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	<title>depressione &#8211; Ecoseven &#8211; Saper Vivere</title>
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	<description>Economia del Benessere e della Salute</description>
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		<title>Depressione: cosa succede nel cervello? Uno studio italiano riscrive il meccanismo</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/canali/scienze/depressione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 15:56:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze]]></category>
		<category><![CDATA[Scienze della salute]]></category>
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					<description><![CDATA[di Redazione Ecoseven – 21/07/2026 In breve, quando si parla di depressione si pensa quasi sempre a un problema di serotonina, il neurotrasmettitore del buonumore che gli antidepressivi più diffusi cercano di riequilibrare. Ma uno studio italiano ha individuato qualcosa di diverso e più profondo: nei cervelli colpiti dalla depressione, alcuni neuroni di un&#8217;area chiave diventano letteralmente [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <a href="https://www.ecoseven.net/author/redazione-ecoseven/" target="_blank" rel="noopener">Redazione Ecosev</a><a href="https://www.ecoseven.net/author/redazione-ecoseven/" target="_blank" rel="noopener">en</a> – 21/07/2026</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-320975 size-full" title="depressione, i neuroni della corteccia prefrontale nel cervello" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/07/Depressione-e-cervello.webp" alt="depressione cervello neuroni" width="1236" height="824" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/07/Depressione-e-cervello.webp 1236w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/07/Depressione-e-cervello-300x200.webp 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/07/Depressione-e-cervello-1024x683.webp 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/07/Depressione-e-cervello-768x512.webp 768w" sizes="(max-width: 1236px) 100vw, 1236px" /></p>
<p><strong>In breve,</strong></p>
<p>quando si parla di <strong>depressione</strong> si pensa quasi sempre a un problema di serotonina, il neurotrasmettitore del buonumore che gli antidepressivi più diffusi cercano di riequilibrare. Ma uno studio italiano ha individuato qualcosa di diverso e più profondo: nei cervelli colpiti dalla depressione, alcuni neuroni di un&#8217;area chiave diventano letteralmente &#8220;meno accesi&#8221;, faticano a mantenere l&#8217;attività elettrica. È un cambio di prospettiva che potrebbe spiegare perché alcune terapie funzionano dove i farmaci sulla serotonina falliscono. E c&#8217;è un dettaglio, legato a un minuscolo canale nelle cellule nervose, che apre una pista terapeutica del tutto nuova.</p>
<p>Secondo l&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) la depressione colpisce circa il <strong>5% della popolazione adulta mondiale</strong>, ed è tra le principali cause di disabilità. A studiarne le basi biologiche in modo nuovo è stato il <strong><a href="https://nico.ottolenghi.unito.it/" target="_blank" rel="noopener">Neuroscience Institute Cavalieri Ottolenghi</a> (NICO) dell&#8217;Università di Torino</strong>, con una ricerca pubblicata nel 2025 sulla rivista <a href="https://www.nature.com/srep/" target="_blank" rel="noopener"><em>Scientific Reports</em></a> del gruppo Nature.</p>
<h2>Cosa succede nel cervello di chi soffre di depressione</h2>
<p>Per decenni il modello dominante ha spiegato la depressione soprattutto come uno squilibrio chimico: livelli insufficienti di serotonina e altri neurotrasmettitori. È il principio su cui si basano gli antidepressivi più comuni, gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI). Questo modello è utile ma incompleto, e non spiega perché una parte dei pazienti non risponda ai farmaci.</p>
<p>Lo studio del NICO sposta l&#8217;attenzione su un piano diverso: non la quantità di una sostanza chimica, ma l&#8217;<strong>attività elettrica dei neuroni</strong> in una regione precisa, la <strong>corteccia prefrontale mediale</strong>, l&#8217;area che governa la regolazione delle emozioni e la risposta allo stress. In pratica, la domanda non è più solo &#8220;quanta serotonina c&#8217;è&#8221;, ma &#8220;quanto bene funzionano elettricamente i circuiti che gestiscono l&#8217;umore&#8221;.</p>
<h2>I neuroni &#8220;meno eccitabili&#8221;: il meccanismo scoperto a Torino</h2>
<p>I ricercatori hanno osservato che, nei soggetti che sviluppano un comportamento depressivo dopo uno stress prolungato, i <strong>neuroni piramidali</strong> degli strati 2/3 della corteccia prefrontale diventano <strong>meno eccitabili</strong>. Significa che, quando ricevono uno stimolo, faticano a mantenere l&#8217;attività elettrica necessaria per elaborare correttamente i segnali che arrivano dalle altre aree del cervello.</p>
<p>A questo si aggiunge un fenomeno chiamato <strong>adattamento della frequenza di scarica</strong>: i neuroni si &#8220;stancano&#8221; più in fretta e riducono il ritmo con cui inviano impulsi. L&#8217;analisi elettrofisiologica ha mostrato due alterazioni precise: un innalzamento della soglia di attivazione e un&#8217;accentuata iperpolarizzazione, due condizioni che rendono più difficile per la cellula generare e sostenere i propri segnali.</p>
<p>Come ha spiegato <strong>Anita Maria Rominto</strong>, dottoranda al NICO e prima autrice della ricerca, questo deficit di eccitabilità potrebbe rappresentare una base cellulare della ridotta attività della corteccia prefrontale già osservata nelle persone con depressione.</p>
<h2>Perché non tutti reagiscono allo stress allo stesso modo</h2>
<p>Un aspetto importante dello studio riguarda la <strong>vulnerabilità individuale</strong>. La ricerca ha utilizzato un modello animale basato sullo stress da &#8220;sconfitta sociale cronica&#8221;, un protocollo sperimentale ampiamente validato in letteratura.</p>
<p>Non tutte le cavie hanno reagito allo stesso modo: <strong>solo quelle &#8220;suscettibili&#8221;</strong> hanno sviluppato comportamenti di evitamento sociale insieme alle alterazioni elettriche nella corteccia prefrontale. Le cavie &#8220;resilienti&#8221;, o non esposte allo stress, non hanno mostrato quelle modifiche. Questo suggerisce un legame diretto tra la vulnerabilità allo stress e la ridotta eccitabilità dei neuroni, e aiuta a capire perché, a parità di eventi difficili, <a href="https://www.ecoseven.net/alimentazione/pillola-del-microbioma/" target="_blank" rel="noopener">alcune persone sviluppino una depressione</a> e altre no.</p>
<h2>Dai canali del potassio alle nuove terapie: cosa può cambiare</h2>
<p>Il punto più promettente riguarda il &#8220;perché&#8221; di quella minore eccitabilità. Secondo i ricercatori, il fenomeno è legato a un&#8217;<strong>iperattività di specifici canali del potassio (K⁺)</strong>, i minuscoli varchi che regolano il ritmo di scarica dei neuroni. Se questi canali lavorano troppo, tengono la cellula in uno stato di &#8220;freno&#8221; costante.</p>
<p>Come sottolineano <strong>Filippo Tempia</strong> ed <strong>Eriola Hoxha</strong>, ricercatori del NICO e autori senior dello studio, questi risultati indicano i canali del potassio come possibili bersagli farmacologici futuri. C&#8217;è di più: la corteccia prefrontale mediale è già oggi il bersaglio di terapie non invasive come la <strong>stimolazione magnetica transcranica (TMS)</strong>, che ha mostrato effetti antidepressivi. Lo studio fornisce una possibile base biologica per capire <em>perché</em> quelle terapie funzionino, agendo proprio là dove l&#8217;attività neuronale è ridotta.</p>
<p>Va ribadito con chiarezza: si tratta di <strong>ricerca di base condotta su modello animale</strong>. Non è una nuova cura né una terapia pronta, ma l&#8217;identificazione di un meccanismo. La distanza tra &#8220;abbiamo capito come funziona&#8221; e &#8220;abbiamo un nuovo farmaco&#8221; resta lunga, e va rispettata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>FAQ – Domande frequenti</h2>
<h3>Cosa succede nel cervello durante la depressione?</h3>
<p>Secondo lo studio del NICO di Torino, nella depressione i neuroni della corteccia prefrontale mediale, l&#8217;area che regola emozioni e stress, diventano meno eccitabili: faticano a mantenere l&#8217;attività elettrica necessaria per elaborare gli stimoli. È un meccanismo diverso dal semplice squilibrio di serotonina su cui si concentravano i modelli tradizionali.</p>
<h3>La depressione è solo una questione di serotonina?</h3>
<p>No. Il modello basato sul deficit di serotonina è utile ma incompleto e non spiega perché molti pazienti non rispondano agli antidepressivi. La ricerca più recente, come lo studio torinese, mostra che contano anche i deficit di attività elettrica dei circuiti neuronali, non solo i livelli dei neurotrasmettitori.</p>
<h3>Cos&#8217;è la corteccia prefrontale e che ruolo ha nella depressione?</h3>
<p>La corteccia prefrontale mediale è la regione del cervello che regola le emozioni e la risposta allo stress. Nei disturbi depressivi la sua attività risulta ridotta. Lo studio del NICO ha individuato a livello cellulare perché questo accade: una minore eccitabilità dei neuroni legata all&#8217;iperattività dei canali del potassio.</p>
<h3>Questa scoperta significa che è stata trovata una cura per la depressione?</h3>
<p>No. Si tratta di ricerca di base condotta su un modello animale: identifica un meccanismo cellulare e un possibile bersaglio farmacologico futuro, ma non è una terapia pronta. Il percorso dalla comprensione del meccanismo allo sviluppo di un nuovo farmaco è ancora lungo.</p>
<h3>Perché alcune persone si ammalano di depressione dopo lo stress e altre no?</h3>
<p>Lo studio mostra che solo i soggetti &#8220;suscettibili&#8221; allo stress sviluppano sia i comportamenti depressivi sia le alterazioni elettriche nei neuroni, mentre i soggetti &#8220;resilienti&#8221; non le presentano. Esiste quindi una diversa vulnerabilità individuale allo stress, che aiuta a spiegare perché a parità di eventi difficili non tutti sviluppino una depressione.</p>
<hr />
<p><em>ATTENZIONE: questo articolo ha finalità puramente informative e divulgativ</em><em>e e non sostituisce in alcun modo il parere di un medico, di uno psichiatra o di uno psicologo. La depressione è una condizione medica che richiede diagnosi e trattamento da parte di professionisti qualificati: chi ne riconosca i sintomi in sé o in altri è invitato a rivolgersi al proprio medico o a uno specialista, e chi segue una terapia non deve mai sospenderla o modificarla sulla base di informazioni lette online. Lo studio qui descritto è ricerca di base condotta su modello animale: identifica un meccanismo biologico e un possibile bersaglio terapeutico futuro, non una cura disponibile. In caso di grave sofferenza psicologica o pensieri di autolesionismo è importante chiedere aiuto subito a un professionista o ai servizi di emergenza. </em></p>
<p><em>Fonti principali: Rominto A.M., Montarolo F., Berrino L., Loddo M., Bertolotto A., Tempia F., Hoxha E. (2025), &#8220;Depression in mice causes decreased neuronal excitability and enhanced frequency adaptation in medial prefrontal cortex pyramidal neurons&#8221;, Scientific Reports 15(1):38402, Neuroscience Institute Cavalieri Ottolenghi (NICO) dell&#8217;Università di Torino; dati di prevalenza dell&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).</em></p>
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		<title>Depressione grave</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/canali/scienze/scienze-della-salute/depressione-grave/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Oct 2022 10:26:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze della salute]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[esketamina]]></category>
		<category><![CDATA[ketamina]]></category>
		<category><![CDATA[nuovo farmaco]]></category>
		<category><![CDATA[spray nasale]]></category>
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					<description><![CDATA[La possibile svolta con un nuovo farmaco La parola depressione purtroppo fa sempre un po’ paura. Ci sentiamo disorientati, stati d’ansia a quali a volte non riusciamo a reagire, poco appetito e crisi di panico. Questi sono solo alcuni dei sintomi di questa patologia che colpisco tantissime persone. Il periodo di pandemia non ha aiutato [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-168294" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/10/depressione.jpg" alt="" width="1280" height="848" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/10/depressione.jpg 1280w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/10/depressione-300x199.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/10/depressione-1024x678.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/10/depressione-768x509.jpg 768w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></h3>
<h3>La possibile svolta con un nuovo farmaco<span id="more-168293"></span></h3>
<p>La parola depressione purtroppo fa sempre un po’ paura.</p>
<p>Ci sentiamo disorientati, stati d’ansia a quali a volte non riusciamo a reagire, poco appetito e crisi di panico.</p>
<p>Questi sono solo alcuni dei sintomi di questa patologia che colpisco tantissime persone.</p>
<h4>Il periodo di pandemia non ha aiutato sicuramente questi stati.</h4>
<p>I ricercatori del San Raffaele di Milano, usando approcci integrati di risonanza magnetica, hanno confermato il legame tra alti livelli di infiammazione durante il Covid-19 e l&#8217;emergere, a mesi di distanza, di sintomi e alterazioni cerebrali tipiche di <strong>depressione</strong> e disturbo da stress post-traumatico.</p>
<p>La depressione grave però potrebbe essere combattuta o arginata con una nuova “arma”!</p>
<p>Si tratta dell&#8217;<strong>Esketamina</strong>: è una <strong>molecola derivata dalla ketamina</strong> approvata dall&#8217;Agenzia Italiana del Farmaco lo scorso aprile che potrebbe rappresentare una svolta nel trattamento della depressione, soprattutto per quanto riguarda la forma resistente ai trattamenti. È quanto emerso da uno studio italiano dedicato al farmaco, citato dalla <em>Società Italiana di Psichiatria</em>, nel suo congresso nazionale a Genova. Secondo gli specialisti della Sip, <strong>il medicinale funziona più velocemente dei farmaci attualmente in uso</strong>, risparmiando ai malati settimane decisive nel controllo dei sintomi.</p>
<p><a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0165032722010485" target="_blank" rel="noopener">I risultati della nuova ricerca</a>, coordinata dall&#8217;<strong>Università G. D&#8217;Annunzio</strong> di Chieti e dall&#8217;<strong>Università di Brescia</strong>, sono stati pubblicati sul <em>Journal of Affective Disorders</em>.</p>
<p>Nel corso dello studio, grazie alla collaborazione di altri 22 centri italiani, i ricercatori hanno valutato <strong>gli effetti del nuovo farmaco in forma di spray nasale su un campione composto da 116 pazienti</strong>. Al termine dello studio, è stato osservato un miglioramento significativo in oltre il 64% dei pazienti. Inoltre, tra questi, <strong>il 40% ha avuto una remissione completa della malattia</strong>.</p>
<p>&#8220;<em>I primi sintomi migliorano già nell&#8217;arco delle prime 24 ore da una singola dose</em>&#8220;, ha riferito <strong>Massimo di Giannantonio</strong>, coautore della ricerca e co-presidente Sip insieme con <strong>Enrico Zanalda</strong>. Dopo due mesi si ottiene &#8220;<em>la remissione completa della malattia in quasi la metà dei pazienti</em>&#8220;.</p>
<h4>Tuttavia, gli esperti invitano alla cautela nel suo utilizzo.</h4>
<p>&#8220;<em>Si tratta di un farmaco di fascia H territoriale ad uso ospedaliero, cioè utilizzato solo negli ambulatori territoriali dei Dipartimenti di Salute Mentale, da impiegare sotto stretto controllo medico e riservato alle sole forme di depressione resistente al trattamento e a rischio di suicidio</em>&#8220;, hanno concluso di Giannantonio e Zanalda.</p>
<p><em><strong>D.T.</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Auvelity: prima pillola antidepressiva a effetto rapido</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/canali/scienze/scienze-della-salute/auvelity-prima-pillola-antidepressiva-a-effetto-rapido/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Sep 2022 10:22:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze della salute]]></category>
		<category><![CDATA[auvelity]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[disco verde]]></category>
		<category><![CDATA[pillola antidepressiva a effetto rapido]]></category>
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					<description><![CDATA[Approvata dalla FDA, mostra benefici già dopo una settimana La FDA (Food and Drug Administration) ha approvato la prima pillola antidepressiva a effetto rapido: “costituito da due diversi principi attivi, il bupropione e il destrometorfano, Auvelity, per la prima volta in oltre 60 anni, avrebbe un meccanismo differente dalle terapie antidepressive finora utilizzate, promettendo di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-164536" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/09/pillola-antidepressiva-effetto-rapido.jpg" alt="" width="1280" height="857" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/09/pillola-antidepressiva-effetto-rapido.jpg 1280w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/09/pillola-antidepressiva-effetto-rapido-300x201.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/09/pillola-antidepressiva-effetto-rapido-1024x686.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/09/pillola-antidepressiva-effetto-rapido-768x514.jpg 768w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></h3>
<h3>Approvata dalla FDA, mostra benefici già dopo una settimana</h3>
<p><span id="more-164535"></span></p>
<p>La <strong>FDA</strong> (Food and Drug Administration) <a href="https://axsometherapeuticsinc.gcs-web.com/news-releases/news-release-details/axsome-therapeutics-announces-fda-approval-auvelitytm-first-and" target="_blank" rel="noopener">ha approvato</a> la prima pillola antidepressiva a effetto rapido: “costituito da due diversi principi attivi, il bupropione e il destrometorfano, <strong>Auvelity</strong>, per la prima volta in oltre 60 anni, avrebbe un meccanismo differente dalle terapie antidepressive finora utilizzate, promettendo di trattare la depressione maggiore negli adulti in minor tempo, con un effetto prolungato e con meno effetti collaterali” <a href="https://www.wired.it/article/pillola-antidepressiva-effetto-rapido-auvelity-approvata-fda-come-funziona/#:~:text=La%20prima%20pillola%20antidepressiva%20a%20effetto%20rapido%20%C3%A8%20stata%20approvata%20dalla%20Fda,-Il%20suo%20nome&amp;text=Si%20chiama%20Auvelity%20ed%20%C3%A8,riguardo%20lo%20scorso%2019%20agosto." target="_blank" rel="noopener">riporta Wired</a>.</p>
<p>Maurizio Fava psichiatra a capo del dipartimento di psichiatria del <strong>Massachusetts General Hospital</strong>, ha detto in un <a href="https://www.formularywatch.com/view/fda-approves-rapid-acting-auvelity-for-major-depression" target="_blank" rel="noopener">comunicato stampa</a> &#8220;L&#8217;approvazione di Auvelity rappresenta una pietra miliare nel trattamento della depressione” e che &#8220;rappresenta il primo nuovo meccanismo d&#8217;azione orale non monoamminico approvato per trattare il disturbo depressivo maggiore in oltre sessant&#8217;anni.&#8221;</p>
<h4>La depressione maggiore: cos’è</h4>
<p>La depressione maggiore, nota anche come disturbo unipolare o depressivo maggiore (MDD), è caratterizzata da una<strong> persistente sensazione di tristezza o mancanza di interesse per gli stimoli esterni</strong>. Influisce su come la persona sente, pensa e si comporta e può portare a una varietà di problemi emotivi e fisici. Potrebbe portare problemi nello svolgimento delle normali attività quotidiane e in alcuni casi, potrebbe condurre al suicidio.</p>
<p>Fortunatamente,<strong> la depressione maggiore è ben conosciuta nella comunità medica e spesso è facilmente curabile</strong> attraverso una combinazione di terapia farmacologica e di conversazione. Le terapie medicinali fino ad oggi messe in campo comprendono gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina che hanno la funzione di ostacolare “<em>l’azione dei recettori che, all’interno del cervello, hanno lo scopo di rimuovere la serotonina rilasciata dalle cellule del sistema nervoso, neurotrasmettitore responsabile, tra le altre cose, dei circuiti del piacere e del tono dell’umore</em>” come sottolineato sempre su Wired.</p>
<p>Rispetto agli altri medicinali Auvelity sembra aver avuto durante le sperimentazioni <strong>effetti benefici dimostrabili e riscontrabili in una sola settimana</strong> e soprattutto meno effetti collaterali. Una <strong>nota dolente però potrebbe essere il prezzo</strong>, che non è stato ancora annunciato, ma si pensa potrebbe aggirarsi intorno ai mille dollari all’anno.</p>
<p><strong><em>Luna Riillo</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Doomscrolling: come combattere la dipendenza dalle cattive notizie</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/canali/scienze/doomscrolling-come-combattere-la-dipendenza-dalle-cattive-notizie/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Apr 2022 06:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[cellulare]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenza dalle cattive notizie]]></category>
		<category><![CDATA[doomscrolling]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[4 consigli utili per non cadere nel circolo vizioso del doomscrolling Da tempo le nostre giornate iniziano e finiscono tutte allo stesso modo, con una scrollata alla home di qualche social alla ricerca di notizie, informazioni o curiosità. L’Accademia della Crusca lo definisce come “L’azione di scorrere compulsivamente le pagine di un sito, la bacheca [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 align="justify"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-145647" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/04/male-2013929_1280.jpg" alt="doomscrolling" width="800" height="600" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/04/male-2013929_1280.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/04/male-2013929_1280-300x225.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/04/male-2013929_1280-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></h3>
<h3 align="justify">4 consigli utili per non cadere nel circolo vizioso del doomscrolling</h3>
<p><span id="more-145646"></span></p>
<p align="justify">Da tempo le nostre giornate iniziano e finiscono tutte allo stesso modo, con una scrollata alla home di qualche social alla ricerca di notizie, informazioni o curiosità. L’<a href="https://accademiadellacrusca.it/it/parole-nuove/doomscrolling/19507" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Accademia della Crusca</a> lo definisce come “<i>L’azione di scorrere compulsivamente le pagine di un sito, la bacheca di un social network e sim., alla ricerca di cattive notizie</i>”. Quella che sembra una semplice azione quotidiana, in realtà potrebbe <b>diventare il rischio di depressione</b>, ansia, autolesionismo e suicidio.</p>
<p align="justify">Gli ultimi anni hanno messo a dura prova la <b>resistenza psicologica degli esseri umani</b>: una pandemia, una guerra, crisi economiche e un continuo aggravarsi della situazione climatica mondiale. Per un periodo di almeno un anno (con più o meno brevi intervalli di “libertà”) il telefono (e/o il computer) è stato il mezzo principale attraverso il quale tutte le persone sul pianeta si sono potute tenere in contatto fra di loro, sia nel campo lavorativo che in quello sentimentale, dato che era necessario mantenere il distanziamento sociale.</p>
<p align="justify">L’atteggiamento di <b>dipendenza d</b><b>a</b><b> notizie tragiche</b> è andata aumentando, provocando un abbassamento della qualità della vita, da ricondurre all’ansia che queste inevitabilmente scatenano.</p>
<p align="justify">Ma con qualche buona abitudine, che ci viene in aiuto dalla psicologia e in particolare dalla dottoressa Megan E. Johnson, come riportato su <a href="https://www.wired.com/story/how-to-stop-doomscrolling-psychology-social-media-fomo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Wired</a>, questa dipendenza può essere interrotta.</p>
<h2 class="western" align="justify"><span style="font-family: Liberation Sans, sans-serif;"><span style="font-size: x-large;"><b>Affronta i tuoi problemi</b></span></span></h2>
<p align="justify">Il primo passo è capire <b>perché hai bisogno di ricercare queste notizie</b>. Solitamente questa abitudine è da collegare a un periodo di stress o di insoddisfazione: per spostare l’attenzione dai nostri problemi, cerchiamo qualcosa di più tragico all’infuori della nostra sfera personale.</p>
<p align="justify">Individuare i problemi, affrontarli con l’aiuto o il sostegno di un amico, di un partner o di un esperto, aiuterà a trovare la giusta strada da percorrere per evitare di impantanarsi in questo circolo vizioso.</p>
<h2 class="western" align="justify">Informati, non ossessionarti</h2>
<p align="justify">La preoccupazione porta a ricercare continuamente notizie, perché <b>sapere ci appare come l’unico modo di avere il controllo sulla situazione</b>. Rimanere informati è una parte fondamentale dell’impegno sociale, ma sovrastimolare il proprio cervello con notizie e vicende può far sviluppare altri meccanismi, come l’autoaffermazione o il pregiudizio sociale.</p>
<p align="justify">È importante <b>affidarsi a testate e pareri di esperti</b> di cui ci si può fidare e cercare di saziare la propria curiosità, perché continuare a cercare in modo ossessivo potrebbe farti sviluppare un’ansia da insoddisfazione da notizia.</p>
<h2 class="western" align="justify">Stabilisci dei limiti</h2>
<p align="justify">Crea delle abitudini, <b>imponendoti dei limiti sia fisici che temporali</b> per il consumo di notizie, da cui siamo bombardati sia di giorno che di notte.</p>
<p align="justify">Definisci degli orari in cui accedere alle notizie: magari a colazione oppure dopo la giornata lavorativa. Evita di portare aggeggi elettronici in camera da letto, così da non utilizzarli durante la notte, una pratica molto diffusa fra coloro che soffrono di insonnia (alle volte causata proprio dall’utilizzo dei cellulari).</p>
<h2 class="western" align="justify">Impara a riconoscere la tua ansia</h2>
<p align="justify">L’ansia, in periodi come quelli che stiamo vivendo è un fattore comune e per certi versi “normale”, giustificata. Sentire l’esigenza di ricercare notizie per conoscere le situazioni è una tendenza umana giusta e un comportamento sociale adeguato.</p>
<p align="justify">Se quest’ansia si intensifica, dura molto tempo, inizia a stravolgere il quotidiano svolgimento delle tue giornate non sottovalutarla. Rivolgendoti a chi di competenza potrai ritrovare il tuo equilibrio.</p>
<p align="justify"><i>Luna Riillo</i></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Esseri felici da giovani fa bene alla salute del nostro cervello</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Nov 2021 12:00:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze della salute]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[essere felici da giovani]]></category>
		<category><![CDATA[felicità]]></category>
		<category><![CDATA[rischio di demenza]]></category>
		<category><![CDATA[salute del cervello]]></category>
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					<description><![CDATA[Una depressione avuta in giovane età può aumentare i rischi di demenza in seguito? Secondo un nuovo studio pubblicato sul Journal of Alzheimer&#8217;s Disease, le persone che hanno avuto una gioventù felice potrebbero essere in qualche modo protetti dalla demenza, che purtroppo vuole anche dire il contrario: ovvero che le persone che hanno sofferto di depressione [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: left;" align="center"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-124751" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/11/woman-1006100_1280.jpg" alt="depressione " width="800" height="450" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/11/woman-1006100_1280.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/11/woman-1006100_1280-300x169.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/11/woman-1006100_1280-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></h3>
<h3 style="text-align: left;" align="center">Una depressione avuta in giovane età può aumentare i rischi di demenza in seguito?</h3>
<p><span id="more-124750"></span></p>
<p align="justify">Secondo un nuovo <a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34420969/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">studio</a> pubblicato sul <strong>Journal of Alzheimer&#8217;s Disease</strong>, le persone che hanno avuto una gioventù felice potrebbero essere in qualche modo protetti dalla demenza, che purtroppo vuole anche dire il contrario: ovvero che le persone che hanno sofferto di depressione in giovane età hanno maggiori probabilità di essere colte da demenza.</p>
<p align="justify">I risultati dello studio hanno mostrato, infatti, che la depressione nella prima età adulta può portare a un calo cognitivo 10 anni dopo e al declino cognitivo negli anziani.</p>
<h4 align="justify">I ricercatori hanno sviluppato un modello statistico per prevedere l&#8217;arco medio della depressione tra 15.000 partecipanti di età compresa tra 20 e 89 anni.</h4>
<p align="justify">Hanno scoperto che in un gruppo di circa 6.000 anziani, le probabilità di deterioramento cognitivo erano del 73% più alte per coloro che avevano sintomi di depressione all&#8217;inizio dell&#8217;età adulta e del 43% in più per quelli con sintomi di depressione in età avanzata.</p>
<p align="justify">&#8220;<em>Diversi meccanismi spiegano come la depressione possa aumentare il rischio di demenza</em>&#8220;, ha detto in un <a href="https://www.sciencedaily.com/releases/2021/09/210928121341.htm" target="_blank" rel="noopener noreferrer">comunicato stampa universitario</a> la prima autrice dello Willa Brenowitz del Dipartimento di Psichiatria e Scienze Comportamentali dell&#8217;UCSF e del Weill Institute for Neurosciences.</p>
<p align="justify">&#8220;<em>Tra questi c&#8217;è che l&#8217;iperattività del sistema centrale di risposta allo stress aumenta la produzione degli ormoni dello stress glucocorticoidi, portando a danni dell&#8217;ippocampo, la parte del cervello essenziale per la formazione, l&#8217;organizzazione e la memorizzazione di nuovi ricordi</em>&#8220;.</p>
<p align="justify">Altri studi hanno collegato la depressione con il restringimento dell&#8217;ippocampo e uno studio ha mostrato tassi più rapidi di perdita di volume nelle donne, ha aggiunto Brenowitz.</p>
<h4 align="justify">Per questo studio, i partecipanti sono stati sottoposti a screening per la depressione.</h4>
<p align="justify">Sintomi depressivi moderati o elevati sono stati riscontrati nel 13% dei giovani adulti, nel 26% degli adulti di mezza età e nel 34% dei partecipanti più anziani. A più di 1.200 partecipanti è stato diagnosticato un danno cognitivo.</p>
<p align="justify">Visto che i tassi della depressione sia giovanile che adulta non fanno che aumentare, questo studio è molto importante nel sottolineare quanto sia sempre più impellente iniziare un lavoro di prevenzione e cura in tal senso.</p>
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		<title>Gas esilarante nuovo rimedio per la depressione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Jun 2021 06:00:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze della salute]]></category>
		<category><![CDATA[controllo della depressione]]></category>
		<category><![CDATA[cura alla depressione]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[gas esilarante]]></category>
		<category><![CDATA[protossido di azoto]]></category>
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					<description><![CDATA[Il &#8220;gas esilarante&#8221; può aiutare a curare la depressione, a dirlo è una nuova ricerca Una ricerca recentemente pubblicata su Science Translation Medicine ha spiegato che quando gli antidepressivi non riescono a tenere a freno la depressione, l&#8217;anestetico comunemente noto come &#8220;gas esilarante&#8221; (ovvero il protossido di azoto) potrebbe essere un&#8217;alternativa sicura ed efficace. La scoperta [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-108025" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/06/sad-505857_1280-e1624463698315.jpg" alt="gas esilarante cura la depressione" width="800" height="451" /></h3>
<h3>Il &#8220;gas esilarante&#8221; può aiutare a curare la depressione, a dirlo è una nuova ricerca</h3>
<p><span id="more-108022"></span></p>
<p>Una <a href="https://stm.sciencemag.org/content/13/597/eabe1376" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ricerca</a> recentemente pubblicata su <strong>Science Translation Medicine</strong> ha spiegato che quando gli antidepressivi non riescono a tenere a freno la depressione, l&#8217;anestetico comunemente noto come &#8220;<em>gas esilarante</em>&#8221; (ovvero il protossido di azoto) potrebbe essere un&#8217;alternativa sicura ed efficace.</p>
<p>La scoperta viene da un lavoro fatto con 28 pazienti alle prese con una forte depressione che resisteva ai trattamenti, una condizione grave che, <strong>secondo gli scienziati colpisce circa un terzo di tutti i pazienti che sviluppano un disturbo depressivo importante</strong>.</p>
<p>Per lo studio, circa un terzo delle persone esaminate è stato esposto a tre sessioni di trattamento di inalazione di protossido di azoto al 50%, a un terzo è stato somministrato un trattamento di inalazione di protossido di azoto al 25% e a un terzo è stato somministrato un trattamento di inalazione di ossigeno che non conteneva gas esilarante.</p>
<h4>Il trattamento è stato somministrato tramite una maschera facciale per anestesia standard e tutti sono stati monitorati fino a un&#8217;ora dopo il trattamento.</h4>
<p>Dopo che quattro pazienti si sono ritirati dallo studio, sono stati estratti i risultati di 20 pazienti che hanno completato tutte e tre le sessioni di inalazione e quattro pazienti che hanno completato almeno un trattamento.</p>
<p>I ricercatori hanno scoperto che <strong>entrambe le formulazioni offrivano un controllo significativo della depressione</strong>. In effetti, solo una singola sessione (a entrambi i dosaggi) ha fornito un controllo &#8220;rapido&#8221; della depressione tra i pazienti, ha osservato il team.</p>
<h4>Anche il controllo della depressione sembrava aumentare nel tempo, resistendo fino a un mese dopo il trattamento in alcuni pazienti.</h4>
<p>Al termine dei tre mesi, il team ha scoperto che <strong>l&#8217;85% dei pazienti aveva un miglioramento dei sintomi e il 40% era in remissione della depressione</strong>.</p>
<p>Altrettanto importante è che il team ha anche scoperto che &#8220;l&#8217;uso di una concentrazione inferiore di protossido di azoto ha anche ridotto di quattro volte il rischio di effetti collaterali&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Una terapia “sciamanica” per resettare la depressione</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/alimentazione/rimedi-naturali/una-terapia-sciamanica-per-resettare-la-depressione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Apr 2021 11:00:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rimedi naturali ed Erboristeria]]></category>
		<category><![CDATA[ayahuasca]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[farmaco allucinogeno]]></category>
		<category><![CDATA[terapia psichedelica]]></category>
		<category><![CDATA[terapia sciamanica]]></category>
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					<description><![CDATA[Un potente farmaco allucinogeno, usato nei rituali sciamanici, sperimentato per la cura della depressione Sarà la società Small Pharma a iniziare la sperimentazione di un farmaco, la DMT, con annessa una terapia verbale, che spera di poter offrire un&#8217;alternativa per il numero significativo di persone che non risponde alle pillole convenzionali per la depressione. Alcuni [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-93825 size-full" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/04/28603239812_bdb1327171_b-e1617452558664.jpg" alt="depressione" width="800" height="534" /></h3>
<h3>Un potente farmaco allucinogeno, usato nei rituali sciamanici, sperimentato per la cura della depressione</h3>
<p><span id="more-93824"></span></p>
<p>Sarà la società <a href="https://www.smallpharma.co.uk/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Small Pharma</a> a iniziare la sperimentazione di un farmaco, la <a href="https://www.smallpharma.co.uk/spl026-project" target="_blank" rel="noopener noreferrer">DMT</a>, con annessa una terapia verbale, che spera di poter <strong>offrire un&#8217;alternativa per il numero significativo di persone che non risponde alle pillole convenzionali per la depressione</strong>.</p>
<h4>Alcuni ricercatori ritengono che la terapia psichedelica assistita potrebbe offrire sollievo a lungo termine dai sintomi.</h4>
<p>Un numero crescente di prove indica che altri farmaci psichedelici – tra cui psilocibina, LSD, ketamina e MDMA (ecstasy) – assunti insieme a una terapia verbale, sono sicuri e possono essere efficaci per il trattamento di una serie di malattie mentali. Questa <strong>sarà la prima volta che la DMT viene somministrata a persone con depressione</strong> da moderata a grave in uno studio clinico.</p>
<p>Il farmaco è l&#8217;ingrediente attivo dell&#8217;<strong>ayahuasca</strong>, una medicina vegetale tradizionale amazzonica usata per portare l&#8217;illuminazione spirituale, e infatti la DMT, nota anche come &#8220;molecola dello spirito&#8221;, si presta ad alterare la coscienza umana e a <strong>produrre allucinazioni che sono state paragonate a un&#8217;esperienza di pre-morte</strong>.</p>
<p>I ricercatori ritengono che<strong> potrebbe aiutare ad allentare i percorsi fissi del cervello</strong>, che possono poi essere &#8220;ripristinati&#8221; con la terapia verbale in seguito.</p>
<h4>Ovviamente è un&#8217;ipotesi che deve essere dimostrata.</h4>
<p>In ogni caso, il team sta consultando l&#8217;Imperial College di Londra, che gestisce il pionieristico Center for Psychedelic Research per mettersi all&#8217;opera. Come parte dello studio, <strong>sperano di indagare se il farmaco può essere somministrato una tantum o come parte di un corso</strong>.</p>
<p>I soggetti saranno seguiti per almeno sei mesi per vedere quanto durano gli effetti del trattamento.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<item>
		<title>COVID-19: sintomi a lungo raggio</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/canali/scienze/scienze-della-salute/covid-19-sintomi-a-lungo-raggio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jan 2021 07:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze della salute]]></category>
		<category><![CDATA[COVID19]]></category>
		<category><![CDATA[danni agli organi]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[problemi ai reni]]></category>
		<category><![CDATA[problemi del sonno]]></category>
		<category><![CDATA[sintomi covid19 a lungo raggio]]></category>
		<category><![CDATA[sintomi dopo un anno dal contagio]]></category>
		<category><![CDATA[wuhan]]></category>
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					<description><![CDATA[Ad un anno circa dall’inizio della pandemia, come stanno i primi contagiati? Le preoccupazioni sui sintomi &#8220;a lungo raggio&#8221; nei sopravvissuti al COVID-19 potrebbero essere riaccese da un nuovo studio che ha scoperto che 3 pazienti su 4 di Wuhan, in Cina – dove ha avuto origine la pandemia – soffrivano ancora di almeno un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-81296" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/01/coronavirus-4833754_1280-e1611228794458.jpg" alt="primi contagiati covid19" width="800" height="400" /></h3>
<h3>Ad un anno circa dall’inizio della pandemia, come stanno i primi contagiati?</h3>
<p><span id="more-81295"></span></p>
<p>Le preoccupazioni sui sintomi &#8220;a lungo raggio&#8221; nei sopravvissuti al COVID-19 potrebbero essere riaccese da un nuovo studio che ha scoperto che <strong>3 pazienti su 4 di Wuhan, in Cina – dove ha avuto origine la pandemia – soffrivano ancora di almeno un persistente problema di salute sei mesi dopo</strong>.</p>
<p>Lo <a href="https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(20)32656-8/fulltext" target="_blank" rel="noopener noreferrer">studio </a>cinese, pubblicato sulla rivista The Lancet, ha coinvolto più di 1.700 pazienti a cui è stato diagnosticato il virus per la prima volta a Wuhan tra gennaio e maggio, e poi a giugno e settembre.</p>
<p>I ricercatori riferiscono che<strong> il 76% di questi pazienti ha avuto almeno un sintomo sei mesi dopo l&#8217;inizio dei sintomi</strong> – i sintomi più comuni erano affaticamento o debolezza muscolare (63%) insieme a disturbi del sonno (26%) e ansia o depressione (23%).</p>
<h4>Essendo il COVID-19 una malattia così nuova, non possiamo ancora sapere i suoi effetti a lungo termine.</h4>
<p>Visto che questo studio mostra che la maggior parte dei pazienti continua a convivere con almeno alcuni degli effetti del virus dopo aver lasciato l&#8217;ospedale,<strong> è necessario pensare a delle cure post-dimissione.</strong></p>
<p>Le persone che erano state gravemente ammalate di COVID-19 più spesso avevano una <strong>funzione polmonare compromessa</strong>, così come <strong>anomalie osservate nei raggi X del torace</strong>, che potrebbero indicare <strong>danni agli organi</strong>, sei mesi dopo l&#8217;inizio dei sintomi, hanno detto i ricercatori cinesi.</p>
<h4>Anche i reni erano spesso colpiti.</h4>
<p>Sulla base dei test di laboratorio, circa il 13% dei pazienti che avevano avuto una normale funzione renale mentre erano stati ricoverati in ospedale ha mostrato una <strong>ridotta funzionalità renale dopo essersi ripresi da COVID-19</strong>.</p>
<p>La speranza è che ci si possa attrezzare con strutture di sostegno per i problemi fisici – e anche per quelli psichici – causati dal virus a distanza di tempo.</p>
<p>Lo studio di Wuhan ha anche cercato di monitorare l&#8217;immunità a lungo termine e ha scoperto che <strong>i livelli di anticorpi neutralizzanti contro il nuovo coronavirus sono diminuiti di oltre la metà (52,5%) dopo sei mesi</strong> in 94 pazienti la cui risposta immunitaria è stata testata al culmine dell&#8217;infezione.</p>
<p>Questa scoperta aumenta la <strong>preoccupazione per la possibilità che i sopravvissuti possano essere anche reinfettati dal virus</strong>. Il vaccino, dunque, è un imperativo anche per loro.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Qual è il rapporto tra il Covid-19 e la depressione tra le donne incinte e le neomamme?</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/canali/scienze/scienze-della-salute/qual-e-il-rapporto-tra-il-covid-19-e-la-depressione-tra-le-donne-incinte-e-le-neomamme/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Dec 2020 07:00:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze della salute]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[gravidanza e covid19]]></category>
		<category><![CDATA[neomamme]]></category>
		<category><![CDATA[pandemia]]></category>
		<category><![CDATA[problemi di salute mentale]]></category>
		<category><![CDATA[rapporto tra covid19 e depressione]]></category>
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					<description><![CDATA[La risposta del rapporto tra Covid-19 e la depressione in uno studio condotto dai ricercatori di Boston Secondo un nuovo studio pubblicato da Psychiatry Research, il COVID-19 potrebbe essere alla base di un preoccupante aumento del numero di donne che soffrono di ansia e depressione prima e subito dopo il parto. I ricercatori del Brigham and [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-75972" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/12/woman-358779_1280-e1608213438349.jpg" alt="covid gravidanza e depressione" width="800" height="533" /></h3>
<h3>La risposta del rapporto tra Covid-19 e la depressione in uno studio condotto dai ricercatori di Boston</h3>
<p><span id="more-75969"></span></p>
<p>Secondo un <a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0165178120332133" target="_blank" rel="noopener noreferrer">nuovo studio</a> pubblicato da Psychiatry Research, <strong>il COVID-19 </strong>potrebbe essere alla base di un preoccupante <strong>aumento del numero di donne che soffrono di ansia e depressione</strong> <strong>prima e subito dopo il parto</strong>.</p>
<p>I ricercatori del Brigham and Women&#8217;s Hospital di Boston hanno intervistato più di 1.100 donne in gravidanza e dopo il parto tra il 21 maggio e il 17 agosto e hanno scoperto che il 36%, o più di 1 su 3, aveva livelli significativi di depressione.</p>
<h4>Prima della pandemia, questi tassi erano circa dal 15% al ​​20%.</h4>
<p>Più di 1 donna su 5 ha riportato livelli significativi di ansia generalizzata. Circa 1 su 10 aveva un disturbo da stress post-traumatico al di sopra della soglia clinica.</p>
<p>&#8220;Sappiamo che il periodo perinatale è già un periodo in cui le donne sono particolarmente vulnerabili ai problemi di salute mentale&#8221;, ha detto in un <a href="https://www.brighamandwomens.org/about-bwh/newsroom/press-releases-detail?id=3743" target="_blank" rel="noopener noreferrer">comunicato stampa</a> l&#8217;autrice dello studio Cindy Liu, dei Dipartimenti di Medicina e Psichiatria pediatrica neonatale.</p>
<p>&#8220;Volevamo principalmente vedere <strong>quali fattori legati alla pandemia potrebbero essere associati a sintomi di salute mentale</strong>&#8220;.</p>
<h4>Circa il 9% delle neomamme ha affermato di aver provato un forte senso di dolore, perdita o delusione a causa della pandemia.</h4>
<p>Secondo lo studio, questo gruppo aveva una probabilità cinque volte maggiore di manifestare sintomi di salute mentale significativi. Un numero maggiore di donne, circa <strong>il 18%, ha affermato di sentirsi molto preoccupato</strong> o estremamente preoccupato per i rischi per la salute del COVID-19.</p>
<h4>Questo gruppo aveva una probabilità quattro volte maggiore di manifestare sintomi psichiatrici clinicamente significativi, secondo lo studio.</h4>
<p>I ricercatori hanno anche scoperto che <strong>le persone con diagnosi di salute mentale preesistenti avevano da due a quattro volte più probabilità</strong> di sperimentare misure significative di depressione, ansia o disturbo da stress post-traumatico.</p>
<p>Questo dovrebbe farci riflettere a largo raggio su qualcosa di cui sarebbe il caso di occuparsi, non solo tra le donne incinte e le neomamme, ma un po&#8217; per tutti: i problemi di salute mentali provocati da questa pandemia.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La salute mentale ai tempi del Covid19</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2020 06:00:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze della salute]]></category>
		<category><![CDATA[benessere psichico]]></category>
		<category><![CDATA[COVID19]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[Salute mentale]]></category>
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					<description><![CDATA[La situazione che stiamo vivendo non è facile dal punto di vista emotivo e psichico: stiamo vivendo un vero e proprio trauma collettivo a causa del Covid19 Oltre alla condizione medica a cui il virus conduce quando si viene infettati, ci sono anche altre condizioni che possono creare una crisi emergenziale, per esempio quelle psichiche [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-57377" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/05/coronavirus-4994031_1280.jpg" alt="covid19" width="798" height="430" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/05/coronavirus-4994031_1280.jpg 798w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/05/coronavirus-4994031_1280-300x162.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/05/coronavirus-4994031_1280-768x414.jpg 768w" sizes="(max-width: 798px) 100vw, 798px" /></h3>
<h3>La situazione che stiamo vivendo non è facile dal punto di vista emotivo e psichico: stiamo vivendo un vero e proprio trauma collettivo a causa del Covid19</h3>
<p><span id="more-57309"></span></p>
<p>Oltre alla condizione medica a cui il virus conduce quando si viene infettati, ci sono anche altre condizioni che possono creare una crisi emergenziale, per esempio quelle psichiche ed emotive.</p>
<p><strong>Una pandemia come quella che sta rendendo questo 2020 un anno senza precedenti nella storia moderna conduce ad alti livelli di sofferenza emotiva</strong>, causati dal lockdown che costringe a casa, dalla perdita di lavoro che ha colpito moltissime persone e dal disastro economico e sociale che ne consegue.</p>
<p>Non solo. C&#8217;è anche l&#8217;esacerbarsi di condizioni mentali precedenti, disturbi sia gravi che comuni che affliggono moltissime persone. <strong>E che adesso sono aggravati dall&#8217;obbligo di dover rispondere a regolamentazioni che portano a una nuova modalità di vita</strong>, che risulta molto spesso insopportabile.</p>
<h4>Il Ministero della Salute ha messo a disposizione un <a href="http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pagineAree_5373_10_file.pdf" target="_blank" rel="noopener">documento </a>per «affrontare la salute mentale e gli aspetti psicosociali dell&#8217;epidemia di Covid-19».</h4>
<p>In questo elenca le risposte psicosociali comuni delle persone colpite, gli stress a cui possono essere sottoposti i contagiati, i non contagiati e le persone che sono in prima linea nell&#8217;emergenza. E anche le paure, le preoccupazioni e le incertezze che possono portare a conseguenze a lungo termine.</p>
<p>Stiamo vivendo un gigantesco trauma collettivo, che potrebbe portare a una vera e propria crisi emotiva diffusa. Un recente <a href="https://wellbeingtrust.org/wp-content/uploads/2020/05/WBT_Deaths-of-Despair_COVID-19-FINAL-FINAL.pdf" target="_blank" rel="noopener">report</a> pubblicato dal Well Being Trust, afferma che <strong>la pandemia potrebbe portare, solo negli Stati Uniti, a 75.000 «morti per disperazione»</strong> a causa dell&#8217;abuso di droghe e alcol. E del suicidio a causa della disoccupazione, dell&#8217;isolamento sociale e delle paure per il virus.</p>
<p>C&#8217;è bisogno di molto sforzo da parte di tutti per capire come affrontare questa situazione, uno sforzo sociale e politico che sia capace di non sottovalutare le conseguenze psichiche ed emotive di questo disastro.</p>
<p>&nbsp;</p>
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