in Italia (elaborazione Distal Università di Bologna e Last Minute Market su dati Borsa Merci Bologna).</p>
<p>&#8220;I risultati di queste ultime stagioni spese per la sensibilizzazione di cittadini e amministratori sul tema dello spreco alimentare si sono tradotti nella nuova normativa antispreco ma anche in una maggiore consapevolezza dei consumatori. Un’attenzione che vogliamo innanzitutto tramandare ai nostri figli: insegnare a non sprecare è un atteggiamento educativo passato in un anno dal 62% al 78% degli italiani&#8221;, spiega all’Adnkronos il fondatore di Last Minute Market Andrea Segré, presidente del Comitato tecnico-scientifico Programma nazionale di Prevenzione rifiuti/sprechi.</p>
<p>&#8220;Ma le criticità sono ancora tante e resistenti &#8211; continua &#8211; cresce la percezione che lo spreco domestico è un serbatoio enorme di spreco (dal 15% del 2015 al 24% del 2016) ma solo 1 italiano su 4 riconosce nello spreco domestico la vera voragine degli sprechi in Italia, laddove le &#8216;colpe&#8217; sono date frettolosamente alla distribuzione, alla ristorazione o alla filiera&#8221;.</p>
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