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	<title>cardiovascolare &#8211; Ecoseven &#8211; Saper Vivere</title>
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	<description>Economia del Benessere e della Salute</description>
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		<title>Il salmone fa bene al cuore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Jun 2019 05:21:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze]]></category>
		<category><![CDATA[cardiovascolare]]></category>
		<category><![CDATA[cuore]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi]]></category>
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					<description><![CDATA[Il consumo di salmone diminuisce i rischi cardiovascolari Uno studio&#160;pubblicato sulla rivista Nutrition Research ha esaminato l&#8217;effetto dell&#8217;assunzione di salmone sulla dimensione e sulla concentrazione delle particelle di lipoproteina, un composto organico associato al rischio di malattia cardiovascolare. Lo studio è stato condotto da ricercatori del Centro di ricerca sulla nutrizione umana di Grand Forks, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" size-full wp-image-37777" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2019/06/images_food-712665_1280.jpg" alt="" width="800" height="394" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/06/images_food-712665_1280.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/06/images_food-712665_1280-300x148.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/06/images_food-712665_1280-768x378.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Il consumo di salmone diminuisce i rischi cardiovascolari</p>
<p>  <span id="more-37778"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://doi.org/10.1016/j.nutres.2016.06.011" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Uno studio</a>&nbsp;pubblicato sulla rivista Nutrition Research ha esaminato l&#8217;effetto dell&#8217;assunzione di <a href="https://www.ecoseven.net/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=20208:cibi-per-gli-occhi&amp;catid=80&amp;Itemid=2433" target="_blank" rel="noopener noreferrer">salmone</a> sulla dimensione e sulla concentrazione delle particelle di lipoproteina, un composto organico associato al rischio di malattia cardiovascolare.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo studio è stato condotto da ricercatori del Centro di ricerca sulla nutrizione umana di Grand Forks, dell&#8217;Università del Minnesota e dell&#8217;Università del Nord Dakota.</p>
<p style="text-align: justify;">I medici suggeriscono di mangiare pesce almeno due volte a settimana e per ottimi motivi. Il salmone, per esempio, è una buona fonte di acidi grassi omega-3.</p>
<p style="text-align: justify;">I ricercatori hanno quindi ipotizzato che la dimensione delle particelle di lipoproteina a bassa densità (LDL) e le dimensioni e la concentrazione delle particelle di lipoproteina ad alta densità (HDL) aumenterebbero con l&#8217;assunzione di importanti quantità si salmone.</p>
<p style="text-align: justify;">Per verificare questa ipotesi, sono stati coinvolti 19 adulti in sovrappeso.<br />Ai partecipanti è stato chiesto di consumare 90, 180 o 270 grammi (g) di salmone atlantico, due volte a settimana, per quattro settimane.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo un periodo di interruzione, che andava da quattro a otto settimane, i partecipanti hanno ripreso a consumare il pesce.</p>
<p style="text-align: justify;">I ricercatori hanno scoperto che il consumo di salmone riduceva i livelli plasmatici e di trigliceridi sierici e aumentava i livelli plasmatici di colesterolo HDL.</p>
<p style="text-align: justify;">Il consumo di salmone, inoltre, riduceva le dimensioni delle particelle di lipoproteine a densità molto bassa (VLDL) e la particella di chilomicrone, mentre le concentrazioni di particelle di LDL aumentavano in modo dose-dipendente.</p>
<p style="text-align: justify;">Dai dati emersi, il consumo di salmone due volte alla settimana influenzava la dimensione e la concentrazione delle particelle di lipoproteina, riducendo il rischio di malattie cardiovascolari.</p>
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		<title>Sei mesi per ridurre il rischio cardiovascolare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Nov 2018 23:13:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bellezza e salute]]></category>
		<category><![CDATA[allenamento]]></category>
		<category><![CDATA[cardiovascolare]]></category>
		<category><![CDATA[cuore]]></category>
		<category><![CDATA[rischio]]></category>
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					<description><![CDATA[Per aiutare il sistema cardiocircolatorio basta far esercizio tre volte a settimana Quando le donne raggiungono la mezza età, diventano più vulnerabili alle malattie cardiache. Per evitare questi pericolosi disturbi, i ricercatori americani hanno suggerito di affrontare un allenamento aerobico della durata di 30 minuti, tre volte alla settimana. I ricercatori del Beaumont Hospital (BH) [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-37352" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/11/images_fditness-1348867_1920.jpg" alt="" width="798" height="396" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/11/images_fditness-1348867_1920.jpg 798w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/11/images_fditness-1348867_1920-300x149.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/11/images_fditness-1348867_1920-768x381.jpg 768w" sizes="(max-width: 798px) 100vw, 798px" /></p>
<p>Per aiutare il sistema cardiocircolatorio basta far esercizio tre volte a settimana</p>
<p>  <span id="more-37353"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Quando le donne raggiungono la mezza età, diventano più vulnerabili alle malattie cardiache. Per evitare questi pericolosi disturbi, i ricercatori americani hanno suggerito di affrontare <a href="https://www.newswise.com/articles/discouraged-by-current-exercise-recommendations-new-beaumont-research-shows-significant-cardiac-benefit-with-less-exercise" target="_blank" rel="noopener noreferrer">un allenamento aerobico della durata di 30 minuti, tre volte alla settimana</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">I ricercatori del Beaumont Hospital (BH) hanno riferito che le donne dai 50 anni in su che seguivano questo modesto allenamento mostravano rischi molto più bassi di sviluppare malattie cardiache. Per avere i primi risultati basterebbero sei mesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il loro studio ha coinvolto i partecipanti al programma di salute “Women Exercising to Live Longer” (WELL). I soggetti hanno mostrato livelli più bassi di pressione sanguigna, colesterolo e peso dopo alcuni mesi di esercizi. Hanno anche riferito di provare meno ansia o depressione.</p>
<p style="text-align: justify;">Le malattie cardiache sono la causa più comune di morte per le donne americane, ma possono essere evitate o ritardate con un regime alimentare sano ed equilibrato, un po&#8217; di sport praticato con regolarità e <a href="https://www.ecoseven.net//?p=24545" target="_blank" rel="noopener noreferrer">una maggiore attenzione alle proprie emozioni</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Non solo, anche lo smog fa male al nostro organismo e, in particolare, <a href="https://www.ecoseven.net//?p=12844" target="_blank" rel="noopener noreferrer">al cuore</a>. Proprio per questo, una fuga in campagna, a camminare o correre, potrebbe essere un&#8217;”ottima medicina”.</p>
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		<title>Gli Omega 6 aiutano il cuore?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Apr 2018 05:52:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze]]></category>
		<category><![CDATA[cardiovascolare]]></category>
		<category><![CDATA[cuore]]></category>
		<category><![CDATA[omega]]></category>
		<category><![CDATA[omega 6]]></category>
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		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
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					<description><![CDATA[Secondo una nuova ricerca, le noci, i semi, gli oli vegetali e le altre fonti di Omega 6 riducono il rischio di malattie cardiovascolari Molto meno conosciuti degli Omega 3, gli Omega 6 sono ugualmente degli acidi grassi e si possono trovare in vari oli sia animali che vegetali (colza, girasole, mais, soia). Si ritiene [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-35898" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/04/images_omega_6.jpg" alt="" width="800" height="500" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/04/images_omega_6.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/04/images_omega_6-300x188.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/04/images_omega_6-768x480.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Secondo una nuova ricerca, le noci, i semi, gli oli vegetali e le altre fonti di Omega 6 riducono il rischio di malattie cardiovascolari</p>
<p>  <span id="more-35899"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Molto meno conosciuti degli Omega 3, gli Omega 6 sono ugualmente degli acidi grassi e si possono trovare in vari oli sia animali che vegetali (colza, girasole, mais, soia). Si ritiene da sempre, però, che gli Omega 6 aumentino le infiammazione, al contrario degli Omega 3 che le riducono: ci sono diversi studi, infatti, che suggeriscono che un&#8217;assunzione elevata di Omega 6 aumenti il rischio di malattie cardiache. Per questo è molto interessante <a href="https://academic.oup.com/ajcn/article-abstract/107/3/427/4939343" target="_blank" rel="noopener noreferrer">un nuovo studio</a>, pubblicato sulla rivista «American Journal of Clinical Nutrition» che, invece, dice esattamente il contrario, suggerendo che gli Omega 6 fanno bene al cuore.&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">I ricercatori finlandesi che se ne sono occupati hanno studiato 2.480 uomini di età compresa tra i 42 e i 60 anni, seguendoli per una media di 22 anni. Lo studio ha rilevato che, immaginando le persone divise in cinque classi a seconda dei livelli ematici di Omega 6, rispetto agli uomini presenti nell&#8217;ultimo quinto, quelli presenti nel primo (ovvero quelli con i livelli ematici di Omega 6 più alti) avevano un 43% in meno di rischio di morte per qualsiasi causa e un 46% in meno di rischio di morte cardiovascolare. Importante sottolineare che lo studio è stato controllato per il fumo, per l&#8217;ipertensione, per una storia familiare di malattie cardiache e per molti altri fattori.</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente questo studio, come ci hanno tenuto a sottolineare i ricercatori, non vuole spingere le persone a mangiare cibi elaborati e pieni di Omega 6 trasformati per avere dei benefici di qualche tipo, proprio perché, oltre agli Omega 6, quei prodotti contengono sia zuccheri che altre componenti nocive per il nostro organismo; quello che lo studio vuole fare è spiegare che non bisogna temere gli Omega 6 presenti nelle verdure, nelle noci e nei semi perché quelli apportano chiaramente dei benefici nella prevenzione delle malattie cardiache.</p>
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		<title>Vitamina D e cuore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Mar 2018 12:11:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze]]></category>
		<category><![CDATA[cardiovascolare]]></category>
		<category><![CDATA[cuore]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[vitamina D]]></category>
		<category><![CDATA[vitamine]]></category>
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					<description><![CDATA[La vitamina D può ridurre la mortalità tra le persone che sono affette da disturbi cardiovascolari Uno studio della University of Bergen&#160;si è concentrato sul rapporto tra vitamina D e cuore e ha concluso che le persone che hanno sofferto di malattie cardiovascolari possono ridurre il rischio di mortalità associato alla loro malattia del 30% [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-35756" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2018/03/images_cuore.jpg" alt="" width="801" height="500" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/03/images_cuore.jpg 801w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/03/images_cuore-300x187.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2018/03/images_cuore-768x479.jpg 768w" sizes="(max-width: 801px) 100vw, 801px" /></p>
<p>La vitamina D può ridurre la mortalità tra le persone che sono affette da disturbi cardiovascolari</p>
<p>  <span id="more-35757"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Uno studio della <a href="http://www.uib.no/en" target="_blank" rel="noopener noreferrer">University of Bergen</a>&nbsp;si è concentrato sul rapporto tra vitamina D e cuore e ha concluso che le persone che hanno sofferto di malattie cardiovascolari possono ridurre il rischio di mortalità associato alla loro malattia del 30% se hanno una normale assunzione di vitamina D. In sostanza, la giusta quantità di questa vitamina riduce il rischio di morte in pazienti cardiopatici – con la dicitura «giusta» si intende né troppa né troppo poca.&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://academic.oup.com/jcem/article-abstract/103/3/1161/4794886?redirectedFrom=fulltext" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Lo studio</a>, che è stato pubblicato sulla rivista «The Journal of Clinical Endocrinology &amp; Metabolism», ha seguito ben 4000 pazienti con malattie cardiovascolari a partire dal 2000, per un periodo di 12 anni (l&#8217;età media dei partecipanti era di 62 anni all&#8217;inizio dello studio).</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo i ricercatori, è difficile dare una raccomandazione generale su quanta supplementazione di vitamina D si dovrebbe prendere, visto che la quantità ottimale di integrazione varia da persona a persona, da luogo a luogo, da dieta a dieta, quindi il consiglio per tutti coloro che hanno sperimentato malattie cardiovascolari è quello di misurare i loro livelli di vitamina D, in modo che questi possano essere meglio regolati e, su questa base, possa essere valutata la necessità degli integratori. Inoltre, un&#8217;altra cosa alla quale bisogna stare attenti è che i livelli di vitamina D variano anche stagionalmente, visto che la luce solare influisce su questi numeri – a gennaio o febbraio si hanno spesso livelli più bassi che a settembre.</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente, è meglio farsi seguire dal proprio medico curante in questo percorso, in modo da gestire al meglio la questione.</p>
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		<title>La solitudine può letteralmente spaccarci il cuore</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/alimentazione/news-alimentazione/la-solitudine-puo-letteralmente-spaccarci-il-cuore/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 May 2016 09:17:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[cardiovascolare]]></category>
		<category><![CDATA[cuore]]></category>
		<category><![CDATA[solitudine]]></category>
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					<description><![CDATA[Un nuovo studio racconta come lo stare da soli mette a rischio la nostra salute cardiovascolare La solitudine è un buon modo per capire chi siamo e cosa vogliamo, a prescindere dagli altri: è importante imparare a stare da soli per essere buoni compagni nella coppia, così come è importante guardare le strade possibili solo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-31459" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2016/05/images_igallery_resized_ambientetest_Solitudine-18029-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">Un nuovo studio racconta come lo stare da soli mette a rischio la nostra salute cardiovascolare<br /></span></p>
<p>  <span id="more-31460"></span>  </p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">La solitudine è un buon modo per capire chi siamo e cosa vogliamo, a prescindere dagli altri: è importante imparare a stare da soli per essere buoni compagni nella coppia, così come è importante guardare le strade possibili solo con i propri occhi per capire quali sono veramente le nostre aspirazioni. Ma stare sempre da soli non è un bene.</span></p>
<p>A quanto dice una <a href="http://heart.bmj.com/content/early/2016/03/15/heartjnl-2015-309242.full" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ricerca</a> del Dipartimento di Psicologia e Neuroscienze della <a href="https://home.byu.edu/home/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Brigham Young University</a> stare troppo tempo in solitudine potrebbe aumentare il rischio di malattie cardiache e ictus.</p>
<p>Questa meta-analisi (la meta-analisi è uno studio di ricerca secondario che raccoglie e riassume i dati provenienti da una serie di studi di ricerca primari) ha esaminato 23 studi, per un totale di 181.000 partecipanti. Dopo tutta una serie di aggiustamenti per escludere gli altri fattori di incidenza nel rischio di queste malattie, i ricercatori hanno concluso che le persone che hanno riferito di soffrire la solitudine avevano il 29% in più di probabilità di sviluppare una malattia coronarica e il 32 % in più di incorrere in un ictus.</p>
<p>Chi sta da solo, infatti, come rilevato da altri studi, ha meno propensione e spinta nel curarsi o nel semplice rivolgersi a un medico, fuma molto ed è ad alto rischio di obesità. Inoltre, la solitudine è collegata a tassi più elevati di ansia e depressione e ad un sistema immunitario più debole. </p>
<p>Sommando tutti questi fattori, i risultati della meta-analisi sembrano decisamente meno sorprendenti.</p>
<p>Meglio uscire, prendersi cura dei rapporti, mettere il naso fuori di casa e fare nuove amicizie: tutto il tempo che dobbiamo dedicare a noi stessi per stare bene non passa solamente attraverso noi stessi, ma anche attraverso gli altri. </p>
<p> </p>
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		<title>Dopo un infarto, le buone abitudini alimentari ci tengono in vita</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/alimentazione/news-alimentazione/dopo-un-infarto-le-buone-abitudini-alimentari-ci-tengono-in-vita/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Sep 2013 13:42:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[attacchi]]></category>
		<category><![CDATA[cardiovascolare]]></category>
		<category><![CDATA[cuore]]></category>
		<category><![CDATA[infarti]]></category>
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					<description><![CDATA[Dopo un infarto cambiare abitudini alimentari riduce drasticamente il rischio di morte. Ecco come fare Cambiare abitudini alimentari dopo aver subito un attacco di cuore riduce il rischio di morte del 40%. Lo svela la rivista Jama Internal Medicine, che ha pubblicato lo studio condotto dalla Harvard School of Public Health, che rivela come cambiare [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-13954" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2013/09/images_igallery_resized_ambientetest_alimentazione_sana-9061-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p><span style="line-height: 1.3em;">Dopo un infarto cambiare abitudini alimentari riduce drasticamente il rischio di morte. Ecco come fare</span></p>
<p>  <span id="more-13955"></span>  </p>
<p><span style="line-height: 1.3em;">Cambiare abitudini alimentari dopo aver subito un attacco di cuore riduce il rischio di morte del 40%. Lo svela l</span><span style="line-height: 1.3em;">a rivista Jama Internal Medicine, che ha pubblicato lo studio condotto dalla Harvard School of Public Health, che rivela come cambiare abitudine a tavola dopo un </span><strong style="line-height: 1.3em;">infarto</strong><span style="line-height: 1.3em;"> riduce di un terzo il rischio di morire soprattutto per cause cardiovascolari.</span></p>
<p>La ricerca condotta su circa 4 mila persone tutte reduci da un attacco di <strong>cuore</strong> ha monitorato le scelte alimentari effettuate dai campioni presi in esame; durante tale periodo si sono verificati diversi decessi. Lo studio ha rilevato come le morti sono sopraggiunte soprattutto tra coloro che anche dopo <strong>l&#8217;<a href="https://www.ecoseven.net//?p=5796">infarto</a></strong> hanno continuato a mangiare male, mentre si è ridotto del 30-40% tra coloro che hanno adottato un’alimentazione sana ed equilibrata come ad esempio quella mediterranea.</p>
<p>Tali numeri hanno evidenziato come la diminuzione della probabilità del rischio di morte cambiando le proprie <strong>abitudini <a href="https://www.ecoseven.net//?attachment_id=13">alimentari</a></strong> sia comparabile addirittura a quella che si avrebbe con un intervento preventivo di tipo farmacologico.</p>
<p>gc</p>
<p> </p>
]]></content:encoded>
					
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