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	<title>hubble &#8211; Ecoseven &#8211; Saper Vivere</title>
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	<description>Economia del Benessere e della Salute</description>
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		<title>Earendel, la stella più lontana mai identificata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Apr 2022 09:00:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze]]></category>
		<category><![CDATA[earendel]]></category>
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		<category><![CDATA[lensing gravitazionale]]></category>
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					<description><![CDATA[Un fortunato allineamento ha reso possibile fotografare la stella più lontana mai osservata Identificata dal telescopio spaziale Hubble, Earendel, che in inglese antico significa astro del mattino, è una delle scoperte più sensazionali degli ultimi anni. È la stella più distante mai osservata nell’universo, precisamente a 12.9 miliardi di anni luce da noi. Data la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-144129" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/04/galaxy-3608029_1280.jpg" alt="la stella più lontana " width="800" height="575" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/04/galaxy-3608029_1280.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/04/galaxy-3608029_1280-300x216.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/04/galaxy-3608029_1280-768x552.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></h3>
<h3>Un fortunato allineamento ha reso possibile fotografare la stella più lontana mai osservata</h3>
<p><span id="more-144120"></span></p>
<p align="justify">Identificata dal telescopio spaziale Hubble, <b>Earendel</b>, che in inglese antico significa <i>astro del mattino</i>, è una delle scoperte più sensazionali degli ultimi anni.</p>
<p align="justify">È la stella più distante mai osservata nell’universo, precisamente a 12.9 miliardi di anni luce da noi. Data la distanza, la luce impiega molto tempo per raggiungerci e l’immagine che appare è quella della stella <b>quando aveva soltanto 900 milioni di anni</b>, poco tempo dopo il Big Bang.</p>
<p align="justify">È stato possibile osservarla grazie ad un particolare effetto della gravità, definito <i>lensing gravitazionale</i>, una specie di lente d’ingrandimento dell’universo.</p>
<h4>Cos’è il lensing gravitazionale</h4>
<p align="justify">È un fenomeno che deriva dalla <b>deflessione della luce</b> e si verifica quando la luce emessa da una singola stella o da una galassia trova sulla sua strada un quantità di materia molto grande prima di arrivare all’osservatore, che sarà posizionato sulla stessa linea dell’orizzonte.</p>
<p align="justify">In questo caso in particolare, l’osservatore è il telescopio Hubble che ha potuto intercettare la stella grazie al<b> fortunato allineamento con l’ammasso di galassie WHL 0137-08</b>, verso il quale era puntato, che ha funzionato come una lente d’ingrandimento mostrando Earendel. Grazie al lensing gravitazionale, l’ammasso di materia ha agito come un <b>telescopio naturale</b>, amplificando la luce dell’oggetto che si trovava nella sua traiettoria (la stella) e consentendo ad Hubble di cogliere quella luce che altrimenti sarebbe stata troppo debole per essere vista.</p>
<p align="justify">È <b>lo stesso fenomeno che ci ha permesso di scoprire Icarus nel 2018</b>, la supergigante blu nata quando l’universo aveva soltanto 4,4 miliardi di anni e che aveva detenuto il record fino a questo momento.</p>
<p align="justify">Anche se la luce di Earendel ha impiegato quasi 13 miliardi di anni per arrivare fino a noi, <b>la sua distanza in anni luce dalla Terra è di 28 miliardi</b>, a causa dell’espansione dell’universo che negli anni non si è mai fermato.</p>
<h4 align="justify">Le caratteristiche di Earendel</h4>
<p align="justify">Secondo le prime osservazioni condotte da uno <a href="https://www.nature.com/articles/s41586-022-04449-y" target="_blank" rel="noopener noreferrer">studio pubblicato su Nature</a>, si stima che dati il colore e la luminosità, la stella potrebbe avere una <b>massa superiore di 50 volte a quella del sole</b> e che riesca quindi ad emettere una luce 100mila volte maggiore della nostra stella. Hanno inoltre ipotizzato che si tratti di un singolo astro, ma data la distanza potrebbe anche rivelarsi un ammasso di stelle.</p>
<p align="justify">Sarà il <b>James Webb</b> a darci notizie più certe nei prossimi anni.</p>
<p align="justify"><em><strong>Luna Riillo</strong></em></p>
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		<title>Il mistero della materia oscura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2020 06:00:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze]]></category>
		<category><![CDATA[hubble]]></category>
		<category><![CDATA[lente gravitazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Materia oscura]]></category>
		<category><![CDATA[telescopio]]></category>
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					<description><![CDATA[Dai dati del telescopio spaziale Hubble e di quello del Southern Observatory è emerso qualcosa di incredibile Una cosa che sappiamo di sicuro della materia oscura è quanto sia misteriosa ma, guardando le recenti scoperte, potrebbe esserlo ancora di più di quello che pensiamo. Questa componente dell&#8217;universo – che si pensa costituisca una percentuale significativa [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-67202" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/09/milky-way-2675322_1280-e1600693182694.jpg" alt="materia oscura" width="800" height="450" /></h3>
<h3>Dai dati del telescopio spaziale Hubble e di quello del Southern Observatory è emerso qualcosa di incredibile</h3>
<p><span id="more-67201"></span></p>
<p>Una cosa che sappiamo di sicuro della materia oscura è quanto sia misteriosa ma, guardando le recenti scoperte, potrebbe esserlo ancora di più di quello che pensiamo.</p>
<p>Questa componente dell&#8217;universo – che si pensa costituisca una percentuale significativa della sua massa dell&#8217;universo – <strong>è infatti molto difficile da studiare, vista l&#8217;impossibilità della sua osservazione diretta</strong>.</p>
<h4>Per questo, i fisici hanno dovuto ricorrere a delle evidenze indirette per poter dedurre delle informazioni.</h4>
<p>Una di queste evidenze indirette è <strong>il fenomeno della &#8220;lente gravitazionale&#8221;</strong>, ovvero il modo in cui la materia oscura piega la luce tra sorgenti distanti come una galassia e l&#8217;osservatore: maggiore è la concentrazione di materia oscura, più pronunciato è l&#8217;effetto.</p>
<p>Recentemente, però, quando un team di ricercatori europei ha esaminato i dati del telescopio spaziale Hubble e del Very Large Telescope del Southern Observatory, ha scoperto che <strong>l&#8217;effetto delle lenti gravitazionali attorno a strutture massicce chiamate &#8220;ammassi di galassie&#8221; era dieci volte più grande di quanto previsto dalle simulazioni</strong>.</p>
<p>&#8220;Abbiamo eseguito molti test dei dati in questo studio e siamo sicuri che questa discrepanza indica che qualche ingrediente fisico manca dalle simulazioni o dalla nostra comprensione della natura della materia oscura&#8221;, ha detto in un comunicato <a href="https://www.spacetelescope.org/news/heic2016/?lang#1">dell&#8217;ESA </a>Massimo Meneghetti, scienziato dell&#8217;<a href="https://www.oas.inaf.it/it/">INAF-Osservatorio di Astrofisica e Scienze dello Spazio di Bologn</a>a e autore principale di un <a href="https://science.sciencemag.org/content/369/6509/1347">articolo </a>sulla ricerca, pubblicato sulla rivista <em>Science</em>.</p>
<p>Per condurre le ricerche, il team di Meneghetti ha prodotto una &#8220;mappa della materia oscura&#8221; utilizzando le osservazioni di un campione di tre massicci ammassi di galassie ed è così che gli scienziati hanno scoperto qualcosa di inaspettato: <strong>immagini in scala più piccola annidate all&#8217;interno di distorsioni di lenti più grandi nel nucleo di ogni ammasso di galassie</strong>.</p>
<p>In altre parole, l&#8217;effetto delle lenti gravitazionali era talmente significativo da portarli a credere di essere incappati in dense concentrazioni di materia oscura.</p>
<p>Qualsiasi sia questa discrepanza, di certo evidenzia quanto poco sappiamo delle componenti misteriose che sembrano costituire la maggior parte dell&#8217;universo conosciuto.</p>
<p>&nbsp;</p>
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