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	<title>fauna &#8211; Ecoseven &#8211; Saper Vivere</title>
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	<description>Economia del Benessere e della Salute</description>
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		<title>Quanto sta diventando acido l&#8217;oceano?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Feb 2020 14:30:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[a rischio]]></category>
		<category><![CDATA[acidità]]></category>
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					<description><![CDATA[Dicono gli scienziati che le acque sono così acide da sciogliere il guscio dei granchi Gli oceani del mondo assorbono circa il 30% dell&#8217;anidride carbonica rilasciata nell&#8217;atmosfera. Questo significa che con l&#8217;aumentare dei livelli di CO2 nell&#8217;atmosfera, anche i livelli di questo ossido acido nell&#8217;acqua del mare aumentano, facendo crescere anche l&#8217;acidità. Gli scienziati hanno [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" size-full wp-image-39100" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2020/02/images_dicembre_2019_gennaio_2020_waves-1867285_1280.jpg" alt="" width="799" height="488" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/02/images_dicembre_2019_gennaio_2020_waves-1867285_1280.jpg 799w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/02/images_dicembre_2019_gennaio_2020_waves-1867285_1280-300x183.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/02/images_dicembre_2019_gennaio_2020_waves-1867285_1280-768x469.jpg 768w" sizes="(max-width: 799px) 100vw, 799px" /></p>
<h2>Dicono gli scienziati che le acque sono così acide da sciogliere il guscio dei granchi</h2>
<p>  <span id="more-39101"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Gli oceani del mondo assorbono circa il 30% dell&#8217;anidride carbonica rilasciata nell&#8217;atmosfera. Questo significa che <strong>con l&#8217;aumentare dei livelli di CO2 nell&#8217;atmosfera, anche i livelli di questo ossido acido nell&#8217;acqua del mare aumentano, facendo crescere anche l&#8217;acidità</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli scienziati hanno scoperto che l&#8217;effetto è diventato così pronunciato che l&#8217;acqua sempre più acida dell&#8217;Oceano Pacifico sta dissolvendo i gusci dei <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Dungeness_crab" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Dungeness crab</a>, granchi anche noti come granciporri del Pacifico.</p>
<p style="text-align: justify;">Per lo <a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0048969720301200" target="_blank" rel="noopener noreferrer">studio</a>, che è stato finanziato dalla National Oceanic and Atmospher Association (<a href="https://www.noaa.gov/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">NOAA</a>) e pubblicato sulla rivista Science of the Total Environment, un team internazionale di ricercatori ha utilizzato un microscopio elettronico a scansione per analizzare campioni di questa specie di granchi, raccolti durante una crociera di ricerca di NOAA del 2016.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa analisi ha portato alla scoperta di Dungeness crab larvali con danni ai loro gusci superiori. Alcuni dei granchi avevano perso le strutture sensoriali simili a peli che in genere usano per navigare nei loro ambienti, e molti dei granchi danneggiati erano più piccoli di altre larve.</p>
<p style="text-align: justify;">La scoperta non ha solo un impatto sull&#8217;ecosistema del Pacifico, ma potrebbe anche influenzare le economie delle città del nord-ovest del Pacifico che catturano e vendono i crostacei.</p>
<p style="text-align: justify;">«Se questi granchi larvali devono impiegare energia per riparare i loro esoscheletri e, di conseguenza, sono più piccoli, la percentuale che li porta all&#8217;età adulta sarà nella migliore delle ipotesi variabile e probabilmente scenderà nel lungo termine», ha dichiarato in un <a href="https://research.noaa.gov/article/ArtMID/587/ArticleID/2581/Dungeness-crab-showing-impact-of-coastal-acidification" target="_blank" rel="noopener noreferrer">comunicato stampa</a>&nbsp;la ricercatrice Nina Bednarsek.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono comunque necessarie ulteriori ricerche per determinare quanto la dissoluzione esterna del guscio nella fase dell&#8217;infanzia incida nelle fasi successive della vita e nella riproduzione, per capire quali potrebbero essere le conseguenze potenziali per le dinamiche della popolazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il sale stradale inquina?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Nov 2019 11:18:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mobilità]]></category>
		<category><![CDATA[animali]]></category>
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					<description><![CDATA[Salare eccessivamente le strade contro il gelo potrebbe essere un vero pericolo per la salute pubblica e la fauna selvatica Le persone e le comunità molto spesso si rivolgono al sale stradale per scongelare le strade o i marciapiedi d&#8217;inverno, ma è bene che si tenga presente che farlo comporta rischi di contaminazione ambientale e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Salare eccessivamente le strade contro il gelo potrebbe essere un vero pericolo per la salute pubblica e la fauna selvatica</p>
<p>  <span id="more-38704"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Le persone e le comunità molto spesso si rivolgono al <strong>sale stradale</strong> per scongelare le strade o i marciapiedi d&#8217;inverno, ma è bene che si tenga presente che farlo <strong>comporta rischi di contaminazione ambientale e idrica</strong> – per capire, si può pensare che basta un cucchiaino da tè per contaminare 5 litri d&#8217;acqua, rendendo estremamente costosa la rimozione del sale tramite osmosi inversa.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, di conseguenza, sono a rischio anche la salute dell&#8217;uomo, degli animali domestici, della fauna selvatica, degli organismi acquatici, della vegetazione, del suolo e delle infrastrutture: tutte queste classi subiscono un forte impatto quando i sali stradali entrano nell&#8217;ambiente, filtrando nelle acque sotterranee e drenando attraverso il deflusso negli estuari d&#8217;acqua dolce.</p>
<p style="text-align: justify;">I sali stradali sono principalmente composti da cloruro di sodio, ferrocianuro (una sostanza antiagglomerante) e impurità come alluminio, cadmio, calcio, cromo, rame, ferro, magnesio, manganese, nichel, fosforo, potassio e zinco. Tutte componenti che sono contaminanti nell&#8217;acqua e che aggravano i livelli di salinità.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli Stati Uniti, in prima linea nella promozione di migliori pratiche sull&#8217;uso del sale su strada c&#8217;è il programma <a href="https://www.ecoseven.net/(https:/www.iwla.org/conservation/water/winter-salt-watch/winter-salt-watch-faqs)" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Winter Salt Watch</a> della Izaak Walton League. Proprio lo scorso inverno, questa associazione ha distribuito 500 kit per il test del cloruro a volontari in 17 stati. I test hanno mostrato livelli costantemente elevati di ioni di cloruro nei corsi d&#8217;acqua che circondano otto importanti aree metropolitane, segnalando un uso eccessivo di sali stradali.</p>
<p style="text-align: justify;">Quest&#8217;anno, l&#8217;associazione ha inviato una serie di kit di test del cloruro a oltre 200 nuovi volontari col fine di sensibilizzare i residenti sull&#8217;impatto del sale, ma anche di fornire loro gli strumenti per sostenere delle <a href="https://www.ecoseven.net/(https:/www.iwla.org/publications/blog/blog/clean-water-corner/2017/12/06/alternatives-to-road-salts-for-safe-winter-driving)" target="_blank" rel="noopener noreferrer">pratiche alternative</a>, in particolare con sabbia e salamoia.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Droni, animali e multe</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Sep 2018 12:52:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[droni]]></category>
		<category><![CDATA[fauna]]></category>
		<category><![CDATA[fauna selvatica]]></category>
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					<description><![CDATA[Gli operatori di droni che disturbano la fauna selvatica scozzese rischiano multe e carcere In Scozia, il numero di casi in cui i droni hanno finito per interferire con la vita degli animali nelle riserve naturali è aumentato: per questo gli esperti della polizia e della fauna selvatica hanno iniziato a dirsi sempre più preoccupati [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-37189" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/09/images_aerial-view-1866742_1920_1.jpg" alt="" width="800" height="396" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/09/images_aerial-view-1866742_1920_1.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/09/images_aerial-view-1866742_1920_1-300x149.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/09/images_aerial-view-1866742_1920_1-768x380.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Gli operatori di droni che disturbano la fauna selvatica scozzese rischiano multe e carcere</p>
<p>  <span id="more-37190"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">In Scozia, il numero di casi in cui i droni hanno finito per interferire con la vita degli animali nelle riserve naturali è aumentato: per questo gli esperti della polizia e della fauna selvatica hanno iniziato a dirsi sempre più preoccupati per il benessere di questi esemplari. Anche se l&#8217;idea di poter osservare gli animali nei santuari o in mezzo alla natura grazie a delle riprese può sembrare meno invasiva dell&#8217;osservazione degli animali negli zoo o peggio ancora nei circhi, in realtà il crescente numero di feriti e morti causati dai droni che svolazzano in mezzo alla natura porta necessariamente a fare un serio ragionamento. I legislatori scozzesi, infatti, hanno deciso di imporre multe o persino detenzione nei confronti degli individui beccati a disturbare la pace della fauna.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono molti gli esempi che hanno portato a questa conclusione: le foche, per dirne uno, che hanno bisogno di una protezione particolare durante la stagione riproduttiva e che finiscono per perdere molti cuccioli nei luoghi in cui tendono a fuggire quando vengono spaventate dai droni. Ma anche gli altri uccelli marini vengono notevolmente disturbati da questi oggetti volanti velocissimi che si tuffano in giù dalle scogliere e piombano nel mare. Il risultato è che vengono creati: panico, incidenti, stress, reazioni scomposte degli animali.<br />Insomma, i proprietari di droni devono capire che, molto spesso, più le loro riprese sono spettacolari più sono pericolose: ogni operatore dovrebbe essere consapevole degli effetti che causa sulla fauna selvatica.</p>
<p style="text-align: justify;">Le multe per chi molesta gli animali nelle riserve naturali sella Scozia possono costare ai droni irrispettosi fino a 5.000 sterline (equivalenti a circa 5.600 Euro); in alternativa, gravi infrazioni possono causare una condanna fino a sei mesi in un penitenziario scozzese. <br />Insomma, finalmente qualcosa da prendere molto sul serio.</p>
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		<title>La reazione degli animali alla luce</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/animali/la-reazione-degli-animali-alla-luce/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Jun 2018 13:50:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[animali]]></category>
		<category><![CDATA[fauna]]></category>
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		<category><![CDATA[luci Led]]></category>
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					<description><![CDATA[Un nuovo studio racconta che alcune luci a LED possono danneggiare la fauna selvatica I ricercatori dicono che esiste un potenziale pericolo nella rapida espansione che stanno avendo le luci a LED e che questo pericolo riguarda il mondo della fauna selvatica. Sebbene i LED rappresentino solo il 9% del mercato globale – secondo dati [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-36646" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/06/images_lamp-3489392_1led.jpg" alt="" width="798" height="402" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/06/images_lamp-3489392_1led.jpg 798w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/06/images_lamp-3489392_1led-300x151.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/06/images_lamp-3489392_1led-768x387.jpg 768w" sizes="(max-width: 798px) 100vw, 798px" /></p>
<p>Un nuovo studio racconta che alcune luci a LED possono danneggiare la fauna selvatica</p>
<p>  <span id="more-36647"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">I ricercatori dicono che esiste un potenziale pericolo nella rapida espansione che stanno avendo le luci a LED e che questo pericolo riguarda il mondo della fauna selvatica. Sebbene i LED rappresentino solo il 9% del mercato globale – secondo dati del 2011 –, si prevede che il numero salirà al 69% entro il 2020.&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1002/jez.2184" target="_blank" rel="noopener noreferrer">In uno studio</a>&nbsp;pubblicato sul «Journal of Experimental Zoology», i ricercatori hanno spiegato che il blu e il bianco dell&#8217;illuminazione a LED sono i più dannosi per la fauna selvatica, in particolare per animali come le tartarughe marine e gli insetti, mentre il verde, l&#8217;ambra e il giallo sono quelli più favorevoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che la ricerca punta a mettere sotto la lente dell&#8217;attenzione dei politici, degli amministratori e anche degli altri studiosi è che con l&#8217;aumentare dell&#8217;urbanizzazione del nostro pianeta aumenta anche l&#8217;incredibile alterazione dello spazio che non fa altro che discostarsi in maniera sempre più drastica dal suo stato naturale.</p>
<p style="text-align: justify;">I ricercatori hanno incorporato nello studio sia i dati ecologici già esistenti, sia i risultati che hanno raccolto con l&#8217;analisi degli impatti dei diversi tipi di luci a LED sui vari tipi di animali. Quello che hanno scoperto è che le luci a LED sembrano influenzare negativamente le specie in modi diversi: per esempio, i piccoli di tartaruga marina comune possono essere attratti nell&#8217;entroterra dalla luce artificiale e quindi allontanarsi dall&#8217;oceano, mentre la distrazione che la luce provoca nei salmoni giovani può renderli più vulnerabili ai predatori.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo studio, in sostanza, crea il primo database disponibile pubblicamente che documenta in che modo 24 diversi tipi di luce possono avere un impatto sulla fauna selvatica, sperando che questo possa «illuminare» gli amministratori e i responsabili circa le conseguenze che le loro scelte comportano per l&#8217;ambiente.</p>
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		<title>Il declino dei piccioni migratori</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/news-ambiente/il-declino-dei-piccioni-migratori/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Nov 2017 15:06:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[animali]]></category>
		<category><![CDATA[fauna]]></category>
		<category><![CDATA[Piccioni migratori]]></category>
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					<description><![CDATA[La rapida scomparsa di 5 miliardi di piccioni migratori dimostra che nemmeno le grandi popolazione sono al sicuro dall&#8217;estinzione Un tempo i piccioni migratori&#160;erano gli uccelli più abbondanti del Nord America: i numeri parlano di una diffusione di almeno cinque miliardi, in stormi così grandi da poter oscurare il sole, propagandosi per centinaia di chilometri. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-35174" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2017/11/images_Piccioni_migratori.jpg" alt="" width="591" height="450" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/11/images_Piccioni_migratori.jpg 591w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/11/images_Piccioni_migratori-300x228.jpg 300w" sizes="(max-width: 591px) 100vw, 591px" /></p>
<p>La rapida scomparsa di 5 miliardi di piccioni migratori dimostra che nemmeno le grandi popolazione sono al sicuro dall&#8217;estinzione</p>
<p>  <span id="more-35175"></span>  </p>
<p>Un tempo i <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ectopistes_migratorius" target="_blank" rel="noopener noreferrer">piccioni migratori</a>&nbsp;erano gli uccelli più abbondanti del Nord America: i numeri parlano di una diffusione di almeno cinque miliardi, in stormi così grandi da poter oscurare il sole, propagandosi per centinaia di chilometri. Poi, in pochi decenni, se ne sono andati. L&#8217;ultimo superstite, Martha, morì nello zoo di Cincinnati nel 1914. Gli scienziati hanno da poco trovato la causa del loro devastante declino, rivelando quanto siano fragili anche le grandi popolazioni di animali.</p>
<p>Un nuovo <a href="http://science.sciencemag.org/content/358/6365/951" target="_blank" rel="noopener noreferrer">studio</a>, pubblicato su «Science», mostra che i piccioni viaggiatori sono esistiti sin dall&#8217;età glaciale in popolazioni enormi e che, anche se erano molto bravi ad adattarsi a vivere in questi gruppi numerosi, non sono stati altrettanto bravi nell&#8217;affrontare la minaccia dell&#8217;uomo. Quando gli uomini affamati hanno iniziato a cacciare gli esemplari di piccione migratore, infatti, l&#8217;adattabilità è venuta meno, causando un declino dal quale non sono stati più capaci di rialzarsi. In pratica, quindi, lo spostamento genetico causato dal passaggio da gruppi massivi a piccoli gruppi ha accelerato la decimazione delle popolazioni di questi colombi.</p>
<p>«Pensiamo spesso che le grandi popolazioni siano come una salvaguardia contro l&#8217;estinzione», ha detto la coautrice dello studio, la biologa della University of California, <a href="https://www.ucsc.edu/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Santa Cruz</a>, professoressa Beth Shapiro. «Ciò che questo studio dimostra, tuttavia, è che dobbiamo anche considerare la storia naturale a lungo termine di una specie quando prendiamo decisioni sul loro rischio di estinzione».</p>
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		<title>Pesci morti e germani ricoperti di greggio a Genova dopo lo sversamento di petrolio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Apr 2016 08:00:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[fauna]]></category>
		<category><![CDATA[Genova]]></category>
		<category><![CDATA[germani]]></category>
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		<category><![CDATA[petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[Polcevera]]></category>
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					<description><![CDATA[Pesci morti, rane morte, germani ricoperti di greggio: ecco le conseguenze del disastro Il petrolio non è solo un rischio per la salute degli abitanti di Genova, anche la fauna locale ha subito delle gravi conseguenze dopo lo sversamento di greggio in mare per la rottura di un oleodotto. Si assiste a una moria di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-31275" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2016/04/images_igallery_resized_ambientetest_Germano-17932-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>Pesci morti, rane morte, germani ricoperti di greggio: ecco le conseguenze del disastro</p>
<p>  <span id="more-31276"></span>  </p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">Il petrolio non è solo un rischio per la salute degli abitanti di Genova, anche la fauna locale ha subito delle gravi conseguenze dopo lo </span><a href="https://www.ecoseven.net//?p=31264" target="_blank" style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;" rel="noopener noreferrer">sversamento di greggio in mare per la rottura di un oleodotto</a><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">.</span></p>
<p>Si assiste a una moria di pesci alla foce del torrente. Inoltre molti uccelli che vivevano tra il torrente e il mare sono in pericolo, come spiega la responsabile della <a href="http://www.lipugenova.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Lipu di Genova</a>, Daniela Filippi, che ha salvato e soccorso 27 germani reali. I pennuti si trovavano completamente ricoperti di greggio e per questo non riuscivano a volare.</p>
<p>&#8216;Tredici di loro ora stanno bene, gli altri invece sono gravi perché hanno respirato le esalazioni del petrolio&#8217;, spiega Filippi.</p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">È stato rinvenuto un germano ricoperto di petrolio anche nella zona del porto, segno che il greggio è arrivato fino al mare.</span></p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">La foce del torrente Polcevera è invece teatro della moria di pesci, tra i quali molti cefali; più a monte invece le vittime dell&#8217;incidente sono state le rane. Gli abitanti ne hanno rinvenute molte morte.</span></p>
<p>&#8216;Il disastro ambientale di Genova, per il quale la <a href="http://www.lipu.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Lipu</a> si costituirà parte civile, avviene in un periodo delicato per la nidificazione di tante specie animali – commenta Fulvio Mamone Capria, presidente Lipu – La moria di pesci sta mettendo in pericolo molti uccelli acquatici come anatre, soprattutto germani reali, gabbiani e aironi, che di pesci si nutrono, ma anche i passeriformi che vivono lungo i torrenti o in prossimità del mare&#8217;.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
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		<title>Sos rifiuti a Marsiglia. In mare anche bici e cassonetti</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Aug 2015 09:59:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rifiuti e riciclo]]></category>
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					<description><![CDATA[  Un vero e proprio schifo quello scoperto nelle acque del porto vecchio di Marsiglia: troppi rifiuti sommersi che danneggiano la fauna       Il problema dei rifiuti, se vi può consolare, non riguarda solo l&#8217;Italia. Anche a Marsiglia, nel bacino del vecchio porto, è sos: le acque sono piene di rifiuti sommersi, un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-28256" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2015/08/images_igallery_resized_ambientetest_images-16370-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p> </p>
<p>Un vero e proprio schifo quello scoperto nelle acque del porto vecchio di Marsiglia: troppi rifiuti sommersi che danneggiano la fauna</p>
<p> </p>
<p>  <span id="more-28257"></span>  </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Il problema dei <a href="ambiente/rifiuti" target="_blank" rel="noopener noreferrer">rifiuti</a>, se vi può consolare, non riguarda solo l&#8217;Italia. Anche a Marsiglia, nel bacino del vecchio porto, è sos: le acque sono piene di rifiuti sommersi, un pericolo per la fauna marina oltre che una fonte di contaminazione chimica. A lanciare l&#8217;allarme è l&#8217;Ong Sea Sheperd, nella prima tappa del suo percorso, &#8216;Operazione Mare Nostrum&#8217;, per valutare in cui si trova il Mediterraneo per colpa dell&#8217;inquinamento. Ovviamente non è qualcosa che ci deve &#8216;consolare&#8217;, ma far riflettere.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Nel porto si accumula di tutto: biciclette, cassonetti dei rifiuti vuoti, sedie, transenne, bottiglie e oggetti vari. &#8216;Non si vede un centimetro quadrato di fondale, di suolo, sono strati di rifiuti uno sull&#8217;altro&#8217;, commenta uno dei sommozzatori.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Si tratta di una situazione &#8216;impressionante, ci devono essere almeno due metri di rifiuti in strati gli uni sugli altri&#8217;, ha commentato un altro.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Tra i<a href="https://www.ecoseven.net//?p=27866" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> rifiuti</a>, purtroppo, anche diverse reti da pesca che bloccano decine di pesci nei loro meandri. Dopo Marsiglia, il percorso dell&#8217;organizzazione ecologista toccherà le coste spagnole e italiane, passando anche per la Corsica.</p>
<p>gc</p>
<p> </p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>La Fauna selvatica? Una risorsa da preservare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2015 16:23:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Speciali]]></category>
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					<description><![CDATA[Preservare e conservare la fauna selvatica, perchè risorsa importante: ecco l&#8217;obiettivo di un accordo tra ISPRA, Legambiente, Federcaccia, Arcicaccia e Anuu   Un grande impegno congiunto tra diverse istituzioni pubbliche e private per avere in Italia diffusi e aggiornati dati scientifici e georeferenziati, sulla base dei quali costruire la sfida della migliore governance della fauna [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-26524" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2015/06/images_igallery_resized_ambientetest_caccia_camosci-15499-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>Preservare e conservare la fauna selvatica, perchè risorsa importante: ecco l&#8217;obiettivo di un accordo tra ISPRA, Legambiente, Federcaccia, Arcicaccia e Anuu</p>
<p>  <span id="more-26525"></span>  </p>
<p> </p>
<p>Un grande impegno congiunto tra diverse istituzioni pubbliche e private per avere in Italia diffusi e aggiornati dati scientifici e georeferenziati, sulla base dei quali costruire la sfida della migliore governance della<a href="https://www.ecoseven.net//?p=26107" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> fauna selvatica</a>, ridurre i conflitti con le attività umane ed esaltare la ricchezza dell’intreccio tra biodiversità e potenzialità territoriali.</p>
<p>Ecco il messaggio innovativo dell’accordo firmato tra <a href="http://www.isprambiente.gov.it/it" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ISPRA</a>,<a href="http://www.legambiente.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> Legambiente</a>, Federcaccia, Arcicaccia e Anuu presentato nell’ambito dell’iniziativa intitolata “Ambiente, legalità e nutrizione. Fauna selvatica come risorsa”, organizzata da CNCN (Comitato Nazionale Caccia e Natura) in collaborazione con Grosseto Fiere e Fiera di Vicenza, che si è svolta sabato 30 maggio nell’ambito del Game Fair 2015 di Grosseto.</p>
<p>Con questo appuntamento prosegue il percorso finalizzato a creare una nuova cultura ambientale, avviato a gennaio a Roma con l’iniziativa “Ambiente, legalità, lavoro: progetti per una nuova qualità della vita”, alla presenza del Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti e proseguito con l’evento “L’Unione fa l’ambiente”, tenutosi a febbraio durante la manifestazione HIT Show presso Fiera di Vicenza, alla presenza del Sottosegretario Barbara Degani e dei rappresentanti della Commissione Europea.</p>
<p>Da tali convergenze sono nati cinque progetti concreti in favore dell’<a href="https://www.ecoseven.net//?attachment_id=3" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ambiente</a>, tra cui quello oggetto di questa iniziativa.</p>
<p>Protagonista dell’iniziativa di Grosseto è stato il rapporto tra uomo e fauna selvatica, affrontato con l’ausilio delle testimonianze dei più autorevoli esponenti del mondo di associazioni e soggetti con storie e identità diverse, uniti però dalla comune consapevolezza che l’ambiente rappresenta una risorsa preziosa, le cui potenzialità non possono e non devono essere svilite da illegalità e preconcetti culturali e che in questo ambito serve una grande alleanza. Quella auspicata dall’on. Luca Sani &#8211; Presidente Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati &#8211; che sostiene “se si trovano sintesi unitarie su questi argomenti all’interno della società civile poi per la politica è più facile prendere decisioni” e poi continua “Sappiamo che l’impianto normativo di riferimento è ormai datato, la legge sulla caccia ha ormai molti anni sulle spalle ma si fa sempre molta fatica ad affrontare la questione, ci sono aspetti emotivi trasversali che impediscono una discussione seria e un confronto vero. Tuttavia la caccia è un elemento che non si può eliminare, come altri aspetti della nostra società chiede di essere regolato, garantendo la pratica degli appassionati da una parte e gli equilibri ambientali dall’altra. Va trovato un equilibrio non solo ambientale, ma anche sociale ed economico”.</p>
<p>Il tema della forza di questa alleanza ha trovato il supporto anche di Antonino Morabito &#8211; Responsabile Fauna e Biodiversità di Legambiente &#8211; che ha sostenuto “Piuttosto che fare un confronto sulle tematiche che ci vedono separati forse la strada maestra è quella che deriva dalla forza del nostro territorio, ovvero delle comunità. Affrontare i problemi in uno spirito di gruppo territoriale nel quale le diversità si uniscono. La comunità rappresenta l’insieme delle esperienze utile a costruire e non ad alzare muri”.</p>
<p>Nel corso dell&#8217;iniziativa si è posta l’attenzione su un’urgenza non più prorogabile: il monitoraggio costante delle specie selvatiche presenti sul nostro territorio per una governance che sia allo stesso tempo garanzia della biodiversità nel pieno rispetto delle attività umane. “Siamo a buon punto. &#8211; sostiene Piero Genovesi, Responsabile del servizio di consulenza ISPRA – Sugli ungulati, grazie anche al concorso dei cacciatori che fanno la maggior parte dei censimenti, abbiamo una fotografia più accurata di altri Paesi europei. I dati sono accurati ma dobbiamo fare uno sforzo per rendere il patrimonio di informazioni più dinamico e trasparente. La rete di conoscenze del mondo venatorio è fondamentale, possiamo crearne una mettendo a sistema le varie competenze per arrivare ad avere aggiornamenti annuali e immessi liberamente nel database. L’approccio dell’evento di oggi è fondamentale per mostrare un nuovo modello che parte da chi opera sul territorio. L’Italia ha visto negli ultimi decenni un incremento di molte specie selvatiche, per esempio degli ungulati, favoriti dall’incremento delle aree protette, da una maggior regolamentazione della caccia, e dall’abbandono di un’agricoltura anche estesa alle aree collinari e montane. La presenza indiscriminata di alcune specie, però, può rappresentare un potenziale pericolo per tutta la filiera agricola e alimentare. Nel solo quinquennio 2005-2009 si sono registrati danni all’agricoltura per oltre 35 milioni di euro, e un incremento esponenziale degli incidenti stradali. Per questo, occorre attuare una profonda riflessione sulla governance del fenomeno, a partire del suo monitoraggio, attività in cui è centrale il ruolo positivo dei cacciatori che vanno riconsiderati nel loro ruolo ancestrale di tutori dell’ambiente”.</p>
<p>Su queste tematiche si sono confrontati tutti gli ospiti presenti, a partire da Stefano Masini- Responsabile Area Ambiente e Territorio di Coldiretti &#8211; che nel suo intervento si è così espresso: “Quello che è certo è che stiamo andando nella direzione giusta, per trovare un posto nella società alla caccia dobbiamo puntare sull’agricoltura. Più agricoltura fa bene alla caccia e questo territorio ne è una prova. Qui ancora si va a caccia in modo sano, si va al ristorante e si mangia il cinghiale, esiste una cultura rurale forte e spesso il cacciatore condivide la discussione su questi problemi in comunità con gli agricoltori. La somma delle diversità fa la forza di questo sistema, senza rischiare l’omologazione la caccia ha un suo posto fondamentale, ma fatto di territori e tradizioni. Credo che da questo assemblaggio di istanze diverse possa derivare un metodo di lavoro nuovo, che ci vede collaborare con ambientalisti e cacciatori. In questo senso lavorare insieme significa anche risolvere il problema degli ungulati e difficilmente questo avverrà nei palazzi di Roma, ci riusciremo se saremo compatti sui territori e chiedendo alla scienza di fare la scienza”.</p>
<p>Il suo intervento è stato avvalorato anche dagli interventi dei rappresentanti delle associazioni venatorie presenti Gian Luca Dall’Olio (Presidente Federcaccia) e Osvaldo Veneziano (Presidente Arci Caccia) consapevoli del ruolo che i cacciatori hanno da sempre del monitoraggio del patrimonio naturale e faunistico del territorio, un ruolo riconosciuto anche dalla Commissione Europea che considera la caccia una attività funzionale al mantenimento dell&#8217;equilibrio faunistico.</p>
<p>Maurizio Zipponi &#8211; Coordinatore del gruppo di lavoro “Filiera Ambientale” &#8211; ha plaudito all’iniziativa sottolineando “Abbiamo preso un ritmo, ora dobbiamo accelerare. Il ritmo è considerare l’attività venatoria e chi la svolge protagonisti di una proposta che fa bene alla società e che dal punto di vista ambientale esprime un bilancio positivo. La prima pietra è stata essa a Roma dove abbiamo lanciato i 5 progetti in favore dell’ambiente, e proseguita a Vicenza. Ora presentiamo il primo risultato concreto”. Sul prosieguo del tavolo di lavoro Zipponi ha poi continuato sottolineando che i successi iniziano a manifestarsi come è “evidenziato anche dal fatto che EXPO che fino a poco tempo fa ci vedeva fuori e che ora, grazie anche a Coldiretti e al Ministero dell&#8217;Ambiente, ci vede protagonisti di un appuntamento il prossimo 17 giugno proprio nello spazio Coldiretti”.</p>
<p>L&#8217;iniziativa si è chiusa con il commento del Presidente del CNCN, avvocato Giovanni Ghini: “Dobbiamo puntare a far vivere l’insieme, caccia e agricoltura fanno parte allo stesso modo della natura. Io credo che al di là dell’utilizzo delle risorse ambientali c’è un dovere di conservazione per le generazioni future. Con le varie sensibilità, in questa ottica di preminenza del naturale, c’è un minimo comune denominatore su alcuni punti fermi, il primo dei quali è la legalità e il secondo l’importanza dell’ambiente. In questo senso mi piace descrivere il cacciatore come un ambientalista che vive all’interno della natura. Al netto degli estremismi e delle ideologie la scienza e l’economia devono essere utilizzati nell’interesse comune. Dobbiamo allontanare gli estremismi e continuare su questa strada. Come CNCN favoriremo sempre chi ha questa idea di sviluppo e sostegno del territorio”.</p>
<p> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"> </p>
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		<title>Roma Capitale della biodiversità</title>
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		<pubDate>Mon, 18 May 2015 13:47:43 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità a Roma]]></category>
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					<description><![CDATA[Sui cieli di Roma volano falchi pellegrini, gheppi, allocchi, picchi, pappagalli, e gabbiani reali, mentre i lupi sono sempre più vicini alla capitale   Roma capitale d’Italia e della fauna selvatica: sui cieli di Roma volano falchi pellegrini, gheppi, allocchi, picchi, pappagalli, e gabbiani reali. E non solo. Questi grandi uccelli vivono fra tetti, ville, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-26106" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2015/05/images_igallery_resized_ambientetest_falco_pellegrino1-15289-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p class="MsoNormal">Sui cieli di Roma volano falchi pellegrini, gheppi, allocchi, picchi, pappagalli, e gabbiani reali, mentre i lupi sono sempre più vicini alla capitale</p>
<p>  <span id="more-26107"></span>  </p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p class="MsoNormal">Roma capitale d’Italia e della <a href="https://www.ecoseven.net//?p=24549" target="_blank" rel="noopener noreferrer">fauna selvatica</a>: sui cieli di Roma volano falchi pellegrini, gheppi, allocchi, picchi, pappagalli, e gabbiani reali. E non solo. Questi grandi uccelli vivono fra tetti, ville, e monumenti e ogni anno 5mila esemplari selvatici vengono recuperati e reintrodotti in natura. Lo sostiene il rapporto ‘Note di rondini’, presentato dal Corpo forestale dello Stato in collaborazione con la LIPU in occasione della V/a edizione del Festival del Verde e del Paesaggio all&#8217;Auditorium Parco della Musica di Roma. </p>
<p class="MsoNormal">La capitale d’Italia vince per la biodiversità: qui la ‘convivenza con l&#8217;uomo è quasi sempre ben tollerata’. ‘Roma è un esempio verde per l&#8217;Italia e noi cerchiamo di mettere in atto tutte le azioni necessarie per salvaguardare tutti gli animali’, sottolinea Alessandro Bottacci, Capo Ufficio Biodiversità del Corpo forestale dello Stato.</p>
<p> </p>
<p class="MsoNormal">A prova della<a href="https://www.ecoseven.net//?p=26000" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> biodiversità</a> è il fatto che da anni specie non autoctone, come i pappagalli parrocchetti dal collare e parrocchetti monaco, sono presenti al parco della Caffarella, a Villa Pamphili e a Villa Borghese. Ma a Roma ci sono anche ricci, faine, volpi e cinghiali che attirano i lupi sempre più vicino al nord della capitale.</p>
<p class="MsoNormal">gc</p>
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		<title>Cambiamenti climatici: addio agli stagni artici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Mar 2015 16:40:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Speciali]]></category>
		<category><![CDATA[Alaska]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
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					<description><![CDATA[A causa dei cambiamenti climatici gli stagni artici hanno diminuito superficie e numero   Gli stagni artici stanno scomparendo, a causa dell’aumento delle temperature in Alaska: in particolare, tra il 1948 e il 2013, la loro superficie si è ridotta di circa il 30% e il numero è sceso di circa il 17%. Ora preoccupa [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-24689" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2015/03/images_igallery_resized_ambientetest_th__4_-14586-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>A causa dei cambiamenti climatici gli stagni artici hanno diminuito superficie e numero</p>
<p>  <span id="more-24690"></span>  </p>
<p> </p>
<p>Gli stagni artici stanno scomparendo, a causa dell’aumento delle temperature in Alaska: in particolare, tra il 1948 e il 2013, la loro superficie si è ridotta di circa il 30% e il numero è sceso di circa il 17%. Ora preoccupa la sopravvivenza della fauna e dei <a href="https://www.ecoseven.net//?p=20399" target="_blank" rel="noopener noreferrer">laghi</a>. A lanciare l’allarme è un nuovo studio di un gruppo di ricercatori dell&#8217;<a href="http://www.utep.edu/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Università del Texas a El Paso</strong></a>, pubblicato sul Journal of Geophysical Research. </p>
<p> Gli esperti, guidati da Christian Andresen, assieme alla professoressa associata di Scienze biologiche Vanessa Lougheed, hanno esaminato più di 2.800 stagni sulla penisola superiore di Barrow in Alaska, dove la temperatura media durante i lunghi inverni è di circa -12 gradi Celsius e durante le brevi estati di circa 4 gradi.</p>
<p> </p>
<p>La differenza tra ‘ieri’ ed ‘oggi’ è anche visibile ad occhio nudo. Basta sapere, infatti, che la ricerca è stata effettuata anche attraverso un confronto tra vecchie foto in bianco e nero, e immagini satellitari più recenti, che hanno mostrato il grande cambiamento degli stagni nell&#8217;arco degli ultimi 62 anni.</p>
<p>gc </p>
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