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	<title>pil &#8211; Ecoseven &#8211; Saper Vivere</title>
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	<description>Economia del Benessere e della Salute</description>
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		<title>I soldi fanno la felicità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jun 2023 10:00:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
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					<description><![CDATA[È stato scientificamente provato da uno studio del premio Nobel per l’economia Daniel Kahneman, psicologo israeliano vincitore del premio Nobel per l’economia nel 2002, insieme a Matt Killingsworth, esperto di studi sulla felicità, hanno pubblicato un nuovo e rivoluzionario studio di neuroscienze, che dimostra come entrate ingenti di denaro, permettono alle persone di essere più [&#8230;]]]></description>
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<h3>È stato scientificamente provato da uno studio del premio Nobel per l’economia</h3>
<p><span id="more-200384"></span></p>
<p><strong>Daniel Kahneman</strong>, psicologo israeliano vincitore del premio Nobel per l’economia nel 2002, insieme a <strong>Matt Killingsworth</strong>, esperto di studi sulla felicità, <a href="https://www.pnas.org/doi/abs/10.1073/pnas.2208661120" target="_blank" rel="noopener">hanno pubblicato un nuovo e rivoluzionario studio di neuroscienze</a>, che dimostra come entrate ingenti di denaro, permettono alle persone di essere più felici di quanto avrebbero potuto essere senza di esse.</p>
<p>La ricerca ha portato alla luce <strong>tre scoperte sul rapporto che intercorre tra i soldi e la felicità</strong>:</p>
<ol>
<li>Per il 15% di popolazione più infelice questo rapporto è valido fino a un tetto massimo di 100.000 euro annuali; ovvero per chi soffre un malessere dal punto di visto psicologico ed emozionale, il denaro riesce a produrre felicità soltanto se l’income è di 100.000, dopo diventa irrilevante.</li>
<li>Per il 60% di popolazione che presenta livella di felicità che si possono attestare fra il medio e il buono, questo tetto non esiste, ma la relazione diventa: maggiori quantità di denaro portano maggiore felicità.</li>
<li>Per il 25% della popolazione, considerata superfelice, più l’income è alto più i livelli di felicità e di benessere saranno intensi.</li>
</ol>
<p>Secondo l’85% dei partecipanti allo studio (33.000 lavoratori statunitensi) i soldi portano felicità nelle loro vite. La ricerca è stata condotta su questo campione sottoponendo attraverso un’app e in diversi momenti della giornata sempre la stessa domanda: “Quanto sei felice?”.</p>
<p>Bisogna tenere a mente che <strong>il denaro è solo una variabile</strong> che contribuisce a rendere una persona felice, <strong>un ingrediente importante ma non l’unico</strong>.</p>
<p><strong><em>Luna Riillo</em></strong></p>
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		<title>“Ricetta” Draghi: una possibile applicazione</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/prima-pagina/ricetta-draghi-una-possibile-applicazione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2020 14:03:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Prima Pagina | Le energie del saper vivere]]></category>
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					<description><![CDATA[Ossigeno alle imprese a costo sostenibile per l’Italia e per l’Europa. Vediamo come. L’intervento di Mario Draghi ha agitato il dibattito di politici ed economisti. La discussione dei governi nazionali con le istituzioni europee si è accesa in queste ore e, come anche il nostro Presidente Mattarella ha detto nel suo ultimo messaggio alla nazione, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-51695" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/03/euro-1431347_1280.jpg" alt="mario draghi" width="800" height="467" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/03/euro-1431347_1280.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/03/euro-1431347_1280-300x175.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/03/euro-1431347_1280-768x448.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></h3>
<h3>Ossigeno alle imprese a costo sostenibile per l’Italia e per l’Europa. Vediamo come.</h3>
<p><span id="more-51694"></span></p>
<p><strong>L’intervento di Mario Draghi</strong> ha agitato il dibattito di politici ed economisti. La discussione dei governi nazionali con le istituzioni europee si è accesa in queste ore e, come anche il nostro Presidente Mattarella ha detto nel suo ultimo messaggio alla nazione, ci auguriamo che questo dibattito si concluda positivamente e in tempi brevi.</p>
<p>Ipotizzando che le risorse vengano reperite in tempi brevi, non si è ancora adeguatamente sviluppato il <strong>dibattito sulle modalità operative</strong> del necessario (e non più rinviabile) intervento a sostegno delle imprese e dell’occupazione.</p>
<p>Proviamo qui a ragionare con le cifre alla mano. E’ ormai chiaro che l’intervento, per essere efficace ed esteso alla generalità delle aziende seppur in misura diversa, deve essere la facilitazione di erogazione di <strong>credito da parte delle banche per 600 miliardi alle imprese italiane sotto forma di garanzia. </strong></p>
<p><strong>Altre nazioni hanno già annunciato cifre simili</strong> destinate specificatamente al sostegno delle imprese: la <strong>Germania</strong> ha stanziato <strong>500 miliardi</strong> e la <strong>Francia 300 miliardi di euro</strong>. Per non parlare degli Stati Uniti dove, oltre al sostegno illimitato garantito dalla FED (Federal Reserve System), il presidente <strong>Trump</strong> ha varato un piano di <strong>2.000 miliardi di dollari</strong> a sostegno di privati e imprese.</p>
<p><strong>Il sostegno dello Stato italiano</strong> diretto e/o attraverso fondi europei metterebbe a disposizione del sistema bancario garanzie per consentire la concessione, da parte degli stessi, di mutui a medio lungo termine (20/30 anni) a tutte le imprese italiane senza discriminazione alcuna, pari ad un terzo del fatturato conseguito nel corso dell’esercizio 2018.</p>
<h4><strong>In questo caso, come potrebbero i nostri conti pubblici restare in equilibrio? </strong></h4>
<p>Ipotizzando che i finanziamenti concessi alle imprese abbiano una durata di lungo termine, ad esempio 20 anni in media, vorrebbe dire che l’entità di tale garanzia si ridurrebbe del 5% mediamente ogni anno. Quindi <strong>l’impegno dello Stato si ridurrebbe progressivamente negli anni</strong>. Non sarà necessario aspettare la fine del ventesimo anno per aver interamente riassorbito l’intero impatto sul debito pubblico perché se ad un certo punto il PIL ritornasse a crescere, la velocità di riassorbimento sarebbe molto più rapida. Con una crescita economica del 2% l’anno, il maggior indebitamento in rapporto al PIL si ridurrebbe addirittura ad una velocità doppia. <strong>In definitiva, l’impatto di questo extra debito sul rapporto debito pubblico/PIL potrebbe interamente riassorbirsi in un arco temporale compreso tra i 10 e i 20 anni a seconda della velocità di ripresa del nostro sistema economico.</strong></p>
<p>Qualcuno potrebbe eccepire che questo ragionamento non tiene in considerazione <strong>l’eventuale incapacità di alcune imprese di rimborsare in futuro il finanziamento ricevuto</strong>, con il conseguente onere che resterebbe a carico dello Stato. Ma <strong>anche questo rischio potrebbe essere gestito</strong>.</p>
<p>Guardando i dati ABI sulle sofferenze bancarie, a dicembre 2019 il rapporto medio tra sofferenze e impieghi totali è pari all’1,61%, che nei periodi di maggior crisi ha raggiunto il 4,89% degli affidamenti.</p>
<p><strong>Dall’ultimo rapporto Cerved</strong>, emerge che il numero delle imprese che è entrato mediamente in sofferenza negli ultimi venti anni ha toccato picchi del 3,2% nel 2014 e si è assestato all’1,7% nell’ultimo anno. Tuttavia, considerato che il finanziamento in questione avrebbe una durata di lungo termine (almeno 20 anni) è lecito attendersi tassi di inadempienze molto più contenuti per la quota limitata di rimborso richiesta ogni anno.</p>
<p><strong>In una nostra simulazione abbiamo ipotizzato</strong>, prudenzialmente, tassi annui di sofferenze inizialmente del 3% per poi assestarsi progressivamente all’1% medio successivamente al quinto anno. Questo porterebbe alla fine l’incidenza totale dei mancati rimborsi a poco più dell’11% sul capitale erogato (abbiamo stimato, per prudenza, più del doppio rispetto al picco registrato nel 2015). <strong>Questo onere potrebbe essere tranquillamente coperto per intero</strong> da un costo per la messa a disposizione della garanzia pubblica che abbiamo stimato essere pari allo 0,7% annuo e che potrebbe essere a carico di tutte le aziende beneficiarie della garanzia. Questo costo dovrebbe sommarsi agli interessi da riconoscere agli istituti di credito, avendo l’accortezza di fare in modo che il costo complessivo per le aziende resti calmierato e comunque inferiore al 2% annuo e intorno all’1,7%.</p>
<p>Alla fine, parliamo di <strong>un intervento che a scadenza potrebbe essere interamente riassorbito</strong> senza aggravio di costo per le finanze pubbliche e che otterrebbe il risultato di mantenere in vita il nostro sistema produttivo, consentendo alle aziende di pagare tasse, contributi e mantenere occupati più di 11 milioni di lavoratori.</p>
<p><strong>Al contrario, non fare questo tipo di intervento avrebbe un costo insostenibile:</strong> pensiamo solo che la <strong>cassa integrazione e gli altri sussidi previsti nel DPCM “Cura Italia”</strong> hanno un costo stimato di <strong>13 miliardi al mese! </strong>Questo è un lusso che non ci possiamo permettere! Una cifra enorme in confronto a quella che sarebbe invece sufficiente a dare ossigeno alle imprese, ad evitare la perdita di milioni di posti di lavoro e a consentire alle stesse di ottemperare agli obblighi contributivi.</p>
<p><em>Cosimo Santoro </em>e<em> Natale Accetta</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Suolo degradato: addio al 17% del Pil mondiale</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Sep 2015 05:45:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A causa delle degradazione del suolo, il mondo, ogni anno, dice addio al 17% del Pil globale. E l&#8217;emergenza è umanitaria   Un pezzo di terra vale molto di più di quello che immaginate. A causa della degradazione del suolo, ogni anno, il mondo perde tra il 10 e il 17% del Pil globale. La [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-28629" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2015/09/images_igallery_resized_ambientetest_suolo_desertificato-16558-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 0.45cm; orphans: 1;" align="LEFT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: 9pt;">A</span></span></span> causa delle degradazione del suolo, il mondo, ogni anno, dice addio al 17% del Pil globale. E l&#8217;emergenza è umanitaria</p>
<p>  <span id="more-28630"></span>  </p>
<p align="LEFT"> </p>
<p align="LEFT">Un pezzo di terra vale molto di più di quello che immaginate. A causa della degradazione del suolo, ogni anno, il mondo perde tra il 10 e il 17% del Pil globale. La denuncia arriva dal rapporto &#8220;Il valore della terra&#8221; della &#8216;Economics of Land Degradation Initiative&#8221;, uno studio condotto da 30 istituti internazionali di ricerca e capitanato dall&#8217;Istituto canadese per l&#8217;acqua, l&#8217;ambiente e la salute, una delle università dell&#8217;Onu.</p>
<p align="LEFT">A causa della degradazione del suolo, che colpisce il 74% dei poveri del Pianeta, vanno in fumo tutti i benefici forniti dalla terra: cibo, <a href="https://www.ecoseven.net//?p=4735" target="_blank" rel="noopener noreferrer">acqua</a>, riduzione delle malattie. Si tratta, come è facile capire, di una emergenza soprattutto umanitaria: nel giro dei prossimi 10 anni, 50 milioni di persone potrebbero essere costrette a migrare a causa della desertificazione.</p>
<p> </p>
<p align="LEFT">Ma il problema non sarà solo il cibo. Come sottolineano gli esperti, infatti, il suolo è il più grande &#8216;sequestratore&#8217; di CO dopo gli oceani. La sua degradazione significa maggiore inquinamento e cambiamenti climatici difficili da frenare. </p>
<p align="LEFT">gc</p>
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		<title>Italia: il Pil torna a crescere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2015 06:55:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[pil]]></category>
		<category><![CDATA[pil cresce]]></category>
		<category><![CDATA[recessione]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Pil è tornato a crescere: L&#8217;Italia è fuori dalla recessione   Torna a crescere il Pil in Italia: nel primo trimestre 2015, il Pil, ha registrato un aumento dello 0,3% rispetto all&#8217;ultimo trimestre 2014: Italia fuori dalla recessione. A darne notizia è l&#8217;Istat, confermando le stime sul dato congiunturale. Si tratta del rialzo maggiore [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-26413" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2015/05/images_igallery_resized_ambientetest_1767835_operaio-15442-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>Il Pil è tornato a crescere: L&#8217;Italia è fuori dalla recessione</p>
<p>  <span id="more-26414"></span>  </p>
<p> </p>
<p>Torna a crescere il Pil in Italia: nel primo trimestre 2015, il Pil, ha registrato un aumento dello 0,3% rispetto all&#8217;ultimo trimestre 2014: Italia fuori dalla recessione. A darne notizia è l&#8217;Istat, confermando le stime sul dato congiunturale. Si tratta del rialzo maggiore da 4 anni.</p>
<p> </p>
<p>Sempre secondo quanto rilevato dall&#8217;<a href="http://www.istat.it/it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Istat</a>, a inizio 2015 la spesa delle famiglie torna in calo su base congiunturale, seppure lieve (-0,1%), dopo un ultimo periodo in cui aveva mostrato segnali di recupero. l&#8217;Istituto invece registra un deciso aumento per gli investimenti fissi lordi, aumentati dell&#8217;1,5% rispetto al trimestre precedente, tanto che il dato tendenziale presenta il miglior risultato da quattro anni (+0,4%).</p>
<p>gc</p>
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		<title>Italia combatte recessione: è fuori</title>
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		<pubDate>Wed, 13 May 2015 07:37:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
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					<description><![CDATA[Buone notizie per l&#8217;economia dell&#8217;Italia: il Pil è tornato a crescere, con un aumento dello 0,3% rispetto all&#8217;ultimo trimestre del 2014   L&#8217;Italia ha superato la recessione: nel primo trimestre 2015 il Pil è tornato a crescere, con un aumento dello 0,3% rispetto all&#8217;ultimo trimestre del 2014. La crescita è la più alta da inizio [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-25981" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2015/05/images_igallery_resized_ambientetest_o_OPERAIO_facebook-15231-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p><span><span>Buone notizie per l&#8217;economia dell&#8217;Italia: il Pil è tornato a crescere, con un aumento dello 0,3% rispetto all&#8217;ultimo trimestre del 2014</span></span></p>
<p>  <span id="more-25982"></span>  </p>
<p><span style="font-size: 12.1599998474121px; line-height: 1.3em;"> </span></p>
<p><span style="font-size: 12.1599998474121px; line-height: 1.3em;">L&#8217;Italia ha superato la <a href="https://www.ecoseven.net//?p=5653" target="_blank" rel="noopener noreferrer">recessione</a>: nel primo trimestre 2015 il Pil è tornato a crescere, con un aumento dello 0,3% rispetto all&#8217;ultimo trimestre del 2014. La crescita è la più alta da inizio 2011.</span></p>
<p><span><span>A darne notizia è l&#8217;<a href="http://www.istat.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Istat </a>nelle stime preliminari, calcolando invece su base annua una variazione nulla. I risultati sono superiori alle attese degli analisti.</span></span></p>
<p> </p>
<p><span><span>Il dato reso noto oggi dall&#8217;Istat è destagionalizzato e corretto per gli effetti di calendario. Il primo trimestre del 2015 ha infatti avuto una giornata lavorativa in meno del trimestre precedente e lo stesso numero di giornate lavorative rispetto al primo trimestre del 2014. La crescita congiunturale, evidenzia l&#8217;Istituto di statistica, è la sintesi di un aumento del valore aggiunto nei comparti dell&#8217;agricoltura e dell&#8217;industria e di una sostanziale stazionarietà nei servizi. Dal lato della domanda, l&#8217;Istat ha registrato un contributo positivo della componente nazionale (al lordo delle scorte) maggiore dell&#8217;apporto negativo della domanda estera netta.</span></span></p>
<p><span><span>gc</span></span></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Una speranza per uscire dalla crisi?</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/economia-ambientale/una-speranza-per-uscire-dalla-crisi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2015 10:40:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[Moody’s]]></category>
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					<description><![CDATA[Dalla crisi si esce, forse, nel 2015. Ecco le previsioni di Moody’s e le diverse attese di crescite   Questo 2015 sarà l’anno della fine della crisi? Forse si, almeno secondo le previsioni. ‘L&#8217;euro debole e i piu&#8217; bassi prezzi del petrolio daranno una spinta all&#8217;economia dell&#8217;area euro, con il pil che crescera&#8217; dell&#8217;1,5% nel [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-25953" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2015/05/images_igallery_resized_ambientetest_rtr3dfky-15213-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p class="MsoNormal">Dalla crisi si esce, forse, nel 2015. Ecco le previsioni di Moody’s e le diverse attese di crescite</p>
<p>  <span id="more-25954"></span>  </p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p class="MsoNormal">Questo 2015 sarà l’anno della fine della <a href="https://www.ecoseven.net//?p=25842" target="_blank" rel="noopener noreferrer">crisi</a>? Forse si, almeno secondo le previsioni. ‘L&#8217;euro debole e i piu&#8217; bassi prezzi del petrolio daranno una spinta all&#8217;economia dell&#8217;area euro, con il pil che crescera&#8217; dell&#8217;1,5% nel 2015 e nel 2016’. La stima arriva da Moody&#8217;s, che in una nota, sottolinea comunque l’incertezza ‘sulle trattative della Grecia con i suoi creditori e il futuro di Atene come membro dell&#8217;area euro’. Un&#8217;uscita della Grecia dall&#8217;Eurozona sarebbe un brutto colpo per l&#8217;economia greca.</p>
<p class="MsoNormal">Una crescita maggiore è prevista per gli Stati Uniti: secondo <a href="https://www.moodys.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Moody&#8217;s</a> si potrà registrare una crescita del 2,8% sia nel 2015 sia nel 2016. La Cina, invece, rallenterà: +6,8% quest&#8217;anno, per poi crescere del 6,5% nel 2016, rispetto al +7,4% del 2014.</p>
<p> </p>
<p class="MsoNormal">Sarà la ‘robusta crescita degli Stati Uniti e la stabilizzazione delle condizioni finanziarie’ ad aiutare ‘l&#8217;economia globale a crescere in modo piu&#8217; forte il prossimo anno dopo un 2015 calmo’.</p>
<p class="MsoNormal">gc </p>
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		<title>L&#8217;idea di alcuni parlamentari inglesi: misurare il benessere per uscire dalla crisi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Sep 2014 04:05:20 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[inglesi]]></category>
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					<description><![CDATA[Basta davvero conoscere il livello del Pil o dello spread per sapere se un paese sta bene?   Pil, debito pubblico, spread. Ormai siamo abituati a misurare la crisi economica sulla base di questi indicatori di cui, in realtà, conosciamo poco e niente. Un gruppo di parlamentari britannici ha così avuto un&#8217;altra idea: è il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-20849" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2014/09/images_igallery_resized_benessere_Fitness-3951-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><em><span lang="it-IT"><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;">Basta davvero conoscere il livello del Pil o dello spread per sapere se un paese sta bene? </span></span></span></em></p>
<p>  <span id="more-20850"></span>  </p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><em><span lang="it-IT"><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;">Pil, debito pubblico, spread. Ormai siamo abituati a misurare la crisi economica sulla base di questi indicatori di cui, in realtà, conosciamo poco e niente. Un gruppo di parlamentari britannici ha così avuto un&#8217;altra idea: è il benessere dei cittadini a dire esattamente se e quanto il paese è in crisi. I parlamentari vanno anche al di là e, con le loro proposte, suggeriscono per esempio di introdurre orari di lavoro più brevi e flessibili per favorire la serenità delle persone, obbligare le grandi imprese a pubblicare il rapporto tra le retribuzioni più alte e quelle più basse per combattere la disuguaglianza sociale, creare spazi di socialità e incontro, allargare parchi e giardini, valorizzare la cultura. Secondo i parlamentari che fanno parte del gruppo Misto nel Parlamento britannico non è tanto aumentando la produzione o il Pil che si migliora la vita dei cittadini. La politica viene esortata a “misurare” anche il livello dell&#8217;assistenza sanitaria, il tempo libero dei cittadini, il livello di sicurezza del posto di lavoro. Solo così, dicono gli aderenti all&#8217;iniziativa, sarà possibile davvero garantire il benessere sociale.</span></span></span></em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><em><span lang="it-IT"><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;">as<br /></span></span></span></em></p>
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		<title>Nuovo Pil: calcolare il valore natura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Sep 2014 14:03:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[pil]]></category>
		<category><![CDATA[pil natura]]></category>
		<category><![CDATA[valore natura]]></category>
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					<description><![CDATA[Un calcolo del Pil rivoluzionario? Quello che tenga conto del valore natura   Un nuovo calcolo del Pil, che tanga conto del ‘valore natura’. Lo chiede Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf Italia: ‘La vera rivoluzione sarebbe inserire il &#8220;valore natura&#8221;, dare finalmente valore alla straordinaria ricchezza che ci garantisce il vero benessere’, ha sostenuto. ‘Se non [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-20326" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2014/09/images_igallery_resized_ambientetest_Viata_si_Natura-12393-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>Un calcolo del Pil rivoluzionario? Quello che tenga conto del valore natura</p>
<p>  <span id="more-20327"></span>  </p>
<p> </p>
<p>Un nuovo calcolo del <strong>Pil</strong>, che tanga conto del ‘valore natura’. Lo chiede Gianfranco Bologna, direttore scientifico del <a href="http://www.wwf.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Wwf Italia</a>: ‘La vera rivoluzione sarebbe inserire il &#8220;valore natura&#8221;, dare finalmente valore alla straordinaria ricchezza che ci garantisce il vero benessere’, ha sostenuto.</p>
<p>‘Se non contabilizziamo le nostre risorse, la qualità dell&#8217;<a href="https://www.ecoseven.net//?p=4735"><strong>acqua</strong></a>, dell&#8217;aria, dei boschi, delle zone umide, del suolo, degli altri straordinari ambienti naturali e della biodiversità che costituiscono la nostra vera ricchezza, ci troviamo privi della base stessa che garantisce la nostra esistenza’, spiega Bologna. Per trarne profitto, però, occorre ‘preservarle, una capacità che è ancora ben lontana dagli attuali modelli di sviluppo’.</p>
<p> Il programma Ambiente delle Nazioni Unite (<a href="http://www.unep.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Unep</a>), si legge in una nota del Wwf,’ha calcolato il costo annuale del degrado ambientale dovuto alle attività umane che viene indicato intorno all&#8217;11% del Pil globale nel 2008. La percentuale può lievitare fino al 18% del Pil globale entro il 2050 se prosegue l&#8217;attuale trend di impoverimento delle risorse’. </p>
<p>gc</p>
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		<title>Bankitalia: 2014 anno ripresa. Pil +0,2</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Jul 2014 12:16:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[anno ripresa]]></category>
		<category><![CDATA[pil]]></category>
		<category><![CDATA[pil 2014]]></category>
		<category><![CDATA[ripresa]]></category>
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					<description><![CDATA[Il 2014 sara’ l’anno della ripresa moderata, non esente da significative incertezze   Questo 2014 sarà l’anno della ripresa. Lenta, leggera, ma pur sempre una ripresa. Parola del Bolettino economico di Bankitalia, in cui si scrive che il pil ‘crescerebbe attorno allo 0,2 per cento nella media dell&#8217;anno in corso, con rischi al ribasso e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-19199" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2014/07/images_igallery_resized_ambientetest_pil-11839-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
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<p class="MsoNormal">Il 2014 sara’ l’anno della ripresa moderata, non esente da significative incertezze</p>
<p>  <span id="more-19200"></span>  </p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p class="MsoNormal">Questo 2014 sarà l’anno della ripresa. Lenta, leggera, ma pur sempre una ripresa. Parola del Bolettino economico di <a href="https://www.ecoseven.net//?p=17692"><strong>Bankitalia</strong></a>, in cui si scrive che il pil ‘crescerebbe attorno allo 0,2 per cento nella media dell&#8217;anno in corso, con rischi al ribasso e aumenterebbe dell&#8217;1,3 nella media del 2015’. L&#8217;inflazione italiana, invece,<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>è prevista ‘allo 0,4% nel 2014’ per risalire allo ‘0,8 l&#8217;anno prossimo’.</p>
<p class="MsoNormal">‘Vi sono segnali di miglioramento delle condizioni del credito, ma ancora marginali e incerti. I sondaggi più recenti indicano un&#8217;attenuazione delle difficoltà di accesso ai finanziamenti bancari’ ma ‘i prestiti al settore privato continuano però a ridursi, risentendo anche del debole quadro congiunturale’.</p>
<p>gc</p>
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		<title>Pil precipita al sud: -4%</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Jun 2014 14:37:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia ambientale]]></category>
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					<description><![CDATA[A fronte di un calo nazionale dell’1,9%, come già noto, il Sud ha fatto registrare una riduzione del Pil in volume del 4%     La caduta del Pil non è uguale in tutto il territorio nazionale, ma è molto più accentuata nel Mezzogiorno. Come rivela l’Istat, in base delle prime stime per area territoriale: a [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-15649" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2014/02/images_igallery_resized_ambientetest_images__3_-10003-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>A fronte di un calo nazionale dell’1,9%, come già noto, il Sud ha fatto registrare una riduzione del Pil in volume del 4%</p>
<p>  <span id="more-17868"></span>  </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>La <strong>caduta del Pil</strong> non è uguale in tutto il territorio nazionale, ma è molto più accentuata <span style="line-height: 1.3em;">nel Mezzogiorno. Come rivela l’Istat, in base delle prime stime per area territoriale: a fronte di un calo nazionale dell’1,9%, come già noto, il Sud ha fatto registrare una riduzione del Pil in volume del 4%,</span><span style="line-height: 1.3em;"> </span><span style="line-height: 1.3em;">doppia rispetto al dato complessivo</span><span style="line-height: 1.3em;">. Una riduzione meno marcata è stata registrata al Nord-ovest (-0,6%).</span></p>
<p> </p>
<p><span style="line-height: 1.3em;">Al <strong>Sud</strong> risultati negativi sia per l’industria (-8,3%) che per i servizi (-3,1%), meno peggio è andata per l’agricoltura (-0,3%).</span><span style="line-height: 1.3em;">  </span><span style="line-height: 1.3em;">Quanto all’occupazione, se in Italia ha segnato una diminuzione dell’1,9%, nel Mezzogiorno la contrazione è arrivata al 4,5%. La contrazione più contenuta è stata invece quella registrata per il Nord Ovest (-0,3%).</span></p>
<p> </p>
<p>gc</p>
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