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	<title>Quinto Rapporto &#8211; Ecoseven</title>
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	<description>Notizie sulla mobilità ecosostenibile</description>
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		<title>Clima. Restano solo 10 anni per salvare il pianeta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Sep 2013 13:27:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Speciali]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[climate change]]></category>
		<category><![CDATA[Global warming]]></category>
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		<category><![CDATA[Quinto Rapporto]]></category>
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					<description><![CDATA[I primi dati del Quinto Rapporto di Valutazione dell&#8217;IPCC parlano chiaro: tra 10 anni il punto di non ritorno Secondo quanto trapelato del Quinto Rapporto di Valutazione dell&#8217;IPCC (il team scientifico dell&#8217;ONU), ci rimangono solo 10 anni per salvare il problema da un cambiamento climatico irreversibile. Questo a causa dell&#8217;accumulo di anidride carbonica nell&#8217;atmosfera. Riusciremo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" size-full wp-image-181" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2010/12/images_igallery_resized_ambiente_clima-a-cancun-una-firma-di-compromesso-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
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<p class="sottotitolo"><span>I primi dati del Quinto Rapporto di Valutazione dell&#8217;IPCC parlano chiaro: tra 10 anni il punto di non ritorno</span></p>
<p>  <span id="more-14009"></span>  </p>
<p class="sottotitolo"><span>Secondo quanto trapelato del <strong>Quinto Rapporto di Valutazione dell&#8217;IPCC</strong> (il team scientifico dell&#8217;ONU), ci rimangono solo 10 anni per salvare il problema da un cambiamento climatico irreversibile.</span></p>
<p class="sottotitolo"><span><span>Questo a causa dell&#8217;accumulo di anidride carbonica nell&#8217;atmosfera. Riusciremo a non arrivare ad un &#8220;punto di non ritorno&#8221; solo se entro fine secolo la sua concentrazione rimarrà <strong>sotto il tetto delle 421 parti per milione</strong>. Un valore molto basso visto che già ora siamo oltre i 400 e cresciamo con un tasso di circa 2 parti per milione ogni anno. Se mantenessimo quindi questo ritmo già alla fine del prossimo decenio andremmo oltre tale soglia.</p>
<p>Ci resterebbe quindi poco tempo per decidere del futuro del nostro Pianeta. Bisogna quindi attuare politiche mirate ed efficaci per la riduzione dei gas serra e quindi dell&#8217;utilizzo dei combustibili fossili, responsabili assieme alla produzione di cemento dell&#8217;89 per cento delle emissioni, ma anche bloccare la la deforestazione, che pesa per il rimanente 11 per cento.</span></p>
<p>Composto da circa 2.200 pagine, frutto di oltre 6 anni di lavoro da parte di 259 esperti di 39 paesi differenti e coadiuvati da un team di 1.500 esperti, il <strong>Quinto Rapporto IPCC</strong> è ora al vaglio dei governi. </span></p>
<p class="sottotitolo"><span>L&#8217;ultima fase di revisione e approvazione si svolge a <strong>Stoccolma, dal 23 al 26 settembre</strong>, dopodichè il documento definitivo verrà pubblicato e il riepilogo sarà disponibile anche <a href="http://www.climatechange2013.org/">online</a>. Ma le prime informazioni che sono trapelate già fanno discutere: </span><span>La prima grande novità è la percentuale di probabilità che il riscaldamento globale verificatosi a partire dagli anni ’50 abbia come prima<strong> causa l’attività umana</strong> (principalmente per la combustione di combustibili fossili): il<strong> 95%</strong>. </span></p>
<p class="sottotitolo"><span> Nel 1995, tale probabilità era stata stimata al 50%, per crescere al 66% nel 2001 e al 90% nell’ultimo report IPCC del 2007. Si va quindi sempre più verso la certezza scientifica della responsabilità antropogenica dei cambiamenti climatici. </span><br /><span>Altra certezza che trova riscontri scientifici sempre più concreti è la relazione tra l&#8217;aumento dei gas serra in atmosfera e le <strong>ondate di calore</strong> si afferma con maggiore sicurezza. </span><br /><span><br />Tutto questo fa così accrescere il <strong>rischio che l&#8217;aumento di temperatura superi la fatidica soglia dei 2°C</strong> entro la fine del secolo. Più nel dettaglio gli scenari previsti sono 4, dal più roseo al più nero. </span><br /><span>Il più drammatico prevede, infatti, un aumento della temperatura di ben 3,7°C rispetto al periodo 1986-2005, il che vorrebbe dire addirittura un aumento superiore ai 4°C rispetto all&#8217;era preindustriale. Ciò porterebbe ad un aumento del livello dei mari di ben 82 cm con conseguenze disastrose per molte città costiere, Italia inclusa. </span><br /><span>Il migliore, invece, prevede un aumento della temperatura di 1,7°C con conseguente innalzamento del livello dei mari contenuto a “soli” 29 cm. </span></p>
<p><span>Sarà quindi proprio l&#8217;aumento della temperatura il sorvegliato speciale nel rapporto che uscirà tra pochi giorni. Essa infatti <strong>negli ultimi 15 anni è aumentata di 0,04°C</strong> per decennio, mentre tra il 1970 e il 1998 è cresciuta di 0,17°C. Le cause del rallentamento all&#8217;esame dagli esperti sono diverse: una maggiore quantità di polveri emesse dalle <strong>eruzioni vulcaniche</strong>, che attenuano le radiazioni solari; una <strong>minore intensità dei raggi solari</strong> nell&#8217;ultimo decennio; la possibilità che <strong>il clima sia meno sensibile</strong> alla concentrazione di gas serra. Tuttavia, l&#8217;ipotesi più accreditata è che l&#8217;aumento della temperatura dell&#8217;aria sia minore perché <strong>gli oceani stanno accumulando più calore</strong> di quanto ci si aspettava. Infatti, solo il 2% dell&#8217;aumento della temperatura media globale interessa l&#8217;atmosfera. Il resto viene assorbito dagli oceani, che si riscaldano sempre più in profondità. </span><br /><span><br /></span></p>
</p></div>
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