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	<title>Neurofeedback decodificato &#8211; Ecoseven &#8211; Saper Vivere</title>
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		<title>Riprogrammare il nostro cervello eliminando le paure</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Dec 2016 10:22:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bellezza e salute]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[Neurofeedback decodificato]]></category>
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					<description><![CDATA[I ricercatori hanno utilizzato l&#8217;intelligenza artificiale per identificare gli schemi cerebrali causati dall&#8217;esposizione alla paura e cercare di risolvere il problema Tradizionalmente, le terapie per ridurre la paura hanno comportato una sovraesposizione a ciò che provocava la paura stessa, ma ora è arrivato un nuovo metodo che utilizza un algoritmo presente in una intelligenza artificiale [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" size-full wp-image-33094" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2016/12/images_bambina-urlo.jpg" alt="" width="720" height="480" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2016/12/images_bambina-urlo.jpg 720w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2016/12/images_bambina-urlo-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></p>
<p>I ricercatori hanno utilizzato l&#8217;intelligenza artificiale per identificare gli schemi cerebrali causati dall&#8217;esposizione alla paura e cercare di risolvere il problema</p>
<p>  <span id="more-33095"></span>  </p>
<p>Tradizionalmente, le terapie per ridurre la paura hanno comportato una sovraesposizione a ciò che provocava la paura stessa, ma ora è arrivato un nuovo metodo che utilizza un algoritmo presente in una intelligenza artificiale (IA) per liberare le persone delle proprie fobie senza costringerle ad esporsi ad esse, almeno non letteralmente.</p>
<p>Questa metodologia è stata sviluppata dai ricercatori della University of California, Los Angeles (<a href="http://www.ucla.edu/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">UCLA</a>), della <a href="http://www.columbia.edu/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Columbia University</a>&nbsp;e del <a href="http://www.naist.jp/en/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Nara Institute of Science and Technology</a>&nbsp;del Giappone e le scoperte sono state pubblicate sulla rivista <a href="http://www.nature.com/articles/s41562-016-0006" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Nature Behavior Human</a>.</p>
<p>La tecnica che è stata utilizzata comprendeva un processo chiamato «neurofeedback decodificato», con il quale è stato possibile identificare la paure, grazie a un sistema di assegnazione legato al mostrare linee verticali di diverso colore con scosse elettriche legate a un colore in particolare. Col tempo, quel colore è diventato «spaventoso» per i partecipanti. Le informazioni sono poi state date ad un algoritmo di riconoscimento visivo di una intelligenza artificiale che è stato in grado di estrarre un modello – l&#8217;intelligenza artificiale ha osservato l&#8217;attività cerebrale anche mentre il soggetto era a riposo, per cercare altri modelli simili.</p>
<p>Una volta che ha ottenuto queste informazioni, il sistema è stato utilizzato per deprogrammare la paura, innescando uno stimolo di ricondizionamento positivo e, una volta che i soggetti sono stati «riprogrammati», i loro soliti segni di paura di fronte al colore spaventoso, sono diminuiti.</p>
<p>Questa ricerca è particolarmente interessante perché paure specifiche generano la stessa attività cerebrale in persone diverse, pertanto si potrebbe creare una libreria di paure che permetterebbe all&#8217;algoritmo di conoscere i modelli senza dover effettivamente esaminare il cervello di tutte quelle persone. Inoltre, l&#8217;algoritmo non ha usi nefasti perché le paure possono solo essere rimosse, non possono essere inserite.</p>
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