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	<title>pensiero &#8211; Ecoseven &#8211; Saper Vivere</title>
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	<description>Economia del Benessere e della Salute</description>
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		<title>Leggere nel pensiero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2020 18:30:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[pensiero]]></category>
		<category><![CDATA[testo]]></category>
		<category><![CDATA[traduzione]]></category>
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					<description><![CDATA[Gli scienziati affermano di aver trovato il modo di tradurre il pensiero in un testo I ricercatori affermano di aver costruito un sistema in grado di tradurre i segnali cerebrali direttamente in un testo, un passo promettente verso una «protesi del linguaggio» che potrebbe effettivamente consentire di pensare un testo e poi averlo a disposizione [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-52074" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/04/affirmations-441457_1280.png" alt="pensiero" width="794" height="510" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/04/affirmations-441457_1280.png 794w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/04/affirmations-441457_1280-300x193.png 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/04/affirmations-441457_1280-768x493.png 768w" sizes="(max-width: 794px) 100vw, 794px" /></h3>
<h3>Gli scienziati affermano di aver trovato il modo di tradurre il pensiero in un testo</h3>
<p><span id="more-52073"></span></p>
<p>I ricercatori affermano di aver costruito un sistema in grado di <strong>tradurre i segnali cerebrali direttamente in un testo</strong>, un passo promettente verso una «protesi del linguaggio» che potrebbe effettivamente consentire di pensare un testo e poi averlo a disposizione direttamente dentro a un computer.</p>
<p>«Non siamo ancora arrivati», ha detto a <a href="https://www.theguardian.com/science/2020/mar/30/scientists-develop-ai-that-can-turn-brain-activity-into-text" target="_blank" rel="noopener"><em>The Guardian</em></a> <strong>Joseph Maki</strong>, co-autore della ricerca e ricercatore dell&#8217;Università della California, «ma pensiamo che questa potrebbe essere la base di una protesi vocale».</p>
<p>Makin e i suoi collaboratori hanno descritto il nuovo sistema in un <a href="https://www.nature.com/articles/s41593-020-0608-8.epdf" target="_blank" rel="noopener">articolo</a> pubblicato sulla rivista <em>Nature Neuroscience</em>.</p>
<p>Fondamentalmente, <strong>hanno reclutato quattro pazienti con epilessia a cui erano già stati impiantati array di elettrodi nel cervello</strong> a scopo di monitoraggio. Hanno chiesto ai partecipanti di leggere ripetutamente delle frasi ad alta voce, mentre raccoglievano informazioni neurali – un set di dati che hanno poi usato per addestrare un algoritmo all&#8217;interpretazione di questi segnali anche quando provengono da soggetti che non stanno leggendo ad alta voce.</p>
<p>Il sistema presenta ancora dei punti deboli, in particolare il fatto che <strong>funziona meglio su frasi su cui è già stato addestrato</strong>. Ma la sua accuratezza è impressionante, riferisce <em>The Guardian</em>, con un <strong>tasso di errore solo del 3% circa</strong>, che è leggermente inferiore a quello dei trascrittori umani.</p>
<p>Secondo il giornale, i ricercatori dietro al sistema sperano che possa essere utilizzato come base per un dispositivo di comunicazione per le persone che non sono in grado di digitare o parlare a causa di una sindrome che glielo impedisce o di altre condizioni simili.</p>
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		<title>Cosa fa la marijuana al cervello dei giovani?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Apr 2018 08:27:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze]]></category>
		<category><![CDATA[adolescenti]]></category>
		<category><![CDATA[erba]]></category>
		<category><![CDATA[marijuana]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[pensiero]]></category>
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					<description><![CDATA[Una nuova ricerca dice che fumare erba non ha effetti duraturi sulla memoria e l&#8217;intelligenza degli adolescenti A quanto racconta un nuovo studio, pubblicato sulla rivista «JAMA Psychiatry», la memoria e le capacità di pensiero degli adolescenti non sembrano essere così fortemente influenzate da un uso importante della marijuana, così come era stato precedentemente sospettato. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-36101" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/04/images_marijuana-3065611_1920.jpg" alt="" width="797" height="402" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/04/images_marijuana-3065611_1920.jpg 797w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/04/images_marijuana-3065611_1920-300x151.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/04/images_marijuana-3065611_1920-768x387.jpg 768w" sizes="(max-width: 797px) 100vw, 797px" /></p>
<p>Una nuova ricerca dice che fumare erba non ha effetti duraturi sulla memoria e l&#8217;intelligenza degli adolescenti</p>
<p>  <span id="more-36102"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">A quanto racconta <a href="https://jamanetwork.com/journals/jamapsychiatry/article-abstract/2678214?redirect=true" target="_blank" rel="noopener noreferrer">un nuovo studio</a>, pubblicato sulla rivista «JAMA Psychiatry», la memoria e le capacità di pensiero degli adolescenti non sembrano essere così fortemente influenzate da un uso importante della marijuana, così come era stato precedentemente sospettato.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo aver operato una valutazione dei dati di parecchi studi precedenti (per essere precisi: 69 studi trasversali su 2152 consumatori di cannabis e 6575 partecipanti di confronto, tutti tra i 18 e i 30 anni), gli studiosi hanno riferito che sebbene il continuo uso di cannabis possa essere associato a piccole riduzioni del funzionamento cognitivo, i deficit diminuiscono in maniera sostanziale subito dopo l&#8217;interruzione.<br />Sebbene negli studi inclusi non siano stati esaminati alcuni altri effetti (come le psicosi e la dipendenza), i risultati indicano che gli studi precedenti sulla cannabis negli adolescenti potrebbero aver sopravvalutato l&#8217;importanza e la persistenza dei deficit cognitivi associati all&#8217;uso – dopo 72 ore di astinenza, il deficit di memoria e di pensiero dei consumatori frequenti diminuisce al punto da risultare insignificante rispetto alla capacità intellettuale dei non utilizzatori.</p>
<p style="text-align: justify;">I ricercatori hanno spiegato che lo studio non può ancora dire se fumare erba per decenni potrebbe portare a cali più profondi e più persistenti nelle capacità mentali – e infatti, il passo successivo dovrebbe essere proprio quello di analizzare questa parte –, ma intano, di certo, può dire che le differenze nelle abilità mentali tra gli utilizzatori frequenti e i non utilizzatori sono risultate essere non solo più piccole del previsto, sia che si trattasse di adolescenti che di giovani adulti, ma anche di destinate a svanire quando i ragazzi smettevano di fare uso di marijuana.</p>
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		<title>Il virus del pensiero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cecilia Maria Ferraro]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Feb 2018 15:02:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze della salute]]></category>
		<category><![CDATA[pensiero]]></category>
		<category><![CDATA[virus]]></category>
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					<description><![CDATA[La capacità di pensare potrebbe essere stata creata grazie a un&#8217;antica infezione virale Nuove ricerche hanno collegato un gene umano responsabile del pensiero cosciente a un virus che è stato diffuso quando è iniziata la storia dell&#8217;umanità. Due paper pubblicati sulla rivista «Cell» [(1)&#160;e (2)] raccontano delle origini del gene Arc, che racchiude informazioni genetiche [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-35567" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/02/images_pensiero_e_virus.jpg" alt="" width="800" height="470" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/02/images_pensiero_e_virus.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/02/images_pensiero_e_virus-300x176.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/02/images_pensiero_e_virus-768x451.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>La capacità di pensare potrebbe essere stata creata grazie a un&#8217;antica infezione virale</p>
<p>  <span id="more-35568"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Nuove ricerche hanno collegato un gene umano responsabile del pensiero cosciente a un virus che è stato diffuso quando è iniziata la storia dell&#8217;umanità. Due paper pubblicati sulla rivista «Cell» [<a href="http://www.cell.com/cell/fulltext/S0092-8674(17)31504-0" target="_blank" rel="noopener noreferrer">(1)</a>&nbsp;e <a href="http://www.cell.com/cell/fulltext/S0092-8674(17)31502-7" target="_blank" rel="noopener noreferrer">(2)</a>] raccontano delle origini del gene Arc, che racchiude informazioni genetiche e le invia alle cellule nervose in piccole capsule «virali». Si ritiene che questi pacchetti di informazioni siano fondamentali per il modo in cui i nostri nervi comunicano e che potrebbero essere (addirittura) responsabili dei nostri pensieri.</p>
<p style="text-align: justify;">A quanto pare, tra il 40% e l&#8217;80% del genoma umano è stato sviluppato grazie a virus antichi che, a differenza dei batteri, non si limitano semplicemente a vivere nel corpo, ma apportano cambiamenti attivi alle cellule, iniettando il proprio codice genetico. Questo può essere sia del tutto inutile e senza conseguenze che lesivo (talvolta si causano danni, anche attraverso la riproduzione di più virus) ma occasionalmente ci si può anche ritrovare davanti a modifiche utili – come in questo caso.<br />Sembra proprio, infatti, che sia stato un antico virus ad aver dato origine a tutto il pensiero umano – grazie al gene Arc, un virus che – come si legge nel paper – è «riproposto durante l&#8217;evoluzione, per mediare la comunicazione intercellulare nel sistema nervoso».</p>
<p style="text-align: justify;">James Ashley, autore di uno degli studi, ha dichiarato: «Il gene neuronale Arc è essenziale per una conservazione duratura delle informazioni nel cervello dei mammiferi, media varie forme di plasticità sinaptica ed è implicato nei disturbi dello sviluppo neurologico». Aggiunge che le mutazioni nel gene sono state «collegate all&#8217;autismo e alla schizofrenia», il che suggerisce che Arc ha un ruolo cruciale da svolgere nel modo in cui percepiamo e reagiamo al mondo che ci circonda.</p>
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		<title>«Think to speak», per parlare usando le onde cerebrali</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/alimentazione/news-alimentazione/think-to-speak-per-parlare-usando-le-onde-cerebrali/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 May 2016 11:32:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Andreas Forsland]]></category>
		<category><![CDATA[comunicare]]></category>
		<category><![CDATA[pensiero]]></category>
		<category><![CDATA[Smartstones]]></category>
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					<description><![CDATA[Una nuova tecnologia permettere di abbattere le barriere della comunicazione: chi non può usare la voce, potrà pensare per comunicare Si chiama Smartstones l&#8217;applicazione per smartphone che permette di inviare un messaggio senza digitare né aprire bocca, ma solo pensando. Sembra fantascienza, ma non lo è: questa tecnologia sta già permettendo alle persone con disabilità di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-31419" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2016/05/images_igallery_resized_ambientetest_smartstones-18008-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">Una nuova tecnologia permettere di abbattere le barriere della comunicazione: chi non può usare la voce, potrà </span><span style="font-size: 12.16px; line-height: 15.808px;">pensare per comunicare<br /></span></p>
<p>  <span id="more-31420"></span>  </p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">Si chiama <a href="http://www.smartstones.co/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Smartstones</a> l&#8217;applicazione per smartphone che permette di inviare un messaggio senza digitare né aprire bocca, ma solo pensando. Sembra fantascienza, ma non lo è: questa tecnologia sta già permettendo alle persone con disabilità di comunicazione ad esprimersi tramite le onde cerebrali. Basta collegare questa applicazione per il discorso sensoriale ad una cuffia EEG wireless e le nostre sensazioni verranno trascritte: una rivoluzione.</span></p>
<p>Andreas Forsland, il fondatore e CEO di Smartstones, ha raccontato che questa idea gli è venuta quando sua madre è stata ricoverata in terapia intensiva per una polmonite e intubata: l&#8217;impossibilità di sapere come aiutarla, come capire i suoi desideri e farla stare meglio, ha fatto illuminare una lampadina nella sua testa. All&#8217;inizio ha pensato a qualcosa di molto rudimentale: un dispositivo da strofinare al fine di inviare un messaggio. Strofinandolo normalmente si poteva far sapere che si era svegli e attivi, strofinandolo con forza che si aveva bisogno di qualcosa; quindi due soli messaggi: «Sono sveglio» e «Vieni subito». Si chiamava Hopestone, poi è diventato Touchstone.</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://player.vimeo.com/video/163235266" frameborder="0" width="640" height="360"></iframe></p>
<p><a href="https://vimeo.com/163235266" target="_blank" rel="noopener">Speak :prose</a> from <a href="https://vimeo.com/smartstones" target="_blank" rel="noopener">Smartstones</a> on <a href="https://vimeo.com" target="_blank" rel="noopener">Vimeo</a>.</p>
<p>Era l&#8217;inizio di questa avventura.</p>
<p>L&#8217;idea è cresciuta molto rapidamente e moltissime persone hanno iniziato a richiederne l&#8217;uso: dai genitori di bambini autistici alle persone affette da SLA, passando per molte altre patologie. La differenziazione di tutte le richieste ha condotto verso lo step che mancava per la nascita del dispositivo finale: rendersi conto che il software era più importante dell&#8217;hardware, capire che rendere l&#8217;interfaccia utente utilizzabile da tutti era il punto focale. E quindi si è cercata una partnership con aziende di hardware sensoriali che, grazie ai loro sensori, hanno permesso una via d&#8217;uscita dei messaggi – è il caso di <a href="https://emotiv.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Emotiv</a> che ha sviluppato la cuffia. </p>
<p>Ed ecco Smartstone: una piattaforma di comunicazione per le persone che non possono parlare.</p>
<p>Le onde cerebrali catturate sono comandi per l&#8217;applicazione: la tecnologia è in grado di riconoscere una serie di diversi modelli di pensiero, e il dispositivo può anche riconoscere i modelli facciali, come i sorrisi o gli sguardi. Poi, maggiore ne è l&#8217;uso, maggiore ne è la sofisticazione personale.</p>
<p>Non è il primo tentativo in questo senso, sono stati già molti i dispositivi di comunicazione per le persone con disabilità, ma è di certo un traguardo da condividere perché, quando l&#8217;obiettivo è comune, ogni vittoria è un passo avanti verso un futuro migliore.</p>
<p> </p>
<p> </p>
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		<title>I robot tra 10 anni ci leggeranno nel pensiero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Feb 2016 11:07:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze della salute]]></category>
		<category><![CDATA[pensiero]]></category>
		<category><![CDATA[robot]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[I robot riusciranno a interpretare il nostro comportamento Tra una decina d’anni i robot saranno quasi intelligenti, per lo meno nel rapporto con noi umani. Significa che riusciranno a interpretare meglio tutta la nostra comunicazione, verbale e non. Riusciranno a interpretare il linguaggio del corpo, anticipare le nostre mosse e interagire in modo abbastanza naturale [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-30825" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2016/02/images_igallery_resized_ambientetest_robot_ci_leggeranno_nel_pensiero-17709-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>I robot riusciranno a interpretare il nostro comportamento</p>
<p>  <span id="more-30826"></span>  </p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">Tra una decina d’anni i robot saranno quasi intelligenti, per lo meno nel rapporto con noi umani. Significa che riusciranno a interpretare meglio tutta la nostra comunicazione, verbale e non.</span></p>
<p>Riusciranno a interpretare il linguaggio del corpo, anticipare le nostre mosse e interagire in modo abbastanza naturale con noi.</p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">Una delle caratteristiche dei futuri robot sarà una nuova pelle ad alta tecnologia nella quale abbonderanno sensori .</span></p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">La previsione sul futuro dei robot la fa Lorenzo Natale, ricercatore dell&#8217;<a href="https://www.iit.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Istituto Italiano di Tecnologia</a> (Iit), che a margine del NIDays 2016 ha dichiarato all’Ansa: ’Il nostro obiettivo è quello di sviluppare robot sempre più adatti all&#8217;uso domestico, capaci di interagire in maniera sicura e naturale anche con bambini e anziani’, </span></p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">&#8216;I robot &#8211; spiega &#8211; non dovranno soltanto essere pronti a reagire, ma dovranno anche intuire in anticipo i nostri movimenti e le nostre intenzioni, in modo da aiutarci o semplicemente evitare di sbatterci contro: per questo stiamo sviluppando nuovi algoritmi che li aiutino ad interpretare il contesto in cui si muovono e il linguaggio del corpo delle persone che hanno davanti’.</span></p>
<p><a href="https://www.ecoseven.net//?p=29401" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Intanto è già pronto il robot che sa guidare una moto a 200 km/h.</a></p>
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		<title>I geni si controllano con il pensiero</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/alimentazione/news-alimentazione/i-geni-si-controllano-con-il-pensiero/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Nov 2014 16:10:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[controllare i geni con il pensiero]]></category>
		<category><![CDATA[geni]]></category>
		<category><![CDATA[geni pensiero]]></category>
		<category><![CDATA[pensiero]]></category>
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					<description><![CDATA[I geni si possono controllare con il pensiero. Come? Scopriamolo insieme   Non è fantascienza: i geni si possono controllare con il pensiero.  A scoprirlo è stato un gruppo di ricercatori del Politecnico di Zurigo, coordinati da Martin Fussenegger: gli esperti, usando le onde cerebrali sono riusciti a ‘convincere’ i geni a produrre delle particolari [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-22139" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2014/11/images_igallery_resized_ambientetest_imageCarousel.imageformat.carousel.1166894788-13298-250-200-90-c.png" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p class="MsoNormal">I geni si possono controllare con il pensiero. Come? Scopriamolo insieme</p>
<p>  <span id="more-22140"></span>  </p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p class="MsoNormal">Non è fantascienza: i geni si possono controllare con il pensiero.  A scoprirlo è stato un gruppo di ricercatori del <a href="https://www.ethz.ch/de.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Politecnico di Zurigo</strong></a>, coordinati da Martin Fussenegger: gli esperti, usando le onde cerebrali sono riusciti a ‘convincere’ i geni a produrre delle particolari proteine. ‘Per la prima volta siamo stati in grado di entrare nelle onde cerebrali, trasferirle senza fili a una rete di geni e regolare la loro conversione nel tipo di proteine voluto’, spiega Fussenegger .</p>
<p> </p>
<p class="MsoNormal">l sistema si basa sull&#8217;uso di una cuffia per eeg e si ispira al gioco <a href="http://mindflexgames.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Mindflex</a>, dove si indossa una speciale cuffia con sensori sulla testa che registrano l&#8217;elettroencefalogramma (eeg) poi trasferite nell&#8217;ambiente di gioco. Le onde cerebrali registrate vengono trasmesse senza fili tramite bluetooth ad un regolatore, che controlla un apparecchio che genera campi elettromagnetici. Una lampada a led, che emette luci a infrarossi, si accende e illumina una camera di coltura che contiene le cellule geneticamente modificate, che iniziano così a produrre le proteine desiderate. L&#8217;impianto è stato testato su cellule in coltura e topi, controllato con i pensieri di vari soggetti. Si è così visto che i livelli di proteina cambiavano a seconda dello stato d&#8217;animo. I ricercatori sperano in futuro di realizzare impianti controllati dal pensiero che aiutino a trattare malattie neurologiche.</p>
<p> ‘E&#8217; un grande risultato’, commenta Giuseppe Novelli, genetista e presidente dell&#8217;università di Roma Tor Vergata. ‘Si è sviluppato un meccanismo di controllo dell&#8217;espressione dei geni con sensori infrarossi attivati dal cervello umano sulla base delle emozioni. Finora i geni potevano essere accesi solo chimicamente e serviva molto tempo. Ma nel cervello, dove le comunicazioni vanno alla velocità di millisecondi, serve altro e la luce è l&#8217;unica cosa che viaggia velocissima. Qui la luce viene usata per attivare sensori che così rispondono subito. Un grande risultato, ottenuto per la prima volta’.</p>
<p class="MsoNormal">gc</p>
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