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	<title>corretti stili di vita &#8211; Ecoseven &#8211; Saper Vivere</title>
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		<title>Fattori ambientali precoci e pressione sanguigna nei bimbi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Oct 2019 14:23:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze]]></category>
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					<description><![CDATA[Un nuovo studio racconta come le esposizioni ambientali condizionano i feti, facendogli sviluppare problemi legati al sangue Recentemente, uno studio, pubblicato sulla rivista Journal of American College of Cardiology (JAAC), ha esaminato quali sono i fattori che agiscono su un feto in modo da influenzare la sua pressione sanguigna durante l&#8217;infanzia.&#160; Oltre alla malnutrizione, che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" size-full wp-image-38378" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Settembre_2019_Pressione_sangue_baby.jpg" alt="" width="827" height="424" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Settembre_2019_Pressione_sangue_baby.jpg 827w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Settembre_2019_Pressione_sangue_baby-300x154.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Settembre_2019_Pressione_sangue_baby-768x394.jpg 768w" sizes="(max-width: 827px) 100vw, 827px" /></p>
<p>Un nuovo studio racconta come le esposizioni ambientali condizionano i feti, facendogli sviluppare problemi legati al sangue</p>
<p>  <span id="more-38379"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Recentemente, uno <a href="http://www.onlinejacc.org/content/74/10/1317" target="_blank" rel="noopener noreferrer">studio</a>, pubblicato sulla rivista <em>Journal of American College of Cardiology</em> (JAAC), ha esaminato quali sono <strong>i fattori che agiscono su un feto</strong> in modo da<strong> influenzare la sua pressione sanguigna</strong> durante l&#8217;infanzia.&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre alla <strong>malnutrizione</strong>, che è noto come influisca sulla nascita di bambini con un peso inferiore a quello che dovrebbero avere, aumentando il rischio di sviluppo di malattie varie in età adulta, lo studio ne ha trovati altri. Il <em>team</em> di ricercatori, guidato da Charline Warembourg, ha scoperto &#8211; grazie alla valutazione di 89 esposizioni materne prenatali e 128 esposizioni postnatali di bambini &#8211; che l&#8217;esposizione a fattori come l&#8217;<strong>inquinamento atmosferico</strong>, gli <strong>spazi naturali</strong>, lo <strong>stile di vita</strong>, i <strong>prodotti chimici nell&#8217;ambiente</strong> e i livelli di <strong>rumore</strong>, può influenzare problemi nella pressione del sangue del bambino.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è la prima volta che si parla di come l&#8217;origine di molte malattie degli adulti sia prenatale: esistono già molte prove in merito alle <strong>origini fetali e ambientali dell&#8217;ipertensione</strong>, ma si è sempre trattato di studi che si occupavano di un&#8217;esposizione singola. Questa è la prima volta che è stato proposto un approccio più olistico, che ha permesso di studiare molte esposizioni contemporaneamente.</p>
<p style="text-align: justify;">È così che sono stati individuati degli obiettivi e degli standard. Innanzitutto, una madre deve essere adeguatamente nutrita durante la gravidanza (non deve essere né malnutrita né obesa). In secondo luogo, non si può scendere a compromessi sull&#8217;ambiente naturale in cui si vive, soprattutto per quanto riguarda la possibilità di un&#8217;esposizione ad agenti chimici esterni, che influiscono molto sulla pressione sanguigna dei bambini – come è noto, esistono diversi studi, che dicono che l&#8217;inquinamento atmosferico uccide più persone del fumo. E, infine, la madre deve avere uno stile di vita sano, evitando di incorrere in abitudini che portano lei stessa verso l&#8217;ipertensione, visto che quest&#8217;ultima è un noto fattore di rischio per le malattie cardiovascolari.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo modo, non si mette solo al sicuro il bambino che verrà al mondo, ma anche l&#8217;adulto che diventerà.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Dormire il giusto riduce la possibilità di incorrere in un infarto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Oct 2019 13:08:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alimentazione e Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[benessere e salute]]></category>
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					<description><![CDATA[Anche tenendo conto di altri fattori, secondo gli scienziati la quantità di ore di sonno ha un grande impatto sul rischio di infarto Un nuovo studio,&#160;pubblicato sulla rivista Journal of American College of Cardiology, ha raccontato che dormire troppo poco o troppo può aumentare il rischio di infarto. Per lo studio, gli scienziati hanno esaminato [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-38376" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Settembre_2019_Dormire_contro_infarto_CUT.jpg" alt="" width="816" height="416" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Settembre_2019_Dormire_contro_infarto_CUT.jpg 816w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Settembre_2019_Dormire_contro_infarto_CUT-300x153.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Settembre_2019_Dormire_contro_infarto_CUT-768x392.jpg 768w" sizes="(max-width: 816px) 100vw, 816px" /></p>
<p>Anche tenendo conto di altri fattori, secondo gli scienziati la quantità di ore di sonno ha un grande impatto sul rischio di infarto</p>
<p>  <span id="more-38377"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Un <a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0735109719359492?via%3Dihub" target="_blank" rel="noopener noreferrer">nuovo studio</a>,&nbsp;pubblicato sulla rivista <em>Journal of American College of Cardiology</em>, ha raccontato che <strong>dormire troppo poco o troppo può aumentare il rischio di infarto</strong>. Per lo studio, gli scienziati hanno esaminato le informazioni genetiche, le abitudini di sonno e le cartelle cliniche di 461.000 partecipanti alla <a href="https://www.ukbiobank.ac.uk/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>UK BioBank</em></a>, uno studio inglese che raccoglie dati a lungo termine: le persone esaminate erano di età compresa tra i 40 e i 69 anni e non avevano mai avuto un infarto.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo averli seguiti per sette anni, gli scienziati hanno scoperto che, rispetto a quelli che dormivano dalle 6 alle 9 ore per notte, quelli che dormivano meno di sei ore avevano il 20% in più di probabilità di avere un infarto e quelli che dormivano di più di nove ore il 34%. Inoltre, più ci si allontanava dall&#8217;intervallo delle sei/nove ore, più il rischio diventava pronunciato.</p>
<p style="text-align: justify;">I ricercatori hanno preso in considerazione altri 30 fattori oltre al sonno – cose come: la struttura corporea, l&#8217;attività fisica, lo stato socioeconomico e la salute mentale – ma hanno, comunque, concluso che<strong> la durata del sonno è davvero un fattore chiave quando si tratta di salute del cuore</strong>.<br />Infatti, quando sono stati analizzate le persone con una predisposizione genetica alle malattie cardiache, si è scoperto che dormire tra le sei e le nove ore a notte riduceva il rischio di avere un infarto del 18%. Quindi, oltre alla <a href="https://www.ecoseven.net/alimentazione/dieta/differenziare-la-dieta-e-la-base-di-ogni-dieta.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">dieta</a> sana, alla decisione di non fumare, anche dormire bene è un approccio alla vita che può aiutare a scongiurare i problemi cardiaci.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è il primo studio che giunge a conclusioni simili, ma gli altri sul tema erano principalmente studi osservazionali, che non dimostravano alcuna correlazione di causa ed effetto. Questo studio, invece, grazie all&#8217;utilizzo di un ampio set di dati di coorte e grazie alla ricerca combinata di osservazione e genetica, ha permesso al <em>team</em> di affrontare l&#8217;argomento in modo concreto.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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