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	<title>blue economy &#8211; Ecoseven</title>
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	<description>Notizie sulla mobilità ecosostenibile</description>
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		<title>Lampadine a risparmio energetico senza mercurio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2015 09:53:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esperto dello sport]]></category>
		<category><![CDATA[blue economy]]></category>
		<category><![CDATA[gunter Pauli]]></category>
		<category><![CDATA[lampadina]]></category>
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		<category><![CDATA[risparmio energetico]]></category>
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					<description><![CDATA[È possibile eliminare il mercurio dalle lampadine a risparmio energetico? Ispirandosi alla natura forse sì Ormai tutti cerchiamo le lampadine a risparmio energetico, per fortuna sono entrate nelle nostre case negli ultimi anni consentendoci di illuminarle con un occhio di riguardo per l&#8217;ambiente. Tuttavia per fabbricare queste lampadine servono anche minuscole quantità di mercurio. Il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" size-full wp-image-27611" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2015/07/images_igallery_resized_ambientetest_Lampadina_risparmio_energetico-16042-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>È possibile eliminare il mercurio dalle lampadine a risparmio energetico? Ispirandosi alla natura forse sì</p>
<p>  <span id="more-27612"></span>  </p>
<p><span style="font-size: 12.1599998474121px; line-height: 1.3em;">Ormai tutti cerchiamo le lampadine a risparmio energetico, per fortuna sono entrate nelle nostre case negli ultimi anni consentendoci di illuminarle con un occhio di riguardo per l&#8217;ambiente.</span></p>
<p>Tuttavia per fabbricare queste lampadine servono anche minuscole quantità di mercurio.</p>
<p>Il mercurio è un materiale pericoloso e sarebbe bene riuscire ad eliminarlo del tutto dai nostri oggetti di uso quotidiano.</p>
<p><span style="font-size: 12.1599998474121px; line-height: 1.3em;">Del problema parla Gunter Pauli nel suo libro Blue Economy, raccontando la storia di <a href="http://www.mbl.edu/bell/current-faculty/hanlon/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Roger Hanlon</a>, del Marine Biological Laboratory di Woods Hole nel Massachussets che ha studiato meduse, calamari e funghi per capire il segreto del loro essere luminosi. Ha scoperto che la luminescenza è generata dal calcio: attiva una proteina che rilascia energia.</span></p>
<p>La buona notizia è che in questo caso non ci troviamo di fronte a un metallo pesante, ma da materiali rinnovabili e disponibili.</p>
<p>La luce che si genera grazie a questo metodo naturale è bluastra, tuttavia grazie a degli effetti ottici sarebbe possibile avvicinarsi alla classica luce &#8216;bianca&#8217;.</p>
<p>Ricercare su questo fronte, ispirandosi alla natura, consentirebbe di mettere al bando elementi altamente tossici: ricordiamoci che rappresentano un<a href="https://www.ecoseven.net//?p=17435" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> costo &#8216;nascosto&#8217; sulle spalle dell&#8217;intera comunità</a> perché inquinano in modo serio.</p>
<p>a.po</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Fabbricare carta senza chimica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2015 12:54:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esperto dello sport]]></category>
		<category><![CDATA[blue economy]]></category>
		<category><![CDATA[carta]]></category>
		<category><![CDATA[chimica]]></category>
		<category><![CDATA[gunter Pauli]]></category>
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					<description><![CDATA[È possibile una carta non inquinante, basta sfruttare la natura. Creerebbe anche lavoro, come spiega Gunter Pauli Tutto parte dagli studi della simbiosi tra termiti e batteri quando metabolizzano il legno. Lui è Steven Chu e ha vinto il premio Nobel per la fisica nel 1997, oltre ad essere stato il Segretario all&#8217;energia dell&#8217;amministrazione Obama [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-27448" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2015/07/images_igallery_resized_ambientetest_produzione_carta-15961-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>È possibile una carta non inquinante, basta sfruttare la natura. Creerebbe anche lavoro, come spiega Gunter Pauli</p>
<p>  <span id="more-27449"></span>  </p>
<p><span style="font-size: 12.1599998474121px; line-height: 1.3em;">Tutto parte dagli studi della simbiosi tra termiti e batteri quando metabolizzano il legno. Lui è <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Steven_Chu" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Steven Chu</a> e ha vinto il premio Nobel per la fisica nel 1997, oltre ad essere stato il Segretario all&#8217;energia dell&#8217;amministrazione Obama dal 2009 al 2003.</span></p>
<p><span style="font-size: 12.1599998474121px; line-height: 1.3em;">Come spiega Gunter Pauli nel suo libro &#8216;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Economia_blu" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Blue Economy</a>&#8216;, a questo premio nobel si devono le basi di quelle tecniche che consentono di fabbricare carta senza utilizzare sostanze chimiche.</span></p>
<p>Il processo attualmente utilizzato prevede purtroppo che il cippato di legno venga immerso in un acido in modo da bruciare chimicamente qualunque cosa non sia di cellulosa. E lo scarto di questa lavorazione, detto &#8216;liquore nero&#8217; viene incenerito.</p>
<p><span style="font-size: 12.1599998474121px; line-height: 1.3em;">Utilizzando i metodi perfezionati dalle termiti, da alcuni funghi e dai batteri, si riuscirebbe a produrre un ciclo di riutilizzo dell&#8217;anidride carbonica che andrebbe a ridurre i cambiamenti climatici. Come spiega Gunter Pauli &#8216;questa tecnica potrebbe favorire la produzione di carta su piccola scala, generando un numero considerevole di nuovi occupati specialmente in Cina e in India, paesi in cui la domanda di carta sta crescendo rapidamente e in cui l&#8217;automazione ha fatto perdere parecchi posti di lavoro&#8217;.</span></p>
<p><span style="font-size: 12.1599998474121px; line-height: 1.3em;">Un&#8217;altra idea per rendere la produzione di carta più ecologica: utilizzare come materiali grezzi il bambù e la paglia. Il problema ambientale c&#8217;è: la Cina ha chiuso 10.000 cartiere nel tentativo di ridurre l&#8217;inquinamento causato dalle fabbriche.</span></p>
<p><span style="font-size: 12.1599998474121px; line-height: 1.3em;">a.po</span></p>
<p> </p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Creare ceramica senza calore</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/canali/esperto-dello-sport/creare-ceramica-senza-calore-2/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2015 12:55:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esperto dello sport]]></category>
		<category><![CDATA[blue economy]]></category>
		<category><![CDATA[ceramica]]></category>
		<category><![CDATA[gunter Pauli]]></category>
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					<description><![CDATA[Sfruttare alcuni particolari vermi per produrre delle ceramiche adatte all&#8217;hi-tech In natura le ceramiche si formano a pressione e temperatura ambiente, mentre le ceramiche industriali hanno bisogno di temperatura e pressione elevatissime. Ciò comporta ovviamente un grande consumo di energia.  Lo ha rilevato Robert Ritchie, preside del Department of Materials Science and Engineering dell Università [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-27101" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2015/06/images_igallery_resized_ambientetest_Ceramica-15786-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p><span style="font-size: 12.1599998474121px; line-height: 1.3em;">Sfruttare alcuni particolari vermi per produrre delle ceramiche adatte all&#8217;hi-tech<br /></span></p>
<p>  <span id="more-27102"></span>  </p>
<p><span style="font-size: 12.1599998474121px; line-height: 1.3em;"><span style="font-size: 12.1599998474121px; line-height: 1.3em;">In natura le ceramiche si formano a pressione e temperatura ambiente, mentre le ceramiche industriali hanno bisogno di temperatura e pressione elevatissime. Ciò comporta ovviamente un grande consumo di energia. </span></span></p>
<p>Lo ha rilevato Robert Ritchie, preside del Department of Materials Science and Engineering dell Università della California di Berkley. Come spiega Gunter Pauli nella sua Blue Economy, sia l&#8217;abalone, sia i <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Polychaeta" target="_blank" rel="noopener noreferrer">vermi Policheti</a> del genere Glycera possono produrre composti ceramici molto robusti già a temperatura ambiente.</p>
<p>In questo modo si potrebbero produrre ceramiche anche su piccola scala, dato che servirebbe poca energia e strutture non industriali. Si potrebbe aprire il mercato a tante piccole imprese che si potrebbero focalizzare sulla produzione di ceramiche specializzate. Ad esempio sono richieste dal mercato delle nanoapparecchiature e dall&#8217;industria elettronica. Sarebbero additrittura più resistenti del Kevlar, la fibra antiproiettile. </p>
<p>a.po</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Creare ceramica senza calore</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/canali/speciali/creare-ceramica-senza-calore/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2015 12:55:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Speciali]]></category>
		<category><![CDATA[blue economy]]></category>
		<category><![CDATA[ceramica]]></category>
		<category><![CDATA[gunter Pauli]]></category>
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					<description><![CDATA[Sfruttare alcuni particolari vermi per produrre delle ceramiche adatte all&#8217;hi-tech In natura le ceramiche si formano a pressione e temperatura ambiente, mentre le ceramiche industriali hanno bisogno di temperatura e pressione elevatissime. Ciò comporta ovviamente un grande consumo di energia.  Lo ha rilevato Robert Ritchie, preside del Department of Materials Science and Engineering dell Università [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-27099" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2015/06/images_igallery_resized_ambientetest_ceramica-15833-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p><span style="font-size: 12.1599998474121px; line-height: 1.3em;">Sfruttare alcuni particolari vermi per produrre delle ceramiche adatte all&#8217;hi-tech<br /></span></p>
<p>  <span id="more-27100"></span>  </p>
<p><span style="font-size: 12.1599998474121px; line-height: 1.3em;"><span style="font-size: 12.1599998474121px; line-height: 1.3em;">In natura le ceramiche si formano a pressione e temperatura ambiente, mentre le ceramiche industriali hanno bisogno di temperatura e pressione elevatissime. Ciò comporta ovviamente un grande consumo di energia. </span></span></p>
<p>Lo ha rilevato Robert Ritchie, preside del Department of Materials Science and Engineering dell Università della California di Berkley. Come spiega Gunter Pauli nella sua Blue Economy, sia l&#8217;abalone, sia i <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Polychaeta" target="_blank" rel="noopener noreferrer">vermi Policheti</a> del genere Glycera possono produrre composti ceramici molto robusti già a temperatura ambiente.</p>
<p>In questo modo si potrebbero produrre ceramiche anche su piccola scala, dato che servirebbe poca energia e strutture non industriali. Si potrebbe aprire il mercato a tante piccole imprese che si potrebbero focalizzare sulla produzione di ceramiche specializzate. Ad esempio sono richieste dal mercato delle nanoapparecchiature e dall&#8217;industria elettronica. Sarebbero additrittura più resistenti del Kevlar, la fibra antiproiettile. </p>
<p>a.po</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
]]></content:encoded>
					
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		<item>
		<title>Blue Economy: addio all’attrito, grazie all’imitazione di una lucertola</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2015 14:21:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esperto dello sport]]></category>
		<category><![CDATA[attrito]]></category>
		<category><![CDATA[blue economy]]></category>
		<category><![CDATA[movimento attrito]]></category>
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					<description><![CDATA[Addio ai lubrificanti e alla produzione di cuscinetti a sfere e a diamanti industriali, grazie ai movimenti senza attrito   Movimento senza attriti, imitando le lucertole. Ingo Rechenberg, con la collaborazione di Abdullah Regabi El-Khyari della Technical University di Berlino, osservando la natura ha compiuto un grande passo in avanti per la riduzione della attriti [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-25677" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2015/04/images_igallery_resized_ambientetest_836411791_pesce_della_sabbia_sahara_deserto_di_sabbia_sabbia-15080-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>Addio ai lubrificanti e alla produzione di cuscinetti a sfere e a diamanti industriali, grazie ai movimenti senza attrito</p>
<p>  <span id="more-25678"></span>  </p>
<p> </p>
<p>Movimento senza attriti, imitando le lucertole. Ingo Rechenberg, con la collaborazione di Abdullah Regabi El-Khyari della Technical University di Berlino, osservando la natura ha compiuto un grande passo in avanti per la riduzione della attriti senza lubrificanti, cuscinetti a sfere o polvere di diamanti.</p>
<p>Gli esperti si sono ispirati alla lucertola del genere Scincus: questo animale, infatti, riesce a nuotare tra le sabbie del deserto senza accumulare calore. Questo perché la lucertola si muove praticamente senza attriti, grazie alla cheratina di cui è composta la pelle. L’imitazione potrebbe essere utile nella realizzazione di sistemi energeticamente efficienti, evitando l’uso di lubrificanti a base di diatomee.</p>
<p>‘Si stima che l’15 del pil mondiale vada perso a causa degli attriti. Tutte le opzioni disponibili si basano sui combustibili fossili e/o sui minerali lavorati ad alte temperature. Questa innovazione pone le basi per una nuova generazione di bionica’, si legge sul libro ‘<a href="https://www.ecoseven.net//?p=25355" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Blue Economy</a>’ di <a href="http://www.gunterpauli.com/Gunter_Pauli/Home.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Gunter Pauli</a>.</p>
<p> </p>
<p>Dire addio ai lubrificanti e alla produzione di cuscinetti a sfere e a diamanti industriali non significherebbe perdere numerosi posti di lavoro, dal momento che l’industria è altamente industrializzata. ‘Tuttavia, la disponibilità di sistemi senza attrito per le innumerevoli apparecchiature con parti in movimento offrirebbe enorme possibilità’.</p>
<p>gc </p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Blue Economy: detergersi senza sapone</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/canali/esperto-dello-sport/blue-economy-detergersi-senza-sapone/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2015 13:36:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esperto dello sport]]></category>
		<category><![CDATA[blue economy]]></category>
		<category><![CDATA[detersione]]></category>
		<category><![CDATA[economy]]></category>
		<category><![CDATA[sapone]]></category>
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					<description><![CDATA[Imitare la natura per migliorarsi: la blue economy suggerisce come detergersi senza sapone   Detergersi senza sapone, come fa la natura. Pensate al fioro di loto, il cui meccanismo di auto pulitura è stato uno dei temi oggetti di studio di Willhelm Barthlott, del  Nees Institute dell’Università di Bonn. Le ricerche hanno mostrato che il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-25521" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2015/04/images_igallery_resized_ambientetest_fior_di_loto-15003-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p class="MsoNormal">Imitare la natura per migliorarsi: la blue economy suggerisce come detergersi senza sapone</p>
<p>  <span id="more-25522"></span>  </p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p class="MsoNormal">Detergersi senza sapone, come fa la natura. Pensate al fioro di loto, il cui meccanismo di auto pulitura è stato uno dei temi oggetti di studio di Willhelm Barthlott, del  Nees Institute dell’Università di Bonn. Le ricerche hanno mostrato che il fiore di loto ha la capacità di pulirsi da solo. Sì, lo sappiamo che nessun fiore usa detersivi e deodoranti, ma il caso del fiore di loto è diverso: ha una struttura fisica che impedisce alle particelle di sporco di aderire a lungo sul fiore e se dovessero poggiarsi, basterebbe qualche goccia di rugiada per scivolare via. A questo principio di ispirano ben 100 prodotti commercializzati da Sto AG.</p>
<p> </p>
<p class="MsoNormal">Anche l’abalone, come ci suggerisce il libro <a href="https://www.ecoseven.net//?p=25355" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Blue Economy</a> di <a href="http://www.gunterpauli.com/Gunter_Pauli/Home.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Gunter Pauli</a>, è capace di autopulirsi: dovete sapere che il mollusco non accumula mai la sporcizia all’interno della sua conchiglia. A questa capacità si ispirano alcune ceramiche per casalinghi, realizzati da Inax in collaborazione con Emile Ishida, professore alla Tohoku University in Giappone.</p>
<p class="MsoNormal">gc </p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Blue Economy: addio ad antibiotici e battericidi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2015 13:59:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esperto dello sport]]></category>
		<category><![CDATA[alghe]]></category>
		<category><![CDATA[antibiotici]]></category>
		<category><![CDATA[battericidi]]></category>
		<category><![CDATA[blue economy]]></category>
		<category><![CDATA[gunter Pauli]]></category>
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					<description><![CDATA[Come dire addio ad antibiotici e battericidi? Imitando la natura   Non servono più antibiotici e battericidi, basta imitare le alghe. Anzi, basta imitare il comportamento dell&#8217;alga rossa che cresce nel mare della Tasmania, Delicea Pulchra, che tiene lontano i batteri non grazie ad un film batterico, ma semplicemente grazie alla capacità di interrompere la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-25203" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2015/04/images_igallery_resized_ambientetest_download-14848-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>Come dire addio ad antibiotici e battericidi? Imitando la natura</p>
<p>  <span id="more-25204"></span>  </p>
<p> </p>
<p>Non servono più antibiotici e <a href="https://www.ecoseven.net//?p=24559" target="_blank" rel="noopener noreferrer">battericidi</a>, basta imitare le alghe. Anzi, basta imitare il comportamento dell&#8217;alga rossa che cresce nel mare della Tasmania, Delicea Pulchra, che tiene lontano i batteri non grazie ad un film batterico, ma semplicemente grazie alla capacità di interrompere la comunicazione con i batteri stessi. &#8216;Incapaci di comunicare, i batteri non riescono ad invadere l&#8217;ospite. Un&#8217;innovazione che elimina il bisogno di antibiotici e battericidi, fornisce un&#8217;alternativa alle industrie chimiche e farmaceutiche che devono affrontare l&#8217;evoluzione di mutazioni esistenti ai farmaci oggi disponibili, e costituisce una piattaforma tecnologica con applicazioni potenziali per l&#8217;aqgricoltura, per i beni di consumo, per le apparecchiature mediche e farmaceutiche.&#8217; spiega il libro Blue Economy di <a href="http://www.gunterpauli.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Gunter Pauli</a>, fondatori di zeri.</p>
<p>Si tratta di una vera e propria rivoluzione, se applicata: il muro maggiore dell&#8217;innovazione, portata alla luce da Peter Steinberg dell&#8217;Università del New South Walles di Sidney e di Staffan Kjelleberg, scienziato svedese che vive in Australia, è quella delle procedure di approvazione, dal momento che il componente principale deve essere approvato dalle autorità della nuova molecola.</p>
<p> </p>
<p>Ma attenzione, è bene specificare che in commercio è già possibile trovare altre soluzioni simili, come gli antibiotici basati sulla pianta del genere Berberis.  </p>
<p>gc</p>
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		<title>Blue economy: addio alla colla artificiale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2015 14:37:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esperto dello sport]]></category>
		<category><![CDATA[blue economy]]></category>
		<category><![CDATA[colla]]></category>
		<category><![CDATA[colla artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[colla non colla]]></category>
		<category><![CDATA[gunter Pauli]]></category>
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					<description><![CDATA[Dalla blue economy e dall’imitazione della natura arriva la colla non colla   Chi lo ha detto che per attaccare due cose serve sempre la colla. No, non serve sempre, risponderebbe qualche romanticone, bastano i sentimenti. Avete anche ragione, ma non parliamo di questo: George de Mestral ha sviluppato una gamma di prodotti che attaccano [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-25067" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2015/04/images_igallery_resized_ambientetest_images__2_-14780-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p class="MsoNormal">Dalla blue economy e dall’imitazione della natura arriva la colla non colla</p>
<p>  <span id="more-25068"></span>  </p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p class="MsoNormal">Chi lo ha detto che per attaccare due cose serve sempre la colla. No, non serve sempre, risponderebbe qualche romanticone, bastano i sentimenti. Avete anche ragione, ma non parliamo di questo: George de Mestral ha sviluppato una gamma di prodotti che attaccano senza colla. Vediamo di cosa si tratta. Tra i prodotti più conosciuti ci sono dei nastri adesivi che si ispirano ai gechi e che vengono utilizzati e commercializzati in Giappone dalla Nitto Denko.</p>
<p class="MsoNormal">‘Un prodotto simile che è stato di recente commercializzato è la colla senza formaldeide, ispirata alle cozze e commercializzara dalla Columbia Foreste Products’, si legge nel libro <a href="rubriche/blue-economy" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Blue Economy</a> di Gunter Pauli.</p>
<p> </p>
<p class="MsoNormal">Il grande passo in avanti sarebbe per l’<a href="https://www.ecoseven.net//?attachment_id=3" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ambiente</a> e per la saluta, dato la riduzione dell’utilizzo dei materiali tossici. A livello occupazionale, infatti,  non cambierebbe tanto: ‘Dato che la produzione delle colle e dei loro sostituti è un’attività a bassa intensità di lavoro, il potenziale occupazionale di queste innovazioni è minimo’.</p>
<p class="MsoNormal">gc </p>
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		<title>Blue Economy: dispositivi elettrici senza batteria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2015 16:05:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esperto dello sport]]></category>
		<category><![CDATA[batterie]]></category>
		<category><![CDATA[batterie dispositivi elettrici]]></category>
		<category><![CDATA[blue economy]]></category>
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					<description><![CDATA[Un mondo senza batterie, fili da portare in giro e ricerche disperate di prese elettriche è possibile   Addio batterie. I dispositivi elettronici, un giorno, potranno funzionare senza batterie. Peter Spies e i suoi colleghi, in collaborazione con la Fraunhofer Society, sono alla ricerca di un metodo per rimpiazzare le batterie con sistemi energetici che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-24898" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2015/03/images_igallery_resized_ambientetest_th__1_-14691-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p class="MsoNormal">Un mondo senza batterie, fili da portare in giro e ricerche disperate di prese elettriche è possibile</p>
<p>  <span id="more-24899"></span>  </p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p class="MsoNormal">Addio <a href="https://www.ecoseven.net//?p=24841" target="_blank" rel="noopener noreferrer">batterie</a>. I dispositivi elettronici, un giorno, potranno funzionare senza batterie. Peter Spies e i suoi colleghi, in collaborazione con la Fraunhofer Society, sono alla ricerca di un metodo per rimpiazzare le batterie con sistemi energetici che funzionano senza batterie, cellulari alimentati dal calore del corpo e dalla pressione delle onde sonore della voce.</p>
<p class="MsoNormal">Come i ricercatori hanno intenzione di raggiungere il proprio scopo?  Imitando il mondo degli animali. George Reynolds vorrebbe applicare al mondo della tecnologia tutte le sue conoscenze sui cetacei e sul modo in cui generano e conducono elettricità. ‘I suoi studi spaziano dai sistemi di monitoraggio ai sostituti per i pacemaker che eliminano la necessità di interventi chirurgici. Privi di batterie e cavi questi sistemi riducono i flussi di materiali di scarto’, si legge nel libro di Gunter Pauli, <a href="https://www.ecoseven.net//?p=24751" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Blue Economy</a>.</p>
<p> </p>
<p class="MsoNormal">Un’innovazione di questo tipo può ridurre il fabbisogno di materiali estratti dalle miniere,  riduce i costi e fa risparmiare energia.</p>
<p class="MsoNormal">gc </p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Blue Economy: ecco come evitare gli incendi?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2015 16:09:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esperto dello sport]]></category>
		<category><![CDATA[aconomia]]></category>
		<category><![CDATA[blue economy]]></category>
		<category><![CDATA[economy]]></category>
		<category><![CDATA[gunter Pauli]]></category>
		<category><![CDATA[incenti]]></category>
		<category><![CDATA[Pauli]]></category>
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					<description><![CDATA[Una soluzione pratica per diminuire il rischio incendi nei boschi c’è. Perché non attuarla in vista dell’estate?   Di necessità, virtù. È questo il principio alla base del lavoro di Lynda Taylor e Robert Haspel, due cittadini (e scienziati) che provando a risolvere il grave problema degli incendi hanno anche dato vita anche a un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-24449" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2015/03/images_igallery_resized_ambientetest_th-14465-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p class="MsoNormal">Una soluzione pratica per diminuire il rischio incendi nei boschi c’è. Perché non attuarla in vista dell’estate?</p>
<p>  <span id="more-24450"></span>  </p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p class="MsoNormal">Di necessità, virtù. È questo il principio alla base del lavoro di Lynda Taylor e Robert Haspel, due cittadini (e scienziati) che provando a risolvere il grave problema degli incendi hanno anche dato vita anche a un progetto che genera nuovo cibo e posti di lavoro.</p>
<p class="MsoNormal">I due scienziati, come racconta il libro sulla <a href="https://www.ecoseven.net//?p=24277" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Blue Economy</a>, una nuova economia pensata da <a href="http://www.gunterpauli.com/Gunter_Pauli/Home.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Gunter Pauli</strong></a>, fondatore di Zeri, hanno sviluppato un progettoo a Picuris Pueblo, a Nord di Santa Fe, in cui hanno dimostrato che la rimozione del legname di piccolo diametro riduce il rischio di incendi. E non solo: da questo legname di piccole dimensioni si può generare tanto.</p>
<p class="MsoNormal">Il legname tagliato, infatti, può esser utilizzato in due modi. ‘Una parte è stata trasformata in carbonella all’interno di normali container usati come forni. Utilizzando un procedimento messo a punto da Antonio Giraldo Maya, il fumo derivante dalla combustione della carbonella viene recuperato e sfruttato per preservare il legno impiegato per le costruzioni. Il leganme che non può essere trasformato in carbonella viene sbriciolato e nel materiale risultante vengono iniettate le spore di un fungo locale; il tutto viene poi sparsi nei solchi lasciati nel terreno dai veicoli usati per disboscare le foreste. I funghi vengono coltivati, mentre il substrato per la loro coltivazione va a nutrire la mandria di bisonti introdotta a Pueblo’.</p>
<p> </p>
<p class="MsoNormal">Una vera e propria catena di nutrienti, quindi, nata dalla necessità di trovare una soluzione ai diversi incendi.  </p>
<p class="MsoNormal">gc</p>
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