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	<title>Italia &#8211; Ecoseven &#8211; Saper Vivere</title>
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	<description>Economia del Benessere e della Salute</description>
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		<title>Foreste in Italia 2026: i boschi dove trovare il fresco (e come visitarli in totale sicurezza)</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/viaggiare/foreste-in-italia-2026/</link>
		
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		<pubDate>Sun, 28 Jun 2026 11:23:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Redazione Ecoseven – 28/06/2026 Quando le città diventano roventi, le foreste in Italia offrono un rifugio naturale: sotto le chiome fitte la temperatura può scendere anche di 8-10 gradi rispetto alle zone di pianura. Ma il 2026 impone una premessa di prudenza: la campagna antincendio boschivo è ufficialmente attiva dal 15 giugno al 15 ottobre, in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <a href="https://www.ecoseven.net/author/redazione-ecoseven/" target="_blank" rel="noopener">Redazione Ecosev</a><a href="https://www.ecoseven.net/author/redazione-ecoseven/" target="_blank" rel="noopener">en</a> – 28/06/2026</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-320337 size-full" title="Sentiero in una faggeta delle foreste in Italia in estate" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/foreste-in-Italia-2026.webp" alt="Foreste in Italia 2026 vacanza al fresco" width="1235" height="823" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/foreste-in-Italia-2026.webp 1235w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/foreste-in-Italia-2026-300x200.webp 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/foreste-in-Italia-2026-1024x682.webp 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/foreste-in-Italia-2026-768x512.webp 768w" sizes="(max-width: 1235px) 100vw, 1235px" /></p>
<p><strong>Quando le città diventano roventi, le foreste in Italia offrono un rifugio naturale: sotto le chiome fitte la temperatura può scendere anche di 8-10 gradi rispetto alle zone di pianura. Ma il 2026 impone una premessa di prudenza: la <a href="https://www.protezionecivile.gov.it/it/approfondimento/campagna-antincendio-boschivo-2026/" target="_blank" rel="noopener">campagna antincendio boschivo è ufficialmente attiva dal 15 giugno al 15 ottobre</a>, in un quadro di rischio in aggravamento a causa di siccità e ondate di calore.</strong> Ecco sette foreste italiane perfette per una vacanza al fresco, con i consigli per goderle in piena sicurezza.</p>
<h2>Perché una foresta è più fresca della città?</h2>
<p>Il sollievo che si prova entrando in un bosco non è una sensazione soggettiva, ma il risultato di tre meccanismi fisici precisi. Il primo è l&#8217;<strong>ombreggiamento</strong>: le chiome degli alberi intercettano la radiazione solare diretta prima che raggiunga il suolo, riducendo drasticamente il calore accumulato. Nelle faggete più dense, in certi tratti, la luce non passa quasi del tutto.</p>
<p>Il secondo è <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Evapotraspirazione" target="_blank" rel="noopener">l&#8217;<strong>evapotraspirazione</strong></a>: gli alberi rilasciano vapore acqueo attraverso le foglie, e questo processo, esattamente come la sudorazione per il corpo umano, sottrae calore all&#8217;aria circostante. Il terzo è l&#8217;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Altitudine" target="_blank" rel="noopener"><strong>altitudine</strong></a>: molte foreste italiane si trovano in collina o in montagna, dove la temperatura cala naturalmente di circa 6 gradi ogni mille metri di quota.</p>
<p>La combinazione di questi fattori spiega perché, nelle riserve di faggio submontane, si possano registrare differenze anche di 8-10 gradi rispetto alle pianure assolate. <a href="https://www.ecoseven.net/viaggiare/slow-tourism-italia-europa/" target="_blank" rel="noopener">Una vacanza nei boschi</a>, in piena estate, è una forma di climatizzazione naturale.</p>
<h2>Quali sono le foreste in Italia più consigliate per il fresco estivo?</h2>
<p>L&#8217;Italia è uno dei Paesi più boscati d&#8217;Europa: secondo l&#8217;<a href="https://www.inventarioforestale.org/it/" target="_blank" rel="noopener">Inventario Nazionale delle Foreste</a>, la superficie forestale copre circa il 34% del territorio nazionale ed è in crescita. La scelta è quindi ampia. Abbiamo selezionato sette destinazioni distribuite lungo tutta la penisola, diverse per ambiente e accessibilità.</p>
<h3>1. <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Riserva_naturale_Foresta_Umbra" target="_blank" rel="noopener">Foresta Umbra (Gargano, Puglia)</a></h3>
<p>Nel cuore del Parco Nazionale del Gargano, la Foresta Umbra deve il nome alla sua ombra fittissima: in molti tratti la vegetazione non lascia passare neanche un raggio di sole, il che la rende particolarmente piacevole d&#8217;estate. Le sue faggete fanno parte delle &#8220;Antiche faggete primordiali&#8221;, Patrimonio UNESCO dal 2017. Sentieri ben segnalati e una riserva con i daini la rendono adatta anche alle famiglie.</p>
<h3>2. <a href="https://www.parcoforestecasentinesi.it/" target="_blank" rel="noopener">Foreste Casentinesi e Sasso Fratino (Toscana-Emilia-Romagna)</a></h3>
<p>Lungo l&#8217;Appennino tosco-romagnolo, questo parco di circa 36.000 ettari custodisce la Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino, primo nucleo protetto d&#8217;Italia e anch&#8217;essa UNESCO, dove crescono faggi fino a 500 anni. La riserva integrale non è accessibile, ma il parco offre una rete fittissima di sentieri tra faggi centenari, mulattiere antiche e la celebre Cascata dell&#8217;Acquacheta.</p>
<h3>3. <a href="https://www.regione.fvg.it/rafvg/cms/RAFVG/economia-imprese/agricoltura-foreste/foreste/FOGLIA9/FOGLIA1/" target="_blank" rel="noopener">Foresta del Cansiglio (Veneto-Friuli Venezia Giulia)</a></h3>
<p>Con i suoi 7.000 ettari di faggi e abeti secolari, il Cansiglio è la seconda foresta italiana per estensione. Fu protetta già dalla Repubblica di Venezia, che ne usava il legname per i remi delle imbarcazioni. Oggi è un luogo del cuore del FAI, percorribile a piedi, a cavallo o in mountain bike. Un&#8217;avvertenza: la natura carsica dell&#8217;altopiano crea doline e voragini naturali, quindi è bene restare sui sentieri segnalati.</p>
<h3>4. <a href="https://rgpbio.it/riserva/somadida/" target="_blank" rel="noopener">Foresta di Somadida (Cadore, Dolomiti)</a></h3>
<p>Il più grande bosco del Cadore, circa 1.600 ettari di abeti, larici e faggi incorniciati dalle vette del Sorapiss e delle Tre Cime di Lavaredo. Area protetta dal pregiato sottobosco, ospita orchidee rare come la &#8220;scarpetta di Venere&#8221;. La quota dolomitica garantisce frescura anche nelle giornate più calde.</p>
<h3>5. <a href="https://parcosila.it/" target="_blank" rel="noopener">Parco Nazionale della Sila (Calabria)</a></h3>
<p>Nel cuore della Calabria, la Sila conserva alcune delle faggete più antiche d&#8217;Italia, in un alternarsi di boschi fitti e ampie praterie. È Riserva della Biosfera UNESCO, e in una sua area, ai piedi del Monte Gariglione, si è registrata una qualità dell&#8217;aria tra le più pulite d&#8217;Europa. I laghi silani (Cecita, Arvo, Ariamacina) completano un paesaggio di montagna rinfrescante.</p>
<h3>6. <a href="https://www.parcoabruzzo.it/" target="_blank" rel="noopener">Parco Nazionale d&#8217;Abruzzo, Lazio e Molise</a></h3>
<p>Nel cuore dell&#8217;Appennino, uno dei parchi più amati d&#8217;Italia, con faggete vetuste UNESCO, laghi cristallini come quello di Barrea e una straordinaria biodiversità. È il regno dell&#8217;orso bruno marsicano e del camoscio d&#8217;Abruzzo. I sentieri attraversano boschi antichissimi dove il fresco e il silenzio sono garantiti.</p>
<h3>7. <a href="https://www.boscodelsasseto.com/" target="_blank" rel="noopener">Bosco del Sasseto (Acquapendente, Lazio)</a></h3>
<p>Ribattezzato dal National Geographic il &#8220;Bosco di Biancaneve&#8221;, è un gioiello di biodiversità forestale con latifoglie secolari oltre i 25 metri, rocce coperte di muschio e atmosfere fiabesche. Una particolarità che è anche una garanzia di tutela: le visite sono possibili solo con accompagnatore, quindi vanno prenotate.</p>
<p><a href="https://www.ecoseven.net/categoria/viaggiare/"><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-320339 size-full" title="Infografica informativa e illustrativa sulle Foreste in Italia nel 2026" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/infografica-foreste-in-Italia-2026.webp" alt="Infografica Foreste in Italia 2026" width="910" height="1919" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/infografica-foreste-in-Italia-2026.webp 910w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/infografica-foreste-in-Italia-2026-142x300.webp 142w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/infografica-foreste-in-Italia-2026-486x1024.webp 486w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/infografica-foreste-in-Italia-2026-768x1620.webp 768w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/infografica-foreste-in-Italia-2026-728x1536.webp 728w" sizes="(max-width: 910px) 100vw, 910px" /></a></p>
<h2>Consigli pratici e utili (la sicurezza prima di tutto)</h2>
<p>Visitare un bosco d&#8217;estate è bellissimo, ma il 2026 richiede attenzione al rischio incendi, oggi più alto a causa di siccità e calore. Ecco le sette regole pratiche, basate sulle indicazioni della Protezione Civile.</p>
<ol>
<li><strong>Niente fuochi né barbecue.</strong> L&#8217;accensione di fuochi nei boschi e nelle aree limitrofe è vietata nel periodo a rischio. I barbecue mal spenti sono tra le cause umane più frequenti di incendio.</li>
<li><strong>Mai gettare mozziconi.</strong> Sigarette e fiammiferi abbandonati lungo i sentieri sono un innesco classico: un mozzicone su erba secca basta a scatenare un rogo.</li>
<li><strong>Controlla i bollettini di pericolosità.</strong> Prima di partire, verifica il bollettino regionale sul rischio incendi e le eventuali ordinanze comunali che possono limitare l&#8217;accesso ad alcune aree.</li>
<li><strong>Resta sui sentieri segnalati.</strong> Oltre a proteggere l&#8217;ecosistema, è una questione di sicurezza: in foreste carsiche come il Cansiglio esistono doline e voragini nascoste.</li>
<li><strong>Vai nelle ore fresche e idratati.</strong> Anche al riparo degli alberi, il caldo affatica: meglio le ore del mattino, con acqua a sufficienza e scarpe adatte.</li>
<li><strong>Se vedi un principio d&#8217;incendio, chiama il 112 o il 1515.</strong> Segnala subito fumo o fiamme al numero unico di emergenza o al Carabinieri Forestale, fornendo la posizione il più precisa possibile, e allontanati in direzione opposta al vento.</li>
<li><strong>Rispetta le regole di accesso.</strong> Alcune aree (come il Bosco del Sasseto o le riserve integrali) hanno accessi regolamentati o vietati: informarsi prima evita sanzioni e protegge i luoghi più fragili.</li>
</ol>
<h2>FAQ – Domande frequenti</h2>
<h3>Perché in una foresta fa più fresco che in città?</h3>
<p>Perché agiscono insieme tre meccanismi: l&#8217;ombreggiamento delle chiome, che blocca la radiazione solare diretta; l&#8217;evapotraspirazione, cioè il vapore acqueo rilasciato dalle foglie che raffredda l&#8217;aria come fa il sudore con la pelle; e spesso l&#8217;altitudine, dato che molte foreste si trovano in collina o montagna. Nelle faggete submontane si possono registrare differenze di 8-10 gradi rispetto alle pianure circostanti.</p>
<h3>È pericoloso visitare i boschi d&#8217;estate per il rischio incendi?</h3>
<p>Visitare i boschi è sicuro se si seguono le regole di prudenza. In Italia la campagna antincendio boschivo è attiva dal 15 giugno al 15 ottobre 2026, e il rischio è in aumento a causa di siccità e ondate di calore. Le regole fondamentali sono non accendere fuochi, non gettare mozziconi, controllare i bollettini di pericolosità prima di partire e restare sui sentieri segnalati. La maggior parte degli incendi ha cause umane evitabili.</p>
<h3>Quali foreste italiane sono Patrimonio UNESCO?</h3>
<p>In Italia tredici aree di &#8220;Antiche faggete primordiali&#8221; sono iscritte al Patrimonio UNESCO. Tra le più accessibili ai visitatori ci sono la Foresta Umbra nel Parco Nazionale del Gargano, le faggete del Parco Nazionale d&#8217;Abruzzo, Lazio e Molise, e la riserva di Sasso Fratino nel Parco delle Foreste Casentinesi. La riserva integrale di Sasso Fratino non è visitabile direttamente, ma il parco circostante offre numerosi sentieri.</p>
<h3>Quali foreste italiane sono adatte alle famiglie con bambini?</h3>
<p>Diverse foreste offrono percorsi facili e ben segnalati adatti ai più piccoli. La Foresta Umbra ha sentieri pianeggianti e una riserva con i daini; il Cansiglio propone itinerari semplici e attività organizzate; il Bosco del Sasseto, visitabile solo con accompagnatore, offre visite didattiche pensate anche per i bambini. In tutti i casi è bene scegliere percorsi brevi, portare acqua e procedere nelle ore più fresche.</p>
<h3>Cosa fare se si avvista un incendio nel bosco?</h3>
<p>Bisogna chiamare immediatamente il numero unico di emergenza 112 o il 1515 del Carabinieri Forestale, indicando con la maggiore precisione possibile il luogo dove si vedono fumo o fiamme. È fondamentale allontanarsi subito in direzione opposta a quella del vento e non tentare di spegnere da soli incendi che non siano piccolissimi e all&#8217;inizio. Mettere in salvo se stessi è la priorità assoluta.</p>
<h2>In breve</h2>
<p>Le foreste italiane sono una delle migliori mete per sfuggire al caldo estivo: grazie a ombreggiamento, evapotraspirazione e quota, sotto le loro chiome la temperatura cala sensibilmente. Dalla Foresta Umbra del Gargano alle Dolomiti del Cadore, passando per il Cansiglio, le Foreste Casentinesi, la Sila e i parchi appenninici, le possibilità sono numerose e distribuite lungo tutta la penisola, molte delle quali tutelate dall&#8217;UNESCO. Nel 2026, però, la frescura va goduta con prudenza: la campagna antincendio boschivo è attiva dal 15 giugno al 15 ottobre e il rischio è in aumento. Bastano poche regole di buon senso — niente fuochi, niente mozziconi, controllo dei bollettini e rispetto dei sentieri — per trasformare una giornata nel bosco in un rifugio sicuro dal caldo.</p>
<hr />
<p><em>ATTENZIONE: Questo articolo ha finalità informative e divulgative. Le informazioni sull&#8217;accessibilità delle aree e sulle regole di sicurezza possono variare: prima di ogni escursione è indispensabile verificare i bollettini regionali sul rischio incendi, le ordinanze comunali in vigore e le eventuali limitazioni di accesso delle singole riserve. In caso di emergenza chiamare il 112 (numero unico) o il 1515 (Carabinieri Forestale). Fonti principali: <a href="https://www.protezionecivile.gov.it/it/approfondimento/campagna-antincendio-boschivo-2026/" target="_blank" rel="noopener">Dipartimento della Protezione Civile, Campagna antincendio boschivo 2026</a> e <a href="https://rischi.protezionecivile.gov.it/it/incendi-boschivi/incendio-boschivo/" target="_blank" rel="noopener">pagina sul rischio incendi boschivi</a>; Ministero dell&#8217;Interno sull&#8217;avvio della campagna 2026; dati sulla superficie forestale dell&#8217;Inventario Nazionale delle Foreste (INFC); riconoscimenti UNESCO delle Antiche faggete primordiali.</em></p>
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		<title>I borghi più belli d’Italia: Abruzzo</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/viaggiare/i-borghi-piu-belli-ditalia-abruzzo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 May 2024 09:06:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Tra parchi, mare e montagna Una regione che accoglie, tra i suoi parchi, il suo mare e la sua montagna. L’Abruzzo, territorio dove in ogni piccolo borgo si ritrova la caratteristica e meravigliosa ospitalità della gente che lo abita. A partire dalla zona settentrionale della regione, nella provincia di Teramo, Civitella del Tronto Si presenta [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 align="center"></h3>
<p><img decoding="async" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/08/civitella-del-tronto-1242805_1280.jpg" alt="civitella del tronto abruzzo" width="1280" height="850" /></p>
<h2 style="text-align: left;" align="center">Tra parchi, mare e montagna</h2>
<p><span id="more-115092"></span></p>
<p align="justify">Una regione che accoglie, tra i suoi parchi, il suo mare e la sua montagna. L’Abruzzo, territorio dove in ogni piccolo borgo si ritrova la caratteristica e meravigliosa ospitalità della gente che lo abita.</p>
<h3 align="justify">A partire dalla zona settentrionale della regione, nella provincia di Teramo, <a href="https://borghipiubelliditalia.it/borgo/civitella-del-tronto/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Civitella del Tronto</a></h3>
<p><img decoding="async" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/08/civitella-del-tronto-1242805_1280.jpg" alt="civitella del tronto abruzzo" width="1280" height="850" /></p>
<p align="justify">Si presenta come un borgo capace di stupire in ogni stagione, sia quando i boschi sui fianchi dei monti si incendiano di colori decisi, sia quando l’inverno imbianca di neve le tegole.</p>
<p align="justify">L’impianto urbanistico risalente al Medioevo mostra una fitta trama d’incroci, di rampe e di scale che talvolta lasciano scorgere il rincorrersi dei tetti sottostanti. Panorami tersi e infiniti incorniciano i resti della cerchia muraria del XIII secolo che caratterizza questa città-fortezza, baluardo settentrionale del Regno di Napoli al confine con lo Stato Pontificio.</p>
<p align="justify">La Fortezza rappresenta il punto di partenza. Edificata dagli spagnoli nella seconda metà del XVI secolo e incastonata in cima al paese come un’acropoli, raffigura un’importante opera d’ingegneria militare, con i suoi 500 metri di lunghezza e 25mila metri quadri di superficie.</p>
<p align="justify">Tra le fortificazioni più grandi d’Europa, questa meravigliosa sentinella del Regno di Napoli faceva anche da guardia al sottostante borgo, dove oggi pacificamente ci si può perdere nelle stradine, chiamate alla francese “rue”, tra le quali pare vi sia la più stretta d’Italia: la “ruetta”.</p>
<p align="justify">Ma il Forte Spagnolo è anche sede del Museo Storico delle Armi, in cui è esposta una collezione di armi dal Quattrocento alla I Guerra Mondiale tra schioppi, cannoncini e obici che mostrano da vicino le differenti realtà belliche.</p>
<p align="justify">Questa imponente struttura, a metà agosto, ospita anche A la Corte de lo Governatore, rievocazione storica del 1557, anno memorabile per la fortezza di Civitella che riuscì a resistere all’assedio dei Francesi.</p>
<p align="justify">Quanto agli edifici civili, spicca su tutti il Palazzo del Capitano del XIV secolo, che mostra in facciata le cornici finemente intagliate a soggetto naturalistico con lo stemma degli Angiò, mentre gli edifici di culto più importanti sono la collegiata di San Lorenzo della fine del XVI secolo e la quasi contemporanea chiesa di San Francesco con la sua torre campanaria, il pregevole rosone della facciata e l’interno barocco.</p>
<p align="justify">Nella frazione di Ripe si può visitare grotta Sant’Angelo, un eremo ricavato da una grotta naturale, dove recenti scavi archeologici hanno riportato alla luce testimonianze dell’età del bronzo e del neolitico.</p>
<p align="justify">Ma l’attrazione principale sono soprattutto le Gole del Salinello, uno dei valloni più spettacolari di tutto l’Appennino inserite in un panorama di spettacolare bellezza e caratterizzate da sentieri escursionistici tra i più interessanti del Parco Nazionale Gran Sasso Monti della Laga.</p>
<p align="justify">A Civitella del Tronto si gusta una cucina essenziale, tanto negli ingredienti quanto nelle preparazioni. E da questa proviene un piatto originale come le ceppe, una sorta di maccheroni ottenuti all’inizio con un impasto di farina e acqua, a cui nel tempo si sono aggiunte le uova.</p>
<p align="justify">Il nome fa riferimento al bastoncino, la “ceppetta”, oggi sostituita da un fil di ferro, intorno alla quale si avvolgevano piccole porzioni d’impasto per poi sfilarle in forma di maccheroni, da condire con un buon ragù.</p>
<p align="justify">Tra i secondi piatti, il filetto alla Borbonica prevede una fetta di pane e una spessa fetta di carne, mozzarella e acciughe, il tutto insaporito dal vino marsala, mentre lo spezzatino, o il pollo alla Franceschiello è fatto con pollo, agnello, salsa, piccante, sottaceti e vino bianco.</p>
<h3 align="justify">Si prosegue per<a href="https://borghipiubelliditalia.it/borgo/campli/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> Campli</a></h3>
<p align="justify">Località di origine antichissima che, ancora oggi, mostra nel suo tessuto architettonico la sua passata grandezza, tra le sue viuzze e le sue mura unico grande scrigno colmo di storia e di tesori d’arte.</p>
<p align="justify">Il fulcro della vita cittadina è rappresentato da Piazza Vittorio Emanuele II dove si affacciano i monumenti più imponenti. Il primo è il Palazzo del Parlamento, detto anche Palazzo Farnese ed oggi sede del Municipio, risale alla fine dell’XIII secolo prevalentemente in stile gotico e rappresenta uno degli edifici civici abruzzesi più antichi.</p>
<p align="justify">Poi la Cattedrale di Santa Maria in Platea, edificata nel 1395 sui resti di un’antica costruzione ed impreziosita dagli affreschi e dai dipinti degli artisti provenienti da scuole di maestri come Giotto e Raffaello</p>
<p align="justify">Ma questo prezioso borgo nasconde un’altra peculiarità. Durante il periodo in cui Campli fu sede vescovile, il 21 gennaio 1772, grazie a un Privilegio Pontificio di Clemente XIV, venne istituita la Scala Santa, che nella tradizione cristiana rappresenta la scala salita da Gesù per raggiungere l’aula dove avrebbe subito l’interrogatorio di Ponzio Pilato prima di essere crocifisso.</p>
<p align="justify">L’edificio sacro è costituito da 28 gradini da salire in ginocchio, per ottenere la remissione dai peccati e coloro che effettuano il rito a Campli, ricevono l’Indulgenza Plenaria con lo stesso valore dell’omonima Scala di Roma.</p>
<p align="justify">Ma il santuario, al di là del valore religioso, è arricchito dalle tele e dagli affreschi del teramano Vincenzo Baldati. Lungo la scala di ascesa, i dipinti consentono al penitente di ripercorrere, metaforicamente, la Passione, la Morte e la Resurrezione di Cristo, mentre lungo la scala di discesa i colori sono più vivi, indicando simbolicamente la purificazione del fedele in seguito all’Indulgenza ricevuta.</p>
<p align="justify">A Campli si svolge anche la festa gastronomica più antica d’Abruzzo come la Sagra della porchetta italica di Campli, che si svolge nella settimana dopo Ferragosto. Dal 1964 a Campli si assegna il titolo di miglior porchetta dell’anno e l’unicità di questa porchetta deriva dal metodo di lavorazione artigianale, dalla speziatura delle carni e dalla lenta cottura nel forno a legna.</p>
<p align="justify">Un altro importante evento è la Sagra del tartufo di Campovalano, la seconda settimana di luglio. Un appuntamento gourmet ormai ventennale, in cui i piatti tipici della tradizione incontrano il gusto del Tartufo della Laga tra formaggio fritto tartufato, tartufini fritti, ravioli al tartufo e ricotta della Laga.</p>
<p align="justify">A questa si aggiunge la Sagra del timballo di Floriano. Gli ultimi giorni di luglio ed i primi giorni di agosto, le sapienti massaie ripropongono uno dei piatti più laboriosi ed invitanti della tradizione gastronomica: 10 strati di “scrippelle” accolgono il ripieno di cubetti di verdure pastellate e fritte, polpettine, carni locali tagliate al coltello, scamorza e qualche goccia di saporito ragù di carni miste che finiscono nel tradizionale forno a legna per una lenta cottura.</p>
<h3 align="justify">Sulla strada che sale verso il Gran Sasso si incontra <a href="https://borghipiubelliditalia.it/borgo/pietracamela/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Pietracamela</a></h3>
<p align="justify">Un paesino fatto di pietra, isolato, temerario, che sorge sulle pendici del Corno Piccolo del massiccio del Gran Sasso, nell’area protetta del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, il terzo in Italia per estensione.</p>
<p align="justify">Uno scenario d’incomparabile bellezza, quello che si gode dal borgo grazie alla presenza dei Monti della Laga con le loro foreste ricche di acque che scendono copiose a valle e il maestoso Gran Sasso con il Corno Grande e le sue cime aguzze e le pareti verticali.</p>
<p align="justify">La vita semplice di Pietracamela si è sviluppata nel tempo tra i vicoli lastricati e i fondaci ricavati nella roccia. I simboli che la caratterizzano sono le antiche chiese, quella di San Giovanni, del 1432, e quella di San Rocco, del 1530, con le date scritte sulle architravi dei portali.</p>
<p align="justify">A cui si aggiungono gli altari lignei e l’acquasantiera cinquecentesca della parrocchiale di San Leucio, i portali delle abitazioni intorno alla chiesa di San Giovanni, che recano date comprese tra il 1471 e il 1616.</p>
<p align="justify">Ma questo borgo è anche luogo di buongustai. I ravioli di Pietracamela sono il piatto più originale, mentre nei ristoranti del territorio si assaggiano tutte le altre specialità, quali i timballi, i sorcetti, una specie di maccheroncini conditi con formaggio pecorino, l’agnello alla brace, lo spezzatino di capra, lo squisito cacio marcetto e vari altri formaggi di pecora.</p>
<h3 align="justify"><a href="https://borghipiubelliditalia.it/borgo/castelli/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Castelli</a> è un altro piccolo borgo di origine medievale</h3>
<p align="justify">Costruito su uno sperone breccioso tra i dirupi, i boschi e le crete di due torrenti, base di partenza per le ascensioni al Gran Sasso e noto per la produzione di maioliche dipinte.</p>
<p align="justify">L’arte ceramica qui è documentata fin dal Medioevo, un ruolo importante pare l’abbiano avuto i Benedettini, insediatisi intorno al Mille nell’abbazia di San Salvatore. La tradizione ceramica fu favorita anche dalle condizioni ambientali, grazie alla vicinanza di cave di argilla e alla disponibilità di acque e di legna per il fuoco di cottura.</p>
<p align="justify">La produzione di Castelli, famosa già nel Cinquecento per opera dei ceramisti della famiglia Pompei, Orazio per primo, si emancipò gradualmente dai modelli umbri cui si ispirava grazie alla raffinatezza delle sue maioliche, imponendo poi, tra metà Seicento e fine Settecento, lo stile di pittura “istoriato castellano”, portato al massimo splendore dai maestri appartenuti alle famiglie dei Grue, dei Gentili, dei Cappelletti, le cui opere sono oggi raccolte in musei e collezioni nazionali e internazionali.</p>
<p align="justify">L’abitato più antico di Castelli converge, con le sue vecchie stradine, verso la piazza centrale, su cui si affacciano il Comune e la parrocchiale di San Giovanni Battista con la sua monumentale scalinata in pietra bianca. Edificata alla fine del Cinquecento, la chiesa conserva al suo interno la cappella della Santa Croce, realizzata nel 1601 dai figli di Orazio Pompei.</p>
<p align="justify">Su un’altura poco distante dal centro abitato sorge la chiesa di San Donato, edificata agli inizi del Seicento ampliando una preesistente “cona”, piccola chiesa di campagna. Fu Carlo Levi nel 1963 a definirla “la cappella Sistina della maiolica” per il meraviglioso soffitto maiolicato, unico in Italia, realizzato tra il 1615 e il 1617 con la collettiva partecipazione di tutti i ceramisti castellani.</p>
<p align="justify">Non si può lasciare Castelli senza aver visitato il Museo delle Ceramiche, ospitato nel convento francescano dei Frati Minori Osservanti, in cui sono esposte le opere dei maestri della maiolica che hanno reso celebre il nome di Castelli nel mondo.</p>
<p align="justify">Il percorso comprende i mattoni cinquecenteschi della primitiva Cona di San Donato, i vasi farmaceutici Orsini-Colonna, il Paliotto di Colledoro e una significativa documentazione delle varie dinastie di maiolicari come i Pompei, i Grue, i Gentili, i Cappelletti</p>
<p align="justify">L’Istituto Statale d’Arte “Francesco Antonio Grue”, fondato nel 1905, è una delle istituzioni più prestigiose nel panorama ceramico italiano. Ospitato in una struttura moderna e dotato delle attrezzature più avanzate, si articola in due sezioni: arte della ceramica e tecnologia ceramica.</p>
<p align="justify">In più, nel periodo natalizio, è da vedere il Presepe Monumentale che raccoglie un complesso di scultura ceramica composto da 54 statue a grandezza naturale, realizzate dall’Istituto a partire dal 1965 per raccordarsi con le ricerche artistiche contemporanee.</p>
<p align="justify">Oltre alle ceramiche, un altro prodotto di punta di Castelli è la carne, ottima grazie alla lavorazione artigianale. Da provare, in particolare, la porchetta e il tacchino “alla canzanese”, mentre tra i piatti della ricca cucina castellana vanno ricordati i maltagliati con le voliche, una verdura che cresce oltre i 2000 metri, la virtù, ovvero il minestrone con gli avanzi della dispensa, e le mazzarelle, involtini di lattuga e interiora di agnello.</p>
<p align="justify">Castelli fa parte del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga. Dal paese, punto di partenza per escursioni e gite turistiche nel Parco, si può salire al Monte Camicia a 2750 metri e a Campo Imperatore, il più vasto pianoro dell’Appennino, dove si trovano impianti per lo sci di pista.</p>
<h3 align="justify">Poco distante, entrando nella zona aquilana, si scopre il borgo di <a href="https://borghipiubelliditalia.it/borgo/castel-del-monte/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Castel del Monte </a></h3>
<p align="justify">Sospeso tra le vette del Gran Sasso e la valle del Tirino e dal tessuto urbano straordinariamente compatto e modellato sul terreno scosceso.</p>
<p align="justify">La visita al paese antico inizia da Porta San Rocco che un tempo faceva parte della cinta difensiva, ancora visibile. All’ingresso dell’abitato sorge la chiesa di San Rocco, eretta dopo la peste del 1656 con una facciata “a vela” rettangolare.</p>
<p align="justify">Lungo la salita si trova il Palazzo del Governatore, costruito tra XV e XVI secolo su una superficie che occupava l’intero isolato, mentre giunti a Porta di Santa Maria, ci si ferma nell’omonima via per guardare il panorama e, in basso, la chiesetta della Madonna delle Grazie, unica sopravvissuta, insieme a quella di San Donato, delle numerose chiese che sorgevano fuori le mura.</p>
<p align="justify">Piazzetta delle Mura, la sola alberata del vecchio borgo, riporta al tempo in cui le donne erano padrone del paese e venivano qui ad asciugare il grano, fare il bucato o chiacchierare, mentre i loro uomini erano lontani per la transumanza.</p>
<p align="justify">Anche questo borgo è inserito nel Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga, uno straordinario ambiente montano appenninico di boschi, faggete, piani carsici, cime innevate. Superato il valico di Capo di Serra, si apre allo sguardo la vasta piana di Campo Imperatore, base ideale per passeggiate a cavallo e in mountain bike, per lo sci di fondo e per escursioni in quota.</p>
<p align="justify">Salendo da Castel del Monte verso la montagna, si scoprono gli immensi spazi di Campo Imperatore, che appare, a quota 1600 metri come una prateria senza confini dove lo sguardo si perde in un mare d’erba o di neve.</p>
<p align="justify">A Campo Imperatore non mancano di certo i divertimenti per gli sportivi d’alta quota, tra cui il Trofeo Fonte Vetica, il 6 gennaio, il Criterium Interappenninico, che ha luogo l’ultima domenica di gennaio e la Marcia Longa, l’ultima domenica di febbraio che richiama partecipanti da ogni parte d’Italia e d’Europa e si conclude nel borgo dove viene fornita calda ospitalità.</p>
<p align="justify">Luogo di snodo di antichi tratturi e transumanze, il borgo di Castel del Monte conserva una produzione ovina di qualità, dal pecorino ottenuto da latte crudo al raro “marcetto”, crema piccante di pecorino fermentato, alla “chiaranese”, carne di pecora cotta secondo l’uso dei pastori.</p>
<p align="justify">Il 5 agosto, infatti, un evento importante è proprio la Rassegna Ovini di Campo Imperatore. Una mostra che raduna le greggi sparse nell’immensa piana, trasformandosi in festa e fiera nello stesso tempo, con benedizione e premiazione degli animali più belli.</p>
<p align="justify">Altra manifestazione popolare è la Notte delle Streghe, il 17 agosto. Una rievocazione delle credenze e superstizioni che, in tempi di fame, ignoranza e malattie, assegnavano poteri malefici ad alcune donne del paese. Un giorno di festa tra antiche inquietudini e nuove allucinazioni.</p>
<h3 align="justify">Poi ecco <a href="https://borghipiubelliditalia.it/borgo/santo-stefano-di-sessanio/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Santo Stefano di Sessanio</a> uno dei monumenti dell’uomo tra i più suggestivi all’interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga.</h3>
<p align="justify">Un paese completamente costruito in pietra calcarea bianca, il cui candore è stato reso opaco dal tempo. Un gioiello, uno dei borghi considerati tra i più belli d’Abruzzo per gli integri valori ambientali, per il decoro architettonico e per l’omogeneità stilistica.</p>
<p align="justify">Le strade che lo attraversano, da percorrere rigorosamente a piedi, si presentano in ricchissima varietà, dall’erta scalinata che costeggia la chiesa di Maria in Ruvo ai tortuosi selciati che si insinuano tra le abitazioni e conducono alla torre.</p>
<p align="justify">Appartengono al dominio dei Medici i loggiati dalla linea elegante, i portali disposti ad arco con formelle fiorite, le finestre in pietra finemente lavorate e decorate da mani esperte. Sulla porta d’ingresso di sud-est svetta lo stemma della Signoria di Firenze, che su queste montagne ha lasciato un granello prezioso della sua raffinata civiltà.</p>
<p align="justify">Percorrendo le sue stradine si ammirano abitazioni quattrocentesche, tra cui la Casa del Capitano, e la torre risalente al Trecento, impropriamente detta medicea, dalla cui sommità si apre allo sguardo un panorama incantevole che abbraccia le valli del Tirino e dell’Aterno e si spinge sino ai fondali della catena del Sirente e della Maiella.</p>
<p align="justify">La chiesa di Santo Stefano Protomartire, edificata tra XIV e XV secolo, si presenta con cinque campate ed è caratterizzata da un’insolita area presbiterale su cui si aprono le cappelle e un abside semicircolare. Rilevante è anche la chiesa della Madonna del Lago, del XVII secolo, che sorge subito fuori le mura, sulle verdi rive di un laghetto.</p>
<p align="justify">All’interno del borgo hanno luogo due importanti mostre- mercato: Estate nel Borgo, in cui il 12 e 13 agosto vengono offerti prodotti tipici lungo le vie del villaggio, con scene di vita medioevale, cortei in costume, artigiani e vecchi mestieri.</p>
<p align="justify">Natale nel Borgo, il 28 e 29 dicembre, con prodotti tipici del versante aquilano del Gran Sasso all’interno di vecchie abitazioni e botteghe artigiane. Alla tenue luce di cento fiaccole e lumi romani si inscena un presepe d’altri tempi nelle vie e piazzette di Santo Stefano di Sessanio.</p>
<p align="justify">Il territorio produce ottimi legumi, formaggi pecorini, miele e tartufi, ma sono le lenticchie il prodotto di punta di questo borgo abruzzese, alle quali è dedicata una sagra il primo fine settimana di settembre.</p>
<p align="justify">Biologiche da sempre, appartengono ad una qualità rara e antica che viene coltivata soltanto nei terreni aridi di alta montagna tra i 1200 e i 1450 metri. Le caratteristiche principali sono il colore marrone scuro, le dimensioni molto piccole, la superficie rugosa e striata e, soprattutto, il sapore che le ha rese celebri in tutta l’Italia e possono essere servite con patate, salsicce o quadratini di pane fritto in olio di oliva.</p>
<h3 align="justify">Si prosegue a sud per <a href="https://borghipiubelliditalia.it/borgo/navelli/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Navelli</a></h3>
<p align="justify">Dove passano i secoli e ancora, nei mesi di ottobre e novembre, si compie il miracolo dei fiori viola, quei piccoli e delicati petali che, all’improvviso, spuntano dalla terra scura spezzando l’equilibrio giallo e rosso dei tipici colori autunnali.</p>
<p align="justify">Il borgo di Navelli appare all’improvviso adagiato sul colle, con le sue mille finestre che guardano a valle e sorvegliano silenziosamente la piana. Le strade di ciottoli, le porte-bottega, gli stipiti e gli architravi compongono un insieme speciale, un’opera d’arte costruita nel tempo, pietra su pietra, da mani anonime e silenziose.</p>
<p align="justify">Navelli colpisce al primo sguardo per la splendida posizione e per la luminosità delle sue pietre. Come una piramide di case e viuzze resa dorata dalla patina del tempo, il borgo è guardato a distanza dal profilo della Maiella e dall’imponenza del Gran Sasso. Dal punto di vista naturalistico, Navelli è considerata la “porta dei parchi”, trovandosi all’incrocio del Parco Nazionale del Gran Sasso – Monti della Laga con il Parco regionale del Sirente – Velino.</p>
<p align="justify">Una visita a questo borgo diventa d’obbligo, soprattutto quando contro il suo elegante profilo, illuminato dal colore dorato della pietra, si stagliano i campi di velluto viola che custodiscono il prezioso zafferano, “l’oro rosso” che ha fatto la fortuna di Navelli.</p>
<p align="justify">Questo cresce a Navelli sano e purissimo ma, anche se il più prezioso, non è l’unico prodotto che caratterizza il borgo. Occorre ricordare anche l’olio d’oliva, uno dei pochi extravergini della zona, le mandorle e i ceci, piccoli e saporiti.</p>
<p align="justify">Lo zafferano e i ceci sono gli ingredienti base della cucina del territorio di Navelli. Tra i primi piatti si menzionano gnocchetti o sagnette e ceci, risotto allo zafferano e tra i secondi, costatine d’agnello allo zafferano. Tra i dolci sono ottimi i cauciunitti, ai ceci o alle mandorle e i nocci interrati, mandorle con lo zucchero, mentre per concludere, un buon liquore allo zafferano.</p>
<p align="justify">Navelli in Estate è caratterizzata da manifestazioni artistiche, musicali, teatrali, enogastronomiche, tra cui la Sagra dei Ceci e dello Zafferano, il primo week-end dopo ferragosto che comprende il Palio degli Asini e gli stand con i piatti della cucina locale.</p>
<p align="justify">Dalla sommità del paese si viene accolti dal secentesco Palazzo Santucci, sorto sulle rovine dell’antica fortezza medievale. Si accede al palazzo baronale da un androne che conduce al cortile, mentre due scalinate in pietra introducono all’elegante teoria di arcate a tutto sesto del loggiato superiore.</p>
<p align="justify">Dal cortile posteriore del palazzo si raggiunge la chiesa di San Sebastiano, costruita sui resti della primitiva chiesa di San Pelino, il cui campanile era originariamente la torre d’avvistamento del castello medioevale.</p>
<p align="justify">Il nucleo antico al suo interno racchiude angoli di storia contadina, come le tre vasche circolari, chiamate pilucce, scavate nella pietra, che servivano da mangiatoia per gli asini al ritorno dai campi.</p>
<p align="justify">Passeggiando, si incontrano luoghi di vita comunitaria come i vecchi forni comunali, belle strade ciottolate come via San Pasquale, sulla quale si aprono le porte di diversi edifici nobiliari, e bizzarri particolari architettonici quali i gradini tagliati nella roccia viva.</p>
<h3 align="justify">Da qui si raggiunge in poco tempo <a href="https://borghipiubelliditalia.it/borgo/bugnara/#1480496816178-4ed93fff-7757" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Bugnara</a></h3>
<p align="justify">Tra i profumi del formaggio pecorino che ricordano come questa sia terra di pastori, luogo antico di transumanze che sta cercando di non disperdere la sua vocazione legata alla fecondità del suolo.</p>
<p align="justify">La degustazione dei prodotti dei pastori trova la sua più alta espressione a giugno durante la Sagra del Formaggio Pecorino e si accompagna alla possibilità di assistere all’intero processo di lavorazione del latte.</p>
<p align="justify">Bugnara all’apparenza si mostra quasi dimessa, senza qualcosa che colpisca in modo particolare. Arrivando nel borgo si è accolti subito dalla chiesa del Santissimo Rosario che si affaccia sull’omonima piazza. Terminata nel 1602, si presenta con una sola navata ed in stile tardo barocco con soffitti decorati a rilievo.</p>
<p align="justify">In breve si arriva al palazzo Ducale, chiamato anche Rocca dello Scorpione. Costruito intorno all’anno Mille, evidenzia nell’imponente struttura architettonica le esigenze difensive cui era destinato, anche se nel tempo fu trasformato per accogliere gli agi e le comodità della vita di palazzo.</p>
<p align="justify">Allontanandosi un po’ dal paese si arriva alla chiesa della Madonna della Neve, che raccoglie la storia più interessante di Bugnara. Edificata anch’essa intorno al Mille, si presenta in stile gotico a tre navate e con all’interno statue e affreschi molto antichi.</p>
<p align="justify">Ma ciò che più colpisce è il pavimento originario del tempio romano a spina di pesce, su cui pare sia sorta. Lo dimostrerebbe la lapide dedicata a Helvia, sacerdotessa della dea Cerere, che merita grande attenzione. Oltre all’iscrizione è stato riportato alla luce un bassorilievo che raffigura la sacerdotessa mentre compie i riti.</p>
<p align="justify">La rievocazione delle attività connesse al lavoro dei campi, come la mietitura e la trebbiatura, si collega alle origini pagane di Bugnara, sede dell’altare della divinità romana del grano. Origini che vengo rappresentate dalla Festa della Madonna della Neve, il 5 agosto, in cui, durante la manifestazione si celebra anche la Sagra del Grano, a ricordo della vocazione agricola del luogo.</p>
<h3 align="justify">E poi, magnifica, si presenta <a href="https://borghipiubelliditalia.it/borgo/anversa-degli-abruzzi/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Anversa degli Abruzzi </a>posta all’inizio delle Gole del Sagittario.</h3>
<p align="justify">Il paese sorge a circa 600 metri su di un ampio sperone che domina lo sbocco delle gole scavate dal fiume Sagittario.</p>
<p align="justify">Anversa è un paese di antichi produttori di pignate e giocattoli sonori, di rinomati maestri muratori, di pastori. La “pignata”, il recipiente in terracotta (pignatta) usato per la cottura dei legumi, è simbolo di Anversa insieme al “cucù”, il fischietto d’argilla dal caratteristico suono.</p>
<p align="justify">La visita del centro storico inizia dalla chiesa di Santa Maria delle Grazie con il portale rinascimentale in pietra calcarea datato 1540, unico nel suo genere in Abruzzo per il raro motivo iconografico, e un magnifico rosone del 1585, recante lo stemma di Anversa, con le serpi attorcigliate alle asticelle del compasso.</p>
<p align="justify">Risalendo le strette vie che portano al castello normanno del XII secolo, ridotto, dal terremoto del 1706, a una scenografica quinta di rovine, si incontra una fila di case costruite in solida pietra lavorata, abbellite da armoniosi portali e finestre quadrate.</p>
<p align="justify">Affascinante è l’atmosfera che si respira tra i vicoli interni e i sottopassaggi ad arco del borgo medievale, individuato nella cinta esterna di case, costruite per la maggior parte sopra dirupi, che circoscrivono il vecchio abitato sormontato dai ruderi del castello.</p>
<p align="justify">Da lì si giunge in breve al Belvedere sulle Gole del Sagittario e, percorrendo via Duca degli Abruzzi, alla chiesa di San Marcello, di impianto romanico dell’XI secolo con elegante portale tardo gotico, rigoglioso di fantasiose sculture con motivi ornamentali.</p>
<p align="justify">Da visitare, infine, la frazione di Castrovalva che si affaccia sulle incantevoli Gole del Sagittario. Si entra nel borgo attraverso una porta ogivale per ammirare la parrocchiale di Santa Maria della Neve e la chiesetta di San Michele Arcangelo, risalente al XII secolo.</p>
<p align="justify">Le caratteristiche stradine del borgo medievale sono il punto di partenza per una visita alla Riserva Naturale Gole del Sagittario, che si estende dai 500 metri di quota, a valle dell’abitato di Anversa, fino ai pascoli di montagna di Pizzo Marcello, ai confini con il Parco Nazionale d’Abruzzo, a 1500 metri.</p>
<p align="justify">Da visitare anche il Giardino Botanico Gole del Sagittario, aperto da marzo a dicembre con orari diversi. Un museo a cielo aperto per riflettere sull’ordine e la regolarità della vita naturale e per incantarsi davanti a uno stagno, una siepe, un prato fiorito, rifugi di mondi nascosti</p>
<h3 align="justify">Si prosegue in direzione sud verso<a href="https://borghipiubelliditalia.it/borgo/villalago/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> Villalago </a>un paese in cui non manca di certo l’acqua</h3>
<p align="justify">Da quella che si scorge dalla bifora dell’eremo di Prato Cardoso, dove visse il monaco itinerante che fondò il borgo, fino all’acqua del lago di Scanno e del lago Pio e quella dei fiumi Sagittario e Sega.</p>
<p align="justify">Superate le aspre Gole del Sagittario, Villalago appare all’improvviso in alto, sulla sommità del Monte Argoneta.. Dalla piazza principale il borgo si arrampica ad anfiteatro sul versante orientale del monte, in un’affascinante sequenza di gradinate, vicoli e piazzette. Caratteristica del luogo sono i suppuort, gli archi che supportano sopra di loro un’abitazione costruita in pietra e travi di legno.</p>
<p align="justify">Dalla Piazza Celestino Lupi, salita la grande gradinata, si arriva al cuore del paese, dove si incontra subito la chiesa parrocchiale in stile romanico abruzzese, in cui sono conservati un dipinto in tela del 1521 raffigurante la Madonna del Rosario e l’altare di San Domenico, prezioso monumento del XII secolo scolpito in pietra.</p>
<p align="justify">Per scovare il genio del luogo, l’idea e la pratica di vita da cui è nata Villalago, bisogna recarsi all’eremo di San Domenico, luogo di ritiro spirituale dove visse l’anacoreta intorno al 1010. Qui San Domenico trovò la pace che cercava.</p>
<p align="justify">L’eremo sorge come una gemma incastonata tra rocce e acque di uno splendido verde smeraldo. Il portale in pietra della chiesa riporta disegni bizantineggianti, mentre oggi questo luogo è riserva naturale insieme al lago Pio, circondato da montagne con boschi di cerri e faggi, ai confini del Parco Nazionale d’Abruzzo.</p>
<p align="justify">A San Domenico Abate, inoltre, è dedicata una festa patronale il 21-22 agosto, giorno della sua santificazione, in cui si incontrano i pellegrini che giungono a piedi da Fornelli, in provincia di Isernia. A dicembre, nel bacino del lago di San Domenico, invece, si svolge il Presepe Subacqueo, unico del suo genere in tutto l’Appennino.</p>
<h3 align="justify">Da queste parti, una località assolutamente da non perdere è <a href="https://borghipiubelliditalia.it/borgo/scanno/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Scanno</a></h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/08/abruzzo-1410815_1280.jpg" alt="scanno" width="800" height="533" /></p>
<p align="justify">Un paesino dall’identità forgiata, in secoli di nomadismo pastorale e poi di emigrazione, sulle partenze, sullo spaesamento, dove baricentro di tutto è il vecchio borgo.</p>
<p align="justify">Identità che si legge anche nei costumi femminili e nei gioielli che li impreziosiscono continuamente. Rifatti, riprodotti, quasi a ripetere l’ossessione di una testarda volontà di sopravvivenza, come dimostrano le donne ultraottantenni che continuano a indossare il costume tradizionale. Proprio questi, il 14 agosto, giocano un ruolo centrale per Ju Catenacce, rievocazione di un antico corteo nuziale.</p>
<p align="justify">Il tessuto urbanistico del centro storico resta armonico e compatto. La bellezza di questo presepe ormai senza più pastori, si scopre addentrandosi senza meta nei suoi vicoli, dove è piacevole farsi sorprendere da un particolare curioso, un dettaglio architettonico.</p>
<p align="justify">Qui una piccola chiesa, qui una corte, tra cui è suggestiva quella del seicentesco Palazzo Tanturri de Horatio. E poi un rosone, uno stemma su una fontana, un affresco, come la splendida Madonna in trono della chiesetta di Santa Maria di Costantinopoli. Scanno è da scoprire così, lasciandosi trasportare dal piacere degli occhi, testimoniando una volontà di stupire e di frivolezza che ben contrastano con l’ambiente severo di montagna.</p>
<p align="justify">I vertici di questa sensibilità, oltre che nelle numerose chiese e nei palazzi padronali, sono raggiunti nelle arti applicate, nell’artigianato orafo, nell’arte del ricamo con la lavorazione del tombolo, nei costumi tradizionali femminili.</p>
<p align="justify">Il territorio di Scanno, compreso tra i 950 e i 2250 metri di altitudine, è inserito in buona parte nel Parco Nazionale d’Abruzzo, la seconda riserva naturale più antica d’Italia. Forse solo qui, tra questa natura e questi borghi, resiste il vero mondo appenninico, mentre il lago di Scanno, formatosi per sbarramento naturale, è circondato da monti aspri e selvaggi.</p>
<p align="justify">Scanno con le sue architetture, il costume delle donne, l’ambiente naturale ha da sempre attratto i grandi maestri della fotografia, tanto che nel 1998 fu istituito il Premio Internazionale “Scanno dei Fotografi”.</p>
<h3 align="justify">A poca distanza, un’altra piccola e graziosa realtà come<a href="https://borghipiubelliditalia.it/borgo/opi/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> Opi</a></h3>
<p align="justify">Posto su un’altura a schiena di cavallo, lambito dalle rocce, con le sue case in pietra, il borgo cerca di sopravvivere ai terremoti che con continuità minacciano di disfarlo. Opi è un luogo totalmente modellato sul territorio, in equilibrio instabile, come un lungo e bianco gregge di pecore su un dirupo.</p>
<p align="justify">Ad Opi non ci sono edifici di particolare rilievo a Opi. Un luogo esposto, già di suo, all’opera imperscrutabile della natura che nella sua potenza rivela la bellezza del paese, incastonato in mezzo a una corona di montagne tutte visibili dall’abitato, come il monte Marsicano, il monte Amaro, la Val Fondillo e la catena delle Camosciare.</p>
<p align="justify">Posto in quota a 1250 metri, Opi conserva il fascino della posizione e la fisionomia tipica delle comunità pastorali d’altura. I pastori con i loro greggi sono all’origine delle tradizioni culinarie dei borghi d’altura attraversati dai tratturi.</p>
<p align="justify">Ecco dunque la m’paniccia, fette di pane raffermo ammorbidito nel siero ancora caldo, la pecora al cotturo, la m’cisca, carne di pecora essiccata, la ricotta e il pecorino. Si ricordano anche i cicatelli con le foglie e le frittelle di cavolfiore, mentre il pasto termina con un dolce tipico come i tanozzi e con il fragolino, un liquore fatto con le fragoline di bosco.</p>
<p align="justify">La struttura urbana di Opi, rimasta inalterata e originata da due schiere di abitazioni che costituivano la protezione muraria, rivela quello che dovrebbe essere il significato vero del toponimo, vale a dire oppidum, “castello fortificato”.</p>
<p align="justify">Oltre al palazzo secentesco attuale sede del municipio, a Opi sono da considerare due edifici religiosi. Il primo è la chiesa di Santa Maria Assunta, situata a metà strada tra il nuovo centro e il nucleo storico, danneggiata più volte dai terremoti e ricostruita nella forma attuale nel XVII secolo. Il secondo è la cappella di San Giovanni Battista, collocata nei pressi della piazza principale, edificata in epoca barocca da Vincenzo Rossi, nobile del luogo.</p>
<p align="justify">La natura qui è padrona e non mancano le possibilità di escursionismo, passeggiate a piedi, a cavallo o in mountain bike lungo gli oltre cinquanta sentieri del Parco Nazionale d’Abruzzo. Un magnifico itinerario è quello che sale al monte Amaro (1862 metri) dalla Val Fondillo per la cresta ovest.</p>
<p align="justify">Una piacevole passeggiata attraverso i boschi è quella che segue il fondovalle della Val Fondillo, lungo l’antica mulattiera che, attraverso il Passaggio dell’Orso, conduce verso la Val Canneto e il versante laziale del Parco.</p>
<p align="justify">Ripida e fittamente boscosa, la Camosciara è uno dei luoghi segreti del Parco, raggiungibile all’inizio con una comoda mulattiera, e poi con sentieri più ripidi che consentono splendidi colpi d’occhio su cascate, integre faggete e montagne a perdita d’occhio.</p>
<h3 align="justify">Proseguendo la scoperta dei borghi aquilani si incontra <a href="https://borghipiubelliditalia.it/borgo/pescocostanzo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Pescocostanzo</a> il cui assetto urbanistico è frutto di una programmazione rigorosa e illuminata.</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/08/forest-1805330_1280.jpg" alt="pescocostanzo" width="800" height="535" /></p>
<p align="justify">Ogni altare, ogni chiesa, ogni casa o scultura è il frutto di una precisa volontà, di uno studio e di una committenza consapevoli, mai traditi dalle straordinarie capacità di artisti e artigiani che con dedizione hanno regalato la loro idea di bellezza.</p>
<p align="justify">Le case a schiera, uniche nel loro genere, creano un legame architettonico con l’ambiente circostante che dà al borgo un carattere scenico. Qui si ritrova la corrispondenza tra le forme della pietra e quelle del ferro battuto, tra i delicati disegni della filigrana e i fili intrecciati del merletto al tombolo, espressioni artigianali di antica tradizione ancora fiorenti.</p>
<p align="justify">Tra gli immensi e silenziosi pascoli che la Maiella e l’alta valle del Sangro sorvegliano, sorge l’abitato di Pescocostanzo. Il luogo è così ricco di tesori d’arte e bellezze naturali da apparire miracoloso, una specie di quaderno rinascimentale e barocco da sfogliare con cura.</p>
<p align="justify">A partire dalla Chiesa di Gesù e Maria e dall’annesso Convento dei francescani, cui si arriva dalla stazione percorrendo un lungo viale costeggiato dai giardini pubblici. Fondata nel 1611, la chiesa presenta pregevoli altari barocchi in marmo, sui quali spicca il grandioso altare maggiore realizzato su disegno di Cosimo Fanzago.</p>
<p align="justify">Si arriva in breve allo slargo su cui si affaccia la Collegiata di Santa Maria del Colle che conserva al suo interno magnifiche opere d’arte come il soffitto a cassettoni dorato e dipinto che copre tutta la navata centrale, realizzato da Carlo Sabatini intorno al 1680.</p>
<p align="justify">Vicino si ammirano Palazzo Coccopalmeri del XVII secolo con bel portale, balconi e finestre lavorate in pietra e, proseguendo frontalmente, sulla sinistra, Palazzo Colecchi dalla severa architettura cinquecentesca.</p>
<p align="justify">Tra gli altri palazzi degni di nota, si incontrano Casa D’Amata, risalente al XVI secolo, con il caratteristico “vignale”, ovvero il pianerottolo su scala esterna, porte abbinate e finestre riquadrate, e Palazzo Grilli del XVI secolo con quattro torrette angolari e due portali in pietra lavorata.</p>
<p align="justify">Il borgo è compreso nel Parco Nazionale della Maiella, una montagna con grandi canyon, pareti di roccia e fitti boschi nei valloni. Per conoscerla da vicino, si possono seguire gli antichi sentieri dei monaci, dei briganti e dei pastori.</p>
<p align="justify">Tra Pescocostanzo e Cansano, inoltre, si estende, tra i 1290 e i 1420 metri di quota, il Bosco di S. Antonio, una delle più belle faggete d’Abruzzo. Protetto come Riserva Naturale dal 1985, il bosco, oltre ai faggi, custodisce nei suoi 550 ettari numerose piante secolari, aceri, cerri e ciliegi.</p>
<p align="justify">All’inizio dell’estate fioriscono la genziana, la peonia e una delle orchidee selvatiche più rare d’Italia, la pipactis purpurea. In inverno, è possibile praticare lo sci di fondo tra i faggi e nel pianoro sottostante, mentre l’estate si presta per passeggiate e picnic.</p>
<h3 align="justify">Proseguendo in direzione nord si visita <a href="https://borghipiubelliditalia.it/borgo/pettorano-sul-gizio/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Pettorano sul Gizio</a>, ancora ricco di feste e tradizioni come pochi altri paesi d’Italia.</h3>
<p align="justify">Così restano vivi i costumi delle donne, il re Carnevale, i rituali primaverili di ispirazione pagana, la pietra di cui è fatto il borgo, l’aria frizzante di montagna, l’acqua del fiume Gizio che da sempre scorre accanto. Tutto testimonia il ricordo di antiche usanze, espressioni di cultura, ma anche di modelli organizzativi di vita sociale basata su regole di sapiente gestione del patrimonio culturale e naturale.</p>
<p align="justify">Il vuoto nel tessuto urbano lasciato dall’emigrazione viene sovrastato dalla bellezza delle antiche stradine che scendono verso le mura articolandosi tra scalette, cortili, antichi edifici arricchiti da iscrizioni e stemmi incisi dal tempo.</p>
<p align="justify">La sua struttura urbana ha assunto la forma odierna nel tardo medioevo. Tra gli edifici religiosi, meritano una visita la piccola chiesa extra muraria di San Nicola, già esistente nel 1112, e la chiesa della Madonna della Libertà da cui si dipartono le caratteristiche rue, stradine in discesa che conducono alla vallata del fiume Gizio attraverso interessanti stratificazioni architettoniche.</p>
<p align="justify">Gli imponenti resti del Castello dei Cantelmo, oggi ristrutturato, hanno vegliato il borgo nel lungo periodo di abbandono seguito al venir meno delle esigenze difensive e di controllo dei commerci nella valle. L’altro regno dei Cantelmo era rappresentato dal Palazzo Ducale, loro residenza privata articolata in tre volumi intorno a una corte quadrata che ha un lato aperto sulla vallata.</p>
<p align="justify">Il centro storico di Pettorano ricade tutto all’interno della Riserva Naturale Regionale Monte Genzana Alto Gizio, che possiede un’estensione di 3.164 ettari. Un caso unico nel panorama complessivo delle riserve naturali regionali in cui precisi vincoli tutelano le bellezze della natura insieme a quelle edificate dall’uomo.</p>
<p align="justify">L’acqua del Gizio è anche la fonte che genera le specialità culinarie di questo borgo. Prima fra tutte la polenta rognosa, rigorosamente cotta nel paiolo di rame e tagliata a fette con un filo. Tipici del luogo sono anche mognele e chezzerieje, gnocchetti acqua e farina conditi con la verdura locale degli ortolani- pastori, le pizzelle dolci con farina, uova, zucchero, cannella e limone e la pizza di San Martino con farina, uova, zucchero, noci, cioccolato fondente, cannella, mosto cotto, chiodi di garofano.</p>
<h3 align="justify"><a href="https://borghipiubelliditalia.it/borgo/pacentro-2/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Pacentro </a>appare da subito meravigliosa, offrendo la sensazione di oltrepassare una porta da tempo abbattuta, chiudere gli occhi e aprirli su una selva di torri, anche se diroccate o mozzate.</h3>
<p align="justify">I monti stringono Pacentro tanto da ridurre il suo orizzonte, ma in compenso la riparano dalla furia dei venti. I boschi ossigenano l’aria e le acque sgorgano fresche dalle numerose sorgenti della Maiella.</p>
<p align="justify">A ponente il cielo su Pacentro si allarga e la vista spazia per la Valle Peligna. Sulla sommità della collina si erge il castello dei Caldora, che nella sua struttura originaria risale al X secolo e faceva parte sistema difensivo della Valle Peligna.</p>
<p align="justify">Proprio dal castello parte l’Arrolamento della Gente d’Arme di Antonio Caldora, il 16-17 agosto. Una rievocazione storica in costume dell’arruolamento e dell’investitura dei cavalieri da parte del signore di Pacentro nell’Anno Domini 1450.</p>
<p align="justify">Una camminata per il borgo permette di scoprire altri luoghi interessanti come i Canaje, l’antico lavatoio pubblico, costruito con lastroni di pietra, in cui le donne vi convenivano da ogni punto del paese, trasportando sulla testa le caratteristiche uaccile, catini di rame.</p>
<p align="justify">Poi la Preta Tonna, o pietra dello scandalo, una grossa pietra incavata utilizzata come antica unità di misura del grano, sulla quale i debitori insolventi erano obbligati a sedere nudi davanti ai passanti, come forma di pubblica umiliazione.</p>
<p align="justify">Tra le chiese, invece, merita una visita la cinquecentesca chiesa Madre, con la sua imponente facciata, ornata da un cornicione lavorato e arricchita da una graziosa meridiana. Nei dintorni fanno bella mostra di sé diversi palazzi signorili dagli splendidi portali, come il seicentesco Palazzo Tonno e, più avanti, Palazzo La Rocca, che ospita il municipio.</p>
<p align="justify">Non si può, infine, lasciare Pacentro senza aver visto le pitture rupestri. Nella grotta di Colle Nusca, poco distante dal paese, mani cavernicole hanno tracciato con ocra rossa dei graffiti raffiguranti otto uomini armati di frecce e archi, illustrando scene di caccia di parecchie migliaia d’anni fa.</p>
<p align="justify">Pacentro è la porta naturale e al tempo stesso il cuore del Parco Nazionale della Maiella. Il paese si trova a 700 metri d’altitudine, ma l’altimetria del suo territorio va dai 430 ai quasi 2800 metri di Monte Amaro, la vetta della Maiella.</p>
<p align="justify">Un borgo prettamente montano, dal quale è facile salire in quota per assicurarsi le più belle vedute panoramiche ed ammirare una flora di grande valore naturalistico. Escursioni e passeggiate portano sempre in luoghi stupendi, come la cascata del Vallone o il passo San Leonardo.</p>
<p align="justify">La gastronomia ha carattere di sobrietà e rispecchia le tradizioni di una vita semplice, che per l’alimentazione si basa esclusivamente sui prodotti locali. Le ottime carni sono fornite dal bestiame allevato nei pascoli montani, ricchi d’erbe aromatiche che trasferiscono poi ai prodotti caseari sapori unici.</p>
<p align="justify">In un paese dalla grande tradizione gastronomica non poteva di certo mancare la festa culinaria. Ed ecco la Sagra della Polta, un gustoso piatto contadino base di verdure bollite e poi ripassate in padella con aglio e peperoncino.</p>
<p align="justify">Un altro evento importante è la Festa della Madonna di Loreto e la Corsa degli Zingari, la prima domenica di settembre. Il sacro e il profano si mescolano in questa gara che vede un gruppo di giovani correre a piedi nudi dal masso tricolore sul colle Ardinghi, di fronte al borgo, fino al fiume Vella, e risalire poi, per un antico viottolo di campagna, sino alla chiesa della Madonna di Loreto. Il vincitore è premiato con un taglio di stoffa, una sorta di palio dei tempi poveri, dal quale si ricavava un abito.</p>
<h3 align="justify">Il viaggio continua nella provincia di Pescara con <a href="https://borghipiubelliditalia.it/borgo/caramanico-terme/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Caramanico Terme</a></h3>
<p align="justify">Un borgo sorto in epoca longobarda all’imbocco del canyon dell’Orfento e della valle del fiume Orta, nel Parco Nazionale della Maiella, che unisce alla vocazione termale scenari naturali incontaminati.</p>
<p align="justify">Eremiti e monaci hanno trovato qui i luoghi della loro ascesi, fondando chiese ed eremi incastonati nella roccia della Maiella. I due romitori frequentati da Celestino V, il monaco eremita divenuto Papa, sono l’eremo di San Bartolomeo a 650 metri d’altitudine, in cima al vallone di Santo Spirito, e l’eremo di San Giovanni, di più difficile accesso, posto a 1220 metri in un punto scenografico della valle dell’Orfento.</p>
<p align="justify">Il percorso principale si sviluppa sulla linea di crinale, con in cima la fortificazione, che doveva essere assicurata non solo dal castello, ma anche dalla stessa chiesa principale, la quasi millenaria abbazia di Santa Maria Maggiore, dotata allo scopo di robuste mura.</p>
<p align="justify">Se la chiesa della Trinità non può certo competere con la vicina abbazia di Santa Maria Maggiore, basta spostarsi in via Verdi per imbattersi in due palazzi settecenteschi ricchi di stemmi araldici, come i palazzi D’Aquino e Salerni, costruiti dopo il terremoto del 1706, quando l’antico tessuto medievale fu sostituito da costruzioni più solide e importanti.</p>
<p align="justify">Da via Duca degli Abruzzi si accede alla parte bassa del borgo, la più autentica perché non interessata dagli interventi di demolizione ottocenteschi. Il borgo antico custodisce la chiesa di San Nicola di Bari, dalla sobria facciata neoclassica che incornicia l’esuberante portale barocco del 1592.</p>
<p align="justify">Anche se l’intonaco ha progressivamente coperto le murature faccia a vista, il quartiere di San Maurizio rimane il cuore del sognante paese che presenta una serie di manifestazioni estive come la Rassegna concertistica internazionale “Festival Valle dell’Orfento” dell’Accademia Marino da Caramanico, il Festival Musicarte e gli appuntamenti musicali itineranti di “Borghi in Musica”.</p>
<p align="justify">A queste, il 14-15 agosto, si aggiungono I Palmentieri, tipica festa contadina di ringraziamento che ha luogo al culmine della mietitura. I “palmentieri” sono cesti di vimini chiusi da un cono rovesciato adorno di pizzelle, dolce locale che ragazze in costume tradizionale depongono in omaggio ai piedi della Madonna dell’Assunta, protettrice del paese.</p>
<h3 align="justify">Si continua per <a href="https://borghipiubelliditalia.it/borgo/abbateggio/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Abbateggio</a> piccolo borgo alle pendici della Maiella</h3>
<p align="justify">Costituito da un nucleo antico di casette in candida pietra locale, aggrappate a uno sperone roccioso che domina la stretta valle del Fosso Fonte Vecchia. La parte più antica del paese si presenta come un paesino attraversato da tortuose stradine e ripide scalinate, scendendo le quali ci si affaccia verso i verdi panorami che circondano il borgo.</p>
<p align="justify">Il nucleo più alto, invece, è costituito di case rurali in pietra con caratteristiche stalle e fienili in parte ancora utilizzate dagli agricoltori locali, inframmezzate da orti e piccoli campi. Nel centro storico, corrispondente al sito in cui sorgeva il castello di Abbateggio, è da visitare la chiesa di San Lorenzo Martire, a pianta rettangolare e a una sola navata, con facciata rinascimentale e portale in stile quattrocentesco.</p>
<p align="justify">Su un colle roccioso di fronte al borgo, con vista sul Gran Sasso, i monti della Maiella e del Morrone e il mare Adriatico, si trova il santuario della Madonna dell’Elcina. La chiesa è eretta sul luogo in cui si tramandano alcune apparizioni mariane tra XV e XVI secolo, e ha dunque un notevole valore religioso per l’intera vallata.</p>
<p align="justify">Poco distante dal borgo ha sede il sito archeologico di Valle Giumentina, una delle principali testimonianze del Paleolitico inferiore e medio in Abruzzo. Vi si ammira un gruppo di capanne a tholos, notevoli per fattura e dimensioni.</p>
<p align="justify">Si tratta di strutture in pietra a secco costruite da pastori e contadini come ripari e la loro forma ricorda i trulli pugliesi e i nuraghi sardi. L’edificio principale del gruppo, l’unico a due piani, è il più grande degli esemplari sparsi nella zona.</p>
<p align="justify">Tutta la montagna è percorsa da una fitta rete di sentieri, che permettono di compiere brevi passeggiate o lunghe e impegnative escursioni. Da Abbateggio inizia anche un viaggio alla scoperta degli antichi eremi nascosti tra le rocce della Maiella. I più vicini sono quelli di San Bartolomeo di Legio, di Sant’Onofrio di Serramonacesca, di Santo Spirito a Maiella.</p>
<p align="justify">Riscoperto tra le sementi delle famiglie contadine, il farro, da anni, è oggetto di attenzione da parte di piccoli produttori locali che cercano di favorire la reintroduzione di questo cereale nell’alimentazione moderna.</p>
<p align="justify">E proprio il 10 agosto, ad Abbateggio, ha luogo la Festa del Farro, in occasione della ricorrenza di San Lorenzo, il patrono del paese. Allo spettacolo visivo delle stelle cadenti si unisce quello olfattivo dei molti piatti a base di farro cucinati dalle massaie locali, prime fra tutti le insalate e le minestre di farro.</p>
<h3 align="justify">Percorrendo la regione in direzione nord si arriva a <a href="https://borghipiubelliditalia.it/borgo/penne/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Penne</a> il cui corpo urbano è vestito di cotto, il mattone rosso che dalla pavimentazione delle strade sale fino alla cima delle case e dei palazzi nobiliari.</h3>
<p align="justify">Qui, su questo naturale terrazzo, si affaccia il Gran Sasso e si può iniziare la visita al centro storico da Porta Santa Croce, che ha accanto la chiesa di Santa Croce e la scenografica piazzetta omonima.</p>
<p align="justify">Percorrendo il corso dei Vestini si incontra la chiesetta settecentesca di San Ciro, restaurata nel 1843, e due pregevoli edifici civili: sulla sinistra, il cinquecentesco Palazzo Scorpione, già dimora di Margarita d’Austria, duchessa di Penne, con cortile rinascimentale in mattoni, mentre sulla destra, il Palazzo De Dura, con facciata rinascimentale in mattoni a vista.</p>
<p align="justify">La chiesa dell’Annunziata, le cui origini romaniche sono visibili nella parte esterna dell’abside, rappresenta uno degli edifici sacri più belli del Settecento abruzzese. Presenta un campanile a vela, facciata in cotto del 1733, interni barocchi, e una lunga storia: dal 1570 parte da qui la processione del Cristo Morto che si svolge il Venerdì Santo.</p>
<p align="justify">Giunti al Duomo, la cui esistenza è nota già nell’868, quando vi furono trasferite le spoglie di San Massimo, ci si trova di fronte una facciata in cotto ricostruita nel dopoguerra, mentre solo la cripta, il portale e il trecentesco campanile appartengono all’originaria fase romanico-gotica.</p>
<p align="justify">Piazza Duomo è anche sede del Museo Civico Diocesano. Le sale del piano inferiore sono costituite dalla cripta del Duomo, in cui sono conservati affreschi che vanno dal Duecento al Quattrocento, mentre il piano superiore comprende sale tematiche dedicate all’oreficeria sacra dal Trecento al Settecento, alle sculture lignee, ai codici e alle tele provenienti dalle chiese di Penne.</p>
<p align="justify">La vocazione produttiva del territorio è incentrata sulla cerealicoltura tra farro, mais, orzo e la rinomata pasta di grano duro, sulla coltivazione dell’ulivo, con l’olio extravergine Dop Aprutino Pescarese, e della vite grazie alle Doc Montepulciano d’Abruzzo sottozona Vestina, Cerasuolo e Trebbiano d’Abruzzo.</p>
<p align="justify">Ma non mancano le specialità culinarie come primi piatti, tra cui il timballo al forno e i maccheroni (o spaghetti) alla chitarra e i secondi come gli squisiti arrosticini (spiedini di carne di pecora cotti sulla brace) e capretto al forno.</p>
<h3 align="justify">Spostandosi quasi in direzione del mare Adriatico si incontra<a href="https://borghipiubelliditalia.it/borgo/citta-santangelo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> Città Sant&#8217;Angelo</a></h3>
<p align="justify">Posta sul suo belvedere naturale di dolci colline, rappresenta un lascito dei Longobardi da cui deriva il culto dell’angelo.</p>
<p align="justify">Risonanze angeliche si intravedono anche nel colore dorato dei mattoni in contrasto con la pietra bianca, nella calda tonalità bruna che le facciate di chiese e palazzi assumono al tramonto, negli ombrosi vicoletti dove si spinge l’aria di mare.</p>
<p align="justify">Più che un borgo, Città Sant’Angelo è una cittadina e bisogna cercare il centro storico facendosi largo tra le urbanizzazioni della collina e quelle del mare. Dal belvedere naturale su cui è stata costruita, si gode una vista magnifica sui monti della Maiella e del Gran Sasso e sulla costa pescarese.</p>
<p align="justify">La struttura urbanistica è chiaramente medievale, come appare dalla serie di stradine che si intersecano lungo il corso che taglia in due il centro storico. La prima emergenza architettonica all’ingresso del nucleo antico è la chiesa di Sant’Antonio, a navata unica con pareti ornate da stucchi barocchi.</p>
<p align="justify">Proseguendo lungo il Corso principale, si arriva al monumento simbolo di Città Sant’Angelo, ovvero alla chiesa di San Michele Arcangelo, divenuta collegiata nel 1353 e costruita su un precedente edificio del IX secolo.</p>
<p align="justify">Si scende quindi per uno dei suggestivi vicoletti alla chiesa di Santa Chiara, a pianta trilobata, unico esempio in tutta la regione, che merita una visita anche per la magnificenza degli stucchi e delle dorature e per il pregevole pavimento a mosaico.</p>
<p align="justify">Ritornati sul Corso, possiamo apprezzare il Palazzo Baronale, la dimora gentilizia più antica della città, e i palazzi Crognale, Colella e Castagna, mentre sfondo perfetto del Corso è la chiesa di Sant’Agostino, con retrostante convento.</p>
<p align="justify">A Città Sant’Angelo va in scena un particolare evento: Dall’Etna al Gran Sasso. Dal sabato antecedente la terza domenica alla quarta domenica di luglio un pezzo di Sicilia viene rappresentato in Abruzzo, con spettacoli musicali e teatrali, stand enogastronomici e mostra-mercato dell’artigianato artistico delle due regioni.</p>
<p align="justify">La Festa Patronale e del Perdono ha luogo, invece, dal venerdì antecedente al lunedì successivo la terza domenica di settembre. Al rito dell’indulgenza plenaria legato al culto di San Michele Arcangelo si accompagnano la Sagra dell’Uva, il sabato pomeriggio, con degustazione di uva e vino, la sfilata dei carri allegorici e la processione del lunedì sera.</p>
<p align="justify">Le viti e gli ulivi dei colli, così vicini al mare, risentono di un clima mite, generoso con le produzioni agricole. Ne derivano l’olio extravergine Dop Aprutino-Pescarese, estratto nei sei frantoi del territorio, di sapore fruttato e bassa acidità, e il vino doc Montepulciano d’Abruzzo. A questo si devono aggiungere le produzioni di Trebbiano, Cerasuolo e Pecorino, un vitigno riscoperto negli ultimi anni.</p>
<h3 align="justify">Muovendosi tra bosco e mare, tra il verde di uliveti, vigneti e aranceti, e la fascinosa Costa dei Trabocchi si arriva al borgo di <a href="https://borghipiubelliditalia.it/borgo/rocca-san-giovanni/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Rocca San Giovanni </a></h3>
<p align="justify">Le tre emergenze significative qui sono la chiesa di San Matteo, in stile romanico e ancora dotata delle originarie arcate gotiche, l’ottocentesco palazzo Comunale e il torrione medievale che fa parte della cinta muraria del XIII secolo, di cui rimane solo un tratto, con grazioso camminamento.</p>
<p align="justify">All’interno, il borgo ha interessanti edifici ottocenteschi, come Palazzo Colizzi, quasi tutti con ampi giardini interni, e qualcuno con balconi in ferro battuto. Il rifacimento di Piazza degli Eroi, di corso Garibaldi, di Largo Lentisco e delle vie d’accesso alle mura medievali rappresentano un primo, importante passo verso la riqualificazione totale del nucleo storico.</p>
<p align="justify">Città del Vino, Rocca San Giovanni vanta due cantine che producono vini Doc Montepulciano d’Abruzzo e Trebbiano d’Abruzzo, con particolare attenzione ai bianchi. Se i vigneti si perdono a vista d’occhio, gli ulivi non sono da meno: dalle olive Gentile di Chieti si ricava l’olio Dop Colline Teatine, un fruttato dai sentori erbacei e di colore verde oro.</p>
<p align="justify">La Costa dei Trabocchi, infine, regala una varietà tipica di arance, mentre alcuni trabocchi sono aperti per visite guidate e ospitano cene a base di piatti della tradizione marinara. Acciughe o sardine, mollica di pane, aglio, prezzemolo e olio extravergine di oliva sono gli ingredienti per preparare un piatto tipico come la “palazzole”.</p>
<h3 align="justify">Si ritorna verso sud e si visita <a href="https://borghipiubelliditalia.it/borgo/guardiagrele/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Guardiagrele </a>dove si lavora di fino, si cesella, si ricama.</h3>
<p align="justify">Questa, infatti, è la patria di Nicola da Guardiagrele, scultore e orafo sublime, uno dei più grandi artisti del Quattrocento italiano.</p>
<p align="justify">Un’abilità inventiva rimasta tesoro del borgo, ne è l’anima visibile, perché i suoi concittadini sono ancora gli artigiani più bravi d’Abruzzo, e i più strenui difensori dei “mestieri di una volta. Sede del “Centro d’eccellenza per l’artigianato d’Abruzzo”, Guardiagrele offre tutta la bellezza del “fatto a mano”: ferro battuto, ceramica, legno tornito, rame lavorato, tombolo, pietra lavorata, arte orafa e gioielli.</p>
<p align="justify">La particolare posizione in faccia alla Maiella spiega l’uso alternato della pietra e del mattone nel nucleo storico, il cui tessuto urbanistico si è formato tra il XIII e XV secolo, quando la cinta muraria raggiunse il suo massimo sviluppo.</p>
<p align="justify">La visita al centro storico parte dalla Chiesa di Santa Maria Maggiore, sorta intorno all’XI secolo. Il prospetto principale presenta uno stupendo portale ogivale trecentesco, tra i più eleganti del gotico abruzzese. Magnifico è anche, nella lunetta del portale, il gruppo scultoreo dell’Incoronazione della Vergine attribuito alla scuola di Nicola di Guardiagrele.</p>
<p align="justify">Il complesso monumentale di San Francesco si presenta oggi nelle forme della trasformazione settecentesca, ma la struttura risale al Trecento, quando furono realizzati il portale e il campanile, mentre la Chiesetta di Santa Chiara è caratterizzata all’interno da una profusione di stucchi settecenteschi.</p>
<p align="justify">Nella splendida cornice del chiostro francescano, il Museo del Costume rappresenta uno spaccato di storia locale a cavallo tra 800 e 900. Un viaggio nel passato, quando l’uomo era al passo con la natura e l’animale suo compagno di lavoro. Suddiviso in sei settori, nel corso degli anni il Museo si è arricchito di nuovi elementi, dando vita ad un’area espositiva di circa 1500 reperti autentici d’epoca, creati dagli artigiani guardiesi</p>
<p align="justify">Il Museo archeologico “F. Ferrari”, espone nelle sue sei sale corredi e manufatti provenienti principalmente dalla necropoli preromana di Comino. Al suo interno, una copia della funebre “Stele di Guardiagrele”, che riproduce le fattezze di un guerriero del VII secolo a.C. Visitare il Museo Archeologico equivale ad intraprendere uno straordinario viaggio nella storia antica di questo borgo meraviglioso</p>
<p align="justify">Quanto all’architettura civile, l’esempio più importante è il Palazzo Vitacolonna, realizzato nel XVIII secolo interamente in mattoni. La monumentale facciata, ispirata a canoni rinascimentali, presenta una lunga balconata su mensole.</p>
<p align="justify">A Guardiagrele ha sede il Parco Nazionale della Maiella, una montagna dolce e invitante, ricca di acque, boschi e pascoli, che racchiude, come in un grembo misterioso, anfratti e valli nascoste. Da qui partono splendidi itinerari che portano in luoghi panoramici costeggiando torrenti e fontanili, attraversando canyon e grotte, grandi faggete e fitti boschi.</p>
<p align="justify">Oltre alle abilità manuali e artigianali, a Guardiagrele è particolarmente apprezzata la produzione dolciaria e pasticcera: torroni, amaretti, marzapane e, soprattutto, le sise delle monache, pudicamente chiamate anche tre monti, paste fresche di pan di spagna farcite di crema e cosparse di zucchero a velo.</p>
<h3 align="justify">Il tour tra i borghi abruzzesi si conclude a <a href="https://borghipiubelliditalia.it/borgo/pretoro/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Pretoro</a> tra pascoli, prati e boschi che costituiscono la ricchezza di questo borgo appollaiato su una collina alle pendici della Maiella.</h3>
<p align="justify">Posto tra il mare Adriatico, visibile in lontananza nei giorni limpidi, e la montagna, Pretoro ha sempre vissuto in rapporto simbiotico con il suo bosco, come dimostra la secolare tradizione dell’artigianato del legno realizzando mortai, setacci per la farina, strumenti per fare la pasta alla chitarra, cucchiai e forchette di legno.</p>
<p align="justify">Bosco e montagna: dai pascoli ovini veniva la lana, per filare la quale servivano i fusi, costruiti da abili artigiani, i “fusari”. Questo era, appunto, il paese dei “fusari”, e anche se di fusi non c’è quasi più bisogno, l’artigianato a Pretoro non è morto: ci sono ancora, infatti, alcuni tornitori, scalpellini e intagliatori.</p>
<p align="justify">I principali monumenti di Pretoro sono tre edifici religiosi. La chiesa di Sant’Andrea Apostolo, la principale del borgo, che risale ai secoli XV e XVI ed è posta sulla parte più alta dell’abitato. La chiesa di San Nicola si discosta dall’originario impianto romanico per le forme tardorinascimentali e secentesche con cui si presenta dopo la sua ricostruzione. Più conosciuta come chiesa di San Domenico, al quale sono dedicate le celebrazioni de Lu Lope (il lupo) e quella arcaica dei Serpari (i manipolatori di serpenti).</p>
<p align="justify">Proprio con la Festa di San Domenico e il Lupo, la prima domenica di maggio si rievocano antichi riti e miracoli del santo che protegge dai lupi e dal morso dei serpenti. Con una sacra rappresentazione si ricorda il salvataggio del figlioletto di una coppia di boscaioli rapito dal lupo, e la mattina della festa si premiano i “serpari” che hanno catturato nei boschi i serpenti più belli.</p>
<p align="justify">E poi l’eremo della Madonna della Mazza con un portale che testimonia un’origine duecentesca o trecentesca. Le prime notizie certe che lo riguardano sono del 1324-1325 e si riferiscono alla riscossione delle decime da parte dei monaci benedettini cistercensi provenienti dalla Francia.</p>
<p align="justify">Il nome di Madonna della Mazza deriva dallo scettro (o “mazza”) con cui è raffigurata la Vergine. La chiesetta è frequentata in estate e soprattutto la prima domenica di luglio, quando la Madonna viene riportata in processione qui, sui monti, dopo aver trascorso due mesi nella chiesa di Sant’Andrea.</p>
<p align="justify">Paesaggi incontaminati, ricchi di flora e di fauna, accolgono nella Riserva Naturale Valle del Foro, sorta nel 1997 per tutelare il territorio, divenuta il primo nucleo del Parco Nazionale della Maiella. Numerosi percorsi escursionistici conducono all’interno del Parco, mentre altre destinazioni nei paraggi sono il Passo Lanciano, la Fonte Tettone e il Monte Amaro.</p>
<p align="justify"><em><strong>Alessandro Campa</strong></em></p>
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		<title>Come si diventa Borghi più Belli d’Italia</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Mar 2024 07:00:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Scopriamo insieme procedure e criteri di selezione e l’appuntamento con la nuova rubrica dedicata ai Borghi più Belli d’Italia Un nome evocativo, i Borghi più belli d’Italia, che ancora una volta testimonia quanto la nostra penisola, al suo interno, offra angoli nascosti di particolare bellezza. Un insieme di piccoli comuni che, ogni giorno, dimostra quanto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-93147" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/03/umbria-3387782_1280-e1617116137345.jpg" alt="borghi più belli d'Italia " width="800" height="534" /></h3>
<h3>Scopriamo insieme procedure e criteri di selezione e l’appuntamento con la nuova rubrica dedicata ai Borghi più Belli d’Italia</h3>
<p><span id="more-93135"></span></p>
<p>Un nome evocativo, i Borghi più belli d’Italia, che ancora una volta testimonia quanto la nostra penisola, al suo interno, offra angoli nascosti di particolare bellezza. Un insieme di piccoli comuni che, ogni giorno, dimostra quanto sia importante prendersi cura dei dettagli.</p>
<p>L’attenzione alle piccole cose ha trovato conferma, nel marzo 2001, con l’istituzione dell’<a href="https://borghipiubelliditalia.it/club/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Associazione o Club dei Borghi più belli d’Italia</strong></a>, creata su impulso della Consulta del Turismo dell’<strong>ANCI</strong>, l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani.</p>
<p>Un’iniziativa nata dall’esigenza di <strong>valorizzare il grande patrimonio di storia, arte, cultura, ambiente e tradizioni presente nei piccoli centri italiani</strong> che sono, per la maggior parte, emarginati dai flussi dei visitatori e dei turisti.</p>
<p><strong>Centinaia di piccoli “borghi d’Italia” che rischiano lo spopolamento</strong> ed il conseguente degrado a causa di una situazione di marginalità rispetto agli interessi economici che gravitano intorno al movimento turistico e commerciale.</p>
<p>Per questo motivo, il Club dei Borghi più belli d’Italia, che non nasce per effettuare solo un’operazione di promozione turistica integrata, si prefigge di garantire, attraverso la tutela, il recupero e la valorizzazione, il mantenimento di un patrimonio di monumenti e di memorie che, in altro modo, rischierebbe di essere perduto.</p>
<h4>Proprio i Borghi più belli d’Italia, saranno il tema centrale della prossima <strong>rubrica di Ecoseven</strong>.</h4>
<p>Una serie di viaggi che avranno come tappe principali i piccoli comuni che fanno parte di questa associazione e che verranno presentati e divisi per regione.</p>
<p>Il primo appuntamento della rubrica avrà luogo questo<strong> venerdì 2 aprile</strong> e, ogni settimana, proseguirà con altri splendidi borghi distribuiti tra nord, sud e centro Italia.</p>
<p>Al fine di conoscere meglio la struttura dell’associazione, è necessario fornire delle piccole informazioni sull’istituzione del Club, su alcuni dei suoi principali organi, sulle loro funzioni e competenze e sui criteri da rispettare per diventare uno dei Borghi più belli d’Italia.</p>
<h4><strong><a href="https://borghipiubelliditalia.it/club/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Club dei Borghi più belli d’Italia</a>: statuto, organi e competenze </strong></h4>
<p>Il Club denominato “I Borghi più Belli d’Italia” si è costituito ai sensi dello Statuto dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI), fa parte dell’Associazione stessa e tra i fondatori figurano sia l’ANCI che i Comuni di Anghiari, Apricale, Arquà Petrarca, Castel di Tora, Castelmezzano, Castiglione del Lago, Chiusa-Klausen, Cisternino, Furore, Gerace, Montefiore Conca, Monzambano, Scanno.</p>
<p>Il Club, inoltre, è proprietario del marchio “I Borghi più Belli d’Italia” depositato e registrato secondo le vigenti disposizioni di legge. Un <strong>simbolo di originalità e armonia</strong> su cui costruire, per italiani e stranieri, nuove opportunità di offerta turistica, valorizzando e promuovendo anche le produzioni tipiche locali.</p>
<p>Valorizzazione, promozione e sviluppo. Sono questi i tre principali elementi chiave che rappresentano gli obiettivi principali su cui si è costituita l’Associazione de i Borghi più belli d’Italia.</p>
<h4>La durata del Club è illimitata e presenta due categorie distinte di Soci, quelli <strong>ordinari</strong> e quelli <strong>onorari</strong>.</h4>
<p>Tra i primi rientrano i Comuni che hanno ottenuto l’ammissione al Club, mentre i secondi sono in maggior parte Enti, Associazioni, Istituzioni che, per meriti particolari, vengono ammessei al Club dal Consiglio.</p>
<p>Tra gli organi che compongono l’Associazione, i più importanti sono sicuramente <strong>l’Assemblea dei Soci, il Consiglio Direttivo e il Presidente</strong>, che si riuniscono normalmente presso la sede sociale a Roma, ad eccezione di eventi particolari, in cui possono essere convocati, a rotazione, anche presso sedi diverse da quella sociale</p>
<p>In base allo statuto del Club, tutti i soci hanno l’obbligo di versare una quota associativa annuale, il cui importo è fissato ogni tre anni dall’Assemblea, su proposta del Consiglio Direttivo secondo scaglioni riferiti al numero di abitanti del Comune alla data del 31 dicembre dell’anno antecedente.</p>
<p>Gli scaglioni in questione riguardano comuni che comprendono una popolazione minima che raggiunge i 250 abitanti, fino ad una popolazione massima di 7.001 e oltre abitanti. I Comuni ammessi al Club non perdono la qualità di socio se, in seguito a tale ammissione, la popolazione del della Frazione o del Comune supera nel suo complesso il numero degli abitanti previsti nella Carta di Qualità.</p>
<h4>I soci sono obbligati, pena l’esclusione dal Club, ad installare la cartellonistica del club entro un anno dall’ammissione.</h4>
<p>I soci che, per due anni consecutivi, non prendono parte ad alcuna delle iniziative istituzionali del Club (Assemblea nazionale, Festival nazionale ed iniziative riconosciute dal Club di livello nazionale) vengono dichiarati decaduti su proposta del Consiglio Direttivo all’Assemblea dei soci.</p>
<p>I Soci Onorari hanno diritto di voto in Assemblea e pagano una quota annuale d’iscrizione pari al 30% in più di quella massima prevista per i comuni maggiori. Ogni socio ha diritto ad un voto e i Comuni sono rappresentati dal Sindaco in carica o da persona da lui designata. <strong>Il verbale di ogni Assemblea viene conservato agli atti e comunicato a tutti i soci via PEC.</strong></p>
<p>Le quote dei Soci dovranno essere versate non oltre 90 giorni dalla data di formalizzazione dell’ammissione al Club ed entro il 30 giugno di ciascun anno. Le quote possono essere modificate in fase di approvazione del bilancio di previsione su proposta del Consiglio Direttivo, mentre il Club può ricevere, per le proprie attività, donazioni, contributi e finanziamenti da Enti pubblici e privati.</p>
<p>I Soci non in regola con il pagamento della quota associativa vengono proposti per l’esclusione alla prima assemblea utile con provvedimento del Consiglio Direttivo, e comunque esclusi dalle iniziative del Club fino a regolarizzazione dei pagamenti stessi.</p>
<h4>I Soci possono recedere dal Club esprimendo tale volontà attraverso delibera del Consiglio Comunale.</h4>
<p>Il recesso deve essere adottato dal Consiglio Comunale entro il 30 settembre ed ha effetto dal primo gennaio dell’anno successivo. Il Socio recedente è comunque tenuto ad adempiere tutte le obbligazioni già assunte fino alla esecutività del recesso.</p>
<p><strong>L’Assemblea dei Soci</strong> è costituita da tutti i Comuni in regola con il pagamento della quota associativa al 31 dicembre dell’anno precedente. Si riunisce almeno una volta all’anno per l’approvazione del bilancio preventivo e consuntivo e tutte le volte in cui ciò è richiesto da almeno un decimo dei Soci.</p>
<p>Per ciò che riguarda le <strong>modifiche dell’Atto Costitutivo e dello Statuto</strong> occorre la presenza nell’Assemblea dei Soci di almeno i tre quarti degli associati e il voto favorevole della maggioranza dei Soci.</p>
<p>Nel caso in cui si presenti la volontà per deliberare <strong>lo scioglimento dell’Associazione</strong> e la devoluzione del patrimonio occorre, invece, il voto favorevole di almeno i tre quarti degli associati riuniti in Assemblea dei Soci.</p>
<p>La convocazione dell’Assemblea spetta al Presidente del Club, a seguito di delibera del Consiglio Direttivo, mediante comunicazione scritta, anche per via telematica, diretta a ciascun socio e almeno 15 giorni prima di quello fissato per la riunione.</p>
<p>L’Assemblea è presieduta dal Presidente del Club e, in caso di assenza o impedimento, dal Vice Presidente rappresentante il Comune con maggiore anzianità di affiliazione.</p>
<p>L’approvazione del bilancio consuntivo e preventivo, del programma annuale delle attività e del regolamento per i rimborsi spesa e per le indennità di missione rientra tra le funzioni svolte dall’Assemblea dei Soci.</p>
<p>A queste si aggiunge anche la nomina dei componenti del Consiglio Direttivo di sua competenza e del Revisore Unico, oltre ad apportare modifiche allo Statuto.</p>
<h4>Il <strong>Revisore Unico</strong> dura in carica tre anni dalla data di nomina e può essere rinnovato per ulteriori tre anni.</h4>
<p>Deve essere iscritto nel registro istituito presso il Ministero della Giustizia ed è scelto fra persone estranee all’Associazione.</p>
<p>Il compenso del Revisore Unico è determinato dall’Assemblea dei Soci all’atto della nomina, relativamente al periodo della durata del suo ufficio e può essere revocato solo per giusta causa e con deliberazione dell’Assemblea dei Soci.</p>
<p><strong>Il Revisore Unico ha il compito di controllare la regolare tenuta della contabilità sociale</strong>, la consistenza periodica di cassa e di predisporre la relazione annuale al bilancio consuntivo e al bilancio di previsione, da sottoporre all’Assemblea dei Soci per l’approvazione.</p>
<p>L’Assemblea dei soci, inoltre, può eleggere, a scrutinio segreto, il Presidente Nazionale del Club tra i rappresentanti dei Comuni (Sindaco, suo delegato o persona da  lui designata) o tra coloro che hanno fatto parte del Consiglio Direttivo per almeno cinque anni consecutivi, salvo diversa decisione assunta con il voto unanime dei presenti.</p>
<h4>Un altro importante organo che compone l’Associazione è il <strong>Consiglio Direttivo.</strong></h4>
<p>Dura in carica cinque anni con possibilità di rinnovo ed è composto dal Presidente del Club che lo presiede,  13 componenti eletti dall’Assemblea e un componente indicato dall’ANCI.</p>
<p>Il Consiglio Direttivo stabilisce la politica di bilancio, gli indirizzi generali dell’Associazione, assicurandone il regolare andamento della gestione, e aggiorna i criteri per la verifica dei requisiti richiesti per l’ammissibilità al Club.</p>
<p>In più, propone all’Assemblea il bilancio di previsione e il bilancio consuntivo da approvare entro il 30 giugno di ogni anno, il regolamento per i rimborsi spese e per le indennità di missione e  il programma annuale delle attività.</p>
<p>Il Consiglio Direttivo, inoltre, ha il compito di fissare i criteri e determinare gli indirizzi cui deve attenersi <strong>il Comitato Scientifico per la verifica periodica delle caratteristiche e dei requisiti dei borghi associati</strong>, in ordine al progresso o regresso delle qualità richieste e per la loro eventuale esclusione, vigilando così anche sul rispetto della “Carta di Qualità” da parte dei Soci.</p>
<p>Il Consiglio Direttivo può anche proporre all’Assemblea il numero massimo dei soci da ammettere al Club e annualmente, può richiedere all’Assemblea una quota aggiuntiva alle quote sociali, non superiore al 30% delle stesse, da destinare al potenziamento dei servizi promozionali del Club.</p>
<p>Su convocazione del Presidente o su richiesta di almeno un quarto dei suoi membri, il Consiglio Direttivo si riunisce almeno due volte all’anno. Il consigliere che, senza valido motivo, si sia assentato a tre riunioni consecutive del Consiglio Direttivo, è considerato dimissionario.</p>
<p>Il Consiglio Direttivo nomina il <strong>Comitato Scientifico e il suo Coordinatore</strong>, individuando Coordinatori Regionali o Interregionali per agevolare l’attività organizzativa.</p>
<h4>Questi ultimi possono partecipare alle riunioni del Consiglio Direttivo senza diritto di voto.</h4>
<p>Il Comitato Scientifico è composto da quattro membri nominati dal Consiglio Direttivo più il Presidente del Club, dura in carica cinque anni, con possibilità di rinnovo, e comunque cessa dalle funzioni con la decadenza del Consiglio Direttivo.</p>
<p>Il Comitato Scientifico, sulla base degli indirizzi generali e della politica di bilancio definiti dal <strong>Consiglio Direttivo e votati dall’Assemblea, elabora le strategie di promozione e sviluppo del Club</strong>, istruisce le pratiche per le candidature di ammissione dei Comuni,  nonché quelle di dimissione ed esclusione di quei Comuni soci che non soddisfano più i criteri stabiliti nella Carta di Qualità.</p>
<p>Tutte le istruttorie di ammissione, dimissioni ed esclusione devono essere sottoposte al Consiglio Direttivo per la deliberazione. Allo stesso Comitato scientifico, inoltre, spetta il compito di  effettuare sopralluoghi presso i Comuni che abbiano fatto richiesta di ammissione al Club, al fine di <strong>verificare l’esistenza dei requisiti richiesti</strong>.</p>
<p>Ai componenti del Comitato Scientifico, escluso il Presidente del Club, spetta un compenso, fissato dal regolamento interno, per ogni giornata di missione finalizzata alle perizie, più il rimborso delle spese sostenute per la partecipazione alle riunioni.</p>
<p>Il Coordinatore del Comitato e il Revisore Unico, quest’ultimo se invitato dal Presidente, partecipano, senza diritto di voto, alle riunioni del Consiglio Direttivo, che  può essere convocato  anche nella stessa giornata con intervallo di almeno un’ora.</p>
<h4>Le decisioni sono prese a maggioranza e, in caso di parità, è decisivo il voto del <strong>Presidente</strong>.</h4>
<p>Proprio quest’ultimo rappresenta un’altra figura chiave dell’Associazione, dura in carica cinque anni con possibilità di rinnovo e promuove l’attività del Club. <strong>Il Presidente nomina, tra i componenti del Consiglio Direttivo, tre Vice Presidenti</strong>, di norma in rappresentanza delle tre aree geografiche (Nord, Centro e Sardegna, Sud e Sicilia), ai quali può conferire deleghe su specifiche materie.</p>
<p>Il presidente promuove azioni di concertazione con le organizzazioni economiche, gli Enti Locali, le Regioni, le istituzioni dello Stato e della U.E., per favorire lo sviluppo economico e migliorare le condizioni di vita della popolazione dei Comuni appartenenti all’Associazione.</p>
<p>In più, intrattiene le relazioni con le associazioni dei Borghi più belli di altri Paesi europei e non, al fine di organizzare azioni comuni e di rispondere al medesimo obiettivo di salvaguardia del paesaggio culturale ed ambientale.</p>
<p>Il Presidente, inoltre, si occupa di mantenere relazioni  con <strong>le Associazioni, con gli enti culturali che si occupano di tutelare e valorizzare il paesaggio</strong>, e in generale con tutti coloro, comprese le organizzazioni imprenditoriali ed economiche, che possono favorire il raggiungimento degli obiettivi del Club.</p>
<p>In caso di impedimento del Presidente, le funzioni vengono svolte dal Vice Presidente più anziano in ordine all’entrata del Comune a far parte del Club di cui è rappresentante. <strong>Al Presidente spetta una indennità di carica lorda pari a quella di un sindaco di un comune</strong> con popolazione compresa tra i 3001 e 5.000 abitanti rivalutata ogni tre anni secondo l’andamento dell’inflazione e ridotta del 50% ,qualora percepisca altra indennità per carica pubblica.</p>
<h4><strong>Iter di certificazione per l’ammissione al Club</strong></h4>
<p>Una volta elencati gli organi principali dell’Associazione e le loro funzioni, è necessario conoscere la procedura di selezione e certificazione valida per ogni comune inserito tra i Borghi più belli d’Italia.</p>
<p>Ogni Comune interessato, per fare domanda di ammissione al Club e richiedere una visita di certificazione, deve inviare all’Associazione la delibera del consiglio Comunale con la condivisione dello Statuto del Club e della carta di Qualità, entrambi scaricabili dal sito <a href="http://www.borghipiubelliditalia.it" target="_blank" rel="noopener noreferrer">www.borghipiubelliditalia.it</a>.</p>
<p>La delibera deve essere inviata insieme ad una lettera di accompagnamento del Sindaco, in cui si descrive la peculiarità del borgo richiedente e la richiesta ufficiale di visita di certificazione. Una volta ricevuta la richiesta, essa viene inserita nella lista di attesa.</p>
<p>Il Comune richiedente, per essere ammesso all’Associazione e utilizzare il marchio di cui questo è proprietario, deve soddisfare alcuni criteri, indicati come requisiti essenziali nella “Carta di Qualità” e nel “Regolamento”, evidenziati  anche nello statuto del Club.</p>
<p>I comuni interessati ad essere ammessi al Club, affinché venga avviata l’istruttoria di questa  pratica, devono versare, a titolo di concorso alle spese di certificazione, una somma che viene stabilita annualmente dal Consiglio Direttivo nel bilancio di previsione.</p>
<h4>In caso di non ammissione il versamento non verrà rimborsato.</h4>
<p>Se il Comune non soddisfa entrambe queste esigenze, non si procede all’ istruzione della candidatura. In caso di valutazione positiva della candidatura, il Consiglio Direttivo, sulla base del programma annuale approvato, e accertato che il pagamento del &#8220;contributo alle spese di valutazione&#8221; sia stato effettuato, autorizza il Comitato Scientifico ad effettuare la visita di valutazione.</p>
<p>Questa consiste in un incontro con il Sindaco o suo delegato e nella visita dettagliata del Borgo, comprendente la realizzazione di un reportage video-fotografico. Alla perizia, segue l&#8217;esame del rapporto da parte del Comitato Scientifico, che lo sottopone al Consiglio Direttivo per deliberare l’eventuale ammissione del Comune al Club.</p>
<p>Il Consiglio Direttivo delega al Comitato Scientifico la predisposizione del Programma Annuale delle valutazioni e rivalutazioni ed il relativo piano di attuazione.</p>
<h4>Anche le modalità e l’uso del marchio rientrano tra le procedure di selezione.</h4>
<p>Il Comitato Scientifico, annualmente,  redige l’elenco dei Comuni da visitare sulla base della data di ricezione della richiesta e  delle esigenze di copertura regionale in base al numero di borghi presenti in ogni regione. Il Comitato scientifico propone al Consiglio Direttivo l&#8217;elenco dei Borghi da visitare e rivisitare, discute e in seguito  approva l&#8217;elenco definitivo che viene presentato  all&#8217;assemblea nazionale.</p>
<p>Una volta approvato l’elenco delle visite, il Comitato Scientifico spedisce una lettera al Sindaco del Comune richiedente, specificando  la richiesta della data per effettuare la visita e il versamento della quota di concorso alle spese di certificazione, pari a € 400 per Comuni fino a 5000 abitanti e € 500 per Comuni oltre i 5000 abitanti.</p>
<p>A seguito dell’esito della visita di certificazione, il Comitato Scientifico propone l’ingresso, l’ammissione con riserva o la non-ammissione al Club al Consiglio Direttivo, il quale decide in merito.</p>
<h4>Il Comune visitato, quindi, riceverà una lettera a firma del Presidente dell’Associazione in cui si comunicano tre tipi di esiti.</h4>
<p>Il primo riguarda l’inserimento del Comune all’interno dell’Associazione, con la descrizione di eventuali problematiche emerse durante la visita e segnalate dal certificatore che non compromettono l’ammissione, ma che devono essere sanate.</p>
<p>Il Club, inoltre, predispone  un calendario annuale di rivisitazioni di Borghi già certificati, per verificare che abbia mantenuto le caratteristiche richieste dalla carta di Qualità</p>
<p>Il secondo riguarda l&#8217;ammissione con riserva, che prevede una rivisitazione entro 18-24 mesi, mentre il terzo la non  ammissione, ed in questo  caso vengono elencate le caratteristiche del borgo che non corrispondono ai requisiti della Carta di Qualità dell’Associazione e per cui è stata presa questa decisione.</p>
<h4><a href="https://borghipiubelliditalia.it/wp-content/uploads/2019/09/Carta-Qualit%C3%A0-2019.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>La Carta di Qualità </strong></a></h4>
<p>Un elemento menzionato in precedenza e che raffigura un’importanza rilevante all’interno del processo di selezione è la <strong>Carta di Qualità</strong>. Una serie di articoli e disposizioni che certificano come far parte di questa associazione e in che modo mantenere questo status.</p>
<p>L’adesione alla Carta di Qualità deve avvenire in modo formale e scritto. Il Sindaco del Comune in questione dichiara di aver preso visione, nella loro integrità, sia dello Statuto che della presente Carta, di accettarli senza riserve e di averli portati all’attenzione del Consiglio Comunale. Una dichiarazione che viene, in seguito, inserita  nella lettera ufficiale di ammissione del Comune al Club.</p>
<p>Il Consiglio Direttivo si riserva di verificare o far verificare in qualsiasi momento che ogni Comune aderente, sottoscrittore della presente Carta, continui a soddisfare i criteri che hanno reso possibile la sua ammissione tra &#8220;I Borghi Più Belli d’Italia&#8221;.</p>
<p>La presente Carta <strong>ha lo scopo di definire le modalità di attribuzione, uso e ritiro del marchio depositato</strong> e, di conseguenza, i criteri di ammissione o di esclusione dal Club de &#8221; I Borghi Più Belli d’Italia”.</p>
<p>Per essere ammesso nel Club de &#8221; I Borghi Più Belli d’Italia &#8221; e utilizzarne il marchio di cui questo è proprietario, ogni Comune deve  avere una popolazione che nel Borgo antico, Centro Storico del Comune o  Frazione indicata  non superi i duemila abitanti.</p>
<p>Il Borgo deve avere una presenza di almeno il 70% di edifici storici anteriore al 1939 e offrire un patrimonio che si faccia apprezzare per la qualità urbanistica e la preservazione del legame tra microsistema urbano e ambiente naturale circostante.</p>
<p>A queste si aggiungono <strong>le sue particolarità architettoniche</strong>, come armonia e omogeneità dei volumi costruiti, compresi i materiali delle facciate, dei tetti, delle porte assieme alla presenza di elementi decorativi simbolici, come  frontoni, insegne e stucchi.</p>
<p>Il Borgo, inoltre, deve manifestare, attraverso fatti concreti, il perseguimento dei criteri fondamentali attraverso politiche di valorizzazione, sviluppo, promozione del proprio patrimonio.</p>
<p>La valorizzazione del borgo può avvenire tramite una serie di azioni, tra cui<strong> l’accessibilità al borgo, la chiusura permanente o temporanea del borgo alla circolazione automobilistica</strong>, la cura del verde pubblico e lo studio particolare dell’illuminazione e degli spazi pubblici.</p>
<p>Lo sviluppo del Borgo riguarda, in particolar modo, l’esistenza di attività commerciali, artigiane e di  istituzioni culturali, unite alla presenza di offerte di alloggio, ristorazione e attività ludiche, mentre tra le iniziative di promozione ricoprono un ruolo fondamentale l’esistenza di una segnaletica direzionale e di punti di informazione e accoglienza,  l’organizzazione di visite guidate e l’edizione di guide o opuscoli promozionali, siti web e strumenti di comunicazione anche in forma digitale.</p>
<h4>Ogni Comune classificato, infatti, una volta scelto, dovrà installare, alle entrate del paese il cartello ufficiale comprendente la denominazione e l&#8217;emblema figurativo del marchio.</h4>
<p>Il Comune deve utilizzare il marchio su tutti i documenti e gli strumenti di comunicazione e promozione e può, inoltre, autorizzare l’uso del marchio per tutte le associazioni senza scopo di lucro e collegate.</p>
<p>Il Comune è autorizzato a utilizzare il marchio de &#8220;I Borghi Più Belli d’Italia&#8221; finché mantiene le condizioni dettate dalla Carta di Qualità. Nel caso in cui il Comune perda i requisiti, l’Assemblea, su proposta del Consiglio Direttivo, procede alla sua esclusione con decisione notificata al Sindaco con lettera e/o Pec firmata dal Presidente.</p>
<p>L’esclusione implica automaticamente il ritiro del diritto d&#8217;uso del marchio da parte del Comune, al quale vengono concessi sei mesi di tempo per eliminare la denominazione e l&#8217;emblema figurativo del marchio da tutti i documenti e da tutti i supporti, come pannelli, cartelli stradali, segnaletica.</p>
<p>Ogni Comune socio si impegna, nel caso di una sua esclusione, non solo ad <strong>abbandonare l&#8217;uso del marchio de &#8220;I Borghi Più Belli d’Italia&#8221;</strong>, ma anche a non crearne uno simile.</p>
<p>Lo stesso impegno riguarda il Comune che, di propria iniziativa, decida di ritirarsi dal Club, mentre in caso di non ottemperanza, o di uso fraudolento, il Club si tutelerà nelle sedi e nelle forme opportune per la tutela del Marchio.</p>
<p><em><strong>Alessandro Campa</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>I borghi più belli d’Italia: Trentino Alto Adige</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Feb 2024 10:00:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Una regione dai contorni e paesaggi straordinari Due anime differenti si incontrano in un’unica regione dai contorni e dai paesaggi straordinari, dai gusti e dalle tradizioni particolari. Il Trentino Alto Adige, da sempre, si presenta, ma questa volta mostra nel dettaglio alcune particolarità nascoste nei suoi borghi. La zona nord della regione, quella del Südtirol, [&#8230;]]]></description>
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<h3>Una regione dai contorni e paesaggi straordinari</h3>
<p><span id="more-103642"></span></p>
<p>Due anime differenti si incontrano in un’unica regione dai contorni e dai paesaggi straordinari, dai gusti e dalle tradizioni particolari. Il Trentino Alto Adige, da sempre, si presenta, ma questa volta mostra nel dettaglio alcune particolarità nascoste nei suoi borghi.</p>
<p>La zona nord della regione, quella del Südtirol, ospita una serie di piccole località in cui la parte tirolese si fonde con quella italiana.</p>
<h4>Quasi al confine con l’Austria un esempio è rappresentato da <a href="https://borghipiubelliditalia.it/borgo/vipiteno-sterzing/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Vipiteno</strong></a></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un ambiente ospitale come pochi, con i suoi <strong>Erker </strong>fioriti, spazi per proiettare all&#8217;esterno di un edificio alcune finestre, i merli, le insegne e la pittoresca via principale, Vipiteno incanta per l’atmosfera di commiato e di ricordi. Il nucleo abitato si è sviluppato lungo la strada del Brennero, la via di comunicazione più importante tra Italia e Germania.</p>
<p>Nonostante la crescita di nuovi quartieri, l’impianto urbanistico è rimasto pressoché inalterato dalla fine del XIII secolo. La cittadina è divisa dalla <strong>Torre Civica</strong>, detta anche “delle dodici”, in due nuclei, <strong>Città Vecchia</strong> e <strong>Città Nuova</strong>, allineati lungo la <strong>Reichstrasse</strong>, la via principale, con negozi e alberghi al posto delle antiche botteghe artigiane e delle locande.</p>
<p>Contemporaneo alla costruzione della torre è il <strong>Palazzo Comunale</strong>, rifinito in seguito con l’erker poligonale d’angolo coronato di merli. Al suo interno sono notevoli le inferriate, i rivestimenti in legno e la stube gotica con la singolare lumiera a forma di donna.</p>
<p>La <strong>chiesa gotica di Santo Spirito</strong> era un tempo un corpo unico con l’antico Ospedale e la sua navata principale ha splendidi affreschi quattrocenteschi di Giovanni da Brunico, mentre la <strong>chiesa parrocchiale di Santa Maria della Palude</strong> è la più ampia del Tirolo: su coro e sagrestia gotici è stato addossato, nel 1496, un vasto corpo a tre navate ultimato nel 1524.</p>
<p>All’interno sono conservate cinque statue del prezioso altare a portelle di <strong>Hans Multscher</strong>, lo scultore ligneo più famoso in quel tempo in Germania.  L’altare, che il maestro realizzò nel suo laboratorio di Ulm, rappresenta uno dei capolavori del realismo tardogotico tedesco.</p>
<p>Le tavole dell’altare si trovano, invece, presso la <strong>Deutschaus,</strong> il palazzo dell’antico ordine monastico, militare e ospedaliero dei cavalieri teutonici che risale al XIII secolo e ospita oggi il  <strong>museo Multscher</strong>, la scuola di musica e  la <strong>chiesa tardo barocca di Santa Elisabetta</strong>.</p>
<p>Nei dintorni di Vipiteno, su uno spuntone di roccia, sorge l’imponente <strong>Castel Tasso</strong> (Schloss Reifenstein), uno dei castelli meglio conservati dell’Alto Adige, con le mura ancora intatte, posto dal XII secolo a sorvegliare la Val d’Isarco, in una zona un tempo paludosa.</p>
<p>Ma Vipiteno è celebre anche per due prodotti tipici. I <strong>canederli (</strong>Knödel), a cui è dedicata una sagra la seconda domenica di settembre con degustazioni e corsi di cucina sul tipico piatto tirolese. E poi lo <strong>yogurt</strong>, che viene celebrato con delle giornate che vanno da inizio luglio a fine agosto, in cui vari ristoranti di Vipiteno e dintorni preparano piatti tradizionali e di nuova creazione a base dello squisito yogurt prodotto dalla Latteria Vipiteno.</p>
<h4><a href="https://borghipiubelliditalia.it/borgo/glorenza-glurns/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Glorenza</strong></a> non è mai cresciuta oltre gli stretti confini tracciati dalle sue mura cinquecentesche.</h4>
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<p>I segni del tempo sono ovunque, ed è bello leggerli nei particolari. L’atmosfera che si respira nei vicoli e sotto i portici di questa città in miniatura è a dir poco incantevole.</p>
<p>Con i suoi 885 abitanti, di cui 400 vivono nel borgo, Glorenza è una delle più piccole città d’Europa. Le mura, unica fortificazione cittadina intatta in tutto l’Alto Adige, racchiudono un assetto urbano di cui è ben visibile l’origine medievale, anche se a predominare sono le forme architettoniche del XVI secolo.</p>
<p>La <strong>Porta di Tubre</strong>, eretta probabilmente per uso abitativo, dopo la costruzione delle nuove mura fu utilizzata come porta d’accesso.  L’ex Tribunale fu fatto costruire intorno al 1510 dal titolare della giurisdizione Jörg von Liechtenstein  nel giardino a ovest della <strong>Torre Flurin</strong>.</p>
<p><strong>Casa Frölich</strong>, splendida con il suo Erker  e gli interni affrescati, è una signorile casa d’angolo che prese l’aspetto attuale nel 1570, dopo una lunga appartenenza ai conti di Matsch. Il dipinto della facciata posteriore è un’allegoria rinascimentale dei sette peccati capitali, di cui si sono conservati solo la superbia e l’avarizia.</p>
<p>Da vedere anche il <strong>maso chiamato Im Winkel</strong> (“nell’angolo”) con il suo bastione circolare di mura. Appena fuori, oltre l’Adige, <strong>la chiesa parrocchiale di San Pancrazio</strong> si presenta nelle forme tardogotiche del XV secolo, ma la sua origine è romanica, come testimonia il campanile, cui è stata aggiunta nel 1664 la cupola barocca a cipolla.</p>
<p>Glorenza si trova vicino al confine svizzero e a quello austriaco, dunque è la base di partenza ideale per fare delle gite in questi due paesi, nonché, naturalmente, per scoprire le bellezze della <strong>Val Venosta. </strong></p>
<p>A pochi km da Glorenza si trova, inoltre, il lago di Resia, dal quale spunta il <strong>campanile di Curon Venosta.</strong> Il magnifico mondo alpino circostante regala, infine, i paesaggi meravigliosi del <strong>Parco Nazionale dello Stelvio</strong>, le magie della montagna, i prati, i pascoli, i sentieri, i rifugi alpini e le malghe dove si possono assaggiare i prodotti locali.</p>
<p>Prodotti che si inseriscono nel menù squisitamente tirolese di Glorenza, iniziando con un profumato antipasto di speck, formaggi, pane di segale e grano saraceno, seguito da una gustosa minestra contadina oppure dai tipici canederli.</p>
<p>I secondi sono a base di carne di maiale o d’agnello con contorno di patate dolcissime, mentre  completano il pranzo le torte casalinghe ai frutti di bosco, i krapfen ripieni di marmellata e lo strudel.</p>
<h4>Si raggiunge <a href="https://borghipiubelliditalia.it/borgo/chiusa-klausen/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Chiusa</strong></a> che deve il suo nome allo stretto passaggio naturale che si forma tra la rupe di Sabiona, il fiume Isarco e il torrente Tinne.</h4>
<p>Il centro storico di Chiusa mantiene immutata la sua particolare struttura medievale e l’atmosfera che ne deriva con le sue facciate con mura merlate, gli inconfondibili Erker e le insegne di osterie in ferro battuto.</p>
<p>La lunga via che attraversa la città è la prima attrattiva di Chiusa. Percorrendo il nucleo antico da Città Alta verso Città Bassa, i primi edifici storici che si incontrano sono <strong>la Casa Wegmacher</strong> e la <strong>chiesa degli Apostoli</strong>, in stile gotico a navata singola, costruita, nella seconda metà del Quattrocento, dal mastro-architetto Jörg.</p>
<p>Risalgono al tardo Medioevo il municipio, il <strong>complesso del vecchio Albergo Leone d’Oro</strong>  e la <strong>Casa della Dogana Vescovile</strong>, sulla cui bella facciata figurano dieci dipinti araldici di vescovi di Bressanone.</p>
<p>Città Alta termina in <strong>Piazza Parrocchia</strong> su cui si affaccia la <strong>chiesa di Sant’Andrea</strong>, costruzione tardogotica che sorge sui resti del precedente edificio romanico, considerata una delle più belle chiese del gotico sudtirolese.</p>
<p>Dalla piazza ci si incammina verso la Città Bassa, dove si ammirano le belle insegne che contrassegnavano gli alberghi. Da vedere <strong>l’ex Albergo Orso Grigio</strong>, il posto di ristoro più antico della città e <strong>il Caffè Nussbaumer</strong> (ex Albergo Croce Bianca), al cui interno era allestita, all’epoca, una colonia di artisti  con una singolare galleria di opere d’arte</p>
<p>Città Bassa finisce in <strong>Piazza Tinne</strong>, incorniciata pittorescamente dai vecchi alberghi, alcuni dei quali ancora in attività. Superato il torrente Tinne, nel grande parco pubblico si trova l’ex convento dei Cappuccini, ora sede del <strong>Museo Civico </strong>e della <strong>Biblioteca Civica</strong>.</p>
<p>Il Museo  espone opere di alcuni tra i più noti esponenti della <strong>Colonia Artistica di Chiusa</strong>, attiva qui tra il 1874 e il 1914, mentre  ha un valore inestimabile la collezione d’arte chiamata il <strong>Tesoro di Loreto</strong>, costituita dai doni che il chiusano Padre Gabriel Pontifeser, confessore della regina di Spagna Maria Anna, aveva ricevuto dai reali di Spagna e da personalità che frequentavano la corte, tra cui  arredi sacri, tessuti, gioielli,  porcellane Ming e dipinti di scuole europee di Cinque e Seicento.</p>
<p>La visita al museo può essere integrata con quella alla <strong>Chiesa dei Cappuccini</strong> raggiungibile attraverso il chiostro. Eretta tra il 1699 e il 1701, la chiesa presenta due splendide pale d’altare del pittore lombardo Paolo Pagani. Encomiabile, infine, l’attività della <strong>Galleria Civica</strong> rivolta all’arte contemporanea, in particolare alle tendenze più avanzate delle arti visive.</p>
<p>La visita prosegue seguendo un antico percorso con le stazioni della via Crucis verso <strong>il convento di Sabiona</strong> che, con la sua mole, occupa la parte superiore dello sperone di roccia sovrastante il borgo. Il monastero, ultimato nel 1686, sorge con la <strong>chiesa del convento e la chiesa di Santa Croce</strong> sulle rovine di un precedente complesso distrutto da un incendio nel 1533.</p>
<p>Il borgo di Chiusa, negli ultimi due sabati di settembre e nel primo sabato di ottobre, ospita un mercatino di artigianato e una sfilata che termina con l’incoronazione della regina del <strong>Törggelen</strong>. Una festa per le vie e per le cantine del centro storico con questa usanza il cui nome deriva dal latino torculum, “torchio“, e consiste in una passeggiata tra i colori dell’autunno, seguita da una sosta presso un maso, in cui vengono servite specialità tirolesi accompagnate da un’allegra musica dal vivo.</p>
<h4>Il comune di <a href="https://borghipiubelliditalia.it/borgo/castelrotto-kastelruth/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Castelrotto</strong> </a>è costituito da un nucleo principale e da undici frazioni, ognuna con una chiesa e un nome proprio, tre delle quali di lingua ladina.</h4>
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<p>La località più bassa è San Vigilio a 720 metri s.l.m., mentre la più alta è Compatsch a 1825 metri e all’ingresso dell’<strong>Alpe di Siusi</strong>.</p>
<p>Quest’ultima è  una delle montagne più belle delle Dolomiti. Prati, campi e boschi si dividono in egual misura i 56 chilometri quadrati dell’area, che fanno dell’Alpe il più vasto altipiano d’Europa.</p>
<p>Il linguaggio presente a Kastelruth,  questo il nome tedesco, è quello del “pittoresco”,  nel senso che molte facciate sono state decorate da un pittore, <strong>Eduard Burgauner</strong> , il cui intento era quello di trasformare Castelrotto in un’opera d’arte.</p>
<p>Ancora oggi l’immagine del borgo è quella di un interessante connubio di stile Liberty e tradizioni locali di gusto barocco, come si può vedere al margine del paese, dove gli affreschi di <strong>Villa Felseck</strong>, la casa della famiglia Burgauner, illustrano i mesi in modo ciclico, seguendo i riti e i lavori dei contadini.</p>
<p>Una volta entrati a Castelrotto si viene accolti dalla bella <strong>Piazza Krausen</strong>, che ha formato il proprio carattere nei secoli. Nel 1607 è stato costruito l’odierno municipio, mentre l’alta torre campanaria è stata realizzata dopo l’incendio del 1753 che ha danneggiato la vecchia chiesa gotica, sostituita con l’attuale edificio neoclassico di metà Ottocento.</p>
<p>In Piazza Krausen, inoltre, ha sede il <strong>Museo del Costume</strong>, in cui sono esposti i tradizionali costumi tirolesi. Quello maschile comprende camicia, gilet, giacca in loden dai colori scuri e cappello ornato da un garofano, mentre le donne indossano una gonna nera e lunga e un bustino nero di velluto con sopra un grembiule blu o nero, e un foulard di seta con lunghe frange.</p>
<p>Dalla piazza principale, con una breve salita, si arriva al <strong>Colle</strong>, una collina tra i boschi dove sorgeva il castello che poi è stato distrutto, da cui deriva appunto il nome del borgo di Castel-rotto, e del quale restano le rovine. Qui si trovano le sette cappelle del Calvario erette alla fine del Seicento dalla famiglia Krausen</p>
<p>Una rete di sentieri lunga circa 350 chilometri attraversa questo paesaggio alpino dove, tra malghe e rifugi, da sempre i contadini di Fiè allo Sciliar e di Castelrotto portano a pascolare mucche e pecore. Nei primi giorni di ottobre, inoltre, un corteo di pastori e di 250 vacche decorate da copricapi fioriti annuncia l’arrivo dell’autunno nell’Alpe di Siusi.</p>
<h4><strong><a href="https://borghipiubelliditalia.it/borgo/egna-neumarkt/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Egna</a> </strong>è un delizioso centro storico di origine medievale, circondato dai vigneti e dagli alberi di mele della collina di Castelfeder, stretto tra le rive dell’Adige e i boschi del Monte Corno.</h4>
<p>Edifici in stile veneziano, molti dei quali costruiti tra XV e XVII secolo, esibiscono i loro eleganti portici a ricordo della grandezza passata, quando nella strada-mercato, nei cortiletti interni e nelle residenze nobiliari si facevano affari grazie agli scambi commerciali.</p>
<p>Sono i portici a rendere pittoresca l’antica città-mercato di Egna. Le abitazioni, allineate lungo la strada che fungeva, appunto, da mercato, sono dotate di portici con arcate con volte a tutto sesto e ad arco acuto che  si susseguono, rivelando i mutamenti architettonici nel tempo. Ai portici è dedicata anche la <strong>Laubenfest </strong>ad inizio agosto. Una festa nata nel 1974 e una delle manifestazioni più conosciute in Alto Adige e attira ogni anno migliaia di visitatori.</p>
<p>L’antica strada – mercato è caratterizzata dalle cosiddette <strong>case a sala</strong> (Saalhäuser), la cui facciata principale è porticata e rivolta verso la strada, mentre il cortile  retrostante è caratterizzato da costruzioni adibite al lavoro agricolo e commerciale e ai magazzini.</p>
<p>Al protettore dei naviganti, San Nicolò, è dedicata la <strong>chiesa parrocchiale di origine romanica</strong>, con campanile del XII secolo e a tre navate, in una delle quali vi sono affreschi dell’epoca raffiguranti i simboli dei quattro Evangelisti.</p>
<p>A sud del centro storico, affreschi e finestre ogivali sono solo ciò che rimane dell’<strong>ex chiesa di San Gallo</strong>, menzionata già nel 1202 con l’ospedale cui era annessa. Meritano una visita anche la <strong>chiesa tardogotica di Nostra Signora in Villa</strong>, ammirata in Tirolo per la sua purezza di stile e le pregevoli opere pittoriche e scultoree e, fuori del borgo, la <strong>chiesetta di San Floriano</strong> risalente al XII secolo mostra elementi architettonici e decorativi di raffinata esecuzione.</p>
<p>Dalle uve della frazione di Mazzon, si ottiene un eccezionale <strong>Blauburgunder</strong> (Pinot Nero), che viene celebrato a maggio nelle  <strong>Giornate altoatesine del Pinot Nero</strong>, con l’assegnazione del premio al miglior Pinot italiano.</p>
<p>Ad Egna, inoltre, avviene la fusione tra cucina sudtirolese, trentina e mediterranea. Il menu di questa zona, infatti, comprende canederli con speck, formaggio o fegato, <strong>Schlutzkrap</strong>fen (mezzelune con ricotta e spinaci), zuppa d’orzo e verdure con pancetta e <strong>Gröstl</strong> (patate arrosto con pezzetti di carne).</p>
<p>Tra i dolci, si ricorda naturalmente lo Strudel e poi gli <strong>Strauben </strong>(impasto di farina, latte e uova, servito poi con marmellata di mirtillo rosso), i <strong>Kaiserschmarren</strong> (omelette spezzata in grossi pezzi e arricchita con uvetta), i <strong>Topfenknöde</strong>l (canederli dolci alla ricotta) e i <strong>Marillenknödel</strong> (gnocchi alle prugne o albicocche con spolverata di cannella).</p>
<h4>Proseguendo verso sud, nel territorio di Trento, si scopre il borgo di <a href="https://borghipiubelliditalia.it/borgo/sen-jan-di-fassa/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Vigo di Fassa, frazione di Sèn Jan di Fassa</strong>  </a></h4>
<p>Vigo sorge nella conca più ampia e soleggiata della Val di Fassa, intorno al massiccio del Sella e sotto le vette del Catinaccio e del Latemar.</p>
<p>Il piccolo borgo è un paradiso per gli sciatori: dal centro urbano tramite la funivia si raggiunge direttamente l’area sciistica del <strong>Ciampedie</strong> (“campo di Dio” in ladino). Gli amanti delle escursioni, dal Ciampedie possono addentrarsi nel gruppo del Catinaccio o semplicemente apprezzare la cucina dei rifugi seguendo i sentieri attrezzati o le strade forestali.</p>
<p>In questa zona cìè una parola che esprime tanta bellezza: <strong>enrosadira</strong>. Deriva dal ladino enrosadöra (“diventare di colore rosa”) e descrive il fenomeno per cui le cime delle Dolomiti, all’alba e al tramonto, assumono un colore rossastro che vira verso il viola.</p>
<p>Oltre che centro geografico della valle, fino all’Ottocento Vigo ne era il cuore amministrativo, ospitando il potere giudiziario, quello legislativo e quello religioso, grazie alla presenza della <strong>pieve di San Giovanni </strong>e della <strong>chiesa di Santa Giuliana</strong>, patrona della valle.</p>
<p>Nella frazione di San Giovanni svettano le ardite forme tardogotiche della pieve, consacrata nel 1489 e costruita su una più antica chiesa romanica, a sua volta sorta sulla primitiva cappella carolingia. Molto elegante il campanile, frutto di una sopraelevazione di quello romanico, con la slanciata guglia che raggiunge i 67 metri d’altezza. Adiacente alla canonica della pieve di San Giovanni, nell’antico <strong>fienile Tobià de la Pieif</strong>, ha sede il <strong>Museo Ladino di Fassa</strong> che ospita le collezioni etnografiche dell’Istitut Cultural Ladin.</p>
<p>Da queste parti ogni frazione ha una sua atmosfera e particolari motivi di interesse. Una costante è la presenza di fontane e di grandi fienili in legno (<strong>tobié)</strong>,  di crocifissi ed edicole agli incroci delle strade e persino nei campi.</p>
<p>La prima frazione che si incontra venendo dal paese è <strong>Valle</strong> (Val). Il suo aspetto rurale si conserva grazie ai numerosi tobié, al crocifisso settecentesco e ai vari rustici. Anche <strong>Costa</strong>, che si raggiunge da Val per la Strada de Somcosta, ha la sua fontana, il suo crocifisso di legno e antiche abitazioni.</p>
<p>Proseguendo verso monte, attraverso i prati, si arriva a <strong>Larzonei</strong>, altro villaggio fassano dall’architettura tradizionale, dove è presente un edificio con due forni del pane.  Da una fontana coperta da tettoia, parte un sentiero che conduce a <strong>Tamion</strong>, il villaggio più alto in quota, posto su una terrazza panoramica dove si nota, tra le case e gli antichi fienili, la <strong>chiesetta della Trinità</strong> eretta nel 1708.  La sesta e ultima borgata, <strong>Vallonga </strong>si allunga intorno alla chiesetta settecentesca, e poi rinnovata, di <strong>San Giovanni Nepomuceno</strong>.</p>
<h4>All’estremità orientale del Trentino, <a href="https://borghipiubelliditalia.it/borgo/mezzano/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Mezzano</strong></a> è l’unico comune di valle a conservare ancora, tra le abitazioni, qualche stalla in funzione.</h4>
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<p>Sapori e odori di una ruralità altrove smarrita, rendono questo borgo un luogo capace di conciliare il passato e il presente, le forme architettoniche della tradizione e la loro rilettura contemporanea.</p>
<p>L’abitato è un susseguirsi compatto di tetti contorti e sporgenti, di balconi di legno di vicoli lastricati a “salesà”, di intonaci esaltati dal sole e dalle ombre. A un soffio da San Martino di Castrozza, Mezzano è una sorta di serbatoio di vita alpina, una miniera inesauribile di idee che si manifestano in ogni angolo nascosto, lungo i vicoli, nelle piazzette, all’ombra dei ballatoi.</p>
<p>Mezzano celebra la sua parte agreste con l’itinerario <strong>“Segni sparsi nel rurale</strong>”, dedicato ad acqua, orti, architettura, incisioni, affreschi: 20 pitture murali, oltre 100 iscrizioni, circa 400 orti, un particolare sistema di distribuzione idrica e le architetture del paese.</p>
<p>Il borgo mantiene integra una sua identità storica, nonostante siano stati inseriti elementi nuovi nel tessuto originale, avendo sempre un occhio di riguardo verso le caratteristiche del borgo. Proprio per questo motivo, i nuovi edifici attestano la presenza di una contemporaneità architettonica in continuità con lo spirito della tradizione.</p>
<p>Questo è il caso di <strong>Piazza Brolo</strong>, di <strong>Piazza Fontana</strong> e del <strong>Centro civico</strong>. Da qualche tempo, inoltre, è esplosa una discreta e incantevole nuova forma d’arte, unica nella sua semplicità. Il paese, infatti, si sta popolando di meravigliose e monumentali cataste di legna artistiche.</p>
<p>Lungo i vicoli, sui ballatoi, nelle piazze e nei cortili, la tradizionale scorta di ceppi per l’inverno si fa bella grazie a “<strong>Cataste e Canzei</strong>”, singolare iniziativa che ogni anno richiama artisti affermati perché realizzino le loro grandi installazioni.</p>
<p>Ecco allora la fisarmonica in tensione che pare una stella, la clessidra chiusa tra sole e luna a segnare il trascorrere del tempo e ancora, gli uomini intenti a tagliare l’albero e la catasta instabile che cede a un coreografico crollo.</p>
<p>Nei mesi estivi, la presenza ormai consueta della <strong>Music Academy International di New York</strong> garantisce la rappresentazione di opere liriche, musical di Broadway, concerti per orchestra, in una serie di eventi che sono quasi quotidiani, mentre completano il quadro rassegne teatrali e concerti da camera anche durante gli altri mesi.</p>
<p>A Mezzano la ricca produzione casearia non fa mai mancare il formaggio nei piatti tipici, tra cui spicca il più celebre, <strong>la Tosèla</strong>”, un formaggio fresco fatto con latte appena munto da gustare a crudo o cotto nel burro, accompagnato dalla classica polenta e dalla salsiccia luganega.</p>
<p>Da provare anche <strong>el tonco con polenta e teghe a la poìna</strong>, una prelibatezza costituita da salsiccia a pezzetti in sugo di farina di frumento con fagiolini stufati alla ricotta affumicata. <strong>Smorum, casada</strong>  e torta alla ricotta sono le note dolci che chiudono il menù di Mezzano.</p>
<h4>Nella contrada di Tenno ecco <strong><a href="https://borghipiubelliditalia.it/borgo/canale/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Canale</a> </strong>un agglomerato rurale di origine medievale  sopravvissuto quasi intatto nella sua struttura fino ai giorni nostri.</h4>
<p>Il borgo si fa apprezzare per la caratteristica architettura fatta di “volti” a botte, sottopassi, vicoletti e ballatoi affumicati dal tempo.</p>
<p>Qui la festa più importante si chiama <strong>“Rustico Medioevo”</strong> e rende bene l’idea del posto in cui ci si trova. Nella prima metà di agosto il borgo di Canale si anima per dieci giorni e recupera la sua dimensione più autentica, coinvolgendo turisti e residenti all’insegna della buona tavola, della cultura e del folclore.</p>
<p><strong>Polenta e peverada</strong> è il piatto tipico della festa, a base di polenta di farina di granoturco e pane raffermo grattato e cotto con brodo di carne pepato, servita con cotechino e spolverata di formaggio grana. Un altro piatto tipico è la <strong>carne salada</strong>, carne di manzo di prima scelta condita con spezie, servita cruda o cotta, accompagnata dai fasoi</p>
<p>I principali prodotti che si possono trovare da queste parti sono l’olio extravergine del Lago di Garda, una produzione limitata, ma di qualità elevata e il vino, in particolare la <strong>Schiava Lorè</strong> da uve bianche Chardonnay e il <strong>Merlot </strong>delle microzone di Tenno.</p>
<p>Canale è anche un paese di fienili e poggioli incastonato nelle colline dell’Alto Garda, tornato a vivere nel segno della cultura, grazie alla Casa degli Artisti che dà ospitalità a creativi di tutta Europa.</p>
<p>Un centro internazionale d’arte nato negli anni ’60 dall’idea del pittore Giacomo Vittone. L’attività della Casa si articola in mostre d’arte, convegni e soggiorni per artisti, che in questo suggestivo ambiente possono trovare le condizioni e la quiete per lavorare nei laboratori opportunamente attrezzati.</p>
<p>Ma ciò che sorprende a Canale, oltre la vista meravigliosa del lago di Garda, sono gli scorci d’ambiente alpestre catturati dentro morbide atmosfere mediterranee. Molto belli da vedere, in tutto il territorio, sono i terrazzamenti agricoli, che conferiscono all’ambiente armonia e vivacità e il suo cuore blu, che è il piccolo <strong>lago di Tenno</strong>, uno dei più puliti d’Italia, che si è formato per effetto di una frana nell’XI secolo e nasconde sul fondale una foresta fossile.</p>
<p>Poco distante, un altro splendido borgo come <a href="https://borghipiubelliditalia.it/borgo/san-lorenzo-in-banale/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>San Lorenzo in Banale</strong>  </a></p>
<p>Disteso su una soleggiata terrazza verde affacciata sulla valle e sorvegliato alle spalle dalle Dolomiti di Brenta, San Lorenzo è un antico borgo contadino nato dalla fusione di sette Ville che hanno per la maggior parte conservato la tradizionale architettura alpina: Berghi, Pergnano, Senaso, Dolaso, Prato, Prusa e Glolo.</p>
<p>Il fascino di San Lorenzo risiede nelle atmosfere rurali, nei profumi di legna, di fieno, di fiori e di affumicato, nell’aria frizzante dei vecchi pascoli. Le abitazioni che hanno resistito alla modernità, mostrano tutto il calore e la sapienza costruttiva dell’architettura trentina. Sono separate da vie anguste, cortili e piazzette pavimentate in <strong>salesà</strong>, l’acciottolato locale, e percorribili solo a piedi attraverso porticati e anfratti..</p>
<p>Situato all’imbocco della splendida <strong>Val d’Ambièz</strong>, il borgo è la porta di accesso al <strong>Parco Naturale Adamello Brenta.</strong> Per gli amanti della montagna ci sono percorsi di varia difficoltà e sempre ben segnalati nel Parco Naturale dell’Adamello Brenta, alla scoperta di flora, fauna, malghe, antiche baite. I climbers trovano le pareti su cui cimentarsi e i bikers il nuovo Dolomiti di Brenta Bike, un percorso ad anello di 171 chilometri che attraversa il Parco.</p>
<p>La Val d’Ambièz è la meravigliosa bocca d’accesso al Parco Naturale Adamello Brenta e generosa di scorci ancora intatti e di testimonianze geologiche.  Una valle percorribile con bellissimi sentieri di varia difficoltà che conducono alla scoperta di uno spettacolare anfiteatro naturale, di verdi alpeggi, delle architetture semplici delle ca’ da mont, di antichi fossili e persino delle tracce dell’orso.</p>
<p>La visita alle sette Ville non può che cominciare a <strong>Prato</strong>, dalla Casa del Parco “C’era una volta” che, situata  nella bella <strong>Casa Oséi</strong>, raccoglie tutta la storia contadina di queste terre. Il vicino teatro comunale è un’antica chiesa sconsacrata e restaurata per volontà degli abitanti, dove la spiritualità dell’arte si confonde con quella della religione.</p>
<p>Le sta vicino <strong>Prusa</strong>, la Villa più in basso, in cui lo sguardo viene catturato da Casa Mazoleti, perfetto esempio di architettura rurale. A piano terra cantine e stalle, al primo piano cucina e stanze, al terzo e quarto piano le aie coperte e i depositi di fieno,</p>
<p>In senso antiorario, si arriva a <strong>Glolo</strong>, in posizione privilegiata come “ancella” del Castel Mani, il cui nome in dialetto (“Grol”) è ripetuto dai bambini quando invitano le lumache a buttar fuori i loro cornetti.</p>
<p>Poi ecco <strong>Berghi</strong> da dove passa la selciata via Caváda, segnata dai solchi paralleli lasciati dalle slitte. La chiesetta del Seicento è dedicata a Santa Apollonia e ,a fianco, la splendida dimora rurale <strong>Casa Martinoni.</strong> Le sue imponenti dimensioni hanno fatto supporre che un tempo fosse un convento, voce forse alimentata dal luogo in cui sorge, chiamato dos dei frà, colle dei frati.</p>
<p>Da Berghi si arriva a <strong>Pergnano,</strong> distesa al sole. Qui la <strong>chiesetta dedicata ai santi Rocco e Sebastiano </strong>contiene affreschi dei bergamaschi Baschenis di Averaria, godibili per luminosità e freschezza e caratterizzati  da un grande effetto cromatico.</p>
<p>Da Pergnano a <strong>Senaso</strong>, la frazione meglio conservata e per la quale è stato impostato un impegnativo progetto di riqualificazione. La Villa è carica di memorie di malgari e di casari, di cacciatori di mestiere e di esperti confezionatori delle ciuìghe.</p>
<p>La <strong>ciuìga</strong> fu inventata nella seconda metà dell’Ottocento, in un clima di grandi ristrettezze, mentre oggi, questo salume con le rape confezionato secondo tradizione solo a San Lorenzo, è presidio Slow Food. La ciuìga è una prelibatezza da gustare al naturale, rielaborata in gustosi sughi, abbinata a patate lesse e cicoria oppure adagiata su fette di pane leggermente tostato e imburrato.</p>
<p>Nei primi giorni di novembre la <strong>Sagra della Ciuìga</strong> celebra questo tipico insaccato il tipico tra i vicoli,  nelle cantine e sotto i vòlt della frazione di Prusa, tra musica, spettacoli di strada, degustazioni e gli abbinamenti gastronomici dei ristoranti.</p>
<p>Per <strong>Dolaso</strong>, il settimo borgo, si tira dritto sulla strada della Val d’Ambiéz. Dopo poche centinaia di metri, si arriva al capitello che un certo Marin Cornela fece costruire nel Settecento per devozione alla Madonna.</p>
<p>Si scende, infine, a <strong>Dolaso</strong>, un borgo per conto suo, con campagne un tempo coltivate e feconde e caratteristiche case, un tempo dai tetti di paglia, periodicamente devastate dal fuoco e sempre ricostruite per nascondere le fatiche degli uomini, in fila dietro la chiesa di Sant’Antonio Abate, con la piazzetta che è un belvedere sulle cime del monte Bondone.</p>
<h4>Il borgo di <a href="https://borghipiubelliditalia.it/borgo/rango/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Rango, frazione di Bleggio Superiore </strong></a>si trova in un territorio ricco di possibilità per gli amanti dei cammini, della bicicletta e del benessere a 360 gradi.</h4>
<p>Qui,  infatti, è possibile percorrere sentieri tematici a piedi o in bici  tra cui i <strong>Sentieri dell’Arte, della Storia, della Natura, del Gusto, dei Piccoli Camminatori</strong> e conoscere le realtà contadine della valle attraverso visite guidate, ammirare stupendi paesaggi in luoghi particolarmente panoramici o ancora degustare i prodotti tipici locali declinati in sfiziosi piatti o menu nei ristoranti locali.</p>
<p>Tra i prodotti della zona emerge la <strong>Noce Varietà Bleggiana</strong>, una noce piccola, con il guscio facile da rompere, dal gusto speziato che si dice si coltivasse nel Bleggio già al tempo degli antichi romani. Un prodotto che caratterizza uno dei piatti principali come la pasta fresca ripiena di pere Williams e formaggio Trento condita con gorgonzola e noci del Bleggio.</p>
<p>A Rango appartengono frammenti di mondo contadino, evidenti già nell’edilizia rustica, con i suoi strani portici di montagna. Le antiche dimore del borgo, addossate le une alle altre e collegate da portici, androni e corti interne sembrano un abitato fortificato.</p>
<p>La <strong>Chiesa dedicata a Santa Lucia</strong> è un gioiello di stile barocco, con il suo piccolo cimitero, caratteristico dei paesi alpini. Il <strong>Museo della Scuola</strong>, invece, rappresenta un’esperienza inedita e originalissima dove sono conservati gli oggetti e il materiale didattico della prima metà del Novecento, utilizzati nelle scuole dei dintorni.</p>
<p>I Mercatini di Natale nei weekend di novembre e dicembre, ambientati nei <strong>vòlt </strong>che riparavano i viandanti e i pellegrini, sono unici nel loro genere. Qui le classiche bancarelle vengono sostituite da scorci caratteristici di architettura contadina che fanno da cornice a prodotti di artigianato artistico, specialità locali, e musica folkloristica.</p>
<p>Nelle vicinanze, meritano una visita il <strong>borgo di Balbido</strong>, detto “paese dipinto” per i murales sulle case che raccontano momenti di vita contadina, antiche leggende e vecchi mestieri, il <strong>Museo delle Palafitte di Fiavè,</strong> con i reperti archeologici trovati tra i resti di palafitte a partire dal Neolitico e il <strong>Castello di Stenico</strong>, sede staccata del Castello del Buonconsiglio di Trento con la sua collezione permanente di arredi e diverse mostre temporanee organizzate durante l’anno.</p>
<h4>E a concludere il viaggio all’interno dei borghi del Trentino Alto Adige ci pensa <a href="https://borghipiubelliditalia.it/borgo/bondone/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Bondone</strong></a> un paese sospeso nel tempo, dove le tracce della modernità si insinuano lentamente.</h4>
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<p>A Bondone si vive la sensazione di ritornare nel passato, percorrendo le stradine piccole, caratterizzate da archi, ripide scalinate e anguste scorciatoie.</p>
<p>Ammirare le case addossate l’una all’altra in modo irregolare, quasi a tenersi compagnia, significa tornare indietro di qualche secolo, quando qui vivevano solo i carbonai e le loro famiglie per quattro mesi, e il resto dell’anno Bondone restava silente e abbandonato, in attesa del loro ritorno.</p>
<p>I bondonesi erano un popolo devoto, come raccontano gli affreschi, espressione di arte popolare, che si possono ammirare sui muri e le  facciate delle case che conducono fino alla <strong>Chiesa, dedicata alla Natività di Maria,</strong> sul quale sagrato si può godere di una splendida vista sulla vallata.</p>
<p>In seguito ad una serie di interventi, la chiesa presenta tre navate, ognuna delle quali custodisce un altare ed è testimone e porta la memoria della trasformazione del borgo e dei suoi abitanti nella storia.</p>
<p><strong>Castel San Giovanni</strong>, invece,  fu edificato presumibilmente su una preesistente struttura romana e fu sempre in possesso dai conti di Lodron, famiglia le cui origini risalgono all’anno Mille. Il castello, al quale vi si accedeva attraverso un ponte levatoio e gode di una magnifica posizione che domina l’intera vallata, fu poi abbandonato due secoli fa.</p>
<p>Un evento caratteristico del borgo è <strong>Bondone in Strada</strong>, che si svolge nel secondo fine settimana di agosto e che porta artisti di strada internazionali in giro per i portici e le piazze del paese. Giochi di fuoco, fachiri, giocolieri e molti altri artisti avvolgono la magica atmosfera del paese in un’aura di mistero.</p>
<p>Durante l’evento è possibile anche degustare i piatti tipici della zona, come la <strong>farina gialla di Storo</strong>, con la quale si cucina la rinomata polenta, il <strong>salmerino alpino</strong>, il <strong>radicchio dell’orso</strong>  e i formaggi di malga.</p>
<p><em><strong>Alessandro Campa</strong></em></p>
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		<title>Un viaggio tra le migliori esperienze enologiche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Dec 2021 07:00:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggiare]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[sommelier]]></category>
		<category><![CDATA[tour vino]]></category>
		<category><![CDATA[vino italiano]]></category>
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					<description><![CDATA[Curiosità e luoghi per un wine tour tutto italiano Wine Tour italiani L&#8217;Italia è il maggiore produttore di vino al Mondo con 50,4 milioni di ettolitri nel 2018 e ha un fatturato di oltre 11 miliardi di euro. E poi diciamolo… Il vino più buono è il nostro! Siamo la nazione con il maggior numero [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 align="justify"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-131880" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/12/tuscany-4664883_1280.jpg" alt="wine tour" width="800" height="450" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/12/tuscany-4664883_1280.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/12/tuscany-4664883_1280-300x169.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/12/tuscany-4664883_1280-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></h3>
<h3 align="justify">Curiosità e luoghi per un wine tour tutto italiano</h3>
<p><span id="more-131872"></span></p>
<h4 align="justify"><b>Wine Tour italiani</b></h4>
<p align="justify">L&#8217;Italia è il maggiore produttore di vino al Mondo con 50,4 milioni di ettolitri nel 2018 e ha un fatturato di oltre 11 miliardi di euro. E poi diciamolo… Il vino più buono è il nostro!</p>
<p align="justify">Siamo la nazione con il maggior numero di varietà di “<i>vitis finifera</i>”, ovverosia la vite comune, con oltre 350 vitigni e produciamo il vino persino in Val D’Aosta a 1300 metri sul livello del mare. Come possiamo assaporare però questa nostra eccellenza?</p>
<p align="justify">Il “<em>wine tour</em>” è la soluzione. Tecnicamente sono dei percorsi enogastronomici, degli itinerari, pensati per far visitare cantine in un&#8217;area territoriale circoscritta, che hanno come filo conduttore la scoperta dei vini e spesso di prodotti alimentari di quello stesso luogo.</p>
<h4 align="justify"><b>Come si svolge un Wine Tour</b></h4>
<p align="justify">Una volta arrivati sul luogo spesso si è già avvolti dalla natura e da un’ambientazione incantevole. La prima tappa è sicuramente la visita al vigneto. Grazie ad una guida esperta del settore si potranno conoscere la storia e le origine della terra e carpirne le curiosità. Il secondo passo ci porta all’interno della cantina. Qui i proprietari o in alcuni casi dei sommelier (a volte le due cose coincidono) ti faranno assaporare i vini di loro produzione con l’ausilio di speciali bicchieri e decanter. Non bisognerebbe mai assaporare il vino (in fase di degustazione) combinandolo con generi alimentari, ma nelle nostre cantine, grazie alla tradizione culinaria e alimentare che abbiamo nel bel paese, è quasi impossibile non farlo.</p>
<p align="justify">Così la migliore soluzione è abbinare qualcosa di secco, come pane, taralli o grissini. L’esperienza però in alcuni casi diventa “<em>enogastronomica</em>” e in abbinata al vino possiamo trovare taglieri di salumi, di formaggi e di conserve spesso prodotti dalle cantine stesse.</p>
<h4 align="justify"><b>I migliori Wine Tours </b></h4>
<p align="justify">Se vi attrae questo mondo e non avete fatto ancora un tour enologico, questo è il momento giusto per iniziare a organizzarlo. L’estate e l’autunno sono sicuramente i periodi più indicati per viaggiare. Settembre è uno dei mesi migliori anche per ammirare la vendemmia, processo molto affascinante. L’inverno è il periodo più calmo in assoluto, e spesso le aziende vinicole sono chiuse.</p>
<p align="justify">In rete, collegandosi al sito “<em>Blog di Viaggi</em>”, abbiamo scoperto una sorta di classifica consigliata per i migliori <strong>Wine Tours italiani</strong>, da nord a sud!</p>
<p align="justify"><a href="https://blogdiviaggi.com/blog/2019/05/17/wine-tour-i-migliori-in-italia-secondo-noi/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Questo è il link</a>.</p>
<h4 align="justify"><b>Il fattore WOW</b></h4>
<p align="justify">Negli ultimi anni stanno nascendo dei veri e propri distretti culturali dedicati al vino.</p>
<p align="justify">Nel 2016 nasce la Citè du Vin di Bordeaux: in cinque anni, ha ospitato più di 1.500.000 persone che hanno visitato questa architettura unica, che rivela tutta la ricchezza e la diversità del vino del mondo. <i><b>National Geographic</b></i> classifica questo luogo al 7° posto tra i migliori musei del mondo! Dieci piani interamente dedicati al vino sulle rive della Garonna.</p>
<p align="justify">Nel 2020 però dopo anni di lavori e una spesa di oltre 100 milioni di euro, è stato inaugurato a Porto in Portogallo, “<b>WOW</b>”, World Of Wine all’interno di 55.000 metri quadrati di vecchie cantine restaurate.</p>
<p align="justify">Considerato uno tra i più grandi progetti turistici europei degli ultimi anni, WOW include otto tra musei e spazi espositivi, dodici ristoranti, bar e caffè e propone una vera e propria scuola di vino con una serie di corsi legati alla viticultura e la gastronomia del Portogallo.</p>
<p align="justify"><a href="https://wow.pt/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Sul sito ufficiale</a> potete trovare tantissime curiosità, la programmazione degli eventi e la biglietteria per prenotare esperienze, corsi e workshop.</p>
<h4 align="justify"><b>Curiosità enologiche</b></h4>
<p align="justify">Lo sapevi che la bottiglia di vino più antica del mondo ha più di 1600 anni e risale al tempo dei romani, intorno al 350 d.C.</p>
<p align="justify">Ritrovata nel 1867, è esposta al museo “<a href="https://museum.speyer.de/startseite" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Historisches Museum der Pfalz” di Speyer</a>, in Germania.</p>
<p align="justify">Altra curiosità, secondo uno studio dell’Oregon State University condotto nel 2015, sembrerebbe che bere vino rosso con moderazione possa aiutare le persone a gestire meglio l’obesità e i relativi disturbi metabolici: l’acido ellagico, presente nelle uve rosse, rallenta la crescita delle cellule adipose esistenti e, contemporaneamente, potenzia il metabolismo degli acidi grassi nelle cellule epatiche.</p>
<p align="justify">Per non sbilanciarci vi consigliamo e vi ricordiamo comunque di bere responsabilmente.</p>
<p align="justify">Cin Cin!</p>
<p>D.T.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Patrimoni Unesco: 1997, Portovenere, Cinque Terre e Isole (Palmaria, Tino e Tinetto)</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/viaggiare/siti-unesco/patrimoni-unesco-1997-portovenere-cinque-terre-e-isole-palmaria-tino-e-tinetto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Jul 2021 06:00:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Siti Unesco]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro campa]]></category>
		<category><![CDATA[cinque terre]]></category>
		<category><![CDATA[isola di palmaria]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[liguria]]></category>
		<category><![CDATA[patrimoni d'italia]]></category>
		<category><![CDATA[patrimoni dell'unesco in italia]]></category>
		<category><![CDATA[porto venere]]></category>
		<category><![CDATA[riomaggiore]]></category>
		<category><![CDATA[viaggiare in italia]]></category>
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					<description><![CDATA[Viaggio tra i Patrimoni Unesco in Italia La Riviera di Levante, nella splendida Liguria rappresenta un paesaggio culturale di straordinario valore. Un territorio che testimonia l&#8217;interazione armoniosa tra l’uomo e la natura, producendo un paesaggio di eccezionale qualità scenica e illustrando un modo di vivere esistito per centinaia di anni. In questa zona si inseriscono le [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: left;" align="center"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-109902" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/07/cinque-terre-1859688_1280-e1625582369665.jpg" alt="cinque terre" width="800" height="433" /></h3>
<h3 style="text-align: left;" align="center"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Viaggio tra i Patrimoni Unesco in Italia</span></span></h3>
<p><span id="more-109897"></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La Riviera di Levante, nella splendida <a href="https://www.ecoseven.net/viaggiare/itinerari/ricomincio-da-te-italia-itinerari-di-viaggio-tra-le-regioni-della-penisola-la-liguria/">Liguria</a></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> rappresenta un paesaggio culturale di straordinario valore.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Un territorio che testimonia l&#8217;<strong>interazione armoniosa tra l’uomo e la natura,</strong> producendo un paesaggio di eccezionale qualità scenica e illustrando un modo di vivere esistito per centinaia di anni.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">In questa zona si inseriscono le celebri </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Cinque Terre</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, nome collettivo dei cinque borghi di Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore, accompagnate da </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Porto Venere</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> e gli isolotti di </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Palmaria, Tino e Tinetto</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Meravigliose località</span></span> <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">divenute <a href="http://whc.unesco.org/en/list/826" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Patrimonio UNESCO nel 1997</a></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> e riunite in un paesaggio che rappresenta un esemplare unico per le sue caratteristiche geomorfologiche, ambientali e architettoniche.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Un’area dove la disposizione dei piccoli centri e la conformazione del paesaggio circostante riassume la storia continua dell&#8217;insediamento umano in questa regione nel corso dell&#8217;ultimo millennio.</span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il paesaggio costiero frastagliato e scosceso si è sviluppato nel corso dei secoli con terrazze murate in pietra per la coltivazione della vite e dell&#8217;olivo. </span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">I muri a secco sono spesso costruiti con cura con blocchi grezzi di arenaria, legati insieme a ciottoli rimossi dal terreno, mentre alcuni terrazzamenti di coltivazione si estendono fino a due chilometri di lunghezza lungo i ripidi pendii </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Le comunità locali si sono adattate a questo ambiente apparentemente aspro e inospitale vivendo in compatti insediamenti sulla costa o in piccoli borghi di collina eretti direttamente sulla roccia con strade tortuose.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Tra questi, proprio i borghi delle Cinque Terre ne rappresentano un grande simbolo, nella struttura. </span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Partendo da nord-ovest, ecco il centro fortificato di </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Monterosso al Mare</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-109898" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/07/cinque-terre-2928893_1280-e1625581911618.jpg" alt="monterosso cinque terre" width="800" height="533" /></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Un comune costiero sviluppato lungo due brevi valli e affacciato su una delle poche spiagge esistenti nella zona. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Le prime notizie di Monterosso risalgono al 1201, quando i signori di Lagneto, proprietari del castello di cui oggi rimangono alcune rovine, stipularono una convezione con Genova che, nel 1214, fondò la comunità di Monterosso ed iniziò a fortificare il borgo per proteggerlo dalle violente incursioni saracene. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Arroccata su di una maestosa scogliera</span></span>, <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Vernazza</b></span></span><b> </b><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">si è sviluppata lungo il torrente Vernazzola alle pendici dello sperone roccioso che protegge il paese dal mare. </span></span> <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il borgo medievale, con i suoi vicoli racchiusi fra le case multicolori, rosa, rosse e gialle,</span></span> <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">compare già nelle cronache del 1080 come cittadina fortificata e probabile approdo delle forze navali impiegate per la difesa dai Saraceni.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Corniglia </b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">è in posizione centrale rispetto agli altri abitati delle Cinque Terre e si presenta come un antico borgo romano circondato su tre lati da vigneti e terrazzamenti, posizionato su una suggestiva scogliera alta circa cento metri.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Corniglia è l’unico paese ad essere quasi inaccessibile dal mare e per raggiungerlo è necessario salire una lunga scalinata detta </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Lardarina</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, costituita da 33 rampe con 382 gradini, oppure percorrere la strada che la collega alla stazione ferroviaria. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Le prime testimonianze storiche su </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Manarola</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> appartengono alla seconda metà del Duecento e si mostra come un piccolo borgo dalle case disposte in parte su uno sperone roccioso e in parte lungo il torrente Groppo. Un affresco dai colori solari, un paradiso di vitigni ed ulivi, un antico centro dai colori brillanti, nel quale le case sembrano nascere dalla scogliera della lunga e stretta marina.</span></span></p>
<p align="justify"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-109899" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/07/cinque-terre-3911179_1280-e1625581994275.jpg" alt="manarola cinque terre" width="800" height="450" /></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Fra due ripide colline terrazzate che scendono verso il mare, l’antico borgo di </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Riomaggiore </b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">è la più orientale delle Cinque Terre. </span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il centro storico, il cui nucleo originario risale al XIII secolo, è situato nella valle del torrente Rio Maggiore, dal quale il borgo prende il nome. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Un piccolo centro che colpisce con le sue case colorate costruite in verticale, le volte e le scale del borgo.</span></span> <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Tutte le abitazioni, qui, hanno due entrate, una a livello del vicolo, l’altra sul retro all’altezza della strada superiore che, nel 1500, garantiva una via di fuga in caso di attacco dai Saraceni.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Portovenere</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, invece, era un importante centro commerciale e culturale risalente al periodo romano, di cui sopravvivono resti archeologici nelle sue vicinanze. </span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La sua forma compatta e le case allineate lungo il litorale fanno di Porto Venere un borgo dall’ineguagliabile panorama.</span></span></h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-109900" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/07/window-936929_1280-e1625582076331.jpg" alt="porto venere" width="800" height="600" /></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Questo grazie all’unicità degli antichi portali delle case-torri, che si allineano strette l’una all’altra lungo i carruggi, e al Castello Doria, che rappresenta uno straordinario modello d’architettura militare genovese.</span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Al largo di Portovenere, le tre isole Palmaria, Tino e Tinetto, degne di nota non solo per la loro bellezza naturale, ma anche per la presenza di alcuni resti dei primi insediamenti monastici. </span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Palmaria</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> è quella più conosciuta e mostra un versante orientale, coperto da una ricca vegetazione di tipo mediterraneo che scende gradualmente verso il mare, ed uno occidentale caratterizzato da ripide scogliere. Sull&#8217;isola, inoltre, si trovano molte costruzioni di carattere militare e di grande interesse storico.</span></span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-109901" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/07/palmaria-2768332_1280-e1625582131111.jpg" alt="palmaria cinque terre" width="800" height="528" /></p>
<p align="justify">
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Fra le tre isole dell’arcipelago, </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Tino</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> come quella intermedia, sia come dimensioni, sia come posizione. L’isola è zona militare e l’accesso è consentito soltanto in occasione di festività, nonostante a Tino si trovino interessanti tracce storiche risalenti all’XI secolo.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">L’isolotto di </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Tinetto</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, in realtà, con i suoi circa 6000 m² di superficie è poco più di uno scoglio, alto appena 18 metri sul livello del mare. Tinetto è privo di vegetazione arborea, ma conserva l&#8217;importante testimonianza di un antichissimo monastero paleocristiano in terra ligure. Alcuni riscontri archeologici hanno dimostrato che questo complesso era destinato ad un’esigua ed ascetica comunità di monaci che vissero sull’isolotto con le scarse risorse di frutti e di pesca. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il paesaggio costiero aspro, con i suoi insediamenti alti e compatti e le terrazze visivamente spettacolari, è una testimonianza eccezionale del modo in cui le comunità tradizionali interagivano e ancora interagiscono con il loro ambiente difficile e isolato per produrre mezzi di sussistenza sostenibile.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.patrimoniomondiale.it/?p=28" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Le Cinque Terre</a> con Portovenere e le sue isole di Palmaria, Tino e Tinetto mostrano un importante interscambio di valori umani che, in un lungo arco temporale, ha testimoniato gli sviluppi dell’architettura, della pianificazione urbana e del disegno del paesaggio. </span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Un ambiente naturale che costituisce un esempio straordinario di un insieme architettonico e tecnologico che illustra importanti fasi della storia umana. </span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Questo patrimonio rappresenta una documentazione rappresentativa dell’utilizzo di risorse territoriali e marine e dell’interazione dell’uomo con l’ambiente.</span></span> <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Questo territorio, oggi, si può considerare come un particolare ritratto della storia, dell&#8217;economia e della vita delle comunità liguri.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">A seguito dell&#8217;iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale, nel dicembre 1997 è stata istituita l&#8217;<strong>Area Marina Protetta</strong> e, nel 1999, il Parco Naturale Regionale è stato trasformato in Parco Nazionale.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Nel Parco di Porto Venere, inoltre, sono stati inclusi il territorio delle Isole Palmaria, Tino e Tinetto, l&#8217;area marina protetta a sud-ovest di queste isole e una parte significativa della superficie terrestre che comprende il borgo medievale di Porto Venere. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il paesaggio e gli insediamenti attuali sono rimasti praticamente autentici, grazie all&#8217;assiduità e alla perseveranza con cui <strong>l&#8217;uomo, negli anni, ha costantemente riparato i muri di pietra che circondano i campi coltivati per far fiorire l&#8217;agricoltura, mantenendo i metodi e i materiali tradizionali.</strong></span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Nonostante siano state previste misure a sostegno della manutenzione dei terrazzamenti e del paesaggio, queste si applicano su base volontaria e la cura di questi siti rimane una responsabilità dei singoli agricoltori e proprietari terrieri.</span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Le inondazioni hanno evidenziato la vulnerabilità della proprietà ai disastri naturali e la necessità di sviluppare misure di preparazione ai rischi, sebbene gli effetti delle alluvioni siano stati limitati ad aree specifiche e le principali caratteristiche paesaggistiche e insediative non siano state sostanzialmente e permanentemente alterate.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Le aree colpite non sono state ancora completamente ripristinate e le misure di mitigazione dovranno essere valutate per il loro impatto sull&#8217;eccezionale valore universale della proprietà prima che i lavori vengano eseguiti. Le costruzioni monumentali sono state oggetto di restauro. Da un lato sono state tramandate le aggiunte di più epoche, mentre dall&#8217;altro ne sono state conservate le parti più antiche. </span></span></p>
<p align="justify"><strong><em><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Alessandro Campa</span></span></em></strong></p>
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		<title>Patrimoni Unesco: 1993, i Sassi e il Parco delle Chiese Rupestri di Matera</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Apr 2021 06:00:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Viaggio tra i Patrimoni UNESCO in Italia Matera, nell’incantevole e caratteristica Basilicata, rappresenta l’esempio più eccezionale e intatto di un insediamento primitivo nella regione mediterranea, perfettamente adattato al suo terreno ed ecosistema. Il sito fu abitato a partire dal Paleolitico con l&#8217;occupazione delle grotte naturali e si intensificò nell’VIII secolo, quando la città iniziò a superare [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-96638" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/04/matera-4612016_1280-e1618906345554.jpg" alt="matera" width="800" height="450" /></h3>
<h3>Viaggio tra i Patrimoni UNESCO in Italia</h3>
<p><span id="more-96637"></span></p>
<p>Matera, nell’incantevole e caratteristica <a href="https://www.ecoseven.net/viaggiare/itinerari/ricomincio-da-te-italia-itinerari-di-viaggio-tra-le-regioni-della-penisola-la-basilicata/">Basilicata</a>, rappresenta l’esempio più eccezionale e intatto di un insediamento primitivo nella regione mediterranea, perfettamente adattato al suo terreno ed ecosistema.</p>
<p><strong>Il sito fu abitato a partire dal Paleolitico con l&#8217;occupazione delle grotte naturali</strong> e si intensificò nell’VIII secolo, quando la città iniziò a superare i confini delle mura difensive risalenti all&#8217;età romana, costruite intorno alla parte antica del<strong>la città chiamata Civita, il primo nucleo abitato</strong>.</p>
<p>Dal X secolo in poi il territorio divenne sede di numerosi insediamenti religiosi, conventi e cenobi mentre tra il XII e XIII secolo Matera passò sotto il controllo degli Angioini e poi degli Aragonesi.</p>
<p>Il <a href="http://whc.unesco.org/en/list/670" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Patrimonio UNESCO</a> dichiarato nel 1993, comprende i <strong>Sassi e il Parco delle Chiese Rupestri</strong>, un complesso di case, chiese, monasteri ed eremi costruiti nelle grotte naturali della Murgia materana, un altopiano calcareo lievemente ondulato, brullo, che presenta all’improvviso una spettacolare anomalia, un profondissimo canyon di 70-80 metri percorso da un torrente, la <strong>Gravina di Matera</strong>.</p>
<p>Alla morfologia del territorio, caratterizzato da profondi burroni e spogli altipiani, si aggiungono antiche chiese rupestri, orme di pastori segnati da pozzi e masserie fortificate, dando vita ad uno dei paesaggi più suggestivi del Mediterraneo.</p>
<p>Un intricato sistema urbano in cui le strutture costruite si sovrappongono alle cavità naturali, le strade fanno da copertura alle dimore sottostanti, la raccolta delle acque si perfeziona in un raffinato disegno di canalizzazioni e cisterne e il sistema sociale della civiltà contadina trova nel vicinato l’emblema della solidarietà su cui si basa.</p>
<p>Un labirinto di cunicoli, passaggi, mura, tetti, grotte, luoghi di culto dona all’insieme una magia le cui suggestioni riportano indietro di migliaia di anni.</p>
<h4>Tutto questo sono i Sassi di Matera, uno straordinario insediamento urbano, risultato del graduale intervento dell’uomo su un aspro comprensorio naturale secondo le regole della civiltà rupestre.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-96639" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/04/of-matera-sassi-1200459_1280-e1618906526291.jpg" alt="matera sassi" width="800" height="531" /></p>
<p>I Sassi sono due antichi rioni di Matera, <strong>Sasso Caveoso</strong> e <strong>Sasso Barisano</strong>, formati da edifici e architetture rupestri scavati nella roccia della Murgia materana e abitati fin dalla preistoria. Insieme al rione <strong>Civita,</strong> costruito nella parte più elevata che separa i due Sassi, costituiscono il centro storico della città.</p>
<p>I Sassi di Matera rappresentano un luogo che racchiude insieme le caratteristiche culturali e i monumenti distintivi alla base dell&#8217;eccezionale valore universale della proprietà. Su una superficie di 1.016 ettari, questo notevole insediamento primitivo contiene più di mille abitazioni e un gran numero di laboratori.</p>
<p>Il risultato è un complesso di abitazioni sui toni del grigio e del bianco che difficilmente si distinguono dalle rocce nelle quali sono inserite. La tipica abitazione all’interno dei Sassi di Matera era disposta su tre livelli, comprendendo anche la stalla, la cantina e la cisterna. Nella maggioranza dei casi gli ambienti erano misti, in cui era molto comune, ad esempio, avere camere da letto che ospitavano sia le persone sia gli animali.</p>
<p><strong>Tra il XIX ed il XX secolo per i Rioni Sassi si consuma una stagione di progressivo degrado urbanistico</strong> per le impossibili condizioni di vita che si determinarono nell’ultimo secolo. Le abitazioni nei Sassi furono evacuate a partire dal 1952 al fine di migliorare i servizi igienico-sanitari e ristrutturare gli antichi rioni.</p>
<p>La riconquista della città antica è stato l’obiettivo principale dell’operazione di recupero dei Rioni Sassi avviata tra gli anni ’60 e ’70 con particolare attenzione al patrimonio urbanistico antico. Ad oggi molte di esse, trasformate in strutture ricettive, offrono la possibilità di rivivere l&#8217;atmosfera della vita in grotta.</p>
<h4>Ma il sito Patrimonio dell’Umanità, insieme agli splendidi Sassi, comprende anche il Parco delle Chiese Rupestri.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-96640" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/04/matera-2660861_1280-e1618906589163.jpg" alt="matera chiese rupestri " width="800" height="516" /></p>
<p>Oltre 150 esempi di chiese  spesso affrescate o a bassorilievo, un patrimonio d&#8217;arte sacra che testimonia le varie stagioni storiche e culturali del territorio.</p>
<p>L’abitudine materana della quotidianità in grotta determinò, infatti, anche i luoghi del culto, che si adattarono alla dimensione ipogea. Le chiese spesso sono ad una sola aula, oppure hanno due o tre navate, alcune interamente scavate nella terra, mentre altre  presentano una facciata edificata.</p>
<p>Le prime chiese rupestri sono riconducibili alla cultura monastica medievale, a partire dall’VIII secolo. Nei due secoli successivi la città venne investita da ondate religiose di matrice bizantina e, in fuga dai conflitti, giunsero dalle regioni d’Oriente eremiti e anacoreti che trovarono nell’altopiano materano lo spazio perfetto per la preghiera e la vita in solitudine.</p>
<p>I monaci scavarono celle, realizzarono cisterne, fecero nascere nella roccia chiese semplici, ma di grande suggestione che portavano impressa sulle pareti la cultura religiosa greco-orientale.</p>
<p>Tra queste la più significativa è la <strong>&#8220;Cripta del peccato originale</strong>&#8221; considerata la Cappella Sistina delle chiese rupestri, che contiene un ciclo pittorico del IX o X secolo con forti analogie con la tradizione pittorica longobarda beneventana.</p>
<p><strong>Da sempre in questa zona l&#8217;uomo ha scelto la vita in grotta</strong>, testimoniando un adattamento all&#8217;ambiente che nel corso dei millenni si è tradotto in una forma abitativa, peculiare di Matera, di eccezionale valore culturale ed antropologico.</p>
<p>L’insieme dei Sassi e del Parco archeologico e naturale delle Chiese Rupestri di Matera costituisce una testimonianza unica dell’attività umana.</p>
<h4>Il preminente valore universale deriva dalla simbiosi fra le caratteristiche culturali e naturali del luogo.</h4>
<p><a href="https://www.patrimoniomondiale.it/?p=46" target="_blank" rel="noopener noreferrer">I Sassi e il Parco delle Chiese Rupestri di Matera</a> detengono un alto grado di autenticità e rappresentano uno straordinario esempio di insediamento rupestre che mostra una continuità per più di due millenni. <a href="https://www.ecoseven.net/viaggiare/matera-capitale-europea-della-cultura-2019/">Matera</a> presenta un fascino talmente singolare da diventare non solo Patrimonio dell’Umanità, ma anche <strong>capitale europea della cultura</strong>.</p>
<p>La città e il parco costituiscono un magnifico modello architettonico e paesaggistico che illustra una serie di fasi significative della storia umana, ma anche una splendida dimostrazione dell’uso del suolo, mostrando l&#8217;evoluzione di una cultura che ha mantenuto nel tempo un rapporto armonioso con il suo ambiente naturale.</p>
<p><em><strong>Alessandro Campa</strong></em></p>
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		<title>Patrimoni Unesco: 1995, Crespi d&#8217;Adda</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Mar 2021 07:00:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Viaggio tra i Patrimoni Unesco in Italia Crespi d&#8217;Adda, una frazione del comune italiano di Capriate San Gervasio, in provincia di Bergamo, rappresenta uno straordinario esempio delle &#8220;città aziendali&#8221;. Opere edilizie nate per soddisfare le esigenze dei lavoratori e costruite in Europa e Nord America tra il XIX e l’inizio del XX secolo. A partire [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-90614" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/03/crespi-dadda-4760936_1280-e1615890552531.jpg" alt="crespi d'adda" width="800" height="450" /></h3>
<h3>Viaggio tra i Patrimoni Unesco in Italia</h3>
<p><span id="more-90612"></span></p>
<p>Crespi d&#8217;Adda, una frazione del comune italiano di Capriate San Gervasio, in provincia di Bergamo, rappresenta uno straordinario esempio delle <strong>&#8220;città aziendali&#8221;</strong>. Opere edilizie nate per soddisfare le esigenze dei lavoratori e costruite in Europa e Nord America tra il XIX e l’inizio del XX secolo.</p>
<p>A partire dalla metà del XIX secolo, sull’esempio delle precedenti esperienze europee, anche in Italia furono realizzati dei villaggi operai simili. Crespi d’Adda fu costruito durante l’ultimo quarto del XIX secolo, precisamente nel 1878, dall’imprenditore tessile <strong>Cristoforo Benigno Crespi</strong>, il quale acquistò 85 ettari di terra dai comuni di Canonica d’Adda e Capriate San Gervasio, aree vicine al fiume Adda,  per ospitare gli operai della sua fabbrica tessile.</p>
<p>I lavori di costruzione vennero affidati all’architetto Ernesto Pirovano e all’ingegnere Pietro Brunati,  nonostante la sua forma definitiva fu sviluppata in seguito da <strong>Silvio Benigno Crespi</strong>, figlio di Cristoforo, che aveva studiato il funzionamento dei cotonifici tedeschi e inglesi.</p>
<h4>La famiglia Crespi mirava alla creazione di una comunità ideale nella quale si fondessero armonicamente le necessità imprenditoriali e i bisogni della classe operaia.</h4>
<p>Il villaggio operaio, portato a termine alla fine degli anni venti e il cui nome proviene dalla famiglia fondatrice, si è mantenuto praticamente inalterato nel corso del tempo. <strong>Crespi d’Adda è tra i più importanti esempi di stabilimenti operai in Italia e nel mondo</strong> e, grazie all&#8217;eccezionale stato di conservazione della sua struttura storica e architettonica, nel 1995 fu annoverato tra i<a href="http://whc.unesco.org/en/list/730" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> patrimoni dell&#8217;umanità dall&#8217;UNESCO</a>.</p>
<p>L’insediamento offriva ai dipendenti un buono standard di vita con alloggi confortevoli e servizi, al fine di mantenere una forza lavoro stabile e prevenire conflitti industriali.  Un centro residenziale all’avanguardia con <strong>abitazioni plurifamiliari, ciascuna con il proprio giardino, e servizi ospedalieri, centri sportivi, bagni pubblici, illuminazione elettrica, teatro e scuola</strong>.</p>
<h4>La configurazione urbanistica del villaggio si fondava su principi geometrici.</h4>
<p>La strada principale lo divideva, infatti, in due parti funzionali: da un lato, sulla sponda sinistra del fiume Adda, erano situati gli edifici della fabbrica e gli uffici, mentre sul lato opposto si trovava il paese stesso che seguiva un reticolo di strade rettangolari su tre direttrici.</p>
<p>Erano presenti anche strutture di valore più simbolico come la chiesa, il castello, residenza della famiglia Crespi, un nuovo complesso di uffici, e le case per i dirigenti di fabbrica situate a sud delle residenze dei lavoratori.</p>
<p>Nella maggior parte dell’Europa centro-settentrionale esistono numerosi villaggi operai, ma <strong>Crespi d’Adda è sicuramente l’esempio meglio conservato di questa tipologia edilizia</strong> in tutta l’Europa meridionale.</p>
<p><a href="https://www.patrimoniomondiale.it/?p=16" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Crespi d’Adda</a> costituisce un modello straordinario di insediamento umano tradizionale che illustra alcune fasi importanti nella storia dell’uomo, nell’utilizzo di risorse territoriali e nell’interazione dell’uomo con l’ambiente, soprattutto quando lo stesso è divenuto vulnerabile per effetto di trasformazioni irreversibili.</p>
<h4>Il borgo ha conservato tutti gli elementi originari di un comune aziendale.</h4>
<p>L&#8217;autenticità nella forma e nella progettazione sono evidenti nello schema del modello stradale e nella sopravvivenza dei suoi edifici.</p>
<p>La posizione isolata di Crespi d&#8217;Adda nella valle del fiume è responsabile, in parte, della sua notevole autenticità. In altre città aziendali italiane ed europee, infatti, sono state apportate alcune  modifiche a causa della loro vicinanza ai grandi centri urbani e in risposta alla variazione delle condizioni economiche e delle strutture sociali.</p>
<p>La produzione in fabbrica è continuata fino al 2004 e questo ha garantito a Crespi d’Adda la conservazione di gran parte degli edifici pubblici, privati e industriali che sono rimasti intatti e non sono stati demoliti o sostanzialmente modificati.</p>
<h4>L&#8217;attività industriale è notevolmente diminuita con il corrispondente spopolamento.</h4>
<p>Il comune rimase di proprietà di un&#8217;unica azienda fino agli anni &#8217;70 ed in seguito molti edifici, in particolare case, furono venduti a privati.</p>
<p>Nonostante il villaggio sia rimasto strutturalmente inalterato, <strong>le mutevoli condizioni economiche e sociali, in particolare una popolazione in declino, rappresentano una potenziale minaccia alla sua sopravvivenza</strong>, che potrebbe essere contenuta e moderata dai recenti cambiamenti positivi con un piano demografico e socio-economico.</p>
<p>Oggi la proprietà dei vari beni è suddivisa tra comunale, religiosa e privata, e proprio quest’ultima ha indicato la sua intenzione di <strong>riallocare i lavori in fabbrica, probabilmente legati al settore dei servizi</strong> e, allo stesso tempo, di migliorare le attività culturali e turistiche del borgo.</p>
<p><em><strong>Alessandro Campa</strong></em></p>
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		<title>Patrimoni Unesco: 1987 Venezia e la sua Laguna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Mar 2021 07:00:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Viaggio tra i Patrimoni Unesco in Italia Venezia, un’incomparabile e straordinaria opera d’arte. Una città costruita su 118 isolette che sembra galleggiare sulle acque della laguna delineando uno splendido paesaggio. Una laguna dalla superficie di circa 550 km² dove natura e storia sono strettamente legate sin dal V secolo, quando le popolazioni veneziane, per sfuggire [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-89325" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/03/venice-3183168_1280-e1615286529503.jpg" alt="venezia e la sua laguna " width="800" height="534" /></h3>
<h3>Viaggio tra i Patrimoni Unesco in Italia</h3>
<p><span id="more-89307"></span></p>
<p>Venezia, un’incomparabile e straordinaria opera d’arte. Una città costruita su 118 isolette che sembra galleggiare sulle acque della laguna delineando uno splendido paesaggio. Una laguna dalla superficie di circa 550 km² dove natura e storia sono strettamente legate sin dal V secolo, quando le popolazioni veneziane, per sfuggire alle incursioni barbariche, trovarono rifugio sulle sabbiose isole di Torcello, Jesolo e Malamocco.</p>
<h4>Questi insediamenti temporanei divennero gradualmente permanenti e si organizzarono in un unico sistema urbano.</h4>
<p>Non rimase nulla della primitiva topografia, se non quelli che divennero in seguito importanti canali come il <strong>Canale della Giudecca</strong>, il <strong>Canale di San Marco</strong> e il <strong>Canal Grande</strong>, ed una rete di piccoli rii che rappresentano vere e proprie arterie di una città sull&#8217;acqua.</p>
<p>Venezia, nel X secolo, iniziò ad essere un’importante potenza marittima e commerciale senza eguali in Europa. Mentre l’entroterra era in mano alle popolazioni germaniche, le lagune ebbero un profondo legame col mondo bizantino, assumendo la funzione di ponte fra Oriente e Occidente per quasi cinquecento anni e stabilendo contatti con civiltà e culture differenti.</p>
<p>Fin dalle sue origini Venezia fu caratterizzata da un rapporto singolare con l’acqua. Venezia non cessò mai di consolidare la propria posizione nella laguna, anche quando, durante il suo periodo di espansione, fu costretta a difendere i propri mercati dalle iniziative commerciali degli arabi, dei genovesi e dei turchi ottomani.</p>
<h4>Da Torcello, a nord, fino a Chioggia, verso Sud, in questa laguna sorse una delle aree edificate più spettacolari del Medioevo.</h4>
<p>Quasi ognuna delle minuscole isole vantava un insediamento, una cittadina, un villaggio di pescatori e un centro di produzione artigianale e ,nel cuore della laguna, la stessa Venezia era una delle più grandi capitali del mondo medievale.</p>
<p>La città di Venezia e la sua laguna sono <a href="http://whc.unesco.org/en/list/394" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Patrimonio mondiale dell&#8217;UNESCO dal 1987</a> e rappresentano ad oggi un peculiare sito di notevole importanza ed eccezionale valore universale.</p>
<p>Un’intera città, un meraviglioso capolavoro architettonico in cui <strong>anche il più piccolo edificio contiene opere di alcuni dei più grandi artisti del mondo</strong> come Giorgione, Tiziano, Tintoretto, Veronese.</p>
<h4>Venezia e il suo paesaggio lagunare sono il risultato di un processo dinamico che dimostra l’interazione nel tempo tra l’uomo e l’ecosistema del suo ambiente naturale.</h4>
<p>L’intervento umano si distingue per le elevate capacità tecniche e creative nella realizzazione di opere idrauliche e architettoniche nell’area lagunare, che hanno reso Venezia un’opera d’arte e le hanno consentito di esercitare un’influenza notevole sullo sviluppo dell’architettura e delle arti monumentali.</p>
<p>Un’ evoluzione notevole, quest’ultima, che si può notare principalmente attraverso i <strong>“fondachi”</strong> o scali commerciali della Serenissima Repubblica di Venezia posti lungo la costa dalmata, in Asia Minore e in Egitto, nelle isole del Mar Ionio, nel Peloponneso, a Creta e a Cipro, dove i monumenti sono stati chiaramente edificati sulla base dei modelli veneziani.</p>
<p>Ma quando iniziò a perdere il suo potere sui mari, Venezia esercitò la sua influenza in modo molto diverso, grazie ai suoi grandi pittori come Bellini e Giorgione, poi Tiziano, Tintoretto, Veronese e Tiepolo che cambiarono completamente la percezione dello spazio, della luce e del colore, lasciando così un segno decisivo nello sviluppo della pittura e delle arti decorative in tutta Europa.</p>
<p>Venezia è un risultato artistico unico, rappresenta un capolavoro del genio creativo umano. Un eccezionale esempio di un tipo di costruzione e di complesso architettonico, tecnologico e paesaggistico che testimonia le importanti tappe della storia umana</p>
<p>La sua laguna possiede anche una grande concentrazione di capolavori, dal <strong>Duomo di Torcello</strong> alla <strong>Chiesa di Santa Maria della Salute</strong>, mentre gli anni della straordinaria età dell&#8217;oro della Repubblica sono rappresentati da <a href="https://www.patrimoniomondiale.it/?p=20" target="_blank" rel="noopener noreferrer">monumenti di incomparabile bellezza</a>.</p>
<p>Tra questi <strong>Palazzo Ducale</strong>, uno dei simboli della città e capolavoro del gotico veneziano, la <strong>Basilica di San Marco</strong> che,  insieme al campanile e alla piazza di San Marco, forma il principale luogo architettonico di Venezia, e la Basilica dei Santi Giovanni e Paolo, <strong>San Zanipoło</strong> in veneziano, uno degli edifici medievali religiosi più imponenti di Venezia, assieme alla basilica di <strong>Santa Maria Gloriosa dei Frari</strong>.</p>
<h4>Venezia stessa è la testimonianza del suo passato.</h4>
<p>La città, denominata “<strong>Regina dei mari”,</strong> eroicamente arroccata sulle sue minuscole isole, estendeva il suo orizzonte ben oltre la laguna, l&#8217;Adriatico e il Mediterraneo.</p>
<p>Divenuta anello di congiunzione tra l&#8217;Oriente e l&#8217;Occidente, tra l&#8217;Islam e il Cristianesimo, continua a vivere attraverso migliaia di monumenti ed importanti tracce di epoche passate. Un luogo singolare animato di vita e direttamente associato alla storia dell&#8217;umanità.</p>
<p>Proprio da Venezia <strong>Marco Polo</strong> partì alla scoperta dell’ Estremo Oriente, raccogliendo nell&#8217;opera <em>Il Milione</em> una vera e propria enciclopedia geografica che, nell’Europa della fine del XIII secolo, riuniva le conoscenze disponibili sull’Asia. La sua tomba, nella chiesa di San Lorenzo, ricorda il ruolo dei mercanti veneziani nella scoperta del mondo, dopo gli Arabi, ma ben prima dei Portoghesi.</p>
<p>Nell’area mediterranea, la laguna di Venezia rappresenta un esempio eccezionale di habitat semi-lacustre, reso vulnerabile da cambiamenti naturali e climatici irreversibili. Un ecosistema interconnesso, in cui le <strong>barene,</strong> terreni fangosi ora sopra ora sotto il livello del mare, rivestono la stessa importanza delle isole, e diviene necessario proteggere le abitazioni costruite sui pali, i villaggi dei pescatori e le risaie tanto quanto i palazzi e le chiese.</p>
<h4>Venezia ha mantenuto i suoi confini e le sue caratteristiche paesaggistiche e funzionali con l&#8217;ambiente lagunare.</h4>
<p>Nonostante i diversi stili e le stratificazioni storiche, gli edifici si sono organicamente fusi in un&#8217;unità coerente, mantenendo le loro qualità estetiche.</p>
<p>Allo stesso modo, l&#8217;intero sistema urbano ha mantenuto gli schemi di insediamento e organizzazione degli spazi aperti dal Medioevo e dal Rinascimento. I processi storici che si sono sviluppati nel corso dei secoli hanno contribuito a plasmare il paesaggio lagunare, lasciando una forte testimonianza dell&#8217;azione delle persone, il cui lavoro si può riconoscere in modo tangibile nella sua autenticità.</p>
<p>La città storica ha modificato le sue funzioni urbane a causa del cambio di destinazione d&#8217;uso di molte strutture , della sostituzione delle tradizionali attività produttive e dei servizi con altre attività. I numerosi complessi monumentali presenti in città hanno conservato il loro carattere e la loro originalità attraverso la conservazione dei loro elementi costitutivi e delle loro caratteristiche architettoniche.</p>
<p><em><strong>Alessandro Campa</strong></em></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Patrimoni Unesco: 1987 Piazza del Duomo a Pisa</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2021 07:02:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Viaggio nel tempo tra i Patrimoni Unesco in Italia Pisa, importante porto marittimo già nel periodo dell’antica Roma, divenne una gloriosa Repubblica Marinara italiana tra l’XI e il XIII secolo, imponendo il suo dominio nel Mediterraneo occidentale e centrale. La città, oggi, non si trova più in prossimità del mare, ma conserva intatto il suo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-87731" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/03/pisa-3441871_1280-e1614591304334.jpg" alt="piazza del duomo a Pisa" width="800" height="449" /></h3>
<h3>Viaggio nel tempo tra i Patrimoni Unesco in Italia</h3>
<p><span id="more-87728"></span></p>
<p>Pisa, importante porto marittimo già nel periodo dell’antica Roma, divenne una gloriosa Repubblica Marinara italiana tra l’XI e il XIII secolo, imponendo il suo dominio nel Mediterraneo occidentale e centrale. La città, oggi, non si trova più in prossimità del mare, ma conserva intatto il suo tessuto urbano con chiese, palazzi, case medievali e molteplici zone di interesse tra cui spicca, prima fra tutte, Piazza del Duomo.</p>
<h4>Centro artistico più importante di Pisa, <strong>Piazza del Duomo</strong> è stata inserita fra i <a href="http://whc.unesco.org/en/list/395" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Patrimoni dell&#8217;Umanità dall&#8217;UNESCO</a> dal 1987.</h4>
<p>Uno spazio incantevole in cui  ammirare i monumenti che formano il centro della vita religiosa cittadina, definiti miracoli da Gabriele D&#8217;Annunzio nel 1910, per la loro bellezza e originalità. Una definizione da cui deriva il nome popolare, anche se improprio, di Piazza dei Miracoli.</p>
<p>Piazza del Duomo, o appunto Piazza dei Miracoli,  fu  il luogo scelto come sede della Chiesa pisana fin dalle sue origini, anche se i più antichi edifici sacri furono smantellati nel corso del tempo e i monumenti che si ammirano oggi risalgono ai secoli centrali del Medioevo quando, al massimo del suo splendore, Pisa affermava la propria supremazia in campo regionale e internazionale grazie alle vittoriose imprese sul mare.</p>
<p>Un <a href="https://www.patrimoniomondiale.it/?p=31" target="_blank" rel="noopener noreferrer">prezioso esempio artistico</a>. Uno spazio di 8,87 ettari con una zona cuscinetto di 254 ettari che include tutti gli elementi necessari per trasmettere l&#8217;eccezionale valore universale di questa proprietà.</p>
<h4>Piazza del Duomo è situata in una grande distesa verde, racchiusa dalle mura della città, <strong>dall&#8217;ex Ospedale della Misericordia</strong> e dal <strong>Palazzo dell&#8217;Arcivescovato</strong>,  e ospita quattro monumenti conosciuti in tutto il mondo.</h4>
<p>Quattro capolavori dell&#8217;architettura medievale, la Cattedrale, il Battistero, il Campanile o Torre Pendente, e il Cimitero, noto come Campo Santo, eretti tra l&#8217;XI e il XIV secolo l&#8217;uno vicino all&#8217;altro, che formano un insieme unico di monumenti e hanno avuto una grande influenza sull&#8217;arte monumentale.</p>
<p>La notevole importanza della piazza è il risultato di opere d&#8217;arte che testimoniano lo spirito creativo del XIV secolo. I suoi monumenti riflettono una tappa così decisiva nella storia dell&#8217;architettura medievale da essere diventati un punto di riferimento per gli studi legati allo stile romanico pisano.</p>
<p>Il gruppo dei monumenti di Piazza del Duomo, composto da tipici edifici religiosi costruiti per funzioni distinte e specifiche, rappresenta un eccezionale esempio di architettura cristiana medievale, da scoprire nel dettaglio per comprenderne appieno il loro valore.</p>
<h4>La <strong>Cattedrale </strong>fu fondata nel 1064 e consacrata con grande solennità il 26 settembre del 1118.</h4>
<p>La Cattedrale rappresenta un nuovo modello di chiesa, per l’architettura policroma e l’uso del loggiato, che si ritrova in altre città toscane, come Lucca e <a href="https://www.ecoseven.net/viaggiare/pistoia-capitale-italiana-della-cultura-2017/">Pistoia </a>ma anche nei territori che furono sotto il dominio di Pisa, quali la Sardegna e la Corsica. Sulle fiancate vennero inseriti materiali di reimpiego provenienti da monumenti di età romana per sottolineare la grandezza di Pisa.</p>
<p>L’impianto attuale del <strong>Battistero</strong> risale, nelle linee essenziali, a Diotisalvi, che diresse la costruzione dell’edificio dal 1152 al 1180 circa. Intorno alla metà del XIII secolo i lavori edili ripresero sotto la guida di Nicola Pisano che, assieme al figlio Giovanni, innoverà profondamente la struttura iniziale,</p>
<p>Il Battistero è una struttura imponente cinta, come la Cattedrale, da arcate su colonne ed ha un sistema di copertura costituito da una doppia cupola, una interna a tronco di cono e una esterna a calotta emisferica, che dota l’ambiente di un’acustica eccezionale che ne fa un vero e proprio ‘strumento musicale’.</p>
<h4>Il <strong>Campanil</strong>e, noto come la Torre Pendente, è il gioiello della celebre Piazza del Duomo.</h4>
<p>La <strong>Torre di Pisa</strong> è conosciuta in tutto il mondo per la bellezza della sua struttura architettonica e per la singolare pendenza che ne fa un vero miracolo di statica.</p>
<p>In realtà, la torre, non è mai servita per la difesa della città, ma rappresentava solo una parte del complesso religioso della piazza e svolgeva una funzione attiva nella scansione del tempo, umano e divino, per mezzo delle sue sette campane, tante quante sono le note musicali.</p>
<p>Il gioco di marmi e mosaici, la consueta alleanza di pareti nude e gallerie ad arco, i frontoni triangolari e le cupole pesanti, unite all’intero effetto dell’inclinazione mozzafiato del campanile, conferiscono alla struttura una qualità sorprendente.</p>
<p>Il <strong>Camposanto Monumentale</strong>, fondato nel 1277 per accogliere le tombe fino a quel momento disseminate attorno alla Cattedrale, è stato l’ultimo monumento a sorgere sulla Piazza del Duomo, rappresentando una delle più antiche architetture medievali cristiane destinate al culto dei morti. Nel corso del Trecento le pareti interne si animarono di meravigliosi affreschi, incentrati sul tema della Vita e della Morte, che avviarono una nuova fase dell’arte pittorica</p>
<p>All&#8217;interno di questi quattro monumenti si trovano tesori d&#8217;arte di fama mondiale come le porte di bronzo e i mosaici della cattedrale, i pulpiti del battistero e gli affreschi del Campo Santo, i quali con particolare tipologia e destinazione d&#8217;uso, costituiscono uno straordinario esempio per la storia della pittura medievale italiana del XIV e XV secolo.</p>
<p>Il complesso monumentale della Piazza del Duomo di Pisa ha conservato nel tempo le qualità e gli attributi storico-artistici che ne trasmettono il suo eccezionale valore universale. Dopo la costruzione degli edifici monumentali e della piazza, i numerosi interventi hanno rafforzato il rapporto tra la piazza e la città, nel rispetto dei valori e del significato degli edifici del complesso monumentale.</p>
<h4>I monumenti di Piazza del Duomo hanno influenzato notevolmente lo sviluppo dell&#8217;architettura e delle arti monumentali in due diversi momenti della storia.</h4>
<p>Il primo dal XI secolo al 1284, durante il momento più florido di Pisa, in fu creato un nuovo modello di chiesa caratterizzato dalla raffinatezza dell’architettura policroma e dall’uso del loggiato.</p>
<p>Il secondo, nel corso del XIV secolo, vide la graduale ascesa di una nuova fase dell’arte pittorica inaugurata dopo la grande epidemia di peste, mentre  l’architettura in Toscana era dominata dallo stile monumentale di Giovanni Pisano che scolpì il pulpito della cattedrale tra il 1302 ed il 1311.</p>
<p>La Piazza del Duomo di Pisa viene ricordata anche per essere stata teatro dei primi esperimenti e delle prime intuizioni di <strong>Galileo Galilei</strong> che, all’interno della cattedrale, osservando il movimento dei candelieri bronzei creati da Battista Lorenzi, scoprì la teoria dell’isocronismo delle piccole oscillazioni, cioè la caratteristica di un fenomeno che si svolge in un tempo costante, premessa ai suoi lavori anticipatori sulla dinamica.</p>
<p>Dalla cima del campanile, inoltre, Galileo condusse esperimenti che lo portarono a formulare le leggi che disciplinano la caduta dei corpi. Due dei principali edifici di Piazza del Duomo sono quindi direttamente e materialmente associati ad una tappa decisiva nella storia della fisica.</p>
<p><strong><em>Alessandro Campa</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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