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	<title>ospedale &#8211; Ecoseven &#8211; Saper Vivere</title>
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	<description>Economia del Benessere e della Salute</description>
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		<title>Un ospedale in una scatola</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2020 18:30:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Architettura]]></category>
		<category><![CDATA[biocontenimento]]></category>
		<category><![CDATA[container]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
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					<description><![CDATA[Viene dall&#8217;Italia l&#8217;idea di trasformare i container in unità d&#8217;emergenza per il Coronavirus. Lo studio dell&#8217;architetto italiano Carlo Ratti ha collaborato con il MIT Senseable City Lab per progettare delle unità di terapia intensiva da trasportare all&#8217;interno dei container di spedizione. CURA, così si chiama il progetto, è basato sull&#8217;idea di creare una «scatola» – [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-51933" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/04/business-1845350_1280.jpg" alt="ospedale scatola container" width="798" height="442" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/04/business-1845350_1280.jpg 798w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/04/business-1845350_1280-300x166.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/04/business-1845350_1280-768x425.jpg 768w" sizes="(max-width: 798px) 100vw, 798px" /></h3>
<h3>Viene dall&#8217;Italia l&#8217;idea di trasformare i container in unità d&#8217;emergenza per il Coronavirus.</h3>
<p><span id="more-51932"></span></p>
<p>Lo studio dell&#8217;architetto italiano <a href="https://carloratti.com/" target="_blank" rel="noopener">Carlo Ratti</a> ha collaborato con il <a href="http://senseable.mit.edu/" target="_blank" rel="noopener">MIT Senseable City Lab</a> per progettare delle unità di terapia intensiva da trasportare all&#8217;interno dei container di spedizione.</p>
<p><a href="https://curapods.org/" target="_blank" rel="noopener">CURA</a>, così si chiama il progetto, è basato sull&#8217;idea di creare una «scatola» – ovvero i container – piena di tutti gli strumenti necessari per avere una terapia intensiva per i pazienti con infezioni respiratorie, tra cui letti, respiratori, monitor, eccetera.</p>
<h4>Ovviamente, tutto nasce dall&#8217;incredibile necessità di luoghi per curare i pazienti affetti da Covid-19.</h4>
<p><strong>Ogni unità funziona in modo autonomo e può essere spedita ovunque</strong>, ma c&#8217;è anche la possibilità di avere una struttura gonfiabile che permette di costruire più stanze, in molteplici configurazioni modulari, in poche ore.</p>
<p>Questa soluzione, infatti, si dice sia veloce da installare, come una tenda, ma anche «sicura come un reparto di isolamento di un ospedale in cui lavorare, grazie al <strong>biocontenimento</strong> (un estrattore crea una pressione negativa interna, conforme agli standard delle camere di isolamento)».</p>
<p>Le unità sono tutte separate l&#8217;una dall&#8217;altra, ma quando vengono collegate viene fatto da un corridoio pressurizzato.<br />
Il colpo di genio dello scegliere i container da trasporto marittimo è che anch&#8217;essi sono progettati per muoversi, quindi permettono a queste strutture di essere spostate, impilate e trasportate con mezzi diversi in qualsiasi parte del mondo.</p>
<h4><strong>Il primo prototipo CURA è attualmente in fase di costruzione</strong> per i test in un ospedale di Milano.</h4>
<p>Il progetto open source è sponsorizzato dalla Banca europea UniCredit. L&#8217;invito che viene fatto alle persone è che chiunque abbia dei suggerimenti per dei miglioramenti lo segnali prontamente sul sito del progetto.</p>
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		<title>Coronavirus: valvole 3D stampate in loco per l&#8217;ospedale di Chiari</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Mar 2020 12:00:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze della salute]]></category>
		<category><![CDATA[Bergamo]]></category>
		<category><![CDATA[chiari]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[ingegneria 3d]]></category>
		<category><![CDATA[ospedale]]></category>
		<category><![CDATA[terapia intensiva]]></category>
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					<description><![CDATA[In provincia di Brescia, un ingegnere crea in 3D le valvole di ricambio per mantenere in funzione l&#8217;unità di terapia intensiva. L&#8217;emergenza dell&#8217;ospedale di Chiari in provincia di Brescia è esplosa venerdì 13 marzo, quando è stato annunciato che non c&#8217;erano più valvole per i respiratori della terapia intensiva e che non c&#8217;era modo che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-49848" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/03/hospital-1477433_1280.jpg" alt="coronavirus terapia intensiva" width="800" height="409" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/03/hospital-1477433_1280.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/03/hospital-1477433_1280-300x153.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/03/hospital-1477433_1280-768x393.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></h3>
<h3>In provincia di Brescia, un ingegnere crea in 3D le valvole di ricambio per mantenere in funzione l&#8217;unità di terapia intensiva.</h3>
<p><span id="more-49847"></span></p>
<p>L&#8217;emergenza dell&#8217;ospedale di Chiari in provincia di Brescia è esplosa venerdì 13 marzo, quando è stato annunciato che <strong>non c&#8217;erano più valvole per i respiratori della terapia intensiva</strong> e che non c&#8217;era modo che il normale fornitore potesse inviarle in un tempo breve.</p>
<p>Per questo, è stata lanciata una richiesta che ha fatto un veloce giro della provincia, fino ad arrivare a chi si occupa di stampa 3D, in modo che le valvole potessero essere progettate e prodotte in loco.</p>
<p>Da quel momento, sono state molte le aziende che hanno risposto, nel tentativo di mantenere l&#8217;ospedale fornito per il prossimo futuro ed è stato <strong>Cristian Fracassi</strong>, imprenditore bresciano a capo della startup <a href="https://www.isinnova.it/" target="_blank" rel="noopener">Isinnova</a>, il primo a mettersi al lavoro per fornire almeno cento valvole su misura stampate con la sua stampante 3D.</p>
<p>Riporta il <a href="https://www.corriere.it/tecnologia/20_marzo_18/coronavirus-mancano-valvole-respiratori-ingegnere-ne-dona-100-prodotte-la-stampa-3d-f5593624-6884-11ea-9725-c592292e4a85.shtml" target="_blank" rel="noopener">Corriere della Sera</a> che Fracassi su Facebook ha scritto: «Non chiamateci, come alcuni hanno fatto, eroi. Certo, delle persone stavano per morire, ma abbiamo fatto solo il nostro dovere. Rifiutarsi infatti non sarebbe stato un atto vile, ma omicida. (…) Concentriamoci sui veri eroi, quelli che salvano vite, che fanno 16 ore di turni in ospedale e sono giorno e notte di fianco ai malati ed elogiamo loro».</p>
<h4>Ognuna delle parti prodotte da Fracassi corrisponde a un singolo paziente che necessita di cure intensive e che ora, grazie a queste, può essere ossigenato in ospedale.</h4>
<p>Questo ci dimostra, una volta di più, quanto in una situazione grave come questa anche le piccole parti che si rompono possono portare a problemi giganti.</p>
<p>Bisogna lavorare tutti insieme perché non accada.</p>
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		<title>Un ospedale costretto a tornare a carta e penna</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/canali/scienze/scienze-della-salute/un-ospedale-costretto-a-tornare-a-carta-e-penna/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Dec 2019 09:19:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze della salute]]></category>
		<category><![CDATA[cure ritardate]]></category>
		<category><![CDATA[cyberattacco]]></category>
		<category><![CDATA[dati persi]]></category>
		<category><![CDATA[Hacker]]></category>
		<category><![CDATA[ospedale]]></category>
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		<category><![CDATA[ritardi cure]]></category>
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					<description><![CDATA[In Francia un cyberattacco ha reso inutilizzabili i computer di un ospedale Sembra la trama di un film a metà tra un action movie e un medical drama: eppure non è affatto un film e non è nemmeno la prima volta che succede. Stavolta, gli hacker hanno preso di mira il Centro ospedaliero universitario (CHU) [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-38764" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2019/12/images_dicembre_2019_cyberattacco.jpg" alt="" width="797" height="465" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/12/images_dicembre_2019_cyberattacco.jpg 797w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/12/images_dicembre_2019_cyberattacco-300x175.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/12/images_dicembre_2019_cyberattacco-768x448.jpg 768w" sizes="(max-width: 797px) 100vw, 797px" /></p>
<h2>In Francia un cyberattacco ha reso inutilizzabili i computer di un ospedale</h2>
<p>  <span id="more-38765"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Sembra la trama di un film a metà tra un action movie e un medical drama: eppure non è affatto un film e non è nemmeno la prima volta che succede.</p>
<p style="text-align: justify;">Stavolta, gli hacker hanno preso di mira il Centro ospedaliero universitario (CHU) di Rouen, in Francia, attaccandoli in modo da rendere immediatamente inaccessibili tutti i loro computer.</p>
<p style="text-align: justify;">A quel punto, la struttura ha avuto davanti due possibilità: pagare il riscatto oppure tornare al vecchio metodo di carta e penna. Secondo quanto raccontato alla <a href="https://www.lemonde.fr/sante/article/2019/11/17/le-chu-de-rouen-perturbe-par-une-attaque-informatique_6019491_1651302.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Agence France Press</a> da Remi Heym, responsabile delle comunicazioni del CHU, il personale dell&#8217;ospedale da 1.300 letti ha scelto la seconda, non cedendo di un passo agli hacker.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, l&#8217;attacco informatico, anche se non è riuscito a mettere in pericolo nessun paziente né ha provocato la perdita di dati medici o personali, ha causato molti ritardi nelle cure.</p>
<p style="text-align: justify;">La polizia francese ha avviato un&#8217;indagine formale sull&#8217;attacco informatico, mentre l&#8217;ospedale prevedeva che tutto sarebbero rientrato presto, con i sistemi informatici che sarebbero tornati operativi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il CHU non è il primo ospedale a respingere un attacco informatico: però, c&#8217;è da dire, che quello che, in questo caso, ha facilitato la resistenza è stato certamente il fatto che, trovandosi in una città grande, il CHU ha potuto mandare i pazienti che potevano essere messi a rischio in altre strutture vicine, invece di cedere.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, non tutti gli ospedali hanno questo lusso e fino a quando l&#8217;intera industria sanitaria non renderà la cybersicurezza una priorità assoluta, gli ospedali continueranno probabilmente a trovarsi in situazioni di questo genere, con la vita dei pazienti messa a rischio da biechi ricatti informatici.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<item>
		<title>Le infezioni contratte in ospedale causano più morti degli incidenti stradali</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/news-ambiente/le-infezioni-contratte-in-ospedale-causano-piu-morti-degli-incidenti-stradali/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Feb 2017 10:59:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Antibioici]]></category>
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		<category><![CDATA[virus]]></category>
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					<description><![CDATA[Questo perché ogni anno, il 5-8% dei pazienti ricoverati contrae un’infezione all’ospedale Sembra un paradosso, ma fa più morti l’ospedale che la strada. Nel nostro paese le infezioni ospedaliere causano, ogni anno, più vittime degli incidenti stradali: 4.500-7.000 morti da un lato, 3.419 dall’altro. Questo perché ogni anno, il 5-8% dei pazienti ricoverati contrae un’infezione [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-33260" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2017/02/images_ospedale.jpg" alt="" width="736" height="475" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/02/images_ospedale.jpg 736w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/02/images_ospedale-300x194.jpg 300w" sizes="(max-width: 736px) 100vw, 736px" /></p>
<p>Questo perché ogni anno, il 5-8% dei pazienti ricoverati contrae un’infezione all’ospedale</p>
<p>  <span id="more-33261"></span>  </p>
<p>Sembra un paradosso, ma fa più morti l’ospedale che la strada. Nel nostro paese le infezioni ospedaliere causano, ogni anno, più vittime degli incidenti stradali: 4.500-7.000 morti da un lato, 3.419 dall’altro.</p>
<p>Questo perché ogni anno, il 5-8% dei pazienti ricoverati contrae un’infezione all’ospedale. Si tratta di 450-700 mila casi, soprattutto infezioni urinarie, della ferita chirurgica, polmoniti e sepsi. E tutto ciò ha un costo significativo per le casse pubbliche: per ogni infezione ospedaliera si stimano circa 9.000-10.500 euro.</p>
<p>&#8220;I microrganismi causa di infezioni associate alle procedure assistenziali, tra le quali quelle contratte in ospedale, provengono sia da flora batterica endogena, cioè già presente nel paziente, che esogena, cioè provenienti dall’esterno – spiega all’Adnkronos Nicola Petrosillo, direttore del Dipartimento Clinico e di Ricerca in Malattie Infettive dell’Irccs Lazzaro Spallanzani di Roma – Non dobbiamo dimenticare che spesso parliamo di persone fragili, debilitate e con basse difese immunitarie, e di pazienti frequentemente affetti da comorbosità, cioè altre malattie non infettive, renali, cardiache, respiratorie, oncologiche, oppure pazienti critici in terapia intensiva sottoposti a varie e prolungate procedure invasive&#8221;</p>
<p>Purtroppo in alcuni reparti si fa un largo uso di antibiotici e questo fa aumentare la presenza di microrganismi resistenti al farmaco d’elezione che dovrebbe debellarlo. Purtroppo, <a href="https://www.ecoseven.net//?p=33081" target="_blank" rel="noopener noreferrer">se non ci fossero gli antibiotici nel mondo morirebbero 300 milioni di persone entro il 2050</a>.</p>
<p>L’analisi dei costi delle infezioni ospedaliere (mediante database amministrativi) è stato lo scopo della ricerca &#8216;Burden economico delle infezioni ospedaliere in Italia&#8217;, realizzata da Francesco Saverio Mennini, Research Director Ceis Economic Evaluation and HTA, Università di Roma Tor Vergata. Fonte dei dati sono state le schede di dimissione ospedaliera (Sdo) nazionali e regionali (con data di dimissione compresa tra il 1 gennaio 2006 ed il 31 dicembre 2014).</p>
<p>“La prospettiva del nostro studio – ha spiegato Mennini all’Adnkronos – è quella di mettere in luce quanto pesano, in termini di impatto economico diretto e indiretto&#8221; le infezioni ospedaliere &#8220;in Italia, sia dal punto di vista della salute del paziente, sia della loro incidenza sul Ssn. Partendo dal presupposto che, come prova lo studio, le infezioni ospedaliere compaiano in circa 3 casi ogni 1.000 ricoveri acuti in regime ordinario, la loro valorizzazione mediante valutazione delle giornate aggiuntive per singolo Drg ha comportato una stima media annua di € 69,1 milioni. Mentre la valorizzazione mediante Drg specifici (418 e 579) ha comportato una stima media annua di € 21,8 milioni. Numeri che devono far riflettere soprattutto sul tema dell’appropriatezza, cioè sull’adozione di misure innovative, come trattamenti e device tecnologici, con l’obiettivo di migliorare la qualità dell’assistenza nel limite delle risorse disponibili&#8221;.</p>
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		<title>Camici personalizzati per i pazienti</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/alimentazione/bellezza/camici-personalizzati-per-i-pazienti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Aug 2016 09:39:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bellezza e salute]]></category>
		<category><![CDATA[camici]]></category>
		<category><![CDATA[ospedale]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
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					<description><![CDATA[Una bellissima iniziativa per i ragazzi che sono costretti a molti trattamenti in ospedale: rendere il camice più vicino alla propria personalità La Starlight Children&#8217;s Foundation Canada&#160;ha aperto una nuova strada per i camici ospedalieri. Dover andare sempre in ospedale è già di per sé molto faticoso: lo è in generale, ma lo è ancora [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-32143" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2016/08/images_Ward-Robes_ospedale.jpg" alt="" width="1024" height="512" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2016/08/images_Ward-Robes_ospedale.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2016/08/images_Ward-Robes_ospedale-300x150.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2016/08/images_Ward-Robes_ospedale-768x384.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Una bellissima iniziativa per i ragazzi che sono costretti a molti trattamenti in ospedale: rendere il camice più vicino alla propria personalità</p>
<p>  <span id="more-32144"></span>  </p>
<p>La <a href="http://www.starlightcanada.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Starlight Children&#8217;s Foundation Canada</a>&nbsp;ha aperto una nuova strada per i camici ospedalieri. Dover andare sempre in ospedale è già di per sé molto faticoso: lo è in generale, ma lo è ancora di più se si è giovani e costretti a frequenti ricoveri a causa di qualche malattia grave. Si arriva, ci si spoglia dei propri abiti e si veste un camice di solito bianco o grigio, una cosa che non può che intristire e buttare giù l&#8217;umore di chiunque.&nbsp;</p>
<p>Per questo, la società Starlight ha deciso di provare a rendere i controlli, le visite e i trattamenti in ospedale più allegri: grazie all&#8217;iniziativa <a href="https://wardrobes.starlightcanada.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Ward + Robes</a>, i ragazzi possono esprimere la loro personalità con la creazione di camici ospedalieri personalizzati che poi hanno davvero voglia di indossare. Tutto è stato reso possibile dalla collaborazione con i migliori designer di moda – artisti che, nel tempo, hanno creato indumenti per stelle del cinema o della musica, come David Bowie e Meryl Streep –, in questo modo gli adolescenti mantengono la loro identità durante il trattamento.</p>
<p>È molto importante infondere speranza nei pazienti con diagnosi di malattie gravi: sapere di poter mantenere vivi se stessi come individui durante le visite in ospedale, vuol dire smorzare il richiamo costante alla malattia che il camice provoca ed essere più speranzosi riguardo all&#8217;idea di riappropriarsi delle proprie caratteristiche fondanti di persone.</p>
<p>I bambini inseriti nel programma pilota della Ward + Robes hanno dimostrato subito di essere più fiduciosi e felici e, infatti, si prevede una diffusione di questa iniziativa in tutto il Canada.</p>
<p>Ogni ragazzo è unico ed è giusto che anche il suo camice lo sia.</p>
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		<item>
		<title>Sanità: il Ministro Lorenzin contro i &#8216;viaggi della speranza&#8217;</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/alimentazione/news-alimentazione/sanita-il-ministro-lorenzin-contro-i-viaggi-della-speranza/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Apr 2016 09:41:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Lorenzin]]></category>
		<category><![CDATA[ospedale]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi della speranza]]></category>
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					<description><![CDATA[In Italia ci sono delle disparità che non sono più ammissibili secondo il ministro della sanità I &#8216;viaggi della speranza&#8217;, così li ha definiti il ministro, sono quelli che compiono molti cittadini italiani che vivono in zone dove i servizi sanitari non sono di buon livello. Si tratta di fughe in altre regioni in cerca [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-31160" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2016/04/images_igallery_resized_ambientetest_Ministro_Lorenzin-17874-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">In Italia ci sono delle disparità che non sono più ammissibili secondo il ministro della sanità<br /></span></p>
<p>  <span id="more-31161"></span>  </p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">I &#8216;viaggi della speranza&#8217;, così li ha definiti il ministro, sono quelli che compiono molti cittadini italiani che vivono in zone dove i servizi sanitari non sono di buon livello. Si tratta di fughe in altre regioni in cerca di cure migliori, solitamente vedono pazienti del sud costretti a spostarsi al nord.</span></p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">&#8216;Non possiamo più permettere che un paziente nato a Catanzaro stia male due volte, o che un bimbo autistico che vive in una città senza servizi adeguati non abbia la possibilità di una vita normale&#8217;, ha detto il ministro della salute Lorenzin.</span></p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">&#8216;Penso che tutti i presidenti delle Regioni &#8211; spiega Lorenzin &#8211; debbano mirare a nominare direttori sanitari, amministrativi e generali veramente competenti e provare ad attrarre nelle proprie strutture ospedaliere anche medici da altre regioni, cercando di innescare una mobilità al contrario&#8217;.</span></p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">Il ministro spiega che per affrontare la situazione è necessario togliersi le giacche dell&#8217;appartenenza politica e andare oltre le ideologie.</span></p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">Lorenzin, durate un seminario sulla riforma socio-sanitaria lombarda che si è tenuto all&#8217;Università di Bergamo ha riassunto i prossimi punti di intervento: &#8216;ora stiamo lavorando su un&#8217;altra ottica, tant&#8217;è vero che oggi abbiamo 800 milioni di euro per i nuovi Livelli essenziali di assistenza e per il Nomenclatore. Anche le Centrali uniche d&#8217;acquisto porteranno i loro risultati, ma non possiamo vedere miracoli dalla sera alla mattina. Bisogna che ci sia una sensibilità da parte di tutte le amministrazioni e da parte dello Stato, per verificare che giorno per giorno le norme vengano applicate sui territori. Solo così il cambiamento lo potranno percepire anche i cittadini&#8217;</span></p>
<p> </p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Smart Hospital Pisa: 60 bici elettriche per il polo ospedaliero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2015 13:11:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[ospedale]]></category>
		<category><![CDATA[Pisa]]></category>
		<category><![CDATA[Smart Hospital Pisa]]></category>
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					<description><![CDATA[L’Ospedale di Pisa, grazie ad un accordo con l’azienda produttrice di veicoli elettrici Askoll, ha messo a disposizione ben 60 bici elettriche per ottimizzare la viabilita’ e l’accesso ai reparti di personale, studenti e visitatori   L’Ospedale di Pisa mette a disposizione ben 60 bici elettriche per ottimizzare la viabilità e l’accesso ai reparti di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-29016" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2015/10/images_igallery_resized_ambientetest_bike.sharing.ospedale.pisa-16752-250-200-90-c.JPG" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p dir="ltr">L’Ospedale di Pisa, grazie ad un accordo con l’azienda produttrice di veicoli elettrici Askoll, ha messo a disposizione ben 60 bici elettriche per ottimizzare la viabilita’ e l’accesso ai reparti di personale, studenti e visitatori</p>
<p>  <span id="more-29017"></span>  </p>
<p> </p>
<p dir="ltr">L’Ospedale di Pisa mette a disposizione ben 60 bici elettriche per ottimizzare la viabilità e l’accesso ai reparti di personale, studenti e visitatori. E’ questo, in sintesi, il fulcro del progetto ‘Smart Hospital Pisa’ che, grazie all’accordo tra l’impresa produttrice-distributore di veicoli elettrici ‘Askoll’ e l’<a href="http://www.ao-pisa.toscana.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana di Cisanello</a>, farà di quest’ultima un vero e proprio laboratorio sperimentale per un innovativo servizio di bike sharing gratuito.</p>
<p dir="ltr">Il progetto ‘Smart Hospital Pisa’, in particolare, prevede di facilitare lo spostamento eco-sostenibile all’interno del polo ospedaliero, composto da 21 edifici e con reparti parecchio articolati, presenta distanze da percorrere particolarmente estese.</p>
<p dir="ltr">Per usufruire del servizio di bike sharing ospedaliero basterà semplicemente lasciare il documento d’identità come garanzia del prestito, inforcare la bici elettrica e servirsi delle rastrelliere presenti all’esterno di ogni reparto per parcheggiarla. </p>
<p dir="ltr">La bici elettrica fornita dalla ‘Askoll’ ha un’autonomia di circa 100 km, percorribili con una sola ricarica e, grazie alle quattro modalità di assistenza, consente di muoversi a una velocità massima di 25 Km/h.</p>
<p> </p>
<p dir="ltr">Il nuovo parco di bici elettriche andrà quindi ad affiancarsi al già presente servizio di navetta, migliorando così il servizio di trasporto senza incidere sulle quantità di CO2 emesse in atmosfera. Per maggiori informazioni è possibile consultare questo <a href="http://www.ao-pisa.toscana.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=5777:aoup-cerca-sponsor-per-la-sperimentazione-della-mobilita-elettrica&amp;catid=42:notizie-dellospedale&amp;Itemid=181" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sito</a>.</p>
<p><span style="font-size: 16px; font-family: Calibri; color: #000000; background-color: transparent; font-weight: 400; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; vertical-align: baseline; white-space: pre-wrap;">ml</span></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>A Gaza un ospedale 100% solare</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/energia/fotovoltaico/a-gaza-un-ospedale-100-solare/</link>
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		<pubDate>Wed, 11 Feb 2015 16:14:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Solare]]></category>
		<category><![CDATA[ospedale]]></category>
		<category><![CDATA[ospedale rinnovabile]]></category>
		<category><![CDATA[ospedale solare]]></category>
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					<description><![CDATA[In uno dei quartieri più poveri della striscia di Gaza è nato un ospedale 100% rinnovabile   Efficiente e rinnovabile: parliamo del Jenin Charitable Hospital, a Gaza, una struttura alimentata al 100% dal sole. L’ospedale è dotato di un impianto fotovoltaico, costruito sul tetto della struttura, definitivamente operativo da fine novembre 2014. È grazie all’impianto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-23950" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2015/02/images_igallery_resized_ambientetest_L_impianto__1_-14214-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p class="MsoNormal">In uno dei quartieri più poveri della striscia di Gaza è nato un ospedale 100% rinnovabile</p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p>  <span id="more-23951"></span>  </p>
<p class="MsoNormal">Efficiente e rinnovabile: parliamo del Jenin Charitable Hospital, a Gaza, una struttura alimentata al 100% dal sole. L’<a href="https://www.ecoseven.net//?p=23762" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>ospedale</strong></a> è dotato di un impianto fotovoltaico, costruito sul tetto della struttura, definitivamente operativo da fine novembre 2014. È grazie all’impianto solare che l’ospedale è completamente autonomo per l’approvvigionamento energetico per 17 h al dì, dalle 7.00 alle 24.00, con la produzione di 76 Mwtt per anno. La struttura  serve un bacino di 200mila persone, quelle del quartiere di Shijajia, uno dei più poveri e martoriati dagli attacchi di luglio ed agosto 2014.<span style="font-size: 12.1599998474121px; line-height: 1.3em;"> </span></p>
<p class="MsoNormal">L’ospedale 1005 solare è il risultato dell’attività dell’<a href="https://www.facebook.com/sunshine4palestine" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>ONG Sunshine4Palestine</strong></a>. ‘La carenza dell’energia è una vera piaga della Striscia di Gaza e per questo motivo abbiamo deciso di intervenire. Abbiamo cominciato a lavorare al progetto nel 2011 insieme all’ingegnere palestinese Haitham Ghanem, che è membro dell’associazione. In quell’anno abbiamo ideato l’impianto in tre moduli, installabili autonomamente l’uno dall’altro, ed individuato il budget necessario per la sua costituzione: circa 100mila euro.</p>
<p class="MsoNormal">Nel gennaio 2014, grazie a numerose donazioni, alla raccolta fondi attraverso eventi culturali e ad un finanziamento della Fondazione Vik Utopia Onlus, è stato installato il primo modulo. Ciò ha permesso il funzionamento di uno dei piani dell’ospedale per 17 ore al giorno, rispetto alle 4 ore precedenti. Un modulo che ha reso operativo l’ospedale anche sotto i recenti bombardamenti ed ha resistito ad essi.</p>
<p class="MsoNormal">Nel novembre del 2014 abbiamo completato l’installazione grazie ad un concerto realizzato in collaborazione con Stefano Bollani al Teatro Argentina di Roma. Con i proventi del sold out  abbiamo provveduto alla fornitura delle batterie che hanno permesso l’accensione dei rimanenti tre dei quattro inverters che costituiscono il modulo, portando l’impianto da 4 a 16kWp. Inoltre, abbiamo comprato 12 pacchi batteria ed abbiamo realizzato la nuova rete elettrica del secondo piano. L&#8217;ospedale ha così completa autonomia e tutte le sue cliniche (dipartimenti di otologia, dermatologia, medicina interna, psichiatria, chirurgia vascolare, chirurgia urologica, pediatria, ortopedia, pronto soccorso, vari laboratori di analisi ed una farmacia) sono operative  ed indipendenti da ogni approvvigionamento energetico’, ha raccontato Barbara Capone, giovane ricercatrice fisica italiana all’Università di Vienna.</p>
<p> </p>
<p class="MsoNormal"> gc</p>
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		<title>L&#8217;Ebola sbarca negli USA, paura di contagio nel Paese</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/canali/scienze/l-ebola-sbarca-negli-usa-paura-di-contagio-nel-paese/</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Oct 2014 06:49:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze]]></category>
		<category><![CDATA[contagio]]></category>
		<category><![CDATA[ebola]]></category>
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					<description><![CDATA[Il virus Ebola fa tremare anche gli Stati Uniti. Il primo caso di Ebola e&#8217; stato infatti recentemente diagnosticato nel Paese, dopo l&#8217;annuncio del Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie di Atlanta Il virus Ebola fa tremare anche gli Stati Uniti. Il primo caso di Ebola è stato infatti diagnosticato nel Paese [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-21031" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2014/10/images_igallery_resized_benessere_ebola.Stati_.Uniti-12725-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>Il virus Ebola fa tremare anche gli Stati Uniti. Il primo caso di Ebola e&#8217; stato infatti recentemente diagnosticato nel Paese, dopo l&#8217;annuncio del Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie di Atlanta</p>
<p>  <span id="more-21032"></span>  </p>
<p>Il virus Ebola fa tremare anche gli Stati Uniti. Il primo caso di Ebola è stato infatti diagnosticato nel Paese dopo l&#8217;annuncio ufficiale del Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie di Atlanta (<a href="%20'non%20ci%20sia%20nessun%20altro%20caso%20sospetto%20in%20Texas%20al%20momento.%20Ora%20la%20priorità%20è%20curare%20il%20paziente%20ed%20identificare%20tutte%20le%20persone%20che%20sono%20state%20a%20contatto%20con%20lui.'" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Cdc</a>). </p>
<p>La massima autorità sanitaria negli Usa (Cdc), ha infatti comunicato che un cameraman freelance americano della Nbc News tornato da un viaggio in Liberia, è risultato positivo al test del virus Ebola ed è stato immediatamente ricoverato al &#8216;Texas Health Presbyterian Hospital&#8217; di Dallas. Si tratterebbe di un paziente adulto che nelle ultime settimane ha viaggiato in alcune zone dell’Africa Occidentale dove si trovano i focolai del virus, come hanno confermato le stesse autorità sanitarie del Texas anche sul profilo twitter dell&#8217;<a href="https://www.ecoseven.net//?p=18578" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>ospedale</strong></a>. La stessa struttura ospedaliera ha poi confermato che l&#8217;uomo, viene tenuto in isolamento e sta seguendo le direttive del Cdc per tenere al sicuro medici, personale e pazienti. Le autorità sanitarie hanno poi specificato di non credere che vi sia un rischio per le altre persone che tra il 19 e il 20 settembre hanno viaggiato in aereo dalla Liberia con il cameraman. &#8216;All&#8217;epoca infatti &#8211; è stato ribadito &#8211; il paziente non aveva ancora sviluppato i sintomi della febbre emorragica.&#8217;</p>
<p>Nel frattempo però cresce la paura <a href="https://www.ecoseven.net//?p=21016" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Ebola</strong></a> negli Usa. Sarebbero infatti almeno 100 le persone in Texas considerate &#8216;a rischio&#8217;, perché potenzialmente esposte al contagio dopo essere venute a contatto &#8211; direttamente o indirettamente &#8211; col paziente liberiano ricoverato a Dallas. Nessuno però mostrerebbe al momento i sintomi della malattia. </p>
<p>Nelle ultime settimane inoltre, sono stati segnalati molti casi sospetti che hanno messo in allerta gli ospedali Usa, anche se finora tutte le persone esaminate sono risultate negative al virus. </p>
<p>Sulla questione di un possibile contagio da Ebola negli States è poi intervenuto lo stesso presidente Barack Obama per tranquillizzare gli animi:  &#8216;Gli stati Uniti saranno una guida nella lotta contro l&#8217;Ebola. Il mondo ci chiama.&#8217; Anche le stesse autorità sanitarie americane assicurano: &#8216;Non c&#8217;e alcun dubbio che la situazione rimarrà sotto controllo e che l&#8217;Ebola non si diffonderà negli Usa&#8217;. Sottolineando infine come: &#8216;non ci sia nessun altro caso sospetto in Texas al momento. Ora la priorità è curare il paziente ed identificare tutte le persone che sono state a contatto con lui.&#8217;</p>
<p>(ml)</p>
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		<title>Il succo d’ananas? Si puo&#8217; usare come liquido di contrasto per le radiografie</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/alimentazione/news-alimentazione/il-succo-d-ananas-si-puo-usare-come-liquido-di-contrasto-per-le-radiografie/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Sep 2014 14:33:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[ananas]]></category>
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					<description><![CDATA[All&#8217;ospedale Sant&#8217;Orsola di Bologna, il succo d’ananas si puo&#8217; usare come liquido di contrasto per le radiografie e le risonanze magnetiche, diminuendo il rischio di controindicazioni nei pazienti Il succo d’ananas si può usare come liquido di contrasto per le radiografie e le risonanze magnetiche, riducendo i costi di spesa sanitaria ma, soprattutto, diminuendo il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-20826" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2014/09/images_igallery_resized_benessere_succo.ananas.contrasto.radiografie-12640-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>All&#8217;ospedale Sant&#8217;Orsola di Bologna, il succo d’ananas si puo&#8217; usare come liquido di contrasto per le radiografie e le risonanze magnetiche, diminuendo il rischio di controindicazioni nei pazienti</p>
<p>  <span id="more-20827"></span>  </p>
<p><span style="line-height: 1.3em;">Il succo d’ananas si può usare come liquido di contrasto per le radiografie e le risonanze magnetiche, riducendo i costi di spesa sanitaria ma, soprattutto, diminuendo il rischio di controindicazioni nei pazienti che si sottopongono all’esame di imaging. All&#8217;ospedale <a href="http://www.aosp.bo.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Sant&#8217;Orsola di Bologna</a>, questo ingrediente alimentare, con un&#8217;applicazione inusuale, ha sostituito il liquido di contrasto ‘Lumiren’ nelle radiografie. Si tratta infatti di una tecnica ormai collaudata da circa un anno, che ha creato un risparmio economico notevole: la struttura è passata in due anni da una spesa sanitaria per i mezzi di contrasto di circa 14mila euro, a solo 380 euro. A spiegarlo è stato Marco Storchi, responsabile dei servizi di supporto alla persona del policlinico.</span></p>
<p>Il succo d’<a href="https://www.ecoseven.net//?p=18399" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>ananas</strong></a> puro al 100% inoltre, rispetto al bario e allo iodio (che sono tra i mezzi di contrasto più usati), non ha controindicazioni particolari sulla salute dei pazienti.</p>
<p>Il fatto che alcuni frutti avessero particolari proprietà di aumentare il contrasto nel caso di visite specialistiche di imaging era un fatto già noto: oltre all’ananas ad esempio, le stesse pecuiliarità di contrasto sono riscontrabili nel mirtillo nero, oltre alla mela rossa, l&#8217;uva, la mora e la barbabietola rossa. Ma a Bologna per la prima volta il succo di <a href="https://www.ecoseven.net//?p=13416" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>frutta</strong></a> viene sostituito completamente al farmaco classico.</p>
<p>(ml)</p>
]]></content:encoded>
					
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