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	<title>emozioni &#8211; Ecoseven &#8211; Saper Vivere</title>
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	<description>Economia del Benessere e della Salute</description>
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		<title>Usare tutte le emozioni per essere più creativi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Sep 2021 06:00:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze]]></category>
		<category><![CDATA[creatività]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[opposti]]></category>
		<category><![CDATA[team creativo]]></category>
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					<description><![CDATA[Che caratteristiche emotive deve avere un team di lavoro per aumentare la creatività? Quando si deve mettere su un team per realizzare insieme un progetto, si è portati a scegliere persone allegre, ottimiste, simpatiche e positive. Ma, secondo un nuovo studio, non è così che si ottiene il massimo: un team, infatti, potrebbe trarre molto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: left;" align="center"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-116500" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/08/art-1851483_1280-e1630434846643.jpg" alt="creatività" width="800" height="478" /></h3>
<h3 style="text-align: left;" align="center">Che caratteristiche emotive deve avere un team di lavoro per aumentare la creatività?</h3>
<p><span id="more-116499"></span></p>
<p align="justify">Quando si deve mettere su un team per realizzare insieme un progetto, si è portati a scegliere persone allegre, ottimiste, simpatiche e positive. Ma, secondo un nuovo studio, non è così che si ottiene il massimo: un team, infatti, potrebbe trarre molto più vantaggio <strong>mescolando alle persone con queste caratteristiche persone completamente all&#8217;opposto.</strong></p>
<p align="justify">Lo <a href="https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/job.2535" target="_blank" rel="noopener noreferrer">studio</a>, pubblicato su Journal of Organizational Behavior, indaga sugli effetti della cosiddetta &#8220;diversità emotiva di squadra&#8221; sulla creatività di un team.</p>
<h4 align="justify">Il documento è tra le prime ricerche a rivelare come, perché e in quali condizioni la &#8220;diversità affettiva&#8221; dei team promuove la creatività del team.</h4>
<p align="justify">I membri della squadra con quello che i ricercatori chiamano &#8220;emotività negativa&#8221; mostrano un <strong>pensiero critico e persistente che consente loro di identificare i problemi</strong> che necessitano di soluzioni, nonché di cercare e valutare criticamente le informazioni rilevanti. D&#8217;altra parte, i membri del team con &#8220;emotività positiva&#8221; si impegnano in un pensiero ampio e flessibile che amplia la loro gamma di informazioni e li aiuta a vedere connessioni insolite e creative, affermano i ricercatori.</p>
<p align="justify">Come ha spiegato nel <a href="https://www.sciencedaily.com/releases/2021/08/210817193007.htm" target="_blank" rel="noopener noreferrer">comunicato stampa</a> il professore Jing Zhou, autore principale dello studio: &#8220;In un dato momento, alcuni membri del team possono sperimentare effetti positivi come gioia e ispirazione, mentre altri possono sperimentare effetti negativi come frustrazione e preoccupazione. Invece di cercare di omogeneizzare l&#8217;emotività dei membri del team, i team dovrebbero abbracciare l&#8217;eterogeneità emotiva&#8221;.</p>
<h4 align="justify">Questa, infatti, può servire come risorsa per la creatività della squadra.</h4>
<p align="justify">È un concetto davvero interessante sul quale iniziare una riflessione.</p>
<p align="justify">
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		<title>Quando l’intelligenza artificiale comincia e leggere le nostre emozioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Mar 2021 07:00:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[algoritmo]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni umane]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[rete neurale]]></category>
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					<description><![CDATA[Una nuova intelligenza artificiale rileva le nostre emozioni scansionandoci con le onde radio Secondo una nuova ricerca pubblicata da PLOS One, gli ingegneri della Queen Mary University di Londra hanno insegnato a una nuova rete neurale come interpretare automaticamente determinate emozioni umane, analizzando le persone con le onde radio e cogliendo segnali emotivi come i cambiamenti [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-87631" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/02/emotions-371238_1280-e1614436754293.jpg" alt="intelligenza artificiale rileva le nostre emozioni " width="800" height="465" /></h3>
<h3>Una nuova intelligenza artificiale rileva le nostre emozioni scansionandoci con le onde radio</h3>
<p><span id="more-87630"></span></p>
<p>Secondo una <a href="https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0242946" target="_blank" rel="noopener noreferrer">nuova ricerca</a> pubblicata da PLOS One, gli ingegneri della Queen Mary University di Londra <strong>hanno insegnato a una nuova rete neurale come interpretare automaticamente determinate emozioni umane</strong>, analizzando le persone con le onde radio e cogliendo segnali emotivi come i cambiamenti nel loro battito cardiaco.</p>
<p>Si tratterebbe dunque di una specie di empatia artificiale, un algoritmo capace di rilevare sentimenti come paura, disgusto, gioia e rilassamento con una precisione del 71%.</p>
<h4>È tutt&#8217;altro che una macchina perfetta, ma è già abbastanza impressionante da poter trovare un uso reale nelle nostre vite.</h4>
<p>L&#8217;algoritmo è addestrato per rilevare i cambiamenti nel battito cardiaco di una persona e interpretarli come sentimenti specifici, secondo <a href="https://www.defenseone.com/technology/2021/02/new-ai-can-detect-emotion-radio-waves/171863/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Defense One</a>. La rivista, occupandosi principalmente di questioni militari, era molto interessata a sapere se il <strong>sistema possa essere utilizzato in un contesto indagativo</strong>, ma l&#8217;autore principale e ingegnere della Queen Mary Yang Hao ha detto che non era proprio questo il punto.</p>
<blockquote><p>&#8220;Per quanto riguarda le sue implicazioni per&#8230; la sicurezza nazionale, sono necessarie ulteriori ricerche, proprio come altre questioni riguardanti l&#8217;etica e l&#8217;uso responsabile di questa tecnologia&#8221;, ha detto Hao a Defense One.</p></blockquote>
<p>Ovviamente, la precisione del 71% non è il massimo, ma la ricerca mostra che <strong>la rete neurale supera in modo significativo altre architetture di intelligenza artificiale</strong> meno sofisticate.</p>
<h4>Ad esempio, un algoritmo di apprendimento automatico più tradizionale ha indovinato l&#8217;emozione solo il 40% delle volte circa, secondo lo studio.</h4>
<p>Quindi, anche se non abbiamo macchine in grado di comprendere l&#8217;esperienza complessa e soggettiva delle emozioni umane, ci stiamo almeno avvicinando agli strumenti che ci aiutano a decodificarle.</p>
<p>E poi, diciamocelo, ci sono persone della nostra vita con capacità emotive molto inferiori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Le cose che sa di te il tuo braccialetto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jul 2019 05:22:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze naturali]]></category>
		<category><![CDATA[braccialetto]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[umore]]></category>
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					<description><![CDATA[Per aiutare i pazienti che soffrono di disturbi dell&#8217;umore è stato sviluppato un braccialetto high-tech che ti aiuta a capire cosa stai provando In verità ne abbiamo già sentito parlare di monili che tracciano il nostro stato emotivo, ma sono sempre stati perlopiù «giochi». In questo caso, invece, si tratta di tecnologia e di un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-37944" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2019/07/images_braccialettoumore.jpg" alt="" width="800" height="400" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/07/images_braccialettoumore.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/07/images_braccialettoumore-300x150.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/07/images_braccialettoumore-768x384.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Per aiutare i pazienti che soffrono di disturbi dell&#8217;umore è stato sviluppato un braccialetto high-tech che ti aiuta a capire cosa stai provando</p>
<p>  <span id="more-37945"></span>  </p>
<p style="text-align: center;">In verità ne abbiamo già sentito parlare di monili che tracciano il nostro <a href="https://www.ecoseven.net/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=20388:mi-annoio-quindi-esisto&amp;catid=139&amp;Itemid=2513" target="_blank" rel="noopener noreferrer">stato emotivo</a>, ma sono sempre stati perlopiù «giochi». In questo caso, invece, si tratta di tecnologia e di un braccialetto intelligente, in via di sviluppo, che potrebbe potenzialmente aiutare i pazienti che soffrono di disturbi dell&#8217;umore.</p>
<p style="text-align: center;">L&#8217;idea di base è quella di utilizzare dei sensori per rilevare i cambiamenti nell&#8217;intensità emotiva di una persona sulla base della conduttività elettrica della sua pelle: durante un picco dell&#8217;umore, che sia alto o basso, il cinturino cambia colore, si riscalda, stringe il polso o vibra per informare chi lo indossa che potrebbe essere in preda alla depressione o all&#8217;ansia. <br />Ricevendo un feedback in tempo reale, il dispositivo dovrebbe incoraggiare la consapevolezza delle persone riguardo a se stesse e alle proprie emozioni, dandogli un nome. Parte del trattamento per un disturbo dell&#8217;umore, in effetti, riguarda il diventare più consapevoli di ciò che si prova e quindi imparare a dare la risposta emotiva giusta, a regolarsi di fronte agli sbalzi emotivi.</p>
<p style="text-align: center;">Il ricercatore capo dello studio, <a href="https://www.lancaster.ac.uk/scc/about-us/people/corina-sas" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Corina Sas</a> della Lancaster University, ha spiegato che il dispositivo non distingue tra emozioni positive o negative, ma tra emozioni ad alta e a bassa intensità.</p>
<p style="text-align: center;">I ricercatori hanno testato sei prototipi al polso di 12 persone per due giorni: i partecipanti hanno affermato che i braccialetti li hanno effettivamente spinti a valutare le loro emozioni, ma c&#8217;era qualche preoccupazione di condizionamento – di certo, questi dispositivi potrebbe essere dei valutatori di ansia e depressione che sono due disturbi che non sono sempre di facile valutazione<br />La tecnologia non è ancora stata brevettata ed è lontana dall&#8217;essere disponibile per i consumatori, infatti è uno studio preliminare che i ricercatori presentano nelle conferenza ma che non è stato ancora pubblicato.</p>
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		<title>A Pisa si studiano gli odori delle emozioni</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/canali/scienze/scienze-naturali/a-pisa-si-studiano-gli-odori-delle-emozioni/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Oct 2018 04:41:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze naturali]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[odore]]></category>
		<category><![CDATA[sudore]]></category>
		<category><![CDATA[test]]></category>
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					<description><![CDATA[Grazie a un finanziamento europeo di oltre 6,5 milioni di euro, uno studio con 10 partner internazionali Le emozioni, negli animali, hanno un preciso odore: vengono trasmesse sostanze riconoscibili dai simili. Ma nell’uomo? Accade lo stesso? Pasquale Scilingo, alla guida del gruppo di fisiologia computazionale del Centro di ricerca dell&#8217;Università di Pisa “E.Piaggio”, coordina&#160;Il progetto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-37259" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/10/images_guy-pisa2617866_1920.jpg" alt="" width="798" height="400" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/10/images_guy-pisa2617866_1920.jpg 798w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/10/images_guy-pisa2617866_1920-300x150.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/10/images_guy-pisa2617866_1920-768x385.jpg 768w" sizes="(max-width: 798px) 100vw, 798px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Grazie a un finanziamento europeo di oltre 6,5 milioni di euro, uno studio con 10 partner internazionali</p>
<p>  <span id="more-37260"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Le emozioni, negli animali, hanno un preciso odore: vengono trasmesse sostanze riconoscibili dai simili. Ma nell’uomo? Accade lo stesso?</p>
<p style="text-align: justify;">Pasquale Scilingo, alla guida del gruppo di fisiologia computazionale del <a href="http://www.centropiaggio.unipi.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Centro di ricerca dell&#8217;Università di Pisa “E.Piaggio”</a>, coordina&nbsp;Il progetto POTION, che ha l’obiettivo di capire, attraverso l&#8217;analisi del sudore, se le emozioni ci inducano a emettere molecole specifiche, identificabili attraverso l’olfatto. In particolare, verranno studiate la felicità e la paura.</p>
<p style="text-align: justify;">Il team ha ricevuto un finanziamento europeo di oltre 6.500.000 di euro, per una durata totale di cinque anni, durante i quali il professor Scilingo coordinerà un consorzio di 10 partner internazionali, provenienti da 8 paesi diversi, con un profilo scientifico complementare, multidisciplinare e di consolidata esperienza nei settori di ricerca richiamati dai temi del progetto.</p>
<p style="text-align: justify;">«POTION propone di studiare le capacità dell’essere umano di trasmettere le proprie emozioni e influenzare il comportamento sociale per mezzo degli odori rilasciati dal proprio corpo: i chemosegnali – ha spiegato Pasquale Scilingo –&nbsp;Quando proviamo emozioni come felicità e paura, il corpo umano produce chemosegnali che vengono rilasciati attraverso il sudore e potenzialmente sono in grado di generare un vero e proprio contagio emotivo nel momento in cui vengono percepiti da altre persone. Le reazioni di colui che percepisce i chemosegnali potrebbero indurre comportamenti di inclusione e fiducia o di esclusione e lontananza e, conseguentemente, modulare l’interazione sociale tra più individui».</p>
<p style="text-align: justify;">POTION potrebbe proporre, in un secondo momento, un supporto biochimico al trattamento terapeutico dell&#8217;ansia sociale, delle fobie e della depressione. Nel frattempo possiamo lavorare sulla nostra ansia con <a href="benessere/combattere-l-ansia-con-i-piccoli-gesti.html?highlight=WyJhbnNpYSJd" target="_blank" rel="noopener noreferrer">piccoli ma fondamentali gesti</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>La musica ti da i brividi?</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/canali/scienze/scienze-della-salute/la-musica-ti-da-i-brividi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Jun 2018 12:36:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze della salute]]></category>
		<category><![CDATA[cervello]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
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					<description><![CDATA[I ricercatori spiegano perché alcune persone provano emozioni più forti di fronte alla musica La musica cambia il nostro corpo. Ad affermarlo, Der Sarkissian, assistente al USC’s Brain and Creativity Institute del Dornsife College of Letters, Arts and Sciences. Der Sarkissian è amico di Matthew Sachs, dottorando presso la USC, che ha pubblicato uno studio [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-36618" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/06/images_ascoltarelamyusica.jpg" alt="" width="799" height="399" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/06/images_ascoltarelamyusica.jpg 799w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/06/images_ascoltarelamyusica-300x150.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/06/images_ascoltarelamyusica-768x384.jpg 768w" sizes="(max-width: 799px) 100vw, 799px" /></p>
<h2>I ricercatori spiegano perché alcune persone provano emozioni più forti di fronte alla musica</h2>
<p><span id="more-36619"></span></p>
<p style="text-align: justify;">La musica cambia il nostro corpo. Ad affermarlo, Der Sarkissian, assistente al USC’s Brain and Creativity Institute del Dornsife College of Letters, Arts and Sciences. Der Sarkissian è amico di Matthew Sachs, dottorando presso la USC, che ha pubblicato uno studio per indagare proprio questo aspetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Sachs studia psicologia e neuroscienze all&#8217;USC Brain and Creativity Institute, dove lavora su vari progetti che mettono in relazione musica, emozioni e cervello. La sua ricerca, dal titolo “La connettività cerebrale riflette le risposte estetiche umane alla musica”, è partita da questo presupposto: gli esseri umani sperimentano risposte piacevoli a stimoli complessi che non hanno a che fare con la sopravvivenza. In poche parole, il nostro cervello si attiva di fronte a qualcosa che è bello, senza che ci sia alla base un motivo biologico. Tuttavia, esiste una sostanziale variabilità nella frequenza e nella specificità delle “risposte estetiche”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://academic.oup.com/scan/article/11/6/884/2223400" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Utilizzando un sondaggio, misure comportamentali e psicofisiologiche, e tecniche di imaging</a>, Sachs ha scoperto che la connettività della materia bianca, tra le aree di elaborazione sensoriale nel giro temporale superiore e le aree di elaborazione emotiva e sociale nell&#8217;insula e nella corteccia prefrontale mediale, spiega le differenze individuali di fronte a uno stimolo musicale.</p>
<p style="text-align: justify;">I risultati hanno fornito la prima evidenza di una base neurale delle differenze individuali, suggerendo che la comunicazione socio-emotiva attraverso il canale uditivo può offrire una base evolutiva per la spiegazione del legame tra “gratificazione estetica” e stimolo musicale.</p>
<p style="text-align: justify;">“Le persone che hanno i brividi hanno una maggiore capacità di provare emozioni intense”, ha detto Sachs. “In questo momento, questo è solo applicato alla musica perché lo studio si è concentrato sulla corteccia uditiva”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://ecoseven.net/scienze/scienze-sociali/l-educazione-musicale-fa-andare-bene-a-scuola" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Se la musica migliora le capacità cognitive e le prestazioni scolastiche dei bambini</a>, possiamo immaginare che presto nuovi studi indagheranno se questa sia uno strumento efficace per educare la nostra intelligenza emotiva.<a href="http://ecoseven.net/scienze/scienze-sociali/l-educazione-musicale-fa-andare-bene-a-scuola"><br />
</a></p>
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			</item>
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		<title>Se sei mancino il tuo cervello “vive” le emozioni diversamente</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/canali/scienze/scienze-naturali/se-sei-mancino-il-tuo-cervello-vive-le-emozioni-diversamente/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Jun 2018 11:10:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze naturali]]></category>
		<category><![CDATA[destrorsi]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[mancini]]></category>
		<category><![CDATA[mani]]></category>
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					<description><![CDATA[Secondo una ricerca, alcuni trattamenti per la salute mentale sono inefficaci o perfino dannosi nei soggetti mancini A partire dagli anni ’70, centinaia di studi hanno indagato il modo in cui ogni emisfero “gestisce” le emozioni. Quelle legate, infatti, all’approccio e all’impegno col mondo, come la felicità, l’orgoglio e la rabbia, riguardano la parte sinistra [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-36600" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/06/images_hand-3190204_1920.jpg" alt="" width="798" height="396" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/06/images_hand-3190204_1920.jpg 798w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/06/images_hand-3190204_1920-300x149.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/06/images_hand-3190204_1920-768x381.jpg 768w" sizes="(max-width: 798px) 100vw, 798px" /></p>
<h2>Secondo una ricerca, alcuni trattamenti per la salute mentale sono inefficaci o perfino dannosi nei soggetti mancini</h2>
<p><span id="more-36601"></span></p>
<p style="text-align: justify;">A partire dagli anni ’70, centinaia di studi hanno indagato il modo in cui ogni emisfero “gestisce” le emozioni. Quelle legate, infatti, all’approccio e all’impegno col mondo, come la felicità, l’orgoglio e la rabbia, riguardano la parte sinistra del cervello, mentre quelle associate al distacco dal mondo, come il disgusto e la paura, sono collocate nella parte destra. Ma si tratta di studi condotte solo su soggetti destrorsi e, secondo Daniel Casasanto, professore associato di sviluppo umano e psicologia della Cornell University, per questo hanno dato una visione distorta delle cose.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://neurosciencenews.com/left-handed-mental-health-9376" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Si tratta infatti di un modello che non si adatta alle persone mancine</a>, per le quali le emozioni come la determinazione si trovano nella parte destra del cervello. Secondo lo studio che Casasanto ha condotto, dal titolo &#8220;La motivazione dell&#8217;approccio nella corteccia cerebrale umana&#8221;, le posizioni dei sistemi neurali legati alle emozioni dipende dal nostro essere mancini o destrorsi.</p>
<p style="text-align: justify;">La teoria, chiamata “Ipotesi della spada o dello scudo” dice, in poche parole, che il modo in cui eseguiamo le azioni con le nostre mani &#8211; il nome fa riferimento al legame tra la mano con cui si brandisce l’arma e la determinazione nell’attacco &#8211; determina come sono organizzate le emozioni nel nostro cervello.<br />
Questo studio ha implicazioni nel trattamento per l’ansia e la depressione detta “terapia neurale”. Questa, infatti, comporta la stimolazione elettrica o magnetica del lato sinistro del cervello, per incoraggiare certe emozioni e su un mancino potrebbe avere l’effetto opposto.</p>
<p style="text-align: justify;">“Siccome molte persone non sono fortemente destrorse o mancine, la stimolazione non ha fatto spesso differenze, poiché le emozioni di questi soggetti sono distribuite su entrambi gli emisferi.”ha concluso Casasanto.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, presto potremmo scoprire che ognuno di noi vive le emozioni diversamente e nulla è davvero segnato alla nascita. Di sicuro iniziano ad emergere indizi del fatto che in casi particolari le emozioni <a href="https://www.ecoseven.net//?p=36267" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sono oggettivamente gestite diversamente dal cervello</a>.</p>
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		<title>Le aziende ti profileranno con uno scanner</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Jun 2018 13:02:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze naturali]]></category>
		<category><![CDATA[colloquio]]></category>
		<category><![CDATA[corpo]]></category>
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					<description><![CDATA[Le nuove tecnologie potrebbero consentire alle aziende di monitorare le emozioni e la salute di un dipendente scansionando il suo corpo Alcune compagnie si affidano a Facebook per conoscere meglio i futuri dipendenti. Secondo un articolo apparso sulla rivista Business Insider, le tecnologie emergenti potranno presto sostituire i social e permettere ai capi di leggerci [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-36581" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/06/images_colloquiscanning.jpg" alt="" width="800" height="402" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/06/images_colloquiscanning.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/06/images_colloquiscanning-300x151.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/06/images_colloquiscanning-768x386.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Le nuove tecnologie potrebbero consentire alle aziende di monitorare le emozioni e la salute di un dipendente scansionando il suo corpo</p>
<p>  <span id="more-36582"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Alcune compagnie si affidano a Facebook per conoscere meglio i futuri dipendenti. <a href="/uk.businessinsider.com/ted-2018-facebook-data-sharing-passive-data-collection-2018-4?r=US&amp;IR=T" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Secondo un articolo apparso sulla rivista Business Insider</a>, le tecnologie emergenti potranno presto sostituire i social e permettere ai capi di leggerci come un libro aperto.</p>
<p style="text-align: justify;">Esempi sono apparsi alla recente Conferenza TED 2018, a Vancouver, in Canada. La ricercatrice Poppy Crum dei Dolby Laboratories ha mostrato il funzionamento di una macchina di nuova generazione, fatta per leggere le emozioni e gli stati di salute.</p>
<p style="text-align: justify;">La dott.ssa Crum ha chiesto ai partecipanti di guardare un filmato spaventoso. Poi ha mostrato il grafico delle emissioni di anidride carbonica (CO2) del pubblico, registrate durante la proiezione, facendo notare in che modo le curve descrivessero lo stato emotivo.<br />Presso la sua azienda, la Crum ha applicato la sua esperienza alla neurofisiologia. Ha raccolto dati riguardanti la biologia umana attraverso apparecchiature elettroencefalografiche (EEG), rilevatori di battito cardiaco e sudorazione, saturimetri e termocamere.</p>
<p style="text-align: justify;">Molte incognite ritenute soggettive, come le emozioni (<a href="https://www.ecoseven.net//?p=34748" target="_blank" rel="noopener noreferrer">compresa la gelosia</a>), sono infatti misurabili attraverso la tecnologia biosensoriale sensibile. Secondo lei, questa sarà presto utilizzata dappertutto – perfino dai professori a scuola &#8211; nonostante sia, per molti, una forma di violazione della privacy.</p>
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		<title>I cavalli ricordano le espressioni delle persone</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Apr 2018 11:36:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze della salute]]></category>
		<category><![CDATA[Cavalli]]></category>
		<category><![CDATA[Comportamento]]></category>
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					<description><![CDATA[I ricercatori dell’Università del Sussex e Portsmouth rivelano che un cavallo può riconoscere e ricordare le espressioni facciali degli esseri umani Secondo uno studio recente dell’Università del Sussex e Portsmouth, i cavalli comprendono le espressioni e, di conseguenza, possono ricordarle. Questo consentirebbe loro di usare le informazioni per identificare le persone che potrebbero essere una [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-36121" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/04/images_animal-3340687_1920.jpg" alt="" width="799" height="398" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/04/images_animal-3340687_1920.jpg 799w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/04/images_animal-3340687_1920-300x149.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/04/images_animal-3340687_1920-768x383.jpg 768w" sizes="(max-width: 799px) 100vw, 799px" /></p>
<p>I ricercatori dell’Università del Sussex e Portsmouth rivelano che un cavallo può riconoscere e ricordare le espressioni facciali degli esseri umani</p>
<p>  <span id="more-36122"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Secondo <a href="https://www.cell.com/current-biology/fulltext/S0960-9822(18)30364-6" target="_blank" rel="noopener noreferrer">uno studio recente</a> dell’Università del Sussex e Portsmouth, i cavalli comprendono le espressioni e, di conseguenza, possono ricordarle. Questo consentirebbe loro di usare le informazioni per identificare le persone che potrebbero essere una minaccia .</p>
<p style="text-align: justify;">Il team di psicologi, guidato dalla prof.ssa Karen McComb dell’Università del Sussex e dal la Dott.ssa Leanne Proops dell’Università di Portsmouth, entrambe studiose del comportamento animale, ha esposto un gruppo di cavalli prima alla fotografia di un volto umano arrabbiato o felice e, diverse ore dopo, alla persona rappresentata dalla foto, in carne ed ossa, in uno stato emotivo neutro. <br />Il fatto di aver visto la fotografia era sufficiente a generare differenze nelle risposte successive, al momento dell’incontro: nonostante le persone fossero in uno stato emotivo neutro, la direzione dello sguardo dei cavalli rivelava che questi percepivano l’umano in maniera negativa se prima l’avevano visto arrabbiato. </p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente le persone non sapevano quale foto avessero visto i cavalli, in modo da non attuare nessun tipo di condizionamento.<br />Ricerche precedenti avevano dimostrato che questo animali tendono a vedere eventi negativi in un modo particolare, facilmente identificabile dagli studiosi, ossia con l&#8217;occhio sinistro. Questo a causa della specializzazione dell&#8217;emisfero destro nell’elaborazione degli stimoli minacciosi (le informazioni dall&#8217;occhio sinistro vengono elaborate nell&#8217;emisfero destro).</p>
<p style="text-align: justify;">La professoressa Karen McComb dell&#8217;Università del Sussex ha commentato così: &#8220;Quello che abbiamo scoperto è che i cavalli non solo possono leggere le espressioni facciali umane, ma possono anche ricordare lo stato emotivo precedente di una persona quando la incontrano più tardi. E, soprattutto, adattano il loro comportamento di conseguenza.”<br />Sebbene la ricerca avesse già dimostrato la comprensione delle emozioni da parte dei cavalli, non aveva mai dimostrato invece che questi potessero ricordare esperienze emotive e adattare il loro comportamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo studio del cavallo è molto interessante, perché si tratta di uno degli animali con più ricca vita sociale e con forte interazione con l&#8217;uomo. Non a caso la scienza aveva già indagato <a href="https://www.ecoseven.net//?p=19895" target="_blank" rel="noopener noreferrer">l’importanza delle orecchie nella comunicazione tra simili</a>.</p>
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		<title>L&#8217;importanza dell&#8217;evoluzione delle nostre sopracciglia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Apr 2018 07:42:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze naturali]]></category>
		<category><![CDATA[antenati]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Uno studio ha cercato di capire come il cambiare forma della parte superiore del nostro cranio, soprattutto nella zona sopraccigliare, abbia giocato un ruolo nel nostro modo di comunicare I nostri antenati avevano una fronte molto sporgente, che gli faceva avere un&#8217;espressione aggressiva che segnalava una costante voglia di conquista e dominio – e poco [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-36025" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/04/images_ossacranio.jpg" alt="" width="799" height="400" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/04/images_ossacranio.jpg 799w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/04/images_ossacranio-300x150.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/04/images_ossacranio-768x384.jpg 768w" sizes="(max-width: 799px) 100vw, 799px" /></p>
<p>Uno studio ha cercato di capire come il cambiare forma della parte superiore del nostro cranio, soprattutto nella zona sopraccigliare, abbia giocato un ruolo nel nostro modo di comunicare</p>
<p>  <span id="more-36026"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">I nostri antenati avevano una fronte molto sporgente, che gli faceva avere un&#8217;espressione aggressiva che segnalava una costante voglia di conquista e dominio – e poco altro. Nel corso del tempo, però, questa caratteristica è mutata e la fronte è diventata più morbida, con una migliore definizione delle sopracciglia che dava la possibilità alle persone di avere una più ampia gamma di movimenti ed espressioni. È proprio su questo che si sono interrogati i ricercatori della University of York in Inghilterra, che hanno cercato di capire se la nostra capacità comunicativa è stata influenzata dal miglioramento della nostra espressività, visto che storicamente è proprio grazie alla maggiore comprensione e cooperazione tra le persone che si è arrivati alla creazione di grandi gruppi sociali.</p>
<p style="text-align: justify;">Le sopracciglia, dunque, si pongono come punto centrale dell&#8217;evoluzione del nostro comportamento. Per il loro studio, i ricercatori hanno utilizzato un software di ingegneria 3D per osservare la cresta sopraccigliare di un cranio fossilizzato, noto come Kabwe 1, che apparteneva a un ominide vissuto fino a 600.000 anni fa. Grazie a questa analisi, hanno scartato spiegazioni molto comuni sull&#8217;utilità delle sopracciglia sporgenti – che servissero a riempire lo spazio dove si incontravano ossa cerebrali piatte e cavità oculari, che fornissero stabilità alla forza della masticazione, che mantenessero sudore e peli lontani dagli occhi – per avvallare, invece, quella della comunicazione sociale come scopo. In questo modo, si spiegherebbe anche l&#8217;evoluzione che, negli ultimi 100.000 anni, ci ha permesso di diventare degli animali sempre più sociali e comunicativi.</p>
<p style="text-align: justify;">I movimenti delle sopracciglia, infatti, permettono alle persone di esprimere emozioni complesse e capire quelle degli altri.<br /><a href="https://www.nature.com/articles/s41559-018-0528-0" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Lo studio</a>&nbsp;è stato pubblicato sulla rivista «Nature Ecology and Evolution».</p>
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		<title>A sei mesi comprendiamo già le emozioni</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/canali/scienze/scienze-naturali/a-sei-mesi-comprendiamo-gia-le-emozioni/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Apr 2018 12:16:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze naturali]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[bambino]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[occhi]]></category>
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					<description><![CDATA[I bambini di sei mesi sono in grado di collegare l’espressività del viso con quella della voce Secondo una ricerca dell’Università di Ginevra, la capacità dei bambini di distinguere le espressioni legate alle emozioni sembra svilupparsi durante i primi sei mesi di vita. I ricercatori, infatti, hanno misurato la capacità dei bambini di 6 mesi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-36005" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/04/images_emozioni_bambini.jpg" alt="" width="799" height="399" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/04/images_emozioni_bambini.jpg 799w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/04/images_emozioni_bambini-300x150.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/04/images_emozioni_bambini-768x384.jpg 768w" sizes="(max-width: 799px) 100vw, 799px" /></p>
<p>I bambini di sei mesi sono in grado di collegare l’espressività del viso con quella della voce</p>
<p>  <span id="more-36006"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Secondo una ricerca dell’<a href="http://www.unige.ch/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Università di Ginevra</a>, la capacità dei bambini di distinguere le espressioni legate alle emozioni sembra svilupparsi durante i primi sei mesi di vita. I ricercatori, infatti, hanno misurato la capacità dei bambini di 6 mesi di stabilire una connessione tra una voce che esprime felicità o rabbia e l’espressione delle stesse emozioni su un viso.</p>
<p style="text-align: justify;">I risultati, pubblicati sul giornale PLOS ONE, hanno mostrato che i bambini osservano più a lungo una faccia arrabbiata a lungo se prima hanno ascoltato una voce felice. Questa reazione dimostra che i bambini hanno una precoce capacità di trasferire emozioni dalla modalità uditiva a quella visuale.</p>
<p style="text-align: justify;">La comprensione delle emozioni del bambino aiuta il “care giver”, ossia chi si prende cura di lui, a venire incontro ai suoi bisogni. Per questo è ovvia la capacità di un adulto di imparare a distinguere le emozioni nel bambino. Non è scontato il contrario. Nei primi sei mesi i bambini preferiscono i volti e le voci felici. Possono distinguere questa emozione dalla paura, dalla tristezza e dalla rabbia. Dopo i sei mesi, imparano a identificare tutte le altre emozioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <a href="http://www.unige.ch/fapse/babylab/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Geneva BabyLab</a>&nbsp;della Facoltà di Psicologia dell’Università di Ginevra ha preso in esame 24 bambini di sei mesi e li ha esposti a voci e volti felici e arrabbiati.</p>
<p style="text-align: justify;">Durante una prima fase dedicata alla familiarizzazione uditiva, i bambini hanno affrontato uno schermo nero e hanno ascoltato una voce neutra, felice o arrabbiata per 20 secondi. Nel secondo stadio &#8211; basato sulla discriminazione visiva della durata di 10 secondi &#8211; i bambini sono stati posti di fronte a due volti emotivi, uno che esprimeva la felicità e l&#8217;altra rabbia. Il team di ricerca ha tracciato con precisione i movimenti oculari dei bambini. E’ stato quindi in grado di determinare se il tempo trascorso a guardare l&#8217;una o l&#8217;altra faccia &#8211; o le aree specifiche del viso (la bocca o gli occhi) &#8211; variasse a seconda della voce che ascoltavano.</p>
<p style="text-align: justify;">I risultati dello studio hanno rivelato che i bambini di sei mesi non avevano preferenze per nessuno dei volti se avevano sentito una voce neutra o una voce che esprimeva rabbia prima. D&#8217;altra parte, trascorrevano più tempo a guardare il viso arrabbiato &#8211; soprattutto la bocca &#8211; dopo aver sentito una voce che esprimeva felicità. Questa preferenza visiva per la novità da parte di bambini di sei mesi testimonia la loro precoce capacità di trasferire informazioni emotive sulla felicità dall&#8217;udito alla vista.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo ha permesso ai ricercatori di affermare che i bambini di sei mesi sono in grado di riconoscere l&#8217;emozione della felicità indipendentemente da queste caratteristiche fisiche uditive o visive. Questa ricerca fa parte di un progetto nato per esaminare lo sviluppo delle abilità di discriminazione emotiva durante l&#8217;infanzia, finanziato dalla Swiss National Science Foundation (<a href="http://www.snf.ch/en/Pages/default.aspx" target="_blank" rel="noopener noreferrer">SNSF</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">Saper leggere le emozioni è un’abilità talmente importante per l’uomo, da svilupparsi fin dalla sua nascita e da aver ispirato colossi dell’informatica, come la Microsoft, che ha progettato <a href="https://www.ecoseven.net//?p=25723" target="_blank" rel="noopener noreferrer">un tipo d’occhiale in grado di leggere lo stato d’animo di chi ci sta di fronte</a>.</p>
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