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	<title>mi piace &#8211; Ecoseven</title>
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	<description>Notizie sulla mobilità ecosostenibile</description>
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		<title>Gli utenti cercano like come i topi cercano il cibo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Mar 2021 07:00:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Like]]></category>
		<category><![CDATA[mi piace]]></category>
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		<category><![CDATA[utenti a caccia di like]]></category>
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					<description><![CDATA[Gli utenti che cercano like sui social utilizzano lo stesso schema mentale dei topi quando cercano il cibo I ricercatori statunitensi ed europei hanno scoperto che gli sforzi degli utenti sui social per massimizzare i &#8220;mi piace&#8221; seguono il modello del cosiddetto &#8220;apprendimento della ricompensa&#8221; riscontrato anche negli animali che cercano ricompense alimentari. Gli esperti [&#8230;]]]></description>
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<h3>Gli utenti che cercano like sui social utilizzano lo stesso schema mentale dei topi quando cercano il cibo</h3>
<p><span id="more-89128"></span></p>
<p>I ricercatori statunitensi ed europei hanno scoperto che <strong>gli sforzi degli utenti sui social per massimizzare i &#8220;mi piace&#8221;</strong> <strong>seguono il modello del cosiddetto &#8220;apprendimento della ricompensa&#8221; riscontrato anche negli animali</strong> che cercano ricompense alimentari.</p>
<p>Gli esperti stimano che piattaforme come Facebook, Twitter e Instagram abbiano occupato le attenzioni di oltre quattro miliardi di persone per più ore ogni giorno l&#8217;anno scorso.</p>
<p>Come sappiamo sono in molti a paragonare il coinvolgimento delle persone sui social come una sorta di dipendenza (molto interessante in questo senso, il documentario Netflix <a href="https://www.netflix.com/title/81254224" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>The social dilemma</em></a>).</p>
<h4>Questo però non giustifica tutto l&#8217;impegno che viene speso sulle piattaforme.</h4>
<p>Lo studio, ha affermato l&#8217;autore e psicologo David Amodio della New York University in un <a href="https://www.nyu.edu/about/news-publications/news/2021/february/social-media-use-driven-by-search-for-reward--akin-to-animals-se.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">comunicato stampa</a>,  potrebbe anche &#8220;fornire indizi, presi in prestito dalla ricerca sull&#8217;apprendimento della ricompensa e la dipendenza, su come affrontare il preoccupante coinvolgimento online&#8221;.</p>
<p>Nel loro studio, il professor Amadio e colleghi hanno analizzato più di un milione di post sui social media di circa 4.000 utenti su Instagram e altre piattaforme.  Hanno scoperto che <strong>le persone tendono a distanziare i loro post in modo da massimizzare il numero medio di &#8220;mi piace&#8221;</strong> che ricevono e che, in particolare, tendono a pubblicare più frequentemente in risposta a un alto tasso di &#8220;mi piace&#8221; e meno frequentemente quando ricevono meno &#8220;mi piace&#8221;.</p>
<p>I modelli computazionali hanno rivelato che questo modello di pubblicazione correlato ai &#8220;mi piace&#8221; corrisponde, appunto, al cosiddetto &#8220;<strong>apprendimento della ricompensa</strong>&#8220;, un concetto della psicologia che propone che <strong>i comportamenti possono essere guidati e rafforzati dalla promessa di ricompense</strong>, che è quello che usano i ratti che cercano di aumentare le loro ricompense alimentari in una configurazione sperimentale nota come <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Condizionamento_operante#La_gabbia_di_Skinner" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Skinner Box</a>.</p>
<h4>Siamo davvero finiti come i topi in gabbia?</h4>
<p>I risultati completi dello studio saranno pubblicati sulla rivista Nature Communications.</p>
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