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	<title>compostabile &#8211; Ecoseven</title>
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	<description>Notizie sulla mobilità ecosostenibile</description>
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		<title>Un paralume fatto con il cavolo rosso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Feb 2022 07:00:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arredamento]]></category>
		<category><![CDATA[cavolo rosso]]></category>
		<category><![CDATA[compostabile]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;oggettistica compostabile trova sempre nuovi modi per arredare le nostre case Siccome l&#8217;illuminazione che scegliamo per una stanza può impostare il tono dello spazio, decidersi per una lampada con un paralume naturale e compostabile può permettere di creare un ambiente molto particolare, accogliente e sostenibile. Proprio rispondendo a questo principio, grazie a una collaborazione tra [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" size-full wp-image-39019" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2020/01/images_dicembre_2019_gennaio_2020_lamp-972859_1280.jpg" alt="" width="798" height="493" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/01/images_dicembre_2019_gennaio_2020_lamp-972859_1280.jpg 798w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/01/images_dicembre_2019_gennaio_2020_lamp-972859_1280-300x185.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/01/images_dicembre_2019_gennaio_2020_lamp-972859_1280-768x474.jpg 768w" sizes="(max-width: 798px) 100vw, 798px" /></p>
<h3>L&#8217;oggettistica compostabile trova sempre nuovi modi per arredare le nostre case</h3>
<p><span id="more-39020"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Siccome l&#8217;illuminazione che scegliamo per una stanza può impostare il tono dello spazio, decidersi per una lampada con un paralume naturale e compostabile può permettere di creare un ambiente molto particolare, accogliente e sostenibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio rispondendo a questo principio, grazie a una collaborazione tra il designer indiano <a href="https://www.instagram.com/spacesthingsetc/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vaidehi Thakkar</a> e il <a href="https://www.nirmeiri.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Nir Meiri Studio</a> di Londra, è nata <a href="https://www.nirmeiri.com/veggie-lights" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Veggie Lights</a>, una lampada che ha un paralume realizzato con foglie di cavolo rosso. A testimonianza dell&#8217;impegno dei designer nell&#8217;esplorare e nel mettere in mostra opzioni sostenibili, questa lampada offre un&#8217;opzione di arredamento utile ed elegante che arriva direttamente dall&#8217;orto.</p>
<p style="text-align: justify;">Per creare i paralumi, infatti, Thakkar ha sviluppato un processo di conversione delle verdure in una sostanza simile alla carta chiamata «Fiber Flats». Meiri ha subito aderito al progetto, vista la sua passione per l&#8217;uso di materiali organici – in precedenza aveva utilizzato anche micelio e alghe.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni paralume della linea Veggie Lights, ovviamente, è unico perché è il frutto della singolarità delle venature delle foglie di cavolo – che, anche se non sono certo note per la loro bellezza, grazie al processo di separazione e immersione in un conservante a base d&#8217;acqua, diventano davvero degli elementi arredativi brillanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta separate e conservate, le foglie vengono modellate e lasciate asciugare a temperature elevate: in questo modo l&#8217;umidità evapora. A quel punto, le foglie vengono o lasciate della loro forma oppure scontornate con un taglio dei bordi e una delicata curvatura verso il basso.</p>
<p style="text-align: justify;">Lampadina e parti elettriche di Veggie Lights sono sistemate in una base semplice e snella, il che consente alla luce di brillare verso l&#8217;alto, illuminando le vene naturali e le variazioni di colore del cavolo. Poiché i paralumi sono naturalmente biodegradabili, invecchiano e sono destinati a essere eventualmente sostituiti.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, la base è di lunga durata, quindi si può sostituire la parte superiore quando viene il momento e continuare a non produrre sprechi.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<item>
		<title>Sono davvero eco-compatibili i prodotti che dicono di esserlo?</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/rifiuti/sono-davvero-eco-compatibili-i-prodotti-che-dicono-di-esserlo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Oct 2019 09:47:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rifiuti e riciclo]]></category>
		<category><![CDATA[biodegradabile]]></category>
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		<category><![CDATA[eco-compatibile]]></category>
		<category><![CDATA[greenpeace]]></category>
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					<description><![CDATA[Un nuovo rapporto di Greenpeace svela che molte aziende fanno passare per ecologiche soluzioni che non lo sono La pressione sociale e commerciale sulla plastica è cresciuta negli ultimi anni, insieme a un sentimento di preoccupazione per la salute ambientale del pianeta e, tutto insieme, ha portato molte aziende e rivenditori a fare promesse di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-38502" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_URG_prodotti_ecocompatibili.jpg" alt="" width="799" height="400" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_URG_prodotti_ecocompatibili.jpg 799w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_URG_prodotti_ecocompatibili-300x150.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_URG_prodotti_ecocompatibili-768x384.jpg 768w" sizes="(max-width: 799px) 100vw, 799px" /></p>
<p>Un nuovo rapporto di <em>Greenpeace</em> svela che molte aziende fanno passare per ecologiche soluzioni che non lo sono</p>
<p>  <span id="more-38504"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">La pressione sociale e commerciale sulla plastica è cresciuta negli ultimi anni, insieme a un sentimento di preoccupazione per la salute ambientale del pianeta e, tutto insieme, ha portato molte aziende e rivenditori a fare promesse di miglioramento e cambiare i loro prodotti in nome della sostenibilità – e quindi vengono annunciati: riduzione di sprechi, sostituzione degli imballaggi con materie plastiche biodegradabili o compostabili, nuovi metodi di riciclaggio e chi più ne ha più e metta.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutte azioni o promesse di azioni che dovrebbero renderci felici, se non fosse che è appena uscito, negli Stati Uniti, un <a href="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2019/10/www.greenpeace.org_usa_wp-content_uploads_2019_09_report-throwing-away-the-future-false-solutions-plastic-pollution-2019.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">nuovo rapporto&nbsp;di <strong><em>Greenpeace</em></strong></a>&nbsp;,che si intitola «<strong><em>Gettare via il futuro: come le aziende hanno ancora torto riguardo alle &#8220;soluzioni&#8221; per l&#8217;inquinamento da plastica</em></strong>», che dice di come si dovrebbe essere scettici sulle soluzioni sostenibili risolutive che vengono annunciate dalle multinazionali per affrontare la crisi dell&#8217;inquinamento da plastica.</p>
<p style="text-align: justify;">Il rapporto spiega che una recente ricerca ha dimostrato che le materie plastiche biodegradabili e compostabili non sono molto migliori di quelle convenzionali, non riuscendo a degradare sufficientemente e continuando a causare danni all&#8217;ambiente naturale. Il passaggio agli imballaggi di carta rispetto a quelli di plastica può essere migliore per alcuni aspetti, ma comunque influisce sulla deforestazione, quando dovremmo invece preservare più che mai le foreste del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, anche il discorso sui sistemi di riciclaggio è difficile, perché sono davvero poche le quantità di plastica davvero riciclate e perché poco si sa sul riciclaggio chimico, che genera altri sottoprodotti con cui poi si deve avere a che fare.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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		<title>Una T-shirt biodegradabile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Oct 2019 22:09:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rifiuti e riciclo]]></category>
		<category><![CDATA[bio-materiale]]></category>
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		<category><![CDATA[compostabile]]></category>
		<category><![CDATA[economia sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[impresa e sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[t-shirt]]></category>
		<category><![CDATA[Vollebak]]></category>
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					<description><![CDATA[Questa maglietta fatta di legno e alghe non diventa mai veramente un rifiuto L&#8217;azienda di abbigliamento sportivo Vollebak&#160;ha lanciato sul mercato una T-shirt completamente naturale, realizzata in legno e alghe, che ha anche un&#8217;altra caratteristica molto interessante: è un esempio di abbigliamento che viene prodotto con una visione ecologica per il termine del suo ciclo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-38394" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Settembre_2019_T-shirt_biodegradabile_CUT.jpg" alt="" width="808" height="455" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Settembre_2019_T-shirt_biodegradabile_CUT.jpg 808w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Settembre_2019_T-shirt_biodegradabile_CUT-300x169.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Settembre_2019_T-shirt_biodegradabile_CUT-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 808px) 100vw, 808px" /></p>
<p>Questa maglietta fatta di legno e alghe non diventa mai veramente un rifiuto</p>
<p>  <span id="more-38395"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;azienda di abbigliamento sportivo <a href="https://www.vollebak.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Vollebak</em></a>&nbsp;ha lanciato sul mercato <strong>una T-shirt completamente naturale, realizzata in legno e alghe,</strong> che ha anche un&#8217;altra caratteristica molto interessante: è un esempio di abbigliamento che viene prodotto con una visione ecologica per il termine del suo ciclo di vita; alla fine, infatti, potrà essere gettata in una discarica, dove si biodegraderà entro pochi mesi.</p>
<p style="text-align: justify;">La <strong><a href="https://www.vollebak.com/product/plant-and-algae-t-shirt/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Plant and Algae T-shirt</em></a>&nbsp;</strong>utilizza legno di eucalipto, abete rosso e faggio, proveniente da foreste coltivate in modo sostenibile e certificate, che viene convertito prima in polpa, poi in filo e quindi in tessuto. Separatamente, le alghe vengono trattate nei bioreattori: per elaborarle, vengono pressate attraverso un filtro, separandone una componente che viene esposta al sole, fino a quando non si asciuga e disidrata, diventando polvere. A quel punto, la si mescola con un legante a base di acqua e diventa inchiostro, che viene usato per colorare alcune parti della maglietta – essendo un inchiostro naturale, varia sempre da una maglietta all&#8217;altra e può cambiare con i lavaggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Visto che tutti gli ingredienti sono naturali, <strong>la T-shirt può essere compostata dopo l&#8217;uso</strong>: i materiali si decompongono organicamente, molto più velocemente del cotone e di altri materiali, senza finire per aggiungere sostanze chimiche al suolo e all&#8217;acqua.<br />Dice il sito di Vollebak che «la <em>Plant and Algae T-shirt</em> inizia la sua vita come nessun altro capo di abbigliamento» ed essendo fatta con materiali naturali «non finisce la sua vita come qualsiasi altro capo di abbigliamento». Insomma, è diversa e crea di certo un modo più ecologico di pensare alla moda veloce. Genera una moda che, alla fine, si estingue.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Niente più spazzatura nel campus</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Sep 2019 20:28:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rifiuti e riciclo]]></category>
		<category><![CDATA[Campus]]></category>
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		<category><![CDATA[consumo consapevole]]></category>
		<category><![CDATA[educazione ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[immondizia]]></category>
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		<category><![CDATA[riciclo]]></category>
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					<description><![CDATA[In una scuola femminile australiana, la preside ha imposto che ogni studentessa riporti a casa tutti i rifiuti non riciclabili e non compostabili che produce Una decisione che fa notizia quella che è stata presa da una scuola di Melbourne, in Australia, e che riguarda lo smaltimento della spazzatura nel campus: anche se le studentesse [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-38360" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2019/09/images_foto2019_Settembre_2019_Campus_universitario_CUT.jpg" alt="" width="800" height="401" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/09/images_foto2019_Settembre_2019_Campus_universitario_CUT.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/09/images_foto2019_Settembre_2019_Campus_universitario_CUT-300x150.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/09/images_foto2019_Settembre_2019_Campus_universitario_CUT-768x385.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>In una scuola femminile australiana, la preside ha imposto che ogni studentessa riporti a casa tutti i rifiuti non riciclabili e non compostabili che produce</p>
<p>  <span id="more-38361"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Una decisione che fa notizia quella che è stata presa da una scuola di Melbourne, in Australia, e che riguarda <strong>lo smaltimento della spazzatura nel campus</strong>: anche se le studentesse possono ancora riciclare e compostare alcuni rifiuti, tutto il resto di <strong>immondizia</strong> che producono se lo devono <strong>riportare a casa</strong>. Una decisione che è arrivata dopo che la scuola ha partecipato a una sfida, a luglio, per un mese senza plastica e dopo che molte studentesse hanno inizato a studiare le dinamiche e le conseguenze dell&#8217;inquinamento generato da questo materiale, durante le lezioni di scienze.</p>
<p style="text-align: justify;">La preside, Karen Money, ha dichiarato che incoraggerà le studentesse a portarsi il pranzo nei propri contenitori e ad acquistare meno articoli confezionati. Inoltre, ci sarà un <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Token_%28sicurezza%29" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sistema di <em>token</em></a> (sicurezza), che assegnerà premi agli studenti che utilizzano il minor numero di confezioni – si tratta dello stesso metodo usato dai parchi nazionali in Australia, ha spiegato il preside al <em><a href="https://www.theguardian.com/environment/2019/aug/27/melbourne-schools-bin-ban-forces-students-to-reuse-containers-or-take-garbage-home" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Guardian</a>.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono stati incontri con studentesse e genitori per sei mesi, per cercare di capire come gestire questo <strong>obiettivo di sostenibilità</strong> e per dare supporto riguardo a un divieto, che avrebbe avuto una ricaduta molto forte sia sulle ragazze che sulle loro famiglie. Secondo il professore di scienze, Andrew Vance, la scuola, nel 2018, ha prodotto 954 metri cubi di immondizia, che le sono costati 13.000 dollari per essere rimossi. Numeri molto grandi, che creano un altrettanto grande incentivo per partecipare senza remore a questo sforzo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente, il punto non è che l&#8217;immondizia deve essere presa da una parte e portata da un&#8217;altra, altrimenti c&#8217;è un risparmio per la scuola ma non un risparmio per il pianeta. <strong>Il punto deve essere la presa di coscienza dei rifiuti che si producono consumando senza criterio</strong> e, di certo, portarsi l&#8217;immondizia in giro, ogni giorno, potrebbe davvero essere una lezione importante.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Gli scarti di cibo diventano subito fertilizzante</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/rifiuti/gli-scarti-di-cibo-diventano-subito-fertilizzante/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Dec 2018 06:21:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rifiuti e riciclo]]></category>
		<category><![CDATA[cibo]]></category>
		<category><![CDATA[compostabile]]></category>
		<category><![CDATA[scarti alimentari]]></category>
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					<description><![CDATA[Da Seattle (USA) una macchina che semplificherà la vita a molti ristoratori amici dell&#8217;ambiente Dagli scarti di cibo al fertilizzante: la soluzione a portata di mano offerta da Wiserg, una startup americana. Potrebbe essere la soluzione ideale per i ristoranti, dato che la macchina che produce fertilizzante dagli scarti del cibo può essere installata sul [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-22418" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/12/images_broken-egg-1744641_640.jpg" alt="" width="640" height="453" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/12/images_broken-egg-1744641_640.jpg 640w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/12/images_broken-egg-1744641_640-300x212.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p><span style="font-size: 12pt;">Da Seattle (USA) una macchina che semplificherà la vita a molti ristoratori amici dell&#8217;ambiente</span></p>
<p>  <span id="more-22419"></span>  </p>
<p><span style="font-size: 12pt;">Dagli scarti di cibo al fertilizzante: la soluzione a portata di mano offerta da <a href="http://wiserg.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Wiserg</a>, una startup americana.</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;">Potrebbe essere la soluzione ideale per i ristoranti, dato che la macchina che produce fertilizzante dagli scarti del cibo può essere installata sul posto; inoltre la tecnologia riesce ad analizzare le diverse tipologie degli scarti alimentari e fornire un prospetto ai ristoratori che possono monitorare i dati o confrontarli tra diversi punti vendita, se si tratta di catene.&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;">Il fertilizzante prodotto è pronto per la vendita: si crea un circolo virtuoso che coinvolge i ristoratori e l&#8217;ambiente.&nbsp;<span style="line-height: 1.3em;">Il vantaggio è che il processo avviene direttamente sul posto e non c&#8217;è la necessità di trasportare altrove i rifiuti organici.</p>
<p>Una soluzione sicuramente più pratica dell&#8217;affidare i <a href="https://www.ecoseven.net//?p=15363" target="_blank" rel="noopener noreferrer">rifiuti ai lombrichi </a></span><span style="line-height: 1.3em;"><a href="https://www.ecoseven.net//?p=15363" target="_blank" rel="noopener noreferrer">per ottenere compost</a>, come hanno fatto in Australia.<br /></span></span></p>
<p><span style="line-height: 1.3em; font-size: 12pt;">a.po&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;"></span></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Vestiti che si decompongono in meno di 3 anni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cecilia Maria Ferraro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Mar 2018 11:44:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[abbigliamento]]></category>
		<category><![CDATA[biodegradabile]]></category>
		<category><![CDATA[biodegradabili]]></category>
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					<description><![CDATA[Un&#8217;azienda ha iniziato a produrre leggins e abbigliamento sportivo con tessuti compostabili e biodegradabili Aqua Vida, un&#8217;azienda di fitness con sede a Philadelphia vende leggings e pantaloncini realizzati con tessuto Amni Soul Eco, un tessuto ecologico riciclabile al 100% e riutilizzabile prodotto dall&#8217;azienda chimica Solvay che, se messo in una discarica anaerobica o in un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-35694" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/03/images_leggins.jpg" alt="" width="800" height="482" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/03/images_leggins.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/03/images_leggins-300x181.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/03/images_leggins-768x463.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Un&#8217;azienda ha iniziato a produrre leggins e abbigliamento sportivo con tessuti compostabili e biodegradabili</p>
<p>  <span id="more-35695"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://aquavida.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Aqua Vida</a>, un&#8217;azienda di fitness con sede a Philadelphia vende leggings e pantaloncini realizzati con tessuto <a href="https://www.solvay.com/en/markets-and-products/featured-products/amni.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Amni Soul Eco</a>, un tessuto ecologico riciclabile al 100% e riutilizzabile prodotto dall&#8217;azienda chimica Solvay che, se messo in una discarica anaerobica o in un cumulo di compost, si decomporrà in meno di tre anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che l&#8217;azienda offre sono completi di abbigliamento sportivi biodegradabili e compostabili – due parole che raramente sono state abbinate a prodotti di questo tipo – destinati a usi come lo yoga, il surf, l&#8217;allenamento in palestra e altre attività atletiche.<br />Il filato intelligente Amni Soul Eco è un tessuto in poliammide che offre benefici antibatterici e protezione dai raggi UV, secondo l&#8217;azienda, e che permette ai vestiti in commercio di avere diversi vantaggi, come una leggerezza di gran lunga superiore a quella dei tessuti più economici e una maniera intelligente di assorbire l&#8217;umidità.</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente non c&#8217;è da preoccuparsi per il sudore: la biodegradabilità di questi leggins non vuol dire che si decomporranno mentre li indossiamo, il tessuto inizia a disfarsi solo quando è circondato da batteri in una discarica anaerobica o in un compost. In caso contrario, la durata di conservazione è lunga quanto quella delle poliammidi tradizionali, secondo Aqua Vida, che ci tiene anche a sottolineare che il processo di creazione del filato è anch&#8217;esso sostenibile. Il tessuto «è prodotto in un sistema di produzione a ciclo chiuso, un processo produttivo che raccoglie e ricicla scarti, acque reflue, materie prime presenti nell&#8217;acqua e calore generato in alcune delle fasi di produzione».<br />La società lo spiega sul sito, dove racconta anche che per ogni dollaro che spende, ne alloca l&#8217;1% negli sforzi locali di conservazione dell&#8217;acqua.</p>
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