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	<title>galassie &#8211; Ecoseven &#8211; Saper Vivere</title>
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	<description>Economia del Benessere e della Salute</description>
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		<title>In quarantena, a caccia di galassie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2020 18:30:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze]]></category>
		<category><![CDATA[aiuto]]></category>
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					<description><![CDATA[Per combattere la noia da isolamento, gli astronomi consigliano ai cittadini di dare una mano alla scienza A causa della nuova pandemia da coronavirus, moltissima gente è in quaranta, i giorni si sono allungati e gli hobby fioriscono. C&#8217;è chi panifica, chi fa dolci, chi si è rimesso a studiare inglese o chi fa yoga [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-51998" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/04/universe-2742113_1280.jpg" alt="galassie" width="800" height="376" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/04/universe-2742113_1280.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/04/universe-2742113_1280-300x141.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/04/universe-2742113_1280-768x361.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></h3>
<h3>Per combattere la noia da isolamento, gli astronomi consigliano ai cittadini di dare una mano alla scienza</h3>
<p><span id="more-51997"></span></p>
<p>A causa della nuova pandemia da coronavirus, moltissima gente è in quaranta, i giorni si sono allungati e gli hobby fioriscono. C&#8217;è chi panifica, chi fa dolci, chi si è rimesso a studiare inglese o chi fa yoga guardando dei video su Youtube. In molti fanno aperitivi su Skype, merende su Houseparty e riunioni su Zoom, per poi postare tutto sui social network.</p>
<p>Quasi tutti si annoiano.</p>
<p>Per chi stesse cercando qualcosa di diverso per battere la sua routine, si può unire alla <strong>caccia di nuove galassie</strong>. Questa condizione, infatti, potrebbe essere un&#8217;opportunità per le persone di essere coinvolte in vari progetti di scienza per i cittadini, come riferisce <a href="https://www.space.com/penguins-search-galaxy-zoo-citizen-science-during-coronavirus.html" target="_blank" rel="noopener"><em>Space.com</em></a>, in cui i non scienziati possono prestare il loro tempo a una sorta di progetto di ricerca.</p>
<h4>Uno di questi, il <a href="https://www.zooniverse.org/projects/zookeeper/galaxy-zoo/" target="_blank" rel="noopener">Galaxy Zoo</a>, sta cercando di aumentare la nostra comprensione dell&#8217;universo.</h4>
<p>L&#8217;idea alla base della scienza per i cittadini è che i ricercatori, come il principale investigatore del Galaxy Zoo, l&#8217;astrofisico di Oxford Chris Lintott, gestiscono la scienza mentre tutti gli altri aiutano con compiti meno tecnici. In questo caso, gli astrofisici catturano nuove immagini dello spazio e <strong>i partecipanti al Galaxy Zoo aiutano a classificare tutte le nuove galassie che compaiono</strong>.</p>
<p>«La forma di una galassia ti racconta la sua storia: ti racconta quando ha accumulato materiale, quando si è scontrata con altre galassie, quando ha formato stelle e ogni sorta di altre cose», ha detto Lintott a <em>Space.com</em>. «Ma gli astronomi sono abbastanza bravi a ottenere immagini di galassie e meno bravi a ordinare i dati».</p>
<p>Esaminare il cielo di notte può dare agli astronomi una pila apparentemente insormontabile di nuove informazioni – e arruolare un esercito di volontari può essere un buon modo per capire cosa sta realmente accadendo.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Dove finiscono le galassie più piccole?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Oct 2019 22:27:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze della salute]]></category>
		<category><![CDATA[astronomia]]></category>
		<category><![CDATA[campo gravitazionale]]></category>
		<category><![CDATA[galassie]]></category>
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		<category><![CDATA[telescopio spaziale Gaia]]></category>
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					<description><![CDATA[Secondo una recente scoperta, la nostra galassia continua a deglutire le galassie più piccole che le orbitano intorno Per il corso del nostro universo, l&#8217;orbita è la norma: la Terra orbita attorno al Sole, la Luna orbita attorno alla Terra e più di 50 galassie orbitano attorno alla Via Lattea – la più grande delle [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-38571" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_Galassie.jpg" alt="" width="799" height="398" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_Galassie.jpg 799w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_Galassie-300x149.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_Galassie-768x383.jpg 768w" sizes="(max-width: 799px) 100vw, 799px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Secondo una recente scoperta, la nostra galassia continua a deglutire le galassie più piccole che le orbitano intorno</p>
<p>  <span id="more-38572"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Per il corso del nostro universo, l&#8217;orbita è la norma: la Terra orbita attorno al Sole, la Luna orbita attorno alla Terra e più di 50 galassie orbitano attorno alla Via Lattea – la più grande delle quali è la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Grande_Nube_di_Magellano" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Grande Nube di Magellano</a>.<br />Ecco: una nuova ricerca indica che almeno sei delle galassie in orbita attorno alla Via Lattea, che orbitavano direttamente intorno alla Grande Nube di Magellano, sono state rubate dalla nostra galassia che le ha deglutite, inglobandole nella sua massa.</p>
<p style="text-align: justify;">La scoperta è stata fatta da un gruppo di ricerca, guidato dagli astronomi dell&#8217;Università della California, <em>Riverside</em>, che l&#8217;ha dettagliata in uno <a href="https://academic.oup.com/mnras/article-abstract/489/4/5348/5561484?redirectedFrom=fulltext" target="_blank" rel="noopener noreferrer">studio</a>&nbsp;impostato per la pubblicazione sulla rivista <em>Monthly Notices of the Royal Astronomical Society</em>. Per fare questa scoperta, i ricercatori hanno usato i dati raccolti dal <a href="https://sci.esa.int/web/gaia" target="_blank" rel="noopener noreferrer">telescopio spaziale Gaia</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Confrontando i dati di Gaia sul movimento delle galassie vicine con potenti simulazioni della formazione galattica, i ricercatori hanno identificato quattro galassie nane ultrafinite e altre due galassie nane classiche, che credevano un tempo orbitassero attorno alla Grande Nuvola di Magellano ma che, alla fine, sono state rubate dal campo gravitazionale della Via Lattea.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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		<title>Le galassie più antiche dell&#8217;universo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Oct 2019 12:46:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze della salute]]></category>
		<category><![CDATA[astronomi]]></category>
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					<description><![CDATA[Gli astronomi hanno appena scoperto un protoammasso di galassie che sono più vecchie di qualsiasi altra cosa che si trovi nell&#8217;universo conosciuto La scoperta di cui stiamo per parlare è diventata veramente possibile solo di recente, perché la luce emessa dalle stelle delle galassie trovate è riuscita a raggiungere la Terra dopo aver compiuto un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-38511" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_Antiche_galassie.jpg" alt="" width="798" height="398" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_Antiche_galassie.jpg 798w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_Antiche_galassie-300x150.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_Antiche_galassie-768x383.jpg 768w" sizes="(max-width: 798px) 100vw, 798px" /></p>
<p>Gli astronomi hanno appena scoperto un protoammasso di galassie che sono più vecchie di qualsiasi altra cosa che si trovi nell&#8217;universo conosciuto</p>
<p>  <span id="more-38512"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">La scoperta di cui stiamo per parlare è diventata veramente possibile solo di recente, perché la luce emessa dalle stelle delle galassie trovate è riuscita a raggiungere la Terra dopo aver compiuto un viaggio – praticamente epico – di 13 miliardi di anni luce attraverso l&#8217;universo, secondo quanto riportato da <a href="https://www.livescience.com/galaxy-cluster-infant-universe.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Live Science</em></a>. L&#8217;antico gruppo di galassie che è stato scoperto è di circa 800 milioni di anni più giovane dell&#8217;universo stesso: si è formato, quindi, quando l&#8217;universo aveva il 6% della lunghezza di vita che ha ora.</p>
<p style="text-align: justify;">La cosa più interessante è che lo strano comportamento di questo protoammasso potrebbe far luce su come il cosmo è cambiato negli ultimi 13 miliardi di anni. Solitamente, infatti, negli ammassi di galassie molto dense, la formazione stellare tende a essere difficile, mentre le galassie più attive tendono ad essere più rarefatte. Ma sembra che sia accaduto il contrario in questo antico ammasso, secondo una <a href="https://iopscience.iop.org/article/10.3847/1538-4357/ab2cd5" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ricerca</a>&nbsp;pubblicata su <em>The Astrophysical Journal</em>: a quanto dicono gli scienziati, infatti, questa galassia ha una densità stellare 15 volte maggiore del previsto.</p>
<p style="text-align: justify;">Le dodici galassie che compongono il protoammasso appena scoperto sembrano essere state focolai di attività stellare nei primi tempi dopo la formazione dell&#8217;universo, ma il grande <em>team</em> internazionale di ricercatori dietro la scoperta non ha ancora capito perché.<br />In realtà, già il semplice fatto che un gruppo così denso di galassie sia potuto esistere così tanto tempo fa potrebbe ribaltare il modo in cui gli astronomi pensavano che funzionasse il cosmo.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti, questi risultati saranno la chiave per comprendere il rapporto che esiste ammassi stellari e galassie massive, hanno detto i ricercatori.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>La fusione dei buchi neri</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/canali/scienze/scienze-della-salute/la-fusione-dei-buchi-neri/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Oct 2019 12:01:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze della salute]]></category>
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					<description><![CDATA[Un team di scienziati della NASA ha visto tre buchi neri supermassicci nell&#8217;atto di aggregarsi grazie a uno scontro È successo tutto a un miliardo di anni luce di distanza dalla Terra e un team di scienziati è riuscito incredibilmente a vederlo: lo spettacolo era quello di tre buchi neri che sono entrati in collisione. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-38509" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_buchi_neri.jpg" alt="" width="800" height="395" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_buchi_neri.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_buchi_neri-300x148.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_buchi_neri-768x379.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Un <em>team</em> di scienziati della NASA ha visto tre buchi neri supermassicci nell&#8217;atto di aggregarsi grazie a uno scontro</p>
<p>  <span id="more-38510"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">È successo tutto a un miliardo di anni luce di distanza dalla Terra e un <em>team</em> di scienziati è riuscito incredibilmente a vederlo: lo spettacolo era quello di tre buchi neri che sono entrati in collisione.</p>
<p style="text-align: justify;">La rara scoperta è stata fatta grazie all&#8217;utilizzo combinato del telescopio <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Chandra_X-ray_Observatory" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Chandra X-ray Observatory</em></a>&nbsp;della NASA, del telescopio <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Wide-field_Infrared_Survey_Explorer" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Wide-field Infrared Survey Explorer</em></a>,&nbsp;sempre della NASA, e del <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Large_Binocular_Telescope" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Large Binocular Telescope</em></a>,&nbsp;che si trova in Arizona. Ogni telescopio ha fornito un indizio di quello che stava succedendo, in modo da riuscire nell&#8217;identificazione, grazie all&#8217;uso degli spettri ottici.</p>
<p style="text-align: justify;">«I buchi neri doppi e tripli sono estremamente rari», ha affermato la ricercatrice Shobita Satyapal, della<em><span style="text-decoration: underline;"> George Mason University</span></em>, in una <a href="https://chandra.si.edu/press/19_releases/press_092519.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">nota</a>. «Ma tali sistemi sono in realtà una conseguenza naturale delle fusioni delle galassie, che riteniamo sia il modo in cui le galassie crescono e si evolvono».<br />In effetti, per i ricercatori è stato uno spettacolo insolito, che generalmente è difficile da individuare, a causa delle gigantesche nuvole di gas e polvere che circondano i buchi neri. Ma, combinando i dati dei due telescopi spaziali della NASA e del telescopio dell&#8217;Arizona, gli scienziati sono stati in grado di fare la scoperta.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <em>team</em> ha pubblicato i risultati dello <a href="https://arxiv.org/abs/1908.01732" target="_blank" rel="noopener noreferrer">studio</a>&nbsp;sulla tripletta di buchi neri massicci sulla rivista <em>The Astrophysical Journal</em>, dove gli scienziati hanno raccontato di come fossero alla ricerca di coppie di buchi neri, quando si sono trovati davanti a questo incredibile sistema, noto come SDSS J084905.51 + 111447.2.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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		<title>Perché le galassie lontane muoiono?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Oct 2019 20:50:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze della salute]]></category>
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					<description><![CDATA[Gli astrofisici stanno studiando il fenomeno per capire cos&#8217;è che sta uccidendo questi sistemi stellari Spogliate della loro capacità di produrre nuove stelle, molte sfortunate galassie lontane da noi stanno svanendo lentamente. Per capire il motivo per cui le stelle di queste galassie scompaiono o muoiono in violente supernove, un team di scienziati sta studiando [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-38466" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_galassie_morenti.jpg" alt="" width="797" height="406" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_galassie_morenti.jpg 797w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_galassie_morenti-300x153.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_galassie_morenti-768x391.jpg 768w" sizes="(max-width: 797px) 100vw, 797px" /></p>
<p>Gli astrofisici stanno studiando il fenomeno per capire cos&#8217;è che sta uccidendo questi sistemi stellari</p>
<p>  <span id="more-38467"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Spogliate della loro capacità di produrre nuove stelle, molte sfortunate galassie lontane da noi stanno svanendo lentamente. Per capire il motivo per cui le stelle di queste galassie scompaiono o muoiono in violente supernove, un <em>team</em> di scienziati sta studiando il vicino <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ammasso_della_Vergine" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Ammasso della Vergine</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualcosa sta «uccidendo le galassie», è questo il punto, come spiega, in un articolo di <a href="https://theconversation.com/something-is-killing-galaxies-and-scientists-are-on-the-case-123236" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>The Conversation</em></a>, l&#8217;astrofisico<em> leader</em> del progetto, Tony Brown, che racconta come questa morte avvenga quando le galassie interagiscono con le condizioni estreme di ammassi di stelle stretti, ma non è sicuro del perché.</p>
<p style="text-align: justify;">Per chiarire meglio, il motivo per cui Brown scrive che le galassie «vengono uccise» vuol dire che esse non stanno improvvisamente svanendo ma che, piuttosto, la formazione di nuove stelle al loro interno viene bloccata da fattori non ancora determinati.<br />Finora, il<em> team</em> di Brown ha ipotizzato due possibili spiegazioni e l&#8217;astrofisico spera che l&#8217;uso di telescopi avanzati per sondare l&#8217;Ammasso della Vergine ancora in formazione sposterà l&#8217;ago della bilancia in un senso o nell&#8217;altro.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima possibilità è che si tratti di «<em>ram-pressure stripping</em>», ovvero un processo attraverso il quale tutto il gas che una galassia userebbe per formare le stelle viene aspirato dal plasma intergalattico nelle vicinanze. L&#8217;altra possibilità è che l&#8217;ambiente all&#8217;interno dell&#8217;ammasso galattico diventi semplicemente troppo caldo perché i gas cosmici si raffreddino e si condensino in stelle, rendendolo inutile come combustibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Scoprirlo, «farà avanzare la nostra attuale comprensione di come le galassie si evolvono nelle regioni più dense dell&#8217;Universo».</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
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		<title>La supernova dei record</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Sep 2019 11:20:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze della salute]]></category>
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		<category><![CDATA[stelle]]></category>
		<category><![CDATA[supernova]]></category>
		<category><![CDATA[universo]]></category>
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					<description><![CDATA[Secondo gli scienziati, una stella ha generato l&#8217;esplosione più massiccia della storia Dall&#8221;Agenzia Spaziale Europea (ESA) hanno fatto sapere di aver assistito all&#8217;esplosione stellare più grande mai vista, che ha causato una supernova incredibile. Gli scienziati l&#8217;hanno individuata nel 2016, ma ci sono voluti tre anni di analisi e indagini di follow up per capire [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-38326" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2019/09/images_foto2019_Settembre_2019_Supernova_CUT.jpg" alt="" width="805" height="428" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/09/images_foto2019_Settembre_2019_Supernova_CUT.jpg 805w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/09/images_foto2019_Settembre_2019_Supernova_CUT-300x160.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/09/images_foto2019_Settembre_2019_Supernova_CUT-768x408.jpg 768w" sizes="(max-width: 805px) 100vw, 805px" /></p>
<p>Secondo gli scienziati, una stella ha generato l&#8217;esplosione più massiccia della storia</p>
<p>  <span id="more-38327"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Dall&#8221;Agenzia Spaziale Europea (<a href="https://www.esa.int/ita/ESA_in_your_country/Italy" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ESA</a>) hanno fatto sapere di aver assistito all&#8217;<strong>esplosione stellare più grande mai vista</strong>, che <strong>ha causato una supernova incredibile</strong>. Gli scienziati l&#8217;hanno individuata nel 2016, ma ci sono voluti tre anni di analisi e indagini di <em>follow up</em> per capire che cosa avevano visto. Una volta compreso questa esplosione stellare, l&#8217;hanno soprannominata <strong>SN 2016iet</strong> e hanno spiegato che ha totalmente contraddetto quello che si era sempre pensato sul comportamento delle supernove.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti, questa supernova dei record è durata più a lungo e ha emesso più energia di quello che avevano sempre fatto le esplosioni avvenute in precedenza. Ma non solo. Ha avuto anche una particolarità nella sua firma chimica, che ospitava meno metallo di qualsiasi altra supernova che gli scienziati avessero visto, secondo quanto raccontato in una <a href="https://iopscience.iop.org/article/10.3847/1538-4357/ab2f92" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ricerca</a>,&nbsp;recentemente pubblicata su <em>The Astrophysical Journal</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, un evento cosmico davvero insolito che ha fatto venire il sospetto che le supernove come SN 2016iet fossero più comuni un tempo, quando c&#8217;erano a provocarle stelle giganti che ormai sono tutte morte. Quindi, la straordinarietà di questa supernova ha offerto agli scienziati l&#8217;<strong>opportunità unica di sondare l&#8217;universo anche nelle sue parti e possibilità ormai estinte</strong>. Anche perché, proprio grazie al fatto che SN 2016iet è così diversa dalla maggior parte delle supernove (che svaniscono in pochi mesi e diventano invisibili a causa della <a href="https://www.ecoseven.net/canali/scienze/piccole-galassie-con-enormi-buchi-neri.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">luminosità delle galassie</a> che le ospitano), ci si trova davanti a una supernova talmente luminosa e isolata che potrà essere studiata per gli anni a venire.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ci resta che aspettare altri risultati per stupirci, una volta di più, dell&#8217;universo che abitiamo.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Piccole galassie con enormi buchi neri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cecilia Maria Ferraro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Aug 2019 06:29:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze della salute]]></category>
		<category><![CDATA[blue nuggets]]></category>
		<category><![CDATA[buchi neri]]></category>
		<category><![CDATA[galassia]]></category>
		<category><![CDATA[galassie]]></category>
		<category><![CDATA[Scoperta]]></category>
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					<description><![CDATA[Gli scienziati hanno scoperto perché, nelle parti più lontane dell&#8217;universo, ci sono alcune galassie con forme sconcertanti Le chiamano «blue nuggets» queste galassie dalla alta concentrazione di stelle di colore blu: sono formazioni celesti considerevolmente più piccole della media, con la particolarità davvero peculiare di ospitare enormi buchi neri supermassicci. Come raccontato dal sito Space.com, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-38075" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2019/08/images_foto2019_Agosto2019_galassia.jpg" alt="" width="797" height="450" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/08/images_foto2019_Agosto2019_galassia.jpg 797w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/08/images_foto2019_Agosto2019_galassia-300x169.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/08/images_foto2019_Agosto2019_galassia-768x434.jpg 768w" sizes="(max-width: 797px) 100vw, 797px" /></p>
<p>Gli scienziati hanno scoperto perché, nelle parti più lontane dell&#8217;universo, ci sono alcune galassie con forme sconcertanti</p>
<p>  <span id="more-38076"></span>  </p>
<p>Le chiamano «blue nuggets» queste galassie dalla alta concentrazione di stelle di colore blu: sono formazioni celesti considerevolmente più piccole della media, con la particolarità davvero peculiare di ospitare enormi buchi neri supermassicci.</p>
<p>Come raccontato dal sito <a href="https://www.space.com/small-galaxies-monster-black-holes-mystery-solved.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Space.com</a>, «quasi ogni galassia nel nostro universo sembra avere un gigantesco buco nero al centro, inclusa la nostra Via Lattea», ma nel caso di queste specifiche galassie ci si trova di fronte a un marcato disequilibrio nelle dimensioni – di solito a piccola galassia corrisponde piccolo buco nero e a grande galassia grande buco nero, in questo caso si ha piccola galassia e grande buco nero.</p>
<p>Per questo, è molto interessante <a href="https://arxiv.org/abs/1906.00064" target="_blank" rel="noopener noreferrer">uno studio</a>&nbsp;pubblicato recentemente che ha spiegato un po&#8217; di cose su queste «blue nuggets»: innanzitutto esse si trovano molto lontano perché sono una caratteristica dell&#8217;universo molto più giovane del nostro e, in secondo luogo, presentano un tasso di formazione stellare davvero elevato grazie all&#8217;alimentazione fornita da flussi di gas cosmici vicini che pompano materiale nella galassia sottodimensionata. In questo modo, tendono a formare stelle sempre più grandi, di un blu davvero brillante rispetto alla media.</p>
<p>Proprio a causa di questo afflusso continuo di materie prime, c&#8217;è la formazione del buco nero che quindi ha una dimensione molto più grande di quello che ci si aspetterebbe e che alimenta il dislivello tra se stesso e la galassia proprio «nutrendosene». Intanto, la formazione di stelle blu nate all&#8217;inizio muore, lasciando dietro di sé solo stelle rosse vecchie e piccole con pochissima nuova attività, quindi a noi resta una piccola galassia con un grande buco nero.</p>
<p>Ovviamente, questa è solo un&#8217;ipotesi riguardo alle «blue nuggets», ma la speranza è che questo studio e altri che verranno riescano a fare sempre più chiarezza su tutta la parte di universo che</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Un misterioso segnale da una galassia lontana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jul 2019 16:40:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze della salute]]></category>
		<category><![CDATA[galassie]]></category>
		<category><![CDATA[radio]]></category>
		<category><![CDATA[segnali]]></category>
		<category><![CDATA[spazio]]></category>
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					<description><![CDATA[Dopo aver registrato un segnale radio arrivato dallo spazio, gli astronomi sono riusciti a stabilirne la provenienza È durato solo un millesimo di secondo il segnale radio che è stato studiato dagli astronomi del telescopio Gemini South situato in Cile che ne hanno stabilito la provenienza nei confini esterni di una galassia lontana, a partire [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-37866" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2019/07/images_space-2511845_1280.jpg" alt="" width="800" height="400" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/07/images_space-2511845_1280.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/07/images_space-2511845_1280-300x150.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/07/images_space-2511845_1280-768x384.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Dopo aver registrato un segnale radio arrivato dallo spazio, gli astronomi sono riusciti a stabilirne la provenienza</p>
<p>  <span id="more-37867"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">È durato solo un millesimo di secondo il <a href="https://www.ecoseven.net/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=19407:qual-e-la-relazione-tra-tumori-e-trasmettitori-per-cellulari&amp;catid=136&amp;Itemid=2512" target="_blank" rel="noopener noreferrer">segnale radio</a> che è stato studiato dagli astronomi del telescopio Gemini South situato in Cile che ne hanno stabilito la provenienza nei confini esterni di una galassia lontana, a partire dalla quale ha impiegato 4 miliardi di anni per arrivare fino alla Terra. Per riuscire a trovare l&#8217;origine di questo impulso, i ricercatori hanno utilizzato una serie di antenne finemente sintonizzate, come raccontato <a href="https://science.sciencemag.org/content/early/2019/06/26/science.aaw5903" target="_blank" rel="noopener noreferrer">nella ricerca</a> recentemente pubblicata sulla rivista Science.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Lampo_radio_veloce" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Il lampo radio veloce</a>, infatti, è stato rilevato per la prima volta dal telescopio australiano <a href="https://www.atnf.csiro.au/projects/askap/index.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Square Kilometer Array Pathfinder</a>, ma è stato solo grazie una serie sensibile di 36 antenne del Gemini South che gli astronomi sono riusciti a risalire effettivamente alle origini del segnale.<br />A quanto raccontato nella ricerca, il segnale radio ha colpito ogni antenna in un punto leggermente diverso nel tempo, indicando in quale direzione stava viaggiando e così tutto quello che gli scienziati hanno dovuto fare è stato tracciare la linea e poi risalire indietro.</p>
<p style="text-align: justify;">Le misure sono stata abbastanza precise da individuare non solo la galassia da cui proveniva il lampo radio, ma anche la regione specifica da cui era partito all&#8217;interno di quella galassia – ovvero, in questo caso, la periferia, lontana dal centro.</p>
<p style="text-align: justify;">La speranza degli astronomi è che questo approccio possa aiutare a individuare altri segnali provenienti dallo spazio e no solo. Grazie a questo livello di precisione si potrebbe pensare di costruire una migliore mappa 3D dell&#8217;universo poiché, tracciando il percorso di un segnale radio e misurando quanto tempo gli ci è voluto per viaggiare, si potrebbero raccogliere indizi su ciò che ha incontrato lungo la sua strada.</p>
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		<title>Scoperto un nuovo ammasso di galassie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Nov 2018 11:55:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze della salute]]></category>
		<category><![CDATA[buco nero]]></category>
		<category><![CDATA[galassie]]></category>
		<category><![CDATA[PKS1353-341]]></category>
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					<description><![CDATA[La luce intensa di un buco nero aveva nascosto le galassie circostanti I ricercatori&#160;hanno scoperto un intero gruppo di galassie nell&#8217;ultimo posto in cui tutti avrebbero pensato di controllare. Come dichiarato in un articolo comparso su Science Daily, questo risultava invisibile a causa della luce intensa di un quasar. Un quasar è un buco nero [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-37314" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/11/images_universe-2742113_d1920.jpg" alt="" width="800" height="402" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/11/images_universe-2742113_d1920.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/11/images_universe-2742113_d1920-300x151.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/11/images_universe-2742113_d1920-768x386.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>La luce intensa di un buco nero aveva nascosto le galassie circostanti</p>
<p>  <span id="more-37315"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.sciencedaily.com/releases/2018/08/180816132101.htm" target="_blank" rel="noopener noreferrer">I ricercatori</a>&nbsp;hanno scoperto un intero gruppo di galassie nell&#8217;ultimo posto in cui tutti avrebbero pensato di controllare. Come dichiarato in un articolo comparso su Science Daily, questo risultava invisibile a causa della luce intensa di un quasar.</p>
<p style="text-align: justify;">Un quasar è un buco nero supermassiccio, che emana molta luce. Quello che si trova nel cuore del nuovo cluster è chiamato PKS1353-341. Oltre ad essere solo a 2,4 miliardi di anni luce dalla Terra, è anche incredibilmente luminoso, essendo 46 miliardi di volte più intenso del Sole.</p>
<p style="text-align: justify;">La sua vicinanza e luminosità hanno portato i ricercatori a credere che il PKS1353-341 e la singolare galassia vicina, di cui il buco nero si “nutriva” fossero soli in quell&#8217;angolo dell&#8217;universo. Gli scienziati hanno scoperto che il quasar era in realtà circondato da centinaia di galassie, la cui luce era soffocata dall&#8217;energia emanata dall&#8217;”affamato” buco nero.</p>
<p style="text-align: justify;">I ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (MIT) hanno teorizzato che il nuovo ammasso abbia una massa pari a 690 trilioni di masse solari (per capire le dimensioni, basti pensare che la nostra Via Lattea ha solo 400 miliardi di soli).</p>
<p style="text-align: justify;">Questa incredibile scoperta si aggiunge a quella della mancata corrispondenza tra una mappa del primo universo e le misurazioni dell&#8217;universo di oggi: <a href="https://www.ecoseven.net//?p=34744" target="_blank" rel="noopener noreferrer">mentre molti astronomi pensano che l&#8217;energia oscura sia una forza costante, questi risultati preliminari sembrano suggerire che potrebbe non esserlo</a>.&nbsp;</p>
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