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	<title>Dipendenze &#8211; Ecoseven &#8211; Saper Vivere</title>
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	<description>Economia del Benessere e della Salute</description>
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		<title>Cannabis e legalizzazione: cosa dice davvero lo studio su consumo e dipendenze?</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/canali/scienze/cannabis-e-legalizzazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 12:13:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze]]></category>
		<category><![CDATA[Scienze della salute]]></category>
		<category><![CDATA[cannabis]]></category>
		<category><![CDATA[Dipendenze]]></category>
		<category><![CDATA[legalizzazione]]></category>
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					<description><![CDATA[Autore: Redazione Ecoseven – Pubblicato il 23/06/2026 &#160; Un nuovo studio internazionale guidato dall&#8217;Università di Bath, sul tema della &#8220;cannabis e legalizzazione&#8221; pubblicato su The Lancet Psychiatry, ha analizzato 25 anni di politiche sulla cannabis nel mondo. Il risultato è più sfumato di come viene spesso titolato: non è la legalizzazione in sé ad aumentare consumo e dipendenze, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Autore: <a href="https://www.ecoseven.net/author/redazione-ecoseven/" target="_blank" rel="noopener">Redazione Ecoseven</a> – Pubblicato il 23/06/2026</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-320172 size-full" title="Pianta di cannabis e dibattito sulla legalizzazione e i rischi per la salute" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/Cannabis-e-legalizzazione.webp" alt="Cannabis e legalizzazione: dipendenze (lo studio scientifico)" width="1272" height="716" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/Cannabis-e-legalizzazione.webp 1272w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/Cannabis-e-legalizzazione-300x169.webp 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/Cannabis-e-legalizzazione-1024x576.webp 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/Cannabis-e-legalizzazione-768x432.webp 768w" sizes="(max-width: 1272px) 100vw, 1272px" /></p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" data-sourcepos="7:1-7:519;167-685"><strong>Un nuovo studio internazionale guidato dall&#8217;Università di Bath, sul tema della &#8220;cannabis e legalizzazione&#8221; pubblicato su The Lancet Psychiatry, ha analizzato 25 anni di politiche sulla cannabis nel mondo. Il risultato è più sfumato di come viene spesso titolato: non è la legalizzazione in sé ad aumentare consumo e dipendenze, ma la vendita commerciale libera e a scopo di profitto. Dove la cannabis è solo depenalizzata o regolata in modo rigido, lo studio non trova un aumento significativo dei consumi.</strong> Ecco cosa dice davvero la ricerca, oltre i titoli.</p>
<h2 class="text-text-100 mt-3 -mb-1 text-[1.125rem] font-bold" data-sourcepos="9:1-9:32;687-718">Cannabis e legalizzazione: cosa ha analizzato lo studio?</h2>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" data-sourcepos="11:1-11:274;720-993">La <a href="https://www.thelancet.com/journals/lanpsy/article/PIIS2215-0366(26)00087-8/abstract" target="_blank" rel="noopener">ricerca su cannabis e legalizzazione</a>, <strong>pubblicata il 17 giugno 2026</strong> su <a href="https://www.thelancet.com/journals/lanpsy/home" target="_blank" rel="noopener">The Lancet Psychiatry</a> e coordinata dagli esperti di dipendenze e salute mentale dell&#8217;<a href="https://www.bath.ac.uk/" target="_blank" rel="noopener">Università di Bath</a> con un team internazionale, ha esaminato l&#8217;evoluzione delle politiche sulla cannabis a livello globale tra il 2000 e il 2025.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" data-sourcepos="13:1-13:461;995-1455">L&#8217;obiettivo era capire come i diversi approcci normativi — dalla proibizione assoluta alla legalizzazione pienamente commerciale — si colleghino alle variazioni nel consumo di cannabis, nella dipendenza (il cosiddetto disturbo da uso di cannabis) e in altri disturbi psichiatrici. Il punto di forza dello studio è proprio questo: non mette tutte le forme di &#8220;legalizzazione&#8221; nello stesso calderone, ma le distingue. Ed è qui che il quadro diventa interessante.</p>
<h2 class="text-text-100 mt-3 -mb-1 text-[1.125rem] font-bold" data-sourcepos="15:1-15:83;1457-1539">Il punto chiave: conta il tipo di regolamentazione, non la legalizzazione in sé</h2>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" data-sourcepos="17:1-17:367;1541-1907">Il risultato centrale dello studio è una distinzione netta tra modelli diversi. Come sintetizzano gli autori, rimuovere le sanzioni penali per il possesso personale o introdurre una legalizzazione rigidamente controllata non sembra aumentare i livelli di consumo. È invece la vendita commerciale a fini di profitto a essere associata a maggiori rischi per la salute.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" data-sourcepos="19:1-19:65;1909-1973">Lo studio individua in sostanza tre scenari con effetti diversi:</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" data-sourcepos="21:1-21:258;1975-2232"><strong>Depenalizzazione.</strong> Dove la cannabis è stata solo depenalizzata (eliminando le sanzioni penali per il possesso personale), in Europa, Africa, Oceania e Asia, lo studio ha trovato poche prove di un aumento del consumo o dei disturbi psichiatrici correlati.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" data-sourcepos="23:1-23:425;2234-2658"><strong>Legalizzazione controllata.</strong> Anche i modelli che limitano la commercializzazione — come la legalizzazione strettamente regolata della fornitura — non risultano fortemente associati a un aumento del consumo o dei disturbi. Il caso citato è <a href="https://www.cesda.net/2025/08/30/modello-di-regolazione-della-cannabis-in-uruguay/" target="_blank" rel="nofollow noopener">l&#8217;Uruguay, primo Paese al mondo a legalizzare ma con un approccio rigoroso</a>: vendita controllata tramite farmacie con limiti di potenza, cannabis social club o coltivazione domestica.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" data-sourcepos="25:1-25:284;2660-2943"><strong>Commercializzazione libera.</strong> È qui che emergono i problemi. Nei grandi mercati commerciali a scopo di lucro, come quelli di diversi Stati USA e del Canada, la libera vendita è associata a un aumento del consumo e delle dipendenze, anche per effetto di prodotti sempre più potenti.</p>
<h2 class="text-text-100 mt-3 -mb-1 text-[1.125rem] font-bold" data-sourcepos="27:1-27:45;2945-2989">Perché la vendita libera fa la differenza</h2>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" data-sourcepos="29:1-29:361;2991-3351">Il meccanismo che lo studio su cannabis e legalizzazione mette in luce riguarda la logica del profitto. In un mercato commerciale aperto, gli operatori hanno interesse a massimizzare le vendite: questo si traduce in marketing aggressivo, ampia disponibilità, prezzi in calo e, soprattutto, una corsa verso prodotti ad alta concentrazione di THC, il principale principio attivo psicoattivo.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" data-sourcepos="31:1-31:496;3353-3848">Proprio la potenza è un fattore critico. La concentrazione media di THC è cresciuta enormemente negli ultimi decenni, e i prodotti concentrati possono raggiungere percentuali elevatissime. Una maggiore potenza è associata a un rischio più alto di dipendenza e di disturbi mentali, comprese le psicosi correlate alla cannabis. Non a caso, nei Paesi che hanno aperto alla vendita commerciale, alcune cliniche psichiatriche segnalano un aumento dei casi legati sia alla dipendenza sia alle psicosi.</p>
<h2 class="text-text-100 mt-3 -mb-1 text-[1.125rem] font-bold" data-sourcepos="33:1-33:32;3850-3881">Cosa significa concretamente</h2>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" data-sourcepos="35:1-35:117;3883-3999">Da questo studio su Cannabis e legalizzazione derivano alcune considerazioni utili, al di là delle posizioni a favore o contro la legalizzazione.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" data-sourcepos="37:1-37:433;4001-4433">La prima riguarda la <strong>lettura delle notizie</strong>. Lo studio è stato titolato in modi opposti: c&#8217;è chi ha scritto &#8220;<strong><em>la cannabis legale aumenta consumo e dipendenze</em></strong>&#8221; e chi &#8220;<em><strong>legalizzare non aumenta i consumi</strong></em>&#8220;. Entrambe le formulazioni, prese da sole, sono fuorvianti: la verità della ricerca sta nella distinzione tra i modelli. È un esempio di come uno stesso dato scientifico possa essere piegato a tesi opposte se isolato dal contesto.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" data-sourcepos="39:1-39:388;4435-4822">La seconda è di <strong>salute pubblica</strong>. Il messaggio degli autori non è ideologico: indica che il modo in cui una politica viene disegnata conta più dell&#8217;etichetta &#8220;legale&#8221; o &#8220;illegale&#8221;. Un modello che separa la depenalizzazione (spostando l&#8217;attenzione dalla repressione penale all&#8217;assistenza sanitaria) dalla commercializzazione spinta è, secondo questi dati, quello che minimizza i danni.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" data-sourcepos="41:1-41:363;4824-5186">La terza è una <strong>cautela individuale</strong>, valida a prescindere dalle leggi. La cannabis non è una sostanza priva di rischi: secondo le stime internazionali, una quota significativa di chi la usa sviluppa dipendenza, con percentuali che crescono nettamente per chi inizia da adolescente o ne fa un uso quotidiano. I prodotti ad alta potenza aumentano questi rischi.</p>
<h2 class="text-text-100 mt-3 -mb-1 text-[1.125rem] font-bold" data-sourcepos="43:1-43:27;5188-5214">FAQ – Domande frequenti su Cannabis e legalizzazione</h2>
<h3 class="text-text-100 mt-2 -mb-1 text-base font-bold" data-sourcepos="45:1-45:67;5216-5282">La legalizzazione della cannabis aumenta consumo e dipendenze?</h3>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" data-sourcepos="47:1-47:286;5284-5569">Non automaticamente. Secondo lo studio dell&#8217;Università di Bath su The Lancet Psychiatry, dipende dal modello: la vendita commerciale libera a scopo di profitto è associata a un aumento di consumo e dipendenze, mentre la depenalizzazione e la legalizzazione strettamente controllata no.</p>
<h3 class="text-text-100 mt-2 -mb-1 text-base font-bold" data-sourcepos="49:1-49:76;5571-5646">Qual è la differenza tra depenalizzazione e legalizzazione commerciale?</h3>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" data-sourcepos="51:1-51:360;5648-6007">La depenalizzazione elimina le sanzioni penali per il possesso personale, senza creare un mercato di vendita. La legalizzazione commerciale crea invece un mercato legale di vendita: se è a scopo di profitto e poco regolato, secondo lo studio porta a prodotti più potenti e maggiori rischi; se è rigidamente controllata (come in Uruguay), i rischi sono minori.</p>
<h3 class="text-text-100 mt-2 -mb-1 text-base font-bold" data-sourcepos="53:1-53:51;6009-6059">Perché la potenza della cannabis è importante?</h3>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" data-sourcepos="55:1-55:277;6061-6337">Perché una maggiore concentrazione di THC, il principale principio psicoattivo, è associata a un rischio più alto di dipendenza e di disturbi psichiatrici, comprese le psicosi. Nei mercati commerciali liberi la spinta al profitto tende a far aumentare la potenza dei prodotti.</p>
<h3 class="text-text-100 mt-2 -mb-1 text-base font-bold" data-sourcepos="57:1-57:62;6339-6400">Lo studio su Cannabis e legalizzazione dice che la cannabis è sicura se depenalizzata?</h3>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" data-sourcepos="59:1-59:311;6402-6712">No. Lo studio osserva che la depenalizzazione non risulta associata a un aumento del consumo a livello di popolazione, ma questo non significa che la cannabis sia priva di rischi per il singolo. Dipendenza e disturbi mentali restano rischi concreti, soprattutto per chi inizia da giovane o ne fa uso frequente.</p>
<h3 class="text-text-100 mt-2 -mb-1 text-base font-bold" data-sourcepos="61:1-61:44;6714-6757">Cosa succede in Italia con la cannabis?</h3>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" data-sourcepos="63:1-63:275;6759-7033">In Italia la cannabis a uso ricreativo, <a href="https://www.ecoseven.net/canali/scienze/scienze-della-salute/insonnia-in-estate/" target="_blank" rel="noopener">anche solo per rilassarsi</a>, resta illegale e il dibattito normativo è in corso. Lo studio non riguarda direttamente l&#8217;Italia, ma offre elementi utili al dibattito pubblico, mostrando che gli effetti di un&#8217;eventuale riforma dipenderebbero molto dal modello scelto.</p>
<h2 class="text-text-100 mt-3 -mb-1 text-[1.125rem] font-bold" data-sourcepos="65:1-65:12;7035-7046">In breve</h2>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" data-sourcepos="67:1-67:837;7048-7884">Lo studio internazionale su Cannabis e legalizzazione guidato dall&#8217;Università di Bath e pubblicato su The Lancet Psychiatry, che ha analizzato 25 anni di politiche sulla cannabis nel mondo, offre una conclusione più articolata dei titoli che lo hanno raccontato. Non è la legalizzazione in sé ad aumentare consumo e dipendenze, ma la vendita commerciale libera e orientata al profitto, che spinge verso prodotti più potenti e maggiori rischi per la salute, come osservato in vari Stati USA e in Canada. Dove la cannabis è solo depenalizzata o regolata in modo rigido (come in Uruguay), lo studio non trova aumenti significativi. Il messaggio centrale è che conta il modo in cui una politica viene disegnata, più dell&#8217;etichetta &#8220;legale&#8221; o &#8220;illegale&#8221;. E che, a prescindere dalle leggi, la cannabis ad alta potenza comporta rischi reali, soprattutto per i più giovani.</p>
<hr class="border-border-200 border-t-0.5 my-3 mx-1.5" />
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" data-sourcepos="71:1-71:578;7891-8468"><em>ATTENZIONE: Questo articolo su Cannabis e legalizzazione ha finalità informative e divulgative e non sostituisce il parere di un medico. Il tema della dipendenza è delicato: chi avesse difficoltà legate all&#8217;uso di sostanze può rivolgersi al proprio medico o ai servizi territoriali per le dipendenze (Ser.D). Fonti principali:<a href="https://www.thelancet.com/journals/lanpsy/article/PIIS2215-0366(26)00087-8/abstract" target="_blank" rel="noopener"> Freeman T., Lees Thorne R. et al., &#8220;International cannabis policies and their association with cannabis use, cannabis use disorder, and other psychiatric disorders</a>&#8220;, The Lancet Psychiatry, giugno 2026; comunicati dell&#8217;Università di Bath; <a href="https://home-affairs.ec.europa.eu/news/eu-commission-and-eu-drugs-agency-present-2026-european-drug-report-2026-06-09_en" target="_blank" rel="noopener">rapporto EUDA 2026 per i dati di consumo in Europa.</a></em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Un elettrodo in testa per combattere la droga</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/canali/scienze/un-elettrodo-in-testa-per-combattere-la-droga/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Nov 2019 15:09:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[Dipendenze]]></category>
		<category><![CDATA[droga]]></category>
		<category><![CDATA[elettrodo]]></category>
		<category><![CDATA[impianto]]></category>
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					<description><![CDATA[I medici stanno sperimentando un impianto nel cervello per combattere la tossicodipendenza Gerod Buckhalter, lavoratore d&#8217;albergo, ha una dipendenza da oppiacei da quando aveva 18 anni, che gli ha addirittura provocato due overdose. Ha detto al Washington Post di aver provato qualsiasi tipo di trattamento per liberarsi dalla droga – disintossicazioni di ogni tipo, soggiorni [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-38719" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2019/11/images_dicembre_2019_cervello_droga.jpg" alt="" width="797" height="490" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/11/images_dicembre_2019_cervello_droga.jpg 797w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/11/images_dicembre_2019_cervello_droga-300x184.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/11/images_dicembre_2019_cervello_droga-768x472.jpg 768w" sizes="(max-width: 797px) 100vw, 797px" /></p>
<p>I medici stanno sperimentando un impianto nel cervello per combattere la tossicodipendenza</p>
<p>  <span id="more-38720"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Gerod Buckhalter, lavoratore d&#8217;albergo, ha una dipendenza da oppiacei da quando aveva 18 anni, che gli ha addirittura provocato <strong>due overdose</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ha detto al <a href="https://www.ecoseven.net/(https:/www.washingtonpost.com/health/surgeon-implants-electrodes-in-patients-brain-in-attempt-to-cure-severe-opioid-use-disorder/2019/11/06/b76bdea8-0000-11ea-8501-2a7123a38c58_story.html)" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Washington Post</a> di aver provato qualsiasi tipo di trattamento per liberarsi dalla droga – disintossicazioni di ogni tipo, soggiorni a lungo termine – ma nessuno ha funzionato. Per questo l&#8217;ormai trentunenne Buckhalter ha deciso di permettere al neurochirurgo Ali Rezai di praticare un <strong>buco nel suo cranio e di impiantargli un elettrodo nel cervello</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Stimolando elettricamente la parte del cervello che regola gli impulsi, Rezai e il suo team del <a href="https://www.ecoseven.net/(https:/wvumedicine.org/rni/)" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Rockefeller Neuroscience Institute</a> della West Virginia University pensano di essere in grado di aiutare Buckhalter e altri tre partecipanti a un nuovo studio sperimentale, rendendoli capaci di controllare la loro dipendenza da oppiacei.</p>
<p style="text-align: justify;">I medici in Cina hanno già usato <strong>tecniche</strong> simili <strong>di stimolazione cerebrale</strong> profonda per trattare le persone dipendenti da oppioidi e metanfetamina, ma questo studio è il primo negli Stati Uniti a utilizzare le protesi cerebrali in questo modo.</p>
<p style="text-align: justify;">Se tutto andrà come sperato con questi quattro pazienti, potrebbe seguire a questo un altro studio, più ampio, ma Rezai ci ha tenuto a specificare, a <a href="https://www.ecoseven.net/(https:/www.bbc.com/news/technology-50347421)" target="_blank" rel="noopener noreferrer">BBC News</a>, che gli impianti cerebrali dovrebbero essere l&#8217;ultima spiaggia per chi ha problemi di droga: non si può pensare di arrivarci se non si sono provati altri tipi di trattamento, visto che si tratta di «un processo molto rigoroso con la supervisione di esperti di etica, regolatori e molti altri organi di governo».</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Giardini contro la droga</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/canali/scienze/scienze-naturali/giardini-contro-la-droga/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jul 2019 14:17:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze naturali]]></category>
		<category><![CDATA[Dipendenze]]></category>
		<category><![CDATA[disintossicazione]]></category>
		<category><![CDATA[droga]]></category>
		<category><![CDATA[giardinaggio]]></category>
		<category><![CDATA[guarigione]]></category>
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					<description><![CDATA[Coltivare fiori e prodotti organici aiuta i detenuti tossicodipendenti nel loro percorso di guarigione Coltivare le piante, prendersi cura di un giardino, imparare come e quando dover innaffiare e quando piantare un bocciolo per poterlo far fiorire in maniera giusta sono attività che fanno bene. Il giardinaggio ha dei benefici sia mentali che fisici – [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-37982" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2019/07/images_coltivarefiori.jpg" alt="" width="800" height="400" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/07/images_coltivarefiori.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/07/images_coltivarefiori-300x150.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/07/images_coltivarefiori-768x384.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Coltivare fiori e prodotti organici aiuta i detenuti tossicodipendenti nel loro percorso di guarigione</p>
<p>  <span id="more-37984"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.ecoseven.net/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=20435:un-giardino-nello-spazio&amp;catid=132&amp;Itemid=2512" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Coltivare le piante</a>, prendersi cura di un giardino, imparare come e quando dover innaffiare e quando piantare un bocciolo per poterlo far fiorire in maniera giusta sono attività che fanno bene. Il giardinaggio ha dei benefici sia mentali che fisici – è cosa nota a chiunque abbia un pezzettino di terra o un balcone ben adornato del quale si occupa. Quindi non c&#8217;è da meravigliarsi se il giardinaggio viene utilizzato per riabilitare i detenuti che combattono contro la tossicodipendenza. </p>
<p style="text-align: justify;">Secondo quanto raccontato <a href="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2019/07/www.gardenorganic.org_.uk_sites_www.gardenorganic.org_.uk_files_Final-summary-report-HMP-Rye-Hill-1.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">in un rapporto</a>&nbsp;sul carcere inglese <a href="https://hmpryehill.co.uk/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">HMP Rye Hill</a>, il tasso di negatività nel test tossicologico obbligatorio per i detenuti, in quella sede, è passato da una media del 30% a quasi zero in un anno dall&#8217;inizio del programma di giardinaggio <a href="https://www.gardenorganic.org.uk/our-work" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Garden Organic</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Come raccontato da <a href="https://foodtank.com/news/2019/06/organic-gardening-program-in-prison/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Food Tank</a>, il programma ha migliorato l&#8217;autostima dei detenuti e il loro autocontrollo, nonché la loro salute e il loro benessere, grazie alla creazione di una comunità che parla e lavora per raggiungere un obiettivo comune. L&#8217;attività fisica che la coltivazione comporta, poi, fa dormire meglio e porta naturalmente verso abitudini più sane – una cosa che, per persone che si devono liberare da una dipendenza come quella della droga, è davvero un toccasana. </p>
<p style="text-align: justify;">E non è tanto per dire, ci sono i numeri a confermarlo.<br />Il Garden Organic dunque sembra uno di quelle buone pratiche da seguire e il carcere HMP Rye Hill una struttura da prendere ad esempio, non solo dalle altre prigioni, ma anche dalle scuole, dagli ospedali, dagli istituti di salute mentale e dalle strutture educative e riabilitative in tutto il mondo.</p>
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		<title>Ridurre l&#8217;alcol fa miracoli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Nov 2018 23:15:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze]]></category>
		<category><![CDATA[alcol]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[Dipendenze]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
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					<description><![CDATA[Dal Regno Unito una campagna per sensibilizzare i bevitori sui rischi dati dal consumo di alcol Una campagna inglese per la salute pubblica&#160;sta spingendo le persone a bere meno alcolici. Un&#8217;operazione fondamentale, visto che – da quanto emerso in un sondaggio &#8211; ridurre il consumo di alcol è più difficile che iniziare una dieta o [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-37375" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/11/images_glasses-147alcool.jpg" alt="" width="802" height="400" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/11/images_glasses-147alcool.jpg 802w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/11/images_glasses-147alcool-300x150.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/11/images_glasses-147alcool-768x383.jpg 768w" sizes="(max-width: 802px) 100vw, 802px" /></p>
<p>Dal Regno Unito una campagna per sensibilizzare i bevitori sui rischi dati dal consumo di alcol</p>
<p>  <span id="more-37376"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.diabetes.co.uk/news/2018/sep/curb-your-alcohol-consumption-and-be-healthier,-says-public-health-england-92046533.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Una campagna inglese per la salute pubblica</a>&nbsp;sta spingendo le persone a bere meno alcolici. Un&#8217;operazione fondamentale, visto che – da quanto emerso in un sondaggio &#8211; ridurre il consumo di alcol è più difficile che iniziare una dieta o riprendere a fare esercizio fisico.</p>
<p style="text-align: justify;">Il progetto “Drink Free Days”, lanciato da Public Health England e Drinkaware, invita infatti le persone a ridurre il consumo di alcol per ridurre il rischio di sviluppare gravi problemi di salute, inclusi sette tipi di cancro, ipertensione e malattie cardiache. Non solo, <a href="https://www.ecoseven.net//?p=35697" target="_blank" rel="noopener noreferrer">l&#8217;alcol potrebbe aumentare anche il rischio di demenza</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Migliorare la dieta e fare più esercizio fisico è importante per prevenire il diabete di tipo 2 e tenere sotto controllo forme di diabete già esistenti. Il diabete di tipo 2 è legato anche all&#8217;ipertensione e alle malattie cardiache.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni tipi di alcol, come la birra e il sidro, possono inoltre contenere grandi quantità di zucchero, aumentando il rischio di glicemia alta. Inoltre, l&#8217;alcol può anche causare ipoglicemia in coloro che assumono farmaci per abbassare la glicemia.</p>
<p style="text-align: justify;">I dati raccolti dall&#8217;agenzia di sondaggi YouGov e pubblicati in occasione del lancio della campagna dicono che un adulto su cinque, che vive nel Regno Unito, consuma più alcol di quanto consigliato dai medici.</p>
<p style="text-align: justify;">I risultati del sondaggio hanno anche rivelato che oltre i due terzi degli intervistati ritiene che cercare di smettere di bere sia più difficile che migliorare la propria dieta o iniziare un allenamento. I fumatori hanno perfino detto che tagliare l&#8217;alcol è più difficile che smettere di fumare.</p>
<p style="text-align: justify;">Duncan Selbie, amministratore delegato di Public Health England, ha dichiarato: &#8220;Benché il legame tra alcol e malattia del fegato sia noto, molte persone non sanno che l&#8217;alcol può causare numerosi altri gravi problemi di salute, come l&#8217;ipertensione, malattie cardiache e diversi tipi di cancro ed è anche un modo semplice per accumulare chili &#8220;.</p>
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		<title>Cosa ci mette davvero a rischio?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 May 2018 09:25:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze]]></category>
		<category><![CDATA[alcol]]></category>
		<category><![CDATA[alcool]]></category>
		<category><![CDATA[Dipendenze]]></category>
		<category><![CDATA[droghe]]></category>
		<category><![CDATA[fumo]]></category>
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					<description><![CDATA[Secondo le statistiche: alcol e tabacco fanno molti più danni delle droghe illegali Il fumo e il consumo di alcolici rappresentano le abitudini che comportano i rischi maggiori per la salute delle persone, molto più delle droghe illegali. Sembra strano, vista la percezione che abbiamo di questi «vizi», eppure c&#8217;è un nuovo studio&#160;internazionale a sostenerlo, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-36319" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/05/images_alcolefumoo.jpg" alt="" width="800" height="401" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/05/images_alcolefumoo.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/05/images_alcolefumoo-300x150.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/05/images_alcolefumoo-768x385.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Secondo le statistiche: alcol e tabacco fanno molti più danni delle droghe illegali</p>
<p>  <span id="more-36320"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Il fumo e il consumo di alcolici rappresentano le abitudini che comportano i rischi maggiori per la salute delle persone, molto più delle droghe illegali. Sembra strano, vista la percezione che abbiamo di questi «vizi», eppure c&#8217;è <a href="https://onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1111/add.14234" target="_blank" rel="noopener noreferrer">un nuovo studio</a>&nbsp;internazionale a sostenerlo, pubblicato sulla rivista «Addiction».</p>
<p style="text-align: justify;">I ricercatori hanno scoperto che l&#8217;uso combinato di alcol e tabacco costa al mondo oltre un quarto di miliardo di anni di DALY (ovvero: <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Disability-adjusted_life_year" target="_blank" rel="noopener noreferrer">disability-adjusted life year</a>, una misura del carico globale della malattia, espresso come il numero di anni persi a causa di problemi di salute, invalidità o morte prematura), mentre le droghe illegali rappresentano solo decine di milioni di anni di DALY.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo la revisione dei dati rilevati nel 2015, più di uno su sette adulti fuma tabacco e uno su cinque racconta di aver esagerato con gli alcolici in almeno un&#8217;occasione nell&#8217;ultimo mese.</p>
<p style="text-align: justify;">A detenere i record peggiori per alcol e tabacco è l&#8217;Europa che ha il più alto consumo di alcol per persona, e il più alto tasso di elevato consumo tra i bevitori (in Europa centrale siamo al 50,5%); ma non solo, nelle stesse aree ci sono anche i più alti tassi di tabagismo (in Europa centrale il 23,7%).</p>
<p style="text-align: justify;">Invece l&#8217;uso di droghe illecite è molto meno comune in tutto il mondo, con meno di una persona su 20 che si stima abbia usato la marijuana nell&#8217;ultimo anno e i tassi di utilizzo scendono ancora di più quando si vanno a valutare altre droghe – come le anfetamine, gli oppioidi e la cocaina.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo caso sono gli Stati Uniti e il Canada ad avere tra i più alti tassi di dipendenza dalla marijuana (749 casi ogni 100.000 persone), oppioidi (650 casi ogni 100.000) e cocaina (301 casi ogni 100.000). Invece Australia e Nuova Zelanda hanno avuto il più alto tasso di dipendenza da anfetamina (491,5 ogni 100.000 persone), nonché alti tassi di dipendenza da marijuana (694 casi ogni 100.000 persone), oppioidi (510 per 100.000) e cocaina (160,5 per 100.000 persone).</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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		<title>Un sensore della pelle contro le dipendenze</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Apr 2018 08:49:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze della salute]]></category>
		<category><![CDATA[Dipendenze]]></category>
		<category><![CDATA[sensore]]></category>
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					<description><![CDATA[Ideato il prototipo di un dispositivo biomedico per monitorare l&#8217;uso di alcolici e di droga ad aiutare chi ne abusa È in via di sviluppo un sensore iniettabile che potrebbe fornire un monitoraggio continuo dell&#8217;assunzione di alcol e di droga alle persone che hanno un problema di dipendenza e che stanno cercando di curarlo. Il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-36117" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/04/images_hands-1866619_1920.jpg" alt="" width="797" height="399" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/04/images_hands-1866619_1920.jpg 797w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/04/images_hands-1866619_1920-300x150.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/04/images_hands-1866619_1920-768x384.jpg 768w" sizes="(max-width: 797px) 100vw, 797px" /></p>
<p>Ideato il prototipo di un dispositivo biomedico per monitorare l&#8217;uso di alcolici e di droga ad aiutare chi ne abusa</p>
<p>  <span id="more-36118"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">È in via di sviluppo un sensore iniettabile che potrebbe fornire un monitoraggio continuo dell&#8217;assunzione di alcol e di droga alle persone che hanno un problema di dipendenza e che stanno cercando di curarlo. Il biosensore miniaturizzato sarebbe posto appena sotto la superficie della pelle e alimentato in modalità wireless da un dispositivo indossabile – come uno smartwatch o un patch.</p>
<p style="text-align: justify;">Per ora, infatti, il monitoraggio di routine delle persone inserite nei programmi di trattamento delle dipendenze è una sfida: il metodo più preciso è un esame del sangue, ma deve essere eseguito da un tecnico esperto e quindi richiede molto sforzo, poi ci sono metodi più comuni (come, per esempio, l&#8217;etilometro per controllare i livelli di alcol nel sangue dei pazienti) che però necessitano dispositivi ingombranti, non sono particolarmente precisi e richiedono l&#8217;intervento del paziente. Questi sensori indossabili, invece, sono piccoli, lavorano da soli e possono essere facilmente rimossi, rendendo più facile per i pazienti monitorarsi per lunghi periodi di tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sensore è stato testato in laboratorio sotto strati di pelle di maiale, il passo successivo sarà quello di testarlo su animali vivi. I ricercatori hanno presentato la tecnologia <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Proof_of_concept" target="_blank" rel="noopener noreferrer">proof-of-concept</a>&nbsp;alla conferenza <a href="http://ieee-cicc.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">IEEE Custom Integrated Circuits</a>&nbsp;del 2018, a San Diego – la ricerca sarà considerata preliminare fino a quando non verrà pubblicata su una rivista.<br />In ogni caso, questo studio è riuscito a dimostrare che, nelle condizioni usate, il sensore può funzionare – per l&#8217;alcol, per ora, ma il progetto è di riuscire a creare altri chip in grado di rilevare diverse sostanze di cui si abusa e di poter iniettare nel paziente un cocktail in grado di fornire un monitoraggio medico personalizzato a lungo termine.</p>
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		<title>Stimolare i neuroni per combattere le dipendenze</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/news-ambiente/stimolare-i-neuroni-per-combattere-le-dipendenze/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Nov 2017 11:37:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[cervello]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[Dipendenze]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[Stimolazione magnetica]]></category>
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					<description><![CDATA[La stimolazione cerebrale magnetica potrebbe essere un metodo per aiutare i tossici a guarire Dal momento in cui ha ricevuto l&#8217;approvazione da parte della FDA&#160;nel 2008, la stimolazione magnetica transcranica (TMS) si è rivelata un trattamento davvero efficace per la depressione. Per questo, adesso, un team di ricercatori si sta preparando a rispondere a una [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-34942" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2017/11/images_efficacia-stimolazione-magnetica-transcranica-ripetitiva-contro-dipendenze-depressione.jpg" alt="" width="890" height="561" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/11/images_efficacia-stimolazione-magnetica-transcranica-ripetitiva-contro-dipendenze-depressione.jpg 890w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/11/images_efficacia-stimolazione-magnetica-transcranica-ripetitiva-contro-dipendenze-depressione-300x189.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/11/images_efficacia-stimolazione-magnetica-transcranica-ripetitiva-contro-dipendenze-depressione-768x484.jpg 768w" sizes="(max-width: 890px) 100vw, 890px" /></p>
<p>La stimolazione cerebrale magnetica potrebbe essere un metodo per aiutare i tossici a guarire</p>
<p>  <span id="more-34943"></span>  </p>
<p>Dal momento in cui ha ricevuto l&#8217;approvazione da parte della <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Food_and_Drug_Administration" target="_blank" rel="noopener noreferrer">FDA</a>&nbsp;nel 2008, la stimolazione magnetica transcranica (<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Stimolazione_magnetica_transcranica" target="_blank" rel="noopener noreferrer">TMS</a>) si è rivelata un trattamento davvero efficace per la depressione. Per questo, adesso, un team di ricercatori si sta preparando a rispondere a una domanda che in molti hanno posto negli ultimi anni: la TMS può essere usata anche per trattare la tossicodipendenza?</p>
<p>La TMS è un metodo non invasivo per stimolare i neuroni: il trattamento consiste nel posizionamento vicino al cervello di un dispositivo che genera impulsi elettromagnetici che influenzano l&#8217;attività neurale, a volte accelerando l&#8217;accensione dei neuroni, a volte rallentando il processo, a seconda di variabili come la frequenza, la durata e il pattern degli impulsi.</p>
<p>Il medico italiano Luigi Gallimberti, che ha trattato più di 300 pazienti dipendenti dalla cocaina utilizzando questa tecnica, ha iniziato a indagare l&#8217;idea a partire da uno <a href="http://www.nature.com/nature/journal/v496/n7445/full/nature12024.html?foxtrotcallback=true" target="_blank" rel="noopener noreferrer">studio</a>&nbsp;del 2013 del National Institute on Drug Abuse (<a href="https://www.drugabuse.gov/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">NIDA</a>), che aveva dimostrato come stimolare il cervello di ratti tossicodipendenti poteva aiutarli a liberarsi dal vizio.<br />I ratti sono stati geneticamente modificati per permettere ai loro neuroni di essere controllati con la luce e sono stati addestrati a perseguire la cocaina in modo persistente, anche resistendo a scosse elettriche ripetute pur di ottenerla: quando i ricercatori del NIDA stimolavano l&#8217;area del cervello del ratto responsabile del controllo dell&#8217;impulso, la dipendenza dell&#8217;animale era immediatamente repressa.</p>
<p>I co-autori dello studio, i neuroscienziati Antonello Bonci e Billy Chen, hanno affermato che la corrispondente area del cervello umano – una parte della corteccia prefrontale – poteva essere trattata con la TMS ed è proprio quello che Gallimberti ha deciso di provare.</p>
<p>Molti esperti sono scettici e sostengono che si tratti di poco più di un effetto placebo, ma sono partite molte altre ricerche per indagare: la <a href="http://academicdepartments.musc.edu/musc/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Medical University of South Carolina</a>, il National Institute of Psychiatry di Città del Messico e lo stesso NIDA hanno iniziato studi in merito.</p>
<p>Se questi studi dovessero produrre risultati promettenti, i tossici dipendenti dalla cocaina potrebbero avere accesso a un trattamento non solo relativamente economico ma anche non invasivo.</p>
<p>Non ci resta che attendere.</p>
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