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	<title>ridurre &#8211; Ecoseven &#8211; Saper Vivere</title>
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	<description>Economia del Benessere e della Salute</description>
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		<title>Ridurre i rifiuti con Thor/2 I vantaggi di questa tecnologia</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Apr 2013 05:23:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Trattare i rifiuti con il sistema Thor. Ecco quali sono i vantaggi teorici derivanti dall&#8217;uso di questa tecnologia Per ridurre i rifiuti urbani, la tecnologia Thor si presenta come un sistema più ecologico, economico e flessibile, rispetto agli attuali impianti di smaltimento in discarica e di incenerimento. Come introdotto in precedenza, si tratta, infatti, di [&#8230;]]]></description>
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<p>Trattare i rifiuti con il sistema Thor. Ecco quali sono i vantaggi teorici derivanti dall&#8217;uso di questa tecnologia</p>
<p>  <span id="more-11673"></span>  </p>
<p>Per <strong>ridurre</strong> i <strong>rifiuti urbani</strong>, la tecnologia Thor si presenta come un sistema più ecologico, economico e flessibile, rispetto agli attuali impianti di smaltimento in discarica e di incenerimento. Come introdotto in precedenza, si tratta, infatti, di un impianto basato sul trattamento meccanico ‘a freddo’ dei rifiuti (senza il rilascio di inquinanti in atmosfera) che punta ad ottenere un <strong>combustibile</strong> polverizzato in particelle finissime, secondo uno schema inventato e collaudato, più di 10 anni fa, dal CNR e dalla società ASSING SpA di Roma. Cerchiamo quindi di fare chiarezza sui possibili vantaggi &#8216;teorici&#8217; derivanti dall’uso di questa tecnologia.</p>
<p>Per <a href="https://www.ecoseven.net//?p=11626"><strong>ridurre</strong> i <strong>rifiuti</strong>, il sistema Thor</a>, presenta innanzitutto il vantaggio di lavorare ‘on-demand’, ossia la possibilità di accendere o spegnere l’impianto a seconda delle necessità (con conseguenti risparmi energetici ed economici). Ovviamente, questo è possibile perché l’impianto, a differenza di un inceneritore, si basa, appunto, su un processo di trattamento della spazzatura ‘a freddo’ (ossia senza generazione di calore). Un altro vantaggio di Thor, riguarda, tra l’altro, la sua flessibilità: l’impianto infatti, è stato concepito dai suoi progettisti, come una struttura mobile (che può essere montata anche sui camion o sulle navi), da dislocare facilmente per contrastare situazioni di emergenza in cui è richiesto un intervento immediato e tempestivo per risolvere il problema dei <a href="https://www.ecoseven.net//?p=11473"><strong>rifiuti</strong></a>. </p>
<p>L’emergenza <strong>rifiuti</strong> in Campania ad esempio, secondo alcune dichiarazioni rilasciate dai responsabili di progetto del Cnr, sarebbe stata completamente risolta con ‘37 THOR ed una spesa di circa 74 milioni di euro’. Mentre con ‘100 macinatori, sarebbero potuti sparire, in un solo anno, 7 milioni di tonnellate di spazzatura accumulata nel tempo’. Simili dichiarazioni, partono dalla considerazione che un impianto Thor, in grado di trattare fino a 4 tonnellate di <strong>rifiuti urbani</strong> ogni ora, (con potenza elettrica installata di 200 kW e superficie di installazione di circa 300 mq), ha un costo medio di 2 mln euro, rispetto ai quasi 600 milioni di euro di un termovalorizzatore. Senza aggiungere, ovviamente, le spese legate allo smaltimento delle scorie e ceneri prodotte dagli inceneritori, o della gestione degli odori e dei gas delle discariche, (entrambi problemi inesistenti nel Thor).</p>
<p><strong>Ridurre</strong> i<strong> rifiuti</strong> con un impianto Thor, presenta inoltre, secondo i ricercatori, dei vantaggi indiscutibili sia dal punto di vista della quantità che della qualità della spazzatura trattata. Nel primo caso, ad esempio, è stato calcolato che, su un’area urbana di 5000 abitanti che produce circa 50 tonnellate di <strong>rifiuti</strong> solidi al giorno, sarebbe possibile ricavare, attraverso un Thor da 4 tonnellate/ora, una media giornaliera di 30 tonnellate di combustibile, 3 tonnellate di vetro, 2 tonnellate tra metalli ferrosi e non ferrosi ed 1 tonnellata di inerti.</p>
<p>Dal punto di vista della qualità invece, i <strong>rifiuti solidi</strong> polverizzati producono <a href="https://www.ecoseven.net//?p=10594"><strong>combustibile</strong></a> di alta qualità. Si tratta, ovviamente, di un ‘prodotto finale’ sterilizzato, primo di elementi nocivi per l’ambiente od emissioni inquinanti per l’atmosfera. Durante il processo di polverizzazione dei <strong>rifiuti</strong> infatti, il mulino di macinazione dell’impianto, oltre a non produrre alcun odore da fermentazione, genera un pressione tale (dalle 8000 alle 15000 atmosfere) da distruggere completamente qualunque microparticella volatile, diossina o elemento inquinante di vario genere.</p>
<p><strong>Ridurre</strong> i <strong>rifiuti</strong> con la tecnologia Thor, infine, è un processo particolarmente indicato per quelle isole o comunità abitative (fino a 40.000 abitanti), dove scarseggia l’acqua potabile. Si tratta di zone, infatti, dove l’<a href="https://www.ecoseven.net//?p=6"><strong>energia</strong></a> prodotta dal ‘polverizzatore di rifiuti’, potrebbe essere utile per alimentare i grandi consumi termici richiesti da eventuali impianti di dissalazione. In questo modo, nello stesso tempo, si produrrebbe acqua potabile e si risolverebbe il problema dello smaltimento dei <strong>rifiuti</strong> solidi <strong>urbani</strong>.</p>
<p>(Matteo Ludovisi)</p>
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		<title>Ridurre i rifiuti con Thor/3 Le applicazioni della tecnologia in Italia</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Apr 2013 05:10:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Per ridurre i rifiuti, l&#8217;impianto Thor si propone come soluzione alternativa agli inceneritori. Vediamo quali sono state, in questi anni, le principali applicazioni di questa tecnologia in Italia Per ridurre i rifiuti urbani, la tecnologia Thor si propone come soluzione alternativa rispetto agli attuali impianti di smaltimento in discarica e di incenerimento. Si tratta, come [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-11649" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2013/04/images_igallery_resized_ambiente_Thor___rifiuti_2-7804-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="161" /></p>
<p>Per ridurre i rifiuti, l&#8217;impianto Thor si propone come soluzione alternativa agli inceneritori. Vediamo quali sono state, in questi anni, le principali applicazioni di questa tecnologia in Italia</p>
<p>  <span id="more-11650"></span>  </p>
<p>Per <a href="ambiente/rifiuti/ridurre-i-rifiuti-i-vantaggi-della-tecnologia-thor"><strong>ridurre</strong> i <strong>rifiuti urbani</strong></a>, la <strong>tecnologia</strong> Thor si propone come soluzione alternativa rispetto agli attuali impianti di smaltimento in discarica e di incenerimento. Si tratta, come sappiamo, di un impianto sviluppato dal Cnr più di 10 anni fa, (in collaborazione con la società ‘ASSING SpA’ di Roma), che punta alla riduzione dell’impatto ambientale dei <strong>rifiuti urbani</strong> attraverso un processo di macinazione ‘a freddo’ della spazzatura. Il risultato di tale trattamento, ovviamente, è la produzione di un <a href="https://www.ecoseven.net//?p=10594"><strong>combustibile</strong></a> polverizzato in particelle finissime, dall’elevato potere calorico e da cui si possono ricavare olii per biodiesel, per caldaie a vapore, per sistemi di riscaldamento centralizzati e per impianti di termovalorizzazione delle biomasse. Il tutto, a costi economici competitivi e senza produrre, a differenza degli inceneritori, alte concentrazioni di inquinanti in atmosfera. </p>
<p>Cerchiamo quindi di riassumere quali sono state, in questi anni, le principali applicazioni della<strong> tecnologia</strong> Thor in Italia.</p>
<p>Per <a href="ambiente/rifiuti/ridurre-i-rifiuti-le-applicazioni-della-tecnologia-thor-in-italia"><strong>ridurre</strong> i <strong>rifiuti urbani</strong></a>, la prima applicazione dell’impianto, denominata ‘Thor-I’ è stata inizialmente testata nel 2003, presso il centro di ricerca CNR di Montelibretti, a Roma. La struttura tuttavia, utilizzava un mulino di macinazione della spazzatura poco efficiente, successivamente sostituito con uno strumento di molitura di ‘ultima generazione’. E’ quindi nel 2007 che il Cnr sviluppa, all’interno dei suoi laboratori, il ‘Thor-II’, un impianto decisamente più efficiente e meno costoso. Il nuovo prototipo, in particolare, è stato costruito utilizzando dei cilindri di acciaio rotanti ermeticamente chiusi (detti anche ‘camere di macinazione’), all’interno dei quali sono stati installati dei corpi macinanti di forma sferica. Grazie a questi ultimi accorgimenti, l’impianto, costituito da 4 camere da 65 litri ciascuna, è stato quindi in grado di trattare fino a 4 tonnellate di <strong>rifiuti urbani</strong> ogni ora, con una potenza elettrica installata di circa 200 kW.</p>
<p>Per <strong>ridurre</strong> i <strong>rifiuti urbani</strong>, sono state poi condotte delle ‘prove sperimentali’ che hanno portato all’installazione, nel 2008, del primo impianto pilota in Sicilia, basato sulla <strong>tecnologia</strong> del ‘Thor-II’. La struttura in particolare, dal costo complessivo di circa 2 milioni di euro, è stata realizzata presso il sito di Capo d’Orlando (in provincia di Messina), di proprietà della società Arcobaleno Srl, dove sono stati effettuati i primi ‘test sul campo’ della durata di un anno. Tali risultati, hanno quindi permesso di replicare le stesse prestazioni del prototipo sviluppato presso il Centro di Ricerca del Cnr: circa 4 tonnellate di <a href="https://www.ecoseven.net//?p=11380"><strong>rifiuti</strong></a> ogni ora, senza la necessità di aree di stoccaggio.</p>
<p>Per <strong>ridurre</strong> i <strong>rifiuti urbani</strong>, tra il 2008 e il 2009, un impianto Thor più piccolo, per il trattamento di 1 tonnellata di spazzatura ogni ora (e 90 kW di potenza), è stato impiegato per il trattamento degli ‘scarti’ del centro commerciale ‘Etna Polis SpA’ di Catania. Inoltre, sempre a partire dal 2008, risulta noto l’interesse dell’azienda cementizia ‘Buzzi Unicem SpA’, di costituire al 50% con la ‘ASSING SpA’ di Roma, la società ‘THORCEM srl’, per rafforzare lo sviluppo, a livello industriale, degli impianti Thor da utilizzare nei cementifici italiani ed esteri. Un simile livello di partecipazione da parte di un’azienda privata come la ‘Buzzi Unicem SpA’, molto probabilmente, sarà stato rafforzato anche dalla sperimentazione sul campo, tra il 2008 e il 2009, della <strong>tecnologia</strong> Thor (da 4 t/h), impiegata per produrre <strong>combustibile</strong> utile all’impianto della stessa società cementizia piemontese, situata presso Sommariva del Bosco, in provincia di Cuneo.</p>
<p>Infine, l’ultima ‘apparizione’ nota della <a href="https://www.ecoseven.net//?p=11237"><strong>tecnologia</strong></a> Thor, risale al 1° aprile 2011. In quella data infatti, si è svolta, presso la sala consigliare del Comune di Pieve Emanuele, in provincia di Milano, un convegno in cui si è discusso dello sviluppo del progetto Thor nell&#8217;ambito del piano energetico comunale. Tuttavia ad oggi, non risulta che il Comune abbia mai applicato concretamente questo sistema per lo smaltimento dei suoi <strong>rifiuti</strong>.</p>
<p>(Matteo Ludovisi)</p>
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		<title>Ridurre l&#8217;inquinamento delle industrie, grazie ad un filtro naturale</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Feb 2013 11:08:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Per ridurre l&#8217;inquinamento atmosferico delle industrie, alcuni ricercatori dell&#8217;Universita&#8217; di Copenhagen hanno sviluppato un nuovo metodo per la depurazione dell&#8217;aria Ridurre l’inquinamento atmosferico delle industrie è possibile, grazie ad un innovativo filtro naturale per l’aria. Si tratta, in pratica, di un nuovo metodo per la depurazione dell’aria, sviluppato recentemente da alcuni ricercatori dell’Università di Copenhagen, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" size-full wp-image-10905" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2013/02/images_igallery_resized_ambiente_emissioni-7361-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>Per ridurre l&#8217;inquinamento atmosferico delle industrie, alcuni ricercatori dell&#8217;Universita&#8217; di Copenhagen hanno sviluppato un nuovo metodo per la depurazione dell&#8217;aria</p>
<p>  <span id="more-10906"></span>  </p>
<p><strong>Ridurre</strong> l’<strong>inquinamento atmosferico</strong> delle <strong>industrie</strong> è possibile, grazie ad un innovativo filtro naturale per l’<strong>aria</strong>. Si tratta, in pratica, di un nuovo metodo per la depurazione dell’<strong>aria</strong>, sviluppato recentemente da alcuni ricercatori dell’Università di Copenhagen, che presto potrebbe aiutare le <strong>industrie</strong> europee a rimuovere quei composti volatili banditi dalle norme Ue, in materia di emissioni inquinanti in atmosfera.</p>
<p>Per <strong>ridurre</strong> l’<strong>inquinamento atmosferico</strong> delle <strong><a href="http://ambiente.ecoseven.net/acqua/acqua-meno-spreco-per-le-industrie-che-la-imbottigliano" target="_blank" rel="noopener noreferrer">industrie</a></strong>, i ricercatori hanno utilizzato un tipo di tecnologia che per ora, hanno deciso ancora di non divulgare. L’unica cosa che si sa, attualmente, riguarda soltanto alcuni aspetti legati al suo funzionamento. Gli scienziati, infatti, si sarebbero ispirati, in particolare, alla capacità naturale dell’<strong>aria</strong> di ripulirsi. In pratica, si tratterebbe di un comune processo innescato dalla luce del sole, dove i gas inquinanti emessi in atmosfera, formano delle particelle quando incontrano sostanze come l’ozono. Tali particelle, grazie alla pioggia, vengono in seguito espulse dall’atmosfera. In poche parole, una volta che la pioggia cade, l’<strong>aria</strong> è di nuovo pulita.</p>
<p>Per <strong>ridurre</strong> l’<strong>inquinamento atmosferico</strong> delle <strong>industrie</strong>, gli scienziati hanno quindi capito che avrebbero potuto riprodurre il meccanismo naturale di auto-pulizia dell’<strong>aria</strong> in un sistema chiuso: attraverso l’installazione di cinque particolari scatole di alluminio sui tetti degli impianti è stato quindi possibile simulare, in scala ridotta, il processo di ‘accelerazione atmosferica fotochimica’ sui composti volatili nocivi. Il metodo inoltre, consuma poca energia, per cui il suo impatto sul clima è trascurabile.&nbsp;</p>
<p><strong>Ridurre</strong> l’<strong><a href="http://ambiente.ecoseven.net/inquinamento" target="_blank" rel="noopener noreferrer">inquinamento</a></strong> <strong>atmosferico</strong> delle <strong>industrie</strong> con questo sistema, significa inoltre rimuovere (e non solo diluire) tutte le emissioni nocive derivanti dai vapori di idrocarburi, tra cui il gas naturale, il gasolio, la benzina e solventi vari, oltre che tutte quelle particelle ad alto impatto ambientale, come le spore fungine, i pollini e le ceneri nell’<strong>aria</strong>.</p>
<p>In Italia, invece, è già realtà la <a href="http://ambiente.ecoseven.net/inquinamento/scopriamo-apa-la-macchina-mangia-smog-intervista-a-giuseppe-spanto" target="_blank" rel="noopener noreferrer">tecnologia Apa</a>, a cura della start up<strong> Is TECH</strong>, che ha brevettato una macchina mangia <a href="http://ambiente.ecoseven.net/inquinamento/smog-in-europa-partecipa-anche-tu-al-questionario-ue-video-di-ecoseven" target="_blank" rel="noopener noreferrer">smog </a>e inquinamento, che elimina la polveri sottili in ambito urbano e da inquinamento industriale. La macchina Apa è in sperimentazione in realtà industriali e cittadine, come a Roma, nel centro storico e a Bolzano. In questo caso l&#8217;Italia ha fatto prima della Danimarca.</p>
<p>(Matteo Ludovisi)</p>
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		<title>Energia pulita: dalle biomasse legnose, un nuovo sistema per produrre biocarburante</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/indefinita-5/energia-pulita-dalle-biomasse-legnose-un-nuovo-sistema-per-produrre-biocarburante/</link>
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		<pubDate>Mon, 11 Feb 2013 16:42:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ridurre l&#8217;inquinamento e&#8217; possibile, grazie ad un nuovo sistema ad alta efficienza brevettato dall&#8217;Enea, in grado di produrre bioetanolo dalle biomasse legnose Ridurre l’inquinamento è possibile, grazie ad un nuovo sistema ad alta efficienza che produce biocarburante dalle biomasse legnose. Si tratta, in pratica, di un metodo innovativo brevettato dall’Enea (Agenzia nazionale per le nuove [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-10722" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2013/02/images_igallery_resized_energia_bioetanolo-7246-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>Ridurre l&#8217;inquinamento e&#8217; possibile, grazie ad un nuovo sistema ad alta efficienza brevettato dall&#8217;Enea, in grado di produrre bioetanolo dalle biomasse legnose</p>
<p>  <span id="more-10723"></span>  </p>
<p><strong>Ridurre</strong> l’<strong>inquinamento</strong> è possibile, grazie ad un nuovo sistema ad alta efficienza che produce <strong>biocarburante</strong> dalle <strong>biomasse</strong> legnose. Si tratta, in pratica, di un metodo innovativo brevettato dall’Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l&#8217;energia e lo sviluppo economico sostenibile), dove viene sfruttato un processo ad alta efficienza che converte le biomasse legnose (ossia gli scarti del legno, i sottoprodotti dei boschi ed i residui agro-industriali), in bioetanolo. Questo biocarburante, in particolare, viene solitamente utilizzato nel settore dei trasporti come ‘componente’ della benzina tradizionale, per diminuire le <strong>emissioni</strong> di CO2 e gli inquinanti prodotti dai tubi di scappamento delle auto.</p>
<p>Per <strong>ridurre</strong> l’<strong>inquinamento</strong> con il bioetanolo derivato dalle <strong><a href="http://energia.ecoseven.net/biomasse" target="_blank" rel="noopener noreferrer">biomasse</a></strong> legnose, è però altrettanto necessario che il processo di produzione del biofuel abbia dei consumi energetici non troppo alti, in modo da compensare il vantaggio ambientale derivato dall’utilizzo di questo <strong>biocarburante</strong>. Purtroppo, la complessità dei processi di trasformazione della biomassa lignocellulosica in bioetanolo, (ossia il pretrattamento termico per destrutturare la fibra legnosa, la detossificazione della struttura pretrattata, l’idrolisi enzimatica e la fermentazione alcolica del materiale), richiede, solitamente, dei ‘costi’ energetici ancora troppo elevati. Ed è per questo che il nuovo metodo brevettato dall’Enea, sembra finalmente aver dato una risposta a tale problema.</p>
<p>Per <strong>ridurre </strong>l’<strong><a href="http://ambiente.ecoseven.net/inquinamento" target="_blank" rel="noopener noreferrer">inquinamento</a></strong> ed abbattere le <strong>emissioni</strong> nocive in atmosfera, il nuovo sistema prevede, infatti, di utilizzare soltanto aria e vapore nel processo conversione del bioetanolo, senza la perdita di materiali dannosi per l’ambiente e senza aggiungere prodotti chimici speciali all’interno del ciclo produttivo. Tale metodo, nella sua semplicità, prevede, tra l’altro, un minor utilizzo di risorse e di energia rispetto ai tradizionali processi di ‘conversione’: l&#8217;invenzione infatti, consiste nell’impiego di un reattore tubolare verticale, dove all&#8217;interno, la biomassa è sottoposta ad una corrente di aria e vapore con temperature variabili tra i 60 e i 100 °C, per un periodo di tempo di 5-6 ore. Grazie all’utilizzo di questa soluzione, (e di altri piccoli accorgimenti), è quindi possibile ridurre i tempi di produzione del bioetanolo, ottenendo un considerevole risparmio energetico.</p>
<p>(Matteo Ludovisi)</p>
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		<title>Ecoinvenzioni, il miscelatore per ridurre lo spreco di acqua</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/eco-invenzioni/ecoinvenzioni-il-miscelatore-per-ridurre-lo-spreco-di-acqua/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Feb 2013 11:08:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Risparmiare acqua in casa e&#8217; possibile grazie ad Oxijet, l’innovativo riduttore di flusso che diminuisce lo spreco idrico in doccia Ridurre&#160;lo&#160;spreco&#160;di&#160;acqua&#160;in&#160;casa&#160;con un miscelatore d’aria. E’ l’interessante soluzione proposta dall’azienda australiana ‘Felton’ che, per diminuire del 50% l’impiego d’acqua durante la doccia, presenta il suo nuovo riduttore di flusso ‘Oxijet’. Risparmiare acqua&#160;in&#160;casa&#160;con Oxijet è molto semplice: [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-10710" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2013/02/images_igallery_resized_eco-invenzioni_doccia-7240-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p><span style="font-size: 13px;">Risparmiare acqua in casa e&#8217; possibile grazie ad Oxijet, l’innovativo riduttore di flusso che diminuisce lo spreco idrico in doccia</span></p>
<p>  <span id="more-10711"></span>  </p>
<p><strong>Ridurre</strong>&nbsp;lo&nbsp;<strong>spreco</strong>&nbsp;di&nbsp;<strong>acqua</strong>&nbsp;in&nbsp;<strong>casa</strong>&nbsp;con un miscelatore d’aria. E’ l’interessante soluzione proposta dall’azienda australiana ‘Felton’ che, per diminuire del 50% l’impiego d’acqua durante la doccia, presenta il suo nuovo riduttore di flusso ‘Oxijet’.</p>
<p><strong>Risparmiare acqua</strong>&nbsp;in&nbsp;<strong>casa</strong>&nbsp;con Oxijet è molto semplice: il dispositivo infatti, agisce direttamente sul flusso della doccia attraverso l’inserimento di piccolissime bolle d’aria nel getto in uscita, senza però, modificare minimamente la pressione idrica. A differenza dei tradizionali ‘limitatori idrici’, Oxijet usa quindi l’energia del flusso per attirare l’aria all’interno della corrente d’<strong><a href="http://ambiente.ecoseven.net/acqua/lacqua-potabile-si-ottiene-dalla-luce-solare" target="_blank" rel="noopener noreferrer">acqua</a></strong>, in modo che le gocce del getto in uscita diventino cave al loro interno e, di conseguenza, ‘quantitativamente’ ridotte.</p>
<p><strong>Risparmiare acqua</strong>&nbsp;con questo sistema garantirebbe inoltre, secondo i ricercatori della Felton, la stessa piacevole sensazione di una doccia normale, riducendo però, contemporaneamente, lo spreco idrico rispetto alla quantità d’aria immessa nel getto in uscita.</p>
<p><strong>Risparmiare acqua</strong>&nbsp;con questo nuovo sistema, rappresenta quindi una soluzione semplice ed efficace contro lo spreco idrico in&nbsp;<strong><a href="http://casa.ecoseven.net/news-casa/casa-meno-mutui-e-piu-tasse-edilizia-in-crisi" target="_blank" rel="noopener noreferrer">casa</a></strong>. Anche perché, fanno sapere dalla Felton, l’Oxijet può essere montato, (a differenza di altri prodotti analoghi già in vendita), su quasi tutti gli attacchi standard. Nel frattempo l’innovativo riduttore di flusso, che ha già ricevuto la certificazione di efficienza dell’acqua in Australia, si prepara, tra poco, ad entrare ufficialmente nel mercato.</p>
<p>(Matteo Ludovisi)</p>
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		<title>Ecoinvenzioni: la confezione commestibile per alimenti. Come ridurre i rifiuti</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Feb 2013 14:21:04 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[ridurre]]></category>
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					<description><![CDATA[Per ridurre i rifiuti e gli sprechi di cibo basta utilizzare i nuovi contenitori alimentari commestibili, realizzati con il pomodoro&#160; Ridurre i rifiuti e gli sprechi di cibo con un contenitore per alimenti completamente commestibile. E’ questa la stravagante soluzione proposta dalla designer canadese Leclair Bisson per risolvere, almeno in parte, il problema legato allo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-10681" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2013/02/images_igallery_resized_ambientetest_Tiles_MilanFoodNest_01_1024x1024_480x480-7217-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>Per ridurre i rifiuti e gli sprechi di cibo basta utilizzare i nuovi contenitori alimentari commestibili, realizzati con il pomodoro&nbsp;</p>
<p>  <span id="more-10682"></span>  </p>
<p><strong>Ridurre</strong> i <strong>rifiuti</strong> e gli <strong>sprechi</strong> di <strong>cibo</strong> con un contenitore per <strong>alimenti</strong> completamente commestibile. E’ questa la stravagante soluzione proposta dalla designer canadese Leclair Bisson per risolvere, almeno in parte, il problema legato allo smaltimento degli involucri per il contenimento del cibo. Ogni giorno infatti, queste confezioni, per quanto realizzate con materiali riciclabili, rappresentano, oltre ad un danno relativamente consistente per l’ambiente, anche un costo per chi produce <strong>alimenti</strong>, un ingombro ed una spesa per chi invece deve smaltirli.</p>
<p><strong>Ridurre</strong> i <strong>rifiuti</strong> e gli <strong>sprechi</strong> di <strong>cibo</strong> attraverso questa nuova soluzione è quindi molto semplice: in pratica, una volta terminato il pasto, il consumatore non deve preoccuparsi di gettare via il contenitore. Lo smaltisce invece in prima persona, mangiandoselo.</p>
<p>Per <strong>ridurre</strong> i <strong><a href="http://ambiente.ecoseven.net/leggi-norme/liva-sulla-tassa-sui-rifiuti-non-andava-pagata-come-richiedere-il-rimborso" target="_blank" rel="noopener noreferrer">rifiuti</a></strong> e gli <strong>sprechi</strong> di <strong>cibo</strong>, Leclair Bisson ha scelto, in particolare, di utilizzare il pomodoro per realizzare le sue nuove confezioni commestibili: il frutto infatti, trasformato in sottili strisce, può essere utilizzato per dar forma a vassoi, ciotole, cestini, fondi piani da destinare a ristoranti, mense scolastiche, fast food, società di catering.</p>
<p>Per <strong>ridurre</strong> i <strong>rifiuti</strong> e gli <strong><a href="http://alimentazione.ecoseven.net/news-alimentazione/lue-vuole-dimezzare-gli-sprechi-di-cibo-entro-il-2020" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sprechi</a></strong> di <strong>cibo</strong>, le invenzioni della Bisson rappresentano certamente una proposta originale nella ricerca di soluzioni che contribuiscano al miglioramento delle abitudini di consumo delle persone. Forse un giorno, questo genere di iniziative potrebbero applicarsi anche in Italia.</p>
<p>(Matteo Ludovisi)</p>
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		<title>La Co2 si trasforma in biocarburante, ecco come ridurre l&#8217;inquinamento</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jan 2013 07:47:22 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[emissioni]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>
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					<description><![CDATA[Ridurre l&#8217;inquinamento&#160;e&#8217; possibile grazie ad un batterio, capace di convertire l’anidride carbonica in biocarburante Meno inquinamento grazie ad un batterio che trasforma la CO2 in biocarburante. E’ la sensazionale scoperta realizzata recentemente da un gruppo di ricercatori del MIT (Massachusetts Institute of Technology) durante lo studio di una particolare specie di batterio, la Ralstonia Eutropha. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-10521" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2013/01/images_igallery_resized_ambientetest_emissioni_co2-7100-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>Ridurre l&#8217;inquinamento&nbsp;e&#8217; possibile grazie ad un batterio, capace di convertire l’anidride carbonica in biocarburante</p>
<p>  <span id="more-10522"></span>  </p>
<p>Meno <strong>inquinamento</strong> grazie ad un batterio che trasforma la CO2 in biocarburante. E’ la sensazionale scoperta realizzata recentemente da un gruppo di ricercatori del MIT (Massachusetts Institute of Technology) durante lo studio di una particolare specie di batterio, la Ralstonia Eutropha. Questo microorganismo dalle singolari capacità, in pratica, sarebbe in grado di metabolizzare l’anidride carbonica per produrre grandi quantità di energia utili alla sua sussistenza.</p>
<p>Per <strong>ridurre</strong> l’<strong><a href="http://ambiente.ecoseven.net/inquinamento/ridurre-linquinamento-acustico-in-citta-con-i-nuovi-pannelli-microforati" target="_blank" rel="noopener noreferrer">inquinamento</a></strong> ed avere meno <strong>emissioni</strong> di CO2 in <strong>atmosfera</strong>,&nbsp; gli scienziati del MIT hanno quindi modificato geneticamente il processo di metabolizzazione che porta la Ralstonia Eutropha a trasformare le molecole di carbonio in polimeri simili ai materiali plastici prodotti dal petrolio. Il risultato finale di questa ‘variazione genetica’ ha condotto all’ottenimento dell’isobutanolo,&nbsp; un alcol speciale che può sostituire o si può mescolare con la normale benzina per la produzione di biocarburante.</p>
<p>In <strong>futuro</strong>, il definitivo abbandono dei combustibili fossili grazie al batterio ‘anti-CO2’, potrebbe rappresentare un punto di svolta epocale per la mobilità ecosostenibile. Ovviamente, sempre se i risultati di questa ricerca, ancora in una fase preliminare, porteranno ad un livello di sperimentazione replicabile su larga scala.</p>
<p>Per <strong>ridurre</strong> l’<strong>inquinamento</strong> ed avere meno <strong><a href="http://ambiente.ecoseven.net/inquinamento/usa-obama-diminuisce-i-limiti-di-emissioni-industriali" target="_blank" rel="noopener noreferrer">emissioni</a></strong> di CO2 in atmosfera, i test condotti dai ricercatori del MIT, richiederebbero però altri interventi genetici affinché il batterio possa diventare autosufficiente, in grado di convertire automaticamente la CO2 in biocarburante. A questo punto, soltanto gli sviluppi futuri della ricerca ci potranno dire se le applicazioni del batterio ‘anti-inquinamento’ arriveranno realmente ad un livello di produzione industriale.</p>
<p>Matteo Ludovisi</p>
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		<title>Ridurre l&#8217;inquinamento acustico in citta&#8217;, con i nuovi pannelli microforati</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jan 2013 15:55:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[città]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento acustico]]></category>
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					<description><![CDATA[Per ridurre l&#8217;inquinamento acustico in citta&#8217;, alcuni scienziati tedeschi hanno ideato uno speciale pannello costituito da membrane microforate Per ridurre l’inquinamento acustico in città, alcuni scienziati dell’Istituto Tedesco Fraunhofer per la Fisica, hanno sviluppato una nuova soluzione strutturale per l’isolamento sonoro delle case. Si tratta, in pratica, di uno speciale pannello costituito da membrane microforate [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-10442" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2013/01/images_igallery_resized_ambientetest_inquinamento_acustico_e_stress_da_rumore_600x399-7032-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>Per ridurre l&#8217;inquinamento acustico in citta&#8217;, alcuni scienziati tedeschi hanno ideato uno speciale pannello costituito da membrane microforate</p>
<p>  <span id="more-10443"></span>  </p>
<p>Per<strong> ridurre</strong> l’<strong>inquinamento acustico</strong> in <strong>città</strong>, alcuni scienziati dell’Istituto Tedesco Fraunhofer per la Fisica, hanno sviluppato una nuova soluzione strutturale per l’isolamento sonoro delle case. Si tratta, in pratica, di uno speciale pannello costituito da membrane microforate o fogli perforati, che attutisce le onde acustiche sfruttando l’attrito che si genera tra l’aria in movimento e il bordo delle minuscole aperture presenti sulla sua superficie. Questa perdita di energia si traduce quindi in una riduzione del suono che, di fatto, viene assorbito.</p>
<p><strong>Ridurre</strong> l’<strong><a href="http://ambiente.ecoseven.net/inquinamento/emergenza-smog-a-pechino-linquinamento-oscura-anche-il-sole" target="_blank" rel="noopener noreferrer">inquinamento</a> acustico</strong> in <strong>città</strong> con i nuovi <strong>pannelli</strong> microforati, permetterà anche di perfezionare una gamma flessibile di applicazioni contro il rumore non solo in casa ma anche in altri contesti come, ad esempio, la possibilità di migliorare le capacità fonoassorbenti delle barriere antirumore in strada e lungo le linee ferroviarie, o quelle di una parete acustica in uno studio di registrazione musicale.</p>
<p><strong>Ridurre</strong> l’<strong>inquinamento acustico</strong> in <strong><a href="http://ambiente.ecoseven.net/news-ambiente/il-guano-dei-piccioni-si-trasforma-in-sapone-per-pulire-le-citta" target="_blank" rel="noopener noreferrer">città</a></strong> con i nuovi <strong>pannelli</strong> microforati, sarà infine vantaggioso per chiunque voglia adottare delle soluzioni strutturali, multifunzionali ed estetiche al tempo stesso: in caso di montaggio su facciate di edifici o barriere antirumore ai lati della strada, questi materiali permettono di ottenere l’effetto desiderato senza compromettere il paesaggio, e possono anche essere superbamente integrati nell’architettura all’interno delle case. Non resta quindi che attendere la prossima uscita sul mercato di questa nuova tecnologia di isolamento acustico.</p>
<p>Matteo Ludovisi</p>
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