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	<title>malaria &#8211; Ecoseven &#8211; Saper Vivere</title>
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	<description>Economia del Benessere e della Salute</description>
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		<title>Liberi dalle zanzare: un esperimento svela cosa le spinge a pungerci</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/animali/liberi-dalle-zanzare-un-esperimento-svela-cosa-le-spinge-a-pungerci/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Jun 2022 09:54:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[cosa le spinge a pungerci]]></category>
		<category><![CDATA[malaria]]></category>
		<category><![CDATA[repellente per zanzare]]></category>
		<category><![CDATA[zanzare]]></category>
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					<description><![CDATA[Lo studio permetterà di ridurre le vittime di “insonnia”, febbre gialla e malaria Un esperimento portato avanti dall’Università di Princeton, condotto da Zhilei Zhao ha svelato in che modo le zanzare riescano ad individuare gli esseri umani da pungere. L’esperimento consisteva nel testare alcune Aedes aegypti (le zanzare della febbre gialla per intenderci), osservando i [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 align="justify"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-152959" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/06/zanzare-cosa-spinge-pungerci.jpg" alt="" width="1200" height="675" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/06/zanzare-cosa-spinge-pungerci.jpg 1200w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/06/zanzare-cosa-spinge-pungerci-300x169.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/06/zanzare-cosa-spinge-pungerci-1024x576.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/06/zanzare-cosa-spinge-pungerci-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></h3>
<h3 align="justify">Lo studio permetterà di ridurre le vittime di “insonnia”, febbre gialla e malaria</h3>
<p><span id="more-152958"></span></p>
<p align="justify">Un <a href="https://www.nature.com/articles/s41586-022-04675-4" target="_blank" rel="noopener">esperimento</a> portato avanti dall’<b>Università di Princeton</b>, condotto da Zhilei Zhao ha svelato i<b>n </b><b>che</b><b> modo le zanzare riescano ad individuare gli esseri umani da pungere</b>.</p>
<p align="justify">L’esperimento consisteva nel testare alcune<i> Aedes aegypti</i> (le zanzare della febbre gialla per intenderci), osservando i loro neuroni nel momento in cui partivano “all’attacco” di persone e animali come cani, ratti e quaglie per capire in che modo le zanzare scelgono chi pungere.</p>
<p align="justify">Per realizzare ciò, sono state coinvolte alcune persone alle quali è stato chiesto di non farsi la doccia per qualche giorno, per poi farle sdraiare nude in dei sacchi di teflon, per evitare che i tessuti dei vestiti alterassero gli odori. In questo modo <b>l’odore e le sostanze naturalmente prodotte dal corpo umano sarebbero state più individuabili dalle zanzare</b> oggetto del test.</p>
<h4 class="western" align="justify">Queste però non erano zanzare normali, bensì erano state in precedenza alterate, per fare in modo che il loro cervello si accendesse nel momento in cui avessero rilevato una “preda”.</h4>
<p align="justify">In questo modo gli scienziati hanno potuto osservare, durante l’esperimento, non solo che le zanzare avevano una particolare preferenza per gli esseri umani, ma anche il motivo di questa scelta.</p>
<p align="justify">Infatti osservando il comportamento dei loro neuroni, gli esperti hanno individuato le <b>due</b><b> zone</b> ( tra le circa 60) <b>specifiche del cervello delle zanzare</b> in cui si attiva il meccanismo che gli permette di trovarci con tanta precisione. Queste due zone, dette “glomeruli”, sono dedicate all’individuazione di due particolari sostanze chimiche a base di carbonio: il decanale e l’undecanale.</p>
<p align="justify">Le due sostanze non provengono dal nostro sudore, sono bensì dei <b>lipidi prodotti naturalmente dalla pelle degli esseri umani</b>, ed è proprio questo che permette alle zanzare di beccarci con tanta cura.</p>
<p align="justify">Questa scoperta permetterà finalmente di formulare <b>nuovi repellenti antizanzare ancora più efficaci</b>, e non solo servirà a renderci più liberi dal fastidio del loro ronzio durante la notte o dalle loro punture mentre siamo al parco, ma permetterà anche di <b>salvare migliaia di vite in quei paesi dove una puntura di zanzara portatrice di gravi malattie può essere fatale</b>.</p>
<p align="justify"><strong><i>Luna Riillo</i></strong></p>
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		<title>Zanzare geneticamente modificate: una tecnica per prevenire le pandemie?</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/canali/scienze/zanzare-geneticamente-modificate-una-tecnica-per-prevenire-le-pandemie/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Oct 2020 07:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze]]></category>
		<category><![CDATA[biotecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[fondazione veronesi]]></category>
		<category><![CDATA[malaria]]></category>
		<category><![CDATA[malattie zoonotiche]]></category>
		<category><![CDATA[microbiologia]]></category>
		<category><![CDATA[università di padova]]></category>
		<category><![CDATA[zanzare]]></category>
		<category><![CDATA[zanzare geneticamente modificate]]></category>
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					<description><![CDATA[Uno studio sperimentale propone di inserire zanzare geneticamente modificate nell&#8217;ecosistema per aiutare a combattere le malattie La malaria è una malattia assai nota che, secondo i dati OMS del 2018, nelle zone in cui uccide è responsabile della morte di oltre 400.000 persone, di cui 250.000 sono bambini sotto i 5 anni. Per questo, tra [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-70099" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/nature-5648450_1280-e1603549865799.jpg" alt="zanzare geneticamente modificati" width="800" height="542" /></h3>
<h3>Uno studio sperimentale propone di inserire zanzare geneticamente modificate nell&#8217;ecosistema per aiutare a combattere le malattie</h3>
<p><span id="more-70098"></span></p>
<p>La malaria è una malattia assai nota che, secondo i dati OMS del 2018, nelle zone in cui uccide <strong>è responsabile della morte di oltre 400.000 persone, di cui 250.000 sono bambini sotto i 5 anni</strong>.</p>
<p>Per questo, tra le sperimentazioni e gli studi attualmente in corso per capire come sradicare questa malattia c&#8217;è anche la cosiddetta <strong>tecnica del Gene-Drive</strong>, nonostante i quesiti etici che pone.</p>
<p>Come <a href="https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/tools-della-salute/download/comitato-etico-i-pareri/comitato-etico-fondazione-veronesi-2020-parere-gene-drive" target="_blank" rel="noopener noreferrer">spiega </a>la <strong>Fondazione Umberto Veronesi</strong>,</p>
<blockquote><p>&#8220;I gene-drive, (o driver genetici), sono sistemi a eredità sbilanciata nei quali viene <strong>aumentata l’abilità di un elemento genetico di passare da un genitore alla prole</strong>. Grazie a queste biotecnologie è possibile creare in laboratorio delle <strong>zanzare geneticamente modificate</strong> le quali, liberate nell&#8217;ambiente, <strong>hanno la capacità di modificare in breve tempo il genoma dell’intera popolazione delle zanzare-vettore</strong>, rendendole sterili o incapaci di trasmettere la malaria&#8221;.</p></blockquote>
<p>La questione è molto spinosa e anche molto discussa, in questo periodo: ne ha parlato <strong>Bill Gates</strong> in un post sul suo LinkedIn e le due scienziate che hanno individuato la tecnica del cripsr/cas9, <strong>Emmanuelle Charpentier</strong> e <strong>Jennifer Doudna</strong>, hanno appena vinto il Nobel per la Chimica.</p>
<h4>Il punto in discussione è quali sono i limiti etici di un tale agire.</h4>
<p>Da una parte si potrebbe pensare di riuscire a prevenire l&#8217;esplosione di malattie zoonotiche, che vengono trasmesse dagli animali agli uomini – come il Covid-19 – dall&#8217;altra &#8220;una volta rilasciate nell’ambiente <strong>le mutazioni propagate attraverso gene-drive sono difficili da controllare e di fatto irreversibili</strong>&#8220;. Che fare?</p>
<h4>Proprio di questo si occupa il paper della Fondazione Umberto Veronesi che, ragionando sugli studi attualmente in corso si chiede a cosa possa portare l&#8217;uso della genetica in ottica preventiva.</h4>
<p>Ricordando che, tra le eccellenze del campo ci sono l’<strong>Istituto di microbiologia dell’Università di Padova</strong> diretto dal professor Andrea Crisanti, e il <strong>laboratorio del polo GGB di Terni</strong>, il Comitato Etico si esprime positivamente nei riguardi di questa tecnologia, non mancando però di sottolineare di quali attenzioni bisogna tener conto, sul piano dell’ecologia e della biodiversità.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Africa: preoccupa un parassita della malaria che resiste ai farmaci</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Aug 2020 18:00:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze della salute]]></category>
		<category><![CDATA[africa]]></category>
		<category><![CDATA[artemisinina]]></category>
		<category><![CDATA[ceppo resistente ai farmaci]]></category>
		<category><![CDATA[malaria]]></category>
		<category><![CDATA[Ruanda]]></category>
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					<description><![CDATA[Gli scienziati hanno identificato in Ruanda un ceppo del parassita della malaria resistente all&#8217;artemisinina, farmaco di prima linea nella lotta contro la malattia Secondo un nuovo studio pubblicato sulla rivista Nature, è stato trovato un nuovo ceppo della malaria che è resistente ai farmaci. Gli scienziati operanti in Ruanda che hanno fatto la scoperta, hanno spiegato [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-64562" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/08/mosquito-213805_1280-e1597142038462.jpg" alt="malaria" width="800" height="431" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/08/mosquito-213805_1280-e1597142038462.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/08/mosquito-213805_1280-e1597142038462-300x162.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/08/mosquito-213805_1280-e1597142038462-768x414.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></h3>
<h3>Gli scienziati hanno identificato in Ruanda un ceppo del parassita della malaria resistente all&#8217;artemisinina, farmaco di prima linea nella lotta contro la malattia</h3>
<p><span id="more-64560"></span></p>
<p>Secondo un nuovo <a href="https://www.nature.com/articles/s41591-020-1005-2" target="_blank" rel="noopener">studio</a> pubblicato sulla rivista <em>Nature</em>, <strong>è stato trovato un nuovo ceppo della malaria che è resistente ai farmaci</strong>. Gli scienziati operanti in Ruanda che hanno fatto la scoperta, hanno spiegato di aver trovato dei parassiti che erano in grado di resistere al trattamento con <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Artemisinina" target="_blank" rel="noopener">l&#8217;artemisinina</a>, un farmaco di prima linea nella lotta contro la malattia.</p>
<h4>È la prima volta che succede e i ricercatori sono molto preoccupati: potrebbe essere una grave minaccia per la salute pubblica nel continente.</h4>
<p>Gli scienziati dell&#8217;Istituto Pasteur, in collaborazione con il National Malaria Control Program in Ruanda, l&#8217;Organizzazione mondiale della sanità, il Cochin Hospital e la Columbia University, hanno analizzato i campioni di sangue dei pazienti del Ruanda e <strong>hanno trovato una particolare mutazione del parassita che lo rende resistente all&#8217;artemisinina</strong>, in 19 dei 257 pazienti che hanno monitorato – si parla, quindi del 7,4% dei pazienti.</p>
<p>Nel loro articolo, gli scienziati hanno spiegato che, in precedenza, quando i parassiti della malaria hanno sviluppato una resistenza ai farmaci sono stati sospettati di aver contribuito a milioni di morti aggiuntive per malaria nei bambini africani negli anni &#8217;80.</p>
<h4>Questa notizia è davvero pessima, segna una brutta battuta d&#8217;arresto nella lotta alla malaria.</h4>
<p>La resistenza all&#8217;artemisinina non è nuova poiché è presente in alcune parti del sud-est asiatico da oltre un decennio, ma il fatto che sia successo in Africa desta moltissima più preoccupazione, visto che è lì che si trovano più di nove casi su dieci della malattia – <strong>nel 2018, i paesi africani hanno rappresentato oltre il 90% degli oltre 400.000 decessi per malaria registrati</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
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