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	<title>migrazioni &#8211; Ecoseven</title>
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	<description>Notizie sulla mobilità ecosostenibile</description>
	<lastBuildDate>Mon, 16 Nov 2020 13:35:45 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Da dove viene l&#8217;inquinamento luminoso?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Nov 2020 07:00:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[emergenza climatica]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento cielo]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento luminoso]]></category>
		<category><![CDATA[migrazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Un nuovo studio rivela le principali fonti di inquinamento luminoso Un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Lighting Research &#38; Technology, ha rivelato che gran parte dell&#8217;inquinamento luminoso, che ha un impatto negativo sulla salute umana e sulle migrazioni degli animali e che spreca energia, non proviene dai lampioni. I ricercatori hanno condotto un esperimento a [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-72097" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/night-339195_1280-e1605533718183.jpg" alt="inquinamento luminoso" width="800" height="505" /></h3>
<h3><strong>Un nuovo studio rivela le principali fonti di inquinamento luminoso</strong></h3>
<p><span id="more-72096"></span></p>
<p>Un <a href="https://journals.sagepub.com/doi/10.1177/1477153520958463" target="_blank" rel="noopener noreferrer">nuovo studio</a>, pubblicato sulla rivista <em>Lighting Research &amp; Technology</em>, ha rivelato che <strong>gran parte dell&#8217;inquinamento luminoso</strong>, che ha un impatto negativo sulla salute umana e sulle migrazioni degli animali e che spreca energia, <strong>non proviene dai lampioni</strong>.</p>
<p>I ricercatori hanno condotto un esperimento a Tucson, in Arizona, dove tutti i 14.000 lampioni della città sono stati oscurati all&#8217;1:30 del mattino per 10 giorni.</p>
<h4>Le immagini satellitari registrate durante questo lasso di tempo hanno rivelato che anche con le luci soffuse, c&#8217;era ancora una luce sufficiente a inquinare l&#8217;aspetto naturale del cielo.</h4>
<p>&#8220;Abbiamo usato un satellite per misurare quale frazione delle emissioni luminose totali sono dovute ai lampioni&#8221;, ha detto a <a href="https://www.bbc.com/news/science-environment-54721921" target="_blank" rel="noopener noreferrer">BBC News</a> Christopher Kyba, fisico presso il German Research Centre for Geosciences Postdam.</p>
<h4>Lo studio indica che gran parte della luce e dell&#8217;energia utilizzata di notte per illuminare strade ed edifici viene sprecata.</h4>
<p>Di conseguenza, <strong>la luce sprecata finisce nel cielo e sconvolge la fauna selvatica</strong>. Tra le fonti che causano la maggior parte dell&#8217;inquinamento luminoso ci sono i <strong>proiettori degli stadi, le pubblicità, l&#8217;illuminazione delle facciate e dei parcheggi</strong>.</p>
<p>Secondo Kyba, il controllo dell&#8217;inquinamento luminoso richiederà sforzi concertati da parte di diverse persone, dagli utenti ai responsabili politici.</p>
<h4>&#8220;Molte persone parlano di emergenza climatica ma non parlano mai di inquinamento luminoso&#8221;, ha detto Kyba.</h4>
<p>&#8220;Ma è una parte importante. E di notte, quando la maggior parte di noi dorme, tutta quell&#8217;elettricità potrebbe fare altre cose, ad esempio caricare veicoli elettrici&#8221;.</p>
<p>Sebbene l&#8217;illuminazione notturna sia gradevole, <strong>l&#8217;inquinamento luminoso produce un bagliore nel cielo, che interrompe la migrazione di uccelli, insetti e altri animali</strong>. Inoltre, l&#8217;illuminazione costante nega la possibilità di vedere un cielo limpido, con i suoi colori scuri e le sue stelle.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il Tribute in Light mette in pericolo gli uccelli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Sep 2019 23:13:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[11 settembre]]></category>
		<category><![CDATA[attentato]]></category>
		<category><![CDATA[bussola]]></category>
		<category><![CDATA[commemorazione]]></category>
		<category><![CDATA[commerazione]]></category>
		<category><![CDATA[disorientamento]]></category>
		<category><![CDATA[migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[new york]]></category>
		<category><![CDATA[predatori]]></category>
		<category><![CDATA[torri gemelle]]></category>
		<category><![CDATA[tribute in light]]></category>
		<category><![CDATA[uccelli]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;installazione artistica usata per commemorare il crollo delle Torri Gemelle crea problemi agli animali che migrano Ogni anno, a New York, l&#8217;11 settembre vengono lanciate in aria molte luci provenienti da faretti che illuminano lo spazio in cui erano le Torri Gemelle prima dell&#8217;attentato del 2001. Si chiama Tribute in Light&#160;questa installazione artistica ed è [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-38330" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2019/09/images_foto2019_Settembre_2019_Torri_gemelle_CUT.jpg" alt="" width="806" height="400" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/09/images_foto2019_Settembre_2019_Torri_gemelle_CUT.jpg 806w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/09/images_foto2019_Settembre_2019_Torri_gemelle_CUT-300x149.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/09/images_foto2019_Settembre_2019_Torri_gemelle_CUT-768x381.jpg 768w" sizes="(max-width: 806px) 100vw, 806px" /></p>
<p>L&#8217;installazione artistica usata per commemorare il crollo delle Torri Gemelle crea problemi agli animali che migrano</p>
<p>  <span id="more-38331"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Ogni anno, a <strong>New York</strong>, l&#8217;<strong>11 settembre</strong> vengono lanciate in aria molte luci provenienti da faretti che illuminano lo spazio in cui erano le Torri Gemelle prima dell&#8217;attentato del 2001. Si chiama <strong><em><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Tribute_in_Light" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Tribute in Light</a></em></strong>&nbsp;questa installazione artistica ed è la maniera in cui <strong>la città commemora le persone vittime dell&#8217;attacco terroristico</strong> di quel giorno.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo un nuovo <a href="https://www.pnas.org/content/114/42/11175" target="_blank" rel="noopener noreferrer">studio</a>, pubblicato sulla rivista PNAS, però, sfortunatamente <strong>questi enormi fasci di luce incantano gli uccelli</strong>, <strong>arrivando a metterli in pericolo di morte</strong>. Secondo il calcolo fatto dagli scienziati, sono 160.000 gli uccelli a rischio ogni anno. <br />Settembre, infatti, è il mese in cui molti tipi di uccelli e altri animali – come i pipistrelli, per esempio – utilizzano il corridoio di migrazione che attraversa New York. È da migliaia di anni che questi animali volano sopra la City. <em>Il Tribute in Light</em>, però, sconvolge le loro bussole interne perché gli uccelli fanno affidamento su guide naturali, come la luce del sole, delle stelle e della luna e l&#8217;attrazione del campo magnetico terrestre, per orientarsi e trovare la loro strada verso i terreni invernali.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli autori dello studio hanno spiegato che, a causa delle luci, gli uccelli si sono ammassati, hanno diminuito la loro velocità e hanno iniziato a seguire percorsi circolari, disorientati, e con un movimento che attirava anche gli altri uccelli in arrivo. Tra questi, venivano attirati anche i predatori che piombavano sugli altri, cercando di catturarli per cena. Un destino infausto, ma non meno infausto di quelli che all&#8217;attacco dei predatori riuscivano a sfuggire, visto che, comunque, sprecavano in questa pratica della fuga e del girare in tondo attorno alle luci moltissima energia, diventando affamati e stanchi.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Le conseguenze del riscaldamento dei mari</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 May 2018 11:34:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mare]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[innalzamento temperature]]></category>
		<category><![CDATA[mare]]></category>
		<category><![CDATA[migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[pesci]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;innalzamento delle temperature marine potrebbe portare l&#8217;habitat dei pesci lontano dai luoghi in cui è sempre stato Ancora i cambiamenti climatici, sì. Sono sempre loro la nostra ossessione, visto che tutto quello che causano ha delle conseguenze che vanno oltre la «semplice» diminuzione dei ghiacciai marini e il conseguente innalzamento dei livelli del mare. Per [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-36391" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/05/images_migrazionepesci.jpg" alt="" width="800" height="400" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/05/images_migrazionepesci.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/05/images_migrazionepesci-300x150.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/05/images_migrazionepesci-768x384.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>L&#8217;innalzamento delle temperature marine potrebbe portare l&#8217;habitat dei pesci lontano dai luoghi in cui è sempre stato</p>
<p>  <span id="more-36392"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Ancora i cambiamenti climatici, sì. Sono sempre loro la nostra ossessione, visto che tutto quello che causano ha delle conseguenze che vanno oltre la «semplice» diminuzione dei ghiacciai marini e il conseguente innalzamento dei livelli del mare. Per esempio: spingono i pesci ad allontanarsi dai loro habitat tipici. Con il clima che continua a cambiare, infatti, i pesci si spostano potenzialmente in nuove aree, più favorevoli, a nord o a sud di qualche centinaia di chilometri.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo, un team di sei scienziati provenienti da istituzioni degli Stati Uniti e della Svizzera ha deciso di prevedere come potrebbero muoversi in futuro queste specie. Nella <a href="http://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0196127" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ricerca</a>, pubblicata sulla rivista «PLOS One», il team ha modellato l&#8217;habitat di 686 specie, confermando di avere praticamente la certezza di come circa 450 di queste si sposteranno in futuro.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcune specie potrebbero spostarsi di pochi chilometri, mentre altre potrebbero spostarsi così lontane da uscire fuori dalla portata di alcuni pescatori – ad esempio, il granchio della neve dell&#8217;Alaska potrebbe spostarsi a nord di quasi 1500 chilometri.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli scienziati non sono sicuri di quando esattamente questi spostamenti potrebbero iniziare, poiché dipende dalla velocità con cui cambierà il clima e si riscalderanno gli oceani, ma questo movimento delle specie potrebbe generare una sfida davvero molto importante per la gestione delle risorse: innanzitutto per la pesca e poi anche per i limiti di raccolta che devono essere ridefiniti per non comportare rischi per le specie marine.</p>
<p style="text-align: justify;">Staremo a vedere cosa succederà e quanti cambiamenti e adattamenti verranno indotti dai cambiamenti climatici – sì, sempre loro.</p>
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		<title>Quando un dito può fare la differenza</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/canali/scienze/scienze-della-salute/quando-un-dito-puo-fare-la-differenza/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Apr 2018 14:10:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze della salute]]></category>
		<category><![CDATA[arabia]]></category>
		<category><![CDATA[homo Sapiens]]></category>
		<category><![CDATA[migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[uomo]]></category>
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					<description><![CDATA[Un antico dito medio in Arabia Saudita potrebbe cambiare la storia delle migrazioni Gli archeologi hanno scoperto un osso fossilizzato, di soli 3,2 cm, al di fuori dell’Africa e del vicino Levante: si tratta di un antico dito medio, appartenente a un membro della specie Homo Sapiens, che prova l’esistenza di esseri umani nel deserto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-35964" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/04/images_arabia_migrazioni.jpg" alt="" width="797" height="404" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/04/images_arabia_migrazioni.jpg 797w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/04/images_arabia_migrazioni-300x152.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/04/images_arabia_migrazioni-768x389.jpg 768w" sizes="(max-width: 797px) 100vw, 797px" /></p>
<p>Un antico dito medio in Arabia Saudita potrebbe cambiare la storia delle migrazioni</p>
<p>  <span id="more-35965"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Gli archeologi hanno scoperto un osso fossilizzato, di soli 3,2 cm, al di fuori dell’Africa e del vicino Levante: si tratta di un antico dito medio, appartenente a un membro della specie Homo Sapiens, che prova l’esistenza di esseri umani nel <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Deserto_del_Nefud" target="_blank" rel="noopener noreferrer">deserto del Nefud</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo prova, secondo lo studio dell’Università di Oxford capitanato da Huw Groucutt, che l’Homo Sapiens abitava regioni molto più ampie di quanto si pensasse, fino alle grandi distese erbose della penisola araba. La scoperta mette in discussione la teoria per cui gli umani moderni fossero nati in Africa e fossero migrati nel resto del mondo circa 60.000 anni fa: probabilmente, infatti, l’uomo affrontò diverse fasi migratorie, iniziando i suoi viaggi 20.000 o 25.000 anni prima di quanto si credesse.</p>
<p style="text-align: justify;">L’osso, dissotterrato nel 2016, è stato scansionato per creare un modello 3D, che è stato analizzato solo recentemente. Non si tratta della prima notizia in grado di sconvolgere la storia. Solo poco tempo fa,<a href="http://viaggiare.ecoseven.net/component/content/article?id=19328:la-verita-sulle-prime-pitture-rupestri" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> i ricercatori hanno scoperto che è stato l&#8217;uomo di Neanderthal e non l’homo sapiens</a> a realizzare i primi disegni nelle caverne. Ma questo non fa altro che aggiungere fascino al mistero che accompagna la nostra comparsa sulla terra.</p>
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		<title>Fenicotteri, cicogne, falchi e altri uccelli migratori transitano in questi giorni in Maremma</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/news-ambiente/fenicotteri-cicogne-falchi-e-altri-uccelli-migratori-transitano-in-questi-giorni-in-maremma/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2015 12:07:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[cicogna]]></category>
		<category><![CDATA[Fenicottero]]></category>
		<category><![CDATA[maremma]]></category>
		<category><![CDATA[migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[wwf]]></category>
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					<description><![CDATA[Avvistamenti in Maremma, la stagione delle migrazioni è un ottimo periodo per osservare gli uccelli Volete vedere fenicotteri, anatre, falchi e molte altre specie di uccelli come i porciglioni e le folaghe? Le oasi del WWF della Maremma, Burano e Orbetello sono uno dei luoghi migliori in questa stagione di migrazioni. Ad esempio sono state [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-28902" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2015/09/images_igallery_resized_ambientetest_Cicogna_Maremma-16695-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>Avvistamenti in Maremma, la stagione delle migrazioni è un ottimo periodo per osservare gli uccelli</p>
<p>  <span id="more-28903"></span>  </p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">Volete vedere fenicotteri, anatre, falchi e molte altre specie di uccelli come i porciglioni e le folaghe? Le oasi del WWF della Maremma, Burano e Orbetello sono uno dei luoghi migliori in questa stagione di migrazioni.</span></p>
<p>Ad esempio sono state avvistate 14 cicogne bianche a Capalbio Scalo, come ha riferito il WWF di Grosseto; sono uccelli che transitano sul nostro territorio per raggiungere il nord Africa. Gli adulti torneranno in primavera.</p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">&#8216;Oggi esistono strumenti (gps satellitari) in grado di segnalare gli spostamenti di alcuni animali, come avviene per gli ibis eremita del progetto Waldrappen, o per i falchi pescatori del progetto di reintroduzione del Parco della Maremma, o per i giovani capovaccai nati in Maremma nelle strutture del CERM di Rocchette di Fazio o per le berte e i gabbiani corsi nati nell’arcipelago toscano &#8211; sottolinea Fabio Cianchi, coordinatore delle Oasi WWF della provincia di Grosseto &#8211; , ma l’osservazione diretta consente di fare anche altre valutazioni e acquisire dati fondamentali per la loro conservazione.L’invito a tutti i cittadini quindi è quello di tenere gli occhi ben aperti e segnalare subito la presenza o il passaggio di animali a chi si occupa di questi studi&#8217;.</span></p>
<p>Chi fosse interessato a saperne di più o partecipare a corsi di riconoscimento, può contattare il WWF al 320.8223972 o scrivere a f.cianchi@wwfoasi.it</p>
<p> </p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Gli antenati dei siciliani venivano dall&#8217;Oriente?</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/news-ambiente/gli-antenati-dei-siciliani-venivano-dall-oriente/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Oct 2014 08:56:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[DNA. agricoltori]]></category>
		<category><![CDATA[migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[studio]]></category>
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					<description><![CDATA[Un&#8217;importante studio fondato sull&#8217;analisi del DNA rivela che tra gli antenati degli europei c&#8217;è anche una terza popolazione proveniente dalle steppe dell&#8217;Eurasia.  Normanni, arabi e forse anche asiatici. Gli antenati dei siciliani venivano dall&#8217;Oriente? Sembrerebbe di sì, almeno secondo i risultati di un recente studio realizzato da un team internazionale di ricercatori, coordinato dalle Università [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-20957" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2014/10/images_igallery_resized_ambiente_Sicilia_antica_antenati-12736-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>Un&#8217;importante studio fondato sull&#8217;analisi del DNA rivela che tra gli antenati degli europei c&#8217;è anche una terza popolazione proveniente dalle steppe dell&#8217;Eurasia. </p>
<p>  <span id="more-20958"></span>  </p>
<p>Normanni, arabi e forse anche asiatici. Gli antenati dei siciliani venivano dall&#8217;Oriente? Sembrerebbe di sì, almeno secondo i risultati di un recente studio realizzato da un team internazionale di ricercatori, coordinato dalle Università di Harvard e di Tubinga e pubblicato sulla rivista scientifica internazionale &#8216;Nature&#8217;. Allo <a href="https://www.ecoseven.net//?p=11940" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>studio</strong></a> hanno partecipato anche l&#8217;Università degli Studi di Palermo e l&#8217;Irccs Oasi Maria Santissima di Troina, in provincia di Enna. </p>
<p>Il team ha analizzato il <a href="https://www.ecoseven.net//?p=19797" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>DNA</strong></a> isolato da resti umani ossei preistorici rinvenuti in tre siti archeologici dell&#8217;Europa centrale e settentrionale e ha identificato il DNA di una terza popolazione primordiale oltre alle due da cui finora si riteneva discendessero gli attuali europei. </p>
<p>Il DNA di questo terzo gruppo appare diverso sia da quello dell&#8217;antico &#8216;cacciatore-raccoglitore&#8217; del Lussemburgo, che da quello dei primi agricoltori europei. Si tratterebbe di un gruppo etnico originario delle steppe dell&#8217;Eurasia settentrionale che arrivò in Europa qualche tempo. L&#8217;integrazione dei dati del DNA appartenente agli europei moderni con quello dei loro antenati ha permesso di stabilire che quasi tutti gli europei di oggi possiedono una componente genetica riconducibile alle tre popolazioni ancestrali, pur esistendo tra le varie razze europee delle differenze in merito alle proporzioni. Nè è ancora chiaro quando questo terzo gruppo sarebbe arrivato nell&#8217;Europa centrale, quasi certamente dopo l&#8217;introduzione dell&#8217;agricoltura. La scoperta comunque apre scenari nuovi sull&#8217;origine degli europei moderni e sullo studio delle migrazioni. </p>
<p>Per i siciliani, invece, il discorso è particolare. Sempre grazie all&#8217;analisi del Dna, i ricercatori sono giunti alla conclusione che la popolazione siciliana sia &#8216;fuori dal coro&#8217;, poiché mostra una forte affinità con le popolazioni del vicino Oriente. Risultati simili si sono riscontrati tra i maltesi e gli ebrei Ashkenazi e andrebbero a confermare la documentazione archeologica che attesta duraturi e intensi rapporti tra l&#8217;isola e il Vicino Oriente fin dai tempi preistorici.  </p>
<p>AS</p>
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		<title>Cambiamenti climatici, gli uccelli anticipano la migrazione</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Nov 2013 15:37:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il ritmo della migrazione degli uccelli sta cambiando: l’aumento delle temperature fa anticipare la nidificazione e la schiusa delle uova     I ritmi delle migrazioni stanno cambiando e, negli ultimi anni, i voli sono stati decisamente anticipati. Tutta colpa dei cambiamenti climatici: l’aumento delle temperature fa anticipare la nidificazione e la schiusa delle uova. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-14523" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2013/11/images_igallery_resized_ambientetest_migrazione_uccelli-9394-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p class="MsoNormal">Il ritmo della migrazione degli uccelli sta cambiando: l’aumento delle temperature fa anticipare la nidificazione e la schiusa delle uova</p>
<p>  <span id="more-14524"></span>  </p>
<p class="MsoNormal"> </p>
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<p class="MsoNormal">I <strong>ritmi delle migrazioni</strong> stanno cambiando e, negli ultimi anni, i voli sono stati decisamente anticipati. Tutta colpa dei cambiamenti climatici: l’aumento delle temperature fa anticipare la nidificazione e la schiusa delle uova. A dirlo p  la ricerca coordinata dall&#8217;università britannica East Anglia, pubblicata sulla rivista Proceedings of the Royal Society B.</p>
<p> Prima di arrivare a dire che il <strong>ritmo delle<a href="https://www.ecoseven.net//?p=7686"> migrazioni</a></strong> sta cambiando, i<span style="background-position: initial initial; background-repeat: initial initial;"> ricercatori hanno seguito per 20 anni un gruppo di uccelli chiamati pittime islandesi. Durante questo periodo, lo stormo ha anticipato la sua data di arrivo in Islanda di due settimane. ‘Poiché abbiamo seguito gli stessi uccelli per tanti anni &#8211; osserva Jenny Gill, che ha coordinato il lavoro &#8211; sappiamo anche le età esatte di molti di loro e abbiamo scoperto che gli uccelli nati alla fine del 1990 arrivano in Islanda in maggio, ma quelli nati in anni più recenti tendono ad arrivare in aprile’.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="background-position: initial initial; background-repeat: initial initial;">gc</span></p>
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