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	<title>rigassificatore &#8211; Ecoseven &#8211; Saper Vivere</title>
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	<description>Economia del Benessere e della Salute</description>
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		<title>Energia, British gas si arrende: niente rigassificatore a Brindisi. Vince l&#8217;Italia del NO</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Mar 2012 09:53:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gas]]></category>
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					<description><![CDATA[British Gas getta la spugna, dopo 11 anni di lotta, e ritorna in patria. Niente rigassificatore per Brindisi: si rinuncia ad energia e a 1000 posti di lavoro. L&#8217;Italia che dice NO conta sempre di piu&#8217; Può un Paese in piena crisi (anche di gas), come l’Italia, rinunciare a più di mille posti di lavoro? [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" size-full wp-image-5393" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2012/03/images_igallery_resized_energia_immaginiNews_tcsvTubi-4060-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>British Gas getta la spugna, dopo 11 anni di lotta, e ritorna in patria. Niente rigassificatore per Brindisi: si rinuncia ad energia e a 1000 posti di lavoro. L&#8217;Italia che dice NO conta sempre di piu&#8217;</p>
<p>  <span id="more-5394"></span>  </p>
<p class="MsoNormal">Può un Paese in piena crisi (anche di gas), come l’Italia, rinunciare a più di mille posti di lavoro? Senza dubbio, se si tratta di un’opera contestata come il rigassificatore di Brindisi. Undici anni (tanto è passato da quando il progetto è stato autorizzato) di opposizioni, contestazioni ed estenuanti attese per <strong>British gas</strong>, la società britannica (leader mondiale nel settore del gnl) che ha speso sino ad oggi 250 milioni di euro per avviare l’opera e che da qualche giorno ha deciso di gettare la spugna.</p>
<p class="MsoNormal">Il fallimento di un progetto da 8 miliardi di metri cubi e da 800 milioni di investimento in una città del Sud fa riflettere e rischia di lasciare il segno: «Il Paese dovrebbe interrogarsi perché si ha la netta percezione che investire in Italia sia rischioso. I veti locali e l&#8217;immobilismo decisionale ostacolano progetti strategici e sono il primo nemico per lo sviluppo», commenta amaramente all’indomani della chiusura delle attività brindisine Luca Manzella, amministratore delegato di British gas Italia.</p>
<p class="MsoNormal">Le contestazioni ambientali, contro le opere di pubblica utilità, e gli insediamenti industriali in costruzione, o ancora in progetto, sono per il Belpaese una piaga mai sanata, anzi più che mai aperta, come dimostrano i nuovi dati dell’<strong>Osservatorio Nimby Forum</strong>:la VII edizione, fresca di presentazione, rileva un ulteriore aumento (+3,4% sul 2010) dei progetti contestati, che raggiungono quota 331. L’Osservatorio evidenzia un ulteriore incremento delle proteste contro il comparto più contestato che è quello elettrico, che si attesta al 62,5% (contro il 58% del 2010); seguono, tra i più colpiti dalla sindrome <strong>Nimby</strong>, il comparto dei rifiuti (31,4%) e quello delle infrastrutture (4,8%).</p>
<p class="MsoNormal">In quest’ultimo&nbsp;rientrano, come è noto,&nbsp;le proteste eclatanti dei <a href="https://www.ecoseven.net//?p=5326" target="_blank" rel="noopener noreferrer">No Tav della Val di Susa</a> e contro la Pedemontana Veneta. Anche le rinnovabili, alternativa “pulita” all’innominabile nucleare ma bollate come “ecomostri” sin dalla loro prima apparizione, continuano ad essere oggetto di una massiccia opposizione: sul totale degli impianti censiti nel 2011, 156 afferiscono&nbsp;a questo comparto (47,1%).</p>
<p class="MsoNormal">In sostanza anche questa edizione dell&#8217;Osservatorio Nimby conferma l’immagine di un Paese bloccato tra l’urgenza di dotarsi di infrastrutture e grandi opere, che riescano ad innescare un circolo virtuoso di innovazione e crescita che aiuti anche a combattere la crisi,&nbsp;e la desolante prospettiva di doversi confrontare con iter autorizzativi farraginosi, con la carenza di strumenti di partecipazione popolare giudicati idonei dalle comunità locali&nbsp;e con l’azione&nbsp;spesso strumentale e piegata alle logiche del consenso&nbsp;della politica.</p>
<p class="MsoNormal">Non è possibile pretendere che un treno arrivi puntuale o che l&#8217;energia elettrica abbia prezzi più bassi e poi indurre all&#8217;aborto, in fase più o meno avanzata, ogni iniziativa tesa a migliore l&#8217;efficienza e la modernizzazione dei servizi del nostro territorio. Non si può lamentare costantemente l&#8217;arretratezza rispetto al resto d&#8217;Europa senza volere ammettere che a fare la differenza, nella maggior parte dei casi, ci sono allo stesso tempo centrali nucleari, energie alternative, rigassificatori e inceneritori, alta velocità.&nbsp;In una parola, modernità.&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal">È proprio all&#8217;esempio introdotto nel 1995 dai nostri cugini d&#8217;Oltralpe che il governo, su suggerimento del Ministro Corrado Passera, ha fatto sapere di voler guardare per modellare le nuove procedure preliminari alla realizzazione di grandi opere, impianti, ecc… Ma anche qui, stiamo attenti. In Francia si discute intensamente per sei mesi (non undici anni!), durante i quali vengono coinvolti tutti ma proprio tutti coloro i quali hanno qualcosa da dire, eccepire, osservare e consigliare. Dopodiché, però, si decide e le cose si fanno.</p>
<p>(Ylenia Berardi)</p>
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		<title>Rigassificatori, via libera a Gioia Tauro. Cosa e&#8217; un rigassificatore? SCHEDA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 10:57:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gas]]></category>
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		<category><![CDATA[rigassificatore]]></category>
		<category><![CDATA[rigassificatore Gioia Tauro]]></category>
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					<description><![CDATA[Via libera al rigassificatore di Gioia Tauro, che quando entrerà in funzione sarà il più grande d&#8217;Italia. Ma che cos’è un rigassificatore? E a cosa serve? La SCHEDA di Ecoseven.net Si è chiusa la procedura per l’attivazione e l’avviamento del rigassificatore di Gioia Tauro, il più grande d&#8217;Italia quando sarà entrato in funzione. Lo ha [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-5024" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2012/02/images_igallery_resized_ambientetest_07b87761ffaff7ee9d203ec0b9e480a1-3815-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>Via libera al rigassificatore di Gioia Tauro, che quando entrerà in funzione sarà il più grande d&#8217;Italia. Ma che cos’è un rigassificatore? E a cosa serve? La SCHEDA di Ecoseven.net</p>
<p>  <span id="more-5025"></span>  </p>
<p class="MsoNormal">Si è chiusa la procedura per l’attivazione e l’avviamento del <strong>rigassificatore</strong> di Gioia Tauro, il più grande d&#8217;Italia quando sarà entrato in funzione. Lo ha annunciato il ministro dell&#8217;Ambiente, Corrado Clini, che ha firmato il decreto che dà il via libera all’apertura dei cantieri del <strong>rigassificatore</strong>. Una buona notizia in un momento in cui c’è crisi di gas, e a rischiare sono le aziende e le famiglie che rischiano di rimanere al freddo.</p>
<p class="MsoNormal">Cosa significa per l’Italia l’apertura di un nuovo <strong>rigassificatore</strong>? Più metano. E meno preoccupazioni quando viene a mancare l’approvvigionamento dalle fonti estere che siano russe, algerine, libiche o nordeuropee. Il progetto era stato avviato nel 2005 e nel 2008 aveva superato la Valutazione di impatto ambientale.</p>
<p class="MsoNormal">Il progetto del <strong>rigassificatore</strong> di Gioia Tauro è gestito dalla societa&#8217; Lng Medgas Terminal, controllata da Sorgenia e Iren. L’attivazione del <strong>rigassificatore</strong> assicurerà una copertura pari a oltre il 10% della domanda nazionale di gas attesa, avrà una capacità massima di 12 miliardi di metri cubi e sarà in grado di accogliere navi metaniere sino 265 mila metri cubi.</p>
<p class="MsoNormal">Ma cos’è un <strong>rigassificatore</strong>? E’ un impianto industriale che trasforma il metano dallo stato liquido allo stato gassoso, per poi immetterlo nella rete di distribuzione, ovvero nei metanodotti. Il <strong>gas</strong> per essere meglio trasportato viene trasformato in stato liquido nei Paesi produttori, mediante un processo di raffreddamento che tiene il metano ad una temperatura di meno 160 gradi, riducendone il volume di circa 600 volte.</p>
<p class="MsoNormal">Il <strong>gas liquido</strong> così ottenuto viene caricato su speciali navi cisterna, dette gasiere, che trasportano la materia dal paese produttore fino all’impianto meta finale.</p>
<p class="MsoNormal">(GC)&nbsp;</p>
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