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	<title>ISPRA &#8211; Ecoseven</title>
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	<description>Notizie sulla mobilità ecosostenibile</description>
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		<title>“Dopo siccità e roghi, fermare la caccia”, l’appello di Verdi e Lipu</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Sep 2017 09:21:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[caccia]]></category>
		<category><![CDATA[ISPRA]]></category>
		<category><![CDATA[Lipu]]></category>
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		<category><![CDATA[verdi]]></category>
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					<description><![CDATA[Non è il caso di riaprire la stagione venatoria dopo i disastri ambientali di quest&#8217;estate Le Regioni hanno consentito le pre-aperture della stagione venatoria, ma l’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) lo aveva sconsigliato dopo le emergenze siccità e incendi che hanno già messo a dura prova la fauna del nostro [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" size-full wp-image-34449" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2017/09/images_caccia.jpg" alt="" width="564" height="292" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/09/images_caccia.jpg 564w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/09/images_caccia-300x155.jpg 300w" sizes="(max-width: 564px) 100vw, 564px" /></p>
<p>Non è il caso di riaprire la stagione venatoria dopo i disastri ambientali di quest&#8217;estate</p>
<p>  <span id="more-34450"></span>  </p>
<p>Le Regioni hanno consentito le pre-aperture della stagione venatoria, ma l’<a href="http://www.isprambiente.gov.it/it" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Ispra</a> (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) lo aveva sconsigliato dopo le emergenze siccità e incendi che hanno già messo a dura prova la fauna del nostro Paese.</p>
<p>“È una cosa che va fermata: le istituzioni, il governo, il Ministero dell&#8217;Ambiente prendano posizione e intervengano con i poteri sostitutivi. Non è possibile, in questo momento in cui i Canadair ancora volano e la superficie bruciata è oltre i 125.000 ettari, consentire l&#8217;apertura della stagione venatoria, a partire addirittura da domani”. Lo ha detto il presidente nazionale della <a href="http://www.lipu.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Lipu</a> (Lega italiana protezione uccelli), Fulvio Mamone Capria, nel corso di una conferenza stampa congiunta con i Verdi davanti a Montecitorio.</p>
<p>“Il fuoco in Italia ha distrutto ad oggi in Italia una superficie pari al Comune di Roma &#8211; ha spiegato il coordinatore nazionale dei <a href="http://verdi.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Verdi</a>, Angelo Bonelli -. A Roma nel mese di agosto abbiamo avuto la temperatura media più alta degli ultimi 40 anni, 31,1 gradi. Noi chiediamo al governo e al Ministero dell&#8217;Ambiente di sospendere l&#8217;attività venatoria: a fronte di una grave aggressione alla biodiversità, non si può consentire di cacciare. Inoltre chiediamo che la riforma Madia che ha messo a spasso 7000 forestali, che fanno di tutto salvo spegnere gli incendi, sia assolutamente rivista”.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Il premio europeo per le imprese verde: &#8220;Ecolabel EU 2017&#8221;</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/news-ambiente/il-premio-europeo-per-le-imprese-verde-ecolabel-eu-2017/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Apr 2017 08:32:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Ecolabel]]></category>
		<category><![CDATA[ISPRA]]></category>
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					<description><![CDATA[Saliranno sul podio le migliori campagne di comunicazione e i migliori prodotti legati al marchio Ecolabel UE Ecolabel UE è il marchio di qualità ecologica dell’Unione Europea. Serve a indicare prodotti e servizi che, pur garantendo elevati standard nelle prestazioni, sono caratterizzati da un ridotto impatto ambientale durante l’intero ciclo di vita. L’economia italiana è [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-33601" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2017/04/images_marchio-qualita-ecologica-ecolabel-ue-compe-25-anni.jpg" alt="" width="1024" height="526" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/04/images_marchio-qualita-ecologica-ecolabel-ue-compe-25-anni.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/04/images_marchio-qualita-ecologica-ecolabel-ue-compe-25-anni-300x154.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/04/images_marchio-qualita-ecologica-ecolabel-ue-compe-25-anni-768x395.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Saliranno sul podio le migliori campagne di comunicazione e i migliori prodotti legati al marchio Ecolabel UE</p>
<p>  <span id="more-33602"></span>  </p>
<p>Ecolabel UE è il marchio di qualità ecologica dell’Unione Europea. Serve a indicare prodotti e servizi che, pur garantendo elevati standard nelle prestazioni, sono caratterizzati da un ridotto impatto ambientale durante l’intero ciclo di vita.</p>
<p><a href="ambiente/economia/in-italia-ci-sono-385mila-imprese-verdi-sono-un-quarto-del-totale?highlight=WyJlY29ub21pYSJd" target="_blank" rel="noopener noreferrer">L’economia italiana è sempre più verde</a>, ci sono 385 imprese “green”, un quarto del totale.</p>
<p>La Sezione Ecolabel Italia del Comitato per l’Ecolabel e l’Ecoaudit ed ISPRA, hanno lanciato la seconda edizione del “Premio Ecolabel UE 2017”: premierà le migliori campagne di comunicazione relative a prodotti e servizi certificati Ecolabel UE e il prodotto e/o il servizio più innovativi dal punto di vista ambientale (in termini di design, utilizzo o di iniziative intraprese).</p>
<p>Il premio verrà assegnato a due distinte categorie:</p>
<ul>
<li>Produttori/ Distributori di prodotti certificati Ecolabel UE;</li>
<li>Proprietari/ Gestori/ Tour operator di servizi certificati Ecolabel UE.</li>
</ul>
<p>Per ogni categoria saranno assegnati tre premi, in relazione alla tipologia di impresa di appartenenza del partecipante (grande, piccola e media, micro).</p>
<p>Il concorso è riservato alle aziende che utilizzano il marchio Ecolabel UE e che, alla data di presentazione della domanda, sono già certificate.<br />Possono presentare la propria candidatura le aziende che che abbiano realizzato negli ultimi 5 anni campagne di comunicazione relative a prodotti/servizi certificati Ecolabel UE in Italia o che abbiano certificato un prodotto o un servizio giudicati innovativi dal punto di vista ambientale.</p>
<p>È possibile presentare la candidatura entro il 30 aprile 2017.</p>
<p>Le aziende interessate dovranno compilare il modello di domanda (si trova sul <a href="http://www.isprambiente.gov.it/it/certificazioni/news/premio-ecolabel-ue-2017" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sito isprambiente</a>) in formato preferibilmente elettronico e inviarlo all’indirizzo&nbsp;protocollo.ispra@ispra.legalmail.it</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L’Italia perde 7 metri quadri di suolo al secondo. Avanzano cemento e asfalto</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/news-ambiente/l-italia-perde-7-metri-quadri-di-suolo-al-secondo-avanzano-cemento-e-asfalto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Dec 2016 11:54:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[ISPRA]]></category>
		<category><![CDATA[suolo]]></category>
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					<description><![CDATA[Il consumo di suolo è un rischio sempre più grande per l&#8217;ambiente con conseguenze pericolose per l&#8217;uomo L’attività dell’uomo erode continuamente suolo alla natura. In Europa si perdono 11 ettari di terreno ogni ora e nel nostro paese si marcia a un regime di quasi 7 metri quadri al secondo. Una perdita quasi irreversibile perché [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-32884" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2016/12/images_rischi-di-cantiere-01.jpg" alt="" width="950" height="632" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2016/12/images_rischi-di-cantiere-01.jpg 950w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2016/12/images_rischi-di-cantiere-01-300x200.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2016/12/images_rischi-di-cantiere-01-768x511.jpg 768w" sizes="(max-width: 950px) 100vw, 950px" /></p>
<p>Il consumo di suolo è un rischio sempre più grande per l&#8217;ambiente con conseguenze pericolose per l&#8217;uomo</p>
<p>  <span id="more-32885"></span>  </p>
<p>L’attività dell’uomo erode continuamente suolo alla natura. In Europa si perdono 11 ettari di terreno ogni ora e nel nostro paese si marcia a un regime di quasi 7 metri quadri al secondo. Una perdita quasi irreversibile perché servono fino a 1.000 anni perché 2-3 centimetri di suolo possano riformarsi.</p>
<p>Nel nostro paese il consumo di suolo procede a un velocità doppia rispetto alla media europea; purtroppo seguiamo una tendenza diffusa in altri paesi del mondo. Un dato preoccupante mentre, sempre a livello globale, la domanda di cibo, foraggio e fibre è in crescita ed è previsto dalla Fao un aumento del 60% entro il 2050.</p>
<p>L’<a href="http://www.isprambiente.gov.it/it" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Ispira</a> ha diffuso questi dati in occasione del “World Soil Day”: La vita sotto i nostri piedi&#8221;, appuntamento organizzato da Ispra per la Giornata Mondiale del Suolo istituita dalle Nazioni Unite per accendere i riflettori su questa indispensabile risorsa naturale.</p>
<p>Perché il suolo è fondamentale? Ricordiamo che il 95% del nostro cibo dipende dalla disponibilità di suolo fertile e che il 20% delle emissioni di Co2 dell’uomo sono catturate dal suolo; il carbonio nel suolo è pari a tre volte quello in atmosfera.</p>
<p>Secondo la Fao, con questo tasso di distruzione del suolo, ci rimangano solo 60 anni residui per disporre di sufficiente suolo fertile di buona qualità.</p>
<p>“Su un territorio meno ricco e più fragile per il consumo di suolo si abbattono &#8211; spiega la Coldiretti &#8211; i cambiamenti climatici con le precipitazioni sempre più intense e frequenti con vere e proprie bombe d&#8217;acqua che il terreno non riesce ad assorbire. Il risultato &#8211; sostiene la Coldiretti &#8211; è che sono saliti a 7.145 i comuni italiani, ovvero l&#8217;88,3% del totale, che sono a rischio frane e/o alluvioni secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Ispra. Di questi 1640 hanno nel loro territorio solo aree a derivata propensione a fenomeni franosi, 1.607 sono invece i comuni a pericolosità idraulica e 3.898 quelli in cui coesistono entrambi i fenomeni”.</p>
<p>“Per proteggere la terra e i cittadini che vi vivono, l&#8217;Italia &#8211; conclude la Coldiretti &#8211; deve difendere il proprio patrimonio agricolo e la propria disponibilità di terra fertile con un adeguato riconoscimento sociale, culturale ed economico del ruolo dell&#8217;attività agricola.”</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>La Fauna selvatica? Una risorsa da preservare</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/canali/speciali/la-fauna-selvatica-una-risorsa-da-preservare/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2015 16:23:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Speciali]]></category>
		<category><![CDATA[fauna]]></category>
		<category><![CDATA[fauna selvatica]]></category>
		<category><![CDATA[ISPRA]]></category>
		<category><![CDATA[legambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[Preservare e conservare la fauna selvatica, perchè risorsa importante: ecco l&#8217;obiettivo di un accordo tra ISPRA, Legambiente, Federcaccia, Arcicaccia e Anuu   Un grande impegno congiunto tra diverse istituzioni pubbliche e private per avere in Italia diffusi e aggiornati dati scientifici e georeferenziati, sulla base dei quali costruire la sfida della migliore governance della fauna [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-26524" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2015/06/images_igallery_resized_ambientetest_caccia_camosci-15499-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>Preservare e conservare la fauna selvatica, perchè risorsa importante: ecco l&#8217;obiettivo di un accordo tra ISPRA, Legambiente, Federcaccia, Arcicaccia e Anuu</p>
<p>  <span id="more-26525"></span>  </p>
<p> </p>
<p>Un grande impegno congiunto tra diverse istituzioni pubbliche e private per avere in Italia diffusi e aggiornati dati scientifici e georeferenziati, sulla base dei quali costruire la sfida della migliore governance della<a href="https://www.ecoseven.net//?p=26107" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> fauna selvatica</a>, ridurre i conflitti con le attività umane ed esaltare la ricchezza dell’intreccio tra biodiversità e potenzialità territoriali.</p>
<p>Ecco il messaggio innovativo dell’accordo firmato tra <a href="http://www.isprambiente.gov.it/it" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ISPRA</a>,<a href="http://www.legambiente.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> Legambiente</a>, Federcaccia, Arcicaccia e Anuu presentato nell’ambito dell’iniziativa intitolata “Ambiente, legalità e nutrizione. Fauna selvatica come risorsa”, organizzata da CNCN (Comitato Nazionale Caccia e Natura) in collaborazione con Grosseto Fiere e Fiera di Vicenza, che si è svolta sabato 30 maggio nell’ambito del Game Fair 2015 di Grosseto.</p>
<p>Con questo appuntamento prosegue il percorso finalizzato a creare una nuova cultura ambientale, avviato a gennaio a Roma con l’iniziativa “Ambiente, legalità, lavoro: progetti per una nuova qualità della vita”, alla presenza del Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti e proseguito con l’evento “L’Unione fa l’ambiente”, tenutosi a febbraio durante la manifestazione HIT Show presso Fiera di Vicenza, alla presenza del Sottosegretario Barbara Degani e dei rappresentanti della Commissione Europea.</p>
<p>Da tali convergenze sono nati cinque progetti concreti in favore dell’<a href="https://www.ecoseven.net//?attachment_id=3" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ambiente</a>, tra cui quello oggetto di questa iniziativa.</p>
<p>Protagonista dell’iniziativa di Grosseto è stato il rapporto tra uomo e fauna selvatica, affrontato con l’ausilio delle testimonianze dei più autorevoli esponenti del mondo di associazioni e soggetti con storie e identità diverse, uniti però dalla comune consapevolezza che l’ambiente rappresenta una risorsa preziosa, le cui potenzialità non possono e non devono essere svilite da illegalità e preconcetti culturali e che in questo ambito serve una grande alleanza. Quella auspicata dall’on. Luca Sani &#8211; Presidente Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati &#8211; che sostiene “se si trovano sintesi unitarie su questi argomenti all’interno della società civile poi per la politica è più facile prendere decisioni” e poi continua “Sappiamo che l’impianto normativo di riferimento è ormai datato, la legge sulla caccia ha ormai molti anni sulle spalle ma si fa sempre molta fatica ad affrontare la questione, ci sono aspetti emotivi trasversali che impediscono una discussione seria e un confronto vero. Tuttavia la caccia è un elemento che non si può eliminare, come altri aspetti della nostra società chiede di essere regolato, garantendo la pratica degli appassionati da una parte e gli equilibri ambientali dall’altra. Va trovato un equilibrio non solo ambientale, ma anche sociale ed economico”.</p>
<p>Il tema della forza di questa alleanza ha trovato il supporto anche di Antonino Morabito &#8211; Responsabile Fauna e Biodiversità di Legambiente &#8211; che ha sostenuto “Piuttosto che fare un confronto sulle tematiche che ci vedono separati forse la strada maestra è quella che deriva dalla forza del nostro territorio, ovvero delle comunità. Affrontare i problemi in uno spirito di gruppo territoriale nel quale le diversità si uniscono. La comunità rappresenta l’insieme delle esperienze utile a costruire e non ad alzare muri”.</p>
<p>Nel corso dell&#8217;iniziativa si è posta l’attenzione su un’urgenza non più prorogabile: il monitoraggio costante delle specie selvatiche presenti sul nostro territorio per una governance che sia allo stesso tempo garanzia della biodiversità nel pieno rispetto delle attività umane. “Siamo a buon punto. &#8211; sostiene Piero Genovesi, Responsabile del servizio di consulenza ISPRA – Sugli ungulati, grazie anche al concorso dei cacciatori che fanno la maggior parte dei censimenti, abbiamo una fotografia più accurata di altri Paesi europei. I dati sono accurati ma dobbiamo fare uno sforzo per rendere il patrimonio di informazioni più dinamico e trasparente. La rete di conoscenze del mondo venatorio è fondamentale, possiamo crearne una mettendo a sistema le varie competenze per arrivare ad avere aggiornamenti annuali e immessi liberamente nel database. L’approccio dell’evento di oggi è fondamentale per mostrare un nuovo modello che parte da chi opera sul territorio. L’Italia ha visto negli ultimi decenni un incremento di molte specie selvatiche, per esempio degli ungulati, favoriti dall’incremento delle aree protette, da una maggior regolamentazione della caccia, e dall’abbandono di un’agricoltura anche estesa alle aree collinari e montane. La presenza indiscriminata di alcune specie, però, può rappresentare un potenziale pericolo per tutta la filiera agricola e alimentare. Nel solo quinquennio 2005-2009 si sono registrati danni all’agricoltura per oltre 35 milioni di euro, e un incremento esponenziale degli incidenti stradali. Per questo, occorre attuare una profonda riflessione sulla governance del fenomeno, a partire del suo monitoraggio, attività in cui è centrale il ruolo positivo dei cacciatori che vanno riconsiderati nel loro ruolo ancestrale di tutori dell’ambiente”.</p>
<p>Su queste tematiche si sono confrontati tutti gli ospiti presenti, a partire da Stefano Masini- Responsabile Area Ambiente e Territorio di Coldiretti &#8211; che nel suo intervento si è così espresso: “Quello che è certo è che stiamo andando nella direzione giusta, per trovare un posto nella società alla caccia dobbiamo puntare sull’agricoltura. Più agricoltura fa bene alla caccia e questo territorio ne è una prova. Qui ancora si va a caccia in modo sano, si va al ristorante e si mangia il cinghiale, esiste una cultura rurale forte e spesso il cacciatore condivide la discussione su questi problemi in comunità con gli agricoltori. La somma delle diversità fa la forza di questo sistema, senza rischiare l’omologazione la caccia ha un suo posto fondamentale, ma fatto di territori e tradizioni. Credo che da questo assemblaggio di istanze diverse possa derivare un metodo di lavoro nuovo, che ci vede collaborare con ambientalisti e cacciatori. In questo senso lavorare insieme significa anche risolvere il problema degli ungulati e difficilmente questo avverrà nei palazzi di Roma, ci riusciremo se saremo compatti sui territori e chiedendo alla scienza di fare la scienza”.</p>
<p>Il suo intervento è stato avvalorato anche dagli interventi dei rappresentanti delle associazioni venatorie presenti Gian Luca Dall’Olio (Presidente Federcaccia) e Osvaldo Veneziano (Presidente Arci Caccia) consapevoli del ruolo che i cacciatori hanno da sempre del monitoraggio del patrimonio naturale e faunistico del territorio, un ruolo riconosciuto anche dalla Commissione Europea che considera la caccia una attività funzionale al mantenimento dell&#8217;equilibrio faunistico.</p>
<p>Maurizio Zipponi &#8211; Coordinatore del gruppo di lavoro “Filiera Ambientale” &#8211; ha plaudito all’iniziativa sottolineando “Abbiamo preso un ritmo, ora dobbiamo accelerare. Il ritmo è considerare l’attività venatoria e chi la svolge protagonisti di una proposta che fa bene alla società e che dal punto di vista ambientale esprime un bilancio positivo. La prima pietra è stata essa a Roma dove abbiamo lanciato i 5 progetti in favore dell’ambiente, e proseguita a Vicenza. Ora presentiamo il primo risultato concreto”. Sul prosieguo del tavolo di lavoro Zipponi ha poi continuato sottolineando che i successi iniziano a manifestarsi come è “evidenziato anche dal fatto che EXPO che fino a poco tempo fa ci vedeva fuori e che ora, grazie anche a Coldiretti e al Ministero dell&#8217;Ambiente, ci vede protagonisti di un appuntamento il prossimo 17 giugno proprio nello spazio Coldiretti”.</p>
<p>L&#8217;iniziativa si è chiusa con il commento del Presidente del CNCN, avvocato Giovanni Ghini: “Dobbiamo puntare a far vivere l’insieme, caccia e agricoltura fanno parte allo stesso modo della natura. Io credo che al di là dell’utilizzo delle risorse ambientali c’è un dovere di conservazione per le generazioni future. Con le varie sensibilità, in questa ottica di preminenza del naturale, c’è un minimo comune denominatore su alcuni punti fermi, il primo dei quali è la legalità e il secondo l’importanza dell’ambiente. In questo senso mi piace descrivere il cacciatore come un ambientalista che vive all’interno della natura. Al netto degli estremismi e delle ideologie la scienza e l’economia devono essere utilizzati nell’interesse comune. Dobbiamo allontanare gli estremismi e continuare su questa strada. Come CNCN favoriremo sempre chi ha questa idea di sviluppo e sostegno del territorio”.</p>
<p> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"> </p>
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		<title>Pesticidi: Italia maglia nera d&#8217;Europa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Feb 2015 15:49:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[ISPRA]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[pesticidi]]></category>
		<category><![CDATA[wwf]]></category>
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					<description><![CDATA[Il nostro paese guida una classifica poco invidiabile, quella dei pesticidi Ci sono ben 175 tipi di pesticidi nelle nostre acque: lo rivela l&#8217;Ispra &#8211; l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Questi dati allarmanti qualificano l&#8217;Italia come uno dei maggiori consumatori di pesticidi per unità di superficie coltivata dell&#8217;Europa occidentale. La stima [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-24198" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2015/02/images_igallery_resized_ambientetest_pesticidi-14338-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>Il nostro paese guida una classifica poco invidiabile, quella dei pesticidi</p>
<p>  <span id="more-24199"></span>  </p>
<p><span style="font-size: 12.1599998474121px; line-height: 1.3em;">Ci sono ben 175 tipi di pesticidi nelle nostre acque: lo rivela l&#8217;Ispra &#8211; l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Questi dati allarmanti qualificano l&#8217;Italia come uno dei maggiori consumatori di pesticidi per unità di superficie coltivata dell&#8217;Europa occidentale. La stima è di 5,6 chili per ettaro ogni anno. Basti pensare che Francia e Germania hanno valori dimezzati.</span></p>
<p>La ricerca, come evidenzia il WWF, ha elaborato i dati del 2012 e il il 17,2% dei punti monitorati presenta concentrazioni superiori ai limiti di qualità ambientali. Si registra anche un aumento delle sostanze: 175 tipologie di pesticidi nel 2012 a fronte dei 166 del 2010 e di 118 del biennio 2007-2008. </p>
<p>Lancia l&#8217;allarme il Tavolo delle Associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica che sono tornate a riunirsi sul tema del Piano di Azione Nazionale sull’utilizzo sostenibile dei pesticidi previsto dalla direttiva europea del 2009 e adottato in Italia solo nel 2014.</p>
<p>&#8216;Il Piano italiano non contiene proposte concrete per tutelare la salute dei cittadini e dell’ambiente. Non è prevista una sensibile riduzione delle sostanze chimiche in uso, ma solo l’obbligo dal novembre 2015 di rispettare ciò che andrebbe rispettato per legge, ossia le prescrizioni contenute sulle etichette degli agrofarmaci&#8217;,  sottolineano i rappresentanti del coordinamento tra 14 associazioni che si è creato proprio per monitorare la situazione. </p>
<p>&#8216;Il rischio è che le multinazionali della chimica continuino a condizionare l’applicazione delle politiche europee nel nostro Paese e la destinazione di miliardi di euro di soldi pubblici che verranno spesi da qui al 2020 con l’applicazione della PAC, la politica agricola comunitaria. La stessa nuova programmazione dei Programmi di Sviluppo Rurale dalle Regioni per le misure agroambientali rischia di essere destinata sempre più a pratiche agronomiche che prevedono l’uso massiccio di pesticidi. Bisogna invece favorirne la reale riduzione principalmente attraverso la conversione al biologico, premiando quelle aziende agricole in grado di fare a meno dei pesticidi e  che producono  benefici per tutti: cibo sano, tutela dell’ambiente e della biodiversità agricola e naturale&#8217;.  </p>
<p>Del Tavolo fanno parte: Aiab, Associazione per l&#8217;Agricoltura Biodinamica, FAI, Federbio, Firab, Italia Nostra, Legambiente, Lipu, Slowfood, Touring Club Italiano, Associazione Pro Natura,SIEP, UpBio WWF.</p>
<p>a.po</p>
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		<title>Rischio pesticidi nei corsi d&#8217;acqua</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Feb 2015 08:39:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[corsi d'acqua]]></category>
		<category><![CDATA[ISPRA]]></category>
		<category><![CDATA[pesticidi]]></category>
		<category><![CDATA[presenza pesticidi]]></category>
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					<description><![CDATA[Unl Rapporto Ispra rivela che la vendita di pesticidi è in calo ma la loro presenza è diffusa nelle acque di fiumi, laghi e falde.   La vendita di pesticidi è in calo, ma la buona notizia è accompagnata dall&#8217;allarme di una presenza massiccia di queste sostanze nelle acque di fiumi, laghi e falde idriche. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-24025" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2015/02/images_igallery_resized_ambientetest_index-14259-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>Unl Rapporto Ispra rivela che la vendita di pesticidi è in calo ma la loro presenza è diffusa nelle acque di fiumi, laghi e falde.</p>
<p>  <span id="more-24026"></span>  </p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span>La vendita di pesticidi è in calo, ma la buona notizia è accompagnata dall&#8217;allarme di una presenza massiccia di queste sostanze nelle acque di fiumi, laghi e falde idriche. A rivelarlo è l&#8217;ultimo Rapporto nazionale “Pesticidi nelle acque” realizzato dall&#8217;Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) sulla base dei dati forniti da Regioni e Agenzie regionali. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span>I pesticidi, usati soprattutto in<a href="alimentazione/agricoltura"> agricoltura</a>, avrebbero invaso acque superficiali e sotterranee: 175 le sostanze trovate dagli esami effettuati nel biennio 2009-2010 (27.995 campioni per 1.208.671 misure analitiche). Erbicidi, fungicidi e insetticidi, tutte sostanze chimiche di cui, sottolinea l&#8217;Ispra, “non si conoscono adeguatamente gli effetti, per l&#8217;assenza di dati sperimentali”.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span>Le concentrazioni misurate sono, scrive l&#8217;Istituto nel Rapporto, “spesso basse ma la diffusione della contaminazione è molto ampia”: sono stati trovati pesticidi nel 56,9% dei punti di monitoraggio delle acque superficiali. Di queste, il il 17,2% “presenta concentrazioni superiori ai limiti di qualità ambientali” (che è di 33,7% per l&#8217;acqua potabile). Pesticidi sono stati rilevati anche nel 31% dei punti di monitoraggio delle acque sotterranee con il 6,3% che supera i limiti di qualità. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span>Il luogo dove sono stati rilevati più punti contaminati è la zona della Pianura Padana e Veneta, ma ciò non vuol dire che si tratti per forza delle zone più inquinate. Ci sono Regioni, infatti, come la Calabria e il Molise, che non hanno inviato all’Ispra alcun dato.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span>Il Rapporto si può scaricare a <a href="http://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/rapporto-nazionale-pesticidi-nelle-acque-dati-2009-2010.-edizione-2013" target="_blank" rel="noopener noreferrer">questo indirizzo.</a> <a href="http://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/rapporto-nazionale-pesticidi-nelle-acque-dati-2009-2010.-edizione-2013" target="_blank" rel="noopener noreferrer"></a> </span></span></p>
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		<title>Continua consumo suolo. Napoli, Milano e Tornino le peggiori</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/canali/speciali/continua-consumo-suolo-napoli-milano-e-tornino-le-peggiori/</link>
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		<pubDate>Wed, 26 Mar 2014 10:39:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Speciali]]></category>
		<category><![CDATA[cementificazione]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[consumo di suolo]]></category>
		<category><![CDATA[ISPRA]]></category>
		<category><![CDATA[suolo]]></category>
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					<description><![CDATA[Continua inarrestabile il consumo di suolo: tra i comuni piu’ cementificati Napoli (62,1%), Milano (61,7%) e Torino (54,8%)   Non si arresta il consumo di suolo: l&#8217;Italia ha perso altri 720 km quadrati, in tre anni. Per intenderci meglio, L’Italia ha perso un&#8217;area grande quanto la somma dei comuni di Milano, Firenze, Bologna, Napoli e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-16332" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2014/03/images_igallery_resized_ambientetest_consumo_di_suolo_ispra-10381-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p class="MsoNormal">Continua inarrestabile il consumo di suolo: tra i comuni piu’ cementificati Napoli (62,1%), Milano (61,7%) e Torino (54,8%)</p>
<p>  <span id="more-16333"></span>  </p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p class="MsoNormal">Non si arresta il <a href="https://www.ecoseven.net//?p=15695"><strong>consumo di suolo</strong></a>: l&#8217;Italia ha perso altri 720 km quadrati, in tre anni. Per intenderci meglio, L’Italia ha perso un&#8217;area grande quanto la somma dei comuni di Milano, Firenze, Bologna, Napoli e Palermo. A denunciare la situazione è il nuovo rapporto sul consumo di suolo dell&#8217;Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), presentato oggi alla Camera, da cui emerge che il 7,3% del nostro territorio è ‘ormai perso irreversibilmente’.</p>
<p class="MsoNormal">Colpa dell’<strong>edilizia</strong>? Si, ma non solo. In Italia ‘In Italia si consuma suolo anche per costruire infrastrutture che insieme agli edifici ricoprono quasi l&#8217;80% del territorio artificale’: strade asfaltate e ferrovie arrivano al 28%, strade sterrate e infrastrutture di trasporto secondarie al 19%, edifici al 30%, parcheggi, piazzali e aree di cantiere al 14%.</p>
<p class="MsoNormal"> Tutto questo ha e avrà ‘forti impatti sui <strong>cambiamenti <a href="https://www.ecoseven.net//?p=15705">climatici</a></strong>: la cementificazione galoppante ha comportato dal 2009 al 2012 l&#8217;immissione in atmosfera di 21 milioni di tonnellate di CO2 per un costo complessivo stimato intorno ai 130 milioni di euro’. <span style="line-height: 1.3em;">Tra i comuni d’Italia peggiori, troppo cementificati, ci sono Napoli (62,1%), Milano (61,7%), Torino (54,8%), Pescara (53,4%), Monza (48,6%), Bergamo (46,4) e Brescia (44,5).</span></p>
<p class="MsoNormal">gc </p>
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		<title>Sempre meno auto per strada. Cala il tasso di motorizzazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Oct 2013 07:18:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Auto]]></category>
		<category><![CDATA[auto]]></category>
		<category><![CDATA[calo motorizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[ISPRA]]></category>
		<category><![CDATA[moto]]></category>
		<category><![CDATA[motorizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
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					<description><![CDATA[Diminuisce il numero di auto che circolano nelle citta’ italiane, ma ancora tanto si deve fare per una mobilita’ piu’ sostenibile   Cala il tasso di motorizzazione nelle maggiori città italiane: dal 2008 al 2012 per le strade circolano sempre meno auto, a favore di una maggiore diffusione della bici e dei mezzi di trasporto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-14102" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2013/10/images_igallery_resized_ambientetest_download-9146-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p class="MsoNormal">Diminuisce il numero di auto che circolano nelle citta’ italiane, ma ancora tanto si deve fare per una mobilita’ piu’ sostenibile</p>
<p>  <span id="more-14103"></span>  </p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p class="MsoNormal">Cala il <strong>tasso di <a href="https://www.ecoseven.net//?p=4">motorizzazione</a></strong> nelle maggiori città italiane: dal 2008 al 2012 per le strade circolano sempre meno auto, a favore di una maggiore diffusione della bici e dei mezzi di trasporto pubblici. Il calo più alto di motorizzazione si registra a <strong>Roma</strong> dove la diminuzione è stata del 5,4%. Segue Milano con il -5,2%. Il calo minore della motorizzazione riguarda la città di Bari che segna solo un -0,6%. A fornire i dati è un’elaborazione del Centro Studi Continental su fonti Aci e Istat.</p>
<p class="MsoNormal">Il <strong>calo della motorizzazione</strong> in atto da qualche anno è dovuto all’aumento nei centri cittadini di piste ciclabili e zone Ztl e all’aumento anche di car-sharing e bike-sharing, valide alternative all’uso di auto private.  A contribuire al calo della motorizzazione anche il costo sempre più elevato dei carburanti e la pressione fiscale sulle automobili.</p>
<p> </p>
<p class="MsoNormal">Nonostante la bella notizia del <strong>calo di motorizzazione</strong>, <a href="mobilita/trasporti/atac"><strong>Roma</strong></a>, secondo il rapporto Ispra, rimane comunque la città con più auto in circolazione in Italia. E questo si riflette, ovviamente, anche sulla qualità dell’aria che si respira nella capitale.</p>
<p class="MsoNormal">gc </p>
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		<title>Ispra: la qualita’ dell’aria e’ un’emergenza ambientale</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/inquinamento/ispra-la-qualita-dell-aria-e-un-emergenza-ambientale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jul 2013 08:47:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ISPRA]]></category>
		<category><![CDATA[qualità dell'aria]]></category>
		<category><![CDATA[smog]]></category>
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					<description><![CDATA[Lo smog e’ oramai diventato un’emergenza per le citta’ italiane: e’ necessario agire subito   Lo smog e’ un’emergenza a cui bisogna subito far fronte. E’ allarme, infatti, per la quantità nell’aria di Pm10 e di benzo(a)pirene, una delle prime sostanze di cui si è accertata la cancerogenicità: a dirlo è l&#8217;Annuario dei dati ambientali [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-12982" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2013/07/images_igallery_resized_ambientetest_images-8546-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p class="MsoNormal">Lo smog e’ oramai diventato un’emergenza per le citta’ italiane: e’ necessario agire subito</p>
<p>  <span id="more-12983"></span>  </p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p class="MsoNormal">Lo<strong> smog</strong> e’ un’emergenza a cui bisogna subito far fronte. E’ allarme, infatti, per la quantità nell’aria di Pm10 e di benzo(a)pirene, una delle prime sostanze di cui si è accertata la cancerogenicità: a dirlo è l&#8217;Annuario dei dati ambientali dell&#8217;Ispra, l&#8217;Istituto per la protezione e la ricerca ambientale, che sostiene che la<strong> qualità dell’aria</strong> è un’emergenza ambientale da affrontare subito.</p>
<p> </p>
<p class="MsoNormal">Nel report sullo <a href="https://www.ecoseven.net//?p=11183"><strong>smog</strong></a>, si legge che lo stato della <a href="https://www.ecoseven.net//?p=11766"><strong>qualità dell’aria</strong></a> presenta ‘una situazione piuttosto stazionaria, che continua a essere soddisfacente per il biossido di zolfo e per il benzene e insoddisfacente per il Pm10’, a causa del ‘valore limite giornaliero’ che viene ‘superato nel 48% delle stazioni di monitoraggio’, per l’ozono e per il biossido di azoto, il cui valore limite annuale non viene rispettato nel 20% delle stazioni.</p>
<p> ‘Un altro<strong> inquinante</strong> preoccupante per le accertate proprietà cancerogene è il benzo(a)pirene – sostiene l&#8217;Istituto per la protezione e la ricerca ambientale &#8211; i cui livelli, seppur misurati in un numero ancora troppo limitato, superano il valore obiettivo nel 20% dei casi’.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Ambiente, per Ispra aria e suolo problemi piu’ urgenti</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/news-ambiente/ambiente-inquinamento-aria-e-consumo-di-suolo-i-problemi-piu-urgenti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Jul 2012 08:29:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[aria]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento aria]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento atmosferico]]></category>
		<category><![CDATA[ISPRA]]></category>
		<category><![CDATA[Ispra annuario]]></category>
		<category><![CDATA[sfruttamento suolo]]></category>
		<category><![CDATA[suolo]]></category>
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					<description><![CDATA[Incalza il ritmo di crescita della superficie impermeabile e cresce l’inquinamento atmosferico.&#160;Presentata a Roma la decima edizione dell’Annuario dei dati ambientali Ispra Non conosce sosta la crescita del consumo di suolo in Italia: a livello nazionale il ritmo ha ormai superato i100 ettarial giorno e la superficie impermeabilizzata copre più del 6% dell’intero territorio nazionale. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-7143" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2012/07/images_igallery_resized_ambientetest_inquinamento_aria_italia_nord-5175-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>Incalza il ritmo di crescita della superficie impermeabile e cresce l’inquinamento atmosferico.&nbsp;Presentata a Roma la decima edizione dell’Annuario dei dati ambientali Ispra</p>
<p>  <span id="more-7144"></span>  </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Non conosce sosta la crescita del <strong>consumo di <a href="http://alimentazione.ecoseven.net/agricoltura/agricoltura-ecco-i-batteri-che-eliminano-la-co2-dai-suoli-coltivati" target="_blank" rel="noopener noreferrer">suolo</a> in Italia</strong>: a livello nazionale il ritmo ha ormai superato i100 ettarial giorno e la superficie impermeabilizzata copre più del 6% dell’intero territorio nazionale. I valori più elevati del soil sealing si registrano in Lombardia, Veneto e Campania con concentrazioni maggiori in corrispondenza delle aree urbane, sulle coste e lungo i principali assi stradali. Il fenomeno assume proporzioni più ampie nelle grandi aree di pianura poiché non si limita all’espansione della periferia urbana ma si diffonde anche nelle <strong>aree agricole</strong>, naturali e semi naturali. Nelle principali <strong>aree urbane</strong>, il consumo di suolo arriva ad estendersi anche per più della metà del territorio comunale: supera il 60% a Milano e Napoli, mentre a Roma la superficie impermeabile cresce oltre i300 ettariall’anno.</p>
<p class="MsoNormal">“<strong>Qualità dell’aria</strong>”: biossido di zolfo, ossido di carbonio, benzene e piombo non costituiscono attualmente un problema, se non a livello locale e in specifiche circostanze; continua invece l’emergenza per PM10,,PM2,5 ed Ozono(O3), anche se il 2010 &#8211; esclusivamente per il PM10 &#8211; segna un valore positivo. Infatti, oltre la metà delle stazioni di monitoraggio presenti sul territorio (58%) registra valori al di sotto dei limiti. Per questo inquinante (PM10 primario) le sorgenti principali rimangono il settore civile (45%) e i trasporti ( 4% &#8211; poco più dei 2/3 provenienti da quello stradale).&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal">Situazione diversa per l’ozono estivo (O3): nel 2011 (da aprile a settembre compresi) l’obiettivo a lungo termine per la protezione della salute umana (120 ?g/m3) non è stato superato solo nell’8% delle stazioni.</p>
<p class="MsoNormal">In 7 anni (2000 &#8211; 2007), il 37% dei<strong> <a href="http://viaggiare.ecoseven.net/news-viaggiare/goletta-verde-2011-bocciate-calabria-campania-e-sicilia-ok-sardegna-toscana-e-puglia" target="_blank" rel="noopener noreferrer">litoral</a>i</strong> ha subito variazioni dell’assetto delle linee di riva superiori a10 metrie i tratti di costa in erosione (897 km) sono ancora superiori a quelli in progradazione (851 km). L’arretramento della linea di riva e la perdita di superficie costiera sono particolarmente evidenti e profonde in corrispondenza delle foci dei fiumi. Nel periodo di riferimento, sono andati persi600.000 m2di spiagge.</p>
<p class="MsoNormal">In crescita il numero dei litorali stabilizzati artificialmente: circa 250 gli interventi realizzati nell’arco dello stesso periodo, insieme a16 kmdi nuove scogliere e più di1 kmdi opere radenti.&nbsp;E’ questo, in sintesi, il quadro descritto dall’Annuario dei dati ambientali 2011, il report frutto del lavoro svolto dal Sistema delle Agenzie Ambientali, presentato questa mattina a Roma dall’Ispra.</p>
<p class="MsoNormal">Per quanto riguarda i<strong> <a href="http://ambiente.ecoseven.net/news-ambiente/i-cambiamenti-climatici-provocano-il-rimpicciolimento-delle-foglie" target="_blank" rel="noopener noreferrer">cambiamenti climatic</a>i</strong>, il 2010 è stato per l’Italia il diciannovesimo anno consecutivo con anomalia termica positiva e il suo valore è il diciottesimo della serie a partire dal 1961. Negli ultimi 14 anni i giorni estivi (con temperatura massima dell’aria maggiore di25°C) e le notti tropicali (con temperatura minima maggiore di20°C) sono stati sempre maggiori delle rispettive medie climatologiche</p>
<p class="MsoNormal">Si riducono del 3,5% le emissioni totali di gas ad effetto serra passando, tra il 1990 e il 2010, da &nbsp;519,25 MtCO2eq a 501,32 MtCo2eq, anche se, in base al Protocollo di Kyoto, l’Italia dovrebbe portare le proprie emissioni a livelli del 6,5%, ossia a 483,26 MtCo2eq (2008-2012). Nel 2010, rispetto al 2009, l’Inventario delle emissioni dei gas serra dell’Ispra segna un + 2%, (18,1 MtCo2eq in più rispetto a quelle previste dall’obiettivo di Kyoto). A partire dal 2008, il Paese ha accumulato un debito di emissioni pari a 84,7Mt di Co2 equivalenti.</p>
<p class="MsoNormal">Ancora alto il livello di <strong>minaccia per la biodiversità</strong> che rischia di essere irrimediabilmente perduta;&nbsp; nel dettaglio oltre il 50% dei vertebrati &#8211; pesci d’acqua dolce, anfibi e rettili – come il 15% delle piante superiori e il 40% di quelle inferiori. La trasformazione e modificazione degli habitat naturali (per il 50,5% delle specie minacciate), l’uso di pesticidi e l’ inquinamento delle acque (per il 32%) insieme a taglio dei boschi ed incendi (17,5%) sono, tra tutte le influenze antropiche indirette, le minacce più frequenti. Tra quelle dirette rientrano invece il bracconaggio e la pesca illegale (che minacciano il 21% delle specie a rischio). Positiva la risposta delle istituzioni nazionali: tra le varie forme di protezione del patrimonio naturale il nostro Paese dispone di “Rete Natura2000”, costituita da ZPS e SIC che, al netto delle sovrapposizioni, ammontano oggi a 2.564 siti, per una superficie complessiva di6.316.664 ettari(pari al 21% del territorio nazionale). In totale sono 871 le aree protette che occupano una superficie a terra di oltre 3 milioni di ettari (10,5% del territorio nazionale), mentre le superfici a mare tutelate includono anche&nbsp; 27 Aree&nbsp; Marine&nbsp; Protette.</p>
<p class="MsoNormal">Nel settore delle attività nucleari, la maggior parte dei trasporti di materie radioattive effettuati sul territorio nazionale concerne sorgenti utilizzate in campo industriale (il 6%), il settore dei rifiuti (11,6%) e soprattutto il campo della medicina nucleare e della ricerca (82%). In termini di volumi, il Lazio è la regione con la maggior presenza sul territorio di rifiuti radioattivi, seguita da Piemonte 18,0%, Emilia-Romagna 14,6%, Campania 11,0% e Lombardia 10,7%, mentre in termini di radioattività la regione più interessata è il Piemonte con il 72,3%.</p>
<p class="MsoNormal">Cresce la produzione di <strong><a href="http://ambiente.ecoseven.net/rifiuti/rapporto-ispra-cresce-la-produzione-di-rifiuti-urbani" target="_blank" rel="noopener noreferrer">rifiuti urbani</a></strong> che nel 2010 si attesta a 32,5 milioni di tonnellate (+1,15% rispetto al 2009). Aumenta, rispetto al 2009, anche il procapite dei rifiuti urbani (536 kgper abitante),&nbsp; circa4 kgall’anno in più per abitante. A livello di macroarea geografica, il Centro fa ancora registrare i maggiori valori di produzione pro capite, con circa613 kgper abitante per anno, mostrando tuttavia una progressiva riduzione già a partire dal 2006.&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal">L’<strong>Italia</strong> si conferma ai primi posti in Europa per la diffusione delle certificazioni Emas ed Ecolabel, anche se non avviene ancora in modo strutturale per via dei livelli di sensibilità o degli incentivi diversi tra le regioni e i settori produttivi.</p>
<p class="MsoNormal">Uno sguardo alle <strong><a href="http://ambiente.ecoseven.net/news-ambiente/5-giugno-giornata-mondiale-dellambiente-il-decalogo-dei-cittadini-eco" target="_blank" rel="noopener noreferrer">abitudini ambientali delle famiglie</a> italiane</strong>: in aumento nel 2010, rispetto all’anno precedente, il numero delle famiglie che dichiarano di raccogliere abitualmente i rifiuti in modo differenziato, utilizzando gli appositi contenitori. Quelli più differenziati, tra i diversi tipi di scarti, risultano vetro (73,9%), carta (72,7%) e plastica (68,4%). Ogni cittadino europeo, infine, consuma in media200 litrid’acqua al giorno, circa 20 secchi da10 litri.</p>
<p class="MsoNormal">L’Annuario dei Dati Ambientali è disponibile al seguente link: <a href="http://annuario.isprambiente.it/">http://annuario.isprambiente.it/</a>&nbsp; (com)</p>
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