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	<title>marker &#8211; Ecoseven</title>
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	<description>Notizie sulla mobilità ecosostenibile</description>
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		<title>Il morbo di Alzheimer compromette il sistema immunitario e il cervello</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jun 2018 06:17:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze]]></category>
		<category><![CDATA[Alzheimer]]></category>
		<category><![CDATA[demenza]]></category>
		<category><![CDATA[Infiammazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Dalla ricerca sulla demenza, un’ulteriore conferma del forte legame tra gli organi umani Diversi studi hanno confermato che il morbo di Alzheimer può verificarsi prima che i sintomi clinici si manifestino e che l&#8217;infiammazione è una delle componenti principali della malattia. Sono stati rilevati, infatti, collegamenti tra i livelli dei marcatori infiammatori nel liquido cerebrospinale [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" size-full wp-image-36566" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/06/images_alzheimereinfiammazioni.jpg" alt="" width="800" height="399" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/06/images_alzheimereinfiammazioni.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/06/images_alzheimereinfiammazioni-300x150.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/06/images_alzheimereinfiammazioni-768x383.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Dalla ricerca sulla demenza, un’ulteriore conferma del forte legame tra gli organi umani</p>
<p>  <span id="more-36567"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Diversi studi hanno confermato che il morbo di Alzheimer può verificarsi prima che i sintomi clinici si manifestino e che l&#8217;infiammazione è una delle componenti principali della malattia. Sono stati rilevati, infatti, collegamenti tra i livelli dei marcatori infiammatori nel liquido cerebrospinale e nel sangue e il deterioramento cognitivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Non solo. L&#8217;aumento dei marcatori infiammatori può comparire anche decenni prima che compaiano i sintomi. Per questo, i ricercatori dell’ Anschutz Medical Campus dell’università del Colorado, dell’ Alzheimer’s Disease Research Center dell’università del Wisconsin e del San Francisco Memory and Aging Center dell’Università della California hanno voluto condurre&nbsp;<a href="https://www.iospress.nl/ios_news/immune-system-dysfunction-may-occur-early-in-alzheimers-disease/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">nuove indagini</a> per capire se i marcatori di infiammazione nel plasma sanguigno indicassero un&#8217;infiammazione del sistema nervoso centrale.</p>
<p style="text-align: justify;">Hanno esaminato i campioni di sangue e di liquido cerebrospinale di 173 adulti di mezza età e anziani che si sono iscritti al Centro di ricerca sulle malattie di Alzheimer del Wisconsin. I partecipanti erano tutti sani e non avevano sintomi clinici di Alzheimer, ma alcuni avevano storie familiari di demenza attribuite dai medici all’Alzheimer.</p>
<p style="text-align: justify;">I risultati hanno mostrato che i marcatori del plasma e quelli del liquido cerebrospinale dell&#8217;infiammazione davano entrambi informazioni sulla patologia e sul danno neuronale correlati all&#8217;Alzheimer, indipendentemente gli uni dagli altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo studio, pubblicato sul Journal of Alzheimer&#8217;s Disease, suggerisce quindi che esiste un legame tra i biomarcatori dell&#8217;infiammazione nel plasma e nel liquido cerebrospinale e i marcatori della patologia associata alla malattia di Alzheimer.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre si cerca di comprendere ancora meglio la patologia, altri scienziati possono parlare di risultati senza precedenti nella cura del morbo. <a href="https://www.ecoseven.net//?p=31986" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Un nuovo farmaco, chiamato Lmtx, sembrerebbe rallentare la malattia dell&#8217;80%</a>.&nbsp;</p>
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		<title>LHPP, la proteina che “toglie la spina” al tumore al fegato</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/canali/scienze/lhpp-la-proteina-che-toglie-la-spina-al-tumore-al-fegato/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Mar 2018 08:22:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze]]></category>
		<category><![CDATA[fegato]]></category>
		<category><![CDATA[LHPP]]></category>
		<category><![CDATA[marker]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[tumore]]></category>
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					<description><![CDATA[Nuove importanti scoperte sul cancro al fegato e sull’influenza della proteina chiamata LHPP Esiste una proteina che si chiama LHPP e sopprime il tumore al fegato. Funziona proprio come un interruttore molecolare e disattiva la crescita delle cellule tumorali nell’organo. A darne la notizia gli scienziati del Salk Institute, i ricercatori dell’Università di Basilea e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-35864" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/03/images_liver.png" alt="" width="803" height="500" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/03/images_liver.png 803w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/03/images_liver-300x187.png 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/03/images_liver-768x478.png 768w" sizes="(max-width: 803px) 100vw, 803px" /></p>
<p>Nuove importanti scoperte sul cancro al fegato e sull’influenza della proteina chiamata LHPP</p>
<p>  <span id="more-35865"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Esiste una proteina che si chiama LHPP e sopprime il tumore al fegato. Funziona proprio come un interruttore molecolare e disattiva la crescita delle cellule tumorali nell’organo. A <a href="https://www.salk.edu/news-release/tumor-suppressor-protein-targets-liver-cancer/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">darne la notizia</a> gli scienziati del Salk Institute, i ricercatori dell’Università di Basilea e l’ospedale universitario di Basilea, con un articolo da poco pubblicato su Nature.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo soppressore del tumore, che potrebbe essere utile come biomarker nella diagnosi, nella stadiazione e nel monitoraggio, potrebbe rilevarsi fondamentale anche per altri tipi di tumore.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Offre la possibilità di nuove terapie o di nuove diagnosi per un cancro che è, fondamentalmente, non trattabile e potenzialmente anche altri.” racconta Tony Hunter del Salk Institute.</p>
<p style="text-align: justify;">Nello studio il team internazionale, guidato dal professor Michael Hall del Biozentrum dell&#8217;Università di Basilea, ha confrontato le cellule tumorali con quelle normali, analizzando oltre 4.000 proteine nel tessuto epatico sano e in quello malato.</p>
<p style="text-align: justify;">La LHPP era presente nei tessuti sani e completamente assente in quelli tumorali.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, il database del Cancer Genome Atlas, una collezione di sequenze di RNA ottenute da diversi tumori, ha dimostrato che un numero significativo di tumori al fegato presenta bassi livelli di LHPP e sia la gravità della malattia che l’aspettativa di vita dipendono da questi.</p>
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