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	<title>coralli &#8211; Ecoseven</title>
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	<description>Notizie sulla mobilità ecosostenibile</description>
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		<title>Basterà un esperimento dentro un acquario per salvare la Grande Barriera Corallina?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Oct 2019 21:55:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[barriera Corallina]]></category>
		<category><![CDATA[coralli]]></category>
		<category><![CDATA[ecosistema]]></category>
		<category><![CDATA[Florida]]></category>
		<category><![CDATA[grande barriera corallina]]></category>
		<category><![CDATA[ripopolamento]]></category>
		<category><![CDATA[test di laboratorio]]></category>
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					<description><![CDATA[Un gruppo di ricercatori della Florida ha annunciato di essere riuscito a riprodurre i coralli in laboratorio I ricercatori del The Florida Aquarium&#160;di Tampa sostengono di essere riusciti a riprodurre un gruppo di coralli per due giorni di fila. Si tratta del primo tentativo così riuscito di riproduzione dei coralli dell&#8217;Atlantico in un ambiente di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" size-full wp-image-38440" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_barriera_corallina.jpg" alt="" width="802" height="400" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_barriera_corallina.jpg 802w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_barriera_corallina-300x150.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_barriera_corallina-768x383.jpg 768w" sizes="(max-width: 802px) 100vw, 802px" /></p>
<p>Un gruppo di ricercatori della Florida ha annunciato di essere riuscito a riprodurre i coralli in laboratorio</p>
<p>  <span id="more-38441"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">I ricercatori del <a href="https://www.flaquarium.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>The Florida Aquarium</em></a>&nbsp;di Tampa sostengono di essere riusciti a riprodurre un gruppo di coralli per due giorni di fila. Si tratta del primo tentativo così riuscito di riproduzione dei coralli dell&#8217;Atlantico in un ambiente di laboratorio e potrebbe avere importanti implicazioni per il salvataggio delle barriere coralline.</p>
<p style="text-align: justify;">Il progetto, che si chiama «<em>Project Coral</em>», è stato sviluppato in collaborazione con l&#8217;<a href="https://www.horniman.ac.uk/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Horniman Museum and Gardens</em></a>&nbsp;di Londra, con l&#8217;obiettivo di creare grandi depositi di uova di corallo in un laboratorio e ripopolare il tratto di barriera corallina della Florida.<br />Le barriere coralline della Florida sono il terzo più grande ecosistema corallino al mondo, ma l&#8217;inquinamento, i cambiamenti climatici e le scogliere indebolite da varie epidemie hanno generato la distruzione di gran parte dell&#8217;ecosistema.</p>
<p style="text-align: justify;">I ricercatori hanno iniziato a lavorare nel 2014 con lo&nbsp;<em>Staghorn Coral</em> (<a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Staghorn_coral" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Acropora cervicornis</em></a>), ma poi si sono concentrati sul <em>Pillar Coral</em> (<a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Pillar_coral" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Dendrogyra cylindrus</em></a>), il corallo a pilastro che, devastato dalla malattia, è ormai quasi estinto. Ad aggravare la sua precaria situazione, c&#8217;è anche il fatto che i gruppi femminili e maschili di questo corallo sono troppo distanti per riprodursi. In questo senso, le vasche dell&#8217;acquario hanno potuto fare quello che la natura non poteva: utilizzare attrezzature ad alta tecnologia (come la tecnologia LED) e sistemi computerizzati, per imitare il vero ecosistema della barriera corallina e inviare segnali per incoraggiare la riproduzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fatto che ci siano riusciti è una grandissima vittoria, soprattutto contro i detrattori, che sostenevano fosse impossibile generare uova di corallo della specie nativa dell&#8217;Atlantico. Ovviamente, è ancora presto per sapere se questo progetto riuscirà davvero nell&#8217;impresa di ripopolare la Grande Barriera Corallina americana, ma di certo questo successo ha portato molta speranza.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Coralli in Sicilia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Jul 2018 12:55:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[coralli]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[vulcani]]></category>
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					<description><![CDATA[Sono stati trovati fiorenti ecosistemi di coralli nei pressi dei vulcani sottomarini della Sicilia A quasi un chilometro sotto la superficie dell&#8217;acqua nei pressi della Sicilia, si trova un raro ecosistema di coralli, spugne e fauna selvatica: lo ha raccontato un recente studio dell&#8217;agenzia di conservazione Oceana, che ha scoperto foreste coralline sane e attive [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-36951" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/07/images_corallisiciliani.jpg" alt="" width="800" height="399" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/07/images_corallisiciliani.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/07/images_corallisiciliani-300x150.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/07/images_corallisiciliani-768x383.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Sono stati trovati fiorenti ecosistemi di coralli nei pressi dei vulcani sottomarini della Sicilia</p>
<p>  <span id="more-36952"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">A quasi un chilometro sotto la superficie dell&#8217;acqua nei pressi della Sicilia, si trova un raro ecosistema di coralli, spugne e fauna selvatica: lo ha raccontato un recente studio dell&#8217;agenzia di conservazione <a href="https://eu.oceana.org/en/press-center/press-releases/oceanas-deep-sea-expedition-reveals-lush-coral-forests-around-underwater" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Oceana</a>, che ha scoperto foreste coralline sane e attive vicino ai vulcani sottomarini a nord della Sicilia. Anche se questi coralli non erano state mai trovati dagli esseri umani, siamo comunque riusciti a nuocergli a causa dell&#8217;inquinamento creato.&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Gli scienziati stavano facendo delle ricerche sulla fauna esistente vicino alle Isole Eolie a nord della Sicilia, dove si trovano diversi vulcani sottomarini, quando, esplorando circa un chilometro sotto la superficie, hanno trovato questi ecosistemi di coralli ricchi di specie in via di estinzione.<br />Al livello più superficiale, un robot di ricerca ha trovato le alghe rosse – che sostengono la sopravvivenza sia delle piante che degli animali marini nella zona – ma anche gli <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Alcyonacea" target="_blank" rel="noopener noreferrer">alcionacei</a>&nbsp;e i <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Trachurus_trachurus" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sugarelli</a>. <br />A profondità intermedie, invece, hanno scoperto fondali di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Antipathella_subpinnata" target="_blank" rel="noopener noreferrer">corallo nero</a>, completati con <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Corallium_rubrum" target="_blank" rel="noopener noreferrer">coralli rossi</a>&nbsp;e gialli – entrambi considerati specie minacciate nel Mar Mediterraneo – dove gli squali deponevano le uova.<br />Le scoperte più eccitanti, però, sono state trovate sul fondo: fino a 981 metri, i ricercatori hanno trovato coralli di bamboo che crescono naturalmente – e che sono nella lista delle specie in via di estinzione –, così come le <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ascidiacea" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ascidiacee</a>, le spugne di mare carnivore e altre specie di flora e fauna marina che non erano nemmeno note per vivere nella zona. <br />Purtroppo l&#8217;inquinamento era presente ovunque, persistente e dannoso.<br />La speranza è che queste scoperte spingano gli scienziati a sviluppare un piano per proteggere questo ecosistema unico da problematiche future.</p>
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		<title>Gli scienziati stanno &#8220;allevando&#8221; barriere coralline</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/gli-scienziati-stanno-allevando-barriere-coralline/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Jul 2018 06:11:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[barriera Corallina]]></category>
		<category><![CDATA[coralli]]></category>
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					<description><![CDATA[In risposta alla distruzione delle barriere di tutto il mondo, nascono gli asili per coralli Molti fattori possono contribuire al declino delle barriere coralline di tutto il mondo. Tra questi, l’inquinamento, le epidemie, le pratiche di pesca distruttive e persino le immersioni subacquee. Tuttavia gli scienziati stanno facendo di tutto per porre rimedio. Nel Mote [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-36833" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/07/images_alleviamobarrierecoralline.jpg" alt="" width="798" height="399" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/07/images_alleviamobarrierecoralline.jpg 798w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/07/images_alleviamobarrierecoralline-300x150.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/07/images_alleviamobarrierecoralline-768x384.jpg 768w" sizes="(max-width: 798px) 100vw, 798px" /></p>
<p>In risposta alla distruzione delle barriere di tutto il mondo, nascono gli asili per coralli</p>
<p>  <span id="more-36834"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Molti fattori possono contribuire al declino delle barriere coralline di tutto il mondo. Tra questi, l’inquinamento, le epidemie, le pratiche di pesca distruttive e persino le immersioni subacquee. Tuttavia gli scienziati <a href="https://www.ecoseven.net//?p=35449" target="_blank" rel="noopener noreferrer">stanno facendo di tutto per porre rimedio</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel Mote Marine Laboratory, in Florida, i coralli vengono allevati in “asili nido”, <a href="https://www.scientificamerican.com/article/scientists-are-taking-extreme-steps-to-help-corals-survive/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">per essere spostati e &#8220;trapiantati&#8221; in barriere degradate</a>. I coralli vengono, in poche parole, presi e rotti in micro frammenti: in questo modo danno via a una sorta di “auto guarigione” attraverso cui si moltiplicano, crescendo da 25 a 50 volte più velocemente che in natura. Poi vengono rintrodotti in natura. Al momento, almeno 90 specie sono state allevate con questo metodo e sono stati trapiantati oltre 20.000 coralli.</p>
<p style="text-align: justify;">La barriera corallina è una formazione rocciosa accresciuta dalla sedimentazione degli scheletri calcarei dei coralli, animali polipoidi facenti parte della classe antozoa, phylum Cnidaria, che abitano quegli ambienti e lì si moltiplicano.</p>
<p style="text-align: justify;">I coralli occupano poco più dell&#8217;1% del fondo oceanico, ma la loro utilità si estende ben oltre il loro spazio. Dal loro sviluppo, si genera una relazione simbiotica tra alghe e batteri che li circondano. Fungono da habitat per un quarto di tutta la vita marina e almeno mezzo miliardo di persone dipende dai pesci che si cibano di lei.</p>
<p style="text-align: justify;">Per formare una barriera, i coralli hanno bisogno di 10.000 anni e aumentano solo di un quinto di pollice l&#8217;anno. Tuttavia, possono essere facilmente danneggiati da un certo numero di cose: il deflusso agricolo, la pesca e persino i prodotti chimici trovati nelle creme solari.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, se le alghe deperiscono o sono soggette a sbiancamento (si crea uno spettrale alone bianco), i coralli si ammalano e, infine, muoiono. Si conseguenza, le scogliere si svuotano e l’ecosistema viene seriamente danneggiato.</p>
<p style="text-align: justify;">La situazione è così grave che, secondo gli esperti, entro il 2050 potrebbe rimanere solo il 10% dei coralli nel mondo. Per questo ogni ricerca è davvero preziosa.</p>
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		<title>La misteriosa malattia delle barriere coralline della Florida</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/la-misteriosa-malattia-delle-barriere-coralline-della-florida/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 May 2018 08:41:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[barriera Corallina]]></category>
		<category><![CDATA[coralli]]></category>
		<category><![CDATA[Florida]]></category>
		<category><![CDATA[minacce]]></category>
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					<description><![CDATA[Comprendere per poter curare è l&#8217;obiettivo dei ricercatori che in Florida stanno cercando di capire cos&#8217;è a decimare i coralli Con le barriere coralline minacciate in tutto il mondo, sembra quasi di averla già sentita questa notizia, ma in realtà sono recenti le ricerche degli scienziati che, in Florida, stanno cercando di capire la misteriosa [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-36361" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/05/images_barrieracorallinas.jpg" alt="" width="800" height="399" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/05/images_barrieracorallinas.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/05/images_barrieracorallinas-300x150.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/05/images_barrieracorallinas-768x383.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Comprendere per poter curare è l&#8217;obiettivo dei ricercatori che in Florida stanno cercando di capire cos&#8217;è a decimare i coralli</p>
<p>  <span id="more-36362"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Con le barriere coralline minacciate in tutto il mondo, sembra quasi di averla già sentita questa notizia, ma in realtà sono recenti le ricerche degli scienziati che, in Florida, stanno cercando di capire la misteriosa malattia che ha attaccato la terza barriera corallina più grande sulla Terra.&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Negli ultimi quattro anni, questa malattia non ancora identificata e potenzialmente batterica ha già avuto un impatto significativo sulle specie di corallo della Florida, metà delle quali è fatalmente vulnerabile a questa malattia che, quando colpisce, fa ritrarre il tessuto dallo scheletro e poi uccide l&#8217;intero corallo dopo averlo infettato.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli scienziati stanno studiando le diverse reazioni dei coralli e hanno notato come la malattia si spostasse da uno all&#8217;altro, con effetti particolarmente devastanti sulla Montastraea cavernosa e sul Trachyphyllia geoffroyi, anche detto corallo a cervello. Si tratta di un fenomeno davvero molto grave che potrebbe portare a un&#8217;estinzione locale di queste specie.</p>
<p style="text-align: justify;">I ricercatori del <a href="https://mote.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Mote Marine Lab</a>&nbsp;sono al lavoro in maniera incessante per cercare di determinare come proteggere il corallo dalla misteriosa malattia. Hanno spiegato che stanno facendo diverse sperimentazioni per capire la reazione del corallo a determinate cure perché se qualche antibiotico reagisse con la malattia, vorrebbe dire aver individuato il batterio che la genera e poterlo fermare. Inoltre, il Mote Marine Lab viene anche usato come vivaio per piccoli coralli che vengono rilasciati allo stato selvatico quando sono pronti.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo momento, comunque, le barriere coralline continuano ad essere sotto assedio e hanno bisogno di tutto l&#8217;aiuto possibile.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Salvare i coralli dalle creme solari</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/inquinamento/salvare-i-coralli-dalle-creme-solari/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 May 2018 06:49:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[barriera Corallina]]></category>
		<category><![CDATA[barriere coralline]]></category>
		<category><![CDATA[coralli]]></category>
		<category><![CDATA[creme solari]]></category>
		<category><![CDATA[Hawaii]]></category>
		<category><![CDATA[Legge]]></category>
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					<description><![CDATA[Le Hawaii approvano il divieto di alcune creme solari protettive per sostenere la salvaguardia delle barriere coralline Il sole fa male alla nostra pelle, quindi la proteggiamo con i filtri solari, ma dobbiamo stare attenti a quelli che scegliamo visto che molte di queste creme protettive contengono sostanze chimiche devastanti per i coralli e per [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-36223" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/05/images_fish-378286_1920.jpg" alt="" width="800" height="400" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/05/images_fish-378286_1920.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/05/images_fish-378286_1920-300x150.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/05/images_fish-378286_1920-768x384.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Le Hawaii approvano il divieto di alcune creme solari protettive per sostenere la salvaguardia delle barriere coralline</p>
<p>  <span id="more-36224"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Il sole fa male alla nostra pelle, quindi la proteggiamo con i filtri solari, ma dobbiamo stare attenti a quelli che scegliamo visto che molte di queste creme protettive contengono sostanze chimiche devastanti per i coralli e per altre forme di vita marina.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo, il governo delle Hawaii ha appena approvato un disegno di legge che vieterebbe le creme per la protezione solare che possono danneggiare le barriere coralline. Una volta firmata dal governatore David Ige, <a href="https://www.capitol.hawaii.gov/session2018/bills/SB2571_.HTM" target="_blank" rel="noopener noreferrer">questa legge</a> sarà la prima legge di questo genere al mondo – e avrà effetto dal 1° gennaio 2021.</p>
<p style="text-align: justify;">I prodotti chimici di cui stiamo parlando sono l&#8217;oxybenzone e l&#8217;octinoxate, ingredienti molto comuni nelle creme solari: queste sostanze filtrano e assorbono i raggi UV, bloccando la radiazione solare e prolungando la quantità di tempo che una persona può trascorrere al sole, ma, purtroppo, venendo anche a contatto con l&#8217;acqua del mare, che li lava via, finiscono per causare gravi danni a coralli e pesci (essendo noti perturbatori endocrini, causano femminilizzazione del pesce maschio, malattie riproduttive e deformazione embrionale). I ricercatori hanno stimato che circa 14.000 tonnellate di crema solare finiscono ogni anno nelle barriere coralline di tutto mondo, sbiancando i coralli e indebolendoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Mettendo al bando tutti i filtri solari che contengono questi prodotti chimici, lo stato delle Hawaii spera di evitare la devastazione delle sue barriere coralline, o almeno di rallentare il processo e dare al corallo la possibilità di recuperare terreno. Questo è il secondo tentativo legislativo del Paese per riuscirci: speriamo che sia quello buono – sarebbe una mossa importante anche a livello globale, un messaggio ambientalista molto forte.</p>
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		<title>Difendere i coralli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cecilia Maria Ferraro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Feb 2018 16:21:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[coralli]]></category>
		<category><![CDATA[corallo]]></category>
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					<description><![CDATA[Anche se il corallo sta morendo a livello globale, alcune barriere possono essere salvate Al fine di trovare un metodo per salvare le barriere coralline, un team del Florida Aquarium’s Center for Conservation&#160;sta importando una tecnica sviluppata nel Regno Unito per potenziare artificialmente il ciclo naturale di riproduzione dei coralli imitando le condizioni climatiche specifiche [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-31783" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2016/06/images_Corallo.jpg" alt="" width="800" height="517" /></p>
<p style="text-align: justify;">Anche se il corallo sta morendo a livello globale, alcune barriere possono essere salvate</p>
<p>  <span id="more-35449"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Al fine di trovare un metodo per salvare le barriere coralline, un team del <a href="https://www.flaquarium.org/center-for-conservation" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Florida Aquarium’s Center for Conservation</a>&nbsp;sta importando una tecnica sviluppata nel Regno Unito per potenziare artificialmente il ciclo naturale di riproduzione dei coralli imitando le condizioni climatiche specifiche in laboratorio. I coralli si riproducono naturalmente una volta all&#8217;anno, solo quando un delicato equilibrio di temperatura dell&#8217;acqua, ciclo lunare e altri fattori ambientali li spinge a rilasciare migliaia di minuscole larve nell&#8217;acqua. Il punto è che, a questo ritmo, non si può neanche sperare che i coralli si riprendano dalla situazione di declino in cui si trovano. Per questo, Scott Graves, direttore del Florida Aquarium’s Center for Conservation spera di poterli ingannare tanto da portarli a riprodursi una volta al mese.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sistema che si vuole utilizzare crea un ambiente di illuminazione artificiale e usa microprocessori per simulare i cambiamenti climatici, diventando uno strumento fondamentale per la conservazione. Attualmente, il restauro del corallo si basa su una tecnica nota come «riproduzione asessuata», che consiste nel frantumare pezzi di coralli, farli maturare in laboratorio, quindi rimetterli nella barriera corallina dove raggiungeranno lo sviluppo completo. Ma non si creano nuove e diversificate popolazioni, si creano soltanto cloni. La nuova tecnica, invece, che porta a una «riproduzione sessuata» genera una varietà di modelli genetici unici.</p>
<p style="text-align: justify;">La diversità genetica è la chiave per aiutare i coralli della Florida a sopportare lo sbiancamento o altre epidemie. Ad esempio, i ricercatori delle Hawaii hanno scoperto che le aree più colpite dallo sbiancamento dei coralli spesso erano le meno geneticamente diversificate. Quindi produrre un maggior numero di larve aumenta anche le possibilità che esse riescano a diventare adulte.</p>
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		<title>C&#8217;è una barriera dietro la Grande Barriera Corallina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Nov 2016 12:33:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[barriera Corallina]]></category>
		<category><![CDATA[coralli]]></category>
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					<description><![CDATA[Gli scienziati hanno finalmente trovato quello che già sapevano esserci dietro la Grande Barriera Corallina, ma che non avevano mai visto Nuovi dati laser della Royal Australian Navy hanno rivelato la presenza di una massiccia barriera dietro la Grande Barriera Corallina – affannata da mesi dalla problematica dello sbiancamento dei coralli. Sono grandi campi di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-32718" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2016/11/images_barriera-corallina-3.png" alt="" width="800" height="489" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2016/11/images_barriera-corallina-3.png 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2016/11/images_barriera-corallina-3-300x183.png 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2016/11/images_barriera-corallina-3-768x469.png 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Gli scienziati hanno finalmente trovato quello che già sapevano esserci dietro la Grande Barriera Corallina, ma che non avevano mai visto</p>
<p>  <span id="more-32719"></span>  </p>
<p>Nuovi dati laser della<a href="http://www.navy.gov.au/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> Royal Australian Navy</a> hanno rivelato la presenza di una massiccia barriera dietro la Grande Barriera Corallina – affannata da mesi dalla problematica dello <a href="https://www.ecoseven.net//?p=31784" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sbiancamento dei coralli</a>. Sono grandi campi di tumuli circolari, a forma di ciambella, tra i 200 e i 300 metri di diametro, creati da un tipo di alghe verdi: un&#8217;altra barriera, insomma, che è probabile che debba affrontare gli stessi problemi, le stesse minacce che affronta la vicina Grande Barriera Corallina .</p>
<p>Ci è voluta una collaborazione tra la <a href="https://www.jcu.edu.au/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">James Cook University</a>, la <a href="http://sydney.edu.au/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">University of Sydney</a>&nbsp;e la <a href="https://www.qut.edu.au/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Queensland University of Technology</a> per arrivare alla scoperta di quanto grandi sono questi campi. L&#8217;esistenza di queste strutture geologiche era nota già a partire dagli anni &#8217;70 e &#8217;80 ma mai prima d&#8217;ora era stata rivelata la vera natura della loro forma e della loro dimensione.</p>
<p>I tumuli sono bioerme, ovvero rocce sedimentarie di natura organica, create dalla presenza delle alghe verdi della specie<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Halimeda_tuna" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> Halimeda</a> tuna che, alla loro morte, formano piccole scaglie calcaree simili a fiocchi d&#8217;avena che si accalcano in cumuli nel corso del tempo. Queste bioerme di Halimeda sono larghe tra i 200 e i 300 metri profonde 10 – grazie alla nuova mappatura dell&#8217;area, si è visto che si tratta di più di 6.000 chilometri quadrati di cumuli.</p>
<p>Questa scoperta ha subito sollevato sia questioni di tutela ambientale che di documentazione storica: come difendere questa nuova barriera, per esempio, quanto l&#8217;acidificazione dell&#8217;oceano e il riscaldamento globale agiscono sulle bioerme, qual è il loro futuro e tantissime altre domande alle quali solo lo studio e il tempo permetteranno di rispondere.</p>
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		<title>Gran Canyon dei coralli: non è più un mistero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2015 07:56:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[coralli]]></category>
		<category><![CDATA[gran canyon]]></category>
		<category><![CDATA[Gran Canyon dei coralli]]></category>
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					<description><![CDATA[Mappato e studiato il Canyon di Perth, il Gran Canyon dei coralli   Non è più un mistero il Canyon di Perth, il Gran Canyon dei coralli. Un gruppo di ricerca internazionale, con la partecipazione dell&#8217;Ismar-Cnr di Bologna, ha mappato il Canyon di Perth, un&#8217;area di 4.000 km quadrati e profonda 4.200 metri. La ricerca [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-26603" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2015/06/images_igallery_resized_ambientetest_1-15540-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>Mappato e studiato il Canyon di Perth, il Gran Canyon dei coralli</p>
<p>  <span id="more-26604"></span>  </p>
<p> </p>
<p>Non è più un mistero il Canyon di Perth, il Gran Canyon dei<a href="https://www.ecoseven.net//?p=22968" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> coralli</a>. Un gruppo di ricerca internazionale, con la partecipazione dell&#8217;Ismar-Cnr di Bologna, ha mappato il Canyon di Perth, un&#8217;area di 4.000 km quadrati e profonda 4.200 metri.</p>
<p>La ricerca e l&#8217;analisi di questo mondo ancora poco conosciuto sarà utile per comprendere meglio l&#8217;evoluzione climatica degli oceani. I dati raccolti saranno la base per capire come contrastare l&#8217;acidificazione, oltre a capire più&#8217; approfonditamente anche la situazione del Mediterraneo, dove vivono altre specie di coralli.</p>
<p> </p>
<p>Non solo. Gli studi sulla datazione dei coralli fossili consentiranno anche di tracciare con maggiore accuratezza la storia evolutiva delle scogliere coralline.</p>
<p>gc</p>
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		<title>Se i coralli mangiano la plastica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Feb 2015 15:05:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[coralli]]></category>
		<category><![CDATA[coralli mangiano plastica]]></category>
		<category><![CDATA[james Cook University]]></category>
		<category><![CDATA[plastica]]></category>
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					<description><![CDATA[Uno studio denuncia che i coralli della Grande barriera australiana mangiano anche la plastica   Un gruppo di ricercatori della James Cook Univerity ha lanciato l&#8217;allarme per l&#8217;incremento dell&#8217;inquinamento marino nel Pacifico, evidenziando come i coralli della Grande barriera australiana ingeriscono oltre al placton, anche micro frammenti di plastica che mette a repentaglio la loro [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-24309" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2015/02/images_igallery_resized_ambientetest_coralli-14394-250-200-90-c.gif" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p align="LEFT">Uno studio denuncia che i coralli della Grande barriera australiana mangiano anche la plastica</p>
<p>  <span id="more-24310"></span>  </p>
<p align="LEFT"> </p>
<p align="LEFT"><a name="docs-internal-guid-f5627c28-c693-03a3-853a-e4ef65dd58d3"></a> Un gruppo di ricercatori della <a href="http://www.jcu.edu.au/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>James Cook Univerity</strong></a> ha lanciato l&#8217;allarme per l&#8217;incremento dell&#8217;inquinamento marino nel Pacifico, evidenziando come i coralli della Grande barriera australiana ingeriscono oltre al placton, anche micro frammenti di plastica che mette a repentaglio la loro salute.</p>
<p align="LEFT">&#8216;I coralli possono risentire negativamente dell&#8217;aumento dell&#8217;inquinamento di microplastica dal momento che le minuscole cavità dei loro stomaci si riempiono di materiale indigesto&#8217;, ha spiegato Mia Hoogenboom, uno degli autori dello studio dell&#8217;ARC Centre of Excellence for Coral Reef Studies pubblicato sulla rivista Marine Biology.</p>
<p align="LEFT">&#8216;Abbiamo scoperto che i <a href="https://www.ecoseven.net//?p=22968" target="_blank" rel="noopener noreferrer">coralli</a> mangiano plastica in quantità di poco inferiori al loro consumo di plancton&#8217; denuncia un&#8217;altra autrice dello studio, Nora Hall.</p>
<p> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 135%;">Tra le microplastiche presenti sono state rilevate anche piccole quantità di polistirene e polietilene<span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: 9pt;">.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 135%;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: 9pt;">gc</span></span></span></p>
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		<title>I coralli perdono colore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Dec 2014 13:15:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[coralli]]></category>
		<category><![CDATA[mare]]></category>
		<category><![CDATA[Pacifico Coralli]]></category>
		<category><![CDATA[temperatura mare]]></category>
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					<description><![CDATA[A causa dell’innalzamento della temperature dei mari i coralli perdono colore   L’innalzamento della temperatura dei mari sta danneggiando le barriere coralline, che stanno perdendo colore. A lanciare l’allarme è un oceanografo dell&#8217;università delle Hawaii, Karl Fellenius, che sostiene che la situazione è critica soprattutto alle Isole Marshall, dove la perdita di colore è ‘la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-22967" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2014/12/images_igallery_resized_ambientetest_th__4_-13710-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p class="MsoNormal">A causa dell’innalzamento della temperature dei mari i coralli perdono colore</p>
<p>  <span id="more-22968"></span>  </p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p class="MsoNormal">L’innalzamento della temperatura dei <a href="viaggiare/mare"><strong>mari</strong></a> sta danneggiando le barriere coralline, che stanno perdendo colore. A lanciare l’allarme è un oceanografo dell&#8217;università delle Hawaii, Karl Fellenius, che sostiene che la situazione è critica soprattutto alle Isole Marshall, dove la perdita di colore è ‘la peggiore mai registrata’. Ma in realtà è tutto il Pacifico Settentrionale, secondo C. Mark Eakin, responsabile della sorveglianza delle barriere coralline all&#8217; Agenzia nazionale americana Oceanica e Atmosferica (Noaa),  ad esser interessato dallo sbiancamento dei coralli.</p>
<p> </p>
<p class="MsoNormal">Responsabili del fenomeno sono le emissioni di gas, che influiscono sull’innalzamento della temperatura dei mari. L&#8217;<a href="https://www.wmo.int/pages/index_en.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Organizzazione meteorologica mondiale</a> (Omm) ha previsto al summit di dicembre a Lima che le temperature registrate tra gennaio e ottobre intorno al globo, sulla terra e in mare, potrebbero fare del 2014 l&#8217;anno più caldo dal 1880 a questa parte.</p>
<p class="MsoNormal">gc</p>
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