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	<title>cianobatteri &#8211; Ecoseven &#8211; Saper Vivere</title>
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	<description>Economia del Benessere e della Salute</description>
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		<title>Microalghe, il tesoro biologico del futuro: cosa sono e perché 260 esperti da 46 Paesi le studiano</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/canali/scienze/microalghe/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 16:09:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze]]></category>
		<category><![CDATA[biotecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[cianobatteri]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione Edmund Mach]]></category>
		<category><![CDATA[microalghe]]></category>
		<category><![CDATA[omega-3]]></category>
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		<category><![CDATA[Spirulina]]></category>
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					<description><![CDATA[di Redazione Ecoseven – 30/06/2026 Sono invisibili a occhio nudo, vivono nell&#8217;acqua e potrebbero diventare una delle risorse biologiche più preziose dei prossimi decenni. Sono le microalghe, microrganismi capaci di produrre molecole ad altissimo valore per l&#8217;alimentazione, la cosmesi, la farmaceutica e la nutraceutica. Il loro potenziale ha richiamato oltre 260 esperti da 46 Paesi alla Summer [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <a href="https://www.ecoseven.net/author/redazione-ecoseven/" target="_blank" rel="noopener">Redazione Ecosev</a><a href="https://www.ecoseven.net/author/redazione-ecoseven/" target="_blank" rel="noopener">en</a> – 30/06/2026</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-320433 size-full" title="Microalghe al microscopio: il tesoro biologico studiato alla Fondazione Edmund Mach" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/microalghe.webp" alt="Microalghe, il tesoro biologico del futuro" width="1236" height="824" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/microalghe.webp 1236w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/microalghe-300x200.webp 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/microalghe-1024x683.webp 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/microalghe-768x512.webp 768w" sizes="(max-width: 1236px) 100vw, 1236px" /></p>
<p><strong>Sono invisibili a occhio nudo, vivono nell&#8217;acqua e potrebbero diventare una delle risorse biologiche più preziose dei prossimi decenni. Sono le microalghe, microrganismi capaci di produrre molecole ad altissimo valore per l&#8217;alimentazione, la cosmesi, la farmaceutica e la nutraceutica. Il loro potenziale ha richiamato oltre 260 esperti da 46 Paesi alla Summer School internazionale della <a href="https://fmach.it/" target="_blank" rel="noopener">Fondazione Edmund Mach</a> (FEM) di San Michele all&#8217;Adige, in <a href="https://www.provincia.tn.it/" target="_blank" rel="noopener">Trentino</a>, conclusasi il 30 giugno 2026 nell&#8217;ambito del progetto europeo AlgaeNet4AV.</strong> Un&#8217;occasione per capire perché questi organismi minuscoli sono considerati una miniera biochimica, e perché l&#8217;Italia gioca un ruolo da protagonista nella loro ricerca.</p>
<h2>Cosa sono le microalghe (e perché si parla anche di cianobatteri)</h2>
<p>Le microalghe sono organismi microscopici, prevalentemente acquatici, capaci di fare fotosintesi: come le piante, usano la luce del sole per trasformare anidride carbonica e nutrienti in materia organica. Insieme a loro si studiano spesso i cianobatteri, microrganismi anch&#8217;essi fotosintetici (la celebre spirulina, per esempio, è tecnicamente un cianobatterio, pur essendo comunemente chiamata &#8220;microalga&#8221;).</p>
<p>Ciò che li rende interessanti non è solo la loro biologia, ma la loro chimica. Sono, di fatto, dei piccoli laboratori naturali: in condizioni opportune sintetizzano un&#8217;enorme varietà di molecole, molte delle quali difficili o costose da ottenere per via sintetica. È questa &#8220;varietà biochimica&#8221; la vera ricchezza, ed è il motivo per cui la ricerca li corteggia da anni.</p>
<h2>Cosa producono: il tesoro biochimico delle microalghe</h2>
<p>Qui sta il cuore del loro valore. Le microalghe e i cianobatteri producono composti che attraversano interi settori industriali. Vediamo i principali, quelli citati anche dagli esperti riuniti alla FEM.</p>
<ul>
<li><a href="https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/s/spirulina" target="_blank" rel="noopener"><strong>Spirulina</strong></a>: tra i microrganismi più noti, ricchissima di proteine (oltre la metà del suo peso secco) e di micronutrienti. È così consolidata che alcune specie sono riconosciute come sicure (status GRAS) dalla statunitense FDA e valutate dall&#8217;EFSA europea.</li>
<li><a href="https://www.humanitas.it/enciclopedia/integratori-alimentari/astaxantina/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Astaxantina</strong></a>: un pigmento carotenoide dal colore rosso-arancio, prodotto soprattutto dall&#8217;alga <em>Haematococcus pluvialis</em>. È uno degli antiossidanti naturali più studiati e viene impiegato negli integratori e, in acquacoltura, per dare il caratteristico colore rosato a salmoni e gamberi.</li>
<li><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ficocianina" target="_blank" rel="noopener"><strong>Ficocianina</strong></a>: il pigmento blu naturale della spirulina, dotato di proprietà antiossidanti e antinfiammatorie documentate. Oltre agli usi nutraceutici, è utilizzata come colorante alimentare blu di origine naturale, un&#8217;alternativa ai coloranti sintetici.</li>
<li><strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Omega-3" target="_blank" rel="noopener">Omega-3 vegetali</a> (EPA e DHA)</strong>: gli acidi grassi importanti per cuore, cervello e vista. Le microalghe ne sono la fonte primaria a monte della catena alimentare: i pesci, in realtà, li accumulano proprio nutrendosi di alghe. Estrarli direttamente dalle microalghe offre una via vegetale e sostenibile, già usata per arricchire alcuni alimenti.</li>
<li><strong>Biomolecole con proprietà antivirali e altri composti bioattivi</strong>: un fronte di ricerca più recente, ancora in larga parte in fase sperimentale.</li>
</ul>
<p>Un punto di onestà scientifica è doveroso: se gli usi alimentari, cosmetici e nutraceutici di molti di questi composti sono consolidati, diverse delle proprietà &#8220;terapeutiche&#8221; più ambiziose sono ancora oggetto di studi preclinici (in laboratorio o su modelli animali) e non vanno presentate come benefici già dimostrati sull&#8217;uomo. Il potenziale è enorme, ma va distinto da ciò che è già realtà.</p>
<h2>Perché sono una risorsa sostenibile</h2>
<p>Oltre a ciò che producono, conta come lo producono. Le <a href="https://www.ecoseven.net/categoria/canali/eco-invenzioni/" target="_blank" rel="noopener">microalghe</a> hanno alcuni vantaggi ambientali che le rendono particolarmente attraenti in un&#8217;ottica di sostenibilità.</p>
<p>Sono tra gli organismi fotosintetici più produttivi in assoluto in termini di biomassa per unità di superficie, più delle colture tradizionali. La loro coltivazione richiede poca acqua e, soprattutto, non sottrae terreno agricolo fertile: possono crescere in vasche, fotobioreattori o aree non adatte all&#8217;agricoltura. Inoltre, facendo fotosintesi, assorbono anidride carbonica durante la crescita. Questo profilo le rende una materia prima rinnovabile per produrre molecole di valore senza competere con la produzione di cibo per i terreni migliori.</p>
<h2>L&#8217;Italia e la FEM: un ponte tra ricerca e industria</h2>
<p>Il fatto che un appuntamento internazionale di questo livello si sia tenuto in Trentino non è casuale. La Fondazione Edmund Mach, attiva dal 1874, è un istituto di ricerca di respiro internazionale, e la Summer School è stata organizzata dalla sua Unità Idrobiologia del Centro Ricerca e Innovazione.</p>
<p>Il direttore generale FEM, Riccardo Velasco, ha riassunto così il senso dell&#8217;iniziativa: creare &#8220;un ponte concreto e un dialogo costante tra il mondo delle aziende e quello della ricerca&#8221;. È un punto chiave, perché il valore delle microalghe si concretizza solo quando la scoperta di laboratorio diventa prodotto: i lavori della scuola hanno infatti seguito l&#8217;intero percorso, dalla biodiversità tassonomica e metabolomica fino alla produzione di biomassa su larga scala e alle applicazioni industriali.</p>
<p>L&#8217;evento, in formato ibrido, ha attirato oltre 260 iscritti da 46 Paesi, di cui circa il 70% europei. E non è isolato: la FEM ospiterà dall&#8217;11 al 19 luglio 2026 anche il GRASS Community Meeting, incontro internazionale dedicato a uno dei principali software open source per l&#8217;analisi dei dati geografici e ambientali, a conferma del suo ruolo di crocevia tra ricerca, formazione e innovazione.</p>
<h2>Cosa significa concretamente per il lettore</h2>
<p>Al di là della notizia, ecco perché questo tema riguarda anche la vita di tutti i giorni.</p>
<ul>
<li><strong>Molti prodotti che già usi</strong> contengono derivati di microalghe: integratori di omega-3, coloranti naturali blu, antiossidanti in cosmetici e creme.</li>
<li><strong>La spirulina</strong> che trovi come integratore è uno degli esempi più diffusi di microalga &#8220;arrivata&#8221; sul mercato.</li>
<li><strong>Gli omega-3 da alghe</strong> sono un&#8217;alternativa vegetale all&#8217;olio di pesce, utile per chi segue diete vegetariane o vegane.</li>
<li><strong>In acquacoltura</strong>, i pigmenti algali determinano il colore di salmoni e gamberi che troviamo al banco.</li>
<li><strong>Diffida però delle promesse miracolose</strong>: molti benefici &#8220;terapeutici&#8221; attribuiti online a spirulina e simili non sono ancora dimostrati sull&#8217;uomo.</li>
<li><strong>È un settore in crescita</strong> che intreccia ambiente, cibo e salute, con ricadute industriali e occupazionali.</li>
<li><strong>L&#8217;Italia c&#8217;è</strong>: la ricerca nazionale, con realtà come la FEM, è parte attiva di questo sviluppo.</li>
</ul>
<h2>FAQ – Domande frequenti</h2>
<h3>Cosa sono esattamente le microalghe?</h3>
<p>Sono microrganismi microscopici, in prevalenza acquatici, capaci di fare fotosintesi come le piante: usano la luce per trasformare anidride carbonica e nutrienti in materia organica. Insieme a loro si studiano i cianobatteri, anch&#8217;essi fotosintetici. La spirulina, per esempio, è tecnicamente un cianobatterio anche se viene comunemente chiamata microalga. Il loro interesse deriva dalla capacità di produrre molte molecole di valore.</p>
<h3>A cosa servono le microalghe?</h3>
<p>Producono composti utili in diversi settori: alimentare e nutraceutico (proteine della spirulina, omega-3), cosmetico e farmaceutico (antiossidanti come l&#8217;astaxantina), e alimentare anche come coloranti naturali (la ficocianina, un pigmento blu). Sono inoltre studiate come fonte sostenibile di biomassa. Alcuni usi sono già consolidati e diffusi sul mercato, altri sono ancora in fase di ricerca.</p>
<h3>La spirulina fa davvero bene alla salute?</h3>
<p>La spirulina è un alimento ricco di proteine e micronutrienti, e alcune sue specie sono riconosciute come sicure dalle autorità alimentari. Ha proprietà antiossidanti documentate, legate soprattutto al pigmento ficocianina. Tuttavia molte delle proprietà terapeutiche più ambiziose attribuite online sono basate su studi preliminari o di laboratorio e non costituiscono prove di efficacia sull&#8217;uomo. Va considerata un integratore alimentare, non una cura.</p>
<h3>Perché le microalghe sono considerate sostenibili?</h3>
<p>Perché sono tra gli organismi più produttivi per unità di superficie, richiedono poca acqua, non sottraggono terreno agricolo fertile (crescono in vasche o fotobioreattori) e assorbono anidride carbonica durante la fotosintesi. Questo le rende una materia prima rinnovabile per ottenere molecole di valore senza competere con la produzione di cibo sui terreni coltivabili migliori.</p>
<h3>Cos&#8217;è la Summer School AlgaeNet4AV della Fondazione Edmund Mach?</h3>
<p>È un evento internazionale di formazione e ricerca conclusosi il 30 giugno 2026 a San Michele all&#8217;Adige, in Trentino, organizzato dall&#8217;Unità Idrobiologia della FEM nell&#8217;ambito del progetto europeo AlgaeNet4AV. Ha riunito oltre 260 esperti da 46 Paesi per approfondire ecologia, biodiversità e applicazioni biotecnologiche delle microalghe, dall&#8217;individuazione dei metaboliti fino alla produzione di biomassa su larga scala.</p>
<h2>In breve</h2>
<p>Le microalghe e i cianobatteri sono microrganismi fotosintetici capaci di produrre un&#8217;enorme varietà di molecole preziose: proteine (spirulina), antiossidanti (astaxantina), pigmenti naturali (ficocianina), omega-3 vegetali e composti bioattivi allo studio. A renderli strategici è anche la sostenibilità: alta produttività, poco consumo d&#8217;acqua, nessuna competizione con i terreni agricoli, assorbimento di CO₂. È per questo che oltre 260 esperti da 46 Paesi si sono riuniti alla Fondazione Edmund Mach in Trentino, nell&#8217;ambito del progetto europeo AlgaeNet4AV. Un settore a cavallo tra ambiente, cibo e salute in cui l&#8217;Italia ha un ruolo da protagonista — a patto di distinguere, con onestà scientifica, gli usi già consolidati dalle promesse ancora tutte da dimostrare.</p>
<hr />
<p><em>ATTENZIONE: Questo articolo ha finalità informative e divulgative. Le informazioni sulle proprietà di microalghe e dei loro composti non costituiscono indicazioni mediche o nutrizionali: molti benefici terapeutici sono ancora oggetto di ricerca preclinica e non sono dimostrati sull&#8217;uomo. Prima di assumere integratori a base di spirulina o altre microalghe è bene consultare un medico, soprattutto in caso di patologie, gravidanza o terapie in corso. Fonti principali: comunicato stampa della Fondazione Edmund Mach (San Michele all&#8217;Adige, 30 giugno 2026) sulla Summer School del progetto europeo AlgaeNet4AV; letteratura scientifica peer-reviewed sui metaboliti delle microalghe (PMC/NCBI, MDPI, ScienceDirect) per la descrizione di spirulina, astaxantina, ficocianina e omega-3; riconoscimenti GRAS/EFSA per alcune specie a uso alimentare.</em></p>
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		<title>154 elefanti in Botswana muoiono inspiegabilmente</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/animali/154-elefanti-in-botswana-muoiono-inspiegabilmente/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2020 10:11:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[alghe blu]]></category>
		<category><![CDATA[botswana]]></category>
		<category><![CDATA[cianobatteri]]></category>
		<category><![CDATA[elefanti]]></category>
		<category><![CDATA[elefanti morti]]></category>
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					<description><![CDATA[Chi sono i responsabili della morte degli elefanti? Il 18 giugno 2020, in Botswana, sono misteriosamente morti 154 elefanti. Quando è successo, i funzionari responsabili della fauna selvatica hanno detto di aver investigato sulla causa di quelle morti. Secondo una dichiarazione rilasciata recentemente dalla Botswana Wildlife Conservation, risulta che gli elefanti siano stati uccisi dai [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-68115" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/10/elephants-1900332_1280-e1601547045656.jpg" alt="elefanti" width="800" height="450" /></h3>
<h3>Chi sono i responsabili della morte degli elefanti?</h3>
<p><span id="more-68114"></span></p>
<p>Il 18 giugno 2020, in Botswana, sono misteriosamente morti 154 elefanti. Quando è successo, i funzionari responsabili della fauna selvatica hanno detto di aver investigato sulla causa di quelle morti.</p>
<p>Secondo una dichiarazione rilasciata recentemente dalla <a href="http://www.botswana.co.za/Wildlife_Conservation-travel/botswana-wildlife-protection.html" target="_blank" rel="noopener">Botswana Wildlife Conservation</a>, risulta che <strong>gli elefanti siano stati uccisi dai cianobatteri.</strong></p>
<h4>I cianobatteri sono un tipo di alghe che si trovano in molte acque calde e calme in tutto il mondo.</h4>
<p>Alcune specie di queste alghe blu-verdi possono produrre tossine dannose per altri organismi, compreso l&#8217;uomo. L&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità spiega che <strong>le persone che sono esposte a tossine cianobatteriche bevendo o facendo il bagno in acque infette possono manifestare sintomi quali irritazione della pelle, crampi allo stomaco, vomito e febbre</strong>.</p>
<p>Allo stesso tempo, animali, uccelli e pesci possono essere avvelenati dai batteri se presenti nelle acque in alta quantità.</p>
<h4>A maggio e giugno, è stata sollevata una grande preoccupazione dopo che diversi elefanti sono morti in Botswana, nel delta dell&#8217;Okavango.</h4>
<p>Secondo i funzionari del Botswana, un totale di 330 elefanti sono morti in soli due mesi, spingendo le indagini sulle reali cause della morte. Come raccontato da <a href="https://www.bbc.com/news/world-africa-54234396" target="_blank" rel="noopener"><em>BBC News</em></a>, i risultati sono stati pubblicati dopo diversi mesi di test in laboratori specializzati in Sud Africa, Zimbabwe, Canada e Stati Uniti.</p>
<p>Sebbene molti degli elefanti siano stati trovati vicino a pozze d&#8217;acqua,<strong> i funzionari della fauna selvatica non credevano che fossero stati i cianobatteri ad ucciderli perché le fioriture di alghe blu-verdi compaiono principalmente lungo i bordi dell&#8217;acqua, mentre gli elefanti bevono tipicamente dal centro dell&#8217;abbeveratoio</strong> – avendoli trovati con le zanne intatte, il bracconaggio è stato subito escluso.</p>
<p>Scienziati e funzionari della fauna selvatica stanno ancora cercando possibili misure che potrebbero essere prese per fermare tali morti in futuro.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Respirare su Marte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Jul 2018 07:08:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze della salute]]></category>
		<category><![CDATA[cianobatteri]]></category>
		<category><![CDATA[colonizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[Marte]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-36715" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/07/images_respiraresumarte.jpg" alt="" width="800" height="401" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/07/images_respiraresumarte.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/07/images_respiraresumarte-300x150.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/07/images_respiraresumarte-768x385.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Un nuovo studio indica nei cianobatteri la nostra speranza per poter arrivare a colonizzare Marte, visto che il primo passo è sopravviviverci</p>
<p>  <span id="more-36716"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">A quanto dice <a href="http://science.sciencemag.org/content/360/6394/1210" target="_blank" rel="noopener noreferrer">un recente studio</a>&nbsp;pubblicato sulla rivista «Science» potremmo avere una nuova speranza nella ricerca di una fornitura costante di ossigeno sul pianeta rosso e questa speranza sono i <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cyanobacteria" target="_blank" rel="noopener noreferrer">cianobatteri</a>. Questa famiglia di batteri, infatti, assorbe l&#8217;anidride carbonica e scarica l&#8217;ossigeno in alcuni degli ambienti più inospitali della Terra e quindi gli scienziati hanno detto che potrebbe farlo anche su Marte.&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">In pratica, i cianobatteri usano la fotosintesi per produrre energia, ma sono in grado di farlo in condizioni di luce solare molto inferiore a quella necessaria per far crescere una pianta, visto che gli scienziati hanno scoperto che prosperano negli anfratti più profondi dell&#8217;oceano. Mentre la maggior parte delle piante e degli organismi convertono la luce visibile in energia usando la clorofilla-a, i cianobatteri usano un tipo speciale di clorofilla, la clorofilla-f, che riesce a trasformare la luce dell&#8217;infrarosso in energia – per questo riescono a vivere in ambienti così scarsamente illuminati.</p>
<p style="text-align: justify;">Da questa scoperta è scattata l&#8217;intuizione: se è così, possiamo inviare i cianobatteri su Marte al fine di produrre ossigeno per i coloni del futuro. Organismi di questo tipo sono già stati trovati nel deserto del Mojave, in Antartide e persino all&#8217;esterno della Stazione Spaziale Internazionale, quindi sembrano ben equipaggiati per sopravvivere alle più dure condizioni del nostro pianeta e non solo.</p>
<p style="text-align: justify;">Le agenzie spaziali e le compagnie private di tutto il mondo hanno drizzato le orecchie di fronte a questa notizia, visto che potrebbe davvero essere una solida base per partire alla volta della colonizzazione del pianeta rosso. Non ci resta che aspettare e respirare – immaginando, magari, che sia grazie a cianobatteri che lo stiamo facendo.</p>
]]></content:encoded>
					
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