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	<title>cambiamenti climatici &#8211; Ecoseven &#8211; Saper Vivere</title>
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	<description>Economia del Benessere e della Salute</description>
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		<title>L’onda di tempesta</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/londa-di-tempesta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Dec 2023 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
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					<description><![CDATA[Ecco quando può interessare anche le coste italiane Il concetto di &#8220;storm surge&#8221;, noto anche come &#8220;onda di tempesta&#8221; in italiano, si riferisce a un innalzamento inusuale del livello medio del mare causato da una brusca diminuzione della pressione atmosferica e dalla simultanea azione di venti tempestosi diretti verso la costa. Questo fenomeno meteomarino è [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-204122" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2023/12/recco-4277785_1280.jpg" alt="" width="1280" height="853" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2023/12/recco-4277785_1280.jpg 1280w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2023/12/recco-4277785_1280-300x200.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2023/12/recco-4277785_1280-1024x682.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2023/12/recco-4277785_1280-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></h3>
<h3>Ecco quando può interessare anche le coste italiane</h3>
<p><span id="more-204121"></span></p>
<p>Il concetto di &#8220;storm surge&#8221;, noto anche come &#8220;onda di tempesta&#8221; in italiano, si riferisce a un <strong>innalzamento inusuale del livello medio del mare causato da una brusca diminuzione della pressione atmosferica</strong> e dalla simultanea azione di venti tempestosi diretti verso la costa.</p>
<p>Questo fenomeno meteomarino è ampiamente riconosciuto lungo le coste degli Stati Uniti, soprattutto quando un potente uragano, classificato di categoria superiore alla terza secondo la scala Saffir-Simpson, raggiunge la terraferma nella zona costiera. Durante tale evento, <strong>si manifestano venti estremamente intensi diretti verso la costa e si verifica un repentino calo della pressione barometrica</strong>.</p>
<p>Quello che succede è che la rapida diminuzione della pressione atmosferica provoca un innalzamento del livello del mare. Questo è spiegabile dal fatto che una pressione più bassa riduce il peso dell&#8217;aria sulla superficie dell&#8217;oceano, agevolando un aumento del livello dell&#8217;acqua.</p>
<p>Il fenomeno dell'&#8221;onda di tempesta&#8221; può tuttavia verificarsi anche lungo le coste europee, specie lungo quelle dell&#8217;Atlantico, estendendosi dai litorali bassi e sabbiosi della Francia fino all&#8217;Olanda e alle coste danesi. Ciò accade <strong>quando dall&#8217;oceano giungono cicloni extratropicali profondi</strong>, caratterizzati da minimi barici inferiori a 960-950 hPa, che generano venti tempestosi su ampie porzioni oceaniche.</p>
<p>Anche sulle coste del Mediterraneo possono verificarsi significativi episodi di &#8220;storm surge&#8221;, sebbene su una scala più limitata rispetto agli eventi che coinvolgono le coste oceaniche.</p>
<h4>Caratteristiche dell’onda di tempesta</h4>
<p>Secondo la terminologia ufficiale, la &#8220;storm surge&#8221; rappresenta un innalzamento eccezionale del livello del mare, da considerare al di fuori delle normali fluttuazioni legate alla marea astronomica.</p>
<p>Concretamente, questo aumento del livello del mare, in determinate condizioni meteorologiche, si aggiunge alle regolari fasi di alta e bassa marea correlate alle fasi lunari.</p>
<p>È importante notare che, oltre al repentino calo della pressione barometrica e all&#8217;azione simultanea di forti venti di tempesta diretti verso la costa, l&#8217;effetto della &#8220;storm surge&#8221; è ulteriormente amplificato dalla specifica morfologia della costa e dalla profondità del fondale.</p>
<p>Nei <strong>tratti dove i fondali sono particolarmente bassi</strong>, in prossimità della linea di costa, e il fondale declina gradualmente verso il largo, l&#8217;innalzamento causato dalla &#8220;storm surge&#8221; può raggiungere dimensioni considerevoli, con conseguenze devastanti su tutta la fascia litoranea in termini di altezza del livello del mare.</p>
<h4>La morfologia dei territori più esposti al fenomeno</h4>
<p>Quando la conformazione di una specifica porzione di costa presenta un&#8217;eccezionale caratteristica, come quella di un semicerchio allungato, tipica di baie e golfi, la &#8220;storm surge&#8221; può subire un ulteriore amplificazione, raggiungendo dimensioni notevoli che aumentano l&#8217;impatto sull&#8217;intera area costiera. Questo si verifica perché <strong>all&#8217;interno di un golfo o di una baia si crea un sorta di effetto di aspirazione delle onde</strong>, focalizzando tutta l&#8217;energia delle onde verso il punto centrale di questo &#8220;semicerchio&#8221;. Un esempio in Italia è rappresentato dalla costa dell&#8217;alto Adriatico, la cui forma ricorda un semicerchio.</p>
<p>A ciò si aggiungono anche i <strong>bassi fondali sabbiosi</strong>, i quali contribuiscono ad amplificare l&#8217;innalzamento della marea quando forti venti provenienti da sud-sudest soffiano per diverse ore in direzione della fascia costiera. In luoghi dove, al contrario, i fondali declinano più rapidamente verso il mare aperto, come ad esempio lungo le coste ioniche della Sicilia tra Messina e Catania, il fenomeno diventa relativamente meno significativo, anche in presenza di sovrapposizioni di onde tra scirocco e grecale.</p>
<h4>L’onda di tempesta nel Mediterraneo</h4>
<p>L&#8217;Italia, situata al centro del Mediterraneo, è il paese di quest’area maggiormente coinvolto dal fenomeno dell'&#8221;onda di tempesta&#8221;.</p>
<p>Frequentemente nel nostro territorio, il fenomeno della &#8220;storm surge&#8221; può influenzare aree costiere molto limitate, come <strong>le coste dell&#8217;alto Adriatico, le zone tirreniche e i porti delle isole minori</strong>, specialmente durante episodi di mareggiate causati dal passaggio di cicloni extratropicali profondi. In passato, abbiamo assistito a numerosi casi di grande rilevanza, spesso caratterizzati dalla presenza della cosiddetta &#8220;mareggiata incrociata&#8221;, ovvero l&#8217;interazione di due diversi movimenti ondosi provenienti da angolazioni differenti.</p>
<p><strong>Ciò avviene frequentemente nel Mar Tirreno</strong>, quando le imponenti onde generate dai venti di libeccio si sovrappongono alle onde più recenti, create dall&#8217;arrivo dei venti di maestrale. Oppure, lungo il Mare Adriatico, quando le onde più anziane del vento di scirocco si intersecano con le onde del &#8220;mare vivo&#8221; causate dai vigorosi venti di bora provenienti dal Golfo di Trieste e dall&#8217;Istria.</p>
<p><em><strong>Luna Riillo</strong></em></p>
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		<title>Frutti tropicali di Calabria</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/alimentazione/frutti-tropicali-di-calabria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Oct 2022 11:00:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alimentazione e Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[frutti tropicali]]></category>
		<category><![CDATA[frutti tropicali calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[I cambiamenti climatici stanno modificando la frutta di stagione Se in questo periodo un tempo nel cesto sul tavolo si potevano trovare arance e clementine oggi il trend è cambiato ed è diventato più tropicale: manchi, frutti della passione, ananas ecc… È la nuova industria in cui hanno deciso di impegnarsi due fratelli, Francesco e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-169477" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/11/frutti-tropicali-calabria.jpg" alt="" width="1280" height="853" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/11/frutti-tropicali-calabria.jpg 1280w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/11/frutti-tropicali-calabria-300x200.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/11/frutti-tropicali-calabria-1024x682.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/11/frutti-tropicali-calabria-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></h3>
<h3>I cambiamenti climatici stanno modificando la frutta di stagione</h3>
<p><span id="more-169476"></span></p>
<p>Se in questo periodo un tempo nel cesto sul tavolo si potevano trovare arance e clementine <strong>oggi il trend è cambiato ed è diventato più tropicale</strong>: manchi, frutti della passione, ananas ecc…</p>
<p>È la nuova industria in cui hanno deciso di impegnarsi due fratelli, <strong>Francesco e Paolo Bilardi</strong>, che hanno rilasciato un’intervista per <a href="https://it.euronews.com/2022/09/14/la-calabria-del-cambiamento-climatico-il-boom-dei-frutti-tropicali?utm_medium=italy.science.rd.20220916.198.2&amp;utm_source=email&amp;utm_content=article&amp;utm_campaign=10fortoday4.0styling" target="_blank" rel="noopener">Euronews</a> in cui spiegano le ragioni della loro scelta. La loro scelta è dovuta, ovviamente, ai cambiamenti climatici e alla possibilità che queste nuove piante hanno di poter crescere grazie a questo nuovo clima, in un’estate che non dura più solamente tre mesi, ma almeno cinque, da maggio a ottobre/novembre.</p>
<p>Spiega Paolo “<em>Il lunedì pomeriggio partono le spedizioni in tutta Italia, dal Sud al Centro e al Nord, e in due giorni lavorativi i frutti sono sul tavolo dei consumatori. Perciò: ottimi risultati e sicuramente grandi riscontri da parte dei consumatori, che da anni ci mandano sempre grandi messaggi positivi per il gusto che hanno questi frutti tropicali</em>”.</p>
<p><strong>Con il clima cambiano anche le esigenze e le modalità di crescita delle piante</strong>, che trovano nuovi terreni fertili anche in zone dove prima non si sarebbe mai pensato possibile una loro crescita rigogliosa. Ad oggi invece si sta andando a delineare una <strong>nuova progenie di coltivatori e fruttivendoli</strong>, che potranno contare sulle cambiate temperature per iniziare un nuovo mercato, che prima era delimitato ai paesi tropicali.</p>
<p><strong>Stanno di conseguenza anche cambiando le diete degli italiani</strong>, che si troveranno a dover inventare nuove ricette con frutta esotica e che probabilmente non ci metterà molto a trovare il suo posto nella cosiddetta dieta mediterranea.</p>
<p><strong><em>Luna Riillo</em></strong></p>
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		<title>Gli animali potrebbero smettere di migrare?</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/animali/gli-animali-potrebbero-smettere-di-migrare/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Nov 2021 19:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[animali]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
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		<category><![CDATA[migrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[I cambiamenti climatici potrebbero rendere &#8220;non più necessaria&#8221; la migrazione degli animali Gli animali che migrano a nord per riprodursi stanno perdendo i vantaggi della migrazione a causa dei cambiamenti climatici e dell&#8217;antropocene e questo potrebbe comportare una seria messa a rischio della loro specie, con una diminuzione di numero e una vita molto peggiorata, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: left;" align="center"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-124744" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/11/bird-migration-4023947_1280.jpg" alt="" width="800" height="533" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/11/bird-migration-4023947_1280.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/11/bird-migration-4023947_1280-300x200.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/11/bird-migration-4023947_1280-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></h3>
<h3 style="text-align: left;" align="center">I cambiamenti climatici potrebbero rendere &#8220;non più necessaria&#8221; la migrazione degli animali</h3>
<p><span id="more-124741"></span></p>
<p align="justify">Gli animali che migrano a nord per riprodursi stanno perdendo i vantaggi della migrazione a causa dei <strong>cambiamenti climatici</strong> e dell&#8217;<strong>antropocene</strong> e questo potrebbe comportare una seria messa a rischio della loro specie, con una diminuzione di numero e una vita molto peggiorata, secondo quanto scrive un gruppo di scienziati in uno studio pubblicato su <strong>Trends</strong> in <a href="https://www.cell.com/trends/ecology-evolution/fulltext/S0169-5347(21)00228-7" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Ecology &amp; Evolution</a>.</p>
<p align="justify">Molti animali, inclusi mammiferi, uccelli e insetti, migrano per lunghe distanze verso nord per riprodursi, sfruttando l&#8217;abbondanza stagionale di cibo, il minor numero di parassiti e malattie e la relativa sicurezza dai predatori. Ma visto che a causa del riscaldamento globale e dell&#8217;aumento della pressione umana c&#8217;è stata una diminuzione di questi benefici, in molti casi la migrazione ha portato a un minor successo riproduttivo e a una maggiore mortalità nelle specie migratorie.</p>
<h4 align="justify">I ricercatori avvertono che i vantaggi ridotti per la migrazione a lunga distanza hanno conseguenze potenzialmente gravi per la struttura e la funzione degli ecosistemi.</h4>
<p align="justify">Come hanno spiegato in un <a href="https://www.bath.ac.uk/announcements/climate-change-and-human-pressure-mean-migration-may-be-no-longer-worth-it-say-researchers/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">comunicato stampa</a>, ci sono ben 25 studi che hanno evidenziato come la <strong>migrazione stia diventando meno redditizia per vari animali terrestri</strong>, tra cui caribù, uccelli costieri e farfalle monarca, che migrano per oltre 1000 km durante l&#8217;estate verso le regioni temperate e artiche settentrionali per riprodursi, tornando a sud in inverno.</p>
<p align="justify">Anche se <strong>alcuni animali potrebbero spostare le loro aree di riproduzione leggermente più a nord</strong> per compensare il cambiamento delle condizioni ambientali, i migratori sono programmati per continuare il pericoloso viaggio ogni anno per riprodursi, nonostante la mancanza di benefici.</p>
<h4 align="justify">Per questo, i risultati dello studio sono davvero allarmanti: il sistema potrebbe diventare una trappola per le specie.</h4>
<p align="justify">Gli autori suggeriscono che le zone di riproduzione artiche e temperate settentrionali necessitano di una sostanziale attenzione per la conservazione, così come ci vorrebbe una mappatura dei fattori di stress per gli animali migratori nello spazio e nel tempo.</p>
<p align="justify">La Terra è un&#8217;ecosistema complesso e questo studio mostra quanto sia necessario fare ulteriori ricerche per trovare le soluzioni a questo problema, in modo che il domino ambientale rimanga in piedi.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Conseguenza psicologiche della crisi climatica: l&#8217;eco-ansia</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/conseguenza-psicologiche-della-crisi-climatica-leco-ansia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Oct 2021 18:00:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[conseguenze psicologiche dei cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[eco-ansia]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
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					<description><![CDATA[Una condizione psicologica complessa che coinvolge principalmente i giovani L'&#8221;eco-ansia&#8221; sta pesando sui giovani. I dati mostrano che un millennial su quattro è ansioso nei confronti dell&#8217;ambiente e li fa sentire responsabili della distruzione del pianeta se non agiranno in tempo. La crisi climatica, infatti, sta richiedendo un grande sforzo alla salute mentale dei bambini [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: left;" align="center"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-122117" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/10/demonstration-4891275_1280-1.jpg" alt="eco-ansia" width="800" height="533" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/10/demonstration-4891275_1280-1.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/10/demonstration-4891275_1280-1-300x200.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/10/demonstration-4891275_1280-1-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></h3>
<h3 style="text-align: left;" align="center"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Una condizione psicologica complessa</span></span><b> </b><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">che coinvolge principalmente i giovani</span></span></h3>
<p><span id="more-122116"></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">L'&#8221;eco-ansia&#8221; sta pesando sui giovani. I dati mostrano che <strong>un millennial su quattro è ansioso nei confronti dell&#8217;ambiente</strong> e li fa sentire responsabili della distruzione del pianeta se non agiranno in tempo. </span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La crisi climatica, infatti, sta richiedendo un grande sforzo alla salute mentale dei bambini e dei giovani. </span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Gli esperti hanno avvertito che peggiorerà solo con il passare del tempo, portando alcuni ad affermare che abbiamo bisogno di un <strong>impegno totale affinché il cervello dei nostri figli non venga assorbito dal problema del riscaldamento globale prima che siano adulti</strong>.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Una recente indagine internazionale, condotta nei giovani tra i 16 ai 25 anni, ha mostrato che i fardelli psicologici di questa crisi globale stanno colpendo profondamente un gran numero di individui in tutto il mondo che appartengono a quella fascia di età.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Le intuizioni offerte da questa ricerca forniscono una <strong>comprensione più profonda di come le emozioni dei giovani siano legate ai loro sentimenti verso i governi e gli adulti</strong>, sentendosi traditi o abbandonati da questi e spiegando così alcune delle motivazioni legate al loro stato d’animo. </span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;eco-ansia, però, si presenta come una condizione psicologica complessa che non è ancora considerata diagnosticabile, ma è stata riconosciuta come una tendenza crescente tra i giovani. </span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">L’ impatto sproporzionato su bambini e adolescenti rende questo problema ancora più importante e sarà da affrontare e contrastare in modo deciso fin dalla più tenera età. </span></span></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La mappa dei paesi più minacciati dai cambiamenti climatici</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/la-mappa-dei-paesi-piu-minacciati-dai-cambiamenti-climatici/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Sep 2021 06:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[paesi più minacciati]]></category>
		<category><![CDATA[paesi più minacciati dai cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[tossicità]]></category>
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					<description><![CDATA[Quali sono i paesi più minacciati dai cambiamenti climatici e dalla tossicità dell&#8217;inquinamento? Un nuovo studio pubblicato su PLOS ONE ha identificato i paesi più a rischio di &#8220;danno legato al cambiamento climatico&#8221; e quelli in una buona posizione per affrontarne gli effetti. Lo studio dimostra scientificamente la correlazione tra inquinamento tossico che può danneggiare direttamente [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: left;" align="center"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-116487" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/08/figura-1-e1630432912921.png" alt="paesi più minacciati dai cambiamenti climatici" width="800" height="444" /></h3>
<h3 style="text-align: left;" align="center">Quali sono i paesi più minacciati dai cambiamenti climatici e dalla tossicità dell&#8217;inquinamento?</h3>
<p><span id="more-116486"></span></p>
<p align="justify">Un nuovo <a href="https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0254060" target="_blank" rel="noopener noreferrer">studio </a>pubblicato su PLOS ONE ha identificato i paesi più a rischio di &#8220;danno legato al cambiamento climatico&#8221; e quelli in una buona posizione per affrontarne gli effetti.</p>
<p align="justify">Lo studio dimostra scientificamente la correlazione tra inquinamento tossico che può danneggiare direttamente la salute umana e inquinamento non tossico come le emissioni di gas serra.</p>
<h4 align="justify">I ricercatori hanno esaminato entrambi gli aspetti dell&#8217;inquinamento per determinare i paesi più a rischio e quelli in grado di affrontare tali sfide.</h4>
<p align="justify"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-116487" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/08/figura-1-e1630432912921.png" alt="mappa dei cambiamenti climatici" width="800" height="444" /></p>
<p align="justify">Come racconta <a href="https://www.medicalnewstoday.com/articles/climate-change-and-toxic-pollution-which-countries-are-most-at-risk#Data-covering-176-countries" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Medical News</a>, i ricercatori hanno esaminato i dati provenienti da 176 paesi per trovare la correlazione tra <strong>i luoghi di esposizione all&#8217;inquinamento tossico e la vulnerabilità ai cambiamenti climatici. </strong></p>
<p align="justify">Ne è risultato che una delle principali aree di preoccupazione sono i paesi poveri, principalmente quelli dell&#8217;<strong>Africa e dell&#8217;Asia sud-orientale, che i ricercatori hanno scoperto essere più vulnerabili</strong> agli effetti e alla tossicità del cambiamento climatico.</p>
<p align="justify">Sebbene alcuni dei paesi a basso reddito mostrino un grande potenziale per gestire tali effetti, i ricercatori affermano che avranno bisogno di sostegno internazionale per affrontare la questione con qualche possibilità di avere successo.</p>
<h4 align="justify">Lo studio ha anche prodotto un elenco dei primi 10 paesi che sono nella posizione migliore per combattere il rischio di tossicità e cambiamento climatico con il sostegno internazionale.</h4>
<p align="justify">In cima alla lista c&#8217;è Singapore, seguita da Ruanda, Cina, India e Isole Salomone. Poi c&#8217;è il Bhutan in sesta posizione, seguito da Botswana, Georgia, Corea del Sud e Thailandia. Anche alcuni dei paesi identificati come a più alto rischio di esposizione all&#8217;inquinamento, come l&#8217;India e la Cina, si trovano in una buona posizione nella potenziale possibilità di affrontare l&#8217;inquinamento se ricevono il sostegno internazionale.</p>
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		<item>
		<title>Chi continua a sovvenzionare i combustibili fossili?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jul 2021 18:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[combustibili fossili]]></category>
		<category><![CDATA[G20]]></category>
		<category><![CDATA[paesi del g20]]></category>
		<category><![CDATA[punto di non ritorno]]></category>
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					<description><![CDATA[Un nuovo report smaschera le nazioni che hanno sovvenzionato i combustibili fossili Secondo un report di BloombergNEF e Bloomberg Philanthropies, i paesi del G20 hanno continuato a sovvenzionare i combustibili fossili a spese dell&#8217;ambiente. Nonostante l&#8217;impegno che si sono presi ad affrontare il cambiamento climatico, i paesi del G20 hanno fornito oltre 3,3 trilioni di dollari [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: left;" align="center"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-112911" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/07/fire-3592_1280-e1627469743270.jpg" alt="combustibili fossili" width="800" height="600" /></h3>
<h3 style="text-align: left;" align="center">Un nuovo report smaschera le nazioni che hanno sovvenzionato i combustibili fossili</h3>
<p><span id="more-112902"></span></p>
<p align="justify">Secondo un <a href="https://about.bnef.com/blog/new-report-finds-g-20-member-countries-support-fossil-fuels-at-levels-untenable-to-achieve-paris-agreement-goals/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">report </a>di BloombergNEF e Bloomberg Philanthropies, <strong>i paesi del G20 hanno continuato a sovvenzionare i combustibili fossili a spese dell&#8217;ambiente</strong>.</p>
<p align="justify">Nonostante l&#8217;impegno che si sono presi ad affrontare il cambiamento climatico, i paesi del G20 hanno fornito oltre 3,3 trilioni di dollari (equivalenti a 2,8 trilioni di Euro) in sussidi ai combustibili fossili a partire dal 2015, anno dell&#8217;accordo di Parigi sul clima.</p>
<p align="justify">Come racconta <a href="https://www.theguardian.com/environment/2021/jul/20/g20-states-subsidised-fossil-fuels-2015-coal-oil-gas-cliamte-crisis" target="_blank" rel="noopener noreferrer">The Guardian</a>, Antha Williams, responsabile dell&#8217;ambiente presso Bloomberg Philanthropies, ha dichiarato che<strong> i paesi si sono impegnati ad affrontare il cambiamento climatico sulla carta, ma che le loro azioni raccontano una storia diversa</strong>.</p>
<p align="justify">&#8220;<em>Sulla carta, i leader e i governi globali stanno riconoscendo l&#8217;urgenza della sfida climatica e tutti i paesi del G20 hanno preso impegni ambiziosi per ridimensionare lo sviluppo dei combustibili fossili e la transizione verso un&#8217;economia a basse emissioni di carbonio</em> &#8220;, ha affermato Williams.</p>
<p align="justify">&#8220;<em>Ma, in realtà, l&#8217;azione intrapresa da questi paesi fino a questo punto è ben lontana da ciò che è necessario. Mentre una serie di emergenze climatiche si intensifica in tutto il mondo, il continuo sviluppo delle infrastrutture per i combustibili fossili è a dir poco avventato. Abbiamo bisogno di più delle semplici parole: abbiamo bisogno di azione</em>&#8220;.</p>
<h4 align="justify">Come urla dal suo sito The Guardian, questo sostegno al carbone è davvero &#8220;sconsiderato&#8221;.</h4>
<p align="justify">Di fronte alla situazione di escalation dell&#8217;emergenza climatica in cui ci troviamo, non è possibile sostenere un&#8217;industria come quella dei combustibili fossili – che dovrebbe sparire. <strong>I 3,3 trilioni di dollari avrebbero potuto costruire impianti solari equivalenti a tre volte la rete elettrica degli Stati Uniti, afferma il rapporto.</strong></p>
<p align="justify">Essendo i paesi del G20 responsabili di quasi i tre quarti delle emissioni globali di carbonio, è bene che nei nuovi impegni che stanno per discutere si occupino (anche) di questo.</p>
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		<title>Come difenderci dalle grandi tempeste?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Jul 2021 07:02:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[dati sulle più grandi tempeste]]></category>
		<category><![CDATA[precipitazioni]]></category>
		<category><![CDATA[tempeste]]></category>
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					<description><![CDATA[Forse una soluzione c’è Un nuovo database globale creato dai ricercatori del Pacific Northwest National Laboratory (PNNL) ha acquisito le caratteristiche e i dati sulle precipitazioni dei più forti temporali degli ultimi 20 anni. Secondo gli scienziati, includere le tempeste provenienti sia dalle zone di media latitudine che dalle zone tropicali è la chiave per [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 align="center"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-110342" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/07/lightning-801866_1280-e1625814150782.jpg" alt="tempeste" width="800" height="487" /></h3>
<h3 style="text-align: left;" align="center">Forse una soluzione c’è</h3>
<p><span id="more-110340"></span></p>
<p align="justify">Un nuovo database globale creato dai ricercatori del Pacific Northwest National Laboratory (PNNL) ha <strong>acquisito le caratteristiche e i dati sulle precipitazioni dei più forti temporali degli ultimi 20 anni</strong>.</p>
<p align="justify">Secondo gli scienziati, includere le tempeste provenienti sia dalle zone di media latitudine che dalle zone tropicali è la <strong>chiave per catturare come il comportamento contrastante delle tempeste e le corrispondenti precipitazioni potrebbero influenzare le regioni di tutto il mondo</strong>.</p>
<p align="justify">Questa classe di tempeste si chiama &#8220;sistemi convettivi a mesoscala&#8221; (<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sistema_convettivo_a_mesoscala" target="_blank" rel="noopener noreferrer">MCS</a>) ed include grandi tempeste, di dimensioni variabili da circa 10 a 1.000 chilometri, composte da più temporali organizzati.</p>
<p align="justify">Sono tempeste longeve, che tendono a crescere durante la notte e sono <strong>la più grande fonte di precipitazioni estreme che possono innescare inondazioni a livello globale</strong>, svolgendo un ruolo chiave nei cicli energetici e idrologici della Terra.</p>
<p align="justify">La rappresentazione accurata di questi sistemi nei modelli climatici globali di nuova generazione e ad alta risoluzione richiede di sapere dove si formano queste tempeste, quanta energia hanno e quanta pioggia portano.</p>
<h4 align="justify">Per questo, l&#8217;acquisizione di simili dati ha storicamente rappresentato una sfida importante per i ricercatori.</h4>
<p align="justify">In questo nuovo studio, condotto da Zhe Feng e Ruby Leung, entrambi scienziati del PNNL, è stato presentato <strong>il primo set di dati di MCS monitorati sulle aree della Terra in cui essi influenzano significativamente le precipitazioni</strong>, comprese le regioni popolate delle medie latitudini.</p>
<p align="justify">Le tempeste sono state monitorate accoppiando immagini satellitari a infrarossi ad alta risoluzione e set di dati sulle precipitazioni. Questo approccio combinato ha generato una <strong>visione più completa degli MCS di quanto entrambe le tecniche possano da sole</strong>.</p>
<h4 align="justify">Il database consentirà ai ricercatori di capire come i cambiamenti nel clima terrestre alterano il comportamento dei sistemi connettivi a mesoscala, collegando tempo e clima.</h4>
<p align="justify">Mettere insieme questi fattori offre opportunità uniche per i ricercatori di rispondere a domande che in precedenza avrebbero richiesto l&#8217;utilizzo di molte più fonti di dati e un lavoro molto più grande di base per iniziare.</p>
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		<title>La top 10 delle città più esposte a rischi ambientali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 May 2021 18:00:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[caldo estremo]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[città più esposte a rischi ambientali]]></category>
		<category><![CDATA[disastri naturali]]></category>
		<category><![CDATA[giacarta]]></category>
		<category><![CDATA[Indonesia]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Nord Africa]]></category>
		<category><![CDATA[rischi ambientali]]></category>
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					<description><![CDATA[Su 100 città più esposte a rischi ambientali, 99 si trovano in Asia, tranne 1 In un report pubblicato su Verisk Maplecroft, si racconta di come siano le città asiatiche quelle che stanno affrontando i maggiori rischi derivanti dai pericoli ambientali come il caldo estremo, i cambiamenti climatici e i disastri naturali. Secondo lo studio, infatti, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-103071" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/05/flood-2317782_1280-e1621868916766.jpg" alt="città più esposte a rischi ambientali" width="800" height="531" /></h3>
<h3>Su 100 città più esposte a rischi ambientali, 99 si trovano in Asia, tranne 1</h3>
<p><span id="more-103070"></span></p>
<p>In un <a href="https://www.maplecroft.com/insights/analysis/asian-cities-in-eye-of-environmental-storm-global-ranking/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">report </a>pubblicato su Verisk Maplecroft, <strong>si racconta di come siano le città asiatiche quelle che stanno affrontando i maggiori rischi derivanti dai pericoli ambientali </strong>come il caldo estremo, i cambiamenti climatici e i disastri naturali.</p>
<h4>Secondo lo studio, infatti, tra le 100 città più vulnerabili a queste problematiche, 99 si trovano in Asia – e di queste, 37 in Cina e 43 in India.</h4>
<p>A livello globale, il rapporto ha rilevato che <strong>414 città in tutto il mondo</strong>, con una popolazione di oltre 1 milione ciascuna (e un totale complessivo di 1,4 miliardi di persone), sono a rischio &#8220;alto&#8221; o &#8220;estremo&#8221; a causa di una miscela di inquinamento, scarsità delle risorse idriche, ondate di calore mortali, disastri naturali e cambiamenti climatici.</p>
<p>In prima posizione, c&#8217;è <strong>Giacarta</strong> (Indonesia), seguita nella top 10 da altre due città indonesiane: Subaraya (quarta) e Bandung (ottava). Al secondo e terzo posto, Delhi (India) e Chennai (India), seguite da altre cinque città indiane: Chandigarh (quinta), Agra (sesta), Meerut (settima), Aligarh (nona) e Kanpur (decima) – l&#8217;India, che ospita 13 delle 20 città più rischiose del mondo, è forse il paese messo peggio.</p>
<p>Secondo il rapporto, Cina e India rappresentano 286 milioni dei 336 milioni di persone che vivono in città a estremo rischio di inquinamento.</p>
<h4>Le città dell’Asia orientale sono più a rischio di disastri naturali.</h4>
<p>Trentacinque delle 50 città in tutto il mondo più colpite dall&#8217;inquinamento idrico si trovano in Cina; Guangzhou e Dongguan sono soggette a inondazioni; Shenzhen (così come Tokyo e Osaka in Giappone) è minacciata da terremoti e tifoni.</p>
<p><strong>Al di fuori dell&#8217;Asia, il Medio Oriente e il Nord Africa hanno la percentuale più alta di città &#8220;ad alto rischio&#8221;</strong>. Quando si parla di riscaldamento globale e dei suoi impatti, infatti, l&#8217;attenzione si sposta nettamente sull&#8217;Africa subsahariana, sede di 40 delle 45 città più vulnerabili al clima del pianeta.</p>
<p>E così, il continente meno responsabile dell&#8217;aumento delle temperature globali sarà colpito più duramente non solo a causa della peggiore siccità, ondate di caldo, tempeste e inondazioni, ma anche perché è terribilmente male equipaggiato per difendersene.</p>
<p>Lima (Perù) è l&#8217;unica città non asiatica a rientrare tra le prime 100 di questa classifica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Perché i cambiamenti climatici spingono le persone a non avere figli?</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/alimentazione/bambini/perche-i-cambiamenti-climatici-spingono-le-persone-a-non-avere-figli/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 May 2021 06:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bambini]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[figli]]></category>
		<category><![CDATA[incertezza del futuro]]></category>
		<category><![CDATA[non avere figli per i cambiamenti climatici]]></category>
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					<description><![CDATA[Ce lo spiega una ricerca della University of Arizona Secondo una ricercatrice della University of Arizona, oltre a fattori economici, sociali e personali, con il decidere di avere o meno figli c&#8217;entra anche il clima, o meglio: i cambiamenti climatici. Sabrina Helm, professoressa associata alla Norton School of Family and Consumer Sciences del College of [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-99431" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/05/school-strike-4-climate-4057783_1280-e1620201660459.jpg" alt="cambiamenti climatici" width="800" height="533" /></h3>
<h3>Ce lo spiega una ricerca della University of Arizona</h3>
<p><span id="more-99427"></span></p>
<p>Secondo una ricercatrice della University of Arizona, oltre a fattori economici, sociali e personali, <strong>con il decidere di avere o meno figli c&#8217;entra anche il clima, o meglio: i cambiamenti climatici</strong>.</p>
<p>Sabrina Helm, professoressa associata alla Norton School of Family and Consumer Sciences del College of Agriculture and Life Sciences, è l&#8217;autrice principale di un <a href="https://link.springer.com/article/10.1007/s11111-021-00379-5" target="_blank" rel="noopener noreferrer">nuovo studio</a> che esamina proprio questo: <strong>in che modo il cambiamento climatico sta influenzando le persone sull&#8217;opportunità di avere figli.</strong></p>
<p>Per capire meglio le ragioni delle decisioni prese in merito alla questione, Helm e i suoi collaboratori hanno iniziato <strong>analizzando i commenti online</strong> pubblicati in risposta ad articoli di giornale sulla crescente tendenza delle persone a rinunciare ad avere figli a causa dei problemi del cambiamento climatico.</p>
<h4>Hanno quindi cercato adulti di età compresa tra i 18 ei 35 anni che hanno affermato che il cambiamento climatico gioca un ruolo importante nel loro processo decisionale riproduttivo e hanno intervistato 24 di loro.</h4>
<p>I risultati, pubblicati sulla rivista Population and Environment, identificano <strong>tre temi principali</strong> emersi sia nei commenti online che nelle interviste: c<strong>onsumi eccessivi, sovrappopolazione e futuro incerto.</strong></p>
<p>Quasi tutti hanno espresso preoccupazione su<strong> come i bambini potrebbero contribuire al cambiamento climatico</strong> attraverso una maggiore impronta di carbonio e un uso eccessivo di risorse che potrebbero diventare più scarse in futuro, come cibo e acqua.</p>
<p>Alcuni hanno affermato di ritenere che avere più di due figli sarebbe stato problematico e persino egoista – tra loro c&#8217;è stato chi ha definito l&#8217;<strong>adozione una scelta più responsabile. </strong></p>
<p>Molti hanno detto che si sarebbero sentiti in colpa o come se stessero facendo <strong>qualcosa di moralmente o eticamente sbagliato se avessero messo al mondo un bambino in un mondo con un futuro così incerto.</strong></p>
<p>Ovviamente c&#8217;è stato anche chi ha detto che l&#8217;idea stessa dei bambini dà speranza per un futuro migliore e che le generazioni future possono fare meglio di noi, ma questo non cambia il fatto che <strong>l&#8217;ansia da cambiamento climatico è in aumento e influenza anche questo</strong>: l&#8217;avere o non avere figli.</p>
<p>Helm spera che questo studio infranga un tabù: quasi nessuno, infatti, parla di questo problema.</p>
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		<title>Che c&#8217;entra il latte scartato con i cambiamenti climatici?</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/che-centra-il-latte-scartato-con-i-cambiamenti-climatici/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Dec 2020 19:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[anidride carbonica]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[industria lattiero-casearia]]></category>
		<category><![CDATA[latte]]></category>
		<category><![CDATA[latte di scarto]]></category>
		<category><![CDATA[latte scartato]]></category>
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					<description><![CDATA[Come il latte di scarto potrebbe essere l&#8217;ingrediente chiave Quando si parla di lotta al cambiamento climatico, si parla sempre di cattura del carbonio: una tecnologia che potrebbe eliminare l&#8217;anidride carbonica dall&#8217;atmosfera, ma che non è stata ancora sviluppata su larga scala. Il trucco sarebbe quello di trovare il materiale giusto in grado di legarsi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-73546" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/12/drip-175551_1280-e1606831776362.jpg" alt="latte scartato" width="800" height="529" /></h3>
<h3>Come il latte di scarto potrebbe essere l&#8217;ingrediente chiave</h3>
<p><span id="more-73545"></span></p>
<p>Quando si parla di lotta al cambiamento climatico, si parla sempre di cattura del carbonio: una tecnologia che potrebbe eliminare l&#8217;anidride carbonica dall&#8217;atmosfera, ma che non è stata ancora sviluppata su larga scala.</p>
<p>Il trucco sarebbe quello di <strong>trovare il materiale giusto in grado di legarsi agli atomi di carbonio rilasciati nell&#8217;aria</strong>.</p>
<p>Ed è questo che dicono di essere riusciti a fare gli scienziati della Clarkson University: affermano di aver trovato il migliore materiale tra quelli testati finora.</p>
<h4>Quale sarebbe? Il latte scartato.</h4>
<p>La <a href="https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/adsu.202000001" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ricerca</a> che lo racconta, che è stata pubblicata sulla rivista <em>Advanced Sustainable Systems</em>, spiega che <strong>il latte potrebbe aiutarci non solo a controllare le emissioni di carbonio ma anche a prevenire lo spreco alimentare</strong> – che, tra l&#8217;altro, contribuisce esso stesso a creare le emissioni.</p>
<p>Attualmente, <strong>le aziende lattiero-casearie buttano via 50 milioni di galloni di latte</strong> (equivalenti a quasi 190 milioni di litri) in eccedenza perfettamente buoni ogni anno, secondo un <a href="https://phys.org/news/2020-11-power-carbon-dioxide-emissions.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">comunicato stampa</a> di Clarkson inerente lo studio.</p>
<h4>Invece di buttarlo e sprecarlo, quel latte potrebbe essere usato.</h4>
<p>Gli scienziati, infatti, hanno scoperto che<strong> è una fonte molto economica di carboni attivi</strong> – ovvero il materiale poroso che si attacca al carbonio – che sono più rispettosi dell&#8217;ambiente rispetto ad altre fonti in fase di esplorazione.</p>
<p>&#8220;<strong>Il latte in polvere può essere convertito in carboni attivi avanzati con la giusta porosità e chimica superficiale per assorbire la CO<sub>2</sub></strong>&#8220;, ha detto il coautore dello studio e chimico della Clarkson Mario Wreidt nel comunicato, &#8220;consentendo un controllo molto migliore rispetto agli attuali materiali utilizzati per questo processo, come gusci di cocco o carbone&#8221;.</p>
<h4>I caseifici, inoltre, sono responsabili delle emissioni di gas serra noti, grazie in non piccola parte alle emissioni provenienti dalle mucche.</h4>
<p><strong>Usare i latticini per aiutare a combattere il cambiamento climatico</strong>, quindi, non solo è interessante ma anche giusto – senza contare che conviene anche agli stessi agricoltori: &#8220;Questo uso del latte di scarto potrebbe effettivamente essere una spinta per l&#8217;industria lattiero-casearia&#8221;, ha spiegato Wreidt.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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