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	<title>nucleare &#8211; Ecoseven &#8211; Saper Vivere</title>
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	<description>Economia del Benessere e della Salute</description>
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		<title>NUCLEARE: DOBBIAMO AVERE PAURA?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Mar 2022 07:00:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[bomba atomica]]></category>
		<category><![CDATA[centrale nucleare]]></category>
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					<description><![CDATA[Dal disastro di Chernobyl del 1986 ad oggi Da sempre sentiamo parlare di nucleare e da sempre ne siamo estremamente spaventati. Tutto ebbe inizio negli anni ’40 con i primi utilizzi delle bombe nucleari sulle città di Nagasaki e Hiroshima. Dopo questi orrori, l’energia nucleare ha avuto un’attenzione maggiore negli anni ’50 perché era stata [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 align="justify"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-140789" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/03/armageddon-g965b866f5_1280.jpg" alt="nucleare" width="1280" height="853" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/03/armageddon-g965b866f5_1280.jpg 1280w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/03/armageddon-g965b866f5_1280-300x200.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/03/armageddon-g965b866f5_1280-1024x682.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/03/armageddon-g965b866f5_1280-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></h3>
<h3 align="justify">Dal disastro di Chernobyl del 1986 ad oggi</h3>
<p><span id="more-140783"></span></p>
<p align="justify">Da sempre sentiamo parlare di nucleare e da sempre ne siamo estremamente spaventati.</p>
<p align="justify">Tutto ebbe inizio negli anni ’40 con i primi utilizzi delle <strong>bombe nucleari sulle città di Nagasaki e Hiroshima</strong>. Dopo questi orrori, l’energia nucleare ha avuto un’attenzione maggiore negli anni ’50 perché era stata considerata come uno strumento valido per aiutare il mondo a rialzarsi dopo le due guerre mondiali.</p>
<p align="justify">La prospettiva di una fonte di energia pulita ed efficace ha spinto molti a voler <strong>costruire centrali nucleari</strong>. Tuttavia, è solo nel giro di pochi anni che si erano resi conto che l’energia nucleare era molto complicata e troppo costosa.</p>
<p align="justify"><strong>I tempi d’oro per il nucleare arrivarono negli anni ’70</strong>, quando le guerre nel Medio Oriente aumentarono in modo spropositato il costo del petrolio in tutto il mondo. Gli investimenti iniziarono ad arrivare a un ritmo sconvolgente. Infatti, <strong>più della metà delle centrali nucleari del mondo, sono state costruite tra il 1970 e 1985</strong>. La maggior parte di queste utilizza una tecnologia chiamata “<em>reattore ad acqua leggera</em>” (Chernobyl è di questa tipologia).</p>
<h4 align="justify"><b>Centrali e bombe</b></h4>
<p align="justify">Ora che abbiamo fatto chiarezza sulla storia del nucleare dobbiamo necessariamente capire la <strong>differenza sostanziale che esiste tra centrale nucleare e bomba nucleare</strong>.</p>
<p align="justify">Il problema delle centrali nucleari è l’<strong>impatto ambientale</strong> causato. A differenza delle centrali termoelettriche, nelle quali vengono bruciati combustibili fossili, le centrali nucleari di fissione non emettono fumi ma il combustibile nucleare residuo (le famigerate <strong>scorie radioattive</strong>) altamente tossico: si tratta di <strong>atomi instabili</strong>, che possono «rimanere in vita» emettendo radiazioni pericolose, per moltissimo tempo, fino ad alcune migliaia di anni.</p>
<p align="justify">Pertanto è necessario prevedere<strong> zone di stoccaggio per lo smaltimento di questi isotopi</strong> ma purtroppo non si è ancora riusciti a garantire che ciò possa avvenire in condizioni di piena sicurezza. Un ulteriore motivo di preoccupazione è legato al fatto che i materiali utilizzati nelle centrali nucleari di fissione possono essere usati per fabbricare ordigni nucleari a scopo bellico.</p>
<h4 align="justify">E qui arriviamo al punto della bomba atomica.</h4>
<p align="justify">La bomba atomica è il nome con cui viene comunemente indicata la<strong> bomba a fissione nucleare</strong>. Si tratta di un ordigno esplosivo appartenente al gruppo delle armi nucleari, la cui energia è interamente prodotta da una reazione a catena di fissione nucleare.</p>
<p align="justify">Se nel caso delle centrali, un minimo di sicurezza ai giorni nostri c’è, nel caso di una detonazione nucleare invece, il nostro futuro sarebbe segnato per sempre e gli scenari sarebbero veramente impensabili. Bisogna anche capire <strong>quale potrebbe essere il “bersaglio” di questa ipotetica bomba</strong>.</p>
<p align="justify">“<i>Se la Russia dispiegasse tutto il suo arsenale atomico, una parte della Terra diventerebbe inabitabile e il mondo che conosciamo oggi non esisterebbe più”, </i>dice Herzog.</p>
<p align="justify">Ma anche solo l’utilizzo di una piccola parte di questo arsenale avrebbe conseguenze devastanti e a lungo termine.</p>
<h4 align="justify"><b>I rischi calcolati da un’applicazione</b></h4>
<p align="justify">Si tratta di <strong>Nukemap</strong>, un’applicazione che prova a mostrare gli effetti di questo scenario terrificante, per quanto remoto: attraverso questo <strong>simulatore online</strong> gli ideatori del portale sostengono di essere in grado di calcolare gli<strong> effetti dell’esplosione di diversi tipi di testate atomiche</strong> in qualunque punto della Terra.</p>
<p align="justify">Tramite la riproduzione di questo scenario sarebbe possibile vedere sulla mappa<strong> le conseguenze che la denotazione di un ordigno nucleare potrebbe provocare</strong> nel nostro Paese, individuando il raggio entro il quale si verificherebbe una devastazione immediata e la distanza dal centro della deflagrazione interessata dalle radiazioni letali.</p>
<p align="justify">Se volete provare, <a href="https://nuclearsecrecy.com/nukemap/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">questo è il link</a>.</p>
<p align="justify"><em><strong>D.T.</strong></em></p>
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		<title>Nucleare: un incredibile traguardo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Oct 2021 11:00:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[energia da fusione]]></category>
		<category><![CDATA[eni]]></category>
		<category><![CDATA[fusione a confinamento magnetico]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia superconduttiva]]></category>
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					<description><![CDATA[Sempre più avanti nella ricerca sulla fusione a confinamento magnetico Si è appena concluso con successo il primo test al mondo di un magnete con tecnologia superconduttiva che, come riporta il comunicato stampa dell&#8217;Eni, si chiama HTS (HighTemperature Superconductors) e assicurerà il confinamento del plasma nel processo di fusione magnetica. È stato grazie a una [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: left;" align="center"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-120815" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/10/lightbulb-3797650_1280.jpg" alt="" width="800" height="533" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/10/lightbulb-3797650_1280.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/10/lightbulb-3797650_1280-300x200.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/10/lightbulb-3797650_1280-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></h3>
<h3 class="western" style="text-align: left;" align="center">Sempre più avanti nella ricerca sulla fusione a confinamento magnetico</h3>
<p><span id="more-120814"></span></p>
<p class="western" align="justify">Si è appena concluso con successo <strong>il primo test al mondo di un magnete con tecnologia superconduttiva</strong> che, come riporta il<a href="https://www.eni.com/it-IT/media/comunicati-stampa/2021/09/cs-eni-cfs-raggiunto-fusione-confinamento-magnetico.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> comunicato stampa </a>dell&#8217;Eni, si chiama HTS (HighTemperature Superconductors) e assicurerà il <strong>confinamento del plasma nel processo di fusione magnetica.</strong></p>
<p class="western" align="justify">È stato grazie a una collaborazione con CFS (Commonwealth Fusion Systems), società spin-out del Massachusetts Institute of Technology, se Eni ha portato a termine questo esperimento sulla fusione a confinamento magnetico che, come dice il comunicato stampa, &#8220;<em>è una tecnologia mai sperimentata e applicata a livello industriale finora, è una fonte energetica sicura, sostenibile e inesauribile che riproduce i princìpi tramite i quali il Sole genera la propria energia, garantendone una enorme quantità a zero emissioni e rappresentando una svolta nel percorso di decarbonizzazione</em>&#8220;.</p>
<p class="western" align="justify">Secondo l’Amministratore Delegato di Eni, Claudio Descalzi, questo tipo di fusione controllata &#8220;<em>potrà consentire all’umanità di disporre di grandi quantità di energia prodotta in modo sicuro, pulito e virtualmente inesauribile e senza alcuna emissione di gas serra, cambiando per sempre il paradigma della generazione di energia e contribuendo a una svolta epocale nella direzione del progresso umano e della qualità della vita</em>&#8220;.</p>
<p class="western" align="justify">Il test ha dimostrato che grazie all&#8217;uso di alcuni elettromagneti di nuova generazione, <strong>è possibile confinare il plasma</strong> – una miscela di deuterio e trizio portata a temperature altissime da fasci di onde elettromagnetiche – <strong>in modo da assicurare l’innesco e garantire il controllo del processo di fusione</strong>.</p>
<p class="western" align="justify">Questo permetterà la realizzazione di impianti molto più compatti, semplici ed efficienti, non solo riducendo i costi di impianto, di energia e di mantenimento del processo di fusione, ma anche permettendo di avere una <strong>produzione di energia maggiore di quella necessaria ad innescare il processo di fusione.</strong></p>
<p class="western" align="justify">Sulla base dei risultati del test, CFS ha annunciato che prevede la costruzione entro il 2025 del primo impianto sperimentale a produzione netta di energia e, nel giro di un decennio, quella del primo impianto dimostrativo, capace di immettere energia da fusione nella rete elettrica.</p>
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		<title>Il vento batte le reazioni atomiche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 May 2018 08:45:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eolica]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel Regno Unito, per la prima volta, l&#8217;eolico ha fornito più energia del nucleare Nei primi tre mesi del 2018, in Gran Bretagna, il vento ha fornito il 18,8% di tutta l&#8217;energia, piazzandosi al secondo posto, dopo il gas naturale, nella classifica delle fonti che avevano generato maggiore energia. E superando, quindi, per la prima [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-36365" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/05/images_energiaeolicainghilterra.jpg" alt="" width="799" height="399" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/05/images_energiaeolicainghilterra.jpg 799w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/05/images_energiaeolicainghilterra-300x150.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/05/images_energiaeolicainghilterra-768x384.jpg 768w" sizes="(max-width: 799px) 100vw, 799px" /></p>
<p>Nel Regno Unito, per la prima volta, l&#8217;eolico ha fornito più energia del nucleare</p>
<p>  <span id="more-36366"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Nei primi tre mesi del 2018, in Gran Bretagna, il vento ha fornito il 18,8% di tutta l&#8217;energia, piazzandosi al secondo posto, dopo il gas naturale, nella classifica delle fonti che avevano generato maggiore energia. E superando, quindi, per la prima volta, la fissione nucleare.&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Un traguardo molto importante che potrebbe essere davvero il primo avviso dell&#8217;arrivo di una nuova economia energetica in cui le energie rinnovabili sono l&#8217;opzione più conveniente.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo i dati raccolti tra gennaio e marzo, c&#8217;è stato persino un punto – la notte del 17 marzo – in cui l&#8217;energia eolica ha fornito quasi la metà dell&#8217;energia elettrica utilizzata nel Regno Unito, mostrando che, anche in condizioni climatiche estremamente fredde, i parchi eolici hanno continuato a funzionare. Nel frattempo, due degli otto impianti nucleari del Regno Unito non erano operativi a causa di una manutenzione, mentre un altro era spento perché delle alghe si erano bloccate nel suo sistema di raffreddamento.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;energia eolica e solare, insieme, si erano già fatte notare nell&#8217;ultimo trimestre del 2017, quando erano riuscite a superare la generazione nucleare ma, adesso, nel giro di un altro solo trimestre, l&#8217;energia eolica è stata capace di raggiungere lo stesso record da sola – un notevole impulso glielo ha di certo dato un cavo elettrico posizionato tra la Scozia e il Galles settentrionale che è stato messo in funzione, consentendo di condividere l&#8217;energia prodotta dai parchi eolici scozzesi e aumentare quindi il quantitativo di elettricità generata.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, nonostante questa buona notizia, negli ultimi tempi, in realtà, il Regno Unito ha subito un forte calo nei finanziamenti per le energie rinnovabili – addirittura il 56% nel 2017. Speriamo che queste nuove conquiste eoliche spingano gli amministratori a ricambiare il passo in questo senso.</p>
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		<title>Una fissione nucleare pulita e senza limiti</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/energia/una-fissione-nucleare-pulita-e-senza-limiti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Mar 2018 10:54:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[centrali]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
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		<category><![CDATA[fusione]]></category>
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					<description><![CDATA[Il MIT annuncia che mancano solo 15 anni alla messa in funzione di una centrale elettrica a fusione Il MIT, grazie alla collaborazione con il Commonwealth Fusion Systems, ha potuto annunciare l&#8217;arrivo di una nuova energia nucleare pulita e illimitata: avendo sviluppato un nuovo superconduttore, il team di scienziati si è detto in grado di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-35787" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/03/images_produzione_energia.jpg" alt="" width="800" height="502" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/03/images_produzione_energia.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/03/images_produzione_energia-300x188.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/03/images_produzione_energia-768x482.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Il MIT annuncia che mancano solo 15 anni alla messa in funzione di una centrale elettrica a fusione</p>
<p>  <span id="more-35788"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Il <a href="http://web.mit.edu/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">MIT</a>, grazie alla collaborazione con il <a href="https://www.cfs.energy/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Commonwealth Fusion Systems</a>, ha potuto annunciare l&#8217;arrivo di una nuova energia nucleare pulita e illimitata: avendo sviluppato un nuovo superconduttore, il team di scienziati si è detto in grado di poter arrivare ad avere una centrale elettrica a fusione attiva in rete entro i prossimi 15 anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono decenni che gli scienziati inseguono questo obiettivo: riuscire ad avere un&#8217;energia quasi infinita senza dover fare i conti con i rischi associati all&#8217;energia nucleare. Certo, se si pensa che negli anni &#8217;50 gli scienziati avevano teorizzato che la fusione nucleare era a pochi decenni di distanza e che, dopo che questo non era avvenuto, negli anni &#8217;70 avevano detto che mancavano solo pochi decenni, la fiducia cala. <br />E allora perché questa volta dovremmo credergli? Perché il team ha detto che questo nuovo superconduttore era esattamente l&#8217;innovazione che stavano cercando. Parte del problema con la realizzazione della fusione nucleare, infatti, è che si deve essere in grado di scaldare le cose fino alla cifra assurda di 150 milioni di gradi, che ovviamente ha una forza distruttiva a cui non resiste nessun oggetto pensabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Il MIT e il Commonwealth progettano di utilizzare questo nuovo superconduttore, realizzato in nastro di acciaio rivestito con ossido di ittrio-bario-rame, per realizzare magneti che contribuiranno a rendere la fusione nucleare una realtà. <br />Insomma, siamo davanti a una svolta davvero importante, che potrebbe segnare i termini di un momento storico per l&#8217;industria energetica. Speriamo che possa davvero succedere e che questo nuovo futuro energetico sicuro e senza emissioni di carbonio possa arrivare presto.</p>
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		<title>E se Chernobyl diventasse un parco solare?</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/energia/news-energia/e-se-chernobyl-diventasse-un-parco-solare/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Sep 2016 09:12:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Chernobyl]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
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		<category><![CDATA[rinnovabili]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;Ucraina vuole trasformare la centrale nucleare più tristemente nota al mondo in un generatore di energia rinnovabile Il luogo del disastro nucleare di Chernobyl è rimasto quasi totalmente abbandonato, se non fosse per gli operai che ancora si occupano del risanamento della centrale (che nel 1986 fu sede di disastro nucleare gravissimo) e di qualche [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-32419" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2016/09/images_chernobyl-cover.jpg" alt="" width="1200" height="600" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2016/09/images_chernobyl-cover.jpg 1200w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2016/09/images_chernobyl-cover-300x150.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2016/09/images_chernobyl-cover-1024x512.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2016/09/images_chernobyl-cover-768x384.jpg 768w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>L&#8217;Ucraina vuole trasformare la centrale nucleare più tristemente nota al mondo in un generatore di energia rinnovabile</p>
<p>  <span id="more-32420"></span>  </p>
<p>Il luogo del disastro nucleare di Chernobyl è rimasto quasi totalmente abbandonato, se non fosse per gli operai che ancora si occupano del risanamento della centrale (che nel 1986 fu sede di disastro nucleare gravissimo) e di qualche abitante che ha deciso di tornare, non ci sarebbe nessuno, anche perché il livello radioattivo presente nella zona è ancora altissimo. È questo il contesto di pericolo in cui si inserisce la proposta del governo dell&#8217;Ucraina che sta iniziando a suggerire un nuovo impiego per la zona: un parco solare tentacolare che potrebbe produrre quasi un terzo della quantità di elettricità che veniva generata dalla centrale nucleare al suo apice.&nbsp;</p>
<p>In una presentazione del progetto che è stata proposta a un certo numero di banche per cercare finanziamenti, il governo ha incluso, oltre alla produzione di energia solare fotovoltaica, anche il biogas e il calore – si potrebbe arrivare a più di 1.000 MW di solare e 400 MW di altre fonti energetiche rinnovabili.</p>
<p>Attualmente, la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Zona_di_alienazione" target="_blank" rel="noopener noreferrer">zona di alienazione di Chernobyl</a> si estende per 1.000 chilometri quadrati e l&#8217;Ucraina si vorrebbe organizzare per trasformare più di 6.000 ettari in una fattoria di energia rinnovabile. D&#8217;altra parte, il terreno contaminato è troppo pericoloso per viverci e non è nemmeno idoneo per l&#8217;agricoltura, quindi questa possibilità di trasformazione non solo è buona, ma è anche un grande segnale per lo sviluppo delle rinnovabili – infatti, a differenza delle tante altre proposte che sono state fatte nei 30 anni che sono passati dal disastro, questa sta avendo davvero molti appoggi.</p>
<p>Sembra quindi molto probabile che il piano per il parco solare di 4 GW vada a buon fine, anche perché la European Banck for Reconstruction e Development (<a href="http://www.ebrd.com/home" target="_blank" rel="noopener noreferrer">EBRD</a>) – che aveva già investito 500 milioni di dollari per sigillare il reattore nucleare distrutto con una tettoia in acciaio – si è detta disponibile a nuovi investimenti.</p>
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		<title>Ecco cosa rimane a 30 anni dalla catastrofe di Chernobyl</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Apr 2016 08:25:15 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[30 anni]]></category>
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					<description><![CDATA[Il sarcofago non è ancora stato completato e gli interrogativi sull&#8217;uso del nucleare rimangono sul tavolo Oggi è il 30esimo anniversario del disastro nucleare di Chernobyl, avvenuto nella centrale ucraina che allora era parte dell&#8217;Unione Sovietica. Sotto al vecchio reattore ci sono seppellite ancora 200 tonnellate di uranio e il nuovo &#8216;sarcofago&#8217; che dovrebbe definitivamente [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-31323" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2016/04/images_igallery_resized_ambientetest_Chernobyl_30_anni-17957-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>Il sarcofago non è ancora stato completato e gli interrogativi sull&#8217;uso del nucleare rimangono sul tavolo</p>
<p>  <span id="more-31324"></span>  </p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">Oggi è il 30esimo anniversario del disastro nucleare di Chernobyl, avvenuto nella centrale ucraina che allora era parte dell&#8217;Unione Sovietica.</span></p>
<p>Sotto al vecchio reattore ci sono seppellite ancora 200 tonnellate di uranio e il nuovo &#8216;sarcofago&#8217; che dovrebbe definitivamente delimitare l&#8217;area non è ancora stato ultimato.</p>
<p>Trenta anni fa, nella notte tea il 25 e il 26 aprile, esplose il reattore n. 4. Era in corso un test e vennero staccati i sistemi di sicurezza. I tecnici stavano verificando il funzionamento della turbina nell&#8217;eventualità di un blocco improvviso della fornitura elettrica. Una serie di errori umani e alcuni difetti tecnici portarono alla peggiore delle situazioni possibili.</p>
<p>La radioattività emanata dal disastro fu di cento volte superiore alle bombe atomiche sganciate dagli americani su Hiroshima e Nagasaki.</p>
<p>Tutti gli europei si ricordano di quella tragedia perché la nube tossica si diffuse in molti paesi.</p>
<p>Tutta l&#8217;area a 100 km dalla centrale venne contaminata. Vennero evacuate 350mila persone, anche se inizialmente il governo non fece chiarezza sull&#8217;accaduto che venne ammesso solo il 14 maggio.</p>
<p>Il &#8216;<a href="https://www.ecoseven.net//?p=25672" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sarcofago</a>&#8216; che dovrebbe isolare la centrale è una struttura lunga 105 metri, alta 105 metri e con una campata che ne misura 257. Secondo gli esperti dovrebbe resistere per almeno 100 anni.</p>
<p>Anche, Mikhail Gorbaciov, il presidente dell&#8217;allora Unione Sovietica, riflette sull&#8217;incidente a 30 anni di distanza: &#8216;contrariamente a quanto affermano i sostenitori dell’energia nucleare, secondo cui ci sono stati solo due incidenti importanti, se si quantifica la gravità degli incidenti includendo sia la perdita di vite umane sia significativi danni alle strutture, emerge un quadro molto diverso. Dal 1952 si sono verificati in tutto il mondo almeno 99 incidenti nucleari, che rientrano in questa definizione, con danni che ammontano a oltre 20,5 miliardi di dollari. Vale a dire più di un incidente nucleare ogni anno e danni per 330 milioni di dollari. Tutto questo dimostra che esistono molti rischi non gestiti o regolamentati in modo inadeguato, una cosa che è a dir poco preoccupante, data la gravità dei danni che anche un singolo incidente può provocare.&#8217;</p>
<p> </p>
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		<title>Fukushima: decontaminazione sta fallendo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2015 15:11:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[disastro]]></category>
		<category><![CDATA[fukushima]]></category>
		<category><![CDATA[giappone]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[radioattività]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;incubo nucleare sembra destinato a durare più del previsto Greenpeace Giappone lancia l’allarme: per gli abitanti di Iitate, distretto della prefettura di Fukushima, sarà impossibile tornare a casa: la contaminazione radioattiva è ancora a livelli troppo alti. Un dato in controtendenza rispetto alle rassicurazioni del governo nipponico che prevedeva di risolvere la situazione in tempi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-28083" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2015/07/images_igallery_resized_ambientetest_Fukushima-16283-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>L&#8217;incubo nucleare sembra destinato a durare più del previsto</p>
<p>  <span id="more-28084"></span>  </p>
<p><span style="font-size: 12.1599998474121px; line-height: 1.3em;">Greenpeace Giappone lancia l’allarme: per gli abitanti di Iitate, distretto della prefettura di Fukushima, sarà impossibile tornare a casa: la contaminazione radioattiva è ancora a livelli troppo alti.</span></p>
<p>Un dato in controtendenza rispetto alle rassicurazioni del governo nipponico che prevedeva di risolvere la situazione in tempi brevi; si parlava del 2017 e 2018.</p>
<p>‘Il primo ministro giapponese Abe vorrebbe far credere ai cittadini che il programma di decontaminazione in corso a Fukushima riporterà la radioattività a livelli accettabili, consentendo alle persone evacuate di tornare vivere nelle loro case. Ma si tratta di una politica destinata al fallimento. Le foreste di Iitate sono un’enorme riserva di radioattività che resterà un pericolo diretto e una sorgente di potenziale ricontaminazione per secoli. La completa decontaminazione è impossibile’, afferma Jan Vande Putte, esperto in radioprotezione di Greenpeace Belgio. ‘Forzare i risedenti a tornare in aree insicure e altamente radioattive è una decisione tutta politica, presa per ragioni economiche, che non poggia su dati scientifici e non si cura della salute pubblica’.</p>
<p>Parliamo di una zona che si estende per più di 200 chilometri quadrati e si trova tra i 28 e i 47 chilometri dalla centrale.</p>
<p>Anche nei terreni bonificati, Greenpeace ha misurato valori di radioattività superiori a 2µSv/h, equivalenti a una dose annuale di radiazioni di oltre 10mSv, dieci volte la dose consentita per il pubblico.</p>
<p>a.po</p>
<p> </p>
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		<title>Nucleare: sempre Top secret la mappa per lo smaltimento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2015 04:50:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[mappa nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[mappa siti nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[rifiuti radioattivi]]></category>
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					<description><![CDATA[Nucleare: mappa dei siti per lo smaltimento c&#8217;è ed è stata consegnata al ministero dell&#8217;Ambiente e a quello dello Sviluppo economico, ma è sempre Top secret   La mappa delle aree potenzialmente idonee a ospitare il deposito di rifiuti radioattivi c&#8217;è ed è stata consegnata al ministero dell&#8217;Ambiente e a quello dello Sviluppo economico, ma [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-27738" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2015/07/images_igallery_resized_ambientetest_iStock_000004299879Large_klein_1024x768-16108-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>Nucleare: mappa dei siti per lo smaltimento c&#8217;è ed è stata consegnata al ministero dell&#8217;Ambiente e a quello dello Sviluppo economico, ma è sempre Top secret</p>
<p>  <span id="more-27739"></span>  </p>
<p> </p>
<p align="LEFT"><span><span>La mappa delle aree potenzialmente idonee a ospitare il deposito di <a href="ambiente/rifiuti" target="_blank" rel="noopener noreferrer">rifiuti radioattivi</a> c&#8217;è ed è stata consegnata al ministero dell&#8217;Ambiente e a quello dello Sviluppo economico, ma è tutto Top secret. Nella giornata di ieri, l&#8217;Ispra ha inviato &#8216;l&#8217;aggiornamento della relazione&#8217;, in seguito alle verifiche richieste dagli stessi ministeri, sulla proposta delle aree predisposta dalla Sogin.</span></span></p>
<p align="LEFT"><span><span>A dare notizia della consegna è lo stesso Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, che sul sito scrive: è stata consegnata &#8216;al ministero dell&#8217;Ambiente e al ministero dello Sviluppo economico l&#8217;aggiornamento della relazione&#8217; sulla proposta &#8216;di Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI) alla localizzazione del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi&#8217; predisposta dalla Sogin.</span></span></p>
<p> </p>
<p align="LEFT"><span><span>L&#8217;Ispra era chiamato a svolgere &#8216;verifiche, ai fini della validazione dei risultati cartografici ed in merito alla coerenza degli stessi con i criteri stabiliti dalla Guida Tecnica della stessa Ispra e dell&#8217;Agenzia internazionale per l&#8217;energia atomica (Iaea), sulla revisione operata dalla <a href="http://www.sogin.it/it/pagine/default.aspx" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Sogin</a>&#8216;, quando aveva recepito &#8216;i rilievi&#8217; fatti dall&#8217;Ispra sulla proposta di &#8216;Carta delle aree&#8217; presentata a gennaio. Ma l&#8217;Ispra &#8216;non ha formulato ulteriori rilievi&#8217;. </span></span></p>
<p align="LEFT"><span><span>gc</span></span></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Radioattività in Italia, si rafforzano i controlli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2015 12:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indefinita-4]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[Radioattvità]]></category>
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					<description><![CDATA[Chi controlla la radioattività in caso di disastri? Ecco il sistema di cui si è dotato il nostro paese Il nostro paese potenzia la rete di sorveglianza della radioattività ambientale (RESORAD), una rete che utilizza i rilevamenti di tutte le agenzie regionali e provinciali per la protezione ambientale (ARPA APPA), dalla Croce Rossa Italiana e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-27017" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2015/06/images_igallery_resized_ambientetest_radioattivit__-15745-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p><span style="font-size: 12.1599998474121px; line-height: 1.3em;">Chi controlla la radioattività in caso di disastri? Ecco il sistema di cui si è dotato il nostro paese<br /></span></p>
<p>  <span id="more-27018"></span>  </p>
<p><span style="font-size: 12.1599998474121px; line-height: 1.3em;">Il nostro paese potenzia la rete di sorveglianza della radioattività ambientale (RESORAD), una rete che utilizza i rilevamenti di tutte le agenzie regionali e provinciali per la protezione ambientale (ARPA APPA), dalla Croce Rossa Italiana e dagli Istituti Zooprofilattici Sperimentali (IZS).</span></p>
<p>Si arriva così a mettere in connessione 33 laboratori che forniscono ogni anno 12.00 dati. Per il 30% si tratta di campioni alimentari, mentre per il restante 70% si tratta di campioni ambientali.</p>
<p>Coordina questo sistema l&#8217;<a href="http://www.isprambiente.gov.it/it" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ISPRA</a> (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) in modo da garantire rilevamenti omogenei nelle modalità di esecuzione.</p>
<p>La necessità della sorveglianza della radioattività è scritta nel trattato EURATOM dei paesi membri dell&#8217;UE; è fondamentale in caso di incidenti: rcordiamo il disastro di Chernobyl del 1986 e quello di Fukushima del 2011, per citare i casi più eclatanti.</p>
<p>Ad esempio, durante il disastro nella centrale giapponese la rete di controllo fornì circa 3000 misure, lavorando a un ritmo doppio rispetto al normale. <span style="font-size: 12.1599998474121px; line-height: 1.3em;">E il controllo della radioattività si affina: nel gennaio dello scorso anno è stata pubblicata la nuova Direttiva EURATOM n.59. sulle norme di sicurezza per la protezione dalle radiazioni ambientali ionizzanti. A livello nazionale dovrà essere recepita entro il 2018: verranno così aggiornate le norme di sicurezza e anche, per la prima volta, si affronterà il tema dell&#8217;esposizione al radon nelle abitazioni. L&#8217;esposizione a questp gas avviene a casa o in ufficio e nel nostro paese si rileva una concentrazione maggiore rispetto alla media europea.</span></p>
<p>La rete RESORAD si è riunita a Roma il 18 e 19 giugno 2015 presso il Ministero dell’ambiente per fare il punto sul monitoraggio nazionale.</p>
<p>Il Ministero dell’Ambiente e l’ISPRA, nell&#8217;ambito di una convenzione per lo svolgimento di attività tecnico-scientifiche, hanno voluto promuovere le attività del sistema nazionale di sorveglianza della radioattività ambientale. Nel corso delle due giornate, sono discussi e presentati 16 documenti tra manuali, linee guida e indirizzi metodologici di riferimento, alla redazione dei quali hanno contribuito più di 60 esperti del Sistema Nazionale della Protezione dell’Ambiente (ISPRA ARPA APPA), dell’Istituto Superiore di Sanità, del Ministero della Salute, dell’ENEA, della Croce Rossa Italiana e degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali.</p>
<p><span style="font-size: 12.1599998474121px; line-height: 1.3em;">&#8216;La rete di monitoraggio sulla radioattività&#8217;, ha spiegato il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, &#8216;rappresenta una garanzia per i cittadini e per il nostro territorio, perché consente di definire attraverso parametri tecnico-scientifici il livello di sicurezza dell’acqua e degli alimenti, ma anche la qualità dell’aria. È uno strumento che contribuisce anche a un cambiamento, che va fatto prima di tutto a livello culturale, nell&#8217;approccio a questo tema come a tutti i problemi ambientali: dall&#8217;allarmismo alla certezza scientifica&#8217;.</span></p>
<p><span style="font-size: 12.1599998474121px; line-height: 1.3em;">a.po</span></p>
<p> </p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Nucleare: c&#8217;è una nuova mappa dei siti</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/news-ambiente/nucleare-c-e-una-nuova-mappa-dei-siti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2015 11:42:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[centrali nucleari]]></category>
		<category><![CDATA[mappa dei siti]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
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					<description><![CDATA[C&#8217;è una nuova mappa dei potenziali siti di deposito nucleare. Sardegna e Basilicata insorgono   Sogin, la società di Stato incaricata dello smantellamento delle centrali nucleari e della gestione dei rifiuti radioattivi, ha consegnato all&#8217;Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) la mappa aggiornata dei siti potenzialmente idonei per la costruzione del [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-26894" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2015/06/images_igallery_resized_ambientetest_energia_nucleare-15685-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p align="LEFT"><span><span>C&#8217;è una nuova mappa dei potenziali siti di deposito nucleare. Sardegna e Basilicata insorgono</span></span></p>
<p>  <span id="more-26895"></span>  </p>
<p align="LEFT"> </p>
<p align="LEFT"><span><span>Sogin, la società di Stato incaricata dello smantellamento delle centrali nucleari e della gestione dei rifiuti radioattivi, ha consegnato all&#8217;Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) la mappa aggiornata dei siti potenzialmente idonei per la costruzione del deposito nazionale nucleare e il Parco tecnologico. A darne notizia è l&#8217;Ispra stessa.</span></span></p>
<p align="LEFT"><span><span>La nuova mappa contiene utili approfondimenti, richiesti il 16 aprile scorso dai ministeri dello<a href="http://www.sviluppoeconomico.gov.it/index.php/it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> Sviluppo economico</a> e dell&#8217;<a href="http://www.minambiente.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Ambiente</a>. Ora si dovrà verificare che la mappa rispetti la &#8216;Guida tecnica per la localizzazione&#8217;, che prevede 15 criteri di esclusione delle aree su cui potrà&#8217; essere costruito il deposito all&#8217;interno di un Parco tecnologico (un centro di ricerca). I siti, come è facile immaginare, non potranno essere realizzati su aree vulcaniche, località&#8217; a 700 metri sul livello del mare o ad una distanza inferiore a 5 chilometri dalla costa, a sismicità&#8217; elevata, a rischio frane o inondazioni e le &#8216;fasce fluviali&#8217;, dove c&#8217;è una pendenza maggiore del 10%.</span></span></p>
<p align="LEFT"><span><span>A non voler assolutamente siti di deposito<a href="https://www.ecoseven.net//?p=26612" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> nucleare </a>sono Sardegna e Basilicata, pronte alle barricate pur di respingere qualsiasi ipotesi che il deposito sia costruito nella propria regione. Proteste si sono levate anche in Emilia Romagna.</span></span></p>
<p> </p>
<p align="LEFT">gc</p>
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