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	<title>Illegale &#8211; Ecoseven &#8211; Saper Vivere</title>
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	<description>Economia del Benessere e della Salute</description>
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		<title>Dietrofront sulla «bomba al cianuro»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Sep 2019 08:37:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[avvelenamento fauna selvatica]]></category>
		<category><![CDATA[benessere degli animali]]></category>
		<category><![CDATA[cianuro]]></category>
		<category><![CDATA[dispositivi illegali]]></category>
		<category><![CDATA[Epa]]></category>
		<category><![CDATA[Illegale]]></category>
		<category><![CDATA[trappola]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>
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					<description><![CDATA[Altrettanto velocemente di come l&#8217;aveva resa legale, l&#8217;EPA fa tornare nell&#8217;illegalità le trappola M44 per uccidere gli animali selvatici È successo tutto nel giro di pochissimo: l&#8217;Agenzia per la protezione dell&#8217;ambiente degli Stati Uniti (EPA) aveva annunciato la riapprovazione temporanea delle M44, ovvero le trappole al veleno note anche come «bombe al cianuro» per uccidere [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" size-full wp-image-38245" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2019/09/images_foto2019_Settembre_2019_Bomba_al_cianuro_CUT.jpg" alt="" width="804" height="401" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/09/images_foto2019_Settembre_2019_Bomba_al_cianuro_CUT.jpg 804w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/09/images_foto2019_Settembre_2019_Bomba_al_cianuro_CUT-300x150.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/09/images_foto2019_Settembre_2019_Bomba_al_cianuro_CUT-768x383.jpg 768w" sizes="(max-width: 804px) 100vw, 804px" /></p>
<p>Altrettanto velocemente di come l&#8217;aveva resa legale, l&#8217;EPA fa tornare nell&#8217;illegalità le trappola M44 per uccidere gli animali selvatici</p>
<p>  <span id="more-38246"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">È successo tutto nel giro di pochissimo: l&#8217;Agenzia per la protezione dell&#8217;ambiente degli Stati Uniti (<a href="https://www.epa.gov/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">EPA</a>) aveva annunciato la riapprovazione temporanea delle M44, ovvero le <strong>trappole al veleno note anche come «bombe al cianuro»</strong> per uccidere la fauna selvatica, e poi ha annullato la sua stessa decisione e le ha di nuovo bandite, a causa di una forte reazione da parte della gente.&nbsp;La decisione, infatti, che era stata presa il 15 di Agosto, ha provocato una <strong>vasta polemica da parte di ambientalisti, attivisti e opinione pubblica</strong>, che si sono strenuamente opposti al ritorno di questi dispositivi.&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;agenzia ha fatto sapere che il cambiamento d&#8217;idea sulla sua decisione è scattato perché ci si è resi conto che il problema meritava ulteriori analisi e discussioni da parte dell&#8217;EPA. L&#8217;obiettivo, ovviamente, rimane quello che il bestiame americano sia protetto dai predatori e dai pericoli, ma si deve al contempo essere certi che non si sta mettendo a rischio altro – per esempio che ci siano esplosioni che colpiscono per sbaglio uomini o animali non predatori.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste trappole agiscono come se fossero degli irrigatori: <strong>spruzzano il terribile cianuro di sodio in un raggio d&#8217;azione intorno a loro per uccidere animali selvatici</strong> come volpi, orsi, coyote, lupi, leoni di montagna e uccelli.<br />Secondo gli oppositori queste trappole dovrebbero essere bandite a tempo indeterminato senza ulteriori studi, in quanto possono essere scatenate da qualsiasi cosa gli passi intorno, senza contare che, secondo qualcuno, non è noto quanto possano contaminare l&#8217;ambiente.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <a href="https://www.biologicaldiversity.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Center for Biological Diversity</em></a>&nbsp;ha dichiarato che il 99,9% dei commenti presentati all&#8217;EPA sui dispositivi ha espresso preoccupazione per il benessere degli animali e un parere contrario all&#8217;uso delle trappole tossiche. <br />L&#8217;agenzia ha deciso di continuare studiare la situazione fino a 2021.</p>
<p>La permanenza di <a href="https://www.ecoseven.net/ambiente/inquinamento/frutta-vs-cianuro.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">cianuro nel terreno</a> è un fattore inquinante estremamente pericoloso, che può essere trattata con rifiuti organici di determinati frutti (banana, ananas e anguria), come riporta una ricerca già citata su Ecosevn.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Continua il commercio illegale di avorio in Europa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Jul 2018 12:49:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[avorio]]></category>
		<category><![CDATA[elefanti]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[Illegale]]></category>
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					<description><![CDATA[Secondo un nuovo report, nel nostro continente arriva ancora l&#8217;avorio illegale, nonostante la normativa vigente Il gruppo per i diritti internazionali Avaaz&#160;ha rivelato che il commercio illegale di avorio esiste ancora in Europa. Dopo aver acquistato 109 prodotti in avorio in 10 paesi europei, infatti, il gruppo ha scoperto che molti di questi articoli erano [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-36949" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/07/images_commerciodavorioin.jpg" alt="" width="800" height="400" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/07/images_commerciodavorioin.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/07/images_commerciodavorioin-300x150.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/07/images_commerciodavorioin-768x384.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Secondo un nuovo report, nel nostro continente arriva ancora l&#8217;avorio illegale, nonostante la normativa vigente</p>
<p>  <span id="more-36950"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Il gruppo per i diritti internazionali <a href="https://secure.avaaz.org/page/it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Avaaz</a>&nbsp;ha rivelato che il commercio illegale di avorio esiste ancora in Europa. Dopo aver acquistato 109 prodotti in avorio in 10 paesi europei, infatti, il gruppo ha scoperto che molti di questi articoli erano illegali e erano stati prelevati dalla fauna selvatica dopo il 1989. <br />Questi risultati confermano e sottolineano sempre di più l&#8217;importanza della missione di Avaaz riguardante questo mercato: l&#8217;Europa si deve liberare completamente dal commercio di avorio e proteggere gli elefanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Durante i suoi quattro mesi di indagine, la no profit ha acquistato articoli in avorio in varie nazioni europee, tra cui Belgio, Francia, Germania, Irlanda, Spagna e Regno Unito e poi ha spedito i prodotti alla <a href="http://www.ox.ac.uk/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">University of Oxford</a>, dove i ricercatori hanno utilizzato la datazione al carbonio per determinarne l&#8217;autenticità degli articoli e la loro età.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo Avaaz, circa il 20% degli oggetti scoperti sono stati raccolti nel 1990 o successivamente, nonostante il fatto che, secondo i regolamenti internazionali, è illegale vendere qualsiasi avorio prelevato da animali dopo il 1990, quando le sanzioni sul materiale organico sono entrate in vigore.</p>
<p style="text-align: justify;">La «buona» notizia è che la maggior parte degli oggetti trovati risalgono al 1947 o dopo, il che significa che nessun nuovo animale è stato ucciso o minacciato per l&#8217;avorio, ma anche se questo è importante per la conservazione degli animali non va bene che venga fatto senza essere denunciato – il commercio dell&#8217;avorio antecedente al 1990 è consentito solo con documentazione ufficiale, mentre Avaaz è riuscito ad acquistare gli articoli illegalmente.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;operazione sotto copertura fa parte di una più ampia campagna di sensibilizzazione di Avaaz per fermare tutto il mercato di avorio in Europa: quello che gli attivisti rimproverano all&#8217;Unione Europea è di non sostenere il piano in cinque punti proposto per proteggere tutti gli elefanti dal bracconaggio per le loro zanne.</p>
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		<title>Il legno illegale dell&#8217;Amazzonia è arrivato anche in Italia</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/news-ambiente/il-legno-illegale-dell-amazzonia-e-arrivato-anche-in-italia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Nov 2015 13:31:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Amazonia]]></category>
		<category><![CDATA[brasile]]></category>
		<category><![CDATA[greenpeace]]></category>
		<category><![CDATA[Illegale]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[La denuncia di Greenpeace: anche una azienda italiana sotto accusa Il legno che compriamo potrebbe essere illegale: c&#8217;è una azienda italiana tra le 26 che hanno acquistato e poi messo sul mercato legname della compagnia &#8216;Madeireira Iller Ltda&#8217; che è accusata di fare parte di una rete di vendita illegale di legname, smantellata di recente [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-29692" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2015/11/images_igallery_resized_ambientetest_Amazzonia_legno_Greenpeace-17113-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>La denuncia di Greenpeace: anche una azienda italiana sotto accusa</p>
<p>  <span id="more-29694"></span>  </p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">Il legno che compriamo potrebbe essere illegale: c&#8217;è una azienda italiana tra le 26 che hanno acquistato e poi messo sul mercato legname della compagnia &#8216;Madeireira Iller Ltda&#8217; che è accusata di fare parte di una rete di vendita illegale di legname, smantellata di recente dalla polizia federale brasiliana.</span></p>
<p>A denunciarlo un report di Greenpeace Brasile, &#8216;<a href="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2015/11/www.greenpeace.org_italy_Global_italy_report_2015_Foreste_amazon_silent_crisis_partners_in_crime.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Partners in Crime</a>&#8216;.</p>
<p>A commerciare il legno illegale sono l’italiana &#8216;Tropical Wood S.A.S.&#8217;, la portoghese &#8216;Global Gold Forest&#8217; e l’uruguaiana &#8216;Flyton Company S.A&#8217;.</p>
<p>&#8216;Sappiamo ormai per certo che la documentazione ufficiale che accompagna il legno proveniente dall’Amazzonia è spesso inaffidabile, a causa della forte corruzione presente nel settore del legname brasiliano&#8217;, commenta Martina Borghi, campagna Foreste di Greenpeace Italia. &#8216;L’italiana &#8216;Tropical Wood S.A.S.&#8217; e le altre compagnie che hanno acquistato da &#8216;Madeireira Iller Ltda&#8217; del legname poi importato in Europa hanno ignorato prove note da tempo sui traffici illegali dei loro fornitori brasiliani e sono quindi complici della distruzione dell’Amazzonia&#8217;.</p>
<p>Secondo le autorità brasiliane la &#8216;Madeireira Iller Ltd&#8217; ha utilizzato documenti falsi per riciclare legname illegale.</p>
<p>Greenpeace chiede alle autorità europee di far rispettare il Regolamento Europeo del Legno, facendo controlli su tutte le società che negli ultimi 18 mesi hanno importato in Europa il legname di &#8216;Madeireira Iller Ltda&#8217;, e sanzionando quelle compagnie che non sono conformi ai requisiti previsti dallo stesso Regolamento.</p>
<p>&#8216;Le compagnie che acquistano legname brasiliano devono rispettare gli obblighi derivanti all’EUTR ed esigere dal governo brasiliano una revisione urgente di tutti i piani di gestione forestale esistenti, in modo da poter assicurare che ci siano trasparenza e correttezza lungo tutta la catena di approvvigionamento del legno proveniente dall’Amazzonia&#8217;, conclude Borghi.</p>
<p><a href="https://www.ecoseven.net//?p=17745" target="_blank" rel="noopener noreferrer">E tra le cause della deforestazione troviamo anche le piantagioni si soia.</a></p>
<p> </p>
<p> </p>
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