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	<title>itinerari di viaggio &#8211; Ecoseven &#8211; Saper Vivere</title>
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		<title>Siena: Capitale Italiana della Cultura 2015</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Nov 2020 07:00:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Siena, atmosfere uniche in una città senza tempo Un fascino medievale che risplende da lontano. Siena, inalterata per secoli, si mostra ancora oggi in buona parte come appariva nel 1300. La conservazione di un patrimonio architettonico medievale così unico rappresenta una delle ragioni principali per visitare questa città nel cuore della Toscana. Chiunque arrivi a [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-72784" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/italy-3602993_1280-e1606210091832.jpg" alt="" width="800" height="533" /></h3>
<h3>Siena, atmosfere uniche in una città senza tempo</h3>
<p><span id="more-72775"></span></p>
<p>Un fascino medievale che risplende da lontano. <strong>Siena, inalterata per secoli, si mostra ancora oggi in buona parte come appariva nel 1300</strong>. La conservazione di un patrimonio architettonico medievale così unico rappresenta una delle ragioni principali per visitare questa città nel cuore della <a href="https://www.ecoseven.net/viaggiare/itinerari/ricomincio-da-te-italia-itinerari-di-viaggio-tra-le-regioni-della-penisola-la-toscana/">Toscana</a>.</p>
<h4>Chiunque arrivi a Siena viene accolto da un luogo emblematico come <strong>Piazza del Campo</strong>.</h4>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-72778" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/siena-3718304_1280-e1606209011270.jpg" alt="" width="800" height="451" /></p>
<p>In origine uno spazio verde che ospitava il mercato, trasformato successivamente in una delle più belle piazze al mondo e fulcro del centro storico cittadino.</p>
<p>La caratteristica <strong>forma a conchiglia</strong> stupisce per la sua eleganza ed è divisa in nove sezioni in ricordo dei Nove Signori che governarono la città alla fine del Duecento. Sul “Campo”, dove nel Medioevo il popolo si riuniva per discutere le questioni della città, si presentano alcuni dei più importanti monumenti senesi.</p>
<h4>Proprio qui sorge <strong>Palazzo Pubblico</strong>, al cui interno si sono succeduti i governi della città a partire dagli ultimi anni del Duecento.</h4>
<p>Costruito tra il 1297 e il 1310 per volontà del Governo dei Nove della Repubblica di Siena, fu la residenza della Signoria e del Podestà. Oggi è la sede del Comune e rappresenta ancora il simbolo del potere politico della città.</p>
<p>La facciata rispecchia diversi periodi di costruzione, mentre la sommità del palazzo è decorata da merli guelfi e al centro si trova il monogramma di Cristo su un grande disco di marmo bianco. Al primo piano di Palazzo Pubblico ha sede il <strong>Museo Civico</strong> che, con le sue diverse sale, conduce in un viaggio nella storia della città e ospita grandi opere d’arte realizzate nei secoli.</p>
<h4>Nella <strong>Sala dei Nove</strong> si trova il ciclo di Ambrogio Lorenzetti con le allegorie e gli effetti del Buono e del Cattivo Governo.</h4>
<p>Questi meravigliosi affreschi dovevano ispirare i governanti di Siena perché mettevano a confronto le scene dove la città, ben guidata, vive in pace e serenità rispetto a quelle in cui, a causa di un’amministrazione corrotta, tutto va in rovina e perdizione.</p>
<p>Nella <strong>Sala del Mappamondo</strong>, detta anche Sala del Consiglio, si può ammirare, invece, la splendida Maestà di Simone Martini, una delle opere più importanti del Trecento in Italia, che raffigura la Madonna col bambino circondata dagli angeli e dai santi che proteggono la città. Sempre al primo piano si trova il <strong>Teatro dei Rinnovati</strong>, uno dei più importanti teatri storici dell&#8217;intera Toscana.</p>
<p>Al secondo piano ha sede la <strong>Sala del Consiglio comunale</strong> e la <strong>Loggia dei Nove</strong>, affacciata su piazza del Mercato, in direzione opposta a Piazza del Campo, da cui si gode uno splendido panorama fino all’<strong>Orto de’ Pecci</strong>, dove si nasconde un angolo verde di pura campagna.</p>
<h4>Ma su Piazza del Campo svetta anche <strong>la Torre del Mangia</strong>, un altro simbolo della grandezza di Siena.</h4>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-72779" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/Torre_del_Mangia_Siena.jpg" alt="" width="530" height="397" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/Torre_del_Mangia_Siena.jpg 530w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/Torre_del_Mangia_Siena-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 530px) 100vw, 530px" /></p>
<p>Si tratta della torre civica di Palazzo Pubblico, una delle più famose della Toscana che, <strong>con i suoi 102 metri, è la terza più alta torre antica italiana</strong>. Proprio la sua altezza doveva simboleggiare le libertà comunali e l’emancipazione dal potere feudale.</p>
<p>La torre fu costruita a partire dal 1338 e fu realizzata in laterizio con coronamento in pietra e con un’architettura leggera ed elegante che prese il nome da Giovanni di Balduccio, suo primo campanaro. Questi, infatti, era noto perché sperperava il denaro, soprattutto per la buona cucina. Così fu soprannominato Mangiaguadagni, poi abbreviato in Mangia e, anche se il suo compito durò poco, questo nomignolo rimase legato alla Torre.</p>
<p>La Torre del Mangia è anche un luogo perfetto per godere di un panorama unico su tutta la città di Siena, basta solo affrontare gli oltre 300 scalini che conducono in cima alla torre dove si resta affascinati da  una vista indimenticabile.</p>
<h4>Nella parte alta di Piazza del Campo splende un altro gioiello come la <strong>Fonte Gaia</strong>.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-72780" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/Siena_-_Fonte_Gaia_-_panoramio-e1606209241207.jpg" alt="" width="800" height="600" /></p>
<p>Realizzata intorno al 1419 da Jacopo della Quercia che la concepì ispirandosi alla tradizionale struttura delle fontane pubbliche senesi del Medioevo. Una struttura che presenta le sembianze di un grande altare in marmo ed è costituita da un bacino rettangolare circondato da tre parti e da un alto parapetto, in cui, sui lati corti, si possono ammirare in bassorilievo la Creazione di Adamo e la Cacciata dall’Eden.</p>
<p>Il nome Fonte Gaia le fu dato per ricordare i grandi festeggiamenti nella comunità senese quando, per la prima volta, videro arrivare l’acqua in quel luogo. A metà del XIX secolo, le condizioni della fonte erano compromesse. Si decise, quindi, di sostituire l’opera originale con una copia, affidando l’incarico nel 1858 a Tito Sarrocchi che la completò nel 1869.</p>
<h4>Passeggiare per le stradine di Siena significa essere avvolti dalle sue singolari atmosfere senza tempo.</h4>
<p>Percorrendo queste viuzze si incontra il <strong>Duomo di Santa Maria Assunta</strong>, la Cattedrale di Siena, una delle più maestose e importanti chiese romanico-gotiche d’Italia.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-72781" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/Duomo_di_Siena-9635-scaled-e1606209343646.jpg" alt="" width="800" height="692" /></p>
<p>Fu consacrato nel 1179 alla presenza del papa senese Alessandro II, ma i lavori continuarono per circa due secoli. Alla facciata lavorò anche Giovanni Pisano a fine Duecento, mentre nel 1313 fu terminato il campanile e nel 1317 iniziò l’ampliamento. Siena era al massimo della sua potenza in quel periodo e voleva un Duomo ancora più grande, ma il sogno svanì a causa della peste del 1348.</p>
<p>Oggi si possono ancora intravedere le tracce di quell’ambizioso progetto nei resti delle colonne e del grande Facciatone incompiuto. La facciata, in marmo bianco con qualche decorazione in rosso di Siena e serpentino di Prato, si divide in due metà.</p>
<p>La parte inferiore, realizzata da Giovanni Pisano in stile romanico-gotico, e la parte superiore, in stile gotico fiorentino, con un bellissimo rosone incorniciato da nicchie con i busti di Apostoli e Profeti che rendono omaggio alla Madonna col Bambino.</p>
<p>Tutta la struttura interna è dominata dalla riproduzione a due colori del bianco e del nero, in riferimento ai colori dello stemma di Siena.</p>
<h4>L’interno del Duomo accoglie una serie di capolavori dell’arte.</h4>
<p>Uno dei più importanti è il pulpito di Nicola Pisano del 1265, tra opere scultoree più notevoli del Duecento italiano, mentre nell’altare Piccolomini si possono ammirare le sculture di San Pietro, San Paolo, San Pio e Sant’Agostino, opere giovanili di Michelangelo.</p>
<p>Subito dopo l’altare si trova la <strong>Libreria Piccolomini</strong>, edificata nel 1492 per custodire il ricchissimo patrimonio librario raccolto da Papa Pio II. L’interno venne affrescato dal Pinturicchio, mentre nella cappella sinistra si può ammirare il celebre San Giovanni Battista di Donatello del 1455.</p>
<p>Le otto statue bronzee che decorano i pilastri del coro sono opera di Domenico Beccafumi, mentre sopra queste si ammira una copia della celebre vetrata di Duccio di Buoninsegna, la più antica vetrata istoriata di manifattura italiana, realizzata nel 1288</p>
<h4>Ma l’opera più incredibile custodita all’interno del Duomo di Siena è il <strong>Pavimento a commesso marmoreo, </strong>eterno emblema di 500 anni di espressione artistica, dal ‘300 all’800.</h4>
<p>Un esemplare unico nell’arte italiana per potenza creativa e importanza dei collaboratori che, diviso in 56 riquadri, mostra rappresentazioni che rispondono al disegno tematico omogeneo della Rivelazione.</p>
<p>Davanti allo splendido Duomo ecco <strong>Santa Maria della Scala</strong>, che da antico ospedale per i pellegrini è diventato nel tempo un imponente museo che raccoglie tutto il passato di Siena.  Santa Maria della Scala è una tappa imperdibile per chi visita la città. Qui sono straordinariamente conservate le testimonianze di mille anni di storia, con un percorso che parte dall’età etrusca e romana, attraversa il Medioevo, fino ad arrivare al periodo rinascimentale.</p>
<p>Il grande complesso museale si sviluppa attraverso vari livelli. Al piano terra si possono ammirare le vestigia dell’epoca d’oro del Santa Maria della Scala, quando era il più antico e grande ospedale sulla Via Francigena che dava ospitalità e cure ai pellegrini in viaggio fino a Roma e sosteneva i poveri e i bambini abbandonati.</p>
<p>Qui si trova la straordinaria <strong>Sala del Pellegrinaio</strong>, con gli affreschi del Quattrocento a cui ha lavorato anche Domenico di Bartolo che raffigurano le missioni dell’ospedale e la vita quotidiana dell’epoca, come la distribuzione dell’elemosina e il matrimonio di un’orfana cresciuta nell’ospedale.</p>
<p>Altri ambienti da visitare all’interno di Santa Maria della Scala sono la Sagrestia Vecchia con i dipinti di Lorenzo Vecchietta, la Cappella del Manto con la lunetta di Domenico Beccafumi e la chiesa della Santissima Annunziata.</p>
<p>Scendendo al piano inferiore si arriva alla Corticella, vera e propria articolazione dei percorsi del Santa Maria, sulla quale si affaccia il Fienile medievale, dove sono conservate le statue originali scolpite da Jacopo della Quercia per Fonte Gaia, la fontana di Piazza del Campo.</p>
<p>Su questo piano sono presenti anche il granaio medievale e i magazzini della Corticella, dove è esposto il Tesoro di Santa Maria della Scala, un gruppo di reliquie proveniente dalla cappella imperiale di Costantinopoli.</p>
<p>Dalla Corticella si scende quindi ai cunicoli, labirinti molto suggestivi scavati nell&#8217;arenaria e costruiti a mattoni, dove ha sede il Museo Archeologico Nazionale e la sezione &#8220;Siena. Racconto della città dalle origini al Medioevo&#8221;.</p>
<h4>Un altro importante aspetto culturale di Siena risiede nei suoi eventi tradizionali.</h4>
<p>Primo fra tutti il celebre Palio, una delle rievocazioni folkloristiche più conosciute in Italia, frutto di misteriose e spettacolari usanze tramandate nei secoli.</p>
<p>Il <strong>Palio di Siena </strong>è la corsa di cavalli storica più famosa d&#8217;Italia. Una tradizione che dura in totale quattro giorni, dalla mattina del 29 giugno fino alle gare del 2 luglio per il Palio della Madonna di Provenzano e, ancora, dal 13 al 16 agosto per il Palio dell&#8217;Assunta.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-72782" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/Il_Palio_di_Siena_luglio_2008_4-scaled-e1606209535976.jpg" alt="" width="800" height="532" /></p>
<p>Per l’occasione Piazza del Campo viene ricoperta da uno strato di terra, composta da una miscela di tufo e sabbia, e i cavalli delle contrade si sfidano. La gara consiste in tre giri di piazza del Campo. Il punto di partenza è la Mossa, formata da due funi in cui i dieci cavalli e fantini partecipanti devono attendere in ordine. Vince il cavallo, con o senza fantino, che completa per primo i tre giri.</p>
<h4>Dal 1633, anno in cui fu gestito il primo Palio, l&#8217;evento è stato per secoli una competizione tra i quartieri della città, chiamati &#8220;contrade&#8221;.</h4>
<p>Ma più che una gara, è una passione per i senesi e parte della loro vita. A Siena, infatti, ogni persona appartiene a una Contrada e partecipa tutto l&#8217;anno all&#8217;organizzazione dell&#8217;evento.</p>
<p>Ogni contrada ha il proprio stemma e dei santi protettori. Il cosiddetto Drappellone è il premio per la contrada vincitrice del Palio e consiste in una grande tela di seta creata e dipinta ogni anno da un artista diverso.</p>
<p>Tra le altre tradizioni di questa antica e splendida città non potevano mancare quelle culinarie. Il primo piatto della gastronomia senese, molto particolare e appetitoso, è rappresentato dai <strong>pici</strong>, dei grossi spaghetti che erano il tipico piatto povero dei contadini, dati ingredienti semplici e limitati ad acqua, sale olio extravergine di oliva e farina di grano tenero tipo 00. Possono essere fatti a mano, dall&#8217;aspetto grossolano ed irregolare, oppure a macchina, con un diametro costante di 3-4 mm.</p>
<p>Per quanto riguarda il condimento, i contadini si accontentavano di un po’ di olio ed un trito di cipolla, ma si gustano meglio con il ragù di nana, l&#8217;appellativo toscano dell&#8217;anatra, con sugo di salciccia e funghi, con briciole di pane oppure con sugo all&#8217;aglione, fatto con pomodoro, carote, sedano, cipolla e tanto, tanto aglio.</p>
<h4>Siena, inoltre, vanta la più vasta e gustosa tradizione dolciaria di tutta la Toscana.</h4>
<p>A partire dai <strong>ricciarelli</strong>, fatti con una pasta di tipo marzapane, a grana grossa, molto lavorata e arricchita da un impasto di canditi e vaniglia. Vengono lavorati tradizionalmente con la macina e lasciati riposare due giorni prima di essere cuicinati.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-72783" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/ricciarelli-2520372_1280-e1606209733192.jpg" alt="" width="800" height="533" /></p>
<p>La pasta così ottenuta viene cotta in forno per poi prendere piccole forme romboidali, leggermente arricciate all&#8217;estremità che poggiano su una foglia di ostia, mentre la superficie rugosa e screpolata viene poi rivestita di zucchero a velo La leggenda narra che fu il cavaliere Ricciardetto Della Gherardesca, di ritorno dalle crociate, a introdurre questi dolci nel suo castello vicino a Volterra.</p>
<p>Nel marzo 2010, la denominazione Ricciarelli di Siena è stata riconosciuta come indicazione geografica protetta. Attualmente sono apprezzati soprattutto come dolce natalizio e si consumano con vini da dessert, in particolare con Moscadello di Montalcino Vendemmia Tardiva e con Vin santo toscano.</p>
<h4>A questi segue il <strong>panforte</strong>, antica ricetta tipica senese le cui prime testimonianze risalgono all&#8217;anno Mille.</h4>
<p>In origine era più una sorta di focaccia a base di miele e prendeva il nome di pan mielato. Solo in seguito venne aggiunta la frutta che, a causa del caldo, fermentava e donava al dolce un gusto più acidulo.</p>
<p>Da qui il nome cambiò in panforte e, per evitare la fermentazione della frutta fresca, con il passare del tempo gli ingredienti cambiarono e si iniziò a prepararlo solo nei giorni più freddi, divenendo un dolce tipico della stagione invernale.</p>
<p>Ad oggi sono presenti tantissime varianti di questo dolce toscano, ma le più famose sono quella bianca e il <strong>panforte nero chiamato anche pan pepato</strong>. Entrambe le ricette hanno in comune ingredienti quali mandorle, canditi e spezie, ma nella seconda versione è obbligatorio aggiungere pepe dolce e melone candito.</p>
<p><em><strong>Alessandro Campa</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>RICOMINCIO DA TE, ITALIA: ITINERARIO DI VIAGGIO, L’UMBRIA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Nov 2020 07:00:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L’ Umbria come non l’avete mai vista. Nel cuore verde dell’Italia tra arte e spiritualità Un desiderio di rinascita. La voglia di ripartire dalle piccole abitudini quotidiane, ma anche di realizzare scelte più ragionate ed impegnative. Tra queste l’organizzazione di un viaggio, di una vacanza o di un semplice weekend per staccare la spina. Quest’anno [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-70818" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/basilica-5182751_1280.jpg" alt="umbria" width="1280" height="698" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/basilica-5182751_1280.jpg 1280w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/basilica-5182751_1280-300x164.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/basilica-5182751_1280-1024x558.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/basilica-5182751_1280-768x419.jpg 768w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></h3>
<h3>L’ Umbria come non l’avete mai vista. Nel cuore verde dell’Italia tra arte e spiritualità</h3>
<p><span id="more-70807"></span></p>
<p><strong>Un desiderio di rinascita</strong>. La voglia di ripartire dalle piccole abitudini quotidiane, ma anche di realizzare scelte più ragionate ed impegnative. Tra queste l’organizzazione di un viaggio, di una vacanza o di un semplice weekend per staccare la spina.</p>
<p>Quest’anno l’approccio al turismo sarà diverso, ma non per questo meno coinvolgente e stimolante.</p>
<p>Da situazioni difficili, a volte, possono nascere occasioni inaspettate. Ancora di più se si vive in Italia che, con la sua immensa varietà, offre degli scenari incantevoli.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>UMBRIA</strong></p>
<p>Il viaggio all’interno dell’Umbria inizia nella zona nord della regione con <strong>Città di Castello</strong>. Una graziosa località avvolta da mura cinquecentesche e da eleganti tratti di architetture rinascimentali. La centrale <strong>Piazza Gabriotti</strong> può rappresentare idealmente il punto di partenza per scoprire Città di Castello.</p>
<p>Su questa si presentano la <strong>cattedrale dei Santi Florido e Amanzio</strong>, rimasta con una facciata incompiuta, il <strong>museo del Duomo</strong>, dove si trovano opere di Pinturicchio e Rosso Fiorentino, il trecentesco <strong>Palazzo Comunale e, di fronte a questo, la Torre Civica del XIV secolo. </strong></p>
<h4>Città di Castello è la patria di <strong>Alberto Burri,</strong> uno dei più importanti artisti contemporanei, che qui lasciò la parte più considerevole delle sue opere.</h4>
<p>Oggi è possibile ritrovare le sue testimonianze in due sedi museali. La prima è <strong>Palazzo Albizzini</strong>, dove sono conservati oltre cento esemplari tra sculture, grafica e bozzetti per scenografie, suddivisi in venti sale e presentate secondo un ordine cronologico.</p>
<p>La seconda si trova negli <strong>ex Seccatoi del Tabacco</strong>, riutilizzo di un&#8217;architettura industriale, in cui sono esposte altrettante opere di grande formato suddivise per cicli. L’importanza delle attività manifatturiere legate al territorio, invece, trova la sua massima espressione in musei come il <strong>Centro di documentazione delle Arti grafiche &#8220;Grifani-Donati</strong>&#8221; o la <strong>Collezione tessile di &#8220;Tela Umbra</strong>”.</p>
<h4>L’accogliente paesaggio a pochi chilometri da Città di Castello custodisce uno splendido complesso come le <strong>Terme di Fontecchio</strong>.</h4>
<p>Località ideale sia per piacevoli momenti di relax che per il benessere e la cura del proprio corpo. Un luogo già noto agli antichi Romani che presenta un’antica fonte termale raggiungibile a piedi attraverso un semplice sentiero fra gli alberi, a cui si aggiunge una seconda fonte situata lungo un ruscello all’interno di un antico colonnato rinascimentale.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-70809" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/06019_Umbertide_Province_of_Perugia_Italy_-_panoramio-scaled-e1604311669867.jpg" alt="" width="800" height="477" /></p>
<p>Si procede gradualmente verso sud dove si incontra <strong>Umbertide, </strong>cittadina dal caratteristico centro storico ancora circondato dalle mura medioevali. Qui spicca la<strong> Rocca</strong>, imponente fortezza da sempre simbolo della città che attualmente ospita il <strong>Centro per l&#8217;Arte Contemporanea</strong>.</p>
<p>Un altro importante edificio è la <strong>Collegiata di S. Maria della Reggia</strong> che presenta una forma particolare, ottagonale fuori e circolare dentro. All’interno, dal pavimento in cotto policromo del XVII secolo si ergono 16 altissime colonne, mentre tele ed affreschi di grandi artisti decorano le pareti. La <strong>Chiesa museo di Santa Croce</strong>, invece, è attualmente sede del Museo civico e conserva la tavola della Deposizione della Croce di Luca Signorelli e la Madonna col Bambino in gloria del Pomarancio.</p>
<p>Una particolarità di Umbertide sono le “<strong>Feste di settembre di fine Ottocento</strong>”, una rievocazione storica in cui cultura, giochi popolari, poesia e cucina del tempo sono riproposti con estrema fedeltà. Tra le specialità è sicuramente da provare <strong>l’Ambrecciata di Umbertide</strong>. Una minestra di legumi e cereali misti tipica della zona a cui, durante la stagione autunnale, vengono unite anche le castagne arrosto. Servita ben calda con l&#8217;aggiunta dei crostini di pane appena fritti e un cucchiaio di olio.</p>
<p>Meritano una visita anche i dintorni della cittadina con interessanti escursioni nel verde incontaminato delle colline circostanti, ricche di castelli come <strong>Civitella Ranieri, Montalto e  Romeggi</strong>o, splendidi borghi tra cui <strong>Monte Migiano e Preggio</strong>, ed incantevoli luoghi sacri come <strong>l&#8217;abbazia di San Salvatore</strong> e <strong>l&#8217;eremo di Monte Corona</strong>, a 700 metri di altezza in un bosco di faggi e castagni che sovrasta la sottostante abbazia camaldolese fondata nel 1008.</p>
<h4>Poco distante ecco <strong>Gubbio</strong>, tra le più antiche città dell&#8217;Umbria, meravigliosamente conservata nel tempo e grande capolavoro architettonico della civiltà medievale.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-70810" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/umbria-3738182_1280-e1604311768883.jpg" alt="" width="800" height="533" /></p>
<p>Una testimonianza delle sue antiche origini viene rappresentata dal <strong>Teatro Romano</strong>, appena fuori le mura e attualmente palcoscenico di rappresentazioni teatrali all’aperto durante il periodo estivo.</p>
<p>La monumentale <strong>Basilica di Sant&#8217;Ubaldo</strong>, che conserva le spoglie del santo patrono, regna dall’alto su tutta la cittadina. Ma qui sono anche custoditi <strong>i 3 ceri</strong>, simbolo della città, su cui vengono montate le statue di Sant’Ubaldo, San Giorgio e Sant’Antonio. Durante la festa del patrono, il 15 maggio i ceri vengono portati di corsa dal Palazzo dei Consoli fino alla Basilica, passando per le strade della città.</p>
<p>Il <strong>Palazzo dei Consoli</strong> è un complesso architettonico che risale al 1300 e fu costruito per essere un centro politico e storico della città. In seguito destinato ad ospitare i principali istituti del Comune di Gubbio, oggi le sue sale ospitano le collezioni del <strong>Museo Civico</strong>. Di fronte si trova <strong>Palazzo Pretorio</strong>, che si presenta come un’incompiuta architettura gotica, ed è attualmente sede del Municipio ospitando la Biblioteca e l’Archivio cittadino.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-70811" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/umbria-3714903_1280-e1604311803683.jpg" alt="" width="800" height="561" /></p>
<h4>Una visita quasi obbligatoria a <strong>Palazzo del Bargello</strong> con la famosa <strong>fontana detta &#8220;dei Matti</strong>.</h4>
<p>Secondo la tradizione, chi compie tre giri correndo intorno ad essa può ottenere il titolo di “matto”. La stessa <strong>Patente da Matto</strong>, infatti, è un particolare gadget molto popolare tra i negozi della città, e sicuramente un originale ricordo di Gubbio.</p>
<p>Nei dintorni della città la <strong>Gola del Bottaccione</strong> rappresenta un luogo di grande interesse naturalistico. Si tratta di una profonda incisione del terreno con pareti verticali tra il monte Ingino e il monte Foce. Diverse forme di fossili che si trovano nelle rocce hanno permesso lo studio delle condizioni ambientali in cui le rocce stesse si sono formate, definendo questo sito &#8220;archivio della Terra&#8221;. Ma presso la Gola del Bottaccione si ritrovano anche testimonianze storico­artistiche come l&#8217;antico acquedotto medievale e <strong>l&#8217;Eremo di Sant&#8217;Ambrogio</strong> di fondazione trecentesca.</p>
<h4>Si prosegue per <strong>Gualdo Tadino</strong> pittoresca cittadina ai piedi dell&#8217;Appennino Centrale.</h4>
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<p>Affascinante la <strong>Rocca Flea</strong> che si erge sulla sommità del colle e rappresenta un importante esempio di architettura militare. Ricostruita da Federico II a metà del Duecento, oggi è sede della <strong>Pinacoteca comunale e del Museo della Ceramica.</strong></p>
<p>E proprio le ceramiche artistiche sono protagoniste in questa cittadina. Un’antica tradizione tramandata nel tempo che si può ammirare ancora oggi visitando le botteghe di ceramica artigianale specializzate nella pittura a lustro oro e rubino e sparse nel centro storico.</p>
<p>Importanti tracce del periodo medievale si trovano in <strong>Piazza Martiri della Libertà</strong>, cuore del centro storico, dove è presenta anche la <strong>Torre Civica</strong> duecentesca ed il <strong>Palazzo del Podestà</strong>, riedificato nel Settecento.</p>
<p>Al suo interno il <strong>Museo Regionale dell&#8217;Emigrazione &#8220;Pietro Conti</strong>&#8220;, nato al fine di recuperare la memoria dell&#8217;esperienza migratoria del popolo italiano dalla fine dell’Ottocento fino agli anni Sessanta del Novecento.</p>
<p>Poco fuori dal centro un luogo di pace e silenzio come <strong>il Santuario Madonna del Divino Amore</strong>, retto dai Frati Minori Cappuccini, che costruirono la chiesa e il Convento nel luogo dove precedentemente sorgeva la chiesa di San Michele Arcangelo. Il piccolo <strong>eremo di Santo Marzio</strong>, invece, si trova in una deliziosa località incastonata nella vegetazione dove avviene un incontro tra misticismo e natura.</p>
<h4>Gli amanti della natura trovano il loro luogo ideale nella <strong>Valsorda</strong>.</h4>
<p>A circa mille metri sul <strong>Monte Serra Santa</strong>, la Valsorda consente di ammirare un suggestivo panorama arricchito da due piccoli laghetti carsici. Meta obbligata per escursionisti e appassionati della montagna.</p>
<p>Dalla splendida vallata è possibile raggiungere le vette circostanti attraverso antichi sentieri e tratturi, percorribili anche in mountain bike e a cavallo. In inverno, inoltre, è possibile praticare sci di fondo, sci escursionismo e passeggiate con le ciaspole.</p>
<p>Alle pendici del Monte Serra Santa, invece, si presenta il <strong>Parco della sorgente Rocchetta</strong>, un’altra area verde a cui i cittadini di Gualdo Tadino sono legati, composto da un verde giardino, una vasca contenente pesci d’acqua dolce e alberi dalla folta chioma.</p>
<h4>Evento della tradizione folkloristica di Gualdo Tadino è il <strong>Palio chiamato Giochi de le Porte.</strong></h4>
<p>L’ultimo weekend di settembre la cittadina si immerge totalmente in un&#8217;atmosfera medievale, facendo rivivere l&#8217;antico palio di San Michele Arcangelo, patrono della città, con giornate di cortei storici, gare e taverne.</p>
<h4>Ed ecco<strong> Perugia, </strong>città d’arte tra le più dinamiche d’Italia.</h4>
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<p>Un luogo dove la bellezza di un autorevole passato incontra un vivace presente. Perugia si gira a piedi partendo da <strong>Piazza Italia</strong>, dove si trovano la <strong>Rocca Paolina</strong> e <strong>Porta Marzia</strong>. Quest’ultima, realizzata dagli Etruschi, è uno degli accessi alla città, mentre la Rocca Paolina è un’antica fortificazione del Cinquecento, simbolo del vecchio potere dei pontefici in terra umbra.</p>
<p>Da piazza Italia si può attraversare la linea delle mura etrusche, entrando così nella parte più antica di Perugia. Qui si passeggia per <strong>Corso Vannucci</strong>, via principale del centro storico, intitolata a Pietro Vannucci, detto “<strong>il Perugino”,</strong> l’artista che fu maestro di Raffaello.</p>
<p>Percorrendo Corso Vannucci si arriva in <strong>Piazza IV Novembre</strong>, cuore del centro cittadino e luogo simbolo di Perugia. Se si ha la fortuna di visitare Perugia nel mese di luglio, si può assistere agli spettacoli di <strong>Umbria Jazz,</strong> uno dei più importanti festival musicali italiani.</p>
<p>La protagonista di piazza IV Novembre è <strong>la Fontana Maggiore,</strong> con i suoi bassorilievi scolpiti dove ammirare le allegorie dei mesi dell’anno, scene della Bibbia e della vita agraria medievale. Poi <strong>Palazzo dei Priori</strong>, realizzato tra il Duecento e il Quattrocento, uno dei più antichi e importanti esempi in Italia di palazzo pubblico.</p>
<p>Tra le sue sale, riccamente decorate, <strong>quella dei Notari</strong> è tra le più importanti, completamente affrescata con leggende e storie bibliche, a cu si aggiunge la bellissima <strong>Sala delle Udienze del Collegio del Cambio</strong>. Qui, il potere dei banchieri perugini di un tempo è testimoniato dalle splendide volte affrescate proprio dal Perugino e da Raffaello.</p>
<p>Palazzo dei Priori, infine, ospita, in un intero piano appositamente dedicato, le collezioni della <strong>Galleria Nazionale dell’Umbria</strong> con capolavori artistici dal tredicesimo al diciannovesimo secolo.</p>
<h4>Sia Piazza IV Novembre che la vicina Piazza Danti accolgono il <strong>Duomo di Perugia</strong>, dedicato a San Lorenzo.</h4>
<p>Una cattedrale maestosa che custodisce una preziosa reliquia. Si tratta del <strong>Sacro Anello Nuziale della Vergine Maria,</strong> una pietra verde che viene esposta ai fedeli solo due volte all’anno, a settembre e a luglio.</p>
<p>A <strong>Piazza Danti</strong>, si ha inoltre la possibilità di scoprire un’antica testimonianza dell’epoca etrusca, una cisterna profonda 36 metri che veniva usata più di duemila anni fa per raccogliere l’acqua necessaria alla città. Accanto al <strong>Pozzo Etrusco</strong>, la casa museo di <strong>Palazzo Sorbello</strong> è un ricco palazzo nobiliare che raccoglie al suo interno quadri, porcellane, manoscritti e una collezione di tessuti ricamati del XVII secolo.</p>
<p>A pochi passi da piazza IV Novembre si può raggiungere anche <strong>Piazza Matteotti</strong>, dove si trova il <strong>Palazzo del Capitano del Popolo</strong>. Un pregevole edificio medievale che dal Quattrocento ospita le autorità della giustizia ed ancora oggi è sede della Procura e della Corte d’Appello</p>
<p>Dal lato di via dei Priori il centro cittadino si apre su <strong>Porta Trasimena</strong>, antica via di accesso che collegava il centro etrusco alla strada per il Lago Trasimeno. Da qui si raggiungono <strong>l’Oratorio di San Bernardino</strong> e la <strong>Chiesa di San Francesco al Prato</strong>, che fu per secoli il luogo eletto dai nobili perugini per la sepoltura dei loro personaggi più influenti.</p>
<h4>Le mura etrusche si aprono anche su un’altra importate porta, bellissima testimonianza del passato della città. Si tratta dell’<strong>Arco di Augusto</strong>, o <strong>Porta Etrusca</strong>.</h4>
<p>Non lontano da questa <strong>Palazzo Gallenga Stuart</strong> è sicuramente un altro posto da visitare a Perugia. L’edificio barocco oggi è la sede dell’<strong>Università Italiana per gli Stranieri</strong>.</p>
<p>Se dal centro si raggiunge <strong>Corso Cavour</strong> si può accedere al Rione San Pietro, detto anche <strong>Borgo Bello,</strong> un altro quartiere storico di Perugia. Qui, il luogo più maestoso è <strong>l’Abbazia di San Domenico</strong>, la più grande di tutta l’Umbria.</p>
<p>Alla chiesa di San Domenico si affianca anche l’antico convento, sede del <strong>Museo di Archeologia Nazionale Umbro</strong>, in cui si possono ammirare antichi reperti dall’epoca preistorica alla conquista romana, passando per il fascino della raffinata civiltà etrusca.</p>
<h4>Anche fuori dalle mura del centro storico si possono visitare alcuni notevoli luoghi di interesse.</h4>
<p>Chi desidera ammirare i resti archeologici di un’antica tomba può recarsi all’I<strong>pogeo dei Volumni</strong>, dove antiche urne decorate che contenevano i defunti sono ancora perfettamente conservate e testimoniano la ricchezza e il gusto dell’aristocrazia etrusca.</p>
<p>A Perugia arte e cultura vengono accompagnate dal gusto. Il cioccolato qui regna sovrano e se cioccolaterie storiche e i negozi del centro non sono sufficienti, è possibile anche visitare la <strong>Casa del Cioccolato Perugina</strong>. Qui, il famoso marchio italiano del cioccolato ha allestito un percorso dedicato alla storia e alla lavorazione di questa prelibatezza.</p>
<p>Ma sono da provare altre specialità come il <strong>Torcolo di San Costanzo</strong>, dolce a forma di ciambella che viene preparato per il giorno della festa di San Costanzo, uno dei patroni della città, il 29 gennaio. Un altro dolce è la <strong>Ciaramicol</strong>a, sempre a forma di ciambella, di colore rosso con glassa bianca e confettini colorati di copertura, nato come inno alla città, rappresentando i cinque rioni di Perugia.</p>
<p>Poi la <strong>Torta al formaggio e la Torta al testo,</strong> che si possono accompagnare anche a ottimi vini bianchi e rossi. Perugia, infatti, è parte della <strong>Strada dei Vini del Cantico</strong> e della <strong>Strada del Vino Colli del Trasimeno.</strong></p>
<h4>Lasciata Perugia si raggiunge <strong>Assisi</strong>, un altro simbolo dell’Umbria<strong>.</strong></h4>
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<p>La <strong>città di San Francesco</strong> dalla storia millenaria e dalle importanti testimonianze romane, medievali e rinascimentali. Qui si respira un’atmosfera di profonda spiritualità dei luoghi che la storia e la fede dei suoi Santi rendono unici nel mondo. Assisi si è imposta all&#8217;attenzione mondiale come centro universale del messaggio francescano di pace e fratellanza.</p>
<p>La visita a questa magnifica cittadina inizia dal suo edificio principale, la <strong>Basilica di San Francesco</strong>, costruita nell&#8217;XIII secolo e composta da due parti, la <strong>Chiesa Inferiore</strong> e la <strong>Chiesa Superiore.</strong> All’interno, oltre a visitare la cripta nella quale riposa la salma del Santo, si ammirano alcuni dei capolavori di Giotto e Cimabue.</p>
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<p>Proseguendo per <strong>Via San Francesco</strong> si raggiunge la medievale <strong>Piazza del Comune</strong> attorno a cui spicca <strong>il Tempio di Minerva</strong>, vero gioiello d&#8217;arte antica. Continuando a percorrere le orme del Santo, una volta usciti dalla piazza, ci si trova davanti alla <strong>Chiesa Nuova</strong>, realizzata nel ‘600 sulla casa natale di San Francesco.</p>
<p>Assisi, però, è anche la <strong>città di Santa Chiara</strong>. Una volta attraversato <strong>Corso Mazzini</strong> ci si ritrova in <strong>Piazza Santa Chiara</strong>, dominata dall&#8217;omonima Basilica, all&#8217;interno della quale si possono ammirare i resti della Santa. Un ‘altra importante tappa è la <strong>Cattedrale di San Rufino</strong>, al cui interno sono custodite una cisterna romana, la fonte battesimale dove furono battezzati Francesco e Chiara, e la meravigliosa cripta della Basilica Ugoniana.</p>
<p>Il giro delle mura medievali ed il varco delle relative sette porte è un’idea alternativa per la visita di Assisi, a cui aggiungere anche una visita alla <strong>Rocca Maggiore</strong> dalla quale godere di un meraviglioso panorama su tutta la città. E poi continuare a scoprire i luoghi più umili legati a San Francesco come <strong>l&#8217;Eremo delle Carceri</strong>, un luogo immerso nella natura a pochi chilometri dal centro storico di Assisi, dove San Francesco e i suoi seguaci si ritrovavano proprio per pregare e meditare.</p>
<p>Prima di lasciare Assisi è necessario assaggiare qualche sua specialità come il pecorino, il <strong>ciauscolo,</strong> salame spalmabile costituito da un impasto di carne di maiale, gli <strong>Umbricell</strong>i, grossi spaghetti fatti a mano, da gustare al tartufo o alla norcina e la <strong>Rocciata</strong>, dolce di origine medievale tipico di Assisi, ripieno di mele, nocciole, noci e uvetta</p>
<h4>Si arriva a<strong> Nocera Umbra</strong>.</h4>
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<p>Una città che con il suo centro storico dalla particolare forma arroccata mostra evidenti segni del suo passato di struttura difensiva, a partire dalle possenti mura castellane di epoca medievale.</p>
<p>Una volta attraversata <strong>Porta Vecchia</strong> si incontra la trecentesca <strong>Chiesa di San Francesco</strong>, sede della <strong>Pinacoteca e del Museo Civico</strong>, che conserva affreschi di Matteo da Gualdo ed opere di scuola umbra. Tra gli edifici di maggior pregio artistico spicca il <strong>Duomo</strong>, antico edificio romanico del XII secolo, completamente ricostruito a metà 1400. Accanto si trova la <strong>Torre Civica</strong>, imponente torrione dell&#8217;XI secolo, unico resto dell&#8217;antica rocca.</p>
<p>Nel centro storico meritano una visita anche la <strong>Chiesa di San Filippo</strong>, di stile neogotico, realizzata dall&#8217;architetto Luigi Poletti verso la fine del 1800 e il <strong>Teatro Comunale</strong>, splendido esempio di architettura liberty. Altre attrazioni sono la <strong>Biblioteca Piervissani</strong>, con i suoi 35.000 volumi antichi la chiesa di San Giovanni Battista in stile gotico.</p>
<h4>Nei dintorni importanti centri culturali e artistici sono la <strong>Rocca di Postignano, Col Pertana e Salmaregia.</strong></h4>
<p>La misticità dei luoghi è testimoniata dalla strada francescana dove ogni anno, a settembre, durante la <strong>Cavalcata di Satriano</strong>, cavalieri in costume d&#8217;epoca ripercorrono l&#8217;ultimo viaggio di San Francesco del 1226 da Nocera Umbra ad Assisi. Nocera Umbra, inoltre, ha un&#8217;antica tradizione di stazione termale che si trova a <strong>Bagni di Nocera</strong>, in cui sgorgano le acque della sorgente Angelica.</p>
<h4>Poi <strong>Spello, </strong>un grazioso borgo che unisce al suo carattere medievale, con vicoli tortuosi e antiche case in pietra, numerose testimonianze di epoca romana.</h4>
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<p>Tra queste si distinguono le antiche mura ben conservate, nelle quali si aprono tre porte. Sulla Via Roma, la <strong>Porta Urbica</strong> e, sulla Piazza del Mercato, la grandiosa <strong>Porta Consolare</strong>. La terza porta, chiamata <strong>Porta Venere</strong>, presenta le caratteristiche <strong>Torri di Properzio</strong>.</p>
<h4>Merita una visita la <strong>Casa Romana</strong>, riportata alla luce a fine 1800 grazie agli scavi eseguiti sotto il Municipio.</h4>
<p>L’iscrizione presente sulle mura dell’edificio riconduce alla proprietà di Vespasia Polla, madre di Vespasiano. Sono ancora ben visibili l&#8217;atrio con la pavimentazione originaria a mosaico a tessere bianche e nere, le quattro stanze laterali all&#8217;atrio e il grande ambiente in cui si svolgevano le riunioni familiari.</p>
<p>La visita di Spello continua con la <strong>Chiesa di Santa Maria Maggiore</strong>, al cui interno si presentano la famosa <strong>Cappella Baglioni</strong> e gli affreschi del Pinturicchio, considerati la sua migliore produzione ed il suo autoritratto. Per gli amanti dell’arte un altri luoghi significativi sono il <strong>Museo Civico e la Pinacoteca</strong>, allestiti nel Palazzo dei Canonici, mentre un altro edificio di notevole importanza è Villa Costanzi, meglio conosciuta come <strong>Villa Fidelia</strong>.</p>
<p>Creata sulle rovine di un santuario romano, presenta una struttura a terrazzamenti e, oltre ad ospitare ogni anno eventi culturali e concerti, racchiude al suo interno uno splendido parco con alberi secolari e un palazzo settecentesco in cui è allestita una mostra dedicata ad artisti contemporanei.</p>
<h4>Un appuntamento da non perdere è <strong>l’Infiorata del Corpus Domini</strong>, l’evento più rappresentativo di Spello.</h4>
<p>Ogni anno, tra maggio e giugno, le strade del borgo medioevale si trasformano in uno spettacolare e immenso tappeto di fiori.</p>
<p>Un’altra esperienza da vivere è “<strong>la notte dei Fiori”</strong> di Spello, la nottata precedente alla domenica del Corpus Domini, quando si può assistere al lavoro incantevole ed impegnativo degli infioratori, oltre a partecipare ai numerosi spettacoli di musica e visitare le mostre mercato.</p>
<h4>Ecco <strong>Foligno</strong>, situata in una zona pianeggiante, piccolo particolare che la differenzia dalle altre città umbre e che rende la città molto piacevole da visitare in bici o a piedi.</h4>
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<p>Il cuore di Foligno è rappresentato da <strong>Piazza della Repubblica</strong>, dove si può ammirare uno straordinario insieme architettonico composto dal Duomo, dal Palazzo Comunale e da Palazzo Trinci.</p>
<p>Il <strong>Duomo di Foligno</strong> è dedicato a San Feliciano, patrono della città, e costituisce uno splendido esempio di edificio in stile neoclassico- barocco. Al suo interno si trovano il <strong>Museo Capitolare Diocesano e la Cripta di San Feliciano. </strong></p>
<p>Accanto al Duomo si affaccia <strong>Palazzo Trinci</strong>, sede della Pinacoteca, presenta una facciata neoclassica e una magnifica scala gotica, mentre poco distante ecco <strong>Palazzo Orfini</strong>, antica dimora di Emiliano Orfini, il tipografo che stampò la prima edizione in lingua italiana della Divina Commedia.</p>
<p>Una visita al <strong>Centro Italiano Arte Contemporanea</strong>, nato sulle rovine dell’edificio che fu prima Centrale del latte, una struttura che si propone come contenitore e promotore delle attività artistiche focalizzate sulla creatività.  Dopo aver passeggiato in lungo e in largo per la città, si può fare una meritata sosta al <strong>Parco dei Canapè</strong>, apprezzato luogo di svago e di relax racchiuso da una parte dell’antica cinta muraria tra Porta Romana e Porta Todi.</p>
<p>Una breve gita fuori porta, a pochi chilometri dal centro, conduce alla scoperta <strong>dell’Abbazia di Sassovivo</strong>, affascinante complesso benedettino fondato intorno al 1070.</p>
<h4>Solo il vento e i canti gregoriani interrompono il silenzio che domina questo luogo suggestivo immerso tra gli uliveti</h4>
<p>L’evento simbolo di Foligno è la <strong>Giostra della Quintana</strong>. La gara, uno dei Tornei più antichi d&#8217;Italia, vanta ben due edizioni ogni anno, una a giugno e una a settembre, in cui cavalli e cavalieri si sfidano in una singolare corsa all&#8217;anello. Un’ occasione in cui gustare piatti tipici del’600 nelle taverne e nelle trattorie locali.</p>
<p>Nelle campagne vicine si possono assaggiare ed acquistare i prodotti tipici del territorio direttamente nelle aziende agricole locali. Un primo piatto da provare sono gli <strong>spaghetti col rancetto,</strong> piatto a base di pancetta, pomodori e maggiorana che conferisce agli spaghetti un profumo e un sapore singolari, mentre tra i dolci <strong>la miaccia</strong>, una specie di sanguinaccio imbevuto nel Sagrantino e decorato con i canditi.</p>
<h4>Un’altra affascinante città dell’Umbria è <strong>Spoleto.</strong></h4>
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<p>La <strong>Rocca Albornoziana</strong> domina dall’alto la città ed è un’eminente testimonianza della presenza dei papi e dei governatori a Spoleto. La Rocca è il simbolo della città e si divide in due aree distinte, il <strong>Cortile d’onore</strong>, con il <strong>Museo nazionale del Ducato </strong>e uno spazio polivalente per mostre, concerti e convegni, e il <strong>Cortile delle armi</strong>, con un teatro all’aperto.</p>
<p>Il <strong>Giro della Rocca</strong> è una suggestiva passeggiata panoramica attorno alla fortezza da cui si ammira la splendida valle spoletina. Il <strong>Ponte delle Torri</strong> unisce la Rocca e il Monteluco. Adatto a chi non soffre di vertigini, si può visitare questa imponente struttura lunga 230 metri e alta 82 metri.</p>
<p>Dopo il Giro della Rocca, perché non fermarsi in un caratteristico ristorantino per assaggiare le specialità locali. Da non perdere il <strong>tartufo nero</strong>, vero protagonista della tavola spoletina. A fine pasto si addolcisce il palato con <strong>la crescionda</strong>, un tipico dolce a base di uova, farina, cioccolato, amaretti e mistral.</p>
<p>Prima di entrare nel centro storico ci si può immergere nelle atmosfere dell’antica Roma visitando il <strong>Teatro Romano</strong>, che viene ancora utilizzato per spettacoli e rappresentazioni varie. All’incrocio con Via Monterone si trovano, sui rispettivi lati, <strong>Palazzo Mauri</strong>, sede della Biblioteca comunale, la <strong>chiesa di Sant’Ansano e la Cripta di Sant’Isacco</strong>, e anche <strong>l’Arco di Druso e Germanico</strong>.</p>
<h4>Si arriva alla fine in una delle zone più importanti di Spoleto, <strong>Piazza del Duomo</strong>.</h4>
<p>Qui si affaccia tra la meravigliosa <strong>Cattedrale di Santa Maria Assunta</strong>, raro esempio di sintesi dell’architettura romanica, che ospita affreschi del Pinturicchio e di Filippo Lippi.</p>
<h4>L’itinerario umbro prosegue con una tappa a <strong>Norcia.</strong></h4>
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<p>Città natale di San Benedetto, patria del tartufo nero e dell’arte norcina. Una località che accoglie con i suoi sapori e i suoi profumi. Qui, infatti, nasce l’arte del norcino, una vera specializzazione nella lavorazione delle carni di maiale. Nelle numerose norcinerie si possono assaggiare e acquistare <strong>il prosciutto di Norcia IGP</strong> e i saporiti salumi.</p>
<p>Altri prodotti tipici e genuini da provare sono i prelibati piatti cucinati con pregiato <strong>Tartufo Nero</strong> e, a seguire, formaggi di pecora, farro, zafferano, <strong>lenticchie di Castelluccio</strong> e funghi, in particolare i porcini. Nei boschi è inoltre possibile raccogliere una grande quantità di frutti di bosco.</p>
<p>A causa del terremoto del 2016, il centro storico di Norcia risulta in parte inagibile, ma ha da sempre conservato un interessante patrimonio artistico e culturale. Sulla piazza principale si presenta <strong>la Chiesa di San Benedetto</strong>, sorta sopra la casa natale del santo. Una facciata a capanna ed un grande rosone centrale con i simboli dei quattro evangelisti caratterizzano il portale abbellito da fasci di colonne.</p>
<h4>Sempre sulla stessa piazza il <strong>Palazzo Comunale</strong> del XIII secolo con Loggia, Scalinata e Torre Campanaria.</h4>
<p>All’interno sono da visitare la <strong>Sala del Consiglio Maggiore, la Sala Sertoriana e la Cappella dei Priori,</strong> di struttura settecentesca, dove si conserva il prezioso reliquario di San Benedetto, uno degli ultimi in stile gotico. Uno stile seguito anche per il <strong>Complesso Monumentale di San Francesco,</strong> attuale sede dell’auditorium, della biblioteca comunale e dell’archivio storico</p>
<p>Dopo aver scoperto questa cittadina ci si può dedicare ad una rilassante passeggiata nella natura in direzione di <strong>Castelluccio di Norcia.</strong>  Un piccolo borgo sorto su una collina nel cuore dei Monti Sibillini.</p>
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<p>Molte le offerte a sportivi e amanti dell’attività all’aria aperta, tra cui trekking, equitazione, escursionismo, rafting, canoa, mountain bike. La zona montana di <strong>Forca Canapine</strong>, inoltre, ad un’altezza di 1542 metri, è luogo ideale per lo sci alpino e sede della migliore scuola di volo libero d&#8217;Europa.</p>
<h4>Un viaggio nella spiritualità conduce a<strong> Cascia. </strong></h4>
<p>Centro religioso carico di misticismo e legato alla devozione di Santa Rita. La <strong>Basilica Santuario e il Monastero di Santa Rita</strong>, infatti, sono veri e propri centri religiosi di fama mondiale. In questo luogo vivono ancora le consorelle di Rita, le monache agostiniane di clausura.</p>
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<p>Nella cappella al suo interno si trova il sarcofago dove le monache depositarono il corpo della santa subito dopo la sua morte. Gli appassionati alla storia di Santa Rita e al suo santuario si possono dirigere verso il borgo montano di <strong>Roccaporena,</strong> paese natale della santa, che custodisce i ricordi della sua vita.</p>
<p>Altre opere architettoniche di rilievo appartengono al periodo medievale, come la <strong>chiesa gotica di San Francesco</strong>, che colpisce per la bellezza del rosone, e <strong>quella di Sant’Agostino</strong>, al cui interno si trovano stupendi esempi di affreschi. Costruita in epoca longobarda, <strong>la collegiata di Santa Maria</strong> è probabilmente l’edificio più antico della città, anche se, a causa dei danni riportati nei terremoti, è stato notevolmente modificato.</p>
<p>Gli amanti della cucina rustica possono trovare sulla tavola di Cascia dei prodotti che soddisfano le aspettative. Sono da provare i piatti a base di cicerchia, oppure con la <strong>roveja di Civita di Cascia</strong>, caratteristico legume simile ai piselli, che può essere gustata fresca oppure essiccata, come ingrediente principe per minestre o zuppe.</p>
<p>Macinata a pietra può anche essere utilizzata come farina dal lieve retrogusto amarognolo per fare <strong>la farecchiata o pesata</strong>, una polenta che viene tradizionalmente condita con un battuto di acciughe, aglio e olio extravergine di oliva, buona anche il giorno successivo, affettata e abbrustolita in padella.</p>
<h4>Si arriva a <strong>Terni, </strong>definita la <strong>Manchester italiana</strong> o la Città dell’Acciaio, grazie all’importante polo industriale siderurgico che qui si è sviluppato negli anni.</h4>
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<p>Alla storia e alla laboriosità di Terni è dedicata la <strong>Grande Pressa</strong>, posta di fronte alla stazione ferroviaria, un imponente monumento di 12.000 tonnellate.</p>
<p>A questo si aggiunge <strong>l’Obelisco Lancia di Luce</strong>. Situato alla fine di <strong>Corso del Popolo</strong>, l&#8217;opera, alta 32 metri, si presenta come un gigante di oltre cento tonnellate di acciaio divisa in quattro sezioni che rappresentano la lavorazione del ferro, dalla materia grezza fino al prodotto finito.</p>
<p>Ma Terni è anche la città di <strong>San Valentino</strong>, protettore degli innamorati di tutto il mondo. La sua basilica, che ne custodisce le spoglie, è meta di pellegrinaggi, mentre ogni anno l&#8217;intera città dedica importanti eventi al Santo Patrono, che culminano nella festa del 14 febbraio.</p>
<p>Nei dintorni della città, una tappa sicuramente obbligata riguarda la <strong>Cascata delle Marmore</strong>, una delle più famose d’Italia e tra le più alte in Europa. Inserita all’interno del <strong>Parco Regionale Fluviale del Nera</strong>, si possono ammirare i salti della Cascata entrando da due diversi punti, il <strong>Belvedere Inferiore e il Belvedere Superiore</strong>.</p>
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<p>All’interno del Parco è possibile percorrere sei affascinanti sentieri ben tracciati e segnalati, che permettono di ammirare i salti d’acqua da più prospettive e godere appieno di panorami di suggestiva bellezza. A ridosso della cascata poi si presentano resti di archeologia industriale e opere idrauliche conservati nel <strong>Parco archeologico industriale di Campacci di Marmore</strong>.</p>
<p>La Cascata delle Marmore è anche la cornice ideale per gli amanti dello sport all’aperto, soprattutto di quello avventuriero. Qui, infatti, si ha la possibilità di praticare rafting, torrentismo e  kayak. Chi ama una natura più nascosta e sotterranea può visitare alcune grotte e forme carsiche scavate nei millenni dalle acque.</p>
<h4>Le cavità principali sono racchiuse in tre distinti complessi.</h4>
<p>Il primo è costituito dalla <strong>Grotta della Morta e dalla Grotta delle Diaclasi</strong>, il secondo dalla <strong>Grotta delle Colonne</strong>, mentre il terzo dalla <strong>Grotta della Condotta</strong>, che prende il nome dall’antica condotta che in passato alimentava il sistema di centrali idroelettriche</p>
<p>Tra le specialità culinarie risaltano i primi piatti di pasta fatto a mano come le <strong>Ciriole alla ternana</strong>.  Un impasto di acqua e farina tagliato a forma di spaghetti e conditi con un sughetto di pomodoro, aglio, olio e peperoncino ed una spolverata di prezzemolo fresco.</p>
<p>Carne alla brace, cinghiale e cacciagione completano il menu tipico locale. Durante il periodo natalizio, il dolce tipico da non perdere è il <strong>Pampepato</strong>, un equilibrato impasto di tanti ingredienti tra i quali noci, mandorle, pinoli, cioccolato, mosto cotto, caffè, canditi, e dall’inconfondibile connubio tra dolce, amaro e piccante.</p>
<h4>Poco distante <strong>Narni, </strong>una cittadina in cui si respira ancora l’atmosfera medievale<strong>.</strong></h4>
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<p>Ad evidenziarlo, prima fra tutte, la <strong>Rocca Albornoz</strong>, possente e antica fortezza con mura e torri che cingono un cortile interno al quale si accede attraverso due eleganti portali.</p>
<p>Al primo piano, accessibile mediante una bella scalinata, la residenza signorile. All’interno del cortile è stato allestito il primo <strong>Parco tematico medievale</strong> dell’Umbria, dove è stato ricostruito un villaggio trecentesco e, in occasione di eventi di rievocazione storica, si tengono spettacoli a tema, come concerti di musica medievale, danze storiche e gare di tiro con l’arco. Oltre ad essere sede di numerosi convegni, attualmente la rocca ospita la “Scuola del gusto” e una mostra d&#8217;arte.</p>
<p>Un edificio religioso da visitare è il <strong>Duomo di San Giovenale</strong>, patrono della città. Costruito sui resti di un’antica necropoli medievale, l&#8217;ingresso principale della Cattedrale è quello in Piazza Cavour. Ricostruito nel Trecento, <strong>Palazzo dei Priori</strong> è impreziosito dalla bella torre civica e dalla Loggia del Gattapone.</p>
<p>Attuale sede del Municipio, <strong>Palazzo del Podestà</strong> risale al XIII secolo e conserva diversi materiali archeologici, tra cui una mummia egizia. La <strong>chiesa di San Domenico</strong> è un complesso religioso edificato nel XII secolo ed oggi adibito ad uffici comunali, mentre la <strong>chiesa di Sant’Agostino</strong> è situata in prossimità delle mura e ricostruita nel XV secolo.</p>
<h4>Oltre che in superficie, la città riserva sorprese emozionanti anche nel sottosuolo con il suggestivo percorso della <strong>Narni sotterranea</strong>, che si estende dagli ambienti ipogei del convento di San Domenico.</h4>
<p>Acquedotti, cisterne, cunicoli, cripte e perfino la sala delle torture del Tribunale dell&#8217;Inquisizione, con una cella che ancora mostra i graffiti incisi dai prigionieri in attesa di essere condannati.</p>
<p>Il sottosuolo di Narni nasconde un mondo scavato nella roccia fin dall&#8217;epoca degli etruschi. Un paesaggio misterioso e affascinante racchiuso nel cuore della città dove fare un viaggio  indietro nel tempo alla scoperta di una millenaria città sotterranea.</p>
<p>Le influenze dell’atmosfera medievale di Narni si ritrovano anche sulla tavola.  Tra queste specialità<strong> la Bandiera</strong>, una sorta di peperonata tipica della cucina umbra.  Un contorno di zucchine, patate e peperoni tagliati a listarelle o cubetti, fatti stufare in padella rigorosamente con olio extravergine d’oliva, pomodoro e cipolla.</p>
<p>Poi<strong> la Brosega</strong>, altro semplice piatto a base di pomodori saltati in padella con un soffritto di cipolla a cui si uniscono solo in ultimo le uova da strapazzare. <strong>Il Brustengolo</strong>, invece, è un dolce povero, preparato un tempo con farina di granturco, uvetta, pinoli, noci, nocciole, sottili fette di mele. Posto su stampi rettangolari, viene cotto nel forno e si consuma freddo.</p>
<p>E ancora zuppe di legumi e cereali, il piccione arrosto o le ben note grigliate di carne mista, la cacciagione, i formaggi, gli insaccati, tutto accompagnato dalle numerose etichette degli ottimi vini locali come il <strong>ciliegiolo, il verdetto, il bianco Carsulae.</strong></p>
<h4>Procedendo gradualmente verso nord si incontra <strong>Orvieto</strong>.</h4>
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<p>&nbsp;</p>
<p>Una città che presenta un patrimonio artistico e culturale tra i più ricchi dell&#8217;Umbria. Il <strong>Duomo</strong> è tra le più maestose realizzazioni dell&#8217;architettura italiana. Dall’ imponente facciata gotica, con mosaici e bassorilievi, domina l&#8217;intero borgo. L&#8217;interno del Duomo è ornato di importanti opere, tra le quali i celebri affreschi di Luca Signorelli e il <strong>Reliquiario del Corporale</strong>.</p>
<p>Una particolarità di Orvieto è la visita alla <strong>città sotterranea</strong>. Interamente creata dalle cavità scavate dagli abitanti nel corso dei secoli, viene così svelato un altro mondo da scoprire che consente di effettuare visite guidate in un complesso sotterraneo. Proprio qui, pozzi, cave, laboratori e frantoi per le olive hanno garantito la sopravvivenza degli abitanti in superficie per millenni.</p>
<p>Il <strong>Pozzo di San Patrizio</strong> è tra i più famosi, situato accanto ai giardini comunali che si trovano all&#8217;interno della Fortezza dell&#8217;Albornoz. Una straordinaria opera di ingegneria civile del Cinquecento, fu realizzato per motivi di sopravvivenza in caso di assedio o calamità naturali.</p>
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<p>Profondo 62 metri, ha un diametro di 13,5 metri ed intorno si snodano due scale a chiocciola elicoidali che non si incontrano mai. Le due scalinate, composte da 248 gradini ognuna, ricevono luce da 72 finestre creando un&#8217;atmosfera surreale.</p>
<p>Orvieto è ricca di tradizioni. Oltre alle funzioni religiose, esiste un corteo storico rievocativo che coinvolge 400 figuranti, e la <strong>Festa della Palombella</strong>, risalente al Trecento. In quest&#8217;occasione viene fatta «volare» una colomba, legata a una raggiera scoppiettante di mortaretti su un cavo d&#8217;acciaio dalla chiesa di San Francesco al Duomo; la colomba viene poi donata alla prima coppia di sposi di quel giorno.</p>
<p>Una specialità gastronomica unica è la <strong>Pera di Monteleone d&#8217; Orvieto</strong>, detta anche “bistecca del villano” per la consistenza e per le sue incredibili proprietà nutritive. Il piccione, la &#8220;<strong>palomba alla leccarda&#8221;</strong> ed il &#8220;pollo alla cacciatora&#8221; sono tra i piatti più antichi e tipici della città, mentre come dessert sono da provare i <strong>ciambelloni con l&#8217;anice</strong>. Ma Orvieto è famosa soprattutto per il vino, il famoso <strong>Grechetto,</strong> ma anche <strong>Trebbiano e Sangiovese</strong> che vengono prodotti in enormi quantità, ed alcune eccellenze come la <strong>Muffa Nobile</strong>, vino bianco doc.</p>
<h4>Il meraviglioso percorso in Umbria si conclude a <strong>Todi</strong>, un piccolo gioiello al centro della regione.</h4>
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<p>Una cittadina medievale di una bellezza ed eleganza unica, che sorge in cima ad una collina ed è circondata tra tre cerchia di mura  che racchiudono innumerevoli tesori.</p>
<p>Il cuore pulsante della cittadina è <strong>Piazza del Popolo</strong>, su cui si affacciano alcuni degli edifici più importanti del centro storico. Qui si possono ammirare il <strong>complesso del Palazzo Comunale</strong>, nato dall’unione del <strong>Palazzo del Popolo</strong>, in cui sono ospitati il <strong>Museo lapidario</strong>, la <strong>Pinacoteca Civica</strong>, il <strong>Museo Etrusco Romano, </strong>ed <strong>il Palazzo dei Priori</strong>.</p>
<p>Il <strong>Duomo</strong>, eretto nel XII secolo sui resti di un tempio dedicato al dio Apollo, è caratterizzato da una lunga scalinata d’accesso e da una bella facciata romanica. Poco distante si trova la Chiesa di San Fortunato dedicata al santo patrono della città, che conserva nella cripta la tomba del poeta umanista <strong>Jacopone da Todi</strong>.</p>
<p>Assolutamente da vedere il celebre <strong>Tempio della Consolazione</strong>, eseguito nel XVI secolo su disegno del Bramante. Il particolare edificio presenta una struttura a pianta centrale con una bellissima cupola e, nell&#8217;altare al suo interno, ospita un’antica immagine della Madonna.</p>
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<p>A Todi si fa un tuffo nel Medioevo attraversando i tre borghi di <strong>Ulpiano, Nuovo e di Porta Fratta</strong> e la zona della Valle inferiore detta dei Pontigli. All&#8217;interno dei caratteristici vicoletti si aprono frequentemente le porte a tutto sesto delle antiche botteghe artigiane che, in epoca medioevale, facevano capo alle corporazioni di arti e mestieri che dominavano l&#8217;intera vita economica cittadina.</p>
<h4>La cucina locale rimane fedele alle più longeve tradizioni umbre.</h4>
<p>Sulle tavole di Todi si trova sicuramente il <strong>pan caciato o nociato</strong>, un piccolo pane di forma rotonda con un impasto a base di noci, formaggio e uvetta, mentre in inverno la vera prelibatezza è <strong>la palomba alla ghiotta</strong>, piccioni cotti allo spiedo che, in genere, vengono accompagnati da un buon bicchiere di <strong>Grechetto di Todi DOC</strong>, un bianco dal tipico colore giallo paglierino intenso, ricco di delicate note floreali e fruttate.</p>
<p><em><strong>Alessandro Campa</strong></em></p>
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		<title>RICOMINCIO DA TE, ITALIA: ITINERARIO DI VIAGGIO, LE MARCHE</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Oct 2020 07:00:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Le Marche come non le avete mai viste. Storie e antiche tradizioni racchiuse in un territorio da scoprire a passo lento Un desiderio di rinascita. La voglia di ripartire dalle piccole abitudini quotidiane, ma anche di realizzare scelte più ragionate ed impegnative. Tra queste l’organizzazione di un viaggio, di una vacanza o di un semplice [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-70321" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/beach-508657_1280-e1603816457658.jpg" alt="marche" width="800" height="600" /></h3>
<h3>Le Marche come non le avete mai viste. Storie e antiche tradizioni racchiuse in un territorio da scoprire a passo lento</h3>
<p><span id="more-70313"></span></p>
<p><strong>Un desiderio di rinascita</strong>. La voglia di ripartire dalle piccole abitudini quotidiane, ma anche di realizzare scelte più ragionate ed impegnative. Tra queste l’organizzazione di un viaggio, di una vacanza o di un semplice weekend per staccare la spina.</p>
<p>Quest’anno l’approccio al turismo sarà diverso, ma non per questo meno coinvolgente e stimolante.</p>
<p>Da situazioni difficili, a volte, possono nascere occasioni inaspettate. Ancora di più se si vive in Italia che, con la sua immensa varietà, offre degli scenari incantevoli.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>MARCHE</strong></p>
<p>Il viaggio nelle Marche inizia nella zona meridionale della regione con la città di <strong>Ascoli Piceno.</strong></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-70314" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/ascoli-piceno-229926_1280-e1603815745271.jpg" alt="" width="800" height="531" /></p>
<p>Un centro storico ammaliante, costruito quasi interamente in travertino, dove il suo cuore pulsa nella rinascimentale <strong>Piazza del Popolo</strong>.</p>
<p>Su questa si trovano importanti edifici come il <strong>Palazzo dei Capitani del Popolo,</strong> di origine duecentesca e oggi sede del Comune e la <strong>Chiesa di San Francesco</strong>, al quale è accostata la <strong>Loggia dei Mercanti</strong>, elegante costruzione del 1500.</p>
<p>Un altro raffinato spazio urbano è <strong>Piazza Arringo</strong>, la più antica di Ascoli, dove sorgono il medioevale <strong>Battistero di San Giovanni, la Cattedrale di Sant&#8217;Emidio</strong>, che racchiude al suo interno la cripta dedicata anch&#8217;essa al santo patrono e il <strong>Palazzo dell&#8217;Arengo</strong>, sede della Pinacoteca Civica e di alcuni uffici comunali.</p>
<p>Altri monumenti cittadini testimoniano i segni della dominazione romana come <strong>il ponte di Porta Solestà, </strong>ancora perfettamente conservato, <strong>le rovine del teatro romano e </strong>la ciclopica costruzione delle<strong> grotte dell&#8217;Annunziata.</strong></p>
<p>A questi si aggiungono edifici più recenti come il<strong> Palazzetto Longobardo </strong>con la<strong> Torre degli Ercolani, </strong>una delle torri superstiti tra le circa duecento che compaiono nelle cronache medioevali e l’ottocentesco <strong>Teatro Ventidio Basso.</strong></p>
<p>Il simbolo della gastronomia di Ascoli è rappresentato dalla cele4bre <strong>oliva ascolana, </strong>dalla polpa tenera e dolce, che viene denocciolata, riempita con un morbido composto a base di carne mista e poi impanata e fritta.</p>
<p>E tra le specialità rientra anche <strong>il fritto all&#8217;ascolana</strong> con costolette di agnello, carciofi e olive ascolane. La zona è conosciuta per la produzione del <strong>Rosso Piceno Superiore</strong> e del <strong>Falerio,</strong> mentre la bevanda alcolica tipica è <strong>l&#8217;anisetta,</strong> un liquore a base di anice verde</p>
<p>Uno degli eventi più emblematici di Ascoli è il <strong>Torneo Cavalleresco della Quintana</strong>. Ogni prima domenica di agosto, in occasione delle celebrazioni del santo patrono, Ascoli Piceno organizza questo emozionante torneo in cui rulli di tamburi risuonano per i vicoli, le strade e la valle, mentre migliaia di persone nei loro abiti medievali popolano vivacemente la città.</p>
<h4>Si prosegue per<strong> Offida</strong>, piccolo borgo su uno sperone roccioso e racchiuso dalle mura castellane del XV secolo.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-70315" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/Offida05-e1603815853449.jpg" alt="" width="800" height="600" /></p>
<p>Offida è conosciuto per la paziente arte del <strong>merletto al tombolo</strong>, antica tradizione diffusa ancora oggi. Passeggiando nel centro storico, infatti, è possibile ritrovare signore intente al lavoro con i piccoli fuselli di legno negli atri delle loro case.</p>
<p>Il piazzale panoramico all’ingresso del borgo antico accoglie i resti della quattrocentesca <strong>Rocca,</strong> ai cui piedi si trova il <strong>Monumento alle Merlettaie</strong>.  Il <strong>museo del merletto a tombolo</strong>, invece, si trova all’interno dell’ottocentesco <strong>palazzo De Castellotti – Pagnanelli</strong> che ospita anche il <strong>museo archeologico Tradizioni Popolari</strong> e la <strong>Pinacoteca comunale</strong>, creando così un vero e proprio polo culturale.</p>
<p>Il centro del borgo è <strong>Piazza del Popolo</strong>, a forma triangolare, su cui si affaccia il <strong>Palazzo Comunale</strong>, con una elegante loggetta di tredici colonne in travertino ed un portico del XV secolo Dal porticato del municipio si accede allo splendido <strong>Teatro del Serpente Aureo</strong>, costruito nell’800, ricco di stucchi e intagli dorati. Sempre nel centro storico, l’<strong>ex-monastero di San Francesco</strong> ospita <strong>l’enoteca regionale</strong>, che offre una panoramica completa della produzione enologica del Piceno e delle Marche.</p>
<p>E proprio tra i vini locali rientrano <strong>Terre di Offida DOC</strong> e <strong>Offida DOCG</strong> che si accompagnano ad altre specialità quali <strong>il chichì ripieno</strong>, una focaccia con tonno, alici, capperi e peperoni, e i <strong>“funghetti</strong>”, dolcetti a base di anice. Uno degli eventi più significativi è sicuramente la <strong>Mangialonga Picena</strong>, un percorso tra prodotti tipici e buon vino nelle colline e nei vigneti di Offida.</p>
<h4>Poco distante<strong> Acquaviva Picena, </strong>piccolo centro da cui godere uno stupendo panorama sulle colline marchigiane fino ai monti dell’Appennino.</h4>
<p>La <strong>Rocca</strong> è il vero capolavoro di architettura militare rinascimentale che regna sul paese con il suo mastio cilindrico alto circa 22 metri.</p>
<p>Ai piedi della rocca si apre la <strong>Piazza del Forte </strong>che, con le basse case disposte a semicerchio, incornicia una suggestiva platea scenografica. Nucleo centrale del borgo antico è <strong>Piazza San Nicolò</strong>, disposta in forma allungata fra due opposti colli, su cui si affacciano la chiesa omonima e <strong>la Torre Civica </strong></p>
<p>L’attività tradizionale del borgo è la <strong>produzione di cesti di paglia</strong>, che viene eseguita secondo un metodo tramandato da generazioni. Molto caratteristico è il <strong>Museo della “Pajarola</strong>”, in cui sono custoditi una raccolta di cesti, utensili da cucina, bamboline realizzate con intreccio di paglia, vimini e materiali naturali.</p>
<p><strong>Sponsalia </strong>è l&#8217;evento più importante che ha luogo ad Acquaviva Picena. Una rievocazione storica del matrimonio tra Forasteria d&#8217;Acquaviva e Rainaldo di Brunforte, avvenuto nel 1234. Ogni anno, il primo venerdì di agosto, viene celebrato assieme a giochi, spettacoli e banchetto nuziale dentro le mura della maestosa fortezza medievale.</p>
<p>Da qui si procede verso la costa marchigiana. Affacciata sul mare Adriatico ecco la Riviera delle Palme, così chiamata per la presenza di migliaia di esemplari di questa pianta. La sua località principale è <strong>San Benedetto del Tronto</strong>, il comune litoraneo più meridionale delle Marche.</p>
<p>Sabbia fine, fondali bassi e giardini tematici caratterizzano San Benedetto del Tronto dal punto di vista paesaggistico e naturale. Da sempre legata al mare, questa cittadina gli ha dedicato un intero Polo Museale che comprende il <strong>Museo della civiltà marinara delle Marche</strong>, la <strong>Pinacoteca del mare</strong>, <strong>il Museo delle Anfore e il Museo Ittico</strong>.</p>
<p>A questi si aggiunge l’interessante <strong>Museo permanente d&#8217;Arte sul Mare</strong>, che si sviluppa lungo tutto il molo sud di San Benedetto del Tronto ed ospita ben 145 opere d&#8217;arte, delle quali 135 sono sculture e 10 sono grandi murali.</p>
<h4>Al mare sono dedicati anche due eventi caratteristici.</h4>
<p>Uno è <strong>Anghiò</strong>, il festival Internazionale del Pesce Azzurro, mentre l’altro è la <strong>Festa della Madonna della Marina</strong>, che si svolge l&#8217;ultima domenica di luglio e consiste in una processione in mare con i pescherecci</p>
<h4>Proseguendo sempre sulla costa si incontra<strong> Grottammare</strong>.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-70319" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/Grottamare_panoramica-e1603815942954.jpg" alt="" width="800" height="515" /></p>
<p>Una località della Riviera delle Palme con una splendida spiaggia che si estende per cinque chilometri, costeggiata da un lungomare ricco di palme, aranci ed oleandri in un’esaltazione di colori e profumi.</p>
<p>Momenti di quiete e riposo si possono trovare in piazza Kursaal, nella parte nord della città, che si affaccia direttamente sulla spiaggia per confluire nel Viale Marino, dove le palme e la pavimentazione in marmo di Carrara incorniciano le ville liberty costruite agli inizi del Novecento.</p>
<p>Tra i vicoli lastricati e le antiche mura del borgo medievale, invece, si presentano raffinati monumenti come la Chiesa di Sant’ Agostino e la Chiesa di S. Lucia, quest’ultima costruita sulla casa che diede i natali al papa Sisto V. In Piazza Peretti, cuore segreto del borgo, è possibile ammirare, inoltre, il Teatro dell’Arancio e la Chiesa di San Giovanni Battista, sede del Museo Sistino.</p>
<p>Grottammare è animata in ogni momento dell’anno da un’intensa vita culturale. In particolare nei mesi estivi, va in scena il <strong>Festival Liszt</strong>, il cui scopo del è quello di divulgare e far conoscere meglio la vasta produzione del musicista ungherese, anche attraverso il confronto con altri artisti che hanno subìto la sua influenza.</p>
<h4><strong>Juttenizie</strong>, invece, rappresenta una cena itinerante all’interno del borgo di Grottammare.</h4>
<p>Differenti tappe in cui a ciascuna portata è associato un vino del territorio. Un modo originale per far scoprire le eccellenze enogastronomiche locali.</p>
<h4>Nel basso litorale marchigiano segue <strong>Cupra Marittima</strong>.</h4>
<p>Orgoglio della cittadina è il <strong>Museo Malacologico Piceno</strong>, uno dei più importanti musei di conchiglie al mondo, grazie agli oltre 900.000 esemplari esposti e alle interessanti testimonianze di arte primitiva.</p>
<p>Nel <strong>Parco Archeologico di Cupra Marittima</strong>, a nord dell’abitato, si riconosce l’impianto urbano della città romana, mentre nella vicina località San Michele sono visibili i resti di una Villa Magna dotata di ninfeo.</p>
<p>Il sito archeologico di Cupra Marittima è una delle sedi della rassegna <strong>TAU, Teatri Antichi Uniti</strong>, che mette in scena opere della letteratura teatrale antica, greca e romana. A sud della cittadina, sulla collina Sant&#8217;Andrea, si scorgono i ruderi dell&#8217;antico <strong>Castello di Sant&#8217;Andrea</strong>.</p>
<p>Da qui si può esplorare il <strong>borgo medievale di Marano</strong>, incontrando la cinquecentesca <strong>Villa Grisostomi,</strong> la medievale <strong>Chiesa Santa Maria in Castello</strong> e la <strong>Chiesa dell&#8217;Annunziata</strong>, che ospita il suggestivo presepe permanente di arte spagnola, composto dalle scene più salienti della vita di Gesù.</p>
<p>Dirigendosi verso la parte nord della costa si arriva a <strong>Porto Sant’Elpidio, </strong>uno storico borgo marinaro che ebbe origine come scalo marittimo, oggi diventato un’attrezzata stazione balneare.</p>
<p>Una spiaggia di sabbia e ghiaia si estende per oltre sette chilometri tra l’abitato e il mare. Lungo il litorale, poi, si trovano campeggi attrezzati in vaste aree immerse nel verde, ambiente perfetto per gli amanti delle vacanze all’aria aperta. Dal punto di vista naturalistico è di grande interesse il bacino del Tenna, denominato “<strong>Paludi di San Marco</strong>”, ideale per praticare birwatching nel tardo autunno e all’inizio di primavera.</p>
<h4>Nella piazza del centro storico svetta la cinquecentesca <strong>Torre dell&#8217;Orologio</strong>, usata un tempo per gli avvistamenti di mare e di terra.</h4>
<p>Altri luoghi di interesse sono <strong>Villa Murri</strong>, dimora storica, edificata nei primi anni del XIX secolo e <strong>Villa Barruchello</strong>, dotata di uno splendido parco con rare essenze arboree. Nobili residenze che vengono utilizzate per convegni e manifestazioni di carattere culturale. L’estate è il periodo in cui a Porto Sant&#8217;Elpidio si svolgono due particolari eventi di grande importanza, il <strong>Sant&#8217;Elpidio Jazz Festival</strong> ed <strong>il Festival Internazionale di Teatro per ragazzi</strong>.</p>
<p>Si lascia per un momento la costa e si fa tappa nel vicino entroterra, in un breve percorso tra arte e cultura.</p>
<h4>Si parte da<strong> Recanati, </strong>la città di Giacomo Leopardi<strong>.</strong></h4>
<p>Qui tutto riconduce al giovane e favoloso poeta, simbolo dell’Ottocento letterario italiano. Tra i luoghi principali ecco la <strong>piazzetta &#8220;Sabato del villaggio</strong>&#8220;, su cui si affaccia il <strong>settecentesco Palazzo Leopardi</strong>, casa natale del poeta, che custodisce la preziosa Biblioteca contenente oltre 20.000 volumi.</p>
<p>Poi il <strong>“Colle dell’Infinito</strong>”, la sommità del Monte Tabor che ispirò l&#8217;omonima poesia. Il <strong>Centro Nazionale Studi Leopardiani</strong>, punto di riferimento per tutte le iniziative leopardiane, sia in Italia che nel mondo e la “<strong>Torre del Passero Solitario</strong>”, che si trova nel cortile del chiostro di Sant&#8217;Agostino.</p>
<p>Gli eventi da non perdere a Recanati hanno luogo principalmente nel mese di luglio. <strong>Lunaria</strong> è una rassegna di concerti che si svolgono in piazza Leopardi.  <strong>Amantica</strong>, invece, propone un programma incentrato sulla musica tradizionale e sullo strumento dell&#8217;organetto.</p>
<p>Una delle specialità culinarie della zona sono i <strong>&#8220;piccicasanti</strong>&#8220;, una specie di minestra molto densa, mentre i secondi piatti sono prodotti derivati dalla lavorazione del maiale, tutto accompagnato da vini come il <strong>Rosso Piceno DOC e i Colli Maceratesi DOC</strong>, bianco e rosso.</p>
<h4><strong>Loreto</strong> deve la sua fama al Santuario che è ancora oggi uno dei luoghi di pellegrinaggio tra i più importanti del mondo cattolico.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-70320" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/the-basilica-of-loreto-2884628_1280-e1603816332835.jpg" alt="" width="800" height="533" /></p>
<p>Il <strong>Santuario di Loreto</strong> è un bellissimo esempio di basilica fortezza, caratterizzata da camminamenti di ronda e torrioni.</p>
<p>La città stessa, circondata da una cinta muraria eretta a partire già dal XIV secolo, si è sviluppata intorno alla nota Basilica che ospita la celebre <strong>reliquia della Santa Casa di Nazaret</strong> dove, secondo la tradizione, la Vergine Maria nacque e visse e dove ricevette l&#8217;annuncio della nascita miracolosa di Gesù. Il lato nord est di <strong>Piazza della Madonna</strong> è chiuso dal grandioso <strong>Palazzo Apostolico</strong>, che ospita il <strong>Museo dell’Antico Tesoro del Santuario</strong>.</p>
<p>La notte del 9 dicembre, in occasione della <strong>&#8220;Festa della Venuta&#8221;,</strong> che ricorda il trasporto a Loreto della casa della Madonna, le campagne intorno a Loreto si accendono di fuochi e tutte le campane suonano a festa. Il giorno successivo la festa religiosa culmina con la celebrazione in Basilica del Solenne Pontificale.</p>
<h4>Poi <strong>Castelfidardo</strong>, uno dei principali centri mondiali della fabbricazione della fisarmonica.</h4>
<p>Un’antica tradizione a cui è dedicato il <strong>Museo Internazionale della Fisarmonica</strong> che, situato nel piano seminterrato del Palazzo Comunale, rappresenta un mezzo didattico utile a seguire le fasi evolutive dello strumento musicale e tutti i personaggi che tramandano il mestiere artigianale.</p>
<p>A questo particolare strumento è dedicato il <strong>Premio Internazionale della Fisarmonica</strong>, uno degli eventi musicali più importanti della cittadina che si svolge nel mese di settembre, mentre a giugno è la <strong>Festa Europea della Musica</strong> la protagonista del folclore di Castelfidardo.</p>
<h4>A poca distanza<strong> Osimo, </strong>un piccolo borgo arroccato a 265 metri di altitudine.</h4>
<p>Il suo centro storico sorge su due colline affiancate e sulla più alta di queste si trova il  <strong>Duomo di San Leopardo</strong>. Altri edifici di culto di grande rilevanza sono la <strong>chiesa di San Nicolò</strong>, con un raffinato portale gotico e affreschi trecenteschi e il <strong>Santuario di San Giuseppe da Copertino</strong>, che conserva al suo interno le spoglie del santo, patrono di Osimo, al quale viene dedicata una fiera nel mese di settembre.</p>
<p>Un particolare interessante sono le grotte. Il sottosuolo di Osimo è percorso da una fitta rete di gallerie, cunicoli ed ambienti sotterranei scavati a più livelli, spesso collegati tra loro verticalmente mediante pozzi o camini percorribili.</p>
<p>All’interno delle grotte si ritrovano molteplici e differenti rappresentazioni, dai bassorilievi di carattere religioso custoditi all&#8217;interno delle <strong>Grotte del Cantinone</strong>, fino ai simboli legati alla presenza dei cavalieri Templari e del Sovrano Militare Ordine di Malta, come la &#8220;triplice cinta&#8221; e la croce a otto punte, visibili all&#8217;interno delle <strong>Grotte Simonetti</strong>.</p>
<p>Ritornando sulla costa si scopre la <strong>Riviera del Conero, </strong>dall’omonimo promontorio a picco sul mare, ricco di insenature e piccole spiagge rocciose o sassose.</p>
<h4><strong>Numana </strong>è la località più a sud, dalla quale si inizia a conoscere questo notevole tratto di costa.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-70321" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/beach-508657_1280-e1603816457658.jpg" alt="" width="800" height="600" /></p>
<p>Il centro storico si trova nella parte chiamata <strong>Numana Alta,</strong> posta alla sommità di una falesia a picco sul mare, mentre <strong>Numana Bassa</strong> include la sottostante zona del porto turistico. La spiaggia di Numana Alta comprende <strong>la Spiaggiola e la Spiaggia dei Frati</strong>, due piccole baie che si sono formate a ridosso della falesia. Qui, gli amanti dello sport hanno la possibilità di praticare diverse attività, tra cui trekking, mountain bike, windsurf e immersioni subacquee.</p>
<p>I principali punti da visitare in questa piccola località sono <strong>l’Arco di Torre</strong>, sulla cima del promontorio che domina il porto, resto del campanile di una chiesa scomparsa o di una torre di avvistamento, e <strong>l’Antiquarium statale</strong>, che raccoglie i corredi delle tombe picene, di cui è considerevole il corredo della tomba della cosiddetta &#8220;regina picena&#8221;. Molto particolare è invece, <strong>la costarella</strong>, una delle vie più tipiche di Numana, un tempo abitata da pescatori che percorrevano questa scalinata per recarsi al porto.</p>
<p>L&#8217;evento più importante di Numana è la <strong>Festa della Madonna Assunta</strong> il 14 agosto. La festa ha inizio con la celebrazione al porto della Santa Messa. Dopo la funzione, i pescatori rendono omaggio alla Santa protettrice facendola riemergere dalle acque aiutati da sommozzatori che prelevano la statua dal fondale, mentre la festa si conclude in tarda serata con i fuochi pirotecnici sul mare.</p>
<h4>Si prosegue sulla Riviera del Conero con <strong>Sirolo</strong>.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-70323" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/sirolo-1920838_1280-e1603816678540.jpg" alt="" width="800" height="532" /></p>
<p>La <strong>spiaggia Urbani</strong>, costituita principalmente da roccia, si trova inserita nella falesia ai piedi della zona abitata di Sirolo. Da lì inizia la ghiaiosa <strong>spiaggia di San Michele</strong>, mentre a poca distanza si raggiunge la <strong>spiaggia dei Sassi Neri</strong>, caratterizzata dalla presenza sulla battigia di blocchi di roccia  neri di origine sedimentaria.</p>
<p>La più caratteristica è la <strong>spiaggia delle Due Sorelle</strong>, così chiamata per i due scogli gemelli che emergono dal mare. Si può raggiungere grazie ad imbarcazioni che, durante il periodo estivo, partono giornalmente dal porto di Numana. A questa si aggiungono altre due piccole baie sabbiose di straordinaria bellezza come la <strong>spiaggia dei Forni e la spiaggia dei Gabbiani</strong>.</p>
<p>Oltre al mare e alle belle spiagge, Sirolo offre alcune architetture di notevole interesse come la <strong>chiesa di San Nicola, la chiesa della Madonna del Rosario e il Teatro Cortesi</strong>, di stile ottocentesco, inserito nel sistema murario di fortificazione dell&#8217;antico centro abitato. A pochi passi dal borgo, sorge il <strong>Teatro alle Cave</strong>, una cava naturale che anima con grandi appuntamenti le notti estive della Riviera del Conero.</p>
<h4>Sirolo è anche compreso nel<strong> Parco regionale del Monte Conero. </strong></h4>
<p>Un grande spazio naturale caratterizzato da alte falesie che precipitano in mare e viste panoramiche di grande suggestione. Le alte pareti strapiombanti del <strong>Monte Conero</strong>, l’emergenza geologica e naturalistica più importante del medio Adriatico, creano insenature e spiagge di rara bellezza, raggiungibili a piedi o via mare. Il Parco rappresenta un vero e proprio paradiso per gli amanti del birdwatching, soprattutto nel periodo delle migrazioni dei rapaci.</p>
<p>Da non perdere poi le numerose testimonianze storiche e artistiche, tra cui le incisioni rupestri, le grotte romane, le abbazie e i monasteri benedettini e francescani come il <strong>Monastero di San Pietro</strong> al Conero, i ruderi <strong>dell’eremo di San Benedetto</strong>, la stupenda <strong>chiesa romanica di Santa Maria di Portonovo, </strong></p>
<p>I numerosi sentieri soddisfano le esigenze di tutti coloro che vogliano praticare attività all’aperto, dai percorsi di mountain bike, al trekking e all’equitazione. Le pareti rocciose si prestano per l&#8217;arrampicata libera e il free climbing, mentre le acque limpidissime sono ideali per gli amanti di immersioni, pesca sportiva e sci nautico. In più le pendici del Conero rappresentano un ottimo punto di partenza per voli in deltaplano e parapendio.</p>
<h4>Ed ecco<strong> Ancona, </strong>capoluogo di regione che sorge su un promontorio formato dalle pendici settentrionali del Monte Conero.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-70322" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/ancon-2043297_1280-e1603816644586.jpg" alt="" width="800" height="533" /></p>
<p>In città sono presenti varie spiagge. La più centrale è la <strong>spiaggia del Passetto,</strong> con grandi scogli bianchi, tra i quali <strong>la Seggiola del Papa e lo scoglio del Quadrato</strong>, mentre spiagge rocciose si susseguono verso Sud, tra cui spicca la <strong>spiaggia di Mezzavalle</strong>.</p>
<p>Il monumento più rappresentativo di Ancona è sicuramente <strong>la Cattedrale di San Ciriaco</strong>, splendida basilica romanico-gotica con elementi bizantini. A questo seguono la <strong>Chiesa di Santa Maria della Piazza,</strong> capolavoro di arte romanica, caratteristica per la facciata ad archetti e per le figure simboliche scolpite intorno al portale e <strong>la Mole Vanvitelliana</strong>, splendida isola artificiale a pianta pentagonale all&#8217;interno del porto, costruito su progetto dell&#8217;architetto papale Luigi Vanvitelli.</p>
<p>Da non perdere sono la <strong>Pinacoteca Comunale</strong>, che conserva opere del Tiziano, di Lorenzo Lotto e del Guercino e il <strong>Museo Archeologico Nazionale delle Marche</strong>, che documenta la preistoria del territorio marchigiano. Una menzione a parte merita il <strong>Museo tattile Omero</strong>, uno dei pochi al mondo che permette anche ai non vedenti di avvicinarsi all&#8217;arte facendo toccare calchi in gesso a grandezza naturale di famose opere scultoree, modellini architettonici di celebri monumenti, ma anche reperti archeologici e sculture originali di artisti contemporanei.</p>
<h4>Il mare si rispecchia anche nei piatti tipici di Ancona.</h4>
<p>Tra i più apprezzati lo <strong>stoccafisso all’anconetana </strong>e il <strong>brodetto</strong>, una zuppa di pesce. La tradizione richiede 13 diverse qualità di pesce della zona, quantità che alcuni associano ai commensali dell’Ultima Cena, altri fanno derivare dal numero di bocche della <strong>Fontana del Calamo</strong>, detta anche delle “13 cannelle”, tanto cara agli abitanti di Ancona.</p>
<h4>Si prosegue per<strong> Senigallia, </strong>in un territorio per la maggior parte pianeggiante, ma circondato da colline che si distendono verso il mare.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-70325" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/6955989545_88dbe88855_b-e1603816833113.jpg" alt="" width="800" height="597" /></p>
<p>La cittadina mostra un suo piccolo gioiello come la <strong>spiaggia detta &#8220;di velluto&#8221;,</strong> con i suoi 13 chilometri di sabbia finissima, interrotti solo dai lunghi moli del porto. Sul lungomare, inoltre, è attiva da qualche anno la <strong>Bibliomobile</strong>, la biblioteca comunale che porta libri in spiaggia per il prestito.</p>
<p>Il monumento simbolo della città è la <strong>Rocca Roveresca</strong>, splendido esempio di architettura militare quattrocentesca, fatta costruire da Giovanni della Rovere, nominato signore di Senigallia da Papa Sisto IV. Da visitare poi il <strong>Palazzo del Duca</strong>, arricchito al suo interno dallo splendido soffitto a cassettoni dipinto da Taddeo Zuccari, i <strong>Portici Ercolani</strong>, che costeggiano la riva destra del fiume Misa con una particolare sequenza di oltre cento arcate in pietra d’Istria, e il <strong>Foro Annonario</strong>, struttura neoclassica in laterizio, sede del mercato cittadino e caratteristico scenario di spettacoli e concerti in estate.</p>
<h4>Eventi e manifestazioni che vengono organizzate per tutta l’estate.</h4>
<p>Dagli spettacoli pirotecnici sul mare alla folkloristica <strong>Fiera di Sant’ Agostino</strong> che anima il centro storico di Senigallia negli ultimi giorni di agosto, portando in città più di 500 espositori.</p>
<p>Assolutamente imperdibile l’appuntamento con il <strong>Summer Jamboree</strong>, il festival internazionale dedicato alla musica e alla cultura dell’America degli anni ’40 e ’50 con una settimana di concerti delle band più note del genere, a cui si aggiungono un meraviglioso mercatino vintage e sfilate di moto ed auto dell’epoca.</p>
<h4>Segue<strong> Fano</strong>, una località balneare nel nord delle Marche famosa per il suo Carnevale, il più antico d&#8217;Italia. <strong> </strong></h4>
<p>Elementi caratteristici del <strong>Carnevale di Fano</strong> sono<strong> il getto, </strong>il lancio di quintali di dolciumi dai carri allegorici, <strong>la Musica Arabita</strong>, un gruppo di musicisti che oltre ai normali strumenti utilizza oggetti di vario genere per produrre la musica, ed infine gli splendidi <strong>carri allegorici</strong>, imponenti costruzioni di cartapesta e gommapiuma alte oltre dieci metri.</p>
<p>Oltre a questo singolare evento, il mese di luglio è il periodo migliore per partecipare ad altri importanti appuntamenti. A partire da <strong>Fano dei Cesari</strong>, rievocazione storica della Fano Romana, <strong>Fano Jazz by the sea</strong>  e il <strong>Festival Internazionale del Brodetto e delle Zuppe di Pesce</strong>. Proprio il <strong>brodetto alla fanese</strong>, infatti, è il piatto tipico locale, con pesci cucinati in un tegame con olio, cipolla, concentrato di pomodoro e aceto, tutto accompagnato da pane raffermo.</p>
<p>Nel centro storico l’attrazione di maggiore interesse è il monumentale <strong>Arco di Augusto</strong>, da sempre simbolo della città di Fano. Un altro sito da non perdere è la <strong>Rocca Malatestiana</strong>, delimitata da cortine e scarpate con robusti torrioni angolari e con il Mastio, la <strong>Corte Malatestiana</strong>, sede del Museo Civico e della Pinacoteca, e le <strong>Tombe dei Malatesta</strong>, un vero e proprio capolavoro di arte neogotica, ospitate nel sottoportico della Chiesa di San Francesco.</p>
<p>Nelle Marche c’è un altro tratto di costa da scoprire, la <strong>Riviera delle Colline</strong>, un litorale lungo oltre cinquanta chilometri tra promontori, insenature, calette, e lunghe spiagge.</p>
<h4>Località principale di questa zona è <strong>Pesaro, </strong>cittadina affacciata sul mare e situata tra due colline costiere, il <strong>Monte Ardizio e il Monte San Bartolo.</strong></h4>
<p>Pesaro e il mare hanno da sempre uno stretto legame, unito da un’antica tradizione di ospitalità balneare che rivolge un’attenzione particolare alle famiglie e ai bambini. Pesaro, infatti, dedica ai più piccoli la “<strong>Mezzanotte bianca dei bambini</strong>”, l&#8217;evento di punta della programmazione turistica.</p>
<p>Ma la città presenta un’altra importante relazione, quella con il compositore Gioacchino Rossini, nato proprio a Pesaro. A testimoniarlo è <strong>Casa Rossini</strong>, che conserva materiale documentario, tra cui stampe e cimeli legati alla vita e all&#8217;opera del grande grande artista. Segue il <strong>Museo Nazionale Rossini</strong>, in cui conoscere la vita, la grandezza, ma anche l’attualità dell’opera del compositore.</p>
<p>A Rossini è dedicato anche il Teatro, dove ogni anno si svolge il <strong>Rof, Rossini Opera Festival</strong>, un evento musicale lirico che si tiene annualmente ad agosto, ma è anche il nome della Fondazione costituita per appoggiare la Fondazione Rossini nell&#8217;attività di recupero teatrale, musicologico ed editoriale della produzione rossiniana.</p>
<p>Anche a tavola si celebra il compositore con i <strong>cannelloni &#8220;alla Rossini</strong>&#8220;, per poi passare ai piatti tipici della tradizione come i <strong>cappelletti alla pesarese</strong>, preparati in brodo, il &#8220;<strong>bostrengo</strong>&#8220;, riso lessato mescolato con fichi secchi, uvetta, miele, alchermes, farina di mais, cacao, mele, pere. E tra i secondi piatti le famose <strong>triglie al prosciutto</strong>, i &#8220;<strong>Garagoli&#8221;</strong>, crostacei saltati nell&#8217;olio con varie spezie e le <strong>olivette di vitello</strong>, fagottini di carne ripieni impanati e fritti.</p>
<h4>Una breve sosta a<strong> Gradara</strong> per conoscere la sua bella <strong>Rocca</strong> e la sua celebre storia.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-70326" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/gradara-3007074_1280-e1603817049309.jpg" alt="" width="800" height="533" /></p>
<p>La narrazione cittadina è strettamente legata agli episodi del suo castello, soggetto nei secoli al dominio delle famiglie Malatesta, Sforza e Della Rovere e alla storia d&#8217;amore di <strong>Paolo Malatesta e Francesca da Rimini</strong>, resa romanticamente eterna dai versi del V Canto dell&#8217;Inferno di Dante.</p>
<p>Si accede al borgo solo attraverso la <strong>Porta dell’Orologio</strong>, da cui, percorrendo via Umberto I, sulla quale si affacciano basse palazzine e botteghe, si arriva alla cinta muraria intermedia che separa il borgo dalla Rocca. Attorno al castello si può percorrere il <strong>Sentiero degli innamorati</strong>, che avvolge la collina da cui si può ammirare il paesaggio dove si mescolano campi coltivati e macchie boschive.</p>
<p>Nel favoloso contesto della Rocca medievale sorge anche <strong>Il Parco Ornitologico – Centro di Falconeria “Il Teatro dell’Aria</strong>&#8220;, un parco di educazione ambientale interamente dedicato all&#8217;arte della falconeria</p>
<p>A due passi dall’imponente Rocca, all’interno di <strong>Palazzo Rubini Vesin</strong>, si può anche visitare il <strong>Teatrino Comunale</strong>, con i suoi appena 70 posti.  Realizzato da maestranze locali nella seconda metà dell’Ottocento è composto da un soppalco con proscenio, poltroncine e atrio d’ingresso. Oggi è un attivo e vivace luogo di espressione di vari generi artistici, dal teatro, alla musica, a conferenze letterarie.</p>
<h4>Poi<strong> Urbino, </strong>uno dei centri più importanti del Rinascimento italiano, di cui ancora oggi conserva appieno l&#8217;eredità architettonica.</h4>
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<p>Una viva testimonianza è <strong>Palazzo Ducale</strong>, caratteristico per le sue piccole torri. Sede della <strong>Galleria Nazionale delle Marche</strong>, questa splendida cornice architettonica ospita una delle più belle ed importanti collezioni d&#8217;arte del Rinascimento italiano. Sono presenti pitture di artisti quali Raffaello, Piero della Francesca di cui spicca la famosa Flagellazione di Cristo, Paolo Uccello, Tiziano.</p>
<p>Tra gli edifici di architettura civile e religiosa si presentano la <strong>Casa Museo di Raffaello Sanzio</strong>, dove visse il celebre pittore, <strong>il Duomo</strong> realizzato in stile neoclassico, che contiene alcune tele di Federico Barocci, e l&#8217;annesso <strong>Museo Diocesano Albani,</strong> oltre che le sedi dell’Università, una tra le più antiche d’Europa.</p>
<p>Una specialità locale rinomata è la “<strong>Casciotta d&#8217;Urbino</strong>”, formaggio da tavola a pasta semicruda realizzato sin dall&#8217;antichità. Ancora più gustosa è la <strong>crescia urbinate</strong>, una specie di focaccia che si mangia calda con salsiccia, erbe di campo, prosciutto, lonza o formaggio.</p>
<h4>Lasciata Urbino si procede direttamente verso un sito di grande interesse naturalistico come le <strong>Grotte di Frasassi</strong>.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-70328" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/cave-2703778_1280-e1603817209673.jpg" alt="" width="800" height="532" /></p>
<p>Si tratta di cavità carsiche sotterranee che si trovano all’interno del <strong>Parco naturale regionale della Gola della Rossa e di Frasassi</strong>, nel comune di Genga,</p>
<p>All’interno di queste grotte carsiche si possono ammirare delle sculture naturali formatesi ad opera di stratificazioni calcaree nel corso di 190 milioni di anni grazie all’opera dell’acqua e della roccia. Si tratta di stalagmiti e stalattiti da forme e dimensioni che hanno stimolato la fantasia degli speleologi, i quali dopo averle scoperte le hanno “battezzate”, denominandole in maniera creativa.</p>
<p>Tra le stalattiti e le stalagmiti più famose si ricordano <strong>il “Cammello” e il “Dromedario”, l’Orsa” la “Spada di Damocle”</strong> (stalattite di 7,40 m di altezza e 150 cm di diametro), <strong>la “Fetta di pancetta” e la “Fetta di lardo”, l’ ”Obelisco” , le “Canne d’Organo</strong>”, che se colpite risuonano e  il <strong>“Castello delle Streghe</strong>”.</p>
<p>All’interno delle grotte sono presenti anche dei laghetti, cavità cilindriche profonde fino a 25 metri che possono raccogliere l’acqua o convogliarla verso piani carsici inferiori. Poco lontano dalle grotte, sorge <strong>l&#8217;abbazia romanica di San Vittore delle Chiuse</strong>, risalente all&#8217;XI secolo, una delle più importanti testimonianze dell&#8217;architettura romanica nelle Marche.</p>
<h4>Poco distante<strong> Fabriano</strong>, cittadina famosa per la produzione della carta e per la filigranatura dei fogli, invenzione introdotta dai mastri cartai nella seconda metà del XIII secolo.</h4>
<p>Il <strong>Museo della Carta e della filigrana</strong> è ospitato nel <strong>complesso conventuale di San Domenico</strong>, al cui interno si possono ammirare i due pregevoli chiostri quattrocenteschi e la decorazione della sala capitolare. Degni di nota sono anche <strong>l’Oratorio del Gonfalone</strong>, con uno straordinario soffitto intagliato e decorato in oro zecchino e <strong>l’Oratorio della Carità</strong>, con un prezioso ciclo di affreschi del pittore manierista Filippo Bellini.</p>
<p>Nella centrale e scenografica <strong>Piazza del Comune</strong> sorge il <strong>Palazzo del Podestà</strong>, uno degli edifici di architettura tipicamente medievale, mentre altri interessanti edifici civili sono il <strong>Palazzo del Comune</strong> e <strong>l’ex ospedale di Santa Maria del Buon Gesù</strong>, raffinato esempio di architettura tardogotica che ospita la pinacoteca Bruno Molajoli e che vanta preziosi dipinti su tavola e affreschi.</p>
<p>A Fabriano, nel mese di giugno, ha luogo il <strong>Palio di San Giovanni Battista</strong>, che si chiude con la <strong>Sfida del Maglio</strong> dove quattro fabbri, uno per ogni quartiere denominato da una delle quattro Porte cittadine, si sfidano nel forgiare una chiave. Oltre a questa, si presentano altre rievocazioni storiche nel corso della manifestazione, come il <strong>Corteo Storico e i Giochi Popolari</strong> che comprendono gare di tiro alla fune, la corsa con i trampoli e la corsa con le brocche</p>
<h4>Nelle vicinanze merita una visita <strong>Camerino, </strong>che conserva ancora un centro antico inalterato nel suo impianto medievale.</h4>
<p><strong>Piazza Cavour</strong>, al centro della quale si trova la statua di Sisto V, è circondata da vari edifici tra cui il <strong>Palazzo Ducale</strong>, che ospita la celebre e antica Università. Al suo interno si possono visitare il cortile a portico, la <strong>Sala degli Sposi</strong>, con affreschi quattrocenteschi e la <strong>Biblioteca Valentiniana</strong>, con un prestigioso patrimonio librario.</p>
<p>Altri luoghi di interesse sono la <strong>Chiesa barocca di San Filippo</strong>, che conserva un capolavoro del Tiepolo come l’Apparizione della Madonna col Bambino a San Filippo Neri, e la <strong>Rocca del Borgia</strong>, fatta edificare da Cesare Borgia, il famoso duca del Valentino celebrato da Macchiavelli.</p>
<p>Camerino è conosciuta per specialità gastronomiche come le <strong>pizze pasquali</strong>, il <strong>ciauscolo IGP</strong>, tipico insaccato locale e <strong>il pan nociato</strong>, dolce con uvetta e noci.  Tra gli eventi di maggiori rilievo, a maggio ha luogo la <strong>Corsa alla Spada e Palio</strong>, rievocazione storica della fine del XV secolo che si svolge in occasione delle feste del santo patrono San Venanzio martire. In agosto, invece, spazio al <strong>Camerino Festival e la Rassegna Internazionale di Musica e Teatro da Camera</strong>.</p>
<h4>Segue poco distante<strong> Tolentino, </strong>il cui centro storico è ancora oggi delimitato per lunghi tratti dalle mura duecentesche.</h4>
<p>Una particolarità si trova in <strong>Piazza della Libertà</strong> con la <strong>torre campanaria della Chiesa di San Francesco.</strong> Questa è divenuta il simbolo della città grazie all’orologio a quattro quadranti che rappresentano le fasi lunari, le ore italiche, l’ora astronomica e i giorni della settimana e del mese.</p>
<p>Un altro luogo da visitare è il <strong>chiostro agostiniano</strong> che risale alla prima metà del XIV secolo e rappresenta il più antico esempio di chiostro degli ordini mendicanti in Italia. Il luogo di maggior interesse artistico del complesso è costituito dal &#8220;<strong>Cappellone di San Nicola</strong>&#8220;. La sala è rinomata soprattutto per la sua decorazione pittorica, una delle più vaste e meglio conservate dei primi anni del Trecento.</p>
<p>L’evento più importante che ha luogo a Tolentino nel corso dell’anno è <strong>la Biennale dell&#8217;Umorismo nell&#8217;Arte,</strong>  una manifestazione internazionale a cui partecipano artisti e vignettisti satirici da tutto il mondo. Ogni anno a luglio viene organizzato in città <strong>il Festival di musica corale</strong> &#8220;Città di Tolentino&#8221; al quale partecipano i migliori cori italiani e stranieri.</p>
<p>Da qui si raggiunge l’<strong>Abbazia Santa Maria di Chiaravalle di Fiastra</strong> che costituisce uno dei monumenti più pregevoli e meglio conservati in Italia dell&#8217;architettura cistercense e illustra la più alta testimonianza della presenza dei Cistercensi nelle Marche.</p>
<p>Oltre a costruire la chiesa, i monaci si dedicarono alla bonifica di tutta la zona, caratterizzata soprattutto da boschi ed estese paludi. A lato dell’edificio sorge il monastero che racchiude il grande chiostro in laterizio con archi ribassati e copertura a capriate. Dell’antico monastero si conservano la <strong>Sala del Capitolo</strong>, il refettorio e il dormitorio dei conversi.</p>
<p>L&#8217;abbazia, per più di trecento anni, fu economicamente florida, con un territorio, suddiviso in sei aziende agricole, che favorì lo sviluppo non solo economico, ma anche sociale e religioso, arrivando a controllare trentatré chiese e monasteri.</p>
<p>Nei locali delle cantine dell&#8217;Abbazia, con accesso dal chiostro, è stato allestito <strong>il Museo del vino</strong> che espone strumenti ed oggetti usati nel passato per la lavorazione delle uve. Assieme a questo è anche presente <strong>il Museo della civiltà contadina</strong>, che raccoglie oggetti e strumenti di uso domestico-rurale. Oggi l’abbazia è inclusa nella Riserva naturale omonima, che copre un territorio di 1.800 ettari, tra i comuni di Urbisaglia e Tolentino.</p>
<h4>L’itinerario marchigiano si conclude a <strong>Macerata.</strong></h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-70330" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/Panorama_di_macerata_da_Viale_Puccinotti-scaled-e1603817644726.jpg" alt="" width="800" height="535" /></p>
<p>Uno dei monumenti più rappresentativi della città è <strong>l’Arena Sferisterio </strong>di Ireneo Aleandri, meraviglioso esempio di architettura neoclassica che ospita ogni estate una prestigiosa stagione lirica, il <strong>Macerata Opera Festival</strong>.</p>
<p>Nel cuore della città sorge il settecentesco <strong>Palazzo Buonaccorsi</strong>, al cui interno si può ammirare la <strong>Sala dell&#8217;Eneide</strong>, fastosa, galleria e luogo di rappresentanza del palazzo, che oggi è sede delle raccolte di arte antica e moderna e del museo della carrozza.</p>
<p>Nel centro storico si trovano altri edifici di notevole valore come il <strong>Palazzo Comunale</strong>, dalla facciata in stile neoclassico, la <strong>Loggia dei Mercanti</strong>, piccolo gioiello rinascimentale fatto realizzare dal Cardinale Alessandro Farnese e <strong>il Palazzo della Prefettura</strong>, solenne edificio in cotto, antica residenza dei legati pontifici,</p>
<p>La <strong>Torre Civica</strong>, alta 64 metri, ha uno splendido quadrante policromo che, oltre a indicare le ore, mostra i moti apparenti della volta celeste, del Sole e della Luna e i circuiti dei cinque pianeti conosciuti al tempo in cui fu costruita. Una macchina complessa regola le differenti funzioni dell’orologio, dall’ azionamento del carillon, ai colpi che scandiscono le ore fino alla giostra con l’angelo e i Re Magi. A Macerata sono anche da visitare il <strong>Duomo</strong>, realizzato sul sito di una precedente chiesa e la vicina <strong>Basilica della Misericordia</strong>, ricca di stucchi e marmi pregiati.</p>
<h4>Il viaggio non può terminare senza aver assaggiato i <strong>vincisgrassi</strong>, piatto tipico maceratese.</h4>
<p>Una variante delle lasagne al forno con prosciutto crudo, tartufo, parmigiano e besciamella, con i quali si condiscono gli strati di pasta all&#8217;uovo.</p>
<p><em><strong>Alessandro Campa</strong></em></p>
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		<title>RICOMINCIO DA TE, ITALIA: ITINERARI DI VIAGGIO TRA LE REGIONI DELLA PENISOLA. IL LAZIO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Oct 2020 06:00:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
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		<category><![CDATA[COVID19]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Lazio come non l’avete mai visto. Nel cuore dell’Italia sulle tracce di un passato vivo e magnifico che si rispecchia ancora nel presente Un desiderio di rinascita. La voglia di ripartire dalle piccole abitudini quotidiane, ma anche di realizzare scelte più ragionate ed impegnative. Tra queste l’organizzazione di un viaggio, di una vacanza o [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-69617" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/rome-1066035_1280.jpg" alt="" width="1280" height="833" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/rome-1066035_1280.jpg 1280w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/rome-1066035_1280-300x195.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/rome-1066035_1280-1024x666.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/rome-1066035_1280-768x500.jpg 768w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></h3>
<h3>Il Lazio come non l’avete mai visto. Nel cuore dell’Italia sulle tracce di un passato vivo e magnifico che si rispecchia ancora nel presente</h3>
<p><span id="more-69616"></span></p>
<p><strong>Un desiderio di rinascita</strong>. La voglia di ripartire dalle piccole abitudini quotidiane, ma anche di realizzare scelte più ragionate ed impegnative. Tra queste l’organizzazione di un viaggio, di una vacanza o di un semplice weekend per staccare la spina.</p>
<p>Quest’anno l’approccio al turismo sarà diverso, ma non per questo meno coinvolgente e stimolante.</p>
<p>Da situazioni difficili, a volte, possono nascere occasioni inaspettate. Ancora di più se si vive in Italia che, con la sua immensa varietà, offre degli scenari incantevoli.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>LAZIO</strong></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-69617" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/rome-1066035_1280.jpg" alt="" width="1280" height="833" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/rome-1066035_1280.jpg 1280w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/rome-1066035_1280-300x195.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/rome-1066035_1280-1024x666.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/rome-1066035_1280-768x500.jpg 768w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<h4>Antico e moderno si incontrano  in un territorio che racconta la sua grande bellezza.</h4>
<p>Il viaggio all’interno del Lazio parte dal nord della regione e precisamente dalla <strong>Tuscia, </strong>un territorio anticamente abitato dagli Etruschi che corrisponde oggi alla zona dell’Alto Lazio e delle aree di confine tra Toscana e Umbria.</p>
<h4>Una delle prime tappe di questo particolare territorio è<strong> Acquapendente.</strong></h4>
<p>A ridosso del confine con la Toscana, si trova racchiusa tra i resti di una cinta muraria ad impianto medievale, che custodiva al suo interno edifici religiosi e monumenti di particolare bellezza.</p>
<p>Acquapendente viene considerata <strong>la Gerusalemme d’Europa</strong>. Proprio in questo borgo si trova  la prima riproduzione del sepolcro di Cristo fuori dalla Terra Santa. Acquapendente ha la sua meravigliosa <strong>Basilica del Santo Sepolcro</strong> in cui,  secondo la tradizione, sono conservate le pietre con il sangue di Cristo.</p>
<p>La <strong>Torre Julia de Jacopo</strong> e la <strong>Torre dell’Orologio</strong> sono i due emblemi cittadini. La prima costituiva l’antico ingresso della città, mentre la seconda era parte del castello imperiale di Federico Barbarossa. Continuando ad esplorare questo borgo dal fascino arcaico, si viene catturati dall’elegante <strong>Chiesa di San Francesco</strong>, che si distingue per l’imponente campanile rinascimentale e il portale risalente al XI secolo.</p>
<p>Ad Acquapendente, nella terza domenica di maggio, si rievoca il miracolo della Madonna del Fiore con la <strong>Festa dei Pugnaloni</strong>. Mosaici di fiori e foglie coloratissimi su grandi pannelli coinvolgono tutto il borgo in una manifestazione molto sentita dalla popolazione.</p>
<h4>Vicino questa località è presente un singolare frazione come <strong>Torre Alfina</strong>.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-69624" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/Torre_Alfina_Castello_da_ovest_2017-03-19_38-scaled-e1603199386281.jpg" alt="" width="800" height="479" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un incantevole borgo la cui storia è legata  a quella del suo castello, che nasce nell’alto medioevo come semplice struttura difensiva. Solo più avanti prende la forma elegante in stile rinascimentale che è visibile ancora oggi, con l&#8217;inconfondibile merlatura e il palazzo signorile accanto.</p>
<p>Oggi una parte del Castello viene usata per matrimoni e altri eventi, mentre un’altra parte permette di visitare l’ arredo rinascimentale, gli affreschi, i quadri  e le statue che  sono visibili all&#8217;interno.Dal centro storico del borgo si arriva, passeggiando, al Bosco di Sasseto, dove i massi lavici si fanno spazio tra la natura verde smeraldo assumendo seducenti forme contorte. Infine, da queste parti sorge anche un mausoleo progettato alla fine dell’800 che, grazie alla foresta circostante, esprime una forza antica ed enigmatica.</p>
<p>Si procede per <strong>Grotte di Castro</strong> un borgo situato nella parte settentrionale di un antico cono vulcanico della catena dei Monti Volsini e nel cuore della <strong>Riserva Naturale Selva del Lamone</strong>. Grotte di Castro presenta ancora molte testimonianze delle sue origini antichissime,  soprattutto nella necropoli di <strong>Pianezze</strong> ed in quella di <strong>Cento Camere</strong>, entrambe importanti reperti dell’antico passato etrusco.</p>
<p>In questo piccolo borgo arroccato sulla roccia si può ammirare la <strong>Basilica Santuario di Maria SS. del Suffragio</strong>, costruita in stile barocco dal 1625 su una precedente Pieve del VIII secolo dedicata a S. Giovanni Battista. Si conservano al suo intero preziosi intarsi lignei d’epoca barocca e una statua di legno policromo che raffigura <strong>la Madonna del Suffragio</strong>, festeggiata solennemente ogni dieci anni.</p>
<p>In pieno centro storico, nel Palazzo che un tempo ospitava il Podestà, a poca distanza dall’edificio comunale, è attivo il <strong>Museo Archeologico e delle Tradizioni Popolari</strong> che custodisce più di 160 reperti etruschi.</p>
<h4>Una tappa a <strong>Bolsena</strong>, piccolo borgo costruito sulle rive del lago omonimo, il più grande bacino vulcanico d’Europa.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-69625" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/bolsena-1649164_1280.jpg" alt="" width="1280" height="851" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/bolsena-1649164_1280.jpg 1280w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/bolsena-1649164_1280-300x199.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/bolsena-1649164_1280-1024x681.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/bolsena-1649164_1280-768x511.jpg 768w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Un piccolo paese di origine etrusca che ruota attorno al <strong>Castello Monaldesch</strong>i, splendidamente conservato e sede oggi del <strong>Museo Territoriale del lago di Bolsena</strong>.</p>
<p>Quest’angolo del Lazio ha moltissimo da offrire. A cominciare da una Festa Medievale unica nel suo genere. In programma ogni anno ad agosto, la <strong>Festa Medievale di Bolsena</strong> è un susseguirsi di rievocazioni storiche, spettacoli folcloristici e cene con menù a tema per le vie del borgo. La festa rievoca l’assedio della città ad opera di Ludovico IV, detto “Il Bavaro, a cui i cittadini resistettero con tenacia e coraggio.</p>
<p>Il principale monumento di Bolsena è la <strong>Collegiata di Santa Cristina</strong>, che ingloba quattro chiese d’epoca diversa.</p>
<h4>Nella sua parte più antica, nel 1263, avvenne il <strong>miracolo del Corpus Domini</strong>, ancora oggi celebrato, ogni anno, con una processione.</h4>
<p>Ma, soprattutto, si presenta la possibilità di esplorare il territorio circostante con splendide passeggiate ed escursioni in bicicletta, e di vivere un lago spettacolare. In mezzo questo due belle isole, <strong>la Bisentina e la Martana</strong>, ricche di vestigia antiche e di una folta  vegetazione. Entrambe le isole sono private e non è quindi possibile visitarle senza uno speciale permesso dei proprietari. Tuttavia, è concesso ammirarle in tutto il loro incredibile splendore grazie a delle gite in battello.</p>
<p>Su una sponda del lago ecco l’incantevole  <strong>Civita di Bangoregio  </strong>“La città che muore” è uno dei soprannomi dati a Civita,  piccola frazione del Comune di Bagnoregio nell’alto Lazio, all’interno della meravigliosa <strong>Valle dei Calanchi</strong>. Nonostante questi nomi poco invitanti, Civita di Bagnoregio ogni anno viene visitato da centinaia di migliaia di persone che arrivano da tutto il mondo per ammirare il suo aspetto fuori dal tempo e la sua atmosfera magica</p>
<h4>L’aspetto attuale del borgo risale alla fine del Medioevo e da allora è rimasto quasi intatto.</h4>
<p>Per arrivare a Civita è necessario prima passare dal Comune di Bagnoregio per poi arrivare in via Bonaventura Tecchi dove si può lasciare l’auto e proseguire per il lungo ponte che conduce fino al centro del “Paese che Muore”.</p>
<p>Mentre si attraversa il ponte si può ammirare lo spettacolare paesaggio di questa zona. Un panorama fatto di valli e calanchi scavati da millenni di erosione dell’acqua, per poi arrivare fino alla Porta Santa Maria, unico accesso al borgo. Per accedere al centro di Civita i visitatori devono pagare una piccola tassa di entrata che permette all’amministrazione comunale di compiere i lavori di restauro e stabilizzazione e mantenere visitabile il borgo.</p>
<p>Appena entrati nel paese si rimane incantati dal suo aspetto, dalle sue strutture medievali abbracciate agli stretti vicoli che salgono sul colle come un labirinto. L’intero centro urbano è orientato in funzione della piazza principale di Civita, la <strong>piazza San Donato</strong>, dove si trova la chiesa principale del centro abitato, costruita sul sito di un antichissimo tempio etrusco</p>
<p>Una parte significativa di questa località è rappresentata dai palazzi nobiliari dei <strong>Colesanti, dei Bocca e degli Alemanni,</strong> costruiti dalle importanti famiglie del viterbese nel corso del Rinascimento. In particolare, all’interno di Palazzo degli Alemanni si può visitare il <strong>Museo geologico e delle frane</strong>, una interessante istituzione museale che, riunendo una vasta gamma di discipline, dalla geologia alla sismologia fino all’archeologia, illustra il particolare rapporto tra Civita e il suo territorio, con una grande attenzione al tema del dissesto idrogeologico.</p>
<h4>Uno dei punti più spettacolari del centro di Civita è il <strong>Belvedere.</strong></h4>
<p>Una piazzetta affacciata direttamente sullo strapiombo dei calanchi a Nord del paese, da dove si può ammirare una meravigliosa vista su tutta la Valle dei Calanchi. Gli appuntamenti principali sono il <strong>Palio della Tonna,</strong> la prima domenica di giugno e la seconda domenica di settembre,  Civit’Arte ad agosto, e il Presepe Vivente  durante il periodo natalizio.</p>
<p>Sull’altra sponda del lago di Bolsena si trova <strong>Ischia di Castro</strong>, intrigante meta che si trova su una rupe di tufo alla confluenza di due torrenti. Il centro storico, al quale si accede dalla <strong>Torre dell’Orologio</strong>, conserva la fisionomia tipica di un borgo medievale, con solide porte, mura parzialmente conservate, abitazioni addossate le une alle altre e la <strong>Rocca Farnese</strong>, una delle residenza più antiche della famiglia.</p>
<p>Una visita al <strong>Museo Civico</strong> permette di ammirare una ricca esposizione di vari reperti archeologici della vicina necropoli, fra cui alcuni vasi preistorici, preziose e raffinate sculture. La vicina necropoli etrusca ospita molte tombe del VI sec. a.C., alcune delle quali di notevole importanza come “<strong>la tomba a semidado” e “la tomba della biga</strong>”, così chiamata per la biga rinvenuta nel suo interno.</p>
<p>E poi gli Eremi medievali di Poggio Conte e Chiusa del Vescovo. <strong>L’Eremo di Poggio Conte</strong> è particolarmente ricco di forme artistiche, incisioni, colonne e capitelli scolpiti nel tufo e pitture che dimostrano quanto fosse importante e diffuso il monachesimo nel XIII secolo. All’interno, strutturato come una vera chiesa, vi erano dipinte le figure degli apostoli e nel centro quella di Cristo.</p>
<p>Tra gli eventi più suggestivi figurano la <strong>Rappresentazione della Passione di Cristo nel Venerdì Santo,</strong> la <strong>Festa Patronale Sant’Ermete con la Giostra del Gallinaccio</strong>, il 28 agosto, e la <strong>Festa Patronale Madonna del Giglio</strong> l’8 settembre.</p>
<h4>Poi <strong>Tuscania.</strong></h4>
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<p>Uno dei centri più pittoreschi della Tuscia, caratterizzato dalle antiche tracce della civiltà etrusca e dalle architetture medievali che lo rendono un borgo senza tempo. Le costruzioni del centro storico di Tuscania sono caratterizzate da un colore marroncino-rossastro che indica i loro materiali composti dalla roccia di tufo.</p>
<p>La via principale che percorre il borgo è <strong>Via Libertà</strong> che conduce fino al <strong>Parco Torre di Lavello</strong>, un parco pubblico vicino alle antiche mura di cinta che racchiude al suo interno una meridiana e un piccolo anfiteatro.</p>
<p>Continuando su via dei Priori è possibile contemplare gli artigiani all’opera secondo le antiche tecniche di lavorazione di terracotta per la produzione di ceramiche, un’arte antica e tipica qui a Tuscania.</p>
<p>Numerose le architetture religiose da visitare a Tuscania, a partire dalla celebre <strong>Chiesa di San Pietro</strong> che svetta da quello che un tempo era la sede dell’acropoli etrusca. Una maestosa chiesa in stile romanico che custodisce ancora molteplici mosaici e ornamenti.. La principale chiesa di Tuscania è il suo <strong>duomo dedicato a San Giacomo Maggiore</strong>, con uno stile architettonico rinascimentale nella facciata e barocco nell’interno.</p>
<h4>Si prosegue verso il Mar Tirreno dove si incontra <strong>Tarquinia, </strong>una cittadina medievale che ospita la più grande testimonianza d&#8217;arte etrusca al mondo.</h4>
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<p>La storia della città è strettamente legata alla storia degli Etruschi essendo stata una delle più antiche città abitate da questo popolo.</p>
<p>Il punto migliore da cui iniziare una visita è sicuramente la <strong>Necropoli dei Monterozzi</strong> che, con le sue oltre duecento tombe dipinte, è il più importante nucleo pittorico esistente dell’arte di quel periodo  In città, all’interno di <strong>Palazzo Vitelleschi</strong>,  ha sede il <strong>Museo Nazionale Etrusco di Tarquinia</strong>. Al suo interno conserva la più vasta raccolta d’arte etrusca esistente..</p>
<p>Ma Tarquinia è anche  una splendida cittadina medievale con un centro storico disegnato da una serie di chiese e di palazzi d’antico fascino. Basti pensare al <strong>Duomo di Santa Margherita</strong>, o alla <strong>chiesa di Santa Maria in Castello</strong>, o al <strong>Torrione di Matilde di Canossa. </strong></p>
<p>Tra i principali edifici civili della Tarquinia medievale il <strong>Palazzo Comunale</strong> è situato nel cuore del centro storico. Realizzato lungo il tracciato della vecchia cinta muraria, ha uno stile romanico ma con dettagli gotici e al suo interno  ospita cerimonie e matrimoni nella bella Sala degli Affreschi.</p>
<h4>Oltre alla città con le sue architettura, Tarquinia riserva imperdibili scorci anche verso il mare.</h4>
<p><strong>La Riserva Naturale Saline di Tarquinia</strong> è l’unica salina del Lazio, nonché una tra le poche sopravvissute lungo la costa italiana.</p>
<p>E poi il mare, con il <strong>Lido di Tarquinia</strong>, perfettamente attrezzato, che si raggiunge in 10 minuti dal centro. La spiaggia libera più bella è invece <strong>Pian di Spille</strong>, conosciuta anche come Grande Ciambella e che vede alternarsi sabbia e pinete davanti ad un mare particolarmente limpido.</p>
<h4>Ecco <strong>Viterbo, </strong>città d’arte e di cultura che offre numerose opportunità, dalle chiese medioevali ai palazzi rinascimentali, dalle aree archeologiche alle terme.</h4>
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<p>La visita può iniziare dal <strong>Palazzo dei Papi,</strong> simbolo di Viterbo. All&#8217;interno dell&#8217;<strong>Aula del Conclave </strong>si tenne il primo e più lungo conclave della storia della Chiesa di Roma.</p>
<p>Visitare il centro storico di Viterbo è come entrare in un mondo fiabesco ammirando i quartieri medievali, tra cui <strong>San Pellegrino</strong> è quello più importante, e rimanendo affascinati dalla bellezza del <strong>Palazzo degli Alessandri</strong>, dell&#8217;antica torre e di <strong>Casa Poscia</strong>. Merita una visita anche la <strong>Chiesa di Santa Maria Nuova</strong>, una delle più antiche di Viterbo che fu realizzata sui resti di tempio dedicato a Giove.</p>
<h4>Viterbo è anche la città delle Terme.</h4>
<p>Le più antiche sono le <strong>Terme dei Papi</strong> e devono il loro nome a Papa Niccolò V che fece realizzare un palazzo per godere dei benefici termali. Oltre alle strutture a pagamento, nei dintorni della città si possono raggiungere le terme libere e gratuite come le <strong>Terme del Bullicame</strong> e <strong>Piscine Carletti</strong>.</p>
<p>Viterbo ha una forte devozione per Santa Rosa, patrona della città che viene celebrata con la <strong>Macchina di Santa Rosa</strong>, un evento che accoglie ogni anno migliaia di spettatori. Il 3 settembre un baldacchino trionfale realizzato dai viterbesi, una sorta di torre illuminata da fiaccole e luci elettriche, viene trasportata a spalla da cento “facchini” su un’impalcatura pesantissima che, attraverso le tortuose vie cittadine, raggiungono il Santuario delle Monache clarisse.</p>
<h4>Poi<strong> Sutri, </strong>affascinante borgo della Tuscia arroccato lungo uno sperone roccioso.</h4>
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<p>Grande interesse archeologico riveste il suggestivo <strong>Anfiteatro Romano di Sutri</strong>. Un meraviglioso monumento di forma ellittica e strutturato con tre ordini di gradinate che poteva contenere oltre 9000 persone. Tra i siti archeologici di pregio si annovera anche  il <strong>Parco dell’Antichissima Città di Sutri</strong>, una vasta necropoli etrusca, rinvenuta sul colle di fronte al centro abitato,</p>
<p>Interessanti e di un certo valore artistico sono gli edifici religiosi che si possono ammirare nel centro storico. Tra questi spicca la <strong>Chiesa di Santa Maria Assunta</strong> risalente al XII secolo, a cui segue la <strong>Chiesa di San Francesco</strong>, fondata proprio dal santo di Assisi nel 1222 e quella di San Silvestro in stile romanico.</p>
<p>La <strong>Chiesa della Madonna del Parto</strong>, invece, è un edificio risalente al Medioevo ma ricopre un mitreo di età romana, completamente scavato nel tufo e dedicato al dio Mitra, solo successivamente adibito a chiesa;</p>
<p>A Sutri il prodotto tipico locale per eccellenza è il <strong>fagiolo</strong> che, secondo la leggenda popolare, riuscì ad alleviare i dolori di un attacco di gotta a Carlo Magno. A Sutri, durante la sagra ad esso dedicata, viene servito in caratteristiche ciotole di terracotta.</p>
<h4>Procedendo per un breve tratto a nord si arriva a <strong>Nepi, </strong>città delle acque, circondata da due gole percorse da torrenti e da un affascinante paesaggio.</h4>
<p>Le meraviglie architettoniche di Nepi si ampliano con la <strong>Rocca dei Borgia</strong> circondata da possenti mura, mentre tra le strutture difensive vi erano anche i cosiddetti <strong>Bastioni Farnesiani</strong>. Ad oggi sono rimaste solo le cosiddette “case Torri” tutte a pianta quadrata e costruite con possenti blocchi di tufo.</p>
<p>Da visitare la <strong>Chiesa di San Pietro Apostolo</strong>, di origini trecentesche, ma molte altre chiese sorgono nel centro storico del paese come la <strong>Chiesa di Santa Croce, la Chiesa e Convento di San Bernardo e la Chiesa dei Santi Vito e Modesto.</strong></p>
<p>Tra le vie di Nepi si scoprono anche  splendidi palazzi rinascimentali, ad iniziare dal <strong>Palazzo Celsi</strong>, Di grande fascino, al suo interno, è il salone principale, dove raffigurazioni degli dei dell’Olimpo e l’enorme camino, riconducono alla vita di quell’epoca..</p>
<p>Poco distante <strong>Palazzo Sansoni</strong>, residenza del Cinquecento con il loggiato con arcate in mattoni di cotto come elemento di spicco, a cui si aggiunge un cortile e una torre medievale a sovrastare la parte terminale del palazzo. A fianco a questo si erge <strong>Palazzo Pisani</strong> realizzato alla metà del XVI secolo e da non dimenticare il <strong>Palazzo Comunale</strong>, splendido esempio di architettura rinascimentale.</p>
<h4>Parte conclusiva della scoperta di Nepi riguarda l’<strong>Acquedotto</strong>, opera idraulica che costituisce uno dei luoghi più pittoreschi dell’intera città.</h4>
<p>I dintorni di Nepi offrono località decisamente interessanti. Tra i borghi più belli da vedere è . immancabile una visita a <strong>Calcata, </strong>un piccolo e suggestivo paesino medievale immerso nel magnifico <strong>Parco della Valle del Treja</strong>.</p>
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<p>Un borgo fantasma che cominciò pian piano ad essere ripopolato da artisti, artigiani ed intellettuali che, a partire dagli anni ’60, vennero da ogni parte del mondo in cerca di una dimensione di vita genuina. Calcata, dall’esterno, conserva un aspetto marcatamente medievale, ma appena varcata la porta d’accesso al borgo ci si trova immersi in un’atmosfera indefinita, difficilmente riconducibile ad un’epoca o ad uno stile preciso, e che riporta alla mente quella di un villaggio in stile “fantasy”,</p>
<p>Da qui si aprono una serie  di strette viuzze che,  attraversando buie arcate, conducono tutte al ciglio del profondo precipizio che circonda quasi per intero l’abitato. Una peculiarità, questa, che rende Calcata uno dei migliori esempi in Italia di paese fortificato “naturalmente”. Le case si presentano come modeste abitazioni, dove si possono osservare antichi portali a cui si alternano buie cantine e silenziose grotte, adibite a deliziose botteghe o anche a laboratori artigianali ed artistici.</p>
<h4>Calcata non è un paese come tutti gli altri.</h4>
<p>I suoi tratti singolari ne fanno oggi un vero e proprio centro di sperimentazione urbana, sociale e culturale, esemplare unico nell’ambito dei piccoli centri italiani, oltre che uno scrigno di arte, natura e  pace.</p>
<p>Ma nel cuore del Parco regionale Valle del Treja si trova un altro piccolo gioiello come le <strong>Cascate di Monte Gelato</strong>. Un breve e facile percorso permette di inoltrarsi nella natura rigogliosa della riserva arrivando allo scenografico paesaggio delle cascate. Tante piccole cascatelle formano un piccolo “lago” dalle acque quasi calme.</p>
<h4>Da qui il percorso continua alla scoperta di un’altra suggestiva zona del Lazio, la <strong>Sabina.</strong></h4>
<p>Come suggerisce il suo nome, si tratta di quella parte d’Italia anticamente abitata dal popolo dei Sabini, racchiusa tra il Tevere e l’Appennino Marchigiano.</p>
<p>Si conosce quest’area partendo da <strong>Magliano Sabina, </strong>da sempre considerata punto di collegamento tra il mondo romano e quella che fu l’antica terra dei Sabini<strong>. </strong>Tra le splendide strutture che si possono ammirare, la centralissima <strong>Piazza Garibaldi</strong> rappresenta un ideale punto di partenza.</p>
<p>Qui si viene accolti dal <strong>Palazzo Vannicelli</strong>, oggi sede comunale e dalla <strong>Torre Civica</strong> annessa al Palazzo Vescovile. Proseguendo su via Sabina si arriva facilmente  al <strong>Museo Civico Archeologico</strong>, ospitato all’interno di <strong>Palazzo Gori</strong>, luogo perfetto per  conoscere le testimonianze della civiltà sabina.</p>
<p>Tra gli edifici religiosi, invece, sono di notevole importanza la quattrocentesca <strong>Cattedrale di San Liberatore,</strong> nota anche come Cattedrale dei Sabini, dai numerosi affreschi settecenteschi, la romanica <strong>Chiesa di San Pietro</strong> del XII secolo e il <strong>Santuario di Santa Maria delle Grazie</strong>, in cui visitare la cripta protoromanica, una meraviglia risalente al XI secolo.</p>
<p>Magliano Sabina richiama numerosi visitatori grazie all’interesse storico-architettonico dell’abitato e alle peculiarità delle manifestazioni che ospita durante l’anno. Tra queste <strong>l’Infiorata del Corpus Domini,</strong> con la processione che procede sui profumati e coloratissimi disegni raffiguranti scene sacre, la “<strong>Giostra del gonfalone</strong>” a giugno, a cui partecipano le quattro contrade dell’abitato e la <strong>Festa dell’Uva</strong> ad agosto, durante la quale si assiste a sfilate di carri allegorici, alla corsa all’anello e si  degustano vini e cibi tipici del luogo.</p>
<h4>Una struttura a bulbo di cipolla presenta<strong> Casperia.</strong></h4>
<p>Strade a cerchi concentrici che gradualmente si restringono aggrappandosi sui versanti del colle e terminano nella <strong>Piazza San Giovanni Battista</strong>, dove si trova l’omonima chiesa assieme alla più nota <strong>Chiesa di Santa Maria in Legarano</strong>, che custodisce interessanti opere d’arte. E poi la seicentesca <strong>Santissima Annunziata, Palazzo Forani</strong>, e tanti vicoletti da esplorare in un luogo dove il  tempo sembra essersi fermato.</p>
<p>Le vecchie mura di cinta con <strong>Porta Santa Maria e Porta Romana</strong> insieme all’<strong>Arco di Mezzo </strong>sono il punto ideale da cui iniziare il proprio percorso tra le strette vie della cittadina. L’ingresso da Porta Romana conduce all’interno del borgo, dove si resta incantati dalla salita a ciottoli perfettamente restaurata da cui raggiungere <strong>Piazza Umberto I</strong> e la bellissima <strong>Fontana del Belvedere.</strong></p>
<p>Poi torrioni, camminamenti e feritoie sono i testimoni della storia e delle origini medievali dell’antica Casperia, uno dei pochi paesi in Europa ad avere un centro storico completamente chiuso alle macchine.</p>
<h4>Quasi impossibile non conoscere<strong> Greccio.</strong></h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-69631" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/Greccio_Santuario_05-scaled.jpg" alt="" width="2000" height="1428" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/Greccio_Santuario_05-scaled.jpg 2000w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/Greccio_Santuario_05-300x214.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/Greccio_Santuario_05-1024x731.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/Greccio_Santuario_05-768x548.jpg 768w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/Greccio_Santuario_05-1536x1097.jpg 1536w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/Greccio_Santuario_05-2048x1463.jpg 2048w" sizes="(max-width: 2000px) 100vw, 2000px" /></p>
<p>La sua notorietà ha raggiunto gli angoli più remoti di tutto il pianeta. In questo piccolo borgo, nel 1223, San Francesco fece il <strong>primo presepe vivente al mondo.</strong> Ogni anno, nel periodo di Natale, questo piccolo e suggestivo “ miracolo” si ripete teatralmente sotto la rocca del paese.</p>
<p>Il borgo medioevale è circondato da mura e torri in cui sono notevoli i resti del Castello dell’ XI secolo, che conserva in parte l’originaria pavimentazione e tre delle sei torri delle mura medievali.  In cima al borgo regna la <strong>Chiesa Collegiata di San Michele Arcangelo</strong>, con tele e affreschi del Cinquecento e la curiosa torre campanaria staccata dalla chiesa, riedificata sui resti della maggiore delle torri di cinta.</p>
<p>A Greccio si viene rapiti dalla natura incontaminata e dagli affascinanti sentieri che si arrampicano tra fitti boschi di querce. Proprio attraverso un sentiero si raggiunge la “<strong>Cappelletta”</strong>, a 1200 metri d’altezza, primo rifugio di san Francesco all’arrivo a Greccio. Da non perdere è anche  la <strong>Fonte Lupetta, </strong>sorgente d’ acqua minerale dalle ottime proprietà terapeutiche.</p>
<h4>E poi <strong>Labro, </strong>il borgo di pietra inserito tra i <strong>Monti Reatini</strong> e il <strong>Lago di Piediluco</strong>, ingresso della <strong>Valle Santa</strong>, quella di san Francesco d’Assisi e dei tanti monasteri francescani reatini.</h4>
<p>A Labro si entra a piedi, da <strong>Porta Reatina</strong>, e salendo tra palazzetti e viuzze si raggiunge <strong>Palazzo Nobili Vitelleschi</strong>, visitabile, con un arredo ben curato e l’archivio completo della famiglia.</p>
<p>Ancora scale e stradine lastricate e da una piazzetta si entra nella cinquecentesca <strong>Chiesa di Santa Maria Maggiore,</strong> attraverso il portale che fu l’originario ingresso del castello e rappresenta il culmine del borgo con un panorama che spazia dai monti al lago.</p>
<p>Oltre al tartufo, il piatto forte della gastronomia locale è  il ‘<strong>fagiolo gentile di Labro’</strong>, bianco avorio e dal sapore particolarmente delicato. Nel brevissimo tempo di cottura la sottile buccia quasi scompare, e la pasta del legume risulta cremosa.  Una vera prelibatezza che si trova solo qui e in tutte le stagioni.</p>
<h4>Immerso nella <strong>Riserva dei Laghi Lungo e Ripasottile</strong> si trova <strong>Rivodutri.</strong></h4>
<p>Un pittoresco paese dalla deliziosa posizione geografica. Nel borgo di Rivodutri risalta un monumento sorprendente ed enigmatico, che conferma come in ogni epoca la bellezza e la solitudine di questi luoghi abbiano spinto alcune persone,  particolarmente sensibili e sapienti, ad interrogarsi sul destino e sulla natura profonda degli uomini.</p>
<p>Si tratta della <strong>Porta Alchemica</strong>, un arco solitario con splendidi bassorilievi, scolpito in pietra calcarea, caratterizzato da fregi, simboli e iscrizioni di natura alchemica, mitologica e sacrale. Fra le altre  curiosità di Rivodutri si presenta la maschera di carnevale tipica, detta <strong>lo Zanno</strong>, tra le prime maschere carnevalesche del reatino, con cui si metteva in scena <strong>la Moresca</strong>, antica rappresentazione della lotta tra il bene e il male.</p>
<p>Gli <strong>stringozzi al sugo di carne</strong> sono il piatto tipico del borgo insieme alla pizza fritta accompagnata al pecorino locale, mentre tra i dolci spicca il serpentone di Natale, con nocciole, noci, mandorle e fichi secchi.  A febbraio si svolge la festa del locale olio extra vergine d’oliva e ad agosto si organizza la <strong>sagra della trota biologica e del gambero</strong> con una serie di piatti a base di pesce come la carpa al sesamo.</p>
<h4>Continuando verso nord si scopre<strong> Leonessa </strong>un borgo antico a 1000 metri d’altezza in cui  trascorrere una piacevole giornata camminando tra le tipiche viuzze medievali.</h4>
<p>La storia di questo periodo viene testimoniata da due antiche porte d’accesso, <strong>la Porta Aquilana</strong> risalente al XIII secolo, e <strong>la Porta Spoletina</strong> del XIV secolo che, assieme insieme alla <strong>Torre Angioina</strong> e ad alcuni ruderi delle mura di cinta,  è ciò che resta dell’originale sistema difensivo del paese.</p>
<p>Di antiche origini è anche la <strong>Fonte della Ripa</strong> del XII secolo, caratterizzata da una forma compatta ad arco a tutto sesto, che costituiva la fonte del Castello di Ripa e, in origine, era l’unica risorsa idrica di Leonessa. Ma il centro storico di Leonessa offre anche la possibilità di ammirare alcuni palazzi d’epoca, tra cui i più importanti sono <strong>Palazzo Ettore</strong>, il più grande di Leonessa, <strong>Palazzo Viscardi e Palazzo Vanni</strong></p>
<p>Leonessa è una città di montagna. Durante l’inverno si scia, mentre dalla primavera all’autunno i pendii dolci o ripidi consentono sia escursioni impegnative che  passeggiate più facili. Sono due i singolari appuntamento che hanno luogo in questa graziosa località. Alla fine di giugno il <strong>Palio del Velluto</strong> prevede una  rievocazione storica con 600 personaggi in raffinati costumi rinascimentali, accompagnata da tornei e giochi.</p>
<p>A metà di ottobre, invece, si celebra la <strong>Sagra della patata di Leonessa</strong>, di particolare pregio e tipica della zona. Nel territorio se ne coltivano tre varietà, <strong>Désirée </strong>a buccia rossa e pasta gialla, <strong>Agria</strong> a buccia bianca e pasta gialla e <strong>Marfona</strong> a buccia liscia bianca e pasta gialla, considerata tra le più pregiate d’Italia.</p>
<h4>Ed ecco <strong>Amatrice, </strong>sfortunatamente colpita da un rovinoso terremoto nell’agosto 2016.</h4>
<p>Nonostante questa tragica sventura vale sicuramente la pena visitarla. Una terra da  osservare e gustare, contraddistinta dall’ospitalità semplice e genuina.</p>
<p>Un territorio da scoprire a passo lento, un paradiso per il trekking e la vacanza attiva. Tanti i percorsi e vari livelli di difficoltà, da quelli adatti a tutti  a quelli da affrontare con equipaggiamento adatto e solo con un certo grado di esperienza.</p>
<p>Amatrice e le sue frazioni si trovano in pieno territorio del bellissimo <strong>Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga</strong>. I boschi e le montagne di queste località si specchiano, nel cosiddetto “<strong>Fiordo di Campotosto</strong>”. Si tratta, in realtà, di un lago artificiale, creato grazie all’azione di ben tre dighe, ma la sua forma sinuosa che si inserisce tra le colline lo fa sembrare quasi un fiordo norvegese.</p>
<p>Terminate le attività è ora di mettersi a tavola. E ad Amatrice si mangia bene. Piatto simbolo è sicuramente <strong>la pasta all’amatriciana</strong>, la cui salsa veniva anticamente preparata solo con guanciale e pecorino, mentre l’aggiunta del pomodoro risale al 1700. Da provare anche la <strong>minestra di farro, gli gnocchi ricci al formaggio</strong>,  ma anche la cacciagione dei boschi circostanti.</p>
<h4>Si procede a sud verso <strong>Antrodoco</strong>, cittadina ad un’altitudine di circa 500 metri rinomata per le caratteristiche <strong>Gole di Antrodoco e Gole del Velino</strong>.</h4>
<p>Queste sono indubbiamente una delle attrazioni più belle nelle vicinanze del borgo. Si tratta di una stretta e imponente vallata percorsa dalla via Salaria, dove ripide pareti boscose creano un paesaggio unico e spettacolare.</p>
<p>Un reticolo di vie lastricate porta a <strong>Piazza del Popolo</strong>, impreziosita da <strong>Palazzo Pallini</strong>, dimora, distilleria e bottega ornata da scritte e fregi in puro stile  liberty del <strong>mistrà</strong>, superalcolico secco dal sapore di anice e finocchio. Nicola Pallini, infatti, scelse proprio Antrodoco per fondare l’azienda di liquori che porta il suo nome.</p>
<p>Una visita al fiore al fiore all’occhiello della città, il  <strong>Museo storico militare</strong>, che espone oltre 300 cimeli delle Guerre Mondiali e coloniali tra cui armi, divise, resti di bombe e  perfino un tipico campo base perfettamente allestito. I più curiosi possono passeggiare tra le tante botteghe per conoscere la produzione di artigianato artistico e farsi sedurre dall’oggettistica in ferro e dai ricami dall’antica fattura.</p>
<p>Non si deve lasciare Antrodoco senza aver assaggiato una delle bontà locali, gli <strong>stracci antrodocani, </strong>crespelle di uova acqua e farina sottilissime ed elastiche, ripiene di ragù di carni, mozzarella e parmigiano.</p>
<h4>Si arriva a<strong> Rieti, </strong>principale centro della Sabina caratterizzato da un antico passato.</h4>
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<p>Rieti è la protagonista del famoso <strong>Ratto delle Sabine</strong>, un episodio tra storia e leggenda in cui Romolo e i suoi soldati rapirono le donne della Sabina per sposarle, concluso poi con un duro scontro tra Roma e i Sabini.</p>
<p>La Rieti medievale, invece, vive nei suoi vicoli, nelle sue strette stradine e nelle  piazze della città. Tra queste la più importante è <strong>Piazza San Francesco</strong> con la <strong>chiesa gotico-romanica di San Francesco.</strong> Da qui si sale verso il <strong>Monastero di Santa Chiara</strong> che fu costruito sui resti della casa di un compagno di San Francesco.</p>
<p>Punto più alto e zona più antica della città è <strong>Piazza Vittorio Emanuele II</strong>, mentre in <strong>Piazza Cesare Battisti</strong> si trova il <strong>Palazzo del Governo</strong>. Un bellissimo edificio in architettura tardo-rinascimentale, da cui affacciarsi dalla loggia per ammirare il panorama sulle colline verdi del reatino. Merita assolutamente una visita il <strong>Teatro Comunale Tito Flavio Vespasiano</strong>, per i decori e gli affreschi della cupola e per la perfetta acustica che ne fa un vero gioiello dell&#8217;architettura teatrale.  .</p>
<p>Ma anche i dintorni di Rieti sono ricchi di storia e cultura. Nella valle si presentano i <strong>Santuari Francescani</strong>, raggiungibili anche a piedi nelle stagioni calde. Molto importante il <strong>Convento di Fonte Colombo</strong>, detto “<strong>il Monte Sinai francescano</strong>” perché nel 1223, dopo un digiuno di 40 giorni, San Francesco vi dettò la Regola dell’Ordine.</p>
<p>Non si può fare a meno di assaggiare i piatti tipici reatini dai sapori forti e che raccontano una terra genuina ed energica. Da <strong>provare stracciatelle in brodo, spaghetti alla carrettiera e il famosissimo abbacchio in guazzetto,</strong> senza dimenticare le <strong>fregnacce alla sabinese</strong>, la pasta con ragù di olive, funghi e carciofi.</p>
<h4>Procedendo verso sud la località di<strong> Fara in Sabina</strong> apre le porte a quella parte del Lazio definita Sabina romana.</h4>
<p>Situata su una collina a oltre 400 metri di altezza è un borgo circondato da verdi colline d’uliveti. Il centro storico della cittadina ha conservato il suo fascino medievale con le vie tortuose e strette che si aprono in piccoli cortili.</p>
<p>In questa cornice si inserisce una meraviglia come l’ <strong>Abbazia di Farfa</strong>, che nelle sue antiche pietre racchiude secoli di civiltà e tanti  misteri. Qui si può ammirare sia il chiostrino detto “Longobardo” che il chiostro grande del XVII secolo, la cripta di forma semi-anulare, il museo e la splendida biblioteca.</p>
<p>Una visita a <strong>Piazza del Duomo</strong>, dove si trova il <strong>Palazzo Brancaleoni</strong>, sede del <strong>Museo Civico</strong> che conserva reperti della preistoria, nonché quelli provenienti dalle campagne di scavo dell’antica Cures, la città romana che qui aveva sede. Una serie di palazzi storici costruiti nel XV secolo si alternano nel centro cittadino. Tra questi  <strong>Palazzo Orsini</strong><strong>, </strong><strong>Palazzo Farnese e Palazzo Foschi</strong>, mentre il <strong>Monastero delle Clarisse Eremite</strong>, tuttora convento di clausura,  fu edificato più tardi sulle rovine del castello.</p>
<h4>Da qui ci si muove direttamente verso <strong>Tivoli, </strong>situata lungo il fiume Aniene e sulle pendici dei Monti Tiburtini.</h4>
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<p>La ricchezza delle acque ha favorito la costruzione  di grandi complessi architettonici come  le straordinarie ed eleganti ville che rendono Tivoli così splendida.</p>
<p>La prima di queste è <strong>Villa Adriana</strong>, che occupa circa 40 ettari e fu costruita dall’imperatore Adriano per essere la più imponente residenza dell&#8217;epoca. Sfrutta l’acqua portata da almeno quattro acquedotti, tra cui quello dell’Acqua Marcia e dell’Acqua Claudia che alimenta vasche, piscine e due impianti termali.</p>
<p>Poi <strong>Villa d&#8217;Este</strong>, costruita nel 1550 quando fu nominato governatore di Tivoli il cardinale Ippolito II d&#8217;Este. La villa è famosa per le sue monumentali fontane,  ognuna delle quali ha un significato allegorico. Le fontane rappresentano i tre affluenti del Tevere, Aniene, Abuneo, Ercolaneo, mentre il fiume che attraversa Roma è rappresentato dalla <strong>Fontana della Rometta</strong>. E infine <strong>Villa Gregoriana,</strong> a cui si accede dal ponte “gregoriano” che fu costruito nel 1826, ma le bombe della II guerra mondiale lo danneggiarono pesantemente e venne ricostruito.</p>
<h4>Arrivati a Tivoli si resta incantati anche per un altro tipo di suggestione.</h4>
<p>Si tratta della meraviglia della grande cascata che scorre maestosa davanti al centro storico con il magnifico <strong>Tempio di Vesta</strong> alle spalle. Quest’ultimo, particolarmente ben conservato, è un tempio corinzio di forma tondeggiante ed ospitava il fuoco sacro delle vestali. Poco lontano si trova il <strong>tempio dedicato alla Sibilla</strong>, entrambi affacciati su un vero e proprio burrone nel cuore della città vecchia.</p>
<p>Ma Tivoli rappresenta solo una piccola anticipazione a qualcosa di ancora più spettacolare, la città di <strong>Roma</strong>. Un fascino eterno ed una bellezza indescrivibile. Oltre ai luoghi  già noti della Capitale è interessante scoprire qualcosa di differente, partendo proprio dal centro cittadino. <strong> </strong></p>
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<h4>A <strong>Piazza Vittorio</strong>, all&#8217;Esquilino, c&#8217;è un curioso assemblaggio di statue e simboli esoterici.</h4>
<p>La Porta magica, conosciuta anche come <strong>Porta Alchemica</strong>, rappresenta uno dei resti più significativi di Villa Palombara, una villa maestosa che si trovava sul Colle Esquilino prima dell&#8217;urbanizzazione della zona. Secondo la leggenda la porta era collegata alla pietra filosofale e agli studi eccentrici del  proprietario della villa, un celebre alchimista.</p>
<p>Tra il <strong>Pincio e il Quirinale</strong>, invece, si trovano gli <strong>Horti Sallustiani</strong>, che erano dei grandi giardini con portici e passeggiate, voluti da Sallustio per godere di un ambiente bucolico senza dovere uscire dalla città. La zona all&#8217;epoca della costruzione era un&#8217;area suburbana non lontana dal centro. Una parte della villa che faceva parte del complesso con giardini e maneggio è ancora in piedi.</p>
<h4>Spostandosi verso il quartiere di Testaccio si può fare visita alla <strong>Centrale Montemartini</strong>.</h4>
<p>Su via Ostiense, proprio di fronte agli ex Mercati Generali, si trova questa vecchia centrale termoelettrica dismessa dagli anni ‘60 e riconvertita dalla fine degli anni’90 in un polo dei Musei Capitolini.</p>
<p>Gli ambienti della Centrale, come la Sala Macchine, in puro stile Liberty, conservano inalterati turbine, motori e la caldaia a vapore. In questo contesto così affascinante e suggestivo, i marmi antichi sono immersi in uno scenario insolito e suggestivo che ne esalta la bellezza.</p>
<p>Restando nella zona di Ostiense si possono ammirare le numerose opere di street art realizzate sui muri di alcuni palazzi ed edifici, tra cui una delle più famose si trova su <strong>via del Porto Fluviale</strong> e porta la firma del celebre artista Blu.</p>
<p>E proprio la street art è stata artefice di un importante progetto di riqualificazione nella zona di <strong>Tor Marancia</strong>, vicino al quartiere Garbatella e stretta tra l’Appia Antica e l’Eur. <strong>Big City Life</strong> il nome del progetto di arte urbana che ha dato nuovo colore ai muri della città. Venti artisti, provenienti da diversi paesi, hanno  incontrato gli abitanti delle case popolari del quartiere ed hanno realizzato venti murales sulle facciate delle undici palazzine del comprensorio di via di Tor Marancia 63.</p>
<h4>Le particolarità non si esauriscono qui. Un altro luogo caratteristico da visitare è la <strong>Casina delle Civette. </strong></h4>
<p>Nascosta  dietro una collina nel parco di <strong>Villa Torlonia</strong>, su via Nomentana, era il rifugio di Giovanni Torlonia, ultimo discendente di una famiglia nobile romana.</p>
<p>Il suo proprietario decise di ritirarsi in questa zona appartata e qui realizzò la casa dei suoi sogni,  in una combinazione visionaria tra temi medioevali e stile Art Nouveau. Aggiunse loggette e torri con decorazioni a maiolica e porticati. Una menzione a parte meritano le vetrate colorate della Casina delle Civette, che dopo il restauro è stata convertita nel <strong>Museo della Vetrata Liberty, </strong>dove si può vedere l&#8217;evoluzione della tecnica delle vetrate nel periodo compreso fra il 1910 e il 1925.</p>
<p>Non molto lontano, e precisamente tra la Salaria e la Nomentana, si trova il <strong>quartiere Coppedè</strong>, un complesso di palazzine e villini realizzato tra il 1913 e il 1926 da Gino Coppedè. Più che un quartiere, è un grande esperimento artistico che fonde Liberty, Art Decò, Gotico e stile medievale. Da un grande arco che congiunge due palazzi si accede a questo particolare  angolo di Roma.</p>
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<p>L&#8217;arco, che sotto la volta interna ha un grande lampadario in ferro battuto, congiunge i <strong>Palazzi degli Ambasciatori. </strong>Una volta varcata la soglia si viene trasportati in un luogo surreale, silenzioso e magico fatto di palazzi decorati dalle forme e le dimensioni più strane.</p>
<p>Il suggerimento è quello di vagare alla scoperta delle meraviglie che si possono trovare passeggiando per <strong>via Obrona, via Brenta e via Olona</strong>. Ogni palazzo, qui, è ricco di particolari, decorazioni che raccontano una storia, come quelle dei <strong>Villini delle Fate</strong>, dove trovare numerosi dipinti di donne alle pareti, oppure un enorme aracnide su un portone che  indica il nome di <strong>Palazzo del Ragno. </strong></p>
<p>Conclusa la scoperta di alcune peculiarità di Roma è possibile dirigersi verso due tipi di percorsi. Uno riguarda i <strong>Castelli Romani,</strong> a sud di Roma, mentre l’altro conduce verso il mare della Capitale.</p>
<h4>Per ciò che interessa il primo, <strong>Frascati</strong> merita senza dubbio una visita.</h4>
<p>La città delle ville, una delle attrattive più particolari. E tra queste <strong>Villa Aldobrandini o Belvedere</strong>, così chiamata per la sua posizione elevata. Un edificio imponente che corrisponde ai canoni delle ville rustiche ed è circondato da un meraviglioso giardino all’italiana.</p>
<p><strong>Villa Tuscolana o Rufinella</strong> in posizione un po’ più elevata rispetto alle altre  e poi <strong>Villa Lancelotti</strong> che in passato fu affidata a San Filippo Neri come ricovero per i  malati. Di grande fascino anche la <strong>Cattedrale di San Pietro Apostolo</strong> dalla facciata in stile barocco e la <strong>Chiesa di Santa Maria del Vivaro.</strong></p>
<p>Una piccola curiosità su Frascati. La cittadina fu la prima dei Castelli Romani ad avere la ferrovia nel 1856, conosciuta come “<strong>il treno della sbornia</strong>”, perché la domenica sera riportava a Roma i visitatori delle fraschette.</p>
<p>Proprio le <strong>fraschette </strong>sono mete ideali per gite fuori porta in cui gustare i prodotti tradizionali della cucina romana, dalle coppiette di cavallo alla corallina romana fino alla porchetta, accompagnate naturalmente da un <strong>vino Frascati DOC</strong>.</p>
<p>Tanti gli eventi che si organizzano qui. In primavera si rende omaggio alla bella stagione con castelli in Fiore, trionfo di colori e profumi che si spandono nell’aria. A giugno la Sagra della Lumaca è un appuntamento che si ripete da oltre trent’anni</p>
<h4>Poi<strong>  Marino,</strong>  grazioso paese che conserva ancora oggi i resti delle fortificazioni medievali che difesero il centro abitato.</h4>
<p>Passeggiare per il centro storico di Marino è un piacere. Per un attimo si torna indietro nel tempo e si ammirano i numerosi monumenti e luoghi di culto. Sicuramente merita una visita il <strong>Museo Civico in Piazza Matteotti</strong>,  all’interno dell’ex chiesa medievale di Santa Lucia, conosciuta localmente come <strong>Tempio Gotico o Chiesone</strong>.</p>
<p>A questo seguono <strong>Palazzo Colonna</strong>, sede del municipio, e <strong>Villa Desideri</strong>, che fa parte del parco omonimo e accoglie oggi la biblioteca comunale. Marino è caratterizzato da un insieme di particolari vicoli che vale la pena esplorare come <strong>Vicolo dei due forni, Vicolo Baciadonne e  Vicolo del Giglio.</strong></p>
<p>Molto famosa a settembre è la <strong>Sagra dell’Uva</strong>, un evento unico e tanto atteso, durante la quale sfila un corteo storico in costume assieme a carri allegorici e una processione religiosa, oltre al miracolo delle fontane da cui sgorga il vino. Un altro importante appuntamento è la <strong>Sagra delle Ciambelle al Mosto </strong>che si svolge ogni anno la terza domenica di ottobre.</p>
<p>Disteso sul versante occidentale del Lago Albano<strong>, Castel Gandolfo </strong>è uno dei borghi dei Castelli Romani che meglio rappresentano la storia e il paesaggio tipico della zona. Conosciuto principalmente come residenza estiva dei papi presenta  raffinate tracce artistiche.</p>
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<p>Nel territorio di Castel Gandolfo si trovano appunto  le note <strong>Ville Pontificie,</strong> di proprietà della Santa Sede. Un complesso di strutture composto dai <strong>Giardini Pontifici</strong>, cuore originario della Villa Pontificia, da <strong>Villa Cybo</strong> annessa in un secondo momento, e infine da un terzo blocco  costituito da <strong>Villa Barberini.</strong></p>
<p>Una tappa quasi obbligatoria è <strong>Piazza della Libertà</strong>, su cui regna <strong>Palazzo Apostolico</strong>. Dal cortile del Palazzo, durante le domeniche estive e per più di 400 anni, il Papa ha dato la benedizione apostolica al termine dell’Angelus, alle centinaia di fedeli riuniti nella piazza</p>
<p>Un’altra interessante prova del dominio di Roma su questo territorio sono i resti della <strong>Villa albana di Domiziano</strong>  conservati all’interno di Villa Barberini. Da visitare, inoltre, <strong>l’Emissario del Lago Albano</strong>, un condotto artificiale di deflusso delle acque lungo 1800 metri. L’Emissario si origina dalla costa occidentale del Lago Albano e sfocia poi in località Mole di Castel Gandolfo.</p>
<p>Gli appassionati di natura ed escursioni possono esplorare il lago, attrezzato con percorsi adatti a tutti, lasciarsi cullare dall’acqua e dallo splendido paesaggio, o addirittura volarci sopra col parapendio.</p>
<h4>Segue<strong> Albano Laziale,</strong> cittadina dalle misteriose origini.</h4>
<p>Secondo la leggenda, il nome di Albano deriverebbe da quello di Albalonga, la mitica città fondata da Ascanio, figlio di Enea, e narrata nell’Eneide di Virgilio.</p>
<p>Qui si trovano due particolari monumenti. Il primo è la <strong>chiesa seicentesca di Santa Maria della Stella</strong>, mentre il secondo la celebre <strong>Tomba degli Orazi e dei Curiazi</strong>. Entrambi i monumenti sono posti uno di fronte all’altro sotto Via Appia Nuova, l’asse stradale che attraversa tutta la parte bassa del centro storico.</p>
<p>Le origini della chiesa di Santa Maria della Stella vanno ricondotte a metà 1500, quando i Savelli fecero dono ai Carmelitani della piccola cappella, la chiesetta di San Salvatore, che allora sorgeva al di sopra delle catacombe</p>
<p>La  Tomba degli Orazi e Curiazi, invece, caratteristica costruzione sormontata da due torrette a forma di coni tronchi, è legata alle leggende sulle origini di Albano. La tradizione vuole che sia la sepoltura dei protagonisti della celebre lotta avvenuta sotto il Re Tullio Ostilio, che contrapponeva i guerrieri più forti di Roma, gli Orazi, a quelli più forti di Albalonga, i Curiazi, al fine di evitare lo scontro tra due eserciti interi.</p>
<p>Ma oltre a queste due importanti opere di valore, meritano grande attenzione  la <strong>Cattedrale di San Pancrazio,</strong> principale luogo di culto della cittadina, e i <strong>giardini di Villa Doria</strong> al centro di Albano Laziale, in cui è consigliato fare una visita soprattutto in primavera.</p>
<h4><strong>Ariccia </strong>accoglie con un profumo inebriante, quello di un delizioso prodotto come la <strong>porchetta</strong>, famosa e conosciuta dappertutto e tratto distintivo della piccola località dei Castelli Romani.</h4>
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<p>A questa si possono anche accompagnare bruschette con pane casereccio, coppiette e salsicce di cinghiale e buon vino,  un antipasto delle tipiche fraschette di Ariccia.</p>
<p>Una volta appagato il gusto e l’olfatto è il momento della vista. Il <strong>Ponte Monumentale</strong> rappresenta  sicuramente una delle attrattive maggiori di Ariccia. Eretto verso la metà del 1800 si presenta come opera ingegneristica davvero grandiosa. Circa  59 metri di altezza, sviluppati in tre ordini di archi sovrapposti e, con i suoi oltre 300 metri di lunghezza,  collega lo sperone  dove è situata Ariccia alla vicina Albano Laziale</p>
<p>Uno dei monumenti più prestigiosi di Ariccia è <strong>Palazzo Chigi</strong>, situato ai margini della maestosa Piazza di Corte, progettata interamente da Gian Lorenzo Bernini. Sulla stessa piazza si trova l’elegante Collegiata Maria SS. in Cielo, un’altra importante opera del Bernini, per la realizzazione della quale lo scultore si ispirò al Pantheon.</p>
<p>All’interno di Palazzo Chigi sono conservati un gran numero di dipinti e sculture, oltre che bellissimi affreschi del periodo neoclassico e seicentesco. Il <strong>Parco Chigi</strong>, invece, è un’area verde di circa 28 ettari situato a ridosso del palazzo che accoglie  antichissimi esemplari di quercia.</p>
<h4>La piccola gita nei Castelli Romani trova in<strong> Nemi </strong>la sua tappa conclusiva.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-69640" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/15288035476_4646c81daf_b.jpg" alt="" width="1023" height="678" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/15288035476_4646c81daf_b.jpg 1023w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/15288035476_4646c81daf_b-300x199.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/15288035476_4646c81daf_b-768x509.jpg 768w" sizes="(max-width: 1023px) 100vw, 1023px" /></p>
<p>Affacciata sulle sponde del suo omonimo ed incantevole lago, circondato da canneti e da serre di fragole. E proprio questo gustoso frutto, e in particolare le fragoline di bosco di cui Nemi è uno dei maggiori produttori della zona, è il protagonista della <strong>Sagra delle Fragole</strong>.</p>
<p>Un evento che si svolge nel mese di giugno di ogni anno e oltre alle varie degustazioni si possono ammirare gli abiti tradizionali indossati dalle donne del borgo. Ma oltre a questo la tradizione culinaria di Nemi offre la possibilità di apprezzare un gran numero di prelibatezze, dalle fettuccine ai funghi porcini o con sugo di cacciagione, al baccalà in guazzetto fino alla coratella dell’abbacchio con fave.</p>
<p>Nascosto tra i boschi, il borgo medioevale di Nemi si trova a più di 500 metri di altezza e sembra un luogo incantato con le sue torri, le sue piazzette e un belvedere affacciato sul lago, da cui intravedere il <strong>Castello Ruspoli</strong>, il più antico della zona.</p>
<p>Nei caratteristici vicoli del borgo le botteghe artigiane mantengono vive le tradizioni, come il tombolo, antica arte che le sarte di Nemi continuano ad insegnare, mentre quasi perduto nella vegetazione, è possibile scorgere il <strong>Promitorio di San Michele</strong>, antica testimonianza di vita e arte cristiana.</p>
<h4>La scoperta del mare di Roma parte da <strong>Ostia e </strong>dal suo lungomare, una delle grandi attrattive della città.</h4>
<p>Luogo ideale per le passeggiate, ma anche per andare in bici o in skateboard e poi proseguire per il Pontile uno dei simboli più noti di Ostia Lido.</p>
<p>Poco lontano dal centro cittadino ecco il <strong>borghetto dei pescatori</strong>, un luogo pittoresco e singolare tutto da esplorare ed in cui fermarsi a gustare sia i piatti di pesce che della cucina tipica romana. Dopo aver soddisfatto il palato e lo stomaco,  si può fare una sosta nella <strong>pineta</strong> per godere della sua  tranquillità, oppure per  passeggiare tra pini marittimi e ginepri.</p>
<p>Non si può lasciare questa località senza visitare gli <strong>scavi di Ostia Antica</strong>, tra le domus, il foro, il tempio e il teatro, ancora oggi importante ed utilizzato per numerosi spettacoli nelle stagioni di primavera e estate. Statue, colonne, capitelli abbelliscono il resto e corrispondono a diversi stili in base alle differenti età a cui appartenevano nell’antica Roma</p>
<p>Procedendo in direzione nord del litorale romano si arriva a <strong>Fiumicino</strong>, noto soprattutto per essere la sede  dell’aeroporto intercontinentale Leonardo da Vinci. Sullo sfondo di un frenetico movimento di passeggeri si trova un territorio pieno di spiagge, porti antichi e memorie archeologiche.</p>
<p>Fiumicino rappresenta l’anima economica del litorale, ma <strong>Fregene</strong> è una meta per molti romani che desiderano trascorrere una giornata di mare, aperitivi al tramonto nei localetti sulla spiaggia o cene nei vari ristorantini. La cucina di mare qui raggiunge livelli eccellenti, ma anche la terra offre le sue delizie sia con la gustosa e tenera <strong>carota di Fiumicino</strong>, che con le ottime carni degli allevamenti di bovini della <strong>piana di Maccarese</strong>.</p>
<h4>A Fiumicino i luoghi dal fascino storico sono presentati dagli antichi <strong>porti di Claudio e Traiano</strong>.</h4>
<p>Il primo iniziato nel 42 d.C. con l’intenzione di espandere i traffici fluviali di Roma verso il mare e ampliato da Traiano nel 106 d.C con lo scavo di un grande bacino esagonale, interno rispetto al porto di Claudio.</p>
<p>Merita anche una visita la <strong>Necropoli dell’Isola Sacra</strong> ,perfettamente conservata fino a i giorni nostri, assieme al <strong>Museo delle Navi Romane</strong> che custodisce le chiglie di quattro navi mercantili del III e del IV secolo.</p>
<h4>Non molto distante da Roma ecco <strong>Ladispoli</strong> una cittadina balneare nata verso la fine del 1800.</h4>
<p>Le bellezze di questa località si trovano tutte sul litorale. Percorrendo la spiaggia che da Palo conduce a Ladispoli si possono ammirare diverse strutture di origine romana ed altre di origine etrusca. A <strong>Marina di Palo</strong> è presente la villa romana e la grottaccia, mentre spostandosi a <strong>Marina di San Nicola </strong>si scoprono i resti della magnifica <strong>villa di Pompeo</strong>, una dimora che in passato occupava ben cinque ettari di terreno.</p>
<p>Due luoghi simbolo di Ladispoli sono il <strong>Castello Odescalchi e Torre Flavia</strong> a cui si aggiunge un altro luogo incantevole come la <strong>Posta vecchia</strong>, edificio che racchiude in sé oltre due secoli di storia. Un evento sicuramente da  non perdere è la <strong>Sagra del Carciofo</strong>, una manifestazione dalla lunga tradizione che ancora oggi rappresenta uno degli appuntamenti più importanti in tutta la regione.</p>
<h4>Fino ad arrivare a <strong>Santa Marinella</strong>, che si estende su un tratto di costa rocciosa riparata a nord dai monti della Tolfa.</h4>
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<p>Il litorale è caratterizzato dalla presenza di numerose insenature e la particolare morfologia dei fondali rende possibile, in alcuni tratti, lo sviluppo di onde tali da poter praticare il surf per tutto l’anno.</p>
<p>L’incantevole centro balneare di santa Marinella presenta residenze estive in stile liberty e, nell’antico insediamento etrusco di Pyrgi, <strong>il Castello di Santa Severa</strong>, celebre fortezza medievale, dove visitare il ricchissimo Museo del Mare, partecipare ai corsi di artigianato ed  assistere a concerti e spettacoli stagionali.</p>
<h4>Da Ostia si procede direttamente alla graduale scoperta del litorale pontino, iniziando a visitare <strong>Sabaudia</strong>.</h4>
<p>Una città di fondazione, così definita perché appartiene al progetto unitario del periodo fascista attuato in seguito alla bonifica dell’Agro Pontino. La stesso programma che ha interessato anche le città di Latina, Pontinia, Pomezia e Aprilia. Le influenze architettoniche del Ventennio si possono ancora oggi notare nella sua struttura urbanistica, tanto da essere indicata anche come Città del Razionalismo.</p>
<p>I monumenti più in vista della città sono la <strong>Chiesa della Santissima Annunziata</strong>, dove al suo interno si trova la <strong>“Cappella Reale</strong>” donata dalla Regina Margherita di Savoia alla città negli anni ’30, il <strong>Palazzo Comunale e la Torre Civica </strong>di 46 metri. Molto suggestivo e curioso è il Palazzo delle Poste, dalla tonalità blu intensa, in riferimento al colore della casa Savoia, e costituito da migliaia di tessere di mosaico che ricoprono quasi interamente l’edificio.</p>
<h4>Poco fuori dal centro abitato si viene accolti dalle acque rilassanti del <strong>Lago di Paola</strong>, che con la sua vegetazione  ospita aironi e garzette.</h4>
<p>Questo luogo affascinante era già noto ai patrizi romani che lo trasformarono in una località di villeggiatura, dove l’Imperatore Domiziano costruì una grandiosa Villa con teatro, palestra, una piscina e un impianto termale. Allo stesso periodo appartiene anche la <strong>Fonte di Lucullo,</strong> una grotta artificiale creata come cisterna per l’acqua potabile e l’alimentazione delle terme imperiali.</p>
<h4>Un’importante tappa del litorale pontino è<strong> San Felice Circeo.</strong></h4>
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<p>Probabile luogo di soggiorno di Ulisse attirato dalla Maga Circe, quest’area fu abitata già in epoche molto lontane. A testimoniarlo sono i numerosi reperti raccolti nella <strong>Mostra Homo Sapiens et Habitat</strong> e le molteplici grotte marine e terrestri, tra le quali <strong>Grotta Guattari</strong>, in cui furono ritrovati il cranio di un uomo, ossa di animali, utensili ed attrezzi.</p>
<p>Le grotte <strong>Azzurra, del Presepio, delle Capre, della Maga Circe</strong> sono solo alcune delle numerose cavità marine presenti in questa località e sono accompagnate da altrettanti luoghi particolari come la Batteria,  la cava d’alabastro, il Precipizio e le torri <strong>Fico, Cervia e Paola</strong>.</p>
<p>Il piccolo e caratteristico centro storico di San Felice Circeo è racchiuso attorno alla duecentesca Torre dei Templari e al Palazzo Baronale, affacciati sulla Piazzetta Lanzuisi che in estate si popola di gente che anima la vita notturna tra bar, botteghe e locali tipici.</p>
<p>Ma nel centro storico sono conservate anche alcune chiese come quella <strong>parrocchiale di San Felice Martire</strong>, patrono del Circeo e di Santa Maria degli Angeli, mentre poco distante dal centro abitato si trovano alcune delle ricchezze  storiche e archeologiche, in particolare in <strong>località “Crocette”</strong>, dove sono visibili le antiche mura ciclopiche di Circeii risalenti al V secolo a.C.</p>
<p>Si prosegue per<strong> Terracina, </strong>una meta che soddisfa chiunque voglia unire rilassanti giornate al mare a visite culturali,  grazie al suo patrimonio architettonico e alle sue aree protette.</p>
<h4>Il mare di Terracina é quello della Maga Circe, che chiude il golfo a nord con il profilo del Monte Circeo disegnato sull’orizzonte.</h4>
<p>La struttura urbana di Terracina si presenta a due livelli, una parte bassa , il cui sviluppo ha avuto inizio in epoca romana ed è proseguita fino al XXI secolo, e una parte alta dove si ritrovano testimonianze più antiche che risalgono al tempo della dominazione romana fino al periodo medievale.</p>
<p>Visitando Terracina Alta si trovano gli elementi artistici e architettonici più belli, tra cui  il <strong>Foro Emiliano</strong>, centro dell’antico nucleo urbano dove ancora oggi si può osservare l’antica pavimentazione presente su <strong>Piazza del Municipio</strong>.</p>
<p>Una menzione a parte merita la <strong>Chiesa del Purgatorio</strong>, una curiosa costruzione di gusto barocco-spagnolesco che sorge in cima ad una scalinata ed è caratterizzata, sia nella facciata sia nell’interno, da immagini funeree e grottesche. La <strong>Cattedrale di San Cesareo</strong>, conosciuta come Duomo di Terracina, è di origine antichissima e nel corso dei secoli ha subito varie modifiche e ampliamenti.</p>
<p>Sempre nella zona di Terracina Alta si scoprono i resti di quello che era il possente <strong>Castello di Frangipane</strong>, posto  a guardia della città per il controllo delle coste. Proseguendo la passeggiata tra le vie del borgo antico si possono ammirare <strong>il Palazzo Vescovile</strong> di epoca carolingia, il trecentesco <strong>Palazzo Venditti e la Torre Frumentaria.</strong></p>
<p>Sopra e sotto questo magnifico centro storico fatto di torri, sottopassi, leoni di pietra che proteggono le strade, ecco il <strong>tempio di Giove Anxur</strong>, in alto sulla collina verde di Monte Sant’Angelo, un corridoio di archi aperti a precipizio sul mare.</p>
<h4>L’aria di mare e le colline dell’entroterra, appunto, sono gli elementi che rendono speciali le <strong>fragole Favette di Terracina</strong>.</h4>
<p>Un frutto tondo, dal colore rosso intenso e dal sapore dolce e acidulo allo stesso tempo, consigliato per alcuni accostamenti culinari, ma perfetto con gamberi e tonno rosso.  Da provare insieme al <strong>Moscato DOC di Terracina</strong> e ai gelati artigianali con lo zafferano, coltivato nella piccolissima enclave di Campo Soriano.</p>
<p>Di fronte a Terracina si scopre l<strong>’Arcipelago delle Isole Pontine, </strong>che annovera <strong> Ponza </strong>tra le sue isole principali. I fondali limpidi, caratterizzati da varietà e pregevole bellezza, sono il luogo perfetto per gli amanti delle immersioni e della fotografia subacquea.</p>
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<p>Un particolare effetto viene donato dal porto semicircolare di Ponza, costruito sull’originario impianto romano e circondato da case rosate e bianche. Un giro dell’isola permette di apprezzare lo splendido alternarsi di cavità, grotte, calette e baie dai colori unici. La struttura urbanistica dell’isola risale al periodo della colonizzazione borbonica, come testimonia anche l’antica torre fortificata.</p>
<p>Due piccole perle di Ponza sono <strong>Zannone</strong> e <strong>Palmarola,</strong> due isolette disabitate e raggiungibili in barca. L’approdo a Zannone si trova a <strong>Punta del Varo</strong>, mentre per arrivare a Palmarola è necessario recarsi a <strong>Cala di San Silverio</strong></p>
<p>Quasi al centro del Mar Tirreno si presenta<strong> Ventotene, </strong>la seconda delle Isole Pontine<strong>, </strong>dalle piccole dimensioni, ma incantevole nel suo aspetto. Sull’isola sono presenti due spiagge, <strong>Cala Rossano</strong> nel bacino del porto nuovo e <strong>Cala Nave</strong>, di fronte alla quale emergono due grandi blocchi di roccia chiamati Nave di Terra e Nave di Fuori e il cosiddetto <strong>Scoglietello</strong>.</p>
<p>Il centro urbano di Ventotenesi concentra intorno alla <strong>Piazza del Comune</strong>, alla <strong>Chiesa di Santa Candida e a Piazza De Gasperi</strong>, con le due uniche strade che percorrono l’intera isola. Anche qui si trovano testimonianze dell’antica Roma, come il Porto e la Peschiera romana ed i resti <strong>Villa Giulia,</strong> che occupava tutto il lato nord dell’isola fino a Punta Eolo.</p>
<p>Ventotene è anche nota perché qui venne redatto il primo documento dell’europeismo italiano, conosciuto come <strong>“Il Manifesto di Ventotene</strong>, scritto tra il 1941 e il 1942 da Spinelli, Rossi e Colorni durante il loro confino politico.</p>
<h4>Ritornando sulla costa pontina ecco<strong> Sperlonga,</strong> borgo marinaro che nasce su un costone di roccia del Colle S.Magno che si distende verso il mare.</h4>
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<p>Un litorale magnifico con spiagge dorate, rocce modellate dal vento, grotte marine e folte colline con orti e uliveti che incorniciano un mare limpido.</p>
<p>Un borgo tipicamente mediterraneo che ha conservato intatta la sua struttura originaria con incantevoli costruzioni bianche e vicoli stretti pieni di botteghe artigiane. Data la sua posizione, nel territorio di Sperlonga  furono costruite varie torri di avvistamento, tra cui la <strong>Torre Centrale</strong>, <strong>la Torre del Nibbio</strong> e la <strong>Torre Truglia</strong>,  che costituivano un sistema più ampio di strutture difensive realizzato nel corso del XVI secolo.</p>
<p>Ma Sperlonga è anche famosa per un sito archeologico come la villa dell’imperatore romano  Tiberio, che comprende una grotta-ninfeo che si apre sul mare, un vivaio ittico e un impianto termale, immancabile nelle abitazioni dei personaggi importanti dell’epoca. Sul luogo è nato il <strong>Museo Archeologico Nazionale e Villa di Tiberio</strong> che illustra le ricostruzioni di grandi gruppi statuari collocati in origine nelle grotte naturali che fungevano da veri e propri spazi espositivi.</p>
<h4>Si prosegue per<strong> Gaeta, </strong>nell’estremità meridionale della Riviera d’Ulisse.</h4>
<p>Una costa caratterizzata da bellissime spiagge delimitate da speroni rocciosi, su cui svettano torri costiere, baie e calette.</p>
<p>Una cittadina dalla storia tormentata in cui si mescolano grandi strutture come il <strong>Castello Angioino-Aragonese, </strong>che regna sul Golfo di Gaeta, assieme a semplici abitazioni antiche e moderne costruite lungo strette vie, mentre monumentali chiese rinascimentali e medievali convivono con templi cristiani più modesti.</p>
<p>Tra le architetture religiose, appunto, sono da menzionare la <strong>Cattedrale di Sant’Erasmo</strong> e la <strong>chiesa della Santissima Annunziata</strong>. Poi un luogo da non perdere è il <strong>Santuario della Santissima Trinità sul Monte Orland</strong>o, area protetta nel Parco Regionale della Riviera di Ulisse.</p>
<p>In quest’area si trova la <strong>Grotta del Turco</strong>, enorme cavità naturale a cui si accede attraverso una vertiginosa scalinata nei pressi dell’ingresso del Santuario della Montagna Spaccata. Un nome caratteristico che riconduce ai pirati Saraceni che, nel IX secolo, durante le incursioni ai danni del Ducato di Gaeta, si riparavano nelle spaccature del promontorio.</p>
<p>Non si può lasciare Gaeta senza aver provato le sue specialità e aver soddisfatto il palato in modo quasi unico. Ci pensano due particolari prodotti come <strong>le olive</strong>, considerate un patrimonio della gastronomia di Gaeta, e <strong>la tiella</strong>, celebre piatto tipico marinaro, una pizza rustica dalla forma circolare e ripiena di pesce (alici, polpo, calamari) e verdure, ricotta, pomodoro e cipolla.</p>
<h4>Poi <strong>Formia, </strong>parte finale del litorale pontino.</h4>
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<p>Una delle città più antiche della zona che presenta numerosi resti romani tra cui la <strong>tomba di Cicerone</strong>. Un mausoleo che si trova nelle vicinanze di quella che viene considerata l’antica e sfarzosa villa dove abitò l’oratore e che qui fu assassinato.</p>
<p>Formia è sicuramente una meta molto apprezzata durante il periodo estivo, grazie alle sue spiagge, ma passeggiare lungo le vie del suo centro storico permette di fare altre interessanti incontri con l’arte e l’architettura.  Molto interessanti, infatti, sono i resti del <strong>Castello Angioino</strong> con la sua  torre cilindrica alta 27 metri, “<strong>Il Castellone</strong>” medievale che mantiene ancora oggi inalterato il suo fascino antico e il <strong>Torrione dei Caetani</strong>, sulla sommità dell’antica rocca romana.</p>
<p>Continuando la scoperta del borgo antico si incontra il <strong>Duomo di Sant’Erasmo</strong>, chiesa a tre navate in stile rinascimentale, mentre la <strong>Chiesetta di Sant’Anna</strong> risale al X secolo, ma è stata ristrutturata in stile moderno. Il patrimonio artistico di Formia si arricchisce di altri edifici religiosi come la <strong>Chiesetta di San Remigio, la Chiesa di Santa Maria del Castagneto</strong>,  la più antica di Formia e la <strong>Chiesa e il convento di Santa Teresa D’Avila</strong>.</p>
<h4>Una particolarità da ammirare è l’imponente <strong>Cisternone.</strong></h4>
<p>Una grandiosa opera idraulica realizzata durante l’età imperiale romana con una struttura così robusta da poter sorreggere persino le case e i vicoli soprastanti..</p>
<p>Si lascia il mare per scoprire un entroterra particolare come quello della<strong> Ciociaria. </strong>Un nome, di uso popolare, che deriva da quello delle <strong>ciocie</strong>, caratteristiche calzature portate un tempo da contadini e pastori</p>
<p>In questa zona <strong>Cassino</strong> è sicuramente un’importante località, nota soprattutto per <strong>l’Abbazia di Montecassino</strong>, uno dei luoghi di culto più importanti d’Italia. Fondata da San Benedetto nel 529,  ospita le sue spoglie mortali e quelle di Santa Scolastica. Posizionata su una collina a più di 500 metri di altezza continua a regnare sulla città di Cassino e su gran parte del territorio circostante, nonostante le devastazioni subite nel corso dei secoli.</p>
<h4>Ma oltre a questo monumentale edificio, Cassino presenta altre strutture degne di nota.</h4>
<p>Poco distanti dal centro di Cassino si trovano due aree di particolare interesse. Una riguarda le affascinanti <strong>Terme Varroniane</strong>, costruite sulle rovine della grande villa di Marco Terenzio Varrone e al cui interno sgorga la più grande sorgente di acqua d’Italia, mentre l’altra è il sito di <strong>Casinum</strong>, trasformato in parco archeologico che  include resti di vari monumenti di epoca romana dell’antica città.</p>
<p>Il legame della città con San Benedetto è testimoniato da un particolare  corteo storico denominato “<strong>Terra Sancti Benedicti”.</strong> Ambientato nel  XIII secolo, ogni anno commemora il giuramento della “milizia abbaziale” ed il tributo a San Benedetto.</p>
<p>Da Cassino si procede direttamente in direzione di<strong> Frosinone</strong>, anima della Ciociaria racchiusa tra i Monti Ernici e i Monti Lepini. L’edificio più importante della città è senza dubbio la <strong>Cattedrale di Santa Maria Assunta </strong>seguita dalla<strong> Chiesa di San Benedetto. </strong></p>
<p>A queste si aggiunge il <strong>Palazzo della Provincia</strong>, in stile neoclassico,  che custodisce al suo interno la celebre Danzatrice, un&#8217;opera in bronzo del primo Novecento di Amleto Cataldi. Nelle sale dei piani superiori, come in una pinacoteca contemporanea, si trovano le opere d&#8217;arte di Umberto Mastroianni, di Renato Guttuso e Giovanni Colacicchi.</p>
<p>Il museo archeologico comunale racconta la storia della città, conservando alcune testimonianze sia della Frosinone romana che di quella medievale, mentre ai piedi della città vecchia si trovano i resti dell&#8217;anfiteatro romano, delle terme e delle abitazioni.</p>
<p>Evento simbolo della città di Frosinone è la <strong>Festa della Ràdeca. </strong>Un carnevale storico che rappresenta l’evento più atteso dell’anno e racconta e conserva in modo particolare tutto il folclore degli abitanti.</p>
<h4>Poco distante si trova <strong>Alatri, </strong>definita anche Città dei Ciclopi per il meraviglioso stato di conservazione dell’<strong>Acropoli </strong>, vero simbolo delle “città megalitiche” laziali.</h4>
<p>Posizionata nella parte più alta del borgo, al centro dell’Acropoli si presenta la <strong>Cattedrale di San Paolo</strong> costruita nel periodo alto medievale.</p>
<p>Un centro storico dall’aspetto medievale, ma perfettamente racchiuso nel circuito delle mura megalitiche, leggermente aperte da alcune porte originarie, come <strong>Porta Portati</strong> e <strong>Porta San Benedetto</strong>. Un contesto ambientale che ospita il <strong>Palazzo del Cardinale Gottifredo</strong>, costruzione romanica oggi sede del Museo Civico Archeologico e la  <strong>Chiesa di Santa Maria Maggiore</strong>, gioiello d’arte romanico-gotica, elemento artistico più importante di Alatri.</p>
<p>Una leggenda narra che la città di Alatri fu costruita basandosi sul percorso del primo raggio di sole nel giorno del solstizio d’estate. Ogni anno, il 21 giugno, le persone legate alla leggenda <strong>del natale di Alatri</strong>, si recano sull’Acropoli per assistere al primo raggio di sole che tocca il muro orientale di questa</p>
<p>Le coltivazioni di legumi e ortaggi si ritrovano nella cucina tipica di Alatri. Da gustare la minestra di broccoli di rapa, <strong>i mazzacrocchi</strong>,  specialità locale di pasta e fagioli, e <strong>i tartalicchi</strong>, frittelle tipiche con impasto a base di patate lessate.</p>
<h4>Segue <strong>Anagni, </strong>detta anche Città dei Papi, avendo dato i natali a quattro pontefici.</h4>
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<p>L’elegante <strong>Palazzo dei Papi</strong> è un simbolo rappresentativo della città. Qui, nel 1303, avvenne lo storico episodio dello <strong>schiaffo di Anagni</strong> ai danni  di papa Bonifacio VII. Un oltraggio morale e uno degli atti conclusivi del forte contrasto nato tra il Papa ed il re di Francia Filippo IV per definire la supremazia del potere spirituale su quello temporale.</p>
<p>Simbolo artistico di Anagni è, invece, la <strong>Cattedrale di Santa Maria</strong>, al cui interno si trova la Cripta di San Magno che, con i suoi pregevoli affreschi, è stata definita la  Cappella Sistina del Duecento”. In più, la Cattedrale si affaccia sulla  suggestiva <strong>Piazza Innocenzo III</strong>, uno splendido salotto medievale che in estate fa da palcoscenico ad un evento artistico di grande successo come il  <strong>“Festival del Teatro Medievale e Rinascimentale”.</strong></p>
<p>Al papa Bonifacio VIII è dedicato anche il piatto più popolare di Anagni. Un <strong>timballo </strong>composto da fettuccine e condito da un ricco ragù a base di polpette, racchiuso da strati di prosciutto crudo. Ad accompagnarlo un vino della zona come il <strong>Rosso Cesanese</strong>, che si abbina perfettamente anche ad altri piatti della Ciociaria quali gnocchi di patate, polenta con salsicce o spuntature di maiale e pecora in umido.</p>
<h4>Il sensazionale viaggio nel Lazio si chiude a<strong> Fiuggi, </strong>uno dei centri termali più celebri d’Italia, grazie alle sue acque dalle notevoli proprietà terapeutiche.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-69648" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/Fiuggi-scaled.jpg" alt="" width="2000" height="1500" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/Fiuggi-scaled.jpg 2000w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/Fiuggi-300x225.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/Fiuggi-1024x768.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/Fiuggi-768x576.jpg 768w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/Fiuggi-1536x1152.jpg 1536w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/Fiuggi-2048x1536.jpg 2048w" sizes="(max-width: 2000px) 100vw, 2000px" /></p>
<p>Una cittadina divisa in due parti, il borgo antico, o <strong>Fiuggi Vecchia</strong>, posta su un colle a circa 750 metri, e  <strong>Fiuggi Terme</strong>,  più in basso a circa 550 metri, dove si estendono la gran parte delle strutture ricettive e delle attività commerciali.</p>
<p>Una stazione termale che rappresenta un luogo ideale per le cure, ma anche per trascorrere un periodo di villeggiatura rilassante e pieno di stimoli culturali. Nella zona più vecchia della città, infatti, si trovano alcune architetture religiose da visitare come la <strong>Collegiata di San Pietro Apostolo</strong>, <strong>la chiesa di Santo Stefano</strong> e la <strong>Chiesa di Santa Maria del Colle.</strong></p>
<p>Nella parte bassa, invece, si presentano la <strong>Chiesa Regina Pacis</strong> e la <strong>Chiesa di Santa Teresa del Bambino Gesù.</strong> Altri edifici più moderni sono stati realizzati in stile  liberty nei primi anni del ‘900. Uno di questi è il <strong>Grand-Hotel Teatro Casinò di Piazza dell’Olmo</strong>, che oggi ospita il Teatro, un salone delle esposizioni e una scuola alberghiera.</p>
<h4>Il 2 febbraio di ogni anno Fiuggi celebra un evento particolare.</h4>
<p>Si tratta della <strong>festa delle “stuzze”</strong>, in cui vengono accesi dei grandi falò in ricordo del rogo di San Biagio che salvò il borgo dagli assalitori. Ma a Fiuggi si rispetta anche la tradizione culinaria della Ciociaria, soprattutto con le  <strong>Pappafuocchie,</strong>  pasta e fagioli cannellini tipica della zona. Spazio anche a piatti di pesce come trota, gamberi di fiume e anguille. Da provare le marzoline e tutti i formaggi ovini e caprini stagionati, accompagnati dal famoso <strong>Cesanese del Piglio</strong>, un vino DOCG che si produce nel territorio.</p>
<p><em><strong>Alessandro Campa</strong></em></p>
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		<title>RICOMINCIO DA TE, ITALIA: ITINERARI DI VIAGGIO TRA LE REGIONI DELLA PENISOLA. LA TOSCANA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Oct 2020 06:00:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
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		<category><![CDATA[COVID19]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[itinerari di viaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[La Toscana come non l’avete mai vista. Una culla di geni dell’arte, vini pregiati e paesaggi straordinari Un desiderio di rinascita. La voglia di ripartire dalle piccole abitudini quotidiane, ma anche di realizzare scelte più ragionate ed impegnative. Tra queste l’organizzazione di un viaggio, di una vacanza o di un semplice weekend per staccare la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-69195" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/sunset-961119_1280.jpg" alt="toscana firenze" width="1280" height="937" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/sunset-961119_1280.jpg 1280w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/sunset-961119_1280-300x220.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/sunset-961119_1280-1024x750.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/sunset-961119_1280-768x562.jpg 768w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></h3>
<h3>La Toscana come non l’avete mai vista. Una culla di geni dell’arte, vini pregiati e paesaggi straordinari</h3>
<p><span id="more-69170"></span></p>
<p><strong>Un desiderio di rinascita</strong>. La voglia di ripartire dalle piccole abitudini quotidiane, ma anche di realizzare scelte più ragionate ed impegnative. Tra queste l’organizzazione di un viaggio, di una vacanza o di un semplice weekend per staccare la spina.</p>
<p>Quest’anno l’approccio al turismo sarà diverso, ma non per questo meno coinvolgente e stimolante.</p>
<p>Da situazioni difficili, a volte, possono nascere occasioni inaspettate. Ancora di più se si vive in Italia che, con la sua immensa varietà, offre degli scenari incantevoli.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>TOSCANA</strong></p>
<p>Mare, montagna, collina. La natura soddisfa tutte le esigenze e rende questa regione così unicamente affascinante.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-69173" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/409201542_e93b43a91b_b.jpg" alt="" width="1024" height="685" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/409201542_e93b43a91b_b.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/409201542_e93b43a91b_b-300x201.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/409201542_e93b43a91b_b-768x514.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<h4>Una zona rappresentativa della Toscana è la <strong>Maremma.</strong></h4>
<p>Proprio da qui inizia il viaggio alla scoperta di una regione sensazionale. La Maremma, appunto, terra incontaminata a sud della Toscana, dai tratti distinti in cui la costa è accompagnata da un entroterra fatto di paesi singolari e con un passato ricchissimo.</p>
<p>A partire da <strong>Capalbio, </strong>borgo che ha mantenuto in buona sostanza intatto il suo antico impianto medievale. Dall’antico cammino di ronda che segue le mura si può ammirare uno splendido panorama su tutta la campagna circostante, mentre la <strong>Porta Senese, </strong>varco d’accesso delle antiche mura<strong>, </strong>presenta  ancora delle ante originali del Quattrocento in legno massiccio.</p>
<p>Un’atmosfera seducente si anima per le stradine del borgo e viene impreziosita dai dintorni di Capalbio con una passeggiata nella riserva naturale che circonda le sponde del <strong>Lago di Burano</strong>, dove praticare birdwatching in diversi periodi dell’anno. Nella località di <strong>Garavicchio,</strong> invece, si trova l’affascinante opera del <strong>Giardino dei Tarocchi</strong>, realizzata dall’artista francese Niki de Saint Phalle e ispirata al Parco Güell di Gaudi a Barcellona.</p>
<p>L’arte si manifesta anche grazie al <strong>Festival del cortometraggio Capalbio Cinema</strong>, che si svolge nelle prime due settimane del mese di luglio, e che richiama nella località importanti personalità nazionali e internazionali.</p>
<p>Sulle tavole di Capalbio si possono trovare alcune specialità particolari come <strong>l’acquacotta, </strong>una sorta di zuppa con verdure, pane e uova dalle origine contadine e <strong>il buglione</strong>, una zuppa di agnello preparata con verdure, vino, aceto, aromi e accompagnata da pane tostato.</p>
<p>Si continua ad esplorare la Maremma con <strong>Orbetello</strong> e la sua zona lagunare che è delimitata verso il mare da due strisce di sabbia lunghe circa sei chilometri dette “tomboli”, il <strong>Tombolo della Feniglia</strong> ed il <strong>Tombolo della Giannella</strong>.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-69174" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/4422643532_91b375642c_b.jpg" alt="" width="1024" height="768" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/4422643532_91b375642c_b.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/4422643532_91b375642c_b-300x225.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/4422643532_91b375642c_b-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Nel centro storico di Orbetello si possono ammirare antichi monumenti come la cinta muraria che circonda la città dai bastioni di origine etrusca, ma rinforzati nel XVI secolo dagli spagnoli. Altro notevole punto di interesse è la <strong>Cattedrale di Santa Maria Assunta</strong>, il cui rosone sembra richiamare quello del Duomo di Orvieto.</p>
<h4>Nel mese di maggio si svolge una tradizione antichissima che richiama un evento tipico del luogo.</h4>
<p>Si tratta della <strong>Corsa dei Barchini</strong>, una regata della laguna che si disputa tra i cinque Rioni di Orbetello. A febbraio, invece, si celebra <strong>il Carnevaletto da tre soldi</strong>, una sfilata di carri allegorici e gruppi mascherati,</p>
<p>Le acque lagunari di Orbetello offrono un’ottima qualità del pesce e deliziose ricette culinarie. Da provare <strong>l’anguilla sfumata</strong>, un piatto tipico della zona che da secoli i pescatori preparano secondo un&#8217;antica ricetta. Si tratta di un’anguilla affumicata, marinata e poi condita con una salsa tradizionale a base di peperone.</p>
<p>Orbetello, paese dalla particolarissima forma a mandorla, è collegato al cuore del Monte Argentario da una diga artificiale costruita nel 1841. Il <strong>Monte Argentario</strong>, splendido promontorio circondato dal mare con un paesaggio unico e dall’incantevole ambiente marino.</p>
<h4>I suoi due principali centri sono <strong>Porto Ercole e Porto Santo Stefano.</strong></h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-69175" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/1669867033_5622428e4c_b.jpg" alt="" width="1023" height="658" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/1669867033_5622428e4c_b.jpg 1023w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/1669867033_5622428e4c_b-300x193.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/1669867033_5622428e4c_b-768x494.jpg 768w" sizes="(max-width: 1023px) 100vw, 1023px" /></p>
<p>Il primo si trova a sud del monte Argentario e lungo stretti vicoli si raggiunge la parte più antica del paese, dove poter scorgere la <strong>Chiesa di Sant’Erasmo</strong>, al cui interno sono custodite le tombe dei governanti spagnoli. <strong>Forte Filippo, la Rocca e Forte Stella</strong> sono tre fortificazioni che rendono Porto ercole ancora più affascinante. Queste costruzioni, perfettamente conservate e da cui si possono ammirare meravigliosi panorami sul mare, risalgono al periodo dello Stato dei Presidi, protettorato creato dal re di Spagna nel XVI secolo</p>
<p>Ma è il mare il vero punto di forza di questa località, dalla splendida spiaggia della Feniglia alle tante calette che partendo da qui è possibile raggiungere lungo la costa di tutto il promontorio.</p>
<h4>E il mare ha il ruolo principale anche a tavola.</h4>
<p>La zuppa di pesce, infatti, è il piatto tipico del luogo, originariamente preparata dai pescatori a bordo dei pescherecci con il pescato di giornata.</p>
<p>Porto Santo Stefano si presenta sul lato nord della penisola ed è una caratteristica località balneare in cui spicca la <strong>Fortezza Spagnola</strong> come suo monumento rappresentativo. Qui sono ospitate le mostre permanenti <strong>Memorie Sommerse</strong>, con reperti archeologici rinvenuti nei suoi fondali e <strong>Maestri d’Ascia</strong>, dedicata ai vecchi costruttori di navi e barche per pescatori.</p>
<p>E nel rispetto delle tradizioni <strong>il Palio Marinaro</strong> è una manifestazione folcloristica degna di nota. A Ferragosto di ogni anno si svolge una regata in cui i quattro rioni del paese si sfidano in una gara con barche a remi nelle acque del porto. Grande partecipazione popolare e senso della competizione lo rendono un evento molto atteso e apprezzato.</p>
<h4>Da Porto Santo Stefano si può partire per esplorare la vicina <strong>Isola del Giglio</strong>, un vero e proprio paradiso naturalistico.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-69176" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/Isola_del_Giglio_boulder.png" alt="" width="2000" height="1083" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/Isola_del_Giglio_boulder.png 2000w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/Isola_del_Giglio_boulder-300x162.png 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/Isola_del_Giglio_boulder-1024x554.png 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/Isola_del_Giglio_boulder-768x416.png 768w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/Isola_del_Giglio_boulder-1536x832.png 1536w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/Isola_del_Giglio_boulder-2048x1109.png 2048w" sizes="(max-width: 2000px) 100vw, 2000px" /></p>
<p>Le acque limpide dell’isola e i fondali ricchi e pescosi permettono ai turisti e agli appassionati di diving di vivere un mare incontaminato circondato da spiagge meravigliose come quella dell’<strong>Arenella</strong>, delle <strong>Cannelle</strong> e delle <strong>Caldane</strong>.</p>
<h4><strong>Giglio Porto, Giglio Castello e Campese</strong> sono i tre centri principali dell’isola.</h4>
<p>Giglio Porto è un caratteristico porticciolo disteso su un insenatura racchiusa da due moli. Da Giglio Porto è possibile imbarcarsi per una escursione verso <strong>l’isola di Giannutri</strong>, A Cala Maestra si trova l’unica spiaggetta dell’isola, che rappresenta un vero paradiso per gli amanti dello snorkelling e delle immersioni, ma anche un luogo di importanza archeologica, data la presenza di splendidi resti di una antica villa romana.</p>
<p>Da qui una strada stretta e tortuosa sale a <strong>Giglio Castello</strong>, sede del comune. L’antico paese ha conservato il suo aspetto di borgo fortificato con alte mura medievali munite di torri, ed è costituito da una serie di vicoli, ripide scalinate scavate nella roccia e vecchie case addossate le une alle altre, dominate dalla Rocca.</p>
<p>L’isola del Giglio rappresenta anche una gioia per il palato. La macchia mediterranea qui presente si alterna agli antichi terrazzamenti costruiti per rendere possibile la coltivazioni di oliveti e vigneti, da cui si ricava il pregiato <strong>vino bianco Ansonica</strong>.</p>
<p>Una prelibatezza da assaggiare è il <strong>coniglio alla cacciatora</strong>, cucinato con pomodoro, peperoncino e le olive sotto pesto, condite con olio d’oliva, aglio, sale, semi di finocchietto e buccia d’arancia. Poi il piatto tipico, ovvero il <strong>panficato,</strong> pagnotta dolce, abbastanza morbida e dal caratteristico colore bruno a base di fichi e di noci ma anche di miele, vino e uva secca.</p>
<h4>Lasciando per un momento il mare si fa una breve tappa nell’entroterra con una visita <strong>Saturnia.</strong></h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-69177" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/tuscany-3587068_1280.jpg" alt="" width="1280" height="833" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/tuscany-3587068_1280.jpg 1280w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/tuscany-3587068_1280-300x195.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/tuscany-3587068_1280-1024x666.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/tuscany-3587068_1280-768x500.jpg 768w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Una leggenda racconta che fu Saturno, scagliando un fulmine sulla terra, a creare un vortice di acqua sulfurea e tiepida proprio in questa zona<strong>. </strong> Saturnia, infatti, si presenta come un caratteristico borgo situato in cima ad una collina e famoso per le sue sorgenti termali, dove l’acqua sgorga a una velocità di 800 litri al secondo e ad una temperatura di 37 gradi. <strong>Le Cascate del Mulino</strong> sono uno dei luoghi più affascinanti, dove la sorgente termale ha scavato nella roccia una serie di piscine naturali accessibili gratuitamente.</p>
<h4>Si prosegue per <strong>Scansano</strong>, un borgo dell’entroterra collinare maremmano, celebre per la produzione di un particolare tipo di vino rosso, <strong>il Morellino di Scansano. </strong></h4>
<p>Un vino che nasce in collina, dal sapore intenso e reso particolare dai profumi del mare. Alla vite e al vino è anche dedicato un museo all’interno del paese.</p>
<p>Una passeggiata nel centro storico di Scansano permette di ammirare vari edifici medievali e splendidi panorami sulla campagna circostante. Una visita merita la <strong>chiesa di San Giovanni Battista</strong>, di origine medioevale e trasformata in collegiata nel 1630, mentre uno di punti più caratteristici è il <strong>Convento del Petreto</strong>, un complesso religioso inserito tra boschi di querce, cipressi e pini.</p>
<p>Il <strong>Santuario di San Giorgio a Montorgiali</strong>, invece, rappresenta la meta finale di una particolare cavalcata che si svolge nel giorno del festeggiamento del santo. Ad inizio autunno poi si svolge la manifestazione <strong>Settembre a Scansano Morellino e sapori Doc</strong>, momento ideale per degustare i prodotti tipici che offre il territorio.</p>
<h4>Fino ad arrivare a <strong>Grosseto</strong>, capoluogo della Maremma, e luogo ideale per esplorare le colline circostanti e i vicini tratti di mare.</h4>
<p>Una cerchia muraria medievale ancora intatta custodisce il centro storico di Grosseto. Qui si presenta <strong>Piazza del Duomo</strong>, su cui ammirare la notevole facciata in marmi bianchi e rosa della <strong>Cattedrale di San Lorenzo</strong>, il monumento più importante della città, costruita nel XII secolo.</p>
<p>Nel centro storico di Grosseto ha sede anche il <strong>Polo culturale Le Clarisse</strong>, che ospita al suo interno sia il nuovo <strong>Museo collezione Gianfranco Luzzetti</strong>, con dipinti e sculture di periodi compresi tra il XIV e il XIX secolo, che lo spazio espositivo <strong>Clarisse Arte</strong>, riservato a mostre contemporanee e sede di un centro di documentazione. In più una visita al Museo archeologico e d’arte della Maremma può rappresentare una buona occasione per conoscere in maniera approfondita i segreti di una città poco conosciuta.</p>
<h4>Ogni anno Grosseto ospita il <strong>Game Fair,</strong> unico esempio di festival country in Italia.</h4>
<p>Evento dedicato alle attività all’aperto, in cui trascorrere tre giorni immersi nella natura tra gare di tiro sportivo, equitazione e cinofilia. Durante <strong>la notte di San Lorenzo</strong>, ad agosto, nel centro storico della città sfila la tradizionale processione aperta da un carro trainato da buoi maremmani attraverso il tipico giogo e seguito dai butteri a cavallo, i tradizionali pastori della zona.</p>
<p>Nella vicina frazione di Montepescali, chiamata anche <strong>“Balcone della Maremma”</strong> per la vista panoramica che si gode dall’alto del borgo, ha luogo ogni anno la <strong>Sagra del cinghiale e del tortello</strong>, dove poter gustare i piatti della tradizionale cucina maremmana nella piazzetta del paese. I <strong>tortelli maremmani</strong>, in realtà, sono dei ravioli di pasta ripieni di spinaci o bietole, primo piatto tipico e molto apprezzato in tutta la Maremma.</p>
<h4>Poco distante e sulla costa ecco <strong>Castiglione delle Pescaia</strong>.</h4>
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<p>Antico borgo di pescatori racchiuso tra il mare e le colline. Una località famosa per belle spiagge e grandi pinete che proseguono fino a Marina di Grosseto, dove si concludono con la magnifica <strong>Pineta del Tombolo. </strong></p>
<p>Un interessante giro nel centro storico porta alla scoperta della <strong>Rocca</strong> risalente al XV secolo e della <strong>Chiesa di San Giovanni Battista</strong> con il suo caratteristico campanile, all’interno di un edificio che un tempo serviva come deposito di munizioni.</p>
<p>Sul lato orientale del paese era presente il <strong>lago Prile</strong> che, prosciugandosi, oggi ha lasciato spazio alla riserva naturale della <strong>Diaccia Botrona</strong>, una delle più significative aree umide d’Italia. I dintorni del borgo sono ricchi di località affascinanti come <strong>Vetulonia,</strong> una delle più importanti città etrusche, in cui visitare la necropoli e il Museo archeologico, e <strong>Punta Ala</strong>, lussuosa località turistica con un porto dotato di attrezzature fra le più innovative di tutto il Mediterraneo.</p>
<p>Dal punto di vista enogastronomico, a Castiglione della Pescaia il cinghiale regna sulla tavola, ma sono da provare anche piatti a base di pesce, come<strong> il risotto alla Femminelle</strong> e il <strong>baccalà alla maremmana.</strong></p>
<h4>Sempre sulla costa tirrenica toscana si incontra <strong>Follonica</strong>.</h4>
<p>Acque limpide e spiagge dalla sabbia chiara la rendono un’importante destinazione balneare della Toscana, dove poter praticare sport acquatici e immergersi nella natura con numerosi itinerari all’interno della macchia mediterranea.</p>
<p>Qui si trova una delle spiagge più belle d’Italia, quella di <strong>Cala Violina</strong>, mentre la s<strong>piaggia di Torre Mozza</strong>, dominata da una torre saracena da cui prende il nome, è abbracciata da un mare cristallino.  Questo splendido scenario si completa con la vista dalla spiaggia dell’Isola d’Elba e dell’Isola di Montecristo</p>
<p>Lungo il litorale del golfo di Follonica, e in particolare nei pressi dell’area delle <strong>Colline Metallifere</strong>, si possono riconoscere ancora oggi i resti degli antichi forni e delle miniere. L’attività estrattiva e metallurgica ha svolto un ruolo significativo in questo territorio e viene testimoniato e documentato sia dal <strong>MAGMA</strong> di Follonica, museo delle arti in ghisa della Maremma, che dal <strong>Parco Nazionale delle Colline Metallifere Grossetane</strong>.</p>
<h4>Questa zona è punto di partenza ideale per raggiungere facilmente le isole dell’<strong>Arcipelago Toscano.</strong></h4>
<p>Il mare trasparente, le pinete affacciate su scogliere a strapiombo, le calette nascoste e le grandi spiagge di sabbia morbida sono gli elementi che lo descrivono in modo appropriato.</p>
<p>Secondo la leggenda le isole che compongono l’Arcipelago Toscano erano le gemme della collana di Venere cadute nel Tirreno. Oggi sono ancora un tesoro che viene preservato e tutelato dal<strong> Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano</strong>, che comprende un tratto di mare di oltre 600 chilometri quadrati tra Livorno e il promontorio dell’Argentario.</p>
<h4>La più grande delle isole toscane è l’<strong>Elba.</strong></h4>
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<p>Nei suoi oltre duecento chilometri quadrati contiene cultura millenaria, arte e natura e crea un’atmosfera unica dagli scenari straordinari. La sua costa offre spiagge sempre diverse, dalla sabbia dorata ai sassi, fino alla spiaggia nera, il cui colore è dovuto alla presenza di ferro.</p>
<p>L’Elba è ricca di minerali e sin dall’antichità ha rappresentato un importante centro di attività estrattive, prima con gli Etruschi ed in seguito con  i Romani. Proprio le testimonianze di questi ultimi si possono ammirare nei golfi più caratteristici dell’isola, dove sorsero le grandiose ville patrizie <strong>della Linguella, delle Grotte e di Capo Castello</strong>.</p>
<p>A metà del 1500 i Medici realizzarono la città fortificata di <strong>Portoferraio</strong>, un esempio armonioso tra architettura e mare, mentre subito dopo gli Spagnoli si insediarono a <strong>Porto Azzurro</strong> e costruirono il maestoso <strong>Forte San Giacomo</strong>. Napoleone, invece, sotto la sua amministrazione, costruì strade, riorganizzò l’economia mineraria e da un’antica chiesa sconsacrata ricavò un elegante teatro che, in seguito a lavori di restauro, oggi è sede di importanti rassegne culturali.</p>
<h4>Avere la possibilità di visitare l’<strong>isola di Montecristo</strong> rappresenta un’autentica fortuna.</h4>
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<p>Dalla fine degli anni’80 lo spazio attorno all’isola è diventato una zona di tutela biologica integrale ed è accessibile solo ad un numero limitato di visitatori all’anno, guidati dal personale del Corpo Forestale dello Stato di Follonica.</p>
<p>Da lontano l’isola si presenta come un imponente scoglio percorso da una catena montuosa che conta tre vette principali, <strong>il Monte della Fortezza, la Cima del Colle Fondo e la Coma dei Lecci</strong>. Le alture scendono sul mare lungo tutta la costa e l’unico approdo possibile è da <strong>Cala Maestra</strong>, al termine di una stretta vallata alberata dove si trova <strong>l’ex Villa Reale</strong>, unica costruzione dell’isola.</p>
<p>I sentieri percorribili sono tutti piuttosto impegnativi e consentono di arrivare ai resti del <strong>Convento di San Mamiliano,</strong> a circa un’ora e dieci di cammino da Cala Maestra, per proseguire fino alla <strong>Grotta del Santo</strong>, situata a circa 40 minuti dal Monastero, un luogo ideale e caratteristico dove il silenzio regna ovunque.</p>
<p>Nonostante la particolare bellezza dell’isola, qui sono vietate la balneazione, la pesca entro le tre miglia e la navigazione entro mille metri dalla linea di costa. Chiunque voglia visitare l’isola di Montecristo deve contattare l’Info Park che organizza escursioni e visite speciali con guide autorizzate.</p>
<h4>In un territorio totalmente pianeggiante si trova <strong>l’isola di Pianosa</strong>, la più vicina all’Elba.</h4>
<p>Una località che per un arco di tempo è stata sede di un penitenziario, istituito nel 1856 dal Granducato di Toscana e rimasto attivo fino al 1998.  Questa condizione ha curiosamente salvaguardato l’isola, creando un ambiente naturale unico, dalle acque limpide e da fondali incantevoli, ideali per gli amanti delle immersioni.</p>
<p>La costa di Pianosa alterna tratti rocciosi a splendide baie di arena, la più nota delle quali è <strong>Cala San Giovanni</strong>, particolare spiaggia di sabbia bianca. Ma a Pianosa è possibile scoprire anche le numerose tracce che hanno lasciato gli insediamenti presenti già dalla preistoria. Tra questi una necropoli dell’età del rame, una villa Romana e le catacombe paleocristiane. La <strong>Casa del Parco</strong> a Villa Literno è il punto centrale in cui ricevere informazioni sul patrimonio naturale e storico dell’isola.</p>
<h4>Un angolo di paradiso è rappresentato dall’<strong>isola di Capraia</strong>.</h4>
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<p>Meta perfetta per gli amanti del mare che qui hanno l’occasione di fare gite in barca e scoprire splendide calette o spiagge incantevoli.  All’interno dell’isola si viene ammaliati dai colorati frutti del corbezzolo e avvolti dall’odore del mirto.</p>
<p>L’isola mostra ancora oggi le opere di fortificazione costruite al tempo del dominio genovese, come il <strong>forte San Giorgio</strong> e <strong>la torretta del Bagno</strong>, mentre nella piazza principale del paese è possibile ammirare la <strong>chiesa di San Nicola</strong>, al cui interno si trova una statua lignea dedicata al Santo, che è stata recuperata dal mare.</p>
<p>Lasciandosi alle spalle il porticciolo di Marina di Capraia si possono esplorare campi e terreni coltivati dalle aziende agricole locali che producono marmellate, conserve, grappe, formaggi, miele Per approfondire la storia mineraria dell’isola, invece, è consigliata la visita a bordo di una jeep nel <strong>Parco di Rio Marina</strong>, caratterizzato da crateri argentei e vecchi impianti di lavorazione di quarzo e marmi.</p>
<h4>La <strong>Sagra del Totano</strong> è sicuramente l’evento più importante dell’isola e ha luogo ogni anno a novembre.</h4>
<p>La manifestazione si divide in due momenti principali, la gara di pesca del totano e la sagra vera e propria, con stand enogastronomici. Nelle stagioni primaverili e autunnali arriva il <strong>Walking Festival</strong>, con appuntamenti ed escursioni che consentono di scoprire le bellezze dell’isola a piedi, in compagnia di guide specializzate.</p>
<p>Lasciate le isole si continua a scoprire il versante tirrenico toscano con una peculiarità come la <strong>Costa degli Etruschi</strong>. Un nome che presenta il territorio costiero preferito dagli Etruschi, che qui hanno lasciato in ogni angolo tracce di zone affascinanti e misteriose.</p>
<h4>Una delle principali località di questa costa è <strong>Piombino</strong> che si distende su un promontorio di fronte alle isole dell’Arcipelago Toscano.</h4>
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<p>Piombino presenta un centro storico protetto in parte da una bella cinta muraria, che conserva monumenti come le <strong>Fonti di Marina</strong>, dove si approvvigionavano le navi, la trecentesca e bella <strong>Casa delle Bifore</strong>, e poi le chiese, tra cui sono da ricordare la <strong>Concattedrale di Sant’Antimo e  la Cappella della Cittadella.</strong></p>
<p>Le stradine lastricate conducono al maestoso Castello, sede del <strong>Museo del Castello e delle ceramiche medievali di Piombino</strong>, splendida costruzione il cui nucleo originario risale al 1200. Da <strong>Piazza Bovio</strong>, la più grande piazza sul mare d’Europa su cui si affaccia <strong>Palazzo Appiani</strong>, lo sguardo spazia sulla costa e sulle isole dell’Arcipelago.</p>
<h4>Piombino è il punto di partenza ideale per scoprire la Costa degli Etruschi.</h4>
<p>Da qui si arriva in poco tempo al <strong>Parco Archeologico di Baratti e Populonia</strong>, un vero e proprio museo della civiltà etrusca a cielo aperto affacciato sul Tirreno. Qui si trovano i resti dell’antica Populonia, l’unica città etrusca costruita sul mare. Nella parte bassa del parco archeologico è possibile visitare le due Necropoli etrusche, <strong>San Cerbone e delle Grotte</strong>. Nella parte alta, costituita dall’Acropoli di Populonia, si ammirano i templi, gli edifici, i mosaici e le strade dell’epoca romana.</p>
<p>La necropoli monumentale di San Cerbone, l’unica tra quelle etrusche a essere stata costruita in riva al mare, conserva i resti degli edifici adibiti alla lavorazione dei metalli. Sulle colline le aree di cava si alternano alla suggestiva necropoli delle Grotte, costituita da tombe a camera scavate nella roccia</p>
<p><strong>Populonia</strong>, infatti, è un’importantissima città etrusca, uno dei dodici centri chiamate Dodecapoli, le città-stato che facevano parte dell’Etruria.</p>
<p>In cima ad una collina circondata dal mare cristallino, l’antico abitato si trova su uno dei promontori che formano il Golfo di Baratti, dove andare alla scoperta di varie calette nascoste.</p>
<h4>Si prosegue a nord per <strong>Cecina,</strong> una cittadina della Costa degli Etruschi di origini antichissime.</h4>
<p>Una visita al <strong>Museo Civico Archeologico Guerrazzi</strong>, allestito nella settecentesca <strong>Villa La Cinquantina</strong>, permette di scoprire suggestivi reperti arcaici ed etrusco-romani, tra cui monili, oggetti in bronzo, ceramiche e suppellettili.  Gli amanti dell’arte classica possono visitare la <strong>Villa romana di San Vincenzino</strong>, un complesso residenziale che risale al periodo tra il I secolo a.C. e il V secolo d.C, di cui sono visibili i mosaici, i pavimenti e l&#8217;intatta cisterna sotterranea.</p>
<p>Cecina è da sempre caratterizzata dal suo stretto rapporto con la costa e la sua <strong>Marina</strong>. Quest’ultima si presenta come località balneare circondata da vaste pinete marittime secolari che si affacciano sull’arenile lungo quindici chilometri e costituiscono la <strong>Riserva Naturale Biogenetica dei Tomboli di Cecina</strong>, lunghi cordoni di dune ricoperti da una fitta vegetazione che dalla spiaggia si spingono verso l’interno.</p>
<h4>Cecina è un luogo consigliato per assaggiare piatti a base di pesce e di carne da allevamenti locali.</h4>
<p>Il territorio è anche attraversato dalla prestigiosa <strong>Strada del Vino della Costa degli Etruschi</strong>, ed è al centro di produzioni vinicole di qualità, come i vini <strong>Bolgheri DOC, Suvereto DOCG e  Rosso della Val di Cornia DOCG.</strong></p>
<p>Prima di arrivare a Livorno merita una visita <strong>Castiglioncello</strong>, antico villaggio etrusco dalle rosse scogliere a picco sul mare e dalle spiagge e calette bagnate dall’acqua trasparente. Il mare che circonda la costa rocciosa tra Chioma a Castiglioncello e le lunghe distese di spiaggia tra Rosignano e Vada, sono noti per la ricchezza dei fondali. Uno dei luoghi preferiti da pescatori e appassionati di snorkeling assieme agli amanti della vela e del windsurf.</p>
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<p>Castiglioncello è divenuta nel tempo un centro culturalmente molto vivace e lo continua a testimoniare il <strong>Castello Pasquini</strong>, in cui ogni anno si svolgono manifestazioni culturali, rassegne di danza, premi letterari e filosofici. In tema di eventi, il <strong>Foodies Festival</strong> si svolge a Castiglioncello e nelle frazioni limitrofe nel periodo primaverile. Si tratta di un appuntamento dedicato al gusto e alle ricette della tradizione, mentre gli amanti della cucina marinara vengono allietati a giugno con la storica <strong>Festa del Pesce</strong>.</p>
<h4>Un grande rapporto tra mare e cultura viene presentato da <strong>Livorno</strong>.</h4>
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<p>Una città di porto che, attraverso i secoli, ha visto nello scambio di culture una risorsa da valorizzare continuamente. Lo racconta la sua storia, divenendo nel 1600 una città di accoglienza per tutti i perseguitati religiosi, politici o razziali, e arricchendosi dell’intraprendenza e delle usanze di svariate nazioni straniere. Testimonianze ancora vive negli edifici di culto, negli archivi e nella gastronomia della città.</p>
<p>Nel cuore della città si può visitare la <strong>Cattedrale di San Francesco</strong>, Duomo di Livorno, mentre passeggiando per i vicoli storici si incontra <strong>Piazza Grande e Piazza delle Repubblica</strong>, detta il Voltone. Una scoperta particolare della città avviene seguendo un itinerario chiamato <strong>la Piccola Venezia</strong>, fatto di canali da percorrere in battello che conduce fino ai luoghi rinascimentali del centro città.</p>
<h4>Uno dei simboli di Livorno è il <strong>monumento dei quattro Mori</strong>, vicino al porto.</h4>
<p>A guardia di quest’ultimo, c’è la <strong>Fortezza Vecchia</strong>, in cui spicca il maestoso <strong>Mastio di Matilde</strong>, unito per vie d’acqua alla Fortezza Nuova, cuore del centro cittadino. Ma un’altra bellezza che si trova in città è sicuramente la <strong>Terrazza Mascagni</strong> con il suo particolarissimo pavimento a scacchiera bianco e nero, mentre il <strong>Museo Mascagnano</strong>, dedicato alla musica è ospitato nello storico Teatro Goldoni.</p>
<p>La scoperta della città si potrebbe concludere con una passeggiata tra i villini liberty del <strong>quartiere Ardenza,</strong> alle spalle del lungomare.  Non può mancare una visita dell&#8217;imponente tempio del gusto di Livorno, il <strong>grande Mercato delle Vettovaglie</strong>, considerato uno dei più grandi mercati storici d’Europa.</p>
<p>Il piatto principe della cucina livornese è il <strong>Cacciucco</strong> che non è solo una semplice zuppa di pesce, ma un insieme di diversi pesci, come se rappresentasse un miscuglio di genti, un piatto della fratellanza.</p>
<h4>Tra il tipico street-food locale, invece, si trova <strong>il 5 e 5</strong>, una torta salata di ceci fra due fette di pane francese.</h4>
<p>Ogni anno, a metà giugno, si svolge il <strong>Cacciucco Pride</strong>, tre giorni di festa per celebrare il famoso piatto tipico della cucina povera livornese. A fine luglio, invece, si celebra la festa più partecipata dell’estate livornese<strong>, Effetto Venezia</strong>, che per cinque serate anima il cuore antico della città, il quartiere La Venezia, caratterizzato da ponti e canali navigabili.</p>
<p>Nel mare di fronte a Livorno si affaccia <strong>l’isola di Gorgona</strong>, la più piccola dell’Arcipelago Toscano, quasi interamente montuosa e riccamente coperta dalla tipica macchia mediterranea. Una parte dell’isola è attualmente sede di un penitenziario, realizzato come succursale di quella di Pianosa e ospitato a <strong>Villa Margherita</strong>, costruita sui resti di antichissimi insediamenti etrusco-romani.  L’accesso all’isola è consentito a tutti, ma severamente regolato nel numero di un centinaio di persone al giorno. Le escursioni all’isola si possono effettuare solo tramite una guida e non è possibile muoversi individualmente.</p>
<p>L’isola di Gorgona si trova nel cuore del cosiddetto <strong>Santuario Internazionale dei Cetacei,</strong> dove è facile ammirare delfini e balene e per questo motivo le sue acque sono oggetto di continui studi. Lungo la costa si incontrano meravigliose insenature e baie come <strong>Costa dei Gabbiani</strong> e <strong>Cala Scirocco</strong>, dove si apre la <strong>Grotta del Bue Marino</strong>, mentre il centro principale dell’isola è costituito da un antico borgo di pescatori in cui risiedono una settantina di persone.</p>
<h4>Da Livorno si prosegue in direzione di un’altra tappa fondamentale come <strong>Pisa.</strong></h4>
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<p>Una città dagli incredibili profili storici che raggiunse il culmine all’epoca delle Repubbliche Marinare. Un periodo, questo, che permise di rendere il centro della città un cuore di tesori artistici, in cui risaltano chiese romaniche e gotiche.</p>
<p>A partire dal <strong>Battistero </strong>fino al <strong>Camposanto Monumentale</strong>, che si affaccia su <strong>Piazza dei Miracoli</strong> articolando i suoi 130 metri in 43 arcate cieche. La <strong>Cattedrale,</strong> fondata nel 1063, è il capolavoro assoluto dell&#8217;architettura romanico-pisana, mentre alle sue spalle non smette mai di stupire la famosa <strong>Torre </strong>pendente.</p>
<p>Muovendosi tra vicoli e lungarni si scoprono altri gioielli architettonici come <strong>Santa Maria della Spina</strong>, la sede della Scuola Normale in <strong>Piazza dei Cavalieri</strong> e le esposizioni di <strong>Palazzo Blu</strong>. Da non perdere la passeggiata ad alta quota lungo il <strong>camminamento delle Mura</strong>, che con i suoi undici metri di altezza, offre la possibilità di osservare la città da un’inedita prospettiva.</p>
<h4>Ma non solo centro storico.</h4>
<p>La natura che circonda la città è una piacevole scoperta con il <strong>Parco Naturale di Migliarino, San Rossore e Massaciuccol</strong>i. La Tenuta di San Rossore, il cuore del parco, è la più grande pineta d’Europa e si estende fino al mare, tra boschi di lecci, pini marittimi e dune da scoprire a piedi o in bicicletta.</p>
<p>Percorrendo il viale D’Annunzio da Pisa verso il mare si arriva a <strong>Marina di Pisa</strong>, presentata da uno scenario singolare, da un lato la lunga curva dell’arenile della Tenuta di San Rossore, alle spalle il profilo delle Alpi Apuane e di fronte la linea dell’orizzonte che si perde verso il mare.</p>
<p>Il mese di giugno è ricco di eventi storici a Pisa, come la <strong>Luminara, il Palio di San Ranieri, il Gioco del Ponte</strong> e la singolare <strong>Regata delle Antiche Repubbliche Marinare</strong>. Un’antica tradizione della Repubblica Pisana che rivive dal 1956 in una competizione in cui, ogni quattro anni, si affrontano sull’Arno le imbarcazioni delle antiche repubbliche.</p>
<p>Il percorso sulla costa tirrenica toscana continua in <strong>Versilia, </strong>un lembo di costa che si estende per una ventina di chilometri, tra colline coltivate a ulivo e vite, lidi sabbiosi e ricca vegetazione mediterranea. La presenza di siti archeologici, borghi medievali e fortezze sono segni di un passato che ha delineato le principali città.</p>
<h4>Tra queste <strong>Viareggio, </strong>situata fra il mare e le vette delle Alpi Apuane, è sicuramente la città più importante della Versilia.</h4>
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<p><strong>Villa Argentina</strong> e il <strong>Caffè Margherita</strong> si annoverano tra gli elementi più notevoli da menzionare. Nel centro di Viareggio si trova il <strong>Museo delle Marineria</strong>, un percorso affascinante per scoprire la vita e il lavoro dei marinai. A questo si aggiungono i <strong>Musei Civici di Villa Paolina</strong> e le raffinate decorazioni art-deco che caratterizzano le ville sparse in tutta la città.</p>
<p>Viareggio ha un rapporto quasi simbiotico con il <strong>Carnevale.</strong> Una tradizione che rivive ogni anno attraverso la sfilata dei carri allegorici di cartapesta, con spettacoli che attraggono turisti da tutto il mondo. Dopo la sfilata il divertimento continua con i <strong>rioni</strong>, ovvero le feste che in ogni weekend del Carnevale coinvolgono a turno i quattro quartieri della città con maschere, musica e danze.</p>
<p>La città inoltre ha dedicato alla sua storica manifestazione la <strong>Cittadella del Carnevale</strong>, un grande parco urbano dove lavorano i maestri della cartapesta, gli artigiani viareggini che costruiscono a mano i giganteschi carri allegorici.</p>
<h4>Una delle zone più rappresentative è il <strong>Mercato di Viareggio</strong>.</h4>
<p>Un centro rionale dove tuffarsi nei sapori e nei profumi della cucina locale, tra le ricette che vengono dal mare, come l’immancabile caciucco oppure gli spaghetti alla marinara e allo scoglio.</p>
<p>Si procede verso nord arrivando a<strong> Pietrasanta</strong>, affascinante città di origine medievale dalla vocazione artistica che ha radici antichissime ed è strettamente connessa alla lavorazione del marmo. A ricordarlo bastano la presenza di vecchi laboratori e le raffinate decorazioni delle tante chiese che arricchiscono le strade e le piazze del centro.</p>
<p>Proprio tra le chiese spicca il notevole <strong>Duomo di San Martino</strong> che, affacciato sulla bellissima Piazza Duomo, conserva al suo interno pregevoli opere. Sulla stessa piazza si trova il <strong>Teatro Comunale e la Chiesa di Sant’Agostino</strong>, che oggi ospita il <strong>Museo dei Bozzetti Pierluigi Gherardi</strong>, che conserva una raccolta di 700 bozzetti in gesso di sculture di artisti italiani e stranieri.</p>
<p><strong>Valdicastello</strong>, piccolo borgo nel comune di Pietrasanta, <strong>permette di visitare la casa natale di Giosuè Carducci</strong>, dedicata alla memoria del poeta, dove sono presenti arredi, ricordi e pannelli illustrativi relativi alla sua vita.</p>
<p>L’estate è il periodo migliore per recarsi a Pietrasanta, quando in città si moltiplicano mostre e rassegne d’arte, così come gli spettacoli nella <strong>Parco della Villa Versiliana</strong> a Marina di Pietrasanta. A novembre si festeggia il patrono con la <strong>fiera di San Martino</strong> e nella splendida cornice del centro storico ha luogo la mostra mercato con espositori e produttori del settore alimentare provenienti da tutta Italia.</p>
<p>Continuando a risalire la costa si incontra la <strong>Riviera Apuana, </strong>caratterizzata da spiagge finissime di sabbia e da maestose montagne di marmo. Una litorale in cui alternare rilassanti giornate di mare ad escursioni sulle meraviglie della montagna.</p>
<h4>In una conca naturale incastonata tra le Alpi Apuane si inserisce<strong> Massa.</strong></h4>
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<p>Una graziosa cittadina, il cui centro è caratterizzato dall’imponente presenza del <strong>Palazzo Ducale</strong> di Piazza degli Aranci e dal <strong>Museo Diocesano</strong>, dove si possono ammirare opere che rappresentano la storia artistica e religiosa della città, tra cui il trittico di Bernardino del Castelletto, il tesoro della Cattedrale, e altre espressioni di devozione popolare.</p>
<p>Dal <strong>Castello Malaspina</strong> si gode uno dei più bei panorami sulla città, sulle Apuane e sulla riviera, mentre gli amanti dell’architettura moderna e contemporanea possono ammirare la chiesa di <strong>San Sebastiano </strong>e continuare la visita con il <strong>Teatro Guglielmi</strong> e l’antica <strong>Chiesa della Misericordia</strong>,</p>
<p>Uno degli eventi più sentiti della città ha luogo il 4 ottobre con la <strong>Festa di San Francesco d’Assisi</strong>, patrono di Massa. Oltre alla tradizionale celebrazione liturgica, le strade si riempiono di bancarelle e visitatori. Tra le specialità culinarie del luogo la celebre <strong>Torta di riso</strong>, simbolo della cucina locale e preparata nel periodo pasquale, ma da assaggiare anche la <strong>torta d’erbi, di castagnaccio e di pecorino </strong>accompagnate da un buon calice di <strong>vino Candia dei Colli Apuani</strong>.</p>
<h4>Nella Riviera Apuana si presenta un altro piccolo gioiello come<strong> Carrara</strong>, da sempre conosciuta come la città del marmo.</h4>
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<p>L’identità di questo antico centro si lega a questa pietra limpida che si estrae dalle cave presenti in questa zona sin dall’epoca romana.</p>
<p>Cuore della città è Piazza Duomo, dove si trova la <strong>Collegiata di Sant’Andrea</strong>, divenuta in seguito splendida Cattedrale con una facciata interamente rivestita di marmo bianco  alternato a delle fasce di marmo nero di Colonnata. Il <strong>Castello dei Malaspina</strong> è un importante emblema di Carrara, rocca difensiva trasformata nel tempo in una stupenda residenza signorile, sede dell’<strong>Accademia di Belle Arti.</strong></p>
<h4>Il <strong>Museo Civico del Marmo</strong> consente di approfondire meglio storia e vocazione della città.</h4>
<p>Il suo spazio espositivo si divide in sei sezioni interne e un’area esterna che offrono un’immagine affascinante del patrimonio locale, spaziando dall’archeologia romana e storia del territorio fino ad illustrare le tecniche più innovative di scultura moderna in marmo e altri materiali</p>
<p>Nella spettacolare cornice delle cave di marmo, ad agosto, si può assistere ad un evento particolare. Si tratta della <strong>Rievocazione Storica della Lizzatura</strong>, antico metodo con il quale i cavatori trasportavano i blocchi di marmo, che facevano scivolare sopra legni insaponati e in seguito trasportati a valle con l’aiuto dei carri trainati da buoi.</p>
<h4>Ed è sempre legata al marmo la produzione di uno dei prodotti della gastronomia locale più conosciuti al mondo, <strong>il lardo di Colonnata IGP</strong>.</h4>
<p>Il prodotto viene ricavato dalla parte grassa del dorso del maiale, lavorato con erbe aromatiche e lasciato stagionare all’interno di apposite conche di marmo. Un’autentica prelibatezza che ha assunto la denominazione del luogo dov’è portato a stagionare, ovvero Colonnata, un minuscolo borgo di cavatori delle Alpi Apuane, circondato da singolari cave di marmo.</p>
<p>La visita di Carrara si può concludere con una gita nel <strong>Parco delle Alpi Apuane</strong>, le cui vette circondano la città. Questa catena montuosa, unica per le sue caratteristiche, si sviluppa per 60 chilometri ed è conosciuta sia per la bellezza dei propri marmi, che per le profondità che si aprono tra le montagne e gli splendidi panorami che si estendono dalle cime candide fino alla costa tirrenica</p>
<h4>Tra le Alpi Apuane e l&#8217;Appennino Tosco-Emiliano si trova un territorio incantevole tutto da scoprire,<strong> la Garfagnana.</strong></h4>
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<p>Qui la natura domina incontrastata, con foreste che sono ancora incontaminate e vette che superano i 2000 metri. La punta più alta della Toscana svetta proprio in Garfagnana ed è il <strong>Monte Prado</strong>, che nei pressi di <strong>Sillan</strong>o tocca i 2054 metri di altezza. Protetti dalle montagne, tanti piccoli e grandi centri, uniti nel regalare panorami splendidi e curiosità uniche.</p>
<p>E tra questi ecco <strong>Castelnuovo di Garfagnana</strong>, capoluogo e cuore verde della Garfagnana. La <strong>Rocca Ariostesca</strong> è il simbolo della cittadina e regna sula piazza principale del centro storico con la sua mole a trapezio. Attualmente ospita gli uffici comunali, l&#8217;archivio storico e il <strong>Museo Archeologico del Territorio della Garfagnana. </strong></p>
<p>Di notevole interesse è anche il <strong>Duomo</strong>, intitolato ai Santi Pietro e Paolo e costruito nel 1500 sulle rovine di una chiesa romanica dell’XI secolo. All’interno si trovano la Pala di San Giuseppe e un Crocifisso Ligneo del XV secolo noto come Cristo Nero. Nelle vicinanze del paese è da vedere anche la <strong>Fortezza di Mont’Alfonso</strong>, costruita alla fine del Cinquecento come ultimo presidio del Ducato di Ferrara.</p>
<p>Tra le principali manifestazioni organizzate nel mese di agosto si annoverano la <strong>Settimana del Commercio</strong>, che offre una serie di eventi, spettacoli e mostre per dieci giorni nel periodo di Ferragosto e il <strong>Festival della Magia e dell’Illusionismo</strong>. Ma l’evento centrale dell’anno culturale del paese è il <strong>Festival dell’International Academy of Music of New York</strong>, che porta in Garfagnana a giugno e luglio alcuni tra i migliori interpreti di musica da camera della scena internazionale.</p>
<p>I piatti caratteristici da assaggiare sono la zuppa, le torte o le insalate preparate con il farro della Garfagnana IGP, un cereale antichissimo alla base dell&#8217;alimentazione delle popolazioni Romane. Altra eccellenza locale e ingrediente di molti piatti è la <strong>Farina di neccio DOP</strong>.</p>
<h4>Tra le ricette tipiche i <strong>manafregoli</strong>, farina di neccio cotta con il latte, il castagnaccio e il pane di patate della Garfagnana.</h4>
<p>Segue<strong> Borgo a Mozzano</strong>, famoso per la presenza del Ponte della Maddalena, magnifica e un po’ visionaria struttura medievale. Fatto costruire da Matilde di Canossa, è conosciuto da tutti come il <strong>Ponte del Diavolo</strong>. La marcata asimmetria delle sue arcate è spiegata da una leggenda sulle sue origini.</p>
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<p>Si narra che questa grande struttura fosse stata costruita con l’aiuto del demonio che, in cambio della costruzione del ponte, avrebbe preteso l’anima di chi per primo l’avesse attraversato. I paesani, per aggirare l’accordo, avrebbero fatto fare la passerella inaugurale sul ponte a una capra e il Diavolo, per rivalsa, avrebbe modificato così l’ampiezza delle arcate.</p>
<p>Nel centro, il nucleo antico del paese si snoda attorno a tre vie principali, su cui si affacciano palazzi medievali circondati da orti e giardini. Come in tutta la Garfagnana, il paese e le sue frazioni sono caratterizzati dalla presenza di belle e antiche chiese medievali, tra cui la <strong>Chiesa di San Jacopo</strong>, riconoscibile grazie alla sua imponente torre campanaria.</p>
<h4>Degno di nota anche il <strong>Convento di San Francesco</strong>, con la chiesa barocca e l’elegante chiostro cinquecentesco.</h4>
<p>Periodicamente Borgo a Mozzano è palcoscenico di una serie di interessanti manifestazioni. Per gli amanti dei fiori ecco la <strong>Biennale dell’Azalea</strong>, una mostra mercato che si svolge in aprile. Molto sorprendente è anche la <strong>Sagra del Baccalà</strong>, organizzata ogni primo maggio nella frazione di Anchiano in collaborazione con la città norvegese di Aalesund.</p>
<p>La secolare tradizione norcina della Garfagnana si rispecchia nel <strong>Biroldo</strong>, l&#8217;unico salume a livello regionale ottenuto utilizzando in maniera esclusiva la testa del maiale, conferendogli grande morbidezza e delicatezza.</p>
<h4>Da qui si procede verso sud arrivando a <strong>Lucca.</strong></h4>
<p>Soprannominata la <strong>Città dalle 100 chiese</strong>, per la sua incredibile collezione di luoghi di culto, le vicissitudini storiche hanno reso Lucca una splendida isola fortificata, che conserva all’interno delle sue mura un vero e proprio patrimonio artistico e architettonico.</p>
<p>Ed è proprio la splendida ed intatta cinta muraria che accoglie i visitatori, con i suoi oltre quattro chilometri e dieci baluardi che rappresentano ancora oggi un meraviglioso ed unico  punto di vista sulla città. Uno dei tesori di Lucca è sicuramente il Duomo di San Martino, con la sua facciata romanica che colpisce per la sua asimmetria</p>
<h4>Lucca è diventata un vero e proprio scenario fantasy.</h4>
<p>Ogni anno ad ottobre, tra le strade della città, va in scena il <strong>Lucca Comics &amp; Games</strong>, la più importante fiera italiana dedicata al fumetto, all’animazione e ai giochi di ruolo. Una manifestazione che fa delle antica mura e delle strette strade un coloratissimo carnevale fuori stagione. Negli ultimi anni, d’estate, la città è diventata un importante punto di riferimento per quanto riguarda la musica, grazie al <strong>Lucca Summer Festival</strong> che vede esibirsi in città alcuni tra i più quotati artisti del panorama internazionale.</p>
<p>Spostandosi nella zona della <strong>Valdinievole</strong> si incontra una località affascinante come <strong>Montecatini Terme</strong>, che deve la sua notorietà alla proprietà terapeutiche delle sue acque, alla raffinatezza degli edifici e al patrimonio architettonico costruito intorno alle sorgenti.</p>
<p>Qui la salute e il benessere regnano sovrani. Le <strong>Terme di Montecatini</strong> devono la loro fama alle acque che fluiscono dalle profondità del suolo e che dopo un lungo tragitto attraverso depositi di calcare e argilla sgorgano in stabilimenti termali immersi in parchi meravigliosi.</p>
<p>Alcuni degli appuntamenti più importanti della vita artistica e culturale di Montecatini Terme si svolgono tra giugno e settembre, tra cui <strong>Estate Regina</strong>, rassegna di concerti premi ed eventi legati al mondo della musica classica, molti dei quali si svolgono all’interno del <strong>Teatro Verdi.</strong></p>
<p>A pochi passi da Montecatini si trova <strong>Monsummano Terme</strong>, contraddistinta dalla presenza della <strong>grotta Giusti</strong>, una galleria sotterranea custodita in un parco secolare e tanto meravigliosa da essere stata definita dal maestro Giuseppe Verdi come l’ottava meraviglia del mondo.</p>
<p>In questo territorio sono assolutamente da provare le <strong>cialde di Montecatini</strong>, un delizioso biscotto a cerchio, realizzato da due sfoglie con al centro una farcitura di mandorle, perfetto per accompagnare del té o dei vini dolci.</p>
<h4>Dopo aver rilassato il corpo e la mente si fa un piccolo viaggio nella cultura con<strong> Pistoia.</strong></h4>
<p>Seducente città offre un percorso ricco di chiese, chiostri, palazzi, musei e monumenti che ruotano intorno a una piazza del Duomo tra le più affascinanti d’Italia.</p>
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<p>Proprio quest’ultima è ancora oggi circondata dai principali edifici che nei secoli hanno caratterizzato la vita politica e religiosa della città, come il <strong>Palazzo Comunale</strong>, <strong>la Cattedrale di San Zeno, e il Palazzo dei Vescovi. </strong>La caratteristica <strong>Piazza della Sala</strong> appartiene al nucleo più antico, che include diversi edifici sacri a testimonianza della centralità della religione nella storia di Pistoia.</p>
<p>Tra le strade di Pistoia si scoprono altre opere inaspettate e preziose come l’Ospedale del Ceppo, la <strong>pieve di Sant’Andrea</strong>, o ancora la <strong>Chiesa del Tau</strong>, completamente decorata di bellissimi affreschi medievali. Un altro particolare edificio religioso è la <strong>chiesa di San Giovanni Fuorcivitas</strong>, decorata all’esterno da marmi bianchi e neri, mentre poco oltre si può raggiungere il complesso della <strong>chiesa di San Filippo Neri e della Biblioteca Fabroniana.</strong></p>
<p>Ma per conoscere ancora meglio Pistoia è necessario uscire dal centro della città e scoprire i colli che la circondano, da esplorare perdendosi tra i sentieri dell’<strong>Ecomuseo della Montagna Pistoiese. </strong></p>
<h4>Le famose stazioni sciistiche, tra cui <strong>Abetone e Doganaccia</strong>, sono frequentate ogni anno da appassionati di sci e snowboard.</h4>
<p>Queste vette, però, sono ideali anche per il trekking e tra i percorsi più interessanti ci sono quelli del <strong>Monte Gomito, del Monte Cimone e del Libro Aperto</strong>, nonché i percorsi che portano ad ammirare i suggestivi laghi Nero e Scaffaiolo.</p>
<p>Gli amanti della musica possono visitare Pistoia nel mese di luglio, in occasione del <strong>Festival Pistoia Blues</strong> in piazza del Duomo, mentre chi preferisce il folklore può fermarsi a seguire la <strong>Giostra dell’orso</strong>, che ripropone le imprese gloriose di un torneo medievale in costume.</p>
<p>Una specialità da gustare a Pistoia è la <strong>zuppa del carcerato</strong>, a base di pane raffermo e brodo di carne, una delle ricette più caratteristiche dell’area. Il nome deriva da un fatto storico, poiché un tempo il piatto veniva cucinato per i prigionieri del carcere cittadino. Si conclude il pasto con gli originali <strong>confetti «a riccio»</strong> di Pistoia, ottenuti seguendo antichi sistemi di lavorazione.</p>
<h4>Si prosegue per<strong> Prato</strong>, una città in cui avviene l’incontro tra il fascino antico del centro storico e le strutture moderne.</h4>
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<p>Una forte combinazione che ha fatto diventare Prato una moderna cittadina multiculturale. E come ogni città in fermento la conoscenza passa anche attraverso quella delle sue comunità. Quella cinese qui è importante e ben radicata nel territorio.</p>
<p>Una delle prime cose che attirano l’attenzione all’interno della cerchia muraria è il <strong>Castello dell&#8217;Imperatore,</strong> unica testimonianza storica di architettura sveva nell&#8217;Italia centro-settentrionale. A poca distanza <strong>Piazza Duomo</strong> ospita la <strong>Cattedrale di Santo Stefano</strong>, sulla cui estremità destra della facciata spicca il singolarissimo disco del pulpito esterno di Donatello e Michelozzo.</p>
<p>Una passeggiata nel centro storico permette di visitare il <strong>Palazzo Pretorio</strong>, le <strong>chiese di San Francesco, di San Domenico, di Sant’Agostino e dello Spirito Santo</strong>, concludendosi al <strong>Museo dell&#8217;Opera del Duomo, </strong>dove sono custodite opere di grandi artisti come Filippo Lippi, Donatello, Michelozzo. Vale la pena soffermarsi anche alla <strong>Fontana del Bacchino</strong>, monumento simbolo della città. L’originale è conservato all’interno del cortile del Municipio, mentre quella che si può osservare nella piazza del Comune è una copia del Novecento.</p>
<p>Per completare la visita nel centro è consigliabile il <strong>Museo del Tessuto</strong>, singolare e istruttiva espressione della storia tessile della città. All’interno del Museo sono conservati campioni che vanno dal V secolo fino ai nostri giorni. L’edificio che ospita il museo è un monumento di archeologia industriale, trattandosi dell&#8217;unico grande complesso produttivo ottocentesco ancora esistente all&#8217;interno delle mura medievali.</p>
<p>A Prato la pasticceria è un’arte e i pasticceri dei veri artisti premiati a livello mondiale con i prodotti come la <strong>torta sette veli</strong>, dolce formato da un fondo di morbido savoiardo al cioccolato e gianduia ai cereali, una mousse al cioccolato fondente , bavarese di nocciole pralinate e sfoglie di cioccolato,   e i celebri <strong>Cantuccini di Prato</strong> con la mandorla.</p>
<h4>Su queste note dolci si arriva in una culla artistica come<strong> Firenze</strong>.</h4>
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<p>Meta imprescindibile in un viaggio in Toscana ed eccezionale patrimonio di tesori artistici. Tra una passeggiata lungo gli incantevoli lungarni oppure tra i vicoli dell’Oltrarno e nelle stradine di San Niccolò si viene proiettati come per incanto in un’altra epoca. Proseguendo la passeggiata verso il fiume Arno, ci si ritrova ad attraversare in tutto il suo splendore <strong>Ponte Vecchio</strong>, uno dei più antichi di Firenze, che ospita sui suoi lati botteghe di orafi e artigiani di pietre preziose. Sono i percorsi attraversati da Dante, Leonardo, Michelangelo, Donatello che hanno fatto di questa città il cuore di una cultura da tenere sempre viva.</p>
<h4>Un centro storico dove è impossibile non rimanere estasiati dalla bellezza che lo caratterizza.</h4>
<p>L’incantevole e maestosa <strong>Cattedrale di Santa Maria del Fiore</strong> ed il <strong>Battistero di San Giovanni,</strong> dedicato al patrono della città, sono solo alcuni esempi. Altro simbolo della città è senza dubbio <strong>Palazzo Vecchio o Palazzo della Signoria</strong>, oggi sede dell’amministrazione comunale. Le sale affrescate, i cortili e gli stemmi conducono in un tempo lontano dal fascino indescrivibile.</p>
<p>Le piazze, le chiese e perfino le strade di Firenze sono contrassegnate delle opere dei grandi artisti del passato. Il centro cittadino, inoltre, ospita musei unici al mondo. La straordinaria collezione della <strong>Galleria degli Uffizi</strong> offre la possibilità di ammirare da vicino alcuni dei capolavori più amati di sempre, come la Nascita di Venere e la Primavera di Botticelli, il Tondo Doni di Michelangelo o lo Scudo con testa di Medusa di Caravaggio. La <strong>Galleria Palatina, a Palazzo</strong> Pitti, raccoglie le pitture dei &#8220;secoli d&#8217;oro&#8221;, merita una visita anche per le cornici e gli esuberanti arredi.</p>
<h4>Da non perdere è <strong>il Bargello</strong>, con le sculture di Donatello, del Verrocchio, di Michelangelo, per la maggior parte provenienti dalla raccolta mediceo-granducale.</h4>
<p>Tra gli eventi da non perdere a Firenze rientrano sicuramente i Fuochi di San Giovanni. Ogni anno il 24 giugno, in occasione della festa patronale, il cielo prende vita grazie a un vivace spettacolo pirotecnico visibile dai lungarni. Nell’arco della giornata, le vie del centro ospitano sbandieratori e cortei storici. La festività locale coincide anche con la finale del <strong>Calcio storico fiorentino</strong>, una vivace versione medievale del calcio che si svolge in Piazza Santa Croce. In estate la musica è protagonista con grandi festival come il <strong>Firenze Rocks e il Musart</strong>, che portano in città i concerti dei grandi artisti internazionali.</p>
<h4>Firenze è la patria della bistecca, rigorosamente servita al sangue.</h4>
<p>Ma qui si possono gustare altre specialità, tra cui il <strong>lampredotto,</strong> un taglio di carne “povero” da mangiare come street food e accompagnato dalla tipica salsa verde a base di prezzemolo, uovo sodo, capperi e acciughe. Forni, laboratori e pasticcerie, in base alla stagione, mostrano in vetrina la <strong>schiacciata alla fiorentina</strong>, con o senza farcitura alla crema, la <strong>schiacciata con l’uva</strong> e lo <strong>zuccotto</strong>, un semifreddo farcito con ricotta, granelli di cacao e scorza di agrumi.</p>
<h4>Proseguendo verso sud ci si immerge tra le colline del<strong> Chianti.</strong></h4>
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<p>Una dolce catena ondulata indissolubilmente legata ai vini prodotti in queste zone. I vitigni di Sangiovese, alla base del Chianti Classico, si distribuiscono sulle colline di questo territorio, lasciando spazio a paesi e a borghi arroccati le cui vie emanano i profumi delle cantine.</p>
<p>Un vino che si sposa perfettamente con prodotti gustosi come gli affettati e con piatti locali che recuperano alimenti che tradizionalmente sfamavano i poveri, come ribollita, collo ripieno, fegatini di poll, oggi nobilitati al punto da diventare prelibati ingredienti delle più raffinate cucine internazionali. Un sistema ideale per non perdersi neanche una tappa in questa zona, è attraversarla percorrendo la <strong>Chiantigiana,</strong> la strada che da Firenze giunge a Siena tanto amata dai motociclisti.</p>
<p>Non solo vino, questa una terra che ha visto passare antiche popolazioni, illustri artisti e architetti e che vede oggi numerose collezioni di arte sacra e di opere interessanti.</p>
<p>Spettacolare è il <strong>Chianti Sculpture Park,</strong> che unisce le bellezze paesaggistiche di quest’area con creazioni e installazioni di artisti di ogni parte del mondo.</p>
<h4>Prima di arrivare a Siena è necessario fare visita a due altre perle della Toscana.</h4>
<p>La prima è <strong>San Gimignano</strong>, uno splendido borgo medievale dominato da un’incredibile quantità di torri, tanto da fregiarsi dell’appellativo di <strong>&#8220;Manhattan del Medioevo&#8221;.</strong>  Da ammirare anche il Duomo considerato uno dei più prestigiosi della Toscana, con al suo interno opere del Ghirlandaio e di Jacopo della Quercia.</p>
<p>Interessante anche il <strong>Palazzo Comunale</strong>, che accoglie il <strong>Museo civico e la Pinacoteca</strong>, in cui si possono ammirare opere di artisti come <strong>Pinturicchio, Benozzo, Gozzoli</strong>, Sempre all&#8217;interno di questo è possibile visitare la <strong>sala di Dante con la Maestà</strong> di Lippo Memmi e accedere <strong>alla Torre del Podestà, </strong>che coi suoi 54 metri è la più alta di San Gimignano sin dal 1311, anno della sua erezione.</p>
<p>Obbligatoria una sosta presso il <strong>Centro di documentazione e degustazione del vino e dei prodotti locali Vernaccia di San Gimignano</strong>, con il suo banco dell’assaggio e il percorso multimediale per scoprire la storia del vino attraverso immagini, luci, suoni, video e visori con filmati a 360 gradi. La Vernaccia è un pregiato vino bianco prodotto solo su questi colli e anche il primo vino bianco toscano a fregiarsi della Denominazione di origine controllata.</p>
<h4>La seconda è <strong>Volterra.</strong></h4>
<p>Una città dall’aspetto medievale, dove è ancora possibile gustare l’atmosfera di un borgo antico, conosciuto da secoli per la lavorazione dell’alabastro i cui manufatti costituiscono oggi uno dei più importanti prodotti dell’artigianato italiano.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-69197" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/italy-4348883_1280.jpg" alt="" width="1280" height="704" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/italy-4348883_1280.jpg 1280w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/italy-4348883_1280-300x165.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/italy-4348883_1280-1024x563.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/italy-4348883_1280-768x422.jpg 768w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Volterra è ricchissima di testimonianze artistiche, da ammirare passeggiando per le vie del centro storico e visitando i musei cittadini, come quello <strong>Etrusco, la Pinacoteca e il Museo d’Arte Sacra</strong>. La camminata prosegue verso <strong>Piazza San Giovanni con la Cattedrale di Santa Maria Assunta</strong> ed il <strong>Battistero di San Giovanni</strong>, importanti esempi dell’architettura medievale e cuore artistico e religioso della città.</p>
<p>Vicino alla cattedrale, si innalza il <strong>Palazzo dei Priori</strong> nella piazza omonima.</p>
<p>L’edificio, iniziato nel 1208, è il palazzo comunale più antico della Toscana. Nei dintorni di Volterra meritano una visita borghi come <strong>Montemiccioli</strong>, un piccolo castello costruito sulla linea di confine fra il territorio di Volterra e quello di San Gimignano, oppure <strong>Saline di Volterra</strong> che deve il suo nome ai depositi di salgemma racchiusi nel suo sottosuolo.</p>
<p>A marzo Volterra diventa il palcoscenico della <strong>Mostra Mercato del Tartufo Marzuolo</strong> e dei prodotti tipici della zona, mentre a ottobre torna ogni anno <strong>Volterragusto</strong> con i suoi numerosi appuntamenti, dedicati al tartufo e non solo. Tra questi, quello forse più amato è il <strong>Palio dei Caci</strong>, una divertente sfida che vede le Contrade di Volterra impegnate nel far ruzzolare una forma di formaggio nel minor tempo possibile nel percorso allestito lungo la ripida Via Franceschini.</p>
<h4>Si arriva a<strong> Siena </strong>accolti da un armonioso equilibrio medievale.</h4>
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<p>Rimasta intatta per secoli, Siena si mostra oggi in buona parte come appariva nel 1300. La conservazione di un patrimonio architettonico medievale unico e coerente è una delle ragioni principali per visitare una città splendida come questa.</p>
<p>Proprio il Medioevo fu l’epoca di massimo splendore in cui la città iniziò a disegnare la sua forma attuale. In poco tempo venne eretto lo splendido <strong>Palazzo Comunale</strong> con l’altissima <strong>Torre del Mangia</strong>, considerata una delle torri più antiche e alte d&#8217;Italia; venne lastricata la bellissima <strong>Piazza del Campo</strong> con le nervature di travertino a disegnarne la caratteristica forma a conchiglia.</p>
<p>La piazza è ben nota in tutto il mondo per accogliere due volte all&#8217;anno <strong>il Palio delle Contrade</strong>, frutto di misteriose e spettacolari usanze tramandate nei secoli Una corsa a cavallo disputata in Piazza del Campo, pieno centro storico, dalle contrade della città. A dicembre la stessa piazza ospita il <strong>Mercato del Campo</strong>, mentre il complesso del <strong>Santa Maria della Scala</strong>, uno dei primi ospedali d’Europa, organizza mostre ed esibizioni capaci di incuriosire turisti italiani e stranieri.</p>
<p>Nei dintorni di Siena si trovano alcune delle località più belle della Toscana come il territorio di <strong>Asciano</strong>, caratterizzato da calanchi che formano il tipico paesaggio “lunare” delle Crete Senesi.</p>
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<p>Il colore di questa area può variare dal blu al grigio, grazie alla presenza di creta mista a salgemma e gesso. Tra le ondulate colline di questa zona nasce il pregiato tartufo bianco, protagonista di un museo e di una sagra annuale. Immancabile poi una visita al <strong>castello di Monteriggioni</strong>, descritto anche da Dante Alighieri nella Divina Commedia.</p>
<p>Tra le tante tradizioni di questa antichissima città non si può dimenticare la cucina, in particolare Siena vanta la più vasta e gustosa tradizione dolciaria di tutta la Toscana. Dai <strong>ricciarelli,</strong> dolce tipico a base di mandorle, zucchero, albume d&#8217;uovo, al <strong>panforte,</strong> dolce natalizio a base di mandorle e frutta candita, fino ai <strong>budini di riso</strong>.</p>
<h4>L’itinerario toscano si conclude con un’altra bellezza come la città di <strong>Arezzo.</strong></h4>
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<p>Situata in un territorio in grado di offrire un patrimonio naturalistico e artistico molto vasto in un’area straordinariamente concentrata. Una volta arrivati nel cuore del centro storico si resta completamente ammaliati dalla sua chiesa più famosa, la <strong>Basilica di San Francesco</strong>. Il suo interno conserva il ciclo di affreschi della Leggenda della Vera Croce di <strong>Piero della Francesca</strong>, un capolavoro rinascimentale di incredibile valore.</p>
<p>Poi seguono una serie di magnifici elementi che contraddistinguono la città. Un altro gioiello di arte e architettura è  <strong>il Palazzo dei Priori</strong>, oggi divenuto sede del Comune. All’interno del <strong>Duomo di San Donato</strong> spiccano per bellezza le vetrate colorate di Guillame de Marcillat e la Maddalena di Piero della Francesca, mentre accanto alle torri medievali si erge l&#8217;imponente <strong>Loggiato Vasariano</strong>, che circonda <strong>Piazza Grande</strong>.</p>
<h4>Nella <strong>Basilica di San Domenico</strong>, inoltre, è conservato un crocifisso in legno di Cimabue.</h4>
<p>Da non perdere il <strong>Mudas</strong>, Museo Diocesano d&#8217;Arte Sacra di Arezzo, allestito all&#8217;interno del Palazzo Vescovile, che custodisce opere pittoriche dal XV fino al XIX secolo.</p>
<p>Arezzo è una città in cui esistono ancora antiche tradizioni e un modo per viverle può essere durante il penultimo sabato di giugno o la prima domenica di settembre, quando Piazza Grande diventa lo scenario della <strong>Giostra del Saracino</strong>, un torneo cavalleresco di origini medievali. Più frequente è l’appuntamento mensile che vede accendersi la stessa piazza, ogni primo week end del mese grazie alla <strong>Fiera antiquaria</strong>. E tra le tradizioni culinarie assolutamente da non perdere sono le <strong>pappardelle all&#8217;aretina</strong>, un piatto con sugo di anatra, irrinunciabile nel periodo invernale, soprattutto durante le festività natalizie.</p>
<p><em><strong>Alessandro Campa</strong></em></p>
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		<title>RICOMINCIO DA TE, ITALIA: ITINERARI DI VIAGGIO TRA LE REGIONI DELLA PENISOLA. IL PIEMONTE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2020 06:00:57 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<category><![CDATA[Piemonte]]></category>
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<h3>Il Piemonte come non l’avete mai visto. Eleganza e gusto sublime in un territorio che ha tanto da raccontare</h3>
<p><span id="more-67311"></span></p>
<p><strong>Un desiderio di rinascita</strong>. La voglia di ripartire dalle piccole abitudini quotidiane, ma anche di realizzare scelte più ragionate ed impegnative. Tra queste l’organizzazione di un viaggio, di una vacanza o di un semplice weekend per staccare la spina.</p>
<p>Quest’anno l’approccio al turismo sarà diverso, ma non per questo meno coinvolgente e stimolante.</p>
<p>Da situazioni difficili, a volte, possono nascere occasioni inaspettate. Ancora di più se si vive in Italia che, con la sua immensa varietà, offre degli scenari incantevoli.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>PIEMONTE</strong></p>
<h4>Piemonte, tra luoghi patrimonio dell’umanità e residenze regali. Un’avventura da sogno deliziati da prodotti unici.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-67316" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/pareto-4693013_1280.jpg" alt="monferrato piemonte" width="1280" height="960" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/pareto-4693013_1280.jpg 1280w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/pareto-4693013_1280-300x225.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/pareto-4693013_1280-1024x768.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/pareto-4693013_1280-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-67316" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/pareto-4693013_1280.jpg" alt="monferrato piemonte" width="1280" height="960" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/pareto-4693013_1280.jpg 1280w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/pareto-4693013_1280-300x225.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/pareto-4693013_1280-1024x768.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/pareto-4693013_1280-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>L’itinerario in Piemonte inizia scoprendo il <strong>Monferrato,</strong> un territorio storico della regione disegnato da colline e borghi ed una delle aree vinicole più importanti d’Italia. Compreso tra le province di Asti ed Alessandria, il Monferrato a sua volte è costituito da diverse zone, il <strong>Basso Monferrato o Casalese, il Monferrato Astigiano e l’Alto Monferrato</strong>.</p>
<p>Quest’ultimo comprende la zona più a sud del Piemonte, a ridosso delle Alpi Liguri, la particolarità del suo nome è dovuta all’altitudine del territorio. Proprio da qui comincia il viaggio in Piemonte, visitando <strong>Acqui Terme</strong>, una delle principali località dell’area.</p>
<h4><strong>Borgo Pisterna</strong>, il più antico, insieme a <strong>Borgo Nuovo</strong> e  <strong>Borgo San Pietro</strong> rappresentano il nucleo  da cui si è sviluppato il paese.</h4>
<p>Mentre dalla parte del fiume Bormida è nata la zona dei bagni termali da cui prende il nome la località. Ed è nel quartiere <strong>Bagni</strong> che ci si ritrova in un grande stabilimento termale, con acque sulfuree e contenenti iodio e bromuro, che oltre a regalare momenti di benessere sono anche ideali per la cura di artrosi e tendiniti</p>
<p>Ma non solo terme, perché Acqui presenta un centro storico in cui si apre magnifica <strong>Piazza della Bollente,</strong> al cui centro si trova un tempietto in marmo da cui sgorga una sorgente d’acqua dalle proprietà benefiche ad una temperatura di 75 gradi. A due passi dalla piazza la <strong>chiesa di San Francesco</strong>, un tempo annessa ad un convento francescano di cui oggi restano due chiostri del Quattrocento. Accanto alla chiesa il <strong>Palazzo Comunale</strong> e <strong>Casa Robellini,</strong> costruita nel Cinquecento ed impreziosita da decori settecenteschi, che ospita nei sotterranei l’importante <strong>Enoteca Regionale.</strong></p>
<h4>Dopo un giro per il centro storico ed appaganti momenti alle terme, non resta che scoprire alcune tipicità del territorio.</h4>
<p>Una manifestazione di rilievo è la <strong>Biennale Internazionale per l’incisione</strong>, evento fondamentale per appassionati di arte incisoria di tutto il mondo, a cui seguono la <strong>Fiera di San Guido </strong>a luglio e la <strong>Fiera di Santa Caterina</strong> a novembre.</p>
<p>Sono occasioni in cui assaggiare specialità come la <strong>formagetta</strong>, un tipico formaggio di latte di capra, <strong>il filetto baciato</strong>, particolare tipo di salume servito come antipasto<strong>, la farinata,</strong> sottile torta di ceci che arriva dalla tradizione ligure e gli <strong>amaretti</strong>, preparati con mandorle dolci o amare, zucchero e albume d’uovo, tutto accompagnato da un bicchiere di <strong>brachetto o Dolcetto d&#8217;Acqui.</strong></p>
<h4>Poco distante <strong>Novi Ligure</strong>.</h4>
<p>Un legame con le famiglie genovesi di un tempo che si rispecchia ancora oggi visitando il centro storico. Una testimonianza illustrata dall’arte delle facciate dipinte ricche di colori e disegni assieme a splendidi marmi affrescati</p>
<p>E <strong>Piazza Dellepiane</strong> ne è un esempio. La facciata di <strong>Palazzo Costa</strong> è tra le più ricche di decorazioni pittoriche, con basamenti, colonne, finte finestre e al centro due meridiane ad indicare una l’ora francese l’altra l’ora italiana. Via Girardengo, strada principale di Novi Ligure, presenta due notevoli luoghi di interesse.</p>
<p>Uno è la <strong>Galleria Perelli</strong>, dove il legame tra Novi e Genova è ancora visibile e tangibile . L’altro è la <strong>Chiesa della Maddalena</strong>, gioiello della città  che al suo interno presenta un Monte Calvario che sovrasta l’altare principale, con 21 statue a grandezza naturale. Un capolavoro del ‘600, realizzato in legno di ulivo, dipinto ad opera di una bottega di scultori fiamminghi.</p>
<p>Anche qui la farinata ha un ruolo importante tra le specialità gastronomiche, ma viene accompagnata dalla <strong>focaccia novese</strong>, e dai particolari <strong>corzetti,</strong> un tipo di pasta dalla forma tonda e sottile da assaggiare al pesto o con sugo di funghi e salsiccia. Prodotti da abbinare vini come il  <strong>Gavi DOCG</strong> e <strong>l’Ovada DOCG</strong>.</p>
<h4>Si arriva ad <strong>Alessandria</strong>, città dei grandi monumenti e delle dimore nobiliari, ma dalla struttura militare ancora ben visibile.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-67318" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/La_Cittadella_di_Alessandria_01-scaled-e1600778195878.jpg" alt="" width="800" height="600" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E la <strong>Cittadella </strong>di Alessandria è assolutamente da visitare. Una delle più importanti fortezze d’Europa ancora intatta. Costruita dai Savoia sulla riva del fiume Tanaro si presenta come una stella circondata solo da campagna e pianura.</p>
<p>Le residenze più eleganti, invece, si trovano in Piazza della Libertà, dove si possono ammirare il <strong>Palazzo Municipale</strong>, il <strong>Palazzo delle Poste</strong> ed il <strong>Palazzo della Prefettura</strong>, una specie di piccola reggia con stucchi, specchiere e camini settecenteschi. La <strong>Cattedrale</strong>, dedicata a S. Pietro, ha forme neoclassiche e al suo interno importanti opere di arte sacra.</p>
<p>Una menzione a parte merita l’edificio dove aveva sede la famosa <strong>fabbrica di cappelli Borsalino</strong> che produceva cappelli di qualità in feltro. Divenne celebre a livello mondiale soprattutto nelle pellicole cinematografiche di Hollywood, in cui la maggior parte degli attori indossavano un Borsalino. L’antica sede, oggi,  è stata trasformata in un museo del cappello che racconta la storia della mitica fabbrica e della produzione dei cappelli</p>
<h4>Dirigendosi verso nord si entra nel <strong>Basso Monferrato</strong>, dove il paesaggio si fa più dolce e le colline più basse fino a raggiungere la pianura.</h4>
<p>Anche il Basso Monferrato, come il resto dell&#8217;area è votato alla produzione di vini ed il cuore e punto di partenza per la visita di questa zona è <strong>Casale Monferrato</strong>.</p>
<p>Una tappa quasi obbligata da queste parti. Una cittadina che poggia sulle colline circondate da vigneti e borghi splendidi. La città rivela le sue identità civili, religiose e militari attraverso una serie di attrazioni architettoniche.</p>
<p>Prima fra tutte la <strong>Torre Civica, </strong>vero simbolo di Casale che svetta a 60 metri d’altezza. A questa seguono un insieme di eleganti e raffinate residenze come <strong>Palazzo di Anna d’Alençon</strong>, ma anche <strong>Palazzo Treville</strong>, esempio settecentesco del barocco piemontese, mentre <strong>Palazzo Langosco</strong> presenta un meraviglioso scalone d’onore formato da  due rampe.</p>
<p>Per ciò che riguarda le strutture militari si annovera il <strong>Castello dei Paleologi</strong>, un tesoro culturale della città che abbraccia differenti stili ed è  impreziosito da camminamenti spettacolari e sotterranei visitabili.</p>
<p>Da <strong>Piazza Mazzini</strong>, luogo centrale della cittadina, ci si muove per le varie zone in cui si presentano le bellezze dei luoghi di culto di Casale. Il <strong>Duomo di Sant’Evasio</strong> è sicuramente il più importante. Una cattedrale dalla particolare facciata a capanna, i cui campanili laterali sembrano incorniciarla. Ma oltre a questa vanno menzionate la <strong>Chiesa di San Paolo</strong> e la <strong>Chiesa di Santa Caterina</strong>. Di costruzione più recente invece il <strong>Santuario del Sacro Cuore di Gesù</strong>.</p>
<h4>Un aspetto che caratterizza Casale Monferrato riguarda le sue specialità enogastronomiche.</h4>
<p>Una terra dai vini pregiati come il <strong>Barbera di Monferrato</strong>, il <strong>Grignolino </strong>e la <strong>Bonarda,</strong> ma anche delizie dolciarie come <strong>i biscotti krumiri</strong> e prelibatezze come gli <strong>Agnolotti di Casale</strong>, particolare tipo di pasta fresca ripiena.</p>
<p>Il centro storico di Casale Monferrato viene reso ancora più vivace da eventi quali la <strong>Fiera di San Giuseppe </strong>a metà marzo che precede la rassegna di cultura e gusto <strong>Golosaria </strong>ad inizio aprile. Nei quattro weekend di maggio è nota la manifestazione primaverile <strong>Riso&amp;Rose</strong>, mentre la <strong>Festa del Vino e del Monferrato </strong>si svolge a settembre e  l’ itinerante <strong>Sagra del Tartufo</strong> a novembre.</p>
<p>Nei dintorni merita una visita il <strong>Santuario del Sacro Monte di Crea</strong>, nei pressi del piccolo comune di Serralunga. Il santuario mariano si erge su una delle colline più alte del Monferrato e la sommità del <strong>Sacro Monte</strong> si raggiunge attraversando a piedi un percorso costituito da 22 cappelle votive, che ripercorrono i misteri del Rosario. La <strong>Cappella</strong> finale, che rappresenta l’ascesa al Paradiso, è la più spaziosa e scenografica</p>
<h4>Il viaggio prosegue nel Monferrato Astigiano, visitando una piccola la perla come <strong>Asti. </strong></h4>
<p>Una delle regine dell’enogastronomia piemontese e patria dello <strong>Spumante</strong> e del <strong>Barbera.</strong> Il suo centro storico dal gusto medievale è rappresentato da un insieme di bellezze come <strong>Piazza Campo del Palio</strong>, una delle più grandi d’Italia.</p>
<p>Proprio qui, a settembre, si svolge da otto secoli un palio che entusiasma la popolazione locale e che consiste in un’appassionante corsa di cavalieri e fantini accompagnata da un corteo storico con oltre mille personaggi in costume d&#8217;epoca.</p>
<p>Si prosegue per <strong>Piazza Vittorio Alfieri</strong>, da cui si può raggiungere anche <strong>Palazzo Alfieri</strong>, casa in cui è nato e cresciuto il celebre poeta e dove, tra giardini, porticato e stanze della villa, si articola un percorso lungo la vita e le opere  del drammaturgo. Su <strong>Corso Alfieri</strong>, invece, bisogna fare visita alla <strong>Cripta di Sant&#8217;Anastasio</strong>, dove, oltre alla cripta del martire, sono visibili i resti della pavimentazione romana e degli insediamenti tardo-antichi con le tombe dell&#8217;VIII secolo.</p>
<h4>Asti è anche la città in cui sono presenti una moltitudine di torri.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-67319" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/canelli-1181006_1280.jpg" alt="" width="1280" height="960" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/canelli-1181006_1280.jpg 1280w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/canelli-1181006_1280-300x225.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/canelli-1181006_1280-1024x768.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/canelli-1181006_1280-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Tra queste infatti spiccano la <strong>Torre Troyana</strong>, la più antica della città e la meglio conservata del Piemonte, con una merlatura a coda di rondine ed un pinnacolo. A questa seguono la <strong>Torre del Comentini</strong>, la <strong>Torre de Regibus</strong> e <strong>Rossa di San Secondo</strong>, ma la più alta è quella del campanile della Cattedrale di Santa Maria Assunta.</p>
<p>La cucina astigiana è profumata di tartufi pregiati e bagnata di vini eccellenti. <strong>Bagna cauda</strong>, <strong>agnolotti, risotti con la salsiccia e tartufi bianchi</strong> sono alcuni dei piatti e degli ingredienti principali che presentano le delizie culinarie della zona.</p>
<p>A queste si aggiungono i dolci tra baci di dama, cremini,  <strong>Alfierini</strong>, piccole praline con l’effigie di Vittorio Alfieri,  <strong>Finocchini</strong>, biscotti tostati all’uovo dal colore burro dorato che devono il nome ai semi di finocchio essiccato aggiunti nell’impasto e la <strong>Torta del Palio</strong>, morbida pasta margherita aromatizzata al liquore Amaretto e ricoperta di cioccolato, che celebra la popolare manifestazione</p>
<p>Dal Monferrato ci si sposta nelle Langhe, un territorio del basso Piemonte, situato tra le province di Cuneo e Asti e caratterizzato da un esteso sistema collinare che viene delimitato dal corso dei fiumi Tànaro e Belbo</p>
<h4>In questa zona si trova <strong>Alba, </strong>un altro piccolo tesoro del Piemonte conosciuto come città del tartufo e protagonista dell’omonima Fiera che ogni anno si tiene nel periodo autunnale.</h4>
<p>Per restare in tema gastronomico è obbligatoria una sosta mei ristoranti e caffè letterari,per assaggiare <strong>tajarin al burro e tartufo, raviolini o agnolotti al plin, carne cruda all’albese,  fritto misto piemontese e flan di verdure. </strong></p>
<p>Per poi concludere con <strong>bonet</strong>, tipico dolce al cucchiaio, un preparato a base di amaretti, cacao, uova, latte e ricoperto di caramello, e la <strong>torta di nocciole</strong>. Tutto accompagnato da vini della zona, come il <strong>Dolcetto d’Alba,</strong> che proviene da uno dei vitigni più tipici e diffusi del Piemonte.</p>
<p>Al gusto si affianca la cultura. In Piazza Risorgimento si presentano la <strong>Cattedrale di San Lorenzo</strong>, uno degli edifici più importanti di Alba, e il <strong>Palazzo Comunale</strong>, all’interno del quale si trovano affreschi antichi che un tempo appartenevano alla Chiesa di San Domenico. Anche qui una grande presenza di torri, dato che Alba in passato fu vittima di attacchi. Le più importanti si scorgono da Piazza Duomo e sono <strong>Torre Bonino, Torre Astesiano e Torre Sineo</strong>, che risalgono tutte al XII secolo.</p>
<h4>Un tour suggestivo è quello di <strong>Alba Sotterranea</strong>.</h4>
<p>Un viaggio nella storia di Alba accompagnati da un archeologo nei sotterranei della città per scoprirne le radici più antiche in una maniera originale, dall’antico tempio al teatro, fino alle torri medievali ormai scomparse.</p>
<p>Poco distante<strong> Grinzane Cavour</strong> un piccolo borgo-castello il cui nome è stato cambiato solamente nel 1916, per rendere omaggio allo statista Camillo Benso Conte di Cavour, che fu sindaco di Grinzane per 17 anni. Cavour fu anche responsabile della costruzione della chiesa parrocchiale, dedicata alla Madonna del Carmine.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-67320" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Castello_di_Grinzane_Cavour-scaled-e1600778909674.jpg" alt="" width="800" height="533" /></p>
<p>Ma fu anche il primo a sperimentare nelle cantine la produzione del famoso vino Barolo. Grinzane Cavour ha una posizione strategica e bellissima, posto su un colle circondato da vigneti. Un incantevole panorama che volge lo sguardo verso il castello medievale.</p>
<p>Il Castello di Grinzane Cavour è imponente e al suo interno si trovano caratteristici saloni che ospitano un museo permanente della civiltà contadina. Di grande interesse artistico è il “Salone delle Maschere”, il cui soffitto è ornato da tavolette dipinte di ispirazione rinascimentale.</p>
<p>Le maschere sono costituite dai ritratti inseriti nelle decorazioni, insieme a stemmi, allegorie, animali e   cherubini. Il castello ospita da oltre cinquant’anni anche l’Enoteca Regionale Piemontese “Cavour”, in cui è consigliata la degustazione del vino.</p>
<h4>E seguendo la scia del vino si arriva a <strong>Barolo.</strong></h4>
<p>Adagiato su di un piccolo altopiano a forma di sperone e cullato da dolci colline che lo circondano. Un borgo dal rapporto simbiotico col vino. Un luogo sacro per gli appassionati di questo delizioso nettare.</p>
<p>E nel weekend del 26 e 27 ottobre ecco <strong>Terre di Vite</strong>, manifestazione dove il vino e la cultura tornano protagonisti al <strong>castello di Levizzano Rangone</strong>.  Vini, storie e parole di decine di produttori provenienti da tutta Italia. Nelle sale del castello la cultura trova ampio spazio con esposizioni, degustazioni guidate, iniziative letterarie e musica.</p>
<p>Un altro castello merita sicuramente una visita, ovvero il <strong>Castello dei Marchesi Falletti</strong>, sede del <strong>WiMu</strong>, il Museo Etnografico ed enologico del Barolo. La <strong>Cappella del Barolo </strong>di Sol LeWitt e David Tremlett, invece, è uno dei primi e più riconoscibili progetti di recupero e valorizzazione del contesto ambientale delle Langhe con interventi di arte contemporanea internazionale.</p>
<h4>Per continuare a soddisfare il palato bisogna provare il <strong>Brasato al Barolo</strong> o <strong>La Cisrà, </strong>una zuppa di trippa e ceci tipica delle Langhe.</h4>
<p>Anticamente veniva preparata con ceci scuri di origine mediorientale, mentre oggi si preferiscono i ceci nostrani. Un piatto povero dalle origini molto antiche che durante le feste dedicate ai santi veniva distribuito ai fedeli.</p>
<p>Gradualmente si entra nella zona del <strong>Roero,</strong> altro patrimonio paesaggistico del Piemonte. Proprio il fiume Tanaro costituisce il confine tra Roero e Langhe e questa zona prende il nome dalla famiglia omonima, la casata dei Roero, che a partire dal periodo medioevale e per vari secoli ha dominato su questo territorio. Una zona principalmente collinare coltivata a frutteto e a vigneto, da cui deriva la produzione di eccellenti vini tra cui il <strong>Roero Arneis</strong> e il <strong>Roero Superiore</strong></p>
<h4>Qui si viene accolti dalla splendida cittadina di <strong>Bra, </strong>situata sulla riva sinistra del Tanaro.</h4>
<p>A <strong>Monteguglielmo</strong>, sulla sommità del colle più alto di Bra, spunta <strong>la Zizzola</strong>, simbolo della città. Un curioso edificio a due piani dalla mole imponente. La leggenda narra che fu voluta da un ricco nobile per la sua amante, che si sarebbe potuta esibire al centro del salone, con le stanze intorno a farle da palcoscenico. Dal parco della Zizzola si può arrivare sul <strong>Grande Sentiero del Roero</strong>, un itinerario di 34 chilometri fra Bra e Cisterna d’Asti.</p>
<p>Il centro storico di Bra è rappresentato da <strong>Corso Garibaldi</strong> e dai suoi portici, noti come l’Ala, sede del mercato del venerdì. Alla fine del corso spunta il <strong>Palazzo Comunale del Vittone</strong>, di origini medievali. Di fronte a questo sorge <strong>Palazzo Mathis,</strong> un edificio che si ispira al gusto barocco. Al suo interno sono esposte opere d’arte, affreschi e dipinti a olio del XVIII secolo.</p>
<p>A Bra il buon cibo rappresenta un’istituzione. L’evento più famoso di Bra, infatti, è <strong>Cheese! Le forme del latte,</strong> manifestazione enogastronomica internazionale a cadenza biennale, solo negli anni dispari. Degustazioni, dibattiti, spettacoli e mercati in cui poter assaggiare i migliori formaggi del mondo, rari e meno rari. Altre specialità importanti sono anche le <strong>salsicce di Bra</strong>, con carni magre di bovino e grasso suino</p>
<h4>Un altro edificio da non perdere è <strong>Palazzo Traversa</strong>, sede del <strong>Museo Storico e Archeologico</strong>.</h4>
<p>Qui si trovano reperti archeologici e opere d’arte d’interesse locale. La sezione di archeologia è dedicata alla città romana di Pollentia, odierna frazione di Pollenzo, e a vari cimeli dell’età tardo-antica e medievale.</p>
<p><strong>Pollenzo </strong>è una località da non perdere. Vicinissima a Bra, nell’Ottocento è stata sede di villeggiatura preferita dal re di Sardegna Carlo Alberto. Proprio al sovrano di Casa Savoia si la fondazione della piazza a portici e del piccoloborgo, mentre più antico, risale alla fine del Quattrocento, è il castello, di proprietà privata  e non visitabile.</p>
<p>La <strong>tenuta reale di Pollenzo</strong> è stata anche un centro di sperimentazioni agricole e vitivinicole. Oggi, le sue cantine ospitano <strong>la Banca del Vino</strong>, memoria storica dei vini italiani, con 100 mila bottiglie di 300 grandi etichette nazionali, in cui si possono organizzare visite guidate, percorsi di degustazione e laboratori tematici.</p>
<p>Si prosegue in direzione sud per<strong> Mondovì, </strong>un comune che sorge su un territorio in perfetto equilibrio tra montagna, collina e pianura. La sua struttura urbana riflette una precisa divisione in varie zone che corrispondono a diversi livelli cittadini</p>
<p>Il <strong>Rione Piazza</strong>, incentrato sulla centrale <strong>Piazza Maggiore</strong>, presenta dei gioielli come la settecentesca <strong>Cattedrale di San Donato</strong> e la seicentesca <strong>chiesa di San Francesco Saverio.</strong> Altri luoghi di culto sono accostati a monumenti architettonici come la <strong>Torre Civica del Belvedere</strong> e <strong>Palazzo del Governatore.</strong></p>
<p><strong>Rione Breo</strong> ha come centro urbano la sua <strong>Piazza San Pietro</strong> su cui si affaccia la <strong>chiesa dei Santi Pietro e Paolo </strong>e le <strong>cappelle di San Rocco e della Madonna delle Grazie</strong>. A questi si aggiunge la <strong>Torre di Piazza Gherbiana</strong>, in cui secondo una leggenda vi sarebbe nascosta una principessa di enorme bellezza.</p>
<p><strong>Rione Carassone</strong>, invece, conserva tuttora residui medievali e soprattutto la <strong>parrocchiale dei Santi Giovanni ed Evasio </strong>oltre alla trecentesca <strong>Cappella di Santa Maria delle Vigne</strong>, ritenuta monumento nazionale.</p>
<h4>Durante il corso dell’anno Mondovì presenta tantissimi eventi.</h4>
<p>Dalla <strong>Fiera di Primavera</strong> alla <strong>Mostra d’Artigianato</strong> ad agosto. Sempre nel mese di agosto ha luogo il <strong>Model Air Show</strong>, manifestazione a carattere internazionale i cui protagonisti sono particolari aeromodelli. Poi il singolare <strong>Carlevè ‘d Mondvì</strong>, il Carnevale cittadino e per concludere il <strong>Raduno Internazionale Aerostatico </strong>dell’Epifania, in cui si riuniscono centinaia di colorate mongolfiere.</p>
<p>Si arriva così su una terrazza naturale a forma di cuneo costituita dal torrente Gesso e la Stura di Demonte.</p>
<h4>Così ha avuto origine la città di <strong>Cuneo,</strong> in un affascinante palcoscenico con le Alpi Marittime che le fanno da sfondo.</h4>
<p>Una località dove <strong>via Roma</strong>, la strada principale della città, testimonia gli avvicendamenti storici e in cui si passeggia all’ombra dei  portici e si viene avvolti in un viaggio nel tempo.</p>
<p>Gli amanti della storia e delle vicende passate della città trovano il loro luogo ideale nel Museo Civico, allestito nell’antica chiesa di San Francesco, la più importante costruzione medievale della città. Tra le sezioni più originali del museo c’è quella di bambole “Lenci” che indossano i tipici costumi delle valli alpine</p>
<p>Da non perdere la Cattedrale dedicata alla Nostra Signora del Bosco, con una bella facciata neoclassica. Altra chiesa interessante è quella di San Sebastiano e poi la chiesa di Santa Croce. Palazzo della Torre è uno dei monumenti civili più interessanti di Cuneo, e si trova di fronte al Palazzo Municipale, con l’antica torre comunale che domina il cuore del centro storico.</p>
<p>Una volta conosciuta la storia e l’arte di cuneo si fa spazio alle tradizioni locali e agli eventi. Uno degli appuntamenti più importanti è Scrittorincittà”, con spettacoli, conferenze, mostre ed incontri tra lettori e scrittori, mentre un evento molto atteso è la Grande Fiera d’Estate a giugno.</p>
<p>La cucina di Cuneo offre specialità come gli “<strong>gnocchi alla bava</strong>”, serviti con formaggio fresco, tartufo e panna oppure la <strong>polenta condita con salsiccia e lumache cotte nel vino</strong>. Merita sicuramente un assaggio il <strong>lonzardo,</strong> prosciutto affumicato molto saporito ed i <strong>cuneesi al rum</strong>, cioccolatini di pasta morbida inzuppati nell’aromatico liquore.</p>
<h4>Da queste parti è possibile fare un piccolo salto indietro nella storia, visitando quella che un tempo era la zona del <strong>Marchesato di Saluzzo. </strong></h4>
<p>Ma prima di arrivare nel borgo di Saluzzo è necessario fermarsi a visitare il <strong>Castello della Manta</strong>. Uno splendido edificio di epoca medievale circondato dalla corona delle Alpi Cozie, dominata dal profilo aguzzo del Monviso, che rende il castello ancora più affascinante.</p>
<p>Il Castello della Manta fu costruito nel XIII secolo come avamposto militare, per poi diventare una sfarzosa dimora dei signori feudali della Manta intorno al Quattrocento. Proprio in quel periodo fu portata a termine quella che attualmente risulta essere la stanza più affascinante dell’intero castello, la <strong>Sala Baronale</strong>, ricca di dipinti che formano un vero e proprio ciclo pittorico, con raffigurazioni di eroi ed eroine del tempo. Una delle testimonianze più importanti in tutto il settentrione di pittura tardogotica, con figure della cultura cavalleresca che tanto appassionavano gli aristocratici del tempo.</p>
<h4>Oltre all’imponente Castello è visitabile l’annessa <strong>Chiesetta dedicata alla Vergine</strong> e al cui interno sono custoditi affreschi del XV e XVI secolo.</h4>
<p>Per godere dello spettacolo offerto dallo scenario del Castello della Manta, l’ingresso viene proposto con visite guidate alla scoperta di itinerari con percorsi inediti. Le guide, oltre a illustrare le pitture e gli stucchi propri di ogni sala, portano alla scoperta delle meraviglie dell’ampio parco che circonda il Castello.</p>
<p>Arrivati a <strong>Saluzzo</strong> ci si ritrova in una cittadina di grande valore storico artistico, immersa tra le colline nella provincia di Cuneo e dominata dal Massiccio del Monviso. Un borgo di collina tipicamente trecentesco con un centro storico popolato da viuzze acciottolate, chiese e eleganti palazzi nobiliari con i loro giardini.</p>
<h4>A dominare il centro storico c’è la <strong>Castiglia</strong>.</h4>
<p>Un maniero fortificato, costruito nella seconda metà del Duecento ed ex residenza dei Marchesi di Saluzzo in seguito trasformata in prigione. Oggi, ospita il <strong>Museo della Civiltà Cavalleresca</strong>, dedicato alla storia del marchesato e del suo territorio, e anche il <strong>Museo della Cultura Carceraria</strong>, che racconta l’evoluzione del contesto penitenziario in Italia.</p>
<p>Tra gli altri monumenti degni di nota ci sono il <strong>Palazzo Comunale</strong>, sulla strada che conduce alla Castiglia, e <strong>la Pinacoteca</strong> dedicata al pittore paesaggista Matteo Olivero. Subito dopo, una stretta scalinata conduce per 130 gradini ad una loggetta cinquecentesca, da cui si gode di uno splendido panorama.</p>
<p>A Saluzzo si possono trovare numerosi percorsi per chi ama camminare e andare in bicicletta. Tra questi gli itinerari di Véloviso uniscono il Piemonte con le Hautes Alpes francesi, mentre “Saluzzese in bici” raccoglie dieci itinerari tra la pianura e la collina. La Passeggiata del Marchese è invece l&#8217;ideale per gli appassionati di escursionismo.</p>
<p>Tra luglio e agosto Occit’Amo, Festival delle Terre del Monviso e delle Valli Occitane, ha l’obiettivo di ricreare la magica atmosfera del legame tra la musica popolare, etnica e tradizionale e il fascino di tesori d’arte disseminati in chiese e cappelle, palcoscenici inusuali sulle montagne nella Saluzzo ex capitale del Marchesato.</p>
<p>Non si può lasciare Saluzzo senza aver provato i “Saluzzesi al Rhum”, molto simili ai cuneesi, tipo di cioccolatini formato da due cialde di meringa che racchiudono una crema pasticcera al cioccolato fondente e rum, il tutto rivestito da uno strato di cioccolato fondente. Oppure le “Castellane”, dolci a base di cioccolato e le dolcezze alla nocciola, accompagnati da vini come il Pelaverga, e il Quagliano</p>
<h4>E poi si prosegue visitando l’<strong>Abbazia di Staffarda. </strong></h4>
<p>Un imponente complesso abbaziale fondato nel XII secolo in stile romanico che comprende la chiesa, gli edifici monastici e nove cascine. Fondata introno al 1100 sul territorio dell’antico Marchesato di Saluzzo, l’Abbazia benedettina cistercense raggiunse in pochi decenni una notevole importanza economica quale luogo di raccolta, trasformazione e scambio dei prodotti delle campagne circostanti.</p>
<p>Un’abbazia in cui ammirare la Chiesa, con il <strong>Polittico di Pascale Oddone</strong> e il gruppo ligneo cinquecentesco della Crocifissione, il <strong>Refettorio</strong>, con tracce di dipinto raffigurante “L’ultima cena”, il Chiostro e la Foresteria. Gli altri edifici costituiscono il cosiddetto <strong>“concentrico” di Staffarda</strong>, ovvero il borgo, che conserva ancora le storiche strutture architettoniche funzionali all’attività agricola, come il mercato coperto sulla piazza antistante l’Abbazia e le cascine.</p>
<p>Da qui si procede direttamente a nord verso <strong>Pinerolo, </strong>una straordinaria bomboniera che contiene gioielli come il <strong>Duomo dedicato a San Donato d’Arezzo</strong>, edificio neogotico che affascina per la sua stupenda facciata. E proprio dal Duomo parte la scoperta della cittadina, iniziando da via Trento e i suoi portici che si immettono in via Principi d’Acaia, in salita verso Colle San Maurizio, anello di congiunzione tra l’antico borgo e la collina che nel Medioevo corrispondeva all’arteria principale piena di botteghe artigiane ed edifici significativi come la <strong>Casa del Vicario</strong> e la <strong>Casa del Senato.</strong></p>
<p>Ci si sposta nell’area occupata dalla <strong>biblioteca Alliaudi</strong>, dietro la quale spunta magnifica la <strong>Cavallerizza Caprilli</strong>, simbolo di Pinerolo e della prestigiosa vecchia Scuola di Equitazione. Poi il monumentale e signorile <strong>Palazzo degli Acaia</strong>, un edificio imponente su cinque piani accorpato a due giardini e ad una corte interna.</p>
<p>In viale Giolitti si trova il <strong>Museo Civico di Archeologia e Antropologia</strong> con un percorso permanente mirato alla conoscenza dei luoghi e i personaggi del Risorgimento a Pinerolo. L’esposizione museale si completa con la <strong>Collezione Civica d’Arte</strong> a Palazzo Vittone  e il Museo <strong>Etnografico del Pinerolese</strong>.</p>
<h4>La cultura si manifesta anche in eventi che coinvolgono direttamente la cittadinanza.</h4>
<p>Una festa molto partecipata è quella dedicata <strong>San Donato</strong>, patrono della città, che si svolge il lunedì successivo all’ultima domenica di agosto. L’ultimo lunedì di aprile, invece, ha luogo la <strong>Fiera primaverile</strong> che si aggiunge alla serie di mostre mercato che qui si alternano, da quelle relative alle macchine agricole e ai prodotti per l’agricoltura a quelle riguardanti l’artigianato pinerolese o l’antiquariato e il collezionismo.</p>
<p>Poco distante <strong>Sestriere, </strong>la Montagna di Torino. Posto a oltre 2000 metri Sestriere si trova sulla sella che divide la Val Chisone con la Valle di Susa.  Una località finalizzata ad un tipo di turismo montano con una serie di attività da svolgere principalmente durante la stagione invernale.</p>
<h4>Sci e snowboard sono le principali, soprattutto sulla <strong>Via Lattea</strong>, un insieme di percorsi con oltre 400 km di piste.</h4>
<p>A Sestriere tra le piste più celebri si segnala la mitica <strong>Kandahar Giovanni Alberto Agnelli</strong>, sulla quale è possibile sciare anche di notte, magnificamente illuminata per poter garantire esperienze uniche.</p>
<p>Gli appassionati delle evoluzioni più acrobatiche possono dare libero sfogo nello snowpark situato nel centro di Sestriere assieme ad dalle escursioni in motoslitta e da una pista di pattinaggio. Non manca la possibilità di praticare sci di fondo lungo un anello di circa otto chilometri.</p>
<p>Non solo attività sciistiche. Sestriere accontenta tutti. Un laghetto naturale idoneo alla pesca sportiva ed una serie di sentieri di montagna da percorrere da soli o accompagnati da guide specializzate, sono altre attività che rendono sicuramente piacevole un soggiorno estivo da queste parti.</p>
<p>E per restare in tema di divertimento sportivo si arriva a <strong>Bardonecchia,</strong> il comune più a ovest d’Italia, quasi al confine con la Francia. Situato ad oltre 1300 metri in Alta Val di Susa è uno dei comprensori sciistici più antichi d’Italia. Ad oggi sono due le aree destinate allo sci accessibili direttamente dal paese. La prima, <strong>la Colomion- Les Arnaud- Melezet</strong> è situata sul versante destro della Dora e comprende quindici impianti di risalita raggiungendo gli oltre 2000 metri di altitudine con la sciovia del <strong>Vallon Cros</strong>.</p>
<p>Dalla parte opposta, invece, si estende <strong>Jafferau</strong>, comprensorio di dimensioni inferiori, ma decisamente più alto dato che la <strong>seggiovia della Testa del</strong> Ban conduce a quasi 3000 metri d’altitudine. A Bardonecchia si trova l’unico <strong>Half Pipe Olimpico</strong> d’Europa, un moderno snowpark con 17 km di tracciati da fondo e 10 km di sentieri segnalati per ciaspolate nel bosco. Anche n estate lo sport è sempre protagonista con la possibilità di praticare percorsi di trekking, mountain bike ed equitazione.</p>
<h4>Si scopre la <strong>Val di Susa, </strong>una delle più belle valli del Piemonte.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-67321" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Sauze_e_lalta_val_di_Susa_-_panoramio-scaled-e1600779283335.jpg" alt="" width="800" height="560" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una zona dalla storia ricca ed antica che racchiude tantissimi tesori da vedere. Prima fra tutte La Sacra di San Michele. Situata nei pressi del Monte Pirchiriano, nel comune di Sant’Ambrogio di Torino, è uno dei complessi religiosi più grandi del Piemonte la cui storia antica si intreccia con le leggende della magia bianca, trovandosi proprio qui uno dei punti magici più potenti d’Europa.</p>
<p>Seguono i Laghi ed il centro storico di Avigliana, proprio al centro della valle, ai piedi del Monte Pirchiriano. Qui si può ammirare uno splendido parco naturale con tanti sentieri, percorsi e antichissimi laghi.</p>
<p>Il Lago nero,raggiungibile dai comuni di Busson e Claviere, un lago alpino situato a 2.070 metri di altezza, il cui nome è dato dal colore della sua acqua, molto scura, a causa della grande profondità del lago stesso. Un bellissimo posto immerso nella natura da cui poter ammirare panorami incredibili. Il percorso per raggiungere il lago, da fare preferibilmente con auto alte adatte ai sentieri di montagna, è costellato da altri piccoli laghi alpini.</p>
<p>Sulle Gorge di San Gervasio e più precisamente tra i comuni di Cesana Torinese e di Claviere si trova il Ponte Tibetano più lungo del mondo. Luogo ideale per gli amanti delle emozioni forti, ma fatte in sicurezza. Un percorso di 468 metri a 35/40 metri di altezza in cui godere di una natura incontaminata, bellissima e ricca e di tanti panorami da ammirare.</p>
<p>Per gli amanti delle lunghe passeggiate in montagna, invece, è suggerito il Sentiero Balcone che si snoda nell’Alta Valle di Susa. Un sentiero naturale imperdibile che percorre per la maggior parte vie, mulattiere, strade già esistenti, sia pedonali che ciclabili, escluse però ai veicoli. Un tuffo nella natura per ammirare tantissime tipologie di ambienti e una flora alpina ricchissima.</p>
<p>Tutto questo movimento provoca un certo appetito. E la Val di Susa soddisfa anche questo. In primo luogo con la Toma del lait brusc, detto anche bianca alpina, un formaggio vaccino crudo tipico della Val di Susa.Una pietanza è spesso accompagnata da polenta e salumi e gustato con vini rossi corposi per il suo sapore forte e deciso. E poi la Fujasa, una focaccia dolce di pasta lievitata originaria della Val di Susa arricchita con uva passa e profumata con un goccio di grappa.</p>
<h4>Nei dintorni della Val di Susa si trova anche la località di <strong>Exiles. </strong></h4>
<p>Un paesaggio composto da vette aguzze, spaccature nelle rocce e profonde gole presenta questo piccolo borgo piemontese incastonato a 870 metri d’altitudine. In questo scrigno roccioso si nasconde Exiles e la sua posizione strategica ha favorito la costruzione della struttura fortificata che la compone.</p>
<p>Il <strong>Forte di Exiles</strong>, infatti, è il vero punto di attrazione della località. Una costruzione estremamente suggestiva e di grande impatto scenografico. Un pregevole esempio di architettura fortificata francese e sabauda. Lo si può visitare attraversando una lunga galleria ricavata nella roccia che consente l’accesso ai vari livelli della struttura, spaziando nelle sale centrali tra sculture, immagini e suoni che rievocano le atmosfere di un tempo.</p>
<p>Il Forte è sicuramente il gioiello di Exiles, ma vale la pena anche fare una passeggiata per le tipiche stradine del borgo. Gli edifici di culto che si incontrano lungo il cammino sono la <strong>cappella di San Rocco e la chiesa parrocchiale di San Pietro Apostolo</strong>. Questo è anche il patrono del borgo e viene celebrato alla fine di giugno con vivaci festeggiamenti per un intero weekend tra spettacoli ed intrattenimenti di ogni tipo</p>
<p>Un’altra manifestazione che coinvolge però tutta la provincia torinese, valorizzando al massimo le sue tradizioni locali è l’iniziativa <strong>“Viaggio nel Tempo”,</strong> che da aprile ad ottobre presenta  le borgate più interessanti della zona e rievoca tradizioni e vicende del passato con un realismo storico impressionante.</p>
<h4>Segue <strong>Fenestrelle, </strong>un piccolo centro urbano che si sviluppa ad un’altitudine massima di oltre 1100 metri.</h4>
<p>Una lunga storia di conflitti e crescita ha accompagnato questa bella località dove oggi restano ancora vive le botteghe artigiane specializzate nella lavorazione e trattamento del legno, ma anche del ferro battuto, entrambi finalizzati alla produzione di mobili.</p>
<p>Ma la vera attrazione di Fenestrelle è la <strong>Fortezza di San Carlo</strong>. Un imponente complesso fortificato con edifici collegati fra loro da strade e piccole vi nonché da una scala di 3996 gradini, probabilmente la più lunga al mondo nel suo genere. Proprio questo è stata più volte definita come la <strong>Grande Muraglia Piemontese</strong>.</p>
<p>Ma oltre alla fortezza a Fenestrelle bisogna visitare il <strong>vecchio quartiere Donjon</strong> in pietra ripida e i resti della Porta di Francia e la Stele al Battaglione Fenestrelle. Passeggiando per i vicoli si notano alcune case ancora fregiate di meridiane poste sulle pareti, segno di come in passato si calcolava il tempo scandendo le ore in base alla luce solare.</p>
<p>A Fenestrelle il 25 agosto è tempo di festa patronale, celebrando <strong>San Luigi.</strong> A questa si aggiunge la <strong>Rassegna del bestiame bovino</strong> il terzo sabato di ottobre e i caratteristici mercatini di Natale a dicembre. Nelle manifestazioni popolari le donne del luogo amano indossare i costumi tradizionali, colorati e dal grande animo folcloristico e quale migliore occasione per gustare <strong>i goffri</strong>, squisite frittelle locali da mangiare calde.</p>
<h4>Ecco poi l’incantevole <strong>Torino,</strong> città regale e dal fascino senza tempo, da vivere in tutti i suoi luoghi per imparare a conoscerla e lentamente innamorarsene. A partire dal suo cuore, <strong>Piazza Castello.</strong></h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-67322" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/torino-3294227_1280.jpg" alt="" width="1280" height="830" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/torino-3294227_1280.jpg 1280w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/torino-3294227_1280-300x195.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/torino-3294227_1280-1024x664.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/torino-3294227_1280-768x498.jpg 768w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Da qui si raggiungono Palazzo Reale e tutti i musei del Polo Reale o in alternativa si può restare nella piazza, dove ogni giorno si possono trovare artisti di strada e musicisti provenienti da tutto il mondo.</p>
<p>Torino è stata la residenza dei Savoia, i sovrani d’Italia, per secoli e <strong>Palazzo Reale</strong> è l’edificio che più rappresenta la loro permanenza. La bella facciata bianca dell’edificio, elegante e sobria, nasconde al suo interno ricchi saloni settecenteschi, dipinti e mobili antichissimi realizzati dai più grandi maestri artigiani piemontesi.</p>
<p>Poco distante da Palazzo Reale ecco il <strong>Duomo</strong>, il principale luogo di culto della città. Una grande emozione per chi ama l’arte e l’architettura, con la cupola del Guarini e l’alta torre campanaria. Il Duomo ospita inoltre le periodiche ostensioni della Sacra Sindone e una mostra permanente dedicata alla reliquia forse più affascinante della storia del cristianesimo.</p>
<p>Una tappa imperdibile è rappresentata dal <strong>Museo Egizio</strong>. Per quantità e valore dei reperti che custodisce è secondo solo a quello del Cairo ed il suo allestimento prevede un percorso affascinante tra mummie, statue, oggetti di uso quotidiano e ricostruzioni. Un viaggio emozionante ed un arricchimento culturale sull’antico Egitto.</p>
<h4>Poco distante <strong>Palazzo Carignano</strong> e <strong>il Museo del Risorgimento</strong>.</h4>
<p>Qui si possono ripercorrere le vicende che hanno caratterizzato le Guerre d’Indipendenza e la nascita del regno italiano. L’antico edificio fu, infatti, sede del primo Parlamento dell’Italia unita e ospita al suo interno un interessante percorso museale dedicato al Risorgimento.</p>
<p>Restando sempre nel centro storico bisogna assolutamente visitare <strong>il santuario della Consolata</strong>, uno dei più importanti luoghi di culto della città. La facciata, bianca, elegante e armoniosa, varcato l’ingresso lascia il posto a un vero capolavoro del barocco piemontese, progettato e realizzato da architetti come Guarino Guarini e Filippo Juvarra. Proprio a fianco del santuario della Consolata, in un piccolo locale ottocentesco che si chiama, appunto <strong>Al Bicerin</strong>, nacque una delle più della più tradizionali bevande torinesi, con caffè, cioccolato, latte e sciroppo. Al Bicierin nulla è cambiato da allora e il piccolo caffè è ancora al suo posto, con i suoi antichi tavolini di marmo e il sapore inconfondibile della sua calda bevanda.</p>
<h4>Una parte della movida torinese, invece, si trova nel <strong>Quadrilatero</strong>.</h4>
<p>Lo spazio anticamente delimitato dalle mura romane della città è oggi il luogo più vivace dove trovare locali alla moda e aperitivi sfiziosi. Via Garibaldi, che unisce piazza Castello a piazza Statuto, è inoltre un vero e proprio centro commerciale naturale, da non perdere per gli amanti dello shopping.</p>
<p>Una particolarità di Torino sono anche i mercati. Visitare la città è anche un’occasione per apprezzare i numerosi mercatini che si svolgono regolarmente nel centro storico. Il secondo sabato di ogni mese, dietro la chiesa della Gran Madre, si possono trovare bancarelle di vestiti e oggetti vintage, mentre i portici di piazza Vittorio ospitano l’antiquariato ogni quarto sabato e domenica di marzo, giugno, settembre e novembre. Ma il mercato più importante è quello di <strong>Porta Palazzo</strong>, dove respirare non solo la quotidianità di una grande città, ma anche l’accoglienza e l’aspetto multietnico di Torino.</p>
<h4>Da visitare sicuramente <strong>la chiesa della Gran Madre di Dio</strong>.</h4>
<p>Una chiesa circolare che ricorda gli antichi pantheon romani. Le statue che accolgono chiunque la visiti, che sono la Religione, che regge una croce, e la fede, una donna con in mano un calice, donano alla Gran Madre un fascino irresistibile ed esoterico. Da qui si sale verso <strong>il Monte dei Cappuccini</strong>. Un luogo singolare che con la su balconata osserva la città e regala un bellissimo panorama sul centro storico e sul simbolo di Torino<strong>, la Mole Antonelliana</strong>.</p>
<p>Questa rappresenta il tratto più caratteristico della città, la Mole Antonelliana. Un edificio dalla grande cupola e dalla guglia sovrastante, realizzate da Alessandro Antonelli, che raggiungono l’altezza di 167 metri. Concepito nell’Ottocento per diventare un tempio ebraico, la maestosa struttura ospita oggi <strong>il Museo del Cinema</strong>. Attraverso un ascensore sospeso e senza guide, che risale dall’interno al centro della volta, è possibile inoltre raggiungere la sommità della mola e godere di un panorama splendido.</p>
<h4>Chi ama passeggiare, correre o semplicemente rilassarsi all’aria aperta può recarsi al <strong>Parco del Valentino.</strong></h4>
<p>Un’ immensa area verde che si può raggiungere in pochi minuti costeggiando il Po da piazza Vittorio, e che si estende per parecchi chilometri lungo il fiume. <strong>Il castello del Valentino</strong>, antica residenza sabauda, domina il parco ed è una delle dimore storiche torinesi più affascinanti. Avventurandosi nel parco del Valentino ci si imbatte nel <strong>Borgo Medievale</strong>, un caratteristico villaggio con mura, ponte levatoio dominato da una rocca imponente. Nonostante non sia un vero castello medievale, riproduce alla perfezione alcuni particolari dei tipici castelli del Piemonte e della Valle d’Aosta.</p>
<h4>Prima di andare via da Torino è quasi d’obbligo visitare la <strong>Reggia di Venaria</strong>, la residenza più famosa dei Savoia.</h4>
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<p>Purtroppo in epoca napoleonica fu trasformata in una caserma, spogliata dei suoi arredi fastosi, ma oggi, grazie ad un accurato restauro e a nuovi allestimenti e installazioni rivive il suo antico e magnifico splendore. Poco lontano dalla Reggia di Venaria si può raggiungere <strong>il Parco della Mandria</strong>, un’area verde grandissima da percorrere in bici o a piedi. I sentieri sono tantissimi e si possono osservare cervi, volpi, gufi, civette e uccelli di ogni tipo.</p>
<p>Proseguendo in direzione nord si arriva ad <strong>Ivrea, </strong>ospitata in un vasto anfiteatro morenico. In questa cittadina si visita la <strong>Casa della Credenza</strong>, un’interessante costruzione del XVI secolo in cui si radunavano un tempo i consiglieri comunali. Il <strong>Duomo</strong>, l’opera architettonica di stampo medievale di maggior rilievo nella parte alta di Ivrea. Da visitare anche la <strong>biblioteca civica “C. Nigra</strong>” con oltre trentamila volumi e numerose opere storiche sul Canavese. Il <strong>Museo civico “P. A. Garda</strong>”, comprende una sezione di arte orientale con oltre 2500 pezzi  tra dipinti, armi, bronzi, sculture, ceramiche cinesi e giapponesi ed una sezione archeologica con altri reperti scavati nel centro storico.</p>
<h4>Ad Ivrea, tra le manifestazioni più importanti va assolutamente menzionato il <strong>famoso Carnevale</strong>.</h4>
<p>Un evento che ricorda una vicenda avvenuta secoli fa, nel Medioevo, quando Violetta, figlia di un mugnaio decapitò Guglielmo, marchese di Monferrato che voleva esercitare lo <strong>ius primae noctis</strong> su di lei. Evento conclusivo è la <strong>battaglia delle arance</strong>, combattimento violento in cui migliaia di arance vengono scagliate tra il pubblico ed il carro dove si trovano le “guardie del tiranno”.</p>
<p>Da queste parti i prodotti tipici sono i vini del Canavese come <strong>l’Erbaluce, il Passito di Caluso, la grappa di Chiaverano </strong>distillata con metodi artigianali che accompagnano altre specialità come i formaggi <strong>“tomini”</strong> e gli <strong>Eporediesi al cacao e i Canavesani al rum</strong>, dolci tipici della zona.</p>
<h4>Poi <strong>Biella, </strong>conosciuta sin dall’antichità come importante polo della lana e della lavorazione dei tessuti.</h4>
<p>Ma Biella è anche una città incantevole e molto interessante da visitare. Sorge ai piedi delle Alpi biellesi nella zona nord occidentale del Piemonte, a due passi dal Val d&#8217;Aosta. Una città piccolina, che si gira facilmente a piedi, divisa in due parti, la città alta e la città bassa, collegate attraverso una funicolare.</p>
<p>Il <strong>quartiere Piazzo</strong> è il cuore del centro storico di Biella. Un antico borgo medievale che corrisponde alla parte alta della città. Al centro del quartiere la <strong>piazza Cisterna</strong>, una volta sede del Comune e del mercato e su cui si affaccia il <strong>Palazzo dei Dal Pozzo</strong>, i portici medievali e <strong>Casa dei Teccio</strong>. Il Palazzo Gromo di Ternengo, un altro edificio da visitare assolutamente, si trova poco distante.</p>
<p>A seguire il <strong>Duomo</strong> di Biella dedicato a Santa Maria Maggiore e a Santo Stefano, una chiesa a tre navate in stile gotico. Il <strong>Battistero </strong>è un perfetto esempio di arte romanico-lombarda e, insieme al Campanile a otto piani e al Duomo è il simbolo di Biella.</p>
<p>A Biella si possono trovare anche esempi di <strong>archeologia industriale</strong> nell’ <strong>ex lanificio Trombetta</strong> e <strong>l’ex lanificio Sella</strong>, entrambi dell’800, che si trovano sulle sponde del torrente Cervo. L&#8217;ex lanificio Trombetta oggi ospita la <strong>Cittadellarte Fondazione Pistoletto</strong> che organizza eventi e mostre di arte contemporanea.</p>
<h4>Nei dintorni di Biella un luogo suggestivo da visitare è la <strong>Riserva naturale speciale della Bessa</strong>, a Cerrione, un posto unico nel suo genere.</h4>
<p>Si tratta di un terreno ricoperto di pietre che occupa un&#8217;area enorme e che è il risultato dell&#8217;estrazione dell&#8217;oro sin dall&#8217;epoca romana. La pietraia è il risultato dell’accumulo delle pietre di scarto, che hanno dato luogo ad una raccolta di ciottoli, alti fino a 20 metri alternate a stretti e lunghi valloni ricoperti di vegetazione.</p>
<p>Si procede verso est visitando <strong>Borgosesia, </strong>piccolo e delizioso borgo di montagna della Valsesia, splendida località ricca di fascino, grazie ai suoi boschi e al passaggio del fiume Sesia.</p>
<h4>Famoso centro di produzione della lana, Borgosesia rappresenta una meta ideale per gli amanti della tranquillità, ma anche della riscoperta delle antiche tradizioni che qui vengono custodite.</h4>
<p>Oltre alla meraviglia naturale rappresentata dalla Valsesia e dal Parco Naturale del Monte Fenera, che ospita piccoli tesori naturalistici come le <strong>Grotte del Fenera</strong>, Borgosesia offre numerosi punti di interesse artistico culturale.</p>
<p>Moltissime chiese presenti sul territorio tra cui le più importanti sono il <strong>Santuario di Sant’Anna di Montrigone</strong>, costruito sui resti del vecchio castello nel XVI secolo, la <strong>cappella di San Rocco</strong>, eretta a seguito dell’epidemia di peste che colpì la valle nel 1600 e la <strong>Chiesa della Madonna della Neve </strong>che all’interno ospita numerose opere di artisti piemontesi.</p>
<p>Per ciò che riguarda edifici non religiosi merita sicuramente una visita il <strong>Museo Etnografico e del Folclore Valsesiano</strong>, che insieme al gruppo folkloristico “Città di Borgosesia”, mantiene vive le splendide tradizioni della valle come il famoso “ <strong>Mercù Scùrot”,</strong> carnevale di Borgosesia.</p>
<p>Una bella manifestazione che nasce a metà del 1800 quando alcuni cittadini decisero di organizzare uno scherzoso funerale il mercoledì delle ceneri a cui seguì la nascita del “<strong>Peru Magunella</strong>” e di “<strong>Gin Fiammàa</strong>”, tipiche maschere locali.</p>
<h4>Da allora questa tradizione resta viva e sentita dalla popolazione di Borgosesia.</h4>
<p>Ogni mercoledì delle ceneri si ritrova vestita in modo elegante per assistere al corteo funebre che termina la sera con la cremazione del fantoccio di Peru Magunella. Questo viene accompagnato da una grande festa a base di musica, balli e spettacoli pirotecnici e tante prelibatezze locali preparate in piazza, dalla polenta alla cacciagione ai prodotti del bosco come funghi e castagne accuratamente cucinati seguendo le ricette tradizionali.</p>
<p>Sempre in Valsesia, e più precisamente nel comune di Varallo, si trova il <strong>Sacro Monte di Varallo</strong>, il più antico e rappresentativo tra i Sacri Monti che si trovano nei territori del Piemonte e della Lombardia.</p>
<p>I Sacri Monti, riproduzioni di alcuni luoghi della Terra Santa, iniziarono a diffondersi in Occidente verso la metà del ‘400, quando, a causa dei Turchi, il pellegrinaggio in quelle zone iniziò a diventare sempre più pericoloso. Tra queste riproduzioni c’è proprio il Sacro Monte di Varallo che fu costruito per iniziativa di <strong>Beato Bernardino Caimi</strong>, il quale, tornando dalla Terra Santa verso la fine del XV secolo, decise di ricreare in piccolo i luoghi della Palestina.</p>
<p>Settant’anni dopo, <strong>San Carlo Borromeo</strong> si interessò a questo luogo e, visitandolo diverse volte, accrebbe notevolmente la notorietà della “Nuova Gerusalemme”, come Borromeo stesso l’aveva soprannominata. Il Sacro Monte di Varallo, che sorge nella piemontese <strong>Riserva speciale del Sacro Monte di Varallo</strong>, è costituito da <strong>44 cappelle affrescate</strong> e una basilica. Questi edifici, dislocati in un percorso di vie e piazzette, sono affrescati con oltre 4.000 figure e arricchite da circa 400 statue raffiguranti tutte scene della vita di Gesù Cristo e della Madonna.</p>
<h4>Si arriva poi sul <strong>Lago d’Orta, </strong>con i suoi 15 chilometri di lunghezza e due di ampiezza, si estende dalle campagne di Novara fino ai piedi del Mottarone, il monte che lo separa dal Lago Maggiore.</h4>
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<p>Un lago dalle dimensioni ridotte, ma ricco di cose da vedere, offrendo uno spettacolare scenario naturale, borghi romantici e balconi panoramici indimenticabili.</p>
<p>E proprio sulle sponde del lago sorge <strong>Orta San Giulio </strong>piccolo borgo che possiede un patrimonio storico, artistico e naturale che lo rende una delle mete turistiche per eccellenza. Il centro storico si caratterizza per le stradine di pietra che arrivano a toccare l’acqua</p>
<p>Orta San Giulio ha poi una zona sopraelevata, che domina completamente il lago. Si tratta della <strong>frazione di Legro</strong>. Questo, chiamato anche il “paese dipinto”, è un luogo dai mille colori. Sulle pareti di molti edifici, infatti, artisti provenienti da ogni parte d’Italia e d’Europa hanno disegnato affreschi che ritraggono la storia di questa piccola ed esclusiva località.</p>
<p>Il centro storico di Orta è destinato completamente ai pedoni. Cuore del paese è <strong>Piazza Motta</strong>, che si affaccia direttamente sulle acque lacustri. Qui sorge il <strong>broletto</strong>, una piccola costruzione rinascimentale costituito da un portico utilizzato principalmente per il mercato, e da un piano superiore chiuso in cui nei secoli scorsi si tenevano le riunioni dei potenti dell’epoca.</p>
<p>Sempre su Piazza Motta è presente il porticciolo che da Orta conduce all’<strong>isola di San Giulio</strong>, facente parte del territorio comunale. Con pochi minuti di navigazione, l’isola dista appena 400 metri dalla riva, si raggiunge un piccolo gioiello come il <strong>monastero Mater Ecclesiae</strong>, abbazia benedettina femminile di clausura che oggi accoglie turisti tutto l’anno.</p>
<h4>Spostandosi sul versante opposto si arriva nella zona del<strong> Lago Maggiore. </strong>Qui non si può fare a meno di visitare<strong> Stresa.</strong></h4>
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<p>La bellissima cittadina si trova sul versante occidentale del lago Maggiore. Un incantevole borgo lacustre inserito in un contesto paesaggistico in cui si ha una visuale meravigliosa delle Alpi e tutto il territorio del comune si affaccia sulle acque del lago Maggiore.</p>
<p>Il centro urbano del piccolo comune si presenta con una serie di magnifiche dimore, ville nobiliari e curatissimi giardini circondati dalle acque del lago Maggiore. Tra le più belle ville di questa zona l’incantevole <strong>Villa Pallavicino</strong>, costruita nel diciannovesimo secolo e caratterizzata dalla presenza di uno sconfinato giardino all’inglese, il quale ospita al suo interno anche un interessantissimo parco zoologico.</p>
<h4>Stresa include anche <strong>l’Isola Bella</strong> e <strong>l’Isola Madre</strong>, facenti parte delle bellissime <strong>Isole Borromee.</strong></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’isola Bella ospita l’incantevole <strong>palazzo della famiglia Borromeo</strong>, una splendida dimora nobiliare perfettamente conservata che custodisce numerosi oggetti d’arte pregiati, come quadri, arazzi e un mobilio antico e di pregio. L’isola Bella, inoltre, attrae molti visitatori per i suoi bellissimi <strong>giardini Borromei</strong>, realizzati nel diciassettesimo secolo in puro gusto barocco e che ospitano una incredibile varietà di specie arboree e floreali</p>
<p>L’isola Madre, la più grande delle isole Borromee, è invece caratterizzata da un’atmosfera quieta e sospesa. L’incantevole isola ospita un interessante palazzo del sedicesimo secolo, dove è possibile ammirare vaste collezioni di oggetti d’epoca, oltre a una interessante esposizione di marionette dei secoli passati.</p>
<p>Stresa comprende anche un’area montana che include la celebre <strong>località sciistica del Mottarone</strong> a 1491 metri, raggiungibile dal centro abitato con la funivia. Sulla vetta del Mottarone si trova un’attrezzatissima stazione sciistica, presso la quale è possibile praticare tutti gli sport invernali. Da qui è inoltre possibile ammirare l’incantevole vista del lago Maggiore, dello splendido giardino botanico Alpinia, di una buona porzione della pianura Padana e delle vette dell’imponente monte Rosa.</p>
<h4>Costeggiando il lago si scende verso<strong> Arona,</strong> un borgo dalla storia antica, immersa nel fantastico scenario naturale del Lago Maggiore.</h4>
<p>Reperti rinvenuti nella <strong>frazione di Lagone</strong>, infatti, raccontano l’esistenza di un primordiale villaggio su palafitte, la prima civiltà d’Italia ad essersi così sviluppata.</p>
<p>Il suo feudo fu a lungo nelle mani della famiglia dei Borromeo e San Carlo Borromeo nacque qui, nel castello, nel 1538. A lui è dedicato il monumento più rappresentativo della città, una statua imponente posta su una base di undici metri e alta venti metri.</p>
<p><strong>Piazza del Popolo</strong> è il cuore medievale della cittadina e da non perdere una visita alla <strong>Rocca di Arona</strong>, fortificazione eretta dai Longobardi intorno all’anno Mille, e una passeggiata nel <strong>Parco Naturale dei Lagoni di Mercurago</strong>, ricca di pascoli, di stagni e di paludi.</p>
<p>Nel centro storico si aggiungono altre bellezze da visitare. Come ad esempio la <strong>chiesa dei SS. Martiri </strong>che custodisce le spoglie dei patroni del borgo e conserva, sopra l’altare maggiore, un capolavoro quattrocentesco di scuola leonardesca. Poi la <strong>Collegiata della Natività di Maria Vergine</strong> è la chiesa parrocchiale in stile gotico-bizantino</p>
<p>E per concludere la breve scoperta di Arona merita una visita il <strong>Civico Museo Archeologico</strong> che ricostruisce il passato del Basso Verbano e ospita il calco della celebre ruota dei Lagoni di Mercurago.</p>
<h4>Si arriva a<strong> Novara, </strong>meta fuori dalle rotte turistiche più frequentate del Piemonte.</h4>
<p>Un centro storico che si scopre lentamente passeggiando lungo <strong>via San Gaudenzio.</strong> <strong>Palazzo Bellini</strong> non solo è una delle residenze storiche più belle della città, ma anche tra le più importanti dal punto di vista degli eventi storici del Risorgimento. Proprio qui, infatti, re Carlo Alberto, dopo la sconfitta di Novara, abdicò in favore del figlio Vittorio Emanuele, mentre una decina d&#8217;anni dopo Napoleone III e Vittorio Emanuele II si prepararono alla battaglia di Magenta</p>
<p>I luoghi di culto più significativi sono rappresentati dal <strong>Duomo</strong> e dalla <strong>Basilica di San Gaudenzio</strong>. Il primo, dedicato a Santa Maria Assunta, è un grande progetto incompiuto di Antonelli, l&#8217;architetto della Mole Antonelliana. Doveva essere una enorme chiesa a croce latina, ma solo uno dei bracci è stato portato a termine. La Basilica è un altro enorme progetto incompiuto. La sua cupola doveva essere interamente affrescata, ma il progetto non è mai stato portato a termine. Nonostante questo, la cupola della Basilica è alta 121 metri e dalla sua cima si può ammirare un panorama magnifico che spazia su tutta la città di Novara fino al Massiccio del Monte Rosa.</p>
<p>A Novare c’è un piccolo angolo fermo al Medioevo. Si tratta del <strong>Broletto,</strong> una corte su cui si affacciano edifici medioevali con loggiati e affreschi quattrocenteschi che racconta storie di poemi cavallereschi in un&#8217;atmosfera del tutto particolare. Qui si trova anche la sede del <strong>Circolo dei Lettori</strong> di Novara e della <strong>Galleria d&#8217;Arte Moderna</strong>, che un tempo erano il Palazzo del Podestà e il Palazzo dei Paratici.</p>
<h4>Gli amanti della natura possono scoprire un luogo sorprendente nei dintorni di Novara.</h4>
<p>La <strong>Riserva delle Baragge</strong>, infatti, è uno dei posti più straordinari della Provincia. Viene chiamata la savana piemontese per la presenza di prati enormi e pascoli, corsi d&#8217;acqua ed animali selvaggi, ma ci sono anche colline e boschi di betulla, risaie e sentieri.</p>
<p>Dopo le esperienze alla scoperta della città e della natura circostante arriva il momento di sedersi a tavola E a Novara non mancano le sorprese culinarie. Il gorgonzola è il protagonista tra i formaggi novaresi, sia fresco che stagionato. Da assaggiare <strong>la paniscia</strong>: un risotto con verza e fagioli borlotti mantecato con cotica di maiale, lardo e salam d’la duja, un insaccato tipico. Poi il <strong>tapulon</strong>, uno spezzatino finissimo fatto con carne d&#8217;asino cotta a lungo nel vino ed accompagnato con la polenta</p>
<h4>La tappa conclusiva del viaggio in Piemonte presenta <strong>Vercelli. </strong></h4>
<p>Una piccola cittadina che si inizia a scoprire dalla <strong>Basilica di Sant’Andrea</strong>, in mattoni rossi, in uno stile che fonde il romanico longobardo al gotico. Altro edificio importante è il <strong>Duomo di Vercelli</strong>, dedicato a Sant&#8217;Eusebio e accanto a questo ci sono la <strong>Biblioteca Capitolare, la Pinacoteca e il Museo dell’Opera del Duomo</strong>. Quest’ultimo espone reliquiari, calici, urne e due stanze ancora intatte degli antichi appartamenti Savoia.</p>
<p>Poco distante il<strong> Castello Visconteo, </strong>una struttura che non può essere visitata all’interno, ma si possono ammirare le mura imponenti e le torri difensive in mattoni rossi dall&#8217;esterno. Un’altra visita la meritano la Biblioteca Capitolare, che conserva codici e manoscritti rari, tra cui il <strong>Vercelli Book,</strong> un manoscritto su pergamena del X secolo in lingua anglosassone antica. E poi il <strong>Museo Borgogna</strong>, la seconda Pinacoteca del Piemonte dopo la Galleria Sabauda di Torino, che raccoglie opere di artisti italiani ed internazionali dal Rinascimento ad oggi.</p>
<h4>A Vercelli <strong>il riso</strong>, nella qualità Baraggia DOP, domina la maggior parte delle ricette con cui si cucinano deliziosi primi piatti conditi nei modi più diversi.</h4>
<p>Una nota dolce, invece, viene offerta dai <strong>bicciolani</strong>, biscotti fatti secondo una ricetta tradizionale di origine rinascimentale che alla pasta frolla mescola spezie varie e cannella e dalla <strong>tartufata</strong>, una combinazione di morbido pan di Spagna e crema chantilly coperta da cioccolato.</p>
<p><strong><em>Alessandro Campa</em></strong></p>
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		<title>RICOMINCIO DA TE, ITALIA: ITINERARI DI VIAGGIO TRA LE REGIONI DELLA PENISOLA. LA LIGURIA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2020 06:00:40 +0000</pubDate>
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<h3>La Liguria come non l’avete mai vista. Una mezzaluna che si specchia nel mare con un passato edificante ed un presente affascinante</h3>
<p><span id="more-66851"></span></p>
<p><strong>Un desiderio di rinascita</strong>. La voglia di ripartire dalle piccole abitudini quotidiane, ma anche di realizzare scelte più ragionate ed impegnative. Tra queste l’organizzazione di un viaggio, di una vacanza o di un semplice weekend per staccare la spina.</p>
<p>Quest’anno l’approccio al turismo sarà diverso, ma non per questo meno coinvolgente e stimolante.</p>
<p>Da situazioni difficili, a volte, possono nascere occasioni inaspettate. Ancora di più se si vive in Italia che, con la sua immensa varietà, offre degli scenari incantevoli.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>LIGURIA</strong></p>
<h4>Liguria, una lingua di terra dalle caratteristiche uniche e dai luoghi indimenticabili.</h4>
<p>Il viaggio in Liguria, per comodità e praticità, si suddivide in due parti. Fulcro centrale resta Genova, capoluogo di regione. Da qui partono due percorsi che conducono alla scoperta più approfondita delle Riviere liguri, quella di <strong>Levante </strong>e quella di <strong>Ponente.</strong></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-66852" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/genoa-4141143_1280-e1600172336557.jpg" alt="" width="800" height="533" /></p>
<h4> <strong>Genova, </strong>città dal fascino unico e dai tanti simboli.</h4>
<p>Primi fra tutti <strong>i carrugi</strong>, labirinto di vicoli tipici del territorio che disegnano il centro storico. L’anima di Genova risiede proprio qui, tra le note delle canzoni di Fabrizio De André, gli odori, i sapori e le culture diverse che si fondono insieme.</p>
<p>Un altro simbolo è sicuramente la <strong>Lanterna</strong>, immagine autentica della città che con i suoi 77 metri è il faro più alto del Mediterraneo. Si innalza su una roccia alta 40 metri e i 172 scalini che portano in cima al faro offrono un panorama vertiginoso sulla città vecchia e sull’antico porto.</p>
<p>Anche quest’ultimo è un luogo degno di visita, diventato il punto dell’intrattenimento e del tempo libero, sia per i genovesi che per i turisti. <strong>L&#8217;Arena del Mare e la Piazza delle Feste</strong>, che d’inverno si trasforma in pista per il pattinaggio su ghiaccio, ospitano concerti di importanti artisti italiani ed internazionali, festival dedicati a tutte le espressioni della cultura e dell’arte e spettacoli di ogni genere</p>
<p>E come non ammirare un emblema della città rappresentato dai i <strong>palazzi dei Rolli</strong>, dimore molto lussuose usate in passato come modello abitativo per la nobiltà di tutta Europa. I palazzi dei Rolli, in alcuni casi, appartengono ancora oggi a privati, mentre molti sono diventati sedi di banche o uffici, mentre altri sono diventati Musei.</p>
<h4>Ogni anno Genova celebra i suoi Palazzi dei Rolli, con l’evento <strong>Rolli Days</strong>, weekend durante i quali i palazzi aprono le porte e mostrano al pubblico i loro tesori.</h4>
<p>Una parte dell’anima di Genova sono anche alcuni suoi quartieri. A partire da <strong>Boccadasse,</strong> il più famoso tra gli antichi borghi di pescatori ancora visibili a Genova, tra Corso Italia e Capo Santa Chiara. Le sue casette, i gozzi e le reti dei pescatori sulla piccola spiaggia, le scale di pietra.</p>
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<p>A breve distanza da Boccadasse si trova <strong>Vernazzola</strong>, piccolo borgo marinaro raccolto intorno alla foce del rio Vernazza. La passeggiata che conduce da Boccadasse è caratterizzata dalle <strong>creuze,</strong> tradizionali salite pedonali mattonate sui cui si affacciano case alte e strette dai colori vivaci e che raggiungono il punto panoramico di Capo Santa Chiara.</p>
<h4>Nella parte più orientale della città si trova il quartiere di<strong> Nervi</strong>.</h4>
<p>Una zona suggestiva che presenta un atrio verde ed elegante di Genova, che si affaccia su una scogliera lungo la quale si distende una romantica passeggiata intitolata ad Anita Garibaldi.</p>
<p>Il polo museale di Nervi permette di apprezzare le ricche collezioni di arte moderna e contemporanea della città di Genova.  Sculture, dipinti, arredi e arti decorative che si possono ammirare a <strong>Villa Saluzzo Serra</strong>, che ospita la Galleria d&#8217;arte moderna con importanti collezioni dal XIX al XXI secolo relative alla produzione artistica in Liguria. A <strong>Villa Grimaldi Fassio</strong>, invece, sono conservate le Raccolte Frugone, collezioni d&#8217;arte italiana e straniera legate alla Belle Époque.</p>
<p>Una cucina semplice quella genovese da che fa dell’olio di oliva, delle verdure ed erbe aromatiche i suoi ingredienti principali. Tra le specialità più note rientra il <strong>pesto,</strong> seguito dalla sfiziosa <strong>focaccia.</strong></p>
<h4>A queste si aggiungono la <strong>farinata di ceci</strong> e la <strong>panissa,</strong> bocconcini di polenta fritta.</h4>
<p>Da sempre Genova ha un legame stretto con il mare. E si rispecchia anche a tavola. Dal <strong>ciuppin,</strong> famosa zuppa di pesce ligure, allo <strong>stoccafisso accomodato</strong>. I frittini misti di pesce si possono assaggiare anche nella versione street food, venduti in cartocci di carta, mentre tra le specialità più elaborate emerge il <strong>cappon magro</strong>, scenografica insalata fredda di pesce a più strati.</p>
<p>Un tocco di dolcezza viene offerto dai <strong>gobeletti,</strong> frutti e fiori canditi da gustare con lo <strong>Sciacchetrà,</strong> vino passito delle Cinque Terre, oppure dal <strong>pandolce genovese</strong> o dal <strong>castagnaccio.</strong></p>
<h4>Lasciata Genova, il viaggio sulla Riviera di Levante procede con <strong>Recco</strong>.</h4>
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<p>Antico borgo di marinai affacciato sulle acque limpide del <strong>Golfo Paradiso</strong>, una baia incantevole. Nel cuore di Recco si scopre il santuario mariano dedicato alla <strong>Madonna del Suffragio</strong>, il cui campanile si fa ammirare sin da lontano e segnala la presenza dell’edificio. Poi la <strong>Chiesa di Nostra Signora delle Grazie</strong>, situata poco fuori Recco nella frazione di Megli, custode al suo interno di una spina della corona di Gesù.</p>
<p>Proprio in questa frazione, nel weekend successivo a Pasqua, si svolge la <strong>sagra delle focaccette</strong>, mentre l’ultima domenica di maggio si replica a Recco con <strong>la sagra della Focaccia</strong>, prelibatezza che viene distribuita sia semplice, che con la cipolla o al formaggio. Il 7 e 8 Settembre si festeggia la <strong>Sagra del Fuoco</strong>, in onore della Madonna del Suffragio e per l’occasione i quartieri preparano particolari spettacoli pirotecnici e svariati stand gastronomici.</p>
<h4>A seguire<strong> Camogli, </strong>che si affaccia sul mare con le sue casette dai colori vivaci che si specchiano nell’acqua del golfo.</h4>
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<p>I primi pescatori della città le hanno dipinte con toni così accesi. In questo modo potevano riconoscerle da lontano quando si trovavano al largo con le loro imbarcazioni. L’aspetto pittoresco di Camogli, però, aumenta ancor di più salendo sulla punta spettacolare dove si erge <strong>Castel Dragone.</strong></p>
<p>Gli edifici di culto rappresentano un’attrazione particolare. La <strong>Chiesa di San Nicolò di Capodimonte</strong>, realizzata in ardesia, la pietra locale dalla tipica colorazione nera, ha un fascino solenne ed elegante allo stesso tempo. Ma il vero gioiello è <strong>l’Abbazia di San Fruttuoso</strong>, un monastero incastonato tra gli scogli situato a Capodimonte, in un’insenatura della frastagliata costa ligure. Raggiungibile solo via mare, oppure attraverso alcuni pittoreschi sentieri da percorrere a piedi. Si possono visitare il chiostro, il museo e si può anche soggiornare nella foresteria, un luogo romantico immerso nella natura</p>
<p>Tra gli eventi più importanti che si svolgono a Camogli la <strong>Festa di San Fortunato</strong> ha luogo il secondo sabato di maggio con una processione notturna che termina con fuochi d’artificio e falò sulla spiaggia, mentre la prima domenica di agosto si celebra la <strong>Stella Maris</strong>, dedicata alla Madonna protettrice dei Marinai. In questa occasione centinaia di cerini accesi vengono fatti galleggiare in mare, creando un’atmosfera unica nella baia.</p>
<h4>L’elegante<strong> Portofino </strong>accoglie con una bellezza disarmante.</h4>
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<p>Uno tra i più caratteristici borghi marinari del mondo, situato nella zona occidentale del <strong>Golfo del Tigullio</strong>. Quello che rende Portofino un luogo imperdibile da visitare è la sua posizione incantevole. Inserito in una baia naturale e boscosa che si affaccia sul mare e decorato dalle sue case colorate.  Tutto il comune è racchiuso nel <strong>Parco Naturale Regionale di Portofino</strong> e nella sua area naturale marina protetta.</p>
<p>Ma il piccolo centro di Portofino regala anche piccoli tesori d’arte come la <strong>Chiesa di San Martino</strong> e la <strong>Chiesa di San Giorgio</strong>, del XII secolo, situata fuori dal centro storico in una posizione più alta rispetto al borgo e ricostruita dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale.</p>
<p>E se non dovesse essere sufficiente, si può partecipare agli eventi organizzati in questa magica cittadina come la <strong>Festa patronale di San Giorgio</strong> che si svolge il 23 Aprile, oppure il <strong>Trail di Portofino</strong>, una gara sportiva con percorso di 23 km di salite e discese e un dislivello di 1250 metri.</p>
<h4>Si procede in direzione nord verso<strong> Santa Margherita Ligure, </strong>località consigliata agli appassionati di architettura religiosa e agli amanti dei luoghi sacri.</h4>
<p>Lo testimoniano le diverse chiese, tra cui la <strong>Basilica parrocchiale di Santa Margherita d’Antiochia</strong>, <strong>la Chiesa di San Siro</strong>, <strong>l’Oratorio di Nostra Signora dell’Addolorata</strong>, <strong>la Chiesa di San Lorenzo e la Cappella delle Gave</strong>, raggiungibile percorrendo un bel sentiero che conduce fino all’Abbazia di Cervara.</p>
<p>Ma oltre alla sacralità c’è spazio anche per una meraviglia architettonica come <strong>Villa Durazzo</strong>. Splendido complesso costituito da due ville immerse in un meraviglioso parco seicentesco. La rigogliosa vegetazione ed il grazioso giardino all’italiana rappresentano gli elementi aggiuntivi che   completano la visita all’interno della villa.</p>
<p>Santa Margherita Ligure offre divertimento anche ai bambini. Il <strong>Parco del Flauto Magico</strong>, infatti, rappresenta una luogo pieno di disegni, percorsi ed oggetti ispirati all’opera di Mozart, risultato della riprogettazione di un parco pubblico che ha voluto seguire questo tema.</p>
<h4>In una conca stretta tra mare e collina si inserisce <strong>Rapallo.</strong></h4>
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<p>Adagiato in una campagna collinare il paese di Rapallo è separato dal mare da un litorale affascinante. Il <strong>Castello sul Mare</strong> è il simbolo della città, che dal <strong>lungomare Vittorio Veneto </strong>gode di una posizione favorevole a picco sulle acque del Golfo del Tigullio. All’interno della fortezza è presente la piccola cappella dedicata a San Gaetano, che lascia intravedere dall’esterno soltanto la graziosa cupoletta con campana.</p>
<p>La <strong>Basilica dei Santi Gervasio e Protasio</strong> segna il cuore del centro storico ed è affiancata da un particolare campanile pendente. Particolare attenzione merita anche il <strong>Santuario di Nostra Signora di Montallegro,</strong> costruito sulla sommità di un colle a 612 metri di altezza, da cui lo sguardo si perde sull’incantevole panorama del litorale ligure. Uno dei più importanti santuari mariani della zona, meta di pellegrinaggi specialmente il 2 luglio, in occasione della festa patronale.</p>
<p>Per apprezzare l’arte locale e conoscere meglio la storia di Rapallo si può visitare il <strong>Museo del Merletto</strong>, allestito nelle eleganti sale di <strong>Villa Tigullio. </strong>Oltre mille manufatti in pizzo realizzati tra il XVI e la fine del XX secolo, a cui si aggiungono altrettanti disegni che illustrano l’arte della lavorazione del pizzo, seguiti da capi d’abbigliamento e pezzi d’arredamento</p>
<h4>Si prosegue facendo tappa a <strong>Sestri Levante</strong>, “la città dei due mari” così come fu descritta dallo scrittore Hans Christian Andersen.</h4>
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<p>Il centro storico del borgo, infatti, si affaccia su due baie, quella <strong>“delle Favole</strong>” e quella <strong>“del Silenzio</strong>”, divise da un istmo che unisce la parte più antica del borgo alla terraferma, mentre la zona più moderna di Sestri si estende su un terreno interamente pianeggiante.</p>
<p>Un borgo ricco di storia e cultura raccontato sia dalle architetture religiose che da quelle civili. Poco distante dalla Baia del Silenzio sorge la <strong>Chiesa dell’Immacolata Concezione</strong>, dal tipico stile medievale con una facciata decorata a strisce bianche e nere. Poi la <strong>Chiesa di San Nicolò dell’Isola</strong>, l’edificio più antico della città. Il <strong>Palazzo Durazzo &#8211; Pallavicini</strong> è situato nel borgo antico e conserva al suo interno un dipinto del pittore Francesco Bassano che raffigura l’Adorazione dei Magi. Nel centro storico è anche possibile visitare il <strong>Palazzo Fascie Rossi</strong> sede della biblioteca civica e del Museo Archeologico della città.</p>
<h4>L’estate è il periodo in cui Sestri Levante si anima di eventi.</h4>
<p>Un momento fondamentale per degustare i sapori tradizionali è la <strong>sagra del Bagnun</strong>, zuppa a base di acciughe, organizzata il terzo week end di luglio a Riva Trigoso. Il primo week end di giugno si svolge la premiazione dell’<strong>Andersen Festival</strong>, concorso letterario dedicato alla fiaba inedita. In occasione della premiazione, compagnie teatrali e importanti personaggi nazionali ed internazionali si esibiscono per le vie del borgo, dando vita proprio all’Andersen Festival, fondato sulla narrazione orale ed il teatro di strada.</p>
<p>La musica, invece, è protagonista nel <strong>Premio Bach – Festival estivo musica da camera</strong> che, da maggio ad agosto, vede, ogni venerdì, un concerto di musica da camera nella splendida cornice dell’ex convento dell’Annunziata. I giovedì dei mesi di luglio e agosto sono invece dedicati al <strong>Sestri Live Festival</strong>, evento di musica live che anima gli angoli più suggestivi del borgo.</p>
<h4>Segue <strong>Moneglia, </strong>delineata da ampie e sabbiose spiagge e poco lontano da una serie di calette di roccia più selvagge coccolate dal mar Ligure.</h4>
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<p>Una passeggiata nel cuore di Moneglia porta alla scoperta di notevoli pezzi di storia e cultura. A partire dalla <strong>Chiesa di San Giorgio</strong>, edificata a fine 1300 dai monaci benedettini, all’interno della quale si possono ammirare il gruppo scultoreo ligneo di San Giorgio col drago ed un’Adorazione dei Magi ad opera di Luca Cambiaso, artista originario di Moneglia. Accanto alla chiesa il chiostro quattrocentesco, realizzato dai francescani</p>
<h4>La <strong>Torre di Villafranca e la Fortezza di Monleone</strong> sono strutture militari degne di nota.</h4>
<p>La Torre si erge ad est di Moneglia, mentre il Castello domina l’abitato dalla cima di un colle e ospita il più piccolo maniero in stile liberty, detto <strong>“Castello dei Fornari</strong>” realizzato a inizio Novecento</p>
<p>Moneglia è una località vivace, grazie alla presenza di turisti durante l’anno. Ad aggiungere vitalità alle vie del borgo ci pensano eventi popolari rappresentativi come il <strong>Carnevale della Zucca</strong>, a febbraio, con coloratissimi carri allegorici e la <strong>Festa dell’Olio d’Oliva</strong> che si celebra a Pasquetta.</p>
<h4>Da qui si procede direttamente verso la porta d’ingresso delle Cinque Terre, ovvero <strong>Levanto.</strong></h4>
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<p>Il centro cittadino si apre al termine di una valle molto pittoresca ed è dominato dalla bella <strong>chiesa parrocchiale di S. Andrea,</strong> eccezionale esempio di gotico ligure, con un grande rosone al centro della facciata. Altro monumento importante si trova in <strong>Piazza della Loggia</strong>, così chiamata per la presenza di un loggiato medievale. La Loggia Comunale si contraddistingue per le sue eleganti arcate che poggiano su capitelli romanici.</p>
<p>La spiaggia principale di Levanto si estende su poco meno di un chilometro, interrotta da un paio di protezioni di scogli e dal molo che protegge la marina dalle onde del mar Ligure. Un arenile caratterizzato da sabbie e ghiaie di colore grigio scuro. Più ad ovest si apre una piccola spiaggia, detta <strong>Vallesanta</strong>, la prima di una serie di particolari calette che si avvicendano fino alla limitrofa Bonassola.</p>
<h4>La tradizionale <strong>Festa del Mare</strong> è uno degli eventi più attesi a Levanto.</h4>
<p>Si svolge nelle giornate del 24 e 25 luglio, mentre il 30 novembre hanno luogo le celebrazioni per la <strong>festa del patrono cittadino S. Andrea</strong>. Nel periodo di Natale sono particolarmente affascinanti i <strong>Presepi nel Presepe</strong>. Una tradizione radicata nella popolazione con rappresentazioni della Natività a sfondo rurale, da ammirare nello scenario dei borghi della vallata che vengono illuminati come i villaggi di un presepe a grandezza naturale.</p>
<h4>Ed ecco il <strong>Parco delle Cinque Terre</strong>, che con i suoi 3.868 ettari è il Parco Nazionale tra i più piccoli d&#8217;Italia e allo stesso tempo il più densamente popolato, con circa 4.000 abitanti suddivisi in cinque borghi, le Cinque Terre appunto.</h4>
<figure id="attachment_66868" aria-describedby="caption-attachment-66868" style="width: 2000px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-66868" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Slice-of-heaven-2048-scaled.jpg" alt="" width="2000" height="1324" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Slice-of-heaven-2048-scaled.jpg 2000w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Slice-of-heaven-2048-300x199.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Slice-of-heaven-2048-1024x678.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Slice-of-heaven-2048-768x509.jpg 768w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Slice-of-heaven-2048-1536x1017.jpg 1536w" sizes="(max-width: 2000px) 100vw, 2000px" /><figcaption id="caption-attachment-66868" class="wp-caption-text">Vernazza &#8211; Parco Nazionale delle Cinque Terre, Italia</figcaption></figure>
<p>In ordine Monterosso al Mare, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore. Qui l&#8217;uomo in più di mille anni ha modellato l&#8217;ambiente naturale sezionando gli scoscesi pendii delle colline per ricavarne strisce di terra coltivabili, i così detti <strong>ciàn</strong>, puntellate da chilometri di muretti a secco. Un paesaggio atipico e caratterizzato dal forte intervento umano contrassegna il vero tratto identitario delle Cinque Terre.</p>
<h4>E le Cinque Terre si mostrano in tutta la loro bellezza. Si parte da <strong>Monterosso al Mare</strong>, località amata da Montale come luogo di vacanza e di ispirazione.</h4>
<p>Antico borgo e perla preziosa della Riviera di Levante, arenata tra le scogliere e circondata da villaggi di pescatori. Qui si trovano alcune spiagge più ampie e meno selvagge delle strette insenature che caratterizzano la zona.</p>
<p>La natura circostante presenta la bellezza di Monterosso, soprattutto recandosi a <strong>Punta Mesco</strong>, la vetta che chiude il golfo di fronte all’abitato, attraverso un bel percorso panoramico. Poco dopo si raggiunge il così detto “semaforo”, vecchio faro segnaletico da tempo abbandonato, da cui godere di una vista spettacolare a picco sulle onde.</p>
<p>Una particolarità da vedere è la famosa <strong>Statua del Gigante</strong>, scultura che raffigura Nettuno, realizzata dall’architetto Francesco Levacher, alta 14 metri e dal peso di 170 tonnellate. L’opera si posa su uno sperone roccioso che sovrasta la villa in cui Eugenio Montale trascorse buona parte della sua vita e delle sue vacanze.</p>
<p>Gli eventi tradizionali rendono Monterosso ancora più particolare. La <strong>sagra del limone</strong>, il terzo sabato di Maggio, tinge di giallo tutto il borgo e profuma le strade di agrumi. Nel pomeriggio si può partecipare alla passeggiata a tema <strong>“8000 passi al profumo di limone</strong>” che accompagna i visitatori lungo le strade di Monterosso. A conclusione della festa ci si riunisce in piazza tra la musica e le degustazioni per premiare la vetrina più bella realizzata sul tema di questo fresco frutto.</p>
<h4>Segue <strong>Vernazza</strong>, una schiera di case colorate che sfocia direttamente in mare.</h4>
<p>Una piccola e accogliente baia che si rivela in modo straordinario a chi arriva in barca per godere delle sue atmosfere dal sapore antico.</p>
<p>Il centro di Vernazza si deve scoprire lentamente tra le sue viuzze e stradine che offrono scorci di rara bellezza. Sul porto regna il profilo del <strong>Castello Doria</strong> e spicca la torre cilindrica, mentre i resti della cinta muraria quasi si confondono con il contorno frastagliato delle rocce. Più in basso si trova l’inconfondibile struttura del <strong>Belforte</strong>, bastione di forma quadrangolare aggrappato sugli ultimi scogli del promontorio.</p>
<p>In posizione opposta a questo, all’estremità più occidentale della città, si erge la bella <strong>chiesa parrocchiale di Santa Margherita d’Antiochia</strong>, monumento con una particolare conformazione su due piani. La dedica a Santa Margherita è legata alla leggenda del ritrovamento sulla spiaggia di una cassa con una reliquia della santa.</p>
<h4><strong>Corniglia </strong>si trova nel cuore delle Cinque Terre.</h4>
<p>Da qui si esplora il territorio attraverso la magnifica rete di sentieri, percorsi tra rocce strapiombanti e dalle forme bizzarre chiusi dal limpido mare di Liguria e avvolti nel profumo della macchia mediterranea.</p>
<p>Ma Corniglia è anche il balcone delle Cinque Terre, con la sua posizione sopraelevata che lo rende diverso dagli altri borghi, meta ideale per chi cerca un contatto con la natura e con il fascino del paesaggio costiero.</p>
<p>Il borgo appare sospeso con le sue case colorate a pastello, tra i colori della vegetazione e lo sfondo del cielo. Il paese è collegato da due scalinate principali che scendono fino al mare. Ad est si presenta la <strong>“Lardarina</strong>” una scala in mattoni che conduce fino alla stazione ferroviaria, mentre un secondo percorso scende dalla parte ovest di Corniglia ed è la <strong>“Via alla Marina</strong>”, tra terrazzi e muretti a secco.</p>
<p>La passeggiata lungo la strada principale di Corniglia attraversa il centro e si estende tra le case, collegando la terrazza panoramica del belvedere di Santa Maria con la chiesa parrocchiale di San Pietro.  Proprio la <strong>terrazza di Santa Maria</strong> è il più famoso punto panoramico della città, posta a circa 90 metri di altitudine. Qui la vista spazia su tutte le cinque terre e nelle giornate più limpide si possono scorgere le montagne della Corsica. All’opposto della terrazza, all’estremità nord-orientale della via si trova il monumento più importante della città, la <strong>chiesa di San Pietro</strong>, un ottimo esempio di arte gotica-ligure.</p>
<p>E San Pietro, qui, viene festeggiato il 29 giugno. Le celebrazioni prevedono una processione che attraversa tutto il centro ed è anche l’occasione per assaggiare le specialità gastronomiche delle Cinque Terre, tra pesce, panissa e coniglio alla ligure.</p>
<h4>Poi <strong>Manarola, </strong>un villaggio aggrappato alle rocce a strapiombo sul mare.</h4>
<p>Manarola è luogo privilegiato per gli amanti del trekking. Chi ama camminare trova nel <strong>Sentiero Azzurro</strong> il luogo perfetto. Proprio questo, nel tratto Riomaggiore- Manarola, prende il nome di <strong>Via dell’Amore</strong>, una strada pedonale molto suggestiva e romantica incisa e scavata nella roccia, a picco sul mare In una giornata di sole è possibile ammirare le rocce spettacolari a strapiombo con i colori del mare e della macchia mediterranea che fanno da cornice.</p>
<p>La <strong>Via di Mezzo</strong> è quella che conduce direttamente al mare, mentre un’altra strada da percorrere è la spettacolare <strong>Via Belvedere</strong>, che si conclude presso una piccola piazza da cui si gode uno splendido panorama. Una passeggiata da non perdere è quella che conduce alla <strong>Punta Bonfiglio</strong>, luogo perfetto per ammirare la cittadina in tutto il suo splendore.</p>
<h4>La visita alle Cinque Terre si conclude con<strong> Riomaggiore</strong>.</h4>
<p>Un centro storico composto da diverse case- torri colorate, sviluppate in altezza su tre o quattro piani. Riomaggiore si presenta più come un borgo di cultura essenzialmente contadina. Questa sua caratteristica si nota direttamente nelle sue specialità culinarie. Il piatto tipico per eccellenza è la <strong>torta di riso salata</strong>, preparata secondo la tradizione in occasione della festa patronale di San Giovanni Battista.</p>
<p>Un altro piatto fondamentale, preparato soprattutto d&#8217;inverno, è la <strong>minestra di campo</strong>, condita con olio di oliva e fatta con patate ed erbe selvatiche, tra le quali scrépuu (radicchio di campo), gìde (bietole), purasèu (aglio delle vigne), bavaàta (valeriana rossa).</p>
<p>Altri piatti tipici sono i ravioli, preparati in occasione delle feste e in particolare consumati secondo la tradizione per tre giorni di seguito durante il carnevale, l’immancabile pesto e il castagnaccio, tipica  torta di farina di castagne,</p>
<h4>Alle cinque bellezze citate se ne aggiunge un’altra, quella di <strong>Porto Venere.</strong></h4>
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<p>Distesa sull&#8217;estremità del <strong>Golfo dei Poeti</strong>, così chiamato perché nel corso dei secoli tanti poeti, scrittori ed artisti hanno trascorso alcuni periodi nei borghi di questa splendida insenatura.</p>
<p>Porto Venere si presenta come un borgo di pescatori che incanta per i suoi colori, la sua posizione e la sua architettura.  Una volta entrati nel cuore urbano ci si ritrova immersi in un clima di altri tempi, perdendosi tra stradine e vicoletti che conducono all’imponente <strong>Castello Doria</strong>. La fortezza è situata su una roccia che domina il borgo e rappresenta una delle più maestose architetture militari della Repubblica di Genova.</p>
<h4>Da Porto Venere è possibile imbarcarsi per il <strong>Giro delle tre Isole del golfo</strong>, Palmaria, Tino e Tinetto.</h4>
<p>L&#8217;escursione porta alla scoperta dell&#8217;arcipelago con le tre isolette e le due grotte, quella Azzurra e quella di Byron, chiamata così perché questo era un posto molto caro a Lord Byron e si recava qui per meditare e trovare ispirazione. La <strong>grotta di Byron</strong> si trova in una caletta nella zona ovest di Porto Venere, posizionata proprio sotto la chiesa di San Pietro.</p>
<p>Ma oltre ad ammirare le bellezze di Porto Venere, qui si ha anche la possibilità di deliziare il palato con pesce fresco appena pescato con piatti a base di polpo, oppure orate e branzini che qui vengono allevate. Famosi i mitili si Portovenere, molluschi tipici di questa zona che si possono assaggiare fritti, al sugo, gratinati o con riso.</p>
<h4>Si arriva quindi a <strong>La Spezia</strong>, abbracciata dal Golfo dei Poeti e accarezzata da una catena di colline dominata dall’alta cima del Monte Parodi.</h4>
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<p>&nbsp;</p>
<p>Proprio l’abbraccio protettivo del golfo, che nei secoli ha difeso La Spezia dalle mareggiate e dagli attacchi nemici, ha fatto si che vi venisse costruito uno dei porti mercantili più importanti del Mediterraneo.</p>
<p>La Spezia è una località interessante da esplorare, perché ad un territorio dall’asprezza affascinante e dai colori particolari si affiancano una serie di gioielli storici e artistici. Uno di questi è il <strong>Castello di San Giorgio</strong>, un grande maniero che si erge alla sommità del Colle del Poggio e domina il centro abitato. A questo si aggiungono una serie di musei che aiutano a comprendere la storia e le tradizioni di La Spezia. Molto interessante il <strong>Museo Tecnico Navale</strong>, dedicato ai mezzi d’assalto utilizzati durante la prima guerra mondiale e il <strong>Museo Civico Etnografico</strong> che racconta la storia del territorio dall’Ottocento al Novecento.</p>
<p>Altra testimonianza preziosa riguardo le usanze e i costumi di La Spezia sono gli appuntamenti pubblici come la <strong>Fiera di San Giuseppe</strong>, che si tiene il 19 marzo ed è dedicata al santo patrono cittadino. Per tre giorni venditori ambulanti invadono Piazza Europa, i giardini pubblici e il lungomare, mostrando merci di tutti i tipi e facendo assaggiare le specialità gastronomiche tipiche della regione come i brigidini e le mele candite.</p>
<h4>La <strong>Festa del Mare</strong>, invece, si svolge la prima domenica di agosto e prevede la disputa del <strong>Palio del Golfo</strong> in cui le borgate che si affacciano sul Golfo di La Spezia si sfidano in una regata con barche a remi.</h4>
<p>Il sabato, una sfilata in maschera per le strade del centro introduce nel clima della festa, che si conclude la domenica con un magnifico spettacolo pirotecnico sulle acque della baia.</p>
<p>Poco distante ecco <strong>Lerici</strong> con il suo <strong>Castello Monumentale</strong> che regna dall’alto promontorio fin dal 1200 assieme ad una torre pentagonale che spicca con i quattro bastioni e la <strong>Cappella di Santa Anastasia</strong>, racchiusa all’interno delle possenti mura. L’intera struttura del castello è stata restaurata introducendo il Museo geopaleontologico, luogo di rilevante importanza nella cultura espositiva europea. Nel corso degli anni Lerici è riuscita ad unire il gusto dell’arte alla valorizzazione graduale dei suoi monumenti. Diverse mostre artistiche possono sfruttare spazi interessanti come <strong>l’Oratorio di Santa Maria in Selàa</strong> presso Tellaro, e il medievale <strong>Castello di San Terenzo</strong>, in origine torre merlata costruita a difesa della costa.</p>
<h4>Ma Lerici ha alimentato la sua fama anche ospitando una serie di eleganti residenze.</h4>
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<p>Ad esempio <strong>Villa Pernigotti</strong> a Venere Azzurra, in origine albergo prestigioso, poi divenuto Scuola Alberghiera e alla fine location per eventi di musica jazz. Nel cuore di Lerici spunta <strong>Ca’ Doria</strong>, palazzo estremamente raffinato con portali e camini in ardesia. Poi <strong>Villa Magni</strong>, una splendida terrazza sul mare ammirata ed apprezzata da un gran numero di artisti a livello mondiale.</p>
<p>A Lerici regna un’abbondanza di spiagge. Prima fra tutte <strong>Venere Azzurra</strong>, libera e bellissima, a cui segue <strong>Baia Blu</strong>, insenatura caratteristica, mentre altre spiagge si possono trovare a <strong>Fiascherino, San Terenzo</strong> e nelle immediate vicinanze del castello di Lerici.</p>
<h4><strong>Tellaro,</strong> frazione del comune di Lerici, è un borgo marinaro affascinante.</h4>
<p>Si lascia quasi adulare perché difficile da raggiungere tra i numerosi ostacoli rocciosi e le scoscese pareti a picco sul mare. Parte del vecchio <strong>borgo di Barbazzano</strong>, la struttura evoca il periodo medievale la cui eredità è ben visibile nelle mura fortificate a ridosso delle case. Tra i monumenti di Tellaro da visitare la <strong>Chiesa di San Giorgio</strong>, dedicata al santo patrono che viene festeggiato il 23 aprile e che dal Cinquecento mostra solenne la bella veste di rosa pastello.</p>
<p>A questo luogo sacro è legata la leggenda del grosso polpo che una notte si avvicinò alla torre campanaria tirando la fune con i suoi lunghi tentacoli. Svegliò così tutti gli abitanti che però poterono salvarsi dall’imminente attacco dei Saraceni provenienti dal mare.</p>
<p>Le spiagge di Tellaro sono caratterizzate da un alone selvaggio, compreso il porticciolo vicino al quale si può nuotare fra le rocce e l’ombra della chiesa rosa. A questo si affiancano le spiagge libere de <strong>La Vittoria e Trigliano,</strong> interamente circondate da scogli. I più avventurosi possono provare a raggiungere gli <strong>Spiaggioni di Tellaro</strong>, lingue di sabbia incontaminate, proprio perché risulta difficile raggiungerle considerate le difficoltà che bisogna affrontare.</p>
<h4>Oltre alla festa del santo patrono, a Tellaro si celebra il <strong>Natale Subacqueo</strong>.</h4>
<p>Ogni anno un gruppo di sub fa emergere dalle acque la statua del Bambin Gesù che viene poi adagiata nella mangiatoia e irradiata da 8000 lumini, mentre fuori i fuochi d’artificio si riflettono sul mare notturno creando un’atmosfera particolarmente suggestiva.</p>
<p>Il viaggio nella Riviera di Levante si conclude con<strong> Sarzana </strong>ai confini con la Toscana. <strong> </strong>Una cittadina che nasconde molte sorprese che si possono scoprire passeggiando per il suo centro, dagli edifici religiosi alle architetture civili.</p>
<p>Tra le costruzioni più belle risalta la <strong>Cattedrale dedicata a Santa Maria Assunta</strong>, in stile romano- gotico si presenta con un’elegante facciata in marmo bianco, dominata da un ampio portale con un rosone tipicamente gotico. Poi il <strong>Duomo </strong>che, oltre ad una serie di opere scultoree e tele di grande pregio, contiene <strong>la più antica croce dipinta italiana</strong>, considerata un’opera fondamentale dell’arte romanica e preziosa testimonianza dell’iconografia del tempo. Altra caratteristica che ha reso nota la cattedrale è la reliquia del sangue di Cristo, raccolto durante la sua crocefissione oggi conservato nella cappella “del preziosissimo sangue”.</p>
<p>Il cuore della città è rappresentato dall’antica <strong>Piazza della Calcandola</strong>, oggi Piazza Matteotti, famosa per essere stata uno dei pochi luoghi in cui transitò Dante durante il suo esilio.  Lungo le mura di Sarzana si trovano i bastioni della <strong>Fortezza Firmafede</strong> eretta verso la metà del XII secolo e dove ogni anno si svolge la mostra Nazionale dell’Antiquariato. Poi a vegliare sulla città ci pensa il <strong>Castello di Sarzanello</strong>, più antico del precedente, che si erge sull’omonima collina.</p>
<p>Le manifestazioni che si svolgono a Sarzana sono care agli abitanti del luogo per mantenere vive le tradizioni. In particolare si ricorda la suggestiva <strong>Soffitta nella Strada</strong>, esposizione tradizionale di oggetti curiosi e prodotti artigianali di ogni genere. A questa seguono la <strong>Fiera della Nocciola</strong> ad inizio aprile e la <strong>Fiera di San Martino di Sarzanello</strong> a novembre.</p>
<h4>Una volta concluso il percorso lungo la Riviera di Levante, è necessario proseguire la visita delle Liguria con la <strong>Riviera di Ponente, </strong>luogo di altrettante emozioni. <strong> </strong></h4>
<p>Genova resta sempre il punto centrale da cui partire. Poco distante, la prima località che si visita è<strong> Arenzano. </strong>Da un lato la distesa infinita del mar Ligure che si perde all’orizzonte e si confonde col cielo. Dall’altro la mole imponente delle montagne che con i tratti di scogliera rocciosa proietta in un ambiente completamente diverso. Arenzano, infatti, è compresa in un territorio vasto e variegato che dalla spiaggia si arrampica sula dorsale del Beigua fino a superare i 100 metri di quota. Uno scenario naturale in cui si alternano tratti selvaggi, vedute incontaminate e agglomerati di casette graziose.</p>
<h4>Ma la natura viene accompagnata dalle bellezze artistiche che compongono Arenzano.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-66874" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Arenzano_GE_Italy_-_panoramio_-_stefano308_4.jpg" alt="" width="500" height="375" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Arenzano_GE_Italy_-_panoramio_-_stefano308_4.jpg 500w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Arenzano_GE_Italy_-_panoramio_-_stefano308_4-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></p>
<p>Nel suo centro, infatti, non mancano edifici storici di grande pregio tra cui il santuario del <strong>Bambino Gesù di Praga,</strong> meta di numerosi pellegrinaggi ed eretto ad inizio 1900 per volere degli stessi abitanti, devoti alla statua miracolosa custodita nella capitale della Repubblica Ceca.</p>
<p>Spazio anche ad edifici civili nel centro di Arenzano, come <strong>Villa Negrotto Cambiaso</strong>, oggi sede del municipio, ma originariamente dimora nobiliare genovese in cui si può visitare una bella serra in stile liberty in ferro e vetro. Altra residenza interessante è la settecentesca <strong>Villa Figoli</strong>, anch’essa in stile liberty e circondata da un grande giardino all’italiana.</p>
<h4>Il bel lungomare di Arenzano, dedicato a Fabrizio De Andrè, rappresenta il luogo ideale per rilassanti passeggiate respirando l’aria di mare.</h4>
<p>Gli amanti delle immersioni possono trovare nei fondali vicini ad Arenzano posidonie oceaniche e specie ittiche variopinte e di grande interesse scientifico.</p>
<p>Tra il paesaggio marino e le passeggiate nel centro cittadino non si deve perdere l’occasione di partecipare a qualche manifestazione organizzata in paese. Dei vari appuntamenti che hanno luogo durante l’anno, il più atteso è sicuramente la <strong>Marcia Internazionale Mare&amp;Monti</strong>, che attira marciatori da ogni parte del mondo. Parate, incontri culturali e feste di piazza vengono organizzati per l’occasione, anche se la fase conclusiva dell’evento è la marcia che si articola in vari percorsi lungo le strade cittadine e i sentieri montani.</p>
<h4>Ecco poi <strong>Savona, </strong>incorniciata da un entroterra verdeggiante e da un agglomerato di spiaggette suggestive.</h4>
<p>Punto strategico per chi desidera esplorare la <strong>Riviera delle Palme</strong> o spingersi verso il confine francese. Si presenta così la città di Savona che oltre alle numerose spiagge circondate dall’acqua limpida e accarezzate dal vento, offre un centro storico ricco di gioielli artistici e architettonici.</p>
<p><strong>Il Duomo</strong>, costruito nel cinquecento, ma rimaneggiato a fine ‘800 il cui risultato è l’imponente facciata in stile barocco, mentre all’interno si trovano alcune sculture rinascimentali e una serie di piccole cappelle. Usciti dalla chiesa ci si dirige verso <strong>via Paleocapa</strong>, principale via del centro protetta dai portici e molto frequentata durante l’anno. Lungo il percorso si incontra <strong>Palazzo dei Pavoni, </strong>in stile liberty, e poco dopo <strong>Palazzo della Rovere</strong>, sede del tribunale.</p>
<p>Proprio da queste parti si possono scorgere le numerose torri medievali, tra cui spicca la <strong>Torre del Brandale</strong>, mentre continuando sulla via si arriva al <strong>Piazzale Eroe dei Due Mondi</strong>, dove si apre il giardino pubblico della città con uno spettacolare scorcio panoramico sul resto di Savona e del litorale ligure.</p>
<p>Alla sommità di un’altura poco lontana si riesce ad intravedere ciò che resta dell’antica <strong>Fortezza del Priamar, </strong>realizzata nel 1500 sulle rovine di un vecchio quartiere della Repubblica di Genova. Oggi all’interno del castello sono allestiti il museo archeologico ed il museo di arte contemporanea.</p>
<h4>Per conoscere appieno il vero spirito della città è necessario essere presenti alle feste popolari che nel corso dell’anno si tengono a Savona.</h4>
<p>Molto sentita dalla popolazione locale è la <strong>Processione del Venerdì Santo</strong>, che si svolge una volta ogni due anni e prevede la sfilata delle così dette <strong>“casse”,</strong> statue lignee di grande valore conservate negli oratori cittadini ed in questa occasione benedette, insieme alla folla che assiste all’evento.</p>
<p>Tra le fiere popolari, invece si ricordano la <strong>Fiera di San Bartolomeo</strong> del 10 settembre dedicata all’agricoltura e al bestiame e la <strong>Fiera di Santa Lucia</strong> del 13 dicembre, che anticipa l’arrivo del Natale con suggestivi mercatini.</p>
<p>Poco distante <strong>Bergeggi, </strong>un rilievo in bilico tra la montagna ed il mare, tra viottoli tortuosi che scivolano verso la costa o salgono sempre più in alto da dove si può ammirare la Riviera Ligure in tutto il suo splendore.  Così appare Bergeggi, borgata ligure a 110 metri d’altitudine ed immersa in un paesaggio spettacolare. Bergeggi è situata alle pendici del <strong>Monte Sant’Elia</strong>, da dove inizia la passeggiata pittoresca in direzione del mare.</p>
<p>La bellezza dell’ambiente e la ricchezza naturalistica hanno determinato la nascita della <strong>Riserva Naturale Regionale di Bergeggi,</strong> che oltre al nucleo centrale del pase comprende l’omonima isola e la striscia litoranea corrispondente, con una grotta marina e la bella sughereta delle Natte.</p>
<p>La cittadina presenta, però, altre sorprese culturali e artistiche come la <strong>chiesa parrocchiale di San Martino di Tours</strong>, custode di un prezioso dipinto del XVI secolo raffigurante la Madonna del Rosario. Altro edificio di culto è la <strong>cappella di Santo Stefano</strong>, nascosta tra la vegetazione sui colli dietro il borgo.</p>
<h4>I <strong>forti di Santo Stefano e San Giacomo</strong> sono gli esponenti dell’architettura militare di Bergeggi.</h4>
<p>Anticamente, il paese era dominato dal forte di Monte Sant’Elia di cui rimangono solo alcune parti, mentre risale all’Alto Medioevo la <strong>torre costiera d’Ere</strong>, che serviva ad avvistare eventuali nemici in avvicinamento.</p>
<p>I momenti di festa a Bergeggi si traducono negli eventi della tradizione enogastronomica. Uno di questi è la <strong>Sagra del Vino Nostralino</strong>, che si svolge nella piazza del paese a metà giugno e comprende la premiazione del miglior vino presentato e viene accompagnata da una degustazione imperdibile di prodotti vinicoli e culinari deliziosi. Un altro è la <strong>Sagra dei Saraceni</strong>, che ha luogo la seconda metà di luglio e offre la possibilità di assaggiare le prelibatezze più caratteristiche della città, prima di assistere ai giochi e agli spettacoli serali.</p>
<h4>Proseguendo lungo la Riviera di Ponente si arriva a<strong> Noli, </strong>una delle poche località marinare in cui la tradizione della pesca si mantiene viva come un tempo, secondo ritmi e usanze di una volta.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-66875" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Noli_-_panoramio_1-scaled-e1600174802424.jpg" alt="" width="800" height="530" /></p>
<p>Una cittadina pittoresca e affascinante racchiusa all’interno di un’insenatura sottile. Un centro caratterizzato da viuzze strette e tortuose, spesso sovrastate da archetti in pietra e decorate da balconi pieni di fiori.</p>
<p>Tra le vie e le piazzette di Noli oggi si possono ammirare monumenti di grande valore storico come la <strong>chiesa di San Paragorio</strong> che costituisce una delle costruzioni più antiche della zona. Per ciò che riguarda le architetture civili vale la pena menzionare la torre del palazzo del comune e il seicentesco palazzo <strong>Viale- Salvarezza</strong>, che conserva tuttora parte della decorazione esterna originaria.</p>
<h4>Le strutture militari più interessanti di Noli sono <strong>il Castello di Monte Ursino</strong> e la <strong>Fortezza dell’Eremo di Capo Noli</strong>.</h4>
<p>Ma non solo testimonianze storiche e artistiche. Visitare Noli vuol dire anche essere circondati dalla natura e vivere all’aria aperta. Si presentano infatti una serie di percorsi e sentieri che dalla costa conducono sulle alture che sovrastano il paese. Vale la pena esplorare anche <strong>l’altopiano delle</strong> <strong>Maine,</strong> che si estende da Noli a Finale Ligure, costituito da una grande pineta intervallata da splendidi vitigni.</p>
<p>Anche qui l’estate è grande periodo di eventi. Si inizia il 29 giugno con la <strong>festa dei Santi Pietro e Paolo </strong>nella borgata di Voze, mentre la seconda domenica di luglio si festeggia Sant’Eugenio e il 31 luglio Sant’Ignazio. L’ultima domenica di agosto si celebra la <strong>festa dei Santi Anna e Gioacchino</strong> e la seconda domenica di settembre l’estate si conclude con la famosa <strong>regata dei rioni di Noli</strong>.</p>
<h4>Da non perdere<strong> Finale Ligure, </strong>che un po’ si distende verso le onde e un po’  si arrampica verso le alture interne.</h4>
<p>Finale Ligure si compone di tre frazioni, che in passato costituivano tre località differenti. Sul mare ecco <strong>Finalmarina,</strong> ripopolata negli ultimi tempi grazie ai tanti visitatori estivi. Poi <strong>Finalpia</strong>, sempre sulla stessa costa ma di impianto più antico. E infine la dolce <strong>Finalborgo</strong> dal cuore medievale. Un borgo incorniciato dalla cinta muraria quattrocentesca e dominato dagli imponenti <strong>castelli di Govone e di San Giovanni</strong>. Monumento più interessante di Finalborgo è la <strong>Basilicata Collegiata di San Biagio</strong>, mentre nella frazione di Finalmarina la <strong>Collegiata di San Giovanni Battista </strong>viene considerata tra i migliori esempi di arte barocca in Liguria.</p>
<p>Gli amanti di storia antica possono ammirare i vari ponti romani di Finale Ligure, nel piccolo borgo di Verzi, appartenuti all’antica via romana che attraversava la Val Ponci. Alcuni di loro ancora oggi restano ben conservati e tra questi il <strong>Ponte delle Fate</strong> sorge accanto alle grotte omonime. Alle passeggiate per il centro si possono alternare soste sulla spiaggia. A Finale Ligure la costa si compone di intervalli di arenili di sabbia soffice a calette rocciose</p>
<h4>Tra gli eventi da non perdere a Finale Ligure si annovera sicuramente il Carnevale.</h4>
<p>Il secondo weekend di luglio si svolge il <strong>palio delle Compagne Finalesi</strong>, una gara tra gli Arcieri della Torre del Diamante campioni di ogni Rione. L’ormai consolidata giostra di tiro con l’arco antico porta all’assegnazione del Palio alla Compàgna vincitrice che lo custodisce fino all’edizione successiva. A fine agosto <strong>il Viaggio nel medioevo</strong>, che come suggerisce il nome rievoca le atmosfere magiche del tempo con sfide a tema, spettacoli e dimostrazioni di antichi mestieri.</p>
<h4>Ci si dirige direttamente verso <strong>Albenga.</strong></h4>
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<p>Celebre per le sue torri edificate a cavallo tra il XII ed il XIII secolo dalle famiglie ricche della città, come simbolo di potere e di prestigio. Di solito affiancano le case nobiliari e valgono alla città ligure l&#8217;appellativo della città delle 100 torri, nonostante no corrisponda al numero reale delle torri presenti ad Albenga.</p>
<p>Un’altra caratteristica di Albenga è il suo <strong>Battistero Paleocristiano</strong>, situato nel cuore del centro storico e molto vicino al vecchio palazzo del comune e alla <strong>cattedrale di San Michele Arcangelo</strong>, al cui interno è custodito un monumentale organo a canne.</p>
<p>La spiaggia di Albenga è una distesa di sabbia ampia dai fondali sono bassi e sabbiosi e adatti anche ai bambini. Poco distante dalla costa si trova <strong>l&#8217;Isola Gallinara</strong> che fa parte, assieme a tutta l’area circostante, della <strong>riserva naturale regionale dell’isola di Gallinara</strong>, visitabile solo ed esclusivamente attraverso escursioni e tour.</p>
<h4>Subito dopo ecco<strong> Alassio</strong>, uno dei centri turistici più ferventi della Riviera di Ponente della Liguria.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-66877" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Alassio_142926063-scaled.jpeg" alt="" width="2000" height="1330" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Alassio_142926063-scaled.jpeg 2000w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Alassio_142926063-300x200.jpeg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Alassio_142926063-1024x681.jpeg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Alassio_142926063-768x511.jpeg 768w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Alassio_142926063-1536x1022.jpeg 1536w" sizes="(max-width: 2000px) 100vw, 2000px" /></p>
<p>Frequentata in particolare durante i mesi estivi e considerata una delle mete più ambite dagli amanti del mare e delle spiagge. Alassio riserva molte sorprese durante una passeggiata lungo le vie del suo centro storico ricco di chiese come la <strong>Collegiata di Sant’Ambrogio</strong>, risalente all’XI secolo, dove svetta il campanile cuspidato romano-gotico. Un altro complesso religioso meritevole di visita è <strong>l’Oratorio di Santa Caterina d’Alessandria</strong> posto a fianco della collegiata.</p>
<p>Di un certo interesse artistico è anche la <strong>Chiesa di Santa Maria Immacolata,</strong> la cui costruzione è legata ad un voto fatto dalla popolazione di Alassio alla Madonna durante un’incursione piratesca. Splendidi edifici nobiliari arricchiscono il patrimonio architettonico di Alassio, in particolare il <strong>Palazzo Brea</strong> visibile nel centro storico e il <strong>Palazzo Scofferi</strong>, risalente al XVIII secolo, dove al suo interno si può ammirare un crocifisso attribuito allo scultore fiammingo Jean de Boulogne,</p>
<h4>Ma la vera chicca è il “<strong>Muretto di Alassio”,</strong> un muro decorato con piastrelle colorate dove sono state incise le firme autografe di personaggi celebri.</h4>
<p>Oltre mille tavolette impreziosiscono la struttura realizzata lungo Corso Dante Alighieri. L’opera, realizzata nel 1953, fu ideata da Mario Berrino insieme allo scrittore Ernest Hemingway.</p>
<p>A poca distanza si trova<strong> Cervo, </strong>un borgo che ha conservato nel tempo le sue peculiarità e uno dei luoghi più visitati in Liguria. La scoperta di Cervo inizia addentrandosi nel centro storico. Si varca la <strong>porta Marina della Montà</strong>, che delimitava a sud le mura del castello, e salendo si trova <strong>Palazzo Morchio</strong>, dal portale in ardesia in stile genovese e oggi sede del Municipio.</p>
<p>Raggiungendo la parte piana di Cervo si scopre la <strong>chiesa di San Giovanni Battista</strong>, edificata dai pescatori di corallo e per questo motivo anche denominata “dei corallini”. Lo stile barocco e i marmi presenti al suo interno la rendono una meraviglia da visitare. Al tramonto la sua facciata rivolta verso il mare assume sfumature che la colorano di rosa e oro regalando un effetto quasi surreale.  In piazza Santa Caterina sorge il <strong>castello dei Clavesana</strong> costruito nel XVII secolo e le cui sale ospitano il Museo etnografico</p>
<p>Passeggiare tra le strette vie di Cervo è sicuramente un’attività piacevole, perché si ha la possibilità di scoprire botteghe e piccoli esercizi che offrono prodotti locali come l’olio extravergine di oliva prodotto con i frutti degli ulivi che crescono alle spalle dell’abitato. A questi si aggiunge il Vermentino, vino bianco che nasce dall’uva dei vigneti adiacenti, e poi il pesce pescato giornalmente.</p>
<h4>Cervo è anche il punto di partenza di alcuni sentieri molto affascinanti.</h4>
<p>Salendo lungo il <strong>Sentiero Liguria</strong> si raggiunge il <strong>Colle di Cervo</strong> e la cima a Villa Colla. Da qui si gode di uno dei migliori panorami della Liguria, che spazia a 360 gradi da <strong>Capo Mele a Capo Berta</strong> comprese tutte le valli e i monti circostanti</p>
<p>Dal 1964, a Cervo, si svolge il <strong>Festival internazionale di musica da camera</strong>. La nascita di questo evento si deve all’intuizione del violinista ungherese Sandor Vegh che notò nella facciata concava della chiesa di San Giovanni Battista una caratteristica architettonica che rende l’acustica perfetta. Questa manifestazione richiama spettatori da tutto il mondo: nelle sere estive circondati da uno scenario da favola ci si può far trasportare dalle note di musicisti di fama mondiale.</p>
<h4>Un’altra destinazione caratteristica è<strong> Diano Marina.</strong></h4>
<p>Spicca tra i paesi costieri per la suggestiva fusione tra il turchese del suo mare e l’oro del suo splendido litorale, mentre le abitazioni del borgo si nascondono nella macchia mediterranea, tra coltivazioni di basilico, pomodori, fiori e olive. Proprio agli ulivi è legata la tradizione turistica di Diano Marina, poiché a fine Ottocento il paese divenne un importante centro di commercio dell’olio in questa zona costiera.  La spiaggia del borgo di Diano diventa la protagonista assoluta della bella stagione ligure. Lunga più di tre chilometri e costituita da granelli di sabbia dall’incantevole tinta dorata.</p>
<p>Tra acque cristalline ed un entroterra dalle mille sorprese, il centro storico di Diano Marina racchiude numerosi luoghi di interesse da esplorare. Tra le attrazioni di Diano Marina una delle più interessanti è il <strong>Palazzo della Cultura</strong>, che sorge proprio al centro di una piccola area verde ed ospita tutto l’anno mostre, convegni, concerti ed incontri culturali. Il Palazzo dispone anche di una Biblioteca e di un Museo Civico, <strong>il MARM</strong>, custode di esposizioni dedicate all’archeologia ed alla storia rinascimentale davvero di valore.</p>
<p>Tra le strutture militari di Diano Marina che meritano una visita ci sono il Forte Sant’Elmo, un forte a picco sul mare di Capo Berta, nato con funzioni difensive e diventato poi abitazione privata. Ulteriore testimonianza del valore strategico-difensivo della zona è il cannone di Diano Marina, risalente al XVI secolo e simbolo della città, fa parte di un complesso sistema di bastioni, torri e villaggi murati che un tempo presidiavano l’arco ligure dagli attacchi nemici.</p>
<h4>Durante un soggiorno a Diano Marina sono molte le specialità locali da poter gustare.</h4>
<p>Ad esempio, la <strong>focaccia salata, i testaroli al pesto o i fagioli</strong>, cucinati in molte squisite ricette. Diano Marina è la città dell’olio e bisogna assaggiarlo quando ci si trova da queste parti. Sono imperdibili anche i vini DOC, come il Vermentino della Riviera Ligure di Ponente DOC o il Pigato, coltivati dalla terra e dal sole della Liguria in modo eccellente.</p>
<h4>Si arriva a <strong>Imperia</strong>, città dalle due anime, <strong>Oneglia e Porto Maurizio</strong>.</h4>
<p>Il centro ottocentesco di Oneglia ha il suo cuore in <strong>Piazza Dante</strong>, luogo di riferimento della città da cui si diramano le vie principali dell’abitato. Piazza Dante è sovrastata dal palazzo del “Cremlino”, l’ex palazzo comunale di Oneglia, ed è circondata da una fila di portici in stile neoclassico.</p>
<p>Il <strong>porto di Oneglia</strong> è delimitato da due moli. Il molo che si estende maggiormente, detto appunto <strong>“molo lungo</strong>” è percorribile a piedi e vi sono attraccate le piccole imbarcazioni dei pescatori. Il secondo molo, detto “<strong>molo corto”</strong> per raffronto col primo, non è aperto al pubblico perché viene usato per il carico e scarico delle merci e ospita due imponenti gru, ricordo della prosperità economica basata sulla pesca di cui godeva Oneglia.</p>
<p>Sulla banchina di Oneglia, sotto i portici di <strong>calata Cuneo</strong>, si trovano le pescherie e tutti i ristoranti tipici che durante il periodo estivo si riempiono di turisti desiderosi di assaggiare le specialità locali. Tra queste non può mancare la famosa <strong>piscialandrea</strong>, o pizza all’Andrea, una specie di pizza condita con pomodoro, capperi, olive, aglio, pasta di acciughe e origano e così nominata perché pare fosse particolarmente gradita all’ammiraglio Andrea Doria, che nacque a Oneglia nel 1466.</p>
<p>Alle spalle del porto è presente il <strong>centro storico di Oneglia</strong>, con il mercato coperto di generi alimentari, le vecchie case dei pescatori e piazza San Giovanni, luogo di ritrovo amato e molto frequentato da tutti gli abitanti di questo tratto caratteristico di Imperia.</p>
<h4>Al confine est sono presenti i resti della settecentesca cinta muraria, mentre sulla collina delle Cascine svetta <strong>Villa Grock</strong> fatta edificare dal clown svizzero Adrien Wettach, in arte Grock.</h4>
<p>Una splendida villa in stile liberty, con un rigoglioso e ampio giardino arricchito da un laghetto con un isolotto centrale.</p>
<p>La manifestazione più importante di Oneglia è sicuramente la <strong>festa di San Giovanni</strong>, il 24 giugno, ma gli eventi collaterali iniziano circa una settimana prima. Nell’area della banchina vengono organizzati stand con espositori locali, nel grande piazzale alla base del molo lungo viene allestita un’area con grandi capannoni dove la sera è possibile cenare con le specialità tipiche. Durante tutta la settimana sono tante le attività e gli eventi culturali che vedono protagonista la città e che culminano il giorno di San Giovanni, con le funzioni sacre e la tradizionale processione lungo le vie cittadine.</p>
<h4>Arroccato sul promontorio del Parasio si presenta il centro storico di <strong>Porto Maurizio</strong>.</h4>
<p>Un intricato labirinto di stradine e vicoli e dall’alto dei suoi belvedere il borgo medievale offre un’ampia e magnifica vista sul golfo. Il Parasio è ricco di monumenti e palazzi antichi, ma il <strong>Duomo di San Maurizio</strong> rappresenta una meta importante. Si tratta della chiesa più grande di tutta la Liguria e splendido esempio di stile neoclassico. Oltre a questo meritano anche una visita Le <strong>logge di Santa Chiara</strong>, adiacenti al convento delle suore di clausura, che offrono scorci panoramici incantevoli e <strong>la casa natale di San Leonardo da Porto Maurizio</strong>, patrono di Imperia.</p>
<h4>Ai piedi del Parasio, affacciati sul mare, si trovano <strong>Borgo Marina</strong> e <strong>Borgo Foce</strong>, ricchi di numerosi ristoranti e locali serali.</h4>
<p>Da Borgo Marina si può percorrere a piedi la splendida “<strong>Passeggiata degli innamorati”,</strong> che si snoda a picco sul mare e raggiunge Borgo Foce, tipico agglomerato di case di pescatori con il porticciolo e le spiaggette di ciottoli.</p>
<p>L’evento che ha reso famosa Imperia a livello internazionale è la <strong>manifestazione delle vele d’epoca</strong> che si svolge a Borgo Marina ogni due anni nel mese di settembre e ospita una competizione di barche a vela antiche provenienti da tutto il mondo.</p>
<p>La manifestazione si alterna con un altro evento di altrettanto interesse, la manifestazione dei <strong>Motoryacht d’Epoca a Oneglia</strong>. Tutto l’anno si svolgono numerose manifestazioni di forte attrattiva come “Sole e Vento” con le sue gare di aquiloni, le notti in Borgo e la “Notte Bianca di Bollicine”.</p>
<h4>Non molto lontano da Imperia, una località davvero singolare è <strong>Bussana Vecchia, </strong>un borgo dove si respira arte in ogni angolo.</h4>
<p>Distrutta da un violento terremoto alla fine dell’Ottocento, questa località si è svuotata poco a poco. Per moltissimi anni Bussana Vecchia rimase quindi senza abitanti, diventando un vero e proprio borgo fantasma</p>
<p>Bussana vecchia trovò nuova linfa vitale negli anni Cinquanta, grazie ad un gruppo di artisti, filosofi e artigiani che ristrutturarono le antiche case sorte intorno al castello, trasformandole nelle loro nuove residenze e in studi artistici. Così il borgo, tra laboratori a cielo aperto, osterie e negozi colorati, ha ripreso vita e ancora oggi i viaggiatori ne subiscono il grande fascino</p>
<h4>Passeggiare per Bussana Vecchia è un’esperienza unica per chi ha l’animo artistico e chi cerca mete sempre nuove e poco conosciute.</h4>
<p>Una località di certo tra le più apprezzate dai viaggiatori che vanno sempre alla ricerca di luoghi abbandonati o recuperati. Le antiche rovine recuperate di Bussana Vecchia sono bellissime da vivere. Bastano poche ore per scoprire tutto il borgo e ammirarlo tra ristorantini e caffetterie dove è possibile incontrare e chiacchierare con i molti artigiani e artisti che animano la cittadina.</p>
<p>Le vie di questa antica località, tra fiori e rampicanti che incorniciano le antiche case in sasso, sono colme di tocchi artistici, come dipinti, murales, sedie colorate appese al muro trasformate in fioriere o statue incastonate nella cinta muraria. Anche le botteghe e i negozi degli artisti sono piccoli gioielli restaurati in cui perdersi ore ed ore per scoprire sculture, oggetti intagliati e creazioni uniche</p>
<h4>Poi<strong> Sanremo, </strong>conosciuto ai più per il Festival della Canzone Italiana.</h4>
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<p>Ma oltre al festival c’è altro da scoprire. Sanremo è una città che merita di essere vissuta e scoperta, a cominciare dal suo centro storico conosciuto come <strong>La Pigna,</strong> il cuore antico, ovvero il primo nucleo originario di Sanremo. Affacciata sul mare, è formata da vecchi tetti grigi, rossi e coppi che si affacciano su terrazzi in fiore. Poi vicoli, piazzette e carrugi, fontane in pietra e ripide scalinate che s&#8217;insinuano sotto gli archi e che mantengono vivi i segni del passato medievale della città.</p>
<h4>Sulla cima del colle che sovrasta il centro storico di Sanremo si trova il <strong>Santuario di Nostra Signora della Costa.</strong></h4>
<p>In Piazza San Siro, invece, ci si trova di fronte alla prestigiosa cattedrale dove è presente la <strong>statua della Madonna del Rosario del Maragliano</strong>. Da non perdere una visita al <strong>Palazzo Borea d’Olmo</strong> nel cuore della città, sede del Museo Civico e dall&#8217;alto del <strong>Monte Bignone</strong>, a circa 1300 metri si può godere di una vista spettacolare su tutto il golfo.</p>
<p>Lungo quella che è conosciuta come la <strong>Riviera dei fiori</strong>, proprio perché qui c&#8217;è una lunga e proficua tradizione della loro coltivazione, Sanremo è famosa anche per altri eventi significativi come la <strong>corsa ciclistica Milano-Sanremo</strong>, il <strong>Premio Tenco ed il rally di automobilismo</strong>.</p>
<p>Da Sanremo si fa una breve tappa nell’entroterra visitando<strong> Apricale, </strong>un borgo arroccato in maniera scenografica su un pendio verticale che conserva vicoli medievali, chiese e un bellissimo castello. Tutto intorno, a circondarlo, una corona di pendii verdeggianti, di fasce sostenute da muretti a secco, di uliveti e boschi di castagno.</p>
<h4>Apricale è davvero uno dei borghi fortificati meglio conservati della Liguria.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-66879" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Apricale_BW_2-scaled.jpg" alt="" width="2000" height="1333" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Apricale_BW_2-scaled.jpg 2000w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Apricale_BW_2-300x200.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Apricale_BW_2-1024x683.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Apricale_BW_2-768x512.jpg 768w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Apricale_BW_2-1536x1024.jpg 1536w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Apricale_BW_2-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 2000px) 100vw, 2000px" /></p>
<p>Basta poco e si è già tra i ripidi vicoli, le scale e i gradini, incuneati fra case in pietra addossate l&#8217;una all&#8217;altra. <strong>Piazza Vittorio Emanuele</strong> sembra un teatro, con due palcoscenici contrapposti, quelli dei sagrati della chiesa parrocchiale e quelli dell&#8217;oratorio di San Bartolomeo, che si ergono su un terrapieno sorretto da arcate. Il palcoscenico naturale della piazza Vittorio Emanuele, infatti, a partire dal 1990, ha trovato una nuova ragion d&#8217;essere con le rappresentazioni del <strong>Teatro della Tosse di Genova</strong>, che ogni agosto sposta ad Apricale attori e registi e per mettere in scena uno spettacolo a stazioni sempre nuovo, che dalla piazza si allarga alle strette vie del paese.</p>
<p>Sopra la <strong>chiesa parrocchiale dedicata alla Purificazione della Vergine</strong>, in posizione dominante, c&#8217;è il <strong>Castello della Lucertola</strong>, con la parte inferiore di una torre quadrangolare del XII secolo che fa da basamento al campanile cinquecentesco della chiesa, su cui si arrampica, protesa nel vuoto, la bicicletta pensata dall&#8217;artista Sergio Bianco e divenuta un simbolo di Apricale.</p>
<p>Tra i resti del Castello anche alcune parti delle mura esterne, alcune opere di difesa inglobate in una casa privata, un giardino pensile di inizio XX secolo su cui s&#8217;affacciano gli ambienti del <strong>Museo della storia di Apricale</strong>, che illustra la storia del paese attraverso memorie e documenti storici, materiali archeologici, cimeli e curiosità, organizzati in sezioni tematiche. La visita inizia dal piano rialzato e si snoda attraverso le stanze del castello. Una di esse espone una rassegna fotografica delle manifestazioni nel borgo e nel castello.</p>
<h4>E poco distante <strong>Dolceacqua</strong> il piccolo villaggio sulle colline dell’entroterra ligure.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-66880" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Dolceacqua_BridgeCastle-scaled.jpg" alt="" width="2000" height="1632" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Dolceacqua_BridgeCastle-scaled.jpg 2000w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Dolceacqua_BridgeCastle-300x245.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Dolceacqua_BridgeCastle-1024x836.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Dolceacqua_BridgeCastle-768x627.jpg 768w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Dolceacqua_BridgeCastle-1536x1253.jpg 1536w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Dolceacqua_BridgeCastle-2048x1671.jpg 2048w" sizes="(max-width: 2000px) 100vw, 2000px" /></p>
<p>La parte più antica, ai piedi del <strong>Monte Rebuffao</strong>, è dominata dal <strong>Castello dei Doria</strong> ed è chiamata dagli abitanti ‘Terra’. Quella più moderna, chiamata ‘Borgo‘ si sviluppa sulla riva opposta, ai lati della strada che sale la valle.</p>
<p>Il <strong>Ponte Vecchio</strong> è il simbolo di Dolceacqua. Claude Monet che visitò il borgo per due volte definì il ponte medievale un “gioiello di leggerezza”. Un capolavoro di armonia e di eleganza di forme, con un solo arco a tutto sesto di circa 32 metri di luce. Con i ruderi e il torrione centrale che testimoniano la tenacia dei suoi abitanti, il Castello dei Doria domina il borgo dall’alto e regala una vista mozzafiato della vallata.</p>
<p>Benché il borgo medievale sia piuttosto piccolo, sono numerosi gli edifici da visitare. Nella piazza della zona antica c’è la <strong>parrocchia di Sant’Antonio Abate</strong> del ‘400 che ingloba una torre angolare quadrata delle antiche mura, divenuta la base del campanile. All’ingresso del paese c’è la <strong>Chiesa di San Giorgio, </strong>costruita nell’XII secolo in forme romaniche, trasformata poi in epoca gotica e barocca. La cripta accoglie tuttora le tombe di Stefano Doria e di Giulio Doria.</p>
<p>Se si vuole ammirare il borgo dall’alto, basta raggiungete <strong>l’Alta Via dei Monti Liguri</strong>, accessibile in pochi minuti dalla parte nuova del villaggio. Lungo il percorso si può incontrare anche la piccola <strong>Chiesa di San Bernardo</strong>, famosa per i suoi affreschi medievali.</p>
<h4><strong>Ventimiglia </strong>rappresenta l<strong>’</strong>ultima tappa dell’itinerario in Liguria prima del confine con la Francia.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-66881" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/ventimiglia-coast-ligurian-coast-liguria-sea-mediterranean-roofs-houses-city.jpg" alt="" width="880" height="660" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/ventimiglia-coast-ligurian-coast-liguria-sea-mediterranean-roofs-houses-city.jpg 880w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/ventimiglia-coast-ligurian-coast-liguria-sea-mediterranean-roofs-houses-city-300x225.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/ventimiglia-coast-ligurian-coast-liguria-sea-mediterranean-roofs-houses-city-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 880px) 100vw, 880px" /></p>
<p>Un animo antico si fonde con un temperamento. Queste le due anime di Ventimiglia, separate dal corso del <strong>fiume Roia</strong> che taglia in due la città e fa da specchio alle strutture medievali da un lato e agli edifici moderni sulla riva opposta.</p>
<p>Una cittadina da conoscere lentamente, muovendosi a piedi nella serie di stradine del centro storico. La <strong>Cattedrale dell’Assunta</strong> è una delle costruzioni religiose più affascinanti, eretta su un antico tempio pagano precedente e custode di pregiate opere d’arte. Il ricordo dell’età medievale qui è sempre presente, ma per chi volesse andare ancora più indietro nel tempo può visitare il <strong>Museo Archeologico Gerolamo Rossi</strong>, dove sono conservati materiali romani rinvenuti negli scavi che hanno portato alla luce grandi quantità di sculture, oggetti della vita quotidiana e corredi funerari.</p>
<h4>Da vedere anche i <strong>Giardini Botanici di Villa Hanbury</strong>, realizzati nel XIX secolo ed in cui sono presenti alcune specie di piante esotiche.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-66882" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Fale_-_Giardini_Botanici_Hanbury_in_Ventimiglia_-_474-scaled-e1600176100941.jpg" alt="" width="800" height="600" /></p>
<p>I giardini oggi vengono curati dall’Università di Genova che li rende rigogliosi e accoglienti per i visitatori.</p>
<h4>Protagonisti immancabili da queste parti sono i fiori, amati e curati con particolare attenzione, come   in tutte le località della Riviera dei Fiori.</h4>
<p>Intorno al 20 febbraio, per esempio, l’inverno viene colorato dai fiori e piante in occasione di una fiera a tema, mentre la seconda domenica di giugno si tiene la famosa “<strong>Battaglia dei Fiori</strong>”. Per l’occasione una schiera di grandi carri , addobbati con le più belle specie floreali, si sfidano tra loro e con la folla.  Chi preferisce i piaceri della cucina invece può partecipare alla <strong>Fiera di San Secondo</strong> che si svolge alla fine di agosto e  ha origini medievali.</p>
<p>Oltre a giocattoli e numerosi souvenir, le bancarelle della festa offrono dolciumi tipici della zona, tra cui le famose castagnole.</p>
<p><strong><em>Alessandro Campa</em></strong></p>
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		<title>RICOMINCIO DA TE, ITALIA: ITINERARI DI VIAGGIO TRA LE REGIONI DELLA PENISOLA. L’ ABRUZZO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Sep 2020 18:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
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					<description><![CDATA[L’Abruzzo come non l’avete mai visto. Un territorio accogliente dall’anima rustica e dai sapori memorabili Un desiderio di rinascita. La voglia di ripartire dalle piccole abitudini quotidiane, ma anche di realizzare scelte più ragionate ed impegnative. Tra queste l’organizzazione di un viaggio, di una vacanza o di un semplice weekend per staccare la spina. Quest’anno [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-66301" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/La_baia_di_Fossacesia_Marina_coi_Trabocchi_-_panoramio-scaled-e1599569150985.jpg" alt="" width="800" height="534" /></h3>
<h3>L’Abruzzo come non l’avete mai visto. Un territorio accogliente dall’anima rustica e dai sapori memorabili</h3>
<p><span id="more-66292"></span></p>
<p><strong>Un desiderio di rinascita</strong>. La voglia di ripartire dalle piccole abitudini quotidiane, ma anche di realizzare scelte più ragionate ed impegnative. Tra queste l’organizzazione di un viaggio, di una vacanza o di un semplice weekend per staccare la spina.</p>
<p>Quest’anno l’approccio al turismo sarà diverso, ma non per questo meno coinvolgente e stimolante.</p>
<p>Da situazioni difficili, a volte, possono nascere occasioni inaspettate. Ancora di più se si vive in Italia che, con la sua immensa varietà, offre degli scenari incantevoli.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>ABRUZZO</strong></p>
<h4>Abruzzo. Paesaggi inaspettati e momenti intensi da vivere lentamente.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-66296" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/800px-Vista_aerea_del_centro_storico_di_Teramo.jpg" alt="" width="800" height="519" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/800px-Vista_aerea_del_centro_storico_di_Teramo.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/800px-Vista_aerea_del_centro_storico_di_Teramo-300x195.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/800px-Vista_aerea_del_centro_storico_di_Teramo-768x498.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<h4>Il viaggio in Abruzzo inizia da <strong>Teramo, </strong>nella parte settentrionale della regione<strong>. </strong></h4>
<p>Racchiusa tra la catena montuosa del Gran Sasso e il mare Adriatico, Teramo presenta alcune influenze delle popolazioni che la dominarono. Prima fra tutte la <strong>Necropoli di Ponte Messato</strong>, sito archeologico risalente all’età del ferro.</p>
<p>Il periodo romano, invece, è rappresentato dai resti dell’anfiteatro, delle terme e di alcune ville, tra cui la più interessante è la <strong>Domus del Leone</strong> con il suo splendido mosaico. Una pregevole opera di architettura religiosa è la <strong>Chiesa di San Berardo</strong>, patrono della città, che si trova su <strong>Piazza dei Martiri della Libertà,</strong> una delle più belle del centro, in cui è possibile ammirare anche il Palazzo Vescovile e il seminario.</p>
<p>Un edificio dal fascino indiscutibile è il <strong>Borgo medievale</strong>. A dispetto del nome il borgo, iniziato nel 1889, presenta molti stili diversi fusi tra di loro dando origine a un complesso di grande fascino.</p>
<p>Le bellezze culturali della città vengono accompagnate da altrettanti eventi, come il <strong>Festival della Follia</strong> a settembre, una serie  di manifestazioni culturali sul tema della follia. A Maggio, invece, una rassegna di cinema, danza, teatro e musica presenta il <strong>Maggio Fest</strong>.</p>
<h4>Ma non si può lasciare Teramo senza aver provato alcune delle sue specialità culinarie.</h4>
<p>Ad esempio le <strong>Virtù teramane</strong>, una minestra di verdure e legumi, storica specialità gastronomica dal sapore unico e particolare. Nelle grandi occasioni, invece, il protagonista è il <strong>timballo di scrippelle</strong>, una sorta di crepes molto sottili, disposte in strati e farcite con spinaci, uova, dadini di formaggio carciofi o zucchine. Tra i dolci da provare i <strong>cagionetti </strong>ripieni di castagne, cioccolata e mandorle e i <strong>pepatelli,</strong> le zeppole fritte con la crema.</p>
<h4>Da Teramo si scopre lentamente la costa adriatica abruzzese partendo da <strong>Giulianova. </strong></h4>
<p>Località composta da un nucleo storico situato in collina ed un lido affacciato sul mare. Un elegante centro balneare dalla fine sabbia dorata, circondato da un lungomare in cui sfilano pini e palme.</p>
<p>Tra i luoghi d’arte da ammirare figura il <strong>Duomo di San Flaviano</strong>. Simbolo della città, in passato aveva un’importante funzione urbanistica, grazie alla sua cupola originariamente coperta di tegole di maiolica azzurro-verde che rendevano la chiesa ben visibile anche dal mare.</p>
<p>Il <strong>Santuario della Madonna dello Splendore</strong>, luogo di culto e devozione popolare. Da circa cinque secoli Giulianova onora con solenni festeggiamenti la Madonna dello Splendore, protettrice della città. In questo modo si ricorda l’apparizione avvenuta il 22 aprile di un anno compreso tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento. La festa si chiude circa una settimana dopo con il suggestivo rientro del simulacro nel Santuario, accompagnato da una processione notturna, illuminata da fiaccole e accompagnata da canti.</p>
<p>Molto caratteristici sono i <strong>“caliscendi</strong>” installati lungo il molo sud del &#8220;porto vecchio”. Si tratta di strutture in legno finalizzate alla piccola pesca che dagli scogli si sporgono sul mare, tradizionali luoghi di ritrovo per cittadini e turisti e meta ideale per romantiche passeggiate.</p>
<p>E poi il lungomare monumentale, caratterizzato da colonne in travertino che terminano con lampioni. Percorrendolo in direzione Nord è possibile imbattersi in splendidi edifici Liberty come la Villa Paris-Costantini e la Villa Gasbarrini,</p>
<p>La visita a Giulianova può dirsi conclusa dopo aver provato il <strong>Brodetto di pesce alla giuliese</strong>, proposto negli originali cocci di terracotta. La sua bontà è caratterizzata anche dalla modalità di cottura, che consiste nell’amalgamare i pesci solamente scuotendo il tegame sulla fiamma.</p>
<h4>Si prosegue per <strong>Roseto degli Abruzzi, </strong>chiamato anche “Lido delle Rose”, importante località balneare della riviera abruzzese.</h4>
<p>Bassi fondali e ampie spiagge presentano questa piccolo gioiello della costa adriatica. Ma oltre al mare, anche la collina rappresenta un aspetto insolito e ugualmente affascinante.</p>
<p>Il territorio, infatti, si completa con <strong>l’antico borgo collinare di Montepagano</strong>. Percorrendo le sue stradine fatte di ciottoli, ancora oggi sono ben visibili le tracce delle antiche fortificazioni e delle quattro porte d’ingresso al piccolo centro collinare. Da qui, inoltre, si gode di uno splendido panorama circolare dall&#8217;Adriatico al Gran Sasso.</p>
<p>La natura, poi, si esprime nella <strong>Riserva Naturale del Borsacchio</strong>, area protetta di incontaminata bellezza, caratterizzata dalla presenza di dune e tratti di macchia mediterranea, habitat naturale di rare specie di uccelli e meta di amanti degli ambienti selvaggi.</p>
<h4><strong>Silvi, </strong>invece, è la località marina più a sud della costa teramana, a pochi chilometri dal confine con la provincia di Pescara.</h4>
<p>Luogo adatto ad un turismo di tipo familiare e a misura di bambino, grazie ad un mare dai fondali bassi e sabbiosi.</p>
<p>A ridosso delle spiagge, le dolci colline ospitano il borgo medievale di <strong>Silvi Alta</strong>. Qui si è mantenuto in gran parte l’assetto urbanistico originario con un’unica strada centrale dalla quale si sviluppa la fitta rete di vicoli e viuzze. Dal suo spettacolare belvedere si gode di un panorama unico che spazia dalle vette del Gran Sasso d&#8217;Italia al promontorio del Conero delle vicine Marche, fino al profilo delle Isole Tremiti.</p>
<p>Una particolarità da vedere è la <strong>Torre di Cerrano</strong>, posta al confine con il comune di Pineto. Rappresenta uno degli avamposti difensivi edificati dagli spagnoli nel XVI secolo lunga tutta la costa abruzzese. In seguito a lavori di ristrutturazione, attualmente è sede dell&#8217;<strong>Area Marina Protetta del Cerrano. </strong></p>
<h4>A pochi chilometri da Pineto ecco <strong>Atri,</strong> che conserva incredibili tesori d&#8217;architettura ed arte.</h4>
<p>A cominciare dalla meravigliosa cattedrale al cui interno è possibile ammirare il ciclo di affreschi di Andrea De Litio, autentico capolavoro del Rinascimento abruzzese.</p>
<p>Ma questo paesino è famoso anche per altre due specialità che soddisfano il palato. Qui è possibile assaporare il famoso <strong>formaggio pecorino</strong> ottenuto da latte intero crudo con caglio d&#8217;agnello oppure provare una serie infinita di  <strong>prodotti a base di liquirizia</strong>, qui lavorata e prodotta sin dall’epoca romana.</p>
<h4>Si arriva quindi a<strong> Pescara.</strong></h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-66297" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Pescara.jpg" alt="" width="800" height="477" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Pescara.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Pescara-300x179.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Pescara-768x458.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Una città dinamica e contemporanea attraversata dall’omonimo fiume, che rappresenta il centro abruzzese di riferimento per il commercio e per i servizi. Un simbolo della città di recente inaugurazione è il <strong>Ponte del Mare,</strong> che con i suoi 466 metri di lunghezza, è il più grande ponte ciclo-pedonale d’Italia. A questo si aggiunge un altro ponte, quello <strong>Ennio Flaiano</strong>, intitolato al grande scrittore e giornalista pescarese, ultima imponente infrastruttura realizzata per collegare le due sponde del fiume, destinata al transito veicolare e ciclo-pedonale.</p>
<h4>Pescara ha dato i natali al grande poeta Gabriele D’Annunzio.</h4>
<p>E proprio qui, infatti, è presente il <strong>Museo casa natale Gabriele D&#8217;Annunzio</strong>. Allestito al primo piano della sua casa, è composto da nove sale e conserva arredi, mobili d&#8217;epoca e oggetti dello scrittore e della sua famiglia. La <strong>Cattedrale di San Cetteo</strong>, invece, ospita la tomba di Luisa D’Annunzio, madre del poeta, ed un dipinto del Guercino, il San Francesco, donato dallo stesso d&#8217;Annunzio.</p>
<p>I reperti e le testimonianze della vita abruzzese si possono visitare nel <strong>Museo delle genti d’Abruzzo</strong>, che ha sede nei locali rimasti della fortezza di Pescara, un tempo utilizzati come prigioni per detenuti politici e patrioti.</p>
<p>Nel capoluogo abruzzese la storia e la cultura lasciano spazio alle specialità gastronomiche. Tre cose sono assolutamente da provare<strong>, i celebri arrosticini, il brodetto di pesce alla Pescarese ed il Parrozzo</strong>. Quest’ultimo è proprio il tipico dolce pescarese, formato da una pasta battuta (detta anche pasta montata) con aggiunta di farina di mandorla, cotto al forno e infine ricoperto da cioccolato fondente.</p>
<p>Un dolce tradizionale, scuro in superficie e giallo all’interno, che da sempre è accostato alla degustazione dell&#8217;<strong>Aurum</strong>, liquore alle arance tipico abruzzese, oppure ad altri liquori tipici come <strong>il Centerbe, la Genziana o la Ratafia</strong>.</p>
<h4>Proseguendo sulla costa si incontra<strong> Francavilla al Mare.</strong></h4>
<p>Un centro dalle antichissime origini che, a fine Ottocento, divenne punto di riferimento per la cultura italiana e internazionale grazie alla figura dell’eclettico pittore <strong>Francesco Paolo Michetti</strong> e al suo “Cenacolo”. Un centro di ritrovo e di incontro per intellettuali e artisti, i cui frequentatori abituali furono Gabriele D’Annunzio, gli scrittori Eduardo Scarfoglio e Matilde Serao e il musicista Francesco Paolo Tosti. A Michetti è dedicato un museo che ha sede nei locali dello storico <strong>Palazzo San Domenico</strong>, ex sede comunale della città alta.</p>
<p>Oltre alle spiagge di Francavilla al Mare, un altro luogo da vedere è il <strong>Palazzo Sirena</strong>, segno rappresentativo della predisposizione artistica e balneare della località. Ricostruito nel dopoguerra, è stato in seguito ampliato nella parte che guarda il mare e ha portato alla costruzione di un grande Auditorium destinato a spettacoli, concerti e manifestazioni culturali.</p>
<p>Anche qui i piatti tipici a base di pesce regnano sulla tavola, come le <strong>seppie ripiene</strong> accompagnate da un <strong>vino Trebbiano o Pecorino d’Abruzzo</strong>. Tra i dolci è necessario menzionare <strong>la cicerchiata</strong>, tipica del periodo del Carnevale. Friabile, delicato, profumato, un dolce che si presenta composto da palline dorate di pasta fritta legate insieme dal miele. A questo dolce si usa dare la forma di una ciambella, ma si può trovare anche la porzione singola a forma di piccolo cumulo.</p>
<h4><strong>Ortona</strong> è un’altra tappa da non perdere sulla costa abruzzese<strong>. </strong></h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-66298" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Castello_aragonese_di_Ortona-scaled-e1599568461442.jpg" alt="" width="800" height="459" /></p>
<p>Il suo lungo litorale, dopo un primo tratto di spiaggia ampia e sabbiosa a nord, nelle località <strong>Lido Riccio e Lido dei Saraceni</strong>, diventa un susseguirsi di insenature, baie, scogliere e promontori a picco sul mare. Qui si presentano spiagge più intime come <strong>Punta Ferruccio e Punta Acquabella</strong>. Lungo questo tratto ha inizio la suggestiva e peculiare “<strong>Costa dei Trabocchi</strong>”.</p>
<p>Il trabocco è una macchina da pesca tipica delle coste abruzzesi, molisane e garganiche, originariamente usata per la pesca a vista.  Consentiva ai pescatori di svolgere il proprio lavoro senza preoccuparsi di andare a largo. La piattaforma del trabocco si estende verso il mare dove l’acqua ha una sufficiente profondità per calare le reti dalle antenne.</p>
<p>Con le trasformazioni ambientali ed economiche degli anni successivi, i trabocchi conservano un valore affettivo per le popolazioni locali e suggestivo per i visitatori. Tantissimi trabocchi abruzzesi sono visitabili o sono stati convertiti in ristoranti,</p>
<h4>Ortona presenta ancora alcuni monumenti splendidi da visitare.</h4>
<p>La zona più antica è il quartiere medievale di <strong>Terravecchia</strong> in cui spicca la Cattedrale di <strong>San Tommaso Apostolo</strong>. Una meravigliosa testimonianza del passato è il <strong>Castello Aragonese</strong>, a picco sul mare e con un bel giardino interno. La bella passeggiata orientale percorre il <strong>Palazzo Farnese</strong> costruito nel XVI secolo e oggi sede del museo dedicato al pittore Basilio Cascella.</p>
<p>Ad Ortona bisogna assaggiare la deliziosa cucina. Tra i primi piatti tipici la <strong>pasta al sugo di &#8220;pelosi&#8221;</strong> ossia di granchi, mentre tra i secondi le &#8220;<strong>pallotte casce e ove</strong>&#8221; (polpette a base di formaggio, uova e pangrattato) e la <strong>grigliata di &#8220;fegatazzi</strong>&#8221; (salsicce di fegato).</p>
<h4>Si prosegue verso sud arrivando a <strong>Vasto, </strong>un borgo con una storia antichissima, situato su un golfo a forma di mezzaluna dalla sabbia chiara e dai fondali poco profondi.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-66300" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Vasto_Punta_Penna__Punta_Aderci.jpg" alt="" width="1600" height="1197" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Vasto_Punta_Penna__Punta_Aderci.jpg 1600w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Vasto_Punta_Penna__Punta_Aderci-300x224.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Vasto_Punta_Penna__Punta_Aderci-1024x766.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Vasto_Punta_Penna__Punta_Aderci-768x575.jpg 768w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Vasto_Punta_Penna__Punta_Aderci-1536x1149.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>L&#8217;ampio golfo della spiaggia di Vasto è impreziosito da un originale monumento che caratterizza questa incantevole parte della costa abruzzese.</p>
<p>Su uno scoglio di Scaramuzza, dal 1979, si erge elegante questo <strong>“monumento alla bagnante</strong>”. Mezza tonnellata di peso e tre metri e sessanta di altezza dedicati alla bellezza femminile, omaggio a tutte le donne. L&#8217;opera, fusa nel bronzo, è stata realizzata dallo scultore abruzzese Aldo D&#8217;Adamo. Da lontano sembra proprio una ragazza con i capelli raccolti che si sistema il costume da bagno prima di tuffarsi nelle acque cristalline del mare.</p>
<p>A Vasto si possono ammirare ben tre castelli, il <strong>Castello Caldoresco e il Castello di Miramare</strong>, da cui si può godere una bellissima vista sul mare sottostante, e poi  il <strong>Castello Aragona</strong>, oggi adibito a ristorante. Da non perdere il <strong>Palazzo d’Avalos</strong>, sede del museo archeologico, della pinacoteca e del museo del costume. La passeggiata continua fino alla <strong>Loggetta Amblingh</strong>, uno dei luoghi più romantici di Vasto a picco sul mare, in cui a volte lo sguardo può spaziare fino alle Isole Tremiti e il Gargano.</p>
<h4>La vera meraviglia naturale è rappresentata dalla <strong>Riserva Naturale di Punta Aderci</strong>, un’area protetta di 285 ettari con alcune spiagge splendide dalla sabbia finissima, come quella di <strong>Punta Penna.</strong></h4>
<p>Nella riserva si trova anche il trabocco di punta Aderci e qui, nel mese di ottobre, ha luogo il <strong>Paranza Parade Party</strong>, con una rievocazione storica della <strong>scabica</strong>, un tipo di pesca storico non più praticato, stand gastronomici e visite guidate ai trabocchi.</p>
<p>Un capitolo a parte merita l’enogastronomia. Il più famoso dei piatti vastesi è <strong>il brodetto</strong>, una zuppa di pesce da provare nei vari ristoranti della costa, magari in un trabocco-ristorante direttamente sul mare. Ma la cucina di Vasto offre anche piatti di terra, con largo utilizzo di carni ovine, salumi, il più noto dei quali è la <strong>ventricina vastese</strong>.</p>
<p>Il percorso sulla costa abruzzese si chiude con<strong> San Salvo, </strong>ultimo paese della costa al confine con il Molise, che con le sue spiagge dalla sabbia sottile, caratterizza la località come meta particolarmente apprezzata sulla costa.</p>
<h4>Non solo mare, ma anche piccoli tratti di archeologia e arte.</h4>
<p>Come la <strong>chiesa di San Giuseppe</strong>, considerata il monumento principale della cittadina che accoglie le <strong>reliquie di San Vitale</strong>, patrono della città, la cui festa si celebra il 27 e 28 aprile. Durante la festa patronale si possono assaggiare le <strong>sagne fatte con farina</strong> portata nelle tradizionali &#8220;some&#8221;, <strong>la tradizionale pipizzera</strong>, composta da diverse pagnottelle di pane azzimo attaccate ad un&#8217;asta decorata con nastri e carta colorata.</p>
<p>Altro luogo da visitare è il <strong>Parco Archeologico del Quadrilatero</strong>, dove ospita al suo interno il Museo Civico “Porta della Terra” che raccoglie e presenta alcuni dei reperti provenienti dal territorio di San Salvo ed in particolare dall’area del Quadrilatero.</p>
<p>A questo si aggiunge <strong>il Museo dell’Abbazia ed il Centro di Documentazione dell’Ordine Benedettino Cistercense, </strong>dove sono raccolti reperti e documenti riguardanti le presenze benedettine nell’Abruzzo meridionale, con particolare riferimento all’abbazia cistercense dei Santi Vito e Salvo. Nel Museo è conservata anche una copia fotografica del <strong>Chronicon Casauriense</strong>, la fonte più importante per la ricostruzione della storia medievale abruzzese.</p>
<p>Lasciata la costa inizia la scoperta dell’entroterra abruzzese. Partendo da Vasto, percorrendo la strada inversa, ci si muove in direzione nord.</p>
<h4>Si arriva quindi a <strong>Fossacesia, </strong>adagiata su dolci colline che si affacciano sull’Adriatico, nel cuore della Costa dei Trabocchi.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-66301" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/La_baia_di_Fossacesia_Marina_coi_Trabocchi_-_panoramio-scaled-e1599569150985.jpg" alt="" width="800" height="534" /></p>
<p>Qui si trova il litorale roccioso di <strong>Punta Cavalluccio</strong>, splendido tratto di costa ben conservato e reso ancora più suggestivo dalla presenza dei trabocchi.</p>
<p>La cittadina di Fossacesia si presenta con un caratteristico centro storico, dove è possibile ammirare la <strong>Chiesa Parrocchiale</strong>, di antica fondazione assieme alle opere di alcuni artisti locali. Interessante è anche <strong>l’Abbazia di San Giovanni in Venere</strong>, una delle più importanti e grandiose abbazie d’Abruzzo, edificata nel XII secolo, che conserva al suo interno numerosi affreschi medievali. Sparse per il centro diverse fontane tra cui la <strong>Fonte di Venere</strong>, di origine romana visibile sotto le mura dell’Abbazia.</p>
<p>Tra la primavera e l’estate una serie di eventi e sagre si svolgono a Fossacesia, durante i quali si ha la fortuna e di assaggiare le specialità gastronomiche locali come la <strong>minestra di crostacei e patate, la frittura di paranza, il brodetto di pesce e gli arrosticini di carne di pecora.</strong></p>
<h4>Poco distante <strong>Lanciano. </strong></h4>
<p>Una località dall’importante retaggio storico e dal patrimonio culturale che trova la sua massima espressione nella ricchezza architettonica degli edifici religiosi, tra cui la <strong>Basilica della Madonna del Ponte</strong> resta il più importante.</p>
<p>Nella <strong>chiesa di San Francesco</strong>, invece, è conservata la testimonianza del più antico <strong>miracolo eucaristico</strong> del mondo cattolico. Intorno all&#8217;anno 700 nella chiesa di San Legonziano un monaco basiliano dubitò della reale presenza di Cristo nell&#8217;Eucarestia.</p>
<p>Durante la messa l&#8217;ostia e il vino consacrati si trasformarono in carne e sangue. Le due reliquie, 5 gocce di sangue coagulato e una sottile membrana di carne, sono conservate rispettivamente in un ostensorio d’argento di scuola napoletana e in un’ampolla di cristallo, poste nel secondo tabernacolo dell’altare monumentale.</p>
<h4>Le antiche tradizioni danno vita ad una serie di caratteristici eventi. La rievocazione storica del <strong>Mastrogiurato</strong> è un esempio singolare.</h4>
<p>L’evento si svolge dall’ultima domenica di agosto alla prima domenica di settembre. Cene e fiere medievali, concerti di musica antica, spettacoli teatrali, cavalieri e combattenti, anticipano il Corteo Storico che si celebra la prima domenica di settembre con la solenne cerimonia di investitura del Mastrogiurato.</p>
<p>Altri tipi di manifestazioni hanno comunque un forte richiamo presso la popolazione. Tra queste risaltano la <strong>Fiera dell’Agricoltura</strong>, l’estate musicale frentana e <strong>l’International Festival of Baroque</strong> Music. Tutti eventi nei quali poter assaggiare la cucina lancianese e le sue specialità come <strong>il brodo di cardone, il baccalà coi peperoni e il bocconotto e il fegato alla lancianese</strong>.</p>
<h4>Da qui ci si dirige verso il <strong>Parco Nazionale della Majella</strong>.</h4>
<p>Il magnifico Parco copre un’area totale di 74.095 ettari, con il Massiccio della Majella che si presenta come il più alto degli appennini subito dopo il Gran Sasso, e il Monte Amaro con i suoi 2793 metri di altezza è la sua cima più alta.</p>
<p>Il fenomeno del carsismo caratterizza il Parco. L’acqua scorrendo sulle rocce calcaree che la costituiscono ne amplia le naturali fratture creando grotte. Un’ altra peculiarità è quella degli eremi, più di venti in tutta la zona, costruiti nei luoghi più impervi della montagna Il parco ha una fauna ricchissima con camosci, lupi, cervi e anche alcuni esemplari di orso marsicano.</p>
<p>Il parco è luogo ideale di attività da effettuare in base al periodo dell’anno.  In primavera e in estate si ha la possibilità di svolgere escursioni a piedi, in mountain bike o a cavallo. Per quanto riguarda l’escursionismo a piedi, ci sono oltre 120 sentieri in tutto il territorio del parco, ben segnalati e con diversi gradi di difficoltà.</p>
<p>Per trekking più lunghi sono stati studiati quattro percorsi tematici di vari chilometri, il Sentiero dello spirito, <strong>il Sentiero del Parco, il Sentiero della libertà e il Sentiero delle Capanne in pietra</strong>. In autunno ed inverno la Majella lascia spazio agli sport invernali, tra sci alpino e di fondo, oppure comode escursioni con racchette da neve in un’atmosfera suggestiva.</p>
<h4>Segue <strong>Guardiagrele</strong>, una delle sedi del Parco Nazionale della Majella.</h4>
<p>La <strong>“città di pietra</strong>” narrata da Gabriele d’Annunzio nel “Trionfo della morte”. Un borgo dall’incantevole storia antica, evidenziata dalle architetture del centro, tra stretti vicoli, case vecchie e torri millenarie.</p>
<p>Il cuore identitario di Guardiagrele, però, è l’artigianato. In particolare quello orafo che aveva come suo massimo esponente Nicola da Guardiagrele. Ancora oggi, nel caratteristico centro storico, si possono visitare le botteghe di ferro battuto, legno tornito, rame lavorato e altri splendidi manufatti.</p>
<p>I risultati di queste pregiate lavorazioni trovano riscontro nella <strong>Mostra dell’artigianato artistico abruzzese,</strong> appuntamento fisso nel mese di agosto. A questa seguono una serie di celebrazioni religiose come la <strong>festa di San Nicola Greco</strong> a maggio e <strong>la festa di San rocco e Santa Maria</strong> del Popolo a ottobre. Occasioni speciali in cui gustare le dolcezze che offre Guardiagrele, torroni, amaretti, marzapane, ma soprattutto <strong>le sise delle monache</strong>, paste fresche di pan di spagna farcite di crema e cosparse di zucchero a velo.</p>
<h4>Proseguendo in direzione sud si arriva a <strong>Fara San Martino</strong>.</h4>
<p>Anche questa località sorge nel cuore del Parco nazionale della Maiella, ed è il borgo dell’acqua e della pasta. Un grazioso paesino di origine medievale, in cui merita senz’altro una visita l’antico <strong>quartiere di Terravecchia</strong>, al quale si accede attraverso la Porta del Sole.</p>
<p>La bellezza più selvaggia, però, si presenta fuori dall’abitato. La natura più autentica si scopre visitando le <strong>Sorgenti del Fiume Verde</strong>, dalle acque pure e cristalline, e <strong>le Gole di S. Martino</strong>, così aspre e imponenti che incutono timore a chi le percorre per la prima volta.</p>
<p>Appena oltre la forra si trovano i resti del <strong>Monastero di San Martino in Valle</strong>, gioiello benedettino incastonato nella roccia. Il Monastero è stato riportato alla luce rimuovendo i detriti che lo nascondevano, svelando uno spettacolo di storia, arte e fede. Sono visibili i resti del cancello con il quale i monaci avevano facoltà di chiudere l’accesso alla valle.</p>
<p>Identità centrale di Fara San Martino è la pasta. Questa rappresenta la specialità gastronomica per eccellenza. Grazie alle sorgenti di acqua pura, si produce una pasta ottima e il borgo è sede di importantissime industrie e laboratori artigianali. Tra le specialità si aggiungono anche l’olio extravergine d’oliva, il pecorino, e la ricotta.</p>
<h4>Sempre in direzione sud si trova <strong>Pescocostanzo.</strong></h4>
<p>Borgo compreso nel Parco Nazionale della Maiella, al centro di un sistema di altipiani carsici conosciuto come <strong>Regione degli Altipiani Maggiori d&#8217;Abruzzo</strong>, tra immensi e silenziosi pascoli.</p>
<p>Pescocostanzo si presenta come un piccolo centro storico che racchiude elementi di importanza storica, artistica e culturale. A partire dalla <strong>Basilica di Santa Maria del Colle</strong>, uno dei templi più interessanti della regione per i raffinati elementi artistici che custodisce al suo interno. Poi l’ex monastero di Santa Scolastica, oggi noto come <strong>Palazzo Fanzago</strong>, uno dei maggiori esempi di barocco in Abruzzo.</p>
<p>Al suo interno <strong>il Museo del merletto a tombolo</strong>. Al primo piano sono esposti i lavori dell&#8217;artigianato artistico locale come ferro battuto, legno intagliato, oreficeria, pietra lavorata, mentre al secondo piano i lavori storici, merletti antichi provenienti da collezioni private e da corredi ecclesiastici.</p>
<p>Lungo la strada che collega Cansano con Pescocostanzo, in un lungo pianoro che si apre ai piedi dei monti della Majella, si incontra il <strong>bosco di Sant’Antonio</strong>, una delle più belle faggete d’Abruzzo.  Considerato in età classica un lucus, cioè una foresta sacra dedicata a Giove, oggi è Riserva Naturale.</p>
<p>Al margine meridionale del bosco si distingue un’antica costruzione con un piccolo campanile a vela. Si tratta dell&#8217;<strong>eremo di Sant&#8217;Antonio da Padova</strong>, una suggestiva cappella rurale oggetto di forte devozione e meta di numerosi pellegrini. A questo si aggiunge la <strong>Grotta-Eremo di San Michele Arcangelo</strong> che si apre a 1.266 metri, ai piedi di una rupe che s&#8217;affaccia sul Quarto Grande, alle pendici del monte Pizzalto.</p>
<p>A Pescocostanzo la cucina è il risultato delle attività agricole e pastorali praticate con dedizione da intere generazioni. Durante l’inverno, tra i primi piatti, spicca <strong>la polenta condita con carne di maiale soffritta o con ragù di castrato</strong>. In primavera, invece, si prediligono le minestre con verdure di montagna (orapi e cicoria selvatica) o con legumi.</p>
<h4>Poi<strong> Rivisondoli, </strong>sempre nella Regione degli Altipiani Maggiori d’Abruzzo.</h4>
<p>Una località che ha consolidato negli anni il proprio nome come centro di vacanza estiva e stazione sciistica tra le più importanti in Abruzzo. Gli impianti di risalita e le piste di Monte Pratello formano con <strong>l’Aremogna e Pizzalto di Roccaraso </strong>un grande comprensorio nel panorama dello sci in Italia.</p>
<p>Da visitare il borgo fortificato, ancora ben identificabile, con la presenza di una cinta muraria e le case che si affacciano su un sistema fatto di stradine e scalinate. Nel nucleo storico molto suggestiva la <strong>Chiesa parrocchiale di San Nicola di Bari</strong>, con la sua facciata rossa di mattoni e finiture in pietra bianca.</p>
<p>Rivisondoli è nota anche per il <strong>presepe vivente</strong>, una manifestazione unica nel suo genere che si tiene ogni anno il 5 gennaio, realizzata in un suggestivo ambiente montano. Come noti sono anche i suoi prodotti, principalmente caseari, come <strong>caciocavalli, mozzarelle, pecorini, scamorze, ricotte</strong>.</p>
<h4>Segue la vicina<strong> Roccaraso, </strong>località turistica dell&#8217;Appennino Abruzzese, situata a 1250 metri.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-66302" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/67037_Roccaraso_AQ_Italy_-_panoramio_1-scaled-e1599569488777.jpg" alt="" width="800" height="598" /></p>
<p>Una prestigiosa stazione adatta al turismo montano, grazie al suo patrimonio naturalistico e alle notevoli attrezzature sciistiche e sportive.</p>
<p>Roccaraso, infatti, propone un bacino sciistico con trenta modernissimi impianti a fune, centodieci chilometri di piste perfettamente innevate, ideali per lo sci di fondo, lo sci escursionistico e lo snowboard. Una meta ideale anche in estate con le grandi aree verdi circostanti che permettono escursioni nella natura incontaminata.</p>
<h4>Poco distante <strong>Castel di Sangro, </strong>località posta a 793 metri che conserva un’architettura tipica del medioevo e del rinascimento.</h4>
<p>Nella parte più alta del paese, che viene chiamata <strong>&#8220;Colle San Giovanni,” </strong>si trova il castello medievale, costruito nell&#8217;XI secolo sui resti di fortificazioni preesistenti.</p>
<p>Da vedere la<strong> Basilica di Santa Maria Assunta</strong>, chiesa principale del paese dalla maestosa facciata di pietra a vista. A questa si aggiunge la <strong>Chiesa di Maria Maddalena </strong>ed ex convento, una struttura edificata sul luogo di un antico Asilo per pellegrini. L&#8217;ex convento è sede del <strong>Museo internazionale della pesca a mosca e del War Museum.</strong> Poi <strong>Palazzo De Petra</strong>, dimora storica che oggi ospita la <strong>Pinacoteca Patiniana</strong> dedicata al pittore Teofilo Patini.</p>
<h4>Merita anche una visita il <strong>Borgo medievale di Roccacinquemiglia</strong>, frazione di Castel di Sangro.</h4>
<p>Arroccata su uno sperone roccioso presenta i ruderi ed il campanile della Chiesa di S. Giovanni, le mura ciclopiche e le rovine del Monastero benedettino.</p>
<p>A Castel di Sangro sono svariate le prelibatezze culinarie. Dai maccheroni alla chitarra, alla polenta, alle zuppe con verdure locali. A cui segue l’agnello arrosto, alla brace o nella tipica ricetta con cacio e ova, mentre la carne di maiale si consuma anche insaccata e trasformata in salsicce, di carne e di fegato, o in salami, lonze e prosciutti.</p>
<h4>Da qui ci si può muovere direttamente verso il <strong>Parco Nazionale d’Abruzzo</strong>.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-66303" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Parco_Nazionale_dAbruzzo_Lazio_e_Molise_-_panoramio-scaled-e1599569678842.jpg" alt="" width="800" height="600" /></p>
<p>Il più antico Parco nazionale d’Italia che si estende su 50.500 ettari e interessa anche il Molise e il Lazio. La parte abruzzese ne ricopre i tre quarti del territorio ed è caratterizzata da valloni aperti, gole impervie e grandi dorsali montuose.</p>
<p>In questo contesto paesaggistico si inserisce una ricca biodiversità. Una vegetazione che nelle zone più basse è dominata da lecci, biancospini e rose selvatiche fino a salire sulle vette in cui regnano le faggete vetuste a quasi duemila metri d’altitudine. Per ciò che riguarda il mondo animale, l’orso bruno marsicano è il simbolo del Parco, seguito a sua volta dal camoscio d’Abruzzo e dal lupo appenninico.</p>
<p>Il Parco propone oltre 150 itinerari escursionistici e una decina di sentieri-natura, con possibilità di praticare trekking, escursioni a piedi, a cavallo e in mountain bike, mentre i laghi circostanti sono perfetti per canoa e windsurf e ideali per il birdwatching.</p>
<h4>Uno dei laghi più importanti nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo è proprio <strong>il lago di Barrea.</strong></h4>
<p>Realizzato artificialmente nel 1950, mediante lo sbarramento del fiume Sangro, ha una lunghezza di circa 5 km e una larghezza media di 500 metri. In qualunque stagione dell’anno è il luogo ideale per vivere in armonia con la natura incontaminata in un ambiente salubre e suggestivo.</p>
<p>Lungo le sponde del lago ci sono percorsi pedonali e ciclabili ed è possibile trovare anche aree di sosta e un punto ristoro con una piccola spiaggia, chiamato <strong>“La Gravara</strong>”, luogo ideale per fare il bagno, prendere il sole o fare un giro in pedalò. Sul lago di Barrea, inoltre, si affacciano tre graziosi borghi, quali Barrea, Villetta Barrea e Civitella Alfedena.</p>
<p><strong>Barrea,</strong> un borgo fortificato posto ad un&#8217;altitudine di 1.060 metri, dalle stradine acciottolate, le case in pietra, le antiche chiese e i palazzi circondati da una cinta difensiva. Dal <strong>Castello Medievale</strong> si gode un’incantevole vista panoramica della zona che affaccia sullo splendido lago.</p>
<p>Il castello, oggi, è anche utilizzato come sede per gli eventi culturali del paese. A questo segue <strong>Lo Studio,</strong> un convento-fortezza unico nel suo genere, edificato nell’anno Mille dai monaci benedettini.</p>
<p>Da visitare è anche la <strong>Necropoli arcaica di Colleciglio</strong>, risalente al VI-VII secolo a.C., rappresenta la testimonianza più antica di forme di culto dei morti nel territorio. I reperti rinvenuti durante gli scavi alla necropoli sono conservati <strong>nell’Antiquarium della Civilità Safina</strong> in esposizione permanente.</p>
<h4>Protagonista della tavola è l<strong>’orapo</strong>, una specie di spinacio selvatico che cresce nei prati di montagna su cui hanno pascolato le pecore.</h4>
<p>Viene utilizzato nelle zuppe o accompagnato con gli gnocchi. A questo segue la <strong>muscischia,</strong> carne di pecora essiccata, mentre le specialità di carnevale sono le <strong>Scarcioffl’</strong>, dolce cosparso di zucchero, e la <strong>cicirchiata </strong>di palline d&#8217;impasto a forma di ciambella tenuto insieme da miele.</p>
<p>Poco distante ecco<strong> Villetta Barrea, </strong>nel cuore verde delle montagne abruzzesi, immerso del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Un incantevole borgo che sviluppa attorno ad un castello del 1300 eretto nella parte alta del paese. Ogni angolo, vicolo e scorcio del centro storico raccontano la storia e la quotidianità del piccolo centro abruzzese.</p>
<p>Percorrendo i vicoli e le caratteristiche piazzette si incontrano la <strong>Chiesetta di San Sebastiano</strong>, nel rione Castello, l’antica <strong>Chiesa di Santa Maria Assunta</strong> di cui oggi rimangono i ruderi, la <strong>Chiesa di San Michele Arcangelo,</strong> che sorge nella località dove fu una volta il monastero benedettino.</p>
<h4>Tra le architetture civili si erge la <strong>Torre medioevale</strong>.</h4>
<p>Una delle più antiche costruzioni del borgo e che ospita oggi al suo interno il “<strong>Museo della Chiesa di Santa Maria Assunta</strong>” e che custodisce i diversi pezzi di arredo dell’antica chiesa distrutta dal terremoto della Marsica del 1915.</p>
<p>Nelle immediate vicinanze del paese si trova il cosiddetto <strong>Baraccone,</strong> fabbricato del XIX secolo, esempio di architettura rurale. Caduto in disuso e abbondonato è stato trasformato nel <strong>museo della Transumanza,</strong> luogo di studio e di documentazione del fenomeno della pastorizia transumante, in cui è possibile prendere parte al laboratorio didattico del gusto e del paesaggio.</p>
<p>Anche qui gli orapi sono gli elementi principali della cucina, a cui viene dedicata una sagra l’ultima domenica di luglio. Da assaggiare anche il tradizionale <strong>cucenegle,</strong> carne di pecora vecchia cotta con molta acqua e sale, <strong>le patate alla ngorda e la trota al vino bianco</strong>.</p>
<h4>Praticamente a due passi si trova<strong> Civitella Alfedena, </strong>uno dei borghi medievali più piccoli dell’Abruzzo.</h4>
<p>Passeggiare tra i vicoli strettissimi e le antiche case in pietra di Civitella Alfedena vuol dire lasciarsi avvolgere da un fascino magico e antico.</p>
<p>Il nucleo storico custodisce ancora architetture del passato come la <strong>Torre cilindrica</strong>, parte di ciò che resta del castello e la <strong>Chiesa di San Nicola</strong>, caratterizzata da un esterno medievale e dall’ambiente interno in stile barocco dedicata al santo dato il legame con la Puglia, meta dei pastori transumanti.</p>
<p>Ma Civitella Alfedena non incanta solo per la sua bellezza urbanistica.  Anche il territorio che lo circonda è a dir poco incantevole. Ai suoi piedi si presenta il meraviglioso lago di Barrea, mentre alle sue spalle <strong>l’Anfiteatro della Camosciara</strong>, che con le sue creste frastagliate è molto simile in aspetto e struttura alle montagne dolomitiche alpine.</p>
<h4>Si circonda il parco e sul lato ovest si trova <strong>Opi, </strong>un piccolo borgo circondato da un paesaggio montano di grande fascino.</h4>
<p>Opi ha due punti panoramici da cui lo sguardo spazia per le distese della Valle del Sangro, <strong>il Belvedere La foce,</strong> posto in cima al paese, e <strong>il Belvedere di Piazza dei Caduti</strong>.</p>
<p>Nella parte più antica dell’abitato si presenta una stretta gola scavata dal fiume Sangro, dove si trova il <strong>Museo del Camoscio</strong> con accanto l’area faunistica. Oltre al palazzo seicentesco, attuale sede del municipio, a Opi sono da considerare due edifici religiosi. Il primo è la chiesa di <strong>Santa Maria Assunta,</strong> situata a metà strada tra il nuovo centro e il nucleo storico. Il secondo è la <strong>cappella di San Giovanni Battista</strong>, collocata nei pressi della piazza principale, edificata in epoca barocca.</p>
<p>Sulla tavola non mancano vini, insaccati, dolci, e altre prelibatezze che raccontano il grande legame che da sempre unisce la comunità locale con la terra. Ed ecco la <strong>“pecora al cotturo”</strong><strong>, </strong><strong>le “sagne e ceci”</strong>, ma anche ricotte, scamorze e caciocavalli. I dolci delle feste, a base di farina uova e mandorle, assumono un nome diverso a seconda della ricorrenza: <strong>il &#8220;capitone&#8221; è tipico di Natale, l'&#8221;agnello&#8221; di Pasqua, &#8220;la lepre&#8221; per la nascita del primo nipotino.</strong></p>
<h4>Segue<strong> Pescasseroli, </strong>il centro più importante del Parco Nazionale d&#8217;Abruzzo, situato in una conca all&#8217;ingresso dell&#8217;Alta Valle del Sangro.</h4>
<p>Qui si trova il <strong>Centro visita del Parco,</strong> una struttura di informazione ed educazione ambientale che espone materiali e documenti relativi alla fauna abruzzese e all&#8217;assetto geologico del territorio</p>
<p>Il Centro visita comprende il <strong>Museo Naturalistico</strong>, che introduce alla conoscenza del Parco attraverso plastici, pannelli luminosi e mostre tematiche. Il <strong>Giardino appenninico</strong>, rappresentativo della flora appenninica, mostra le più belle e vistose fioriture del Parco e uno stagno didattico. Il <strong>Parco Faunistico</strong>, area attrezzata nella quale è possibile osservare esemplari della principale fauna del Parco. Gli animali ospiti del Centro Visita non sono stati catturati in libertà, ma sono stati trovati feriti o con problemi tali da non consentire loro di vivere allo stato selvatico</p>
<p>Da queste parti inizia il <strong>tratturo Pescasseroli-Candela</strong>. Con i suoi 211 chilometri è il terzo tratturo più lungo dell&#8217;Italia meridionale e nacque in epoca imperiale come via militare che utilizzavano le legioni romane. Poi, a partire dal medioevo, divenne un percorso pastorale della transumanza dai monti abruzzesi al Tavoliere delle Puglie.</p>
<h4>Sul versante orientale del Parco si procede pe<strong>r Scanno, </strong>un luogo incantato che si aggrappa ad uno sperone di roccia.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-66305" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/abruzzo-1410815_1280-e1599569820477.jpg" alt="" width="800" height="533" /></p>
<p>La strada che sale a tornanti e che conduce al paese è splendida. Il centro storico si presenta come un groviglio di stradine, vecchie case, fontane, piazze e palazzi signorili. Tutto questo forma la <strong>“ ciambella”</strong>, il percorso ideale ad anello così comunemente chiamato dai locali, che parte dalla <strong>chiesa parrocchiale di Santa Maria di Scanno</strong>.</p>
<p>Si prosegue per l’ <strong>ex chiesa del Purgatorio o delle Anime Sante</strong>, interdetta al culto e utilizzata per iniziative culturali, sede dell’Auditorium Guido Calogero. Poi la <strong>porta della Croce</strong>, realizzata probabilmente nel XV secolo durante l’ampliamento dell’abitato verso sud a rappresentare una vera e propria porta d’accesso al paese. Unica porta rimasta dopo l’abbattimento dell’antica cinta muraria.</p>
<h4>Una tappa necessaria meritano le botteghe artigiane, in particolare quelle orafe e i laboratori di merletti a tombolo.</h4>
<p>E per restare in tema di tradizioni bisogna citare <strong>il Catenaccio</strong> (in dialetto Ju Catenacce). Una rievocazione storica che si tiene annualmente il 14 agosto. Si tratta di un corteo nuziale che accompagna la sposa prima in chiesa e dopo nella casa dello sposo novello.</p>
<p>Solo una coppia celebra il proprio Matrimonio durante la rievocazione, mentre amici e parenti sfilano in corteo in coppie secondo l&#8217;ordine di parentela o d&#8217;amicizia, indossando il costume festivo tradizionale di Scanno tra nastri colorati stesi ai lati delle viuzze. La festa termina in Piazza della Madonna della Valle dove si balla <strong>la spallata</strong>, simile alla quadriglia, assaporando dolci tipici di Scanno.</p>
<h4>Proprio tra i dolci, il più rappresentativo è  <strong>ju mastacciuole</strong> (mostacciolo).</h4>
<p>Tradizionali le <strong>manzule ratterrate</strong> del periodo natalizio, gli amaretti e le ferratelle. Ma spazio anche a prelibatezze salate. Nel periodo invernale si prediligono <strong>j frescheriell</strong>, un tipo di polenta bianca amalgamata con fagioli, cavolo verza, patate e soffritto d’aglio. Nel periodo pasquale è consuetudine preparare <strong>ju zuppettone</strong>, una zuppa con brodo di carne di capretto o agnellino, uova e formaggio pecorino grattugiato. Il pecorino, nelle varietà classico, tenero di Scanno e Gregoriano, la ricotta classica e scorza nera, le ricottine al fumo di ginepro, il caciocavallo sono formaggi dal gusto unico che riflettono aromi e profumi dei pascoli del luogo. .</p>
<h4>Nelle vicinanze si presenta <strong>il lago di Scanno</strong>, il maggiore bacino di formazione naturale in Abruzzo, con il profilo a forma di un cuore.</h4>
<p>Occupa una vasta conca di 922 metri di quota e quando il livello dell’acqua è al massimo il lago raggiunge i 36 metri di profondità. Da decenni è meta di un turismo ambientale attratto dalla bellezza dei luoghi e del clima, con bagnanti lungo le sue rive o in pedalò sulle sue acque, ma anche da sportivi appassionati di surf e canoa. Il colore delle sue acque, tendenzialmente verde, è dovuto alla presenza di alghe e micro alghe nonché al riflesso della vegetazione circostante</p>
<p>Superato il lago si incontra la <strong>Riserva naturale regionale delle Gole del Sagittario</strong>, una delle più belle dell’Abruzzo, da scoprire rigorosamente a piedi. La millenaria erosione delle acque del fiume Sagittario ha dato vita a un canyon spettacolare. Le gole del Sagittario, appunto, sono un&#8217;area naturale meravigliosa che si estende per circa 400 ettari e si snoda tra rupi altissime, sorgenti cascate, ponti e corsi d’acqua color smeraldo.</p>
<h4>Nella riserva si snodano alcuni sentieri tracciati.</h4>
<p>Dalle <strong>Sorgenti del Cavuto</strong> gli escursionisti possono camminare verso il pittoresco <strong>borgo di Castrovalva</strong> per poi proseguire verso il <strong>Sentiero degli Aceri</strong>. Seguendo la strada per Castrovalva, invece, si raggiunge il Colle San Michele, dove si erge una chiesetta che svetta dai suoi 800 metri. La riserva è riconosciuta anche come <strong>Parco Letterario “D’Annunzio”</strong> in quanto durante l’anno si organizzano visite e programmi culturali con letture, eventi musicali e teatrali sia nel centro storico del paese sia lungo le gole.</p>
<h4>Poco distante si visita <strong>Anversa degli Abruzzi, </strong>un antico borgo medievale a 604 metri di altitudine.</h4>
<p>Il paese è caratterizzato da una cinta esterna di case costruite sopra dirupi su cui emergono i ruderi del <strong>Castello Normano</strong>. Da visitare la <strong>Chiesa di San Marcello</strong>, la parrocchiale dedicata al patrono del paese, con una facciata caratterizzata dal portale in stile tardo gotico.</p>
<p>Poi <strong>Castrovalva</strong>, unica frazione del comune, disposta in posizione dominante di fronte ad Anversa, sul lato destro delle Gole del Sagittario. Qui, nel 1929, <strong>l&#8217;artista olandese Maurits Cornelis Escher</strong> realizzò una litografia dal cos detto &#8220;girone Escher&#8221;, l&#8217;ultimo tornante prima dell&#8217;ingresso al paese, dove è possibile osservare il borgo dalla stessa prospettiva ritratta.</p>
<p>Ad Anversa bisogna assaggiare la squisita <strong>ricotta affumicata</strong>, seguita dal <strong>capretto cacio e uovo</strong> e i dolci natalizi come pizze fritte e ceci ripieni.</p>
<h4>Si prosegue per<strong> Bugnara.</strong></h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-66306" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/View_of_Bugnara_at_sunset.jpg" alt="" width="700" height="525" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/View_of_Bugnara_at_sunset.jpg 700w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/View_of_Bugnara_at_sunset-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Un piccolo paese dalla tipica forma a triangolo caratteristica del Medioevo, con le case di pietra attaccate l’una all’altra ed i vicoli stretti e ripidi che, salendo verso l’alto, conducono al vertice da cui domina <strong>il Palazzo Ducale</strong>.</p>
<p>Il resto del castello è stato trasformato in sede residenziale nel XVIII secolo, con corte interna. La struttura è costituita da tre livelli, il piano nobile residenziale, quello terreno e l’interrato di servizio con fondaci, pozzi e vasche in muratura per la conservazione di olio e grano.</p>
<p>La visita a Bugnara prosegue con la <strong>Chiesa del Santissimo Rosario</strong>, in stile tardo barocco si affaccia sull’omonima piazza. E sempre sulla stessa piazza una fontana a muro, in pietra del XV secolo, fra gli esempi più raffinati di questa tipologia in Abruzzo.</p>
<h4>Da qui si va in direzione <strong>Sulmona, </strong>la città di Ovidio, a cui è dedicata una statua in piazza XX settembre.</h4>
<p>A questa si aggiunge la <strong>Cattedrale,</strong> eretta dove sorgeva un tempio di Apollo e di Vesta che a Sulmona avevano particolare culto. Poi il <strong>complesso dell’Annunziata</strong>, più ricco e importante monumento cittadino, formato dall’unione del Palazzo dell’Annunziata con l’adiacente chiesa. Un insieme di singolare bellezza per la fusione di diversi stili, dal gotico al barocco. All’interno del palazzo dell’Annunziata si vista il <strong>Museo civico</strong>, che comprende una sezione archeologica con reperti romani, una seziona medievale e moderna e una mostra permanente dell’artigianato abruzzese.</p>
<p>Sulmona è caratterizzata da alcune tipicità che si mostrano sia negli eventi che nei prodotti. Tra gli eventi, a fine luglio si svolge la <strong>Giostra Cavalleresca.</strong> Una manifestazione che rievoca con estrema fedeltà le atmosfere medievali e con i partecipanti che al galoppo danno prova delle loro abilità. Un evento accompagnato dal corteo storico, una sfilata in costume medievale che attraversa le principali vie della città e coinvolge tutta la popolazione con le sue eleganti dame e i coraggiosi messeri.</p>
<p><strong>La Madonna che scappa in piazza</strong>, invece, è la più caratteristica manifestazione religiosa che si svolge a Sulmona.  Un evento che rievoca la Resurrezione di Cristo con una funzione unica nel suo genere. In uno dei lati di piazza Garibaldi è visibile la statua del Cristo Risorto. Dalla parte opposta, all’interno della Chiesa di San Filippo si trova la Madonna vestita a lutto. I due discepoli di Gesù, San Pietro e San Giovanni, vanno a vicenda a bussare alla porta della chiesa per darle la notizia della resurrezione del figlio.</p>
<p>Al terzo tentativo la Madonna esce e percorre con passo incerto e cadenzato la distanza tra la chiesa e il centro della piazza, ancora incredula e sconvolta dal dolore. Giunta a metà della Piazza, riconosce il Figlio risorto che l’attende. A questo punto inizia una corsa sfrenata, durante la quale le cade il mantello nero del lutto, le resta indosso il vestito verde, il colore della primavera, simbolo di lieti auspici mentre un volo di colombi si libra nel cielo accompagnato da scoppi di mortaretti.</p>
<h4>Tra i prodotti tipici di Sulmona regnano <strong>i confetti</strong>.</h4>
<p>Una tradizione di antichissime origini e una vera delizia per il palato. Il confetto tipico è composto da un’anima di mandorla intera sgusciata e pelata, rivestita da strati di zucchero e/o di cioccolato. Forma e dimensioni del confetto varieranno in tal caso in funzione dell’anima, così come il rivestimento potrà essere liscio o a superficie rugosa.</p>
<p>Se ne possono contare oltre cinquanta tipi differenti, alcuni tradizionali come i cannellini, altri di recente invenzione come le perle e le fedi, molto richieste da giovani sposi o innamorati. Legando confetti di colore e forme diversi con fili di seta si creano composizioni di fantasia.</p>
<h4>A Sulmona un altro prodotto è <strong>l’aglio rosso</strong>, tra i più pregiati d’Italia, diverso dall’aglio comune per colore e dimensione e con un leggero sapore piccante.</h4>
<p>Si caratterizza per l’elevata conservabilità, ma soprattutto per l’aroma particolarmente intenso. Impiegato in massima parte per il consumo fresco, ma i suoi utilizzi sono innumerevoli in tanti piatti tradizionali della cucina abruzzese.</p>
<p>Si prosegue per<strong> Corfinio, </strong>le cui antichissime origini la resero capitale della <strong>Lega Italica</strong> durante la guerra sociale contro Roma nel XV secolo. Durante i due anni di guerra la città fu un centro assai vitale. Qui, infatti, venne coniata la prima moneta degli insorti, con la legenda &#8220;ITALIA&#8221;, nome con il quale Corfinium venne poi ribattezzata.</p>
<p>Ad agosto nel paese si celebra la rievocazione della nascita della &#8220;Lega Italica&#8221;, durante la quale viene allestito il mercato storico nel borgo con antiche botteghe, prodotti enogastronomici e artigianali. Corfinio, inoltre, rappresenta una meta molto importante e famosa per gli amanti di archeologia. Nell’antico borgo medievale si trova <strong>Palazzo Trippitelli</strong>, che ospita attualmente il <strong>Museo Civico Archeologico “Antonio De Nino</strong>”, all’interno del quale sono conservati ed esposti i reperti venuti alla luce nelle campagne archeologiche di scavo condotte nella città e nel suo territorio.</p>
<h4>Il percorso continua verso nord in direzione del parco nazionale del Gran Sasso.</h4>
<p>Ma prima di arrivarci risulta interessante fare altre tappe. Una di queste è <strong>Calascio</strong>, borgo di origini normanne, sulle cui montagne che sovrastano il paese, ancora oggi svettano la rocca e i ruderi del castello costruiti nella tipica architettura difensiva. Per gli appassionati di cultura e di storia, ideale per scoprire il borgo e i suoi dintorni è <strong>l’itinerario medievale </strong>che parte con la visita alla Rocca. Quest’ultima, con i suoi quasi 1.500 metri di altitudine, è il castello più alto d’Italia e uno dei più alti d’Europa. <strong>La Rocca</strong>, restaurata e consolidata alla fine del XX secolo, è stata diverse volte set cinematografico di film ed è oggi un’importante meta turistica.</p>
<p>Tra i monumenti più importanti del centro abitato spiccano le chiese. Il <strong>Convento di Santa Maria delle Grazie o chiesa di San Francesco </strong>custodisce al suo interno una tela dipinta da Giulio Bradeschini risalente al XVI secolo. Da visitare anche la <strong>chiesa di San Nicola</strong>, interessante per il suo portale cinquecentesco e per le statue di terracotta del XVII secolo. .</p>
<p>La cucina del borgo di Calascio è caratterizzata da piatti realizzati con prodotti legati alla terra.  Un piatto tipico è la <strong>zuppa di lenticchie servita con quadratini di pane fritto in olio di oliva</strong>. Ma le lenticchie vengono anche cucinate con le patate o le salsicce.</p>
<h4>Segue<strong> Santo Stefano di Sessanio, </strong>un centro storico ad alta quota immerso nel silenzio di un paesaggio incantato<strong>. </strong></h4>
<p>Situato nel cuore del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga. Il suo nucleo urbano è interamente costruito in pietra calcarea bianca e i tetti in coppi creano una visione armoniosa per chi guarda il paese dall’alto.</p>
<p>Ma ciò che rappresenta di più Santo Stefano è la sua <strong>lenticchia</strong>. Un prodotto di altissima qualità, appartiene a una qualità rara, che si coltiva solo nei terreni aridi di alta montagna tra i 1200 e i 1450 metri. Ottime da gustare, sono la base di piatti tradizionali che raccontano la storia di questo territorio nei sapori e nei gesti antichi della cucina.</p>
<h4>Poi <strong>Barisciano, </strong>ad un’altitudine di 940 metri, situato alla base di un monte coronato dai ruderi di una cinta fortificata.</h4>
<p>La <strong>Montagna della Fajèta</strong> lo divide dall&#8217;altopiano di Campo Imperatore. Un paese pieno di storia, di memorie, di tradizioni, con la presenza di ampie piazze ed importanti monumenti. Nel centro urbano risaltano la <strong>chiesa Parrocchiale di San Flaviano, la chiesa della S.S. Trinità, quella di S. Maria di Valleverde </strong>e, più lontano, immerso nel verde, <strong>il convento di S. Colombo. </strong></p>
<p>Centro climatico altamente panoramico, che nel corso dell’anno offre un variegato programma di attività e manifestazioni. Nel mese di giugno ospita &#8220;<strong>L&#8217;Altra Fiera&#8221;</strong> rassegna sul turismo, artigianato e prodotti tipici dell&#8217;Abruzzo.</p>
<p>Ed ecco il <strong>Parco nazionale del Gran Sasso</strong> che con suoi 150.000 ettari di estensione rappresenta uno dei parchi più grandi d’Italia. Il suo territorio ha caratteri prettamente montani, dagli scenari quasi alpini, ed è costituito da due distinti gruppi montuosi, il massiccio del Gran Sasso d’Italia e il gruppo ad esso soprastante, i Monti della Laga.</p>
<p>Il Gran Sasso ospita <strong>il ghiacciaio del Calderone</strong>, l’unico dell’Appennino nonché il più meridionale d’Europa, ed è affiancato a sud dall’altopiano di Campo Imperatore, una sterminata landa carsica d’alta quota fra i 1.600 e gli oltre 2.000 metri.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-66307" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Parco_nazionale_del_Gran_Sasso_Settembre_2013-e1599570177321.jpg" alt="" width="800" height="519" /></p>
<p>Nel Parco vive oltre un quinto dell’intera flora europea, e più di un terzo del patrimonio floristico italiano. Non manca poi la grande fauna, in particolare quella delle specie di rilevante interesse naturalistico. Tra queste il camoscio d’Abruzzo, oggi presente con oltre cento individui; il lupo appenninico, con una popolazione di oltre trenta esemplari. Di recente ha fatto la sua ricomparsa anche l’orso bruno marsicano, a riprova del forte impegno profuso dall’Ente Parco nella tutela e nella valorizzazione di un territorio straordinario e unico. Un legame tra natura e presenza umana rappresenta una caratteristica all’interno del Parco. E ne sono testimonianza gli innumerevoli, antichi e splendidamente conservati paesi e castelli sparsi nel suo territorio.</p>
<h4>Da qui si procede in direzione <strong>L’Aquila.  </strong></h4>
<p>Il terremoto dell&#8217;Abruzzo ha colpito L&#8217;Aquila nel cuore del suo centro storico. Adesso che alcuni dei monumenti sono stati restaurati e che le uniche strade chiuse sono quelle occupate dai cantieri, i motivi per partecipare e testimoniare la difficile rinascita di una città sono molteplici.</p>
<p>La visita a L’Aquila può iniziare dal suo centro storico, partendo da partendo da <strong>piazza Battaglione degli Alpini</strong> dove c&#8217;è la Fontana luminosa e dove il Gran Sasso spunta con la sua mole inconfondibile nel panorama tra le sculture di bronzo. Da qui si percorre <strong>Corso Vittorio Emanuele</strong>, il salotto dell&#8217;Aquila, fino ad arrivare ai <strong>Quattro Cantoni</strong>, il punto centrale della città.</p>
<p>Si prosegue verso <strong>Piazza San Bernardino</strong> con la vista sui tetti e con la Basilica di San Bernardino. Da <strong>costa Masciarelli</strong> si scendono i gradini che portano a <strong>piazza Duomo</strong>, e da qui si arriva alla <strong>fontana delle 99 cannelle ed al Museo Nazionale d&#8217;Abruzzo</strong>. Girando a sinistra dalla Villa Comunale ci si immette in viale di Collemaggio, su cui si affacciano eleganti abitazioni liberty fresche di restauro. Passeggiando lungo il viale alberato si raggiunge la <strong>Basilica di Collemaggio</strong>.</p>
<h4>Proprio qui si rinnova ogni anno <strong>il rito solenne della Perdonanza</strong>.</h4>
<p>Una cerimonia dall’ importanza straordinaria, che risiede nel messaggio di pace, solidarietà e riconciliazione che da oltre 700 anni diffonde tra gli uomini. Pietro Angelerio, anacoreta, scortato da re Carlo II d’Angiò e suo figlio Carlo Martello, abbandonò l&#8217;eremo di Sant’Onofrio al Morrone per essere incoronato Papa col nome di Celestino V il 29 agosto del 1924. La stessa sera concesse l&#8217;indulgenza plenaria ai fedeli.</p>
<p>Da allora, il 28 e il 29 agosto di ogni anno a L’Aquila si rinnova il rito solenne della Perdonanza grazie al quale quanti confessati e sinceramente pentiti, dalla sera del 28 agosto fino alla sera del giorno 29, festa di san Giovanni Battista, avessero visitato devotamente la basilica di Collemaggio, avrebbero ricevuto contemporaneamente la remissione dei peccati e l’assoluzione dalla pena, concessione riservata fino ad allora solo ai più ricchi in cambio di consistenti elemosine o ai crociati in procinto di partire per la Terra Santa.</p>
<p>L&#8217;indulgenza concessa da Papa Celestino V fu formalizzata in una bolla concessa alla Città dell&#8217;Aquila, a seguito della quale viene aperta la Porta Santa della Basilica il 29 agosto di ogni anno. La pergamena è conservata nella cappella blindata della Torre del Palazzo Civico e viene esposta per un intero giorno in occasione della Perdonanza. La sera del 29 agosto, dopo la chiusura della Porta Santa, la bolla torna al Palazzo Civico accompagnata da un corteo.</p>
<h4>Lasciata L’Aquila si procede in direzione del<strong> Parco Regionale Sirente</strong>&#8211; <strong>Velino</strong>, nome caratterizzato dai due massicci montuosi che lo compongono.</h4>
<p>Il Parco regionale del Sirente – Velino presenta una superficie totale di 54.361 ettari, fatti di canyon, grotte, massicci montuosi, borghi incantati. Tra le imponenti catene montuose, <strong>l’Altopiano di Campo Felice, i Prati del Sirente e l’Altopiano delle Rocche </strong>offrono infinite possibilità di escursioni</p>
<p>Ogni momento è buono per visitare il parco. In inverno come meta per gli sport sulla neve, in estate per le escursioni a piedi, cavallo e bicicletta, mentre in autunno per osservare come la natura si prepara a dormire tra mille colori.</p>
<h4>Il parco offre davvero moltissimo ai visitatori, iniziando dalle bellissime <strong>Gole di Celano</strong>.</h4>
<p>Qui si ha la possibilità di inoltrarsi in un canyon affrontando un percorso semplice e alla portata di tutti.  Altra escursione da non perdere è quella alle <strong>Grotte di Stiffe</strong>, nella zona di San Demetrio ne’ Vestini che rappresentano un esempio unico in Italia di un fenomeno carsico chiamato risorgenza attiva. Si tratta, infatti, di cavità formate da un fiume sotterraneo e che fuoriesce in superficie. La zona da visitare è splendida con cascate d’acqua fino a 25 metri, laghetti, stalattiti e stalagmiti.</p>
<p>Per chiunque sia interessato a svolgere particolari attività all’interno del parco, alcune aziende offrono la possibilità di partecipare ad attività come la raccolta dello zafferano e del tartufo o insegnano i segreti della raccolta di erbe preziose per la salute e il loro utilizzo.</p>
<h4><strong>Rocca di Mezzo </strong>è uno degli ingressi del Parco<strong>. </strong></h4>
<p>Situato a 1329 metri di altitudine e posta al margine nord-orientale dell&#8217;Altopiano carsico delle Rocche, presenta un abitato diviso in tre zone. Il <strong>Borgo</strong>, di origini medievali, è il nucleo più antico del paese, composto da case, rimesse in pietra, vicoli ripidi. La <strong>Morge,</strong> che presenta molti scorci suggestivi e il <strong>Nuovo incasato</strong>, eretto nel Novecento, con alcuni raffinati edifici pubblici, come il vecchio Municipio, e privati, fra cui la Villa Cidonio.</p>
<p>Da visitare anche la <strong>Chiesa di San Lorenzo</strong>, parrocchia di borgo Terranera. Molto antica, ma oggi ha un aspetto settecentesco, con facciata semplice a tetto spiovente. Di largo richiamo per la zona sono anche alcune feste caratteristiche, tra cui la più nota è quella del Narciso, il fiore che nel mese di maggio fiorisce tra le erbe dell&#8217;altipiano.</p>
<p>Da assaggiare il formaggio pecorino classico, ma soprattutto quello aromatizzato al tartufo, alle noci e allo zafferano. A questo aggiungere la grande offerta di mostarde e confetture di rosa canina.</p>
<h4>Segue <strong>Ovindoli</strong> situato a 1375 m di altitudine, dal versante della Marsica è la naturale porta d’accesso al vasto altopiano carsico delle Rocche.</h4>
<p>Il paese conserva alcuni motivi di interesse artistico e storico del passato, tra cui la <strong>Chiesa della Vergine, la Porta Mutiati</strong>, ad arco gotico che costituiva l’accesso al borgo fortificato. Oppure la <strong>Villa imperiale di San Potito</strong>, in località Piana dei Santi. Un ritrovamento di una grande villa romana probabile residenza estiva di patrizi e imperatori, grazie agli scavi in zona condotti a partire dagli anni’80.</p>
<p>Ma Ovindoli è principalmente un’attrezzata località ricercata sia per soggiorni estivi che invernali. Nel periodo estivo sono varie le opportunità di svago tra sentieri per escursioni a piedi e a cavallo, percorsi per mountain bike, parapendio e freeclimbing. In inverno si possono effettuare sci di fondo, sci alpino ed escursionistico. Una destinazione della montagna abruzzese davvero interessante, ricca di eventi nel corso delle stagioni.</p>
<p>E dopo questa attività viene sicuramente fame. Allora bisogna provare i maccheroni con sugo di castrato o salsiccia, la <strong>polenta all’abruzzese con pancetta, salsiccia e cipolla, gli immancabili arrosticini di pecora, il coniglio con le lumache e le fave con il guanciale.</strong> E per concludere le  ferratelle farcite con marmellata d’uva o miele.</p>
<h4>Poco distante<strong> Campo Felice</strong>, che si inserisce nella bellezza degli Appennini.</h4>
<p>Una moderna stazione sciistica nel cuore montuoso dell’Abruzzo. Il paese, con la vicina Ovindoli, forma il comprensorio delle Tre Nevi. Un paesaggio delimitato da montagne tutte alte più di 2000 metri con neve presente da novembre ad aprile. Tra le vette più suggestive si presenta quella di <strong>Monte Rotondo</strong> che nelle giornate più limpide regala una visuale eccezionale sul Gran Sasso, sul Sirente e sul Velino.</p>
<p>Qui si presentano una serie di piste con discese adatte sia gli sportivi più esperti che ai principianti. Tra le più importanti <strong>la pista delle Aquile</strong>, cha dalla cima di monte Rotondo scivola a valle coprendo un dislivello di oltre 600 metri. Ma questo è un luogo ideale anche per chi pratica snowboard. Nell’attrezzatissimo snowpark sono concesse le evoluzioni più bizzarre, ma è anche presente il luogo adatto per gli amanti dello sci nordico con un anello lungo una decina di chilometri che si sviluppa sull’altopiano. Spettacolare è anche la pista per le ore notturne, che grazie all’illuminazione delle torri- faro consente di sciare anche dopo il tramonto.</p>
<p>L’aspetto più noto di Campo Felice è s legato all’inverno, ma anche durante l’estate si possono scoprire un paradiso di sentieri in cui poter praticare escursioni a piedi, a cavallo o in mountain bike, immersi nel verde e respirando l’aria salubre di montagna.</p>
<h4>Si prosegue verso sud arrivando ad <strong>Avezzano</strong> capoluogo della Marsica circondato dalle montagne.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-66308" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/mount-velino-1759404_1280.jpg" alt="" width="1280" height="853" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/mount-velino-1759404_1280.jpg 1280w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/mount-velino-1759404_1280-300x200.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/mount-velino-1759404_1280-1024x682.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/mount-velino-1759404_1280-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>La storia architettonica della città è legata a due eventi che la devastarono in epoca piuttosto recente: il terremoto del 1915 e i bombardamenti della seconda guerra mondiale. A causa di questi eventi la città appare piuttosto moderna, nonostante ci sia molto da vedere nel territorio.</p>
<p>A partire dai siti archeologici come i <strong>cunicoli di Claudio</strong>, che si estendono per oltre cinquemila metri lungo la <strong>Piana del Fucino</strong>, splendida testimonianza del genio ingegneristico romano. Nella zona nord Avezzano si trova la <strong>Villa Roma</strong>na, composta da una zona rustica ed una residenziale con dei bei mosaici, resti di terme e tombe. A pochissimi chilometri da Avezzano, da non perdere la visita al <strong>sito archeologico di Alba Fucens</strong>, antica città romana situata a 1000 metri di altezza.</p>
<p>Edifici appartenenti a periodi successivi sono invece il <strong>Castello Orsini- Colonna</strong> del XV secolo, oggi restaurato e sede di spettacoli e della <strong>Pinacoteca di arte Moderna</strong>, e la <strong>Villa Torlonia</strong>, il bellissimo giardino romantico di tre ettari che circonda la villa con un laghetto artificiale, una bella neviera e il Padiglione Torlonia in stile liberty in legno, oggi sede del <strong>Museo di Arte contadina e pastorale</strong> di Avezzano.</p>
<h4>Nei dintorni di Avezzano gli amanti della natura non possono perdere la <strong>Riserva naturale guidata Monte Salviano, </strong>all’interno della quale può essere praticato, oltre l’escursionismo, anche il parapendio e il trail running.</h4>
<p>Particolari eventi ad Avezzano si svolgono nel mese di Aprile, con i <strong>Focaracci,</strong> fuochi accesi in tutto il paese in onore della Madonna di Pietraquaria, la santa protettrice a cui gli abitanti sono molto devoti e alla quale viene dedicata una processione.  Intorno a questi fuochi si eseguono canti e balli popolari. Nel periodo tra aprile e maggio, la rassegna teatrale dialettale è un modo curioso per conoscere la cultura di Avezzano.</p>
<p>A tavola agnello e pecora sono i tipici protagonisti per la carne, mentre è da provare la <strong>pasta alla pecorara,</strong> anellini di pasta fresca conditi con un ragù di verdure e la tipica ricotta di pecora. E poi tra i dolci le ferratelle, i mostaccioli e i <strong>nucci atterrati</strong>, ovvero gustosissime mandorle caramellate.</p>
<h4>Si prosegue per<strong> Tagliacozzo, </strong>una località ricca di storia che può essere visitata attraverso tutti i suoi luoghi.</h4>
<p>Per cogliere l’essenza del borgo, occorre arrivare nel suo cuore antico. Proseguendo verso l’interno, si incontrano case, palazzi, chiese vicoli e strade in un concentrato di tradizioni e tipicità.</p>
<p>Da visitare <strong>la Chiesa e monastero dei Santi Cosma e Damiano</strong>, il complesso più antico e ricco di memorie. L’annesso monastero ospita le monache di clausura e custodisce un quadro detto <strong>Volto Santo.</strong> Poi il <strong>Santuario della Madonna dell&#8217;Oriente</strong>, situato su una collina posta ai piedi del monte Aurunzo, dista circa due chilometri dal centro urbano. Annesso a questo si presenta il <strong>Museo Orientale</strong>, che presenta antichità egiziane, orientali, etiopiche ed un&#8217;interessante raccolta numismatica e filatelica, oltre che alcuni arredi sacri e rare icone bizantine</p>
<p>Il <strong>Palazzo Ducale</strong>, nel centro urbano, è la perla del patrimonio artistico di Tagliacozzo. La caratteristica del palazzo è quella di avere due piani architettonicamente molto diversi: il primo presenta uno stile tardo gotico, il secondo uno stile rinascimentale. Molti gli elementi che testimoniano la bellezza di questo edificio, tra cui le sale ornamentali, i dipinti, gli scaloni.</p>
<p>Numerosi e interessanti sono gli eventi che caratterizzano l’attività culturale della cittadina in ogni periodo dell&#8217;anno. La <strong>Festa del Volto Santo</strong>, celebrata annualmente la domenica successiva alla Pasqua, il prestigiosissimo <strong>Festival Internazionale di Mezza Estate</strong> ad agosto e le tradizionali feste patronali.</p>
<p>Proprio durante le feste si ha l’occasione di assaggiare le specialità locali, <strong>come la polenta con salsicce e spuntature </strong>servita nelle <strong>sciffellete</strong>, particolari piatti di legno, e agnello cacio e uova.  E poi i dolci della tradizione, tra cui i biscotti<strong>, cavallucci e palombelle</strong>, confezionati dalle monache di clausura del monastero benedettino per la Festa del Volto Santo. A cui si aggiungono mostaccioli al cioccolato, biscotti con semi d’anice, ciambelle al vino o con glassa di zucchero.</p>
<h4>Il viaggio in Abruzzo si conclude a<strong> Sante Marie, </strong>località da cui inizia un affascinante percorso di 100 km, tra borghi medievali, natura incontaminata e vecchie mulattiere tra Abruzzo e Lazio.</h4>
<figure id="attachment_66309" aria-describedby="caption-attachment-66309" style="width: 2000px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-66309" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Sante_Marie_Province_of_LAquila_Italy_-_panoramio_-_trolvag-scaled.jpg" alt="" width="2000" height="1128" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Sante_Marie_Province_of_LAquila_Italy_-_panoramio_-_trolvag-scaled.jpg 2000w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Sante_Marie_Province_of_LAquila_Italy_-_panoramio_-_trolvag-300x169.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Sante_Marie_Province_of_LAquila_Italy_-_panoramio_-_trolvag-1024x578.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Sante_Marie_Province_of_LAquila_Italy_-_panoramio_-_trolvag-768x433.jpg 768w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Sante_Marie_Province_of_LAquila_Italy_-_panoramio_-_trolvag-1536x867.jpg 1536w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Sante_Marie_Province_of_LAquila_Italy_-_panoramio_-_trolvag-2048x1155.jpg 2048w" sizes="(max-width: 2000px) 100vw, 2000px" /><figcaption id="caption-attachment-66309" class="wp-caption-text">SAMSUNG CSC</figcaption></figure>
<p>Si tratta del <strong>Cammino dei Briganti</strong>. Le strade che fanno parte di questo cammino furono percorse circa 150 anni fa dai <strong>briganti della Banda di Cartòre</strong>, comandata dal brigante Berardino Viola, ma anche quella degli uomini fedeli a Carmine Crocco e al generale spagnolo José Borjes.</p>
<p>Il percorso, che si può intraprendere in totale autonomia, parte da Sante Marie e prosegue verso Valdevarri e Nesce, nel Lazio. Si torna in Abruzzo facendo tappa a Cartore, a Santa Maria in Valle, a Rosciolo, a Magliano de’ Marsi, a Casale Le Crete, fino a tornare di nuovo a Sante Marie Il cammino è percorribile tutto l’anno, durante la stagione invernale conviene munirsi di ciaspole per la possibile neve.</p>
<p>Come per tutti gli altri cammini, a partire da quelli religiosi, anche il Cammino dei Briganti ha la sua credenziale, denominata in questo caso <strong>salvacondotto,</strong> su cui raccogliere i timbri che certificano l&#8217;avvenuto percorso.</p>
<p><em><strong>Alessandro Campa</strong></em></p>
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		<title>RICOMINCIO DA TE, ITALIA: ITINERARI DI VIAGGIO TRA LE REGIONI DELLA PENISOLA. LA CAMPANIA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2020 06:00:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La Campania come non l’avete mai vista. Un concentrato di folklore, atmosfere magiche e profumi inebrianti Un desiderio di rinascita. La voglia di ripartire dalle piccole abitudini quotidiane, ma anche di realizzare scelte più ragionate ed impegnative. Tra queste l’organizzazione di un viaggio, di una vacanza o di un semplice weekend per staccare la spina. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-65767" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/costiera-4928618_1280-e1598971688543.jpg" alt="" width="800" height="533" /></h3>
<h3>La Campania come non l’avete mai vista. Un concentrato di folklore, atmosfere magiche e profumi inebrianti</h3>
<p><span id="more-65753"></span></p>
<p><strong>Un desiderio di rinascita</strong>. La voglia di ripartire dalle piccole abitudini quotidiane, ma anche di realizzare scelte più ragionate ed impegnative. Tra queste l’organizzazione di un viaggio, di una vacanza o di un semplice weekend per staccare la spina.</p>
<p>Quest’anno l’approccio al turismo sarà diverso, ma non per questo meno coinvolgente e stimolante.</p>
<p>Da situazioni difficili, a volte, possono nascere occasioni inaspettate. Ancora di più se si vive in Italia che, con la sua immensa varietà, offre degli scenari incantevoli.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>CAMPANIA</strong></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-65754" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/naples-122698_1280-e1598969509656.jpg" alt="" width="800" height="464" /></p>
<h4>Campania, una terra amata dagli antichi  e che continua a sedurre con la sua affascinante originalità.</h4>
<p>Il viaggio in Campania inizia nella zona nord della regione, perdendosi nella natura del <strong>Parco regionale del Matese. </strong>Un’area che si sviluppa appunto attorno al massiccio del Matese e al Monte Miletto che raggiunge vette di 2050 metri.</p>
<p>Il Matese si distende tra Campania e Molise ed è caratterizzato da territori diversi tra loro, quello argilloso, dalle forme morbide del versante adriatico e quello calcareo,  composto da profonde valli. Una caratteristica del Parco sono i laghi, dal <strong>Lago del Matese,</strong> che a 100 metri è il più alto d’Italia, fino ai laghi Gallo e Letino, usati principalmente per l’energia elettrica.</p>
<p>Poi le <strong>grotte del Lete</strong>, dall’incredibile bellezza contraddistinta dalle cascate della galleria superiore e da un gioco suggestivo di stalattiti e stalagmiti. Il Parco del Matese è il luogo ideale per svolgere una serie di attività tra cui trekking, mountain bike, sci d‘erba e alpino, ma anche passeggiate a cavallo ed escursioni speleologiche. A queste si aggiungono anche le visite ad alcune caratteristiche località vicine al Parco.</p>
<h4>A partire da <strong>Cusano Mutri</strong>, situato in una stretta valle sovrastata dal <strong>Monte Mutria</strong>.</h4>
<p>Un borgo di origine medievale costituito da case arroccate intorno al castello a strapiombo sulla valle circostante. Tra i tanti monumenti di interesse si distingue la <strong>chiesa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo,</strong> edificata nel 550. All’interno della chiesa si trova un pregevole esemplare di “icona” lignea, testimonianza dell’influsso dell’arte barocco-bizantina sulla nostra arte religiosa.</p>
<p>Una visita merita anche <strong>il Museo Civico del Territorio</strong> che ha sede nel palazzo comunale. Nella sezione Civiltà contadina, oltre a documentare la tradizione rurale del paese, conserva il <strong>cucchiaio di legno più grande del mondo</strong> che misura 5,32 metri di lunghezza per 111 kg di peso. Restando in tema di grandezze mondiali, a Cusano Mutri si trova anche <strong>il mortaio in pietra</strong> più grande del mondo. Qui la lavorazione della pietra ha una tradizione lunga e prestigiosa e considerata una preziosa risorsa sia economica che  culturale.</p>
<h4>Un altro luogo suggestivo sono le <strong>Forre di Lavello</strong>, una serie di gole e piccoli canyon scavati dalla forza erosiva delle acque del fiume Titerno.</h4>
<p>Il sentiero per scoprirle costeggia il torrente ed ripercorre un’antica mulattiera di epoca sannita. Durante il percorso si incontrano luoghi incantevoli, come  <strong>la Grotta delle Fate, la Grotta delle Streghe e la Grotta dei Briganti.</strong></p>
<p>Ma Cusano Mutri è anche luogo di tradizioni da rispettare. Ogni anno, infatti,  dal quarto fine settimana di settembre al primo fine settimana di ottobre, si svolge la <strong>Sagra dei Funghi</strong>, in cui il fungo porcino viene celebrato con una lunga serie di pietanze tradizionali.</p>
<p>A giugno, invece, nel giorno del Corpus Domini, Cusano viene tappezzata di fiori da cui risultano  vere e proprie opere d’arte. <strong>La tradizione dell’infiorata</strong> viene rispettata da oltre un secolo ed indica la profonda fede religiosa radicata nel suo popolo.</p>
<h4>Poco distante si trova <strong>Cerreto Sannita. </strong></h4>
<p>Affacciata sulla valle del Titerno, offre piazze e viali lungo i quali si incontrano facciate tardo-barocche, strutture architettoniche e decorazioni di elevato pregio, veri gioielli dell’arte  settecentesca napoletana.</p>
<p>Nel cuore di Cerreto Sannita, emergono senza dubbio la <strong>Parrocchiale di S. Martin</strong>o dell&#8217;XI secolo, la <strong>Cattedrale della SS. Trinità</strong> e la <strong>chiesa di Santa Maria di Costantinopoli</strong>. Nei pressi dell’abitato si trova anche  la maestosa “<strong>Morgia Sant’Angelo</strong>” detta anche “la leonessa”. Una struttura calcarea modellata dai fenomeni di erosione con una straordinaria somiglianza al felino, che svetta in tutta la sua bellezza e domina l’intera valle.</p>
<p>Il nome di Cerreto Sannita è legato alle note ceramiche. Le botteghe degli artisti ceramisti, ancora oggi presenti, fanno delle <strong>Ceramiche Cerretesi</strong>, in particolare acquasantiere, piatti da parata e  “riggiole”, la testimonianza viva di una cultura famosa in tutto il mondo.</p>
<h4>Anche<strong> San Lorenzello, </strong>poco distante<strong>, </strong>trova nelle ceramiche artistiche il suo punto di espressione.</h4>
<p>Nelle caratteristiche stradine del borgo medievale, infatti, si possono scoprire le botteghe dove seguire la produzione di questa raffinata arte. Le ceramiche di San Lorenzello comprendono diversi tipi di piatti da parata, brocche e vasi da farmacia.</p>
<p>I temi dipinti più utilizzati comprendono decori religiosi oppure paesaggistici, con un occhio attento alla natura e all’ambiente circostante. A questa tradizione si aggiunge <strong>MercAntico</strong>, abituale fiera dell’antiquariato che si svolge nell’ultimo week-end di ogni mese. Lungo via Roma e via Sorripe, tra i vicoli del paese e prevalentemente nelle botteghe degli artigiani è possibile trovare oggetti di antiquariato, mobili e ceramiche artistiche.</p>
<p>MercAntico rappresenta anche l’occasione per gustare prodotti tipici locali che riescono a conquistare qualsiasi palato, come i taralli, qui chiamati “<strong>m’scuott</strong>”, semplici, alla sugna, al pepe, allo zucchero. Nei dintorni è possibile passeggiare tra i boschi del <strong>monte Erbano</strong>, chiamato così perché ricco di erbe medicinali ed aromatiche, ingredienti principali del <strong>Nirvana</strong>, tipico liquore della zona.</p>
<p>Spazio anche a numerosi siti artistici, come la <strong>chiesa di Maria S.S. della Sanità</strong>, con le sue preziose maioliche del Settecento, o la <strong>Chiesa parrocchiale annessa all’ex Convento carmelitano</strong>, sede della <strong>Mostra permanente della Ceramica Antica e Moderna</strong>.</p>
<h4>Lasciato questo grazioso paesino ci si dirige verso <strong>Benevento</strong>.</h4>
<p>Il suo simbolo è il grandioso <strong>Arco di Traiano</strong>, un Arco celebrativo, eretto  in onore dell’imperatore Traiano e situato su via Traiana. Alto più di 15 metri e largo quasi nove, è ricco di decorazioni scultoree che rappresentano i trionfi imperiali e gli antichi sacrifici..</p>
<p>Nella parte più elevata della città la <strong>Rocca dei Rettori</strong> domina il centro storico. Nata come fortezza difensiva, divenne prima monastero e in seguito dimora dei Rettori del Papa, da cui proviene il suo nome. Il monumento più suggestivo è la <strong>chiesa di Santa Sofia</strong>, un capolavoro del Medioevo, in cui ha sede il <strong>Museo Provinciale del Sannio</strong>, uno dei più notevoli della Campania.</p>
<p>Nel giardino dell’ex convento di San Domenico si trova <strong>l’Hortus Conclusus</strong>, un’ installazione d’arte di Domenico Paladino, dove vengono presentate diverse opere artistiche, dal significato simbolico, religioso e mitologico.</p>
<h4>Benevento è anche conosciuta come “<strong>città delle streghe</strong>”, a causa di una famosa leggenda.</h4>
<p>Si narra che alcune donne “sacerdotesse” avevano l’abitudine di riunirsi attorno ad un grande noce nelle notti tra il sabato e la domenica, per dare vita ad un sabba demoniaco fatto di banchetti, balli e canti. Le donne erano assai temute, in quanto avrebbero avuto il potere di causare aborti e deformità nei neonati. A porre fine a questo fenomeno intervennero gli inquisitori, torturando e mandando al rogo molte donne accusate di stregoneria.</p>
<p>Proprio le leggende sulla stregoneria di Benevento hanno dato il nome al <strong>liquore Strega</strong>, uno dei più famosi di tutta Italia, che ha conosciuto il suo sviluppo grazie al lavoro svolto dall’ azienda dolciaria Alberti. Ma tra le specialità gastronomiche sono anche da assaggiare la cosiddetta <strong>zuppa delle streghe,</strong> una minestra di verdure miste, arricchita da formaggi e tocchetti di pane tostato e gli <strong>ammugliatielli</strong>, interiora di agnello rilegate e cotte alla griglia, con peperoncino, prezzemolo, e aglio. Tutte pietanze accompagnate da eccellenti vini come  la <strong>Falanghina</strong>, il <strong>Coda di Volpe</strong>, e il <strong>Piedirosso</strong>.</p>
<h4>Nei dintorni di Benevento merita una visita <strong>Sant’Agata de’ Goti</strong>, la “perla del Sannio”.</h4>
<p>Un borgo millenario costituito da due parti, una più moderna e attuale e l’altra che risale ai tempi dei romani, costruita su una rocca di tufo che cade a strapiombo sui fiumi <strong>Martorano e Riello.</strong></p>
<p>Una località da scoprire nei suoi vicoli, tra le sue case, ma soprattutto nelle sue chiese. All’ingresso del paese si trova la medievale <strong>Chiesa dell’Annunziata</strong> a cui segue la piccola chiesetta di <strong>San Menna,</strong> la più antica del borgo. Di fronte a questa si erge maestoso il <strong>castello di Sant’Agata</strong><strong>,</strong> oggi suddiviso in più ambienti, in cui nel salone principale si possono ammirare alcuni residui di pittura ad opera di Tommaso Giaquinto.</p>
<p>La vita del borgo si svolge tutta su via Roma, un elegante stradina adornata da portici, palazzi e botteghe. I meravigliosi portici furono voluti dal vescovo Sant’Alfonso Maria de’ Liguori e rappresentano il proseguimento del <strong>monastero delle Redentoriste</strong>. Alcune delle botteghe che si trovano sotto questi portici, infatti,  erano un tempo delle antiche celle delle suore di clausura.</p>
<p>Lungo via Roma si arriva al <strong>Duomo dell’Assunta</strong>, l’edificio religioso più importante di Sant’Agata de’ Goti che accoglie maestoso con un incantevole porticato di 12 colonne e capitelli corinzi. Un edificio del 970 costruito su un antico tempio pagano, ma che ha subito diversi rifacimenti nel corso dei secoli.</p>
<h4>La <strong>mela annurca</strong> è la regina dei sapori a Sant’Agata de’ Goti. Tantissime le ricette dolci o salate che la vedono protagonista.</h4>
<p>Da assaggiare i <strong>raviolotti alla mela annurca</strong> e le squisite <strong>salsicce fatte col sidro della mela annurca</strong>, possibilmente assieme ai prelibati vini prodotti nella zona quali <strong>Falanghina e Aglianico</strong>.</p>
<p>Segue un altro borgo caratteristico, quello di <strong>Montesarchio</strong>. La prima cosa che colpisce è lo splendido panorama del paese che avvolge la collina, sovrastata dalla Torre e dal Castello. Da visitare il <strong>Borgo San Francesco</strong>, costituito dal palazzo comunale ex convento francescano. Al suo interno un ampio chiostro e un monumentale ingresso barocco. A ridosso del palazzo comunale sorge la <strong>chiesa di San Francesco</strong>, a cui alla vecchia facciata ne è stata aggiunta una nuova ad opera del Vanvitelli.</p>
<p>Poi <strong>Piazza Umberto I</strong>, in cui sorge il seicentesco <strong>Palazzo D’Avalos</strong> con annessa cappella intitolata alla Madonna della Purità e a San Leone Magno. A sud della stessa Piazza sorge la seicentesca <strong>Chiesa dell’Annunziata</strong>, sul cui altare maggiore è presente una tela donata dal Cardinale Orsini, poi divenuto Papa Benedetto XIII.</p>
<p>A Montesarchio eventi di grande rilievo sono la festa del Corpus Domini, con allestimenti di altari nelle varie strade e con quadri messi in opera dagli stessi cittadini e, nella prima decade di settembre, si svolge la manifestazione “<strong>I giorni al Borgo”</strong> per tenere vive le tradizioni popolari e culturali del paese.</p>
<h4>Da qui può iniziare il percorso alla scoperta dell’<strong>Irpinia</strong>.</h4>
<p>Una terra sorprendente dalle grandi potenzialità e dall’inaspettato fascino culturale, ambientale, archeologico ed enogastronomico. L’Irpinia rappresenta il cuore della Campania che sin dall’antichità è stata una terra di transito tra il Mar Tirreno ed il Mar Adriatico.</p>
<p>Da queste parti si viene accolti proprio dalla natura con il <strong>Parco regionale del Partenio</strong>, polmone verde della Campania che si estende per 15.600 ettari. La dorsale dei monti del Partenio domina il parco e raggiunge la massima altezza nelle <strong>vette di Montevergine e dei Monti di Avella</strong>, scende giù portando a valle le acque sorgive e si estende nelle Valli Caudina e del Sabato.</p>
<p>Le numerose grotte e le doline testimoniano la natura carsica del territorio. Lecci, querce, castagni popolano i boschi che ricoprono in massima parte il parco. Ad arricchire la biodiversità del territorio numerose specie di fiori tra i quali spicca il <strong>giglio Martagone</strong>, simbolo del parco, il garofano selvatico e la viola tricolore. Il parco è meta privilegiata di escursioni grazie ai numerosi sentieri che partono dai centri urbani e salgono per le montagne.</p>
<p>Poco distante si presenta <strong>Mercogliano </strong>alle falde meridionali del Monte Partenio, che domina la conca avellinese con i suoi 1493 metri di altezza. Il nome Mercogliano sembra derivare da Mercurianum e indicherebbe la presenza in questi luoghi di possedimenti dei magistri mercuriales, i magistrati che amministravano il culto di Mercurio.</p>
<p>Ma la vera fondazione di Mercogliano è riconducibile agli ultimi decenni del VI secolo, in concomitanza della discesa dei Longobardi nel sud Italia. Il borgo medievale di <strong>Capocastello</strong>, invece, avvolgeva il castello ed era protetto da una cinta muraria a difesa degli attacchi dei Normanni.</p>
<h4>Meritano sicuramente una visita il <strong>Santuario di Montevergine</strong>, nell&#8217;omonima località, meta di numerosi pellegrinaggi provenienti da ogni parte d&#8217;Italia.</h4>
<p>Il Santuario si raggiunge anche grazie alla caratteristica funicolare che parte da Mercogliano. Ritornando con la funicolare verso  Mercogliano ci si imbatte in un altro piccolo tesoro monumentale e culturale, <strong>l&#8217;Abbazia di Loreto</strong>, che ospita la <strong>Biblioteca statale di Montevergine</strong> che raccoglie oltre duecentomila volumi, un’antica farmacia con oltre trecento vasi di maiolica dipinti a mano ed un archivio di circa settemila pergamene.</p>
<h4>Ecco poi <strong>Avellino</strong> situato nella cosiddetta conca avellinese e circondata dalla catena montuosa dei Monti Picentini e dal Monte Tuoro.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-65755" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/avellino-4756277_1280-e1598970119208.jpg" alt="" width="800" height="449" /></p>
<p>Simbolo di Avellino e tappa obbligata per la sua maestosità e bellezza è la Cattedrale, conosciuta come <strong>Duomo di Santa Maria Assunta e di San Modestino</strong>, patrono della città, festeggiato il 14 febbraio. All’interno del Duomo sono conservati numerosi dipinti a tema religioso e la statua della Madonna Assunta, che viene portata in corteo il giorno di Ferragosto,  antica tradizione alla quale il popolo del capoluogo irpino è fedele da sempre.</p>
<h4>Altro emblema della città è la <strong>Torre dell’Orologio</strong>, in piazza Amendola,  alta 36 metri, sovrasta i tetti dell’abitato.</h4>
<p>A cui segue  la <strong>Fontana di Bellerofonte</strong>, conosciuta dagli avellinesi come “Fontana dì tre cannuòli” per la sua conformazione. Cuore della vita avellinese è il <strong>Corso Vittorio Emanuele</strong>, lungo il quale sorgono la Chiesa del Santo Rosario e la Villa comunale, alle cui spalle si trova il <strong>Museo Provinciale Irpino</strong> che conserva diversi reperti archeologici della zona, dall’età neolitica fino all’epoca della dominazione romana.</p>
<p>La nocciola è uno dei prodotti più caratteristici di questa provincia e dal punto di vista enogastronomico risaltano piatti tipici come rape e patate, zuppa di fagioli e castagne, la pizza con l’erba e  la pizza con i fagioli, assieme ad altrettanti eccellenti vini come  <strong>il Greco di Tufo e il Fiano di Avellino.</strong></p>
<h4>In questa zona si scopre un altro parco, quello  dei <strong>Monti Picentini. </strong></h4>
<p>Situato nel cuore dell’ Appennino Campano e delimitato dai solchi dei fiumi Sele e Calore al centro dei quali svettano i Monti Picentini. La complessa catena montuosa, raggiunge i 1800 metri sul <strong>Monte Cervialto</strong>. Il Polveracchio, l’Acellica, il Terminio e gli altri del gruppo dei Picentini sono di natura calcarea, separati da ampie valli  e caratterizzati da profonde gole, sorgenti e numerose grotte.</p>
<p>Antichi luoghi di culto, ruderi sparsi e numerose aree archeologiche testimoniano le frequentazioni dell’area. A cavallo tra le province di Avellino e Salerno, gli accessi al parco sono possibili dai comuni di Serino, Caposele, Campagna e San Cipriano. Per gli appassionati di escursionismo la carta dei sentieri indica come raggiungere gli 83 sentieri e le 33 grotte presenti nel parco, tra cui la <strong>Grotta dell’Angelo</strong>, <strong>la Grotta dello Scalandrone e la Grotta dei Centraloni</strong> Ma il  parco si contraddistingue anche per alcune cascate spettacolari, tra cui la <strong>Cascata della Maronnella</strong>, che si trova in un contesto naturale ricco di vegetazione e la <strong>Cascata della Lavandaia</strong>, che con la sua potenza serviva un antico molino.</p>
<h4>Dopo la visita al Parco segue una tappa a <strong>Montella</strong>, piccolo comune che si inserisce  nell’area del parco Regionale dei Monti Picentini.</h4>
<p>La prelibatezza del paese è  <strong>la Castagna di Montella IGP</strong>, a cui si rende omaggio sia con il <strong>Museo della Castagna</strong> che con una sagra che ha luogo il primo fine settimana di novembre.</p>
<p>A questo gioiello della gastronomia se ne affianca un altro, <strong>il Tartufo Nero</strong>, a cui seguono altre specialità tipiche come  le <strong>stèse cotte con i ceci</strong> ed i <strong>ceccaluccoli,</strong> entrambi tipologie di pasta fatta in casa.</p>
<p>Nel centro urbano di Montella svetta magnifico il <strong>Complesso del Monte,</strong> nel quale al Castello murato, che conserva la torre alta, il corpo centrale  e le mura,  si aggiungono il <strong>Monastero del Monte e la Chiesa di Santa Maria della Neve. </strong></p>
<p>Il <strong>Santuario del Santissimo Salvatore</strong>, invece, è posto in cima ad un monte solitario, da cui sovrasta la valle, meta di pellegrinaggio e luogo della Sacra Campana, 20 quintali forgiati nel 1849 dai fratelli Marinelli di Agnone,  che viene suonata ogni giorno da almeno quattro fedeli.</p>
<p>Si prosegue poi per <strong>Bagnoli Irpino e Laceno</strong>, punta di diamante della zona. A Bagnoli Irpino si viene accolti  dai ruderi del Castello quattrocentesco, dal quale si articola un dedalo di viuzze che contribuisce a rendere magica l’atmosfera di questo particolare borgo.</p>
<h4>Tra i luoghi di culto di Bagnoli Irpino risaltano la <strong>Chiesa di Santa Margherita</strong> e la <strong>Chiesa di San Domenico.</strong></h4>
<p>Ma il vero capolavoro architettonico è la <strong>Collegiata di Santa Maria Assunta, </strong> con uno splendido portale ed un raffinato coro ligneo arricchito dagli intarsi realizzati da alcuni artisti locali.</p>
<p>Passeggiando nel cuore antico di Bagnoli ci si imbatte nella <strong>Torre Civica,</strong> edificata nel XV secolo che si unisce alla <strong>Fontana del Gavitone</strong> sulle cui pareti, spicca la presenza di un albero di Carpine sorto direttamente nel muro.</p>
<p>Bagnoli Irpino è anche la porta d’ingresso alle vette del <strong>Rajamagra</strong>, sull’Altopiano del Laceno, la più rinomata stazione sciistica della Campania. <strong>L’Altopiano del Laceno</strong> si incastra in un paesaggio di straordinaria bellezza tra boschi, ruscelli ed imponenti catene montuose. Il Laceno è un centro turistico sia estivo che invernale grazie alla varietà di sentieri escursionistici, alle piste da sci e ai maneggi che favoriscono lo sviluppo della località in tutte le stagioni.</p>
<p>Qui si trova anche il <strong>lago di Laceno</strong> posto a circa 1000 metri sopra il livello del mare e a pochi chilometri di distanza dal centro abitato di Bagnoli Irpino. Ma in questa zona è  possibile visitare anche  le <strong>Grotte del Caliendo</strong>, ricche di stalattiti e stalagmiti e finora esplorate per circa 3513 metri.Da queste parti i prodotti tipici locali sono numerosi, ma sicuramente primeggia il <strong>tartufo nero di Bagnoli Irpino, </strong>seguito dal <strong> pecorino bagnolese </strong>e dal<strong> provolone podolico.</strong></p>
<h4>Si procede in direzione sud visitando <strong>Battipaglia,</strong> in un paesaggio immerso tra le bellezze del mare e il celebre Castello, incantevole simbolo e custode della città.</h4>
<p>Il Castello di Battipaglia, detto anche “<strong>Castelluccio</strong>“, un edificio d’epoca medievale realizzato intorno all’anno Mille che si trova sulla collina che domina la città.</p>
<p>A Battipaglia, oltre al Castellucio, si visita la <strong>Chiesa di Santa Maria della Speranza</strong>, luogo di culto importante per la zona. Tra le altre chiese, la <strong>Cappella di San Giuseppe e il Complesso monastico altomedievale di San Mattia</strong>, che ospitava monaci e contadini del luogo incaricati di coltivare le terre.</p>
<p>Nei dintorni di Battipaglia si presentano alcune eccellenti località balneari. Tra queste <strong>Tenuta Spineta</strong>, un lungo litorale di sabbia bianca dalle acque turchesi in cui rilassarsi al sole o praticare sport acquatici. La località <strong>Lido Lago</strong> è un’altra delle spiagge più belle di Battipaglia, mentre tra le aree naturali sono da vedere  la <strong>Caverna dei Lepidotteri e la Grotta del Monte Belvedere</strong>.</p>
<p>Il palato, invece, viene soddisfatto con la tipica mozzarella di bufala campana DOP. Ma qui la più famosa è la <strong>zizzona di Battipaglia</strong>, una mozzarella di bufala di ben 5 chili. Oltre a questa bisogna assaggiare sia lo <strong>stracchino di bufala</strong>, di forma quadrata e alto circa sette centimetri, che il <strong>mascarpone di bufala</strong>, dall’aroma più intenso rispetto a quello ottenuto con latte vaccino.</p>
<h4>Poco distante si trova <strong>Eboli, </strong>luogo conosciuto principalmente per  il romanzo autobiografico scritto da Carlo Levi.</h4>
<p>Eboli è una delle località più importanti della Piana del Sele, aggrappata parzialmente alle pendici del Montedoro, mentre la zona collinare del centro fa parte del Parco regionale dei Monti Picentini.</p>
<p>In questo paesino si possono riconoscere numerose testimonianze di un passato lontano, mentre di epoca più recente sono <strong>la Collegiata di Santa Maria della Pietà </strong>risalente al XII secolo, il <strong>Castello dei Colonna</strong>, modificato nel Settecento dal Vanvitelli e la <strong>Basilica di San Pietro alli Marmi</strong>, con campanile e absidi in stile normanno.</p>
<p>La particolarità di questa zona riguarda il paesaggio che la circonda. A pochi chilometri dal centro si trova l’area protetta <strong>Dunale Silaris</strong>, nata con lo scopo di preservare il caratteristico paesaggio intorno ad Eboli. Le piante tipiche della zona, come carote di mare, finocchiella e papavero cornuto, trattengono la sabbia e danno vita alle suggestive dune.</p>
<h4>Il viaggio in Campania prosegue delimitando il <strong>Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.</strong></h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-65756" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/cilento-national-park-1004337_1280-e1598970403516.jpg" alt="" width="800" height="600" /></p>
<p>Una bellezza naturale che si estende tra mare e montagna su una superficie di quasi duecentomila ettari. Il parco presenta una duplice natura geologica con roccia sedimentaria e calcarea, mentre la vegetazione è costituita da circa 1800 specie di piante autoctone spontanee, come la <strong>primula di Palinuro, il giglio marino e la ginestra del Cilento</strong></p>
<p>Da Eboli, circondando il Parco, si prosegue direttamente per  <strong>Sala Consilina</strong>, un paesino che si trova sul versante orientale del Vallo di Diano. Un borgo in cui si viene accolti dai resti dell’antico castello normanno che si presentava anticamente come fortezza difensiva</p>
<p>Ma Sala Consilina è anche un luogo in cui l’arte religiosa ha avuto modo di svilupparsi nel corso dei secoli. Visitando il borgo si può ammirare  la <strong>Chiesa della Santissima Annunziata e la Cappella di San Giuseppe,</strong> che risale al XVIII secolo. Anche la bellissima <strong>Chiesa di San Pietro</strong> merita decisamente una visita, un antico edificio completamente ricostruito da zero nel corso della metà del XX secolo.</p>
<h4>Segue una visita a <strong>Padula </strong>e alla magnifica <strong>Certosa di San Lorenzo</strong>.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-65757" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/chartreuse-1826002_1280-e1598970602358.jpg" alt="" width="800" height="450" /></p>
<p>Uno dei maggiori complessi monumentali dell’Italia meridionale e tra i più vasti in Europa. La costruzione, iniziata per volere di Tommaso Sanseverino nel 1306, durò fino al ‘700. Dall’atrio, dominato dalla grande facciata barocca, si passa alle scuderie, alle officine, alla farmacia e alle cantine. Lo spettacolo del chiostro grande si presenta in tutta la sua magnificenza. Con i suoi 12.000 metri quadrati è uno dei più grandi del mondo ed è costituito da  due ordini di portici e 84 archi. Lungo il portico si aprono i quartieri dei certosini ed in fondo lo scenografico scalone ellittico.</p>
<p>Per scoprire il Cilento costiero si parte da <strong>Marina di</strong>  <strong>Camerota, </strong>un borgo tipicamente marinaro situato su una collina circondata da una foltissima vegetazione. Camerota è protetta su tre lati da dirupi naturali e conserva ancora i resti delle mura merlate e del castello che, nel 909, divenne roccaforte saracena. Oltre ai ruderi del castello medievale e al bellissimo centro storico, meritano una visita il <strong>Convento dei cappuccini</strong> e le numerose chiese  presenti sul territorio come la chiesa di San Daniele e quella di San Nicola.</p>
<h4>In <strong>contrada San Vito</strong> è ancora viva l’attività di lavorazione della creta con mezzi rudimentali, per la quale viene riconosciuta agli artigiani locali la stessa maestria degli antichi vasai greci.</h4>
<p>Nella frazione di Lentiscosa viene coltivato il <strong>maracuoccio</strong>, legume della famiglia delle cicerchie impiegato come alimento per il bestiame, ma anche come fonte proteica per le popolazioni più povere. Un prodotto che può essere cucinato come legume, ma anche trasformato in una sorta di polenta, la <strong>maracucciata,</strong> servita insieme a crostini di pane con olio extravergine, cipolla, aglio e peperoncino, e perfino macinato in farina per fare biscotti</p>
<p>Marina di Camerota si adagia lungo una scogliera che si estende fino alla spettacolare <strong>Punta degli Infreschi,</strong>  uno dei siti di maggiore suggestione e oasi marina protetta dell’intero Cilento costiero. Un angolo di paradiso dalle splendide acque in cui non è raro incontrare banchi di delfini, attirati dalla grande abbondanza di pesce azzurro.</p>
<p>Ma di particolare fascino è anche la <strong>spiaggia della Barca a Vela,</strong> il cui scoglio dalla caratteristica forma, appunto, di una barca a vela si erge al centro della vasta distesa sabbiosa. Anche Marina di Camerota ha un’incredibile varietà di grotte e tra le più note risaltano <strong>Grotta Cala, Grotta Sepolcrale</strong> <strong>e Grotta del Noglio</strong>.</p>
<h4>Proprio le grotte marine presentano il segreto di  <strong>Palinuro.</strong></h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-65758" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Palinuro-archetiello-scaled-e1598970757745.jpg" alt="" width="800" height="521" /></p>
<p>Da scoprire in barca si presentano la <strong>Grotta Azzurra</strong>, così chiamata perché il sole che entra in questa cavità crea giochi di luce e colora il mare di un azzurro intenso, e <strong>la Grotta del Sangue</strong>, dall’impressionante colore delle pareti interne che si riflette sul mare e colora l&#8217;acqua di un insolito colore rossastro.</p>
<p>Il giallo e il verde sono invece i colori dominanti della <strong>Cala Fetente</strong>, così detta per la presenza di una fonte sulfurea dall’odore sgradevole. La <strong>Baia del Buondormire</strong>, una mezzaluna di sabbia dorata bagnata da acque cristalline, è la spiaggia più romantica della costa. A questa seguono altrettante incantevoli distese di sabbia  come la <strong>spiaggia della Marinella, la spiaggia del Mingardo e delle Saline. </strong></p>
<h4>Poi una visita <strong>Pisciotta, </strong>arroccata su un colle a 170 metri sul livello del mare.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-65759" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Pisciotta_pal-scaled-e1598970849891.jpg" alt="" width="800" height="397" /></p>
<p>La visita di questo particolare borgo parte dal trecentesco <strong>Palazzo Marchesale</strong>, si distende attraverso via Roma, al centro della quale si trova la settecentesca <strong>Cappella della Mercede</strong>, si allarga nell’artistica <strong>piazzetta Pagano</strong> e si chiude con il seicentesco <strong>Palazzo Ciaccio</strong>.</p>
<p>Pisciotta è percorso da numerosi sentieri, alcuni vere e proprie mulattiere, altri tenuti con cura dove è possibile fare escursioni, passeggiate e trekking. Molto affascinante il sentiero che percorre le strade di <strong>località Castelluccio</strong>, che giunge ad oltre 700 metri d’altezza e regala una vista incantevole sul promontorio di Palinuro.</p>
<p>A pochi chilometri si raggiunge la <strong>Marina di Pisciotta</strong>. Un piccolo paese di pescatori che negli anni ha sviluppato un turismo di nicchia e alcuni prodotti di eccellenza come le <strong>alici di menaica</strong>. Molto caratteristico anche il piccolo porto, dove gli anziani pescatori tramandano le proprie tradizioni.</p>
<h4>Una località da non perdere è sicuramente<strong> Castellabate </strong>che sorge su un ampio pianoro a 278 metri sul livello del mare.</h4>
<p>Un magnifico borgo nato gradualmente intorno al <strong>Castello dell’Abate</strong>, voluto proprio dall’abate San Costabile Gentilcore. Il centro antico ha conservato la pianta di tipica cittadella medievale, su cui si presentano alcune dimore risalenti al XVII secolo, in particolare i <strong>palazzi Perrotta e Iaquinto</strong>, da visitare per la gran quantità di opere d’arte che ospitano. A questi si aggiunge la <strong>Basilica di Santa Maria de Giulia</strong>, un esempio di chiesa romanica dove è custodito il busto di San Costabile, patrono della città.</p>
<p>Castellabate si compone di alcune frazioni. La prima è <strong>Santa Maria</strong>, raccolta intorno alla spiaggia di località Lago, tra pini d’Aleppo e mare. Testimonianze del suo passato sono la <strong>Torre Pagliarolo</strong>, <strong>il palazzo del principe Angelo Granito di Belmonte e Villa Matarazzo</strong>..</p>
<p><strong>San Marco</strong> è un’altra frazione marina di Castellabate, più antica di Santa Maria e su collina <strong>Castelsandra</strong> sorge un Parco naturale. Addentrandosi nella folta pineta si raggiunge in poco tempo l’area marina protetta di <strong>Punta Licosa</strong>, uno dei siti più belli e ricchi di suggestioni dell’intera costa cilentana</p>
<p>Superata Punta Licosa, la costa comincia a declinare  all’altezza della <strong>Torre d’Avvistamento</strong>, fatta  costruire da Gioacchino Murat in periodo francese, fino a tornare piatta in corrispondenza della frazione di <strong>Ogliastro Marina</strong>, antico borgo marinaro che conserva intatta una particolarità come la spiaggia di alghe.</p>
<h4>Il mare e la storia si ritrovano anche ad <strong>Agropoli.</strong></h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-65760" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Agropoli_promontorio-scaled-e1598970950680.jpg" alt="" width="800" height="600" /></p>
<p>Una città dallo splendido centro storico a cui si accede da un monumentale portale del ‘600, e caratterizzato da una serie di vicoli, casette ricavate nella roccia e piccole scalinate scoscese che sembrano tuffarsi nell’azzurro del mare.</p>
<p>Il centro storico è arricchito da due importanti monumenti religiosi, come la <strong>Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli,</strong> protettrice dei pescatori, risalente al XVII secolo, e meta nel mese di luglio della caratteristica processione con la statua della Madonna che arriva dal mare, e il <strong>tempio dedicato a San Pietro e Paolo.</strong></p>
<p>Fuori dalle mura della città fortificata, si visita <strong>l’Antiquarium comunale</strong>, ricco di testimonianze archeologiche che vanno dalla preistoria all’età medievale. Una menzione a parte meritano le spiagge di Agropoli, prima fra tutte la <strong>Baia di Trentova</strong>, alla quale si accede dalla vicina <strong>spiaggia di San Francesco,</strong> a sud-est del porto turistico. Proseguendo oltre, invece, si incontrano lo <strong>Scoglio del Sale e Punta Tresino</strong>, luoghi dotati di un incredibile fascino.</p>
<h4>La visita lungo la costa cilentana prosegue facendo tappa a <strong> Paestum </strong>e al suo parco archeologico<strong>.</strong></h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-65761" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/paestum-1751557_1280-e1598971080461.jpg" alt="" width="800" height="533" /></p>
<p>Uno dei più preziosi gioielli archeologici d’Italia, celebre in tutto il mondo soprattutto per i suoi spettacolari templi dorici. Sin dalla fondazione lo spazio urbano fu diviso in aree sacre, pubbliche e private. La fascia centrale della città fu destinata ad uso pubblico. Nella parte Nord fu posizionato il <strong>santuario di Athena</strong>, al centro <strong>l’agorà,</strong> a sud il <strong>santuario di Hera. </strong></p>
<p>Tra il 530 e il 450 a.C. furono realizzati i grandi programmi architettonici, con la costruzione dei templi dorici ancora oggi splendidamente conservati. Un sito gradualmente riscoperto solo agli inizi del’700.</p>
<h4>Si arriva a <strong>Salerno</strong>, una città situata in una posizione meravigliosa, tra il Cilento e la Costiera Amalfitana.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-65765" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/Salerno_-_Sunset_Panorama-scaled-e1598971459320.jpg" alt="" width="800" height="481" /></p>
<p>La visita a Salerno può iniziare dal punto più alto, dalla cima del <strong>Castello di Arechi</strong>, antica fortezza medievale in pietra da cui si gode di una vista meravigliosa sul golfo di Salerno. Il Castello ospita anche il Museo Medievale che conserva i reperti del maniero rinvenuti durante le campagne di scavo.</p>
<p>Nucleo centrale della città è il quartiere medievale, la cui arteria principale è <strong>via dei Mercanti</strong>, in cui si trova <strong>Palazzo Pinto</strong>, sede della <strong>Pinacoteca Regionale</strong> che ospita una collezione di dipinti che dal XV secolo arriva fino ad oggi. Nel cuore della città medievale si presenta il <strong>Giardino della Minerva</strong>, polmone verde della città che un tempo fu l&#8217;orto botanico della <strong>Scuola di Medicina</strong>, il primo in Europa per la coltivazioni di piante ed erbe per scopo medico.</p>
<h4>Passeggiando per il centro storico di Salerno una visita d’obbligo alla <strong>Cattedrale di San Matteo</strong> nel Rione Duomo.</h4>
<p>Una meraviglia di stili che convivono tra loro, il barocco che si mescola ad architetture arabo-normanne. Vicino alla cattedrale si trova il Museo del Duomo, che offre una panoramica dell’arte salernitana attraverso i secoli., mentre fulcro della vita commerciale cittadina sono i quartieri ottocenteschi nei pressi del <strong>lungomare Trieste</strong>, uno dei più lunghi d’Italia, fiancheggiato da palme e dal quale si può godere di una bella passeggiata vista mare.</p>
<h4>Lasciata Salerno si arriva a<strong> Vietri sul Mare, </strong>famosa per l’arte della fabbricazione della ceramica che risale a tempi antichissimi.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-65766" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/vietri-2817398_1280-e1598971596276.jpg" alt="" width="800" height="528" /></p>
<p>Perfezionata nel tempo, oggi produce autentici capolavori apprezzati in tutto il mondo.  La ceramica è dappertutto e vale la pena visitare le botteghe di Vietri perché ognuna ha il proprio laboratorio, le proprie idee e i propri colori. Oggetti in ceramica come piatti, mattonelle, tazzine, bicchieri da limoncello. E ancora anfore,  colamozzarelle, tisaniere e caffettiere napoletane.</p>
<p>Vietri sul Mare ha dedicato alla ceramica due spazi espositivi. Il <strong>Museo della Ceramica Vietrese</strong>, ospitato all’interno del complesso di Villa Guariglia a Raito e il <strong>Museo Cargaleiro</strong>, nato nel 2003 grazie a un progetto della Provincia di Salerno e dell’artista portoghese Manuel Cargaleiro. In questo museo sono esposte opere di artisti provenienti da tutti i paesi del Mediterraneo, che raccontano le proprie culture interpretando in chiave moderna l’antica arte della ceramica.</p>
<p>Ma Vietri è soprattutto un borgo marinaro. Le vecchie carte nautiche indicavano la <strong>rada vietrese</strong> come punto di riparo dal vento di libeccio. Non mancano le testimonianze storiche  e architettoniche come la <strong>Collegiata di San Giovanni Battista</strong>, intreccio di stili dal romanico, al rinascimentale e al barocco, fino a <strong>Palazzo della Guardia</strong>, che presenta un bellissimo pavimento in maiolica. Il palazzo è un esempio di arte barocca testimoniata anche dai <strong>palazzi De Simone, Del Plato e Punzi</strong>.</p>
<p>Oggi l’antica città di mare etrusca vanta una lunga striscia di spiaggia che va dai <strong>Due Fratelli</strong>, gli scogli simbolo di Vietri, fino alle <strong>spiagge della Bagnara e della Crestarella</strong> con la torre del Cinquecento.</p>
<h4>Da qui si apre l’incantevole cornice della  <strong>Costiera Amalfitana, </strong>partendo da<strong> Maiori.</strong></h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-65767" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/costiera-4928618_1280-e1598971688543.jpg" alt="" width="800" height="533" /></p>
<p>Una cittadina che si distende su una pianura anticamente circondata e difesa da mura e torri. A Maiori l’architettura religiosa si unisce con le straordinarie bellezze naturali. La narrazione della storia cittadina si articola attraverso le tante chiese presenti sul territorio. Il primo tempio che s’incontra, tra i più antichi, è la <strong>Badia di Santa Maria de Olearia</strong>, così chiamata per la vicinanza di un molino da olio, fondata dai Benedettini nel 973.</p>
<p>La <strong>Chiesa di S. Maria a Mare</strong> risale al XII secolo e la sua grande cupola maiolicata domina l’abitato. Il <strong>Santuario di S. Maria delle Grazie</strong>, poco fuori l’abitato della frazione San Pietro, ha campanile e facciata del XVIII secolo, al cui interno si possono ammirare pregevoli opere d’arte.</p>
<p>La <strong>Chiesa di S. Pietro Apostolo</strong> del IV secolo, fu eretta nella caratteristica piazzetta dell’omonimo borgo sulle rovine del Tempio di Vertumno, abbattuto dai cittadini di Maiori dopo la conversione alla fede cristiana.</p>
<p>Un itinerario affascinante è  quello delle vie del mare. Partendo dalla bella spiaggia che costeggia l’intera città si raggiunge il promontorio di <strong>Capo d’Orso</strong>. Poco dopo, prima di toccare la piccola <strong>spiaggia di Salicerchie</strong>, si trova la <strong>Grotta Sulfurea</strong>, al cui interno è situata una bocca da cui fuoriesce un getto costante d’acqua sulfurea. Dopo si può proseguire per la <strong>Grotta Pandora,</strong> dove l’azzurro smeraldo dell’acqua fa da cornice alle numerose stalattiti e stalagmiti.</p>
<p>Un evento pittoresco è il <strong>Carnevale di Maiori</strong>. A ridosso del Martedì Grasso, per due settimane, il lungomare si anima di maschere, giocolieri e artisti di strada. Da non perdere la sfilata dei carri allegorici che si svolge puntualmente ogni anno il Giovedì grasso, con repliche la domenica successiva.</p>
<p>Nei secoli i maioresi hanno sviluppato una singolare abilità. I pezzi di legno trascinati a riva dalla risacca dopo le giornate di mare grosso, recuperati e ripuliti, vengono modellati, assumendo la forma di piccole sculture, come corpi sinuosi di donne sirene o sagome di uccelli in volo, che vengono venduti nelle piccole botteghe artigiane disposte lungo i due lati del Corso Regina.</p>
<h4>Segue<strong> Minori</strong>, ricchissima di monumenti, soprattutto religiosi.</h4>
<p>Si scopre la località partendo dall’ <strong>Arciconfraternita del SS. Sacramento</strong>, edificio che custodisce un coro ligneo e un altare marmoreo del ‘700. Maestosa si presenta la <strong>Basilica di Santa Trofimena</strong>, che conserva le spoglie mortali della Santa, protettrice della città..</p>
<p>La <strong>Chiesa di San Gennaro di Villamena</strong> rappresenta, con ogni probabilità, l’insediamento religioso più antico. Importante al suo interno è il trono ligneo, al centro del quale vi è l’edicola con la statua del santo. Per finire, alzando lo sguardo al cielo si resta colpiti dalla bellezza del <strong>Campanile dell’Annunziata</strong>, caratterizzato da decorazioni riconducibili all’epoca arabo-normanna e immerso tra limoneti e vigneti.</p>
<p>Minori può essere considerata la capitale dei <strong>Riti della Settimana Santa</strong> in Costiera.  Ogni anno il Giovedì e Venerdì santo i protagonisti sono <strong>i Battenti</strong>, fedeli vestiti completamente di bianco con il cappuccio che copre il viso e con una cinta di corda di canapa. I Battenti di Minori assistono e partecipano a tutte le celebrazioni previste per la Santa Pasqua, seguendo una tradizione molto sentita dalla popolazione che partecipa intensamente a questi riti.</p>
<h4>Un evento che si svolge da anni ed in piena estate a Minori è il <strong>“Jazz on the coast</strong>”.</h4>
<p>Una delle più accreditate rassegne jazzistiche della Penisola che richiama le migliori jazz band in circolazione e   migliaia di appassionati di questa musica provenienti da tutta Italia.</p>
<p>Prima di lasciare Minori è necessario soddisfare il gusto, assaggiando le specialità dolciarie create dai maestri artigiani del posto. Tra tutte si distinguono prelibatezze a base di limone, come la <strong>Torta Delizia, il Babà al Limoncello, il Tiramisù al Limone</strong>. Tutte decorate con le foglie di questo agrume così tipicamente costiero.</p>
<p>E questo agrume diventa il protagonista della zona con il <strong>Sentiero dei limoni.</strong></p>
<p>Si tratta di un percorso che attraversa una delle realtà più importanti della coltivazione dello sfusato amalfitano, un tipico limone famoso nel mondo per formato, profumo e sapore.</p>
<p>Secoli di lavoro dei contadini hanno modellato questo paesaggio unico e delicato. Su quel sentiero un tempo, con grande fatica, le portatrici trasportavano i limoni sulle spiagge di Minori e Maiori, che venivano poi esportati in altri paesi. Il Sentiero dei limoni era l’unico collegamento tra Minori e Maiori, in alternativa al mare, prima della costruzione della statale Amalfitana.</p>
<h4>La passeggiata inizia da Minori dove percorrendo Via Lama si giunge alle scale per il “Villaggio Torre”.</h4>
<p>Proseguendo ci si inoltra in un viale alberato di oleandri, mentre i limoni sembrano affacciarsi dai pergolati. Procedendo per Maiori e, rivolgendo lo sguardo verso il mare, si possono ammirare Capo d’Orso, il Golfo di Salerno e all’orizzonte la Costa del Cilento. Inizia poi un breve tratto in discesa, mentre in alto si presenta un pergolato di limoni e uva a strapiombo, in un esplosione di giallo e verde.</p>
<p>Si lascia Minori per proseguire verso Maiori. L’ultimo tratto dell’antico sentiero, via S. Giuseppe,  si apre verso l’azzurro del mare. Si prosegue per via Vena e Via Pedamentina mentre dall’alto si ammira  il Palazzo Mezzacapo, oggi sede del Municipio, e i giardini settecenteschi disegnati a croce di Malta inoltrandosi alla fine  nel lungomare di Maiori.</p>
<p>Lungo il sentiero è possibile assistere alle fasi di limonicoltura e in particolare, da giugno ad agosto, si possono incontrare uomini che trasportano a schiena o a dorso di mulo pesanti casse di limoni, le cosiddette “sporte” di quasi 60 kg l’una.</p>
<h4>Poi <strong>Amalfi,  </strong>centro principale e anima storica della Costiera.</h4>
<p>Una trama pittoresca di vicoli e scale che ospitano oggi un gran numero di turisti, ma un tempo hanno vissuto i fasti della potente Repubblica Marinara. In ricordo dell’antica potenza, ogni quattro anni in giugno Amalfi ospita la <strong>“Regata storica delle antiche Repubbliche Marinare</strong>”.</p>
<p>L’abitato di Amalfi, aggrappato al declivio della Costiera, è caratterizzato dal celebre <strong>Duomo.</strong>  La sua posizione scenografica, alla sommità di una ripida scalinata che si apre tra le case raccolte attorno a una piccola piazza, conferisce una nota particolare al centro storico. L’imponente facciata policroma della chiesa, illuminata da smalti e mosaici e dal timpano dorato, dona un effetto altamente suggestivo.</p>
<p>Le tracce del Medioevo si ritrovano nell’elegante <strong>Chiostro del Paradiso</strong> con le sue linee arabeggianti. Dal chiostro si accede alla <strong>Cappella del Crocifisso</strong>, nella quale è stato allestito il Museo Diocesano.. Un’esplorazione accurata di Amalfi include gli <strong>Antichi Arsenali</strong>, dove venivano costruite le famose galee con oltre cento remi, destinate ai carichi di merci dai mercati orientali.</p>
<p>A <strong>Palazzo Morelli</strong>, sede del Comune e del Museo Civico, è conservata la <strong>Tabula Amalphitana</strong>, il primo codice di diritto della navigazione fissato ai tempi della Repubblica e valido in tutto il Mediterraneo.</p>
<h4>Si prosegue per<strong> Furore, </strong> articolato in case bianche sparse lungo il pendio coltivato a viti e olivi.</h4>
<p>Furore è un vero e proprio museo all’aperto. Con i suoi murales è entrato a far parte dei percorsi turistici che espongono l’arte sulle pareti esterne delle case o sui muri a secco dei terrazzamenti.</p>
<p>Ma Furore è noto anche per il celebre <strong>Fiordo</strong> collocato ai piedi di una vallata raggiungibile direttamente da una lunga scala a gradoni. Proprio qui ogni anno si tiene una spettacolare gara di tuffi, con atleti provenienti da tutto il mondo.</p>
<p>Le meraviglie naturali non sono l’unica attrazione di Furore. In questo borgo di poche centinaia di anime, la storia è scolpita nelle mura degli edifici sacri, come le <strong>chiese di San Giacomo, San Michele Arcangelo e Sant’Elia.</strong> Quest’ultima risale ad epoca antichissima e conserva tuttora sia gli interventi eseguiti nel Quattrocento che i successivi ampliamenti barocchi.</p>
<h4>La visita in Costiera Amalfitana si può concludere con <strong>Positano.</strong></h4>
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<p>Un borgo pittoresco incastonato nella montagna e avvolto dalla ricca vegetazione mediterranea. Il paese si sviluppa in verticale con abitazioni tinte in colori pastello e addossate le une alle altre. Non è un caso se Positano viene chiamata <strong>“la gemma della divina costiera</strong>”.</p>
<p>Le strette stradine scendono ripide tra le case sfociando nella <strong>Marina Grande</strong>, un’ampia spiaggia. Da qui si gode di una vista spettacolare sia verso il mare che verso il paese che si arrampica sulla montagna. Sulla piazza principale di Positano si presenta la chiesa parrocchiale di <strong>Santa Maria Assunta</strong>, con la sua grande cupola rivestita di maioliche colorate che  la rende visibile da ogni angolo del paese.</p>
<p>Anche le spiaggette di Positano, che sono <strong>Fornillo, Fiumicello, Arienzo</strong>, risultano incantevoli e  raggiungibili a piedi in pochi minuti. Poco distante dalla costa si trova “<strong>Sirenuse”</strong>, minuscolo arcipelago composto da tre isolotti,  <strong>il Gallo Lungo, la Rotonda e il Castelluccio</strong>, ritenuti da sempre mitica dimora delle Sirene ammaliatrici.</p>
<p>Ma Positano è anche luogo per piacevoli escursioni che permettono di visitare suggestive zone dei Monti Lattari, come <strong>Montepertus</strong>o, così chiamato perché si dice che qui apparve la Madonna in un buco nella roccia.</p>
<h4>Da queste parti si trova il famoso <strong>Sentiero degli dei</strong>.</h4>
<p>Un percorso che comincia da <strong>Bomerano</strong>, frazione di Agerola e termina a <strong>Nocelle</strong>, nella parte alta di Positano. Si può raggiungere il centro tramite una lunga scalinata di 1500 gradini e circa 500 metri a piedi o, in alternativa, il servizio autobus.</p>
<p>Il sentiero è stato per secoli <strong>l’unica via di collegamento tra i borghi della Costiera Amalfitana</strong>. Usato principalmente come mulattiera è stato riscoperto in tempi recenti e adeguato a sentiero escursionistico. Il nome evoca la visione di paesaggi mitologici, perché camminando a mezza costa, <strong>ai piedi di Monte S. Angelo a Tre Pizzi</strong>, è possibile ammirare uno dei panorami più suggestivi al mondo e di grande valore ambientale e paesaggistico: la parte occidentale della Costiera Amalfitana <strong>da Praiano a Capri.</strong></p>
<p>Ogni anno, il Sentiero degli Dei è meta di migliaia di turisti perché è un luogo che conserva tutto lo splendore dei fasti dell’antica Grecia. Un sentiero lungo quasi 8 km che si completa in circa tre ore, ma è sconsigliato a chi soffre di vertigini.</p>
<h4>Spazio anche ad un’altra costiera, ovvero quella sorrentina. <strong>Sorrento, </strong>appunto, ne rappresenta il cuore<strong>.  </strong></h4>
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<p>La città è arroccata su un imponente basamento di tufo, con profonde gole a picco sul mare. Il centro della cittadina è <strong>piazza Tasso</strong>, che prende il nome dal monumento dedicato all’autore della Gerusalemme Liberata, nato qui nel 1544.</p>
<p>Il <strong>Duomo</strong>, che ha subito nel corso degli anni diversi rimaneggiamenti, risale al XV secolo, mentre la <strong>chiesa di San Francesco</strong> è del Settecento. Da qui si raggiunge la <strong>Villa Comunale</strong>, un giardino pubblico a picco sul mare che offre uno spettacolare panorama sul golfo di Napoli.</p>
<p>Dalla villa una stradina lastricata porta alla <strong>Marina Piccola</strong>, dotata di numerosi stabilimenti balneari e di un porto da dove partono traghetti e aliscafi per Capri, mentre  la spiaggia più estesa è <strong>Marina Grande</strong>, meta tradizionale delle passeggiate dei sorrentini.</p>
<h4>Da Sorrento ci si dirige per<strong> Vico Equense </strong>che conserva numerose testimonianze del passato.</h4>
<p>Tra queste  la <strong>chiesa dell’Annunziata</strong>, l’unica chiesa gotica della zona, il <strong>Castello Giusso</strong>, fondato dagli Angioini e rimaneggiato tra il ‘600 e l’800, e l’interessante <strong>Antiquarium,</strong> dove sono esposti i materiali archeologico provenienti da una necropoli.</p>
<p>Da visitare anche il <strong>Museo Mineralogico Campano</strong>, che espone oltre 3500 esemplari di minerali di 1400 specie provenienti da tutto il mondo. Per la qualità e la quantità degli oggetti in mostra è uno dei musei scientifici più importanti della regione.</p>
<h4>Lasciata la Costiera Sorrentina si può fare tappa a due importanti luoghi dal grande valore archeologico. Si tratta di Pompei ed Ercolano.</h4>
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<p>L’area archeologica di <strong>Pompei</strong> si estende per circa sessantasei ettari, dei quali circa quarantacinque sono stati scavati. Passeggiare per gli scavi pompeiani è un’esperienza unica. Un viaggio nel tempo in cui si respira l’atmosfera della vita nell’antichità, sia quella pubblica che  quella privata.</p>
<p>Il <strong>Foro</strong> era il centro vivo della città, una grande piazza rettangolare cinta su tre lati da un porticato. Sulla piazza si affacciavano il <strong>Capitolium, il Tempio di Apollo e la Basilica</strong>, il più importante edificio pubblico, sede del tribunale e centro della vita economica. Sul Foro si presentavano anche i <strong>Granai, </strong>dove si raccoglievano i cereali per la vendita, e il <strong>Macellum,</strong> il mercato coperto dei generi alimentari freschi. Sulla più importante arteria cittadina, <strong>via dell’Abbondanza</strong>, si mostravano botteghe artigiane, osterie, abitazioni e le <strong>Terme Stabiane</strong>, il più antico impianto pompeiano.</p>
<h4>Ad <strong>Ercolano</strong> si presentano altrettanti scavi di grande interesse. Le dimensioni della città erano piuttosto modeste.</h4>
<p>Si ipotizzava che la superficie complessiva racchiusa dalle mura fosse di circa 20 ettari, per una popolazione di circa 4000 abitanti. Solo quattro ettari circa sono visibili a cielo aperto, mentre alcuni importanti edifici pubblici, sono oggi inaccessibili come ad esempio <strong>la Basilica di Nonio Balbo</strong>, oppure si trovano all’esterno del parco archeologico come il <strong>Teatro e la Villa dei Papiri. </strong></p>
<p>A Ercolano i ricchi Romani passavano le vacanze, come testimoniano le ville rivolte scenograficamente verso il mare. La particolare dinamica del seppellimento di Ercolano, per via dell’elevata temperatura, ha consentito la carbonizzazione e dunque la conservazione assolutamente originale di tutti i materiali organici, tra cui vegetali, alimenti, stoffe, arredi, ma anche e soprattutto dei piani superiori degli edifici.</p>
<p>Qui ci si trova nella zona che circonda il <strong>Vesuvio</strong> o ‘<strong>A Muntagna</strong>, come lo chiamano i napoletani. Il Vesuvio, simbolo della città  e che racchiude con la sua forma perfetta il golfo di Napoli.</p>
<h4>Il Vesuvio è l’unico vulcano attivo dell’Europa continentale.</h4>
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<p>La vetta a sinistra è il <strong>Monte Somma</strong> di 1133 metri, mentre quella a destra è il <strong>Cono Vesuviano</strong> di 1281 metri. Sono separati da un avvallamento denominato <strong>Valle del Gigante</strong>, suddivisa a sua volta in <strong>Atrio del Cavallo</strong> a ovest e <strong>Valle dell’Inferno</strong> a est.</p>
<p>Nel 1991 è stato istituito il Parco Nazionale del Vesuvio, che comprende tutta l’area del vulcano, il grande sistema archeologico di Pompei ed Ercolano e il Miglio d’Oro con i più splendidi esempi di ville del ’700 e dell’800.</p>
<p>Molti itinerari percorrono il Parco, diversi per i paesaggi che attraversano e per l’impegno richiesto. L’Ente Parco del Vesuvio ha realizzato nove sentieri per coloro che amano il trekking, dotati di quattro tipi di segnaletica: <strong>agricolo, panoramico, educativo e circolare</strong>.</p>
<p>Ma la <strong>scalata ‘storica’</strong> è la salita al cratere. Il sentiero, di difficoltà media, parte da Ercolano ed è  lungo quattro chilometri. In circa tre ore si arriva a quota 1170 metri, dove lo sguardo spazia su tutto il golfo e si apre la voragine impressionante del cratere che misura 600 metri di diametro e 200 metri di profondità.</p>
<h4>Proprio all’ombra del Vesuvio si arriva nella splendida <strong>Napoli.</strong></h4>
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<p>Una realtà fuori dell’ordinario, da vivere, ammirare e gustare. Napoli racchiude un incantevole mix di tradizioni e folklore, un luogo dove perdersi per le strade senza una meta precisa, ma vivere comunque esperienze indimenticabili..</p>
<p>Napoli presenta innumerevoli tesori artistici da visitare, dal centro storico ai palazzi e alle chiese, passando dai luoghi rinascimentali attorno a <strong>Castel Nuovo e Palazzo Reale</strong> e fino al meraviglioso lungomare <strong>da Castel dell’Ovo a Posillipo</strong>. Ma tanti altri sarebbero da citare.</p>
<p>Un luogo sicuramente emblematico è il <strong>Duomo di Napoli</strong>, dove vengono conservate le reliquie di <strong>San Gennaro</strong>, che si trovano nell’adiacente Museo del Tesoro assieme al celebre busto dorato del Santo e le ampolle contenenti il suo sangue.</p>
<p>Uno dei momenti più folkloristici ed emozionanti della città ha luogo il 19 Settembre, data in cui avviene <strong>il miracolo di San Gennaro</strong> e il sangue del Santo passa dallo stato solido a quello liquido. Per i napoletani la buona riuscita del miracolo è di ottimo auspicio e i festeggiamenti successivi alla messa sono tra gli eventi più celebri in Italia.</p>
<p>Nella <strong>Cappella di San Severo</strong>, invece, si può ammirare la scultura del Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino. Una visita suggestiva riguarda la <strong>Napoli sotterranea</strong>. Dotati di una candela per muoversi agilmente nei cunicoli bui, si visitano  catacombe, cimiteri e grotte sotterranee.</p>
<h4>Una meraviglia inaspettata è la metropolitana di Napoli, la più “sorprendente” del mondo.</h4>
<p>Le <strong>“stazioni dell’arte</strong>”, rendono  i luoghi della mobilità più attraenti e offrono a tutti la possibilità di un incontro con l’arte contemporanea. Da vedere assolutamente le stazioni <strong>Toledo, Università e Dante.</strong></p>
<p>Una tappa particolare riguarda il <strong>Rione Sanità</strong>, probabilmente la zona di Napoli che rispecchia di più l’anima della città e dei suoi abitanti. Il quartiere in cui nacque Totò e un rione dagli incredibili palazzi barocchi, mercati popolari e antiche catacombe.</p>
<p>Tra i palazzi da non perdere sicuramente il <strong>palazzo dello Spagnuolo</strong>, un capolavoro di barocco napoletano composto da una doppia rampa di scale che all’epoca veniva utilizzata anche dai cavalli per portare in cima i cavalieri.</p>
<p>A questo si aggiunge il <strong>Palazzo Sanfelice</strong>, primo edificio con scalinata barocca a più livelli realizzata a Napoli, oltre che luogo di grandi segreti. Qui l’aspetto decadente del palazzo avvolge tutto di mistero, e sulle scale si possono vedere anche alcune opere importanti di street art napoletana</p>
<h4>Proprio la street art, da diversi anni, si è distinta a Napoli sia a livello nazionale che internazionale.</h4>
<p>Si trova ovunque, dal centro alla periferia. Iniziando dal centro storico, uno dei murales più famosi è sicuramente quello di <strong>Jorit Agoch</strong> all’inizio di <strong>Forcella</strong> chiamato “<strong>Gennaro”</strong>, in onore del patrono della città. Sempre Jorit ha completato un enorme murales dedicato a Pier Paolo Pasolini a Scampia.</p>
<p>Spostandosi verso i <strong>Quartieri Spagnoli</strong>, quello più famoso è senz’altro <strong>il murales di Maradona</strong> realizzato per il secondo scudetto del Napoli nel 1990.  Spostandosi fuori dal centro, vale la pena vedere <strong>il murales di Blu</strong> sul muro dell’ex-OPG Je so ‘Pazzo (un ex Ospedale Psichiatrico, ora Centro Sociale) nel quartiere <strong>Materdei</strong>.</p>
<p>Fuori dal centro si ritrova un po’ di relax nel verde del <strong>Parco delle Rimembranze o Virgiliano</strong>. Un luogo spettacolare dal quale, in un solo colpo d’occhio, è possibile osservare le isole di Procida, Ischia e Capri, il golfo di Pozzuoli, e persino il centro storico di Napoli. Per godere di una vista del Vesuvio, invece, è necessario salire a Posillipo tramite via Petrarca,  detta anche <strong>“la Panoramica”. </strong></p>
<p>Camminare e scoprire questa città mette sicuramente un certo appetito. Quindi è  impossibile non mangiare una pizza nella città natale di questa prelibatezza celebre in tutto il mondo. Ma anche lo street food napoletano non è da meno.</p>
<p>Lasciandosi guidare dal profumo per le vie della città si possono trovare le tante friggitorie in cui acquistare un <strong>“cuoppo</strong>”, un cono di carta paglia in cui gustare dalle pizze fritte alla palline di pasta cresciuta, dalle crocchette di patate alle melanzane. Una pausa dolce, invece, può offrirla una <strong>sfogliatella,</strong> uno dei dolci tipici della città, nelle sue varianti riccia o frolla, oppure un delizioso <strong>babà</strong>.</p>
<h4>Da Napoli si parte alla volta delle isole più rappresentative del suo golfo, ovvero Ischia e Procida.</h4>
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<p><strong>Ischia</strong>, la più grande del golfo di Napoli. Una meta popolarissima con un paesaggio di straordinaria bellezza. Ciò che rende Ischia una meta irrinunciabile sono le sue terme, famosissime per la qualità delle acque e per gli scenari che fanno da sfondo a stabilimenti e parchi termali. Il patrimonio dell’isola è immenso con 29 bacini, centinaia di sorgenti e fumarole.</p>
<p>Lo sfruttamento a scopi terapeutici delle acque termali ha contribuito a diffondere la fama dell’isola in tutto il mondo, attirando l’attenzione dei viaggiatori, affascinati dall’idea di potersi curare in modo naturale in un paesaggio splendido e incontaminato che conquista lo sguardo, con valli, colline, scogliere e spiagge.</p>
<h4><strong>Procida, </strong>invece, è la più piccola e meno conosciuta tra le isole partenopee. Una destinazione ideale per chi desideri una vacanza intima e appartata in ogni stagione.</h4>
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<p>Rispetto a Ischia e a Capri, l’isola di Procida si presenta per alcuni versi come da “scoprire”, piena di un fascino particolare per il silenzio delle stradine, i quartieri affacciati a grappoli sulle marine, il mare limpido e splendente. La <strong>Marina di Sancio Cattolico</strong>, detta anche Marina Grande, è il punto di attracco di tutti i traghetti e aliscafi che giungono da Napoli o da Pozzuoli. Le sue coloratissime case allineate sul mare sono la prima suggestiva immagine  da cui si viene accolti.</p>
<p><strong>Terra Murata</strong> è la zona più elevata e cuore dell’isola. Questo singolare quartiere-città, che racchiude casette medioevali con corti e giardini, chiese e palazzi, è rimasto praticamente intatto per trecento anni. Il <strong>porticciolo di Marina di Corricella</strong> è molto caratteristico con le sue casette intricate e ammassate l’una sull’altra e con le tipiche scalette su cui si aprono porte e finestre. Il luogo preferito dai bagnanti è la <strong>Marina di Chiaiolella</strong>, una bella insenatura semicircolare chiusa dal promontorio di Santa Margherita Vecchia, mentre il lungomare rappresenta  la passeggiata turistica per eccellenza dell’isola.</p>
<h4>Ci si sposta nell’entroterra visitando direttamente <strong>Caserta.</strong></h4>
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<p>Una meta obbligata è la splendida Reggia che si trova all’ingresso del centro della città. La visita all’incantevole dimora reale si suddivide in due sezioni. La prima riguarda gli appartamenti storici, alle camere dei regnanti e ai dipinti di interesse storico e artistico. La seconda i Giardini reali, che si estendono fuori dall’edificio all’interno del parco della Reggia. Da qui si arriva in poco tempo alla <strong>Castelluccia,</strong> luogo adibito allo svago dei re e dei loro ospiti, e poi alla <strong>Grande Peschiera</strong>, con suoi i cigni e l’isolotto centrale.</p>
<p>La visita della città prosegue facendo tappa a <strong>San Leucio</strong>, l’antico borgo industriale borbonico. Qui si trova la residenza Reale Borbonica, che nella metà del ‘700 ospitava una fabbrica di seta. La <strong>Seteria Reale di San Leucio</strong> conserva i macchinari dell’epoca e qui si allevavano i bachi e si producevano sete preziose.</p>
<p>Nei dintorni del Real Sito Borbonico di San Leucio ancora oggi operano numerose aziende che per antica tradizione continuano a produrre preziose stoffe, vendendo  sete di grandi qualità ai turisti, agli estimatori di tutto il mondo e ad enti anche di una certa importanza.</p>
<h4>Poco distante dalla città si trova il borgo medioevale fortificato di <strong>Casertavecchia</strong>.</h4>
<p>Un borgo  perfettamente integro, con le sue case in tufo, i portali, i cortili, rappresenta un’altra esperienza rispetto allo sfarzo e alla grandiosità della Reggia. L’impatto emotivo resta comunque uguale. Il salto nel passato è suggestivo,  perché attraversando i vicoletti ci si immerge in un’atmosfera intima e rilassante, tra le curiosità dei negozietti di artigianato, tgli odori della natura, della legna che arde e delle cucine sempre all’opera..</p>
<p>Si lascia Caserta per muoversi verso <strong>Santa Maria Capua Vetere , </strong>nucleo originario della più nota Capua, ne rappresenta le origini e offre uno dei più bei siti archeologici. Qui, infatti, si visita  <strong>l’anfiteatro campano</strong>. Una delle costruzioni più imponenti esistenti in Italia, seconda soltanto al Colosseo. Costruito da Augusto, fu poi restaurato da Adriano. Il monumento fu devastato per diversi secoli e spogliato di molti dei suoi elementi. Colonne e pietre furono utilizzate per costruire il Duomo e molti edifici della città andata distrutta anch’essa. Solo negli ultimi anni è stato rivalutato, divenendo oggetto di lavori di consolidamento.</p>
<p>L’edificio originariamente presentava una pianta ellittica, più grande dell’anfiteatro Flavio a Roma, al quale architettonicamente era ispirato. All’epoca del suo splendore veniva chiamato “<strong>piazza degli orsi”</strong> alludendo alle spettacolari caccie alle belve che si volgevano nell’area.</p>
<h4>L’edificio aveva quattro piani e  le arcate del secondo e terzo piano erano adornate con statue dove furono rinvenute <strong>Venere, Psiche e Adone</strong>.</h4>
<p>All’ingresso si trovano due arcate ben conservate, all’interno delle quali si vedono ancora le raffigurazioni di due divinità, <strong>Cerere e Giunone</strong>. Una piccola sala degli ampi sotterranei fu trasformata in oratorio e qui sono ancora visibili resti di pitture e qualche frammento dell’altare.</p>
<p>Da queste parti si trovava la <strong>Scuola per gladiatori</strong>, dove nel 73 a.C., prima che nascesse l’anfiteatro stesso, scoppiò la rivolta degli schiavi guidata da <strong>Spartaco,</strong> repressa a fatica da Crasso due anni dopo. A Santa Maria Capua Vetere, oltre allo splendido anfiteatro, si può fare visita a due particolari musei. Il primo è il <strong>Museo dei Gladiatori,</strong> posto affianco all’anfiteatro campano. Il secondo è il <strong>Museo Archeologico dell’Antica Capua</strong>,nelle cui sale sono esposti reperti di materiale funebre e vasellame a partire dall’Età del Bronzo.</p>
<h4><strong>Capua, </strong>invece, si presenta come una bella cittadina dalla maestosa storia incisa sui suoi monumenti, palazzi e chiese.</h4>
<p>Passeggiando nel suo grazioso centro storico si nota lo splendore di opere architettoniche non solo di epoca medievale, ma anche di età romana, la cui principale testimonianza è <strong>il Ponte Romano sul Volturno</strong>. L’architettura medievale è invece rappresentata dal <strong>castello delle Pietre</strong>, fondato dai Normanni, dal  bellissimo <strong>palazzo Fieramosca</strong>, di origine duecentesca e da <strong>Palazzo Rinaldi Campanino</strong>, in stile tardo gotico catalano.</p>
<p>A questi seguono le chiese, tra cui il <strong>Duom</strong>o, che ospita la <strong>Cappella del Corpo di Cristo</strong> in cui è contenuto il museo diocesano che conserva diverse opere scultoree e pittoriche. Si aggiunge la <strong>Chiesa di Montevergine</strong>, ex monastero benedettino e la <strong>Chiesa ed ex convento dell’Annunziata</strong>.</p>
<p>A Capua il periodo del <strong>Carnevale</strong> è particolarmente sentito, una suggestiva manifestazione che fu creata nella seconda metà dell’ 800 per unire il Carnevale dei signori a quello del popolo. Questo particolare evento ha inizio con la consegna delle chiavi della città da parte del sindaco al <strong>Re Carnevale,</strong> il quale da tradizione e con ironia elenca gli errori dei pubblici amministratori. A questo si aggiungono le mascherate e la sfilata dei carri allegorici</p>
<p>Da Capua si può raggiungere anche il <strong>litorale domizio</strong> che, tra mare e campagna, conduce ai confini con il Lazio e alla conclusione del viaggio in Campania.</p>
<h4><strong>Il litorale domizio</strong> è appunto parte della provincia di Caserta, con uno sbocco sul mare del Golfo di Gaeta, caratterizzato da una costa bassa e sabbiosa.</h4>
<p>Il nome deriva dalla <strong>via Domiziana</strong>, voluta dall&#8217;imperatore romano omonimo. Sulle sue coste sfociano i fiumi <strong>Volturno, Savone e Garigliano</strong>. Un tempo era un&#8217;area selvaggia e incontaminata caratterizzata da folte pinete e ampie spiagge ricche di macchia mediterranea. Un’area preferita dagli uccelli migratori, perché ricca di laghetti e aree umide.</p>
<p>Sul litorale si incontra prima <strong>Castel Volturno</strong>. Dal suo passato emergono ruderi in località Civita e la Torre di avvistamento presso il mare. La <strong>Chiesa dell’Annunziata</strong> con il portale marmoreo dona un tocco rinascimentale alla cittadina. Custodisce un prezioso pulpito di legno dorato del secolo XVI. Ma è il fiume, <strong>il Volturno</strong>, che qui accanto ha la sua foce, il vero protagonista. Un fiume che,  scorrendo per più di centottanta chilometri, taglia tutto il territorio casertano. Un fiume rapido, profondo, torbido, che non conosce frequenti piene. Ma soprattutto è un fiume denso di storia, quella garibaldina, indimenticabile, della battaglia del 1860.</p>
<h4>Poi<strong> Mondragone, </strong>incastonato tra il mare e la campagna e adagiato in una piana verde tra i fiumi Garigliano e Volturno.</h4>
<p>Da un lato si trova il litorale e la pineta, mentre dall’altro la campagna ricca di ortaggi, ulivi e viti. Le spiagge nei dintorni di Mondragone sono quelle di <strong>Baia Domizia</strong> e i <strong>Bagni di Mondragone</strong> a nord, mentre a sud si trovano la <strong>spiaggia di Pineta Riviera e i lidi di Torre di Pescopagano.  </strong></p>
<p>Tracce dell’antico passato si scoprono sui portali e sui frammenti scultorei sparsi lungo tutto il centro storico dominato dal Monte Petrino, sulla cui vetta sorgono i resti del castello o  <strong>Rocca di Mondragone</strong>.  Tra gli edifici più interessanti del centro ci sono quelli legati alla religione, che qui ha sempre svolto un ruolo fondamentale della tradizione. Da vedere il <strong>Monastero di Sant’Anna a Monte, il santuario del Belvedere e quello di Santa Maria Incaldana</strong>, in cui si può ammirare l’immagine della Madonna impreziosita con lamine d’argento finemente lavorate.</p>
<p>Il gioiello più interessante di Mondragone, però, non è facilmente visibile. Si tratta dei resti dell’<strong>antica città di Sinuessa</strong>, colonia romana che a quel tempo doveva essere una città fiorente, ricca di templi in marmo e granito, sede delle terme dove i cittadini romani si recavano per prendersi cura del proprio benessere.</p>
<p>E proprio durante quel periodo si diffuse la coltivazione della vite, avviando la produzione del <strong>vino Falerno. </strong>Ancora oggi l’importanza dell’uva viene celebrata in una sagra autunnale a lei dedicata. Oltre al vino, Mondragone è famosa per le squisite mozzarelle di bufala, di grande qualità ed una delizia assoluta per il palato.</p>
<p><strong><em>Alessandro Campa</em></strong></p>
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		<title>RICOMINCIO DA TE, ITALIA: ITINERARI DI VIAGGIO TRA LE REGIONI DELLA PENISOLA. LA BASILICATA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Aug 2020 18:00:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La Basilicata come non l’avete mai vista. Il fascino dei luoghi antichi, i sapori genuini e le particolarità di una regione a volte sottovalutata Un desiderio di rinascita. La voglia di ripartire dalle piccole abitudini quotidiane, ma anche di realizzare scelte più ragionate ed impegnative. Tra queste l’organizzazione di un viaggio, di una vacanza o [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-65436" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/08/maratea-2191405_1280.jpg" alt="maratea basilicata" width="1280" height="720" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/08/maratea-2191405_1280.jpg 1280w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/08/maratea-2191405_1280-300x169.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/08/maratea-2191405_1280-1024x576.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/08/maratea-2191405_1280-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></h3>
<h3>La Basilicata come non l’avete mai vista. Il fascino dei luoghi antichi, i sapori genuini e le particolarità di una regione a volte sottovalutata</h3>
<p><span id="more-65427"></span></p>
<p><strong>Un desiderio di rinascita</strong>. La voglia di ripartire dalle piccole abitudini quotidiane, ma anche di realizzare scelte più ragionate ed impegnative. Tra queste l’organizzazione di un viaggio, di una vacanza o di un semplice weekend per staccare la spina.</p>
<p>Quest’anno l’approccio al turismo sarà diverso, ma non per questo meno coinvolgente e stimolante.</p>
<p>Da situazioni difficili, a volte, possono nascere occasioni inaspettate. Ancora di più se si vive in Italia che, con la sua immensa varietà, offre degli scenari incantevoli.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>BASILICATA</strong></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-65428" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/08/matera-4612016_1280-e1598449690908.jpg" alt="basilicata matera" width="800" height="450" /></p>
<p>&lt;&lt; Tu che ne sai, l’hai vista mai, Basilicata is on my mind &gt;&gt;. L’estratto di una canzone, un inno alla regione scritto e interpretato da Rocco Papaleo, attore e regista lucano, che con il celebre film <strong>Basilicata Coast to Coast </strong>ha reso omaggio alla sua terra.</p>
<h4>Il viaggio in Basilicata inizia dalla zona settentrionale, che ricopre <strong>l’area del Vulture</strong>, dominata dall’omonimo vulcano ormai spento.</h4>
<p>Una zona che regala emozioni che non hanno limiti né stagioni. I colori seducenti e i profumi inebrianti dei boschi del Vulture offrono la possibilità di vivere escursioni a piedi o a cavallo, in bicicletta o in moto, ma anche dotati di ciaspole.</p>
<p>Proprio alle pendici del monte si presenta <strong>Rionero in  Vulture</strong>, la cui  storia è legata alle figure del meridionalista <strong>Giustino Fortunato</strong> e al brigante <strong>Carmine Donatelli detto “Crocco</strong>. Al primo è dedicata la piazza principale del paese che dà il nome anche al palazzo sede della biblioteca ricca di importanti volumi e cuore culturale di Rionero.</p>
<p>Un particolare capitolo del passato della città si scopre nel <strong>Museo del Brigantaggio</strong>, allestito nell’ex Grancia di Santa Maria degli Angeli, che espone le fasi e i personaggi salienti dell’intenso periodo storico. In quello che un tempo era l’antico carcere borbonico è allestita anche una Sala Cinema in cui sono trasmessi spezzoni dei film incentrati sul tema del brigantaggio</p>
<h4>Nel comune di Rionero in Vulture rientrano i <strong>Laghi di Monticchio</strong>, uno più grande, l’altro più piccolo, riconosciuto anche come Riserva Regionale.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-65429" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/08/Lago_Grande_di_Monticchio--scaled-e1598449913153.jpg" alt="monticchio basilicata" width="800" height="532" /></p>
<p>I due specchi d’acqua sorgono proprio al posto del cratere del Vulture e in essi si riflette la splendida <strong>Abbazia benedettina di San Michele</strong>.</p>
<p>Costruita sui fianchi dell’antico cratere, l’Abbazia di San Michele è anche sede del <strong>Museo di storia naturale del Vulture</strong> in cui sono esposte le bellezze naturali di un ecosistema ancora intatto. Il Museo propone sette tappe di un percorso che va dall’Homo Erectus di Atella fino ai giorni nostri.</p>
<p>Per gli amanti del trekking, a piedi o a cavallo, e della natura in generale, il territorio di Rionero in Vulture offre diverse occasioni di svago e relax. Luogo di singolare bellezza  e suggestione è la <strong>Riserva Naturale Grotticelle</strong>, divertendosi in appassionanti escursioni che consentono di visitare esclusivi spettacoli naturali, proprio nei luoghi, un tempo rifugio di briganti, eremo di monaci, terreno di caccia di Federico II di Svevia.</p>
<p>Il sapore dell’ottimo cibo, a Rionero in Vulture, è esaltato dalla corposità del vino, in quanto la città è capitale della produzione di <strong>Aglianico del Vulure Doc</strong>, e dalla freschezza delle acque minerali più note. Il profumato vino lucano si associa a piatti prelibati dai sapori genuini, come  le <strong>lagane con i ceci, o i cavatelli con le cime di rape</strong>. A portare ad un livello elevato i piatti  è il nobile condimento dell’Olio del Vulture extravergine d’oliva, ottenuto dalla varietà <strong>Ogliarola del Vulture,</strong> che può essere degustato e acquistato in aziende locali.</p>
<h4>Segue <strong>Rapolla, </strong>città delle cantine e piccolo centro dalle infinite risorse. Spettacolare la vista che si gode dal belvedere del <strong>Largo Castello</strong>.</h4>
<p>Qui, nella zona sottostante, in Via Monastero, risaltano tante cantine scavate nel tufo utilizzate ancora per la conservazione del pregiato vino Aglianico Doc del Vulture. Esse compongono il <strong>Parco Urbano delle Cantine</strong> che in autunno, in occasione di un noto evento gastronomico,  si trasforma in una location unica.</p>
<p>Storica sede vescovile, a Rapolla si concentra un buon numero di edifici di culto, tra conventi, monasteri, eremi e chiese. Molto interessante la <strong>Cattedrale dedicata a Santa Maria Assunta</strong>, sorta su un precedente luogo di culto e di raffinatezza artistica è anche la <strong>chiesa di San Biagio</strong>, Patrono di Rapolla, in cui sono custodite le sue reliquie.</p>
<p>Rapolla è stata luogo di diverse scoperte in seguito a scavi archeologici. Nei dintorni del paese, in località Albero in Piano, è stato ritrovato il celebre Sarcofago romano, noto come <strong>“Sarcofago di Rapolla</strong>”, ora conservato nella Torre dell’Orologio del castello di Melfi, risalente alla seconda metà del II secolo d. C.  e proveniente dall’Asia Minore.</p>
<h4>Si arriva a <strong>Melfi</strong>, città federiciana per eccellenza, all’estremo nord della Basilicata.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-65430" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/08/Melfi_Il_Castello-scaled-e1598450359972.jpg" alt="melfi basilicata" width="800" height="530" /></p>
<p>L’Imperatore Federico II di Svevia scelse il castello normanno svevo come residenza estiva e nelle foreste del Vulture praticava la falconeria, il suo hobby preferito.</p>
<p>Melfi possiede una cinta muraria unica nell’Italia meridionale, circondata interamente da antiche mura normanne con torrioni di avvistamento e un abitato in cui regna  maestoso il castello normanno-svevo. Nelle stanze del castello ha sede il “<strong>Museo Archeologico Nazionale del Vulture Melfese Massimo Pallottino</strong>”,in cui è custodita l’importante documentazione archeologica rinvenuta in questa zona. Il percorso nella città federiciana, tra palazzi storici  conduce fino alla Porta Venosina, in stile gotico e unico accesso ancora esistente, da cui è possibile ammirare una piccola parte delle antiche mura della città e l’affascinante panorama del Vulture.</p>
<p>Bellezze culturali e sacre da scoprire, come gli straordinari esempi di <strong>chiese rupestri di Santa Margherita e Santa Lucia </strong>del XIII secolo scavate nel tufo, simboli della religiosità della città di Melfi. La chiesa rupestre di Santa Margherita custodisce pregevoli affreschi di santi raffigurati negli stili bizantino e catalano, la vita e il martirio di Santa Margherita e il noto “Monito dei morti” che sembra ritrarre proprio l’Imperatore Federico II di Svevia con la sua famiglia. Nella chiesa rupestre di Santa Lucia si può ammirare un affresco raffigurante la vita e il martirio della Santa e una Madonna con Bambino in trono.</p>
<h4>Melfi è anche tradizioni, con il corteo storico “<strong>La Festa dello Spirito Santo</strong>” e il “<strong>Convegno Nazionale di Falconeria”</strong> .</h4>
<p>Gioia per il palato è il saporito “<strong>Marroncino di Melfi”</strong>, prelibata castagna grande e di forma tondeggiante, dal colore marrone lucido. In occasione della prestigiosa <strong>“Sagra della Varola</strong>”, ogni anno a ottobre, questo frutto maturato alle pendici del Monte Vulture viene offerto ai visitatori.</p>
<p>Restando sempre nella splendida area del Vulture si presenta <strong>Lavello </strong>legata all’epoca della denominazione normanna, cui risale il castello, oggi sede del comune. Ma a rendere degno di nota il grazioso paese è anche il suo caratteristico e suggestivo borgo medioevale denominato “<strong>Pescarello</strong>” Menzione a parte merita poi il <strong>Museo della civiltà contadina</strong>, allestito nell’atrio del  Palazzo Ducale, dove si possono ammirare oggetti di uso quotidiano, arredi tipici delle case contadine e attrezzi agricoli.</p>
<p>A Lavello si svolge uno dei più interessanti Carnevali della Tradizione Lucana, “<strong>il Domino</strong>”. Ogni sabato sera, nel periodo compreso tra il 17 gennaio e il sabato successivo al giorno delle Ceneri, a Lavello si animano i “<strong>festini</strong>”. In questi attraenti luoghi allestiti proprio in occasione del Carnevale, fino al mattino, si radunano per ballare gruppi mascherati che nascondono la propria identità dietro al “Domino”, la maschera tipica del Carnevale lavellese. Oltre alla lunga tunica in raso, questi personaggi indossano un cappuccio e una mantella che copre spalla e braccia.</p>
<p>Difficilmente si resiste alla bontà e al profumo di agnello e capretto cucinati alla brace, o al tipico “<strong>cutturiedd</strong>”, carne di pecora lessata sul fuoco all’aperto e poi cucinato con verdure e aromi accompagnato sempre dall’Aglianico, eccellenza della zona.</p>
<p>Si fa tappa a<strong> Venosa, </strong>patria del poeta latino Quinto Orazio Flacco, a cui è dedicata una statua nell’omonima piazza e  il “<strong>Certamen Horatianum</strong>”, una gara intellettuale con la traduzione dal latino e relativo commento in italiano di un componimento scelto tra le opere del celebre autore latino.</p>
<h4>A Venosa si ammirano una serie di preziose opere artistiche e architettoniche che si possono notare già dall’ingresso in città.</h4>
<p>Tra queste la <strong>Chiesa della santissima Trinità</strong><strong>, </strong><strong>con annessa chiesa dell’Incompiuta,</strong> è uno dei più significativi complessi abbaziali costruiti in epoca normanna nell’Italia meridionale. Costituito dalla chiesa vecchia, sorta in età paleocristiana su un tempio pagano dedicato a Imene protettrice delle nozze, e ampliata con la chiesa nuova. Quest’ultima fu iniziata dai benedettini, utilizzando anche materiali di spoglio, in forme che richiamano lo stile monastico francese, ma fu lasciata appunto incompiuta.</p>
<p>Straordinario è anche il vicino Parco archeologico e <strong>il castello Pirro del Balzo</strong>, sorto su una preesistente cattedrale romanica, che domina imponente il centro storico della città e ospita il <strong>Museo Archeologico Nazionale</strong>. Venosa custodisce, inoltre, una testimonianza di notevole interesse storico e archeologico del culto dei morti nell’antichità come le catacombe ebraiche in prossimità di quelle cristiane scavate nel tufo.</p>
<p>Da visitare il <strong>sito preistorico paleolitico di Notarchirico</strong>, tra i più antichi d’Europa, dove è possibile ammirare undici livelli di scavo sovrapposti da cui sono riemersi resti ossei di fauna preistorica di grossa taglia, come elefanti, bisonti, rinoceronti, ma anche il femore di una femmina adulta della specie Homo Erectus, uno dei più antichi resti umani ritrovati nel Meridione.</p>
<p>In più Venosa è teatro di eventi dalla varia ispirazione, culturale, religiosa ed enogastronomica, in ogni momento dell’anno, come in occasione di <strong>“Aglianica</strong>”, che da quasi un ventennio nell’area del Vulture-Melfese celebra l’Aglianico Doc.</p>
<h4>Poi si raggiunge <strong> Irsina,</strong> un tempo chiamata Montepeloso, città dal forte valore storico e culturale.</h4>
<p>Una delle più antiche località  della Basilicata che sorge sulla cima di un colle roccioso. L’antico borgo è un intreccio di costruzioni civili e religiose che si raggiungono attraversando viuzze e vicoli, ora in pianura ora in salita, e seguendo le mura di cinta che guidano alle antiche porte.</p>
<p>Ad Irsina si trova uno dei più importanti monumenti della Basilicata. Si tratta della maestosa <strong>cattedrale di Santa Maria Assunta</strong> che, per le caratteristiche architettoniche e le opere che ne decorano l’interno, principalmente di arte rinascimentale, la rendono un vero “museo del sacro”. Tra tutte si impone la <strong>statua in pietra di Nanto raffigurante Santa Eufemia</strong>, attribuita all’artista rinascimentale Andrea Mantegna.</p>
<p>Appena fuori dall’antica Montepeloso si trova il singolare <strong>sistema dei Bottini</strong>, uno dei tragitti più suggestivi delle campagne irsinesi, che delinea un “percorso delle fontane” reso possibile da una antica tecnica di incanalamento delle acque. Ed è proprio in contrada Fontana che ci si imbatte in cunicoli sotterranei visitabili e percorribili ad altezza d’uomo.</p>
<p>Gli appassionati di trekking o dei percorsi in mountain bike possono raggiungere il centro storico dell’antica Montepeloso o inoltrarsi fino allo splendido sistema dei Bottini, attraversando le immense distese di grano che caratterizzano il  paesaggio. Tra le verdi colline e i rilievi montuosi ricchi di boschi spicca quello di <strong>Verrutoli,</strong> luogo ideale per chi ama passeggiare lungo sentieri sterrati e circondati da un paesaggio incontaminato</p>
<p>Grano, uova, vino cotto, verdure, sono gli ingredienti di cui fanno parte gustosi piatti ad Irsina. Il pane regna in diverse portate, come ““<strong>u pen cutt</strong>”, pane raffermo cotto e condito con le rape. Ottimo, tra i secondi, il famoso <strong>“callaridd</strong>”, agnello adulto e verdure, o anche con patate al forno. Imperdibili sono poi arrosto con pomodori e cipolla o il baccalà con pomodorini.</p>
<h4>Tra i dolci della tradizione irsinese sono da provare “<strong>i ciamm’llen</strong>”, grosse ciambelle di uova e farina glassate e  “<strong>i pzzitt</strong>” paste dolci di vino cotto di fichi, farina e uova, glassati.</h4>
<p>Si arriva nell’arabeggiante<strong> Tricarico.</strong> Il centro storico medioevale è tra i più importanti e meglio conservati della Basilicata, composto dai quartieri arabi della  “<strong>Ràbata” e “Saracena</strong>”, quelli normanni del “<strong>Monte” e “Piano</strong>”, e la “<strong>Civita</strong>”, dove strade e vicoli assumono aspetti diversi a seconda della dominazione.</p>
<p>Uno dei simboli sacri di Tricarico è rappresentato dal santuario di Fonti, a circa 12 chilometri dal paese, che sorge in un contesto ambientale di immenso fascino, immerso nell’omonimo bosco attraversato da alberi di querce, castagni e faggi. Qui, soprattutto nel mese di maggio, arrivano pellegrini guidati da una forte devozione  dopo un percorso a piedi durato tutta la notte.</p>
<p>Un cappello a falda larga coperto da un foulard e da un velo, entrambi bianchi, decorato con lunghi nastri multicolori che scendono lungo le caviglie, per la “<strong>mucca</strong>”. Un copricapo nero addobbato con lunghi nastri rossi per il <strong>“toro”.</strong> Sono le caratteristiche delle Maschere di Tricarico, da queste parti note come “<strong>L’Mash-kr</strong>”, protagoniste assolute del carnevale che vive il suo momento culmine il 17 gennaio, in occasione di Sant’Antonio Abate, e la domenica antecedente il Martedì Grasso.</p>
<p>Alle prime luci dell’alba un suono cupo e assordante sveglia la popolazione con campanacci fragorosamente agitati da figuranti travestiti che annunciano l’inizio delle celebrazioni del carnevale. Le maschere governate da un “massaro” o da un “vaccaro” raggiungono la chiesa di Sant’Antonio Abate e da qui il viaggio prosegue per il centro storico e le strade del paese.</p>
<p>In questa come in altre occasioni si assaggia la cucina di Tricarico, in cui è molto diffusa la preparazione dell’<strong>”acquasale</strong>”, pane raffermo e bagnato condito con pomodoro fresco, olio, origano e sale. Tricarico è particolarmente nota per i salumi stagionati, ma anche per i latticini artigianali..</p>
<h4><strong>Grassano </strong>si presenta come romantico borgo posto tra le valli del fiume Bradano e del Basento, sul colle Sella Mortella, noto come la <strong>“Città del presepe</strong>”.</h4>
<p>Nel bel Palazzo Materi, infatti, in Corso Umberto I, nel cuore del centro storico, si può ammirare lo splendido <strong>presepe del maestro Franco Artese</strong>, cui il paese ha dato i natali e grazie al quale, negli ultimi anni, l’arte lucana dei presepi ha fatto il giro delle principali piazze e delle chiese dell’Italia e del mondo.</p>
<p>Prima che ad Aliano, <strong>Carlo Levi</strong> ha trascorso proprio a Grassano parte del suo esilio lucano, descrivendo così il paese materano ne “Cristo si è fermato a Eboli”. Grassano non ha mai dimenticato il suo “ospite”, e proprio per questo è stato istituito in suo onore il <strong>Parco Letterario</strong> che consente di visitare i luoghi del comune materano che hanno ispirato il  suo romanzo, da corso Umberto alla chiesa madre, dalla Locanda Prisco alla strada delle grotte.</p>
<p>Il paesaggio di Grassano è impreziosito dal <strong>Geosito dei “Cinti</strong>”, il quale divide la valle del Basento dalla valle del Bilioso, circondati da una variegata vegetazione. Questi agglomerati di cantine-grotte, scavate in suggestive pareti verticali, sono sempre stati utilizzati per conservare vino e alimenti.</p>
<p>I “Cinti” di Grassano offrono un interessante spettacolo naturale, fondendosi con le tonalità del paesaggio in cui sono immersi, che mutano a seconda delle stagioni e della luce del giorno. Spesso le cavità rappresentano il punto di arrivo o di partenza di intense e avvincenti escursioni che interessano la collina materana.</p>
<h4>La cucina tradizionale di Grassano è di origine contadina.</h4>
<p>Le portate di pasta fatta in casa regnano,  come ad esempio i “<strong>frazzul”</strong>, maccheroni conditi con salsa di pomodoro, pezzetti di salame e di ventresca di maiale, il tutto aromatizzato da foglie di alloro</p>
<p>Ottimi sono anche i secondi, come le cicorie con la <strong>“ngandarat</strong>”, l’osso del maiale, senza polpa, conservato nel sale, che viene cotto in brodo con cipolla, sedano, prezzemolo e pomodoro. Squisiti i dolci tipici come le “<strong>casatedde</strong>”, pasta frolla modellata a forma di rosa fritta nell’olio e condita con miele, o vincotto, e cannella,</p>
<h4>A <strong>Miglionico </strong>la vita scorre tra storia e arte,  in cui si possono ammirare tesori architettonici che ne raccontano il passato.</h4>
<p>Percorrendo la strada che conduce al paese, alzando lo sguardo, si impone il maestoso castello del Malconsiglio, che domina il panorama della collina, noto per la storica <strong>Congiura dei baroni</strong> contro re Ferdinando I di Napoli. L’episodio del passato rivive ogni anno nell’omonima rievocazione storica ambientata proprio all’interno del castello.</p>
<p>Una volta nel cuore di Miglionico non si può non restare affascinati dalla splendida <strong>chiesa madre di Santa Maria Maggiore </strong>che custodisce opere d’arte di rara bellezza. Miglionico ricade nella splendida collina materana e tra il suo territorio e quelli di Grottole e Matera è compresa la <strong>Riserva Naturalistica Oasi San Giuliano,</strong> una delle aree protette della regione Basilicata.</p>
<p>La storia della Riserva Regionale San Giuliano è legata alla nascita dell’omonimo bacino artificiale, che comprende il lago di San Giuliano, circondato da una fascia di bosco e tratti fluviali a monte e a valle. Qui è possibile praticare una serie di attività all’aria aperta stabilendo un contatto diretto con la natura, dal momento che si può scegliere di dedicarsi all’arrampicata sportiva o al tiro con l’arco, ma anche al birdwatching, a passeggiate e a vere e proprie escursioni lungo appassionanti percorsi naturalistici.</p>
<h4>Miglionico fa parte del circuito della <strong>Città dell’olio</strong>, condimento indispensabile a rendere più gustosi e appetibili i piatti della sua cucina.</h4>
<p>La produzione dell’olio extravergine di oliva lucano DOP, estratto per lo più dalla spremitura dell’<strong>oliva Maiatica di Ferrandina</strong>, lo rende un prezioso ingrediente in grado di esaltare primi e secondi piatti che vengono proposti sulle tavole di Miglionico.</p>
<h4>Ecco poi l’incantevole <strong>Matera.</strong></h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-65431" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/08/matera-1487284_1280.jpg" alt="matera basilicata" width="1280" height="853" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/08/matera-1487284_1280.jpg 1280w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/08/matera-1487284_1280-300x200.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/08/matera-1487284_1280-1024x682.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/08/matera-1487284_1280-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Una delle città più antiche al mondo e Capitale Europea della Cultura per il 2019. Di giorno la luce del sole avvolge le sue case in pietra, mentre di notte appare come un immenso presepe allestito sotto il cielo stellato. A Matera la natura e l’uomo sono protagonisti assoluti di storia, paesaggio e tradizioni, cui si fondono interessanti testimonianze del sacro.</p>
<p>I <strong>Sassi di Matera</strong> rappresentano due anfiteatri naturali scavati nella roccia in una serie di viuzze e scale, ampie terrazze e campanili di chiese ipogee che costituisce l’antico nucleo urbano di Matera. Una gigantesca scultura da percorrere, scoprire, fino a diventarne parte. I Sassi di Matera hanno avuto origine da piccoli nuclei abitativi che si erano insediati attorno a luoghi di culto e si sono sviluppati oltre le mura che cingevano la Civita, l’antico centro istituzionale, religioso e commerciale della città. Sono divisi in due aree più grandi, il <strong>Caveoso,</strong> composto soprattutto da grotte, e il <strong>Barisano,</strong> per lo più costituito da abitazioni realizzate secondo tecniche costruttive più complesse.</p>
<p>Immersa nei vicoli della Civita si trova <strong>Casa Noha</strong>, antica dimora che ospita il racconto emozionante della storia di Matera e coinvolge in un suggestivo viaggio multimediale alla scoperta della città e della sua anima.</p>
<h4>Le pareti della struttura  si tramutano in un teatro attraverso il racconto filmato <strong>“I Sassi invisibili</strong>” viaggio straordinario nella storia di Matera, la prima ricostruzione completa della storia della città.</h4>
<p>Intorno all’area dei Sassi ci si imbatte nelle chiese di Matera, e tra quelle presenti all’interno del centro storico domina la <strong>Cattedrale dedicata ai santi Patroni, la Madonna della Bruna e Sant’Eustachio </strong>.Da non perdere anche la splendida <strong>chiesa di San Francesco D’Assisi</strong> e la chiesa di San Giovanni Battista considerata una delle più belle costruzioni sacre della città.</p>
<p>Ma un’altra particolarità che svela la città di Matera è il <strong>Parco delle Chiese Rupestri</strong>, caratterizzato da una roccia tenera segnata da profondi solchi che disegnano spettacolari rupi, grotte e gravine. Il Parco costituisce il patrimonio sacro e culturale con oltre 150 chiese rupestri che nel corso dell’intero anno lo rendono centro di eventi di ispirazione musicale, ambientale e intellettuale di valore, sfruttando il fascino di palcoscenici a cielo aperto.</p>
<p>La conformazione del territorio fa sì che il Parco sia in grado di ospitare iniziative dalle sfumature originali e affascinanti, come la pratica del trekking letterario e sonoro, attraversando vecchi tratturi alla ricerca di aria pura e antichi racconti.</p>
<p>Una peculiarità riguarda la cucina materana, che conserva con orgoglio i tratti più antichi delle pietanze proposte assieme all’utilizzo di prodotti genuini.</p>
<h4>E così piatto tipico della cultura materana è la “<strong>Ciallèdd</strong>”, un tempo povero, oggi ricercato e molto apprezzato, a base di pane raffermo condito con patate, cipolla, e rape.</h4>
<p>Nessun piatto può essere però apprezzato come merita senza il gustoso <strong>Pane di Matera</strong> con il marchio Igp, dal profumo, dal sapore e dalla fragranza unici, proposto nelle forme a cornetto o a pane alto, che rimanda alla conformazione del paesaggio della Murgia materana. Alle pietanze si accompagnano sia vini rossi come il <strong>Primitivo e l’Aglianico</strong>, che bianchi come il <strong>Greco di Matera, la Malvasia e il Moscato.  </strong></p>
<p>Lasciata la città dei Sassi si raggiunge <strong>San Mauro Forte</strong> visitando il suo antico borgo medioevale, con i bei palazzi storici e la torre normanna, alle cui spalle si presenta la <strong>chiesa madre di Santa Maria Assunta</strong> in stile barocco, che in realtà è il rifacimento di un antico luogo di culto medioevale. Da visitare <strong>la chiesa dell’Annunziata,</strong> sulla parte alta della città, costruita a partire dalla fine del XV secolo dai francescani, insieme all’imponente convento, a cinque piani su un’area di 4000 metri quadri.</p>
<h4>Ma a San Mauro Forte ha luogo un evento da non perdere.</h4>
<p>Il 16 gennaio il suono assordante dei “Campanacci” spezza la quiete del borgo in occasione del Carnevale, propagandosi lungo le strade e i vicoli del paese fino alla torre normanna. Il rito de “<strong>La sagra del Campanaccio</strong>”, antichissimo, coincide con la festa di Sant’Antonio Abate e raduna  gruppi di uomini avvolti in mantelli a ruota, in testa cappelli di paglia e in mano i grandi campanacci.</p>
<p>Molti degli strumenti sono realizzati da artigiani del posto e, secondo il credo popolare, hanno funzione propiziatoria, con il compito di scongiurare il male e favorire il buon raccolto della terra. I rumori si attutiscono quando i girovaghi sostano nelle cantine allestite in paese per degustare buon vino, salsicce fresche e altri prodotti tipici.</p>
<p>I tesori del gusto di San Mauro Forte spaziano dai salumi, all’olio ai formaggi. Proprio l’olio extravergine di oliva emerge, frutto di una tradizione secolare tramandata da generazioni. A spiccare è la varietà <strong>“cultivar majatica”,</strong> tipica della collina materana, colore verde e riflessi gialli, gusto da note fruttate, lievemente amaro. I formaggi, freschi o stagionati rappresentano l’altra specificità culinaria di San Mauro, dal pecorino ai caprini freschi aromatizzati con erbe e spezie fino al canestrino e al caciocavallo podolico.</p>
<h4>Assolutamente da visitare<strong> Craco, </strong> lo splendido “<strong>paese fantasma</strong>” della Basilicata, che in lontananza si presenta come una scultura di origini medioevali circondata dai “Calanchi”.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-65432" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/08/craco-3199111_1280-e1598450859210.jpg" alt="craco basilicata" width="800" height="531" /></p>
<p>Il paese fu  distrutto nel 1963 da una frana che obbligò la popolazione locale ad abbandonare il borgo per rifugiarsi nel nuovo comune di Craco Peschiera.</p>
<p>Del vecchio paese restano le case in pietra aggrappate alla roccia e tra di esse si distingue la torre normanna in posizione dominante rispetto all’antico borgo. Dentro Craco vecchia, sembra di sentire ancora le voci della gente lo ha abitato e i rintocchi delle campane delle chiese che lo hanno animato. Oggi è possibile seguire un percorso di visita guidata, lungo un itinerario messo in sicurezza, che consente di percorrere il corso principale del paese, fino a raggiungere quello che resta della vecchia piazza principale e addentrarsi nel nucleo della città fantasma.</p>
<p>A vederlo dall’esterno, Craco rimanda la mente ad ambientazioni da film western per la sua bellezza scenografica e proprio il grande schermo ha saputo coglierne la sua particolarità al punto che registi di fama nazionale e internazionale hanno girato i propri film  tra le sue rovine</p>
<h4>I Calanchi diventano luoghi per interessanti percorsi di trekking che possono fissare la loro meta, ad esempio, nella vicina Pisticci.</h4>
<p>Un modo per entrare nell’anima e della storia del paese, scoprendone direttamente i suoi bellissimi angoli dal forte valore, attraversando le colline lucane fino a raggiungere con lo sguardo il Mar Ionio.</p>
<p>Si annuncia così la scoperta della costa ionica. Questa parte della Basilicata inizia visitando <strong>Pisticci </strong>borgo costruito sulle colline di Serra Cipolla, San Francesco e Monte Como. Dei suoi numerosi rioni il più suggestivo è il <strong>Dirupo</strong>, con la sua schiera di casette bianche dai tetti rossi. Cuore del borgo è <strong>piazza Umberto</strong> <strong>I</strong>, dove si incontrano palazzi di grande rilievo storico, la chiesa parrocchiale di Sant’Antonio da Padova, il <strong>Palazzocchio</strong>, chiamato così per la sua posizione dominante, sede di un archivio del Cinquecento, e il <strong>Palazzo Giannantonio</strong>, oggi sede del comune, che si distingue per il portale monumentale e la corte interna.</p>
<p>Nelle vicinanze, a due passi da piazza Sant’Antonio Abate, ecco lo splendido“<strong>Terrazzo del melograno</strong>”, una caratteristica piazzetta su due livelli, con archi e splendidi murales, che raffigurano i fiori e i frutti di melograno. Il luogo ideale per passeggiate romantiche e meravigliosi panorami  che spaziano dalla valle del Cavone fino al mar Ionio, fino alla catena montuosa del Pollino.</p>
<h4>Intorno al territorio di Pisticci si trovano i meravigliosi <strong>“calanchi lucani</strong>”, immensi solchi argillosi che circondano il borgo creando uno scenario naturale molto affascinante.</h4>
<p>Sulla parte più alta e antica di Pisticci si presenta invece il rione “<strong>Terravecchia</strong>”, dove si possono ammirare il castello di epoca normanna, di cui resta solo la torre quadrata, l’antica porta del paese e alcuni palazzi nobiliari.</p>
<p>Circonda l’omonimo borgo uno dei porti della costa ionica, il <strong>Porto degli Argonauti</strong>, da cui si può partire per intraprendere escursioni in barca alla scoperta dei tesori della Basilicata. <strong>Marina di Pisticci, </strong>invece, è un’affascinante località della costa ionica, un vero paradiso naturale per chi desidera una vacanza di mare, sole e tanto relax, famosa per le sue spiagge dorate e i fondali bassi.</p>
<h4>Segue una tappa a <strong>Bernalda</strong> da fare soprattutto in estate.</h4>
<p>Un centro storico che sorge su un altopiano scosceso verso il mare e da cui si può godere di un incredibile panorama sul Mar Ionio. Proprio nel centro storico si svolge la vita culturale e sociale di Bernalda  dove si concentrano le architetture e i luoghi di maggiore interesse della città.</p>
<p>Il borgo antico si estende dal <strong>castello aragonese</strong>, peraltro sede della Pinacoteca, alla chiesa madre e a <strong>piazza San Bernardino</strong>, fino a Piazza Plebiscito, lungo il Corso Umberto I, nucleo centrale della vita degli abitanti di Bernalda.</p>
<p>I sapori a Bernalda hanno il profumo della terra e delle distese di frutteti che ne caratterizzano il territorio. I prodotti tipici sono soprattutto gli ortaggi freschi o sott’olio, e la frutta, in particolare, agrumi, pesche, fragole e kiwi. Particolarmente diffuso è anche il cotto di fichi d’India, Da non perdere sono i “<strong>lambasciùne</strong>”, cipolline leggermente amarognole che si cucinano e si conservano in diversi modi, con l’olio fritto e l’aceto,</p>
<h4>Poco distante <strong>Metaponto</strong>, la città tra due fiumi, il Bradano e il Basento, nel cuore della Magna Grecia.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-65433" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/08/Hera_Temple_at_Metaponto_Italy.jpg" alt="" width="480" height="320" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/08/Hera_Temple_at_Metaponto_Italy.jpg 480w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/08/Hera_Temple_at_Metaponto_Italy-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" /></p>
<p>Mare, natura e archeologia presentano Metaponto. Luogo ideale per gli amanti di passeggiate a piedi o a cavallo, anche sulle splendide spiagge dorate che caratterizzano questo punto della costa ionica. Gli appassionati delle attività all’aperto possono lasciarsi così andare anche a percorsi in bici o escursioni in barca, oltre che a visite guidate tra le immense distese della macchia mediterranea.</p>
<p>Di straordinario interesse è la <strong>Riserva naturale di Metaponto</strong>, un’area naturale protetta nota anche come Bosco di Metaponto. La riserva occupa oltre duecento ettari lungo la costa ionica lucana, tra le foci dei fiumi Bradano e Basento Le specie arboree più diffuse sono rappresentate da pini di Aleppo, cipressi e eucalipti, che propagano profumi inconfondibili.</p>
<h4>Nel <strong>Parco e nel Museo Archeologico</strong> sono custoditi i segni e i simboli di un passato che hanno fatto di Metaponto la “capitale” della Magna Grecia.</h4>
<p>All’ingresso sono esposte le mostre “<strong>Tetti metapontini e Recenti restauri” e “Hera e il mondo femminile nell’antichità</strong>”. L’agorà cittadina e la necropoli, insieme ai templi di Apollo Licio, Demetra e Afrodite, arricchiscono un percorso denso di fascino e storia. Si visitano anche le Aree archeologiche delle <strong>Tavole Palatine</strong>, simbolo di Metaponto, quindici colonne doriche che rappresentano i resti del tempio dedicato a Hera.</p>
<p>Si prosegue per  <strong>Scanzano Jonico </strong>definita piccola California del Sud per le sue estese piantagioni di agrumi, tabacco e ortaggi. Qui mare e storia si fondono, laddove nei pressi della dorata ed ampia spiaggia si erge un’ affascinante e imponente torre aragonese di avvistamento, costruita a difesa delle incursioni saracene.</p>
<p>Protetta da imponenti alberi, la spiaggia più nota e apprezzata di Scanzano Ionico è denominata “<strong>Terzo Cavone</strong>”, dal fiume che sfocia nelle sue vicinanze. Splendida e incontaminata, è caratterizzata da un ampio litorale di morbida sabbia dorata, impreziosito da verdi alberi e bagnato da limpide acque.</p>
<h4>Le rilassanti giornate da trascorrere sulle spiagge del borgo marino possono essere accompagnate dalla scoperta del passato e delle altre bellezze di Scanzano Ionico.</h4>
<p>L’itinerario ha inizio dai siti di interesse storico, a partire dalla <strong>località Termitito</strong>, dove sono state rinvenute antiche terme romane con testimonianze micenee del XIII –XI secolo a.C., per poi spingersi fino al nobile <strong>Palazzo Recoleta,</strong> una masseria fortificata caratterizzata da un ampio portale, da una torre quadrata e da due torri situate agli angoli della facciata.</p>
<p>Una tappa imperdibile riguarda il grazioso centro storico caratterizzato dalle casette bianche dei coloni della riforma fondiaria, e l’imponente <strong>Torre di Mare</strong>, primo bastione di avvistamento e protezione di un terreno da sempre conteso. Il percorso può trovare la sua meta nel Palazzo Baronale, noto anche come “<strong>Palazzaccio</strong>”, un edificio feudale a pianta quadrata con corte interna e torre merlata</p>
<p>.A pochi chilometri di distanza <strong>Policoro</strong> sorge nella profonda anima della costa ionica e si distingue come importante centro balneare, contribuendo anche all’organizzazione di eventi come il “<strong>Blues in Town Festival</strong>”, considerata la rassegna blues più importante del sud Italia, e “<strong>Meraviglie di Sabbia</strong>”, una vera e propria competizione tra artisti che realizzano sculture di sabbia alte fino a tre metri.</p>
<p>A Policoro avviene una continua riscoperta del passato nel <strong>Museo Archeologico Nazionale della Siritide,</strong> proprio vicino al Parco, nei cui pressi si trovano anche il <strong>Santuario di Demetra e il Tempio di Dioniso,</strong> del VII secolo a. C. Il Museo consente di immergersi nell’ affascinante dimensione della Magna Grecia attraverso testimonianze e reperti dall’inestimabile valore.</p>
<h4>Oltre al mare e all’archeologia Policoro presenta un altro volto.</h4>
<p>Ed è quello del suo borgo in cui spiccano <strong>Palazzo Belingieri</strong>, sorto intorno all’anno mille, le principali <strong>piazze Eraclea e Segni</strong>, e poi il caratteristico <strong>Borgo Casilini</strong> e i graziosi Giardini Murati, attorno ai quali si organizzano i principali eventi estivi.</p>
<p>Il palato, invece, viene soddisfatto dalla <strong>Fragola Candonga Top Quality</strong>, punta di diamante delle coltivazioni della zona. Una tipologia di fragola profumata e invitante, il cui successo è legato all’impiego di tecniche agronomiche innovative che la rendono gustosa e golosa, dal colore rosso intenso.</p>
<h4>Un’ altra zona da scoprire riguarda sicuramente il <strong>Parco Nazionale del Pollino</strong> e le località presenti al suo interno.</h4>
<p>Con i suoi 192.000 ettari rappresenta l’area verde protetta più estesa d’Italia, Addentrandosi nel Parco Nazionale del Pollino si possono percorrere itinerari affascinanti che conducono in fitti boschi di abeti e castagni, fino ad incontrare i fieri e secolari <strong>Pini Loricati</strong>, simbolo del parco, visibili soprattutto sulla cima di Serra di Crispo, denominata il “<strong>Giardino degli Dei”</strong> proprio perché considerata uno dei santuari di questa rara specie arborea dal tronco contorto.</p>
<p>Considerato uno dei massicci più belli e caratterizzanti dell’Appennino Lucano, la sua denominazione deriva dalla vetta del massiccio del Pollino, <strong>il Mons Apollineum</strong>, che gli Achei definirono monte di Apollo, individuandolo un po’ nell’Olimpo, per la sua imponenza tale da sfiorare quasi il cielo.</p>
<h4>Uno dei principali paesi all’interno del parco è <strong>Senise.</strong></h4>
<p>Il centro storico è attraversato da vicoletti, gradinate e case rurali dai caratteristici muri in mattoni crudi costituiti da argilla e paglia, che salgono fino al castello. I vicoli sono decorati da preziose e croccanti collane purpuree lasciate essiccare al sole sui balconi , ovvero i <strong>Peperoni “Cruschi” Igp</strong>, prelibatezza lucana nota anche oltre i confini regionali e protagonista ad agosto della rinomata sagra enogastronomica “<strong>U Strittul ru Zafaran”.</strong></p>
<p>Il territorio di Senise è un luogo ideale per gli amanti di sport come il canottaggio e la pesca, nella <strong>Diga di Monte Cotugno</strong>, fra i maggiori bacini in terra battuta realizzati in Europa. L’immenso specchio d’acqua, però, è anche luogo per passeggiate a piedi o in bicicletta ammirando il meraviglioso paesaggio circostante.</p>
<p>Tutta l’incontaminata area protetta del Parco Nazionale del Pollino offre varie possibilità, da ipercorsi di trekking a piedi, a cavallo o in mountain bike, arrampicata e free climbing,  fino al rafting lungo <strong>il fiume Lao</strong> e  anche torrentismo e canyoning nelle <strong>Gole del Raganello</strong>.</p>
<p>Ma c’è anche spazio per gli sport prettamente invernali, perché quando la neve imbianca totalmente le sue vette, il Pollino diventa uno straordinario luogo di incontro per gli amanti dello sci. Particolarmente suggestive sono le piacevoli  passeggiate anche notturne con le racchette da neve, attività queste che consentono di scoprire la magia dei boschi, mentre per i più piccoli sono disponibili spazi in cui divertirsi con slittini e bob.</p>
<h4>La visita a <strong>San Costantino Albanese </strong>presenta uno dei più caratteristici paesi di <strong>cultura arbëreshe</strong> della Basilicata che si trova nella Val Sarmento, in pieno Parco Nazionale del Pollino.</h4>
<p>Tutto qui racconta il passaggio e l’influenza delle popolazioni arbëreshe avvenuto nel ‘500 come testimonia il nome delle caratteristiche strade indicato in lingua italiana e albanese, la parlata quotidiana, le tradizioni e  le impostazioni delle popolazioni albanesi.</p>
<p>Questa caratteristica la si deduce anche dalla denominazione dei due nuclei in cui è suddiviso il piccolo borgo antico: la parte alta, detta <strong>“katundi alartaz</strong>”, e la parte bassa, “<strong>katundi ahimaz</strong>” e conserva diversi luoghi di interesse culturale e religioso. Splendide risorse naturalistiche e paesaggistiche avvolgono il paese. In particolare, luoghi di interesse escursionistico sono i boschi  proprio ridosso dell’abitato di San Costantino Albanese.</p>
<h4>Percorrendo sentieri si può raggiungere anche la <strong>Sorgente Catusa</strong> circondata da faggi secolari.</h4>
<p>Dalla <strong>località Acquafredda</strong>, si può intraprendere una nuova escursione alla <strong>Timpa di Pietrasasso</strong>, uno sperone di roccia di origine lavica con forma a punta, che ben si presta all’Orienteering.</p>
<p>Da marzo a dicembre poi  il “<strong>Volo dell’Aquila</strong>”. L’emozione del volo si condivide  in quattro, con un deltaplano fissato ad un cavo d’acciaio e si può concretizzare nei luoghi presidiati da aquile e falchi, ammirando le bellezze del Parco Nazionale del Pollino e sorvolando i tetti del grazioso borgo arbëreshë.</p>
<p>Si arriva a<strong> San Severino Lucano,</strong> location di innovativi eventi culturali e musicali, ma anche meta di un suggestivo pellegrinaggio, quello in onore della <strong>Madonna del Pollino</strong>. Ogni anno la prima domenica di giugno la statua della Vergine parte dalla chiesa madre, in piazza Marconi, in cui dimora tutto l’anno, per raggiungere, condotta a spalla da instancabili fedeli, il santuario sul sacro monte, dove rimane fino alla seconda domenica di settembre per fare poi il percorso inverso.</p>
<p>Proprio <strong>l’area del Santuario della Madonna del Pollino</strong> costituisce uno degli ideali punti di partenza per escursioni alla volta delle vette più alte del Parco del Pollino: da Serra di Crispo a Serra delle Ciavole, dal Monte Pollino a Serra del Prete. <strong>Il Pollino Music Festival e Arte Pollino</strong> sono le due declinazioni artistiche e culturali grazie alle quali, soprattutto il estate, San Severino diventa un teatro a cielo aperto e  non più solo naturale. San Severino Lucano, infatti,  è legato ad una natura incontaminata e arricchita da numerosi corsi d’acqua, come i torrenti <strong>Frido e Peschiera</strong>, che solcano con il suo scorrere il <strong>Bosco Magnano</strong>, uno degli ambienti più suggestivi di questo spazio verde di Basilicata.</p>
<h4>Quella di San Severino è una cucina povera e genuina, ma accompagnata da ricette che esaltano i prodotti tipici dell’intera area del Pollino.</h4>
<p>Molto buoni sono i salumi ricavati da animali allevati nello stesso territorio, così come i formaggi, dal pecorino al caciocavallo. Tra le carni predomina l’utilizzo di capretto al forno, agnello e vitello alla brace, oltre a specialità più decise come le <strong>“mazzacorde</strong>”, interiora condite con aglio, prezzemolo e peperoncino, o il “<strong>suffritto</strong>”, fegato e interiora al sugo.</p>
<p><strong>Episcopia</strong> è un piccolo borgo accogliente all’interno del Parco Nazionale del Pollino. Il primo impatto, nel centro storico di Episcopia, si ha con il castello, del quale sono subito evidenti due torrioni contrapposti, uno di forma cilindrica e l’altro di forma quadrangolare. I vicoli, i palazzi storici, le chiese e il verde circostante rendono questo posto incantevole. Di particolare fascino è il <strong>santuario della Madonna del Piano</strong>, fondato tra i vigneti dai cistercensi su un precedente insediamento basiliano.</p>
<p>Il 4 e il 5 agosto di ogni anno si celebra la festa in onore della Madonna del Piano, nel corso di una processione molto sentita dai fedeli, i quali compongono il corteo trasportando a spalla o sul capo fasci di grano, tipicamente denominati <strong>“scigli” e “gregna</strong>”, legati ad una struttura di legno. A rendere ancor più caratteristico il rito sono le danze in cui i “contadini” si esibiscono con falci e mazzi di spighe, per mantenere vivo il ricordo della rivolta contadina dei secolo trascorsi.</p>
<p>Ad Episcopia si assaggia una cucina tradizionale e genuina con la predominanza di pasta fatta in casa e carni cucinate per lo più alla brace. Gli amanti dei gusti più forti possono provare anche gli <strong>“gnommarieddi</strong>”, involtini di interiora di agnello e capretto arrosto. Molto apprezzati sono anche i dolci tipici tra i quali si distingue la tradizionale “cicerata” natalizia.</p>
<h4><strong>Latronico, </strong>invece, è la città del benessere, dove sgorgano sorgenti di acque termali in <strong>località Calda</strong>, a pochi chilometri dall’abitato.</h4>
<p>Totalmente immerse nel verde, hanno un valore terapeutico, offrendo occasione di soggiorno tra relax e cura di sé. Ma il territorio che circonda Latronico è ricco anche di panorami suggestivi come quelli dei <strong>calanchi,</strong> straordinari ammassi di argilla modellati dal tempo che delimitano i lati est e nord-est del centro storico. Da qui sono visibili le montagne del massiccio del Pollino, la località Colle dei Greci e gran parte della vallata del Sinni.</p>
<p>Latronico è noto anche per la lavorazione artigianale della pietra grigia grazie alla presenza, sulla mole rocciosa del <strong>Monte Alpi</strong>, alle cui pendici sorge il paese, di giacimenti di marmo, quarzo, talco e alabastro bianco plasmati da esperti scalpellini del posto che creano portali, statue, e altari da ammirare per le strade e nelle chiese del paese.</p>
<h4>Da visitare  il <strong>Museo Civico Archeologico</strong> in cui sono conservati reperti provenienti dalle grotte di località Calda e dalla Necropoli indigena enotria di <strong>Colle dei Greci</strong>.</h4>
<p>Poi la <strong>Basilica Pontificia minore di Sant’Egidio Abate</strong>, nel cuore del centro storico, custode della statua in alabastro del Santo Patrono, venerato con estrema devozione nei giorni 30 e 31 agosto e il 1 settembre. In questa occasione la statua del Santo viene trasportata a spalla dai devoti nel corso di una intensa processione.</p>
<p>Al Patrono è dedicato anche il “<strong>Palio Rionale</strong>”, una competizione tra i quartieri del paese, che si svolge all’insegna di giochi della tradizione, dalla “corsa con i sacchi” alla “campana”. In più una cucina tradizionale e sapori unici deliziano il palato. Da non perdere il “<strong>Biscotto a otto</strong>”, un tipico tarallo che prende il nome della sua forma ed è preparato secondo una tipica ricetta, da consumare con formaggio, salumi, miele e un bicchiere di vino rosso.</p>
<h4>Latronico rientra anche nel <strong>comprensorio sciistico del monte Sirino</strong> , ideale per gli amanti degli sport invernali, dove possono praticare sci alpino e di fondo e ciaspolate.</h4>
<p>A cui si aggiungono arrampicate, trekking e alpinismo. Lungo gli itinerari montani si incrociano numerose fonti e percorsi panoramici che affacciano su gole, burroni e antiche cave di pietra grigia dal fascino singolare.</p>
<p>Poi<strong> Lauria </strong>con il suo affascinante centro abitato, dalle antiche origini, composto dai due nuclei: Lauria Superiore, <strong>il “Castello”,</strong> e Lauria Inferiore<strong>, il “Borgo</strong>”, separati l’un l’altro dall’antico quartiere <strong>“Ravita</strong>”. L’antico borgo ha conservato le tracce delle sue origini nelle caratteristiche viuzze e nelle stradine aggrovigliate, che a loro volta si articolano in  archi, portici e armoniosi motivi architettonici. Oltre ai palazzi nobiliari,  da non perdere la casa natìa del <strong>Beato Domenico da Lentini</strong>, Patrono di Lauria, le cui reliquie sono conservate all’interno della chiesa madre del paese.</p>
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<p>Sport e natura qui convivono insieme, dal momento che la località ricade nelle aree dei due splendidi Parchi Nazionali del Pollino e dell’Appenino Lucano. Alle spalle di Lauria si innalzano le vette del <strong>massiccio del Sirino</strong>, con la più alta nota come <strong>monte Papa</strong> di 2500 metri. Durante gran parte dell’anno sono  innevate e rappresentano una meta per escursionisti o semplici appassionati dell’alta montagna in ogni stagione.</p>
<p>Nel territorio di Lauria suscita particolare interesse anche il <strong>monte Serra La Spina</strong>, dalla forma aguzza, alla cui base giace la bellissima conca del <strong>laghetto Rotonda</strong>, un vero e proprio bacino lacustre di origine carsica.</p>
<h4>E poi la cucina. A Lauria bisogna assaggiare i prodotti da forno come il <strong>“pizzàtulu</strong>”, focaccia bianca o al pomodoro, o il “<strong>picciddàtu</strong>”, uno squisito dolce pasquale a forma di ciambella.</h4>
<p>Sfiziosi sono poi alcuni biscotti come i “<strong>viscuttini”</strong>, ricoperti di glassa gli “<strong>anginétti</strong>”, piccoli biscotti a forma di ciambelline, cotti prima in acqua e poi in forno per renderli croccanti, per poi essere ricoperti di una glassa a base di zucchero e limone.</p>
<h4>La Basilicata presenta la sua perla. Si tratta di <strong>Maratea,</strong> inserita nel Golfo di Policastro e affacciata sul Mar Tirreno.</h4>
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<p>La città tirrenica è  abbracciata da tre dei più bei parchi del meridione: il Parco Nazionale del Pollino, a sud, i Parchi nazionali dell’Appennino Lucano Val D’Agri Lagonegrese e del Cilento e Valle di Diano, a nord.</p>
<p>Al verde incontaminato si alternano cristallini fondali marini, spiagge incontaminate, suggestive calette circondate dall’azzurro del mare e dal verde della macchia mediterranea, dando vita a splendide località balneari come  <strong>Acquafredda</strong>, più a nord, <strong>Cersuta</strong>, con spiagge tra le più apprezzate,  <strong>la Spiaggia Nera</strong>, dal caratteristico colore scuro della sabbia.</p>
<p>A questi si aggiunge la presenza di insenature e grotte che consentono di dedicarsi ad appassionanti gite in barca, ma anche ad avventurose immersioni tra fondali incontaminati. Emozionante, sebbene più complesso, è poi l’itinerario che conduce fino alla “<strong>Grotta dell’Eremita</strong>” attraverso un sentiero ripido e tortuoso. Da non perdere è anche lo spettacolo offerto dalla “<strong>Grotta delle Meraviglie</strong>”, una delle cavità più piccole dell’intero territorio nazionale, caratterizzata da stalagmiti e stalattiti creati dall’ attività dell’acqua nel tempo.</p>
<h4>Il centro storico dell’antico borgo di Maratea  offre una ricca serie di architetture di valore storico, tra cui luoghi di culto.</h4>
<p>Per questo motivo Maratea è denominata anche “<strong>la città delle 44 chiese”.</strong> L’abitato è dominato dal Monte San Biagio, su cui si erge la <strong>Statua del Redentore</strong>, noto anche come “<strong>Cristo di Maratea”</strong>, simbolo della città. Seconda per dimensioni soltanto a quella di Rio de Janeiro, con le sue enormi braccia tese, svetta sul punto più alto del Monte San Biagio. Una straordinaria opera in cemento misto a marmo di Carrara dello scultore fiorentino Bruno Innocenti, installata nel 1965. Alta 22 metri, raffigura il Cristo Redentore e dà le spalle al mare, un dettaglio che si definisce solo man mano che ci si avvicina percependone la maestosità.</p>
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<p>La cucina di Maratea è caratterizzata dai sapori semplici con ingredienti provenienti dalle campagne e dal mare. Un vero piacere per il palato è rappresentato da zuppe di pesce, vermicelli al sugo di alici, o ancora alici “a scapici” e alcuni audaci chef a volte provano a riproporre il “garum”, una salsa ottenuta dalle interiora di pesce molto utilizzato dai romani. Il peperoncino poi è un elemento indispensabile che accompagna ed esalta quasi tutti i piatti.</p>
<h4>Una zona particolare della Basilicata è quella della <strong>Val d’Agri</strong> e del giovane <strong>Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val D’Agri Lagonegrese</strong>.</h4>
<p>L’area della Val d’Agri, compresa tra i Monti Volturino e Sirino, è uno splendido affresco in cui si presentano paesaggi verdi e colori intensi, incastonato tra le due grandi riserve naturali del Parco Nazionale del Pollino e del Parco Nazionale del Cilento. Trekking e cicloturismo sono le possibilità offerte dall’area protetta agli amanti della natura.</p>
<p>Spingendosi fino al <strong>Lago del Pertusillo</strong>, un bacino artificiale a sbarramento del fiume Agri, ci si ritrova in una imperdibile oasi per gli amanti del Birdwatching, tra folaghe e germani reali, ma alcuni punti del lago soddisfano anche gli appassionati di pesca sportiva. Quello della Val d’Agri è un territorio mutevole, dove ad imponenti montagne cedono il passo dolci colline, a loro volta alternate a boschi e fertili pianure.</p>
<p>Nel Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val D’Agri Lagonegrese  ricade <strong>Lagonegro</strong> che sorge alle pendici del <strong>monte Sirino</strong>.</p>
<p>Aree verdi e scenari memorabili circondano Lagonegro. Dietro alla cosiddetta “La spalla dell’Imperatrice”, in una cornice incantevole, emerge la <strong>Riserva Naturale del Lago Laudemio</strong>, a oltre 1500 metri di quota, di origine glaciale e per questo di particolare interesse ambientale e naturalistico.</p>
<p>Il Monte Sirino è la meta prescelta dagli amanti dello sci alpino e di fondo grazie alla presenza del comprensorio in cui sono presenti le stazioni di <strong>Lago Laudemio e Conserva di Lauria</strong>. Uno scenario incantevole a 2000 metri sul livello del mare, con uno sguardo sul Mar Tirreno, visibile dalla cima del <strong>Monte Papa</strong>. E poi il Monte Alpi e tutto il massiccio del Pollino, mentre verso nord svettano le cime dell’Appennino Lucano.</p>
<h4>Ma il Monte Sirino offre tutto l’anno opportunità di praticare trekking a piedi o a cavallo.</h4>
<p>Gli itinerari sul monte Sirino sono adatti anche ai ciclistici particolarmente esperti i quali, come gli appassionati di trekking, possono spingersi fino alla cappella della Madonna del Sirino seguendo il sentiero che i fedeli percorrono in occasione dei pellegrinaggi di giugno e settembre.</p>
<p>Nel territorio di Lagonegro la spiritualità ha appunto il volto della <strong>Madonna del Sirino</strong>, che sull’omonimo monte, ogni anno, è protagonista di emozionanti pellegrinaggi. Nella seicentesca <strong>cappella della Madonna della Neve</strong>, la sua statua dimora tutta l’estate e da Lagonegro viene trasportata fin qui a spalla dai fedeli in una suggestiva processione la terza domenica di giugno, mentre la terza domenica di settembre fa il percorso inverso in direzione della chiesa della Trinità, in piazza Grande.</p>
<p>Lagonegro è un paese dalle due anime, quella antico arroccato intorno ai ruderi del castello feudale, e quella nuova che affaccia su una grande piazza alberata, denominata <strong>il “Piano</strong>”. Al castello, sulla parte antica, si arriva percorrendo una lunga scalinata costruita in sostituzione del ponte levatoio, che supera la <strong>“Porta di Ferro</strong>”.</p>
<p>Oltre questo antico accesso si intravede una scalinata che sale fino alla <strong>chiesa di San Nicola di Bari</strong>, e proprio all’interno di questa chiesa tradizione e leggenda collocano la sepoltura di Lisa del Giocondo, la Monna Lisa che Leonardo Da Vinci ha dipinto nel suo capolavoro artistico..</p>
<h4>In questa zona si può visitare anche <strong>Sarconi, </strong>piccolo comune famoso per i prelibati <strong>Fagioli di Sarconi Igp</strong>.</h4>
<p>Coltivati nel cuore della Val D’Agri, sono protagonisti assoluti in ricette dolci e salate. Polpa morbida e immediata cottura. Sono le caratteristiche del Fagiolo Igp di Sarconi, eccellente prodotto da assaporare con la pasta, ma impiegato anche in altri ottimi piatti. In occasione della  sagra che ricorre ogni anno ad agosto, il Fagiolo Igp di Sarconi si trasforma in gustose confetture e può diventare anche gelato.</p>
<p>Il caratteristico borgo di Sarconi si ammira per le sue architetture tipicamente rurali, ma ciò che risalta all’occhio sono i resti del cosiddetto <strong>Canale Cavour.</strong> Un’imponente complesso costruito nel 1867, in stile romano e dotato di un doppio canale per l’irrigazione. Maestosi archi in muratura continui e armoniosi presentano il Canale Cavour come un’ opera d’arte circondata da giardini</p>
<p>Da Sarconi si raggiunge in breve tempo il vicino <strong>Parco Archeologico di Grumentum</strong>, antica colonia romana, che comprende anche il <strong>Museo Archeologico Nazionale dell’Alta D’Agri</strong>. L’area archeologica di Grumentum, nei pressi del museo, è considerata il più importante sito romano presente in Basilicata Le campagne di scavo condotte nell’area archeologica di Grumentum, definita la <strong>“Piccola Pompei” lucana</strong>, hanno riportato alla luce il teatro, il foro, le terme repubblicane e imperiali e gli edifici pubblici e religiosi.</p>
<p><strong>Sant’Arcangelo </strong>è un paese che sorge in colina e immerso nella più profonda anima della <strong>Val D’Agri</strong>, una delle aree più verdi della Basilicata. Un’aria salubre si respira passeggiando per il centro storico di Sant’Arcangelo, tra stradine e vicoli in cui si trovano scrigni di preziosi gioielli sacri, oltre alla cosiddetta <strong>Torre Molfese</strong>, oggi sede del <strong>Centro Regionale Lucano dell’Accademia di Storia dell’Arte Sanitaria</strong>.</p>
<h4>Simbolo sacro di Sant’Arcangelo e, in realtà, di tutta la Basilicata, è il <strong>Convento di Santa Maria Orsoleo</strong>, poco distante dall’abitato.</h4>
<p>Oggi sede di un innovativo museo scenografico e testimone di un’antichissima tradizione spirituale, il Convento di Santa Maria di Orsoleo presenta un percorso museale che offre un’esperienza culturale unica. Un viaggio spirituale nella Basilicata del passato e del presente. Grandi immagini, narrazioni sonore, effetti scenografici narrano ed evocano le origini, la vita quotidiana, la memoria viva del convento dinastico.</p>
<p>Una zona assolutamente da visitare riguarda l’area del <strong>Parco Regionale di Gallipoli Cognato e Piccole Dolomiti Lucane.</strong>  Il Parco è uno degli spazi verdi più belli della regione, in cui è possibile scoprire e conoscere segreti dall’importante valore naturalistico, storico e antropologico. Con un’estensione di oltre 27 mila ettari l’area verde comprende la foresta di Gallipoli Cognato e il <strong>bosco di Montepiano</strong>. In quest’area si vivono intense esperienze a contatto con la natura. Trekking a piedi e a cavallo, mountain bike e laboratori didattici per le scuole di diversi ordini e grado sono alcune delle opportunità offerte dall’immensa distesa del Parco di Gallipoli Cognato agli amanti del verde.</p>
<h4> All’interno del Parco di Gallipoli Cognato e Piccole Dolomiti Lucane si trova anche <strong>il Parco Avventura  Lucania Outdoor</strong>.</h4>
<p>Un divertente parco per gli amanti della natura di qualsiasi età che, consente di usufruire di percorsi avventura con itinerari acrobatici sospesi tra gli alberi, oltre che a praticare il tiro con l’arco o andare su e giù per i pendii in mountain bike. A rendere ancor più stimolante la permanenza in questo spazio naturale sono anche le pedane sospese in legno e le corde, utili per giocare con la propria capacità di stare in equilibrio. I percorsi proposti, inoltre, hanno diverse difficoltà per consentire così a chiunque di divertirsi all’aria aperta</p>
<h4>Pietrapertosa e Castelmezzano sono le due suggestive località all’interno di questa zona.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-65438" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/08/640px-Pietrapertosa.jpg" alt="" width="640" height="427" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/08/640px-Pietrapertosa.jpg 640w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/08/640px-Pietrapertosa-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p><strong>Pietrapertosa</strong> è un incantevole paese costruito interamente sulla roccia nuda e,  preservando la sua natura di roccaforte, si distende fino ai piedi dell’antico castello saraceno anch’esso scavato nella roccia. Proprio qui, nella parte più alta del paese, ci si ritrova all’interno dell’Arabata, il quartiere più antico che svela le origini arabe del paese. Un groviglio di stradine e scalette tutte in salita con piccole case contadine incastrate l’una nell’altra costituiscono questo quartiere rimasto invariato nel tempo. In agosto, danze arabe e profumi esotici pervadono il rione in occasione dell’evento “<strong>Sulle tracce degli arabi” </strong></p>
<p>Splendido anche il castello normanno- svevo, situato sul punto più alto della roccia, che ha sempre assunto una funzione militare di avvistamento e regna sull’ intero abitato del paese. Vi si accede attraverso una scalinata posta a ridosso delle case sparse nel borgo e poggiata direttamente sulla roccia. Un dettaglio che rende ancora più affascinante la visita, caratterizzata dal panorama di straordinaria bellezza che lo circonda, tra monti, boschi, torrenti e fiumi</p>
<p>Cucina genuina e  ricca di sapori a Pietrapertosa. L’ultimo giorno di Carnevale si cucinano le orecchiette e i fusilli, conditi con il sugo della salsiccia, e la <strong>rafanata</strong>, una frittata dal sapore forte con la radice del rafano e pecorino. Da non perdere, tra i dolci, <strong>Ie Scrippelle</strong>, pasta fritta condita con sale e zucchero, o le <strong>Fazzemole</strong>, pasta di uova fritta cosparsa di zucchero e miele. Tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre a Pietrapertosa si ripete “<strong>Sapori d’Autunno</strong>”, la mostra mercato di prodotti tipici che offre la possibilità di scoprire sapori autentici nella cornice di un borgo incantato.</p>
<h4><strong>Castelmezzano</strong> si presenta come una  “città paesaggio” per la sua rara bellezza.</h4>
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<p>A vederlo in lontananza, così piccolo e grazioso, fa vivere la sensazione di entrare in una favola Un gioiello dalla struttura medievale con le sue case arrampicate sulla roccia, i vicoli stretti e le scale ripide.</p>
<p>Poco lontano dal paese tra sentieri, scalinate e piccoli ponti in pietra si può raggiungere poi la <strong>vallata del Caperrino</strong>, da cui è possibile ammirare i resti di antichi mulini costruiti a secco sormontati da tetti realizzati con lastre di pietra locale denominate “chiang”, “pietra”, secondo il dialetto locale</p>
<p>Prodotto tipico di Castelmezzano è la salsiccia, ma sono molto sfiziosi anche altri piatti a base di carne, tra i quali l’agnello alle erbe e il capretto con le patate alla brace. Preparato soprattutto in occasione dei festeggiamenti in onore di Santa Lucia Martire, il 13 dicembre, molto gustosa è la “<strong>cuccia”</strong>, un piatto tipico a base di fave, grano, ceci e cicerchie.</p>
<h4>Da Castelmezzano a Pietrapertosa e viceversa. Sulle vette delle Piccole Dolomiti Lucane, in due o in solitudine.</h4>
<p>Il <strong>Volo dell’Angelo</strong> ogni anno fa vivere l’esperienza della discesa tra le vette e  consente di sorvolare le Dolomiti Lucane regalando sensazioni straordinarie, sospesi a quattrocento chilometri dal suolo e perfettamente allineati su un cavo di acciaio.</p>
<p>Ma le due località hanno un’altra singolare particolarità in comune. Sia a Pietrapertosa che a Castelmezzano si celebra l’ancestrale rito arboreo che consiste in un vero e proprio “matrimonio” tra piante: un tronco e una cima. Si tratta della “<strong>Sagra du’ Masc</strong>”. Ogni anno, il 12 e 13 giugno, in concomitanza con i festeggiamenti in onore di Sant’Antonio di Padova, un robusto tronco di cerro, “lo sposo”, detto anche <strong>“il Maggio”</strong>, viene scelto tra i boschi del Parco Regionale di Gallipoli Cognato e Piccole Dolomiti Lucane e, sfrondato da boscaioli del posto, viene trascinato da coppie di buoi fino al centro del paese.</p>
<h4>Contemporaneamente, tra balli e banchetti improvvisati nel bosco, si svolge un rituale analogo per la cima di agrifoglio, “la sposa”.</h4>
<p>Raggiunta la piazza di Castelmezzano, i due si incontrano e, posti l’uno sull’altra, vengono innalzati quasi fino a toccare il cielo, sotto lo “sguardo” della statua di Sant’Antonio di Padova e dell’intero paese. Dopo il reciproco “sì”, il Maggio è pronto per essere scalato alla conquista di simbolici premi.</p>
<p>Oltre alle Piccole Dolomiti Lucane un’altra parte interessante della Basilicata riguarda le località nei dintorni di Potenza. A partire da  <strong>Albano di Lucania </strong>un borgo che si svela gradualmente tra la <strong>Rocca del Cappello</strong> e la <strong>Sedia del Diavolo</strong>, enormi monoliti che ne sovrastano i suggestivi panorami. La prima è alta dieci metri ed è sovrastata da un enorme masso come fosse un cappello; la seconda sembra avere sembianze demoniache ed è molto simile ad una panchina scavata nella roccia. Albano è inoltre noto come il paese dei “<strong>cento palmenti</strong>”, enormi blocchi di pietra che affiorano dal terreno scavati nella roccia e a forma di una vasca, sicuramente utilizzati per pigiarvi l’uva e le olive</p>
<p>Un centro storico in cui vive ancora l’atmosfera di un tempo impressa nelle tradizioni e negli usi della civiltà contadina, mentre tra i vicoli e lungo le sue stradine si presentano i bei palazzi storici. In questo contesto unico, d’estate, vanno di scena “<strong>Le notti della magia</strong>” in cui prendono vita riti di “masciare”, chiromanti e cartomanti, insieme a dispetti degli allegri <strong>“m’nacidd</strong>” Incantesimi e sortilegi conferiscono al paese un’atmosfera surreale, cui si alternano concerti, degustazione di prodotti tipici e mostre fotografiche.</p>
<p>Il piccolo borgo, ospita inoltre il <strong>Museo interattivo del gioco di strada e del giocattolo povero</strong>, con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio ludico tradizionale, attraverso il recupero e la conservazione dei giocattoli. La raccolta comprende oltre duecento opere tra dipinti, sculture e una collezione etnografica di circa un centinaio di giocattoli della tradizione popolare.</p>
<h4>Il territorio di <strong>Brindisi di Montagna</strong> si presenta come la location di uno dei grandi attrattori lucani, “La Storia Bandita”.</h4>
<p>Ambientato nell’esclusivo <strong>Parco Storico Rurale e Ambientale della Grancia</strong>, il primo in Italia, si anima uno straordinario esempio di teatro popolare con protagonisti figuranti volontari delle popolazioni locali, in un contesto artistico di livello internazionale. Va in scena un <strong>“film dal vivo”</strong> sulla storia delle insorgenze antinapoleoniche e del brigantaggio meridionale nel periodo rinascimentale. Durante lo spettacolo, l’utilizzo di tecnologie ed effetti speciali immergono il pubblico in un clima di particolare suggestione ed emozione.</p>
<p>Il castello di Brindisi di Montagna offre uno spettacolo suggestivo soprattutto con le luci della sera. Proprio all’ombra dei resti dell’antico maniero l’atmosfera di un tempo torna in occasione de “<strong>Le Giornate Medioevali” </strong>che coinvolgono i visitatori in momenti di divertimento e storia a partire dalla sfilata di dame e cavalieri, musici e giullari, e poi giostre e giochi, accompagnati dall’ invitante profumo di cibi dal sapore antico.</p>
<p>Alle spalle del comune di Brindisi di Montagna, in estate, si schiude un incantevole scenario, quello della <strong>Foresta Grancia</strong>. Location ideale per passeggiate sul carretto trainato dai buoi o a dorso d’asino. Qui, si può assistere anche al teatro di burattini e a racconti di falconeria, si organizzano fattorie didattiche ed interessanti escursioni naturalistiche alla volta del borgo degli artigiani, di laboratori degli antichi mestieri o degli accampamenti medioevali.</p>
<p>Nella Foresta Grancia si impone anche il <strong>complesso monastico “Grancia di San Demetrio</strong>”, appartenuto alla Certosa di San Lorenzo di Padula. La struttura presenta la <strong>chiesa di San Lorenzo</strong> Martire che ogni 10 settembre è meta di fedeli che accorrono in occasione della festa a lui dedicata.</p>
<h4>Fino ad arrivare a<strong> Potenza </strong>il più alto capoluogo d’Italia, con i suoi 819 metri di altezza sul livello del mare.</h4>
<p>Potenza è una città dal millenario centro storico, costituito da vecchi e nuovi edifici che salgono e si sovrappongono alle piazzette e ai vicoli dell’antico nucleo medievale. A causa di questa sua conformazione è considerata anche “ Città verticale”.</p>
<p>La vita in città si anima tra <strong>via Pretoria</strong>, nel gergo potentino denominata “sopra Potenza”, proprio perché collocata su di un colle, e la zona più moderna che si estende sull’altro versante del Fondovalle. Storiche chiese ed eleganti piazze, musei e gallerie d’arte, palazzi signorili descrivono il patrimonio culturale di Potenza.</p>
<p>E poi il <strong>Teatro Stabile</strong>, che domina la centrale <strong>Piazza Mario Pagano</strong> e, ancora, la cosiddetta <strong>Torre Guevara</strong>, quel che resta del vecchio castello. Potenza è tutto questo, luogo di cultura e continua scoperta in ogni suo angolo e quartiere, a partire dal <strong>Museo Archeologico Nazionale “Dinu Adamesteanu</strong>”, allestito nello storico Palazzo Loffredo.</p>
<p>A Maggio, poi, la città è avvolta da un’atmosfera magica, che ruota attorno ai preparativi per le celebrazioni in onore del <strong>suo Santo Patrono, San Gerardo</strong>, che coincidono con la storica <strong>Parata dei Turchi</strong>, un evento che si svolge tra mistica leggenda e celata realtà.</p>
<p>Potenza è circondata dal verde tra i numerosi parchi e le ville pubbliche in cui poter fare rigeneranti passeggiate o ammirare panorami incantevoli. Il <strong>parco di Montereale</strong> è lo storico spazio verde della città. Passeggiando lungo i viottoli si raggiungono diversi punti da cui poter ammirare stupendi paesaggi che rivelano i tanti volti di Potenza. Esempio di spazio verde urbano caro ai potentini è la <strong>villa di Santa Maria</strong>, nell’omonimo quartiere, che risale ai primi decenni dell’Ottocento e non molto distante dal centro, si può visitare il <strong>parco Baden Powell</strong>, dedicato al fondatore degli scout e risalente al 1930, luogo di eventi sportivi, musicali e culturali,</p>
<h4>Poco distante<strong> Picerno</strong>, alle pendici del <strong>Monte Li Foj</strong>, che con le sue vette regna su un’ampia vallata del territorio del Melandro e della valle del Basento.</h4>
<p>Quasi novecento ettari di bosco caratterizzano questo verde e tranquillo angolo di Basilicata attraversato da una serie di stradine e sentieri. Il Monte Li Foj è la meta ideale per escursionisti esperti, mountain bikers a livelli avanzati, ma anche per quanti vogliano esplorare l’area a piedi o in bicicletta, da soli o in gruppo, in base alle possibilità e all’esperienza di ognuno. Una volta raggiunta la sommità si ammira un paesaggio incredibile che affaccia sul capoluogo.</p>
<p>L’antico centro di Picerno regala un’atmosfera intima perché passeggiando tra le vie più nascoste si scoprono peculiarità davvero affascinanti. Ad esempio come le due torri, l’una posta ad ovest di <strong>Piazza Statuto</strong>, che con la sua  imponente mole cilindrica si erge su tutto il tessuto urbano e l’altra, più piccola, nella zona sud del paese nota come “<strong>Toppo San Leonardo</strong>”.</p>
<p>Da Picerno si può raggiungere il <strong>Piano della Nevena</strong>, una zona in cui durante la stagione invernale, è facile assistere ad un singolare fenomeno che consiste nella formazione di due laghetti di acqua piovana che, poi, in estate si svuotano per lasciare il posto a conche naturali.</p>
<p>Anche a Picerno si rispettano le tradizioni. Una di queste è l’uccisione del maiale. Un momento di condivisione che non solo vede la preparazione della prelibata <strong>“Lucanica</strong>”, ottima salsiccia stagionata dalla caratteristica forma ad “U”, ma significa anche ritrovarsi in famiglia o tra amici in un clima di festa e di folklore. I salumi sono i prodotti tipici più apprezzati e non è un caso che a questi sia dedicato il celebre evento enogastronomico <strong>“Porklandia</strong>”,</p>
<h4><strong>Balvano </strong>si presenta con un centro abitato dalle fantasiose architetture in cemento a vista con infissi bizzarri e curiosi comignoli.</h4>
<p>Il castello normanno, che sorge sullo sperone di una roccia,  regna sul centro storico. Il sisma del 1980 ha causato ingenti danni a Balvano e al suo castello e non ha avuto sorte migliore l’edificio più alto, con mura in pietra e piani di legno e coperture a tetto.</p>
<p>Le preziose architetture sacre di Balvano custodiscono opere di raffinato valore. Una fra tutte il <strong>convento di Sant’Antonio</strong>, che comprende la chiesa e un magnifico chiostro decorato da un ciclo pittorico composto da 24 lunette con storie della vita del santo francescano ad opera dei pittori lucani “<strong>Il Pietrafesa” e Girolamo Bresciano</strong>. Non molto distante dal centro merita una visita anche <strong>Palazzo Cecere</strong>, quasi in bilico su uno spuntone di roccia che domina contrada Galdo e la gola del torrente S. Caterina..</p>
<p>Balvano è compreso nell’area denominata <strong>Melandro,</strong> dove prevale la presenza di montagne e foreste è accompagnata da dorsali rocciose prive di vegetazione arborea. Una peculiarità paesaggistica dal fascino misterioso e attraente. Balvano, quindi, risulta essere è una delle location ideali per gli amanti delle arrampicare sulle pareti rocciose verticali più estreme. Qui infatti è possibile trovare le note “<strong>falesie lucane”</strong> di piccola e media difficoltà, dunque tanto per principianti quanto per esperti, ma comunque raggiungibili sempre con il supporto di guide altamente preparate.</p>
<h4>Il viaggio nell’incredibile territorio della Basilicata si conclude a <strong>Pescopagano. </strong></h4>
<p>Località immersa nel verde che sorge a picco su una rupe che regna su  tutta la valle dell’Ofanto. Questo singolare borgo lucano presenta nel suo centro storico una serie di notevoli palazzi, tra cui i più interessanti risultano <strong>Palazzo Pascale</strong>, costruito su un precedente complesso medioevale e <strong>Palazzo Scioscia</strong>, dalla struttura neoclassica. Nei pressi di questo, in Piazza della Sibilla, si può ammirare la Torre dell’Orologio che presenta in una nicchia il busto in pietra di <strong>Giano bifronte</strong>, antica divinità mitologica. Merita attenzione anche il museo di arte sacra parrocchiale il cui allestimento consente di apprezzare dipinti e sculture in legno e marmo.</p>
<p>A Pescopagano si riesce a coniugare arte e spiritualità. Ed è possibile farlo visitando le chiese presenti nel borgo. Tra i più antichi tempi di Pescopagano, nel Rione di Basso la Terra, si trova la <strong>chiesa di San Leonardo</strong>, accessibile solo in occasione di festività come quella dell’Immacolata Concezione. Poco distante dal centro abitato il <strong>santuario di Montemauro</strong>, sulla cima dell’omonimo monte, a circa mille metri, Tutte le domeniche di maggio e sino al 15 agosto, i fedeli raggiungono il Santuario a piedi per onorare la vergine.</p>
<p>Per quanto riguarda la gastronomia suscita interesse la prima <strong>sagra di carne e formaggi di razza bovina podolica a Km 0 </strong>che si tiene proprio a Pescopagano e propone prodotti ricavati dalla rinomata razza bovina. Un particolare impatto panoramico viene presentato dal  <strong>bosco Le Rose</strong> che si estende su una superficie di oltre seicento ettari, luogo ideale per rilassanti e benefiche passeggiate naturalistiche.</p>
<p><strong><em>Alessandro Campa</em></strong></p>
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