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	<title>consumatori &#8211; Ecoseven &#8211; Saper Vivere</title>
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	<description>Economia del Benessere e della Salute</description>
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		<title>Senza filtri: sa tutto di noi e “vive” tra le nostre mura domestiche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2020 10:22:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Prima Pagina | Le energie del saper vivere]]></category>
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					<description><![CDATA[Un oracolo per le aziende che vogliono lanciare un nuovo prodotto e siamo noi ad averlo accolto nelle nostre vite Abbiamo cominciato a parlare con le auto, dando istruzioni per la gestione del navigatore per non distrarci dalla guida. Poi abbiamo cominciato a parlare con i telefonini, chiedendo di chiamare qualcuno o di avviare una [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-63886" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/08/echo-dot-2937627_1280-e1596450015297.jpg" alt="alexa" width="800" height="533" /></h3>
<h3>Un oracolo per le aziende che vogliono lanciare un nuovo prodotto e siamo noi ad averlo accolto nelle nostre vite</h3>
<p><span id="more-63885"></span></p>
<p><strong>Abbiamo cominciato a parlare con le auto</strong>, dando istruzioni per la gestione del navigatore per non distrarci dalla guida. Poi abbiamo cominciato a parlare con i telefonini, chiedendo di chiamare qualcuno o di avviare una ricerca su qualche argomento.</p>
<p><strong>Poi, pian piano hanno cominciato ad apparire piccoli oggetti nelle nostre case</strong> chiamati assistenti vocali, e in breve tempo abbiamo cominciato a parlare con Alexa, Google e Siri, chiedendo le cose più disparate. Ognuno di loro è collegato a diversi servizi aggiuntivi, dal semplice streaming musicale allo shopping, fino alla gestione di elettrodomestici, illuminazione ed automazione delle nostre case.</p>
<h4><strong>Oggi voglio parlare di Alexa,</strong> che, grazie alla sua casa madre Amazon, è quella che integra più servizi.</h4>
<p>In principio l’ho acquistata perché’ con l’abbonamento Prime si può ascoltare musica in streaming. Poi ho scoperto che si può fare molto di più. Attivando skills specifiche (che non sono altro dei comandi precompilati) posso collegare il dispositivo a tanti servizi online che utilizzo quotidianamente, ma anche gestire alcune cose della mia casa. In men che non si dica, mi sono fatto sopraffare dalla pigrizia, e grazie alle prese wifi posso accendere e spegnere le luci chiedendolo ad Alexa, grazie al termostato wifi posso regolare la temperatura senza alzare i miei glutei pigri dal divano.</p>
<h4>Più che assistente è diventata il mio maggiordomo.</h4>
<p>Ma quanto è bella questa Alexa, mi ascolta quando voglio spegnere le luci, mi ascolta quando voglio sentire musica, mi ascolta quando le chiedo informazioni su cose che mi interessano…mi ascolta…mi ascolta…ma quanto mi ascolta?!</p>
<p>Di lavoro faccio il ricercatore di mercato. Per lo più aiuto aziende ad ascoltare i propri consumatori per aiutarle a prendere decisioni strategiche accurate e che rispondano alle esigenze dei propri clienti. Un bel giorno mi sono chiesto, <strong>ma niente niente questa intrusa, che ascolta h24, mi sta fregando il lavoro?</strong> E ho cominciato a fare delle riflessioni.</p>
<p><strong>La maggior parte delle aziende oggi effettua una continua profilazione dei propri clienti</strong>, in modo da poter offrire un servizio sempre più personalizzato e che risponda ad esigenze individuali.</p>
<h4><strong>Come avviene questa profilazione?</strong> Mediante <strong>due tipi di dati</strong>.</h4>
<p><strong>I dati demografici</strong>, che individuano il consumatore (età, sesso, stato di famiglia, località di residenza, etc.), e <strong>i dati psicografici</strong>, cioè quelli comportamentali, che ci dicono cosa ci piace e cosa non ci piace, e descrive il nostro stile di vita. <strong>E dunque Alexa che fa?</strong></p>
<p><strong>Alexa ha già i nostri dati demografici</strong>. Li abbiamo dati quando ci siamo iscritti ad Amazon, per creare il nostro utente. <strong>E i dati psicografici?</strong> Quelli sono faticosi da ottenere. Io impiego giorni, settimane per osservare i consumatori per capire il loro stile di vita. Spesso devo interagire con loro di persona, con interviste, focus groups, osservazioni etnografiche, per capirne comportamento.</p>
<h4><strong>Alexa non ha bisogno di chiederci nulla, siamo noi che di continuo</strong>, e senza accorgercene, <strong>le raccontiamo la nostra vita, i nostri gusti e le nostre preferenze</strong>.</h4>
<p><strong>Ogni volta che</strong> effettuiamo un acquisto su Amazon stiamo, inconsapevolmente, condividendo informazioni sui nostri gusti. Quando la utilizziamo per comandare la nostra casa, le stiamo inconsapevolmente dicendo a che ora andiamo a letto (molto probabile se spengo la luce alle 23 e contestualmente il termostato cambia la temperatura), e quando ascoltiamo la musica, le stiamo raccontando del nostro temperamento, tramite il genere musicale e forse anche le parole contenute nelle canzoni che ascoltiamo. <strong>E questa è solo una piccola lista delle occasioni in cui raccontiamo la nostra vita ad Alexa. Tutte informazioni legali e utilizzabili, poiché trattate in forma anonima.</strong></p>
<p><strong>In passato, però, è successo che Amazon</strong> fu costretta ad ammettere che le conversazioni non venivano solo utilizzate per creare dati aggregati anonimi, ma venivano addirittura registrate e conservate, con la scusa del miglioramento del riconoscimento vocale.</p>
<h4><strong>Nel 2018, in Germania, è successo che Amazon ha inviato per ‘errore umano 1.700 registrazioni audio effettuate con Alexa</strong> alla persona sbagliata.</h4>
<p>I file includevano anche le registrazioni audio della persona sotto la doccia, secondo il racconto. La richiesta era stata avanzata da un utente per conoscere le conversazioni memorizzate da Amazon, ma <strong>un dipendente di quest’ultima sbagliò il destinatario</strong> e commise una grave violazione della privacy. Amazon si scusò con entrambi gli utenti per l’errore umano. <strong>Se viene mantenuto l’anonimato, Alexa, dunque, registra anche quando non direttamente interpellata?</strong></p>
<h4>Se così fosse, siamo davanti ad una banca di dati comportamentali dei consumatori di dimensioni mai avute prima.</h4>
<p>Quando una azienda produttrice di bevande deciderà di lanciare un nuovo gusto, avrà ancora bisogno di fare ricerche sui consumatori per valutare il gradimento del prodotto? Oppure interrogherà semplicemente un algoritmo di Alexa, che grazie a tutte le informazioni già raccolte, può dire che al 99% il nuovo gusto sarà un prodotto di successo per il target specifico X (età 20-30, regioni del sud, prevalentemente donne che ascoltano musica pop, indossano prevalentemente jeans e seguono una dieta vegetariana). Eh, si, dimenticavo di dire che Amazon possiede anche <strong>la catena di supermercati Wholefoods</strong>, quindi sa anche cosa mangi.</p>
<p><strong>In effetti Alexa si sta candidando ad essere l’oracolo delle aziende, ma</strong> con un briciolo di orgoglio mi sono detto: vero, ma <strong>avrà sempre un approccio passivo</strong>, non può porre domande ai consumatori. <strong>La settimana scorsa mi si illumina una luce su Alexa</strong>. Quella che indica che ci sono notifiche da ascoltare. Chiedo ad Alexa di leggere la nuova notifica, ed ecco che con <strong>la sua voce robotica mi dice: “Di recente hai acquistato un riduttore per il gas. Su una scala da 1 a 10, come giudichi la qualità del prodotto?”</strong></p>
<p>Come dicono a Roma: eccalla’! Me la sono tirata.</p>
<p><strong>Ora i dati a disposizione ci sono tutti.</strong> Le grandi aziende avranno ancora bisogno di conoscere i propri consumatori? Oppure chiederanno ad Alexa come comportarsi?</p>
<p><em><strong>Marcello Sasso</strong></em><br />
Vice President – Aimpoint Research</p>
<p>Social media<br />
<a href="https://www.facebook.com/marcello.sasso.54" target="_blank" rel="noopener">https://www.facebook.com/marcello.sasso.54</a><br />
<a href="https://twitter.com/marcellosasso" target="_blank" rel="noopener">https://twitter.com/marcellosasso</a><br />
<a href="https://www.linkedin.com/in/marcellosasso/" target="_blank" rel="noopener">https://www.linkedin.com/in/marcellosasso/</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La Norvegia sfida il marchio H&#038;M sulla sostenibilità</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/la-norvegia-sfida-il-marchio-h-m-sulla-sostenibilita/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jul 2019 13:42:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[consumatori]]></category>
		<category><![CDATA[h&m]]></category>
		<category><![CDATA[moda]]></category>
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		<category><![CDATA[norvegia]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[A quanto dice l&#8217;associazione dei consumatori, la Conscious Collection di H&#38;M sta ingannando gli acquirenti In Norvegia, H&#38;M ha subito un duro colpo: l&#8217;associazione norvegese dei consumatori (https://www.forbrukertilsynet.no/english) – che ha il compito di far rispettare le regole che impediscono alle aziende di rilasciare informazioni false – afferma che la Conscious Collection&#160;di H&#38;M viola le [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-37974" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2019/07/images_ModaHM.jpg" alt="" width="800" height="400" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/07/images_ModaHM.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/07/images_ModaHM-300x150.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/07/images_ModaHM-768x384.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>A quanto dice l&#8217;associazione dei consumatori, la Conscious Collection di H&amp;M sta ingannando gli acquirenti</p>
<p>  <span id="more-37975"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">In <a href="https://www.ecoseven.net/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=19461:cinderella-incineration-toilet&amp;catid=15&amp;Itemid=2435" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Norvegia</a>, H&amp;M ha subito un duro colpo: l&#8217;<a href="https://www.forbrukertilsynet.no/english" target="_blank" rel="noopener noreferrer">associazione norvegese dei consumator</a>i (<a href="https://www.forbrukertilsynet.no/english" target="_blank" rel="noopener">https://www.forbrukertilsynet.no/english</a>) – che ha il compito di far rispettare le regole che impediscono alle aziende di rilasciare informazioni false – <a href="https://www2.hm.com/it_it/free-form-campaigns/1139-conscious-exclusive-2019.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">afferma che la Conscious Collection</a>&nbsp;di H&amp;M viola le leggi di marketing norvegesi, utilizzando simboli, dichiarazioni e colori che inducono gli acquirenti in errore. </p>
<p style="text-align: justify;">Secondo l&#8217;associazione, H&amp;M non spiega abbastanza bene in che modo gli abiti della Conscious Collection siano più sostenibili degli altri prodotti dall&#8217;azienda: un consumatore che decidesse di acquistarli non avrebbe abbastanza informazioni per sapere se sta davvero comprando qualcosa di green. E per capire di quale mancanza di informazioni si sta parlando, basta andare sul sito web di H&amp;M e leggere i due paragrafi di spiegazione sulla collezione «coscienziosa». A quanto riferito dall&#8217;associazione norvegese, non ci sono informazioni su ciò che viene riciclato, su dove questo accade e su qual è il procedimento. </p>
<p style="text-align: justify;">In questo momento, l&#8217;associazione dei consumatori sta trattando con H&amp;M: ancora non è chiaro se il marchio internazionale di moda svedese sta davvero violando la legge, ma se questo venisse confermato potrebbe essere punito con multe, sanzioni e divieti su alcuni tipi di marketing.</p>
<p style="text-align: justify;">Il punto è che H&amp;M è una società di fast-fashion (moda veloce): questo vuol dire che utilizza materiale economici per poter arrivare a fare grandissimi numeri di produzione e a mantenere i costi di vendita molto bassi. Praticamente l&#8217;esatto contrario di quello che significa «sostenibilità», visto che questi abiti, oltretutto, quando arrivano a fine corsa (non durano più di una stagione), non valgono la pena di essere riparati e, quando vengono buttati, sono difficili da riciclare. <br />Per questo, ciò che sta accadendo in Norvegia è stato ben accolto da molti: se è vero che avete prodotti sostenibili, allora dimostratecelo.</p>
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		<title>Alimentazione: arriva SociaLABelling, la nuova etichetta a tutela dei consumatori</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/alimentazione/news-alimentazione/alimentazione-arriva-socialabelling-la-nuova-etichetta-a-tutela-dei-consumatori/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Oct 2014 13:17:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[certificazione]]></category>
		<category><![CDATA[cibo]]></category>
		<category><![CDATA[consumatore]]></category>
		<category><![CDATA[consumatori]]></category>
		<category><![CDATA[etichetta]]></category>
		<category><![CDATA[prodotti alimentari]]></category>
		<category><![CDATA[SociaLABelling]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;etichetta SociaLABelling aiutera&#8217; il consumatore a capire meglio la composizione dei prodotti alimentari che sta acquistando durante la spesa Una nuova etichetta per i prodotti alimentari aiuterà i consumatori a capire cosa stanno realmente mangiando. Stiamo parlando di &#8216;SociaLABelling&#8217;, un nuovo progetto finanziato attraverso una campagna in crowdfunding sul sito Eppela per &#8216;certificare dal basso&#8217; [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-21393" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2014/10/images_igallery_resized_enogastronomia_etichetta_alimentare-12930-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>L&#8217;etichetta SociaLABelling aiutera&#8217; il consumatore a capire meglio la composizione dei prodotti alimentari che sta acquistando durante la spesa</p>
<p>  <span id="more-21394"></span>  </p>
<p>Una nuova etichetta per i prodotti alimentari aiuterà i consumatori a capire cosa stanno realmente mangiando. Stiamo parlando di &#8216;SociaLABelling&#8217;, un nuovo progetto finanziato attraverso una campagna in crowdfunding sul sito <a href="http://www.eppela.com/ita/projects/972/socialabelling-una-proposta-di-certificazione-dal-basso" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Eppela</a> per &#8216;certificare dal basso&#8217; i prodotti alimentari e rendere la spesa più semplice.</p>
<p>La nuova <a href="alimentazione/olio/olio-d-oliva-nuova-etichetta-piu-trasparente" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>etichetta</strong></a>, nata dalla creatività dell&#8217;associazione Soul Food, dovrebbe sostanzialmente aiutare il consumatore a capire la composizione dei prodotti alimentari. L&#8217;obiettivo, aldilà delle certificazioni DOP, DOC e IGT, è quello di aumentare l&#8217;informazione e la consapevolezza sul cibo sano che si sceglie di mangiare. A garantire la genuinità dei prodotti alimentari infatti, oltre ai regolamenti, sono anche e soprattutto le relazioni di fiducia che si instaurano con i produttori. </p>
<p>L&#8217;etichetta &#8216;SocialLABelling&#8217; inoltre, si espanderà dall&#8217;informazione sul <a href="https://www.ecoseven.net//?p=13190" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>cibo</strong></a> ad una piattaforma web &#8216;di scambio&#8217;, dove consumatori e produttori potranno interagire tra loro divulgando informazioni sulle caratteristiche dei prodotti alimentari e sull&#8217;affidabilità dei produttori stessi. Un &#8216;marketplace popolare&#8217; quindi, dove i produttori potranno e dovranno svelare tutto ciò che garantisce la genuinità e la bontà degli alimenti che propongono. Per maggiori informazioni è possibile consultare questo <a href="http://www.thesoulfood.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sito</a>.</p>
<p>(ml)</p>
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		<title>Stop all&#8217;uso dell&#8217;etossichina come conservante della frutta</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/alimentazione/news-alimentazione/stop-all-uso-dell-etossichina-come-conservante-della-frutta/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Sep 2014 14:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[conservante]]></category>
		<category><![CDATA[consumatori]]></category>
		<category><![CDATA[etossichina]]></category>
		<category><![CDATA[frutta]]></category>
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					<description><![CDATA[Arriva il fermo da parte dei Ministeri della Salute e dell&#8217;Ambiente sull&#8217;uso dell&#8217;etossichina come conservante della frutta Arriva il fermo da parte dei Ministeri della Salute e dell&#8217;Ambiente sull&#8217;uso dell&#8217;etossichina come conservante della frutta. La decisione è arrivata a seguito delle analisi e delle determinazioni formulate dall&#8217;Istituto Superiore di Sanità (Iss), che hanno &#8216;escluso di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-20749" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2014/09/images_igallery_resized_enogastronomia_conservante.etotossichina.frutta-12601-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>Arriva il fermo da parte dei Ministeri della Salute e dell&#8217;Ambiente sull&#8217;uso dell&#8217;etossichina come conservante della frutta</p>
<p>  <span id="more-20750"></span>  </p>
<p>Arriva il fermo da parte dei Ministeri della <a href="http://www.salute.gov.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Salute</a> e dell&#8217;<a href="http://www.minambiente.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Ambiente</a> sull&#8217;uso dell&#8217;etossichina come conservante della frutta. La decisione è arrivata a seguito delle analisi e delle determinazioni formulate dall&#8217;Istituto Superiore di Sanità (Iss), che hanno &#8216;escluso di poter consentire il ricorso all&#8217;uso eccezionale della molecola etossichina, già utilizzata per consentire la conservazione per lungo periodo della frutta&#8217;. </p>
<p>Secondo quanto riporta una nota del Ministero dell&#8217;Ambiente sono state infatti &#8216;sollevate rilevanti criticità relative al valore degli attuali residui rispetto al rischio per la <a href="https://www.ecoseven.net//?p=20391" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>salute</strong></a> degli utilizzatori e dei consumatori.&#8217; </p>
<p>La sostanza è stata ufficialmente vietata in Europa nel 2011, ma sarebbe ancora presente in <a href="https://www.ecoseven.net//?p=2440" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>frutta</strong></a> di provenienza extraeuropea e anche in quella che arriva da alcuni stati Ue, come la Spagna. Vista la &#8216;prioritaria necessità di garantire il massimo livello di sicurezza&#8217;, i due dicasteri hanno ritenuto &#8216;inammissibile concedere anche in via temporanea alcuna possibilità di uso in deroga.&#8217; Per maggiori informazioni è possibile consultare questo <a href="http://www.minambiente.it/comunicati/agricoltura-salute-ambiente-stop-etossichina-frutta-ora-percorso-comune-ue" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sito</a>.</p>
<p>(ml)</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Spesa, come cambiano le abitudini degli italiani</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/news-ambiente/spesa-come-cambiano-le-abitudini-degli-italiani/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jul 2013 11:43:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[abitudini d'acquisto]]></category>
		<category><![CDATA[acquisti]]></category>
		<category><![CDATA[consumatori]]></category>
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					<description><![CDATA[Come cambiano le abitudini di acquisto degli italiani e i consumi intelligenti Eurispes e Focus, in collaborazione con Dacia, hanno svolto un’indagine sulle abitudini di acquisto degli italiani, con particolare attenzione ai consumi intelligenti. La ricerca, realizzata attraverso un questionario on line compilato da 2.696 persone appartenenti alla community dei lettori di Focus(*), è stata [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-12824" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2013/07/images_igallery_resized_ambientetest_shopping_online-8452-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p class="MsoNormal">Come cambiano le abitudini di acquisto degli italiani e i consumi intelligenti</p>
<p>  <span id="more-12825"></span>  </p>
<p class="MsoNormal"><span style="line-height: 1.3em;">Eurispes e Focus, in collaborazione con Dacia, hanno svolto un’indagine sulle</span><strong style="line-height: 1.3em;"> abitudini di acquisto degli italiani</strong><span style="line-height: 1.3em;">, con particolare attenzione ai consumi intelligenti. La ricerca, realizzata attraverso un questionario on line compilato da 2.696 persone appartenenti alla community dei lettori di Focus(*), è stata presentata ieri a Milano presso l’InMondadori in Piazza Duomo.</span></p>
<p class="MsoNormal"><strong>Che cosa influenza le scelte di acquisto dei consumatori?</strong> Dall’indagine emergono due profili molto caratterizzati: il campione si divide tra chi mette al primo posto il fattore economico e quindi il costo (46,5%) del prodotto e chi la qualità (44,4%). A sorpresa la marca è un fattore determinante negli acquisti solo nel 3,3% dei casi.</p>
<p class="MsoNormal">Più attente all’aspetto economico nelle scelte di acquisto sono le donne (49,4% contro il 42,3% degli uomini), mentre gli uomini tendono a privilegiare il fattore “qualità” (47,4% contro 42,4%).</p>
<p class="MsoNormal">Tra i <strong>consumatori</strong> con un’età compresa tra 18 e i 29 anni c’è una maggiore attenzione al prezzo: è il primo criterio di scelta per ben il 55,3%, a fronte del 45,9% dei 30-44enni, del 41,1% dei minorenni, del 38,5% dei 45-64enni, del 33,9% di chi ha 65 anni e più. Per gli adulti tra i 45 ed i 64 anni invece conta soprattutto la qualità (50,8%) rispetto al costo (38,5%). Per gli over65 è più importante la facile reperibilità dei prodotti (per il 13,2% è il fattore determinante), la qualità (40,5%) e la marca (8,3%); anche se uno su tre si fa influenzare soprattutto dal costo di un prodotto.</p>
<p class="MsoNormal">Il fattore economico pesa in modo determinante nelle scelte di acquisto dei single (50,5%) e nei nuclei monogenitore o di altro tipo (59,6%). I single in molti casi sono infatti giovani con una posizione occupazionale e finanziaria non consolidata, mentre i nuclei monogenitoriali possono contare su un solo stipendio. La qualità del prodotto è invece indicata con maggior frequenza dalle coppie con figli (47,4%).</p>
<p class="MsoNormal"><strong>Consumatori consapevoli e attivi.</strong> Informati nella scelta. Informarsi sulle caratteristiche di un prodotto o un servizio prima dell’acquisto è un’abitudine diffusa nel 77,3% dei casi (“sempre” 40,4% o “spesso” 36,9%); mentre il giudizio di altri consumatori influisce solo per il 48,8% (“spesso” 39%; “sempre” 9,8%)</p>
<p class="MsoNormal">La gran parte dei consumatori intervistati ha l’abitudine di mettere a confronto prodotti di diverse marche: quasi la metà (49%) lo fa spesso, il 27,1% sempre; il 20,7% qualche volta e solo il 3,2% mai. A conferma della forte attenzione verso il costo e la qualità dei prodotti, i risultati indicano che oltre la metà del campione (53,1%) valuta sempre, al momento dell’acquisto, il rapporto tra qualità e prezzo; il 34,9% lo fa spesso, il 9,7% qualche volta, solo il 2,2% mai.</p>
<p class="MsoNormal">Alta fedeltà, ma con un occhio attento alle novità. La maggioranza degli intervistati afferma di restare fedele alle marche ed ai prodotti che conosce nel 58,1% dei casi (“spesso” 51,6%; “sempre” 6,5%), il 37,7% qualche volta, il 4,2% mai.</p>
<p class="MsoNormal">Al tempo stesso la sperimentazione di prodotti nuovi è un’abitudine consolidata: il 52,2% lo fa qualche volta, il 37,7% spesso, l’8% sempre, soltanto il 2,1% mai. E questo accade anche per le offerte speciali alle quali cedono in molti anche quando si tratta di prodotti che non hanno mai provato: il 49% lo fa qualche volta, il 31,3% spesso, il 9,5% sempre. Solo uno su dieci (10,2%) non lo fa mai. Le donne che sperimentano abitualmente prodotti nuovi sono più numerose rispetto agli uomini (9,3% contro 5,9%), come quelle che aderiscono ad offerte speciali anche se si tratta di prodotti che non hanno mai provato (l’11,5% contro il 6,4%).</p>
<p class="MsoNormal"><strong>Costoso non è per forza sinonimo di qualità.</strong> Dall’indagine si riscontra una tendenza a non associare rigidamente ad un costo più elevato una maggiore qualità dei prodotti. Per il 64,5% a maggior prezzo corrisponde maggior qualità solo qualche volta, per il 2,2% mai, per il 31,9% spesso e solo per l’1,4% sempre.</p>
<p class="MsoNormal">Sono gli uomini ad essere più convinti che un maggior costo garantisca qualità più elevata: per il 35,8% ciò accade spesso, contro il 29,3% delle donne. Le donne più spesso ritengono invece che questa associazione sia valida solo qualche volta (67,6% contro 59,8%).</p>
<p class="MsoNormal"><strong>La sostenibilità negli acquisti.</strong> Tra gli scaffali dei supermercati e dei negozi italiani il consumatore appare condizionato dalla scelta di un prodotto anzitutto da fattori quali il rispetto dell’ambiente e l’innovazione.</p>
<p class="MsoNormal">La tutela dell’<a href="https://www.ecoseven.net//?attachment_id=3"><strong>ambiente</strong> </a>è una caratteristica che interessa la maggior parte dei consumatori (76,8%) che la ritengono molto e abbastanza importante rispettivamente nel 26,1% e nel 50,7% dei casi. Allo stesso modo l’innovazione associata al prodotto influisce per il 78% dei casi nell’acquisto (“molto” 24,1% “abbastanza” 53,9%).</p>
<p class="MsoNormal">La sostenibilità, e quindi impatto a lungo termine sull’ambiente, è un fattore determinante nel successo di un prodotto presso i consumatori nel 70% dei casi, mentre il rispetto dell’ambiente associato alla marca lo è nel 64,7%.</p>
<p class="MsoNormal">Nei loro comportamenti di acquisto le donne si dimostrano in generale più sensibili degli uomini rispetto all’impatto dei prodotti sull’ambiente, questi ultimi invece sembrano prediligere il fattore “innovazione”.</p>
<p class="MsoNormal"><strong>Come cambiano le abitudini di consumo.</strong> Crisi o maggiore consapevolezza nell’acquisto? A conferma dell’impatto della crisi economica sui consumi, il 70,7% degli intervistati ha modificato i propri comportamenti d’acquisto rispetto al passato. Oltre ad una maggiore oculatezza dettata dalla difficile congiuntura economica, influisce su questa tendenza anche una mutata consapevolezza dei consumatori e la possiblità, offerta soprattutto dalle nuove tecnologie, di informarsi, confrontare le caratteristiche del prodotto o del servizio e avere feed da chi ha già provato un determinato bene.</p>
<p class="MsoNormal">Le consumatrici hanno ridefinito maggiormente le proprie abitudini: nel complesso un terzo degli uomini ha mutato abitudini di consumo per nulla o poco, contro un quarto delle donne.</p>
<p class="MsoNormal">I single sono coloro che affermano con minore frequenza, rispetto agli altri, di aver mutato molto i propri comportamenti d’acquisto: 14,8%, contro il 24,1% delle coppie senza figli, il 23,6% dei nuclei monogenitore ed il 21,5% delle coppie con figli.</p>
<p class="MsoNormal">In generale, rispetto al passato, si presta prestare maggiore attenzione alle offerte, agli sconti e alle promozioni sui prodotti pubblicizzati nei supermercati e nelle attività commerciali (92,8%); si verifica quasi sempre la qualità del prodotto prima dell’acquisto (82,5%).</p>
<p class="MsoNormal">Rispetto alla tipologia dei prodotti a disposizione del consumatore: il 59,9% preferisce prodotti non di marca; il 47,6% fa la spesa rivolgersi direttamente al produttore, prediligendo prodotti alimentari a chilometro zero nello stile dei farmer’s market;  il 37,5% sceglie di acquistare beni solo nei punti vendita di fiducia e solo il 27,6% usa come canale preferenziale d’acquisto le bancarelle o i mercatini.</p>
<p class="MsoNormal">Nonostante la difficile situazione di crisi economica, gli italiani continuano a prestare attenzione alla selezione dei prodotti alimentari (53,5%), ulteriore segno di una cultura e di una tradizione dell’alimentazione radicata e irrinunciabile.</p>
<p class="MsoNormal">Si rileva una certa sensibilità nell’acquisto di apparecchiature tecnologiche (19,4%) e nei prodotti di abbigliamento e calzature (11,6%). Seguono viaggi e le vacanze (8%), le automobili (3,8%) e i beni di arredamento (1,6%).</p>
<p class="MsoNormal">Ci si affida alla Rete per scegliere, tranne quando si tratta di cibo. Rispetto alla ricerca di informazioni sui prodotti alimentari, gli italiani dichiarano di rivolgersi solo qualche volta ai forum o siti (41,1%) oppure mai (40,7%).</p>
<p class="MsoNormal">Invece, ben il 77,4% degli intervistati considera la Rete il luogo adatto per reperire informazioni sui viaggi e le vacanze (40,8% sempre; 36,7% spesso); il 76,7% si informa online sulle apparecchiature tecnologiche (41,4% sempre; 35,3% spesso); il 62,2% su prodotti di telefonia (33,5% spesso; 28,7% sempre);</p>
<p class="MsoNormal">La ricerca di informazioni sulle automobili invita gli italiani a navigare sul web nel 78,7% dei casi: qualche volta 29%, spesso 27,1% e sempre per il 22,6%; mentre il 21,2% dichiara di non rivolgersi mai a tale canale di informazione. Se il 28% dichiara di non cercare su Internet informazioni per migliorare la propria conoscenza sui servizi bancari e assicurativi, il 71,9% degli intervistati si rivolge con modalità diverse ai forum, ai blog o ai siti commerciali (29,5% qualche volta; 26,3% spesso; 16,1% sempre).</p>
<p class="MsoNormal">Il 51,6% dichiara di non cercare mai informazioni sulla Rete per quanto riguarda gli articoli di profumeria, mentre il 30,4% sceglie qualche volta questo canale di informazione, il 13,3% spesso e solo il 4,7% sempre.  Infine, rispetto alla compravendita di immobili e per le dinamiche di affitto, dichiarano di non rivolgersi mai a Internet il 37,8% degli intervistati, qualche volta il 28,3%, spesso il 21% e sempre il 12,9%.</p>
<p class="MsoNormal">Prodotti low cost, offerte speciali e promozioni: opportunità da prendere al volo?  Solo il 4% dei consumatori di fronte ad offerte speciali e sconti tende ad acquistare di più indipendentemente dalle proprie necessità, anche se il 34,2% si lascia influenzare abbastanza. D’altra parte, il 44,1% degli tende ad acquistare poco e il 17,7% per niente in questo modo. La qualità del servizio fornito al consumatore dopo l’acquisto di un prodotto può influire sulla propensione all’acquisto diventando, così, un aspetto di grande rilievo: per il 55,3% degli italiani raggiunti dall’indagine è abbastanza rilevante, per il 26,3% è addirittura molto importante, mentre è poco significativo per il 16,9% e per niente considerevole solo per l’1,5%.</p>
<p class="MsoNormal"><strong>Shopping low cost</strong>: che cosa mettono gli italiani nel carrello. Agli intervistati è stato poi chiesto nell’acquisto di quali tipi di prodotto è disposto a scegliere il low cost: ben il 69,6% non intende comprare e quindi consumare alimenti di basso valore economico, il 40,3% degli italiani è poco disposto a scegliere questi prodotti e il 29,3% per niente. Tra i più restii a consumare cibi low cost vi sono coloro che vivono nel Sud del Paese (33,9%) e nel Centro Italia (31,6%), mentre cedono poche volte all’acquisto di tali alimenti gli intervistati del Nord-Ovest (41,9%), del Nord-Est (40,2%) e delle Isole (41,2%).</p>
<p class="MsoNormal">Invece, tra coloro che affermano di essere abbastanza disposti a scegliere cibi a basso costo vi sono gli abitanti del Nord-Est (26,3%) e del Nord-Ovest (24%) e delle Isole (25,4%).</p>
<p class="MsoNormal">Per quanto concerne invece l’abbigliamento e/o le scarpe i consumatori  risultano abbastanza divisi: il 41,1% è abbastanza disposto all’acquisto di tali prodotti low cost, il 33,1% poco, il 15,5% molto ed infine il 10,2% non è per niente interessato ad acquistare abbigliamento o scarpe di bassa qualità. Sono i soggetti più giovani a dichiarare di essere disponibili a scegliere il low cost per i beni di abbigliamento e scarpe: è così per gli individui che hanno tra i 18 e i 29 anni (abbastanza 44,3%, molto 21,3%), tra i 30 e i 44 anni (abbastanza 41,5%, molto 13,6%) e che vivono nel Sud d’Italia (18,6%) e nel Centro (17,5%).</p>
<p class="MsoNormal">Per i<strong> viaggi e le vacanze</strong>, il 42,2% del campione è abbastanza favorevole a scegliere il low-cost, il 28% molto propenso, il 22% è poco è disposto a risparmiare sulle vacanze e il 7,7% per niente. Nel 41,5% si è poi poco propensi a scegliere apparecchiature tecnologiche a basso costo (il 31,3% abbastanza disposto, il 16,6% per niente, solo il 10,6% molto disposto). Per quanto riguarda gli articoli da profumeria, il 36% degli intervistati è poco interessato a scegliere prodotti a basso costo, il 27,9% abbastanza, il 22,6% per niente, il 13,5% molto. Ben il 42,8% non è per nulla disposto ad acquistare farmaci a basso prezzo, il 29% lo è poco. Il 20,3% è abbastanza disposto a scegliere il low cost per i farmaci e il 7,8% molto disponibile.</p>
<p class="MsoNormal">Per quanto riguarda l’acquisto delle automobili, la propensione all’acquisto low cost riguarda il 36,5% dei consumatori (“abbastanza” 27,6% e “molto” 8,9%), mentre si dice poco disposto il 39% e per niente il 24,5%.</p>
<p class="MsoNormal">Il giudizio generale in merito ai prodotti e/o servizi low cost è positivo. Coloro che credono si tratti di prodotti/servizi con un rapporto qualità/prezzo vantaggioso rappresentano la quota maggiore del campione, pari al 61,8%.</p>
<p class="MsoNormal">Dopo l’acquisto di un prodotto low cost il 36,5% dei consumatori è rimasto abbastanza soddisfatto, il 13,6% molto soddisfatto, il 6,7% poco, solo lo 0,9% per niente. Ben il 35,7% risponde invece che dipende dai casi: ha quindi presumibilmente avuto esperienze soddisfacenti ed altre meno soddisfacenti.</p>
<p class="MsoNormal"><strong>Consumi intelligenti.</strong> Tra le forme di “consumo intelligente”, quella maggiormente sperimentata è il prestito di libri in biblioteca (74,9%), seguito dal taxi condiviso (24,6%), il book crossing (18,4%) e il bike sharing (14,2%); il car sharing, il car pooling e lo scambio di case per vacanze risultano essere le meno utilizzate, tanto che rispettivamente solo il 9,7%, il 9% e il 6,2% del campione dichiarano di aver usufruito di tali forme di consumo.  </p>
<p class="MsoNormal">Modalità di acquisto on line: prodotti, servizi e gruppi di acquisto. Meno di un intervistato su 10 (8,4%) di non aver mai effettuato acquisti su Internet, il 40% qualche volta, il 43% spesso e infine l’8,6% dichiara di compiere sempre online i propri acquisti.</p>
<p class="MsoNormal">Sono le coppie senza figli a dedicarsi maggiormente all’acquisto on line (spesso 46,2%; sempre 10,3%), seguite dai single (spesso 42,6%; sempre 10,2%) e dalle coppie con figli (spesso 41,8%; sempre 7,5%).</p>
<p class="MsoNormal">Per il 91,6 % degli intervistati che afferma di utilizzare Internet per i propri acquisti, i prodotti e i servizi più acquistati sono i biglietti di aereo e treno (77,8%), viaggi e vacanze (71,3%), libri (68,2%), biglietti per spettacoli e mostre (63,7%), abbigliamento e scarpe (53,7%), i dvd e i cd (45,9%), pranzi, cene e aperitivi (32,2%), trattamenti estetici e di benessere (29,8%), corsi (26,2%), mentre agli ultimi tre posti compaiono le apparecchiature tecnologiche (21,4%), i prodotti alimentari (17,6%) e le visite mediche (15,7%).</p>
<p> </p>
<p class="MsoNormal">Agli intervistati è stato chiesto inoltre se conoscono ed utilizzano i gruppi di acquisto online come Groupon, Groupalia, Prezzofelice, Glamoo, ecc.: l’8,9% risponde di non essere iscritto a questi siti e non sa cosa siano; il 30,7% non è iscritto ma sa di cosa si tratta; nel complesso più della metà degli intervistati (il 60,4%) risulta essere iscritto a siti di gruppi di acquisto online, ma tra questi il 24,4% dichiara non aver mai fatto acquisti, mentre il 36% risponde di averli utilizzati per effettuare acquisti. (com)</p>
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		<title>Consumatori: sempre piu&#8217; attenti a scelte consapevoli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 May 2013 12:14:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[consumatori]]></category>
		<category><![CDATA[consumo]]></category>
		<category><![CDATA[consumo consapevole]]></category>
		<category><![CDATA[indagine consumatori]]></category>
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					<description><![CDATA[Il consumatore diventa sempre piu’ prezioso e sempre piu’ attento ad un consumo consapevole. Ruolo fondamentale gioca il web Le tematiche consumeristiche sono sempre più al centro dell’attenzione di aziende, media e istituzioni. Si evidenzia una crescente focalizzazione delle aziende nelle iniziative di dialogo e di engagement con i clienti, dalle strategie per la presenza [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-12009" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2013/05/images_igallery_resized_ambientetest_images-7991-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p class="MsoNormal">Il consumatore diventa sempre piu’ prezioso e sempre piu’ attento ad un consumo consapevole. Ruolo fondamentale gioca il web</p>
<p>  <span id="more-12010"></span>  </p>
<p class="MsoNormal"><span style="line-height: 1.3em; text-align: justify;">Le tematiche consumeristiche sono sempre più al centro dell’attenzione di aziende, media e istituzioni. Si evidenzia una crescente focalizzazione delle aziende nelle iniziative di dialogo e di engagement con i clienti, dalle strategie per la presenza Web 2.0, all’avvio di programmi educational, all’implementazione di servizi web di consulenza e assistenza. In questa chiave potrebbe leggersi la netta diminuzione, sia in numero che in valore, delle sanzioni comminate dalle Autorità di Garanzia e Regolazione alle imprese per pratiche scorrette verso il consumatore.</span></p>
<p class="MsoNormal">E’ quanto emerge dal 2° Rapporto Annuale dell’Osservatorio <a href="http://www.i-com.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>I-Com</strong></a> sui Consumatori, presentato oggi a Roma al convegno “Le nuove frontiere dell’empowerment dei consumatori: il ruolo degli attori pubblici e privati” e realizzato in collaborazione con Agos Ducato, Autostrade per l’Italia, Conad, Edison, GDF SUEZ, MasterCard, Sky, TNT Post, UniCredit e Vodafone.</p>
<p class="MsoNormal">“Alla sua seconda edizione, il Rapporto si è già affermato come punto di riferimento annuale per tutti coloro che si occupano dei temi consumeristici – ha dichiarato Stefano da Empoli, Presidente di I-Com – perché ha il pregio di osservare da un punto di vista terzo e indipendente tutti i principali attori in campo (il Legislatore comunitario e nazionale, le Authority, le associazioni dei consumatori e le aziende), sulla base di un lavoro di raccolta ad hoc di dati inediti che ci ha impegnato per molti mesi. Un altro ingrediente dell’ampio apprezzamento che abbiamo ricevuto e che ci stimola ad andare avanti, pensando già alle prossime iniziative, è l’approccio intersettoriale, che consente di confrontare buone prassi e criticità di mercati che rappresentano circa la metà della spesa annuale delle famiglie”.</p>
<p class="MsoNormal">Le iniziative per la promozione di un <a href="https://www.ecoseven.net//?attachment_id=3"><strong>consumo consapevole</strong></a> sono ormai maggioritarie all’interno del panel interpellato da I-Com, composto da aziende medie e grandi che operano nei mercati di massa (energia, trasporti, comunicazioni, finance, grande distribuzione): il 55% delle aziende intervistate, e tra queste il  72% delle aziende più grandi, ha promosso nel 2012 campagne educative.</p>
<p class="MsoNormal">Questi programmi raggiungono però ad oggi ancora un numero limitato di consumatori: solo il 10% dei rispondenti dichiara di indirizzarsi ad oltre 1 milione di utenti, mentre il 32% ammette di riservare le proprie iniziative a non più di 50.000 consumatori. Risulta significativo per una maggiore audience dei programmi educational il coinvolgimento delle associazioni dei consumatori, con una audience media tripla rispetto ai progetti realizzati con altre imprese.</p>
<p class="MsoNormal">Le informazioni strettamente legate al prodotto/servizio fornito viaggiano invece ancora su canali prevalentemente tradizionali, come brochure (16,8%) e inserzioni stampa (8,8%), mentre social media e web advertising crescono ma si fermano, ex aequo, al 7,3% del totale. Particolare la situazione degli spot televisivi che, seppur utilizzati in meno del 3% del totale dei casi, vengono percepiti dalle aziende come i più efficaci (71%).</p>
<p class="MsoNormal">Per il dialogo con i consumatori, ai call center si affiancano servizi di consulenza e assistenza forniti via web (applicazioni per smartphone o servizi di assistenza virtuale on-line), realizzati dall’85% delle aziende interpellate. Al call center vengono invece deputate le funzioni di customer care (92%), gestione reclami (51%), servizi di vendita (38%) e, in alcuni casi, recupero crediti (11%).</p>
<p class="MsoNormal">Per quanto riguarda le strategie aziendali web 2.0, la diffusione presso le aziende è ancora a macchia di leopardo, con punte di eccellenza per follower, engagement e servizi offerti (non solo marketing o comunicazione istituzionale, ma anche customer care), a cui fanno da contraltare realtà importanti con presenza scarsa o nulla sui principali social network.</p>
<p class="MsoNormal">La <strong>crescente attenzione alle tematiche consumeristiche</strong> si riflettono anche nelle iscrizioni alle<a href="https://www.ecoseven.net//?p=10793"><strong> associazioni dei consumatori</strong></a>, che, stando agli ultimi dati disponibili (fine 2011), risultano pari a 1,375 milioni (+0,8% sul 2010), in gran parte concentrati nel Centro-Nord. L’aumento degli iscritti è trainato anche da una vistosa crescita della visibilità mediatica delle associazioni: considerato un panel di 11 testate quotidiane nazionali, nel 2012 le citazioni sono aumentate del 13,5% rispetto all’anno precedente, con il raddoppio della presenza sulle prime pagine. Il tema che ha maggiormente richiamato l’interesse della stampa è stato quello relativo al potere d’acquisto/inflazione, categoria in cui rientra il 17% del totale delle citazioni.</p>
<p class="MsoNormal">Secondo le analisi delle azioni sanzionatorie a tutela dei consumatori di 4 Autorità (AGCM, Garante della Privacy, AGCOM e AEEG), emerge nel 2012 una netta riduzione delle sanzioni rispetto all’anno precedente, passando da 308 a 190, per un calo del 38%. Diminuzione che viene confermata anche analizzando l’ammontare in valore (da 27 a 14,7 milioni, -45%), e estendendo il confronto anche al primo anno di rilevazione, il 2010. In particolare</p>
<p class="MsoNormal">. <span style="text-indent: -24px; line-height: 1.3em;">per l’AGCM  (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) il numero di soggetti sanzionati per pratiche scorrette è diminuito a un tasso medio annuo del 35% e l’ammontare delle sanzioni del 22% tra 2010 e 2012;</span></p>
<p><!--[if !supportLists]-->· <!--[endif]-->per il Garante Privacy, il numero delle sanzioni (tra 2011 e 2012) per violazione delle norme è calato del 47% e l’importo delle sanzioni del 20%;</p>
<p><!--[if !supportLists]-->· per  l’AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni), sia  il numero di soggetti che l’ammontare delle sanzioni per comportamenti illegittimi hanno subito una riduzione dal 2010 al 2012, a tassi medi annui rispettivamente pari al 18% e al 26%;</p>
<p><!--[if !supportLists]-->· per l’AEEG (Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas),  si registra ancora un decremento tra 2010 e 2012 sia del numero dei soggetti sanzionati che dell’importo sanzionato per violazioni della regolazione, a tassi medi annui rispettivamente del 40% e 22%.</p>
<p class="MsoNormal">Il calo dell’attività sanzionatoria riguardante pratiche scorrette nei confronti dei consumatori è riscontrabile, con intensità meno significative, anche in ambito assicurativo, con l’Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni (IVASS) che ha comminato sanzioni nel 2012 per un totale di 33,9 milioni di euro, in calo di circa un milione di euro dalla prima rilevazione effettuata nel 2010. (com)</p>
<p class="MsoNormal"><a href="images/pdf/02-executive-summary.pdf">Leggi l&#8217;estratto del rapporto di I-Com</a>. </p>
<p class="MsoNormal"> </p>
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		<title>Agricoltura, in crescita le coltivazioni biologiche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Feb 2013 07:02:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Biologia e agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
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		<category><![CDATA[Alimentazione sana]]></category>
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					<description><![CDATA[In Italia le coltivazioni biologiche occupano il 10% del totale della superficie agricola e impiegano circa 40mila persone. In Europa, il bio made in Italy è secondo solo alla Spagna, ma è in testa nelle esportazioni Con una superficie agricola di circa il 10% sul totale e circa 40mila occupati tra agricoltori, trasformatori e addetti [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-10884" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2013/02/images_igallery_resized_enogastronomia_coltivazione_biologica_cavolo-7352-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p style="text-align: justify;">In Italia le coltivazioni biologiche occupano il 10% del totale della superficie agricola e impiegano circa 40mila persone. In Europa, il bio made in Italy è secondo solo alla Spagna, ma è in testa nelle esportazioni<span style="font-size: 13px;"><br /></span></p>
<p>  <span id="more-10885"></span>  </p>
<p>Con una <strong>superficie agricola</strong> di circa il 10% sul totale e circa 40mila occupati tra <strong>agricoltori</strong>, trasformatori e addetti del commercio, le <strong>coltivazioni biologiche</strong>, in Italia, registrano un trend in crescita. La nostra Penisola, in Europa, è seconda soltanto alla Spagna che coltiva e produce più biologico di noi.</p>
<p><span style="font-size: 13px;">L’Italia, però, è in testa nelle esportazioni. E sulle tavole dei consumatori, nel 2012, si è registrato un incremento del biologico del 6%. Si può cominciare a parlare di un business in crescita per l’agricoltura biologia in Italia, sia in termini commerciali sia occupazionali. Un terzo delle delle<strong> imprese biologiche</strong> europee, con una superficie coltivata a &#8216;bio&#8217; pari a oltre un milione e 200 mila ettari e nell&#8217;ultimo anno il numero degli operatori del settore è passato da 47.663 unità a 48.269. </p>
<p>A decretare il successo sono <strong>consumatori giovani e famiglie</strong> che registrano una tendenza alla fidelizzazione, mostrando di preferire alimenti di chiara provenienza geografica, possibilmente a chilometro zero, e garantiti da Ong e associazioni, che hanno favorito la moltiplicazione del numero dei canali di vendita (da 106 a 167) sia locali che online negli ultimi mesi dell&#8217;anno scorso. </p>
<p></span><span style="font-size: 13px;">Per richiamare l&#8217;attenzione sul futuro del biologico, l&#8217;Associazione Italiana Agricoltura Biologica (Aiab) ha pubblicato un decalogo finalizzato a contribuire a &#8221;coltivare&#8221; abitudini più sane e rispettose dell&#8217;equilibrio naturale, favorendo una normativa e un sistema di sostegni e di incentivi al settore, considerato finora un comparto di nicchia. </p>
<p></span><span style="font-size: 13px;">Tra le priorità indicate dall&#8217;Aiab ci sono la necessità di iniziative legislative per portare al 20% le coltivazioni biologiche in Italia; l&#8217;aumento al 50% degli acquisti pubblici verdi, l&#8217;approvazione di una legge per la promozione dell&#8217;agricoltura sociale e dell&#8217;occupazione giovanile nelle campagne; e la gestione del verde pubblico con metodi biologici. Per l&#8217;Aiab è urgente anche il varo della clausola di salvaguardia sulle coltivazioni transgeniche nel nostro Paese, che potrebbero minacciare la qualità del sistema alimentare non solo biologico e la promozione di un disegno di legge sulla “Sovranità Alimentare” italiana.</span></p>
<p style="text-align: justify;">(dp – fonte Ansa)</p>
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		<title>Spreco di cibo, parte la campagna di Fao e Unep</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Feb 2013 18:22:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sollecitare consumatori, distribuzione e governi a cambiare la “cultura degli sprechi alimentari”. È l’obiettivo dell’operazione lanciata da Fao e Unep denominata “Think. Eat. Save.” Lo spreco di cibo è un problema di non poco conto, con il quale conviviamo con una certa assuefazione.&#160;Ora arriva “Think. Eat. Save.”. Questo il titolo della campagna globale lanciata dalla [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-10756" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2013/02/images_igallery_resized_enogastronomia_cibo_sprecato-7270-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>Sollecitare consumatori, distribuzione e governi a cambiare la “cultura degli sprechi alimentari”. È l’obiettivo dell’operazione lanciata da Fao e Unep denominata “Think. Eat. Save.”</p>
<p>  <span id="more-10757"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://alimentazione.ecoseven.net/news-alimentazione/lue-vuole-dimezzare-gli-sprechi-di-cibo-entro-il-2020" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Lo spreco di cibo</a> è un problema di non poco conto, con il quale conviviamo con una certa assuefazione.&nbsp;Ora arriva<strong> “Think. Eat. Save.”</strong>. Questo il titolo della campagna globale lanciata dalla <strong>Fao</strong> e dall&#8217;<strong>Unep</strong> &#8211; programma nazioni unite per l’ambiente, con il contributo di altri partner, per ridurre gli 1,3 miliardi di tonnellate di cibo che vanno sprecati ogni anno con azioni semplici. Secondo la Fao, ogni anno circa <strong>un terzo di tutto il cibo prodotto a livello globale</strong>, per un valore approssimativo di mille miliardi di dollari, viene sprecato. Le perdite maggiori si registrano a livello della produzione, ma gli sprechi si concentrano nella distribuzione e nel consumo.</p>
<p style="text-align: justify;">L’iniziativa sullo <strong>spreco di cibo</strong>, rivolta ai consumatori, alla distribuzione, ai governi e all&#8217;industria turistica, mira ad ottenere una significativa riduzione degli sperperi. Non si tratta di una questione di solo carattere etico ed economico, bensì anche ambientale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il direttore generale della Fao, Jose&#8217; Graziano da Silva, ha dichiarato: &#8221;Insieme, possiamo ribaltare questa inaccettabile tendenza e migliorare le condizioni di vita. Nei paesi industrializzati circa metà di tutto il cibo viene dissipato, perché produttori, distributori e consumatori eliminano alimenti che sono ancora buoni per essere consumati. Questo è più del totale netto della produzione alimentare dell&#8217;Africa Subsahariana, e sarebbe sufficiente a nutrire i circa 870 milioni di persone che soffrono la fame nel mondo&#8221;.</p>
<p>(dp)</p>
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		<title>Gas e luce: le aziende fanno pagare ai consumatori la Robin Hood tax</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Feb 2013 09:16:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Molte aziende di luce e gas fanno pagare la Robin Hood tax ai cittadini, violando il divieto di traslazione dell&#8217;addizionale Ires sui prezzi al consumo. La denuncia dell’Autorita’ per l’Energia Nel 2008 è stata introdotta in campo energetico la Robin Hood Tax, un’imposta che venne definitiva ‘etica’ e conveniente per i consumatori perché avrebbe dovuto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-10706" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2013/02/images_igallery_resized_ambientetest_robinhoodtax1-7236-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p><span style="font-size: 13px;">Molte aziende di luce e gas fanno pagare la Robin Hood tax ai cittadini, violando il divieto di traslazione dell&#8217;addizionale Ires sui prezzi al consumo. La denuncia dell’Autorita’ per l’Energia</span></p>
<p>  <span id="more-10707"></span>  </p>
<p class="MsoNormal">Nel 2008 è stata introdotta in campo energetico la <strong>Robin Hood Tax</strong>, un’imposta che venne definitiva ‘etica’ e conveniente per i consumatori perché avrebbe dovuto colpire gli extra profitti di alcune tipologie di imprese per utilizzare il gettito fiscale aggiuntivo a beneficio della collettività.&nbsp;La tassa venne poi modificata ulteriormente in piena crisi finanziaria nel 2011, dall’allora ministro dell’economia Giulio Tremonti, che decise di introdurre un aumento, a carico delle societa’ energetiche, di 4 punti percentuali di&nbsp;IRES&nbsp;(l’imposta sul reddito delle società, un’imposta diretta che viene applicata sui redditi conseguiti dalle società di capitali, tra cui Srl e Spa, per fare qualche esempio), facendo passare l&#8217;addizionale Ires dal 6,5 al 10,5%.</p>
<p class="MsoNormal">Chi aveva introdotto la tassa aveva intenzione di togliere ai ricchi, ovvero alle società energetiche, per dare ai poveri, ovvero ai cittadini consumatori: da qui il nome di Robin Hood, il famoso eroe popolare inglese che, nella versione moderna della&nbsp;leggenda, ruba ai&nbsp;ricchi&nbsp;per dare ai&nbsp;poveri.</p>
<p class="MsoNormal">Ma la <strong>Robin Hood tax</strong> ha veramente fatto questo? Ha veramente tolto alle grandi società dell’energia a favore dei consumatori? No. Già ai tempi, Ecoseven.net aveva dei dubbi sulla riuscita dell’imposta e aveva il timore che, in realtà, l’introduzione della Robin Hood Tax mettesse a repentaglio investimenti già programmati e che le imprese, di conseguenza, scaricassero i loro costi aggiuntivi sugli utenti. Le paure, purtroppo, sono state confermate: la<strong><a href="http://energia.ecoseven.net/news-energia/manovra-in-5-punti-ecoseven-ti-spiega-la-robin-hood-tax-danneggia-non-solo-le-societa-energetiche-ma-anche-i-consumatori" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> Robin Hood tax</a></strong> non ha agevolato i consumatori, ma li ha &nbsp;costretti a diversi aumenti. A darne conferma è un<strong> rapporto dell&#8217;Autorità per l&#8217;Energia</strong>, liquidato alla fine di Gennaio e destinato al Parlamento, dal quale emerge che molte imprese energetiche che pagano la <strong><a href="http://energia.ecoseven.net/news-energia/robin-tax-commissione-industria-senato-estenderla-ad-altri-settori-salvando-le-rinnovabili" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Robin Hood tax </a></strong>sembrano poi scaricarla&nbsp;sui consumatori, non rispettando ‘il divieto di traslazione dell&#8217;addizionale Ires sui prezzi al consumo’.</p>
<p class="MsoNormal">In particolare, l&#8217;<strong>Autorità per l’Energia</strong> ha segnalato 199 casi sospetti (su un totale di 476), relativi al 2010, &nbsp;in cui la tassa pesa nelle bollette dei consumatori, per un conto di circa 1,6 miliardi di euro riversati sui consumatori, come incremento dei margini ‘dovuti all&#8217;effetto prezzo e tali da costituire una possibile violazione del divieto di traslazione’.&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal">(gc)</p>
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		<title>La tua opinione conta, iscriviti al Club delle Nuove Idee! In cambio premi e non solo</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jun 2012 12:57:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sul Club delle nuove idee potrai esprimere la tua opinione sui temi di attualita&#8217;, provando ad essere partecipe del cambiamento del mondo e delle scelte sostenibili delle aziende. In cambio piccoli premi, come ricariche e sconti Il Club delle nuove idee è il posto giusto per esprimere la propria opinione anche sulla sostenibilità delle aziende, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-6645" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2012/06/images_igallery_resized_ambiente_scrivere_al_pc-4875-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>Sul Club delle nuove idee potrai esprimere la tua opinione sui temi di attualita&#8217;, provando ad essere partecipe del cambiamento del mondo e delle scelte sostenibili delle aziende. In cambio piccoli premi, come ricariche e sconti</p>
<p>  <span id="more-6647"></span>  </p>
<p>Il <strong>Club delle nuove idee</strong> è il posto giusto per esprimere la propria opinione anche sulla sostenibilità delle aziende, provando a influenzare le scelte delle imprese e delle Istituzioni. Il Club, infatti, è un forum per stimolare e raccogliere idee e suggerimenti dai consumatori e da tutti i cittadini, che diventano degli opinion leader. Sul sito del <strong>Club delle nuove idee</strong> è possibile rispondere a questionari, partecipare a forum e scambiare le proprie opinioni con altri&nbsp;consumatori. Basta iscriversi.</p>
<p>Il <strong>Club delle nuove idee</strong> invita i cittadini ad informarsi ed informare su lavoro, politica, società, ambiente, nuovi prodotti e nuovi servizi. Per esprimere la propria opinione basta iscriversi al sito <strong><a href="http://www.clubnuoveidee.it/?rc=MTE%3D" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Clubnuoveidee.it</a></strong>, raccontare, criticare, elogiare e screditare proposte, iniziative e idee. Internet, così, ci offre la straordinaria opportunità di essere partecipi del cambiamento e di orientarlo.</p>
<p>Ogni consumatore e cittadino che esprimerà la propria opinione sul <strong>Club delle nuove idee</strong> sarà compensato con accrediti sulla propria carta telefonica e con altri premi che verranno detti, di volta in volta.&nbsp;Chi si iscrive sarà sempre libero di scegliere a quali iniziative partecipare, a quali e quanti questionari rispondere.</p>
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<p style="text-align: right;">(gc)</p>
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