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	<title>nuova specie &#8211; Ecoseven &#8211; Saper Vivere</title>
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	<description>Economia del Benessere e della Salute</description>
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		<title>Metà delfino, metà balena</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Aug 2018 07:12:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Balena]]></category>
		<category><![CDATA[delfino]]></category>
		<category><![CDATA[ibrido]]></category>
		<category><![CDATA[nuova specie]]></category>
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					<description><![CDATA[Nasce un nuovo animale ibrido grazie all&#8217;accoppiamento di due specie marine diverse Come lo si potrebbe chiamare? Una «delfena»? Oppure un «balino»? Non è stato ancora deciso, per ora ci si è limitati all&#8217;osservazione di questo animale ibrido, il primo a provenire dall&#8217;accoppiamento marino tra un delfino e una balena. Come sappiamo, succede che animali [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" size-full wp-image-37029" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/08/images_nuovianimaliibrididelfini.jpg" alt="" width="800" height="399" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/08/images_nuovianimaliibrididelfini.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/08/images_nuovianimaliibrididelfini-300x150.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/08/images_nuovianimaliibrididelfini-768x383.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Nasce un nuovo animale ibrido grazie all&#8217;accoppiamento di due specie marine diverse</p>
<p>  <span id="more-37031"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Come lo si potrebbe chiamare? Una «delfena»? Oppure un «balino»? Non è stato ancora deciso, per ora ci si è limitati all&#8217;osservazione di questo animale ibrido, il primo a provenire dall&#8217;accoppiamento marino tra un delfino e una balena. </p>
<p style="text-align: justify;">Come sappiamo, succede che animali di specie diverse si accoppino, ma crea sempre una strana sensazione il ritrovarsi davanti a un nuovo esemplare, come è successo al largo delle coste delle Hawaii.<br />Il nuovo mammifero marino ibrido viene dall&#8217;unione di un <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Steno_bredanensis" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Steno Bredanensis</a>&nbsp;e di una <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Peponocephala_electra" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Peponocephala electra</a>&nbsp;ed è stato avvistato mentre nuotava accanto a quest&#8217;ultima.</p>
<p style="text-align: justify;">La scoperta, in realtà, è avvenuta l&#8217;anno scorso quando un team di scienziati del <a href="http://www.cascadiaresearch.org" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Cascadia Research Collective</a>&nbsp;stava intraprendendo un progetto di due settimane di monitoraggio e osservazione dei cetacei al largo della costa di Kauai. Avendo notato un paio di peponocefali, hanno osservato che una dei due aveva pigmentazione e caratteristiche morfologiche che suggerivano che potesse essere in effetti un ibrido. Solo successivamente sono stati in grado di ottenere un campione per operare una biopsia che ha provato che avevano ragione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il team tornerà alle acque di Kauai il mese prossimo nella speranza di poter fare altre foto all&#8217;ibrido di delfino e balena ma anche di poter precedere in ulteriori ricerche in zona, sia per quanto riguarda questa nuova specie che per quanto riguarda le altre. Magari ci sono altri casi di accoppiamento interspecie o magari ci sono più di un balino, più di una delfena. </p>
<p style="text-align: justify;">Staremo a vedere. <br />Intanto, è possibile leggere l&#8217;intero rapporto di questa scoperta <a href="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/08/www.cascadiaresearch.org_files_publications_Bairdetal2018_Kauai.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">qui</a>.</p>
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		<title>Vespe assassine</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cecilia Maria Ferraro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Feb 2018 09:16:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Speciali]]></category>
		<category><![CDATA[nuova specie]]></category>
		<category><![CDATA[parassita]]></category>
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					<description><![CDATA[Scoperta una nuova vespa parassita dotata di una sega con cui tagliare il corpo dell&#8217;organismo che la ospita In un nuovo documento&#160;pubblicato sulla rivista «Biodiversity Data Journal», i ricercatori della Penn State&#160;e del Natural History Museum&#160;di Londra riportano la scoperta della Dendrocerus scutellaris, una vespa più piccola di 3 millimetri di lunghezza che sfoggia una [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-35589" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/02/images_vespa.jpg" alt="" width="800" height="509" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/02/images_vespa.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/02/images_vespa-300x191.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/02/images_vespa-768x489.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Scoperta una nuova vespa parassita dotata di una sega con cui tagliare il corpo dell&#8217;organismo che la ospita</p>
<p>  <span id="more-35590"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">In un <a href="https://bdj.pensoft.net/article/22676/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">nuovo documento</a>&nbsp;pubblicato sulla rivista «Biodiversity Data Journal», i ricercatori della <a href="http://www.psu.edu/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Penn State</a>&nbsp;e del <a href="http://www.nhm.ac.uk/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Natural History Museum</a>&nbsp;di Londra riportano la scoperta della Dendrocerus scutellaris, una vespa più piccola di 3 millimetri di lunghezza che sfoggia una serie di spine dentellate lungo tutta la schiena.</p>
<p style="text-align: justify;">Basandosi sull&#8217;anatomia della vespa, i ricercatori sospettano che si tratti di un endoparassitoide, ovvero di un tipo di vespa che depone le sue uova in un organismo ospite – spesso un bruco o un insetto adulto. Quando le uova si schiudono, le larve si nutrono dell&#8217;ospite dall&#8217;interno, fino a che non possono uscire – solo quando la riserva di cibo si esaurisce, le larve maturano nelle loro forme adulte.</p>
<p style="text-align: justify;">La Dendrocerus Scutellaris non ha le mascelle a punta che sono utilizzate dalla maggior parte delle vespe endoparassitoidi per uscire fuori dai loro incubatori viventi, usa invece la struttura a forma di sega che ha sul dorso per farsi spazio ed uscire dall&#8217;organismo ospite – è possibile che la maniera in cui vengono usati i denti presenti sul dorso della vespa sia per sfregamento, come se fosse una vera e propria sega. <br />I ricercatori non hanno visto questo comportamento in natura, hanno scoperto gli esemplari di D. scutellaris nelle collezioni del Natural History Museum e li hanno dati alla Penn State che li ha esaminati e identificati.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcune altre specie del genere Dendrocerus erano state scoperte in precedenza e sono diversi i parassiti che vivono all&#8217;interno di afidi, hanno scritto i ricercatori. Questa specie di vespe, in particolare, oltre al pettine a forma di sega, ha anche un&#8217;antenna ramificata, che può aiutare a capire dove si trovano i compagni o trovare i potenziali ospiti.</p>
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		<title>Una nuova specie di ragno con la coda</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/canali/speciali/una-nuova-specie-di-ragno-con-la-coda/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Cecilia Maria Ferraro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Feb 2018 08:23:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Speciali]]></category>
		<category><![CDATA[Coda]]></category>
		<category><![CDATA[nuova specie]]></category>
		<category><![CDATA[ragno]]></category>
		<category><![CDATA[Ragno con la coda]]></category>
		<category><![CDATA[Scoperta]]></category>
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					<description><![CDATA[Scoperto un ragno di 100 milioni di anni fa, con una coda più lunga del suo corpo Una nuova specie di aracnide che sembra un ragno con la coda è stata scoperta in Myanmar: ha otto zampe e si stima 100 milioni di anni. È stato trovato intrappolato in un pezzo di ambra del periodo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-35581" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/02/images_ragno.jpg" alt="" width="800" height="401" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/02/images_ragno.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/02/images_ragno-300x150.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/02/images_ragno-768x385.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Scoperto un ragno di 100 milioni di anni fa, con una coda più lunga del suo corpo</p>
<p>  <span id="more-35582"></span>  </p>
<p>Una nuova specie di aracnide che sembra un ragno con la coda è stata scoperta in Myanmar: ha otto zampe e si stima 100 milioni di anni. È stato trovato intrappolato in un pezzo di ambra del periodo medio-cretaceo: gli scienziati credono che si tratti di una specie completamente nuova.</p>
<p>La <a href="https://www.nature.com/articles/s41559-018-0475-9" target="_blank" rel="noopener noreferrer">strana scoperta</a>&nbsp;è stata fatta da una squadra internazionale ed è stata pubblicata sulla rivista «Nature Ecology &amp; Evolution». Strana poiché questa nuova creatura sembra appunto un ragno, con tutte le parti del corpo solite – con le zanne e le quattro zampe specificatamente utilizzate per camminare –, ma ha anche una lunga coda che non è mai stata trovata su nessun ragno conosciuto.</p>
<p>Finora sono stati scovati ben quattro esemplari di questa misteriosa specie – che è stata soprannominata Chimerarachne Yingi. I loro corpi misurano circa 2,5 millimetri, ma le loro code sono più lunghe del corpo, arrivando a circa 3 millimetri. Come ogni appendice flagelliforme, anche questa coda molto probabilmente era usata come antenna per percepire l&#8217;ambiente.</p>
<p>I ricercatori hanno spiegato che è difficile comprendere la storia di questi animali, capire che tipo di vita hanno fatto, ma che stanno cercando di capitalizzare quanti più indizi possibili. Per esempio, il fatto che siano stati trovati nell&#8217;ambra fa supporre che vivesse sopra o attorno ai tronchi degli alberi. Poi hanno <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Filiera_(ragno)" target="_blank" rel="noopener noreferrer">le filiere</a>&nbsp;e quindi la possibilità di produrre seta che potrebbe voler dire che vivevano e mangiavano grazie alle loro ragnatele oppure che semplicemente le utilizzassero per altri scopi protettivi – avvolgere le uova, fare cunicoli o semplicemente lasciare la propria traccia per tornare nella tana. Non è detto che fossero già così tanto evoluti da costruire trappole per gli insetti, ma probabilmente, come tutti i ragni, erano carnivori.</p>
<p>C&#8217;è anche una piccolissima possibilità che essi non siano completamente estinti, visto che non conosciamo tutte le specie animali del mondo: staremo a vedere se, ora che ne conosciamo l&#8217;esistenza, non venga fuori un ragnetto simili, da qualche parte del mondo.</p>
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		<title>Nuova specie di polpi giganti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cecilia Maria Ferraro]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Feb 2018 09:26:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Speciali]]></category>
		<category><![CDATA[Alaska]]></category>
		<category><![CDATA[nuova specie]]></category>
		<category><![CDATA[polpi giganti]]></category>
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					<description><![CDATA[Grazie a una scoperta fatta vicina all&#8217;Alaska, si è capito che si era sempre scambiata per una specie conosciuta una specie che invece non lo era Sembra strano pensare che è già da un po&#8217; che abbiamo a che fare con una specie di polpi senza capire che lo sia. Non ce lo si aspetta [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-35430" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/02/images_Polpo.jpg" alt="" width="800" height="482" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/02/images_Polpo.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/02/images_Polpo-300x181.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/02/images_Polpo-768x463.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Grazie a una scoperta fatta vicina all&#8217;Alaska, si è capito che si era sempre scambiata per una specie conosciuta una specie che invece non lo era</p>
<p>  <span id="more-35431"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Sembra strano pensare che è già da un po&#8217; che abbiamo a che fare con una specie di polpi senza capire che lo sia. Non ce lo si aspetta che si possa perdere un&#8217;intera specie di polpo gigante, eppure, vista la scoperta fatta di recente, questo è esattamente quello che è successo. È venuto fuori che il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Enteroctopus_dofleini" target="_blank" rel="noopener noreferrer">polpo gigante del Pacifico</a>&nbsp;– ovvero il più grande polpo conosciuto del pianeta (pesa in media 50 Kg ed ha 5 metri di diametro) – è in realtà due specie diverse. Lo studente Nathan Hollenbeck dell&#8217;<a href="https://www.alaskapacific.edu/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Alaska Pacific University</a> (APU), ha guidato gli sforzi per scoprire che cos&#8217;era che veniva chiamato polpo gigante del Pacifico, anche perché erano decenni che gli scienziati si chiedevano se sotto quel nome si nascondessero più di una specie.</p>
<p style="text-align: justify;">Già nel 2012, gli scienziati dell&#8217;APU e dello <a href="https://www.usgs.gov/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">U.S. Geological Survey</a>&nbsp;avevano scoperto un gruppo geneticamente distinto del polpo gigante, ma avevano raccolto solo piccoli campioni di tessuto dai tentacoli prima di rimandare le creature nell&#8217;oceano, quindi non erano sicuri se il gruppo fosse davvero differente dal principale.</p>
<p style="text-align: justify;">Hollenbeck sperava di svelare l&#8217;enigma nella sua tesi di laurea e, in effetti, ha trovato alcune risposte nelle reti di pesca a strascico dei gamberetti, dove a volte si vedono i polpi. Non gli ci è voluto molto per capire che poteva identificare due tipi diversi di quella specie, lo ha fatto semplicemente guardando i cefalopodi: uno era un normale polipo gigante del Pacifico, mentre l&#8217;altro aveva una piccola protuberanza che gli correva lungo tutto il corpo, le ciglia sollevate e due chiazze bianche sulla testa invece dell&#8217;unica che avrebbe dovuto avere.</p>
<p style="text-align: justify;">Hollenbeck ha tagliato piccoli pezzi dei tentacoli – e per evitare che in futuro i ricercatori dovessero utilizzare quella tecnica invasiva, ha raccolto DNA con un batuffolo di cotone. È stato il primo a confermare la nuova specie di polipo e anche il primo a provare il metodo di analisi meno invasivo su un polipo.</p>
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