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	<title>forma di credito &#8211; Ecoseven</title>
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	<description>Notizie sulla mobilità ecosostenibile</description>
	<lastBuildDate>Fri, 20 Mar 2020 15:30:26 +0000</lastBuildDate>
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		<title>UNA CORSA CONTRO IL TEMPO: EMERGENZA COVID-19 PER LE PICCOLE-MEDIE IMPRESE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2020 15:30:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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<h3>In questa lotta contro il tempo non ci si può affidare a complesse regole di valutazione del merito di credito. Quali potrebbero essere i criteri guida?</h3>
<p><span id="more-49834"></span></p>
<p>Dai dati ISTAT sulla struttura delle imprese in Italia emerge che <strong>le aziende con meno di 10 dipendenti </strong>assorbono il 47% degli occupati in Italia nei settori dell’industria e dei servizi. Se considerassimo anche <strong>quelle con meno di 20 dipendenti</strong>, arriveremmo al <strong>57% degli occupati</strong>. Questo a conferma che il tessuto delle piccole e micro-aziende è di vitale importanza per l’economia e per il mantenimento dei livelli di occupazione in un momento così critico.</p>
<p>La situazione era già difficile per questa categoria di imprese perché <strong>i principi di Basilea III hanno di fatto implicato una notevole contrazione del credito</strong> messo a disposizione da parte del sistema bancario alle piccole e medie imprese in un contesto di generale contrazione del credito alle imprese, infatti, gli affidamenti alle imprese non finanziarie sono calati complessivamente del 9% nel 2017 e de 6% nel 2018, cioè del 15% in due anni (fonte: Osservatorio Crediti Confesercenti).</p>
<p>E’ lecito aspettarsi che l’emergenza Coronavirus si tradurrà in una <strong>vera e propria emergenza finanziaria soprattutto per le piccole e medie imprese </strong>e non solo per quelle operanti nei settori più direttamente colpiti dalle misure di lockdown in vigore in questi giorni.</p>
<p>Come ci hanno insegnato le crisi precedenti, <strong>nei momenti di maggiore turbolenza i tempi di incasso dei crediti si allungano notevolmente</strong>, le sofferenze e i crediti incagliati aumentano, determinando crisi di liquidità soprattutto per le aziende più piccole, non patrimonializzate e con scarsa possibilità di accesso al credito.</p>
<p><strong>Molti imprenditori si chiedono ormai se avranno la liquidità per pagare gli stipendi il prossimo mese; </strong>non parliamo delle tasse o di altro.</p>
<p>In questo contesto <strong>sembra andare nella giusta direzione la mossa del Governo</strong> italiano di mettere a disposizione <strong>300 miliardi</strong> <strong>sotto forma di garanzia pubblica</strong> finalizzata alla concessione di credito alle imprese.  Questa forma di sostegno è più efficace dell’intervento diretto dello Stato nelle aziende, come sembra invece che stia facendo la Germania. I soggetti preposti all&#8217;erogazione del credito sono sempre state la banche che hanno un rapporto diretto con le imprese e possono rendere la cinghia di trasmissione più veloce.</p>
<p>In questa lotta contro il tempo non ci si può affidare a complesse regole di valutazione del merito di credito o altre procedure che rischierebbero di allungare i tempi di erogazione del credito.<br />
Siamo di fronte ad eventi eccezionali e sono richieste misure eccezionali e soprattutto di portata generale. Pertanto il meccanismo dovrebbe essere il più semplice e automatico possibile.</p>
<p><strong>Quali potrebbero essere i criteri guida?</strong></p>
<p>Sicuramente l’<strong>erogazione </strong>deve essere <strong>veloce</strong>. Deve essere <strong>mirata alle imprese più piccole</strong> (e per questo più fragili). Le MPMI nel loro complesso, infatti, rappresentano il tessuto connettivo e di supporto alla grande impresa.</p>
<p>E deve essere una misura strutturale (ossia di lungo termine) e non un intervento transitorio che rischierebbe solo di posticipare e aggravare il problema.</p>
<p>Se questi principi sono condivisibili e condivisi, allora si potrebbe semplicemente prevedere <strong>una forma di credito:</strong></p>
<p>&#8211; in % del giro d’affari delle imprese, con percentuali decrescenti al crescere della dimensione aziendale (desumibile, ad esempio, dai ricavi del 2018 o degli ultimi due anni)</p>
<p>&#8211; a costo calmierato, ad esempio con un tasso di interesse non superiore all’1% annuo<br />
&#8211; a lungo termine o, meglio, lunghissimo termine</p>
<p><strong>Questo tipo di intervento avrebbe anche l’effetto (non trascurabile) di contribuire alla stabilizzazione del sistema bancario</strong> che potrebbe fare impieghi a rischio zero, perché beneficerebbero della garanzia pubblica.</p>
<p>Molto probabilmente, <strong>più l’intervento sarà rapido, chiaro e di facile fruibilità per le imprese, più sarà efficace</strong>.</p>
<p>Altra <strong>caratteristica indispensabile</strong> del provvedimento: deve essere il più esteso possibile e riguardare la generalità dei settori.</p>
<p>Non solo i bar, ristoranti e alberghi rischiano di non riaprire al termine del lockdown, ma la generalità delle aziende – dall&#8217;agricoltura, al settore del commercio, ai servizi professionali, alle aziende tecnologiche, passando per gli artigiani e per tutte le attività che sono la spina dorsale del nostro sistema economico &#8211; si troverà alle prese con la peggior crisi finanziaria dal secondo dopoguerra.</p>
<p>Non dimentichiamoci che questa crisi arriva in un momento già difficile, dato che eravamo già entrati in recessione nell&#8217;ultimo trimestre del 2019 (PIL -0,3%, fonte: Istat) e, per dare un’idea della dimensione del problema, alcuni analisti stimano un calo del PIL in Italia per il primo semestre 2020 nell&#8217;ordine dell’8%.</p>
<p>Cosimo Santoro<br />
<em>Finance Director<br />
Value Partners</em></p>
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