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	<title>pianeta &#8211; Ecoseven &#8211; Saper Vivere</title>
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	<description>Economia del Benessere e della Salute</description>
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		<title>Esistono pianeti con tre soli?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Feb 2021 12:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze]]></category>
		<category><![CDATA[pianeta]]></category>
		<category><![CDATA[pianeti con tre soli]]></category>
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					<description><![CDATA[Dista circa 1.800 anni luce dalla Terra, ha tre soli e un’orbita bizzarra La NASA ha scoperto un esopianeta, noto come KOI-5Ab, che ha tre stelle e un&#8217;orbita che ha lasciato perplessi gli astronomi. Il pianeta, in realtà era stato scoperto nel 2009 dal telescopio spaziale Kepler della NASA, ma è stato &#8220;abbandonato&#8221; dagli scienziati [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-86268" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/02/sun-1494070_1280-e1613813702434.jpg" alt="pianeti con tre soli" width="800" height="531" /></h3>
<h3>Dista circa 1.800 anni luce dalla Terra, ha tre soli e un’orbita bizzarra</h3>
<p><span id="more-86267"></span></p>
<p>La NASA ha scoperto un esopianeta, noto come KOI-5Ab, che ha tre stelle e un&#8217;orbita che ha lasciato perplessi gli astronomi. Il pianeta, in realtà era stato scoperto nel 2009 dal telescopio spaziale Kepler della NASA, ma è stato &#8220;abbandonato&#8221; dagli scienziati perché troppo difficile rispetto agli altri.</p>
<p>&#8220;KOI-5Ab è stato abbandonato perché era complicato, e avevamo migliaia di candidati&#8221;, ha detto David Ciardi, capo scienziato dell&#8217;Exoplanet Science Institute della NASA, in una <a href="https://www.nasa.gov/feature/ames/planetary-sleuthing-finds-triple-star-world" target="_blank" rel="noopener noreferrer">dichiarazione</a>.</p>
<blockquote><p>&#8220;Ci sono stati risultati più facili rispetto a KOI-5Ab, e stavamo imparando qualcosa di nuovo da Kepler ogni giorno, in modo che KOI-5 fosse per lo più dimenticato&#8221;.</p></blockquote>
<h4>KOI-5Ab si trova a circa 1.800 anni luce dalla Terra ed è probabilmente un gigante gassoso, simile a Giove o Saturno.</h4>
<p>Il suo comportamento ha perplesso gli astronomi perché, rispetto ai suoi tre soli, esso ne circonda uno nel suo sistema stellare, KOA-5A, una volta ogni cinque giorni ed <strong>è fuori allineamento da almeno una delle altre due stelle e forse da entrambe.</strong></p>
<p>&#8220;Non conosciamo molti pianeti che esistono in sistemi a tre stelle, e questo è davvero speciale perché la sua orbita è distorta&#8221;, ha aggiunto Ciardi. &#8220;Abbiamo ancora molte domande su come e quando i pianeti possono formarsi in sistemi a stelle multiple e su come le loro proprietà si confrontano con i pianeti in sistemi a stella singola. Studiando questo sistema in modo più dettagliato, forse possiamo ottenere informazioni su come l&#8217;universo crea pianeti&#8221;.</p>
<p>Non è chiaro cosa abbia causato l&#8217;orbita inclinata, ma i ricercatori &#8220;credono che la seconda stella abbia calciato gravitazionalmente il pianeta durante il suo sviluppo, distorcendo la sua orbita e facendolo migrare verso l&#8217;interno&#8221;, c&#8217;è scritto nella dichiarazione.</p>
<p>Si ritiene che i sistemi a tre stelle rappresentino circa il 10% di tutti i sistemi stellari.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Come sarà la prima città su Marte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Dec 2020 19:00:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze naturali]]></category>
		<category><![CDATA[città sostenibile su marte]]></category>
		<category><![CDATA[città su marte]]></category>
		<category><![CDATA[elon musk]]></category>
		<category><![CDATA[Marte]]></category>
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		<category><![CDATA[terraformare marte]]></category>
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					<description><![CDATA[Elon Musk ci racconta i sui piani ambiziosi per la prima città su Marte Il CEO di SpaceX, Elon Musk, ha piani molti ambiziosi per la trasformazione dei pianeti in future residenze per l&#8217;umanità. Con l&#8217;aiuto di una flotta di astronavi Starship, vuole stabilire un punto d&#8217;appoggio permanente su Marte entro il 2050 e portarci [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-74646" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/12/planet-5312560_1280.jpg" alt="prima città su Marte" width="1280" height="588" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/12/planet-5312560_1280.jpg 1280w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/12/planet-5312560_1280-300x138.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/12/planet-5312560_1280-1024x470.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/12/planet-5312560_1280-768x353.jpg 768w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></h3>
<h3>Elon Musk ci racconta i sui piani ambiziosi per la prima città su Marte</h3>
<p><span id="more-74645"></span></p>
<p>Il CEO di SpaceX, Elon Musk, ha piani molti ambiziosi per la <strong>trasformazione dei pianeti in future residenze per l&#8217;umanità</strong>. Con l&#8217;aiuto di una flotta di astronavi <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Starship_(SpaceX)" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Starship</a>, vuole stabilire un <strong>punto d&#8217;appoggio permanente su Marte entro il 2050</strong> e portarci un milione di persone.</p>
<p>Come ha spiegato in un <a href="https://twitter.com/elonmusk/status/1329102718988922883" target="_blank" rel="noopener noreferrer">tweet </a>di risposta a chi gli chiedeva come sarà la vita su Marte all&#8217;inizio, ha detto che ci saranno <strong>cupole di vetro, terraformate &#8220;per sostenere la vita, come sulla Terra</strong>&#8220;.</p>
<p>Scienziati e autori di fantascienza hanno a lungo suggerito che la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Terraformazione" target="_blank" rel="noopener noreferrer">terraformazione</a> potrebbe <strong>consentire agli esseri umani di respirare sulla superficie aperta marziana</strong>; ma quella visione è ancora un sogno lontano, ben oltre le prime basi che verranno costruite, secondo Musk.</p>
<h4>&#8220;La terraformazione sarà troppo lenta per essere rilevante nella nostra vita&#8221;, ha scritto Musk in un <a href="https://twitter.com/elonmusk/status/1329205209915154433" target="_blank" rel="noopener noreferrer">tweet</a> di seguito al precedente.</h4>
<p>&#8220;Tuttavia, possiamo comunque stabilire una base umana lì nel corso della nostra vita. Almeno una futura civiltà che viaggia nello spazio – scoprendo le nostre rovine – rimarrà colpita dagli umani che sono arrivati ​​a tanto&#8221;.</p>
<p>Terraformare Marte è davvero un&#8217;impresa enorme, per alcuni impossibile, che potrebbe richiedere un impiego smisurato di forze e provocare una <strong>condizione instabile della superficie del pianeta</strong>, ma a quanto pare queste limitazioni non impediranno a Musk di perseguire il suo sogno di stabilire una presenza permanente sul pianeta.</p>
<p>Musk ha già affermato che con l&#8217;aiuto di mille astronavi Starship, massicci razzi che secondo lui saranno in grado di trasportare fino a 100 tonnellate di carico o 100 passeggeri tra i pianeti, potrebbe essere <strong>creata una città sostenibile su Marte</strong>.</p>
<h4>Secondo i suoi calcoli, circa 100 veicoli dovrebbero trasportare ciascuno 100 tonnellate di carico ogni due anni.</h4>
<p>Per l&#8217;imprenditore, la questione fondamentale è costruire una base, costruire una città su Marte che sia autosufficiente, per questo la sua compagnia spaziale sta lavorando.</p>
<p>Chissà se ci riuscirà davvero.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Terra: un ex pianeta acquatico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Mar 2020 07:00:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[coperta]]></category>
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		<category><![CDATA[pianeta acquatico]]></category>
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					<description><![CDATA[Gli scienziati sostengono che all&#8217;inizio la Terra fosse totalmente coperta d&#8217;acqua. Gli scienziati della Iowa State e della University of Colorado affermano di aver trovato nuove e convincenti prove che l&#8217;antica Terra fosse una distesa d&#8217;acqua ininterrotta, senza un singolo continente. La ricerca, pubblicata sulla rivista Nature Geoscience, racconta come gli scienziati abbiano esaminato antichi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-49592" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/03/horizon-3929969_1280.jpg" alt="pianeta terra" width="799" height="463" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/03/horizon-3929969_1280.jpg 799w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/03/horizon-3929969_1280-300x174.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/03/horizon-3929969_1280-768x445.jpg 768w" sizes="(max-width: 799px) 100vw, 799px" /></h3>
<h3>Gli scienziati sostengono che all&#8217;inizio la Terra fosse totalmente coperta d&#8217;acqua.</h3>
<p><span id="more-49591"></span></p>
<p>Gli scienziati della <strong>Iowa State</strong> e della <strong>University of Colorado</strong> affermano di aver trovato nuove e convincenti prove che l&#8217;antica Terra fosse una distesa d&#8217;acqua ininterrotta, senza un singolo continente.</p>
<p>La ricerca, pubblicata sulla rivista <a href="https://www.nature.com/articles/s41561-020-0538-9" target="_blank" rel="noopener">Nature Geoscience</a>, racconta come gli scienziati abbiano esaminato antichi campioni di fondali marini trovati in Australia e abbiano trovato indizi chimici secondo cui la Terra era un pianeta completamente blu – una scoperta, affermano gli scienziati, che potrebbe avere profonde implicazioni per la storia dello sviluppo della vita stessa.</p>
<p>Come ha raccontato il geoscienziato della Iowa State <strong>Benjamin Johnson</strong> a <a href="https://www.livescience.com/waterworld-earth.html" target="_blank" rel="noopener">Live Science</a>, la chiave della scoperta è che quando la Terra aveva 1,5 miliardi di anni – quando era, insomma, praticamente in fasce – gli oceani contenevano più ossigeno-18 che ossigeno-16 (che è più comune nell&#8217;oceano moderno).</p>
<p>Oggi, le masse terrestri continentali succhiano gran parte dell&#8217;ossigeno-18 dall&#8217;acqua, quindi aver scoperto quell&#8217;abbondanza nell&#8217;oceano dei tempi antichi, implica il rafforzamento della teoria per cui non c&#8217;erano continenti.</p>
<h4>Una scoperta che, appunto, potrebbe spostare i parametri attorno all&#8217;origine della vita sulla Terra.</h4>
<p>«Esistono due campi principali per l&#8217;origine della vita: le sorgenti idrotermali e gli stagni a terra», ha detto Johnson a Live Science.</p>
<p>«Se il nostro lavoro è accurato, significa che il numero di ambienti sulla terra per far emergere ed evolvere la vita era davvero piccolo o assente fino a circa 3,2 miliardi di anni fa».</p>
<p>Non è la prima volta che si propone uno scenario acquatico per la Terra primordiale, ma questa nuova scoperta riesce finalmente a trovare conferme geochimiche sulla presenza di acqua sul pianeta.</p>
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		<title>Starbucks e le sue sfide green</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Feb 2020 15:14:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ambientali]]></category>
		<category><![CDATA[pianeta]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[starbucks]]></category>
		<category><![CDATA[strategie]]></category>
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					<description><![CDATA[La catena di caffetterie più famosa al mondo annuncia una nuova iniziativa di sostenibilità Recentemente, il CEO di Starbucks, Kevin Johnson ha annunciato&#160;un nuovo impegno dell&#8217;azienda a perseguire delle iniziative – pluridecennali, addirittura – per diventare una risorsa positiva per il pianeta, in modo da «dare più di quanto prendiamo». Ha ricordato che ci sono [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-39068" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2020/02/images_dicembre_2019_gennaio_2020_coffee-1281880_1280.jpg" alt="" width="799" height="475" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/02/images_dicembre_2019_gennaio_2020_coffee-1281880_1280.jpg 799w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/02/images_dicembre_2019_gennaio_2020_coffee-1281880_1280-300x178.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/02/images_dicembre_2019_gennaio_2020_coffee-1281880_1280-768x457.jpg 768w" sizes="(max-width: 799px) 100vw, 799px" /></p>
<h2>La catena di caffetterie più famosa al mondo annuncia una nuova iniziativa di sostenibilità</h2>
<p>  <span id="more-39069"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Recentemente, <strong>il CEO di Starbucks</strong>, Kevin Johnson <strong>ha</strong> <a href="https://stories.starbucks.com/stories/2020/message-from-starbucks-ceo-kevin-johnson-starbucks-new-sustainability-commitment" target="_blank" rel="noopener noreferrer">annunciato</a>&nbsp;<strong>un nuovo impegno dell&#8217;azienda a perseguire delle iniziative</strong> – pluridecennali, addirittura – <strong>per diventare una risorsa positiva per il pianeta</strong>, in modo da «dare più di quanto prendiamo». </p>
<p style="text-align: justify;">Ha ricordato che ci sono voluti quasi due decenni per «raggiungere la pietra miliare dell&#8217;approvvigionamento etico del 99% del caffè» con le pratiche CAFE (<a href="https://www.starbucks.com/responsibility/community/farmer-support/farmer-loan-programs" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Coffee and Farmer Equity</a>), che hanno dimezzato l&#8217;impronta di carbonio del loro caffè. E poi ha ricordato anche che sono leader dei negozi LEED (<a href="https://www.starbucks.com/responsibility/environment/leed-certified-stores" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leadership in Energy and Environmental Design</a>), che hanno avviato collaborazioni e ricicli,innovazioni e investimenti.&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">E ora vogliono migliorare ancora, attraverso «<strong>cinque strategie ambientali che inizieranno a spostarci verso un futuro positivo in termini di risorse</strong>», ha detto Johnson.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi pare che:<br />1. Espanderanno le opzioni vegetali del menu, in modo da essere più rispettosi dell&#8217;ambiente.<br />2. Passeranno dagli imballaggi monouso a quelli riutilizzabili. <br />3. Investiranno in pratiche agricole innovative e rigenerative, rimboschimento, conservazione delle foreste e rifornimento idrico nella loro catena di approvvigionamento.<br />4. Investiranno in una migliore gestione dei rifiuti, sia nei negozi che nelle comunità, per garantire un maggiore riutilizzo, riciclaggio ed eliminazione dei rifiuti alimentari. <br />5. Si innoveranno in modo da sviluppare negozi, operazioni, produzioni e consegne più ecologici.</p>
<p style="text-align: justify;">Non sono in molti a credere alle promesse di una catena di caffetterie che non ha mai rispettato esattamente tutti gli obiettivi che si era posta, abbassando anche molti degli standard in materia di pratiche di rispetto dell&#8217;ambiente di cui si vanta (per esempio quelle CAFE di cui sopra).</p>
<p style="text-align: justify;">Ma soprattutto è difficile credere alle promesse di un&#8217;azienda che fa l&#8217;uso che Starbucks fa delle tazze da asporto – una cosa che rende quasi impossibile l&#8217;idea di far diventare l&#8217;azienda «eco-compatibile».</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Ci salveranno le balene!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Dec 2019 16:22:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[albero]]></category>
		<category><![CDATA[assorbimento carbonio]]></category>
		<category><![CDATA[balene]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[maggiore]]></category>
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		<category><![CDATA[salvare]]></category>
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					<description><![CDATA[Un nuovo report dice che sono le balene la soluzione ai cambiamenti climatici Se vogliamo fermare o addirittura invertire il riscaldamento globale, dobbiamo trovare un modo per far uscire l&#8217;anidride carbonica dall&#8217;atmosfera e, a quanto pare, aumentare il numero di balene sulla Terra potrebbe essere la nostra migliore opzione. Secondo un nuovo rapporto&#160;del Fondo Monetario [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-38792" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2019/12/images_dicembre_2019_whale.jpg" alt="" width="797" height="443" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/12/images_dicembre_2019_whale.jpg 797w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/12/images_dicembre_2019_whale-300x167.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/12/images_dicembre_2019_whale-768x427.jpg 768w" sizes="(max-width: 797px) 100vw, 797px" /></p>
<h2>Un nuovo report dice che sono le balene la soluzione ai cambiamenti climatici</h2>
<p>  <span id="more-38793"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Se vogliamo fermare o addirittura invertire il riscaldamento globale, dobbiamo trovare un modo per far uscire l&#8217;anidride carbonica dall&#8217;atmosfera e, a quanto pare, aumentare il numero di balene sulla Terra potrebbe essere la nostra migliore opzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo un nuovo <a href="https://www.imf.org/external/pubs/ft/fandd/2019/12/natures-solution-to-climate-change-chami.htm" target="_blank" rel="noopener noreferrer">rapporto</a>&nbsp;del Fondo Monetario Internazionale (FMI) intitolato <em>La soluzione della natura ai cambiamenti climatici</em>, i ricercatori hanno fatto i conti e hanno scoperto che una singola balena assorbe in media 33 tonnellate di anidride carbonica nel corso della sua vita, intrappolando quel carbonio lontano dall&#8217;atmosfera terrestre quando muore e affonda nel fondo dell&#8217;oceano.</p>
<p style="text-align: justify;">«La natura ha avuto milioni di anni per perfezionare la sua tecnologia di assorbimento del carbonio basata sulla balena», hanno scritto gli autori. «Tutto quello che dobbiamo fare è far vivere le balene».</p>
<p style="text-align: justify;">Come sappiamo, sono in molti a dire che ci salveranno gli alberi e questo fa sì che siano molte le campagna che puntano a sostenere nuove piantumazioni. Ma, secondo gli autori del rapporto dell&#8217;FMI, il potenziale di assorbimento del carbonio delle balene supera di gran lunga quello degli alberi.</p>
<p style="text-align: justify;">Hanno scoperto che un albero può assorbire solo un po&#8217; più di 24 Kg di CO2 all&#8217;anno, il che significa che anche se un albero vive per cento anni, assorbirebbe comunque solo 2,4 tonnellate di carbonio rispetto alle 33 tonnellate di una balena. E poi le balene fanno molto di più che intrappolare il carbonio nei loro corpi: producono anche rifiuti di cui il fitoplancton ha bisogno per crescere – e i ricercatori stimano che quelle microscopiche creature catturino il 40% di tutta l&#8217;anidride carbonica prodotta.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo motivo, gli autori del rapporto del FMI ritengono che la conservazione delle balene dovrebbe essere in cima all&#8217;agenda globale sul clima. «Quando si tratta di salvare il pianeta», dicono in conclusione, «una balena vale migliaia di alberi».</p>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Nuove soluzioni combinate per i cambiamenti climatici</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/nuove-soluzioni-combinate-per-i-cambiamenti-climatici/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Oct 2019 22:58:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[coordinamento internazionale]]></category>
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					<description><![CDATA[Una nuova ricerca rileva che è necessario un approccio su due fronti per combattere cose come l&#8217;innalzamento del livello del mare e l&#8217;acidificazione degli oceani In questo nostro Antropocene, non facciamo altro che parlare di come siamo arrivati a questo punto e di ciò che possiamo fare per invertire il male che abbiamo fatto (e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-38588" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_Cambiamenti_climatici.jpg" alt="" width="801" height="400" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_Cambiamenti_climatici.jpg 801w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_Cambiamenti_climatici-300x150.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_Cambiamenti_climatici-768x384.jpg 768w" sizes="(max-width: 801px) 100vw, 801px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Una nuova ricerca rileva che è necessario un approccio su due fronti per combattere cose come l&#8217;innalzamento del livello del mare e l&#8217;acidificazione degli oceani</p>
<p>  <span id="more-38589"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">In questo nostro Antropocene, non facciamo altro che parlare di come siamo arrivati a questo punto e di ciò che possiamo fare per invertire il male che abbiamo fatto (e continuiamo a fare) al nostro pianeta. Ci chiediamo se gli atti individuali servano a qualcosa, se gli sforzi di conservazione locali siano efficaci, se la politica non dovrebbe iniziare ad essere dura e implacabile a livello globale e con un coordinamento internazionale.&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Gli scienziati sono divisi sulla questione, alcuni si battono per il proseguimento degli sforzi ambientali locali, mentre altri credono che si debba agire a livello mondiale. <br />Secondo un <a href="https://www.cell.com/current-biology/fulltext/S0960-9822(19)31092-9" target="_blank" rel="noopener noreferrer">nuovo studio</a>, pubblicato su <em>Current Biology</em>, dobbiamo fare entrambe le cose. Lo dicono i ricercatori della <em>Duke University</em> e della <em>Fudan University</em>, che volevano una migliore comprensione delle interazioni tra i cambiamenti climatici e gli impatti umani locali nelle zone costiere (che sono le regioni più densamente popolate in il mondo) e ne hanno concluso che questi interventi combinati «attenuano in modo significativo gli impatti dei cambiamenti climatici e possono procurarci il tempo per adattarci alle nostre città, che affondano e che imbiancano i coralli fino a quando non entrano in gioco gli effetti benefici della riduzione globale delle emissioni».</p>
<p style="text-align: justify;">Sono in molti a dire che i nostri sforzi locali, le mosse individuali, non servono a niente, eppure secondo questa ricerca, ci dobbiamo impegnare anche in questo senso, superando l&#8217;idea che ci sembra che stiamo trattando i sintomi, piuttosto che curare la malattia perché, in realtà, in questo momento, dobbiamo fare entrambe le cose.</p>
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		<title>Riciclare? Sì, ma a che pro?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Oct 2019 13:14:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rifiuti e riciclo]]></category>
		<category><![CDATA[comportamenti sociali]]></category>
		<category><![CDATA[pianeta]]></category>
		<category><![CDATA[psicologi]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[Uno studio spiega che i tassi di riciclaggio aumentano quando le persone sanno in cosa verranno trasformati i loro rifiuti «Tanto poi buttano tutto insieme». «Guarda che fare la raccolta differenziata è inutile». «Ma davvero pensi che tutte queste bottiglie che impili con pazienza saranno riciclate?». Quante volte ci siamo sentiti dire queste frasi, quando [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-38555" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_Riciclare.jpg" alt="" width="799" height="401" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_Riciclare.jpg 799w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_Riciclare-300x151.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_Riciclare-768x385.jpg 768w" sizes="(max-width: 799px) 100vw, 799px" /></p>
<p>Uno studio spiega che i tassi di riciclaggio aumentano quando le persone sanno in cosa verranno trasformati i loro rifiuti</p>
<p>  <span id="more-38556"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">«Tanto poi buttano tutto insieme». «Guarda che fare la raccolta differenziata è inutile». «Ma davvero pensi che tutte queste bottiglie che impili con pazienza saranno riciclate?». Quante volte ci siamo sentiti dire queste frasi, quando abbiamo parlato delle nostre abitudini di differenziazione dei nostri scarti? Molte, perché le persone tendono a non fidarsi di quello che succede ai propri rifiuti una volta che sono stati buttati.&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">E infatti secondo uno <a href="https://journals.sagepub.com/doi/abs/10.1177/0022242919842167?journalCode=jmxa&amp;" target="_blank" rel="noopener noreferrer">studio</a>&nbsp;ideato da un gruppo di psicologi, spiegare alle persone in cosa si trasformano i loro rifiuti contribuirebbe ad aumentare i tassi di riciclaggio.<br />Fino a questo momento, la retorica sul riciclaggio si è mossa a partire dall&#8217;instillare un senso di colpa riguardo all&#8217;ambiente e alle risorse sprecate, si è concentrata più che altro sul descrivere quanto sia meschino fregarsene del destino del pianeta ma, secondo gli psicologi, questo, anche se aiuta a pensare in potenza a quello che si dovrebbe fare, non sempre si risolve in delle azioni concrete. Per questo i ricercatori hanno deciso di indagare meglio su cosa potesse spingere le persone a riciclare.</p>
<p style="text-align: justify;">Hanno iniziato con un gruppo di 111 studenti universitari, a cui hanno chiesto di scarabocchiare su una carta straccia prima di guardare tre diverse pubblicità: una era un messaggio generico che mostrava dove dovevano buttare la carta e le altre due mostravano due cose diverse in cui quella carta sarebbe stata trasformata. Dopo aver completato il sondaggio, gli studenti sono stati invitati a smaltire la carta straccia: la metà di quelli che avevano letto il messaggio generico l&#8217;ha riciclata, mentre il tasso di riciclaggio è salito all&#8217;80% tra coloro che avevano visto gli annunci, che indicavano cosa quella carta sarebbe diventata.</p>
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		<title>Scoperto un nuovo pianeta simile a Mercurio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Jun 2018 07:09:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze della salute]]></category>
		<category><![CDATA[mercurio]]></category>
		<category><![CDATA[pianeta]]></category>
		<category><![CDATA[pianeti]]></category>
		<category><![CDATA[pianteti]]></category>
		<category><![CDATA[scoperte]]></category>
		<category><![CDATA[spazio]]></category>
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					<description><![CDATA[Gli scienziati hanno individuato un nuovo pianeta del sistema extrasolare, simile a una palla di cannone Il sistema solare contiene otto differenti pianeti che orbitano attorno al sole. Mentre la maggior parte dei pianeti più piccoli nel sistema solare sono simili alla Terra per composizione, con un piccolo nucleo di metallo solido che costituisce solo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-36447" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/06/images_scopertomercurio2.jpg" alt="" width="800" height="399" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/06/images_scopertomercurio2.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/06/images_scopertomercurio2-300x150.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/06/images_scopertomercurio2-768x383.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Gli scienziati hanno individuato un nuovo pianeta del sistema extrasolare, simile a una palla di cannone</p>
<p>  <span id="more-36448"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Il sistema solare contiene otto differenti pianeti che orbitano attorno al sole. Mentre la maggior parte dei pianeti più piccoli nel sistema solare sono simili alla Terra per composizione, con un piccolo nucleo di metallo solido che costituisce solo una parte della massa totale del pianeta, Mercurio è diverso: il 70% è rappresentato dal nucleo metallico (ferro) e il 30% dal mantello di silicati.</p>
<p style="text-align: justify;">La scoperta di questo nuovo pianeta extrasolare, in un sistema stellare a centinaia di anni luce di distanza, potrebbe far luce sull’origine misteriosa di Mercurio. Gli scienziati hanno individuato questo sconosciuto “inquilino” dello spazio dopo aver scoperto tre pianeti in orbita attorno a una singola stella nana arancione, chiamata K2-229. Si dice che K2-229 sia più piccola e leggermente più giovane del nostro sole, e si trovi a circa 340 anni luce dalla Terra, nella costellazione della Vergine.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.nature.com/articles/s41550-018-0420-5" target="_blank" rel="noopener noreferrer">I ricercatori hanno quindi analizzato uno dei pianeti, K2-229 b</a>, poiché era quello che assomigliava maggiormente a Mercurio ed era anche quello più vicino alla stella nana.</p>
<p style="text-align: justify;">K2-229 b descrive un&#8217;orbita attorno alla propria stella circa 100 volte più piccola di quella che la Terra disegna attorno al sole. Durante il giorno, le temperature possono raggiungere 3.737 gradi Fahrenheit, o 2058 gradi Celsius. Mercurio, invece, descrive un’ orbita attorno al sole circa 2,6 volte più piccola di quella che disegna la Terra e le sue temperature diurne possono raggiungere 801 gradi Fahrenheit o 427 gradi Celsius.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa faranno ora gli scienziati? Cercheranno di comprendere la sua nascita e, facendo un parallelismo, quella di Mercurio. Mercurio, con la sua composizione, è un’eccezione del sistema solare: sapere che in altri sistemi esistono eccezioni dello stesso tipo apre le porte a nuove ipotesi sulla sua origine.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="scienze/scienze-naturali/marte-pianeta-rosso-non-e-sempre-stato-cosi.html?highlight=WyJtZXJjdXJpbyJd" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Mercurio, come d’altronde Giove, Marte, Saturno e Urano</a>, continua ad affascinarci con i suoi misteri.</p>
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		<title>Il pianeta che non c&#8217;è, ma c&#8217;è stato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Apr 2018 08:38:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze della salute]]></category>
		<category><![CDATA[diamanti]]></category>
		<category><![CDATA[pianeta]]></category>
		<category><![CDATA[Scoperta]]></category>
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					<description><![CDATA[Alcuni diamanti presenti in un meteorite che si schiantò sulla Terra qualche anno fa ci raccontano di un pianeta ormai sparito dall&#8217;universo Di recente, un gruppo di scienziati guidati dall&#8217;Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne (EPFL) in Svizzera ha utilizzato la microscopia elettronica a trasmissione per esaminare dei diamanti contenuti in una porzione del meteorite Almahata [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-36109" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/04/images_planet-3331451_1280.jpg" alt="" width="799" height="409" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/04/images_planet-3331451_1280.jpg 799w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/04/images_planet-3331451_1280-300x154.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/04/images_planet-3331451_1280-768x393.jpg 768w" sizes="(max-width: 799px) 100vw, 799px" /></p>
<p>Alcuni diamanti presenti in un meteorite che si schiantò sulla Terra qualche anno fa ci raccontano di un pianeta ormai sparito dall&#8217;universo</p>
<p>  <span id="more-36110"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Di recente, un gruppo di scienziati guidati dall&#8217;Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne (<a href="https://www.epfl.ch/index.en.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">EPFL</a>) in Svizzera ha utilizzato la microscopia elettronica a trasmissione per esaminare dei diamanti contenuti in una porzione del meteorite Almahata Sitta. Sulla base delle loro ricerche, gli scienziati hanno potuto rivelare che il meteorite in questione provenisse da un embrione planetario, con una dimensione mediana tre quelle di Mercurio e Marte, che è stato distrutto in una collisione circa 4,5 miliardi di anni fa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il meteorite Almahata Sitta ,è esploso nel deserto nubian,o in Sudan quasi un decennio fa ed è proprio dai suoi frammenti che gli scienziati sono riusciti ad avere informazioni su un&#8217;era alla quale di solito non hanno nessun accesso. In gran parte, questi frammenti di meteorite sono <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Urelite" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ureiliti</a>, un raro tipo di meteorite roccioso in cui si possono trovare diamanti di dimensioni nanometriche.<br />Incorporati nei diamanti c&#8217;erano cromiti, fosfato e solfuri di ferro-nichel, ovvero le inclusioni che conservano la firma del misterioso pianeta perduto.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che pensano i ricercatori è che, nel primo sistema solare, i grandi pianeti protettivi abbiano tirato le orbite degli altri fino a quando non si sono coalizzati, si sono schiantati o si sono frammentati. Le ureilite potrebbero provenire da un protopianeta che deve essere esistito per alcuni milioni di anni prima di scomparire a causa di una collisione.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.nature.com/articles/s41467-018-03808-6" target="_blank" rel="noopener noreferrer">La ricerca</a>, alla quale hanno contribuito scienziati di istituzioni francesi e tedesche, è stata recentemente pubblicata sulla rivista «Nature Communications».</p>
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		<title>Un nuovo pianeta scoperto dalla NASA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jan 2018 09:50:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze della salute]]></category>
		<category><![CDATA[esopianeti]]></category>
		<category><![CDATA[Kepler 90]]></category>
		<category><![CDATA[Nasa]]></category>
		<category><![CDATA[pianeta]]></category>
		<category><![CDATA[sistema solare]]></category>
		<category><![CDATA[Telescopio Kepler]]></category>
		<category><![CDATA[universo]]></category>
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					<description><![CDATA[Grazie al sistema di intelligenza artificiale di Google, la NASA ha trovato l&#8217;ottavo pianeta del sistema solare Kepler 90 La NASA ha annunciato che il suo telescopio Kepler, con l&#8217;aiuto del sistema di intelligenza artificiale (IA) di Google, ha scoperto l&#8217;ottavo pianeta in un lontano sistema planetario. La scoperta pionieristica conferma che la IA può [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-35355" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/01/images_Universo.jpg" alt="" width="800" height="376" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/01/images_Universo.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/01/images_Universo-300x141.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/01/images_Universo-768x361.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Grazie al sistema di intelligenza artificiale di Google, la NASA ha trovato l&#8217;ottavo pianeta del sistema solare Kepler 90</p>
<p>  <span id="more-35356"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">La NASA ha annunciato che il suo <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Missione_Kepler" target="_blank" rel="noopener noreferrer">telescopio Kepler</a>, con l&#8217;aiuto del sistema di intelligenza artificiale (IA) di Google, ha scoperto l&#8217;ottavo pianeta in un lontano sistema planetario. La scoperta pionieristica conferma che la IA può aiutare gli astronomi nell&#8217;identificazione di modelli nello spazio che potrebbero essere troppo impegnativi per gli umani.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Kepler Space Telescope è stato lanciato nel 2009 e da allora ha scoperto 2.337 esopianeti, molti dei quali potrebbero essere candidati ad ospitare la vita. La scoperta più eccitante, realizzata nel 2015, è stata quella di Kepler-425b, il primo pianeta di dimensioni terrestri ad essere stato scoperto in una zona abitabile attorno a una stella.</p>
<p style="text-align: justify;">Basandosi sulle ricerche umana, la NASA ha utilizzato la rete neurale di Google – una sorta di intelligenza artificiale – per fare la scoperta: in sostanza, al sistema è stato insegnato a distinguere tra modelli simili ma diversi, espandendo la sua capacità e l&#8217;apprendimento nel tempo. Ora, l&#8217;intelligenza artificiale ha imparato abbastanza da poter identificare sottili differenze nello spazio che gli permettono di rilevare anche i segnali più deboli, quelli che gli umani non sono in grado di riscontrare. Ciò ha portato alla scoperta del pianeta Kepler 90I, che i ricercatori non avevano notato pur avendo fatto ricerche in quell&#8217;area – la NASA ha detto che i ricercatori sarebbero comunque arrivati a identificare il pianeta, ma che l&#8217;IA ha reso quel processo molto più rapido ed efficiente.</p>
<p style="text-align: justify;">90I è un piccolo pianeta probabilmente roccioso nascosto nel mezzo del sistema solare Kepler 90. La sua atmosfera dovrebbe essere molto sottile e 90I non pare molto ospitale per la vita. <br />Anche se il sistema solare Kepler 90 sembra essere simile in molti modi al nostro, ci sono anche alcune differenze sostanziali: per esempio, i pianeti si raggruppano vicino al sole, piuttosto che essere sparsi. Siccome è possibile che questo sistema solare abbia ancora pianeti che non abbiamo identificato, aspettiamo: magari presto arriverà il nono.</p>
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