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	<title>Ronchi &#8211; Ecoseven</title>
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	<description>Notizie sulla mobilità ecosostenibile</description>
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		<title>Smog: Italia maglia nera d’Europa. Ecco le zone più inquinate</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Oct 2017 09:35:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
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					<description><![CDATA[Il triste elenco delle città-killer In Italia tira una brutta aria. Non è una metafora: abbiamo l’aria più inquinata fra i grandi paesi europei e da noi si conta in maggior numero di vittime causate dall’inquinamento atmosferico. Sono i dati inquietanti diffusi dal rapporto “La sfida della qualità dell&#8217;aria nelle città italiane” presentato venerdì al [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" size-full wp-image-34615" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2017/10/images_Milano.jpg" alt="" width="1280" height="864" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/10/images_Milano.jpg 1280w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/10/images_Milano-300x203.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/10/images_Milano-1024x691.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/10/images_Milano-768x518.jpg 768w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/10/images_Milano-1200x810.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Il triste elenco delle città-killer</p>
<p>  <span id="more-34616"></span>  </p>
<p>In Italia tira una brutta aria. Non è una metafora: abbiamo l’aria più inquinata fra i grandi paesi europei e da noi si conta in maggior numero di vittime causate dall’inquinamento atmosferico.</p>
<p>Sono i dati inquietanti diffusi dal rapporto “La sfida della qualità dell&#8217;aria nelle città italiane” presentato venerdì al Senato a Roma dalla Fondazione sviluppo sostenibile, &#8216;think tank&#8217; presieduto dall&#8217;ex ministro Edo Ronchi.</p>
<p>Come si legge nel rapporto, l’Italia ha circa 91.000 morti premature all&#8217;anno per inquinamento atmosferico, contro le 86.000 della Germania, 54.000 della Francia, 50.000 del Regno Unito, 30.000 della Spagna. Il nostro paese ha una media di 1.500 morti premature all&#8217;anno per inquinamento per milione di abitanti, contro una media europea di 1.000. La Germania è a 1.100, Francia e Regno Unito a circa 800, la Spagna a 600.</p>
<p>Dei 91.000 morti in Italia, 66.630 sono per le polveri sottili PM2,5, 21.040 per il disossido di azoto (NO2), 3.380 per l&#8217;ozono (O3).</p>
<p>Per le polveri sottili PM2,5 si contano nel nostro paese 1.116 morti premature all&#8217;anno per milione di abitanti, contro una media europea di 860.</p>
<p>Le zone killer sono, in ordine di pericolosità: <a href="https://www.ecoseven.net//?p=22367" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Milano e hinterland</a>, poi Napoli, Taranto, l&#8217;area industriale di Priolo in Sicilia, le zone industriali di Mantova, Modena, Ferrara, Venezia, Padova, Treviso, Monfalcone, Trieste e Roma.</p>
<p>La zona più inquinata in assoluta dalle PM2,5 è la Pianura Padana, soprattutto intorno a Milano e fra Venezia e Padova. Poi Napoli, Taranto, la Sicilia sudorientale, Frosinone, Benevento, Roma e la valle dell&#8217;Arno.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Vent’anni di raccolta differenziata in Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2017 11:43:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rifiuti e riciclo]]></category>
		<category><![CDATA[discariche]]></category>
		<category><![CDATA[Green Economy]]></category>
		<category><![CDATA[riciclo]]></category>
		<category><![CDATA[rifiuti]]></category>
		<category><![CDATA[Ronchi]]></category>
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					<description><![CDATA[Il livello della differenziata ora e nel 1997: vediamo come è cambiato Sono passati ormai vent’anni dal “Decreto Ronchi” che ha cambiato radicalmente i modelli di gestione dei rifiuti e ha attuato una riforma recependo e coordinando, tre direttive europee sui rifiuti, sui rifiuti pericolosi e sugli imballaggi. Da allora la raccolta differenziata è cresciuta, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-33300" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2017/02/images_Differenziata.jpg" alt="" width="800" height="570" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/02/images_Differenziata.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/02/images_Differenziata-300x214.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/02/images_Differenziata-768x547.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Il livello della differenziata ora e nel 1997: vediamo come è cambiato</p>
<p>  <span id="more-33301"></span>  </p>
<p>Sono passati ormai vent’anni dal “Decreto Ronchi” che ha cambiato radicalmente i modelli di gestione dei rifiuti e ha attuato una riforma recependo e coordinando, tre direttive europee sui rifiuti, sui rifiuti pericolosi e sugli imballaggi.</p>
<p>Da allora la raccolta differenziata è cresciuta, il conferimento in discarica è diminuito e la green economy ha fatto dei passi avanti.</p>
<p>Secondo i dati diffusi dall’Ispra, nel 1997 veniva smaltito in discarica l’80% dei rifiuti urbani (21,3 Mton) con una raccolta differenziata che era al di sotto del 9%; nel 2015, nonostante i rifiuti urbani prodotti siano aumentati di quasi 3 Mton, quelli smaltiti in discarica sono scesi al 26% (7,8 Mton), la raccolta differenziata è arrivata al 47,6% e il riciclo/recupero di materia dei rifiuti speciali è aumentato da 13 Mton a 83,4 Mton</p>
<p>Per fare un bilancio di questi 20 anni di raccolta differenziata la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile ha realizzato una pubblicazione “La riforma dei rifiuti a 20 anni dal D.Lgs 22/97 e alla vigilia del nuove Direttive rifiuti-circular economy”.</p>
<p>“Con quella riforma scegliemmo di anticipare gli indirizzi europei sulla gerarchia nella gestione dei rifiuti, assegnando una netta priorità al riciclo rispetto al largamente prevalente smaltimento in discarica e anche rispetto alle proposte che assegnavano priorità all’incenerimento di massa. Quella riforma ha consentito di far decollare l’industria verde del riciclo dei rifiuti”, ricorda Edo Ronchi.</p>
<p>Prosegue l’ex ministro: ”quel sistema potrebbe consentire di raggiungere anche i nuovi e più impegnativi target europei di riciclo a condizione che venga applicata in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale recuperando i ritardi che ancora persistono in alcune grandi città (come Roma e Napoli) e in 5 regioni del Sud: Basilicata (31% RD), Puglia (30%), Molise e Calabria (25%), Sicilia (13%)&#8221;.</p>
<p>Il recupero di questi ritardi, sottolinea Ronchi, &#8220;sarà essenziale per raggiungere i nuovi obiettivi europei: il 60% di riciclo dei rifiuti urbani per il 2025 e 65% entro il 2030. Molto importante sarà anche aggiornare i decreti sul recupero dei rifiuti speciali per avere una più estesa ed efficiente diffusione del riciclo con il regime di end of waste”.</p>
<p>Il riciclo dei rifiuti ha fatto crescere in questi anni il settore della green economy: si contano 6.000 imprese (in aumento del 10% rispetto al 2008) con circa 155 mila addetti e un fatturato di circa 50 miliardi di euro. E se si considerano anche le imprese che gestiscono rifiuti come loro attività secondaria o che utilizzano il recupero di rifiuti nel proprio ciclo produttivo, contiamo altre 3.150 realtà produttive e ulteriori 183 mila addetti. l numero complessivo di aziende coinvolte in questo settore sale a oltre 9 mila per complessivi 328 mila addetti.</p>
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		<title>460.00 nuovi posti di lavoro dalla Green Economy</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/economia-ambientale/460-00-nuovi-posti-di-lavoro-dalla-green-economy/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Nov 2014 16:16:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[Consiglio nazionale della green economy]]></category>
		<category><![CDATA[Ecomondo]]></category>
		<category><![CDATA[Edo Ronchi]]></category>
		<category><![CDATA[Poletti]]></category>
		<category><![CDATA[Rimini]]></category>
		<category><![CDATA[Ronchi]]></category>
		<category><![CDATA[Stati generali della green economy]]></category>
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					<description><![CDATA[Gli Stati generali della green economy lanciano la sfida all&#8217;economia italiana: l&#8217;occupazione crescerà investendo nel settore La crescita dell&#8217;occupazione sarà sempre più verde. Più di 460.000 nuovi posti di lavoro arriveranno da un programma di rafforzamento dell&#8217;efficienza energetica; 30.000 da una gestione più efficiente della raccolta differenziata; 190.000 nel solo 2013 per la realizzazione e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-21908" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2014/11/images_igallery_resized_ambientetest_poletti-13180-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p><span style="line-height: 1.3em;">Gli Stati generali della green economy lanciano la sfida all&#8217;economia italiana: l&#8217;occupazione crescerà investendo nel settore</span></p>
<p>  <span id="more-21909"></span>  </p>
<p><span style="line-height: 1.3em;">La crescita dell&#8217;occupazione sarà sempre più verde. Più di 460.000 nuovi posti di lavoro arriveranno da un programma di rafforzamento dell&#8217;efficienza energetica; 30.000 da una gestione più efficiente della raccolta differenziata; 190.000 nel solo 2013 per la realizzazione e gestione di impianti di fonti rinnovabili; migliaia nelle 49.709 aziende bio italiane e in un’attività che deve prendere ancora i via, il decommissioning delle centrali nucleari.</span></p>
<p>Questo il piano lanciato oggi durante gli Stati generali della green economy, un evento promosso da 67 organizzazioni di <span style="line-height: 1.3em;">imprese rappresentative dell settore, in collaborazione con il </span><span style="line-height: 1.3em;">Ministero dell’Ambiente e con il Ministero dello Sviluppo </span><span style="line-height: 1.3em;">Economico.</span></p>
<p>Per attuare questo obiettivo, secondo gli organizzatori sono necessarie cinque azioni:</p>
<ul>
<li><span style="line-height: 1.3em;">la revisione e la riallocazione in chiave di green economy e di ecoinnovazione degli incentivi all&#8217;industria;</span></li>
<li><span style="line-height: 1.3em;">un rafforzamento green delle principali filiere produttive (agroalimentare, energia, turismo chimica, tessile ecc);</span></li>
<li><span style="line-height: 1.3em;">un programma di risanamento e riqualificazione ambientale degli impianti e delle produzioni ad alto impatto;</span></li>
<li><span style="line-height: 1.3em;">il lancio di speciali iniziative nazionali di valorizzazione green del tessuto produttivo attraverso la produzione del “Made Green in Italy”;</span></li>
<li><span style="line-height: 1.3em;">il sostegno alle start up di imprese giovanile della green economy.</span></li>
</ul>
<p>Una proposta ambiziosa quella messa sul tavolo degli Stati generali. Il Presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, Edo Ronchi, già ministro dell&#8217;ambiente, raggiunto da noi al telefono, si dichiara soddisfatto dei lavori, ma non si sbilancia: &#8216;Le proposte emerse sono molte e ci riuniamo periodicamente con i ministeri, c&#8217;è un percorso per discuterle, poi dipende da loro, quindi vedremo. A breve si riunirà il consiglio nazionale nazionale della Green Economy; l&#8217;iter è in corso&#8221;. </p>
<p>Se il futuro deve essere sempre più verde, di che colore è il presente? Quali sono gli ostacoli e quali le misure necessarie per migliorare? Più di 350 esperti si sono messi al lavoro durante gli Stati generali su dieci settori chiave per elaborare proposte che renderanno la nostra economia sempre più verde e competitiva. </p>
<p><span style="line-height: 1.3em;">Siamo vicini al raggiungimento degli obiettivi europei per il 2020 </span><span style="line-height: 1.3em;">di riduzione delle emissioni di gas serra, ma ciò anche &#8216;grazie&#8217; </span><span style="line-height: 1.3em;">alla crisi economica. Bisogna promuovere la crescita delle fonti </span><span style="line-height: 1.3em;">rinnovabili, che oggi coprono solo il 13% del consumo di energia; </span><span style="line-height: 1.3em;">rafforzare le misure di efficienza energetica, attraverso la </span><span style="line-height: 1.3em;">riqualificazione dell’1%/annuo degli edifici residenziali e </span><span style="line-height: 1.3em;">sviluppare una politica integrrata rispetto alla mobilità </span><span style="line-height: 1.3em;">sostenibile.  </span><span style="line-height: 1.3em;">Secondo il Consiglio nazionale della Green economy, promotore </span><span style="line-height: 1.3em;">dell&#8217;evento, con una raccolta differenziata al 70% si potrebbero </span><span style="line-height: 1.3em;"><a href="https://www.ecoseven.net//?p=21886" target="_blank" rel="noopener noreferrer">creare ben 30.000 posti di lavoro</a>, ma l&#8217;ltalia è ancora distante </span><span style="line-height: 1.3em;">dalla &#8216;circular economy&#8217;, amica sia dell&#8217;ambiente che del </span><span style="line-height: 1.3em;">portafogli. Basti pensare che in Veneto, dove la raccolta </span><span style="line-height: 1.3em;">differenziata è di circa il 63%, il costo di smaltimento del </span><span style="line-height: 1.3em;">rifiuto differenziato è di 14,71 euro al kg, mentre in Sicilia, </span><span style="line-height: 1.3em;">dove la differenziata è poco più del 15%, è di 38,08 euro al kg. </span></p>
<p><span style="line-height: 1.3em;">A Rimini si è parlato anche di filiera corta nell&#8217;agricoltura. Gli </span><span style="line-height: 1.3em;">urban farmer stanno sperimentando una costante crescita: tra il </span><span style="line-height: 1.3em;">2012 e il 2013 sono aumentati del 9% passando da 4,5 a 4,9 milioni. </span><span style="line-height: 1.3em;">Hanno permesso un risparmio del 10% sulla spesa agroalimentare e </span><span style="line-height: 1.3em;">hanno garantito la tracciabilità dei prodotti.</span></p>
<p>Dagli Stati generali della green economy giungerà anche la richiesta alle istituzioni di un Piano Nazionale per la tutela e il razionale utilizzo delle acque. Si chiede &#8216;una netta distinzione tra le funzioni di pianificazione, programmazione e controllo e le funzioni operative, un ruolo più esplicito del Ministero dell’Ambiente e il rafforzamento del coordinamento inter-istituzionale&#8217;.</p>
<p>L&#8217;economia del futuro avrà bisogno anche di certificazioni: in <span style="line-height: 1.3em;">questo settore l&#8217;Italia può vantare 16.519 ISO14001 (più che </span><span style="line-height: 1.3em;">quadruplicate negli ultimi dieci anni), 1591 certificazioni EMAS </span><span style="line-height: 1.3em;">(cresciute di otto volte in due lustri, siamo i terzi in Europa) e </span><span style="line-height: 1.3em;">20.000 prodotti con marchio Ecolabel. </span></p>
<p>&#8216;Le imprese della green economy &#8211; ha detto il Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti &#8211; sono imprese nuove che creano nuovi posti di lavoro. Dobbiamo aiutare queste realtà con regole semplici, certe, che durino nel tempo&#8217;.</p>
<p>&#8216;In Italia &#8211; conclude Edo Ronchi &#8211; le imprese della green economy, sia core green, cioè quelle che producono beni e servizi ambientali, sia go green, che adottano cioè modelli di business ambientale, hanno un peso rilevante spesso sottovalutato. Il loro sviluppo può trainare la ripresa economica&#8217;. </p>
<p>a.po</p>
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		<title>Ilva: per la riqualificazione, 3 miliardi in 2 anni e mezzo</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/news-ambiente/ilva-per-la-riqualificazione-3-miliardi-in-2-anni-e-mezzo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Feb 2014 15:40:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Ilva]]></category>
		<category><![CDATA[riqualificazione Ilva]]></category>
		<category><![CDATA[Ronchi]]></category>
		<category><![CDATA[Taranto]]></category>
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					<description><![CDATA[Per la riqualificazione dell’Ilva, secondo Edo Ronchi, serviranno 3 miliardi in 2 anni e mezzo   Per riqualificare l’Ilva, e quindi Taranto, ci vorranno circa ‘3 miliardi in 2 anni e mezzo’. A dirlo, a margine della presentazione di un rapporto della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, è Edo Ronchi, subocommissario dell&#8217;Ilva. I 3 miliardi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-15712" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2014/02/images_igallery_resized_ambientetest_download__3_-10041-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p class="MsoNormal">Per la riqualificazione dell’Ilva, secondo Edo Ronchi, serviranno 3 miliardi in 2 anni e mezzo</p>
<p>  <span id="more-15713"></span>  </p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p class="MsoNormal">Per riqualificare l’<strong>Ilva</strong>, e quindi <strong>Taranto</strong>, ci vorranno circa ‘3 miliardi in 2 anni e mezzo’. A dirlo, a margine della presentazione di un rapporto della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, è <strong>Edo Ronchi</strong>, subocommissario dell&#8217;Ilva. I 3 miliardi includono l&#8217;Autorizzazione integrata ambientale (Aia), l&#8217;innovazione tecnologica e la manutenzione.</p>
<p> </p>
<p class="MsoNormal">Secondo <strong>Ronchi</strong> per la riqualificazione dell’<a href="https://www.ecoseven.net//?p=15255"><strong>Ilva</strong></a> sono anche ‘utili’ i decreti che prevedono lo sblocco dei <br /> cantieri ed accelerano alcune procedure per portare avanti l&#8217;adeguamento. Inoltre, a proposito dell&#8217;ultimo provvedimento, afferma che ‘le risorse sono un punto cruciale’. Un quadro completo dello stato dell&#8217;arte sull&#8217;Ilva e&#8217; previsto a fine febbraio, il 24 a Roma, ad un incontro a cui parteciperà anche il commissario Enrico Bondi.</p>
<p class="MsoNormal">gc</p>
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