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	<title>ecosistemi &#8211; Ecoseven &#8211; Saper Vivere</title>
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	<description>Economia del Benessere e della Salute</description>
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		<title>Da 1.200 metri sotto il mare l’acqua per alimentare l’aria condizionata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Nov 2020 19:00:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[acqua di mare]]></category>
		<category><![CDATA[aria condizionata]]></category>
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					<description><![CDATA[I ricercatori testano l&#8217;aria condizionata con acqua di mare come alternativa al raffreddamento tradizionale Un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Energy Efficiency e condotto dall&#8217;International Institute of Applied System Analysis (IIASA), indica che l&#8217;uso di aria condizionata con acqua di mare è un&#8217;alternativa più ecologica ai sistemi convenzionali, che potrebbe ridurre significativamente i costi attuali [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-71081" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/nature-2384_1280-e1604490643670.jpg" alt="acqua di mare" width="800" height="533" /></h3>
<h3>I ricercatori testano l&#8217;aria condizionata con acqua di mare come alternativa al raffreddamento tradizionale</h3>
<p><span id="more-71080"></span></p>
<p>Un nuovo <a href="https://link.springer.com/article/10.1007/s12053-020-09905-0" target="_blank" rel="noopener noreferrer">studio</a>, pubblicato sulla rivista <em>Energy Efficiency</em> e condotto dall&#8217;International Institute of Applied System Analysis (<a href="https://iiasa.ac.at/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">IIASA</a>), indica che <strong>l&#8217;uso di aria condizionata con acqua di mare è un&#8217;alternativa più ecologica ai sistemi convenzionali</strong>, che potrebbe ridurre significativamente i costi attuali di raffreddamento.</p>
<p>Lo studio è stato condotto per determinare i pro e i contro del condizionamento dell&#8217;aria di mare (in inglese: <em>seawater air conditioning </em>abbreviato in SWAC), visto che <strong>è necessario trovare delle alternative rinnovabili ed efficaci man mano che il riscaldamento globale peggiora</strong>.</p>
<p>Lo studio esamina la possibilità di pompare acqua da profondità del mare dai 700 ai 1.200 metri, a una temperatura compresa tra 3°C e 5°C, verso la costa, dove avverrebbe lo scambio di calore all&#8217;interno di un sistema di raffreddamento.</p>
<h4>Lo studio, per ora, mostra che un solo metro cubo di acqua di mare potrebbe fornire un&#8217;energia di raffreddamento equivalente a quella fornita da 21 turbine eoliche.</h4>
<p>Per comprendere meglio i pro e i contro dei sistemi SWAC, i ricercatori hanno sviluppato un <strong>modello computazionale utilizzato per stimare il costo del raffreddamento in tutto il mondo</strong>, in modo da poter anche determinare la possibilità di utilizzare questo approccio in tutte le parti del mondo.</p>
<p>I risultati hanno mostrato che, sebbene sia possibile utilizzare i sistemi SWAC in molte parti del mondo, richiederebbero ingenti investimenti iniziali.</p>
<h4>Insieme a questo, un altro contro è che i sistemi dovrebbero essere gestiti e monitorati attentamente per preservare la vita marina e non turbare gli ecosistemi.</h4>
<p>I pro, invece, sono che rispetto all&#8217;aria condizionata convenzionale <strong>i costi operativi sarebbero inferiori</strong> (in alcune città e isole costiere, i costi di raffreddamento diminuirebbero fino al 77% dei normali costi di raffreddamento dell&#8217;aria condizionata convenzionale) e, inoltre, la presenza di un grande potenziale di aumento dell&#8217;efficienza nel corso del tempo.</p>
<p>Secondo lo studio,<strong> i principali consumatori di questa tecnologia sarebbero aeroporti, hotel e resort</strong>, tra gli altri edifici che consumano elevate quantità di energia.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Ecco perché il nostro mondo è insostenibile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Aug 2019 00:52:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[cattive abitudini]]></category>
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					<description><![CDATA[Gli esperti non fanno che dircelo: ogni anno, sprechiamo risorse naturali che la Terra non riesce a reintegrare Dal 1986, il Global Footprint Network&#160;calcola quello che viene chiamato l&#8217;Earth Overshoot Day, ovvero il giorno arrivato il quale l&#8217;umanità ha consumato tutte le risorse che il pianeta produce ogni anno. Quest&#8217;anno è stato il 29 luglio, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-38179" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2019/08/images_foto2019_Agosto2019_Mondo_insostenibile_CUT.jpg" alt="" width="807" height="417" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/08/images_foto2019_Agosto2019_Mondo_insostenibile_CUT.jpg 807w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/08/images_foto2019_Agosto2019_Mondo_insostenibile_CUT-300x155.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/08/images_foto2019_Agosto2019_Mondo_insostenibile_CUT-768x397.jpg 768w" sizes="(max-width: 807px) 100vw, 807px" /></p>
<p>Gli esperti non fanno che dircelo: ogni anno, sprechiamo risorse naturali che la Terra non riesce a reintegrare</p>
<p>  <span id="more-38180"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Dal 1986, il <a href="https://www.footprintnetwork.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Global Footprint Network</a>&nbsp;calcola quello che viene chiamato l&#8217;<strong><em><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Earth_Overshoot_Day" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Earth Overshoot Day</a></em></strong>, ovvero il giorno arrivato il quale l&#8217;umanità ha consumato tutte le risorse che il pianeta produce ogni anno. Quest&#8217;anno è stato il 29 luglio, il che vuol dire che <strong>stiamo utilizzando quello che la natura ci offre 1,7 volte più velocemente</strong> di quanto gli ecosistemi del nostro pianeta possano rigenerarlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Certo, non sorprende se siamo a questo punto, ed è proprio ciò che gli esperti intendono quando dicono che <strong>viviamo in modo insostenibile</strong>. <br />I calcoli degli scienziati si basano su risorse naturali come legname, fibre, cibo e carbonio. I loro dati possono anche misurare la sostenibilità di ciascun paese sulla base delle risorse pro capite assegnate, per questo hanno potuto rivelare che alcuni paesi consumano molto più rapidamente di altri. Ad esempio, il Qatar e il Lussemburgo sono stati i primi due paesi a raggiungere l&#8217;<em>Earth Overshoot Day</em> della loro nazione. Iraq, Indonesia e Cuba sono tra i più bassi e i loro personali <em>Overshoot Day</em> non arrivano fino a dicembre, quando l&#8217;anno è praticamente quasi finito.</p>
<p style="text-align: justify;">In sostanza, non facciamo che pagare molti costi ambientali per le nostre abitudini e per le conseguenze create dalle nostre azioni: se si guarda uno schema si scopre che negli anni &#8217;70 questo giorno arrivava alla fine dell&#8217;anno e poi, man mano, si è sempre più spostato indietro, fino ad arrivare alla situazione odierna che, per capire meglio, si è mangiata in un solo anno ben 3 giorni rispetto al 2018.</p>
<p style="text-align: justify;">I consigli sono sempre gli stessi, anche secondo il <em>Global Footprint Network</em>, che spiega come, per esempio, <strong>se il mondo dimezzasse il <a href="https://www.ecoseven.net/ambiente/news-ambiente/gli-americani-mangiano-meno-carne-calate-le-emissioni-di-co2.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">consumo di carne</a>, l&#8217;<em>Earth Overshoot Day</em> si sposterebbe di 15 giorni</strong>.<br />Insomma, questo è il mondo che abbiamo: quando inizieremo a prendercene cura?</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Diventa Citizen Scientist. Ecco come</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2015 13:35:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Biodiversità]]></category>
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		<category><![CDATA[ecosistemi]]></category>
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					<description><![CDATA[Cos’è il Citizen Scientist? E come diventarlo? Scopriamolo insieme   Anche i cittadini scendono in campo per preservare la biodiversità e gli ecosistemi, aiutando la comunità scientifica nella ricerca. Come? Diventano Citizen Science, ovvero un piccolo ricercatore che raccoglie i dati sul campo e contribuisce all’elaborazione di efficaci strategie di conservazione della biodiversità. Sta per [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-24461" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2015/03/images_igallery_resized_ambientetest_th__2_-14471-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>Cos’è il Citizen Scientist? E come diventarlo? Scopriamolo insieme</p>
<p>  <span id="more-24462"></span>  </p>
<p> </p>
<p>Anche i cittadini scendono in campo per preservare la biodiversità e gli ecosistemi, aiutando la comunità scientifica nella ricerca. Come? Diventano Citizen Science, ovvero un piccolo ricercatore che raccoglie i dati sul campo e contribuisce all’elaborazione di efficaci strategie di conservazione della biodiversità. Sta per essere avviata in Italia, anche grazie al progetto CSMON-LIFE (Citizen Science MONitoring),  una fattiva collaborazione tra cittadini, istituti di ricerca e istituzioni. La Citizen Science, infatti coinvolge i cittadini anche nello sviluppo di politiche ambientali condivise, e quindi intrinsecamente più efficaci. Inoltre, è uno strumento estremamente efficace nel modificare i comportamenti delle persone che, comprendendo i problemi ambientali e partecipando alla loro soluzione, diventano maggiormente consapevoli del loro ruolo nell&#8217;insorgenza di queste problematiche.</p>
<p>Tra gli strumenti che i cittadini avranno a disposizione per partecipare attivamente alle campagne di Citizen Science di CSMON-LIFE e dei suoi stakeholder, vi è anche una app per la segnalazione di specie target. Il sistema è pubblico e accessibile online e permette ai cittadini (previo consenso sull’uso dei dati personali) di contribuire alla conoscenza e tutela della biodiversità del nostro paese. I dati, una volta validati da esperti del settore, andranno ad arricchire i database del Network Nazionale della Biodiversità (NNB), un sistema di banche dati nazionale promosso dal Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare. Basta individuare una specie target, scattare la foto e inviare la segnalazione.</p>
<p>Il funzionamento dell’app è semplice e intuitivo ed è disponibile su Google Play per gli smartphone che utilizzano il sistema Android e su Apple Store per i dispositivi con sistema operativo iOS. Basta cercare CSMON-LIFE e scaricare gratuitamente l’applicazione.</p>
<p>CSMON-LIFE è uno tra i primi progetti italiani che attiva iniziative di Citizen Science, ed è inserito tra i quarantasette che la Commissione europea ha approvato nel 2014 nel quadro del programma LIFE+, lo strumento che finanzia progetti per lo sviluppo e all&#8217;attuazione della politica e del diritto in materia ambientale.</p>
<p>L’app è solo uno degli strumenti a disposizione dei cittadini che potranno prendere parte alle diverse campagne di Citizen science, sviluppate attorno ad una serie di tematiche ambientali riguardanti in particolare:</p>
<p>&#8211;           La perdita di biodiversità derivante dalla comparsa di specie aliene. Questo è oggi una delle principali emergenze ambientali. Le specie aliene sono la seconda causa di perdita di biodiversità a scala globale. Di particolare rilevanza risulta inoltre l’impatto che le specie aliene invasive possono avere sulla salute umana e sulle attività economiche. L’Italia è uno dei paesi Europei maggiormente colpiti da questo fenomeno, anche a causa di un clima  favorevole alle nuove specie. Risultati preliminari del progetto DAISIE indicano che in Italia continentale sono presenti 1516 specie alloctone, 253 in Sicilia e 302 in Sardegna. Di queste specie, 120 sono marine, 97 di acque dolci, 902 terrestri. Ed è il Mediterraneo il bacino europeo con il più alto numero di specie alloctone che causano impatti ecologici ed economici;</p>
<p>&#8211;           Gli effetti dei <a href="https://www.ecoseven.net//?p=23959" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>cambiamenti climatici</strong></a>. In tutta Europa, negli ultimi anni, sono state osservate temperature medie più elevate, nonché precipitazioni in diminuzione nelle regioni meridionali, e in aumento in Europa settentrionale. In Italia, dagli anni sessanta a oggi, le temperature medie annuali sono aumentate di circa 1,4 °C. Confrontando i dati relativi alle precipitazioni, registrati negli ultimi 100 anni, i ricercatori hanno rilevato un calo globale del 5%. Studi recenti confermano che in Italia il 98% dei ghiacciai si stanno ritirando con forti ripercussioni a carico delle riserve idriche. Le aree a rischio di desertificazione sono in aumento soprattutto al Sud dove il fenomeno interessa quasi il 40% del territorio con punte del 60% in Puglia, del 50% in Basilicata e del 46% in Sicilia. Questi drastici cambiamenti hanno un forte impatto sugli ecosistemi, cambiandone la struttura, e sovente anche la scomparsa, con la relativa perdita di biodiversità.</p>
<p>&#8211;           La conservazione delle specie rare. Diverse specie sono definite &#8220;rare&#8221; in quanto presenti in un&#8217;area con popolazioni di dimensioni ridotte. A volte tali specie sono endemismi stretti o puntiformi, e sono presenti solo in una determinata area molto limitata in tutto il pianeta.  In altri casi si tratta di specie che sono rare qui da noi, in quanto al limite del loro areale, ma magari comuni in altre aree. La Campagna di intervento sulle specie rare mira al coinvolgimento del pubblico nella segnalazione della presenza sul territorio di specie animali e vegetali considerate rare e meritevoli di attenzione per la tutela. In questo caso specifico i citizen scientists saranno anche preventivamente istruiti sulle modalità? di interazione con le specie target, in modo da non mettere a repentaglio l&#8217;incolumità? dei soggetti individuati.</p>
<p>&#8211;           I licheni e la qualità dell&#8217;<a href="https://www.ecoseven.net//?attachment_id=3" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>ambiente</strong></a>. I licheni sono usati ormai da più? di venti anni come indicatore dell’alterazione ambientale, in particolare dovuta al traffico veicolare ed al riscaldamento urbano. Tramite il campionamento di quattro specie che crescono sui tronchi degli alberi, facilmente riconoscibili anche da parte dei cittadini, verrà indagato l&#8217;impatto delle attività umane nell&#8217;area di studio, gettando le basi potenziali per una rete di monitoraggio permanente gestita dai cittadini, e capace di evidenziare aree a maggiore impatto, ove concentrare energie e risorse per iniziative di ripristino ambientale. Dalle proporzioni relative delle quattro specie sara? infatti possibile la redazione di mappe che diano una stima dell&#8217;impatto del traffico veicolare e del riscaldamento domestico sulla qualita? dell&#8217;aria nell&#8217;area di studio.</p>
<p> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">&#8211;           L&#8217;economia della pesca e gli ecosistemi marini. A partire dall’apertura del Canale di Suez nel 1869, vi e? stato un afflusso di specie (59 note ad oggi) del Mar Rosso e dei mari Indiano e Pacifico verso il Mar Mediterraneo, Molte di queste specie hanno raggiunto il mare Adriatico. Alcune di queste specie entrano in competizione con specie locali, spesso di maggior valore economico per il mondo della pesca commerciale. Altre vanno a sostituire le specie locali, depauperando la biodiversità e compromettendo il funzionamento degli ecosistemi marini. La diffusione di queste specie, parametro fondamentale per comprendere come limitarne gli effetti, è tuttavia ancora poco nota.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">gc</p>
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		<title>Quando sono nati gli insetti?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Nov 2014 15:54:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Speciali]]></category>
		<category><![CDATA[ecosistemi]]></category>
		<category><![CDATA[insetti]]></category>
		<category><![CDATA[quando sono nati gli insetti]]></category>
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					<description><![CDATA[  Quando sono nati gli insetti? E quando si sono sviluppate le loro ali? Scopriamolo insieme       Gli insetti sono nati con le piante, circa 480 milioni di anni fa. Sono proprio loro, che con le piante, hanno modellato i primi ecosistemi terrestri. A dirlo è uno studio, pubblicato sulla rivista Science, di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-21945" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2014/11/images_igallery_resized_ambientetest_th-13197-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Quando sono nati gli insetti? E quando si sono sviluppate le loro ali? Scopriamolo insieme</p>
<p> </p>
<p>  <span id="more-21946"></span>  </p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"> </p>
<p> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Gli<a href="https://www.ecoseven.net//?p=20325"><strong> insetti</strong></a> sono nati con le piante, circa 480 milioni di anni fa. Sono proprio loro, che con le piante, hanno modellato i primi ecosistemi terrestri. A dirlo è uno studio, pubblicato sulla rivista Science, di oltre cento ricercatori dell&#8217;1KITE project, coordinati da Karl Kjer della Rutgers University, Xin Zhou della China National GeneBank di Shenzhen, e Bernhard Misof del Museo zoologico di Bonn.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">L&#8217;analisi è stata effettuata usando un set di dati di 1478 proteine ricavate da 144 specie di insetti, con cui sono riusciti a fare una stima affidabile sulla data dell&#8217;origine degli insetti e delle relazioni delle principali specie. Gli insetti hanno poi sviluppato le ali moto prima degli altri animali, mentre crescevano le piante verso l&#8217;alto. </p>
<p>Lo sviluppo delle ali per volare è arrivato 400 milioni di anni fa, molto prima che lo facessero altri animali, e circa nella stessa epoca in cui crescevano le prime piante verso l&#8217;alto per formare le foreste.</p>
<p>&#8216;Quando si immagina una mappa gigante dell&#8217;<strong>evoluzione della vita sulla Terra</strong> gli insetti sono di gran lunga la parte più grande del disegno. Non avevamo finora un&#8217;idea chiara di come gli insetti si fossero evoluti. Ora, grazie alle tecniche di seguenziamento dei geni, si possono mettere a confronto grandi molti di dati genetici, e per la prima volta queste colmare lacune&#8217;, spiega Michelle Trautwein, della California Academy of Sciences.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">gc</p>
<p> </p>
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		<title>Etichetta del diportista: godersi il mare avendone rispetto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Aug 2011 14:20:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mare]]></category>
		<category><![CDATA[diporto]]></category>
		<category><![CDATA[ecosistemi]]></category>
		<category><![CDATA[estate]]></category>
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					<description><![CDATA[Semplice buonsenso e un pizzico d&#8217;attenzione in piu&#8217;: questi i principi base per rispettare il mare ed evitare di danneggiare ecosistemi preziosi, ma fragili. Piccola guida per godersi al meglio la stagione estiva quando il traffico di imbarcazioni si intensifica Semplice buonsenso e un pizzico d&#8217;attenzione in piu&#8217;: questi i principi base per rispettare il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-2606" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2011/08/images_igallery_resized_viaggiare_green-boat-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p class='sommario'>Semplice buonsenso e un pizzico d&#8217;attenzione in piu&#8217;: questi i principi base per rispettare il mare ed evitare di danneggiare ecosistemi preziosi, ma fragili. Piccola guida per godersi al meglio la stagione estiva quando il traffico di imbarcazioni si intensifica</p>
<p> <span id="more-2607"></span> </p>
<p>Semplice buonsenso e un pizzico d&rsquo;attenzione in piu&rsquo;: questi i principi base per rispettare il mare ed evitare di danneggiare ecosistemi preziosi, ma fragili. Se gli ambientalisti promuovono i cantieri navali italiani, la nautica &#8211; come tutte le attivita&rsquo; umane &#8211; esercita un impatto sull&rsquo;ambiente marino, con picchi durante la stagione estiva quando il traffico di imbarcazioni si intensifica. Per ridurre questo impatto e rispettare l&rsquo;ambiente che ci circonda, ecco qualche regola aurea di comportamento per il diportista sostenibile, da osservare con rigore.</p>
<p> &rsquo;Prima regola, banale ma di importanza fondamentale: non agire in nessun modo che possa danneggiare l&rsquo;ambiente &#8211; dice Marco Costantini, responsabile Mare del Wwf &#8211; e&rsquo; ancora troppo diffusa la cattiva pratica dell&rsquo;ancoraggio selvaggio, propria dei diportisti che gettano l&rsquo;ancora senza porsi il problema del sito&quot;. L&rsquo;ambiente marino piu&rsquo; danneggiato da questo fenomeno e&rsquo;, secondo il responsabile Wwf, la cosiddetta Prateria di Posidonia, &quot;dove l&rsquo;ancoraggio selvaggio e&rsquo; purtroppo diventato un classico&quot;.</p>
<p> La Prateria di Posidonia e&rsquo; un vero e proprio prato sottomarino, il cui equivalente terrestre e&rsquo; la foresta. &quot;Se a nessuno viene in mente di danneggiare una foresta, perche&rsquo; non ci si pone il problema anche in mare? Per di piu&rsquo; &#8211; aggiunge Costantini &#8211; una volta incisa la Prateria con l&rsquo;ancoraggio, questa viene scalzata con la complicita&rsquo; delle correnti, causando un vero e proprio danno a un habitat prioritario&rsquo;.</p>
<p>La seconda regola da seguire e&rsquo;, secondo Marco Costantini, responsabile Mare del Wwf, &quot;attenersi al buonsenso. Questo significa, ad esempio, non riversare in mare acque sporche o immondizia, anche perche&rsquo; sara&rsquo; in quell&rsquo;acqua che faremo il bagno&quot;.<br /> Un altro elemento da tenere in considerazione per ridurre l&rsquo;impatto della navigazione sull&rsquo;ambiente e&rsquo; il rumore emesso dalle imbarcazioni. &quot;Il rumore prodotto dai motori puo&rsquo; influenzare l&rsquo;ecosistema e i comportamenti riproduttivi dei pesci &#8211; spiega Costantini &#8211; oltre a essere fastidioso anche per gli altri bagnanti&quot;.</p>
<p> &quot;Oggi, ogni imbarcazione puo&rsquo; dotarsi di un motore che non faccia troppo rumore&quot;, dice Costantini sottolineando che anche nelle aziende molto si sta facendo, tra imbarcazioni a basso impatto ambientale, motori elettrici, ibridi e ad energia solare. &quot;I cantieri navali italiani rispettano severi standard di attenzione all&rsquo;ambiente, anche perche&rsquo; destinati al mercato internazionale dove la normativa al riguardo e&rsquo; spesso piu&rsquo; severa della nostra&quot;. (fonte: adnkronos)</p>
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