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	<title>evoluzione &#8211; Ecoseven &#8211; Saper Vivere</title>
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	<description>Economia del Benessere e della Salute</description>
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		<title>L’evoluzione passa da un&#8217;arteria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2020 18:00:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze]]></category>
		<category><![CDATA[arteria]]></category>
		<category><![CDATA[avambraccio]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione]]></category>
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					<description><![CDATA[Prima scompariva alla nascita ma ora rimane in un&#8217;alta percentuale di persone Un team di scienziati ha identificato un nuovo modo in cui gli esseri umani continuano ad evolversi. C&#8217;è un&#8217;arteria mediana che abbiamo tutti quando siamo nella pancia della mamma e che scompare quando nasciamo: si trova nell&#8217;avambraccio e fornisce sangue alle mani dei [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-69496" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/evolution-4107273_1280-e1603109955409.jpg" alt="evoluzione" width="800" height="552" /></h3>
<h3>Prima scompariva alla nascita ma ora rimane in un&#8217;alta percentuale di persone</h3>
<p><span id="more-69493"></span></p>
<p>Un team di scienziati ha identificato un nuovo modo in cui gli esseri umani continuano ad evolversi.</p>
<p>C&#8217;è un&#8217;arteria mediana che abbiamo tutti quando siamo nella pancia della mamma e che scompare quando nasciamo: <strong>si trova nell&#8217;avambraccio e fornisce sangue alle mani dei feti</strong>.</p>
<h4>Poco dopo la nascita, la maggior parte delle persone la perde, visto che l&#8217;arteria viene sostituita da altre due.</h4>
<p>Uno studio mostra che <strong>una percentuale sempre più alta di persone la mantiene</strong>: è questa la maniera in cui l&#8217;uomo sta evolvendo.</p>
<p>Prima che i bambini nascano, questa arteria mediana scorre lungo l&#8217;avambraccio per fornire sangue alle loro mani. Ma poco dopo la nascita,<strong> l&#8217;arteria mediana della maggior parte delle persone svanisce dopo che altre due ne prendono il posto</strong>.</p>
<p>Una recente ricerca <a href="https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/joa.13224" target="_blank" rel="noopener noreferrer">pubblicata</a> sul <em>Journal of Anatomy</em> mostra che <strong>la percentuale di persone che conservano la propria arteria mediana è in crescita</strong>, almeno dal XVIII secolo: si tratta della prova che la nostra specie sta continuando a sviluppare nuovi tratti biologici.</p>
<p>&#8220;Questa è una microevoluzione negli esseri umani moderni e l&#8217;arteria mediana è un perfetto esempio di come ci stiamo ancora evolvendo&#8221;, ha detto in un <a href="https://scitechdaily.com/our-species-is-still-evolving-forearm-artery-reveals-humans-evolving-from-changes-in-natural-selection/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">comunicato stampa</a> l&#8217;autore dello studio Maciej Henneberg, specialista di Anatomia presso la University of Adelaide Medical School.</p>
<p>Sulla base delle registrazioni esistenti e delle nuove analisi dei cadaveri, <strong>il team di Henneberg ha scoperto che solo il 10% delle persone nate nel 1880 conservava la propria arteria mediana</strong>, mentre il 30% di quelle nate alla fine del XX secolo lo faceva.</p>
<h4>Da questi numeri, il team conclude che questo è il tasso più veloce con cui l&#8217;umanità si è evoluta negli ultimi 250 anni.</h4>
<p>E se la tendenza continua, come pensano che accadrà, le persone con un&#8217;arteria mediana diventeranno la norma piuttosto che l&#8217;eccezione. È affascinante, ma potrebbe anche comportare delle complicazioni mediche, poiché <strong>l&#8217;arteria mediana è stata collegata a casi dolorosi di sindrome del tunnel carpale</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L&#8217;evoluzione delle stelle marine</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Jul 2018 12:19:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[Resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[stelle marine]]></category>
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					<description><![CDATA[Le stelle marine superano la malattia che da cinque anni a questa parte le stava decimando grazie allo sviluppo di una resistenza genetica Cinque anni fa, milioni di stelle marine al largo della costa occidentale del Nord America sono state uccise da un misterioso virus che gli causava la perdita delle estremità per liquefazione – [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-36803" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/07/images_beach-3470318_1920.jpg" alt="" width="799" height="398" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/07/images_beach-3470318_1920.jpg 799w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/07/images_beach-3470318_1920-300x149.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/07/images_beach-3470318_1920-768x383.jpg 768w" sizes="(max-width: 799px) 100vw, 799px" /></p>
<p>Le stelle marine superano la malattia che da cinque anni a questa parte le stava decimando grazie allo sviluppo di una resistenza genetica</p>
<p>  <span id="more-36804"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Cinque anni fa, milioni di stelle marine al largo della costa occidentale del Nord America sono state uccise da un misterioso virus che gli causava la perdita delle estremità per liquefazione – erano diverse le specie di stelle marine in pericolo. C&#8217;è stato anche un picco in questa epidemia, che è stato descritto come uno dei più grandi eventi marini di mortalità di massa mai registrati, ma subito dopo c&#8217;è stato un segnale di ripresa. Gli scienziati hanno notato che le giovani stelle marine ocra (<a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Pisaster_ochraceus" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Pisaster ochraceus</a>), che erano tra le specie più colpite da questo virus (l&#8217;80% delle stelle marine ocra morì a causa di questa malattia), avevano tassi di sopravvivenza molto più alti. E la cosa è andata aumentando fino ad arrivare ad oggi, quando ci siamo trovati davanti a una situazione che vede le stelle marine salve.&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">La spiegazione a questo fenomeno è stata fornita da <a href="http://www.pnas.org/content/early/2018/06/12/1800285115" target="_blank" rel="noopener noreferrer">un nuovo studio</a>&nbsp;che suggerisce che gli animali molto probabilmente hanno sviluppato una resistenza genetica alla minaccia creata dal <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Sea_star-associated_densovirus" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sea star-associated densovirus</a>&nbsp;– che era in agguato nella regione da decenni ma che è stato pienamente attivato dal cambiamento climatico.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, questo massiccio sterminio ha accelerato il processo di selezione naturale: le stelle marine che sono sopravvissute a questa malattia, infatti, erano quelle che avevano il gene resistente e che poi lo trasmettevano alla loro progenie creando nuovi esemplari a prova di virus.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche se questa volta, la specie marina è riuscita a salvarsi da un destino di estinzione questo non vuol dire che la salvezza sia per sempre, anzi, a quanto dicono gli esperti: malattie, modificazioni ambientali e eventi estremi sono sempre in agguato, quindi dobbiamo tenerci pronti.<br />Epidemie di questo genere potrebbero colpire ancora.</p>
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		<title>I microbi possono manipolare le nostre menti?</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/canali/scienze/i-microbi-possono-manipolare-le-nostre-menti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Apr 2018 11:39:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[Batteri]]></category>
		<category><![CDATA[Comportamento]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[intestino]]></category>
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					<description><![CDATA[Per i ricercatori, potremmo esserci evoluti a partire dai nostri batteri intestinali I ricercatori dell’Università di Oxford hanno proposto un quadro evolutivo al centro del quale stanno i microbi che abitano il nostro intestino. Lo studio, pubblicato su Nature Reviews Microbiology, è stato condotto in particolare da Katerina Johnson (Dipartimento di Psicologia Sperimentale) e Kevin [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-36123" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/04/images_offal-1463369_1280.png" alt="" width="799" height="402" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/04/images_offal-1463369_1280.png 799w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/04/images_offal-1463369_1280-300x151.png 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/04/images_offal-1463369_1280-768x386.png 768w" sizes="(max-width: 799px) 100vw, 799px" /></p>
<p>Per i ricercatori, potremmo esserci evoluti a partire dai nostri batteri intestinali</p>
<p>  <span id="more-36124"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">I ricercatori dell’Università di Oxford hanno proposto <a href="https://www.nature.com/articles/s41579-018-0014-3" target="_blank" rel="noopener noreferrer">un quadro evolutivo</a> al centro del quale stanno i microbi che abitano il nostro intestino. Lo studio, pubblicato su Nature Reviews Microbiology, è stato condotto in particolare da Katerina Johnson (Dipartimento di Psicologia Sperimentale) e Kevin Foster (Dipartimento di Zoologia) , che hanno valutato l’asse “intestino-cervello”, dimostrando che i batteri intestinali (in particolare le specie appartenenti a Lactobacillus e Bifidobacterium) possono influenzare il <a href="https://www.ecoseven.net//?p=35927" target="_blank" rel="noopener noreferrer">comportamento sociale, l&#8217;ansia, lo stress e il comportamento depressivo</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Una teoria che sta prendendo piede è che i microrganismi del microbioma intestinale manipolino il nostro comportamento a proprio vantaggio. Per esempio, i batteri intestinali potrebbero cambiare il nostro comportamento, rendendoci più socievoli, per aumentare la probabilità di trasmissione di microorganismi a nuovi ospiti. E’ interessante notare che numerose specie di batteri intestinali possono produrre sostanze chimiche di struttura identica ai neurotrasmettitori del nostro cervello (o ai loro precursori). Tuttavia, alla luce della teoria evolutiva, gli autori suggeriscono che questo scenario, ossia che i nostri cervelli siano manipolati dai nostri microbi, è molto improbabile data l&#8217;immensa diversità delle specie microbiche e dei ceppi che abitano l&#8217;intestino.</p>
<p style="text-align: justify;">Katerina Foster ha commentato: &#8220;Non si tratta di burattinai. La crescita microbica dà luogo a sottoprodotti metabolici, come gli acidi grassi a catena corta noti per influenzare la funzione cerebrale, e i metaboliti microbici possono anche interagire con la nostra risposta immunitaria. Piuttosto, la nostra fisiologia potrebbe essersi adattata per utilizzare i microbi migliori per noi. Potremmo quindi esserci evoluti in modo che i nostri microbi potessero interagire perfettamente con le funzioni cerebrali, così che un cambiamento nel nostro microbioma intestinale potrebbe avere effetti sul comportamento.”</p>
<p style="text-align: justify;">Johnson e Foster suggeriscono che una comprensione dell&#8217;evoluzione della comunicazione intestinale potrebbe aiutarci a intervenire efficacemente su questo ecosistema microbico, con potenziali benefici per la salute mentale e il benessere.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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		<title>Big bird: una nuova specie in due sole generazioni</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/canali/speciali/big-bird-una-nuova-specie-in-due-sole-generazioni/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Nov 2017 16:15:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Speciali]]></category>
		<category><![CDATA[Big Bird]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[Galapagos]]></category>
		<category><![CDATA[scienza]]></category>
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					<description><![CDATA[I ricercatori hanno scoperto come le nuove specie siano capaci di evolvere a una velocità incredibile Su un&#8217;isola remota nell&#8217;arcipelago delle Galapagos, un uccello, soprannominato «Big Bird» dai ricercatori, ha dato lo spunto agli scienziati per indagare sulle incredibili possibilità dell&#8217;evoluzione. In un rapporto&#160;pubblicato sulla rivista «Science», i ricercatori della Princeton University&#160;e della Uppsala University&#160;hanno [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-35195" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2017/11/images_big_bird.jpg" alt="" width="630" height="390" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/11/images_big_bird.jpg 630w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/11/images_big_bird-300x186.jpg 300w" sizes="(max-width: 630px) 100vw, 630px" /></p>
<p>I ricercatori hanno scoperto come le nuove specie siano capaci di evolvere a una velocità incredibile</p>
<p>  <span id="more-35196"></span>  </p>
<p>Su un&#8217;isola remota nell&#8217;arcipelago delle Galapagos, un uccello, soprannominato «Big Bird» dai ricercatori, ha dato lo spunto agli scienziati per indagare sulle incredibili possibilità dell&#8217;evoluzione. In un <a href="http://science.sciencemag.org/content/early/2017/11/20/science.aao4593" target="_blank" rel="noopener noreferrer">rapporto</a>&nbsp;pubblicato sulla rivista «Science», i ricercatori della <a href="https://www.princeton.edu/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Princeton University</a>&nbsp;e della <a href="https://www.uu.se/en" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Uppsala University</a>&nbsp;hanno dimostrato come la nuova specie Big Bird sia emersa in sole due generazioni.</p>
<p>Questo studio proviene dalla ricerca di Darwin sui fringuelli delle isole Galapagos. Poiché questa luogo è straordinariamente remoto, consente ai ricercatori di esaminare l&#8217;evoluzione come se fossero in una bolla, osservando il potere della natura che si svolge proprio davanti a loro. <a href="https://www.princeton.edu/eeb/people/display_person.xml?netid=rgrant" target="_blank" rel="noopener noreferrer">B. Rosemary Grant</a>&nbsp;e <a href="https://www.princeton.edu/eeb/people/display_person.xml?netid=prgrant" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Peter Grant</a>, due scienziati di Princeton, hanno osservato questa evoluzione direttamente sulla piccola isola di Daphne Major nel corso di quattro decenni.</p>
<p>Tutto ebbe inizio nel 1981, quando uno degli studenti laureati della Grant notò un uccello maschio il cui canto era un po&#8217; diverso, con un corpo e un becco molto più grandi delle tre specie native di Daphne Major. Campioni di sangue e di DNA hanno permesso ai ricercatori di scoprire che lo strano nuovo uccello era in realtà un grande fringuello dei cactus della specie <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Geospiza_conirostris" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Geospiza conirostris</a>&nbsp;dell&#8217;isola di Española, a più di 100 km da Daphne Major. L&#8217;uccello si è accoppiato con un fringuello nativo, il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Geospiza_fortis" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Geospiz fortis</a>, e ha creato un lignaggio completamente nuovo di Big Bird. Questo è successo perché il fringuello del cactus non poteva volare verso casa, quindi è stato costretto a scegliere un compagno da una delle specie di uccelli di Daphne Major invece che della sua isola.</p>
<p>I ricercatori coinvolti in questo studio hanno notato che tale straordinaria e rapida evoluzione è stata resa possibile dall&#8217;isolamento riproduttivo, che è un passo fondamentale nella creazione di una nuova specie dall&#8217;incrocio di due specie separate. Prima d&#8217;ora, era ampiamente accettato che l&#8217;evoluzione di una nuova specie impiegasse un tempo incredibilmente lungo. Tuttavia, a causa delle circostanze uniche e dell&#8217;ambiente offerto da questo arcipelago isolato, Big Bird ha dimostrato ai ricercatori che l&#8217;evoluzione di una nuova specie è possibile in sole due generazioni.</p>
<p>A quanto pare nonostante l&#8217;inquinamento e i cambiamenti climatici, gli uccelli riescono comunque a farcela.</p>
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		<title>Soffri di mal di schiena? Colpa della mancata evoluzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2015 10:11:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[mal di schiena]]></category>
		<category><![CDATA[schiena]]></category>
		<category><![CDATA[scimpanzé]]></category>
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					<description><![CDATA[Ci sono schiene umane che non si sono ben evolute e sono più simili a quelli degli scimpanzè   C&#8217;è chi soffre di mal di schiena cronico, nonostante il risposo e nonostante le cure. La colpa potrebbe essere della mancata evoluzione. Ci spieghiamo: la colonna vertebrale di alcuni umani sembrerebbe meno adatta a camminare in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-25634" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2015/04/images_igallery_resized_ambientetest_mal_di_schiena_1728x800_c-15057-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p align="LEFT">Ci sono schiene umane che non si sono ben evolute e sono più simili a quelli degli scimpanzè</p>
<p>  <span id="more-25635"></span>  </p>
<p align="LEFT"> </p>
<p align="LEFT">C&#8217;è chi soffre di<a href="https://www.ecoseven.net//?p=25514" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> mal di schiena</a> cronico, nonostante il risposo e nonostante le cure. La colpa potrebbe essere della mancata evoluzione. Ci spieghiamo: la colonna vertebrale di alcuni umani sembrerebbe meno adatta a camminare in modo eretto. In particolare, queste schiene dalla mancata evoluzione (più simili a quelle degli scimpanzè) si possono osservare in chi soffre di specifiche patologie come l&#8217;ernia del disco. Lo sostiene uno studio scozzese, canadese e islandese pubblicato su BMC Evolutionary Biology.</p>
<p align="LEFT">Gli esperti hanno confrontato 141 vertebre umane, 56 vertebre di scimpanzé e 27 vertebre di orangotanghi, notando che vi sono significative differenze nella forma. Ma non solo. Un&#8217;attenta analisi ha portato a notare che tra le vertebre umane ve ne erano 54 con protuberanze chiamati nodi di Schmorl (presenza di ernia del disco) più simili nella forma a quelle degli scimpanzé, piuttosto che a quelle umane senza protuberanze.</p>
<p align="LEFT"> </p>
<p> </p>
<p align="LEFT">&#8216;Le nostre vertebre sono cambiate mano a mano che ci siamo evoluti, utilizzando per muoverci due gambe piuttosto che quattro &#8211; spiega Mark Collard, della Aberdeen University &#8211; tuttavia, l&#8217;evoluzione non è perfetta e alcune caratteristiche vertebrali, come quelle che abbiamo identificato simili agli scimpanzé, potrebbero essere rimaste: il risultato e&#8217; che alcune persone hanno vertebre che sono meno in grado di sopportare la pressione di camminare su due piedi&#8217;.</p>
<p align="LEFT">gc</p>
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		<title>Tieni a una foto? Stampala. Il digitale non è eterno, parola di google</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Feb 2015 13:46:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze della salute]]></category>
		<category><![CDATA[Dati]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[foto]]></category>
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		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[In futuro non tutti i dati saranno accessibili. Dipende dall&#8217;evoluzione delle tecnologie: meglio non fidarsi Viviamo nell&#8217;epoca più ricca di informazioni della storia dell&#8217;uomo, ma rischiamo (teoricamente) che in un futuro lontano si perda la traccia di tutto ciò che abbiamo archiviato. Questo perché man mano che i sistemi operativi e i software verranno aggiornati, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-24187" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2015/02/images_igallery_resized_ambientetest_Dati_internet-14333-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>In futuro non tutti i dati saranno accessibili. Dipende dall&#8217;evoluzione delle tecnologie: meglio non fidarsi</p>
<p>  <span id="more-24188"></span>  </p>
<p><span style="font-size: 12.1599998474121px; line-height: 1.3em;">Viviamo nell&#8217;epoca più ricca di informazioni della storia dell&#8217;uomo, ma rischiamo (teoricamente) che in un futuro lontano si perda la traccia di tutto ciò che abbiamo archiviato. Questo perché man mano che i sistemi operativi e i software verranno aggiornati, i documenti salvati con le vecchie tecnologie diventeranno sempre più inaccessibili. Parola di Vinton Cerf, considerato uno dei padri di internet, oggi vicepresidente di Google, dove da dieci anni ricopre un ruolo definibile nel gergo del web come &#8216;Evangelista capo di Internet&#8217; (Chief Internet Evangelist).</span></p>
<p>Rischiamo quindi che i nostri documenti vengano risucchiati nel &#8216;buco nero&#8217; di un futuro tecnologicamente diverso.</p>
<p>&#8216;Pensando a 1000, 3000 anni nel futuro, dobbiamo domandarci: come preserviamo tutti i bit di cui avremo bisogno per interpretare correttamente gli oggetti che abbiamo creato? Senza neanche rendercene conto, stiamo gettando tutti i nostri dati in quello che rischia di diventare un buco nero dell’informazione”, afferma Vinton Cerf.<br /><span style="font-size: 12.1599998474121px; line-height: 1.3em;">&#8216;Nei secoli a venire chi si farà delle domande su di noi incontrerà delle enormi difficoltà, dal momento in cui la maggior parte di ciò che ci lasceremo dietro potrebbe essere solo bit non interpretabili&#8217;.</span></p>
<p>Possiamo sperimentare una cosa simile già frugando nelle nostre cantine alla ricerca della tecnologia degli anni &#8217;80: come potremmo leggere oggi i dati di un floppy disk o della cartuccia di un videogame?</p>
<p>Quindi paradossalmente il numero due di Google ci consiglia di stamparci le foto a cui teniamo di più: non è detto che la copia &#8216;fisica&#8217; durerà meno di quella digitale.</p>
<p>Probabilmente i documenti più importanti delle diverse epoche verranno convertiti alle nuove tecnologie, ma di tutto ciò che verrà escluso che ne sarà? Siamo sicuri che non perderemo contenuti importanti per capire la nostra epoca che in questo momento riteniamo superflui?</p>
<p>Nel frattempo Google continua la sua marcia alla conquista del web e punta alla<a href="https://www.ecoseven.net//?p=23282" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> traduzione simultanea vocale</a>.</p>
<p>a.po</p>
<p> </p>
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		<title>Papa Francesco accetta la teoria del Big Bang</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/news-ambiente/papa-francesco-accetta-la-teoria-del-big-bang/</link>
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		<pubDate>Mon, 27 Oct 2014 11:10:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La teoria del Big Bang, secondo Papa Francesco, non contrasta con la teoria del creazionismo di Dio   Papa Francesco rivoluzionario. Anche dal punto di vista delle teorie. Il pontefice, intervenendo alla Pontificia Accademia delle Scienze nella Casina Pio IV ai Giardini Vaticani afferma, infatti, che il creazionismo e l&#8217;evoluzionismo sono compatibili: ‘il Big-Bang, che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-21642" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2014/10/images_igallery_resized_ambientetest_th__1_-13046-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p class="MsoNormal">La teoria del Big Bang, secondo Papa Francesco, non contrasta con la teoria del creazionismo di Dio</p>
<p>  <span id="more-21643"></span>  </p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p class="MsoNormal">Papa Francesco rivoluzionario. Anche dal punto di vista delle teorie. Il pontefice, intervenendo alla Pontificia Accademia delle Scienze nella Casina Pio IV ai Giardini Vaticani afferma, infatti, che il creazionismo e l&#8217;evoluzionismo sono compatibili: ‘il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Big_Bang" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Big-Bang</strong></a>, che oggi si pone all&#8217;origine del mondo, non contraddice l&#8217;intervento creatore divino, ma lo esige.  L&#8217;evoluzione nella natura non contrasta con la nozione di creazione,  perché &#8211; spiega il pontefice &#8211; l&#8217;evoluzione presuppone la creazione degli esseri che si evolvono’.</p>
<p class="MsoNormal">Secondo le parole di <a href="https://www.ecoseven.net//?p=18856">Papa Francesco</a>, quindi,  la teoria scientifica sull&#8217;origine dell&#8217;universo e degli esseri viventi non cancella l&#8217;intervento divino, che ne è anzi la base. </p>
<p class="MsoNormal">&#8216;Quando leggiamo nella &#8216;Genesi&#8217; il <span style="font-size: 12.222222328186px; line-height: 1.3em;">racconto della Creazione, rischiamo di immaginare che Dio sia stato un </span><span style="font-size: 12.222222328186px; line-height: 1.3em;">mago, con tanto di bacchetta magica in grado di fare tutte le cose. Ma </span><span style="font-size: 12.222222328186px; line-height: 1.3em;">non è così. Egli ha creato gli esseri e li ha lasciati sviluppare </span><span style="font-size: 12.222222328186px; line-height: 1.3em;">secondo le leggi interne che Lui ha dato ad ognuno, perché si </span><span style="font-size: 12.222222328186px; line-height: 1.3em;">sviluppassero, perché arrivassero alla propria pienezza. Egli ha dato </span><span style="font-size: 12.222222328186px; line-height: 1.3em;">l&#8217;autonomia agli esseri dell&#8217;universo al tempo stesso in cui ha </span><span style="font-size: 12.222222328186px; line-height: 1.3em;">assicurato loro la sua presenza continua, dando l&#8217;essere ad ogni </span><span style="font-size: 12.222222328186px; line-height: 1.3em;">realtà</span><span style="font-size: 12.222222328186px; line-height: 1.3em;">&#8216;, spiega Papa Francesco. &#8216;L</span><span style="line-height: 15.8888893127441px;">a creazione è andata avanti per secoli e </span><span style="line-height: 15.8888893127441px; font-size: 12.222222328186px;">secoli, millenni e millenni, finché è diventata quella che conosciamo </span><span style="line-height: 15.8888893127441px; font-size: 12.222222328186px;">oggi, proprio perché Dio non è un demiurgo o un mago, ma il Creatore </span><span style="line-height: 15.8888893127441px; font-size: 12.222222328186px;">che dà l&#8217;essere a tutti gli enti. L&#8217;inizio del mondo non è opera del </span><span style="line-height: 15.8888893127441px; font-size: 12.222222328186px;">caos che deve a un altro la sua origine, ma deriva direttamente da un </span><span style="font-size: 12.222222328186px; line-height: 15.8888893127441px;">Principio Supremo che crea per amore</span><span style="font-size: 12.222222328186px; line-height: 1.3em;">&#8216;.</span></p>
<p class="MsoNormal">gc</p>
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		<title>Scienze: come hanno fatto i dinosauri a diventare uccelli?</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/news-ambiente/scienze-come-hanno-fatto-i-dinosauri-a-diventare-uccelli/</link>
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		<pubDate>Sat, 09 Aug 2014 07:50:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[cibo]]></category>
		<category><![CDATA[dinosauri]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione]]></category>
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					<description><![CDATA[Uno studio pubblicato su Science, ricostruisce il processo che ha portato in 50 milioni di anni i giganti del Triassico a pesare meno di un chilo Un tempo erano dinosauri, oggi sono uccelli. Una trasformazione da record, realizzata in 50 milioni di anni. Uno studio pubblicato su Science e realizzato da un gruppo di paleontologi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-19719" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2014/08/images_igallery_resized_ambiente_uccelli.dinosauri.evoluzione-12085-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>Uno studio pubblicato su Science, ricostruisce il processo che ha portato in 50 milioni di anni i giganti del Triassico a pesare meno di un chilo</p>
<p>  <span id="more-19720"></span>  </p>
<p>Un tempo erano <strong>dinosauri</strong>, oggi sono <strong>uccelli</strong>. Una trasformazione da record, realizzata in 50 milioni di anni. Uno studio pubblicato su Science e realizzato da un gruppo di paleontologi del South Australian Museum, dell&#8217;University of Southampton e del Museo Geologico e Paleontologico &#8216;Giovanni Capellini&#8217; di Bologna ha evidenziato come i grandi <strong>dinosauri</strong> del Triassico si siano piano piano &#8216;miniaturizzati&#8217; per diventare i primi <a href="https://www.ecoseven.net//?p=14524" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>uccelli</strong></a> del <strong>pianeta</strong>. Un processo durato 50 milioni di anni che ha portato, secondo lo studio le dimensioni dei giganti della preistoria a diminuire di 12 volte, con una massa media passata dai 163 chilogrammi iniziali agli 0,8 chilogrammi che si stima pesasse Archaeopteryx in pratica il primo uccello conosciuto. Cinquanta milioni di anni sembrano tantissimi ma gli scienziati in realtà sostengono che questo processo sia avvenuto a una velocità 150 volte superiore rispetto ai normali tassi evolutivi. Le ragioni di questa <strong>evoluzione</strong> non sono ancora note, ma gli esperti ritengono che la ricerca di <a href="https://www.ecoseven.net//?p=19515" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>cibo</strong></a> e l&#8217;esigenza di sfuggire ai predatori abbia spinto questi animali sempre più a vivere sugli alberi e questo avrebbe innescato un&#8217;evoluzione diretta a ridurne le dimensioni. Per gli stessi motivi avrebbero sviluppato occhi e cervelli grandi, una visione stereoscopica che facilita i salti da un ramo all&#8217;altro, l&#8217;allungamento degli arti anteriori e il loro disaccoppiamento nei movimenti da quelli posteriori.</p>
<p>(A.S.)</p>
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