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	<title>deforestazione &#8211; Ecoseven</title>
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	<description>Notizie sulla mobilità ecosostenibile</description>
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		<title>Il Parlamento Europeo contro la deforestazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Oct 2022 11:00:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[deforestazione]]></category>
		<category><![CDATA[parlamento europeo]]></category>
		<category><![CDATA[prodotti provenienti da terreni deforestati]]></category>
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					<description><![CDATA[La proposta che porterebbe alla limitazione di alcuni prodotti Il Parlamento Europeo ha votato a favore di una proposta per combattere il cambiamento climatico a livello globale e per limitare la perdita di biodiversità. La nuova legge obbligherebbe le imprese a verificare che i beni venduti nell&#8217;UE non siano stati prodotti su terreni deforestati o [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-166398" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/10/deforestazione.jpg" alt="" width="1280" height="853" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/10/deforestazione.jpg 1280w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/10/deforestazione-300x200.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/10/deforestazione-1024x682.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/10/deforestazione-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></h3>
<h3>La proposta che porterebbe alla limitazione di alcuni prodotti</h3>
<p><span id="more-166397"></span></p>
<p>Il Parlamento Europeo ha votato a favore di una proposta per combattere il cambiamento climatico a livello globale e per limitare la perdita di biodiversità.</p>
<p>La nuova legge obbligherebbe le imprese a verificare <strong>che i beni venduti nell&#8217;UE non siano stati prodotti su terreni deforestati o degradati in nessuna parte del mondo</strong>. Ciò garantirebbe ai consumatori che i prodotti che acquistano non contribuiscano alla distruzione delle foreste, comprese quelle tropicali insostituibili, e quindi <strong>ridurrebbe il contributo dell&#8217;UE al cambiamento climatico e alla perdita di biodiversità</strong>.</p>
<p>Il Parlamento chiede inoltre alle imprese di verificare che le merci siano prodotte in conformità con le disposizioni internazionali in materia di <strong>diritti umani</strong> e rispettino i <strong>diritti delle popolazioni indigene</strong>.</p>
<h4>Quali sarebbero i prodotti limitati</h4>
<p>La proposta della Commissione riguarda <strong>bovini, cacao, caffè, olio di palma, soia e legno</strong>, compresi i prodotti che contengono, sono stati alimentati o sono stati realizzati utilizzando tali prodotti (come cuoio, cioccolato e mobili).</p>
<p>Il Parlamento vuole includere anche <strong>carne suina, ovina e caprina, pollame, mais e gomma, nonché carbone e prodotti di carta stampata</strong>. Gli eurodeputati insistono anche sul fatto che i prodotti non devono essere stati prodotti su terreni disboscati dopo il 31 dicembre 2019 &#8211; un anno prima di quanto proposto dalla Commissione.</p>
<p>I paesi potranno usare <strong>strumenti</strong> di monitoraggio satellitare, audit sul campo, sviluppo di capacità dei fornitori o test isotopici per verificare la provenienza dei prodotti dando accesso a questi dati alle autorità UE.</p>
<p>La Commissione <strong>dovrebbe classificare i paesi, o parte di essi, a rischio basso, standard o elevato</strong> entro sei mesi dall&#8217;entrata in vigore del presente regolamento. I prodotti provenienti da paesi a basso rischio saranno soggetti a minori obblighi.</p>
<p>Con 453 voti a favore, 57 contrari e 123 astensioni il Parlamento è ora pronto ad avviare i negoziati sulla legge finale con gli Stati membri dell&#8217;UE.</p>
<p>(fonte: <a href="https://www.europarl.europa.eu/news/it/press-room/20220909IPR40140/climate-change-new-rules-for-companies-to-help-limit-global-deforestation" target="_blank" rel="noopener">https://www.europarl.europa.eu/news/it/press-room/20220909IPR40140/climate-change-new-rules-for-companies-to-help-limit-global-deforestation</a>)</p>
<p><strong><em>Luna Riillo</em></strong></p>
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		<item>
		<title>La foresta pluviale amazzonica può sopravvivere?</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/la-foresta-pluviale-amazzonica-puo-sopravvivere/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Dec 2021 07:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Amazzonia]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[deforestazione]]></category>
		<category><![CDATA[foresta amazzonica]]></category>
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					<description><![CDATA[Se non cambiamo le nostre abitudini, probabilmente no Secondo un recente studio curato da oltre 200 scienziati, l&#8217;umanità si sta dirigendo verso un punto di svolta catastrofico per la foresta pluviale amazzonica che, se non cambiamo subito le nostre abitudini, provocherà un danno che sarà irreversibile. Secondo gli autori dello studio, infatti, più di un terzo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: left;" align="center"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-129522" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/12/amazonia-5406522_1280-e1639055786859.jpg" alt="foresta amazzonica" width="800" height="424" /></h3>
<h3 style="text-align: left;" align="center">Se non cambiamo le nostre abitudini, probabilmente no</h3>
<p><span id="more-129521"></span></p>
<p lang="de-DE" align="justify"><a href="https://www.theamazonwewant.org/amazon-assessment-report-2021/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span lang="it-IT">Secondo un recente studio</span></a><span lang="it-IT"> curato da oltre 200 scienziati, <strong>l&#8217;umanità si sta dirigendo verso un punto di svolta catastrofico per la foresta pluviale amazzonica</strong> che, se non cambiamo subito le nostre abitudini, provocherà un danno che sarà irreversibile.</span></p>
<p lang="de-DE" align="justify"><span lang="it-IT">Secondo gli autori dello studio, infatti, più di un terzo della foresta pluviale amazzonica è stato deforestato o degradato. </span></p>
<h4 lang="de-DE" align="justify"><span lang="it-IT">Le stagioni secche continuano ad allungarsi e le precipitazioni sono diminuite.</span></h4>
<p lang="de-DE" align="justify"><span lang="it-IT">Gli autori hanno formato un nuovo gruppo, Science Panel for the Amazon (<a href="https://www.theamazonwewant.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">SPA</a></span><span lang="it-IT">) e, durante la conferenza sul clima della COP26 a Glasgow, hanno pubblicato il loro primo terribile report. </span></p>
<p lang="de-DE" align="justify"><span lang="it-IT">Come sappiamo, <strong>l&#8217;Amazzonia è una terra meravigliosa</strong>, piena di un&#8217;enorme varietà di animali, piante e insetti, con un bacino idrico che rappresenta tra il 16-22% dell&#8217;input fluviale globale negli oceani. </span></p>
<p lang="de-DE" align="justify"><span lang="it-IT">La biodiversità e l&#8217;abbondanza di acqua sono fondamentali per la stabilità degli ecosistemi locali, regolando la variabilità climatica e governando i cicli globali dell&#8217;acqua. Purtroppo, però, <strong>gli uomini continuano a distruggere le foreste per costruire strade</strong> e condutture, contaminano le riserve idriche, costruiscono gigantesche dighe idroelettriche, deturpano il paesaggio con miniere a cielo aperto e tagliano indiscriminatamente.</span></p>
<p lang="de-DE" align="justify"><span lang="it-IT">&#8220;<em>All&#8217;inizio del secolo, il deperimento delle foreste su larga scala era visto come una possibilità remota, prevista da modelli ipersensibili</em>&#8220;, ha affermato Jos Barlow della Lancaster University, uno dei fondatori di SPA, come riportato da <a href="https://www.theguardian.com/environment/2021/nov/12/transform-approach-to-amazon-or-it-wont-survive-says-major-science-report" target="_blank" rel="noopener noreferrer">The Guardian</a></span><span lang="it-IT">. </span></p>
<p lang="de-DE" align="justify"><span lang="it-IT">&#8220;<em>Tuttavia, ora ci sono prove inconfutabili che parti dell&#8217;Amazzonia hanno raggiunto un punto di non ritorno, con megaincendi, aumento delle temperature, riduzione delle precipitazioni. I gravi cambiamenti sociali ed ecologici richiedono un ripensamento urgente. Non possiamo continuare l&#8217;attività come al solito. Il report è un primo passo per incoraggiare questo ripensamento</em>”.</span></p>
<h4 lang="de-DE" align="justify"><span lang="it-IT">Durante la prima settimana della COP26, più di cento paesi hanno firmato un impegno per fermare la deforestazione. </span></h4>
<p lang="de-DE" align="justify"><span lang="it-IT">Questi paesi includono Brasile ed Ecuador, che contengono entrambi parti dell&#8217;enorme foresta pluviale, e il Canada, un grande attore nell&#8217;estrazione mineraria amazzonica. Molto ambientalisti sono scettici sugli impegni presi. Speriamo che si sbaglino.</span></p>
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		<item>
		<title>A che punto siamo con la deforestazione amazzonica?</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/a-che-punto-siamo-con-la-deforestazione-amazzonica/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Nov 2021 19:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Amazzonia]]></category>
		<category><![CDATA[deforestazione]]></category>
		<category><![CDATA[deforestazione amazzonica]]></category>
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					<description><![CDATA[La deforestazione amazzonica è ancora preoccupante Alla conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2021 (COP26) di Glasgow, erano presenti 100 paesi e tutti, incluso il Brasile, si sono impegnati a invertire il fenomeno della deforestazione entro il 2030. Purtroppo, però, i dati recenti mostrano che il Brasile non è neanche lontanamente vicino alla [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: left;" align="center"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-127883" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/11/deforestazione-amazzonica.jpg" alt="deforestazione amazzonica" width="800" height="533" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/11/deforestazione-amazzonica.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/11/deforestazione-amazzonica-300x200.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/11/deforestazione-amazzonica-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></h3>
<h3 style="text-align: left;" align="center">La deforestazione amazzonica è ancora preoccupante</h3>
<p><span id="more-127882"></span></p>
<p align="justify">Alla conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2021 (COP26) di Glasgow, erano presenti 100 paesi e tutti, incluso il Brasile, si sono impegnati a <strong>invertire il fenomeno della deforestazione entro il 2030</strong>. Purtroppo, però, i dati recenti mostrano che il Brasile non è neanche lontanamente vicino alla protezione della foresta pluviale amazzonica.</p>
<h4 align="justify">In effetti, gli ultimi numeri sono i secondi più spaventosi da quando gli scienziati hanno iniziato a misurare la deforestazione.</h4>
<p align="justify">Gli ultimi dati pubblicati dall&#8217;Agenzia spaziale nazionale brasiliana (<a href="http://inpe.br/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">INPE</a>) hanno mostrato che <strong>durante l&#8217;ottobre 2021,</strong> <strong>la foresta pluviale amazzonica ha perso 796 km<sup>2</sup> a causa della deforestazione</strong> – praticamente più di quattro volte l&#8217;area dell&#8217;area metropolitana di Glasgow.</p>
<h4 align="justify">Inoltre, lo scorso ottobre, l&#8217;Amazzonia ha stabilito un record assoluto di deforestazione di 836 km<sup>2</sup>, una cifra superiore agli ultimi dati solo del 4,8%.</h4>
<p align="justify">&#8220;<em>È spaventoso vedere questa crescita costante della deforestazione nell&#8217;Amazzonia brasiliana, mentre il mondo si sta unendo per proteggere la foresta pluviale mondiale</em>&#8220;, ha affermato Toerris Jaeger, segretario generale della <a href="https://www.regnskog.no/en/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Rainforest Foundation Norway</a>. &#8220;<em>Solo un terzo della foresta pluviale originale del mondo ora rimane intatto. Non abbiamo più chilometri quadrati da perdere</em>&#8220;.</p>
<h4 align="justify">Nella conferenza di Glasgow, l&#8217;impegno per combattere la deforestazione è stato uno dei nodi più importanti.</h4>
<p align="justify">Hanno firmato anche nazioni ricche di foreste come Canada, Russia, Stati Uniti, Regno Unito, Indonesia, Cina e Repubblica Democratica del Congo.</p>
<p align="justify">&#8220;<em>Il mondo rimarrà scettico sulle promesse del Brasile fino a quando il Paese non mostrerà risultati concreti</em>&#8220;, ha detto Jaeger. &#8220;<em>Il ritmo della distruzione dell&#8217;Amazzonia deve essere almeno ridotto per rispettare gli obiettivi climatici del paese per il 2020</em>&#8220;.</p>
<h4 align="justify">Finora l&#8217;amministrazione di Jair Bolsonaro non si è dimostrata amica della foresta pluviale.</h4>
<p align="justify">Durante i primi due anni di governo dell&#8217;amministrazione, <strong>i tassi di deforestazione dell&#8217;Amazzonia sono saliti ai massimi raggiunti da 12 anni</strong>. Il tasso di deforestazione nel 2019 e nel 2020 è stato del 67% superiore al tasso medio di deforestazione un decennio prima.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Deforestazione: primo traguardo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Nov 2021 19:00:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[conferenza sui cambiamenti climatici 2021]]></category>
		<category><![CDATA[cop26]]></category>
		<category><![CDATA[deforestazione]]></category>
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					<description><![CDATA[110 paesi si sono impegnati per mettere fine alla deforestazione entro il 2030 Più di 100 leader di tutto il mondo si sono impegnati a invertire la deforestazione entro il 2030, in quello che viene lodato come il primo grande traguardo della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2021 (COP26). I paesi stanno [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: left;" align="center"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-127146" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/11/germ-2871773_1280.jpg" alt="deforestazione " width="800" height="611" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/11/germ-2871773_1280.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/11/germ-2871773_1280-300x229.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/11/germ-2871773_1280-768x587.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></h3>
<h3 style="text-align: left;" align="center">110 paesi si sono impegnati per mettere fine alla deforestazione entro il 2030</h3>
<p><span id="more-127141"></span></p>
<p align="justify">Più di 100 leader di tutto il mondo si sono impegnati a <strong>invertire la deforestazione entro il 2030</strong>, in quello che viene lodato come il <strong>primo grande traguardo della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2021</strong> (COP26).</p>
<h4 align="justify">I paesi stanno confermando la loro promessa con quasi 17 miliardi di Euro in fondi pubblici e privati.</h4>
<p align="justify">&#8220;<em>Dobbiamo fermare la devastante perdita delle nostre foreste</em>”, ha detto il primo ministro del Regno Unito Boris Johnson, <a href="https://www.bbc.com/news/science-environment-59088498" target="_blank" rel="noopener noreferrer">secondo quanto riportato dalla BBC</a>. Poi ha invitato gli altri leader a &#8220;<em>porre fine alla lunga storia dell&#8217;umanità come conquistatrice della natura e diventarne invece custode</em>&#8220;.</p>
<p align="justify">Hanno firmato l&#8217;impegno un totale di <strong>110 leader di paesi con molte foreste</strong>, tra cui Brasile, Canada, Russia, Stati Uniti, Regno Unito, Indonesia, Cina e Repubblica Democratica del Congo.</p>
<h4 align="justify">Anche molte aziende si sono esposte e si stanno esponendo a favore delle foreste.</h4>
<p align="justify">Alcune delle più grandi società finanziarie del mondo hanno promesso di smettere di investire in attività che contribuiscono alla deforestazione.</p>
<p align="justify">Ventotto paesi si sono impegnati a impedire alle industrie di abbattere alberi per consentire agli animali di pascolare o coltivare colture come soia, cacao e olio di palma.</p>
<h4 align="justify">Naturalmente, gli attivisti hanno subito sottolineato che le promesse sul cambiamento climatico spesso rimangono solo promesse.</h4>
<p align="justify">In particolare, un impegno simile nel 2014 ha salvato a malapena un ramoscello. L&#8217;attivista per il clima <strong>Greta Thunberg</strong>, parlando fuori dalla sede della CO26, <strong>ha detto che all&#8217;interno stavano succedendo molti &#8220;bla bla bla&#8221;</strong>.</p>
<p align="justify">Matt McGrath, il corrispondente ambientale della BBC, ha sollevato alcuni punti interessanti nella sua analisi. Ad esempio, in che modo i paesi saranno controllati e ritenuti responsabili delle loro promesse? I paesi sovrani permetteranno ai satelliti di spiare le loro foreste? Come romperemo il legame tra produzione di beni di consumo e deforestazione? E i governi spingeranno attivamente le persone a ridurre il consumo di carne, in modo da non aver bisogno di tutto quel mangime di soia e dei pascoli?</p>
<p align="justify">Speriamo che, nonostante questi dubbi legittimi, che l&#8217;impegno alla deforestazione sia davvero un passo positivo.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La foresta pluviale è diventata un inquinante?</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/la-foresta-pluviale-e-diventata-un-inquinante/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Jul 2021 06:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Amazzonia]]></category>
		<category><![CDATA[anidride carbonica]]></category>
		<category><![CDATA[bolsonaro]]></category>
		<category><![CDATA[carbonio]]></category>
		<category><![CDATA[deforestazione]]></category>
		<category><![CDATA[foresta pluviale]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
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					<description><![CDATA[La foresta pluviale ora emette più carbonio di quanto ne assorbe Un recente studio pubblicato su Nature mostra che la foresta pluviale amazzonica ora emette più CO2 di quanta ne assorbe. Per la prima volta, gli scienziati hanno dovuto ammettere che, nonostante un tempo fosse il più grande pozzo di carbonio al mondo, la foresta pluviale [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: left;" align="center"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-112280" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/07/fog-1846160_1280.jpg" alt="foresta pluviale " width="800" height="533" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/07/fog-1846160_1280.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/07/fog-1846160_1280-300x200.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/07/fog-1846160_1280-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></h3>
<h3 style="text-align: left;" align="center">La foresta pluviale ora emette più carbonio di quanto ne assorbe</h3>
<p><span id="more-112276"></span></p>
<p align="justify">Un recente <a href="https://www.nature.com/articles/s41586-021-03629-6" target="_blank" rel="noopener noreferrer">studio </a>pubblicato su Nature mostra che <strong>la foresta pluviale amazzonica ora emette più CO<sub>2 </sub>di quanta ne assorbe</strong>. Per la prima volta, gli scienziati hanno dovuto ammettere che, nonostante un tempo fosse il più grande pozzo di carbonio al mondo, <strong>la foresta pluviale si è trasformata in un inquinante a causa degli alti tassi di deforestazione.</strong></p>
<h4 align="justify">Secondo lo studio, ogni anno la foresta emette circa un miliardo di tonnellate di carbonio.</h4>
<p align="justify">Lo studio ha identificato gli incendi boschivi come una delle principali cause di emissioni. La maggior parte degli <strong>incendi</strong> viene deliberatamente avviata per liberare i terreni forestali per l&#8217;<strong>allevamento di carne bovina e di soia</strong> e infatti il Brasile è il maggior fornitore mondiale di soia – <strong>per questo gli ambientalisti chiedono l&#8217;apertura di un dibattito globale sullo stato dell&#8217;Amazzonia.</strong></p>
<p align="justify">Come racconta <a href="https://www.theguardian.com/environment/2021/jul/14/amazon-rainforest-now-emitting-more-co2-than-it-absorbs" target="_blank" rel="noopener noreferrer">The Guardian</a>, i ricercatori hanno utilizzato piccoli aerei per misurare i livelli di CO<sub>2</sub> sull&#8217;Amazzonia, fino a 4.500 metri sopra la chioma. Lo studio è iniziato nel 2010 ed è proseguito fino al 2018 – è uno studio molto più accurato dei precedenti, che sono stati condotti tramite immagini satellitari.</p>
<h4 align="justify">La ricerca è stata guidata e co-scritta da Luciana Gatti dell&#8217;Istituto nazionale per la ricerca spaziale in Brasile.</h4>
<p align="justify">&#8220;La prima pessima notizia&#8221;, ha spiegato Gatti, &#8220;è che l&#8217;incendio delle foreste produce circa tre volte più CO<sub>2</sub> di quella che la foresta assorbe. La seconda cattiva notizia è che i luoghi in cui la deforestazione è pari o superiore al 30% mostrano emissioni di carbonio 10 volte superiori rispetto a quelle in cui la deforestazione è inferiore al 20%&#8221;.</p>
<p align="justify">Lo studio ha scoperto che<strong> gli incendi da soli producono 1,5 miliardi di tonnellate di anidride carbonica all&#8217;anno</strong>, mentre la crescita delle foreste rimuove solo circa mezzo miliardo di tonnellate di anidride carbonica all&#8217;anno. Come spiega The Guardian, &#8220;il miliardo di tonnellate rimasto nell&#8217;atmosfera è equivalente alle emissioni annuali del Giappone, il quinto più grande inquinatore del mondo&#8221;.</p>
<p align="justify">Alla luce di questa notizia, il presidente brasiliano <strong>Jair Bolsonaro è stato messo sotto esame per aver guidato la deforestazione</strong> aiutando gli agricoltori a prendere spazio nella foresta. Se continua così, alcuni paesi in Europa minacciano di bloccare l&#8217;accordo commerciale dell&#8217;UE con il Brasile.</p>
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		<title>Negli ultimi 20 anni sono 59 milioni… gli ettari di nuove foreste</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Jun 2021 06:00:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[alberi]]></category>
		<category><![CDATA[boschi]]></category>
		<category><![CDATA[deforestazione]]></category>
		<category><![CDATA[foreste]]></category>
		<category><![CDATA[rimboscamento]]></category>
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					<description><![CDATA[A partire dal 2000 sono ricresciute abbastanza foreste da rinverdire un territorio grande come la Francia Trillion Trees, una joint venture della Wildlife Conservation Society (WCS), BirdLife International e World Wildlife Fund (WWF) ha pubblicato uno studio che ha rivelato che, dal 2000, sono stati ripristinati più di 59 milioni di ettari di foreste. L&#8217;analisi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-105082" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/06/fog-3622519_1280-e1622841837610.jpg" alt="riforestazione " width="800" height="533" /></h3>
<h3>A partire dal 2000 sono ricresciute abbastanza foreste da rinverdire un territorio grande come la Francia</h3>
<p><span id="more-105081"></span></p>
<p><a href="https://trilliontrees.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Trillion Trees</a>, una joint venture della Wildlife Conservation Society (WCS), BirdLife International e World Wildlife Fund (WWF) ha pubblicato uno studio che ha rivelato che, <strong>dal 2000, sono stati ripristinati più di 59 milioni di ettari di foreste</strong>.</p>
<p>L&#8217;analisi e la <a href="https://storymaps.arcgis.com/stories/87fa5cbe59f2460e9702a590314cdc0e" target="_blank" rel="noopener noreferrer">conseguente mappa</a> di rimboschimento che ne sono venuti fuori mirano a dimostrare che è possibile raggiungere buoni risultati se si applicano le giuste misure.</p>
<h4>L&#8217;area delle foreste ripristinate è più ampia della Francia continentale e può immagazzinare circa 5,9 gigatonnellate di CO<sub>2</sub>.</h4>
<p>&#8220;La deforestazione è al centro della nostra crisi climatica e dobbiamo fare tutto il possibile per fermarla&#8221;, ha affermato Josefina Braña Varela, vicepresidente e vice responsabile delle foreste del WWF, secondo quanto riportato in un <a href="https://www.worldwildlife.org/press-releases/forests-the-size-of-france-have-regrown-in-the-last-20-years-new-research-shows" target="_blank" rel="noopener noreferrer">comunicato stampa</a>.</p>
<blockquote><p>&#8220;Inoltre, il ripristino delle nostre foreste naturali giocherà un ruolo essenziale nel preservare questi ecosistemi critici. L&#8217;analisi fornisce una prospettiva positiva per la rigenerazione naturale, ma questa crescita non avviene senza un&#8217;attenta pianificazione, maggiori investimenti e forti politiche in atto che portano ad un aumento della copertura forestale&#8221;.</p></blockquote>
<p>I risultati sono stati ottenuti attraverso un&#8217;analisi di immagini satellitari che copre 30 anni. I ricercatori si sono anche affidati alle conoscenze di esperti in oltre 100 siti in 29 paesi per fornire una visione più accurata.</p>
<h4>Lo studio dimostra che le foreste hanno un grande potenziale di recupero, ma il tasso di rimboschimento è ancora molto basso rispetto alla deforestazione.</h4>
<p>Quindi dice anche che c&#8217;è ancora molto da fare per ripristinare le foreste e frenare il cambiamento climatico, speriamo che i politici e i governi possano prendere le decisioni giuste.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Cronaca di un disastro annunciato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2020 18:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[alberi]]></category>
		<category><![CDATA[civiltàù estinta]]></category>
		<category><![CDATA[crollo della società]]></category>
		<category><![CDATA[deforestazione]]></category>
		<category><![CDATA[estinzione della società attuale]]></category>
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					<description><![CDATA[I fisici dicono che c’è una probabilità del 90% di estinzione della nostra civiltà per come la conosciamo Se l&#8217;umanità continua lungo il suo percorso attuale, la civiltà come la conosciamo si sta dirigendo verso il &#8220;collasso irreversibile&#8221; nel giro di decenni. È questo quello che dice una ricerca pubblicata sulla rivista Scientific Reports, che modella [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-65249" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/08/deforestation-405749_1280-e1597884422908.jpg" alt="deforestazione" width="800" height="533" /></h3>
<h3>I fisici dicono che c’è una probabilità del 90% di estinzione della nostra civiltà per come la conosciamo</h3>
<p><span id="more-65248"></span></p>
<p>Se l&#8217;umanità continua lungo il suo percorso attuale, <strong>la civiltà come la conosciamo si sta dirigendo verso il &#8220;collasso irreversibile&#8221; nel giro di decenni. </strong></p>
<p>È questo quello che dice una <a href="https://www.nature.com/articles/s41598-020-63657-6">ricerca </a>pubblicata sulla rivista <em>Scientific Reports</em>, che modella il nostro futuro in base agli attuali tassi di deforestazione e di utilizzo di altre risorse.</p>
<h4>Come riporta <a href="https://www.vice.com/en_us/article/akzn5a/theoretical-physicists-say-90-chance-of-societal-collapse-within-several-decades">Motherboard</a>, anche le proiezioni più rosee della ricerca mostrano una probabilità del 90% dell&#8217;arrivo di una catastrofe.</h4>
<p>L&#8217;articolo, scritto dai fisici dell&#8217;<strong>Alan Turing Institute</strong> e dell&#8217;<strong>Università di Tarapacá</strong>, prevede che <strong>la deforestazione rivendicherà le ultime foreste sulla Terra tra 100 e 200 anni</strong>.</p>
<h4>Insieme ai cambiamenti della popolazione globale e al consumo di risorse, è una brutta notizia per l&#8217;umanità.</h4>
<p>&#8220;Chiaramente non è realistico immaginare che la società umana inizierà ad essere colpita dalla deforestazione solo quando l&#8217;ultimo albero sarà stato abbattuto&#8221;, si legge nella ricerca. Quindi non sarà tra 100 e 200 anni che vedremo la società finire: secondo gli scienziati, <strong>la civiltà così come la conosciamo potrebbe finire tra 20 e 40 anni</strong>.</p>
<p>Anche se il tasso globale di deforestazione è effettivamente diminuito negli ultimi anni, <strong>c&#8217;è ancora una perdita netta nella foresta in generale</strong> – e gli alberi appena piantati non possono proteggere l&#8217;ambiente come faceva la foresta di vecchia crescita.</p>
<p>&#8220;I calcoli mostrano che, mantenendo l&#8217;attuale tasso di crescita della popolazione e il consumo di risorse, in particolare il consumo di foreste,<strong> ci sono rimasti alcuni decenni prima di un crollo irreversibile della nostra civiltà</strong>&#8220;, si legge nella ricerca.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>I tuoi mobili di cereali scaduti e il tuo divano di bucce di banana</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/canali/eco-invenzioni/i-tuoi-mobili-di-cereali-scaduti-e-il-tuo-divano-di-bucce-di-banana/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2020 06:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eco-invenzioni]]></category>
		<category><![CDATA[alberi]]></category>
		<category><![CDATA[decorazioni]]></category>
		<category><![CDATA[deforestazione]]></category>
		<category><![CDATA[mobili]]></category>
		<category><![CDATA[scarti del cibo]]></category>
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					<description><![CDATA[Sembra una provocazione eppure è la nuova frontiera del design innovativo La start-up di design ecologico Ottan Studio ha deciso di impegnarsi nella produzione di decorazioni e mobili per la casa con il riciclo dei rifiuti di cibo. Raccogliendo materiali come bucce di frutta, cereali scaduti, residui vegetali, foglie di alberi ed erba, l&#8217;azienda può creare [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-62022" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/07/banana-4429241_1280.jpg" alt="bucce di banana" width="798" height="432" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/07/banana-4429241_1280.jpg 798w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/07/banana-4429241_1280-300x162.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/07/banana-4429241_1280-768x416.jpg 768w" sizes="(max-width: 798px) 100vw, 798px" /></h3>
<h3>Sembra una provocazione eppure è la nuova frontiera del design innovativo</h3>
<p><span id="more-61986"></span></p>
<p>La start-up di design ecologico <a href="https://www.ottanstudio.com/">Ottan Studio</a> ha deciso di impegnarsi nella <strong>produzione di decorazioni e mobili per la casa con il riciclo dei rifiuti di cibo</strong>.</p>
<p>Raccogliendo materiali come bucce di frutta, cereali scaduti, residui vegetali, foglie di alberi ed erba, <strong>l&#8217;azienda può creare mobili colorati e di tendenza con zero sprechi</strong>.</p>
<p>Quello che mette in moto il processo è la raccolta dei rifiuti, che avviene in luoghi come aziende locali di vendita al dettaglio, produttori di alimenti e serre.</p>
<h4>Poi i rifiuti vengono puliti, asciugati e macinati insieme ad altri materiali, come le resine verdi.</h4>
<p>A quel punto, la risultante viene iniettata negli stampi per creare una gamma di prodotti. In questo modo, <strong>Ottan Studio riesce a trasformare la polpa di cinque bicchieri di succo di carota o le bucce di quattro bicchieri di succo d&#8217;arancia in un paralume</strong>.</p>
<p>Secondo quanto spiegato proprio dall&#8217;azienda, i progettisti <strong>vogliono allontanarsi</strong>, e farci allontanare, <strong>dall&#8217;idea che il legno sia un materiale assolutamente sostenibile</strong>, poiché le abitudini di consumo del settore a livello globale continuano a danneggiare e distruggere le foreste.</p>
<p>Se i modelli di consumo e produzione più sostenibili non vengono modificati, spiega il sito web di Ottan Studio, <strong>tutte le foreste del mondo potrebbero essere spazzate via in meno di 100 anni.</strong></p>
<h4>Per questo, i progettisti vanno ancora oltre: lo studio, infatti, si impegna a piantare un albero per ogni prodotto venduto.</h4>
<p>Utilizzando materiali che altrimenti verrebbero sprecati, come bucce, foglie e erba tagliata, l&#8217;azienda sta dimostrando che <strong>non è necessario abbattere alberi per creare prodotti eleganti</strong>. E non solo.</p>
<p>Tra le cose che rendono i prodotti Ottan ancora più unici, c&#8217;è anche il fatto che <strong>l&#8217;azienda non utilizza coloranti aggiuntivi, quindi i colori sono originali e naturali</strong>, generati da come i materiali di scarto influiscono sul risultato finale: per esempio la cipolla viola, il peperoncino e il melograno mantengono la loro tonalità rosata, le bucce di limone e le lenticchie danno un tocco di giallo, mentre le foglie raccolte dalla potatura degli alberi producono un morbido colore verde.</p>
<p>Dal momento che i prodotti sono fatti a mano, non esistono due articoli identici in tutta la produzione.</p>
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		<title>Alberi giovani e bassi? Colpa nostra</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/alberi-giovani-e-bassi-colpa-nostra/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jun 2020 18:00:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[alberi]]></category>
		<category><![CDATA[alberi bassi]]></category>
		<category><![CDATA[alberi giovani]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[deforestazione]]></category>
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					<description><![CDATA[I cambiamenti climatici e la deforestazione portano ad alberi più bassi e più giovani – la mortalità è aumentata del 40% Una ricerca recentemente pubblicata sulla rivista Science avverte che gli alberi longevi e alti stanno rapidamente diventando un ricordo del passato, lasciando le foreste in una condizione nuova e disordinata. Le nuove dinamiche forestali, infatti, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-60658" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/06/forest-272595_1280.jpg" alt="alberi giovani e bassi" width="799" height="505" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/06/forest-272595_1280.jpg 799w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/06/forest-272595_1280-300x190.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/06/forest-272595_1280-768x485.jpg 768w" sizes="(max-width: 799px) 100vw, 799px" /></h3>
<h3>I cambiamenti climatici e la deforestazione portano ad alberi più bassi e più giovani – la mortalità è aumentata del 40%</h3>
<p><span id="more-60657"></span></p>
<p>Una <a href="https://science.sciencemag.org/content/368/6494/eaaz9463">ricerca </a>recentemente pubblicata sulla rivista<em> Science</em> avverte che <strong>gli alberi longevi e alti stanno rapidamente diventando un ricordo del passato</strong>, lasciando le foreste in una condizione nuova e disordinata.</p>
<p>Le nuove dinamiche forestali, infatti, sono molto diverse dalle precedenti e arrivano a rappresentare un problema per l&#8217;equilibrio degli ecosistemi e la  biodiversità .</p>
<p>Anche se le calamità naturali – come inondazioni, frane, infestazioni di insetti, malattie, incendi, danni causati dal vento – incidono negativamente sulle foreste, <strong>le conseguenze che creano non sono assolutamente comparabili con quelle create dagli esseri umani.</strong></p>
<h4>Con la deforestazione, per esempio, abbiamo alterato i paesaggi boschivi e abbassato il numero di assorbitori.</h4>
<p>Questi sono necessari per <strong>riparare all&#8217;eccesso di carbonio atmosferico risultante dalle emissioni di gas serra.</strong> Sempre indotte da noi, tra l&#8217;altro. Questo fa sì che <strong>le temperature globali continueranno ad aumentare</strong> e che si intensificheranno sempre di più anche i danni causati dai cambiamenti climatici.</p>
<p>Una specie di circolo vizioso che aggrava le condizioni attraverso focolai di insetti e patogeni che compromette ulteriormente la salute e lo sviluppo degli alberi.</p>
<p>Infatti, la  ricerca  ha dimostrato che lo «stoccaggio di carbonio perso dagli insetti» annualmente equivale a «la quantità di carbonio emessa da 5 milioni di veicoli».</p>
<h4>Ciò dimostra quanto possa essere sostanziale il declino degli alberi a causa degli insetti.</h4>
<p>Come riportato da <a href="https://www.npr.org/2020/05/29/864151879/climate-change-and-deforestation-mean-earths-trees-are-younger-and-shorter">NPR</a>, «i ricercatori hanno scoperto che <strong>il mondo ha perso circa un terzo della sua vecchia foresta tra il 1900 e il 2015</strong>. In Nord America e in Europa, dove erano disponibili più dati, hanno scoperto che la mortalità degli alberi è raddoppiata negli ultimi 40 anni».</p>
<p>Le immagini satellitari e i dati di modellizzazione hanno svelato una visione completa dello stato delle foreste globali e dei loro cambiamenti: <strong>da alberi longevi ed alti si è passati da alberi giovani e bassi</strong>.</p>
<p>Il quadro complessivo è quello di una grande perdita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Salviamo le farfalle monarca</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/animali/salviamo-le-farfalle-monarca/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Apr 2020 18:30:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[abuso di pesticidi]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[deforestazione]]></category>
		<category><![CDATA[farfalla monarca]]></category>
		<category><![CDATA[Nord America]]></category>
		<category><![CDATA[perdita di habitat]]></category>
		<category><![CDATA[specie a rischio]]></category>
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					<description><![CDATA[Cosa sta causando il declino della popolazione di farfalle più famose del Nord America? Le farfalle monarca sono farfalle native degli Stati Uniti, molto conosciute in Nord America e «insetto nazionale» di molti stati – come racconta Wikipedia. Il motivo per cui se ne parla negli ultimi tempi è che sono seriamente minacciate, come dimostra [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-51972" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/04/monarch-4504909_1280.jpg" alt="farfalle" width="798" height="442" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/04/monarch-4504909_1280.jpg 798w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/04/monarch-4504909_1280-300x166.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/04/monarch-4504909_1280-768x425.jpg 768w" sizes="(max-width: 798px) 100vw, 798px" /></h3>
<h3>Cosa sta causando il declino della popolazione di farfalle più famose del Nord America?</h3>
<p><span id="more-51971"></span></p>
<p>Le <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Danaus_plexippus">farfalle monarca</a> sono farfalle native degli Stati Uniti, molto conosciute in Nord America e «insetto nazionale» di molti stati – come racconta Wikipedia.</p>
<p>Il motivo per cui se ne parla negli ultimi tempi è che<strong> sono seriamente minacciate</strong>, come dimostra la drastica riduzione della popolazione in tutto il Nord America.</p>
<h4>Sono molti i fattori che stanno facendo diminuire i numeri delle farfalle monarca.</h4>
<p>Primo tra tutti, <strong>la perdita di habitat</strong> che per le farfalle monarca vuol dire cibo, acqua e riparo. Importantissimo per loro un corridoio di habitat che gli permette un viaggio di migliaia di chilometri dalle regioni calde dell&#8217;America centrale, dove svernano, verso le aree degli Stati Uniti e del Canada meridionale, dove rimangono per la primavera e l&#8217;estate.</p>
<p>Negli ultimi decenni, i <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Danaus_plexippus">sondaggi</a> sulla popolazione rivelano che questa tipologia di farfalle è in declino a causa della <strong>deforestazione, delle perdita di praterie e della flora autoctona, della conversione delle aree selvagge in terreni agricoli e del conseguente abuso di pesticidi</strong> – che avvelenano un attore chiave nella vita di queste farfalle, ovvero la loro pianta ospite, la <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Asclepias">Asclepias</a>, anche detta «milkweed».</p>
<p>La milkweed è vitale per le farfalle: le femmine ci depongono le uova che, una volta schiuse, danno vita a bruchi che godono del latte della pianta come fonte di cibo, mentre crescono e si sviluppano fino all&#8217;età adulta, un processo che avviene nel primo mese di vita di un monarca.</p>
<p>Da adulte, invece, le farfalle si nutrono di nettare di <a href="http://v">euforbia</a>, e anche questa pianta ha i suoi problemi, visto che è ormai maggiormente presente in una specie «sbagliata», inadatta per le farfalle, ma molto commercializzata.</p>
<p>Inoltre, c&#8217;è anche un problema diretto nell&#8217;uso di pesticidi su queste farfalle, ovvero che ne sono molto vulnerabili, così some <strong>sono molto sensibili ai cambiamenti climatici</strong> visto che sono i segnali ambientali come la temperatura a innescare la riproduzione, la migrazione e l&#8217;ibernazione.</p>
<p>Come molti altri animali e piante, <strong>le monarca subiscono le conseguenze di quello che l&#8217;uomo ha fatto al pianeta</strong> che, come sappiamo, adesso sta subendo anche tutta la popolazione mondiale.</p>
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